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L'apertura di Pio IX e il riformismo liberale.

Le rivolte del '48 esplosero anche in Italia, a causa:


• Della fiducia ottenuta grazie ai moti parigino e viennese.
• Alla sempre maggiore forza guadagnata dal movimento liberale.
Il movimento liberale da due anni si era rinforzato particolarmente, un decisivo passo avanti era stata l'elezione di Pio IX come papa;
costui diede infatti inizio ad una cauta, ma decisa politica riformista di tipo liberale, concedendo:
➔ Un'amnistia per i reati politici.
➔ Istituendo una consulta di stato -una sorta di parlamento-.
Questi avvenimenti diedero alle forze liberali la fiducia per tentare un'offesa decisa contro le forze della restaurazione. Inoltre:
Regno di Sardegna e Toscana: Vennero portate avanti, a causa della pressione del popolo, alcune riforme liberali.
1. Concessione di una limitata libertà di stampa.
2. Cambiando l'ordinamento giudiziario e della polizia in maniera liberale.
Dove i sovrani si opposero a provvedimenti del genere, in breve tempo la popolazione insorse:
Regno delle due sicilie: A causa dell'opposizione del re a queste aperture liberali, a Palermo scoppiò una rivolta che terminò
con la concessione della costituzione da parte del sovrano stesso.
Addirittura, alla fine, nel Regno di Sardegna Carlo Alberto, il re, concesse lo “statuto albertino”, vera e propria costituzione; lo stesso
fece il granduca di Toscana.
Ormai il regno asburgico era circondato, dalla parte italiana, unicamente da monarchie costituzionali; inoltre, appena si sparse la
notizia che era scoppiata una rivolta anche a Vienna, la popolazione veneziana, ancora sotto il dominio austriaco, si sollevò, liberò dalla
prigione due patrioti (Daniele Manin e Niccolò Tommaseo) che vennero messi a capo dell'esercito rivoltoso e costrinsero gli austriaci
a fuggire dalla città.
Le “cinque giornate” di Milano.
La notizia della rivolta veneziana si propagò per tutto il lombardo-veneto:
• Milano: Ebbero inizio violente manifestazioni che alla fine si trasformarono in veri combattimenti tra popolazione truppe
austriache. In cinque giorni, “LE CINQUE GIORNATE”, le truppe imperiali furono sconfitte e costrette a rifugiarsi nel
“quadrilatero”, quattro città, roccaforti degli austriaci -Mantova, Peschiera, Verona e Legnago-. Nel mentre venne costituito
un GOVERNO PROVVISORIO costituito da forze moderate e da alcuni esponenti aristocratici. A questo governo si
opponeva uno schieramento democratico.
La notizia di queste sconfitte austriache andò poi diffondendosi per tutta l'Italia, così:
• Parma: La popolazione insorse e il duca dovette concedere la Costituzione.
• Modena: Il duca, dinnanzi ai moti, dovette fuggire dalla città insieme all'esercito austriaco.
Nel mentre, forze liberali da tutta Italia andavano a rinforzare gli eserciti dei governi rivoluzionari milanese e veneziano.
Contemporaneamente, gli esponenti del governo milanese premevano su Carlo Alberto affinché attaccasse l'impero asburgico;
questo perché:
• Erano convinti che solo con l'intervento di un esercito regolare si sarebbe potuto conferire stabilità ai successi raggiunti.
• Erano spaventati dalla svolta radicale che stava assumendo il moto rivoluzionario (questa sarebbe stata stroncata se fosse
intervenuto il re con il suo esercito in favore del governo moderato).
La guerra austro-piemontese.
Spinto dalle richieste e dalla paura che, se non fosse intervenuto, sarebbero scoppiati sommovimenti anche nel Regno di Sardegna,
Carlo Alberto mobilitò l'esercito; questo sparse l'entusiasmo in Italia e il duca di Toscana, il re del regno delle sue sicilie e il papa si
trovarono costretti ad inviare il loro esercito in aiuto di quello piemontese.
Dopo alcuni successi, l'avanzata dell'esercito di Carlo rallentò la sua velocità, inoltre, il fatto che Carlo mostrasse molta fretta
nell'annettere la Lombardia portò a:
➔ Fratture all'interno del fronte rivoluzionario.
➔ Lo sviluppo di sospetti tra gli altri sovrani, che avevano paura che Carlo Alberto volesse rafforzare la sua monarchia. Questo
poi portò al ritiro delle truppe da parte dei sovrani italiani.
L'avanzata dell'esercito piemontese, in realtà, si era arrestata perché il sovrano, più che a sconfiggere gli austriaci, si era preoccupato
di chiudere ogni possibilità di alzare la testa ai democratici e al popolo.
In ogni caso, a Custoza, dopo tre giorni di combattimenti, le truppe piemontesi vennero sconfitte e Milano tornò nelle mani degli
austriaci; dopo questo avvenimento venne così firmato un armistizio con l'Austria.
A seguito di questo:
• Le forze liberali moderate entrarono in crisi, anche per via di un'ulteriore sconfitta avvenuta nel regno delle Due Sicilie.
• Le forze democratiche estremiste videro una conferma dell'inefficacia delle idee moderate e trovarono spunto per riprendere
una forte iniziativa politica.
La riscossa democratica: la repubblica romana.
I democratici si rivoltarono in tutta Italia:
• Toscana: Il granduca fu costretto alla fuga e venne istituito un governo provvisorio.
• Stato pontificio: Le pressioni democratiche portarono il papa Pio IX a porre Pellegrino Rossi come capo del governo. Costui
era un conservatore illuminato e iniziò un programma riformatore che:
✗ Da una parte urtò gli esponenti più conservatori e il clero, che divennero suoi avversari politici.
✗ Dall'altra fu considerato troppo poco incisivo dagli esponenti democratici.
Rossi fu così assassinato dai reazionari e il papa dovette fuggire da Roma e rifugiarsi a Gaeta, in Campania. Dopo poche
settimane fu eletta, con suffragio universale, un' ASSEMBLEA COSTITUENTE che sancì:
✗ Fine del potere temporale del papa.
✗ Proclamazione della repubblica romana, con a capo il TRIUMVIRATO: Mazzini, Armellini e Saffi.
La situazione internazionale aveva però fatto rinsavire le forze conservatrici e così questa nuova repubblica ebbe vita
brevissima.