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5.

La crisi della rivoluzione in Europa


La rivoluzione di giugno in Francia.
Nella Francia del 1848 la fase rivoluzionaria poteva considerarsi conclusa in seguito ad alcuni eventi:
• Il governo provvisorio stava in piedi grazie ad un fragile compromesso fra borghesia industriale (moderati) e
classe operaia (socialisti).
• Nel 1848 le elezioni furono vinte dai moderati, appoggiati dalle masse contadine, le quali erano rimaste
estranee al processo rivoluzionario.
• Il nuovo governo smantellò gli Atéliers nationaux, simbolo della rivoluzione, spingendo i socialisti ad
insorgere nuovamente; ma la rivolta del 23 giugno fu soffocata nel sangue.
• A novembre entrò in vigore la Costituzione che conservava il suffragio universale e diede il potere a un
presidente della repubblica eletto direttamente dal popolo.
• Così alle elezioni successive i socialisti e i radicali ne uscirono sconfitti, e la destra riuscì a far eleggere Luigi
Bonaparte come presidente della repubblica. Successivamente assunse il titolo di Napoleone III.

L'esito della rivoluzione in Germania e nell'impero asburgico.


Anche le rivoluzioni in Germania fallirono a causa delle divergenze fra forze moderate e forze progressiste, inoltre la
situazione era aggravata da diverse questioni nazionali. L'assemblea nazionale tedesca si riunì infatti per discutere
dell'unificazione germanica, ed era indecisa fra due progetti:
• Uno prevedeva la supremazia austriaca.
• L'altro invece quella prussiana.
Nel 1849 però il re prussiano Federico Guglielmo IV rifiutò la corona offertagli dai costituenti. Nel mentre nell'impero
asburgico si tentava di attirare il favore dei contadini abolendo la schiavitù, ma i disaccordi nazionali all'interno
dell'impero ostacolarono tale rinnovamento sociale. Queste tensioni furono sfruttate dall'imperatore Francesco Giuseppe
che si armava per invadere l'Ungheria; la guerra ungherese fu risolta dall'intervento dello zar Nicola I, spinto dai
principi legittimisti tipici della restaurazione.

Il riflusso del movimento rivoluzionario in Italia.


In questa situazione di rivolta in tutta Europa si svolse la resistenza democratica italiana. Così riprese lo scontro
austro-piemontese, che però era a favore dell'Austria, che si stava riprendendo molto bene dal punto di vista politico e
militare. In più il fronte piemontese non era unito, anzi il comando fu affidato ad un polacco, Chzarnowsky. Durante la
guerra Carlo Alberto decise di abdicare in favore di Vittorio Emanuele II a causa di una grave sconfitta degli
italiani, ad ogni modo la battaglia non durò a lungo e si concluse con l'armistizio di Vignale, a favore dell'Austria. In
seguito l'Austria ebbe campo libero:
• In Toscana; i grandi proprietari e il clero ottennero l'appoggio delle masse contadine, e grazie all'intervento
delle truppe austriache riuscirono ad abbattere la repubblica toscana.
• A Roma; cercando l'appoggio dei moderati cattolici e del clero francese, il nuovo presidente di Francia restituì
il potere a papa Pio IX inviando un corpo di spedizione a Civitavecchia. L'esercito di Francia riuscì a
sconfiggere la resistenza e a far cadere la repubblica romana.
• A Venezia; fu l'ultima città ad essere presa, aveva la resistenza più forte, aiutata anche dai canali d'acqua nella
città. Al fine però cadde stremata dalla fame e da un'epidemia di colera, così cominciò le trattative per la resa.

6. Verso l'Europa degli stati-nazione


Un nuovo ordine internazionale.
Dopo il congresso di Vienna era stato ideato un sistema di alleanze che faceva perno sull'Austria, ma questo ora era
sempre più debole ed inefficace. Dopo il '48 le relazioni fra le varie potenze mutarono, e infatti l'Austria venne
ridimensionata, l'Inghilterra acquistava più potere e si formavano nuove entità nazionali (Italia e Germania). Fu così che
le grandi nazioni borghesi erano in ascesa, mentre le potenze economiche più arretrate andarono verso il declino.
I cambiamenti non si realizzarono solo in Europa, ma anche su scala nazionale:
• La borghesia imprenditrice si stava affermando come nuova classe dominante, mentre l'aristocrazia
terriera aveva perso l'egemonia politica.
• I valori culturali della borghesia sostituirono quelli dell'aristocrazia:
◦ Il liberismo rimpiazzò il controllo statale del mercato;
◦ La monarchia costituzionale prese il posto di quella assoluta;
◦ Il nazionalismo divenne la nuova ideologia di stato.
In questo modo Paesi come Germania e Italia trovarono degli alleati nella Francia e nell'Inghilterra, le quali tenevano a
questa unificazione per contrastare l'Austria e potenziare i traffici fra stati. Ora che il nazionalismo era diventato parte
dello stato cambiò le proprie finalità politiche, ora divenne un'ideologia irruente: negli stati che dovevano unificarsi fu
utilizzata come strumento politico delle dinastie militaristiche (che non lasciarono così spazio ai movimenti popolari) e
negli stati già solidi fu il cardine delle nuove politiche di potenza.

La borghesia da classe rivoluzionaria a classe egemone.


Il cambiamento dei caratteri del nazionalismo è sintomo di un più complicato processo, che riguarda il passaggio da ceti
nobiliari alla borghesia al potere. Nei 30 anni antecedenti al '48 infatti la borghesia aveva rappresentato la rottura con le
classi dominanti, ma negli anni successivi (1850-1880) il suo modo di fare cambiò radicalmente, manteneva infatti la
stabilità e l'ordine tramite compromessi con le vecchie classi dominanti. Dunque la classe borghese cessò di essere
rivoluzionaria dopo il '48, poiché si era venuto a creare un altro scontro inaspettato: borghesia contro proletariato. Così i
borghesi decisero fosse meglio allearsi con l'aristocrazia in nome della stabilità politica, piuttosto che dare più spazio
politico ai proletari.