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Menandro

Nasce nel demo ateniese di Cefisia nel 342-341 a.C. e inizia la sua carriera teatrale con una commedia che
non è pervenuta, l’ira. Tuttavia su più di 100 commedie che scrive, ottiene solo 8 vittorie. Ciò non gli
impedisce di rimanere sempre molto legato alla propria città dove trascorre tutta la vita e dove muore nel
pieno della maturità mentre nuota nei pressi del Pireo nel 291/290 a.C.

Le commedie di Menandro ebbero un grande successo nell’antichità ma andarono perdute nel corso del
Medioevo quando continuarono a circolare solo delle citazioni raccolte sotto il titolo “ Sentenze di un solo
verso”. La riscoperta di Menandro incomincia nel 1844 quando nel monastero di Santa Caterina furono
rinvenuti alcuni frammenti su pergamena del Fantasma e dell’Arbitrato e successivamente tra la fine del
diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo le campagne archeologiche restituirono altri frammenti
papiracei contenenti parti del Contadino, Fanciulla Tosata, Dell’Adulatore e del Bisbetico. Furono scoperte
parti del codice Cairensis. Nel 2003 sono stati invece ritrovati alcuni frammenti appartenenti alla Balia, una
commedia di cui si conosce solo il titolo e qualche parte.

Uno degli aspetti delle commedie di Menandro che più colpisce il lettore moderno è la prevedibilità dei
suoi soggetti. Tutte le opere che ci sono arrivate presentano infatti la stessa trama: una coppia di giovani
deve superare uno o più ostacoli per realizzare o ricomporre il proprio matrimonio. Questo nucleo
principale è poi arricchito da situazioni ricorrenti come la violenza arrecata a una fanciulla prima delle nozze
o l’esposizione di un figlio illegittimo e il suo successivo riconoscimento. Per divertire il pubblico, Menandro
crea intrecci molto complessi in cui è la tuke (il caso) ad intervenire per rompere l’equilibrio, mettere in
moto gli eventi e complicare la fabula e contribuendo alla soluzione. Tuttavia per seguire trame tanto
intrecciate, il pubblico deve essere preparato. Infatti nel prologo vi è una divinità per sua natura
onniscente che si rivolge direttamente agli spettatori per spiegare l’antefatto, per presentare i personaggi
principale e preannunciare l’epilogo. Noi oggi abbiamo solo tre prologhi collocati in punti diversi dal testo.
Nel bisbetico esso si trova all’inizio del dramma ed è affidato a Pan. Nella fanciulla tosata e nello scudo i
prologhi non compaiono all’inizio ma sono inseriti nell’atto I, quindi quando una parte dell’antefatto è già
stata raccontata da un personaggio. Le figure che li recitano, inoltre, non sono divinità tradizionali ma
personificazioni di concetti astratti con un volere allegorico: agnoia (ignoranza) e tuke (il caso). Ancora,
possiamo individuare delle affinità tra la commedia e la tragedia: innanzitutto il prologo divino già
presente in Euripide; la ripetitività dei soggetti; e poi vi sono anche monologhi e discorsi dei personaggi di
Menandro che hanno un qualcosa che ricorda la RHESEIS dei testi tragici.

PERSONAGGI
Per quanto riguarda i personaggi, i protagonisti spesso sono persone che fanno parte del ceto medio alto
dei proprietari terrieri, i quali aspirano all’armonia familiare e al benessere economico. Si avvale,
Menandro, del principio di verosimiglianza per avvicinare il pubblico. Al centro delle aspettative dei giovani
vi è sempre un matrimonio felice, fondato sull’amore, mentre il mondo degli adulti appare più sfaccettato,
dominato in particolare dall’avidità. Intorno a questi personaggi ne ruotano altri come piccoli proprietari
terrieri, commercianti, cuochi, servi e via facendo. La commedia di mezzo aveva portato il pubblico ad
associare a ciascun personaggio dei tratti somatici specifici, attraverso le maschere indossate dagli attori, e
caratteristiche morali precise. In Menandro rimane una traccia piuttosto debole di questo processo di
tipizzazione nel trattamento caricaturale di alcuni personaggi nuovi, come i cuochi e i servi cui la funzione
è quella di allentare la tensione drammatica dando vita a intermezzi farseschi. I personaggi di maggior
rilievo, invece, hanno qualità spesso diverse da quelle tradizionali ed è soprattutto l’introspezione
psicologica a far emergere nei personaggi una vera e propria complessità caratteriale. Inoltre la
contrapposizione netta tra figure positive e negative si dissolve di fronte all’analisi delle motivazioni che
spingono gli individui ad agire in un determinato modo. Nel Bisbetico, ad esempio, Cnemone appare
inizialmente un vecchio burbero ma la sua conversione svela poi un’onestà di fondo che obbliga lo
spettatore a riconoscere nel suo sentimento di avversione nei confronti dei propri simili, una scelta di vita
per lo meno comprensibile. Questo nuovo modo di costruire i personaggi attenua la contrapposizione tra il
protagonista e l’antagonista che caratterizza la commedia di Aristofane, rendendo possibili un’evoluzione
nel comportamento degli oppositori e il loro reinserimento nel sistema dei rapporti civili.

MESSAGGIO MORALE
Al centro dell’universo etico di Menandro vi è la fiducia nella possibilità degli uomini di comunicare e di
separare le divergenze che li separano. Se infatti la politica esula dagli interessi dei personaggi, la loro
esistenza si realizza solo nella dimensione sociale, cioè nella relazione solidale con gli altri. Il luogo
privilegiato di tale relazione è il microcosmo della famiglia nella quale la convivenza civile si dovrebbe
fondare sulla filantropia, ossia sulla comprensione reciproca e sulla disponibilità ad aiutare il prossimo. La
società rappresentata da Menandro rispecchia ancora le distinzioni tra liberi e schiavi, tra Greci e barbari,
ma non le traspone mai sul piano etico: l’integrità morale e lo spirito di fratellanza sono la misura con cui
valutare gli uomini a prescindere dalla loro origine sociale o etnica. Lo stesso principio gerarchico secondo
cui la famiglia è per tradizione strutturata sull’autorità del capofamiglia non regge a questo nuovo sistema
di valori tanto che Menandro affida spesso ai figli il compito di educare i padri. Nella Donna di Samo c’è ad
esempio Moschione ad impartire al padre Demea, risentito perché crede che la sua concubina voglia tenere
con sé il figlio illegittimo, una vera e propria lezione di civiltà. L’ottimismo sulla socialità dell’uomo è però
compensato da un pessimismo di fondo nella realtà, dominata dalla tuke (caso). Infatti, come abbiamo
visto, è spesso il caso a generare il disordine iniziale e gli uomini non fanno altro che peggiorare la
situazione finché la tuke non interviene a chiarire gli equivoci e a rimuovere gli ostacoli. Possiamo dunque
dire che l’uomo di Menandro è impotente di fronte alla casualità degli eventi, ma proprio nelle situazioni
generate dalla sorte egli trova un’occasione per mettere in discussione la propria visione della realtà e
prendere atto dei propri errori: il meccanismo degli intrecci non premia l’iniziativa pratica dell’uomo ma la
sua capacità di maturare e migliorare affrontando le difficoltà della vita.

TRAMA BISBETICO
Sostrato, un ricco giovane di città, si innamora della figlia di Cnemone. Con l’aiuto del fratellastro di lei,
Gorgia, prova a parlare di nozze con il vecchio misantropo ma i suoi piani falliscono. Tentando di recuperare
un secchio, Cnemone precipita nel pozzo di casa ed è salvato da Gorgia. Da questo incidente cambia
atteggiamento: affida al figliastro il suo patrimonio e l’incarico di trovare un marito per la figlia. Gorgia
promette la sorella in sposa a Sostrato che combina a sua volta il matrimonio tra l’amico e sua sorella. La
commedia si conclude con una beffa ai danni di Cnemone.

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