Sei sulla pagina 1di 150

Aurelia Camparini

QUESTIONE FEMMINILE
E TERZA INTERNAZIONALE

De Donato
Prem essa

Il presente volume è frutto di un lavoro di ricerca di parecchi


anni, che mi ha già permesso di scrivere alcuni saggi riguardanti
complessivamente il periodo 1919-1925, recentemente apparsi nelle
riviste « Movimento operaio e socialista » e « Donne e Politica ».
Li ripropongo in questa sede, dopo averli rielaborati alla luce di
una piu ampia documentazione, mentre ne supero il limite crono­
logico al fine di fornire una ricostruzione completa e fedele del
dibattito della III Internazionale sulla questione femminile. Con
quest’obiettivo ho svolto una ricerca analitica sui documenti del-
Tlnternazionale, su resoconti di congressi e sulla pubblicistica, uti­
lizzando principalmente « L ’Internationale communiste » e « Die
Kommunistische Internationale », « La Correspondance internatio-
nale » e l’« Internationale Presse-Korrespondenz », quindi la « Rund­
schau ùber die Politik, Wirtschaft und Arbeiterbewegung » e, fra
le fonti in lingua russa, i « Protokoly Kongressov kommunistiée-
skovo Internacionala ». Mi sono valsa di fonti reperibili in Occi­
dente, prescindendo necessariamente da quelle non ufficiali per
l’oggettiva ragione che gli archivi dell’Internazionale comunista
presso l’Istituto del marxismo-leninismo di Mosca, non sono ac­
cessibili agli studiosi.
Attualmente si ha a disposizione un’ampia letteratura sulla que­
stione femminile, prevalentemente rivolta ad analizzare e a de­
nunciare la condizione della donna seguendo le sollecitazioni che
provengono dagli odierni movimenti femministi. È però non meno
presente un approccio al tema che può definirsi storico perché ri-

5
propone il discorso ideologico e o r g a n iz z a t i d d
'rendo agli interventi d i singoli pensatori e m o v ìm en t?**0 «**.
della presente ricerca, ch e in ten d e parallelam ente c i Ca*o
lacuna della storiografia terzintemazionalista-. solo di t ° m9re una
anni '7 0 , — e parzialm ente — l'argom ento ha r/sv e S T **’
resse dei ricercatori in sp ecie in G erm ania. g at° f’jnte
H o lavorato alla Fondazione G iangiacom o Feltrinelli di zu­
ma soprattutto aJJa Fondazione L uigi Einaudi d i Torino ‘ j an°.
potuto consultare una gran massa d i docum enti avvalendo ^
di proficui incontri e scambi culturali con colleghi e amie'
stessa Fondazione. N e ringrazio pertanto il Com itato sti* ^
che mi ha anche assegnato una borsa d i studio p e r m e t t e n d o m i
svolgere gran parte della ricerca. 1 di
Rivolgo il m io pensiero riconoscente al p rofesso r Gian M
Bravo, che, con la sua guida sensibile e paziente, seguendom i T °
rante tutto il m io lavoro, m i ha aiutato a superare anche i °
blemi di carattere m etodologico. Un vivo ringraziam ento d e v o ^
professor Aldo A gosti p er averm i incoraggiato ad avviare ia ■
xrca , fornendom i poi sempre preziose indicazioni sulla storia del
Zomintern e alla professoressa Franca P ieroni Bortolotti p er •
■ilievi riguardanti specificatam ente la questione fem m inile.
Infine desidero esprim ere un sentim ento d i com m ossa gratitu-
line a Camilla Ravera ricordandone la partecipazione affettuosa
ti miei studi. Alla sua figura esem plare d i m ilitante d ed ico il ]a-
I.
Le prime deliberazioni
del Comintem sulla questione femminile
( 1919- 1921)
1. Questione femminile fra II e I I I Internazionale

In più occasioni il Comintern sottolineò la gravità dell’errore com­


messo dalla II Internazionale nell’attribuire insufficiente attenzione
all’organizzazione delle masse femminili. La Zetkin riassunse que­
sta critica in un saggio sul « movimento femminile socialdemocra­
tico », nel quale lamentò Patteggiamento delPInternazionale socia­
lista, che aveva rinunciato a guidare le lotte

delle donne proletarie, delle lavoratrici per la loro liberazione ed equi­


parazione, collegandole ideologicamente e organizzativamente allo scon­
tro di classe del proletariato . 1

L ’osservazione esatta, ma riduttiva, della Zetkin non coglieva


le implicazioni della questione femminile, che già nelPOttocento
si era manifestata in tutta la sua complessità, allorché — in con­
seguenza delPindustrializzazione — le donne o si limitavano a
svolgere il ruolo domestico, emarginandosi completamente da un
punto di vista sociale, oppure entravano nel processo produttivo,

1 Lo scritto della Zetkin risale all'ultimo periodo della sua vita, quando
in clima di * socialfascismo si criticava severamente la linea socialdemocra­
tica. Presenta tuttavia riferimenti storici significativi anche per un confronto
fra la linea della II Internazionale sulla questione femminile e la posizione
comunista, cfr. C. Zetkin, Zur Gescbichte det proletariscben Frauenbewegung
Deutscblands, Verlag Roter Stern, Frankfurt 1971, pp. 212-23.

9
I

venendo cosi sottoposte a un duplice sfruttamento in casa e in


fabbrica.
La II Internazionale consenti i ritardi e gli errori di valutazione
dei singoli partiti socialisti nell’impostare una strategia per le
masse femminili che, senza cadere nell’interclassismo, considerasse
la possibilità di un’alleanza fra il movimento delle donne e il so­
cialismo sulla base delle comuni rivendicazioni democratiche. I n
tutti i paesi, infatti, i partiti operai si dimostrarono scarsamente
disponibili al dialogo con le organizzazioni femminili; laddove que­
sto si manifestò, non fu per iniziativa dei socialisti. L ’incontro si
realizzò soprattutto in Inghilterra, dove la tradizione politica li­
berale aveva già concesso spazio al movimento ottocentesco, abo­
lizionista e suffragista; mancò invece in Italia e in Germania, con
la conseguenza che vi si crearono le premesse per un ampio con­
senso da parte delle donne all’ideologia nazifascista. Limitando il
confronto alla situazione dei due paesi da un lato e a quelle del
mondo anglosassone da un altro, si possono cogliere meglio gli
sviluppi successivi del movimento femminile.
Negli Stati Uniti, nel primo Novecento, i contrasti di classe
acuiti dall’immigrazione e dalla discriminazione razziale2 coinvol­
sero anche le donne proletarie che si impegnarono attivamente
nelle lotte del movimento operaio3. Lo stesso Socialist Party, di

2 Esisteva un’organizzazione delle donne bianche della classe media, che


manifestava ostilità e incomprensione nei confronti delle proletarie, in specie
delle negre [Cfr. A. D. Gordon, M. J. Buhule, N. Schrom, A. Davis, Donne
bianche e donne nere nelVAmerica deli1uomo bianco, La Salamandra, Milano
1975, pp. 9 1 -1 0 7 ], che formarono invece la National Association of Colored
Women, composta soprattutto da operaie e contadine; cfr. K. Sacks, Le ra­
dici di classe del femminismo, in « Monthly Review », IX, marzo 1976,
n. 8, p. 13.
3 Le operaie parteciparono agli scioperi che si verificavano numerosi nel-
Tindustria tessile e nell’abbigliamento dal 1909 al 1912: cfr. R. O .Boyer, :
H. M. Morais, Storia del movimento operaio negli Stati Uniti, 1861-1955, i
De Donato, Bari 1974, pp. 250-9; E.G urley Flynn, La ribelle, La Salaman- j
dra, Milano 1976; J. Brecher, Sciopero/, La Salamandra, Milano 1976, e j
L'autobiografia di Mamma Jones, vita di un’agitatrice sindacale americana, ■
1886-1920, a cura di Peppino Ortoleva, Einaudi, Torino 1977. Nelle mani- j
festazioni di protesta le operaie ebbero l’appoggio degli Industriai Workers ?
of thè World (Iw w ), l’organizzazione sindacalista rivoluzionaria dei lavora­
tori non qualificati, immigrati e donne, esclusi dall’American Federation of
Labor (A f l ).

10
fronte alla combattività dimostrata dalle operaie e sotto la pres­
sione delle proprie iscritte, fu costretto a superare l’iniziale pre­
giudiziale antifemminile e a istituire una specifica commissione
che, a partire dal 1908, si dedicò alla propaganda in favore del
voto alle donne V Si occupavano della questione femminile anche
associazioni formate da donne appartenenti a classi sociali diverse:
ad esempio, la National Women’s Trade Union League (N w tcjl ).
sorta nel 1903, che presentava una sostanziale ambiguità nelle sue
parole d ’ordine « giornata di otto ore », « salario sufficiente »,
« difesa del focolare », come anche nella ricerca del consenso delle
classi medie e dell’alleanza con l’American Federation of Labor *.
In Inghilterra, sulla base della rivendicazione del diritto di voto
alle donne, si verificarono alcuni momenti di incontro, per quanto
non privi di contraddizioni, fra femminismo e partiti. Dapprima
Emmeline Pankhurst si avvicinò all’Indipendent Labour Party ( I l p )
allo scopo di ottenerne l’appoggio nella campagna suffragista. A cau­
sa dello scarso interessamento dimostrato dal partito456, l’organizza-
zione successivamente fondata dalla Pankhurst nel 1903 — la
Women’s Social and Politicai Union (W s p u ) — prese le distanze
dall’lLP e, nella sua lotta, per il voto alle donne, cercò l’alleanza
del Labour P a rty 7. Nel 1912 essa però si allontanò anche da que-

4 I. Kipnis, The American Socialist Movement, 1897-1912, Monthly Re-


view Press, New York 1922, pp. 260-65.
5 K. Sacks, Le radici di classe del femminismo, cit., pp. 13-4. La National
Women’s Trade Union League, pur rivolgendo prevalente attenzione all’obiet­
tivo del voto, favorì nel ’14 la creazione delle Wage Eamers Suffrages Lea­
gue, associazioni suffragiste costituite da sole operaie: cfr. A. G. Maher, Uor-
ganisation syndiede des femmes aux Etats-Unis> « Revue Internationale du
Travail », V, marzo 1925, n. 3, pp. 388-9.
6 Per la partecipazione femminile alle agitazioni sociali in Inghilterra, si
costata che i due sindacati femminili (la National Federation of Women Wor-
kers e la Women’s Trade Union League), si prefiggevano di migliorare le con­
dizioni delle lavoratrici e nel contempo di regolare i rapporti concorrenziali
fra i due sessi nel mondo del lavoro; cfr. S. Lewenhak, Women and Trade
Uniont St. Martin’s a Press, New York 1977, pp. 133-41.
7 II programma della Wspu si limitava alla richiesta del suffragio femmi­
nile; l’assenza d’attenzione per Ì problemi delle operaie da parte dell’organizza­
zione, composta da donne della middle class, insieme alla presa di posizione reazio­
naria, favorevole alla guerra, spinsero Sylvia Pankhurst a un atteggiamento
ostile nei confronti della W spu : cfr. S. Rowbotham, Esclusa ddla storia, Edi­
tori Riuniti, Roma 1977, pp. 125-44.

11
s«'ultimo che durante un suo congresso svoltosi in quell'anno si
era pronunciato contro i metodi violenti usati dalle suffragette’ .
Nel 1914 per iniziativa di una figlia della Pankhurst, Sylvia, sorse
la East London Federation of Suffragettes ( E l fs ) — denominata
dopo la guerra W orker’s Socialist Federation (W s f ) — che era
composta dalle operaie della East End di Londra; tale organizza­
zione, pur impegnandosi anche per la causa suffragista, si poneva
come obiettivo prioritario l’educazione rivoluzionaria delle lavora­
trici
In Italia, a causa della situazione economico-sociale e della tra­
dizione clericale, già nell’Ottocento — con poche eccezioni, si deve
però ricordare Anna Maria Mozzoni10, — l’interesse per la con­
dizione della donna era circoscritto all’ambiente salottiero bor-

8 R. Miliband, II laburismo, Editori Riuniti, Roma 1968, p. 24. I mem­


bri della Socialdemocratic Federation, in specie Hyndmann, in nome dei
principi marxisti si rifiutavano di affrontare in modo indipendente la que­
stione femminile. Gli appartenenti al Socialist Labour Party, invece, per la
loro avversione ideale al parlamentarismo non si interessavano del diritto
al suffragio delle donne, ma si manifestavano sensibili alla questione della
liberazione sessuale della donna: cfr. S. Rowbotham, Esclusa dalla storia, cit.,
pp. 152-8.
9 Una recente analisi sul movimento avviato da Sylvia Pankhurst perviene
alla conclusione che « la E lfs , specialmente a partire dall’inizio del con­
flitto mondiale, trasformò l’esigenza elementare del tenore di vita minimo
sentita drammaticamente dalle donne dell’East End, in quella di una parte­
cipazione diretta e organizzativa alle lotte d’opposizione alla politica governa­
tiv a » : la Pankhurst e I’E lfs appoggiarono con forza la rivoluzione d’Ot-
tobre; cfr. Sylvia Franchini, La Workers' Suffrage Federation 1914-1918, in
« Movimento operaio e socialista », XXI, luglio-dicembre 1975, n. 3-4, pp
173-219.
10 Pur appartenendo all’ambiente borghese, con una formazione illuminista
e anche fourieriana, certamente non marxista, la Mozzoni seppe considerare
anche gli aspetti sociali della questione femminile. Tuttavia, anche Anna Ku-
lisdoff, già attiva nei circoli femminili russi antizaristi e conoscitrice della
analisi marx-engelsiana e bebeliana, cercò uno spazio per la questione fem­
minile nell’ambito del Partito socialista, rivendicando il voto e la protezione
della donna lavoratrice: cfr. F. Pieroni Bortolotti, Socialismo e questione
femminile in Italia, 1892-1922, Mazzotta, Milano 1974, e C. Ravera, Breve
storia del movimento femminile in Italia, Editori Riuniti, Roma 1978. Cfr
anche A. Camparmi, La questione femminile come problema di classe in
Anna Kuliscioff, in Anna Kuliscioff e l'età del riformismo, Atti del convegno
di Milano, dicembre 1976, * Mondo Operaio », Edizioni Avanti, Roma 1976
pp. 309-20.

12
ghesc. In questo contesto il Partito socialista italiano, anche per­
ché risentiva dell'influenza positivista, non riusef a superare Fim-
postazione economicista e nel contempo egualitario-paritaria della
questione femminile. Tale limite si rifletteva nel gruppo redazio­
nale della rivista femminile del partito, « La difesa delle lavora­
trici », che si limitava a trattare i temi specifici delle donne occu­
pate, sostenendo tutt’al piu la rivendicazione del suffragio, senza
affrontare altre problematiche in grado di interessare piu vaste
masse femminili.
In Germania le rivendicazioni femministe, suffragiste e aboli-
zioniste di ispirazione liberale, provenienti dai paesi anglosassoni,
non trovarono un terreno favorevole alla loro diffusione, poiché
l’autoritarismo guglielmino condizionò profondamente l’ambiente
culturale e politico generale. La posizione di isolamento in cui agi
il Bund Deutscher Frauenvereine (BDF-Federazione delle associazioni
femminili tedesche), già costituito nel 1894, era aggravata dalia
presenza al suo interno di tendenze socialdarwiniste nella loro
versione più conservatrice e nazionalista, intese ad esaltare da un
lato il ruolo materno e da un altro il principio della « sopravvi­
venza del più idoneo ». Non a caso — in occasione del dibattito
sulla depenalizzazione dell’aborto — il B d f assunse un atteggia­
mento di netta ostilità nel timore che un calo del tasso dalle na­
scite provocasse un indebolimento della nazione da un punto di
vista razziale11. A causa delle profonde divergenze ideali non fu
possibile un’alleanza con il movimento femminile socialdemocrati­
co che, sotto la guida di Clara Zetkin I2, privilegiava l’analisi dei

11 Cfr. G. Pomata, Dal femminismo al corporativismo: il movimento fem­


minile tedesco dall’impero al nazismo, in « Il Mulino », X X V II, gennaio-feb­
braio 1978, n. 255, pp. 100-26. L ’autrice s’awale criticamente dello studio
di R. J . Evans, The feminist Movement in Germany, 1894-1933, Sage, Lon­
don 1976.
12 Per il suo impegno nella sinistra, la Zetkin fu espulsa dalla redazione
dell’organo femminile socialdemocratico, « Die Gleichheit ». Indicativo di un
mutamento d ’impostazione della questione femminile, il nuovo sottotitolo
della rivista Per mogli di operai e operaie sostituiva il precedente, Per
gli interessi delle operaie. Nel *17 ebbe luogo un incontro di donne della
Spd che sostennero la rivendicazione del suffragio adducendo motivazioni del
tutto riformiste. Cfr. G . Bolke, Die Wandlung der Frauenemanzipotions theo-
rie von Marx bis zur Rdtebewegung, Spartakus, Hamburg 1971, pp. 148-71.

13
problemi specifici delle lavoratrici e la loro m obilitazione13
stessa Zetkin, il cui contributo al dibattito sulla questione fem ^
nile nella II Internazionale ebbe un significato anticipatore ^
quello successivamente svolto dal Com intern, si batteva già ajj ^
perché fosse riconosciuto alla donna un ruolo sociale e polem' ^
adeguato aJFimportanza economica che essa veniva assumendo ^
seguito al suo sempre piu largo inserimento nel processo produ^
tiv o 14. Per questa sua posizione essa fu isolata rispetto alla ma
gioranza dei membri della I I Internazionale che, ancora legati &
vecchi pregiudizi, si limitavano a rivendicare per le donne il dì
ritto di voto e una legislazione a tutela della lavoratrice 1S, trascu-
rando l'importanza dell’organizzazione delle masse femminili ’6

13 Dopo l'abrogazione delle leggi antisocialiste, nel 1891, il I Congresso


dei sindacati liberi non accettò che si costituissero organizzazioni separate
per le donne: cfr. G . Hanno, L e mouvement syndical fém inin en Allemagne,
in «Revue Internationale du Travati», luglio 1923, n. 1, pp. 23-8.
pp 23-8
M c fr. M. Rebérioux, La questione femminile nei dibattiti della I I Inter­
nazionale, in Anna Kuliscioff e l'età del riformismo, cit., pp. 140-54.
15 Le maggiori diffidenze provenivano dai militanti socialisti francesi che,
anche nell'ambito dei congressi internazionali, esprimevano il timore che il
voto alle donne desse «ali alla chiesa» e facesse «reg red ire» la Repubbli­
ca, (Ibid.). Fino al 1910, tutti i congressi della federazione del libro, parti­
colarmente influenzata dalle concezioni proudhoniane si pronunciarono con­
tro l’ammissione delle donne nel sindacato opponendosi anche all'inserimento
femminile nel mondo del lavoro. Prima del 1914 la partecipazione delle
francesi ai congressi sindacali restò bassissima; fu altrettanto scarso l'im­
pegno femminile nelle agitazioni; cfr. M. Guilbert, La présence des fem-
mes dans Ics professions et ses incidences sur Vaction syndical avant 1 9 1 4 ,
in « Le Mouvement social », aprile-giugno 1968, n. 63, pp. 125-41. La guer­
ra segnò un’evoluzione del sindacalismo femminile: cfr. M. Guilbert, Les
femmes et Vorganisation syndicale avant 1914, Centre national de la Re-
cherche scientifique, Paris 1966, pp. 431-9.
16 In occasione della I Conferenza delle donne socialiste, convocata a la-
tere del Congresso internazionale di Stoccarda, nel 1907, fu decisa la crea­
zione di un Ufficio internazionale delle donne socialiste: ne fu eletta segre­
taria Clara Zetkin. Nella II Conferenza, ancor sempre animata dalla pre­
senza della Zetkin, nel 1910, a Copenhagen, si discusse del suffragio e della
condizione delle lavoratrici: cfr. G .H aupt, La seconda Internazionale I »
Nuova Italia, Firenze 1973, pp. 179-81. Già nel Discorso p er la motiva­
zione adottata dal Congresso socialista internazionale di Stoccarda n^l lo m
la Zetkin affrontò l’argomento del diritto femminile al suffrago’

14
2. L'intervento del Com intern sulla questione fem m inile negli
anni '79-'20

La risoluzione approvata dalla III Internazionale al suo primo con­


gresso, nel 1919, che liguardava esplicitamente « la partecipazione
delle operaie alla lotta per il socialismo » costituiva la significativa
espressione di una concezione della questione femminile profon­
damente diversa da quella secondinternazionalista. Da un lato la
nuova presa di posizione testimoniava la grande attenzione che ve­
niva rivolta airinserimento delle donne nel processo rivoluziona­
rio e ai problemi organizzativi ad esso connessi, da un altro essa
rifletteva però lo schematismo derivante dall’analisi eccessivamente
ottimistica della III Internazionale che sopravvalutava le potenzia­
lità rivoluzionarie create nel mondo capitalistico dalla crisi post
bellica. Si riconosceva alle donne lavoratrici una funzione insosti­
tuibile nel processo rivoluzionario e si faceva appello ad esse per­
ché collaborassero alla lotta del proletariato per la conquista del
potere e, successivamente, allo sforzo comune di edificazione della
società socialista. Al riguardo si affermava che la dittatura del
proletariato poteva « rafforzarsi e trionfare solamente attraverso la
partecipazione attiva e energica delle operaie » 17.
Va tuttavia rilevato che il citato documento del *19 non era
privo di contraddizioni. Infatti esso sottolineava l’importanza del
ruolo sociale e politico della donna e in particolare del suo contri­
buto all’attività produttiva, sostenendo che « metà della ricchezza
del genere umano era il prodotto del lavoro femminile »; nel con-

17 Résolution sur le ròte des ouvrìères, in Documents pour Vhistoire de


la troisième Internationale, Ier Congrés de VInternationale communiste, E-
tudes et documentation internationales, Paris 1974, pp. 224-5. Quando si
riunì il Congresso di fondazione della I II Internazionale esistevano già in
diversi paesi gruppi di donne attratte dalla causa rivoluzionaria, quali quello
sorto in Germania intorno a Clara Zetkin, nei Paesi Bassi intorno a Heleen
Ankersmit, in Svizzera a Rosa Bloch, in Francia a Lucie Colliard. La risolu­
zione riguardante la donna fu presentata al Congresso dalla Kollontaj SU
iniziativa sua e, delle Krupskaja, cfr. C. Zetkin, Ausgewàblte Reden und
Scbriften, Berlino 1960, voi. V i l i , p. 369, in D. Gòtze, Die organisatoriscbe
Vorbereitung fur die Scbaffung der Kommunistischen Frauenhewegung 1919-
1921, in « Zeitschrift fur Geschichtswissenschaft », X X III, 1975, n. 10,
p. 1166.

15
tempo però riteneva spettasse ai e donne « riform are i Co
familiari e impartire ai tìgli u n ’educazione socialista che li pt^
parasse alla Repubblica dei soviet » . N on solo non si metteva in
discussione la funzione educativa femminile nell ambito domestico
ma non si faceva alcun riferim ento alla necessità di creare una rete
di servizi sociali che rendesse possibile l ’effettivo inserimento della
donna nel processo lavorativo. Il Com intern avrebbe rivolto Ia
sua attenzione alla realizzazione di tale obiettivo soltanto nei suoi
successivi interventi sia congressuali che pubblicistici. Soprattutto
questi ultimi erano intesi a superare il m ero rivendicazionismo pò-
litico che aveva contraddistinto la posizione dell Internazionale so­
cialista sulla questione femminile. Significativamente la comunista
russa Lilina definiva nel '2 0 il diritto di voto « una riforma da
poco » affermando:

Quest’anno di lotte ha dimostrato in modo evidente alle operaie


europee e americane che, fino a quando la borghesia resta al potere,
né il diritto di voto, né le istituzioni parlamentari possono abolire il
capitalismo. Ha dimostrato che Timportante non è il diritto di eleg­
gere o di essere eletto a questo o a quel governo borghese, ma la
presa del potere da parte delle masse operaie, la dittatura del proleta­
riato. w

In un discorso pronunciato alla IV Conferenza delle operaie


‘ senza partito ’ della città di Mosca, lo stesso Lenin rilevava che
dove esisteva il capitalismo e sussisteva la proprietà privata, re­
stava immutata la posizione di privilegio degli uomini. E g li, che
già in occasione del I Congresso dell’Internazionale, aveva negato
che la democrazia borghese potesse realizzare l ’eguaglianza di tutti
i cittadini indipendentemente dal sesso 19, ora, nel discorso del set­
tembre 1919 aggiungeva:

16
I

In tu tte le repubbliche dem ocratiche si proclam a Tuguaglianza ma


nelle leggi civili e in quelle che regolano la posizione della donna, cioè
la sua posizone nella famiglia, il divorzio, noi scorgiamo a ogni passo
lo stato di ineguaglianza e di inferiorità della donna e diciam o che si
tratta proprio di una violazione della democrazia nei confronti degli
oppressi. 30

In uno scritto sul potere sovietico e la situazione della donna


precisava questi concetti sostenendo:

E questo, benché siano passati oltre 1 2 0 anni dalla grande rivolu­


zione francese, democratico-borghese. A parole, la democrazia borghese
prom ette l ’eguaglianza e la libertà, ma di fatto persino la repubblica
borghese più avanzata non ha dato alla m età del genere um ano, quella
costituita dalle donne, la piena eguaglianza giuridica con l’uom o, né
l’ha liberata dalla tutela e dall’oppressione dell’uom o I borghesi
ingannano il popolo parlando di libertà in generale, di eguaglianza in
generale, di democrazia in generale. Noi diciamo agli operai e ai con­
tadini: eguaglianza di quale sesso con quale sesso, di quale nazione
con quale nazione, di quale classe con quale classe? L ib ertà di quale
giogo o dal giogo di quale classe? Libertà per quale classe? Chi parla
di democrazia, libertà, socialismo, senza porre queste dom ande, senza
lottare con i tentativi di nascondere questi problemi è il peggior ne­
mico dei lavoratori . 21
0
2

In un’occasione meno ufficiale, durante le conversazioni del ’20


con Clara Zetkin, Lenin sottolineava con molta chiarezza la neces­
sità di favorire l’emancipazione della donna attraverso il supera­
mento del suo ruolo all’interno della famiglia. Pur senza mettere
in discussione la struttura familiare denunciava la permanenza
negli stessi militanti comunisti della « vecchia mentalità del pa­
drone » e definendo l’attività casalinga « un sacrificio quotidiano
costituito da mille nonnulla », attribuiva alla società il compito di
educare i figli. In proposito affermava:

20 Lenin, 1 compiti del movimento operaio femminile nella Repubblica dei


Soviet. Discorso pronunciato alla I V Conferenza delle operaie senza partito
della città di Mosca, il 23 settembre 1919, in Opere Complete, voi. XXX
(settembre 1919, aprile 1920), Editori Riuniti, Roma 1967, p. 30.
21 Lenin, Il potere sovietico e la situazione della donnay in Opere Com­
plete, voi. XXX, cit., p. 102.

17
1

Questo significa per la donna la liberazione dalla vecchia fatica mas-


sacrante della casa e dallo stato di soggezione all uomo Essa le permei-
terà di sviluppare appieno il suo impegno e le sue inclinazioni. I bam.
bini vengono allevati meglio che a casa.22

In queste conversazioni con la Zetkin, Lenin non riusciva, però,


a coaliere tutte le implicazioni della problem atica femminile e tra-
scurava completamente quelle relative alla vita sessuale; .i irrigi­
diva anzi la posizione che egli aveva assunto in precedenti discus­
sioni con le militanti russe Armand e Kollontaj BJ e quali rivendi­
cavano una maggior libertà sessuale per la donna .
Pur essendo presente una comunanza di obiettivi tra la Zetkin
e Lenin riguardo alla costituzione di un forte m ovimento comuni-

22 Lenin, Uemancipazione della donna, a cura di Santarelli, Editori Riuni­


ti, Roma 1971, p. 104. p, A
23 Ines Armand (1875-1920), con lo pseudonimo di Blomna fu seguace
e collaboratrice di Lenin e svolse in Russia la sua attività politica entrando
nelle file dei bolscevichi nel 1904; dal febbraio 1917 svolse il lavoro
di partito a Mosca e nel 1920 presiedette alla I Conferenza internazionale
delle comuniste. Alexandra Kollontaj (1872-1952) fece parte del Partito
socialdemocratico russo fin dal 1899. Nell’estate del 1917 divenne membro
del Comitato centrale del Partito bolscevico e il 7 novembre fu nomi­
nata commissaria del popolo, la prima donna del governo sovietico. Fu
presente ai Congressi del Comintem del ’19 e del ’2 0 . Durante l’anno
divenne capo della sezione femminile al Comitato centrale del Partito
comunista russo ed assunse le funzioni di vice segretario del Segretariato
femminile internazionale. In questa veste partecipò alla Conferenza inter­
nazionale delle donne comuniste, nel 1921, mentre al I I I Congresso del
Comintern fu nominata 4segretaria ’ del Segretariato intemazionale fem­
minile. Dopo il l21 abbandonò il lavoro nel Partito comunista russo e per
un anno s’unf alla * dissenziente * Opposizione operaia. Infine en trò nei
corpi diplomatici sovietici.
24 Esprimendo il suo parere su uno schema di opuscolo che la Arm and
gli aveva sottoposto, Lenin rilevava che sarebbe stato facile confondere la
esatta interpretazione, ossia « libertà dai calcoli materiali (finanziari) nel
campo dell’amore » con « libertà dalla serietà in amore » e « libertà dello
adulterio»: cfr. Lenin, Lettera a In es A rm and, in Vem ancipazione della
donna, cit. pp. 33-8. Con la Kollontaj la polemica fu forse meno diretta ma
senz’altro piu violenta. Già subito dopo la rivoluzione essa assunse una do-
sizione anticonformista pretendendo dai bolscevichi una maggiore atten d i™ !
ai problemi sessuali: cfr. A. Kollontaj, Autobiografia di una com unista t c
sualmente emancipata, a cura di V. Visani, Palazzi, Milano 1973 . A 7 „
taj, ComuniSmo, famiglia, morale sessuale, a cura di M. G r a m o li, c , . " '
Roma 1976; C. Fracassi, A. Kollontaj e la rivoluzione sessuale favelli,
niti, Roma 1977. ’ ^ t o n R lu-

18
sta femminile intemazionale, la dirigente tedesca — a differenza
del capo bolscevico — sosteneva che alla tematica sessuale e ma­
trimoniale « in regime di proprietà privata » erano connessi mol­
teplici problemi, « causa di contraddizioni e di sofferenza per le
donne di tutte le classi e di tutti gli strati sociali * 25 e insisteva
perciò sulla necessità che il partito approfittasse di tale situazione
per estendere la sua propaganda alle più vaste masse femminili,
comprese le casalinghe, le professioniste, le insegnanti, per favo­
rire anche in loro la formazione di una coscienza rivoluzionaria.
Lenin, invece, rifiutando di porre Pacccnto sui problemi sessuali,
nella preoccupazione che distogliessero le energie delle masse pro­
letarie dall’obiettivo della rivoluzione, ribadiva che « tutti i pen­
sieri delle operaie, delle donne lavoratrici » dovevano mirare alla
presa del potere. Inoltre, sottovalutando Pimportanza di un’allean­
za fra le lavoratrici dell’industria e gli altri strati sociali femmi­
nili, riaffermava con vigore il ruolo di guida che doveva essere
assunto dalle militanti comuniste 26.
Al II Congresso del Comintern svoltosi nel ’20 nell’entusiasmo
generale dovuto ai successi dell’Armata rossa e all’adesione di nu­
merosi partiti all’Internazionale comunista, fu presentato un do­
cumento sul movimento femminile — redatto da Clara Zetkin —
che rifletteva il generale clima di ottimismo ed anche l’intransigenza
ideologica dei « ventun punti » del programma approvato in quella
stessa sede congressuale dalla I I I Internazionale.
In tale risoluzione la Zetkin insisteva sulla necessità che i par­
titi affiliati svolgendo un’efficace agitazione per favorire l’adesione
ai principi comunisti delle masse femminili, le « unificassero e di­
sciplinassero ». Rispetto a quello del ’19 il citato documento del
Comintern si presentava più particolareggiato nella trattazione della
questione femminile; mentre veniva dato ampio risalto al problema
organizzativo, si teneva anche in debita considerazione la diver­
sità dei compiti spettanti alle singole sezioni, nella consapevolezza

25 II corsivo è mio.
26 Pur esprimendo perplessità al riguardo Lenin accettò infine la proposta
della Zetkin relativa a un progetto — poi inattuato— : l’organizzazione di
un largo congresso formato da donne senza partito, cfr. Lenin, L’ematicipo­
zione della donna, cit., pp. 107-11.

19
• in differenti condizioni strutturali. La risoluzione
fdivldcv" in .re par.i mpeuivameme dedicar, alla Russia
sovietica, ai paeri capitata! e a quelli «non ancora punti a||0
stadio di sviluppo capi.alis.ico ». Nella prona s, rtbadt, I ,mpor.
tnnza della partecipazione della donna alla lotta per difendere il
regime sovietico dall’offensiva delle forze controrivoluzionarie. So-
pratrutto nei punti quattro e cinque si raccom andava di inserire
le donne negli organi del potere sovietico, nei sindacati, nelle co­
operative, negli enti amministrativi c econom ici, nonché in tutti i
settori della vita pubblica, senza escluderle dall’attività scienti­
fica2728. Il documento non faceva esplicito riferim ento alle condi­
zioni di vita delle donne nella Russia postrivoluzionaria, che costi­
tuivano invece l ’oggetto della valutazione incondizionatamente po­
sitiva degli organi di stampa del Com intern. Zinoviev per esempio
affermava che soltanto questo paese aveva reso « libere » le donne
mediante la soppressione delle leggi che ne limitavano i d ir itti2?,
mentre Lenin, pur riconoscendo che « restava ancora m olto da
fare per l’emancipazione femminile », rilevava l ’im portanza dei
decreti a favore del divorzio e dei figli illegittimi, condannando
le disposizione « ancora in vigore in tutti gli Stati civili per la
vergogna della borghesia e del capitalismo » 29.
Tutta l’attenzione rivolta dalla pubblicistica del Com intern in
quell’anno alla situazione femminile nella Russia sovietica, pur
assumendo spesso toni trionfalistici, era giustificata dalle effettive

27 C. Zetkin, Richtlinien ftir die Kommunìstische Frauenbew egung, in « Die


Kommunistische Internationale », III, 1921, n. 15, pp. 530-55. Il documento
programmatico fu discusso da una piccola e da una grande commissione e
infine daU’Ufficio del Comitato esecutivo dell’Intemazionale. Secondo le di­
chiarazioni di Clara Zetkin, non fu modificato e all’inizio del novembre 1920
il Comitato esecutivo dell’Io confermò Le direttive p er il m ovim ento fem ­
minile comunista, cfr. D. Gòtze, D ie organisatorisebe V orbereitung fiir die
Scbaffung d er Kommunistischen Frauenbew egung 1919-1921, cit., p. 1173
28 G. Zinovjev, L'Internationale communiste aux ouvrières d e toùs les pays
in « L ’Internationale communiste», II, 1920, n. 9, p. 1456. Elena Blonina
definiva il potere sovietico «il primo capace di creare le condizioni nelle
quali la donna potrà, infine, raggiungere la sua piena emancipazione»- cfr
H. Blonin, D ie Arbeiterinnen in Sowietrusland, in «Die KommuniqtUr-K» t ’
ternationale », II, 1920, n. 9, p. 107. n"
» Lenin, L'emancipazione della donna, in « L ’Ordine nuovo * tt e-,
gennaio 1920, n. 34, p. 271. ’ 17
conquiste legislative sancite dai decreti del ’17 — promulgati im­
mediatamente dopo la rivoluzione. Questi intendevano infatti da
un lato migliorare le condizioni di lavoro delle donne mediante la
riduzione a otto ore delPorario di fabbrica, la limitazione del la­
voro straordinario c notturno e il riconoscimento alla madre del
diritto a un congedo retribuito di otto settimane prima e dopo il
parto; da un altro si occupavano « dello scioglimento del matrimo­
nio », « del matrimonio civile, dei figli e della registrazione allo
stato civile », prevedendo la libertà di divorzio e anche di aborto,
se praticato in clinica entro i primi tre mesi di gravidanza.
Al giusto riconoscimento dell‘importanza di tale legislazione pro­
gressista in favore della donna non si accompagnava in alcun modo
l’analisi delle difficoltà che si frapponevano alla sua realizzazione
pratica. Non si faceva alcun riferimento al condizionamento cul­
turale delle tradizioni che erano radicate soprattutto nelle Repub­
bliche centroasiatiche, dove erano più diffuse le convinzioni
religiose mussulmane; né si accennava alla carenza di strutture
adeguate, quali abitazioni, mense, cliniche; tanto meno si sotto­
lineava lo stato di disgregazione morale e sociale — frequente fu
persino l’abbandono dei figli — provocato dalla situazione di mi­
seria seguita alla guerra civile30.
Tale valutazione acritica dell’esperienza dell’Unione Sovietica
si ritrovava anche nella premessa all’edizione russa delle direttive
del Comintern scritta dalla stessa Zetkin. In tal occasione essa
proponeva il confronto fra l’impegno del movimento femminista
borghese occidentale e quello delle donne sovietiche per la loro
emancipazione, definendo quest’ultimo:

un aspetto della lotta della generazione giovane, liberale, contro quella


vecchia, conservatrice, quindi dell’opposizione delle diverse correnti
social-rivoluzionarie e socialiste allo zarismo e alle sue istituzioni, non­
ché una parte della lotta di classe proletaria contro il capitalismo.31

30 Oltre agli interventi già segnalati nella nota 24, cfr. anche: C. Fracassi,
II ciclone Natascia. Rapporto sulla rivoluzione femminile in Urss, De Do­
nato, Bari 1975.
31 C. Zetkin, Einleitung zur russiseben Ausgabe der Ricbtlinien zur in-
ternationalen Kommunistiscben Frauenbewegungt in « Die Kommunistische
Internationale», I II, 1921, n. 16, pp. 664-71.

21
... , partiva dal presupposto che il movimento
L . militante te d a *» P « metà de „. 0 , a v a v a

r a r l u W f riv o L io n a rio » - «>»«. - fatta e c c a io n ,


, pcriodo^tntttedia,amente anccesatvo al . 9 0 5 - , m cni anche
^ Russia si era affermata « un’appendice del f e m m i n e o europeo
è a m e rica n o » * Questa analisi, che pur era co rretta da un punto
di vista storico-politico generale, trascurava com pletam ente di far
riferimento alle rivendicazioni specificatamente femmmili conside-
rande soltanto il contributo delle donne nell’am bito della lotta di
classe proletaria. Tale limite risulta tanto più evidente in quanto
nelle ‘ direttive ’ dedicate ai paesi capitalisti approvate nel II
Congresso dell’Internazionale comunista — la Zetkin si soffermava
invece in modo prioritario sui problemi femminili. A questo propo­
sito individuava nell’improvviso interesse per il diritto di voto
alle donne manifestato dalla classe politica capitalistica il tentativo
di frenare lo sforzo di emancipazione del proletariato con conces­
sioni parziali; affermava che

questo interesse si concilia perciò ottimamente anche con la prassi


volta a mantenere la posizione di privilegio deiruomo nella vita po­
litico-sociale. Alla donna si dà il permesso di portare nell'urna una
scheda elettorale in qualità di elettrice nonché di parlare e di delibe­
rare in Parlamento in qualità di eletta. Ma il governo e l'amministra-
zione, tutto ciò che rende politicamente operanti le risoluzioni e ne
permette la concreta attuazione, deve rimanere essenzialmente privi­
legio deiruomo.

Affrontando più direttamente l'analisi del rapporto uom o-donna,


aggiungeva che

nei settori in cui più alta è la qualifica ■ il che comporta nei paesi

32 La rivendicazione femminista delle russe appartenenti a U W e //ig e * a /j,


impegnate nel movimento antizarista, si limitava all’accesso all’istruzione e
alle professioni: cfr. K .P o rte r, D onne in rivolta nella Russia zarista, F el­
trinelli, Milano 1977. Il riferimento della Zetkin alla presenza in Russia,
intorno agli anni 1905-1907, di un movimento di donne inutilmente teso
ad ottenere dalla Duma una costituzione democratica e il suffragio univer­
sale, trova conferma in D. Atkinson, A. Dallin, G . W . Lapidus, W om en in
Russia, University Press, Stanford 1977, pp. 57-8.

22
capitalistici un miglioramento della posizione sociale e dello stipen­
dio — piu rara è la presenza della donna.33

Nella parte delle direttive relativa ai paesi occidentali, in aperta


polemica prima con il femminismo borghese e poi con la II In­
ternazionale, la Zetkin riteneva il diritto di voto in tutte le sue
forme insufficiente ad assicurare alle donne un’autentica emanci­
pazione:

Nel regime capitalistico il diritto di voto — ben lungi dal condurre


all’avvento della vera democrazia economica, proletaria — non serve
che a consolidare una democrazia puramente formale qual è in realtà
quella borghese. L’esercizio del diritto di voto in tutte le sue forme,
esteso a tutti gli adulti senza distinzione, costituisce la base del siste­
ma piu perfezionato di dominio della classe dei possidenti, degli sfrut­
tatori che il voto contribuisce a nascondere alle masse mediante il velo
ingannatore dell’eguaglianza politica.

Pur ammettendo che il movimento femminista borghese aveva


costretto la società a rinunciare ufficialmente ai propri pregiudizi
sull’inferiorità * biologica ’ della donna, aggiungeva che esso tut­
tavia, non solo non metteva in discussione la struttura economico-
sociale del capitalismo ma si limitava a battersi per una sola ca­
tegoria di donne — appunto quelle borghesi — rivendicando per
esse il diritto all’istruzione e all’accesso a tutte le professioni.
Prendendo posizione sull’operato della II Internazionale, pur
riconoscendo a quest’ultima il merito di aver attuato la separazione
del movimento femminile socialista da quello borghese, l’accusava
però di aver trascurato del tutto l’effettiva realizzazione delle istanze
femminili, non avendo mai istituito un solo organo che avesse il
compito di occuparsene su scala internazionale. Ribadiva inoltre
che il comuniSmo costituiva il solo sistema sociale in grado di as­
sicurare a tutte le donne la « completa libertà e eguaglianza di
diritti »:

Con l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, il

33 C. Zetkin, Einleitung zur russischen Ausgabe der Richtlinien zur inter-


nationalen Kommunistischen Frauenbewegung, cit.

23
comuni-imo sopprime la causa dell'asservimento e dello sfruttamento
dell’uomo da parte dell’uomo, la discriminazione fra il ricco e il ^
vero, lo sfruttatore e lo sfruttato, il padrone e lo schiavo, come anche
l’antagonismo sociale fra l’uomo e la donn a.34

Lo stesso docum ento rappresentava un passo avanti rispetto a


quello approvato dal Congresso terzinternazionalista del ’ 19 in
quanto affrontava la questione sessuale, sia pure m arginalm ente e
rapportandola sempre alla situazione borghese-capitalistica. Esso so­
steneva la necessità di abolire

il pregiudizio borghese secondo cui esisteva una morale distinta per


l’uomo e la donna nel campo dei rapporti sessuali.

Affermando poi l’esigenza di provvedim enti di ordine « econo­


mico e morale » per la reintegrazione sociale delle donne dedite
alla prostituzione, asseriva che il fenom eno aveva cause sociali ri­
conducibili al sistema capitalistico. Dopo questi primi accenni alla
problematica sessuale, si passava subito a trattare la condizione delle
lavoratrici nella società capitalistica: a riguardo il I I Congresso
riteneva indispensabile l ’istituzione di una infrastruttura sociale
che alleviasse la fatica delle donne nell’am bito dom estico e nel
contem po tutelasse la m aternità e l ’infanzia, per consentire in tal
modo l’effettiva partecipazione femminile alle attività sociali ed eco­
nomiche.
Va tuttavia notato che neanche questo docum ento si p reoccu­
pava di ricercare le ragioni culturali dei pregiudizi nei confronti
della donna. Soltanto con riferimento ai paesi non ancora giunti
allo studio di sviluppo cap italistico35 esso rilevava la necessità di
una trasformazione della mentalità maschile in modo da rendere

34 C. Zetkin, Ricbtlinien fur die Kommunistiscke Frauenbeweeune cit


pp. 533-4. *’ ’
35 L’accenno era implicitamente riferito alla situazione cinese dove il con
cetto della ‘ pietà filiale', di derivazione confuciana, implicava l’obblico del
matrimonio e della procreazione per la donna ‘ comprata’ sin dall’in fL ,;.,
cfr. H.McAleary, Storia della Cina moderna, Rizzoli, Milano 1969-
grini, In Cina e in Giappone, La Promotrice, Milano 1917 do 231.4 r
Broyelle, La metà del cielo, Bompiani, Milano 1974. ’

24
possibile l’uguaglianza fra i due sessi « nel campo dell’istruzione,
dei rapporti familiari c della vita sociale » *.

3. Vorganizzazione femminile

Le questioni organizzative non furono ancora affrontate dal I Con­


gresso della II Internazionale a causa del numero ridotto dei de­
legati e delle difficoltà che incontravano i partiti comunisti nei vari
paesi; soltanto al II Congresso il problema dell’organizzazione di­
venne oggetto di discussione. In quella sede il Comintern ribadì
in modo inequivocabile l’importanza dell’inserimento effettivo delle
donne nell’attività politica rivoluzionaria non soltanto da un punto
di vista quantitativo, ma anche qualitativo; esso non si limitò a
costatare i successi già ottenuti3637 ma sottolineò l’urgenza di formu­
lare nuovi obiettivi di lotta che si dovevano perseguire tramite il
lavoro di agitazione e di propaganda.
Poco prima del II Congresso, infatti, in una delle sue sedute,
il Comitato esecutivo aveva rilevato l’esigenza di costituire gruppi

36 C. Zetkin, Ricbtlinien fiir die Kommunistiscbe Frauenbewegung, cit.,


p. 549.
37 Nel clima di tensione del 1915 aveva avuto luogo a Berna, il 25-27
marzo, la III Conferenza internazionale delle donne socialiste. Una nume­
rosa delegazione inglese del Partito laburista indipendente, principale respon­
sabile dell’organizzazione della Conferenza, incontrò a Berna rappresentanti
tedesche guidate da Clara Zetkin, segretaria della Conferenza. Altre dele­
gate vennero dalla Russia, dall’Italia, dall’Olanda, dalla Polonia, dalla Sviz­
zera, mentre una francese vi assisteva a titolo personale: cfr. C. Pinzani,
Jaurès, l'Internazionale e la guerra, cit. pp. 117-8. La risoluzione ap­
provata stabiliva, proclamando la volontà di pace: « l’azione delle don­
ne socialiste deve preannunciare l’azione generale delle masse operaie
per porre termine alla lotta fratricida... » e « ricostruire l’Internazionale ope­
raia socialista»: cfr. J.Humbert-Droz, Le origini dell'Internazionale comu­
nista, Guanda, Parma 1968, p. 135. Per una conoscenza un po’ approfon­
dita dello ‘ zimmerwaldismo femminile * in Francia, con particolare riferimento
all’attività di Louise Saumoneau e anche di Ines Armand, incaricata da Le­
nin di diffondere le nuove idee fra i pacifisti francesi: cfr, A. Kriegel, L*
pain et les roses, Presses Universitaires de France, Paris 1968, pp. 149-54
e A. Kriegel, Aux origines du communisme franqais 1914-1920, La Hayc
Monton, Paris 1964, pp. 81-132.

25
femminili distinti, al fine di raccogliere l’adesione delle operaie e
delle contadine *.
La risoluzione approvata dal II Congresso prendeva in conside­
razione il problema dell’organizzazione delle donne a livello na­
zionale, affermando che le appartenenti al partito comunista non
dovevano essere riunite in associazioni particolari, ma iscritte con
parità di diritti e di doveri nelle organizzazioni regionali e chia­
mate alla collaborazione in tutte le istanze del partito. Si affidava
tuttavia a quest’ultimo il compito di creare organi speciali per l’a­
gitazione e l’associazione delle donne; comitati distrettuali, regio­
nali, e, infine, un segretariato nazionale3839.
Riguardo al movimento femminile internazionale, si stabiliva la
creazione in seno al Comitato esecutivo deH’Internazionale comu­
nista di un segretariato femminile, com posto da tre a cinque com­
pagne proposte dalla Conferenza internazionale delle comuniste e
confermate dal congresso. La risoluzione affermava;

II Segretariato femminile d’intesa con l’Esecutivo dell’Intemazionale,


al quale è vincolato per l'approvazione delle risoluzioni e dei provve­
dimenti che adotta, nomina una sua rappresentante, che partecipa a
tutte le sedute e ai lavori deH’Esecutivo, con voto consultivo sulle que­
stioni generali, con voto deliberativo sui problemi particolari del movi­
mento femminile. 40

38 In quell’occasione il Comitato esecutivo aveva anche confermato Gara


Zetkin quale segretaria internazionale delle donne comuniste e aveva annun­
ciato la convocazione di una Conferenza femminile delle lavoratrici comu­
niste che, coincidente con il Congresso internazionale, avrebbe indicato « la
giusta via alle donne della classe lavoratrice di tutto il mondo *. cfr. Ispol-
niteVnyj komitet i mezdunarodnja organizacija zenllin (Comitato esecutivo
e organizzazione internazionale fem m inile ) t in Protokoly Kongressov Kommu-
nistiéeskovo Internacionala. Vtoroj Kongress Kom interna, ijul-avgust 1 9 2 0 ,
(Protocolli dei congressi dell’Internazionale comunista, II Congresso del
Komintern, luglio-agosto 1920), Partijnoe Isdatel’stvo, Moskva 1934, Institut
Marksa-Engel’sa-Lenina pri Ck , Vkp, p. 607.
39 È opportuno ricordare che fra i principali compiti del Comitato regio­
nale, vi era la nomina di una corrispondente che fosse in relazione perma­
nente con il Segretariato femminile internazionale.
90 C. Zetkin, Ricbtlinien fù r die Kommunistìsche Frauenbew egung, cit.,
p. 554.

26
Si stabilivano, poi, i compiti del segretariato: in primo luogo,
il collegamento attivo con i comitati femminili nazionali dei sin­
goli partiti comunisti e tra i singoli com itati; in secondo luogo, il
compito di raccogliere materiale d ’agitazione e di documentazione,
relativo all'Attività nazionale per eventuali consultazioni41.
I dirigenti deirinternazionale con chiarezza giustificavano42 la
loro opinione sulla creazione di organizzazioni speciali per le donne,
ma le ragioni di questa scelta non erano sufficientemente chiare a
molti delegati che contrastavano ridea che il partito costituisse or­
ganizzazioni particolari, giudicandole una forma di femminismo e
un ritorno alle tradizioni socialdemocratiche43. Tale posizione de­
rivava evidentemente da una sottovalutazione dell’impegno della
III Internazionale per il riconoscimento dell’effettivo ruolo sociale
e politico della donna.
Del resto movimenti femminili ispirati al comuniSmo erano
già sorti in alcuni paesi, in specie in Unione Sovietica dove dal
1919 svolgeva la sua attività il Zenotdel, la « sezione delle operaie
e contadine del partito comunista » che avviava le donne alla po­
litica attraverso circoli di discussione sulle questioni della vita quo­
tidiana44. La situazione in Unione Sovietica era però il risultato
dell’impegno che si era manifestato riguardo all’organizzazione delle
masse femminili già dal I X Congresso del Partito comunista russo
(b), del marzo-aprile 1 9 2 0 , in cui si approvò una risoluzione ri­
guardante il lavoro fra il proletariato femminile. Essa prescriveva
ai comitati di governo e di distretto il compito di organiz-

41 Ivi, p. 555.
42 La decisione è cosi commentata dal Carr: « L ’Internazionale comunista,
come la I I Internazionale, si basava sulla dottrina dell’assoluta eguaglianza
fra i sessi ed il rifiuto di qualsiasi discriminazione tra essi e ciò faceva si
che non si potesse pensare a un’internazionale femminile autonoma. D ’altro
canto sembrava opportuno disporre di alcune organizzazioni speciali compo­
ste da donne e aventi il compito di agire fra le donne». Cfr. E .H .C a r r ,
II socialismo in un solo paese. II. La polìtica estera, ’24-’26, Einaudi, To­
rino 1966, p. 923.
43 Lenin non condivideva queste diffidenze: cfr. Lenin, L ’emancipazione
della donnat cit., p. 98.
44 S. Rowbotham, Donna, Resistenza e Rivoluzione, Einaudi, Torino 1976,
PP. 171-4.

27
zflre presso tutti i com itati di p a rtito sezioni di operaie e A
già erano p resenti, di in tensificarn e l’a zio ne in co n fo rm ità co ^

direttive del Com itato cen tra le. n

Quest’azione svolta fra le donne arricchirà il partito di forze


non utilizzate, lo aumenterà di nuovi lavoratori in tutti i c a " U0Ve
l’edificazione sovietica e gli darà nuove militanti per la reai' ^
del regime comunista.4546 d a z io n e

mn7ione del Com itato di Parigi della I II Inter-


f ZZ X ^ p z i o n c all’orgariizziizione delle donne
nazionale ■ p „ tit0 socialista francese il compito di
L t r r u n ttc n s a propaganda fra le proletarie e di co n v c
^ una conferenza di socialiste, incaricata della creazione d, un
L en iam o permanente per la direzione del lavoro. Ad esso ,1 par-
L avrebbe dato il suo «consenso morale e ,1 suo appoggio ma-
leriale » * Nei Paesi Bassi, era presente [U n ion e rivoluzionaria
socialista femminile che dal 1910, anno della fondazione, prese parte
a tutte le assemblee antim ilitariste convocate dalle organizzazioni
4 marxiste, sindacali e anarchiche \ In seguito alla risoluzione ap­
provata dalla I II Internazionale, al suo secondo congresso, le co­
muniste olandesi si impegnarono in seno all’U nione provocando
__ di conseguenza — la scissione (fino al 21 solam ente, perche
in quest’anno si giunse ai compromesso di am m ettere nell’Unione
anche due delegate dell’Unione indipendente) delle donne borghesi
che invece formarono l’Unione femminile ind ip en d en te47. Il m ovi­
mento femminile svizzero che s’appoggiava all’ala sinistra del P a r­
tito socialdemocratico svizzero aderiva apertam ente alla I I I In te r­
nazionale, e nell’organo « Die Vorkam pferin » (« L a M ilitante » )
esponeva in forma popolare i fondamentali principi terzinternazio-
nalisti. Rosa Block lamentava tuttavia la debolezza del m ovim ento

45 Cfr. Ré Solutions du I X Con grès du Parti com m uniste russe. Résolu-


tion sur Vaction à m ener parmi le proletariat féminin> in « L ’Internationale
communiste», I I , 1920, n. 10, p. 1696.
46 Ddtts le Parti socialiste franqais, avant le C on grès d e T ours. M otion du
Comité de la troisième Internationale d e Paris. U organisation d es fem m es
et des jeunes, in « L ’Internationale com m uniste», I I , 1 9 2 1 , n. 1 5, p. 3 2 8 7 .
47 R., Le mouvement communiste des ouvrières dans les Pays Basy in
« L’Internationale communiste», II, 1921, n. 17, pp. 4316-7.

28
femminile in Svizzera. Ne ricordava l’origine con - i r .
— verso la fine dell’Ottocento — delle nrim* 7,ale fusione
sindacato aderente all’Unione svizzera d e iS in d a ca tilo 2I° 'r Un
nava al successivo ingresso delle associazioni femminili n e t P ^ '
socialdemocratico in qualità di sezioni assolutamente i n d l S ^
Sottolineava le conquiste ma anche i limiti dell’azione L o *
momento svolta e metteva in evidenza l’esigenza di un 1

uf Blol r r quali d— - - ei s ; ; :
lotta non limitandoli ai diritti politici per le donne* d

Noi cercavamo di ottenere i diritti politici come arma di battaglia


per la liberazione della classe operaia, ma non abbiamo un solo istante
considerato questi diritti politici come fini a se stessi. Sappiamo bene,
in effetti, che l’eguaglianza in materia politica non ha grande impor­
tanza, quanto all’eguaglianza economica dobbiamo conquistarla con una
lotta a fianco a fianco con l’avanguardia della classe operaia, l’ala si­
nistra del Partito socialdemocratico.48

Facendo diretto riferimento alla I I I Internazionale e dopo aver


espresso simpatia e consenso per i bolsceviche la Block invitava
le donne alla « lotta per la rivoluzione mondiale, la soppressione
della democrazia borghese, la costruzione dello Stato sulla base
dei soviet e la proclamazione della dittatura proletaria»; «ch i
dunque », concludeva la militante svizzera, « piu del proletariato
sfruttato senza fine è interessato alla soppressione del regime at­
tuale? » 49.
Il dato più significativo di quest’intervento — invero molto
retorico — risulta essere l’espressione di fede nei confronti del
Comintern. Quest ’atteggiamento denunciava con evidenza la ca­
renza d’attenzione nei confronti della specificità della questione
femminile, dal momento che sosteneva invece l’importanza dell’in-

48 R. Block, Message des sections féminines unifiées du Parti socìàldemo-


crate suisse, in Le mouvement communiste internationale. Rapport adressé
au deuxième Congrès de I l e , 1920, Editions de T ic, Pétrograd 1921, pp.
117-20. Rosa Block, che morirà nel luglio 1922, fu una pioniera del movi­
mento femminile socialista in Svizzera. Diresse per più anni l’organo per le
donne e appartenne alla sinistra del partito. Quindi entrò a far parte del
Partito comunista svizzero, sin dall’anno della sua fondazione.
49 Ibid.

29
serimento delle donne nella generale azione rivoluzionaria. In i
paesi fu tuttavia presente un minor schematismo neirimpostazi
del * lavoro fra le donne *, peraltro non meno ispirato agli idear
comunisti.
In Italia intorno al gruppo torinese delP« Ordine nuovo » a]
cune militanti svolgevano un intenso ‘ lavoro * studiando le condi
zioni di vita e i problemi delle donne dei diversi ambienti sociali
della città. La più impegnata fra esse, Camilla Ravera, ricorda-

formavano e riunivano gruppi di donne intorno a motivi particolari


nelle varie zone cittadine, raccolti poi in riunioni più vaste su temi
generali e comuni; nella prospettiva di giungere a un movimento uni­
tario e autonomo di emancipazione e di cooperazione sociale.50

In Inghilterra la W orkers’ Socialist Federation ( W s f ), guidata


da Sylvia Pankhurst, raccoglieva nel ’20 un ridotto gruppo di ope­
raie che si mostravano concretamente sensibili alla loro condizione
di sfruttamento, lasciando prevedere gli sviluppi inequivocabil­
mente rivoluzionari dell’organizzazione 51.
Anche Lenin intervenne nel ’20 sulla questione dell’organizza­
zione femminile:

Abbiamo bisogno di organismi appropriati per condurre il lavoro


tra le donne. Q uesto non è femminismo: è la via pratica rivoluzionaria . 52

Sostenendo l’importanza della creazione di un movimento fem­


minile internazionale « fondato su una base teorica netta e pre­
cisa », aggiungeva inoltre:

L e nostre concezioni ideologiche comportano problemi organizzativi


specifici. Nessuna organizzazione particolare per le donne. Una donna
com unista è membro del partito non meno di un comunista. Non deve

50 C. Ravera, Breve storia del movimento femminile in Italia, d t., pp.


114- 5 .
51 La Wsf , nucleo originario del comuniSmo inglese, aveva fiducia nella
imminenza della rivoluzione e rifiutava il parlamentarismo: cfr. S. Franchini,
Sylvia Pankhurst e la Workers' Socialist Federation, in «Movimento ope­
raio e socialista», X X III, aprile-settembre 1977, n. 2-3, p. 233.
52 Lenin, Vemancipazione della donna, cit., p. 98.

30
esserci al riguardo un’impostazione particolare. Tuttavia non dobbiamo
nasconderci che il partito deve avere enti, gruppi di lavoro, commis­
sioni, comitati, uffici o quel che piu piacerà con il compito specifico
di risvegliare le masse femminili, di mantenere con esse i contatti e di
influenzarle. Il che è ovvio esige un lavoro sistematico. Noi dobbiamo
educare le donne che guadagneremo alla nostra causa e renderle capaci
di partecipare alla lotta di classe del proletariato sotto la guida del
Partito comunista.53

Soltanto durante gli anni ’20 sorgeranno in tutti i paesi movimenti


femminili comunisti abbastanza consistenti: saranno tuttavia anche
i! risultato dell’impegno dellTnternazionale, già presente negli anni
immediatamente successivi alla sua fondazione.
Infatti, contemporaneamente al II Congresso, si svolgeva a Mosca
dal 30 luglio al 2 agosto 1920, la I Conferenza femminile inter­
nazionale, a cui si faceva già riferimento negli indirizzi di invito
per il Congresso54. Nel corso dei lavori della Conferenza furono
elaborati alcuni documenti sui metodi di ‘ lavoro ’ tra le donne e
venne affermata la necessità di creare in tutti i paesi sezioni spe­
ciali che lavorassero in stretto accordo con i diversi partiti comu­
nisti e si incaricassero di organizzare la propaganda tra le donne
Assenti la Kollontaj e la Zetkin, Ines Armand spiegò diffusamente
i metodi usati dal partito russo per la propaganda tra le operaie,
facendo riferimento al sistema degli ‘ incontri con le delegate \
già introdotto dalla Conferenza panrussa di donne operaie del 1918
per l’agitazione tra le donne senza partito: alle delegate, elette
nelle fabbriche e nei villaggi, veniva offerta la possibilità di par­
tecipare al lavoro amministrativo nei soviet; gli incontri dovevano
contribuire ad avvicinare al partito ed ai soviet le masse di donne
operaie. La Armand definì questo metodo « uno strumento di edu­
cazione comunista delle stesse e un tramite attraverso il quale
l’influenza del partito poteva esercitarsi sulle operaie e contadi­
ne » 56.

ss Ibid,
54 Convocation du deuxième Congrès de VInternationale communiste, in
« LTnternationale communiste», II, 1920, n. 1 1 , p. 1752.
55 La propagande parmì les femmes, in «Bulletin communiste», II I , 18
maggio 1922, n. 21, pp. 407-8.
56 II metodo delle ‘ assemblee delle delegate * che iniziava con la nomina

31
Le tesi presentate dalle delegate russe alla conferenza avr l ,
dovuto essere sottoposte, con alcuni em enda m enti, a un com ­
presieduto dalla Zetkin, incaricata di riclab o rarle e sottopor] ^
fine al Congresso del C om intern; p e r ragioni di tem po c iò ' ^
avvenne e furono approvate dal C om itato esecu tivo. n° n
Fu poi creato il Segretariato internazionale fem m inile con ij
pito di dirigere e centralizzare il lavoro. La presidenza fu affid^'
alla Zetkin e la Kollontaj fu nom inata sua so stitu ta 57 ata
La Conferenza elaborò anche un appello alle lavoratrici di
il mondo. In esso si alternavano due m otivi dom inanti; il W r ^ j0
delle sofferenze causate dalla guerra e, piu in generale dallo sf °
tamento capitalistico, e l ’invito all’organizzazione e alla lotta se *"
distinzione di sesso, rivolto in modo specifico alle lavoratrici ^
milioni di donne, ai milioni di lavoratrici delle fabbriche d el^
officine, degli uffici, delle ferrovie, alle lavoratrici dom estiche !
alle sfruttate del capitale di tutti i paesi » 58.
L ’appello aggiungeva:

Noi donne siamo una grande forza, la quale può affrettare, facilitare
l’avvento del crollo capitalista, se comprenderemo e avremo coscienza
che il nostro posto è là, dove si svolge la lotta per la liberazione dei
lavoratori. In ciascun paese, in ogni città, in ogni villaggio, nel piti
recondito e oscuro angolo i lavoratori devono sapere che la loro libera­
zione è possibile solamente con la vittoria di questa fratellanza inter­
nazionale. 59

Parimenti, in aperta polemica con i « capitalisti dem ocratici bor­


ghesi » ma in piena conformità con le tesi approvate dalla I I I In ­
ternazionale, con il pensiero della Zetkin e delle altre dirigenti fem ­
minili dell’Internazionale, il documento definiva il * diritto di voto ’
una «m isera elemosina», un « o sso spolpato », aggiungendo:

di una delegata da parte di un gruppo composto da una decina di donne


di una fabbrica, laboratorio, casa o quartiere, consisteva nella riunione pe­
riodica di piu delegate dello stesso ambiente, impegnate a discutere sulle
questioni che riguardavano le donne da esse rappresentate, alle quali dove­
vano poi render conto del loro operato.
57 La propagande parmi les femmes> cit., pp. 407-8.
58 K trudjattimsja ienttinam vsevo mira, in Protokoly Kongressov kom -
munistièeskovo Internaczonala. Vtoroj Kongress Kominterna, ijul-avgust 1 9 2 0 ,
cit., p. 692.
59 Ivi, p, 683.

32
Noi soffriamo per le cattive co m p ie rti materiali, per la povertà; la
vittoria dcH’Tc, la vittoria della rivoluzione sociale creerà la possibilità
di distribuire tu tte le ricchezze del mondo in m odo tale da eliminare
ogni povertà; [ . . . ] Noi soffriamo perché su di noi pesano le preoccu­
pazioni della casa, dei lavori dom estici, dell’educazione dei figli. La
vittoria del comuniSmo ci darà la possibilità di organizzare l’educazio­
ne sociale dei bambini. Infatti ci libera e non solo a parole, dà alla
donna uguali d iritti, la fa uscire dal buio dell’ignoranza e dell’arretra­
tezza [•■■!■ Donne lavoratrici di tu tto il mondo! Muovetevi dai vostri
scantinati, tuguri, soffitte, dai laboratori^ dalle fabbriche, dalle officine,
dagli uffici, dai negozi alla lotta per la completa liberazione, diventate
comuniste. E n trate nel partito comunista del vostro paese. Sugli esem­
pi del grande passato rivoluzionario, d cll’ancor piu grande presente
movimento proletario, im parate a costruire la propria forza possente;
ma mano nella mano con Voperaio. 60

L a q u estione della p ro p ag an d a co m u n ista fra le donne co stitu ì


nel ’21 a rg o m en to di d iscu ssion e al I I I C on gresso.
L e Tesi sui metodi e le form e del lavoro dei partiti comunisti
fra le donne afferm avan o in fa tti:

Né la conquista del potere, né l’attuazione del comuniSmo in un


paese, in cui il capitale sia stato già abbattuto sono possibili senza
l’attivo concorso delle masse femminili del proletariato e del semipro­
letariato. 61

L a risolu zion e, a p p ro v a ta in un clim a di m aggior riflessione e


di m inor o ttim ism o , so tto lin e a v a l ’im p ortanza del lav o ro di con­
quista delle d on n e alla cau sa rivolu zion aria sostenendo;

Dovunque si presenta il problema della conquista del potere i par-


titi comunisti devono rendersi conto del grave pericolo rappresentato

« Ivi, p. 693.
61 Tesi sui metodi e le forme del lavoro dei partiti comunisti fra le donne,
in Tesi e deliberazioni del I I I Congresso mondiale dellTnternazionale comu­
nista (Mosca, 22 giugno-12 luglio 1921), Libreria Editrice del Partito comuni­
sta d'Italia, 1921, Roma 1967, p. 192. Durante la discussione che precedette
l'approvazione del documento fu molto ben accolto l’intervento della Zetkin
rivolto a sottolineare l'importanza dello sviluppo del movimento femmi­
nile, cfr. Bibliothek der Kommunistischen internationale, X X III, Protokoll
des III. Kongresses der Kommunistischen Internationale, Verlag der Kom­
munistischen Internationale, Hamburg 1921, pp. 909-34.

33
i auelle masse di operaie, massaie, impiegate *
per la rivoluzione d ^ ^ p i m e n t o , non vennero sotttat.
contadine che non tu ione capitaUstica della chiesa e dei pregia
te all’influenza della in un modo o nell’altro, inserite nel gran.
dizi borghesi e n o n i ^ comunismo. Le masse femminili deU’Oc.
de movimento libem ^ sono ancora state attratte nel movimen.
f “L — indùbbiamente un « t e g n o del captale e un ogge,t0
di’ propaganda contro-rivoluzionaria.

,1 documento metteva poi in g u a rd ia k operaie dal collab o,a«


con le femministe borghesi, come dall'adertre all I n t e r n a t a l e co-
siddetta ' due e m ezzo', ricordando ad esse che era necessano il
passaggio a «nuove forme sociali» per porre fine alla schernii
della donna II tema dominante era, quindi, anche al I I I Congresso
quello di tener ferma nell’impostazione della questione femminile
la stretta relazione fra sfruttamento della donna e organizzazione
capitalistica della società, e quindi anche tra m ovim ento femminile
e partiti comunisti:

Chi è nemico delllnternazionale comunista è nemico dell’emancipa­


zione della donna Ogni esitazione delle lavoratrici, ogni loro ten­
tativo di scansare la lotta contro i partiti opportunistici sedicenti so­
cialisti e i loro capi, ha una ripercussione deleteria sulla lotta del pro­
letariato e ne compromette la vittoria, giacché questa lotta ha assunto
il carattere di una spietata guerra civile nazionale e internazionale.6263

Deduttivamente si perveniva all’affermazione che fin tan to che


il potere fosse rimasto nelle mani della classe borghese, il prole­
tariato non sarebbe stato in grado di modificare i rapporti di pro­
duzione e nessuna riforma e provvedimento avrebbero p o tu to alle­
viate le sofferenze delle masse operaie: soltanto l ’assunzione del
potere da parte del proletariato avrebbe permesso di dirigere il
processo dello sviluppo economico nell’interesse dei lavoratori.
Qualsiasi tentativo mirante all’emancipazione della donna dallo
sfruttamento era vano, se non trovava l’appoggio dei partiti comu-

62 Tesi sui metodi e le forme del lavoro dei partiti comunisti fra le d on-
ne, cit., d . 193.

34
nisti64; per questo si condannava nel modo più esplicito il femmi­
nismo borghese;

Ogni appoggio dato dalle operaie alla tattica proditoria dei collabo­
razionisti ed opportunisti indebolisce ugualmente le forze del proleta­
riato, rinvia la rivoluzione sociale, ritarda la vittoria del comuniSmo e
per conseguenza anche l’ora dell’emancipazione della donna [...]. Ciò
che può dare alle donne il comuniSmo, non le può essere dato in nes­
sun caso dal movimento femminista borghese. 65

Intanto anche la pubblicistica dell’Internazionale definiva le di­


stanze del movimento femminile comunista da quello socialdemo­
cratico asserendo:

La scarsa considerazione di un movimento femminile proletario, ve­


ramente politico e deciso alla lotta da parte della II Intemazionale e
della Internazionale due e mezzo, è caratteristica dello spirito e della di­
rezione, dei partiti che aderiscono a queste Internazionali [...]. L'avvi­
cinamento e l’interessamento delle donne alla macchina parlamentare
è lo scopo del movimento femminile socialdemocratico [...]. Il movi­
mento femminile comunista procede fin dall’inizio da altri punti di
vista. Il suo obiettivo principale, la sua meta è la politicizzazione delle
proletarie, il loro inserimento nel fronte di lotta della classe operaia.66*

Si affrontava la questione dell’eguaglianza giuridica rilevando la


divergenza di opinioni fra femministe borghesi e socialdemocratici-
riformisti da ima parte, e comunisti dall’altra e si ribadiva che, per-

64 Ivi, pp. 191-2.


65 Ivi, p. 195. Uno storico sovietico commenta oggi al riguardo: « Le
tesi mettevano in guardia le operaie da qualsiasi collaborazione e accordo
con le femministe borghesi e imponevano di condannare tutti quelli che
ostacolavano la tattica rivoluzionaria delTIc. Tale sommovimento può condur­
re i comunisti all’isolamento delle larghe masse femminili, idonee a condurre
la lotta per le rivendicazioni democratiche, ma non preparate ad accogliere
il punto di vista comunista », cfr. V. V. Aleksandrof, Lenin i Komintern, iz
istorii razrabotki teorii i taktiki meìdunarodnovo kommunìstìleskovo dvi-
ienija (Lenin e il Comintern, dalla storia dell’elaborazione della teoria e
della tattica del movimento comunista internazionale), Izdatel’stvo Mysl,
Moskva 1974, pp. 311-2.
66 B. Braunthal, Die Frauenbewegung und die Kommunistische Internatio­
nale, in «Internationale Presse-Korrespondenz», I , 8 ottobre 1921, n. 7,
P- 63.

35
munendo il potere del capitale e il sistema della proprietà privata
il diritto di voto esteso anche alle donne in regime di parlatnen.
tarismo non avrebbe determinato una eguaglianza reale dei sessi. Al
pari dell’istituzione del matrimonio civ ile 67 non poteva sopprimere
'e cause originarie della dipendenza della donna dalia famiglia j
dalla società, data la doppia subordinazione della proletaria dal
capitalista e dal marito e la mancanza di una adeguata protezione
della maternità e dell’infanzia.
Un articolo dell*« Ordine nuovo » dell ottobre 192 1 riproponeva
la linea elaborata al Congresso dellTnternazionale65. In esso, il di
scorso era persuasivo e il tono non più trionfalistico, com e Io era
stato nel ’19 e nel ’2 0 . Si spiegava ancora una volta alla donna
che il comuniSmo era il fine di tutta Vevoluzione storica, econo­
mica, politica, intellettuale e morale dell'umanità. Si parlava di una
« ragione comune » per essere comunisti, valida per gli uomini come
per le donne. L'autore aggiungeva che anzi tale ragione era ancor
maggiore per le donne, a causa della m aternità e dello sfruttam ento
da parte dell’uomo che, « schiavo del capitale, co rro tto dalla sua
stessa schiavitù » cercava « di prendere la rivincita su di lei, sog­
giogandola e sfruttandola ». L ’articolo si concludeva co si:

Il capitale si ricorda che l’operaia è una donna soltanto per dimi­


nuire il suo salario: avvilisce la donna, e dopo aver estorto da lei tutto
quello che può dare, la getta sulla strada e ne fa una prostituta. La
donna ha dunque mille ragioni supplementari per rivoltarsi contro la
società capitalistica. Essa conosce meglio dell’uomo ciò che sono la mi­
seria e la guerra. Due parole che riassumono tutta la società capitalisti­
ca. Donne risvegliatevi! [...]. La vostra sorte è nelle vostre mani. La
emancipazione della donna sarà l’opera della donna cosciente della
sua situazione e combattente a fianco del proletariato comunista inter­
nazionale. 6869

Sulla pubblicistica dell’Internazionale si rivendicava l’inserimento


attivo della donna nella vita sociale, ma senza m ettere in discus-

67 Tesi sui metodi e le forme del lavoro dei partiti comunisti fra le d o n n e,
cit., p. 185.
68 C. Rappoport, Perché le donne devono essere comuniste , in « L ’Ordine
nuovo», I, 6 ottobre 1921, n. 2 7 8 , p. 4 .
69 lhid.

36
sìone il principio delLeducazione materna. Si asseriva, in confor­
mità con la risoluzione già approvata dal I Congresso dell’Inter­
nazionale, che

nella misura in cui la donna partecipa alla produzione e, in riferimento


alPindipendenza economica, essa raggiunge lo stesso piano deH’uomo,
modifica naturalmente anche la sua psicologia. Essa desidera prender
parte a tutti gli aspetti della vita, a tutti i momenti della lotta e alla
creatività della sua classe. Ma con tutto questo la donna rimane madre,
portatrice dell’energia vitale, del nuovo afflusso di forze.

Si aggiungeva anche:

Noi abbiamo bisogno di una nuova generazione che continui la no­


stra lotta. Questo compito può essere adempiuto solo da un sesso sa­
no, fidato, capace di lavorare, che venga portato e fatto nascere dalla
madre con gioia [...]. Alla donna deve essere data la possibilità di es­
sere sia lavoratrice sia madre.70

Le tesi del I I I C on gresso rico rd av an o anche che il com uniSm o


non sarebbe sta to raggiu n to p er o p era degli sforzi u n iti delle d on n e
delle varie classi, m a so ltan to m ed ian te la lo tta di tu tti gli sfru t­
t a t i 71; p ertan to negavano l ’esistenza di una p artico lare q uestione
fem m in ile72 p u r sostenendo « la necessità di co n cre ta re e a ttu are
provvedim enti ch e valgano a p ro teg g ere la donna nella sua qualità
di m adre » e ribadendo che « le funzioni speciali (m a te rn ità ), im ­
poste dalla n atu ra, e le p eculiarità che ne derivan o rendono ne­
cessaria una m aggiore protezion e della salute e delle forze della
donna nell’interesse della com u n ità » 73. Si ce rcò in q u esta o cca ­
sione di rendere m eno sch em atico, anche se con dei lim iti, il ra­
gionam ento secondo il quale dal com uniSm o sarebbe derivata l ’e-
m ancipazione della d on n a, enunciando che q u est’ultim o soltan to

70 G. Sermann, Mutter und Kind in Sowjetrussland, in « Die Kommuni-


stische Internationale», III, 1921, n. 17, p. 532.
71 Tesi sui metodi e le forme del lavoro dei partiti comunisti fra le donne,
in Tesi e deliberazioni del I I I Congresso mondiale dellTnternazionale co­
munista, cit., p. 196.
72 Ivi, p. 195.
73 Ivi, pp. 195-200.

37
crea le condizioni in cui la funzione naturale della donna, la m
nità non contrasti con i suoi doveri sociali e non ne intralci u ,
voro produttivo nell’interesse della comunità, ma al contrario pr ‘a‘
va lo sviluppo armonico della sua personalità nell’ambito della coll*
tività lavoratrice.

Ancora una volta quindi l’Internazionale comunista esaltava j]


ruolo politico e sociale della donna e lo ribadiva, laddove affer.
mava il riconoscimento delle iscritte al partito e alle organizzazioni
di classe (sindacati, cooperative, consigli di fabbrica ecc.) come
membri con pieni diritti, e sosteneva l’esigenza della partecipazione
attiva delle donne nella lotta proletaria — non esclusa l ’autodifesa
militare del proletariato — e nella costruzione del nuovo assetto
sociale e dell’organizzazione della produzione e della vita su basi
comuniste74. Tuttavia, nonostante questi accenni alla questione
femminile, le tesi approvate dal Congresso del 1921 dedicavano
maggior spazio al problema dell’organizzazione; come già nel ’20,
si rifiutava la costituzione di gruppi distinti, pur riconoscendo l’e­
sigenza di metodi particolari, inseriti nell’organizzazione generale
proletaria. Se la precedente risoluzione aveva assegnato, sempre ri­
guardo al lavoro di propaganda fra le donne, compiti distinti ai par­
titi dei differenti paesi in conformità alle rispettive strutture so­
ciali e politiche, nell’ottimismo del momento storico e politico tale
differenziazione conduceva già allo studio dei problemi relativi alle '■
specifiche condizioni delle donne. Ora, nel 1921 in un clima di
maggiore riflessione, nella consapevolezza che il raggiungimento
dell’emancipazione proletaria era ancora lontano, si sentiva l ’esi­
genza di un lavoro di propaganda che attuasse, pure tra le donne,
metodi specifici e appropriati.
II III Congresso stabiliva che nella Russia sovietica questo la­
voro avrebbe mirato a formare sostenitrici della I I I Internazio­
nale, inserite nell opera di ricostruzione e organizzazione dell’eco­
nomia oltre che impegnate a risvegliare l’iniziativa delle lavoratrici.
Le tesi affermavano:

74 Ivi, p. 198.

38

j
j
NclJa Russia sovietica la propaganda dell’Idea del comuniSmo per
mezzo dell’azione significa semplicemente l’attrazione delle operaie, con­
tadine e impegate in tutti t campi dell’organizzazione socialista, comin­
ciando dall’esercito e dalla milizia fino a quelli che riguardano diretta-
mente l’emancipazione della donna (istituzioni per l’alimentazione so­
ciale, per l’educazione, per la protezione della maternità e cosi via).75

Nei paesi capitalisti, invece, il lavoro di propaganda doveva mi­


rare a conquistare le donne al partito, ai sindacati, alle cooperative
e a tutte le altre organizzazioni di classe e impegnarsi, nello stesso
tempo, a che esse vi venissero accolte con pari diritti e doveri degli
uomini anche a livello direttivo. A tal fine, la risoluzione stabi­
liva che le commissioni femminili76 organizzassero comizi nelle of­
ficine e assemblee pubbliche di operaie e impiegate, come pure di
donne e massaie in genere; si adoperassero per la pubblicazione di
un giornale delle comuniste e di pagine o ‘ tribune delle donne ’ 77
nella stampa comunista, nonché di articoli e di corrispondenza nei
periodici politici e sindacali e nominassero le redattrici di queste
pubblicazioni. Ancora, le sezioni della Commissione dei paesi eco­
nomicamente arretrati dovevano « condurre una lotta energica »
contro tutti i pregiudizi, costumi e usi religiosi che condiziona­
vano le donne, e cosi pure istituire circoli per lavoratrici, centri
di educazione e di cultura per gli elementi femminili particolar­
mente arretrati:

75 Ivi, p. 210.
76 Si stabiliva, sempre nelle tesi, che le commissioni per l’agitazione fra le
donne dovevano essere costituite presso ogni comitato locale del partito,
presso i comitati distrettuali e il Comitato centrale. Le direttrici delle com­
missioni nazionali, distrettuali e locali per la propaganda fra le donne dove­
vano avere mandato e voto rispettivamente nei comitati centrali, distrettuali
e locali, dei singoli partiti. Oltre ai già ricordati compiti generali delle se­
zioni, le commissioni distrettuali o governative dovevano mantenere il col-
legamento fra le Commissioni per l’agitazione fra le donne del dato di­
stretto e la direzione distrettuale, convocare conferenze distrettuali di co­
muniste e rappresentanti delle commissioni. Alla commissione centrale (Co­
mitato femminile nazionale) spettava, fra l’altro, il compito del controllo del
lavoro delle commissioni.
77 In Italia Gramsci affidò — dopo che nel gennaio 1921 la rivista « L ’Or­
dine nuovo » con la stessa testata e lo stesso direttore divenne il primo quo­
tidiano del nuovo Partito comunista — a Camilla Ravera l’incarico di curar­
ne la « Tribuna della donna ».

39
U lavoro fra le proletarie dell'Oriente deve svolgersi sulla bas< d .
principio di classe. È compito delle sezioni illuminare le donne J
inanità degli sforzi compiuti dalle femministe per riso vere la q«csti a
femminile, combattere contro l’influenza del nazionalismo e dell» rc
ligione.78

Accennando alle questioni relative alla direzione del lavoro di


propaganda, all’unificazione internazionale delle lavoratrici e al loro
inserimento nella partecipazione alla lotta rivoluzionaria, le tesi
del I I I Congresso stabilivano:

Tali sono i compiti che incombono al Segretariato femminile interna­


zionale comunista. Il numero dei membri della Commissione centrale
e il numero dei membri con voto deliberativo vengono stabiliti dal Co­
mitato centrale del partito.79

È ciò che in altri termini ribadivano in un appello congiunto il


Comitato esecutivo della I I I Internazionale e il Segretario inter­
nazionale per la propaganda comunista fra le donne, rivolgendosi
ai Comitati centrali dei partiti comunisti sempre in riferimento ai
compiti del Segretariato femminile:

rafforzare i legami delle organizzazioni del proletariato femminile di


tutti i paesi e dirigere il movimento femminile internazionale secondo
i principi comunisti.®

Il Segretariato, benché istituito nell'agosto del 1 9 2 0 , cominciò a


funzionare effettivamente verso la fine delPanno. Il movimento fem­
minile comunista stesso era ancora rappresentato nella maggior

78 Tesi sui metodi e le form e del lavoro dei partiti comunisti fra le don­
ne, in Tesi e deliberazioni del I I I Congresso mondiale d ellT c, cit., p . 2 9 8 .
79 Ivi, pp. 198-216.
® Lo stesso appello ricordava che il Comitato esecutivo della I I I Inter­
nazionale agiva nei confronti delle donne, attraverso il Segretario in­
ternazionale femminile, mentre i partiti comunisti di tutti i paesi dovevano
creare un Segretariato o Comitato centrale per la propaganda fra le donne
nonché un’organizzazione o un segretariato presso ogni sezione locale del
partito, composti da donne e da uomini; tali comitati dovevano essere stret­
tamente collegati al partito del quale formavano altrettante sezioni. Cfr. La
propaganda comunista fra le donne, in « L ’Ordine nuovo », I , 24 febbraio
1921, n. 55, p. 3.

40
parte dei paesi solo da piccoli raggruppamenti di influenza limi-
tata M*
Il Segretario internazionale era composto di otto membri, dei
quali sei russi: Krupskaja “ Kollontaj, Lilina, Samoilova, Stai, Si-
milova; a esse si aggiungevano Henriette Roland H o lst83 e Rosa
Block per gli filtri paesi, mentre Clara Zetkin ne era la segretaria
generaleM. Esso svolgeva un attività85 pienamente conforme alle
già ricordate tesi di Lenin sull’organizzazione femminile. Se infatti
il Segretariato aveva anche il compito di convocare la conferenza

ai La Conférence internationale des femmes communistes in « Bulletin


communiste», I L 12 maggio 1921, n. 19, pp. 327-8.
N. K. Krupskaja, nata nel 1869, mori nel 1939. Militante rivoluzionaria
fin da giovanissima, aiutò Lenin lavorando contro tutte le tendenze ostili al
partito. Fece parte della delegazione russa alla Conferenza internazionale del­
le donne a Berna, nel 1915. Nel 1917 in occasione dell’organizzazione del
commissariato del popolo per l’Educazione, fu nominata membro del Con­
siglio dei commissari e dopo il 1929 divenne vice commissario all’Educazione
della Rsfsr . S’occupò della formazione politica delle masse lavoratrici fino
alla morte, rimanendo membro del Comitato centrale del Partito comunista e
del Soviet supremo dell’URSS.
83 H. Roland-Holst, nata in Olanda nel 1869, appartenne all’ala dell’estre­
ma sinistra del Partito operaio socialista tedesco. Durante la prima guerra
mondiale assunse un posizione pacifista e internazionalista e nel 1915 parte­
cipò alla Conferenza di Zimmerwald. Nel 1916 si uni alla sinistra di Zim-
merwald (alla quale apparteneva Lenin; militò nel Partito comunista tede­
sco dall’anno della sua fondazione. Nel primo periodo di attività del Comintem
lo appoggiò, ma all’inizio del ’23 espresse riserve sulla politica di Mosca e
nel novembre 1927, dopo che Stalin ebbe annientato l’opposizione di Tro-
ckij-Zinoviev, abbandonò il Partito comunista di Germania. In seguito ri­
mase una pacifista e una tenace avversaria del colonialismo. Mori nel 1952.
M Dopo la I I Conferenza delle donne comuniste, del *21, il Segretariato si
componeva di sei segretari: la Zetkin e la Sturm per la Germania, la Colliard
per la Francia, la Kollontaj, la Lilina e la Kasparova per la Russia. Una dei
membri del Segretariato, la Kollontaj era egualmente membro del Comitato
esecutivo dell’Ic. Il lavoro era così ripartito fra le segretarie; la direzione
era assicurata nei paesi dell’Europa centrale dalle compagne della Germania,
in Oriente dalla Kasparova, nei paesi del Nord e dell’Europa, in Inghilterra,
in Russia e in Armenia dalla Kollontaj e dalla Lilina. Per dirigere il lavoro
fra le operaie nei sindacati rossi e rinforzare il legame fra l’Internazionale
sindacale e il Segretariato, quest’ultimo delegava uno dei suoi membri all In­
ternazionale sindacale. Cfr. A. Kollontaj, Le travati du Secretariat internatio-
naie des femmes, in « L ’Intemationale communiste », III» 1921, n. 15, p. 4980.
85 II Segretariato internazionale femminile svolgeva il suo lavoro di pro­
paganda fra le donne anche mediante il periodico « L ’Internazionale delle
Operaie », edito in Germania e apparso a Berlino in aprile.

41
mondiale delle c o m u n i s t e e di organizzare la giornata in t e .

delle operaie, la sua principale funzione era pur sempre


contribuire a espandere l ’influenza d e ll’Internazionale comuni di
le masse femminili attraverso i partiti com unisti ISta b 3
La Kollontaj, in una relazione sul lavoro del Segretariato
la fine dell’anno, ricordava ch e, essendo la R ussia sovietica ’ ^
mente minacciata dalle potenze im perialiste, si poneva la n nU.°Va'
del consolidamento del po tere e d ell’estensione della sfera j>IOne
duenza della I I I Internazionale. E aggiungeva: 1 ,n'
È questo invero lo scopo del Segretariato internazionale •
deU’Ic: cacciare l’apatia secolare, metter fine alla sottomissinn~ mk
rassegnazione delle donne della classe lavoratrice, svegliar* il 7 * ^
rito di iniziativa, la loro fede nelle proprie forze e la Inm » SP*'
voluzionaria, far partecipa* le o p e ie V
furiato mondiale diretto dall’I c .87
M S * * ,*
4 5 1 deJ prole-

Se quindi è giusto riconoscere al Segretariato un qualche impe­


gno per il miglioramento delle condizioni di vita delle lavoratrici
dei diversi paesi, bisogna pur sempre ricordare che l’obiettivo
principale dell’organizzazione rimaneva la lo tta rivoluzionaria. A
Mosca esso s’adoperò nella creazione di una commissione speciale
per lo studio della situazione economica e giuridica delle donne
dell’Occidente come dell’Oriente, e m ostrò un interessam ento par­
ticolare per « l’assistenza alle madri e ai bambini affamati della
Russia » ma, parallelamente, organizzò una protesta di operaie con­
tro il nuovo intervento dei paesi capitalisti nei confronti della
Russia sovietica. Come Lenin giustamente aveva affermato nelle
già citate conversazioni del ’2 0 con la Zetkin, assistiamo a un
lavoro dell’organizzazione speciale, dove si alternano programmi
differenti ma sempre, direttamente o indirettam ente, connessi a
quelli della I II Internazionale.
Fra le iniziative da ricordare sono l’organizzazione della gior-867

86 Rapport du Secretariat féminin auprès de l'Ic (2 0 novem bre 1920-10


maj 1921), in «M oscou », I , 5 giugno 1921, n. 1 1 , p. 2.
87 A. Kollontaj, Le travati du Secretariat internationale des fem m es, cit.,
p. 4979.

42
nata internazionale delle operaie, peraltro riuscita bene soprat­
tutto in Russia, in Germania e nei paesi scandinavi e la convoca­
zione della II Conferenza delle comuniste, alla cui preparazione
il Segretariato dedicò ben cinque sedute, le ultime delle dodici
complessivamente tenute in questo periodo. Fu riservato ampio
spazio al lavoro di informazione attraverso lo scambio di opu­
scoli, giornali, pubblicazioni88 allo scopo di far conoscere alla Rus­
sia l’azione condotta fra le donne negli altri paesi e agli altri paesi
la condotta del movimento femminile della Russia89.
Benché un rapporto del Segretariato presso l’Internazionale co­
munista lamentasse difficoltà di comunicazione e debolezza reale
del movimento femminile all’interno dei partiti comunisti, come
pure l’assenza in una serie di paesi di organizzazioni speciali, sul­
l’esigenza delle quali aveva insistito la I Conferenza intemazio­
nale delle donne comuniste90, tuttavia la Kollontaj, alla fine del-
Panno, commentava:

Se si paragona l’attività attuale del Segretariato internazionale fem­


minile al suo lavoro nei primi mesi di esistenza, si ha la soddisfazione
di costatare che, durante quest’anno, l’Internazionale comunista ha mes­
so radici profonde fra il proletariato femminile. Il lavoro dei partiti co­
munisti fra le donne dopo la II Conferenza internazionale si sviluppa
sempre di più e noi abbiamo tutto il diritto di credere che l’azione
del Segretariato internazionale femminile aiuterà Pie a fare del prole­
tariato femminile di tutti i paesi un difensore devoto degli obiettivi
di emancipazione dell’Internazionale comunista.91

La II Conferenza internazionale delle comuniste si tenne a Mo­


sca dal 9 al 14 giugno del ’21, prima del I I I Congresso del Co-
mintern. Riuniva 82 delegati di 28 paesi, contro i 25 delegati

88 Entro il dicembre 1920 e il maggio 1921 erano stati spediti in 23


paesi di tutte le parti del mondo 33 opuscoli differenti in 1.451 esemplari,
439 esemplari della rivista « La Comunista », 167 bollettini della « Pravda »,
158 bollettini de « L ’Internazionale comunista, 38 numeri dell* « Izvestija »,
organo del Comitato centrale del Partito comunista, 185 altre pubblicazioni.
Cfr. Rapport du Secretariat féminin auprès de Pie, cit., pp. 1 -2 .
89 Ivi, p. 1 .
90 Ivi, p. 2.
91 A. Kollontaj, Le travati du Secretam i internationale des femmes, cit.,
p. 4984.

43
■ , avevano partecipato alla I C o n fe r e n z a ne l9 Jo
di W PKS1, Lcl,e ” La si d ed icò m a g g io re im p e g n o c h e alla „ t(.
Senza dubbio, ad . Uo steSSO la v o ro p re p a ra to rio . All",
cedente, com e e i™0 * e g re ta ria t0 av ev a g ià in c a r ic a to la S ta i, de
nizio di dicem bre, t c o n ta tti p e rso n a li co n i rappresen.
legata d d l.’^ tl’ ° . , MosCa e p o i, neUa se d u ta d e l 2 7 m u *
,an t, stranter, m a un s it0 o rg a n is m o p e t |a
„ 2 1 , aveva ^ ^ ^ , tu tti ,

convocazione de 0 flnn0, se ne dava l ’annuncio,


comunisti, nel gennaio obiettivi. con la I I Conferenza i,
mentre ne venivano c g o ie ne; differenti paesi, j„

Id fc L S e M o n n e d e ll’azion e fra le d o n n e fo s s e ro ln
relazione con la funzione essenziale d ella I I In re rn a z to n a le , con-
sisrente nel « raggruppare le forze del p ro le ta ria to c o m p re se le
donne al fine di accelerare l ’evolu zione d ella cla s s e o p e r a ia verso
la conquista del potere ». Si chiariva:

Dato che la Conferenza femminile ha luogo tra i due congressi ge­


nerali, le organizzazioni politiche e sindacali dei comunisti dovrebbero
delegare anche compagne istruite, provate, così come esse debbono vi­
ceversa incaricare compagni a partecipare alla discussione della Confe­
renza femminile. Nelle sedute di Mosca non si tratta di questione fem­
minile o maschile, bensì di un grandioso compito storico del proleta­
riato di tutti i paesi, della rivoluzione mondiale.92

In più, la Conferenza aveva già ambizioni d ’espansione e si


rivolgeva alle donne d ’Oriente. Il « Bulletin communiste » nel dichia­
rarsi soddisfatto del lavoro svolto dai partiti com unisti fra le don­
ne, aggiungeva che i risultati della propaganda comunista in O rie n ­
te non erano meno incoraggianti:

Dappertutto questi popoli curvati da un’oppressione secolare, aggra


vati dallo sfruttamento capitalistico moderno, si rivolgono fiduciosi alh
Russia dei soviet. Questo movimento è così forte che le stesse donne
mussulmane, tenute per cosi lungo tempo al di fuori di tutta la vita

92 1nternatìonde Kommuntstiscbe Frauenbewegung, An d ìe Kommunb


stischen Parteien, in «Die Kommunistische Internationale», IÌT 1921 ^
17, pp. 5 3 9 4 1 . * ’ n‘

44
sociale vi prendono parte, come ha già mostrato il recente Congresso
delle donne d’Oriente.93

]1 Congresso delle donne d’Oriente (4 5 rappresentanti) tenuto


dal 5 al 7 aprile aveva esaminato la situazione economica e giu­
ridica di queste ultime. Nella Conferenza veniva precisato che i
principi generali messi in opera dal partito per attirare le masse
femminili al comuniSmo restavano applicabili e vitali in Oriente, con
qualche variazione in base alle particolarità locali. La Conferenza
aveva inviato, in risposta ad un telegramma ricevuto, un indirizzo
a Lenin ed un altro alle operaie d’Occidente attraverso l’I c e il
Segretariato internazionale delle operaie94.
Dopo il Congresso delle donne d’Oriente anche al I Congresso
dei popoli d’Oriente — tenuto a Baku nel 1920 — , nella settima
seduta del 7 settembre la rappresentante della Turchia, Nadya Kha-
num, intervenne sulla questione femminile. Essa esaltò il movi­
mento delle donne come una parte importante e necessaria del
movimento rivoluzionario generale. « Le donne d’Oriente » disse
« non lottano solamente per il diritto di uscire senza velo, come
si crede abbastanza sovente [ . . . ] » . La rappresentante turca non
era soddisfatta di ciò che il governo del suo paese aveva fatto per
la donna nel campo dell’istruzione (creazione di una università
speciale per le donne), e lamentava che l’aumento dell’occupa­
zione femminile fosse rimasto circoscritto al periodo della guerra9596.
Il dato più rilevante della II Conferenza fu il tentativo di fare
del Segretariato femminile internazionale un’organizzazione effi­
ciente, dedicando ampia attenzione alla sua composizione e stabi­
lendo anche l’elezione, accanto ai suoi sei membri, di una rappre­
sentante distaccata presso il Profintern, che s’occupasse delle donne
iscritte ai sindacati%.

93 La Conference internationale des femmes communistes, cit., p. 328.


94 Cfr. A. Kollontaj, La Conférence des femmes communistes, in « Bulletìn
communiste », I I , 2 giugno 1921, n. 23, p. 390.
95 L'Internationale communiste et la liberation de l'Orient, in Le premier
Con grès des peuples de l'Orient, Bakou 1920, Editions de l’Internationale
communiste, Pétrograd 1921, pp. 149-209.
96 II I Congresso internazionale dei sindacati rivoluzionari (3-19 luglio
1921) insisteva sull’esigenza di attrarre le operaie nel movimento sinda-

43
L ’attiv ità svolta dalla C o n fere n z a d el '21 fu in
,e n » p e r prirrtn co sa, «He d elegare fu ro n o d tsrr,b u tti
T ' t m7Ìone econ om ica e g iu rid ica delle donne, Sulla „ S
zio e fem m inile n e ll'in d u stria, su lla p a rte c ip a z io n e d elle o p t H
sindacati e so p rattu tto nelle organ tzzaztom te r z ,m u t u a z io n i,J
b a ca ti e sopra........... . n K conform i agii inintenti
i _____ ^ o n am p n te c o n fo rm i agli dello*),,
te n ti d p llv .,.
u dom ande erano , fo r tific a te il c o l l e g a ^ '
del giorn o: « me io
fcm I„ in ili d ei partiti com unisti, at[.
internazionale . internazionale e p artecip azion e d.1
v iti de. Segretariato prolew ria e p er i d ir i,,! ^
le operaie alla lotta pe

** " t “ S r f f e n z a propose il modello della Russia sovit.


Anche la « 0 , 0 « baluardo della rivoluzione mondiale*

r ,S :ì “ « •" — - * -■ *
lotta:

questo movimento non è qualcosa di isolato e di indipendente, è una


parte inseparabile di tutto il movimento internazionale del proletariato
rivoluzionario riunito nella III Internazionale.95

La Kollontaj chiariva ancora lo stretto rapporto fra il movi­


mento femminile e quello di tutti i lavoratori, dichiarando che la
II Conferenza non aveva in programma un’azione parallela a quella
dell’Internazionale, ma voleva essere un arricchimento delle forze
creatrici dei partiti comunisti attraverso l’elaborazione di metodi

cale rivoluzionario e escludeva la costituzione di organizzazioni sindacali


femminili separate. Anzi, l’Internazionale sindacale rossa non condivideva la
azione dei sindacati riformisti nei confronti delle operaie intesa a sfruttare
e licenziare le donne: stabiliva pertanto che un sindacato poteva essere am­
messo all’IsR solo se si liberava dei vecchi pregiudizi e si impegnava alla
difesa e protezione del lavoro femminile. Cfr. Les fem m es et les syndicats,
in Internationale syndacale rouge. Proletaires des tous les pays unissez vousì
Kesolutions et décisions du I-er Congrès Internationale des syndicats re-
volutionnaires du 3 au 19 juil-let 1921, s.e., Moscou 1921, pp. 56-7.
97 Buro zur organisation der II. Internationden Kommunistìschen Frauen-
Konferenz, in « Die Kommunistische Internationale », I I I , 1921 n 17
pp. 544-7.
96 La I I Conférence des femmes communistes. Siège des ouvrières, in
«M o sco u », I, 11 giugno 1921, n. 15, p. 2 .

46
„avi di P™Pa*anda fra le donne a ttm tc nella lotta attiva. In
"lina conformità a queste sue precedenti affermazioni, nella se
còmlfl scduta’ h Kol,° maÌ affromò la questione del Segretariato
femminile, inteso non come organo separato indipendente dall’In.
^nazionale " , ma strettamente collegato a quest’ultima. Sul pro­
blema intervenne anche la Zetkin, che individuava fra le cause della
scarsa attività del Segretariato durante il suo primo anno di vita le
difficoltà di comunicazione. Pertanto si discusse sull’esigenza di un
organo ausiliario che contribuisse alla direzione del movimento
femminile in Occidente.
Gran parte della II Conferenza fu dedicata alla discussione sui
metodi dell’organizzazione femminile. Dopo che la Kollontaj ebbe
illustrato le funzioni delle assemblee di delegate nei raggruppa­
menti all’interno delle imprese, si parlò della possibilità di appli­
care questo modello organizzativo nei paesi capitalisti. Per l'Orien­
te, invece, al primo posto si poneva il problema della stessa diffu­
sione dei principi comunisti.
La rappresentante dell’Ungheria, dove il movimento femminile
era quasi scomparso per il ‘ terrore bianco ’, riferì dei tentativi
di costituire presso le organizzazioni comuniste, ridotte ormai a
vita clandestina, sezioni per la propaganda femminile.
La discussione sui metodi vide in disaccordo la Kollontaj e la
Zetkin, la prima decisa a sostenere l’esigenza di nuclei comunisti
fra le operaie, la seconda, ribadendo le idee già espresse nelle con­
versazioni con Lenin, più interessata alla propaganda fra le casa­
linghe e le intellettuali. La Lilina intervenne per sostenere, fra
l’altro, la necessità di usare ogni strumento per la propaganda
delle idee comuniste:

La tribuna parlamentare, la stampa, le riunioni pubbliche, tutto de­


v’essere utilizzato il più largamente possibile. I bisogni del proleta­
riato devono servire da punto di partenza non per migliorare la sua
sorte sotto il regime capitalista, ma per denunciare costantemente la
impossibilità di risolvere le questioni economiche e vitali con la via

w Uno dei membri del segretariato era anche membro dell’Ic, come si è
ricordato.

47
* * t,forme. dd
smo c all instaurazione

x alVnnaninntà una risoluzione sui diritti tv%


La in f e r e n z a VOtuÒn,altra) proposta dall’Internazionale della ^
Ime» delle donne ^ delk sezioni femminili coi movimenti
venni, suUa col bo ^ d au deU,8 marzo per celebrare la gÌ0r.
giovanili. Si sta ricordo della pnma manifesta-
nata internazionale della aonn ,
zinne di operaie contro il regime zarista.
' Un’importante risoluzione sul Segretariato venne approvata nella

i r . m x - z
ai rapporti i n ,e m a n a l i , c o n t a b i l i a,mene
L i sei mesi. Veniva anche decisa per migliorare e regolare ,1 col.
legamento del movimento comunista femminile fra tutti i paesi
la costituzione in Europa occidentale di un organo auadtano del
Segretariato, con compiti esecutivi. Esso doveva dipendere dalle
direttive del Segretariato centrale di Mosca e dell Esecutivo del-
l’Internazionale comunista10101.
La Conferenza costituì, nel complesso, una conferma della linea
politica della 111 Internazionale nei confronti del movimento fem­
minile e ribadì il rifiuto di una sua divisione all interno dei partiti
comunisti

Nessun parallelismo, dunque, nel lavoro, ma integrazione dell’opera


del partito con l’attività creativa e l’iniziativa della donna.102

L ’interesse per lo sviluppo del movimento femminile comunista


da parte degli stessi dirigenti del Comintern apparve evidente an­
che nell’ultima seduta della Conferenza, quando Trockij affermò:

100 La II Conférence des femmes communtstes, in «M oscou », I , 19 giu­


gno 1921, 21, p. 2.
101 Si fa qui riferimento alla risoluzione sul Segretariato comunista interna­
zionale delle donne, approvata nella seduta delVll giugno 1921, dopo la re­
lazione della Kollontaj e Tintervento della Zetkin. Cfr. Tesi e deliberazioni
del 111 Congresso mondiale delVlnternazionale comunista, cìt., p. 217.
102 Ivi, p. 201.

48
• ento delle donne ha oggi un’enorme importanza per lo svi­
li rD^vJj jotta rivoluzionaria [...]. Abbiamo perduto qualche illu-
IUPP° «juHa rapidità d’evoluzione della rivoluzione mondiale, le nostre
8ÌOnC•S azioni si sono ingrandite e fortificate, abbracciando nuovi pae-
o^nuovi stratj del proletariato. Ma i nostri nemici non hanno dor-
81 C e ciò prova che la lotta intrapresa sarà accanita, richiederà una
mlt° e tensione di forze, una utilizzazione esatta e abile di tutte le
Cn° nonenti del movimento proletario. In questo movimento la donna
W dev’essere e non sarà piu un’infermiera nel senso politico della
n«ola, una simpatizzante; ma una partecipante diretta del fronte ri­
voluzionario comune.103

L ’intervento, che dimostrava la volontà di annullare l ’emargina­


zione femminile all interno del movimento com unista, costituiva
un’ulteriore con ferm a dell’importanza che s’attribuiva nell’Interna
rionale al ruolo sociale e politico della donna.

kb La II Conférence des femmes communistes, cit., p. 2.


Il
pronte unico

(1922-1928)
e questione fem m inile
1. La condizione femminile negli anni Venti

Il riflesso dell’ondata rivoluzionaria, già individuabile nel ’21, si


venne sempre più evidenziando nel corso di tutti gli anni Venti, e
assunse nei vari paesi caratteristiche diverse. Anche la problematica
relativa alla condizione femminile si arricchì di contenuti nuovi,
specialmente in alcuni Stati del mondo capitalistico, presentando
però momenti degni di interesse anche altrove, particolarmente in
Unione Sovietica e in Cina. L ’intervento del Comintern, soprat­
tutto rivolto all’inserimento delle donne nella strategia rivoluzio­
naria, si scontrò con una realtà socio-politica che, pur essendo dif­
ficile, non impedì tuttavia lo sviluppo complessivamente positivo
del movimento comunista femminile.
Il quadro entro il quale s’inserisce l’intervento della III Inter­
nazionale è connotato dall’avvento del fascismo in alcuni paesi
europei.
Il tentativo intrapreso dalla sezione italiana del Comintern di
avviare un solido rapporto con le masse femminili, si scontrò con
i ritardi del Partito socialista nel settore del lavoro femminile. Con
provvedimenti demagogici, quali il voto amministrativo concesso
nel ’25 ma mai attuato e ‘ debitamente ’ limitato ad alcune catego­
rie, il fascismo riuscì intanto a mascherare la sua linea repressiva
e fondamentalmente antifemminista. Allo scopo di raggiungere più
ampi consensi, esso si servì di un’abile propaganda * biologistica \
facilmente recepibile dalle donne a causa della dominante influenza

53
rivolta ad esclu d erle e dal ruolo e « t l.
della t r a d i r n e ««| > ; ione s o d o -p o li.ica .
domestico e dalla jn s e riron o senza d.fficol à ,
In queat» " tava„ o com e o r g a n i z s o ™ apolm che, in,
Icmminili ', c t e »■ P" * ticam Em e a s s is te n ti,, trasfo rm ate, M i
erdassiste e Pr08 ram . associazioni di m assa. N e l 2 7 il conso.
dal, '25,. in de'
vererepime
e .P r0Plesasperò
„ „ lfl ulteriorm
u lte rio rm ente
en te 1l ’im
im postaztone i,W
postatone id *,
Irdnmen cr , ^ a esaltare il ruolo della famiglia cari.

candola di contenuti ancor pid ' v i r i t e l a ' e ' mtsogtm ' con K
b e t t i dell'incremento della campagna demografica: lm tem o « ,
d riuscire a superare la crisi del modello familiare patriarcale e
a .oriiario seguita, sia pur in modo confuso, all ingresso mas,kci„
delle donne nel mondo della produzione durante .1 periodo bellico.
L e associazioni fem m in ili clericali presenti anche se in numero non
rilevante, svolgevano ad ottenere
un ruolo ausiliario, riuscendo
l’adesione delle m asse femminili al fascismo. U n eccezione era co­
stituita da alcuni gruppi di lavoratrici che, attraverso il lavoro —
in specie nell’industria tessile, ma anche nelle risaie — avevano
acquisito la coscienza di classe e lottavano per il miglioramento
della loro condizione di lavoro con scioperi e altre dim ostrazioni1.

In Germania le conquiste legislative, conseguite alla rivoluzione


fallita del ’18-’19, non avevano modificato effettivamente la condi­
zione delle ted esch e: si riducevano pressappoco alla * giornata lavo­
rativa di otto o re * e al diritto di voto e di associazione, non ri­
guardavano in vece la parità salariale fra i due sessi. Sussistendo
ancora relativa alla smobilitazione postbellica dell’S
l’ordinanza
marzo 1919, che sanciva il licenziamento delle donne sposate, la
maggior p arte della popolazione femminile era ricondotta esclusi­
vam ente a funzioni di casalinga.

Non meno determinante in direzione antirivoluzionaria fu il pro­


cesso involutivo subito dallo stesso B d f , che continuava ad es-

àonna e della fa m ìg li^ T u ra ^ t^ lla s c is m o ^ C e Politica della


M acchiceli, La donna ' n era ’. Firenze 197* M . A.
Milano 1976; C. Ravera, Breve storia del moviment * \aScnmo' Feltrinelli,

m 2 Bond0ttÌ’ * * * - e <uesHonemZ l & m£ % X U92-

54
strc I. piu grande « » e ,a z ,o n c fem m inile del periodo, pur trasfnr
— si de lega d. em , . « i s . e n a . l i e di opinione « d ic a le in orna
nteasione corpora„v,s „ea. La sua incapacità di trovare u n , sòl, ‘
f™ democrauc, a ll, questione fem m inile era dovuta al rifiuto
ella mediazione de, p a r,,,, e del gioco parlam entare in favore del !
donne Senza mod,ficare ,1 quadro ideale socialdarwinista essa t s Ò
, trasformare, ,n assocazm ne d i gruppi di pressione corporativa

feM a^com une diffidenza ^ * * * ^ ^


all'origine della loro successiva disponibilità è
mente 1 ideologia nazionalsocialista 2. cettare Passiva-
Da parte loro, le donne della Sozialdemokratische Partei
Deutschlands (S p d ) non superavano la linea pacifista, limi­
tandosi sul « Frauenwelt » ad interventi su questioni pretta­
mente assistenziali ed educative. L ’inserimento delle lavoratrici nei
sindacati liberi si rivelava insoddisfacente, nonostante la costante
situazione di sfruttamento femminile, sempre presente, anche nei
momenti di incremento produttivo che, negli anni Venti, si alter­
narono a quelli di maggior crisi: il salario delle operaie era global­
mente inferiore di un 36% rispetto a quello degli operai, mentre
le lavoratrici rappresentavano circa il 2 0 % della forza-lavoro. Al­
cune operaie erano state attratte dalla Katholischer Frauenbund,
che svolgeva propaganda contro la partecipazione femminile alla
vita politica; la Deutschnational Frauenorganisation con la rivista
« Die deutsche Frau » s’impegnava dichiaratamente per « la pu­
rezza della razza », manifestando avversione al lavoro extradome­
stico della donna3.
In America e in Inghilterra la conquista del diritto ‘ limitato ’
di voto ebbe conseguenze importanti rispetto agli sviluppi del fem­
minismo, che in entrambi i paesi perse la caratteristica di un mo­
vimento organizzato delle donne della classe media, comunque

2 Cfr. G. Pomata, Dal femminismo al corporativismo: il movimento fem­


minile tedesco dall'impero al nazismo, cit., pp. 110 -22.
3 Die Lage der arbeìtenden Frauen in Deutschland, in Arbeìterbewegung
und Frauen emanzipation 1889-1933, cit., pp. 117-21. Cfr. anche G. Hanna,
Le mouvement syndical féminin en Allemagney in « Revue intemational du
Travail », cit., pp. 23-39.

55
propenso a un avvicinamento ai partiti per obiettivi c
giunto il principale scopoperseguito,
in Am erica n e l^ n ^ -
’,
ghiherra nel 1 8 non fu piu possibile una sostanziale int ^ In-
donne delle diverse classi. esa fra j,
NegliStati Uniti le borghesi cercarono soluzioni individ
alle condizioni personali di insoddisfazione, acuitesi per ]» aiSt'c^e
to peso della tecn ologia moderna che ne aveva u lte rio rm ^ ^ 11'
dotto la funzione aH’interno della fam
iglia,mirando all’ins • * ^
nel settore dei servizi e nelle professioni tradizionalmente ^
derate maschili \ Questi obiettivi non riguardavano le operaie0"8'
anche dopo il '20 continuarono a subire la discriminazione6 1 *
riale, in quanto lo sviluppo econom ico am ericano non si era
dotto in miglioramenti sociali, né per lo ro né per gli altri lavo *
tori. Le operaie dell’industria tessile e dell’abbigliamento p J t ^ '
parono agli scioperi sotto la guidadellaTradeUnion E d u c a tic i
League, e non della N w tul, che continuò a perseguire o b ietZ
riform
istici, piuttosto che impegnarsi nell'organizzazione politio
delle operaie. Inpiù di un’occasione — anche ufficialmente durante
1 assemblea generale del >24 - , si conferm ò il coHegamento c J J
I’A f l 45.
In Inghilterra, dopo la conquista del diritto di voto, che pure
soltanto nel ’28 venne esteso a tutte le donne senza lim iti di censo
né di età, non fu piu possibile un incontro fra femminismo e mo­
vimento operaio, anche se le laburiste, nello spirito della tradi­
zione secondinternazionalista, continuarono a circoscrivere le loro
rivendicazioni a una legislazione protettiva, soprattutto in difesa
della madre.
Negli anni Venti nell’ambito della m iddle class , com e reazione alla
repressione sessuale dell’epoca vittoriana, si m anifestò una generica
spinta ribellistica che mirava soltanto a un superam ento del co-

4 A .D . Gordon, M .J.B u h u le, N .E .S ch ro m , A . D avis, Donne bianche e


donne nere nelVAmerica dell'uomo bianco, cit., pp. 9 4 -1 2 0 .
5 Cfr. A. G. Maher, Uorganisation syndicale des fem m es aux EtatsA Jnis,
in «Revue internationale du T ravail», V , 1925, n. 3 , pp. 3 9 0 -1 . C fr. anche
R .C . Boyer, H . M .M orais, Stona del movimento operaio negli Stati U niti,
1861-2955, De Donato, Bari 1974, pp. 322-47; W .H .C h a f e , T h e A m erican
Woman> Oxford University Press, New York 1 972; K . Sacks, L e radici d i
classe del jemminìsmoi cit., p, 14.

56
ume sessuale, senza prendere in considerazione tutte le impli-
elioni socio-culturali ad esso connesse. Sotto la pressione di tali
fermenti si giunse nel ’23 a varare un provvedimento legislativo,
il Matrimoniai Causes Act che, legittimando il divorzio per en-
rambi i coniugi in caso di adulterio, coglieva ancora una volta
tra
olo gli interessi delle coppie borghesi6.
s
la condizione delle operaie inglesi era peggiorata salarialmente,
essendo stato ridotto il potere di contrattazione delle Trade Boards
(Commissioni di rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro
sulla questione del minimo salariale). Sotto la spinta dei processi
di contrazione della forza-lavoro occupata, le donne erano costrette
a ripiegare sul lavoro domestico. Nel '22 s’occupò della questione
un gruppo di donne della Trade Union Council, essendosi attuato
nel frattempo il processo di fusione della Women’s Trade Union
League con la stessa Confederazione dei sindacati. Il T u e rappre­
sentò, quindi, un effettivo riconoscimento dell’importanza della
partecipazione delle donne al sindacato, incrementandone l’ingresso
e l’attività nelle organizzazioni. Nel '26 l’apporto delle donne allo
sciopero di solidarietà dei lavoratori in occasione della serrata con­
tro i minatori, fu particolarmente significativo. Tuttavia, quando
nel 1927 l’intero movimento sindacale subi le conseguenze della
Trades Disputes and Trade Unions Act, intesa a proibire gli scio-
jteri di solidarietà, dopo lo sciopero generale e in presenza della
depressione economica, molte donne già impegnate nella lotta di
classe si ritrovarono in una situazione di isolamento7.
Nonostante le contraddizioni e i passi indietro, nel complesso
gli anni ’20 manifestarono un maggior interesse da parte dell’or­
ganizzazione sindacale ad accogliere le lavoratrici. Cosi accadde an­
che in Francia, dove, la stessa Federazione del Libro, tradizional­
mente ostile all’attività extradomestica della donna, giunse all’ac­
cettazione delle iscrizioni femminili; le donne entrarono cosi a far
parte anche dei congressi della Confédération générale des Travail-
leurs unifiés, che era costituita di comunisti e sindacalisti rivolu-

6 S. Rowbotham, Esclusa dalla storia, cit., 1977, pp. 193-4.


7 S. Lewenhak, Women and Trade Unions, cit., pp. 177-98.

57
, ,025 una donna pori* accedere per la prima v o i,, ^

(unzione di * 8 eco „om iche se g u ite alla guerra mo„diJlt


1„ Russia le din c iv ilc s'o p p o n ev a n o alla concreta
alla rivoluzione e * ^ p ro sp e ttiv a * un effettivo i„ * .
plicazionc delle " ® * . mondo del la v o ro . V e rso la metà d .,l,
rimemo delle donne (N u ova P o litic a E co n o m ic a ), riusci ,
anni Venti neanche ^ ^ d ella p o p o lazio n e: gli aspetti pili
risollevare le o o " d ® ° e riguardavano s o p ra ttu tto il p,obicm,
inquietati» della situ donati a se s te ssi in segu ito allo « * ,
dei figli che venivano ]a p r a a a a d ella disoccupa,
alimento di m o ti ma ’ 0 f em m in ili c la carenza dell, i
zione e aell’analfflbeusm o^oprat^^ ^ sanciva il riconoscimento

stru ttu re sociali. 11 L o [ . m atrim 0n io ‘ di f a t t o ' , si proponeva di


della validità g iu rid ica azione rafforzan d o il nucleo fami-

■t i s t f »
bare attrave

l’em ergere di un intenso dibat-
A questo risultato si «PP sessuali, che presentava
tito sulle questioni < queIle deJ periodo prece-
pero ca ra tte ristich e entram be le epoche
dente e su ccessivoalla morte di Lenin, in . . . . . . .
comunque le discussioni riguardavano gli interventi d, AI ksandra
Kolioiuaj, intesi a negare una soluzione meccanicistica della quc
stione femminile. La Kollontaj, attraverso una presa di posizione,
che nel suo anticonformismo rimaneva tuttavia fedele ai principi
marxisti, si inseriva nel dibattito sulla questione femminile con
un contributo originale che attribuiva al lavoro la prerogativa di
permettere alla donna l’affermazione della sua personalità. Tale
concezione, prendendo le distanze del movimento femm inile bor­
ghese, postulava il superamento della tradizionale sottom issione
al sentimento amoroso e proponeva la figura della * donna nubile ’
e i’ * amore gioco’. Proprio perché sottolineava la necessità della89

8 M. Guilbert, Les foncttons des femmes dans Vindustrie, M on ton , Paris


1966, pp. 64-5; M. Guilbert, Les femmes et Vorganisation syndicale avant
1914, cit,, p. 436.
9 Sul Codice del lavoro del 1926, cfr. D. Norton, W om en in th è Soviet
Fxonomy, Baltimore 1966.

58

*
s0cializzazione dell’attività domestica e dell’educazione dei figli,
il discorso della Kollontaj rimaneva in un’ottica rivoluzionaria.
Essa mantenne tale visione libertaria anche dopo il 1922, dopo
aver abbandonato la linea dell’Opposizione operaia (che per molti
mesi l’aveva indotta a rivendicare più democrazia all’interno del
partito e il controllo deH'economia da parte dei lavoratori attra­
verso i sindacati). Gli attacchi della stampa del partito, che riflet­
tevano una diffidenza nei suoi confronti non solo a causa della
posizione sostenuta in relazione alla problematica sessuale, si in­
tensificarono verso la metà degli anni Venti, dopo la morte di Lenin.
Nella situazione caratterizzata dalla ‘ corruzione ' giovanile, dal di­
lagare della prostituzione, da un diffuso ricorso all’aborto e dalla
preoccupante mortalità infantile, la Kollontaj divenne il simbolo
di un pericoloso ‘ permissivismo \ Attribuendole ingiustificatamente
la ‘ teoria del bicchier d’acqua ’, ne veniva travisata la portata del
messaggio ed era impedito di fatto lo sviluppo del dibattito sulla
questione femminile10.
Per una migliore comprensione dello sviluppo dell’organizzazione
femminile comunista cinese, sorta nel 1922 con la creazione da
parte del P c c di una sezione di donne, è opportuno ricordare l’e­
sistenza già all’inizio della repubblica borghese, nel ’12, di un mo­
vimento influenzato dalle suffragette occidentali, ma impegnato an­
che nella lotta contro la società feudale patriarcale. Lo sviluppo
del movimento per i diritti delle donne assunse una duplice di­
mensione; una più specificatamente ‘ femminista*, comprendente
le masse femminili più numerose — soprattutto studentesche, ma
anche contadine — , l’altra riguardante invece le operaie. La tra­
dizione femminista fu mantenuta dal Kuomintang, che svolgeva
un’intensa attività fra le donne allo scopo di creare dei gruppi a
sostegno dei loro diritti, in conformità alla politica nazionalistica
da esso perseguita. Il Partito comunista invece era impegnato in

10 C. Fracassi, li ciclone Natascia, Rapporto sulla rivoluzione femminile in


Urss, cit., Cfr. anche: A. Kollontaj, ComuniSmo, famiglia, morale sessuale,
a cura di M. Gramaglia, cit.; C. Fracassi, A. Kollontaj e la rivoluzione ses­
suale, cit.; E . Kendall Bailes, Alexandra Kollontaj et la nouvelle morale, in
«Cahier du monde russe et soviétique », V I, ottobre-dicembre 1965, pp. 471-
96.

59
un lavoro di sensibilizzazione rivoluzionaria delle
masse f
nili eri>tìii
Nell'ambito socialdemocratico, nelle Conferenze della .
ricosti,
Internazionale operaia socialista, svoltesi nel ’2 5 a M a rsig lia '^
Bruxelles nel ’2 6 e nel ’2 8 , si continuava a rivendicare la p a
zione legale delle operaie e il diritto di voto alle donne in *
paesi che ancora non l ’avevano loro concesso ,2.
La stessa Organisation internationale du Travail, già fondata ne|
1919, inseriva nell’ambito del programma di riforme legislative
anche la protezione della lavoratrice, confermando questa posizione
nel corso degli anni Venti, anche se a partire dal Congresso di
Parigi del 1924 apparve la tendenza contraria a una regolamen.
tazione speciale*3. Nello stesso ambito di impegno legislativo si
svolgevano i Congressi dellTnternational Council of Women (Icw),
sorto a Washington nel 1888 all’insegna del pacifismo. Nel 1925 si
giunse alla significativa costituzione di comitati congiunti dellTcw
e dell’Organisation internationale du Travail che riprovavano ]a
comunanza di aspirazioni circoscritte alla tutela sociale delle
donne M.
Intervenendo sul movimento femminile socialdemocratico degli
anni *20, la Zetkin lo accusava di ridotta coerenza rivoluzionaria,
esprimendosi in termini estremamente critici, conformi al piu ge­
nerale progetto terzinternazionalista:

Il m ovim ento femminile socialdem ocratico è una culla di illusioni


sulla forza pacificatrice della Società delle Nazioni esso è altresi
la culla di tu tte le menzogne e diffamazioni contro il prim o S tato della
dittatura del proletariato e la sua costruzione socialista [ . . . ] . II m ovi­
mento femminile socialdemocratico si è im borghesito; nella conquista
di seguaci in buona fede si differenzia dal femminismo soltanto nella 123*

11 J. Kristeva, Donne cinesi, Feltrinelli, Milano 1975, pp. 94-121.


12 H. Cole, Storia del pensiero socialista, comuniSmo e socialdemocrazia,
1934-1931, Edizioni Laterza, Bari 1968, pp. 445-8.
13 Cfr. E. Sullerot, La donna e il lavoro, Bompiani, Milano 1977, pp.
165-9.
54 Women in a Cbanging World. The Dynamìc Story of thè International
Council of Women since 1888, Routledge e Kegan Paul, London 1966, pp.
1 Al *

60
on nella sostanza; esso non precede piu i partiti e i
, «scolo?*- 1112 " M i collegato, chiarendo i problemi della questione
lindacati con. ' ?andone l’azione; esso è il docile servo di questa orga-
servizio della grande borghesia.»
nazione al *

r
{ ^ conquista delle masse femminili

sul ‘ fronte unico ’ si inserirono senza molte difficoltà nel


j Le tesi
discorso già avviato dalla I I I Internazionale sull’importanza della
partecipazione delle masse femminili all’impegno rivoluzionario.
Il 25 dicembre 1921 il presidium dell’Esecutivo aveva adottato le
tesi intitolate Sul fronte unico operaio e sul rapporto con gli operai
appartenenti alle Internazionali due e due e mezzo e di A m ster­
dam con gli operai che sostengono organizzazioni anarco-sindaca-
hste. Ora, nei 2 2 , 1 Esecutivo ricordava che gli apparati statali
permanevano nelle mani delle borghesie, e aggiungeva che biso­
gnava conquistare « non più soltanto le migliaia o le decine di
migliaia, ma le centinaia di migliaia e i milioni, attuando nella
realtà il grido del I I I Congresso mondiale “ nelle masse! ” '6.
Nello stesso anno, 1 Esecutivo raccomandava un più intenso « la­
voro comunista fra le donne » , per inserirle nel fronte unico pro­
letario e invitava i Comitati centrali dei partiti affiliati a impe­
gnarsi nello svolgimento di alcune funzioni organizzative riguar­
danti le relazioni con il Segretariato femminile, a procedere alla
convocazione di congressi e conferenze di comuniste, a formare
nelle scuole del partito militanti di ambo i sessi e a riservare nella
stampa un più ampio spazio al lavoro fra le donne15*17.

15 C.Zetkin, Zur Gesckichte der proletariscben Erauenbewegung Deut-


schlands, cit., pp. 212-23.
w Cfr. Il Comitato esecutivo dell*Internazionale comunista per il fronte
unico del proletariato (raccolta di documenti ufficiali a cura del C E dell'In­
ternazionale comunista) , Libreria Editrice del Partito comunista d’Italia,
Roma 1922, pp. 17-24.
17 Po«r l'Internationale des femmes communistes. Circoulaire adressée par
l'Exécutif aux Com ités centraux des partis affiliés, in « L a Correspondance
Internationale » , 1, 18 gennaio 1922, n. 5, p. 40. Secondo le direttive del H I
Congresso mondiale, ebbe luogo a Berlino, il 25-26 gennaio del 1922, la I
Conferenza delle corrispondenti internazionali alla quale presero parte rap-

61
.- i t o l i quali quello apparso sull’ « O rd in e nuovo» - ,
, I t e proletarie debbono entrare n ei quadri d e l i b e r a i
— U„ forre richiamo a una maggiore cq„sapevo° £
liiic» Le dorme erano invirate a leggere , programmi del pa,‘
^ " o m u n is r a e a meditare su di esst:

Debbono r i t t a » i| C ™ S l ’" ^
f c S - i : creare e che Uberert anche le donne dall, ^
schiavitù da cui ora sono oppresse.

Oui come altrove il riferimento alla condizione di supersfrutta-


mento della donna, era funzionale all’obiettivo principale. Clara

Zetkin spiegava:

l’emancipazione dei lavoratori può essere so lam en te o p e ra della classe


operaia stessa. Q uesta quanto m ai g igan tesca e fe co n d a o p e ra della sto-
ria non può tuttavia mai e poi mai essere co m p iu ta se essa è spaccata
in due metà secondo i sessi [ . . . ] . C om e gli u o m in i e le d o n n e del prò-
letariato sono uniti in una necessità v itale ch e soffoca an im a e corpo,
cosi li deve anche unire ardente od io co n tro il ca p ita lism o , fiduciosa
e ardita volontà di lo tta per la riv o lu z io n e .19

presentanti della Russia, Germania, Bulgaria, Svizzera, G ran Bretagna, Fran­


cia, Romania, Danimarca e Svezia. Erano presenti la Zetkin, la Sturm e la
Colliard: cfr. H. Sturm, Erste K onferenz d e r In tern a tio n d en Korresponden-
tinnen der K. I., in « Die Kommunisfische Fraueninternationale » , I I , 122,
3/4, p, 27 e K.Gutmann, Etne internationde K on feren z d er Kom m unisti-
seben Korrespondentinnen, in « Internationale Presse-Korrespondenz » , II,
11 febbraio 1922, n. 1 6/17, p. 133. « I n quell’in con tro» ricorda Camilla Ra-
il1 Piacere * conoscere personalmente Clara Zetkin e la pos-
t Parlare. . con numerose compagne provenienti da paesi e situazioni
diverse, di raccogliere notizie e indicazioni interessanti e utili al nostro lavoro

S r /i/r r -
una commissione incaricata di studiare la situazione Confer? nza fu nominata
donna e il ruolo femminile nel * t o s o n e economica e sociale della
la commissione iniziò i lavori dei quaìTfomf noti3*0’ S ?nd? S° 11 Congresso,
“ òsche Fraueninternationale» d t sL T l nvista « K e Kom-
m « Die Kommunistische FraueninternationsV Mut*er*chciftsfursorge, in
ett tn der geselhchaftlicben Wirtschaft in «Die ir V 6 e Frauenar-
ternauonale», D, 1922, 9/10. ’ ln Dle Kommunistische Frauenin-

’ n‘ Pp. 123^

62
f ; ,-nilitante tedesca ricordava che il capitalismo dilatava in
l 1 j ej|a democrazia i privilegi dei ricchi, benché « parassiti »,
|r; n0lTie ^fiutava contemporaneamente istituzioni e misure sociali
| mentr^ ajjeggerire la sorte delle lavoratrici che invece « con la
teSC a il cervello sono moltiplicatrici del benessere e della cultura
man0 e 2g
della società » •
In ogni occasione veniva ribadita la natura politica della con­
dizione della donna e si perveniva alla condanna del capitalismo,
mettendo in evidenza la comunione di interessi fra proletariato
femminile e maschile.
Il Partito comunista d’Italia, per citare un esempio, nell’affron-
tare il tema della prostituzione, « dichiarata libera per l’egoistico
concetto di libertà che ha il solito sapore di sarcasmo nella facile
filosofia democratica », concludeva invitando tutte le donne all’im­
pegno rivoluzionario nel fronte unico dei lavoratori contro il ca­
pitalismo e il regime borghese.

Levate la voce nella giornata internazionale in cui si protesta il vo­


stro martirio per affermare la vostra incrollabile solidarietà con tu tte
le donne lavoratrici del mondo, con tu tti i lavoratori del mondo, per
giurare che non tradirete giammai la causa dei vostri padri, dei vostri
fratelli, dei vostri figli e opererete con essi ad agguerrire le file del
proletariato rivoluzionario.20212

Liberata dalla funzione restrittiva di manifestazione femminile, la


giornata internazionale delle donne, diveniva espressione di volontà
e opera di tutto quanto il partito comunista: « Se manca questa
volontà pronta all’azione e all’abnegazione ». ribadiva la Zetkin, « il
capitalismo, benché condannato dalla storia, può vegetare ancora » n .
Si venne anche alle questioni più specificatamente organizzative.
Oggetto di severa analisi critica, proprio per l’importanza che gli
si attribuiva, era l’attività svolta dal Segretariato femminile e dal
suo organo ausiliario. Quest’ultimo, la cui esigenza si era avver­
tita già nella I I Conferenza internazionale delle donne comuniste,

20 Ivi, p. 124.
21 II Partito comunista d'Italia, sezione dell’Ic per la giornata delle donne,
in « L ’Ordine nuovo», I I , 8 marzo 1922, n. 67, p. 1.
22 C. Zetkin, Der Internationale Kommunistische Frauentag, cit., p. 123.
fu fenduto « Berlino e aveva c o m p iti di natura o r g a n a v a e
I L dal momento che la direzione politica del lavoro in te r n i'
L e ’ e l’iniziativa delle azioni internazionali erano riservate a| £
ctariato di Mosca, in d ire tto contatto con l’Internazionale *
l’Ufficio di Berlino, vincolato all applicazione delle risoluzioni <je|j
conferenze e dei congressi internazionali, spettavano la raccolta ?
trasmissione dei materiali concernenti il movimento delle Co '
mste nelle diverse sezioni dell’Io e il collegamento tra il Segreta'
nato e le sezioni. Gli si riconosceva il merito di aver contribuii
al progresso del movimento delle comuniste nell’Europa oecidei
tale, già sviluppatosi in seguito alla II Conferenza di Mosca, graxie
alla quale erano stati possibile un confronto con la condizione dell
donna nella Russia dei soviet e contatti personali delle delegai
tra loro. Mentre si lamentava la scarsità di collegamento con
merica, l’Australia, la Jugoslavia, la Romania, la Spagna, i] pQ
togallo ed il Lussemburgo, si apprezzava soprattutto la propaga H
scritta svolta dall’Ufficio. Quando in collaborazione con lfy tit u
di Demografia di Mosca e il Segretariato internazionale ven^
elaborato un progetto d’inchiesta sulla condizione eco n o m ia
C 8!undlca deUe saIanate in tutti i paesi dopo h
r a l L ' f i f v deBe MlarU,e in tu" i '' Paesi d°P ° fa
Ufficio di Berlino si occupò di trasmettere alle sezioni i rela
’ l, 0CmpÒ, dÌ aUe “ rioni > relativi'
quesiti accompagnati da una lettera esplicativa. Rientrava r J

“r r S .v i 'S r j '1 6 r a '‘ . r " „ 2 ' Pres»>»> «

femminile a Berlìno T ^ k n^ s i t à dello f ° Uontaj’ la * *

^scasarebbe rimasu f e « , non d d f t * f f * 1* Posizione

Zei/ vom K xi>die Exekutive der v d er K n l J * * ' ^ e n c &t u

mstischen Inter
64
articolare delle riviste « Die Kommunistin » (La co-
lingua organo del Partito comunista tedesco per l’agitazione
mUnista)^ ja stamp9 analoga degli altri paesi. Ancora a Ber-
femmiH' ^ Q ara Zetkin, in tedesco, su disposizione dell’Ese-
'Ìn° Cr della IH Internazionale e del Segretariato femminile comu-
CUtlV° rivista mensile « Die Kommunistische Fraueninternatio-
nlS,t0’ U, t 'internazionale delle donne comuniste), apparsa per la
"rima volta 8'® nell’aprile del 1921.
‘ ^ risuitato del ‘ lavoro fra le donne ’ fu uno sviluppo comples-
vamente positivo del movimento femminile comunista, non omo­
geneo però, tanto che all’assenza di una sezione femminile in Da-
nUnTrca corrispondeva il buon livello raggiunto in Finlandia, Nor­
vegia e Svezia.
Il Partito comunista di Finlandia era ancora illegale e l’Unione
delle donne apparteneva al Partito operaio socialista. Al suo Con­
gresso del dicembre '21, quest’ultima si era pronunciata per
la III Internazionale. La Lega norvegese femminile, che esi­
steva già da venti anni, perse il suo carattere prevalentemente
piccolo-borghese, aderendo all’Internazionale; essa esprimeva un
mensile, l’« Arbeiterkvinden » (La moglie del lavoratore). In Sve­
zia l’organizzazione femminile comunista era giovane, mentre era
consistente la presenza di un vecchio movimento femminile socia­
lista irrigidito su posizione piccolo-borghesi. Pubblicava tuttavia una
rivista mensile intitolata « Roda Roster » (Voci rosse)24.
In Germania, Austria, Cecoslovacchia, Bulgaria, Francia, Olanda,
Svizzera esistevano già Comitati nazionali per la propaganda fra
le donne, mentre in Italia si stava organizzando un Segretariato na­
zionale, a Roma, presso la sede della stessa Direzione del Partito
comunista. Supplementi femminili ai giornali comunisti erano stati
creati in Germania e Austria « Rote Fahne », in Francia « Huma-
nité », in Svizzera « Vorwarts » di Basilea e « Kampfer » di Zurigo.
Inoltre articoli occasionali e di informazione interessanti per il mo­
vimento delle donne comuniste, apparivano anche nelle colonne dei
quotidiani tedeschi, « Rote Fahne », « Provinzpresse », cecoslovacchi

24 A. Wallenius, Die Frauenbewegung in Skandinavien und Finnland, in


« Internationale Presse-Korrespondenz », II, 15 aprile 1922, n. 48, p. 389.

65
« Vorwarts », francesi « Humanité », italiani « L’Ord'
olandesi « Tribune », b e lg i « D r a p e a u r o u 6e e » *c svizzeri
• ,0e nt,ovo
« t-..
Ka%
'" M o t o particolare ai presentava la situazione in U n g h e * d>|
M° ‘ ’ l, in seguito alla controrivoluzione, il diritto di
” ° “ "nne era’ stato soppresso dal governo del conte Bdthlen, M|,„

' P ’ “ “ T o n o la direzione di Lucie Colliard, in Gran Breu.


gna sotto quella della C row fort, lavoravano sezioni speciali per ia

propaganda f a kjO T ne^ niie ^ conulnjsta di Germania,

riunitasi a Berlino il 2 8 settem bre 1 9 2 2 , espresse un giudizio »


riunitasi sulJo sviluppo del proprio movimento, pUr
«com an d an d o l'Intensificazione del lavoro per la conquista delle
donne ai sindacati e all'azione dei O rn agli di ab b aca. Le quatte,,
ra to delegate provenienti da tutte le parti della naztone a.trtbu,.
ono il merito della coscienza rivoluzionane delle tedesche all o
nera del Segretariato nazionale, che aveva proceduto alla creimene
di una vasta rete di Commissioni di agitazione femminile e si
adoperava tramite l'invio di circolari alle circoscrizioni per facili-
tare l’inserimento delle donne nelle azioni del partito .25678

25 Conferenze di donne comuniste (nazionali e regionali) si svolsero dopo


il I I I Congresso dell’I c in diversi paesi (Germania, Cecoslovacchia, Olan­
da, Francia e Finlandia), mentre in Austria se ne era progettata una per
marzo, cfr. H . Sturm, Rùckblick und A usblick auf die internationale Kotn-
munistische Frauenbew egung, in « Internationale Presse-Korrespondenz », II,
21 gennaio 1922, n. 9, p. 77.
26 Potevano, infatti, esercitarlo solamente le madri con piu di tre figli le­
gittimi di età superiore ai sei anni, le donne aventi frequentato otto classi
scolastiche, quelle esercitanti una professione liberale e le mogli dei titolari
di gradi accademici: cfr. K. Guttmann, Das W ahlrecht d er Frauen in Un-
garn, in « Internationale Presse-Korrespondenz », I I , 4 maggio 1922, n. 60,
p. 469.
27 H . Sturm, Wie steht es um die Kommunistische Frauenbew egung in
Westeuropa?, in « Internationale Presse-Korrespondenz », I I , 19 gennaio 1922,
n. 8, p. 66.
28 E. Baum, Die 111 Reicbs-Frauenkonferenz der K P D , in « Internationale
Presse-Korrespondenz», I I , 19 ottobre 1922, n. 202, pp. 1367-8. L a conse­
guenza immediata era stata la realizzazione di grandi riunioni pubbliche di
massaie, dirette contro il rincaro e per il pane a buon prezzo. Si erano per-
smo costituite, in importanti centri industriali della Renania e delia Sas

66
u orna del d,verso sviluppo <fe| movimento femminile i de ri
cercarsi soprattutto nella situazione oggettiva, storico-politica dei
sineoli paest, ma pur anche nella risposta delle varie sezioni alle
direttive terztnternaztonaltste. L'esempio piti probame è , '
dall'Ital.., dove ,1 movimento femminile comunista riuscì a c e
scere e a rafforzare, nonostante il regime fascista. Fu anzi nel „
nodo p reced en te la ‘ marcia su Roma ’ ch e il lavom A»; •
ir. le donne fu condo,ro pid a « . * . e in ^ £ uZdd
solamente ptu tari, a svtncolarsi dalle « disquisizioni femministi
d, stampo Piccolo-borghese o dalle formulazioni umanitarie coniate
da, propagandisti soc,almi », come rileva un'attuale esponente del
movimento femminile comunista, Nadia Spano, «per
saldamente a questione femminile su basi materiali e classiste,,»
La prevalente attenzione alla conquista delle lavoratrici costi
,„.va, orma,, solo la premessa per un'azione piti vasta basata non

soffia, commissioni di controllo che, formate da massaie comuniste e senza


partito, potevano partecipare alle sedute e alle discussioni dei Comitati di
controllo dei Consigli di fabbrica. Presenti ai Congressi regionali e al Con­
gresso nazionale dei consigli, esse vi furono ben accolte al punto che una
rappresentante delle massaie fu ammessa a far parte della loro Commissione
nazionale con il compito di costituire commissioni di controllo dei mercati
e dei prezzi del commercio al minuto: efr, B. Brauntal, Die Frauen in der
Betriebsràtebewegung in Deutschland, in « Internationale Presse-Korrespon-
denz », II, 30 dicembre 1922, n. 245, pp. 1850. Per il contributo del Par­
tito comunista tedesco allo sviluppo del movimento femminile internazionale
comunista in questo periodo cfr. L. Auerswald, Zum Kampf der Kommuni-
stiseben Partei Deutschlands um die Einbeziehung der proletariscben Frauen
in die revolutionàre deutsebe Arbeiterbewegung in der Zeit der revolutio-
nàren Nacbkriegskrise (1919 bis 1923), Pàdagogische Hochschule « Clara
Zetkin », Leipzig 1976, p. 344.
29 Subito dopo la scissione di Livorno e la costituzione nel Partito comu­
nista d’Italia, le comuniste si riunirono e votarono un ordine del giorno, il
primo documento ufficiale del movimento femminile comunista, compren­
dente risoluzioni organizzative del tutto conformi alle decisioni del I II Con­
gresso dell’Intemazionale: cfr. N. Spano, F . Camarlinghi, La questione fem­
minile nella politica del Pei (1921-1963), Edizioni Donne e Politica, Roma
1972, p. 16. Nel ’22, una donna, Bice Ligabue, segretaria della Federazione di Mo­
dena, dirigeva quindi un’organizzazione di partito; le iscritte al P c ammontava­
no in tutto a 400. I gruppi femminili, le cui dirigenti centrali, al di fuori di Rita
Maierotti e Ortensia Bordiga, erano per la quasi totalità torinesi (Rita Monta-
gnana, Camilla Ravera, Felicita Ferrerò, Rina Piccolato), si trovavano pre­
senti in 96 delle 1200 sezioni esistenti nella penisola: cfr. P. Spriano, Storia
del Partito comunista italiano, Einaudi, Torino 1967, p. 170.

67
^ i o n e paternalistica della questione femminile u.
pili su una riva|u fazione del ruolo sociale e politico della don
suHa pten andie jj riflesso della linea teorica che si *
T ak eV° 1 sull’ « Ordine nuovo » tram ite gli interventi di
sviluppando sull « Ravaioli: m,lla
Ravera che, come sostien

riesce ad articolare un discorso che va molto al di là di quello


mente economicistico e di classe, per puntare sull’aspetto cultu*^1*

Camilla Ravera affrontò nella « Tribuna delle donne », ]a ru> .


dell’« Ordine nuovo » della quale era stata nominata direttrice
Gramsci, cosi come in articoli del '2 2 sullo stesso giornale e *
« Compagna », alcuni aspetti sociali e politici delle questioni fe/^ ,
minile. Accanto a scritti informativi sulla condizione della donna
in U r s s , sugli sviluppi del movimento fem m inile nell’Europa c 7
soprattutto sulle direttive del Segretariato fem m inile internazio- 7
naie, pubblicò interventi nel m erito di tematiche attinenti alla
condizione della donna, giungendo anche a giustificare l ’aborto mo- (
tivato da cause di ordine socio-politico 31. L e tesi del partito erano *
diffuse anche dal giornale « Compagna » che aveva una capacità ;
di penetrazione spesso superiore a quella della stessa propaganda *
orale delle militanti. Il quindicinale, organo ufficiale del movimento <!
femminile comunista, uscito per la prima volta a Rom a nel gen- t
naio 1922, si trasferì a Torino fino all’avvento del governo fasci- t
sta e, negli anni successivi, seguì nelle varie sedi clandestine la
Segreteria del Partito comunista, a Milano, a Rom a, a Genova.
Dopo il 1922, a causa dell’illegalità, il giornale apparve irregolar- '
mente per poi riprendere una periodicità piu stabile dal ’2 4 al '25. *
Dal ’2 6 al ’34 uscì occasionalmente303132. 1

30 M. Merfeld, L ’emancipazione deila donna e la morale sessuale nella


teoria socialista, con un saggio di Carla Ravaioli, cit., p. 20.
31 Cfr. C. Ravera, Il mestiere della maternità, in « L ’Ordine nuovo » , I>
IO marzo 1921, n. 69, p. 3.
32 Le cifre della diffusione del giornale — in tre mesi di pubblicazione
aveva raggiunto i 1.200 abbonati e una tiratura di 7.200 copie — erano da
attribuirsi principalmente alle capacità organizzative di Rita Montagnana che
aveva creato una rete di corrispondenti in tutta l’Italia: cfr. N. Spano, F.
Camarlinghi, La questione femminile nella politica del Pei, cit., pp. 35-41 e

68
Ma la piu chiara espressione dell’impegno rivolto dal Partito
comunista d’Italia alla conquista c all’organizzazione delle masse
femminili fu indubbiamente l’intervento di Gramsci alla I Con­
ferenza delle comuniste, riunitasi a Roma durante il II Congresso
nazionale del partito, nel marzo del 1922. Egli richiamandosi espli­
citamente ai principi di Lenin sull*emancipazione femminile, vi
affermò che bisognava partire dalla conoscenza esatta e differen­
ziata delle condizioni di vita e di pensiero delle donne, delle loro
esigenze e aspirazioni e, quindi, creare nel partito e nelle masse
gli strumenti per questo particolare lavoro. Non si possiede, oltre
alla testimonianza di Camilla Ravera, nessun altro documento che
permetta di valutare il contributo di Gramsci alla Conferenza.
Perdutone il verbale ne rimane solamente la risoluzione, redatta
in modo estremamente sommario e impreciso, e un editoriale della
Ravera, intenzionata a collegare le decisioni organizzative con le
condizioni di vita delle operaie, delle lavoratrici domestiche e per­
sino delle piccole-borghesi e delle casalinghe33. La Ravera mentre
non accennò allora al contributo di Gramsci, ne riferisce oggi nelle
sue memorie a proposito della interessante discussione avvenuta
nel corso della Conferenza fra militanti che ritenevano non neces­
saria la creazione di organismi particolari per le donne e altre che
la giudicavano utile: alle ultime andò l’appoggio di Gramsci che,
tra l’altro, si impegnò a porre la questione nella Direzione del par­
tito
La pubblicistica esprimeva piena soddisfazione riguardo all’or­
ganizzazione del movimento femminile in Russia, « il paese », per
usare il tono trionfalistico della stampa comunista, « dove è sorta
e si è per la prima volta affermata la rivoluzione mondiale »
Si legge in un articolo dell’ « Ordine nuovo »:

R. Montagnana, Les femmes communistes en Italie, he mouvement est bien


parti. « L a Compagna», in « L a Correspondance internationale », II, 1 apri­
le 1922, n. 25, p. 196. . . _^ ^ n
33 Cfr. La Conferenza delle donne comuniste, in «L O rd in e nuovo», l i ,
6 aprile 1922, n. 96, p. 1.
34 C. Ravera, Diario di trentanni 1913-1943, cit., p. 113.
35 11 movimento femminile comunista internazionale, in « LDrdine nuo­
vo», II, 5 gennaio 1922, n. 5, p. 4.

69
miste russe seppero comunicare alle operaie . „
U , flgÌt8trretrate della Russia una profonda fiducia nell'origin^’1'
contadine arretr ^ pro]etariato e la volontà di partecipare alla lot *
jHfrang.bile operaia.»
emancipatrice aeu»

•„ nhiettività era dimostrata dalla Kollontaj in utl0


Una ripregso° in Italia quando, lamentando lo scarso numero di
scritto npr , , I x Congresso panrusso dei soviet ( } 0
partecipanti e n e in d iv id u av a la cau sa n ella perraanena
donne su 2 d g m e n ta lità p ic co lo -b o rg h e se , incapace

di ^ r ^ e i i e d o n n e nei .a v o ri d e lia R ep u b b lica epe.

raia c contadina •
Si giustificava il prevalente interessamento per 1 o r g a n a ta » ,*
ricordando la contrapposizione insita tra ,1 lavoro e . suo, dttrn,,
T 1 comuniSmo che vuole l ’uomo libero e « e n t e da un iato
dall’altro il capitale, la sua potenza, una b o rg h e s.a a r.d a e aut*
itaria, il capitalismo e il profitto. In «ale contesto ob.ett.vo *
“l o non poteva che essere la raccolta d, tutte le masse epe-
raie sotto l’insegna del comuniSmo» A tal fine d m o v u n en to
delle comuniste rinunciava deliberatamente ai me o 1 ac t e
femminismo borghese e socialdemocratico e si, proponeva, invece,
l’educazione rivoluzionaria delle donne: « Il movimento femminile
comunista » afferma la tedesca Ketty Guttmann « ha un compito3678

36 H . Sturm, Nella Repubblica dei soviet, l'opera delle d o n n e rivoluzionane


russe, in « L ’Ordine n u o v o », I I , 27 agosto 1 9 2 2 , n. 2 3 5 , p. 3 . Esisteva in
Urss una 4 commissione centrale femminile per il lavoro di propaganda co­
munista fra le contadine ’ che, come la rivista illustrata « K re st’janka » (La
contadina), aveva lo scopo di illuminare questa lavoratrice sulle disposizioni
del governo sovietico. Spiegava la Baum : « esattam ente com e p rim a la con­
tadina lascia all’uomo di decidere e determinare per lei in tu tte le occasioni.
Ciò ora deve cam biare», cfr. E .B a u m , D ie n eu e russische Z eitscb rift « D i e
Bauerin », Herausgegeben von d er K P R (ZentralKom m ission t u r A rb e it unter
den Frauen)f in «Internationale Presse-Korrespondenz » , I I , 2 settem bre
1922, n. 175, pp. 1155-6.
37 II IX Congresso panrusso dei soviet e le d o n n e, in « L ’O rd in e nuovo »,
II, 5 gennaio 1922, n. 5, p. 2.
38 Cosi argomentava C. Zetkin, D er Internationale K om m unistische Frauen-
lag, cit., p. 124.

70
che interessa tutto quanto il proletariato internazionale » 39. E lo
stesso concetto esprimeva la Zetkin:

Potremmo tutti noi dimenticare che siamo comunisti? Il comuniSmo


obbliga! Per noi, nello scontro con il mostro capitalista, nel lavoro e
nella lotta per l’ampia e soleggiata costruzione del comuniSmo entro
il quale tutti troveranno la loro patria in altissima umanità, la questione
femminile è anche questione maschile, cosi come nella lotta per la
piena umanità, per noi la questione maschile è anche questione fem­
minile. 40

È evidente in questi interventi la piena conformità alla politica


della I II Internazionale e la sua tattica del fronte unico, cioè alla
lotta contro l’opportunismo inteso come rinuncia ai principi rivolu­
zionari e, quindi, la mancanza di impegno per un miglioramento
contingente o almeno parziale della condizione della donna, fatta
eccezione per qualche interessamento alla questione del lavoro
femminile. Nel programma di azione delPlnternazionale sindacale
rossa adottato dal suo Congresso costitutivo e dal I II Congresso
delPlnternazionale comunista, per esempio, si ammetteva l'esigenza
della rivalutazione del lavoro femminile:

P er i sindacati rivoluzionari la divisione del proletariato nei sessi


non deve esistere [ . . . ] . A lavoro eguale, salario eguale, indipendente­
mente dal sesso dei lavoratori . 41

Tuttavia, anche Pufficio delPlnternazionale sindacale rossa insi­


steva sulla necessità di dedicare una maggiore attenzione alla propa­
ganda fra le donne: « È nostro com pito» sosteneva, «fare della
salariata una militante attiva per la rivoluzione sociale e per la
dittatura del proletariato ». Laddove, poi, enumerava cinque punti
del programma d ’azione, PUfficio esecutivo anteponeva al principio
del salario eguale a lavoro eguale, alPopposizione a ogni restri­
zione della protezione legale del lavoro femminile e alla protezione
della madre e il bambino, due altri obiettivi:

39 K . Guttmann, Etne internationde Konferenz der Kommunistischen Kor-


respondentinnent cit., p. 134.
40 C. Zetkin, D er Internationde Kommunistische Frauentag, cit., p. 124.
41 A. Losovsky, Frogramnte d*action de l*Internationale syndicde rouge,
Librairie du Travail, Paris 1922, p. 53.

71
r „ „ ,„ I» costi,uziuitc dei s tu d iti speciali di operaie- „ r
.^ « W lc donne nei sindacati che ancora non v, acconsentono. <t

Simili obicttivi furono riproposti dal I I Congresso d e l n „ ,„ ni


male sindacale rossa, riunitosi a M osca nel novcmbre-dicembr*
«2 La Sturiti che vi partecipò in rappresentanza del Segretari.,,,
femminile internazionale, raccom andò anche in tale occasione il
massimo impegno nella conquista delle don e al fronte urne»».
Anche gli interventi sulla pubblicistica dell I n t e r n a t a l e rtgm,,.
d Jr In nifi le questioni organizzative e raramente le condì-
r°d i .a dehe donne. Un articolo, per esempio descriveva la
O r i o n e delle lavoratrici statunitensi, soprattutto delle negre par.
i T m e n t e sfornate per i bassi salar, e per le pesam e cond,stoni
Z Z mentre un altro ricordava i vantaggi che il nuovo codice
^ la v o ro ap p ro v a to dalla IV seduta dell’Esecutivo centrale pan­
ilo dell’ottobre 1 9 2 2 , riservava alle russe, specialmente riguardo
2 protezione della maternità « L ’intervento dell austnaca Isa
Strasser voleva essere invece una condanna dei paragrafi 144-148
L Codice penale del suo paese, che stabilivano pene detenuve
fino a 5 anni per le e colpevoli de! delitto dell aborto » . La q u e
stione la poneva in polemica con quelle socialdemocratiche che
nel marzo del 1 9 2 1 , con una petizione in parlam ento, avevano chie­
sto non l ’abrogazione ma la modifica dei paragrafi già menzio­
nati. Non impegnate nell’inscindibile battaglia per la protezione
della madre e il bambino, esse avevano offerto il lo ro appoggio
alla Lega contro l ’obbligo della m aternità, di carattere borghese
e pacificista, certamente non rivoluzionaria45.

42 Mouvement ouvrier. U ouvrière datts le m ouvem ent syndical révolutton-


naire, in « La Correspondance Internationale », I I , 3 maggio 1922, n. 34,
p. 264.
43 H . Sturm, D er Zweite tveltkongress d e r R .G .I., zur A rb eiterin n en fra ge,
in « Internationale Presse-Korrespondenz », I I I , 15 gennaio 1 9 2 3 , n. I I ,
rsA
pp. 79-80.
44 Cfr. I.R asch, Die Lage der Arbeiterìn in den V ereìnigten Staaten, in
« Internationale Presse-Korrespondenz », I I , 19 settembre 1 9 2 2 , n. 182,
pp. 1210-11 e M. Chasin, Aus Sowìetrussland. D er neu e Arbeìts-Kodex in
Russland und die Frauen, in «Internationale Presse-K orrespondenz», I I I ,
27 giugno 1923, n. 107, pp. 917-8.
45 I. Strasser, D er Kampj gegen den Mutterschaftsztvang in O esterreich , in

72
La scarsa con sid erazio n e dei problem i specifici derivava anche
dal tim o re che la q u estion e fem m inile si trasform asse in una di­
scussione sulla su p erio rità o in ferio rità d ell’uno o d e ll’altro sesso.
A fferm ava la R a v e ra :

I comunisti pongono il problema sopra delle basi concrete, matèria­


liste: essi vogliono realizzare per la donna come per l’uomo l’indipen­
denza economica e risolvono in modo concreto il problema femminile
riconoscendo alle particolari funzioni e ai particolari uffici della donna
(la maternità, la cura dei bambini e della casa) il valore di una fun­
zione sociale [ . . . ] . In questo senso dobbiamo intendere e svolgere la
nostra azione di propaganda fra le donne . 46

C osi per u n ’altra esp o n en te del m o v im en to com u n ista fem m i­


nile, H e rth a S tu rm , lo scop o essenziale del m ovim en to non poteva
che co n sistere nel risv eg liare le forze e le a ttiv ità delle operaie
« per inserirle m e to d ica m e n te nella lo tta com u n e di classe con
com piti precisi e risp o n d en ti alle lo ro p o s s ib ilità » 47. I n m odi di­
versi si ribadiva la n ecessità dei m eto d i p articolari per il lav o ro fra
le donne. L a co m u n ista E ls e B au m lam en tav a:

Ci sono ancora compagne all’interno dell’I c che non hanno suffi­


ciente fiducia in questo lavoro. In ogni tentativo di creare particolari
apparati esse credono di dover riconoscere una manifestazione di fem­
minismo. Questo timore è ingiustificato . 48

A nch e la Z etk in nel suo in te rv e n to al I V C on gresso m ondiale


giustificava la p resen za di m eto d i specifici ricord an d o ch e biso­
gnava « fare i c o n ti con una p a rtico la re psicologia delle piu vaste
masse fem m inili » 49.*

* Internationale Presse-Korrespondenz », II, 26 settembre 1922, n. 188,


p. 1249.
46 C. Ravera, La conferenza delle donne comuniste, cit., p. 1.
47 H. Sturm, Il movimento femminile comunista internazionale, cit., p. 2.
48 E. Baum, Die Frauenfrage auf dem Weltkongress, in « Internationale
Presse-Korrespondenz», II, 23 dicembre 1922, n. 242, p. 1827.
49 C. Zetkin, in Bericbt iìber den in IV Kongress der Kommunistiscb In­
ternationale. Petrograd-Moskau, vom 5. November bis 5. Dezember 1922„
Verlag der Kommunistischen Internationale, Hamburg 1923, p. 160.

73
• J il IV Congresso, riunitosi a Mosca dal 5 nQ
Non a caso q«in° ‘ 22> approvò in seguito ad un ampio dì.
vembre a' 5 diccm ' risoluzioni riguardanti il ‘ lavoro comunista
b aiti» sull'’ r,gT Clm c n u v a n o il ritardo di alcune sezioni in qnt.
fra le donne c h e ^ sez}oni nel ‘ lavoro fra le donne tiaul.
sto campo. L ’flttp l“ • in Inghilterra e specialmente in Francia,
tava carente in con la propria crisi interna aveva
dove il ParUt0’ gl , pnro del Segretariato femminile e alla ces-
proceduto allo saog im dell’« O uvrière » ( L ’O peraia). Piu sod-
sazione della Pulf lica2,^ ee riguardanti l ’Italia e la Bulgaria e non
disfacenti erano le noi ^ rispettivi Segretariati fenv
tanto per il buon lavor ^ spontanea attività rivoluzionaria
minili, quanto pmttos 0 P aveyano fondato leghe e conqui-
delle comuniste che in * rtecipavano coraggiosam ente a scio-
stato simpatizzanti e in i ta Si guardò con particolare
peri C ahte &?*?%£££
entusiasmo al risvegli .
dell’Oriente, dato che la Ka-
si dell’O riente dove esisteva
sparova assicurava c e * M rio nazÌ0 nale, com e in C orea, In-
un forte moviment vi prendeva parte at-
dia, Egitto e persino m Turchia,
uva » .
La Sturm intervenne invece per rim proverare gli uomini del
partito dei loro persistenti pregiudizi verso il lavoro fra le donne,
incolpandoli della bassa percentuale di iscrizioni femminili (in
media 10 % sul totale degli iscritti, con la punta piu alta in Ce­
coslovacchia 20 % , Germania 1 1 -1 2 % , Norvegia 15% con tro i
2 % della Francia e F i e 1 / 2 dell’Italia). Lam entando anche l’in­
sufficiente numero dei comitati femminili, addirittura inesistenti
in Inghilterra, la Sturm commentava che era im possibile con
« l’odierno piccolo gruppo delle compagne attive adem piere alla
smisurata quantità dei compiti che ci incombono » 50. L e tesi ap­
provate ribadivano:

50 Bencht uber den in V I , Kongress der Kom m unistiscken inCernationale,

n? 5 &
beiterbewegung », XIX, 1977, n. 2 , pp. 253-64. 86 ^ G eschlchte A r-

74
Il fronte unico proletario può solam ente essere realizzato con la col­
laborazione piena di com prensione, energica delle donne e con il loro
inserimento in esso. Con la giusta e solida unione fra i partiti comu­
nisti e le lavoratrici, queste possono in certe circostanze essere pioniere
del fronte unico proletario e dei m ovim enti di masse rivoluzionari . 51

Questa impostazione della questione femminile rimase presso­


ché immutata nelPanno successivo. Anche nel ’23 i dirigenti del-
Tlnternazionale rivolsero frequenti appelli alle donne, nella con­
sapevolezza che non avrebbero potuto vincere « il capitale inter­
nazionale e le potenze controrivoluzionarie, se non contando nel­
le file dei militanti la maggioranza delle lavoratrici » 52. Cosi pure
la 4 giornata internazionale ’ era ancora concepita dalla Zetkin come

una manifestazione luminosa dello spirito della I I I Internazionale [ . . . ] ,


una delle tappe della lotta per Punita proletaria, per l’unità che farà
la forza de lavoratori, abbatterà il regime capitalista, istituirà la ditta­
tura del p roletariato . 53

Raramente nella pubblicistica veniva fatto riferimento alla con­


dizione della donna e sempre nel contesto di un discorso di classe
e non di sesso, persino laddove si accennava all’ 1 amara necessità
delPaborto ’. Si condannavano quei paragrafi dei Codici penali che,
prescrivendo la punizione delPaborto, costituivano un « attacco di
classe contro le proletarie » costrettevi dalla miseria e piu facil­
mente individuabili per il loro ricorso alle casse mutue e agli ospe­
dali pubblici54. Cosi pure l’analisi dello stato del movimento fem­
minile comunista introduceva sovente il confronto con le tesi ri­

si T b e s e n u n d R e s o lu t io n e n d e s I V W e lt K o n g r e s s e s d e r K o m m u n is tis c h e n
I n t e r n a t io n a le , Verlag der Kommunistischen Internationale, Hamburg 1923>
p. 65.
52 L e C o m it é e x é c u t if d e l* I n t e r n a t io n a le co m m u n is te . L ’o u v r iè r e , a d r e s s e
a u x fe m m e s o u v r iè r e s e t m ilit a n t e s d e t o u t le s p a y s , in « La Correspondance
internationale », I I I , 9 marzo 1923, n. 9, p. 140.
53 C. Zetkin, L e 8 m a n ., J o u r n é e in t e r n a t io n a le d e s fe m m e s c o m m u n is t e s ,
in « La Correspondance internationale», ivi, p. 141.
54 K. Guttmann, D ie A b t r e ib u n g s fr a g e in d e n K a p ita lis tis c h e n L a n d e r n ,
in «Internationale Presse-Korrespondenz », I I I , 16 aprile 1923, n. 64,
pp. 517-9.

75
formiste w. Non meraviglia quindi che la Sturm defi •
fcrenza femminile internazionale di Am burgo « una d a ^ ^ ^ °n
sione dcirincapacità della nuova Internazionale di condur^ CSf,res'
letariato nella sua lotta di liberazione o anche solo pe7 ;! pr°-
rivendicazioni attuali », e ne sm ascherasse l ’obiettivo SUe
luzionario: l’opposizione al fronte unico del proletariato56
rasi in occasione del processo di unificazione delle Jnte ■,Un'’
due e due e mezzo, allo scopo di raggruppare le socialde
che di tutti i paesi intorno a un Segretariato femminile in te -^
zionale dipendente dalla nascente Internazionale operaia sociali
la Conferenza femminile internazionale di A m burgo tralasciò •*’
fatti qualsiasi riferimento alle condizioni di vita del proletariato
d ia lotta di classe, e ridusse le specifiche rivendicazioni femminili

anali il diritto di voto e la protezione della m aternità a


|< | f* ♦ » * *
di Icwe oggetto di un azione puram ente parlam entare. Giusta
mente la Sturm rilevava che il suo unico scopo era

Tillusorietà di u n ’anione al p osto di una effettiva azion e di massa e


con questo il sabotaggio di ogni reale e co m p a tta lo tta . 57

ss II movimento femminile piu sviluopato in Europa era certam ente quel­


lo tedesco. La Sturm si dichiarava sbalordita dall’ampia partecipazione delle
donne agli scioperi dell’agosto e dalle loro manifestazioni di prostesta con­
tro il rincaro dei prezzi e ne attribuiva il m erito al buon lavoro delle co­
muniste, indubbiamente favorite dalla crisi economica, cfr. H . Sturm, Die
Arbeiterfrauen a h nette aktìve truppe in Kiassenkam pf, in « Internationale
Presse-Korrespondenz », I I I , 24 settembre 1923, n. 150, pp. 1297-8.
56 H . Sturm, Z ur internationalen Frauenkonferenz in H a m b u rg, in « In­
ternationale Presse-Korrespondenz », I I I , 18 maggio 1923, n. 8 4 , p. 705.
Non meno veniva criticato l’orientamento ‘ pacifista piccolo-borghese e nel
migliore dei casi ‘ rifromistico-socialdemocratico ’ del Congresso intemazionale
delle lavoratrici convocato a Vienna dal 14 al 18 agosto dalla Internationale
Fcderation of Working Women (Lega Internazionale delle lavoratrici), che,
fondata nell’ottobre 1921 a Ginevra, era costituita da leghe sindacali e altre
organizzazioni di lavoratrici aderenti o almeno simpatizzanti con la Lega sin­
dacale internazionale di Amsterdam; cfr. I.K u lscar, D er Internationale Ar-
heiterinnenkongress in W ien, in « Internationale Presse-Korrespondenz » I I I
10 settembre 1923, n. 144, pp. 1248-9.
57 H . Sturm, Hamburger Vereinigungstagung der 2 un d e 1 / 2 Internatio­
nale, Nach der FrauenKonferenz d er neuen Internationale, in « Internatio­
nale Presse-Korrespondenz», I I I , 1 giugno 1923, n. 93, p. 735

76
r
Sopravviveva la tattica del fronte unico, sebbene le sconfitte del
'23 conducessero poi ad un riesame della politica del Comintcrn
e a uno spostamento a sinistra, mentre I ’U r s s e il Partito comunista
sovietico influivano piu che in precedenza sull’orientamento del-
PIc, per cui anche buona parte degli articoli deH’anno riguardanti
la questione femminile erano dedicati al rapporto donna-Partito co­
munista russo e donna-sindacati russi, con un’abbondanza di dati
statistici di dubbia attendibilità. Si affermava che nel Partito co­
munista russo la propaganda fra le donne occupava 360 funzionari
retribuiti dei comitati provinciali, 1505 funzionari dei comitati di
circoscrizione e 300 dei comitati di distretto, e che nei soviet si era
utilmente registrato un aumento notevole del numero delle elette.
Si costatava anche Tincremento delle donne appartenenti all’am-
ministrazione dei sindacati, del 7 ,3 % nel corso dell’anno in quello
tessile in particolare58. Si ricordava in proposito che i sindacati
russi si erano sempre adoperati per annullare la dequalificazione
femminile nell’industria e avevano rifiutato questo punto di vista
perché voluto dal capitalismo e ispirato al principio del divide et
impera5960. Non si nascondeva una certa preoccupazione per la scarsa
partecipazione femminile al Partito comunista russo, peraltro com­
pensata dalla fiducia in un sicuro prossimo incremento percentuale
delle militanti *°. In questi scritti del ’23, piu analitici e obiettivi

58 En Russie sovìétiste. Uactivité sociale des travailleuses russes, in « La


Correspondance internationale », I I I , 22 settembre 1923, n. 37, p. 568. Si
sottolineava anche la maggiore partecipazione alla vita dei sindacati delle
operaie russe rispetto a quelle dell’Europa occidentale, nonostante la mino­
re istruzione delle prime e delle operaie della città rispetto a quelle della
provincia (a Mosca tra gli operai del settore tessile, 29,3% erano nella di­
rezione dei sindacati, in provincia 17% solamente). Cfr. I.Strasser, Aus
Sowjetrussland, Die Frauen in den russiseben Gewerkscha}teny in « Interna­
tionale Presse-Korrespondenz », I I I , 2 luglio 1923, n. 110, p. 946.
59 Nella metallurgia, il 6 3 % delle donne appartenevano alla categoria de­
gli operai non qualificati e il 13% alla categoria degli operai qualificati; nel
settore tessile la situazione era migliore poiché solamente il 17% delle ope­
raie apparteneva alle ausiliarie non qualificate, mentre il 43,3% delle ope­
raie era ‘ qualificato Cfr. I. Strasser, Aus Sowietrussland, Die Frauen in den
russiseben Gewerkschaften, cit., p. 946.
60 Su più di un mezzo milione di persone, le donne formavano una mi­
noranza di 30.434 membri e 9.500 candidati su un complessivo di 70 mi­
lioni di donne. Cfr. E. Smitten, Les jemmes dans le Parti communiste russe.

77
dei precedenti, c riflessa la preoccupazione del
gema del rafforzamento dello Stato russo e deJl’Jn^00160*0'' J’esj.
munista. Da ciò deriva la loro sostanziale d i f f e r e n z ^ 0^ Co-
quelli del ’ 19 -’20 , già riguardanti la condizione d e l i ? PCtto a
Russia, dove, e non a caso, il riferim ento allo Stato s • ° nna ln
puramente esemplificativo e agiografìco. ,etlCo era
Intanto lo sviluppo del movimento comunista femminile
dava già a dare buoni frutti, com e dimostrò il risveglio dell T ” 1"
nei paesi dell’Oriente, particolarmente significativo per ]0 °nne
di necessità e di ignoranza in cui erano costrette a vivere J n q ^ 0
pone furono fondate una sezione di donne comuniste61 e un’ ^
nizzazione sindacale di operaie, e venne pu re pubblicato u n ^ 3
gano, il « SchokugioFuschin » (La donna nei sindacati). Oltre °u
in Mongolia e in Corea, anche in Cina le donne cominciarono 6
prendere parte attiva alla vita politica. L e operaie crearono anche
organizzazioni femminili indipendenti, poiché fra i lavoratori dei
due sessi esisteva un conflitto dovuto ai pregiudizi e ai costumi
patriarcali che mantenevano la donna in condizioni di inferiorità
Nondimeno le rivendicazioni delle comuniste, inerenti sia alla cen­
movimento femminista, sia alla condizione fami­
tralizzazione del
liare e sociale della donna, erano conformi a quelle del « movi­
mento comunista e rivoluzionario intero », sosteneva la russa Ka-
sparova, « nella sua azione contro il militarismo e l ’imperialismo » «
Il y e„ a près de 39.000, soit 7 ,8 % , in « L a Correspondance intemationa-
le » , I I I , 21 luglio 1923, n. 28, p . 841.
61 V. Kasparova, Proletarische Frauenbew egung. A u s d e r Frauenbew egung
Japans, in « Internationale Presse-Korrespondenz », I I I , 2 3 luglio 1923,
n. 123, p. 1070. Si è già avuto modo di accennare ai « lavori comunisti fra
le donne», svoltisi invece n ell’O ccidente, ma non è inutile dar notizia di
una campagna contro il rincaro — del d icem bre '2 2 — , in Germa­
nia, Austria, Cecoslovacchia, Bulgaria e di un’azione internazionale, del feb­
braio ’23, contro il pericolo di una nuova guerra mondiale e l ’occupazione
della Ruhr, in Francia, Germania, Austria, Inghilterra, entram be organizzate
dal Segretariato femminile internazionale. Cfr. Bericht d e r E xek u tiv e d er
Kommunistischen Internationale, 15 Dezember 1922-15 Maj 1 923, cit.,
pp. 14-6.
62 Cfr. V. Kasparova, A us d er Tdtigkeit des Ostsektors d es Interri. Frauen-
sekretariats, in «Internationale Presse-Korrespondenz», I I I , 3 settem bre
1923, n. 141, p . 1225 e D ie Frauen d e r K . I. an d ie revolutionaren Studert-
tinnen Chinas, in « Internationale Presse-Korrespondenz », I I I 2 7 luelio
1923, n. 124, p. 1086. g

78
3 . La bolscevizzazione dei parliti comunisti e l'azione fra le donne

Non si tratta in nessun caso di una ' particolare ’ questione femminile*


La nostra giornata femminile è una manifestazione di tutta auant
l’Internazionale comunista e dei partiti comunisti che ne fanno parte. «

Cosi argomentava la Zetkin in occasione della giornata fem


minile internazionale del 1924 che definiva, non a caso, quindi
« una manifestazione comunista e rivoluzionaria». Spiegava:

Il contrasto sociale fra i sessi ha la sua ultima e solida radice nel­


l’antagonismo fra t non possidenti e i possidenti, fra i creatori e eli
appropristori della ricchezza sociale. 636465 ^

La celebrazione della giornata femminile internazionale assunse


nel ’24 un contenuto politico, ed in particolare in Germania di-
venne l’occasione per un’azione di propaganda contro l’abolizione
della giornata lavorativa di otto ore che, consentita per legge dal­
l’ordinanza del 1 ° dicembre 1 924, annullava un’importante con­
quista della rivoluzione del novembre 1918 *5.
Anche quando faceva riferimento alla «particolare condizione
fem m inile davanti alla legislazione e alla società» e alle rivendi­
cazioni del « pieno diritto della donna nella teoria e nella prassi »,
di « u n ’ampia protezione delle lavoratrici», di un «bu on allegge­
rimento della massaia », di « larghe previdenze sociali per madre
e bambino », la Zetkin approdava poi sempre all’analisi e alla con­
danna delle storture della società borghese-capitalistica. Sottolineava
la decadenza dell’economia tedesca che, successivamente all’occu­
pazione imperialistica della zona della Ruhr, si ripercuoteva pauro-
, amente sui proletari e sui ceti medi; riferendo della condizione
della classe lavoratrice dei paesi dominati dalla dittatura militare
e dal fascismo, quali la Jugoslavia, la Grecia, la Spagna, il Giap-

63 C. Zetkin, D er Internationale Kommunistische Frauentag 1924 (1 ) in


«Internationale Presse-Korrespondenz», IV , 9 febbraio 1924, n. 6 , p. 116.
64 C. Zetkin, D er Internationale Kommunistische Frauentag 1924 (I I ) in
«Internationale Presse-Korrespondenz», IV , 16 febbraio 1924, n. 7, p, 138
65 D er Raub des Achtstundentages und dìe Frauen, in « Internationale
1 resse-Korrespondenz », IV , 8 marzo 1924, n. 10, pp. 206-7.

79
pone, l’Italia e la Bulgaria, ricordava alle masse femminil' •
lare sfruttamento al quale erano costrette e le jnv^ 1 l! PartjCo
nell'ambito rivoluzionario. Con lo stesso intendimento8^ a«ire
a quelle donne che avevano già partecipato alle lotte d n ^ 018^
nazionale delle popolazioni coloniali e semicoloniali Jberazi°ne
la convinzione che « solo il superam ento del capitalismo
voluzione apre alla donna la via della piena eguaglian2° ° ^ r‘‘
e la completa libertà umana » tó. Si forniva un quadro dellS°CÌa^e
dizione delle masse femminili tale da giustificare Je f a C° n‘
sollecitazioni a un piu forte impegno in questo settore d j 1^ '
vimento comunista e per l ’inserim ento delle donne nel front ^
co. Un resoconto sull’attività dell’Esecutivo dell’I c , relati ^
periodo compreso fra il IV e il V Congresso mondiale lodava ^
Segretariato femminile internazionale per il riuscito colleganze!
delle comuniste dei singoli paesi, m entre lam entava il ritardo d°
molte sezioni dell’I c nel lavoro fra le donne, con l ’eccezione d •
partiti comunisti di Inghilterra, Norvegia, Polonia, ed in partici
lare dell’Italia e della Bulgaria. Il resoconto accennava allo svi
luppo del movimento comunista tedesco, informando dell’ampia
partecipazione delle donne all’attività dei comitati di controllo
all’organizzazione degli scioperi67. 6
Anche il V Congresso della I H Internazionale, tenutosi a Mosca
dal 17 giugno all’8 luglio 1 9 2 4 , sostenne ch e il ‘ fronte u n ico ’

66 C. Zetkin, D er Internationale K om m unistiscbe Frauentag 19 2 4 ( I ) , cit„

PP67 nerichi tiber die tdtigkeit d er E xekutive d e r K om m unìstìschen interna-


tionale vom IV . bis V . W eltkongresses, Verlag Cari H oym N achf, Hamburg
1924, pp. 85-7. La pubblicistica apprezzava il contributo delle tedesche, per
lo più politicamente indifferenti e quasi tutte massaie, alle lo tte del fronte
del proletariato delle miniere della zona della Ruhr: C fr. K h. S., D ie Ber-
garbeiterfrauen in Ruhrkampf, in « Internationale Presse-Korrespondenz »,
31 maggio 1924, n. 22 , pp. 494-5. Si esprimeva anche soddisfazione p er il
buon sviluppo del movimento femminile comunista cecoslovacco che si spie­
gava con la triste e stimolante condizione delle ‘ mogli degli operai \ giac­
ché la struttura sociale, in prevalenza massaie, dei membri fem m inili del
Partito comunista — peraltro abbastanza numerosi, 2 3 ,7 % degli iscritti __
suscitava qualche perplessità nei confronti del 1 lavoro com unista * svolto fra
le operaie cfr. H . Sturm, W erbet A rbeterinnen fur die Kommunistiscbe Par-
tet, in « Internationale Presse-Korrespondenz », IV , 2 0 dicembre 19 2 4 n 51

80
non si sarebbe potuto realizzare senza Fattiva partecipazione fem­
minile. La risoluzione approvata ribadiva:

Essendo la partecipazione cosciente delle lavoratrici alla lotta una


necessità assoluta per l’instaurazione della dittatura del proletariato e
l’edificazione della società com unista, l’Internazionale comunista invita
tutte le sue sezioni a com piere il loro dovere in questo campo. 68

Nel ’24 la risoluzione della I II Internazionale riproponeva mo­


tivi già ricorrenti in documenti precedenti, laddove insisteva sulla
necessità di risvegliare, organizzare e preparare le masse, sottraen-
dole all’influenza della propaganda controrivoluzionaria dei social-
democratici e dei riformisti borghesi, al fine di accelerare la ri­
voluzione mondiale e costruire la società comunista. Si legge nella
risoluzione approvata;

Dopo la conquista e il consolidamento del potere, dopo l ’instaura­


zione del regime sovietico, il proletariato si trova di fronte a un com­
pito gigantesco. D eve riedificare tu tta la società secondo i principi del
comuniSmo, tanto nel campo economico quanto in quello ideologico.
Ma ciò non potrà aver luogo in alcun settore della vita sociale senza la
collaborazione saggia e piena di abnegazione delle larghe masse fem­
minili. Nelle repubbliche dei soviet è necessario interessare i milioni
di lavoratrici all’opera dell’edificazione proletaria e pertanto incremen­
tare la loro abilità ed elevare e rafforzare la loro capacità di presta­
zione. 69

Come in precedenza, anche ora la I I I Internzionale intende v


sottolineare il ruolo politico e sociale della donna, allorché chie­
deva alle russe di partecipare all’opera di consolidamento del po­
tere sovietico, al risollevamento dell’economia, a tutti i tipi di la­
vori, al governo e all’educazione delle nuove generazioni. Rivol­
geva di nuovo l’attenzione all’inserimento delle donne dell’Oriente

68 Vlnternationde communiste et les questions d ’organisation n. 1, 1925,


Librairie de l ’Humanité, Paris 1925, p. 94.
69 Rabota Kommunisticeskoj partii sredi trudjaìlichsjach zeniUn, (Il la­
voro del partito comunista fra le lavoratrici), in Institut Marksa-Engels’sa-
Lenina pri Ck Vkp, Kommunistièeskij Internacional v dokumentach, 1919-
1932, (L’Internazionale comunista nei documenti, 1919-1932), pod redakeiej
Belakuna, (a cura di Belakun), Partijnoe izdatel’stvo, Moskva 1933, p. 450.

81
r

nel fronte internazionale rivoluzionario raccomandando


piti speciali soprattutto la lotta con tro i pregiudizi rcìi ^ ‘ c%
tali, e sostenendo l’esigenza di metodi particolari pe^ '0Sl e W
comunista ‘ feconda ’ tra le lavoratrici d ’O riente. ^ Un’a2l'one j
II Congresso del ’2 4 si espresse pu re sulla p a rtecip a j
donne all’azione parlam entare. Nella convinzione eh*» i> ° ne
zionario del parlamentarismo potesse dare « grandi risultar*
zie all’attiva partecipazione delle lavoratrici, la risoluzione je* ®ra‘
lava a sostenere gli interventi della frazione comunista ■
presentazione di rivendicazioni ai parlam enti e l ’organizzaz' ^
manifestazioni di protesta, nonché « a sm ascherare il carattere C ^
trorivoluzionario di tutti i parlamenti e di tutti i partiti b u°n
e riformisti ». Affidava, d ’altra parte, ai partiti comunisti anch ^
compito di preparare le donne a partecipare, qualora se ne foS j
presentata l ’occasione, all’azione illegale in generale, alla dis * l
zione delle formazioni armate e alla lotta con tro il fascismo !
Nel 1924 un elemento di novità che caratterizzava le riseti,** :
e gli interventi nella stampa comunista era dato dall'insistenza I
con cui sia le une che gli altri si sofferm avano sull’aspetto politico '
del lavoro fra le donne, «collegato piu strettam ente che nel pas- !
sato all’attività generale del partito » ; |

Il V Congresso sostiene con energia che il lavoro comunista fra le


donne non è un compito accessorio del partito comunista, che esso co­
stituisce una parte importante, persino decisiva dell’obiettivo fonda-
mentale, l’organizzazione e la realizzazione della lotta e delia vittoria
del proletariato rivoluzionario. 70

Il programma del Partito comunista d’Italia, adeguandosi alle de- j


liberazioni ricordate, si opponeva decisamente ai tentativi di co ;
loro che intendevano dare al movimento delle donne un’indipen- ;
denza organica, « che minaccerebbe », si opinava, « di condurlo
nelle acque del femminismo piccolo borghese » 71.
A sostegno di questa linea il Presidium del Comitato esecu-
70 Ivi, p. 451.
71 Le programtne de VInternationale communiste. Projets présentés J la
discussion du V Congrès mondiaì, Librairie de FHumanité, Paris 1924, p. 207.

82
tivc» concepiva la giornata internazionale femminile non come un
« affare delle donne », bensì come un momento dell'organizzazione
dei partiti com unisti72. Dopo il Congresso, il Presidium del Co­
mitato esecutivo rielesse al segretariato la Zetkin e la Sturm, in­
sieme alla Nikolaeva e a una rappresentante della Sezione orien­
tale del Comintern. Nell’articolo 22 del nuovo Statuto del Comi­
tato esecutivo, adottato dal Congresso, si stabiliva che il Segreta­
riato femminile non sarebbe più stato nominato, come in passato,
dalla Conferenza femminile internazionale ma dal Comitato ese­
cutivo stesso, sottolineandone la posizione subordinata. Con que­
sta misura come con lo spostamento del Segretariato femminile
internazionale a Mosca, approvato peraltro dalla I I I Conferenza
femminile, si intendeva ottenere un più stretto « inserimento del
lavoro fra le masse femminili nel generale lavoro di partito a li­
vello nazionale e internazionale » 7\
La III Conferenza delle donne comuniste sosteneva inoltre:

La gravità della situazione rivoluzionaria in tu tti i paesi, la riorga­


nizzazione dei p artiti sulla base delle cellule, le prossime lotte per il
potere esigono una modificazione profonda del lavoro fra le donne.
Il centro di gravità di questo lavoro dev’essere trasferito nella fabbrica . 74

Lo stesso V Congresso, da parte sua, affidava a tutti i partiti


comunisti il compito di designare, nel momento della riorganizza­
zione del partito sulla base delle cellule di fabbrica, in ognuna di
queste un militante, donna o uomo, specificamente incaricato del
lavoro fra le donne, e di procedere egualmente in ogni frazione
sindacale75.

72 Le Présidium du Ce de I l e , Kolarov, La tournée intemationde des


femmes au Corniti centrai de tous les partis communistes-camaradesy in « La
Correspondance intemationale », IV , 27 febbraio 1924, n. 15, p. 164.
73 Tbesen und Bescblusse der I I L Internationden Konferenz der Kom~
munistinnen in Moskauy in « Internationale Presse-Korrespondenz », IV , 21
agosto 1924, n. 10, p. 1418.
74 V Intemationde communiste et les questions d’organisations, n. 1 , dt.,
p. 96.
75 Rabota KommunistHeskoj partii sredi trudjalèichsjach zen$ciny in Institut
Marksa - Engel’sa - Lenina, pri Ck V kp, KommunistiÓeskij Intemaciond v
dokumentacb, d t., p. 452.

83
In realtà, n e l '24 il Comintcrn reimpostò il Suo
<lavoro fra le donne ’, senza peraltro
sostenuti dai congressi precedenti e soprattutto da £ l l ? pi
questione dell’organizzazione speciale p er le donne £ n ° sul|,
ricordare che da circa tre anni l'Internazionale aveva ° Pf>° rtUr>o
confusione e l'entusiasmo iniziali, per passare a un’ SUp€fat° 1*
efficiente e duratura. li partito russo, non solo per °|8an,;:2a*ìon<>
frale occupato nel Comintern, ma anche
mzzative, doveva necessariamente costituire un m i „ 0rga-
partiti degli altri paesi. Non a caso, quindi, il V C on C Io Per ;
una specifica risoluzione riguardante la rio rg a n iz z a z in n ^ V ^ 0^
sulla base delle cellule di fabbrica, dando cosi inizio ^ Partitf’
di M s c e v i z r ó e che si svilupperà part/eolarmem ,.qU' !
“ à in.,rii*, oni soffermarci. 1 nei ’2 5,
v sul qua del Comintern
organizzazione
Il camDia ncue \\ m ovim ento femminile comu-

b ru ttu ra specifica ma non distinta daU’Internazionale;


ciò spiega il contenuto nuovo delle risoluzioni del 1 9 2 4 , i queda
approvata dal V Congresso dell’I c e soprattutto di quella della
I H Conferenza femminile comunista, apertasi 1 1 1 luglio, cioè dopo
il Congresso del Comintern e, quindi, decisamente influenzata dalla
svolta politica dell’Internazionale. La Conferenza si occupò però
anche di questioni specifiche relative alla condizione delle donne,
rivalutandone il ruolo sociale e politico76. Sempre in quest occa­
sione la Zetkin rivelava l’« intreccio della situazione e dell’asservi-
mento di classe della lavoratrice, come proletaria, con la sua minore
considerazione in quanto femmina ». Ribadita l ’origine sociale della

76 La Zetkin vi fece esplicito riferimento qualora ricordò alle russe l ’im­


portanza della loro partecipazione alla realizzazione della società com unista,
cfr. C. Zetkin, Die Aufgoben der Dritten Internationden Konferenz der Kom-
m um tim en 1, in «Internationale Presse-Korrespondenz» , I V , 1 4 giugno

teoesca, nell adontare la questione degli intellettuali’ nella società bnr

* quci
alla piu alta formazione professionale e attività*'?28’ ” stavano opponendo
Protokoll. Fùnfter Kongnss der avo7atlva delle donne, cfr.
Verlag Cari Hoym Nachf, H am burg 1924, p 953 ™ Internationa^ , Band 1.

84
oStituzione > condannava anche la concezione borghese della « sfera
attività voluta da D io » e della «natu ra della donna nella
'sa » 77. Si esprimeva persino sul fenomeno del femminismo, indi­
viduandone il valore dialettico:

Nei paesi orientali sta in primo piano nel nostro lavoro per il rivo­
luzionamento delle donne, la valutazione delle correnti nazionali e fem­
ministe, la lotta nazionale contro l’imperialismo e quella per il diritto
umano della donna. Dobbiamo riempirle entrambi di un contenuto so­
cialrivoluzionario. 78

e ancora:

Solo la lotta di classe rivoluzionaria del proletariato ma non il fem­


minismo può mitigare e porre fine alla sofferenza delle donne . 790
8

La Conferenza approvò anche una specifica risoluzione sul la­


voro dei partiti comunisti tra le lavoratrici organizzate nei sinda­
cati, ma con Pobiettivo dichiarato di « unire le operaie nella lotta
economica e politica per rivendicazioni strettamente collegate ai
bisogni di tutta quanta la classe operaia » w. Quindi propose l'u­
tilizzazione rivoluzionaria delle cooperative per la conquista delle
massaie e delle contadine81.

77 C. Zetkin, Die Aufgabèn der I I I Internationalen Konferenz der Kom-


munistinnen, in « Internationale Presse-Korrespondenz », IV , 21 giugno 1924,
n. 25, p. 564.
78 C. Zetkin, Die Weltlage und die Aufgabèn der Kommunistinnen, in
« Internationale Presse-Korrespondenz », IV, 13 settembre 1924, n. 37, p. 842.
79 C. Zetkin, Die Aufgabèn der I I I Internationale Konferenz, cit., p. 564.
80 Thesen und Beschlusse der I I I . Internationalen Konferenz der Kommu­
nistinnen in Moskaut cit., p. 1423. Lo stesso obiettivo fu riproposto, al I II
Congresso dellTntemazionale sindacale rossa, il 25 giugno del ’24, da Losov-
skij e persino dall'inglese Thomas che ribadì l’importanza della partecipa­
zione femminile alle Sezioni di massa del proletariato, cfr. I. Strasser, Der
III Profinternkongress zur Arbeiterinnenfrage, in « Internationale Presse-
Kerrospondenz », IV , 22 agosto 1924, n. I l i , pp. 1434-5.
81 Dal momento che questi strati femminili potevano difficilmente venir
inquadrati nei sindacati e nel partito, solamente le cooperative riuscivano
a facilitare la loro maturazione politica. I comunisti volevano infatti la par­
tecipazione delle donne ad assemblee periodiche e corsi, nonché il loro im­
piego in lavori di amministrazione, organizzazione e costruzione delle coope-

85
Tuttavia l ’obiettivo della bolscevizzazione richiedeva
metodi di lavoro, per cui buona parte delle due rU •
'24 trattarono di questioni tecniche e organizzative. I] y U2,° ni fa
impegnò i Comitati centrali di ogni partito comunista C° ngr%
nella stampa generale pagine e supplementi per le donn * inc^udere
blicare un giornale specificatamente riservato al ‘ w ;
donne. In tutti gli organi dirigenti del partito, dal com’ fra k
a quello direttivo, doveva venir incaricato del ‘ lavoro ’ ^
fra le donne un responsabile, aiutato da un'apposita
II Congresso esigeva ancora la creazione, in ogni Co mmWSl0fle
trale, di un Segretariato femminile e, in seno al Seer Uat° Cen'
minile internazionale, di una sezione apposita per i paesi d” ? ? - fei7,‘
La risoluzione del Comintern concludeva.- 1 ° riente.

^ — t
mno" iuuap’rendere la loto riorganizzazione sulla base delle cellule di
fabbrica inserire il lavoro sindacale, in corrispondenza della sua im-
portanza, stabilmente nella sfera di attività del partito nonché trasfor-
mare milioni di operaie, impiegate e altre lavoratrici, ora docili schiave
del capitale, in coscienti combattenti contro il sistema e I economia
capitalista e lo Stato borghese.®

La III Internazionale ora insisteva suH’importanza dell’organiz­
zazione centralizzata, strettamente legata alle masse e con la sua
base nella fabbrica. Si ricordava quanto Lenin aveva affermato ri­
guardo all’organizzazione del partito bolscevico: « Ogni fabbrica

rative, mentre i burocrati riformisti le destinavano ai lavori subordinati, cfr.


H. Brandler, Die proletariscbe Faru uttd d ie G enossenscbaftsbew egung, in
« Internationale Presse-Korrespondenz », IV , 16 agosto 19 2 4 n 33 pp 732-3
Si dovette agli interventi delle comuniste, in particolare a q u ello ’ della russa

a S v r T i r ? ? » ? l eren2a ftemmÌnUe co°P era£Ìva intem azionale, riunitasi


Omevra il 29 agosto, immediatamente prima del Congresso coooerativo

ostacoli frapposti dalle lU rteeip^ti r fra glì

£kumentocb,
5 &
cit„ p. 453.
£ ’
z s
^ m s ttte s k if
**«■»
In tem a cio n dv do-

86
()rvc divenire una nostra fortezza », per gjungere „
fhc il <*ntr0 d)npeme avrebhc potuto adempiere alla
«ok» «* i su0i ° rf anÌSmi fossero « « i s p e c ia lis t i e la Z ! ?"
Invero portata al suo piu alto grado. A tal fine ]e c e l l l T / ì
hrica, le frazioni comuniste, i comitati di quartiere A 1 fab'
nire organi di lotta strettamente legati alle masse é ^ T 7 ° ^

^ * * * s- ° < « « '» :::::


verso l’insurrezione armata » “ H attra'
Riferendosi al lavoro fra le operaie la TTT r c
c k le cellule comuniste zi O c c u p e r ò del lavoro
* Un e'eme" t0 a „ é ie
s„„d, fabbnehe, un organizza,ore per ogni HO ’ £
, membr, de, parino, p„r,icolare le comuniste, si J 0
di interessare le operaie all'»„ività p„litica e * * "
simpatizzanti delle commissioni di fabbrica intorno alla cellula i l
risoluzione, senza lasciar dubbi sulla nuova impostazione della one­
starne dell organizzazione delle donne, spiegava:

r .L 'T e S ’e “ hf S lavorante**0 " * “ *■ *» «

w La III Conferenza femminile proponeva anche la realizzazione di un


legame diretto tra le imprese similari della Russia e degli altri paesi, come
base di future unioni rivoluzionarie internazionali di industria. Chiedeva al
Segretariato femminile internazionale l’elaborazione e applicazione di un piano
di legame tra le imprese di prevalente occupazione femminile, cfr. Résolution
de la II I Confèrence des femmes communistes sur la question de Vorgani-
sation, cit., p. 100.
84 Sebbene le due risoluzioni si occupassero specialmente della propaganda
tra le operaie,. la I I I Conferenza sottolineava anche l’importanza della colla­
borazione delle casalinghe alla lotta delle operaie, facendo appello alle ex
operaie perché continuassero a far parte della loro cellula e a militare in tutte
le organizzazioni, oltre che a partecipare a tutti gli scioperi dell’impresa
dove avevano lavorato, cfr. Résolution de la I I I Confèrence des femmes
communistes sur la question de l’organisation, in UInternationale communiste
et les questions d’organisation n. l t cit., p. 100. E il V Congresso invitava
i partiti comunisti ad adoperarsi anche per vincere l’orientamento borghese
delle impiegate delle amministrazioni pubbliche, delle poste e le insegnanti,
cfr. Rabota Kommunistiéeskoj partii sredi trudjaìèihsjack zenUin, in Institut
Marksa-Engel’sa-Lenina, prl Ck V kp. Kommunistileskij International v do
kumentach, cit., p. 451.

87
, , , lc« , C o n fe re i» stabiliva d.spos.rran. differenti Wt , .
nelle quali no" esistevano cellule, con 1 obiettivo di *
■’; c ,e opctate al lavoro di partito e d, co sm o ,re gruppi, , ite^
" ot.intisnro che la propaganda potesse essere s v o la tranii,e *>
I di fabbrica o attraverso m am fest.n, oppure oralmente, "
X esistesse un'unica s im p a ,ta n te . '*
' Ancora la risoli,rione affidava alle com m ,ss,on, femminili dà*,
c„ e presso i comitati del partito il com pito di designare, d 'a c c o ^
„ n la cellula, un o rg a n ta to r e che dirigesse .1 lavoro fra le
nella fabbrica, c altri che conducessero lo stesso lavoro sul te, ren<,
locale, regionale e nazionale. In altre parole le cellule di fabbric,
dovevano attirare le operaie presso di sé e organizzarle attorno a
sé Infatti la risoluzione imponeva alle frazioni sindacali di riunii
commissioni di operaie senza partito che lavoravano nelle imprese
piu importanti.

Nelle grandi città queste commissioni possono essere raggruppate in


commissioni di quartiere lavoranti presso il comitato di partito e com­
prendenti le operaie rivoluzionarie di tutti i rami dell’industria. Esse
svolgeranno lo stesso ruolo delle assemblee di delegate in Russia; ser­
viranno da legame tra il partito e le masse femminili non organizzate.®

Evidentemente il riferimento alle « assemblee delle delegate »


come la decisione di trasferire la sede centrale del Segretariati
femminile da Berlino a Mosca, non era casuale, ma si inseriva pei
lettamente nel discorso sulla bolscevizzazione. Infatti, benché que
sto « trasferimento meccanico », come lo definiva la Sturm , ne
paesi occidentali dei metodi adottati nel paese della dittatura de
proletariato non incontrasse il favore di alcune eminenti ferrimi
oiste, come la stessa Zetkin, la quale riteneva che gli incontri con
le delegate non fossero « l’unico modo di conquistare l’adesione
delle donne proletarie e di bolscevizzarle », la risoluzione della
Conferenza attribuiva agli incontri con le delegate dell’Unione So-
vietica il merito di aver permesso di

gmsatwtì,
4 cit., f>. 99. z zmunisce
i t tet les
ì t questtons
js “ rd or-

88
creare rapporti stabili tra ,1 partito e i I u
Hucsti strati
* ’“ re

Ne) 74 ]'Internazionale comunista affrontò i


della condizione della donna soltanto nella misura in
mento Poteva inserir* nelle questioni o r g a n i » * ™ del movimento
spCCIfico. Tuttavia, un programma di lavoro cosi ampio d j t n
che Tlnternazionale apprezzava il contributo di quella r f J J r
nivfl «la parte più debole del fronte proletario» finn t ^
J, p ren d ere 1» trarfarmazione delle ot.trici a p ro p a g a n i.,» "”"
direttrici degli temperi e della lotta di classe, e di proporre lis i

% i, ” m t mXSmT ' ° SU‘ principi * > ta m o s o li,

A. dne di politicizzare e f f e t t i v a ™ * le o p e ra ", £ £ £


stab, va aitch che ventsse loro assegnato un lavoro preciso nella
cellula quale 1, redazione d, resoconti, di processi verbali, I , diffu-
s,one della letteratura, che tosse data loro la possibilità di intetve
mte in ogn, missione e di collaborare affa stampa comunista”
l o stesso Zmoviev, in uno scritto del '25 intitolato U M sce-
m z . m n e d e , .o stri portiti e fazione Irò le d o n » ', ribadiva l'im­
portanza della partecipazione delle lavoratrici al movimento di
IUflSSfl,

Un partito di vera preparazione rivoluzionaria è impossibile senza


le donne.

e ancora:

Bolscevizzare il partito comunista significa renderlo capace di solle­


vare le grandi masse dei lavoratori; l ’operaia ne fa parte [ . . . ] . L ’avve­
nire giudicherà della bolscevizzazione dell’Internazionale comunista dal
successo visibile dei suoi partiti nell’organizzazione delle masse delle
donne.

Zinoviev nel ribadire che nessuna bolscevizzazione era pertanto


possibile se non si inculcava nei leninisti la questione dell’azione867

86 Cfr. E .H .C a rr, II socialismo in un solo paese 1924-26, cit., p. 928.


87 Ivi, pp. 98-9.

89
,W)t donne, cioè dell'organi nazione * llc operaie e i„
Misura delle con,adipe, larnemava la « a r r a attenzione dcdi '%
comunisti occidentali a tale problema.,ea. Riconosceva W[fi * «U,
di (tonte a un forte impegno per , gtovan, 1. H I , , , 4
contrapponeva nel ' lavoro fra le donne un m a ,d o i„ ^

Anche nel 1925, infatti, la rivalutatone del ruolo della d0nn


fu contenuta nei limiti concessi dal discorso sull’organo *
femminile, ora adattato alla tattica della bo scematone. Ne„a
primavera del ’25, tra le tesi approvate dall Esecutivo allarga
sulla bolscevizzazione dei partiti deH’Intcrnazionale comunista, Ve
ne era una specificatamente dedicata al lavoro fra le donne, che
sottolineava l'importanza della partecipazione femminile alla |otu
e all’edificazione della società comunista e raccomandava l’applj.
dizione delle risoluzioni del V Congresso. Concludevano le tesi.

Bisogna inoltre creare organi e organizzazioni ausiliarie (comitati di


azione o di controllo, riunioni di delegate, ecc.), che, sotto la dire
zione del partito, inglobino grandi masse di donne, le pongano sotto
la sua influenza e intrattengano con esse un legame continuo. m

L ’organizzazione e la linea politica costituivano le parti inte­


granti di un tutto unico: vi fu, quindi, una ben precisa ragione
all’origine della convocazione della Conferenza sull’attività ne] set­
tore femminile che, organizzata a cura della Sezione femminile e
di quella organizzativa del Segretariato, si tenne appunto al termine
della sessione del Comitato esecutivo allargato, il 5-6 aprile ’25.
in quell’occasione la Zetkin, riprendendo i concetti sostenuti da89

88 G, Zinovjev, Dans VInternationale. La bolchévisation d e nos partis et


l'action parmt les jemmes. (A propos de la Journée Internationale des }em-
mes), in « L a Correspondance intemationale», V, 28 febbraio 1925, n. 15,
p. 125,
89 Exécutif élargi de Vìe. Compte renda analytique de la session du 21
mars au 6 avril 1925, cit., p. 267.
I comunisti riconoscevano, peraltro, la particolare inclinazione femminile
ai compiti di assistenza sociale per cui chiedevano alle donne di collaborare
energicamente all’organizzazione del Soccorso rosso per le vittime della
rivoluzione e le loro famiglie, cfr. Die Frauen und die Rote H ìlfey in « In-
ternatìonale Presse-Korrespondenz », V, 27 febbraio 1925, n. 30, p. 451,

90
Lenin e dalle risoluzioni dell’Internazionale sull’organizzazione fem­
minile, condannò esplicitamente da una parte il tentativo di chi
intendeva costituire organizzazioni autonome delle comuniste e,
A ll’altra, il rifiuto di chi non riconosceva la necessità di organi
speciali per svolgere il lavoro politico fra le donne. La militante
tedesca esortava:

In questo campo siamo anche noi bolsceviche, siamo intelligenti al­


lieve del nostro maestro, pronte a trasformare le buone teorie in buo­
na pratica rivoluzionaria.9091

Dopo un interessantissimo confronto di esperienze dei delegati


delle differenti sezioni del Comintern, fu approvata una lunga e
particolareggiata risoluzione sul lavoro fra le donne, nella quale si
lamentava la limitata attuazione dei principi già applicati dal Par­
tito comunista russo e sostenuti dal V Congresso e dalla I II Con­
ferenza internazionale delle comuniste, « in vista della bolscevizza­
zione delle sezioni e per l’estensione e il rafforzamento della loro in­
fluenza sulle grandi masse ». La Conferenza si prefiggeva l’obiet­
tivo della « bolscevizzazione delle Sezioni femminili dei partiti
sulla base dell’esperienza del P cr » 91 e sviluppava argomenti già
contenuti nelle risoluzioni del ’24, affrontando la questione dell’or-

90 Organisationsberatung uber die Arbeit unter dert Frauen, in « Interna­


tionale Presse-Korrespondenz », V, 29 giugno 1925, n. 101, pp. 1371-3.
91 La Conferenza d’organizzazione delle Sezioni dell’Internazionale comu­
nista e dell’Internazionale giovanile comunista, che iniziò il 15 marzo
’25, in occasione del V Plenum del Comitato esecutivo allargato, si propo
neva soprattutto di impartire ai partiti una lezione sulle rispettive manche­
volezze. La risoluzione dedicata alle donne fu approvata e ratificata dall’Uf­
ficio organizzativo del Comitato esecutivo il 4 maggio 1925, dopo che Li
dirigente della Sezione femminile del Comitato centrale del partito russo,
la Nikolaeva, ebbe fornito un resoconto dell’attività svolta dal Partito russo
nel settore femminile, in seguito ad alcuni interventi di rappresentanti delle
Sezioni e dopo che venne esposto il rapporto del Segretariato femminile in­
ternazionale sulla sua attività comunista tra le masse femminili nelle Sezioni
dopo il V Congresso mondiale. Bertz per la Germania, Suzanne per la Fran­
cia, Suchardowa per la Cecoslovacchia, Viola per l’Italia, Hansen per la
Norvegia e Brown per la Gran Bretagna espressero un giudizio complessi­
vamente positivo sul lavoro delle loro Sezioni fra le donne pur non tacen­
done le manchevolezze e auspicando un piu stretto collegamento con il ge­
nerale lavoro di partito. Ivi, pp. 1376-81.

91
ganizzazione dell’apparato d el p a rtito per ] ’a ■
soprattutto in rapporto alle form e di o rg a n iz z a i ^ ,e do
vaie92. Impartiva inoltre disposizioni sul lavoro 32,006 dejje ° nn<:
le casalinghe, tra le operaie agricole e l e contadine
femminile, cioè argomenti sui quali si erano p j ^ o ’ ^ st«mS
risoluzioni del ’2 4 , rivolte in prim o luogo ad affront S° ^ erttlate }t
della presenza femminile del partito in fabbrica R * ‘ pr° ^ m i
zione sindacale fra le d o n n e, l ’articolo X V I I della r' ,f Ua.r^ ° alla-
Conferenza d ’organizzazione stabiliva: IS° UZÌ0ne delja

Nei sindacati, nei quali esistono commissioni di operaie le f


comuniste, eventualmente i membri comunisti dei comitati* di
lavorino sotto la direzione immediata della frazione sindacale °^>era*e*
il controllo e la condotta del comitato competente del Partito « S° tt0

« Nel suo primo paragrafo, la risoluzione decideva che le Sezioni fem


minili (guidate da un organizzatore, indifferentemente uomo o donna, no­
minato dai Comitati del partito e non eletto dalle Conferenze di donne
comuniste, aiutato da una commissione di 3 o 7 compagni, uomini o donne,
responsabile davanti al partito nel suo complesso e non soltanto verso i
membri femminili di esso) agissero in stretto collegamento con i Comitati
centrali e con tutti gli organi direttivi del partito. L a risoluzione stabiliva
anche che in ciascuna cellula l’ufficio nominasse un organizzatore (uomo o
donna) ad esso subordinato e rilevava l ’esigenza della creazione, intorno alle
cellule, di un quadro di operaie che assicurassero il legame fra il partito
e le grandi masse. Il discorso volgeva inevitabilmente all’esperienza del
Partito comunista russo e al sistema delle assemblee di delegate (Iv i, pp. 1382-
1383). In Russia questo metodo era davvero molto apprezzato se, nell’au­
tunno ’25, pochi mesi dopo che il Comitato centrale del P artito aveva re­
datto I nuovi statuti delle riunioni di delegate, contava già un complessivo
di piu di 300.000 delegate elette da 9 milioni e mezzo di operaie e contadine,
cfr. A. Artiouchina, Union Soviétique. Les réunions des déléguées ouvrières
et paysannes dans VUnion Soviétique, in « La Correspondance iternatio-
nale», V, 3 dicembre 1925, n. 119, p. 1018.
93 Riguardo alla stampa la risoluzione, nel suo art. 30, riteneva oppor­
tuno il reclutamento di corrispondenti fra le operaie, le contadine e le
mogli di operai, mentre affidava l’organizzazione delle casalinghe a un re­
sponsabile, eletto da ogni Comitato di partito, di località, di quartiere o di
città e impegnato a attrarre le casalinghe piu avanzate in circoli presso 1 ;
cellule e a lavorare sotto la direzione e il controllo del Com itato. P er l’a­
zione fra le contadine, la risoluzione stabiliva anche che venissero utilizzate
le cooperative ed associazioni contadine che contavano per le grandi mass"
femminili Piu attenzione dedicava senz’altro al ‘ la v o ro ’ nel sindacato* in
ogni sua frazione comunista un organizzatore responsabile, uomo o donna-
doveva lavorare in stretto contatto con le cellule di tutte quelle imprese

92
L ’influenza della * bolscevizzazione ’ sull’organizzazione femmini­
le fu, quindi, assai rilevante, anche perché ogni ritardo nell’appli­
cazione delle risoluzioni sopra nominate diveniva l’occasione per
ricordare l’eccezionaiità della situazione russa. La Sturm, che già
altre volte si era lamentata del ritardo delle sezioni nel lavoro fra
le donne, criticò ora la carente attività delle cellule di fabbrica
fra le lavoratrici. Ne attribuì la colpa all’incapacità dei partiti di
liberarsi dalle tradizionali forme di organizzazione di lavoro, allo
scarso inserimento dell’azione fra le donne nella generale attività
comunista, e all'inesistenza di buoni quadri, dato che le poche ope­
raie iscritte al partito erano ancora poco educate politicamente per
far fruttare al massimo il loro lavoro94.
Non a caso, quindi, la Sturm in un articolo dedicato al V anni­
versario della rivista femminile del Partito russo, « {Comunistica »
(La Comunista), affermava che il giornale non aveva bisogno di es­
sere un organo di agitazione e di propaganda come le riviste fem­
minili dei partiti comunisti dell’Europa occidentale, ma che po­
teva occuparsi della linea politica generale e degli strumenti attra­
verso cui spingere le masse femminili ad appoggiarla95.
Il discorso della Sturm appare alquanto ambiguo, perché rivela
una certa strumentalizzazione della questione femminile, ma è illu­
minante per chi voglia cogliere nelle giuste dimensioni il dibat­
tito degli anni della I I I Internazionale. D ’altra parte, la piu ap­
prossimativa conoscenza delle misure concretamente adottate dal

nelle quali erano riunite le operaie del sindacato organizzato. Nei paesi dove
esistevano sindacati affiliati all’IsR, Forganizzatore sindacale doveva inoltre
lavorare in stretto contatto con Forganizzazione di fabbrica e, per il coor­
dinamento di questo lavoro, i comitati competenti del partito dovevano con­
vocare conferenze comuni di organizzatori femminili di cellula, di sindacati
e organizzazioni sindacali di cellule che dirigessero, per ordine della cellula
di impresa, il lavoro sindacale nella fabbrica. Cfr. Organisationsberatung uber
die Arbeit unter den Frauen, cit., pp. 1382-3.
94 H. Sturm, Die Erfassung der Arbeiterinnen durch die Betriebszellen, in
«Internationale Presse-Korrespondenz », V , 4 agosto 1925, n. 117, p. 1646.
Per Fattività delle singole Sezioni nel lavoro femminile cfr. il lungo reso­
conto del Segretariato femminile internazionale in Tàtigkeitsbericht der Exe-
kutive der Kommunistiscben Internationale 1925-26, Ein Jahr Arbeit und
Kampfy Verlag Cari Hoym Nachf, Hamburg [1 9 2 7 ], pp. 60-72.
95 H. Sturm, Fùnf Jabre « Kommunistka », in «Internationale Presse-Kor*
respondenz », V, 26 giugno 1925, n. 100, p. 1368.

93
potere sovietico p e r l'effettivo m iglioram ento della
minile induce a considerare anche diversam ente j,^0n<^ ° n e f?ni
Sturm. Non va dim enticato infatti c h e , secondo ilaSSCn,° ne dejj1
funzione sociale della m aternità e tram ite la s e z io n e ^ 0^ 10
videnza della m adre e del bam bino presso il co .Per k Pf{
popolo per la Sanità, in U nione Sovietica si a n d a v ^ ^ ' ^ 0 ^
................................................ .. 1 * « * - a w l i asili

1 Ugll
L ’intervento delia Sturm deve anche essere esaminato alla JUcc
del discorso complessivo di quegli anni, giacché la tattica de]
' fronte unico ’ esigeva che il dibattito sulla questione femminile,
pur occupando uno spazio sempre maggiore nei docum enti dellfl Cy
si impoverisse, invece, di quelle notazioni specifiche sulla condi­
zione della donna già proprie delle risoluzioni dei primi congressi,
svoltisi in un periodo di maggiore ottimismo e caratterizzati da
discussioni di più ampio respiro.

4. Il dibattito sul ' lavoro } fra le donne

L ’impegno del Comintern per Pinserimento delle donne nel fronte \


unico prosegui nel 1926 e venne accentuandosi in seguito al ri­
conoscimento che, dopo la crisi dell’immediato dopoguerra, era

96 W. Lebcdew, Gesellschaftliche Fursorge fù r M utter u n d K in d in der


Sowietunion, in « Internationale Presse-Korrespondenz », V, 2 6 febbraio
1925, n. 29, pp. 428-9. Anche la legislazione delTUnss era piu vantaggiosa
per la donna di quella dei paesi capitalisti che stabiliva invece Io stato di
diseguaglianza dei due sessi assegnando alla donna il ruolo di moglie pro­
tetta e subordinata all’uomo. Cfr. J . Branden-Burgski, Familien-und E b ete-
ehi in der Sowjetunion, in « Internationale Presse-Korrespondenz », V , 28
febbraio 1925, n. 9, pp. 272-4. Cosi pure il principio, applicato in Urss,
della comunanza dei beni acquisiti dopo il matrimonio significava la rivalu­
tazione del lavoro della casalinga e la sua equiparazione con quello dell’uomo:
cfr. Das neue Ebe-und Familiengesetz in Sotvjetrussland, in « Internationale
Presse-Korrespondenz », V, 17 ottobre 1925, n. 42, pp. 1239-40.

94

A
in atto una ripresa parziale delle strutture capitalistiche, benché
di natura « temporanea e precaria ». Alle discussioni in sede uffi-
ciale s’affiancò il lavoro di propaganda svolto dalla stampa comu­
nista che, nell occasione dell 8 marzo di quell’anno, definì quale
obiettivo prioritario della manifestazione l’inserimento delle masse
femminili nel fronte unico con gli uomini, che « operai, impie­
gati, piccoli contadini o della classe media sono sfruttati insieme
o separatamente dal capitale siano essi senza partito, comunisti,
socialdemocratici, clericali o nazionalisti»97.
Numerosi articoli nella stampa internazionalista richiamarono
l’attenzione sul fatto che la condizione femminile nelPOccidente,
neirOriente e nell’URSS, implicava la necessità di formulare ri­
vendicazioni differenziate, che fossero si aderenti alle situazioni
specifiche dei singoli paesi, ma pur sempre tutte egualmente fon­
date sul principio leniniano che affermava l’importanza della par­
tecipazione femminile alla vita sociale e politica. Si rammentavano
alle donne dei paesi capitalistici le loro principali aspirazioni —
pane a sufficienza, giornata lavorativa di 8 ore, eguaglianza retri­
butiva a parità di lavoro, salario corrispondente ai costi — seppur
riferendole alla comune situazione della classe proletaria98, mentre
nell’intento di sottolineare il contenuto tutto politico della mani­
festazione dell’8 marzo svoltasi nel 1926 in Gran Bretagna e in
Germania, si accennava all’azione condotta dalle tedesche contro
la disoccupazione di massa e la chiusura delle fabbriche e si ri­
cordava che in Gran Bretagna con la preparazione delle lotte di
maggio dei minatori contro i padroni del carbone, la parola d’or­
dine internazionale dell’inserimento dei sindacati nel fronte unico
potè e dovette stare in primo piano e determinare il carattere e la
strategia della propaganda fra le donne99. Si attribuiva alla gior-

97 H .Sturai, Pour la Journée internationde des femmes, in « L a Corre-


spondance internationale », V I, 27 febbraio 1926, n. 25, p. 226.
98 C. Zetkin, H erbei, schafende Prauen d le r Lander, tu Eurem interna-
donde Tag!t in « Internationale Presse-Korrespondenz », IV , 5 marzo 1926.
n. 35, p. 485.
99 G. G. L. Alexander, D er Internationale Frauentag ittt Westen> in « I n ­
ternationale Presse-Korrespondenz», V I, 18 maggio 1926, n. 75, pp. 1202-3;
per una più ampia conoscenza della condizione del proletariato femminile
tedesco e inglese cfr. rispettivamente M. Moritz, Die Lage in Deutscbland

95
nata femminile in O riente l ’obiettivo di conquistare fe cines<
lotta di liberazione nazionale e le giapponesi al movimento di * ,aJla
e al fronte antimperialista; piu in generale, illustrando la
lare condizione delle donne dell’O riente, si auspicava « Un e ^ 0-
lavoro preparatorio per innalzare il livello culturale delle
masse femminili, per sradicarne le form e medievali di vita, il f ^ e
tismo religioso, la sfrenata superstizione, 1 ignoranza e principe
mente per favorire l ’inserimento della donna nella vita pubblica
nelle generali organizzazioni di classe » 10°.
Riferendosi esplicitamente alla posizione assunta da Lenin sulla
questione femminile, la russa Hopner mise in luce il processo in
atto nella società sovietica, dove non solo « gli operai e i conta-
dini, ma anche le operaie, le mogli di operai e le contadine veni-
vano avvicinate alla vita pubblica e al lavoro di costruzione poli,
tica » e indicò l’esigenza di incrementare la partecipazione attiva
delle donne mediante la realizzazione di una piu ampia rete di
servizi sociali101.
Concordi nel riconoscere il ruolo sociale e politico della donna,
i dirigenti dell’Internazionale proseguirono, anche dopo la morte
di Lenin, a rivolgere la loro attenzione ai problemi organizzativi
delle masse femminili e li affrontarono anche nel 1 9 2 6 . Già la II
Conferenza d’organizzazione, convocata il 10 febbraio, sul tema
del ‘ lavoro ’ fra le donne, affidò alle cellule delle fabbriche con
prevalente mano d’opera femminile il compito di sviluppare una
continua azione di propaganda e di organizzazione, capace di rag-

und die Aufgaben der Arbeiterfraueny in « Internationale Presse-Korrespon­


denz », V I, 16 febbraio 1926, n. 26, pp. 379-80 e A n die werktàtigen Frauen
alter Lattder, in « Internationale Presse-Korrespondenz », V I, 13 luglio 1926,
n. 93, pp. 1521-22.
100 Die Aufgaben der Partei auf dem Gebiete der Arbeit unter den Frauen
des Ostens, in « Internationale Presse-Korrespondenz », V I, 21 maggio 1926,
n. 76, p. 1221 ; cfr. anche V.Kasparova, D er 8 . Màrz in Osten, in « In te r­
nationale Presse-Korrespondenz», V I, 26 febbraio 1926, n. 32, pp. 449-51.
L ’appello del partito alle masse femminili incontrava la diffidenza dei mem­
bri maschi: « la risoluzione del Comitato centrale sul movimento femminile
del ’26 lamentava la scarsa presenza femminile nel P c c », cfr. J . Kristeva,
Donne cinesi, cit., p. 110.
101 S. Hopner, Der 8. Màrz in der Sowjetunion, in « Internationale Presse-
Korrespondenz », VI, 19 febbraio 1926, n. 27, pp. 396-7.

96
giungere anche le operaie di imprese prive di cellule e le casalin­
ghe mogli di operai Ma fu soprattutto il VI Plenum allargato
del Comitato esecutivo (febbraio-marzo 1926) a riconoscere la ne­
cessità di lavorare per attrarre le donne nel fronte unico. Nella
XV seduta del Plenum, il 5 marzo, la Zetkin sottolineò la discre­
panza fra il numero delle donne impiegate nel mondo del lavoro
e la loro partecipazione all’attività sindacale, attribuendola all’in­
differenza dei compagni nei confronti del fenomeno dell’egemo­
nizzazione delle donne da parte delle organizzazioni femminili bor­
ghesi e nazionaliste. La comunista tedesca concludeva:

Si parla tanto di leninistnOj di bolscevizzazione, io vi dico che voi


siete cattivi bolscevichi, che voi non siete buoni successori del nostro
Lenin; infatti non rivolgete la piena attenzione a questa questione e
soprattutto non le dedicate il pieno lavoro di esecuzione pratica.103

Durante la sessione del VI Plenum, fu anche convocata, 1*8 e il


9 marzo, su proposta del Segretariato del Comitato esecutivo una
conferenza specificatamente dedicata al ‘ lavoro fra le donne ’ 104

m L Internationale communiste et les questions d’organisation. Décisions


et résolutions adoptées par la I I Conférence d’organisation du Ce de Vie le
26 mars 1926, Librairie de PHumanité, Paris 1927, pp. 44-5.
103 Protokoll der Erweiterten Exekutive der Kommunistischen Interna­
tionale, Moskau, 17. Februar bis 15. Màrz 1926, Verlag Cari Hoym Nachf,
Berlin-Hamburg 1926, p. 447.
1W Essa si occupò anche delle questioni programmatiche relative alla
imminente IV Conferenza internazionale femminile comunista, ma rivolse
profonda attenzione ai problemi metodologici del 4lavoro * fra le donne. Fu­
rono eletti alla presidenza del convegno i comunisti Kornblum, in rappre­
sentanza del Segretariato del Comitato esecutivo delTIc, Sturm e Zetkin del
Segretariato femminile intemazionale, Geschke per il Partito tedesco e Sau-
vage per quello francese. Nel suo intervento la Sturm accennò alle principali
organizzazioni femminili apartitiche allora esistenti menzionando la tedesca
Lega rossa delle donne e delle ragazze, le inglesi e canadesi Leghe di mogli
dei lavoratori, le norvegesi Leghe di casalinghe, cfr. Protokoll der Beratung
ùber die Arbeit unter den Frauen beim Plenum der Erweiterten Exekutive
der Ki, in «Internationale Presse-Korrespondenz », V I, 15 maggio 1926,
n. 74, p. 1171. Fra queste, l’organizzazione femminile piu felicemente av­
viata era senz’altro la Lega rossa delle donne e delle ragazze. Costituitasi
nel novembre 1925, in seguito alla scissione della Sezione femminile dalla
Lega rossa dei combattenti del fronte unico, l’organizzazione, presieduta
dalla Zetkin, mirava con riunioni e manifestazioni a sottrarre le tedesche

97
?

discussione il m etodo delle organizzazio ni fe


dove fu posto in m.
espressione di
minili apartitiche, ritenuto da alcuni
^ che bisognava combattere per permettere l'e g ^
flutonomtstica della ^ ^ b a H o n e , fondato invece
aC o ° ? 'n=lk fabbriche, secondo le direttive elaborate dal C o ^

K M e t r i ." r r n s e n intervenne nella discussione *


indicate l'opportunità dell'applicazione del m etodo delle organi,,
" t n i femminili apartitiche, ritenendole la form a piu concreta di
realizzazione del fronte unico fra m em br. d, p r , , drverst, |,
russa Hopner si dichiarò per l ' i n t e n s t o n e de lavoro „e,,E
fabbriche mediante il metodo delle assemblee delle delegate, tro.
vandosi concorde con la Kasparova, che rappresentava alla confe.
renza la Sezione orientale del Segretariato femm inile internazio-
naie. Va segnalato, fra gli interventi più organicam ente impostati
in favore delle organizzazioni femminili apartitiche, quello di Ge-
schke, che, per il Kommunistische Partei D eutschlands ( K p d ), sot­
tolineò le difficoltà concernenti l’applicazione del sistem a delle as­
semblee delle delegate nell’O ccidente, ancora troppo perm eato dal­
l’ideologia borghese.
La Sturm spiegò con la diversa situazione storica e politica del
’21 l’atteggiamento negativo assunto dal III Congresso dell’I c
nei confronti delle organizzazioni femminili particolari, asseren­
done l’attualità in base alle mutate condizioni obiettive:

Sono nate dal fatto che vaste masse femminili hanno un certo bi­
sogno ed un certo impulso ad organizarsi e a occuparsi collettivamente
di qualche interesse che esse ritengono interessi femminili, ma che in
fondo sono di classe, proletari, e che non trovano sufficientemente rap­
presentati nelle organizzazioni proletarie [ ...]. Noi dobbiamo usare que­
ste organizzazioni femminili apartitiche come un mezzo con il quale
educhiamo nuove forze delle vaste masse, le prepariamo e le istruiamo,
attraverso la partecipazione alle lotte, per condurle nel campo del fron­
te unico, nelle organizzazioni generali proletarie e in ultima analisi nel
Partito comunista.

all’influenza delle associazioni femminili socialdemocratiche, quali la L esa


delle donne con molti figli, la Lega per la protezione della m adre cfr L
Overbach, Der Rote Trauen-und Madchenbund Deutschland<■ In t '
d o n * Presse-Korrespondenz », V I, 30 „ ara> 1 9 2 ^ T 3? pp “ o j,1” '" * '

98
Confutando, poi, l'obiezione secondo cui I
lidie ricalcavano r metodi usati da„ a ,e « « i a z i o n i aM „ i
biiirazione delle donne, ribatteva che la f o r i * 1" 0" ® ' ' 8 p« laP rao
considerarsi del tutto secondaria, essendo Min " * ! ” “ “ ■*« doveva
c0„ il quale alimentiamo queste forze , A „cb * U “ "tenuto
, queste organizzazioni il compito ddl’- e d u a d o w a , w b uiva

Ciò che noi vogliamo conseguire con I


fuori del partito non è solo conoscenza ^ m inanche
' DensJ ili al vo-
#
lontà rivoluzionaria.105 a n voluzionarj ^

Di idea contraria era Kuusinen, delegato dello .« •


che ritornò sull'argomento nella X V II seduta plenaria T ^ T ’
renza conclusa, impostando gran parte dell’intervento ’ u -
inseriva all’interno della sua relazione sul lavoro di ^ S‘
favore del ‘ lavoro ’ nelle fabbriche; 4 massa ~ in

Ci sono forse compagni che sentono questo per la prima volta e pen­
sano che sia troppo * russo no, compagni, il contenuto del lavoro
femminile rivoluzionario può e deve essere in Russia del tutto diverso
che, per esempio, nei paesi dell’Europa occidentale, ma questo metodo
in sé è, secondo la mia opinione, il più naturale per 1’avvicinamen.to
delle forze piu attive del proletariato femminile al lavoro rivoluzio­
nario. 106

Nel timore che questo dibattito, andando ben al di là del con­


tenuto prettamente metodologico, comportasse implicazioni gene­
rali di carattere politico, la presidenza del Plenum si irrigidì su
posizioni centralizzatrici e decise di sopprimere il Segretariato fem­
minile internazionale per sostituirlo con una sezione femminile
del Comitato esecutivo 107.
Il discorso sui metodi proseguì alla IV Conferenza internazio-

)Q5 Cfr. Vrotokóll der Beratung ùber die Arbeit unter den Frauen beirn
Plenum der erweiterten Exekutive der K if cit., p. 1175.
106 Non servirono a fargli cambiare posizione i successivi interventi delle
delegate tedesche Gescke, Zetkìn e Sturm in favore delle organizzazioni
femminili apartitiche. Cfr. Protokóll der Erweiterten Exekutive der Kommu-
nistischen Internationale. Moskau, 17. Februar bis 15. Màrz 1926, cit., pp.
539-63.
io? Tàtigkeitsbericht der Exekutive der Kommunistischen Internationale
1925-1926. Februar-November 1926, Verlag Cari Hoym Nachf, Hamburg-

99
• rhe si svolse a M osca dal 2 9 m
na]c f ™ minik un piccolo gruppo di donne in m p p ^

11 ' ° g T « d o n i pid i" > P ° " anti M M c ó k t t * = d d P O s '


delle * L J partito, delegate del Segretanato e delle St'
° f * r,ie, ^ ^ u a t o esecutivo d e lP Ic, dell'Internazionale g i o v a i
Zi° m l ^ d l ’Internadonale sindacale rossa e del Consigli»
con.un.sta, *=“ m che T og|iae,j, segretario del Comi,
tadino mter sollecitato i compagni a lavorare pitì
“ * esecutivo a U I ^ n t o nel fronte unico non solo d *
intensamente ^ ^^ anche di milioni di donne di

operai e contadini ancora lontani dalla vita politica » “» si passò


S s me delle cause che ritardavano la realizzazione di questo
obie ivo. S’addossava la maggiore responsabilità ai partiti, perché
to rà saturi di concezioni piccolo-borghesi: « L H um am té » attri­
buiva all’uomo il diritto di fare della propna moglte un membro
del Partito comunista francese e di tenerla al di fuori della politica
senza interpellarla, secondo una concezione diffusa non tanto in
Germania ed in Inghilterra che già possedevano un proletariato
industriale forte e un movimento operaio sviluppato, quanto piut­
tosto in Francia e in Italia. Si accusavano anche le Sezioni di non
aver svolto un lavoro soddisfacente fra le operaie, benché quest a-
zione richiedesse uno sforzo minore di quello necessario per con­
quistare le altre donne, dato che si trattava semplicemente di « le­
gare il partito con le larghe masse di donne nel processo di pro­
duzione dove esse formavano un fronte unico naturale con gli
uomini della loro classe » 110.

Berlin 1926, p. 32. Per Tesarne dell’attività del Segretariato femminile in


ternazionale negli ultimi due anni, con particolare riguardo alla strutturi
dell’apparato del partito e alle forme e ai metodi intrapresi dalle sezioni
cfr, anche l’ampia relazione pubblicata in Tàtigkeitsbericht d er E xek u tiv e dei
Kommunistischen Internationale 1925-1926, Ein Jahr A rb eit u n d K am pf
Verlag Cari Hoym Nacbf, Hamburg-Berlin 1926, pp. 66-71.
108 H. Sturm, Les résultats d e la Confèrence internatìonde su r le travai
parmi les femmes, in « L a Corrispondance internationale», V I, I settem
bre 1926, n. 98, p. 1096.
m La IV Confèrence internationale du C e d e V ie sur le travati parm
les femmes, in « La Correspondance Internationale », V I I 4 mueno 1927
n. 61, p. 753.
1,0 Ivi, p. 756. Un delegato italiano assicurò che le donne del suo paes*

100
one poi approvata riconobbe però che in diversi paesi
U ri!° ” j9te realizzate forme di fronte unico di lavoratrici con
erano s j . c]asse; come in Francia, dove le operaie e le con-
j comPagnl partecipato ai Congressi operai e contadini con-
tadine 9V ^ Marocco, e in Germania, dove le donne erano
tro la ^ " c o m i t a t i unitari per l ’espropriazione dei nobili. La ri­
entrate nei , va anche la formazione di assemblee di delegate
soluzione s Inghilterra e Finlandia e informava dell’avvenuto in­
in Germania. jj£ferenti tendenze — sotto la parola d’or-
jotta jj classe — in organizzazioni femminili senza par-
^'ne .. je sezioni esistenti presso il movimento minoritario
t,t0’ Comitato delle vedove e delle madri contro la guerra
•"^Francia la Lega rossa delle donne e delle ragazze in Germania,
f Federazione delle casalinghe in N orvegia'11, La risoluzione so-
* infine la necessità di costituire in seno all’I c ufi apparato
speciale per il ‘ lavoro ’ fra le donne 112.
Durante la discussione sui metodi si manifestarono opinioni di­
verse Fu in particolare la delegazione francese ad avanzare qualche

si stavano organizzando contro il fascismo con l'aiuto della direzione del


partito, benché alla base vi fosse ancora incomprensione per il * lavoro ’
fra le donne, e informò della presenza in Italia di Comitati di agitazione
misti con gli operai socialdemocratici per la difesa dei sindacati e per le
lotte salariali, dove anche le donne erano rappresentate (Ivi, p. 774). L'au­
striaca Grun si compiaceva col suo partito poiché un membro del Comitato
esecutivo partecipava alle sedute della Sezione femminile centrale (Ivi, p. 768).
111 Tbèses et décisions de la IV Confèrence 'Internationale sur le travati
pormi les femmest in « La Correspondance internationale », V I, 16 novem­
bre 1926, n. 121, p. 1391.
112 La risoluzione raccomandò di creare e sviluppare in tutti i partiti Fap-
parato destinato al lavoro fra le donne, a partire dalla Sezione delle donne
presso il Comitato centrale sino all’organizzazione delle donne in seno alla
cellula di fabbrica. La Sezione femminile del Cc, composta dal capo della
Sezione — generalmente un membro del Cc designato dal Segretariato o dal*
l’Ufficio di organizzazione del Cc — e dai suoi collaboratori, aveva l’obbligo
di svolgere i lavori attenendosi alle direttive dell’Io tracciate dal congresso
nazionale e dal Comitato centrale, e di mantenersi in stretto collegamento
con le altre Sezioni di quest’ultimo (Ivi, pp. 1405-6). Alla Sezione femminile
del partito spettava, fra l’altro, l’importante compito di educare politicamente
le donne tramite corsi speciali complementari oltre che con i normali corsi,
scuole e discussioni del partito e con l’ampia utilizzazione della stampa (Ivi,
pp. 1414-5).

101
.. del metodo delle ‘ assemblee rUn
obioionc sull’a p p ' superflua per h presenza di a|„' ^
pale ' in F" " * 1* ’ f m£„tre la finlandese Malm si pronunci '*«■
nizzaaioni Prol" ' immediata e incondizionata. Q>mra *-
la sua realizza2100 U
Sturiti :
Negando l’importanza di punti d ’appoggio organizzati
mente delle cellule di fabbrica, come garanzia p er diri ^ *Peciai
blee delle delegate, queste ultime si sarebbero trasforrn ^ ***%

riccio.111

Alla fine furono respinti quali deviazioni politiche i due pUn(-


_ h assegnando
vista opposti, alenando alla
alla cellula
cetiuia del
uu partito — jn r»»™
orim « iuog
i ' 0
• quefi^di fabbrica e 'in seguito •a '■'■'"e
quelle di strada e ”di >viltag
J Z la funzione di organizzare cuoi. d, donne che cosn,u,sK,0
f nrimo gradino sul quale edificare le assemblee delle delegate.
F u tuttavia riconosciuta la possibilità di rea lattarle anche quando,
in assenza del lavoro preliminare di circolo la direzione fosR
assicurata da qualche comunista Per di pm, dopo uno speci,
co rapporto della Artjuchina sul lavoro del Partito comunista russo
in questo campo, che attribuiva il merito dei buoni risultati rag-
giunti nell’Unione Sovietica al « ruolo eccezionale svolto dalle as­
semblee delle delegate » e alla « costante e ferma direzione assi­
curata dal Partito comunista », la risoluzione approvata definì 1e-
sperienza del lavoro in Urss « preziosa per tutti i paesi e utile an­
che nel periodo di preparazione della rivoluzione » 13415.
S’approvò, quindi, il metodo delle delegate, giudicandolo va­
lido ’ come tutto ciò che per la donna si faceva nell’Unione Sovie­
tica. D’altra parte, a riprova dell’effettiva migliore condizione della
donna vivente nell’URSS, c’erano le statistiche relative al '2 6 , pub­
blicate sulla stampa ufficiale, che informavano dell’aumento con­
siderevole del numero delle lavoratrici nell’industria, della conqui-

113 H. Sturm, Les résultats de la Conférence ìnternatìonde sur le travati


parmi le s femmes, rit., p. 1096.
114 Thèses et décisions de la TV Conférence intemationde sur le travati
parmi les femmes, cit., p. 1408.
115 Ivi, p. 1398.

102
„wrM * n .
d e lt a P " r i , t M la r ," le C r' , n , c 7 l f 'n e * i l a lavoratrice madre
parlccipazione delle operaie al lavoro sindacale e ai'

(jvict ,|6-
lai J K « » ione r'sollcvò ls M e organizzazioni fem
minili apartitiche. Nonostante qualche •non nuovo ’ contrasto di
opinione, si giunse ad un accordo che stabili;

Nnn è r a c c o m I. creazione di nuove organizzazioni femn,,


a n d a t a

ma s, approva la cosittuztone di organizzazioni femmin»™!^.


le ta r ie c o n «cop, d, aztone determinati dalle condizioni econom c h e ^
p o litic h e . IC c

La risoluzione raccomandò anche di lavorare più intensamente


tramite le organizzazioni proletarie di massa, quali i sindacati, le
cooperative, il Soccorso rosso internazionale, il Soccorso operaio
internazionale 11 .
La Sturai intervenne a proposito delibazione fra le donne anche
al VII Plenum, del novembre-dicembre, che pure aveva all’ordine
del giorno la discussione su questioni di politica interna:

Come in passato anche nel prossimo periodo, uno dei compiti princi­
pali delle sezioni femminili dovrà consistere nel lottare per obbligare
i partiti ad accordare un’attenzione adeguata al lavoro fra le donne.

Attribuì al Partito comunista inglese il merito delTaumentato


numero di aderenti femminili e della partecipazione di molte donne
allo sciopero dei minatori, ma gli raccomandò comunque di impe-1678

116 A. Kaliguina, L a s ìt u a t io n d e s tr a v a ille u s e s d a n s l ’U rss, in « La Corrcspon-


dance intemationale », V I, 20 ottobre 1926, n. 113, p. 1275. La stessa Se­
zione femminile del Consiglio contadino internazionale, già fondato a Mosca
nel 1923, esortava: « Le donne del mondo intero comprendano Fazione da
condurre perché le conquiste delle contadine dell’Unione Sovietica si ripe­
tano in tutto il mondo », cfr. Le Presidium du Conseil Paysan International,
La Séction féminine du Conseil paysan internationale, A u x p a y s a n n e s d u
m on de e n t ie r f, in « La Correspondance Internationale », V I, 6 marzo 1926,
n. 29, p. 256.
117 L e s r is u lt a t i d e l a C o n fé r e t t c e in t e r n a t io n a le su r l e tr a v a ti p a r m ì le s
fem m est cit., pp, 10-98.
118 T h è s e s e t d é c is io n s d e l a I V C o n fé r e n c e in t e r n a t io n a le s u r l e tra v a ti
parm i les fe m m e s , cit., p. 1410.

103
pnarsi di pid per attrarre nei sindacati i cinque mili0ni ]
di donne impiegate nell’industria. Ammise che in Gern^ *
diversi metodi avevano facilitato l’inserimento delle m a s ^ tr?
nili nell’ala sinistra del movimento operaio — Ie a s s e m b l * 1*4
delegate, il lavoro sindacale, la Lega rossa delle donne e d V ^ '
p a7lze — ma individuò la permanenza, nel partito, di Un 5 ra-
mento di non comprensione nei confronti d el lavoro fra le J ^ * 3‘
e del ruolo delle sezioni fem m inili119120. L o stesso Kunsinen i n t e r i
ne la mattina del 24 novembre, nella terza seduta, lamentando'?'
generale sottovalutazione del ‘ lavoro ’ fra le masse femminili- *

Vi domando, compagni, che cosa si è fatto persino dai migliori d •


nostri partiti, nei paesi capitalisti, per la conquista delle lavoratrici t**
la loro partecipazione massiccia generale, per influenzarle e attivizzai!
nei sindacati e nelle imprese. Per favore indicatemi concretamente che
cosa è stato realizzato in questa direzione. Se tale o tal altro partito
comunista è riuscito a attrarre — dall’ultima sessione plenaria aliar
gata — almeno venti-trenta operaie apartitiche nel lavoro rivoluzio-
nario, che al presente svolgono questo lavoro fra le masse femminili
ciò rappresenterebbe già qualcosa di molto modesto ma tuttavia di con­
creto. Ma possiamo dirlo con certezza di tutti i paesi? Penso di no.

Approssimandosi il V I Congresso mondiale, la sezione di infor­


mazione del Comitato esecutivo dell’Io sottopose i partiti aderenti
a esame critico anche in riferimento alla loro azione fra le donne.
« L insieme del Partito comunista » si legge nel rapporto dedicato
alla Germania « non ha ancora compreso del tu tto l ’importanza
politica del lavoro fra le donne». Si raccomandava al K pd di
intensificare il ‘ lavoro ’ nelle fabbriche e nei sindacati p u r ammet­
tendo che, grazie all’azione sindacale, il partito aveva conquistato
l’influenza fra le operaie del settore tessile, metallurgico, della

119 P r o t o k o l l E r w e ite r te E x e k u tiv e d er K o m m u n is tis c b e n In te r n a tio n a le ,


M o s k a u , 2 2 . N o v e t n b e r 16. D e z e m b e r 1 9 2 6 , Verlag Cari Hoym Nachf, Ham-
burg-Berlin 1927, pp. 270-5.
120 F u t i m ir o v o j r e v o lju è ii. S e d ' m o j ra S iren n y i P le n u m i s p o d n i t e V n o v o K o -
m it e ia k o m m u n is t it e s k v o I n t e r n a c io n a la 2 2 n o ja b r ia - 1 6 d e k b r j a 1 9 2 6 y (La
via della rivoluzione mondiale. Il V II Plenum allargato del Comitato ese- *
cutivo deirinternazionale comunista. 22 novembre-16 dicembre 1926, Gosu-
darstvennoe Izdaterstvo, Moskva-Leningrad 1927, p. 123.

104
riuscito ad organizzare commissioni femminili negli
f * ^ diretti dall’opposizione121. Anche il Partito comu-
5tes5‘ s,n ac ^ nché lodato per l’impegno dimostrato nell’orga-
nistfl ^ranC^ j SSioni e conferenze femminili sindacali, veniva rim-
nizzarc c0 cirCoscriveva ancora l’impegno fra le donne al-
prPverato m j] rapporto esprimeva, invece, soddisfazione
Apposita ■ t mPrndico ’ svolto fra le masse femminili della se-
pfr 1 , . c0] risultato di un forte sviluppo del sistema delle
zione ,n? conferenze regionali di delegate125. Si compiaceva
riunioni propagandistica svolta dalla stampa comunista
inoltrC con buon successo, a giudicare dalla partecipazione di ita-
10 'd agitazioni e scioperi: uno degli scioperi piti notevoli fu
H - fldc]je lavoratrici delle risaie, del 1927, al quale parteciparono
^ di 10 000 monc'ìne* così comPatto terminare con una vit-
PW 'anche se parziale. La diffusione del giornale «C om pagna*
foria’e operaie era dovuta all’ampio spazio dedicato alla corrispon-
C e a] gran numero di articoli che affrontavano varie que­
stioni del movimento operaio, in particolare i problemi concer­
nenti le lavoratrici121.

121 L'activité de Vlnternationale communiste du V au V I Congrès, Bureau


d'éditions, Paris 1928, p. 141.
m Ivi, pp. 199-200. Un rapporto preparato dalla Sezione femminile del
Pcf, in vista del V Congresso del partito che doveva tenersi a Lille dal 20
al 26 giugno 1926, constatava la bassa percentuale delle donne iscritte. (1 % )
in contrasto con l’accresciuta partecipazione femminile alla produzione. Tale
carenza era attribuita soprattutto alla mancanza di collegamento fra le Com­
missioni femminili e le rispettive regioni, quartieri, cellule, e fra la Sezione
femminile e il centro che non dedicava sufficiente attenzione al * lavoro tra
le donne*. La risoluzione approvata dal Congresso di lille stabili il lavoro
della Sezione femminile all’interno del partito e defini i punti programmatici
sull’agitazione tra le masse femminili. Un altro documento che riguardava
il progetto d’organizzazione per la settimana internazionale delle donne del
1927, comprendeva parole d’ordine ecoonmico e politico, quali «contro le
nuove guerre che si preparano », « contro la disoccupazione », « per Lotte-
nimento dei diritti civili e politici», Cfr. Documentsy in D.Tartakowsky,
Le Pcf et les femmes (1 9 2 6 ), in Cahier d'Histoire de VInstitut Maurice
Thorez, IX, ottobre-dicembre 1975, n. 14, pp. 194-225.
123 Le delegate delle conferenze avevano il diritto di intervenire in quelle
riunioni nelle quali si discutevano questioni riguardanti il movimento operaio
su scala nazionale, cfr. Vactivitè de Vlnternationale communiste du V au V I
Congrès, rit., p. 167.
124 Ivi, pp. 217-8.

105

i
.
tts j] rapporto esortava le sezioni a impcg „ arsi
In co m p ì» ® , [ra je do n ne, non ritenendo neanche / ,
giortnente nel ' , ' VT | „ t0 raggiunto in questo cam po d a l l ' u t
tutto soddisfacern“ lamentava ch e , nonostante I'abbasta„2,
„e Sovietica: ' r j partito — 1 5 7 ° ° ° ' oss,a » 12%
elevato numero 01 o ^ uoo J cg |i indici dello sviluppo M ]
degli iscritti - , » . , , rid in U r s s » , quasi 1 0 anni del |,.

™ ! sovietico, dei sindacati, del P a rtito comunista „0„


voto del poter risu|tati « nel senso della creazione di

IT e tro rL m in ile ^ d i qualche importanza in seno al Partito *

muniste dell U rss » ' della tattica del Ironie unico ave.
Nel frattempo, gn ^ Comintern una specie di psicosi J ,
vano generato n capitalism o rappresentasse una

= := :« — - V t - . Trt “ b t
” invocava la difesa del «p rim o Stato che abbta trad o tto ,n tea ,a
l’eguaglianza dei diritti della donna a e, approsstm andos, ,1 de.
cimo "anniversario della rivoluzione russa, si ricordava .1 conti,,
buio alla vittoria di quelle donne “ che ora chiedevano I atuto delle
comuniste degli altri paesi1” . La S tu r a coglieva l'occasione del
settantesimo compleanno della Zetkin per ram m entarne il pen­
siero e l'opera, ma soprattutto la decisa opposizione alla politica
imperialistica espressa negli interventi ai Congressi della II In­
ternazionale e alla Conferenza femminile di Berna del 1 9 1 5 , oltre

ì25 Per una panoramica piu ampia del lavoro delle Sezioni, cfr. lo stesso
rapporto (Ivi, pp. 255-666).
126 Ivi, p. 666.
127 G. G. L. Alexander, F e m m e s o u v r iè r e s , p r é p a r e z l e p r e m i e r M a i l in « La
Correspondance Internationale», V II, 26 aprile 1927, n. 4 6 , p. 5 4 2 .
128 Cfr. G. G. L. Alexander, D ie F ra u ett a u f d e m W e g e L e n i n s , in « In ­
ternationale Presse-Korrespondenz », V II, 25 gennaio 1927, n. I I , pp. 222-3
e B e r ic h t d e r A b e ilu n g f i i r d e n S c h u tz d e r o f f e n t l i c h e n S i c b e r h e i t u n d O r d -
m in g in d e r H a u p t s t a d t u b e r d i e E r e ig n is s e a m 8 . M à r z ( 2 3 . F e b r u a r ) 1917
in «Internationale Presse-Korrespondenz», V II, 22 febbraio 1927 n 21 *
p. 421. ’ ' *
129 S. Boyarskaja, L e s o u v r iè r e s e t l e s p a y s a n n e s d e I V n i o n Soviétique aux
je m m e s la b o r t e u s e s d e s p a y s c a p it a lis t e s e t d e s c o l o n i e s , in « L a CorresDon
dance internationaie », V II, 7 maggio 1927, n. 51, p. 625. ^

106
che negli articoli pubblicati dalla rivista da lei ,
«Die Gleichheit » ,3°. ata e diretta

Nel 1927, una militante auspicava persino il c o I W ^


operaie sfruttate dei paesi coloniali: « u n tale lecar»8 ' ^ ^ ^
vivente » spiegava, « contribuirà alla formazione di ' ‘'l* ™ ™ 0 '1*1'
di tutti i lavoratori », e alludeva esplicitam»nt n r0nte UniCo
creare un’alleanza fra le operaie rivoluzionarie della" ^
degli altri paesi in piena conformità con la i- • ™ ‘ quelc
Comintern. Con l'obiettivo di unificale^le donne “ 8e" en’le
anticapitalista e antiimperialista, la Sturm ^ UmCO fr° me
l’occasione della manifestazione dell’ 8 m a r * / SUa Coglieva
tuazione storica e politica: ^er ^lustrare la si-

La campagna di quest’anno per la giornata femminile internazionale


su nel segno di quattro fenomeni principali che contraddistinguono il
carattere politico del periodo attuale: il pericolo di guerra internazio­
nale che si svolge in ultima analisi contro l’Unione Sovietica; la lotta
di liberazione nazional-rivoluzionaria in Cina che, passando per l’In­
ghilterra, può diventare il focolaio di incendio d’una nuova guerra
mondiale; la nuova offensiva del capitale nei paesi capitalistici dell’Oc­
cidente nella forma specifica della razionalizzazione. Di fronte a questi
tre elementi collegati strettamente fra di loro dal mondo del capita­
lismo, si contrappone il consolidamento del modello sovietico, i pro­
gressi della costruzione socialista nel primo paese della dittatura del
proletariato.1
30132

130 Cfr. H. Sturm, C la r a Z e t k in - d ie In te r n a tio n a le F u h r e r in d e r re v o lu tio -


nàren F r a u e n b e w e g u n g , in « Internationale Presse-Korrespondenz », V II, I
luglio 1927, n. 67, pp. 1419-1421 e G. G. L. Alexander, C la ra Z e tk in s K a m p f
g egen M ilita rism u s , K o l o n i a l p o l i t i k u n d im p e r ia lis tis c h e n K r ie g , ivi, pp. 1421-
1423. Oltre agli articoli della Zetkin, che riguardavano la situazione econo­
mica e politica e le sue conseguenze sulla classe operaia in generale so­
prattutto sulla donna, la rivista, già fondata nel 1892, pubblicava anche
corrispondenze di operaie, cfr. E . Baum, C la ra Z e tk in s W e r k D ie G le ic h h e it ,
ivi, pp. 1423-4.
131 S.Boyarskaja, L a lia is o n in te r n a tio n a le e n tr e le s fe m m e s la b o r ie u s e s ,
in « La Correspondance internationale », V II, 9 marzo 1927, n. 30, p, 394
e cfr, anche H . Sturm, W e r k t a t ig e F r a u e n , in d ie F r o n t g eg en d i e O ffe n s iv e
d es W e lt k a p it a ls ! t in «Internationale Presse-Korrespondenz», V II, 18 feb­
braio 1927, n. 20, pp. 406-7.
132 H. Sturm, Z u m I n t e r n a t io n d e n F ra u en ta g 1 9 2 7 t in «D ie Kommunisti-
sche Internationale », V i l i , 8 marzo 1927, n. 10, pp. 480-6.

107
n°" men^ ' ' : i r conz :e fi,s ds >
T i nPeT paesi c a p ita listici, p e g g io rata n e ll'u k im o anno
c !" a razionalizzazione eco n on ttca e tn d u s m a le a tto .
T „ iù a lti p r o f it t i® , m e n tre la K a sp a ro v a co n statav a cotne ,
“ Jo n e d elie cin esi ap p arisse d e c is a m e n te g rav e pe, P
d ls a P«enza in O rie n te di p e san tt ^ » -1 « * , de„,

Urgev^ tuttavia, chiarire il diverso significato politico che i


SO.
cialdérooctatici attribuivano alla manifestazrone:

La giornata femminile internazionale è per la socialdemocrazia solo


uno strumento, un rafforzato deviamento di vaste masse femminili ope.
raie per l’ulteriore tradimento del loro interesse di classe uno
smascheramento della pericolosità della teoria, della politica e della
tattica della socialdemocrazia di fronte alle donne operaie che la se­
guono ancora in massa, il superamento ideologico e piu tardi anche
organizzativo della socialdemocrazia dappertutto in assemblee, in
fabbrica, nei sindacati, nella letteratura, nella stampa — è uno dei
compiti piu importanti del Partito com unista.136

L ’aspra invettiva contro la socialdemocrazia si inseriva nell’am­


bito della 4 nuova svolta a sinistra ’ del bolscevismo, che, ancor pri­
ma della sanzione ufficiale avvenuta nel dicembre, durante il V
Congresso del Partito comunista russo, rafforzò la linea d ’opposi­
zione contro il riformismo socialdemocratico. Appariva quindi
quanto mai opportuno ricordare le debolezze della I I Internazio­
nale, i suoi 1 vecchi peccati ’, la sua parte di responsabilità nello
scoppio del conflitto mondiale, allo scopo di convincere le masse

m C. Zetkin, Zum Internationalen Frauentag, A n die w erktàtigen Frauen


aller Kapitdistischen U n d e r , in « Internationale Presse-Korrespondenz » , V II,
4 marzo 1927, n. 2 5 , pp. 501-3; cfr. anche G . G . L . Alexander, D ie Losungen
des 8. Mdrz 1 9 2 7 u n d dìe gegenwàrtige Internationale L aget in « In tern a­
tionale Presse-Korrespondenz», V II, 22 febbraio 1927, n. 2 1 , pp, 422-3.
134 W . Kasparowa, D ie Frauen in der cbinesischen R evolution, in « D ie
Kommunistische Internationale », V i l i , 8 marzo 1927, n. 10, pp. 4 86-93.
135 Cfr. A. G., D ie A rbeiterin in d er Produktion d e r Ussr, ivi, pp. 493-9.
136 B. S., D er Internationale Frauentag d e r Sozialdemokratiscben Parteien
im Ja bre 192 7 , in «Internationale Presse-Korrespondenz», V i l i , 2 8 feb­
braio 1928, n. 2 1 , pp. 423-5.

108
e contro « l’attitudine criminale dei riformisti in
{ctnfniniVl 0 ^ ^ proletariato » • E , poiché si constatava che
tuttc le 3ueSU g. \aSCiavano ancora attrarre dalla politica riformi-
troppe do" " eln tem azionale,M, si sosteneva l’esigenza di procedere
sta dclla. e esame dei metodi già applicati dai partiti dell’Inter-
nel\ » o lt« to ^ un.sW ^ « lavoro » fta ^ donne, per modificarli nel
nftzi°
non 'sembrassero confacenti agli obiettivi.
caso
° recchi partiti » commentava la sezione femminile del
* ln Pftesecutivo dell’I o «si incontrano difficoltà nell’organiz-
C° mlcorsi speciali per militanti, dovute a un tim ore infondato di
iarC Vinismo». D a ciò nascevano, quindi, le necessità di superare
^ "'p re v e n z io n e ^ con{usione ideologica relative ad un lavoro
° Seciale e l’indicazione dello sviluppo dell’apparato organizzativo
litico per il lavoro in questione. L a sezione raccomandava
Rifatti la nomina di organizzatori di donne nelle cellule di imprese
' nelle frazioni sindacali, il rafforzamento dell’azione nelle imprese
e nei sindacati e lo sviluppo del movimento delle delegate139.

ir? G . G . L. Alexander, Fem m es ouvrières, préparez le Premier Mai!, in


« La Correspondance Internationale », cit., p. 541.
t# In parecchi paesi, negli ultimi anni, il socialismo era riuscito a aumen­
tare il numero dei suoi membri femminili (in Germania, il Partito socia­
lista contava, nel marzo 1 9 2 5 , 153.693 donne; nel dicembre 1926, 165.492;
nel 1928, 1 81.541). L e Sezioni femminili del Labour Party di Gran Bretagna
annunciarono alla Conferenza delle donne, nel 1925, a Birmingham, 200 mila
e alla Conferenza delle donne nel ’27 a Huddersfield, 300 mila membri fem­
minili; il P artito socialista dell’Austria contava nel 1920, 70.000 donne, nel­
l’ottobre *27, 1 9 0 .0 0 0 , al 1 gennaio ’2 8 , 220.000. A Vienna il loro numero
era passato da 116.187 a 127.799. I l Partito socialista di Olanda ne regi­
strava il 31 marzo 1 9 2 2 , 9 .1 4 8 , cioè il 21 ,8% degli effettivi totali e il 31
dicembre 1 9 2 7 , 1 3 .5 0 2 , cioè il 2 7 ,1 % degli effettivi. Infatti anche la I I In­
ternazionale non era rimasta indietro nell’organizzazione femminile: in se­
guito alla Conferenza di Bruxelles, riunitasi nel dicembre 1926, essa posse­
deva un Com itato internazionale di donne oltre che gruppi femminili, e dal
gennaio *27 il suo Segretariato pubblicava un suppplemento mensile per le
donne nella « Informazione internazionale », cfr. Uactivité de Vlnternatìond
communiste du V au V I C ongrès, cit., p. 70.
139 Iv i, p. 6 6 6 . Il rapporto della sezione del Comitato esecutivo dell’Io
riportava anche i dati relativi agli effettivi femminili dei partiti comunisti,
che risultavano in Francia 1.100, cioè il 2 % , in Cecoslovacchia circa 25 mila
cioè il 1 9 ,1 % , in Germania 13.848, cioè il 1 3% , in Svinerà e Norvegia
rispettivamente il 13 e il 1 9 ,7 % , in Inghilterra 1.700, cioè il 14.25% . La
percentuale complessivamente bassa dei membri femminili del partito comu-

109
Di fronte al progressivo impoverimento del dibattito
stione femminile si rileva la grande attenzione rivolta r/*
me e metodi di * lavoro ’ fra le donne con l'obiettivo3 C ^°r'
serimento femminile nelle campagne politiche e pron V°
del momento — contro la guerra imperialista e in *StÌcfl<!
VUnss ìm. 1 esa del.

5. La donna n el program m a delV Internazionale com unista e ^


V I Congresso

11 dibattito sulla questione femminile in seno al Com intern soffri


di un processo involutivo dovuto all allontanarsi di immediate
scadenze rivoluzionarie. Esso si focalizzò progressivam ente sul-
rorganizzazione delle donne, tu tt’al piu concedendo alla disamina

nista era addebitata principalmente airinsufficiente lavoro che le Sezioni svol­


gevano nelle fabbriche e nei sindacati. Si auspicava pertanto un più stretto
legame tra il movimento delle delegate e il lavoro sindacale, m entre si
esprimeva soddisfazione per il lavoro svolto dalla stampa, che quasi tutti
i partiti impiegavano come mezzo di propaganda e di organizzazione femmi­
nile. I principali partiti possedevano giornali speciali per le donne che erano*
in Germania la « Kampferin », in Inghilterra la « W orking W om an » , in
Austria « TArbeiterin », in Norvegia la « G nisten), in Italia « L a Compa­
gna », negli Stati Uniti la « Working W oman », in Canadà la « W orker
Woman ». In assenza di un giornale per le donne, la stam pa comunista
dedicava spesso al movimento femminile un supplemento del suo giornale
e nonostante alcuni errori, quali la scarsa attenzione airinform azione sul
lavoro tra le donne e soprattutto l’insoddisfacente livello politico e teorico,
nel suo insieme (tranne poche eccezioni, quali la « Roszevacka » in Ceco­
slovacchia) sapeva orientarsi verso le grandi masse, soprattutto verso le ope­
raie delle fabbriche, grazie alla collaborazione frequente delle corrispondenti
operaie. Rimaneva ancora molto debole il lavoro riguardante la formazione
di quadri per razione fra le donne, fatta eccezione per Fazione seria e si­
stematica, svolta dal Partito comunista dell’Austria e per i tentativi ben
riusciti dei Partiti di Polonia e di Cecoslovacchia che avevano organizzato
nell’inverno 19 2 5 -2 6 scuole regionali femminili, con la conseguente form a­
zione di venticinque militanti (Ivi, pp. 8 0 -1).
140 Per la campagna contro la guerra la Sezione femminile inviò due cir­
colari, pubblicò due bollettini sul ruolo delle donne nelle questioni della
guerra; scrisse parecchi articoli sulla stampa internazionale e altri materiali a
favore della Cina (Ivi, p. 82). La campagna per I ’U r s s fu condotta senza
interruzione dalla Sezione femminile del Comitato esecutivo con articoli e
documenti riguardanti le operaie e le contadine delFUnione Sovietica (Ivi
pp. 82-3).

no
della condizione di queste ultime nei paesi capitalistici lo spazio
minimo richiesto dal confronto frequente con la loro situazione
nella società sovietica. Tuttavia anche questo tentativo di analisi,
caratterizzato da toni trionfalistici, non facilitava la riflessione con­
creta sui risultati già ottenuti e sugli strumenti necessari per per­
mettere alla donna di raggiungere 1 effettiva emancipazione.
Fu la Zetkin, nel ’2 8 , a rilevare i limiti del dibattito allorché,
criticando il progetto di programma dell Internazionale comunista,
si dichiarò insoddisfatta delle « frasi convenzionali » dedicate al­
l’argomento, sostenendo:

Il nostro program m a deve considerare che la collaborazione delle lar­


ghe masse femminili non significa soltanto aum entata quantità delle
forze rivoluzionarie, ma anche piu ricca qualità.

N ell’ev id en te in te n to di riv a lu ta re p ien am en te il ru o lo della


donna, la m ilita n te te d e sca a g g iu n g e v a :

La donna non è la brutta copia dell’uomo; in quanto essere femmi­


nile possiede caratteristiche proprie e particolari valori per la lotta e
per la costruzione del socialismo; e il libero sprigionarsi di una energia
per lungo tempo incatenata promuoverà lotta e costruzione. 14114 2

La critica della Zetkin era particolarmente calzante, in quanto


la discussione organizzativa aveva finito con l’ispirare anche la par­
te del progetto di programma relativa alla questione femminile,
che si limitava a sostenere la necessità di ‘ lavorare ’ fra le operaie
e le contadine, « partendo dalle loro condizioni particolari di vita
e di lotta e collegando le loro rivendicazioni con quelle generali
e con le parole d’ordine del proletariato » ,42.

141 C. Zetkin, Quelques remarques critiques au sujet du projet de program­


mi, in « L ’Internationale communiste », IX , 15 juillet 1928, n. 15, p. 1065.
142 « Supplément de l’Intemationale communiste », n. 13, 15 juin 1928.
Projet de programme d e Vìe, adopté par la Comm'tssion du programme du
Ce de l’Ic, le 25 mai 1928, Bureau d’éditions, Paris, p. 38. L ’intervento della
Zetkin è a ragione definito dal Ragionieri « il punto piu alto toccato al ri­
guardo dal pensiero politico marxista della I I I Intemazionale « p e r quel suo
affrontare i problemi di origine giuridica, morale, ideale relativi all’emanci­
pazione femminile» (E.Ragionieri, Il programma dell’Internazionale comu­
nista, in « Studi storici », X III, n. 4 , pp. 708-9).
, M in invece, d e b iu m e m e in fo rm a ta su lle c o m p o si*,*,
, j „ « l m asse fe m m in ili, so tto lin e a v a r e a h s n c o e n t e »
!“ f d e ll! n S a a i o n e deUe ca sa lin g h e , c h e il p ro g e tto di £

;lm . non m en aion av. n ep p u re:



La statistica ci insegna che in tutti i paesi persino in qUejjj- ,.
elevata industrializzazione le operaie costituiscono una minor ^ ^
proletariato femminile. 1123 d<

Poneva comunque volentieri l ’accento sul processo in atto che


tendenzialmente trasformava le casalinghe della vecchia economia
domestica in forze produttive, « fattore di rivoluzione di p n ^
importanza ». Sviluppando il concetto m arxista del valore emanci
patorio del lavoro, ricordava che esso

crea le condizioni economiche dell’eguaglianza sociale dei sessi, nel cam­


po della legislazione e della pratica, le condizioni della piena libera­
zione sociale e umana della donna, della soppressione dei matrimoni
di interesse, della dissoluzione della famiglia fondata sulla proprietà,
della riconoscenza ufficiale della maternità in quanto funzione sociale,
dell’obbligo del mantenimento e dell’educazione dei bambini e della
gioventù da parte della società.143

La Zetkin accennava, pur senza approfondirli, a tem i di carat­


tere sovrastrutturale, quali l’affrancamento sessuale e la libertà del
l’aborto, per riprendere il discorso piu strettam ente politico con
il confronto fra le « elemosine » del capitalismo per la protezione
della maternità e infanzia e

lo sforzo sincero del governo sovietico per realizzare il diritto legale


delle donne ad agire in tutti ì settori della vita sociale, la fondazione
e il perfezionamento di numerose istituzioni, aventi per scopo la lotta
contro la miseria e l’inferiorità culturale delle donne, alleviando alla
donna i lavori casalinghi e gli impegni materni.

L ’assenza nel documento di un esame puntuale della situazione


e di indicazioni sulla linea d ’azione le appariva inconcepibile, in

'« C. Zetkin, Quelques remorques cntlques au sujet du p ro jet de oro


gromme, in « L ’Internationale communiste*, cit., pp, 1061-2. K

112
non si spiegava come dalla soppressione della proprietà
^ , ta si potesse giungere, fra Labro, aireliminazione delle dif-
ferenzc economiche e sociali fra i* sessi144.
u v g a i t

Il programma della I I I Internazionale emenda • , .


Jai suggerimenti dell. Zetkin ed approva,; „ e| w
termini nuovt e finalmente concreti alcuni aspe,,! e s a l a i " deU

questione femmtnde. Esso mendicava l'eguagli,ne. compie , del
le donne e degl, uomtm a trasformartene radicale del d L t o ma
,r,montale e fam,fiate d r,conoscimento della fonatene
dell» maternità e, dando prova di effettivo impegno per la r td k
zazione di questi principi, affidava alla società la cura e V .a T
zione dell’infanzia e della gioventù, da attuarsi mediante la crea"
zione di dispensari per bambini, di giardini d’infanzia e di asili-
raccomandava la nascita di istituzioni per « agevolare progressiva-
mente 1 economia dom estica», quali cucine e lavatoi pubblici e
persino « la lotta culturale e sistematica contro le ideologie e le
tradizioni che rendono schiava la donna » 14s.
Alla luce di questo discorso, fino ad allora eccessivamente sot­
tinteso, gli appelli rivolti alle donne per un loro impegno nella
lotta rivoluzionaria risultano meno formali, essendo riconosciuta
ufficialmente la necessità di sostenere concretamente l’emancipa­
zione, una volta raggiunta la vittoria della rivoluzione e avviata
la costruzione della società socialista.
Si proseguì a svolgere lavoro di propaganda fra le donne anche
nel ’28 , avvertendosi l’urgenza di intensificare la difesa dell’Unio-
ne Sovietica. Si ricordava che questo Stato

per la prima volta pone fine in modo completo alla ineguaglianza dei
cittadini, la quale nei sistemi fondati sullo sfruttamento, si basa sulla
differenza di sesso, di religione, di nazionalità; instaura in questo cam­
po una tale eguaglianza, quale non è stata realizzata in nessun paese
borghese [...]. Applica misure per la protezione della donna.141546

144 Ivi, pp. 1062-5.


145 Programma dell’Internazionale comunista ( approvato dal V I Congresso
mondiale il I settembre 1928, a M osca), Edizioni di Cultura sodale, Paris
1930, pp. 4 1-2 .
146 Ivi, p. 37. L a stampa ufficiale ripropose — durante Tanno — il con­
fronto fra la condizione della donna in U rss e negli altri paesi, talvolta

113
Premeva ripetere l’accusa alla socialdemocrazia, r jje v
essa an<^°

in questa situazione, in cui i partiti reazionari politicizzano a J


e per i loro scopi le donne, disorienta e tradisce le proletarie0^ m0(1o
fuse dalla reazione invece di istruirle e di condurle nella 1 ^ COl>-
principi e le rivendicazioni rivoluzionarie del proletariato ** ^er i

Inserendosi in questa linea d ’azione piti sensibile agli obi


immediati di lotta, dato l’immediato impegno an tim ilitarista^ 1
che il V I Congresso introdusse nelle risoluzioni sui compiti ^
agitazione e di propaganda specifiche direttive per J'organizza ^
ne delle masse femminili nei sindacati e in altri raggruppanT'0
di masse proletarie. La risoluzione approvata nel ’2 8 sosteneva^'

Bisogna combattere l’influenza che possono avere su di esse [le donne]


gli imperialisti per il tramite delle organizzazioni piccoloborghesi
In particolare, si deve tener conto dei piani di militarizzazione delle
donne e considerare, anche con grande attenzione l’aumento (è una
constatazione) dell’influenza esercitata su di esse dalle organizzazioni
pacifiste, confessionali e nazionaliste della borghesia.

Non ammettendo alcuna negligenza la risoluzione concludeva :

Questo lavoro non può essere lasciato soltanto alle donne comuniste;
è questo un errore di apprezzamento che bisogna distruggere con tutti
i mezzi.148

riportando le testimonianze tutte positive di delegate in visita allXJRSS, cfr.


A. Chigerowitsch, Die britische Frauendelegation uber ihre Eindrucke in der
Sowjetuniony in « Internationale Presse-Korrespondenz », V i l i , 2 ottobre
1928, n. I l i , pp. 2121-2 e H. Sturm, D ie Tschechoslowakiscben Frauende-
legierten bei Clara Zetkin, in « Internationale Presse-Korrespondenz », V i l i ,
6 gennaio 1928, n. 2, pp. 42-3 per lo più approfittando delle ricorrenze,
cfr. A. Kalygina, D er Internationale Frauentag in der Sowjetunion, in « In­
ternationale Presse-Korrespondenz», V i l i , 2 marzo 1928, n. 2 3 , pp. 454-6
e Artjuchina, Zehn Jahre Frauenabteilungen der K psu, in « Internationale
Presse-Korrespondenz», V i l i , 13 novembre 1928, n. 127, p. 2543.
147 G. G . L . Alexander, Die Frauen in den Parlamentswablen, in «c Inter­
nationale Presse-Korrespondenz», V i l i , 17 agosto 1928, n. 86, p. 1608.
148 L ’intervento più interessante al riguardo fu al V I Congresso quello di
Bell che sostenne la necessità di « lavorare » specialmente fra le casalinghe
individuando la loro posizione di influenza sugli uomini della famiglia (Cfr

114
Anche un d o cu m en to p ro g ra m m a tico sulla rivoluzione n a z io n i
coloniale, egualm ente a p p ro v a to d al V I C o n g resso , nel descriver
|0 sfruttam ento del lav o ro fem m inile e infantile nei paesi c o t e
niaii, inform ava su ll’ « a m p i o la v o ro r e a z io n a rio » sv o lto fra 1
proletarie da p a rte della b orgh esia e ag giu n geva: C

'■ *"'« ' «!< *«'«. a r c a r e di o r.en cre 1. co „qui! , 7 m L

Pro!oboli Sechster Welkongress der K .I . Moskau 17 lui, r e , ,


Verte Cari Hoym Nachf, Hamburg-Berlin 1928 d 579 1928’
approvata sull’Internazionale comunista e la iruerra risolu2Ione poi
zioni di donne, bambini e invalidi davanti ai narlam™, ^ " 6™ manjfesta'
tazione in opposizione aUa guerra fra ^
borghesi. In piu la risoluzione stabiliva la C o n v o c a z i o n e * plCCol°
delegate di fabbrica ispirate alla parola d'ordine ° ne d conferenze di
cfr. V U . ^ . Ù c n . U „ „ « £ \ U t i r i . Z - “ W -
Congresso mondiale dell’Ic, Edizione di Cultura crv-ioi “Provata dal V I
149 Blizajìie zadaci Kommunìstov, ( / prossimi ^ ans 1929> P- 21-
«Sestoj Kongress Kominterna, 1928 g re v o liu cin n n n T ^ -^ f°»>unisti), in
•nych r .r .n .c h ,, VI C ongr^io dd C o n T S m S , ? v K° I“ M
nano nei paesi coloniali e semicoloniali in N 1 8 - Movimento nvoluzio

» r B; r
r«-o//«r« (Strategia e Tattica del Coraintem nell, , ■ ~ kolonid n° ’
niale), Izdanie Instituta Mh i M n, Moskva 1934, p p ° ™ C nazionai< 0^

1
lll-
ll dibattito della II I Internazionale
sulla questione fem m inile:
dal sociaifascismo ai fronti popolari
\ L a ‘ crisi ' e le donne

In seguito alla crisi economica della fine degli anni *20 e dell’ini­
zio del decennio successivo si manifestò nei paesi capitalistici,
nello stesso ambito borghese, la tendenza a considerare il lavoro
femminile uno dei fattori che aveva determinato la situazione ca­
ratterizzata da un’altissima percentuale di disoccupati maschi. Tale
valutazione da un lato non teneva conto del fatto che, proprio
l’impiego di forza-lavoro femminile a basso costo rispondeva alla
logica di profitto del capitalismo; da un altro risentiva ancor sem­
pre dell’influenza di un’ideologia fondamentalmente ostile a ogni
istanza di liberazione della donna dal tradizionale ruolo domestico.
Si dimenticava inoltre che il pur basso salario femminile costitui­
va una indispensabile integrazione di quello dell’uomo, insuffi­
ciente ad assicurare il mantenimento della famiglia1. Un inter­
vento della « Revue Internationale du Travail », l’organo del Bu­
reau intem ational du Travail, nel 1 9 3 3 , individuava le ragioni cul­
turali di tale atteggiamento:

Il problema della soppressione del lavoro femminile come rimedio


alla crisi ci pone su un terreno terribilmente tormentato, intriso di
concezioni e di pregiudizi filosofici e sociologici sul ruolo della donna
nella famiglia e nella società, scosso da conflitti di tendenze contra­
stanti fra tradizionalisti ed evoluzionisti, femministe e antifemministe,

' C fr. M . Crouset, Storia del mondo contemporaneo, Sansoni, Firenze 1961
pp. 142-62.

119
. . rh(, .«mentano ogni mov,memo d, opini
. ilc passioni ehe , j , ,„tu gli egoismi piu o mWo ' <4
agi""6 „ t. e ^ s tro fe . «
quesi. " » J cht «calcano la « ■ »

• .l l ’occupa^o"6 femminile erano ptó 0


u misure rei»"66 * ^ In Inghilterra nel 31, McDo,,a|
«strirrive a nella maggioranza governativa
in seguito all K _ affermò il principio della «*
6 *
d nalità e della provvisori “
^del lavoro delle donne- I . t5nt,
. .,e si accompagnava ,1 ti.
”T di ridurre l'o c « P “ “" e S p a r t i t i conservatori - per #
_ _ nutrito soprattutr ^ 1928 m ormai conce,M
”i nolitici del diritto di vo £ di c tS *. v iv o era anche
* donne « m a ^ ° l J enK della denatalità, non a t t r i t o
fd ib attito sul t * - ’ ® provocata dalla depressione eco.
Mie all» condito"6 d. m f n Ptic0,armente diffuso nelle classi
nemica, in guanto esso r P ^ ^ UDa sia pur vaga contesta.
medie e assumeva l * f >
yinne della maternità .

2 L ’autrice, avvalendosi di indagini condotte tra le lavoratrici tedesche e


statunitensi verso la fine degli anni 7 0 , perveniva alla conclusione che I W
mento del numero delle donne nel mondo del lavoro dipendeva dalla di­
soccupazione dei * mariti \ Cfr. M .Thibert, Crìse économ ìque et travati fé.
minine, II, in «Revue intemationale du Travail », mai 1933, n. 5 , p p . 647-57;
ivi, Crìse économìque et travati féminine, I , in « Revue Internationale du
Travail », avril 1933, n. 4, pp. 647-57.
3 All'inizio degli anni 30 la quota dell’indennità di disoccupazione scese
per l’uomo adulto da 17 scellini a 15, quella della donna da 9 a 8 scellini.
Seguirono le regolamentazioni relative ai casi particolari, le anomalies regu-
lations, che colpivano soprattutto le donne sposate, apportando ulteriori li­
miti al diritto di sussidio. Cfr. N. Branson, E . Hcìncm ann, U In gb ilterra ne­
gli anni Trenta, Laterza, Bari 1976, p. 28. Permaneva la condizione di discri­
minazione femminile all’interno del Tue nonostante che, su proposta della
I Conferenza dei sindacati a partecipazione femminile, le Unions Enrolling
Wornen, si fosse giunti alla creazione di uno specifico comitato consultivo
femminile affiancato al gruppo femminile del Consiglio generale del Tue* le
deliberazioni spettavano sempre ai membri maschili. Cfr. S.Lew enhak, Wo-
men and Trade Unions, cit., pp. 196-241.
4 Nelle elezioni del 30 luglio 1929 i conservatori registrarono perdite di
voti che consentirono ai laburisti di conquistare la maggioranza relativa. La
situazione dava origine alle preoccupazioni già espresse dai conservatori sulla
stampa prima dell’approvazione della legge. Cfr. N. Branson, Britain in thè
Nineteen Tweniies, Weidenfeld and Nicolson, London 1977, pp. 205-6.
5 Ivi, pp. 213-5.

120
Nell’America del New Deal, a partire dal 1933
rooseveltiana, che comprendeva provvedimenti rivolti’ ,
delle coadizioni delle lavoratrici*, s, im okv , "n
zionc delle donne alle attività pubbliche anche c P Clpa‘
u" c, m " ere Prettament*t assistenziale i„ e o n f o r S T
gramma di risanamento nazionale7. Ita 37 P*o-
Se in Italia il regime fascista inasnriv, U
volte a limitare l’impiego delle donne e sosterà m,SUrC egislative
il loro ruolo esclusivamente domestico 8 in r ™ .SC™pre di Pil'
appariva piu contradditoria, a causa del tr a v a a S to 'm “ SÌtUaZÌOne

C ive delle m,sse femminili, varando Ì T '


voratrici 9, ,1
rire il licenziamento delle lavoratrici il «nazismo
• tal1 da ^avo’
si. conquistò in-

6 La legge sul controllo dei salari e orari dei lavoratori occupati in lavori
connessi al commercio interstatale, la Fair Labor Standards Acts, del *38,
non riuscì ad impedire che i contratti di lavoro prevedessero paghe diverse
per i due sessi. L ’aumento della partecipazione femminile ai sindacati dipese
invece dalla nascita, nel '35, del Congress of Industriai Organisation (Ciò),
che si impegnava nell’organizzazione di tutti gli altri lavoratori non specializ­
m i __ comprese le lavoratrici — ignorati dall’APL: cfr. W. H. Chafe, The
American Wornati, cit., pp. 64-88 e anche L. Middleton, Women in thè La-
bour Movement, Croom Halm, London 1977, p. 34.
7 Sollecitato dalla moglie Eleonora, Roosevelt espresse parere favorevole
sulla convenzione del '36, dov’era stabilito il principio dell'eguale rappresen­
tanza dei due sessi nel comitato incaricato del programma del partito de­
mocratico. Tuttavia, anche se verso la metà degli anni '30 erano presenti cir­
ca 15.000 women reporters, impegnate nel diffondere le direttive di Washing­
ton sulla politica federale, il fenomeno dell'inserimento femminile nella vita
politica non assunse carattere di massa e non pose in discussione il ruolo
della donna nella società: cfr. W .H . Chafe, The American Woman, cit.,
pp. 35-46.
8 Nel '33 Mussolini promulgò le leggi che limitavano l’impiego femminile
nel settore amministrativo e abolivano i posti di lavoro delle sposate nei
servizi pubblici. Fra le altre disposizioni emanate allo scopo di emarginare
socialmente le donne nel *36 ci furono quelle relative alla concessione di as­
segni familiari speciali per le donne che rimanevano a casa a svolgere la
funzione di moglie e di madre. Cfr. E . Sullerot, La donna e il lavoro, cit.,
pp. 195-6; per altri aspetti della politica fascista e le donne negli anni Tren­
ta, cfr. ancora P. Meldini, Sposa e madre esemplare, cit., e A. Macciocchi, La
donna nera, cit.
9 II 15 giugno 1931 il Reichstag restrinse il sussidio di disoccupazione,
limitandolo alle donne viventi in condizioni economiche precarie e non in­

121
}

vece il consensodim
olte categorie di donne
raentazioni abilmente strumentali. Da un Iato ' enc*°si di
I

ruolo familiare attraverso la retorica rivalutazióni” esaJt«Va&°i


terna10, da un altro — coll’approssimarsi della guerr * figUra «n
provvedete a sostituire la forza-lavoro maschile i**
d° vetid
operazioni belliche, faceva leva sui sentimenti p a t i W 8” ***
gandava l’ideologia del ‘ d o vere’ per giustificare il e Pf°pa.
lAftt .
massiccio delle donne nelle strutture produttive 11 e'nserirt1
r t mipstione femminile in Unione Sovietica assunse una
Infine, la que fl causa del ruolo di guida assunto dal
nuova dimension all-interno del Comintern. In contrasto
Partito comunista approvata nel periodo immediatamen-
con la legislaZione _one dP,0ttobre> 5l complesso di quella sta-
te successivo alla ^ ruolo sociale della famiglia e mi-
liniana

es^ d ^ a dell° Stat° SUl raPP° rt0 matrim0niale-

tcrvenne per impedire agli imprenditori di procedere massicciamente nel li-


cenziamento delle donne: cfr. Revolt d er Frauen, Verlag u. politischer Buchla'
den, Stuttgart 1971, pp. 41-2.
10 La legge del Nùrberg del settembre 1935 proibiva il matrimonio fra
* ariani ’ ed ebrei e persino anche il rapporto sessuale fra individui delle due
razze. I fattori ereditari erano considerati altrettanto determinanti di quelli
razziali: con la legge sulla Salute del Matrimonio, dello stesso anno, si
vietò il matrimonio in mancanza di un certificato dell’ufficio sanitario at­
testante un buono stato di salute. Il divorzio, giustificato da situazione di
adulterio e di sterilità, con il paragrafo *55 della legge matrimoniale del *38
fu reso possibile dopo un periodo di separazione triennale con l’obiettivo di
permettere nuovi legami nella prospettiva di una piu feconda e * sana ’ pro­
liferazione.
Cfr. J. Stephenson, Women in Nazi Society, Croom Helm, London 1975,
pp. 40-3. Si incentivò ancor piu concretamente la procreazione con l’intro­
duzione del Piano per il prestito matrimoniale, del giugno 1933, ed altri
premi alle famiglie numerose e alla madre in particolare: ivi, p. 51.
11 Alla fine degli anni Trenta, considerando la necessità di attrarre le
donne, anche le sposate, nelle fabbriche e negli uffici fu concessa una ridu­
zione dell’orario lavorativo che permettesse a queste ultime di svolgere an­
che la funzione domestica. Il ‘ servizio del lavoro che richiedeva ai gio­
vani di impegnarsi per sei mesi in attività 4 obbligatorie a partire dal 1939
coinvolgeva anche le donne reclutando le ragazze nubili di età inferiore ai
25 anni. La creazione nel ’34 della Sezione femminile del Fronte del lavoro
tedesco — comprendendo nel suo programma l’assistenza sociale delle donne
occupate, la protezione della maternità e l’organizzazione di corsi pratici di
economia domestica — si inseriva invece nell’ambito di una concezione esclu­
sivamente familiare del ruolo della donna: ivi, p. 95.

122

A
era costituito dall’incremento demografico per accele-
L ^ 'r^ v fiu p P 0 f ° rze Pro^uttive di superare la situa-
rf>rC °di arretratezza economica dell’URSS e di respingere l’at-
z'°ne dei paesi capitalistici. Nonostante i ritardi nella creazione di
taCC° ' servizi sociali veniva ulteriormente favorito l’inserimento
^ r^ d o n n e nel mondo del lavoro tramite numerosi provvedimenti
]■ anche ad aumentare il loro livello di istruzione e di prepara-
V° ne professionale. Il motivo di fondo della politica staliniana
Z10nC uindi, in ultima analisi l’affermazione del ruolo sociale e po­
lisco della'donna, linea che d’altra parte ispirò quella seguita dal
Comintern 12.

2 . La polemica contro le socialdemocrazie

Anche i documenti delTInternazionale si soffermavano ad esami­


nare la condizione delle masse lavoratrici nel mondo capitalistico
rapportandola alla situazione di crisi economica in corso: si costa­
tava la diminuzione dei salari, Pallungamento dell’orario lavora­
tivo, la limitazione delle assicurazioni sociali, i massicci licenzia­
menti, l’aumento del costo della vita in generale e in specie degli
affittiI3. In particolare, nelle fabbriche con prevalente manodo­
pera femminile, come il settore tessile, dell’abbigliamento, del ta­
bacco e dei prodotti alimentari, la giornata lavorativa risultava
considerevolmente lunga e la normativa sul lavoro delle donne e
sulla maternità non applicata. A ragione, quindi, si sosteneva che

12 II decreto sovietico del luglio 1936 mirava al rafforzamento del vincolo


familiare, sancendo il divieto di * libero aborto frapponendo ostacoli nor­
mativi alle procedure per il divorzio e impegnandosi a concedere uno spe­
ciale assegno alle donne con piu figli: cfr. C. Fracassi, II ciclone Natascia,
dt., pp. 83-7. Furono emanate anche disposizioni che, ammettendo Finse-
rimento femminile nelle professioni qualificate — cosi il provvedimento del
19 maggio 1931 — rientravano nell'ambito della prospettiva paritaria della
condizione dei due sessi nell'attività lavorativa: cfr. anche per i dati stati-
stid relativi all'occupazione, che segnalano l’incremento femminile: La pro-
gression du travail des fetnmes en Urss, in « Revue internationale du Tra­
vati», XV, febbraio 1935, n. 2, pp. 245-52.
13 M. Bulle, Les femmes travailleuses et la crise économique mondiale, in
«L a Correspondance internationale», X I, 13 marzo 1931, n. 42, p. 592.

123
le operaie, avendo sulle spalle anche il peso (
presentando ancora la parte piu dipendente dal p ^ ' 81'3 « rg
economico, la piu arretrata e la meno o r g a n is ta vis£
operaia, risultavano essere le vittime maggiori dello / *
capitalisticoM. Partendo da quest’analisi, i documenti
Internazionale si soffermavano ora particolarmente sul C8
fra la condizione della donna nei paesi capitalistici e nelpT^r° nt°
vari autori degli articoli pubblicati sulla stampa ufficiale * SS' *
vano in considerazione gli aspetti piu importanti della ^fen^e-
quali la situazione della donna nella fabbrica e nella fa r n H ^ 0^ ’
che se utilizzavano ancora un linguaggio dogmatico e retorico* ^
prattutto nella polemica con i partiti socialdemocratici ’ S° ’
Durante la nuova fase di lotta, definita con la formula « c]a
contro classe », la I I I Internazionale colse infatti ogni occa ’ ^
per svolgere, anche fra le donne, un’azione di propaganda iSpjr ^
alla linea d'ostilità con i partiti socialdemocratici. Fra le paro]3
d ’ordine del Comitato esecutivo dell’Internazionale comunista be
la ricorrenza dell’8 marzo 1929, p e r esempio, ve n e erano alcune
esplicitamente rivolte contro i socialdemocratici, definiti «inclin­
ai compromesso » e
raia ». Si diceva:
« traditori degli interessi della classe oDe*
^
Operaia, pensa che la socialdemocrazia ha costantemente tradito gli
interessi della tua classe. Sbarazzati della democrazia nei sindacati. 14
15

Cosi, un quadro retrospettivo della stessa manifestazione, sino


al 1929, pretendeva di delinearne il processo evolutivo ricordando
il periodo in cui, seguendo le direttive della I I Internazionale,
rivendicava i diritti della donna e specialmente l ’estensione a esse
del suffragio16, prescindendo dal contenuto politico di classe as­
sunto poi dall’organizzazione. Nel 1929 Pobiettivo immediato

14 M. Bulle, La Journée communiste Internationale des fem m es, in « La


Correspondance internationale », XII, 1° marzo 1932, n. 18, p. 198.
15 Losungen des E K K l zum lnternatìonden Trauentag, in « Internationale
Presse-Korrespondenz », IX, 28 febbraio 1929, n. 19, p, 386
16 Kalendermassige ùbersicht des 8. Mdrz nach Ù n d e r n , in « Internatio-
naie Presse-Korrespondenz», IX, 28 febbraio 1929, n. 19 pp 4 0 5 8

124
nello smascherare quello che veniva detto essere il
r(>nsistc' partitì socialdemocratici e nel convincere i pro-
trn^ime".^nUtj tuttora saturi di pregiudizi piccoli-borghesi, della
,iin za della partecipazione femminile alle loro lo tte 17189. Ani-
irn|7° la questi stessi propositi, il Comitato esecutivo si rivolgeva
^ ^ d o n n e perché entrassero nell’Internazionale sindacale rossaIs,
fl^C ° la stampa internazionalista le invitava ad aderire al Soc-
"orso^rosso internazionale, sostenendo:

Soccorso rosso, potente fattore del movimento politico intemazio-


,1 1 ^ jn grado di combattere con successo la schiavitù ideologica alla
' n8*e]’e la borghesia vuole condannare gli strati arretrati delle lavora-
. trici.

I ' Con esplicito riferimento alla condizione femminile, lamentando


il permanere nei regimi capitalistici del ruolo casalingo della donna
I * e l’assenza dei servizi sociali, la russa Moirova ne faceva ricadere
f la responsabilità anche sulla posizione assunta dai riformisti, che
f i non solo volevano la discriminazione salariale fra i sessi allo scopo
j di comprimere il generale livello retributivo, ma addirittura auspi-
i cavano il ritorno della donna al ‘ focolare domestico » 20. Come la
f Moirova anche altri autori, in polemica con la linea socialdemocra­
tica, sostennero la funzione emancipatoria del lavoro per la donna,
, pur sottolineando la grave forma di sfruttamento alla quale erano
: sottoposte le lavoratrici viventi nei paesi capitalistici21. Si legge
| nel ’31:

17 L. Overlach, La Journée Internationale des femmes del 1929 en Alle-


magne, in « La Correspondence internationale », IX , 4 marzo 1929, n. 20,
p . 243.

18 Aux ouvrières et aux femmes laborieuses de tous les pays, (appel du


CE de Vie à Voccasion de la Jourrtée internationale des femmes), in « L a
Correspondance internationale», IX, 13 marzo 1929, n. 9, p. 297.
19 A. K., Die Rote Hilfe und die Frauen, in « Internationale Presse-Kor-
respondenz», IX, 28 febbraio 1929, n. 19, p. 404.
20 Moirova, La Journée internationale des femmes est une journée de
lutte pour le proletarìat, in « La Correspondance internationale », X, 5 mar­
zo 1930, n. 21, p. 230.
[ 21 M.Gorkij, La femme et la religion, in « L a Correspondance internatio-
fi naie», X, 29 marzo 1930, n. 29, p. 376.

125
La grande disoccupazione e il peggioram ento
classe operaia, la mancanza di diritti delle lav SCmPrc n w
tela delia maternità, tutto questo è collegato
sistema capitalistico. Solo la vittoria del proletar '^ 0 ^ ^ ^ 9 '>)•
mondo; solo la lotta rivoluzionaria può portare la ìfa ? Può cam V°n ’l
ei Iavorgl0te

Nel'32,nellastessaoccasione, siritrova un ton *


asprospecificatam ente rivoltocontroil h-.
femm' -° ^ ^ ' c o
dellali Internazionale, che, sidiceva,parlavatantTd
sitadella«protezionedellamadreedel bambino ^* ne<*s.

spiegato:di riproporreil ruolotradizionaledellad°nna-Veniva


inrento ^ iufl'c0

Questa politica consiste nel mascherare coscientem ente ■


classe e la questione del potere, fa parte dei m etodi della ! J * Pp0tti di
pratica socialdemocratici. teoria e

E ancora:

Il tradimento sistematico dei socialfascisti, il rafforzamento del ter-


rore fascista e l’aggravamento sempre piu notevole della crisi inducono
le operaie a rivolgersi al Partito comunista, il solo che conduca k
classe operaia alla lotta per la riuscita rivoluzionaria della crisi. 23

Nonostante gli errori di diagnosi politica, la teoria d el socialfasci-


smo, poggiando su una corretta valutazione della situazione econo­
mica dei paesi capitalistici, coglieva l ’acuirsi delle contraddizioni
del capitalismo.

n Gegen die Offensive des Kapitals! F u r die Verteidigung d er Sowjetu-


nionì Aufruf des Internationalen Frauensekretariats d er Kommunistischen
Internationale, in « Internationale Presse-Korrespondenz », IX , 2 7 febbraio
1931, n. 17, pp. 441-3.
n Alla IV Conferenza internazionale che riunì a Vienna nel 1931 le di­
rigenti della socialdemocrazia, il discorso fu molto contradditorio perché le
socialdemocratiche, pur dichiarandosi convinte delle conseguenze nocive della
razionalizzazione capitalistica sulle donne, criticavano i comunisti definen­
doli « antimarxisti che si oppongono al progresso e alla tecnica ». N ell’oc­
casione confermarono la loro politica riformista esprimendo la più piena sod­
disfazione per la conquista dell’estensione del voto alle donne inglesi di ap­
pena 24 anni contro i 30 richiesti alle donne agiate, nel periodo precedente
il 7 8 ; cfr. Globy, La Ilèm e Internationale, le pire ennem i des ouvrières,
in « L a Correspondance in terna donale », X III, 1 marzo 1932, n .18, p. 2 01

126
,
e si sosteneva che la ristrutturazione capitalistica
Co*'- 3 • to la condizione femminile, si incolpavano i ‘ social-
flvcvn PCPP10 ^ trflttamento orribile riservato alla lavoratrice » e si
fascisi' ' àc ^ cialcjeniocrat}ci « gli agenti abili dei capitalisti in
1 so<
^finivano operaia » " , mentre in riferimento alle riduzioni
<eno
I • li delle operaie, si accusava la « burocrazia sindacale social-
Sfl
fascista» d’aver abbandonato l ’antica riv e n d ica i™
cgm k salario eguale », e di „ e r .r a d i* gli imeKssi '‘ ‘ Ia™ °
r8je stesse . Egualmente concordi nel sostenere chP I P
della donna che viveva nei paesi capitalistici • 3 p0S,2,one
dell’intensificazione dei ritmi nelle i ^ c l l T T * 3 C^
sa
pazìone femminile e dell’insalubrità dell’ambiente d i T “ “ ^
munisti condannavano il « marcio sistema che t aV° r° ’ 1 C0‘
capitalisti, trasforma in schiavi uomini e donne 1 1^ “°
razione capitalistica che aveva ridotte a C a nstruttu'
* 3 idee>e» >obbli-
soma», a . an vero aut„ ma, ncapace di esprimere « da
a obbedire alla legge del lavoro » 245627.
gata
Talvolta il tono generico e rettorico di denuncia lasciava il po­
sto a un analisi piu puntuale, come quando, descrivendo la condi­
zione delle operaie statunitensi, un’autrice dava notizia della loro
discriminazione salariale, dovuta al sesso e alla razza, e sottoli­
neava lo sfruttamento specifico sopportato dalle negre,' che abita-

24 Moirova, P o u r la Jou rn ée r é v o lu tio n n a ir e In te r n a tio n a le des fe m m e s


travailleuses, in « L ’Internationale communiste », X I, 1930, n. 7, p. 422.
25 M. Bulle, L e s sala ires d e s fe m m e s , in « La Corrispondance internatio­
nale», XII, 17 febbraio 1932, n. 13, p. 151.
26 L. Overlach, L a J o u r n é e In te r n a tio n a le d e s fe m m e s en 1 9 3 0 en A lle-
magne , in «L a Correspondance internationale », X, 5 marzo 1930, n. 21,
p. 232. Per la differenza salariale fra i due sessi nei vari paesi cfr., Z a ra
botnaja piata i zizn en yj u ro v en r a b o c ic b v k a p it a lis t ic e s k ic b k o lo n ia V n y c h i
polukoloniaV nych stra n a ch (1 9 2 8 -1 9 3 0 g g .) [Salario e standard di vita degli
operai nei paesi capitalistici coloniali e semicoloniali (1928-1930)], in K ra sn y j
internacional p r o fo s o ju z o v . M ir o v o j k riz is, p o lo z v e n ie i s ta c e c n a ja b o r b a
m ezdunarodnovo p ro le ta r ia ta (L ’Internazionale rossa dei sindacati. La crisi
mondiale, la situazione e gli scioperi del proletariato internazionale), Izda-
rel’stvo vusse, Moskva 1930.
27 Section féminine Centrale du P c f , L a sig n ific a tio n d e la s e m a in In ter­
nationale d e s fe m m e s e n 1 9 2 9 , in « L a Correspondance internationale», IX,
4 marzo 1929, n. 20, p. 245.

127
Cosf, laddove si sosteneva che la ristrutturazi
aveva peggiorato la condizione femminile, si in rn l^ T Cap,pllistica
fflsci, i ’ del «trattam ento orribile r i s e n t o J z l Z Z i L ^
definivano i soetaldemocratici « gli agenti abjlj , » * «
RCno alla classe operaia » » , mentre in riferimento li P‘ *
salariali delle operaie, si accusava la « burocrazia sind 6 ,ndUZ1° nÌ
’ ,d,>Ver l'antica rivendicazione ? , ^
* ’ e d' 9VCT «li interessi delle
ra,e stesse» Egualmente concordi nel sostenere che U n
della donna che viveva nei paesi capitalistici era o • P° slzIone
sa dell’intensificazione dei ritmi nelle imprese con G8gl° ™ a 3 cau‘
fazione femminile e dell'Insalubrità dell'ambiente
munisti condannavano il « marcio sistema che ner il g ' T-
capitalisti, trasforma in schiavi uomini e d o n n e » * * pr° . tt0 dei
razione capitalistica che aveva ridotto la donna « a una' bTs'tu'da
soma », a « un vero automa, incapace di esprimere idee . l u
gata a obbedire alla legge del lavoro » oH> ''
Talvolta il tono generico e reto rico di denuncia lasciava il pò-
sto a un analisi p,„ pu„ tuale> conK quando> J
ztone delle operate statunitensi, un'autrice dava notìzia della loro
discriminazione salariale, dovuta al sesso e alla razza, e so. I
ncava lo sfruttamento specifico sopportato dalle negre che abita24567*

24 Moirova, Pour la Jourttée révolutionnaire Internationale des femmes


travailleuses, in « L ’Internationale communiste», X I, 1930, n. 7, p. 422.
25 M.Bulle, Les salaires des fem m es, in « L a Corrispondance intematio-
nale », X II, 17 febbraio 1932, n. 13, p. 151.
26 L. Overlach, La ]ournée Internationale des femmes en 1930 en Mie-
magne, in « La Correspondance internationale », X, 5 marzo 1930, n. 21,
p. 232. Per la differenza salariale fra i due sessi nei vari paesi cfr., Zara
botnaja piata i ziznenyj uroven rabocich v kapitalìsticeskich kolonìaVnych i
polukoloniaVnyck stranach (1928-1930 gg.) [Salario e standard di vita degli
operai nei paesi capitalistici coloniali e semicoloniali (1928-1930)], in Krasnyj
internacional profosojuzov. Mirovoj krizis, polozvenie i stacecnaja torba
mezdunarodnovo proletariata (L'Internazionale rossa dei sindacati. La crisi
mondiale, la situazione e gli scioperi del proletariato internazionale), Izda-
tel*stvo vusse, Moskva 1930.
27 Section féminine Centrale du Pcf, La signification de la semain inter­
nationale des femmes en 1929» in « L a Correspondance internationale», IX,
4 marzo 1929, n. 20, p. 245.

127
vano in baracche e percepivano salari irrisori per il Joro
l ’agricoltura. Com m entava: 0 av°ro ^

• j~ue negre occupate nelle piantagioni è una delle *


ve p ife to U ™ dell'ipocrim dell'Amcric. imperialiste ohe d » Ì£
f e j l in « n o « m p0 * S' p“ bbiratà' “

Né mancava il riferimento alla condizione della contadin


nerale. C ’era chi al riguardo faceva notare che
1
nell’economia contadina distrutta e sfruttata senza riguardi dal capita,
lismo la donna è solamente una forza-lavoro universale e a buon mer­ i
cato che è sacrificata alla fame e alla miseria piu di tutti gli altri
Il lavoro femminile nell’agricoltura è dal 40 al 50% a più buon prez-
zo del lavoro maschile e perciò la rimozione degli uomini mediante
le donne, è accanto alla sostituzione dei lavoratori fissi con giornalieri
un fenomeno generale nelle economie latifondiste. 29 1
J
l
Con un discorso altrettanto lineare si illustrava la condizione
della donna dell’Oriente. Sulla stampa si rilevava che l’imprendi­
tore, a fini di profitto, vi congiungeva i metodi produttivi piu
progrediti con le forme sociali più antiche di sfruttamento. In
riferimento alla condizione specifica delle cinesi, si ricordava che
le operaie delle filature erano costrette a lavorare 12-14 ore senza
fruire del riposo settimanale, del congedo di gravidanza, dell’assi­
curazione di malattie, e, in caso di invalidità, dell’indennità di di­
soccupazione *.
Anche un’indiana sosteneva che le operaie del suo paese non
godevano della * protezione ’ del lavoro e della maternità e non
ricevevano alcuna assistenza nel parto e per il n eonato3031.

% A. S., Les negresses dans l'agricolutre en Am erique, in « La Correspon-


dance Internationale », IX, 9 marzo 1929, n. 22, p. 287.
29 Jasinskaja, Beteiligung der Frauen an der revolutionaren Bauernbetve-
gung, in « Internationale Presse-Korresponden2 », X, 25 febbraio 1930, n. 20,
p. 471.
30 Hono Yian, La lutte des ouvrières des filatures en Chine, in « La Cor-
respondance internatìonale », X II, 26 ottobre 1932, n. 89, p. 1015.
31 F. Gantchenko, La siiuation de l'ouvrières dans Vindustrie indienney in
« La Correspondance internatìonale », 12, 1 marzo 1932, n. 18, pp. 203-5.

128
u questione poneva in tutta evidenza la diversa condizione 11 a
U nCi paesi capitalistici e nell’URss e favoriva , * dcUa
i saciaiaemocr^tW. L ’aus.riaca S u i t e * faceva
giuridiche », ,n particolare la k ggc
.b o n a r i a e Nericale a e le « persecurioni c r e a m i rdative j
nsragr^0 sull aborto » dai « tuccem della p„,e„ te s o c i a l d e j j .
p 0 c ui
di <“ «
•_ -.«
•oletarie
m
!"A
ilo democrazia
nella
_ an,M dei diritti politici delle
d e m o c r a z ia borghese » dp l: __„
nnroh*»cA ^ ' Z . KT *ac
lltl Qe^e mass<
pr
era « il paese della socialdemocrazia rT ? d° P° i chc i ’Au-
stria
tente e con la Ptó 8rande percentuale di P<>-
' ---------
^ti sindacalmente », continuava: ........ ^ e ^ i e organi

Questi successi sono il miglior insegnamenti j -


che l’eguaglianza dei diritti politici ed economici H?if0,/ he dimost*>
rie non può essere realizzata nella democrazia J L ? * donne Proleta-
bero far credere i socialdemocratici alle donne uSe- come vorreb-
un fatto solamente con la dittatura del proletariT » eSSa diventerà

All’A ro polo del confronto ri dedicava ampio sparlo alle

S m iL e ' P“ 3 neU’Unione Sovietica. Cosi la rS sa

Le realizzazioni immense che registriamo nella situazione delle lavo-


latrici, il cambiamento radicale delle sue condizioni di vita, la parte­
cipazione di larghe masse femminili al processo produttivo, all'edifica­
zione dei kolcho2 , alla direzione dello Stato, al lavoro sociale e di par­
tito, mettono nettamente in luce la differenza enorme esistente tra la
situazione delle lavoratrici presso di noi e nei paesi capitalistici.

Mentre in questi ultimi — spiegava — le lavoratrici, « schiave


viventi in dipendenza assoluta dallo Stato, dall’imprenditore e dalla
famiglia », subivano la discriminazione giuridica e salariale rispetto
all'uomo, « capo della famiglia » , ed erano costrette a sopportare
il peso dei lavori domestici e dell’educazione dei figli, in U r s s
vivevano in tu tt’altre condizioni, non solo grazie alla legge che32

32 A. StrÒmer, La situation de Vouvrière autrichienne après dix ans de


droìt de vote des femmes, in « La Correspondance internationale », IX, 4
marzo 1929, n. 20, p. 247.

129
stabiliva l’uguaglianza giuridica fra i due sessi, ma
applicazione di tutta una serie di misure « per j> nC^e Per ^
reale della lavoratrice e la liberazione dai lavori
duttivi, che Lenin considerava il lavoropiùduroe
im
postoalladonna»*. Il concetto era ripreso da un ^ ar°
’3 0 , che assicurava con notevole ottim ismo, l ’a s s e n z a * ^ 0 ^
della contraddizione capitalistica del ‘ doppio la v o ro ’ d e l l a ^ * 85
esistevano infatti nella società sovietica istituzioni che risolv0*1*13
i bisogni correnti della famiglia operaia e contadina, ossia
e ristoranti popolari, lavanderie meccaniche, nidi e giardini^d^'
fanzia3334. Si polemizzava con i ‘ socialfascisti ’, perché costoro ^
cusavano I’U rss di ricorrere alla violenza per costringere le do^
ne e le figlie degli operai a lavorare in fabbrica, mentre non fr
ponevano obiezioni all’utilizzazione e allo sfruttamento della mano­
dopera femminile da parte dei capitalisti. Si rilevava, inoltre eh
in U r s s i milioni di donne che avevano abbandonato il lavoro ca
salingo « improduttivo, noioso, avvilente » ed erano entrate nel
processo produttivo, si erano aperte la strada verso l’emancipazione
completa, evolvendosi culturalmente, socialmente e politicamen­
t e 35. Veniva addotto a prova di ciò l’impegno delle russe nella

33 S. N.Sm idovitch, L e Pc d e IV rss et Vouvrière, in « L a Correspondance


internationale », X I I , 1° marzo 1932, n. 18, p. 209. O ltre alla Smidovif
anche la Marcheva si compiaceva dell’ampio sviluppo dei servizi sociali del-
I’Urss e rilevava che le cifre di controllo per il 1932 prevedevano un nuovo
allargamento della rete di asili nido. Informava che, secondo i progetti ela­
borati dal Commissariato del Lavoro delTURSS, la rete degli asili nido avreb­
be dovuto, per l’industria, raggiungere 0 75 % dei bambini contro la media
del 38% del 1931. Cfr. B. Marcheva, La main d ’oeuvre fém m ine en Urss,
in « L a Correspondance internationale», X II, 1° marzo 1932, n. 18, p. 205.
34 A. M ., Institutions pour améliorer des conditions d }éxistence d e Vou-
vrière en Urss et le pian quinquenne^ in « La Correspondance intematio-
nale », X, 5 marzo 1930, n. 21, p. 239.
35 La Marcheva sosteneva che, secondo calcoli approssimativi effettuati il
1° gennaio 1932 risultava che l’obiettivo stabilito dalle cifre di controllo
per il 1931, che aspirava all’inserimento nell’economia sovietica di 1 milione
600 mlia donne era stato superato di 200 mila unità. Aggiungeva che alla
I I I sessione del Comitato esecutivo centrale della Unione era stato deciso
di portare al 50% il numero delle allieve dei corsi professionali delle scuole
di apprendistato delle fabbriche e delle professioni di massa, cfr. B. Marche­
va, La main d ‘oeuvre fém m ine en Ursst in « La Correspondance intematio-
nale », cit., p. 205.

130
ti
f ciprie socialista e nel ’ lavoro d ’assalto ’ e |a ,
alle esperienze della collettività agricola e a[j* partCciP*-
« ua v,ta sociale e
?'nP - del P»esc
o,itic« Ul" ‘ con{ronto si ritrovava la discussione sull’aborto,
’’ ondo una dimensione sociale e politica e non me-
r„ inte?0 ' . . - COTT1e risulta dagli accenni sulla stampa in-
nncf1 ■(emtntn,f;ta >
rl,rT,rr1te
intoniiale ^ rne^eSiml anm '
tCrn«
„ „ Hire che le operaie dei paesi capitalistici non conoscevano
Superfluo
rii'10 «n e — . . . .
per nullfl nido e di fabbrica gratuiti a l _ »a.,y,
S e P07 r a t a m e n t e d ei to rn ii, asili in f a n ti!^ J u7 t f f ^
^ L io n i che le operaie nell Unione Sovietica già s o n o ! ? d a,tre
1 ,crfire come diritto inalienabile. Nonostante h qua” ®h,tUa.te a c°n-
^ di protezione del lavoro femminile e d d l a t l e S ? ^
capitalistici cercano d. costringere le operaie a concepire ht’ S ‘ -Stfri
- ""SSOn° nUtnrC ne a rn,^ ra. proibiscono ^Icgalm^t^Paborto
non r osson® di pene carcerarie. Come risultato dì questa legge cru-
c°n nello stesso tempo impotente centinaia di migliaia di operaie
delc e menomate da ciarlatane, cioè da medicone, decine di migliaia
vengo110 emente per le conseguenze di aborti falliti. 17
muoi° n0 P
isione proposta dalla I I I Internazionale sulla situazione
La 17

, rilevava, valendosi delle cifre statistiche relative al ’29,


* ,U J l n e erano state elette ai soviet cittadini nella quantità del 24,6% ,
à * le ., , n o dellaa '■«“■t'-p-—
campagna elettorale
----- precedente, e a quelli rurali nella
A
contro il A ,*° uc v ------- 1— r—
quantità u a *'>-*-> contro V i i ,6% precedente. Cfr. Kroupskaja, Savoir <?est
pouvoir, in « L a Correspondance Internationale», X , 5 marzo 1930, n. 21,
p. 240. La Bogat informava, nel 1930, che 5 mila contadine dirigevano i
soviet rurali in Qualità dì presidente e che 700 operaie e contadine erano
membri del Comitato esecutivo centrale e del Comitato esecutivo panrusso,
cosi come dei Comitati esecutivi di regione e di provincia e spiegava che
queste ultime avevano il compito di recarsi al Congresso dei soviet per rela­
zionare sul lavoro pratico alla base e insieme per riceverne nuove direttive
che s’impegnavano a realizzare al ritorno nelle fabbriche e nei Kolchoz. La
Bogat dimostrava poi, con esempi, che le operaie lavoravano in tutte le com­
missioni dei Commissariati del popolo. Cfr. Bogat, Commetti les ouvrières
et les paysartnes de IV rs s gouvernent VBtat, in « L a Correspondance inter-
nationale», cit., p. 237. Dalla Smidoviò apprendiamo che, al 1° luglio 1931,
il Partito comunista contava 383.149 lavoratrici di cui 181.651 operaie, men­
tre nel *32 aveva raggiunto 400.000 donne, cfr. S. N. Smidovich, Le Pc de
IVrss et Vouvrière, in « L a Correspondance internationale», cit., p. 210.
37 K. Poli, Die Rolle der Arbeìterìnnen in Kampf gegen die kapitalistische
Rationalisierung und unsere A ufgaben, in « Die Kommunistische Internatio­
nale», X, 20 marzo 1929, n. 12, p. 732.

131
mondiale delia donna arricchiva di contenuti
sulla questione femminile. L e risoluzioni congressU°p ' dibatt-
documenti del C om intem avevano affrontato fino ^ c° n gli ^
la questione della partecipazione d elle donne a l l e i ^ m°rf)entfl
temazionaliste, dedicando qua e là l ’attenzione a prohl^ 1 -6 terC
alla loro emancipazione, senza p erò analizzarne le e f f e t t ' ^ re*afivi
ni di vita. Dovendosi in questi anni inserire il dibatt' C° nciÌ2Ìo-
stione femminile nello scontro politico dell’epoca ch e ° SU^ ^
munisti e socialdemocratici, rivoluzionari e riform isti co-
contrapposti, nell’Internazionale si avvertiva adesso 1’ 8,<JarDent«
elaborare un’analisi specifica, che rispondesse più c o n * ^ * ^
all’obiettivo dell’emancipazione della donna, intesa se 3? entt
principio leniniano dell’inserimento nella vita sociale e i°-
Non meraviglia perciò il riferimento costante della pubbli •tlC3'
al quadro della partecipazione femminile alle lotte dei rispétt'^
paesi, sempre n ell’am bito della polemica con i socialdemocrat" ■'
Un osservatore, per esempio, si dichiarava soddisfatto della ri
sta delle operaie, unite agli operai — con « movimenti di scioperi
sempre piu grandi » , « con azioni di classe massicce » , « sott0 ^
direzione dei partiti comunisti » — agli attacchi sempre piu cinici
dei capitalisti w.
In genere gli autori delle analisi, avvalendosi di un numero ele­
vato di notizie relative all’inserimento delle donne nei conflitti
sociali e servendosi di un linguaggio enfatico, che spesso degene­
rava nella retorica trionfalistica, sembravano intenzionati non tan­
to a fornire informazioni sul grado di sviluppo del movimento,
quanto piuttosto a convincere le donne ad impegnarvisi politi­
camente. L ’analisi perdeva il tono enfatico per divenire rilevante
da un punto di vista storico-politico, quando si soffermava sulla
diversa situazione esistente nei paesi ‘ dem ocratici o in quelli
totalitari o dell’O riente. Infatti, esaminando la partecipazione
femminile alle lotte dell’Occidente dem ocratico, m olto spazio era
assorbito dalla rievocazione della parte avuta dalle donne negli38

38 G. G, L. Alexander, La Jourtiée internationde des femtnes en 1929, in


« La Correspondance intemationale », IX, 27 febbraio 1929, n. 18, p. 212.

132
scioperi» mentre nell esame della situazione esistente nei paesi
totalitari, 1 accento era posto principalmente sull’impegno antifa-
scita delle masse femminili. Veniva fra l’altro ricordato che mal­
grado « il terrore sfrenato del sistema fascista », le operaie italia­
ne avevano un ruolo attivo nell’impegno generale del proletariato
contro la dittatura e che le jugoslave prendevano parte non sola­
mente alle lotte economiche, ma soprattutto alle prime azioni di
Resistenza dopo il colpo di Stato che, nel ’29, aveva imposto al
paese la dittatura della monarchia39. Descrivendo le lotte femmi­
nili dei paesi deH’Oriente, si svolgeva di solito un’analisi più obiet­
tiva e meno soggetta alle degenerazioni trionfalistiche, perché ap­
pariva troppo evidente che qui il movimento femminile versava
in uno stadio di notevole arretratezza. Un’autrice indiana sostene­
va che le donne del suo paese si proponevano obiettivi limitati,
quali le rivendicazioni economiche nel quadro del regime esistente,
il diritto di successione per le maomettane, la proibizione di por­
tare il velo, la lotta contro la prostituzione legalizzata, e ortodos-

39 V. Novak, La situatìon de Vouvrière en Jugoslavie, in « La Correspon-


dance internationale », X, 5 marzo 1930, n. 21, p. 236. Per una conoscenza
analitica delle lotte nei paesi cosiddetti democratici, cfr. per esempio L.
Overlach, Le róle des femmes prolétaires dans les combats de Mai en Al-
lemagne, in « L a Correspondance internationale», IX, 5 giugno 1929, n. 47,
p. 687; E . Himmelheber, La situation et la lutte des ouvrières en Allenta-
gnet in « La Correspondance internationale », X II, 1° marzo 1932, n. 18,
pp. 200-1, Goodin, Les femmes dans la lutte de classe en Grande-Bretagne,
in « L a Correspondance internationale», ivi, pp. 202-3; Dubois, La ratio-
nalisation capitaliste et Vouvrière franqaìse, in « L a Correspondance interna­
tionale », X, 8 novembre 1930, n. 20, p. 228, J. Kraus, Les ouvrières tebè-
coslovaques du textile en lutte> in « La Correspondance internationale », IX,
4 marzo 1929, n. 20 , p. 246, e A. Stanley, Les ouvrières du textile des Etats
Units en grève, in « La Correspondance internationale », X, 5 marzo 1930,
n. 21, p. 234. Riguardo all’Italia, si rilevava che le lavoratrici italiane delle
risaie e del ‘ tessile * avevano partecipato numerose a scioperi che si distingue­
vano per la loro violenza, ma si ricordava anche che ventotto operaie erano
state condannate nel ’29 dal Tribunale speciale per aver contribuito alla lotta
antifascista, chi con la propaganda comunista, chi aiutando le famiglie dei
carcerati o confinati politici, cfr. Tormossova, Vouvrière dans la lutte> in
« L a Corrispondance internationale», X II, 1° marzo 1932, n. 18, p. 211.
Cfr. anche L. Milano (pseud.), Les femmes travailleuses et le fascisme en
1932, in « La Correspondance internationale », XII, 6 agosto 1932, n. 65,
P- 734).

133
samenfe ricordava che le operaie avrebbero potuto aff
lamcntc dopo la sconfitta dell’imperialismo * Anche 1 anCars' so.
tervenne sull’evoluzione del movimento femminile d 'n‘
dichiarandosi soddisfatta per il lavoro svolto dalle S ez^ ^ r'ente,
ternazionale per avvicinare nuovi strati di donne trasfc^ '^n'
la « rassegnazione muta e l’aspirazione segreta in volontà man^0r,e
potenza di lotta ». Attribuiva meriti specifici al Partito riS° ' ta e
cinese, che lodava per aver saputo dare alla lotta per i CJ !T1Un'sti,
tutte le donne una dimensione politica, assente invece n e ì ^ ' ^
menti femminili borghesi, e riproponeva il confronto con
tica socialdemocratica, definendo l’Internazionale « un’alleat ^
tente nella lotta a favore dell’emancipazione del sesso femminili
La Razumova sviluppava il concetto sostenendo con eccess'
ottimismo che S1Vo

<o F. Gantchenko, La situation de Vouvrière dans Vindustrie indienne , cit.,


p. 210.
41 C .Z etkin, La I II Internationale éveille et guide les femmes de VOrient,
in « La Correspondance Internationale », IX , 9 marzo 1929, n. 22, pp. 284-5.
Accanto al compiacimento della Zetkin a riguardo dell’azione del Partito
comunista cinese fra le donne si rileva che una risoluzione della presidenza
del Comitato esecutivo del 1931 riguardante i compiti della Sezione obese
raccomandava l ’intensificazione del lavoro fra le donne da attuarsi tramite la
esperienza delle assemblee delle delegate d ’impresa e riunioni speciali di
mogli di disoccupati e di soldati degli eserciti militaristi al fine di « orga­
nizzare e trascinare le lavoratrici nella comune corrente della lotta rivolu-
zionaria-liberatrice ». Cfr. Komintern na novom pod’iome soveckoj revolju-
d ì Kitaja (Il Comintern nel nuovo risollevamento della rivoluzione sovietica
della C b a ), in Nauòno-issledovatel’skij Institut po Kitaju, Strategia i taktika
Kominterna v soveckoj revoljucii Kitaja (Strategia e tattica della rivoluzione
sovietica della Cina), cit., p. 303.
Certamente ciò che più contribuì allo sviluppo della coscienza politica
delle masse femminili cinesi fu la repressione del *27 che colpi anche le
donne che avevano partecipato alle agitazioni di massa. A questo si aggiunse,
dato che l’oppressione di classe nella campagna si fondava in gran parte
sulla struttura tradizionale e feudale della famiglia che imponeva che la scelta
del coniuge si basasse sugli bteressi economici, una vera e propria persecu­
zione da parte degli ufficiali legati alla mentalità della classe possidente ru­
rale nei confronti di quelle donne che avevano osato sfidare l’ordine fa­
miliare e sociale tradizionale. Vennero b flitte durissime torture fisiche __
persino la morte e l’esposizione del cadavere sezionato nei villaggi __ e
morali — anche la perdita dei figli — : cfr. E . Collotti Pischel, Storia della
rivoluzione cinese, Editori Riuniti, Roma 1972, p. 228.

134
d poco a poco le operaie prendono coscienza che né il Kuorrtintang, né
i puoi sindacati, i sinistri né i ' destri si interessano, in realtà,
della liberazione della classe operaia e passano al Partito comunista. 42

3. II nuovo dibattito sul metodo del ' lavoro ’ fra le donne

Anche il dibattito sui problemi metodologici e organizzativi riguar­


danti le masse femminili si arricchf di elementi nuovi apportati
dalla teoria sul 1 socialfascismo ’ e uni all’analisi politica della spe­
cifica condizione delle donne viventi nei paesi capitalistici un’aspra
polemica nei confronti dei partiti socialdemocratici, accusati di
favorire la politica capitalistica. Proprio in questi anni la convo­
cazione di conferenze e convegni femminili comunisti fu frequen­
te, diventando l’occasione per un’ulteriore adesione alla nuova li­
nea politica del Comintem. Cosi, al X Plenum del Comitato ese­
cutivo dell’Intemazionale (3-19 luglio 1929), la Moirova interven­
ne nella IX seduta in rappresentanza della sezione femminile del
Comitato esecutivo e, accennando alle condizioni di vita delle la­
voratrici, citò dati statistici relativi alla stratificazione sociale dei
membri femminili dei partiti comunisti, nell’intento di sottolineare
la discrepanza fra le donne occupate nell’industria e la loro pre­
senza nelle sezioni del Comintern43. La sezione femminile della

42 A. Razoumova, L a s itu a tio n d e V o u v rière c h i n o i s e , in « La Correspon-


dance internationale », X. 15 marzo 1930, n. 21, p. 234. I comunisti tras­
sero dall’alleanza con il Komintang la possibilità di contribuire, negli anni
di vita legale dal *24 al *27, allo sviluppo rivoluzionario delle masse in ge­
nerale e, quindi, anche delle donne. Infatti, sebbene raccordo stabilisse l’as­
soluta priorità dell’opposizione airimperialismo e ai ‘ signori della guerra ’
rispetto alla lotta di classe, i militami comunisti svolsero fino alla primavera
del 1927 una vasta campagna di mobilitazione di massa anche attraverso le
organizzazioni femminili.
43 Moirova in P r o t o k o l l d e s 10. P e n u m d e s E x e k u t iv k o m it e e s d e r K o m -
m u n is tis e b e n I n t e r n a t io n a le . M o s k a u , 3 J u l i 1 9 2 9 , Verlag Cari Noym Nachf,
Hamburg 1967, pp. 344-54. Anche sulla stampa dell’Intemazionale la Moi-
rova informò sulla composizione sociale delle aderenti al P c che le risulta­
vano in Germania per ì’80% casalinghe e in Norvegia per 1*86%. In Fran­
cia le operaie rappresentavano lo 0,4% del numero totale dei membri del
partito e in Cecoslovacchia tra le comuniste solo il 20% erano operaie men­
tre nel Partito comunista russo erano il 42% delle vl75.000 iscritte. Cfr.
Moirova, D e r I n t e r n a t io n a le P ra u en ta g , in « Die Kommunistische Interna­
tionale », X, 20 marzo 1929, n. 12, p. 726.

135
■ j j A s tre tto di L o n d ra del P a r tito co m u n ista della G ran
direzione de ,g g io rn ata fe m m in ile del ’3 0 una conf.
Bretagna organ^ J * ^ p ien am en te sia per l ’alta partecipa!

rCnZfl l l l e delegate, 72, che rappresentavano i gruppi locali del


W° nC s m is ta le associazioni cooperative e le commissioni di
Partito co ’ g risolo2ione approvata, che trovò anche le „u.
mTrose° operaie apartitiche concordi sull’importanza di un •lavev
in irrado di influire sui piò vasti strati d. donne, comprese fc
disoccupate Anche la costituzione di un apposito comitato d’azio-
fed le alle direttive terzinternazionaliste, incontrò nella confe-
nC> r unanime4445. In Austria si riunì un convegno ferrimi-
T i l l t o organizzato dal Partito comunista, che ebbe luogo a
Vienna S U ! » operaio il 24 « - » 1 9 2 9 . con .'obieuivo d ,
chiara» di indicare alle donne i metodi di lotta contro « la c o n ,
folle agli armamenti degli imperialisti che intendevano unente
anche l’Austria nel fronte generale contro 1 Unione Sovietica » .
Seguirono altre due conferente di lavoratrici svoltesi il 2 no.
vembre 1930, rispettivamente a Vienna e a Pottendorf, che eb­
bero momenti politicamente rilevanti: in particolare quando a
Vienna le ex-socialdemocratiche motivarono la loro adesione al
movimento comunista, e a Pottendorf le delegate denunciarono le
«violazioni degli imprenditori nelle fabbriche, il comportamento
traditore dei consigli d« fabbrica e l’attività antipopolare dei sin-
daci e dei consiglieri comunali socialdemocratici, all origine degli
sfratti di famiglie di operai disoccupati », concludendo che « i con­
siglieri comunali comunisti sono gli unici che difendono, con ogni
mezzo nelle aule comunali gli interessi di tutti i lavoratori »46.
In Germania, alla Conferenza nazionale operaia del K pd nel
giugno 1929, Lene Overlach, che intervenne in rappresentanza del
Comitato nazionale delle lavoratrici, raccomandò di istruire le
donne, soprattutto le operaie, « sull’essenza del pacifismo », per

44 Londoner F rauen Konferenz, in « Internationale Presse-Korrespondenz »,


X, 14 marzo 1930, n. 25, p. 608.
45 A. Stromer, Die VI Frauenreìchskonferenz der Kpd e, in « Internatio­
nale Presse-Korrespondenz », IX, 3 aprile 1929, n. 29, p. 676.
46 H. Vitzthum, Zwei Kampfkottferettz werktàtiger Frane» in Ocsterreich,
in « Internationale Presse-Korrespondenz », X, 18 novembre 1930, n. 98,
p. 2420.

136
. srnascheramento della politica socialdemocratica di appoggio
preparazione e all’attuazione della guerra, di tradimento quo­
tidiano nelle fabbriche e nei parlamenti »
u 20 ottobre ebbe luogo il Congresso nazionale delle lavora­
trici di Germania, con oltre 400 delegate, nel corso del quale la
Escussione si concentrò su questioni strettamente connesse alla
indizione economica delle operaie, al comportamento della buro­
crazia sindacale riformista e alle possibilità e prospettive del la­
voro rivoluzionario di fabbrica48. Al II Congresso nazionale fem­
minile del K pd a Berlino, nel novembre 1930, si registrò con
compiacimento la recente adesione di donne al partito e all’Inter­
nazionale sindacale rossa . Quest’ultima organizzazione aveva ne­
gli ultimi anni intensificato i suoi sforzi per la sensibilizzazione po­
litica delle lavoratrici, ritenendo che « la partecipazione attiva del­
le donne alle lotte economiche e politiche determina lo svolgi­
mento e l’esito della lotta di classe operaia » ®. Prosegui su que-

« R e ic b s p a r t e ia r b e it e r k o n fe r e n z z u r A r b e it u n te r d e n F r a u e n in D e u ls c h la n d ,
in «Internationale Presse-Korrespondenz », IX, 21 giugno 1929, n. 53, pp.
1303-4.
48 Al Convegno partecipò un’assai differenziata rappresentanza di masse
femminili, per lo piu operaie (229) ma anche casalinghe, impiegate e lavo­
ratrici agricole, solo in parte appartenenti alla K pd (16 3 ). Cfr. R e ic h s k o n ­
gress d e r W e r k t à t ig e n F r a u e n D e u t s c b la n d s , in « Internationale Presse-Kor-
respondenze », IX, 20 ottobre 1929, n. 99, pp. 2 3 7 1-2 . Per una migliore
conoscenza del movimento femminile tedesco, cfr. A r b e it e r b e w e g u n g u n d
F ra u en em a n z ip a tio n 1889 b is , 1933, Verlag Marxistische Blatter, Frankfurt
1973.
49 V e r Z w e it e R e ic h s k o n g r e s s d e r w e r k tà tig e n F r a u e n D e u t s c b la n d s , in
« Internationale Presse-Korrespondenz », X, 2 5 novembre 1930, n. 100,
p. 2455. In preparazione al Congresso ebbero luogo in quasi tutti i distretti
conferenze particolarmente interessanti per le testimonianze recate dalle ope­
raie che vi convenivano, cfr. L. O., D e r I I . R e ic h s k o n g r e s s w e r k t à t ig e r F r a u e n
in D e u ts c b la n d im Z e ic h e n d e s M a s s e n k a m p fe s u m L o b n u n d B r o t t in « In­
ternationale Presse-Korrespondenz », X, 24 ottobre 1930, n. 89, p. 2178.
50 D ie A r b e it e r in in d e n W ir t s c h a ft s k a m p fe n , in « Internationale Presse-
Korrespondenz », X, 31 gennaio 1930, n. 11, p. 263. La Moirova informava
tramite la stampa che era in atto il fenomeno dell’uscita progressiva delle
donne dai sindacati riformisti — erano piu di 1 milione e mezzo nel *21,
più di 900 mila nel *24 e solo circa 650 mila nel *26 — non compensata da
un contemporaneo inserimento di donne nei sindacati rivoluzionari, cfr. Moi­
rova, D e r I n t e r n a t io n a le F r a u e n t a g , in « Die Kommunistische intemationale »,
X, 20 marzo 1929, n. 12, p. 725. Ne derivava pertanto che la grande mag­
gioranza delle operaie era disorganizzata: in Germania il 7 5 % , in Inghilter-

137
sta linea d ’azione emanando, poco dopo Ja conclu '
Congresso, tramite il Consiglio centrale, particolari'0? deI IV
che conferivano a delegate operaie compiti di grossa ' ,Sp0sÌ2ior,;
quali l’elaborazione della piattaforma rivendicativa ^ f ° nsa^h'tà
decisioni in merito ai metodi di lotta e persino la dire * 0f>eraie'
scioperi delle fabbriche con prevalente manodopera fe^ ° n.e ^cgli
Fu convocata dal 12 al 16 agosto 1930 una Conferen^”1'11116*'
dei dirigenti e delle dirigenti delle sezioni femminili ? - CUropea
comunisti, con l’evidente intento di confrontare metodi ^ Paniti
diverse sul piano operativo. Non tutti espressero giudi'- °P'nio,1i
sullo sviluppo del movimento. In particolare Vassiliev P° SÌtivi
maggiore controllo circa l’effettiva attuazione delle d i s p o l T ^ ^
Comintern sul ‘ lavoro ’ fra le masse femminili e raccom Tl ^
dedicare piu attenzione alla scelta dei quadri. Sosteneva che *
se il risultato del lavoro quadriennale per l’organizzazione delle assem-
hlee delle delegate è uguale a zero, ciò è dovuto soprattutto alla man­
canza del necessario senso di responsabilità riguardo al lavoro fra le
operaie da parte dei dirigenti delle sezioni femminili e da parte de]
Comitato centrale che lascia queste ultime al loro posto benché con-
rrawengano sistematicamente alle sue direttive.52

Nella stessa sede intervenne Kuusinen che, definendo il lavoro


fra le masse femminili « parte integrante » dell’attività generale
del Partito comunista, invitò la sezione femminile del Comitato
centrale a mettersi direttamente in contatto con le lavoratrici per
« conoscere a fondo » situazioni e rivendicazioni specifiche, quali
la riduzione delle ore lavorative e la revisione delle tariffe sala­
riali. Pur compiacendosi della partecipazione femminile ai conflitti
politici, Kuusinen insisteva:

ra 1*80%, in Polonia 1*88%, negli Stati Uniti e in Francia il 9 7 % , in Giap­


pone il 99% , cfr. K. Poi, D ie R o lle d e r A r b e it e r in n e n in K a m p f g e g e n d i e
K a p it a lis t ic h e R a tio n a lis ie r u n g u n d u n s e r e A u fg a b e , cit., p. 738.
51 D ie A r b e ite r in in d e n w i r t s c h a ft s k a m p fe n , in « Internationale Presse-
Korrespondenz », X, 31 gennaio 1930, n. 11, p. 263.
52 Wassiljev, in D ie A r b e it u n ter d e n A r b e it e r in n e r , A u s d e r R e d e , g e b a l-
te n a u f d e r E u r o p a is c b e n K o m m u n is tis c h e n E r a u e n b e r a t u n g y in « Internatio­
nale Presse-Korrespondenz », X I, 27 febbraio 1931, n. 17, p. 444.

138
Bisogna svolgere una lotta energica per le piccole rivendicazioni eco-
nemiche p arziali.53

L’asserzione, solo in apparenza femminista e riformista, si in­


seriva in realtà nel contesto della linea tattica del Comintern che,
facendo riferimento con insolita frequenza alla condizione speci­
fica della donna e sostenendone anche le rivendicazioni parziali e
immediate, sperava di riuscire ad inserire piu facilmente le masse
femminili nei partiti comunisti e nell’impegno di classe. Con tale
obiettivo, il dibattito si focalizzò sui * metodi come dimostra la
stessa risoluzione approvata al termine della Conferenza europea
del ’30, che mise in evidenza le carenze del lavoro svolto fino ad
allora perché « non convenientemente diretto, né sistematicamen­
te organizzato fra le operaie dell’industria ». Si raccomandava un
maggiore impegno che si inserisse nella lotta generale contro l'im­
perialismo e le illusioni pacifiste, mentre si pretendeva l’intensifi­
cazione del lavoro internazionale inteso a coordinare il movimento
delle operaie dei differenti paesi e ad indirizzare la simpatia delle
donne verso I U r s s 54. Il documento non presentava nulla di so­
stanzialmente nuovo allorché ribadiva che il lavoro fra le donne
non doveva essere in ritardo rispetto al lavoro generale del partito,
neanche qualitativamente, e doveva essere affidato a « compagni
attivi, ben preparati, politicamente decisi » 55. Si riempiva invece
di un contenuto pili ricco e sensibile quando rilevava l’ampia pro­
paganda svolta dalle organizzazioni ‘ socialfasciste e cristiane ' con­
tro l’occupazione della donna sposata e invitava i partiti comunisti
a sostenere le rivendicazioni tipiche delle operaie, quali la parità
retributiva, la protezione della maternità e infanzia e il non li­

53 D ìsco u rs d e K u u s in e n à la C o n fè r e ttc e e u r o p é e n n e d e s s e c r è t a ir e s d e s
S ectio n s fé m in in e s , in « L ’Internationale communiste », X, 1° novembre
1930, n. 29, p. 1990.
54 L ’é t a t d u tra v a ti p a r m i l e s fe m m e s e t le s tà c h e s d u p a r ti c o m m u n is t e
(R éso lu tio n a d o p t é e à la C o n fé r e n c e d e s c h e f s d e s S e c tio n fé m in in e s d e s
partis c o m tn u n ìs te s e u r o p é e n s e n A o ù t 1 9 3 0 ) y in « La Correspondance in-
ternationale », X, 12 novembre 1930, n. 94, p. 216.
55 L ’é ta t d u tra v a ti p a r m i le s f e m m e s e t d e s tà c h e s d u p a r t i c o m m u n is t e
(R éso lu tio n a d o p t é e à la C o n fé r e n c e d e s c h e f s d e s S e c tio n s fé m in in e s d e s
p artis c o m m u n is te s e u r o p é e n s e n a o u t 1 9 3 0 ) t in « La Correspondance Inter­
nationale », X, 8 novembre 1930, n. 93, p. 1199.

139
cenziamento per matnmomo. Raccomandava pertanto l’impe
per l’allestimento di nidi, giardini d infanzia gratuiti, locali L
ciali per l’allattamento e lodava quelle sezioni che sapevano £
porsi alle deviazioni di sinistra, ostili a dedicare un'attenzione spe
tifica alle condizioni sociali delle operaie e delle mogli di 0perai'
Parallelamente sconfessava le deviazioni di destra, che nel catnp0
del lavoro fra le donne implicavano la sottovalutazione del ru0]0
delle operaie nelle lotte, nei compiti di responsabilità del partito
dei sindacati e di altre organizzazioni rivoluzionarie56.
Questa parte della risoluzione si inseriva in una linea di svi-
luppo coerente con i principi fondamentali sulla questione fcm.
minile espressi nel corso dei primi congressi ed in particolare con
il discorso leniniano sull’organizzazione delle donne. Il rinnovato
interesse per la questione dell’organizzazione femminile si riflet­
teva anche sulla stampa ufficiale di questi anni. La Moirova, per
esempio, intervenne dichiarandosi insoddisfatta dell’azione già
svolta dai vari partiti, che incolpava di essersi mostrati incapaci
di fare della partecipazione delle donne alle lotte il punto di par­
tenza di un’azione capace di incidere sul movimento delle ope­
raie. Commentava:

Esistono ancora pregiudizi, sopravvivenze socialdemocratiche che im­


pediscono di organizzare questo lavoro conformemente ai principi bol-
scevichi e, piu ci si allontana dal centro dirigente, più queste soprav­
vivenze sono forti [...]. È importante rivedere energicamente e rapi­
damente i quadri, i metodi, i piani in questo campo di lavoro, dirigere
pienamente l’attenzione delle sezioni femminili verso le operaie delle
fabbriche, invitare le operaie stesse a prender parte all’azione del par­
tito nella massa delle donne proletarie, impiegare le operaie in tutti i
campi del movimento del partito e dei sindacati.57

Ricordava alle sezioni del Comintern che i problemi generali


di organizzazione, e rispettivamente la formazione e l’attività delle
cellule di impresa, l’intensificazione dei lavori dei comitati di quar-

56 Ivi, p. 1216.
57 Moirova, Pour la Jourtiée r è v o lu t io n n a ìr e in t e r n a t io n a le d e s f e m m e s
travailleuses> in « L ’Internationale communiste », X, 1° marzo 1930, n. 7,
p. 431.

140
ticre, la riorganizzazione del lavoro sindacale e la formazione dei
comitati d’azione, interessavano immediatamente il lavoro fra le
donne. Le pareva soprattutto che i partiti non apprezzassero nella
giusta misura l’importanza delle sezioni femminili in quanto orga­
nizzazioni di grandi masse lavoratrici5859.
Il dibattito sui metodi riguardava le donne occupate nell’indu­
stria. La citata risoluzione dell’agosto 1930 insisteva sull’esigenza
di « estendere l’influenza sulle operaie », anche se non mancava
d’altra parte di raccomandare ai partiti d’impegnarsi fra le conta­
dine rilevando che, fino a quel momento, in nessuna organizzazione
rivoluzionaria del mondo agricolo era stato svolto un lavoro siste­
matico fra lavoratrici della terra. Esigeva la creazione di comitati
di contadine, la formazione di circoli, conferenze, assemblee di
delegate e la nomina di incaricati che lavorassero fra questi strati
di donne nelle organizzazioni di partito nella campagna * .
Nell’affrontare la questione dei metodi di lavoro piu efficaci per
Tazione fra le donne, il discorso riprendeva argomenti già discussi
in precedenza, ma con molta maggiore concretezza grazie all’espe­
rienza acquisita e alla convinzione dell’importanza della questione.
A differenza del passato, in cui la discussione aveva registrato vi­
vaci dissensi sulla prassi organizzativa sovietica in merito all’ ‘ a-
zione fra le donne ’, si assiste adesso a un’accettazione omogenea
del metodo russo delle assemblee delle delegate. Questa adesione
non deriva da un’adeguata analisi delle condizioni obiettive dirette
a stabilire l’effettiva possibilità di trasferire nei paesi capitalistici
un metodo applicato in un paese di diversa situazione strutturale,
ma piuttosto dell’obiettivo di evitare qualsiasi concessione alle
infiltrazioni socialdemocratiche, cosa che poteva facilmente verifi­
carsi con l’applicazione delle organizzazioni femminili apartitiche.
La risoluzione approvata dalla X II Sessione plenaria del Comitato
esecutivo del settembre 1932 stabiliva che

58 Moirova, U o r g a n is a tio n d u tra v a ti d e m a s s e , in « L ’intemationale conv


muniste», X, ottobre 1930, n. 27, p. 1847.
59 L ’é t a t d u tra v a ti p a r m i le s fe m m e s e t le s t à c h e s d u p a r ti c o m m u n is t e ,
in « La Corrsepondance internationale », X, 12 novembre 1930, n. 94, p. 1215.

141
„ risolutamente termine alla sottovalutazione del u
occorre mer,C/r inili proletarie; dato che si tratta di un compitoVot°
fru le masse tem » d j momento attuale occorre s v ilu p p i £ par'

binazione delledeve
questo lavoro
base dci,e
^ essere considerato assemb,ct
come d'n' “'
appartenente - U r6
tutto
partito.

Il metodo delle delegate era considerato come una delle prin


cipali forme di collegamento dei partiti comunisti con le masse
delle operaie e, nello stesso tempo, uno dei m
ezzi piu efficaci
estendere sistematicamente l’influenza su di esse, sebbene anche la
stampa femminile ‘ rivoluzionaria ’ apparisse uno strumento ptj.
mario per organizzare le masse lavoratrici attorno alle rivendica-
zioni e alle parole d’ordine comuniste61. Nella risoluzione del '30,
era degno di nota l’invito rivolto alla Sezione internazionale delle
dorme perché si impegnasse nell’attuazione del metodo delle as­
semblee delle delegate prendendo spunto dall’occasione di ogni
sciopero, di qualsiasi azione rivoluzionaria e di tutte le campa­
gne di massa, di ogni conferenza generale di operaie, sia nelle im­
prese sia su base territoriale. La particolare attenzione per il me­
todo delle delegate dipendeva dalla diffusa convinzione che queste
avrebbero rafforzato organicamente l ’influenza del partito nell’im­
presa, creando le condizioni indispensabili per sviluppare il la­
voro delle cellule e dell’organizzazione sindacale rivoluzionaria. Si
riteneva che con un buon lavoro delle delegate, le operaie rivolu­
zionarie piu attive avrebbero aderito al Partito comunista, le altre
sarebbero divenute membri di organizzazioni sotto l’influenza co­
munista e nessuna operaia, « passata per l’assemblea delle dele-

La fine della stabilizzazione del capitalismo e i nostri compiti (Tesi, ri­


soluzioni e decisioni della X II Sessione plenaria del Comitato esecutivo del-
lT c)y Edizioni di Cultura sociale, Bruxelles 1933, pp. 122-4.
61 La già citata risoluzione delTagosto 1930 lamentava che nessuna Sezio­
ne femminile avesse sino a quel momento otganizato relazioni, peraltro già
raccomandate dalla Sezione internazionale delle donne del Comitato esecutivo
dell’Internazionale, fra le riviste femminili dei paesi capitalisti e dell’URSS
e invocava la formazione — nelle imprese, nelle organizzazioni di massa, fra
le donne di operai — di gruppi di corrispondenti operaie, di lettrici e di
altre donne incaricate della diffusione delle riviste, cfr., Uétat du travati, cit.
in « La Corrispondance internationale », X, 8 novembre 1930, n. 93, p. 1198.
sarebbe rim asta al di fu o ri delle organ izzazioni rivolu zion arie
?atC> . ... 62
d c\ p ro le ta ria to »

4 . L e rip erc u s s io n i d ella svolta d e l C o m in t e rn

Solam ente alla fine del 1 9 3 3 , alcuni mesi d o p o la co n q u ista del


p otere d a p a r te di H itle r , 1 In te rn a z io n a le s ’av v iò ad una rev isio n e
delFin terp retazio n e del n azio n also cialism o , già in teso quale n eces­
sario risv o lto della m a tu ra z io n e di una situ azion e riv o lu zio n aria.
L 'e rra ta v alu tazio n e del fe n o m en o co n tin u ò p e r tu tto P an n o a falsa­
re il d isco rso p o litico a n co ra c o n c e n tra to sulla p olem ica co n i s o ­
ciald em ocratici, ren d en d o an ch e n ecessariam en te rid u ttiv a Panalisi
della situ azion e d elle m a sse in g en e ra le , e quindi an ch e di q u elle
femminili. D o p o q u alch e cen n o alla co n d izione delle la v o ra trici, la
stam pa d e llln te rn a z io n a le co m u n ista an co ra nel feb b raio d el ’33
com m en tav a:

T utto questo hanno già preparato i socialdem ocratici: i ministri


e impiegati comunali socialdem ocratici non hanno già provveduto a
distaccare le operaie a gruppi p er il servizio obbligatorio nei cam pi di
lavoro? Non sono stati diminuiti i salari e il sussidio di disoccupazione
per donne e giovani ? . 6
263

La revision e d ella lin ea p o litica av v en n e ta rd iv a m e n te , quale


risultato di un a m ag g io re a tten zio n e p e r le p iù ev id en ti co n se ­
guenze della v itto ria d el nazism o e in segu ito alla raggiu n ta co n sa ­
pevolezza d el p e rico lo ch e il p o ten ziam en to d ell’ap p arato m ilita re ,

62 Ptincipes géneraux pour Vorganisation des assemblées de déléguées


d’ouvrières et des femmes d’ouvrièrs, in « La Correspondance internadonale »
XI, 28 gennaio 1931, p. 123. L ’intervento piu critico di questi anni fu in­
dubbiamente quello della Moirova che mise in evidenza la diversa situazione
della donna vivente nei paesi capitalisti e nellTJRSS e fece riferimento al­
l’annoso lavoro già svolto dal P cr nel campo del lavoro fra le donne per
aggiungere francamente che « le condizioni di lavoro fra le donne dei paesi
borghesi e coloniali non possono essere confrontate con quelle sovietiche »,
cfr. Moirova, Pour la Journée révólutionnaìre internatìonale des femmes tra-
vailleuses, cit., p. 431.
63 M. Globig, Die Sozialdemokratie und dìe Frauen, in « Internationale
Presse-Korrespondenz », X III, 25 febbraio 1933, n. 25, p. 822.

143
. „a vittoria d a nazismo e delle forze reazionarie, r
derivat0 daJ* ^ ^ i n d i a l e e soprattutto per la sicurezza det

r
1>URSS' processo di maturazione sono riflesse anche necl:
• ^ en tfspecific'tam ente dedicati alle donne, per lo ptó intesj
interventi sp ^ ]oJO utiljz2azione strum entale nelle 0 fficine

8 P °r r e m cfimzione degli uomini, indirizzati all’impegno belliCo


^ 1ÌtflbadireSOrurgenza di un adeguato lavoro di propaganda fra l ’
ta n e e t n e i I m o ■» - al riguardo:

Di“r
e di nwlua°n , ^ S S J -'C 'A S E
femminili lavoratrici diventerà sem-
“ “ •a 'inammissibile e incompaubile con la line, generale delllMtt.
nazionale comunista. 44
Nel dicembre, in occasione della X I I I sessione plenaria del Co.
mimro esecocivo, alcuni dei numerosi .n.ervenur. al d rb .tr ,.0 1,.
mentarono 1. negligane. deUe loro seerom ne settore del lavoro
fra le donne, auspicando l'mtensificaeione d e U a m v u . In rapp,t .
sentane, del Segretariato femminile intemazionale, la Ktrsanova
descrisse la condizione di sfruttamento delle donne, raccomandando
ai compagni di impegnarsi maggiormente al fine di renderle idonee
a sostituire gli uomini nell’apparato stesso del partito. Commen­
tava efficacemente:

C oncretam ente l ’errore dei partiti consiste nel fa tto ch e essi non so­
no riusciti a creare un quadro di donne e a m e tte rlo al servizio d el
■ lavoro ’ fra le donne; nelle loro file, nel loro inconscio regna ancora
la concezione della donna casalinga . 656
*
4

64 B. Vassiliev, La travailleuse dans la latte contre la menace des


guerres impérialistes, in « La Cotrespondance internationale », X I I I , n. 18,
2 marzo 1933, p. 259.
« Kirsanova, in « L a Correspondance Internationale», X IV , n. 2V, 21
marzo 1934, pp. 552*5. Accennarono all’importanza del lavoro fra le donne:
Politi, nella sua relazione sul fronte unico in Inghilterra, cfr. « L a Corre­
spondance internationale», X IV n. 11, 8 febbraio 1934, p. 17 1 ; il cinese
Van Min, cfr. « La Correspondance internationale », X IV , n. 17, 2 0 feb­
braio 1934, p. 277; e Schalker, in rappresentanza dell’Olanda e Perdi per
la Turchia, cfr. « L a Correspondance internationale», X IV , n. 20, 2 8 feb­
braio 1934, pp. 350 e 363.

144
Le tesi approvate, che pervennero alla denuncia ufficiale della
politica fascista, definendola per la prima volta « aperta dittatura
terroristica degli elementi più reazionari, più sciovinisti e impe­
rialisti del capitale finanziario », spostarono l’obiettivo di lotta
dalle coalizioni borghesi-socialdemocratiche ai regimi di tipo fa­
scista e sostennero l’esigenza di « intensificare il lavoro di massa
tra le donne e al tempo stesso di educare e spingere avanti sin da
ora le militanti attive che, nell’eventualità della guerra, siano ca­
paci di rimpiazzare, nei diversi casi, i compagni m obilitati»66.
L’anno successivo fu decisivo per la definizione della nuova
linea del Comintern — tutta rivolta a fronteggiare il fascismo — ,
che per non riconoscere di aver precedentemente commesso un erro­
re politico, non abbandonò Patteggiamento polemico nei confronti
dell’operato socialdemocratico. La pubblicistica internazionalista
del 1934 sulla questione femminile risenti notevolmente della con­
traddizione determinata dal persistere dell’attacco alla socialdemo­
crazia quando già esistevano regimi fascisti. Spesso non si pro­
cedeva alla necessaria distinzione ideologica fra la concezione bor­
ghese-conservatrice della donna, diffusa fra i socialdemocratici, e
quella decisamente reazionaria dei fascisti e si perveniva alla loro
identificazione sostenendo che

L’enorme privazione dei diritti delle donne oggi dominante in Ger­


mania fu preparata sistematicamente dai capi socialdemocratici [...]. I
fascisti cercano di dare a intendere agli operai che con il ritorno della
donna nella casa si realizza la loro felicità domestica e con l’allonta­
namento dalle fabbriche viene migliorato il salario dell’operaio. Due
argomenti che la socialdemocrazia ha già addotto un tempo.67

Il rapporto donna-fascismo fu chiaramente definito soltanto in


occasione del V II Congresso mondiale: la strategia dell’unità di
azione invece — non ancora sancita ufficialmente ma già in atto

66 Documenti dellTnternazionale. Il fascismo e il pericolo di guerra e ì


compiti dei partiti comunisti (Tesi, risoluzioni e decisioni della X I I I Ses­
sione Plenaria del Comitato esecutivo dellTc, dicembre 1933), Edizioni di
Cultura sociale, Bruxelles, 1934, p. 22.
67 B. Reinstein, Clara Zetkin an der der wiege der II. Internationale, in
«D ie Kommunistische internationale », XV, n. 19, 5 ottobre 1934, pp. 1947-51.

145
, . 0„ ,o d oniti d’azl° nei ”, “ *
m HtJ„ci«, ^ •P istì _ isp.rò k z « l « a„ uate d>)l9
I partiti « " “f ” ‘ do al movimento femtmmle. S i g n i f i c a
U I I n tc tn K io t.* n * “ del >M, di un Congresso m ondi*
, la convocaziofK’ n ^ e jj fascismo, indetto daU’omonimo co-
& donne contro la 8“ ^ ^ ,arga organizzazione m o n d i* già
mtato facente P »™ ^ ^ ^ « s o internazionale di Amsterdam
costituitasi m occaso
contro 1, guerra del ;. ,e> oUre che alle operaie e alle
Fu esteso l’in«® - delle organizzazioni cattoliche, ai
contadine, ai “ “ “^ A ^ t e s s e e di donne intellettuali. Rispon.
gruppi di insegnanti, m ^ E s e c u tiv o deU'Intetnazic,M|e
dendo alle insmuaz .0 do , j suoi membri di partec,paK,
socialista che, f » ' « ^ di intervenire e aveva definito
n aveva tuttavia comunista intesa a egemonmzate ,1
il Congresso del Comintem ne nbad. eneo

: " d ' — ^ a88ìu n8eD d o:

Abbiamo sem pre d esiderato e desid eriam o piu ch e m ai ch e l'azione


delle donne contro il fascism o e la gu erra sia un m ovim en to di unità
fondato sulla piu larga base possibile. F a ccia m o ap p ello, senza distin­
zione di p artiti o tendenze politich e, a tu tti co lo ro ch e vogliono sin­
ceram ente lo ttare co n tro la guerra e il fascism o. 68

68 Le Congrès m ondid des femmes contre la guerre et le fascisme. Répon-


se du Corniti d ’ìnitiative d e la Conférence m o n d id e des fem m es à la I I
Internationde, in « L a Correspondance intem ationale», X IX , n. 63-4, 7
luglio 1934, p. 1041; cfr. E . Fischer, D er Kam pf der Frauen gegen den
Krieg und die I L Internationde, in « Rundschau iiber Politik, wirtschaft
und Arbeiterbewegung », I I I , 28 giugno 1934, n. 38, pp. 1509-10. La pub­
blicistica della I I I Intemazionale ironizzava anche sulla parte avuta dalle
socialdemocratiche — organizzate nell’Internazionale socialista — nei moti
insurrezionali austriaci del ’34 perché consistita soltanto in una offerta in
denaro per i figli dei combattenti; si rallegrava invece del contributo di
molte operaie austriache alla lotta annata, cfr. F . M. Les évènements d*Au-
trìche, les femmes et la I I Internationde, in « L a Correspondance intema­
tionale », XIV , 24 marzo 1934, n. 30-, p. 576. Ulteriori notizie sul Congresso
si trovano in H. J . Arendt, D er Internationale FrauenKongress gegen Krieg
und Fascbismus in Paris, 1934, in « Beitràge zur Geschichte der Arbeiter­
bewegung», XIX, 1977, n. 2, pp. 265-79.

146
Dopo aver chiarito gli obiettivi e superato le questioni organiz­
zative, il Congresso si apri nel Palazzo della Mutualité di Parigi
la mattina del 4 agosto, alla presenza di 1.200 delegate, per lo
più giovani, provenienti da tutto il mondo, anche dall’Italia e
dalla Germania. Le testimonianze di queste ultime, che assunsero
spesso accenti drammatici, servirono a confutare le argomenta­
zioni delle pacifiste, che dissentivano dall’idea dell’opposizione vio­
lenta al fascismo. Lo stesso Henri Barbusse, intervenendo il 6
agosto a nome del Comitato mondiale di lotta contro la guerra
e il fascismo, spiegò loro che non bisognava temere le soluzioni
radicali, le parole ‘ socialista ’ e ‘ rivoluzionaria \ Si dichiarò com­
piaciuto del fatto che le donne per la prima volta uscivano in
massa « da un idealismo rispettabile » ma troppo vago, e «c senza
presa sugli avvenimenti », da « una specie di separatismo sociale
che si limita ad alcune rivendicazioni specifiche di ordine politico
e legali — rivendicazioni legittime ma che non hanno senso se
non fanno parte di una totalità » e aggiunse:

C ’è un fatto che deve apparire agli occhi di tu tti: si potrà impedire


la guerra e abbattere il fascismo solamente attraverso la trasformazione
integrale della struttura sociale attuale e dei regimi ai quali siamo sot­
toposti; e in secondo luogo giungeremo a questo risultato solamente
con un’azione comune e organizzata, che sarà un’offensiva energica, in­
distruttibile, e non una difesa passiva.69

Nello spirito di un impegno di lotta nel quale coinvolgere le


masse fem m in ili, fu redatto un manifesto indirizzato alle donne
che affermava l’urgenza di « tutelare gli interessi economici, sociali
e culturali delle donne » e più in generale i diritti democratici

69 Le Congrès mondiali des femmes contre la guerre et le fascisme. Df-


scours d'Henri Barbusse, in « L a Correspondance internationale», XIV , 18
agosto 1934, n. 75-6, p. 1203; l’ampia delegazione del Soccorso rosso inter­
nazionale si riunì il 16 agosto in un proprio convegno pur impegnandosi a
sviluppare il lavoro nelle sue Sezioni in conformità alle risoluzioni del Con­
gresso femminile mondiale, cfr. H.M uller, Die Irh auf dem Frauenweltkon-
gress gegen Krieg und Fascbismust in « Rundschau uber Politile, wirtschaft
und Arbeiterbewegung », H I, 16 agosto, n. 45, pp. 1886-8.

147
delle masse lavoratrici di tutti i p a e s i70. Conclusosi il
femminile mondiale, Teresa N o ce com m entava sullo « g^°nve8no

raio »:
Il successo, i risultati politici di questo larghissimo fronte
azione fra i piu vasti strati di donne, che si è realizzato attra Unic° di
sto congresso, dimostrano chiaramente le immense possibilità^*^ que‘
offrire al nostro partito un’azione decisa, continuata __ aci Che
condizioni e alle possibilità — di agitazione e di p r o p a g a n d i
donne. I pregiudizi, le resistenze, la negligenza a fare il ]avo * t ,e
donne, che esistono ancora su larga scala fra i nostri compagni 1 Je
stre organizzazioni, devono assolutamente essere combattuti e y * ' V 0"

Il rilievo della militante italiana si riferiva ai ritardi delle sin-


croie sezioni e alle discriminazioni interne alla vita di partito, non
alle direttive di Mosca. Successivamente anche il V I I Congresso
mondiale deirintemazionale, svoltosi nell’agosto 1 9 3 5 , dedicò alla
questione una parte delle risoluzioni rivolte in generale ad indi­
care lo scopo immediato dell’antifascismo e della pace e ad operare
una distinzione valutativa fra governo democratico-borghese e dit­
tatura fascista, posponendo senza però rinnegarlo l’obiettivo rivo­
luzionario.
Negli interventi che ponevano in luce l’esistenza della crisi eco­
nomica mondiale, s’accennava talvolta anche allo sfruttam ento del­
le lavoratrici, mentre in quelli che denunciavano le mire espansio-701

70 f a die Frauen aller Landern Manifest des Frauen-W eltkongress von


1200 Delegiertenen einstimmig descblossen, in « Rundschau uber Politile, wirt-
schaft und Arbeiterbewegung », I I I , 23 agosto 1934, n. 47, pp. 1983-4; cfr.
anche Le congrès mondial des fem m es contre la guerre et le fascisme. C om pie
rendu des travaux du Congrès, in « La Correspondance internationale », X IV ,
11 agosto 1934, n. 73-74, p. 1172.
71 Estella (T .N oce), Il Congresso mondiale contro la guerra e il fascismo,
in « Lo Stato op eraio», V i l i , agosto 1934, n. 8, p. 6 0 3 ; Teresa Noce, nata
a Torino nel 1900, militante comunista, partecipò agli scioperi del T 7 e
all’occupazione delle fabbriche del ’20. Subì il primo arresto nel 1923 e,
dopo che nel *36 fu in Spagna per combattere nelle Brigate internazionali
con lo pseudonimo di Estella, venne internata a Rieueros. Fuggi nel 1942 per
riprendere Fattività clandestina e organizzare i primi gruppi di partigiani e
franchi tiratori in Francia. Arrestata, fu deportata in Germania. Fece ri­
torno in Italia dopo la liberazione e riprese la sua attività di militanza nel
Pei che prosegue tuttora. Cfr. T .N o ce, Rivoluzionaria professionale, La
Pietra, Roma 1974.

148
Distiche dei fascisti si raccomandava spesso l’intensificazione del
lavoro fra le donne atto a sottrarle all’influenza reazionaria. L ’in­
tervento di Dimitrov sulla questione femminile, inserito nell’am­
pio rapporto sull Offensiva del fascismo e i compiti dell’Interna­
zionale comunista nella lotta per l ’unità della classe operaia contro
il fascismo, presentava un contenuto non solamente propagandi­
stico e agitatorio. L ’individuazione delle masse femminili quali
forze diverse da quelle salariate ma egualmente interessate alla
lotta antifascista non era costretta nei limiti dell’analisi della con­
dizione femminile nei paesi fascisti, peraltro non trascurata nelle
sue caratteristiche essenziali. Essa s’inseriva in un discorso piu
largo anche geograficamente, collegato al binomio donna-capitali­
smo e al più ampio rapporto capitalismo-fascismo:

Tenendo conto di ogni situazione concreta, noi dobbiamo trovare la


possibilità di mobilitare le masse delle donne lavoratrici per la difesa
dei loro interessi e delle loro rivendicazioni essenziali, nella lotta contro
il carovita, per l’aumento del salario sulla base del principio « a egua­
le lavoro eguale salario », « contro i licenziamenti in massa, contro ogni
manifestazione di inferiorità e contro Tasservimento fascista della
donna ».

Dimitrov raccomandava di creare organizzazioni femminili, di­


fendendole dalle polemiche antiseparatistiche e aggiungeva che bi­
sognava

ricercare le forme più semplici e duttili al fine di stabilire il contatto


e la lotta in comune delle organizzazioni femminili rivoluzionarie, so­
cialdemocratiche, progressive contro la guerra e il fascismo.72

72 G. Dimitrov, Dal fronte antifascista alla democrazia popolare, Edizioni


Rinascita, Roma 1950, pp. 56-7. Gli unici interventi specificatamente dedicati
aile donne furono quelli della Kamnieva che, a nome delle ragazze della
Federazione della gioventù comunista deU’URSS, descrisse entusiasticamente
la condizione femminile in Urss , cfr. « L a Correspondance internationale»,
XV, n. 64, 7 agosto 1935, pp. 916-7 e della Kirsanova che, in rappresen­
tanza del Segretariato femminile internazionale, illustrò la situazione femmi­
nile nei paesi fascisti, cfr. « L a Correspondance internationale», XV, 24
agosto 1935, n. 72-73, p. 1101. Commenta Franco De Felice al riguardo:
« Vi è l’esempio di elementi di definizione generale del rapporto capitalismo-
questione femminile. Sottolineare l’importanza di tale impostazione piu gene-

149
.
Concorde con » ^ g u erra mondialeda
nuova tattica Togliatti presentò il rappotto
p a rte degli
sullaPreparazione -tidell’lc, dove sostenne anche la necessità
im
perialisti coe t J ^ femminili contrapposte a quelle dei

di dar VÌt“ L ° T s ia e polem ^ con quei comunisti che sosti-


partiti della borgfte ncUe organizzazioni esistenti la crea-
tuivano al lavoro comuniste « ristretta e settaria » 73.
rione a resso furono ripresi i giudizi del tutto po-
«Jet» sovietica che, pur non rappresentando un eie-
sitivi sulla soci terzinternazionalista, acquistavano
mento di novit ne re tant0 piu attuale a causa deU’orinai
in quel momento un Stfliin ^ Comintern e in ragione
indiscusso ruolo egemo ^ d«flZione antifascista con la
dell’effettiva cornei « ^ Congresso dedicò quindi spazio
strategia d^ . sl™ .. M sui Ri
sul
tat
i de
ll’ed i
fic
az i
o ne s
ocial
ista
io UnioneSovietica,comprendente un espu
al rapporto di M h i t un esplicito riferimento alla
condizione femminile:

il socialismo non significa la socializzazione delle donne, la soppressio­


ne delle libertà personali, [ ...] non è un vasto regime da caserma, ma
[...] proprietà collettiva che supera Pegoismo e le bramosie bestiali,
bensì vera eguaglianza sociale della donna, culto materno elevato, ne­
cessità di un uomo eroico pronto a compiere prodezze sovrumane per
la liberazione dell’umanità lavoratrice,74

L ’intervento del dirigente che accennava anche alla questione


sessuale, riproponendo gli argomenti già addotti da M arx a difesa

rale non è secondario: infatti individuare il collegamento fra questione con­


tadina, femminile e giovanile e capitalismo, di cui il fascismo è una speci­
fica forma di dominio politico, significa impedire che nei confronti di questi
protagonisti sodali si riproponga un arretramento dalPiniziativa politica alla
propaganda e, ancora piu importante assicurarsi che i metodi di costruzione
dd fronte non risultino condizionati dall’esperienza degli Stati fasdsti ». Cfr.
F. De Felice, Fascismo, democrazia, Fronte popolare, De Donato, Bari 1973,
pp. 36-7.
73 P. Togliatti, VII Weltkongress der Kommunistiscben Internationale, Er­
coli, Kampf gegen Krieg und Fascbismus, Prometheus Verlag, Strasbourg 1935,
pp. 65-6.
74 Les résultats de l'édification socialiste en Unione Sovietique. Rapport
de D. ManouUski, in « La Correspondance intemazionale », XV, 20 agosto
1935, n. 72-73, p. 1066. ^

150
dei comunisti dall’accusa spesso rivolta loro di volere la ‘ comu­
nanza delle donne \ intendeva far riferimento al piu complesso
problema del rapporto donna-famiglia in Unione Sovietica. Esso
sollevò tuttavia dei dissensi, a giudicare dal testo della risolu­
zione poi approvata, che si limitava alla consueta e vaga afferma­
zione secondo cui « la donna, allo stesso modo dell’uomo, deve
partecipare attivamente alla costruzione socialista » 75.
Dopo il *35 il Comintern giunse alla pressoché completa iden­
tificazione della sua linea politica con quella sovietica in conse­
guenza dell’ormai indiscussa egemonia del Partito comunista rus­
so (b). Anche il dibattito sulla questione femminile, pur denun­
ciando con vigore la politica repressiva dei fascisti, si concentrò
sull’analisi della condizione della donna in Unione Sovietica76.
Alla fine degli anni Trenta divennero sempre piu sporadici i
riferimenti allo sviluppo del movimento femminile nei singoli pae­
s i77; ad essi si sostituirono brevi cronache dedicate alla parteci­
pazione delle donne alle lotte generali del movimento operaio in­
ternazionale. L ’Internazionale comunista diffondeva notizie sulle
manifestazioni organizzate dalle giapponesi e dalle italiane allo
scopo di impedire la partenza degli uomini per la guerra78, mentre
in piu occasioni riportava l’invito della Pasionaria alle madri te-

75 La victoire du socialisme en Urss et sa portée hìstorique mondiale (Ré-


solution sur le rapport du Camarade Manouilski, adoptée le 20 Aoùt 1935),
in « La Correspondance Internationale », XV, 15 settembre 1935, n. 82, p.
1218.
76 Si informava trionfalmente deirattenzione specificatamente dedicata alla
condizione della donna dalTart. 122 della Costituzione dellTJRSS, approvata
nel ’36, e delTultime conquiste realizzate dalla società sovietica nell’ambito
dei servizi sociali e dell’assistenza alle madri lavoratrici: cfr. L. F . B., La
femme dans IV rss, in « La Correspondance internationale », XV I, 4 aprile
1936, n. 16, p. 435 e La femme au pays du socialisme, in « La Correspon­
dance internationale », XIX, 4 marzo 1939, n. 9, p. 196.
77 La pubblicistica informava con compiacimento invece del buon successo
ottenuto dal Congresso intemazionale delle donne, svoltosi a Marsiglia nel
*37, dove, nonostante qualche obiezione pacifista, prevalse il principio della
lotta attiva; Cfr. D er Woltkongress der Frauen fur Frieden und Demokratie,
in «Rundschau tiber politile, wirtschaft und Arbeiterbewegung», V II, 19
maggio 1938, n. 28, p. 939.
78 Zum Internationalen Frauentag am. 8 Marz, in « Rundschau uber Poli­
tile, wirtschaft und Arbeiterbewegung», cit., p . 440.

151
d ech e perché d is s u a d e v o i figli dal com battere contro la Spagn,
79

T - t a d ì X politico del C0™ " ''”1 ne8li anni s“c“ sivi al v »


Congresso, che prevede», appunto u n . stra.egta di alleanza cor,
^ " e le forze .ntifasciste, comprese le donne appartenenti ai pili
ti strati sociali, ispirò anche alcun, docum en,, » del Comitato
esecutivo dell’Internazionale comunista, quali la bozza di lettera
della presidenza del ’36, diretta ai partiti comunisti l’intervento
di Dimitrov durante la discussione della stessa alla seduta del p re.
sidium nel marzo 1937 nonché la risoluzione approvata il 5 luglio
di quell’anno. Un elemento ricorrente era dato dal riferimento alla
generale « sottovalutazione del ruolo della donna nella lotta di
classe proletaria ». Significativamente si attribuiva alle masse fem­
minili una continuità di partecipazione ai grandi rivolgimenti ri­
voluzionari della storia a partire dalla Rivoluzione francese fino
a quella di Ottobre: t

Con la partecipazione attiva e piena di abnegazione a tutte le rivo­


luzioni del mondo, sulle barricate della grande Rivoluzione francese,
nelle lotte deirimmortale Comune parigina, nel rovesciamento dello
zarismo e nella conquista del potere da parte del proletariato in Russia,
nel movimento di liberazione nazionale in Cina, nelle file dell Armata
rossa cinese, nelle rivolte delle Asturie, nella battaglia eroica del po­
polo spagnolo contro il fascismo, nella costruzione socialista in Russia,
le donne hanno dimostrato quale ruolo importante sappiano svolgere
nella lotta dei lavoratori.

Il documento del ’36 raccomandava di compiere un 1 lavoro di


massa * per inserire nel comune fronte di lotta anche le donne
senza-partito e persino * quelle credenti \ Al riguardo si sottolinea­
va l’urgenza di formulare obiettivi in grado di mobilitare tutte le
masse femminili senza distinzioni ideologiche, sulla base dei loro
interessi immediati, quali la « tutela della maternità e dell’infan-7980

79 Cfr. D. Ibarruri, La Pasionarta aux mères d*Allemagne, in « La Corre-


spondance internationale », V II, 19 febbraio 1938, n. 8, p. 147.
80 I documenti, pubblicati nel « Voprosy istorii K p s s », sono stati reperiti
neirarchivio dell’lML presso il Comitato centrale del K p s s : cfr. Komintern
i mezdunarodno lenskoe diviienie; in « Voprosy istorii K p s s », XX, Moskva
1976, 11, pp. 82-91; 12, pp. 114-9.

152
zia, l'assistenza ai poveri, l’impegno pacifista, la lotta per il pane
e la difesa delle libertà democratiche ».
Si denunciava in modo esplicito l’inadeguatezza di un inter­
vento scopertamente politico che non poteva essere compreso a
sufficienza da tutte le donne:

Sarebbe miopia politica per l'organizzazione del movimento femmi­


nile limitarsi alle questioni della lotta contro la guerra e il fascismo. S1

Nel suo intervento Dimitrov rimproverava ai militanti di non


aver ancora superato un atteggiamento * filisteo ’ nei confronti
delle donne, rilevando che esso contribuiva a perpetuarne lo stato
di emarginazione all’interno del movimento comunista8 182.

In conclusione l'intervento della III Internazionale sulla que­


stione femminile appare caratterizzato da una costante uniformità
determinata dalla scarsa incidenza sull’argomento delle frequenti
svolte ideologiche e tattiche, che rendono invece varia e interes­
sante la ricosiruzione del dibattito generale. La linea che ne
scaturisce rientra nel quadro dell’evoluzione delle concezioni socia­
liste tradizionali perché, pur considerando la questione femminile
un aspetto di quella sociale, si uniforma al principio leniniano
dell’inserimento attivo della donna nella vita sociale e politica. Si
spiega, quindi, e si giustifica l’ampia attenzione dedicata dall’In­
ternazionale a discussioni organizzative e a metodi di lavoro, di­
chiaratamente rivolta a ottenere la costituzione di un forte movi­
mento femminile mobilitato a sostegno della causa comunista.
L ’appello del Comintern alle masse femminili è reso ancor me­
no strumentale dal dibattito ideale che — sia pur contenuto in
limiti angusti — fornisce comunque un giudizio qualitativamente
rivalutativo della partecipazione femminile. Si pongono in discus-

81 Proekt pis’ma Prezidiuma ispolkoma kommunìstiàeskovo Internacionala


kommunistileskim Partijam, in « Voprosy istorii K p s s », cit., pp. 83-91.
82 Vystuplenie G . Dimitrova na zaseàarin Prezidiuma Ikki, in « Voprosy
istorii K p s s », cit., pp. 114-7. La risoluzione propose brevemente tutti gli
argomenti affrontati nella discussione dimostrando l’impegno del Comintern
— in questi anni — nel lavoro fra le larghe masse femminili: cfr. RIenija
Presidiuma ispolkoma kommumstièeskovo Internacionala po meidunarodnomu
ienkomy dvizenijum, in «Voprosy istorii K p s s , cit., pp. 117-9.

153
• ruoli tradizionalmente affidati ai due sessi

r « d o si prefe»™ “ P°s,° M h d° " naJ ”e,la **ie ,à


te e d Principio delia funzione sociale ddla ffl. te tn it4 e * » „
seguente riflessione sui servizi collettivi il quale valore „ ’ ftlri-
si possa ridurre esclusivamente all esaltazione trionfalistica J® ''
conquiste sovietiche. ^le
L ’analisi della condizione femminile viene circostritto per ]
alla denuncia dello sfruttam ento delle lavoratrici nei paesi c° ^
listici: Tic, partendo da una concezione automaticistica della3^ 3'
stione femminile, ritiene che la trasform azione socialista d e l l a ^ ’
cietà sia di per sé sufficiente per realizzare l’emancipazione
minile, trascurando le implicazioni culturali e ideologiche del
blema, spesso invece determinanti. Se si eccettua lo sforzo per s°
perare l’emarginazione femminile nel movimento politico, manca
un riferimento soddisfacente al rapporto uomo-donna, che consi
deri l ’influenza della tradizione e del costum e e ne individui le ri
percussioni sulla morale sessuale.
La consapevolezza del rischio politico insito in una visione ‘ au
tonomistica ’ della questione influenza anche il discorso dell’Io
sui metodi organizzativi, che risulta alquanto rigido e settario
Esso appare quasi sempre rivolto a escludere la possibilità di lar­
ghe alleanze, limitandosi al ‘ lavoro ’ fra le proletarie e rivolgendo
scarsa attenzione alle condizioni delle non occupate, delle casalin­
ghe e di altri strati di lavoratrici, mal tollerando inoltre la presen­
za di associazioni femminili apartitiche. L ’adesione alla metodolo­
gia organizzativa sovietica, incentrata sull’ ‘ azione ’ in fabbrica
diretta dal partito, dimostra anche la stretta dipendenza del Co-
mintern dalla linea bolscevica, che trova la sua ulteriore conferma
nell’involuzione del dibattito nel periodo staliniano. Si impone
peraltro l’esigenza di una riflessione che, pur tenendo nella dovuta
considerazione i problemi derivanti dalla necessità di difendere il
primo Stato socialista, awii una discussione problematica sul ‘ mo­
ralismo’ staliniano. La difficoltà della realizzazione dell’obiettiva
rivoluzionario va tenuta tuttavia presente per poter pervenire i
formulare un giudizio il piu possibile obiettivo sull’interventc S
compless.vo dedicato dalla I II Internazionale alla questione fem
minile.

r\
154 z 68660
Indice
P rem essa 5

I. Le prime deliberazioni del Comintern sulla questione femminile


(1919-1921) 7
1. Questione femminile fra II e III Internazionale, p. 9. - 2. L ’intervento del
Comintern sulla questione femminile negli anni *19-*20, p. 15. - 3. L ’organiz­
zazione femminile, p. 25.

I L Fronte unico e questione femminile (1922-1928) 51


1. La condizione femminile negli anni Venti, p. 53. - 2. La conquista delle
masse femminili, p. 61. - 3. La bolscevizzazione dei partiti comunisti e l’azio­
ne fra le donne, p. 79. - 4. II dibattito sul * lavoro ’ fra le donne, p. 94. -
5. La donna nel programma deH’Internazionale comunista e al VI Congresso,
p. 110.

III. Il dibattito della III Internazionale sulla questione femminile:


dal socialfascismo ai fronti popolari 117
1. La ‘ crisi* e le donne, p. 119. - 2. La polemica contro le socialdemocrazie,
p. 123. - 3. Il nuovo dibattito sul metodo del ‘ lavoro’ fra le donne, p. 135. -
4. Le ripercussioni della svolta del Comintern, p. 143.