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Universit degli studi di Roma La Sapienza Dottorato in Storia delle Relazioni Internazionali Ciclo XXII

IL PCI E LA QUESTIONE DI TRIESTE 1946-1957 Dottorando Stefano Fontana

Coordinatore del Collegio dei Docenti Chiar.mo Prof. Gianluigi Rossi, Universit degli studi di Roma La Sapienza Tutor Chiar.mo Prof. Gianluigi Rossi, Universit degli studi di Roma La Sapienza

IL PCI E LA QUESTIONE DI TRIESTE 1946-1957


INDICE Introduzione CAPITOLO I Dal trattato di pace all'espulsione della Jugoslavia dal Cominform 1.1 1.2 1.3 1.4 L'accordo per l'internazionalizzazione di Trieste (luglio 1946) L'Ufficio d'Informazione del Pci a Trieste Togliatti a Belgrado: Trieste per Gorizia (novembre 1946) La firma e la ratifica del trattato di pace (febbraio-luglio 1947) 1.4.1 Le disposizioni del Trattato di Pace. 1.4.2 La firma del Trattato di Pace 1.5 L'accordo PCI-PCJ su Trieste dellaprile 1947 1.6 Il ritorno di Vidali a Trieste (marzo 1947) 1.7 La nascita del Cominform: le critiche al PCI di Kardelj e Djilas (settembre 1947) 1.8 La questione di Trieste nella campagna elettorale del Pci del 1948 e la dichiarazione tripartita 1.9 La risoluzione del Cominform del 28 giugno 1948 1.9.1 La risoluzione del Cominform e il PCTLT 1.9.2 Lapparato speciale 1.9.3 Mosca e l'applicazione della risoluzione da parte del PCI CAPITOLO II L'era delle trattative bilaterali (1949-1951) 2.1 Rapporti economici e organizzativi tra PCI e PCTLT e attivit in Jugoslavia 2.2 Una diversa prospettiva: la collezione Documenti Diplomatici Italiani 2.3 Il PCI e l'adesione italiana al Patto Atlantico 2.4 Le elezioni amministrative del 1949 a Trieste 2.5 La lotta sulla stampa dopo le elezioni amministrative 2.6 L'introduzione del dinaro nella zona B 2.7 Il PCTLT: la via d'uscita l'applicazione del Trattato di pace 2.7.1 Il Comitato Centrale del luglio 1949 2.7.2 Il II Congresso ordinario del PCTLT 2.8 Il Cominform chiede unintensificazione della lotta al titismo 2.9 Cambiamento dello scenario internazionale: verso le trattative dirette 2.10 Vidali contro il baratto infame 2.11 La posizione sovietica sulla questione di Trieste 2.11.1 La nota sovietica del 20 aprile 1950 recepita dal PCI 2.11.2 Interpretazioni diplomatiche della posizione sovietica 2.12 Questione di Trieste e guerra di Corea 2.13 Lotta al titofascismo e caso magnacucchi 2.14 Fase di stallo nella situazione internazionale circa la questione di Trieste 2.15 Il PCI chiede che il TLT sia dichiarata citt aperta p.1 p. 5 p.5 p.13 p.17 p.24 p.24 p.25 p.30 p.33 p.37 p.40 p.46 p.51 p.56 p.58

p.61 p.61 p.65 p.67 p.69 p.72 p.75 p.78 p.78 p.80 p.82 p.86 p.88 p.91 p.91 p.95 p.100 p.103 p.105 p.108

2.16 Allineamento delle posizioni di PCI e comunisti triestini CAPITOLO III Sulla via dell'accordo (1952-1954) 3.1 La conferenza di Londra nella stampa comunista 3.2 Primo Accordo di Londra 3.3 Le elezioni amministrative del 1952 3.4 La proposta di Vidali per una soluzione provvisoria della questione del TLT 3.5 Trieste quale posta in gioco del triangolo o quadrilatero balcanico 3.6 Vidali confermato alla guida del PCTLT 3.7 La posizione sovietica su Trieste dopo la scomparsa di Stalin e la campagna elettorale per le elezioni politiche del 1953 3.8 Il governo Pella e le proposte di plebiscito 3.9 La nota angloamericana dell8 ottobre 1953 3.10 Questione di Trieste e Comunit Europea di Difesa 3.11 Il programma di Fanfani ed il PCI 3.12 Il governo Scelba, il pi reazionario 3.13 Le ultime richieste di maggiore sostegno di Vidali al PCI 3.14 Il Memorandum dintesa CAPITOLO IV I comunisti triestini rientrano nel PCI (1955-1957) 4.1 La IV Conferenza Nazionale del PCI: il PCTLT diventa PCTT 4.2 Lapparato speciale e i contatti tra PCTLT e jugoslavi dopo il Memorandum dIntesa 4.3 Il viaggio di Krusciov a Belgrado: il colpo di bora 4.4 Il V congresso del P.C. di Trieste 4.5 Il VI Congresso del P.C. di Trieste: la federazione autonoma triestina

p.113

p.116 p.116 p.121 p.125 p.130 p.132 p.134 p.137 p.140 p.148 p.152 p.157 p.160 p.162 p.167

p.172 p.172 p.174 p.179 p.185 p.189

Appendice Bibliografia

p.193 p.215

INTRODUZIONE La presente ricerca prende in esame le posizioni del Partito Comunista Italiano (PCI) sulla questione dell'attribuzione della citt di Trieste e delle zone limitrofe all'Italia o alla Jugoslavia successivamente agli eventi della Seconda guerra mondiale. Il periodo preso in considerazione parte dalla decisione della Conferenza di pace di Parigi di istituire il Territorio Libero di Trieste fino ad arrivare alla soluzione, pi o meno condivisa dalle parti, del Memorandum d'Intesa del 1954, con un capitolo conclusivo che analizza gli strascichi della questione triestina nel movimento comunista locale e le residue tensioni esistenti tra alcuni suoi elementi e la direzione del PCI da un lato, e i dirigenti jugoslavi dall'altro. E' stato perci deciso di tralasciare il periodo, ampiamente studiato e sfruttato dal punto di vista documentale, relativo alla Seconda guerra mondiale in cui le relazioni che si svilupparono tra il PCI e Mosca in merito alla questione di Trieste cominciarono ad assumere particolare interesse. Giova per qui ricordare qualche episodio a tale proposito: Palmiro Togliatti in una lettera inviata il 24 settembre del 1943 a Georgi Dimitrov1, allora viceresponsabile della Sezione di informazione internazionale del Comitato centrale (Cc) del Pcus, sollev per la prima volta la questione di Trieste con i sovietici con riferimento all'annuncio fatto dal Partito comunista jugoslavo di volere annettere la Venezia Giulia. L'annuncio era ritenuto inopportuno, almeno per i territori di Trieste e dell'Istria, dal segretario del PCI. Nel marzo 1944 la questione delle pretese territoriali jugoslave in Italia fu sollevata a Mosca sia a nome dei comunisti italiani che di quelli jugoslavi. Il ministro degli esteri sovietico Molotov suggeriva di rimandare a trattative da tenersi alla fine della guerra, ribadendo cos le tesi staliniane gi propugnate in passato: prima occorreva ottenere la vittoria contro i nazifascisti e poi ci sarebbero state le sistemazioni territoriali. Ad inizio aprile del 1944 si tenne un incontro tra la Direzione PCI per

1Gori F. e Pons S. (a cura di), Dagli archivi di Mosca, LURSS, il Cominform e il PCI 1943-1951, Roma, Carocci,1998, pp. 226-227.

l'Italia settentrionale e il Comitato centrale del Partito comunista sloveno: la Venezia Giulia dove c'era una maggioranza slovena sarebbe andata alla Jugoslavia, si sarebbe discusso dopo la guerra per zone dove c'era una maggioranza italiana o una popolazione mista. Nell'ottobre 1944 vi fu un incontro a Bari tra Togliatti, Kardelj e Djilas: Togliatti si disse d'accordo che durante la lotta la Venezia Giulia venisse occupata da jugoslavi, con l'instaurazione di un potere popolare organizzato con l'aiuto del PCI, mentre i problemi su Trieste erano da risolversi dopo la guerra2. Nel febbraio del 1945 Togliatti scriveva a Mosca:
La questione di Trieste e del suo status comincia a interessare la pubblica opinione, anche perch essa sfruttata dai nostri nemici per creare un movimento nazionalistico e isolare il Partito comunista. Non c' dubbio che la maggioranza degli italiani guardi a Trieste come a una citt italiana. La maggioranza della popolazione triestina davvero italiana, ma essa ammetterebbe lo status di citt libera, soprattutto se fosse proposto dal nostro partito. Tuttavia, a questa soluzione si opporrebbero i partiti italiani, forse persino i socialisti, e io non so se la Jugoslavia l'accetterebbe. Finora noi non abbiamo proposto n esaminato alcuna situazione concreta. Lotteremo contro coloro che utilizzeranno la questione di Trieste per introdurre una divisione all'interno del popolo italiano e quello jugoslavo [...] Vi prego caldamente di darmi il Vostro consiglio per orientare le nostre iniziative future sulla questione, che pu trasformarsi in una delle questioni pi importanti della politica italiana3.

Poi si ebbe la crisi del maggio 1945 a Trieste. Togliatti rivolse un nuovo appello a Mosca: gli jugoslavi non rispettavano i patti. Ma Dimitrov e Stalin si espressero di nuovo a favore della Jugoslavia. A questo punto il segretario del PCI tent la via del negoziato diretto con gli jugoslavi e present poi ai sovietici un piano per la citt che prevedeva 2-3 anni di autonomia politica e doganale per Trieste e la Venezia Giulia. Tramite accordo diretto tra Italia e Jugoslavia alla fine del periodo la decisione sarebbe stata presa con plebiscito, i comunisti italiani del resto erano convinti che il proletariato avrebbe poi votato per l'annessione alla
2 Ibidem, pp. 231-232. 3 L. Gibjanskij, Mosca, il PCI e la questione di Trieste, in F. Gori e S. Pons, Dagli archivi di Mosca. L'URSS, il Cominform e il PCI. 1943-1951, Carocci, Roma, 1995, pp. 99-100.

Jugoslavia e il PCI avrebbe fatto la figura di forza nazionale4. Contava in questa fase Togliatti probabilmente ancora in una svolta a sinistra del Paese ed a un accordo diretto con Tito per Trieste. Come vedremo nel primo capitolo, anche tramite la figura di Eugenio Reale a Parigi si cerc di convincere i sovietici. Il 18 giugno Togliatti con il sovietico Mokrev avrebbe detto: Se Trieste diventer un porto internazionale, ci significa che essa cadr in mano agli angloamericani. N la Jugoslavia di Tito, n l'Italia repubblicana potranno adottare questa soluzione5. Sono stati riportati sopra alcuni esempi di come l'attivit politicodiplomatica di Togliatti, pur molto intensa fino al viaggio a Belgrado del novembre 1946, fosse comunque piuttosto vincolata dalle direttive di Mosca, come ben sappiamo, le quali si avviavano verso la logica degli schieramenti contrapposti della Guerra Fredda, ignorando, o quasi, le questioni nazionali alla base della situazione triestina. La rottura tra Tito e Stalin e la conseguente espulsione della Jugoslavia dal Kominform, avrebbe potuto restituire vigore all'azione del PCI sulla questione di Trieste. Ma specialmente nei primi due anni non fu cos, si lasci al p.c. triestino di Vidali l'iniziativa per quanto riguardava gli attacchi alla cricca di Tito, forse perch non si riteneva definitiva l'uscita della Jugoslavia dal blocco comunista. Si assiste progressivamente ad un allineamento delle posizioni di PCI e Partito comunista del TLT (PCTLT) negli anni 1950-1952, con un intensa collaborazione tra i due apparati nonostante sulla scena internazionale fino a met 1952 non avvengano in effetti cambiamenti rilevanti. Nel 1953-1954 si avverte nel PCI una certa rassegnazione verso la spartizione ormai inevitabile e affiora nei verbali delle riunioni di Segreteria anche un certo risentimento verso Vidali e gli altri dirigenti triestini che chiedono maggiore impegno da Roma. Anche questo determiner un ritardo nel rientro della sezione triestina all'interno del PCI avvenuto soltanto nel 1957. La ricerca stata realizzata principalmente consultando il materiale

4 Ibidem, p. 101. 5 Ibidem, p. 102.

documentale dell'Archivio del PCI presso la Fondazione Istituto Gramsci a Roma: sono stati consultati ed utilizzati i verbali delle riunioni di Segreteria e Direzione, del Comitato Centrale, dei Segretari Regionali, il materiale Kominform, il fondo Pratolongo, il fondo Togliatti, il fondo Longo, il fondo Vidali, il materiale PCTLT e quello dell'Ufficio Informazioni del PCI a Trieste. Per quanto riguarda la stampa comunista si abbondantemente attinto dagli articoli de l'Unit, ma anche dalle pagine della rivista Rinascita e da Vie Nuove e dal locale quotidano Il Lavoratore. Molto importante stato, inoltre, per la ricostruzione della posizione comunista nei dibattiti parlamentari, relativamente ai lavori di entrambre le Camere, l'utilizzo della fonte degli Atti Parlamentari. Infine, posso affermare che un valore aggiunto alla ricerca stato dato con il lavoro svolto presso l' Archivio Storico-Diplomatico della Farnesina, ove la Collezione dei Documenti Diplomatici Italiani, ed in particolare la Serie Affari Politici, fornisce spunti interessanti per diverse interpretazioni dei fatti, sia rivelando la percezione del mondo diplomatico italiano circa le sfumature delle dichiarazioni di PCI e PCTLT sulla questione triestina, sia, cosa pi importante, mostrando alcune notevoli riflessioni di importanti diplomatici italiani sull'evoluzione della posizione sovietica sulla questione di Trieste e le implicazioni che essa poteva avere sull'azione e sulle prese di posizione degli esponenti del PCI.

CAPITOLO I DAL TRATTATO DI PACE ALLA RISOLUZIONE DEL COMINFORM DEL GIUGNO 1948
SOMMARIO: 1.1 L'accordo per l'internazionalizzazione di Trieste (luglio 1946); 1.2 L'Ufficio d'Informazione del PCI a Trieste; 1.3 Togliatti a Belgrado: Trieste per Gorizia (novembre 1946); 1.4 La firma e la ratifica del trattato di pace (febbraio-luglio 1947) 1.4.1 Le disposizioni del Trattato di Pace; 1.4.2 La firma del Trattato di Pace; 1.5 L'accordo PCI-Pcj su Trieste dellaprile 1947 1.6 Il ritorno di Vidali a Trieste (marzo 1947) 1.7 La nascita del Cominform: le critiche al PCI di Kardelj e Djilas (settembre 1947); 1.8 La questione di Trieste nella campagna elettorale del PCI del 1948 e la dichiarazione tripartita; 1.9 La risoluzione del Cominform del 28 giugno 1948; 1.9.1 La risoluzione del Cominform e il PCTLT; 1.9.2 Lapparato speciale; 1.9.3 Mosca e l'applicazione della risoluzione da parte del PCI.

1.1 L'accordo per l'internazionalizzazione di Trieste Il 3 luglio 1946 a Parigi, nell'ambito dei lavori preparatori della Conferenza di pace, le Potenze Alleate ed Associate e l'Italia trovarono un accordo nella definizione del confine tra Italia e Jugoslavia. In tale data, venne deciso anche di istituire il Territorio libero di Trieste nell'area che va da Monfalcone a Trieste, Capodistria e fino a Cittanova d'Istria. L'accordo prevedeva che il Territorio, regolato da uno statuto speciale, sarebbe stato amministrato da un Governatore nominato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Fino al momento dell'attuazione delle disposizioni del trattato di pace, la cosiddetta Zona A, creata dalle intese di Belgrado del giugno 1945 e comprendente la zona costiera da Monfalcone fino a Trieste, sarebbe dovuta rimanere sotto il controllo del governo militare alleato, mentre la cosiddetta Zona B restava sotto l'occupazione jugoslava, pur essendo abitata in larga parte da popolazione italiana. La decisione in favore dell'internazionalizzazione di Trieste, citt a larga maggioranza italiana e porto strategico di vitale importanza nell'Adriatico, costituiva un compromesso che a prima vista urtava la sensibilit italiana poich appunto era basato sulla rinuncia alla sovranit su Trieste, ma che, visto il rinvio alle Nazioni Unite, rappresentava nei fatti una pesante limitazione rispetto alle

speranze jugoslave6. Essa era stata inizialmente suggerita dagli inglesi e poi riproposta dai francesi, esattamente dal presidente del Consiglio Bidault, in uno dei momenti di maggiore tensione dalla fine della Seconda Guerra Mondiale tra Stati Uniti ed Unione Sovietica. Vi era stato, infatti, nella prima met del 1946, un irrigidimento sovietico alla conferenza dei ministri degli Esteri. Subito dopo la conseguente sospensione della Conferenza di Parigi era parso che i contrasti tra gli alleati si sarebbero ulteriormente approfonditi. Il segretario di Stato americano Byrnes aveva minacciato di dare alle Nazioni Unite il compito della stesura dei trattati, cosa che avrebbe potuto significare la fine dell'Alleanza e quindi rottura aperta. Il ministro degli esteri sovietico Molotov aveva replicato duramente, sottolineando che la posizione dell'Urss su Trieste (da assegnare secondo il Cremlino alla Jugoslavia) poteva considerarsi l'unico punto sul quale le proposte sovietiche risultavano sfavorevoli per l'Italia7. Come ha scritto James Byrnes nelle sue memorie l'idea del Territorio libero non garba a nessuno8: n agli italiani n agli jugoslavi; n ai sovietici n agli americani. Eppure la sua forza stava proprio in questo, nell'essere una vera soluzione di compromesso, che nessuno avrebbe potuto rivendicare come una propria vittoria9. Le notizie provenienti da Parigi scatenarono una ben prevedibile ondata di manifestazioni e proteste sia a Trieste che a Roma. La stampa italiana, quale ne fosse l'orientamento, si scagli contro il governo di De Gasperi, del quale faceva ancora parte il Partito comunista italiano, accusandolo di avere fallito perseguendo una politica estera di attesa e, secondo i comunisti, servile nei confronti degli anglo-americani e ostile all'Unione Sovietica. Le critiche pi forti erano, per, quelle rivolte alle Potenze vincitrici, colpevoli di volere imporre un diktat all'Italia: Noi li vediamo grossi, ma non grandi e tali da incutere timore ma non ammirazione commentava Benedetto Croce sull'Avanti10, mentre Luigi Longo, vicesegretario del PCI, scriveva sull'organo di stampa del partito LUnit: Non si

6 Di Nolfo E., Storia delle relazioni internazionali. 1918-1999, ed. Laterza, Bari, 2000, p. 657. 7 Gualtieri R., Togliatti e la politica estera italiana. Dalla Resistenza al trattato di pace 1943-1947, Roma, Editori Riuniti, 1995, pp. 150-152. 8 Byrnes J., Carte in tavola, Garzanti, Milano, 1948, p. 219. 9 Gualtieri R., op. cit., p. 153. 10 Cfr.: Avanti!, 10 luglio 1946.

combatte uningiustizia commettendone unaltra11. Per comprendere la posizione del Partito comunista italiano sulla questione di Trieste a partire dalla sopra menzionata decisione degli Alleati sulla costituzione del TlT, occorre cominciare con l'esaminare l'intervento del segretario del PCI Palmiro Togliatti del 22 luglio all'Assemblea costituente, nel dibattito sul secondo governo De Gasperi. Togliatti in quell'occasione indic esplicitamente il modello a cui il suo progetto di politica estera per l'Italia12 faceva riferimento. Spieg come vi fosse uno stretto legame tra lo sforzo per difendere l'indipendenza italiana seguendo il metodo di non legare l'Italia a nessuno dei due blocchi che sembravano opporsi nel mondo e di cui tanto si parlava. La questione di Trieste andava affrontata per mezzo di trattative dirette con la Jugoslavia, abbandonando una ispirazione anticomunista che sarebbe stata fatale ad una politica estera italiana la quale si proponeva gli obiettivi essenziali della difesa dell'indipendenza e della pace. Amicizia perci con l'Unione Sovietica e lotta contro l'incubo di un'Italia (e della citt di Trieste in particolare) trasformata in naviglio portaerei di qualche potenza imperialistica o, peggio, in deposito di bombe atomiche. A Trieste bisognava trovare una soluzione che garantisse laccordo e la collaborazione permanente coi popoli jugoslavi. Ci che del resto era nella tradizione di una politica nazionale italiana; di una tradizione che partiva da Cavour, che continuava con Visconti Venosta e con tutti i Ministri degli Esteri italiani, che seppero fare una intelligente politica italiana, infine in quella sinistra democratica, antidalmatica, antizaratina, antifiumana, la quale ebbe una parte abbastanza importante nelle lotte dell'altro dopoguerra13. Nei giorni seguenti sulla stampa comunista la polemica sulla politica estera del governo fu continua. Sulla rivista Rinascita il governo veniva accusato di ispirazione ideologica antisovietica e De Gasperi di avere un atteggiamento troppo filo-occidentale mentre in modo differente, anzi opposto, andavano difesi gli interessi italiani14. Dalle colonne de lUnit, Togliatti se la prendeva con don Sturzo, reo daver mandato al Popolo, da Brooklin, una corrispondenza intrisa di anticomunismo, in
11 Cfr.: L'Unit, 2 luglio 1946. 12 Gualtieri R., op. cit., p. 169. 13 Atti parlamentari, seduta dell'Assemblea Costituente del 22 luglio 1946. 14 Che cosa si poteva fare?, Rinascita, anno III (1946), n. 7.

cui tra l'altro si criticava Byrnes per aver voluto ricercare a tutti i costi un accordo con i societici: Lesistenza di questi orientamenti spiega meglio di altre cose perch tanto si lavorato a esasperare i rapporti con la Jugoslavia e col mondo slavo [] Che la nostra diplomazia debba lavorare per lasciare Trieste in mano a inglesi e americani, come base per eventuali azioni alla Bullit?15. Poi venne ripresa l'offensiva sul trattato di pace, ma in questo caso Togliatti, come gi era avvenuto nei primi di luglio, lasci il campo ad altri: la posizione sovietica su Trieste, favorevole alla Jugoslavia, rendeva imbarazzante una polemica su questo aspetto, e limitarsi ad attaccare gli altri punti del trattato sarebbe apparso, come in effetti era, pretestuoso16. Montagnana e Scoccimarro si concentravano cos sulle clausole economiche del trattato, tralasciando invece la questione di Trieste, alla quale, all'epoca, era molto sensibile l'opinione pubblica italiana. Il segretario del PCI replicava, per, in prima persona alle inopportune dichiarazioni di esponenti del Partito comunista francese su Trieste, i quali insistevano sulla cessione della citt secondo il volere di Mosca. Era necessario, come comunisti italiani, spiegava Togliatti, non isolarsi rispetto alla comunit nazionale, altrimenti sarebbe venuta a mancare quella forza capace di ispirare linteresse della solidariet nazionale e il PCI sarebbe stato isolato nella lotta per una miglior pace per lItalia nella quale non avrebbe potuto avere nessuna parte17. Il 25 luglio 1946 era cominciata a Parigi, presso il Palais de Luxembourg, la Conferenza di pace; lo stesso giorno era stata consegnata alla delegazione italiana la bozza del trattato di pace, che si rivelava essere pi duro e punitivo di quanto si era immaginato, e nel quale permaneva la soluzione dell''internazionalizzazione De Gasperi chiedeva un rinvio di un anno della decisione sulla questione giuliana, Togliatti giunse a Parigi al seguito della delegazione italiana e, molto probabilmente ottenne di incontrare Molotov insieme a Eugenio Reale
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per

discutere un mutamento nella posizione sovietica . Secondo quanto riportato sei anni dopo in un articolo su l'Unit, lo stesso Togliatti sosteneva che gi a Parigi era emersa la disponibilit di Tito a lasciare Trieste all'Italia19. Rientrato dunque
15 L'Unit, 30 agosto 1946. 16 Gualtieri R., op. cit., p. 170. 17 LUnit, edizione milanese, 8 agosto 1946 18 Caprara M., L'attentato a Togliatti. Il 14 luglio 1948: il PCI tra insurrezione e programma democratico, Marsilio, Venezia, 1978, p. 123. 19 L'Unit, 27 settembre 1952.

in Italia, il segretario del PCI, sembrava gi avere in mente qualcosa riguardo all'iniziativa che avrebbe poi preso agli inizi di novembre:
Allo stato degli atti, cio secondo il noto progetto di trattato e salvo il lavoro che ancora possa farsi, Trieste non dovrebbe essere n italiana, n jugoslava... Purtroppo, mi pare esista da una delle parti un piano molto preciso di farne una specie di Malta o Gibilterra, e purtroppo ancora, a legger la stampa italiana, mi pare vi sia anche nel nostro paese chi sembra lavorare per una soluzione simile... Fare di Trieste una base dell'imperialismo anglosassone non e non potr mai essere un obiettivo di politica nazionale italiana. Trieste deve, se mai, essere governata dal popolo stesso di Trieste con le pi ampie garanzie di democrazia. Se con i jugoslavi si potesse riuscire a trovare un accordo su questo terreno sarebbe forse ancora ripeto, allo stato degli atti la cosa migliore.20

Come si vede, il segretario del PCI introduceva tra le righe l'ipotesi di concludere un accordo diretto con gli jugoslavi che evitasse l'internazionalizzazione di Trieste. Nei giorni successivi i delegati jugoslavi Kardelj e Bebler si rivolsero con delle proposte ad Eugenio Reale, ritenendolo uomo di fiducia all'interno della delegazione italiana21. Eugenio Reale, membro della direzione del PCI e allora ambasciatore italiano in Polonia, partecipava alle trattative di Parigi come membro della delegazione italiana, portando nei dibattiti, per quanto possibile, anche il punto di vista del PCI e riferendo dettagliatamente per corrispondenza a Togliatti sullo svolgimento dei lavori. Dalla corrispondenza inviata da Reale a Togliatti dunque possibile ricavare preziose informazioni sui contatti diretti che ci furono tra delegazione italiana e delegazione jugoslava nel settembre 1946. Il 21 settembre Reale scriveva da Parigi a Togliatti circa gli ultimi sviluppi e le possibilit di giungere ad un accordo diretto con gli jugoslavi, considerato anche che i russi erano sempre pi titubanti ad appoggiare le richieste di Tito:
Si tratta, in fondo, di stabilire quale dovr essere la nostra politica estera nei prossimi ventanni, se vorremo tenere desto lirredentismo dei giuliani o covare propositi di rivincita o se non preferiamo invece rassegnarci al fatto compiuto, impegnarci a rispettare la frontiera italojugoslava nonch quello dello stato libero e vivere in buoni rapporti coi nostri vicini jugoslavi. [...]Gli jugoslavi che ho visti ancora da solo ieri sono ben disposti a trattare ed animati dalle migliori intenzioni. Se mons. Montini
20 L'Italia non deve pi essere lo zimbello di gruppi reazionari stranieri. Intervista con il compagno Togliatti di ritorno da Parigi, L'Unit, 20 agosto 1946. 21 Duroselle J., Le conflit de Trieste, Editions de l'Institut de sociologie de l'Universite libre de Bruxelles, p. 241.

non dar ordini in contrario ad Alcide, penso davvero che si potrebbe giungere ad un risultato favorevole. So che i russi hanno insistito molto presso gli jugoslavi e han dato loro consigli di moderazione22 .

Di l a qualche giorno, Reale si dichiarava del parere che i Quattro, per farla finita una buona volta e indurre gli jugoslavi a firmare la pace potranno fare qualche grossa concessione, per esempio Gorizia. In trattative dirette, da fare subito, io credo che gli jugoslavi, i quali hanno grandi speranze ma nessuna assicurazione da parte russa, si contenterebbero di meno, pur di uscire dalla situazione difficile in cui si trovano23. Ribadiva poi l'importanza di ristabilire buoni rapporti con gli jugoslavi per la politica estera italiana dei successivi dato che la pace e lamicizia con la Jugoslavia avrebbero escluso l'adesione dell'Italia o, meglio, il suo vassallaggio al blocco anglosassone e avrebbero anche dato un certo orientamento alla nostra politica verso lUnione Sovietica. LItalia concludeva Reale - deve avere una sua politica estera e smetterla di cercare di speculare sul dissenso dei grandi24 . Sulle colonne de lUnit, l'ambasciatore Reale, in maniera inusuale per un ambasciatore, poich piuttosto critico nei confronti del proprio Ministro degli Esteri, affermava l'importanza di tornare ad avere buoni rapporti con la Jugoslavia, non solo dal punto di vista politico ma anche da quello economico, attraverso trattative dirette fra Italia e Jugoslavia le quali erano non solo desiderabili, ma indispensabili per la pace. I due popoli non potevano rimanere indefinitamente nemici per molteplici ragioni, fra cui quella che per cui l'economia italiana era complementare alleconomia jugoslava25. Le critiche provenienti dai comunisti alla proposta di rinvio avanzata da De Gasperi a Parigi erano s ferme, ma anche misurate nei toni. Le ragioni di questa moderazione sulla questione di Trieste venivano illustrate da Togliatti alla riunione del Comitato centrale del 18-19 settembre 1946. La proposta di De Gasperi andava criticata perch significava giuocare sulla prospettiva di guerra, ma era chiaro che quella proposta non sarebbe stata accettata a Parigi a meno che il blocco delle Quattro grandi potenze non si fosse rotto sulla questione italiana. Per di pi non bisognava dimenticare che la polemica contro la politica di Bonomi e di De Gasperi sarebbe diventata una polemica sbagliata se il PCI avesse

22 Archivio Partito Comunista (APC), Fondo Togliatti, Carte della Scrivania, mf. 0450. 23 APC, Fondo Togliatti, Carte della scrivania, mf 0318, p. 6. 24 Ivi, p. 6. 25 L'Unit, 20 settembre 1946

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dimenticato il fascismo. Sarebbe stato insomma un grave errore spingersi al punto di dire che questi due uomini erano i responsabili (delle condizioni di pace), poich il vero responsabile era il fascismo. Per questo non era necessario accanirsi troppo contro De Gasperi, e la linea scelta era stata di criticare ma non [] rovesciare il governo26. Il rapporto e le conclusioni di Togliatti al Comitato centrale rappresentano un documento decisivo per interpretare l'azione politica comunista dopo le elezioni del 2 giugno 1946 e comprendere meglio la natura e gli scopi dell'offensiva sulle questioni di politica estera27. L'azione del PCI doveva essere di logoramento ai danni della Dc, ma al tempo stesso, restando al governo, doveva incidere sull'azione dell'esecutivo stesso. In quel momento, il peggioramento dei rapporti tra le due superpotenze non era ancora considerato irreversibile, Togliatti tendeva a negare l'esistenza dei blocchi contrapposti e la rottura internazionale non era da considerarsi imminente. Una prova di ci era costituita dagli accordi su Trieste e sui trattati di pace, i quali, secondo il segretario PCI, erano destinati a durare28. Tuttavia, grande attenzione bisognava dare alla questione di Trieste:
Dato che non siamo riusciti ad ottenere lobiettivo di avere Trieste nelle nostre frontiere dobbiamo per lo meno ottenere che essa non diventi alle porte dItalia una nuova Gibilterra, una nuova Malta, una fortezza dellimperialismo americanoPer quanto riguarda in particolare la Venezia Giulia occorre cercare laccordo diretto e la collaborazione fra lItalia e la Jugoslavia, e impedire che, sfruttando i contrasti fra i due paesi vicini e alimentando la divisione fra gli italiani su questo problema, Trieste possa essere trasformata, dai gruppi imperialistici internazionali, in una cittadella armata, a perpetua minaccia della pace e della sicurezza fra i due popoli29.

Secondo Gualtieri, emergeva una forte contraddizione nella relazione di Togliatti. Infatti, nella seconda parte relativa alla questione di Trieste, appariva manifesta la denuncia dell'esistenza di un blocco di Stati gi costituito. Tale contraddizione avrebbe dimostrato la grande incertezza della situazione internazionale, in cui la sopravvivenza dell'alleanza delle potenze vincitrici era oggetto pi di un auspicio politico che di una previsione30. Sul numero di settembre del periodico del PCI Rinascita, Togliatti

26 APC, Verbali del Cc, 18/19-IX-1946, f.3/3, mf 181. 27 R. Gualtieri, op. cit., pp. 175-176. 28 Ivi, p. 178. 29 APC, Verbali del Cc, 18/19-IX-1946, f.3/3, mf 181. 30 R. Gualtieri, op. cit., p. 178.

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spiegava i motivi dell'impossibilit di trovare un accordo tra italiani e jugoslavi nel modo in cui si stava procedendo alla Conferenza di pace e chiariva la differenza tra libero Stato e libero territorio in riferimento alle diverse soluzioni prospettate per lo statuto del TlT. A proposito della soluzione data alla questione di Trieste nel progetto del trattato di pace per l'Italia elaborato dai ministri degli esteri delle quattro grandi potenze, non vi poteva essere un accordo tra italiani e jugoslavi. In linea di principio, infatti, la soluzione proposta veniva respinta da ambo le parti. Dagli italiani, i quali chiedevano una estensione del territorio triestino sino a comprendere altre zone di popolazione etnicamente italiana; e dagli jugoslavi, i quali chiedevano, al contrario, una riduzione estrema di questo territorio, sino a comprendere di fatto soltanto la cerchia dell'abitato cittadino. Data la contraddittoriet assoluta delle due posizioni, e l'accordo soltanto nel negare la soluzione proposta dai quattro, era evidente che scompariva la possibilit di una trattativa; possibilit che forse avrebbe potuto esistere se si fosse fatto, prima di quella proposta, un serio tentativo di avvicinamento e d'intesa. Trieste come libero territorio era una zona che perdeva o tendeva a perdere qualsiasi carattere nazionale, diventando base di un gruppo di grandi potenze per l'affermazione di pretesi loro interessi di dominio mondiale. Trieste Stato libero era una zona la cui popolazione, nazionalmente indipendente, si governava da s. Trieste libero territorio era una spina consapevolmente infissa tra la Jugoslavia e l'Italia allo scopo di mantenere acceso tra di esse un focolaio di intrighi, di discordia, di provocazioni. Trieste Stato libero poteva invece diventare tra i due paesi, a condizione che entrambi lealmente ne garantisero l'integrit e l'indipendenza, il terreno di una collaborazione tra i due popoli per l'eliminazione tra di loro di ogni motivo di discordia e di conflitti futuri 31.

31 Rinascita, n.9 settembre 1946

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1.2 L'Ufficio d'Informazione del PCI a Trieste L'azione politica del PCI riguardo alla questione di Trieste nel 1946 non si svolgeva, come ben comprensibile, soltanto a Parigi presso la Conferenza di Pace e a Roma presso la sede del PCI in Via delle Botteghe Oscure. Si cercava invece di ristabilire una presenza attiva ed efficace nella citt stessa, dove il PCI sul finire della Seconda Guerra Mondiale aveva perso in influenza e visibilit sia tra la popolazione slovena che tra quella italiana. Godeva invece di una certa popolarit Tito, almeno tra gli sloveni, giunto per primo con il suo esercito a liberare Trieste nell'aprile 1945. Vi era stato, nell'agosto del 1945, un accordo tra PCI e Partito comunista sloveno per la formazione di un Partito comunista della regione Giulia (Pcrg), diretto da Boris Krajgher, mentre era stato deciso di attendere le decisioni della Conferenza di pace circa l'appartenenza statale di Trieste. Tuttavia, l'accordo era stato disatteso appena un mese dopo quando il comitato direttivo del Pcrg si era espresso in favore dell'annessione della regione giulia alla Repubblica democratica federativa jugoslava. Seguirono mesi in cui lo scontro tra filo-italiani e filo-jugoslavi a Trieste si faceva sempre pi acceso e di pari passo peggioravano i rapporti tra i comunisti del Pcrg e coloro che rimanevano fedeli al PCI, mentre da Roma sia Togliatti che Longo affermavano l'indiscussa italianit della citt32. Per avere la situazione di Trieste maggiormente sotto controllo e rendere edotti i comunisti triestini della politica del PCI, la Direzione del PCI nei primi mesi del 1946 decise di costituire un Ufficio informazioni (Ui), che pubblicava un settimanale L'informatore del popolo. Esso fu diretto per due anni da Giordano Pratolongo, membro del Comitato centrale (Cc) del PCI e deputato alla Costituente. L'attivit informativa e di propaganda dell'Ui non era vista certo di buon occhio dal Pcrg che tentava di osteggiarla in tutti i modi. Nel maggio del 1946 Pellegrini e Pratolongo riferivano alla Segreteria sulle conversazioni avute con Krajgher il quale definiva la politica del PCI su Trieste controrivoluzionaria e l'Ui come un'agenzia dell'imperialismo anglosassone33 , essi precisavano per che bisognava valutare se il linguaggio molto duro di Krajgher mirasse, in quell'occasione, a influenzare i rappresentanti del PCI oppure fosse il frutto di
32 Vedi ad esempio: discorso di Longo del 22 ottobre 1945 al congresso della federazione romana del PCI, e l'intervento di Togliatti del 29 dicembre 1945 al V Congresso nazionale del PCI. 33 APC, Ufficio Informazioni del PCI a Trieste, mf. 96.

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posizioni veramente maturate. Riguardo ad incontri con compagni sulla linea del PCI, Pratolongo riferiva di proposte circa la pubblicazione di documentazione incriminante i membri del Cln in senso fascista e circa la possibilit di richiedere a Stalin una dichiarazione sull'italianit di Trieste. Sicuramente pi interessante di quel periodo l'osservazione di Pratolongo riguardo alla necessit che l'azione dell' ufficio dovesse essere avvolta in una certa atmosfera di freddezza e avrebbe dovuto essere molto equilibrata e prudente per non incorrere nelle accuse degli amici del partito giuliano di tradimento e simili34. Il primo giugno 1946, alla vigilia del referendum costituzionale, usc il primo numero dell'Informatore del popolo, ma Pratolongo lamentava alla Segreteria, oltre ai problemi tecnici, mancanza di tempestivit per cui ci che un mese prima poteva essere molto utile per spiegare la situazione esistente ai triestini diventava allora poco significativo, tanto pi che le posizioni sovietiche alla Conferenza di Parigi, e anche quelle del partito comunista francese, rafforzavano la posizione del partito giuliano. Col passare del tempo, nel mese di luglio, si pu notare come crescesse l'ansia e la preoccupazione di Pratolongo di fronte alla scarsa organizzazione del PCI nell'affrontare la situazione di Trieste: egli chiedeva che si rafforzasse politicamente l'Ufficio di Trieste in modo da far fronte a ogni situazione e riteneva insufficiente la sua sola presenza. Definiva un errore considerare Trieste come una qualsiasi federazione e suggeriva di elaborare una linea politica che valesse per i comunisti e le masse nella zona A che sarebbe restata all'Italia, e chiedeva che si cominciasse da subito a prendere delle misure organizzative35. Di fronte all'irrigidimento delle rivendicazioni a Parigi la politica di pacificazione del PCI a Trieste veniva criticata come rinunciataria, i membri triestini del partito venivano definiti strumenti della politica antinazionale del PCI sulla Venezia Giulia e della politica russa e slava, accusati di avere difeso l'italianit Trieste solo per scopi elettoralistici36. Il P.c. giuliano riteneva invece un errore attenuare la lotta per le rivendicazioni dei diritti degli sloveni perch bisognava influire sulle decisioni in corso a Parigi e accentuare l'azione per salvare Gorizia e Monfalcone ed

34 APC, Ibidem. 35 APC, Ufficio Informazioni del PCI a Trieste, note di Pratolongo del 17 luglio 1946, mf. 96. 36APC, ivi, lettera di Pratolongo alla Segreteria del 10 agosto 1946, mf. 96.

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includerle nello Stato libero. Risulta di scarso interesse per la ricerca il materiale relativo agli incontri tenuti da Pratolongo con alcuni rappresentanti triestini di altre correnti politiche, per il semplice motivo che ognuno dei presenti cercava in tali riunioni ovviamente di fare propaganda per la propria causa, mentre Pratolongo prendeva nota della possibilit di portare alcuni indipendentisti dalla propria parte e dell'intenzione di partecipare a nuovi incontri del genere allo scopo di compiere dei passi verso lo smantellamento del Cln. Il 19 agosto del 1946 a Capodistria Pratolongo incontrava i maggiori rappresentanti del partito giuliano Babic e Jaksetic, i quali mostravano di nutrire ancora una certa ostilit nei confronti del PCI. Essi affermavano che l'attivit dell'UI sarebbe dovuta rimanere quella prospettata all'inizio: far conoscere alle masse di Trieste la reale situazione in Italia e l'attivit del PCI, dare al PCI conoscenza di quanto avveniva a Trieste. Babic e Jaksetic non erano d'accordo sulla costituzione dell'ufficio ma potevano tollerare la sua attivit se fosse rimasta in tali termini. Invece, l'Ufficio di fatto era un partito ed era assurdo che ci fossero due p.c. nello stesso Paese. Pratolongo aveva chiarito che l'Ufficio doveva avere anche la funzione di distendere i rapporti con gli altri partiti o gruppi del Cln, aveva poi sottolineato come la decisione di Parigi per l'internazionalizzazione di Trieste richiedesse di insistere maggiormente sulla creazione del fronte democratico. Ma i due rappresentanti sloveni avevano replicato con nuove accuse alla politica dell'Informatore del popolo e dell'Ufficio che era un centro antimarxista e controrivoluzionario, essi si dovevano perci allineare al Pcg, altrimenti sarebbero stati denunciati pubblicamente. Per quanto riguardava l'esigenza di una rettifica delle posizioni del Pcg, i tre erano d'accordo che essa avvenisse gradualmente e dopo la conferenza di Parigi; Pratolongo non insist che esso seguisse le proposte del PCI, ma riferiva di esser convinto di avere dimostrato come la linea del PCI fosse quella giusta, concludendo che i comunisti italiani non avrebbero accettato di essere combattuti a Trieste perch ci non corrispondeva alla realt della loro attivit. Nel settembre e ottobre del 1946 Pratolongo scrisse diverse volte a Togliatti sollecitando un incontro del comitato dei quattro, composto da rappresentanti del PCI e del Pcj per trovare un accordo tra i due partiti circa la questione di Trieste e la linea del partito comunista locale. In seguito a tali sollecitazioni, 15

Togliatti scriveva un appunto a Longo pregandolo di adoperarsi per l'organizzazione di una riunione del comitato dei quattro37: come vedremo nei paragrafi successivi, l'incontro si tenne all'inizio dell'aprile 1947 a Belgrado e port alla firma di un accordo tra i due partiti. Secondo Pratolongo, Babic e i suoi seguaci, che pure sostenevano la necessit della creazione di un fronte democratico, in realt cercavano di ritardare l'incontro tra PCI e Pcj, attendendo prima nuovi sviluppi da Parigi; ad ogni modo l'esperto dirigente del PCI sapeva che una volta fossero stati raggiunti accordi definitivi a Parigi sarebbe stato necessario chiudere l'UI ed il suo giornale38.

37 APC, ivi, appunto di Togliatti per Longo del 5 settembre 1946, mf. 96. 38 APC, ivi, lettera di Pratolongo a Togliatti del 12 ottobre 1946, mf. 96.

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1.3 Togliatti a Belgrado: Trieste per Gorizia La risoluzione del 3 ottobre, in base alla quale la Conferenza della pace raccomandava al Consiglio dei Ministri degli Esteri l'adozione di un modello che, sia pur con qualche ambiguit, limitava notevolmente l'autogoverno e i poteri dell'Assemblea locale, probabilmente fu l'evento decisivo per convincere Togliatti ad intraprendere un'iniziativa personale a Belgrado. In realt, gi il 12 settembre egli aveva prospettato a Kostilev l'ipotesi di un suo incontro con Tito, suscitando il commento favorevole dell'ambasciatore sovietico a Roma secondo cui un accordo tra i due politici comunisti avrebbe significato il crollo totale di tutta la politica di De Gasperi39 . Il 20 ottobre Togliatti fece pervenire a Tito, tramite l'ambasciatore sovietico a Belgrado, una proposta di soluzione complessiva della vertenza che ricalcava il contenuto di un precedente progetto di Kardelj, il quale aveva proposto il trasferimento di Trieste all'Italia con uno statuto di autonomia in cambio del passaggio della Venezia Giulia, compresa Gorizia, alla Jugoslavia. La soluzione aveva l'evidente svantaggio di trasformare Trieste in un enclave italiana in territorio jugoslavo e la diceva lunga anche il fatto che all'epoca della Conferenza di Parigi Tito e Kardelj l'avevano considerata come una soluzione di ripiego accettabile nel caso in cui non fossero riusciti a far passare il condominio sulla citt e il TLT venisse approvato40. La notizia dell'accordo, presentato come la soluzione pi vantaggiosa per l'Italia sulla questione di Trieste fino a quel momento raggiunta, fu data sulla prima pagina dell'Unit il 7 novembre:
Il Maresciallo Tito mi ha dichiarato di essere disposto a consentire che Trieste appartenga all'Italia, cio sia sotto la sovranit della Repubblica italiana, qualora l'Italia consenta a lasciare alla Jugoslavia Gorizia, citt che anche secondo i dati del nostro Ministero degli Esteri, in prevalenza slava. La sola condizione che il Maresciallo Tito pone che Trieste riceva, in seno alla Repubblica italiana, uno statuto autonomo effettivamente democratico, che permetta ai triestini di governare la loro citt e il loro territorio secondo principii di democrazia [...] Io penso che ora di smetterla di servirsi della questione triestina per seminare discordia tra due popoli i quali sono entrambi popoli di lavoratori, e che debbono collaborare nel modo pi stretto
39 Aga Rossi E., Zaslavsky V., Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca, Bologna, Il Mulino, 1997, pp. 121-122. 40 Gibjanskij L., Mosca, il PCI e la questione di Trieste (1943-1948), in Dagli archivi di Mosca. LURSS, il Cominform e il PCI 1943-1951, a cura di F.GORI e S.PONS, Roma, Carocci,1998, p.122.

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allo scopo di liberarsi per sempre da ogni oppressione imperialistica e costruirsi una vita libera e felice. Del resto, l'Italia ha concesso un regime autonomo alla Valle d'Aosta; De Gasperi ha promesso all'austriaco Grueber di concedere un analogo regime al Tirolo, e sarebbe strano che chi parla d'autonomia ad ogni proposito, volesse proprio negarla in questo caso. Io penso dunque che la proposta del Maresciallo Tito pu felicemente servire di base per la soluzione definitiva di tutte le questioni controverse tra i due Paesi e soprattutto per soffocare per sempre ogni possibile focolaio di discordia tra di loro. Abbiamo bisogno entrambi della pace. Tutti i popoli d'Europa hanno bisogno di pace41.

Pochi giorni dopo, Togliatti chiariva su l'Unit la sua visione della situazione giuliana e il significato della sua azione a Belgrado, fortemente criticata come tentativo di baratto dal governo e dalla stampa gialla:
Ecco come stanno le cose. Nel maggio 1945, quando fu compiuta la liberazione dItalia, quali e quante erano le citt importanti dItalia che, essendo state italiane nel 1919 venivano invece oggi contestate? Erano per lo meno le seguenti: Zara, Fiume, Pola, Gorizia, Trieste. Io non ho mai sostenuto e non sostengo che tutte queste citt dovessero venire rivendicate allItalia. So per che qualcuno lo pensava e ho sentito discorsi patetici e discorsi freneticiEbbene, oggi che Zara, ad esempio, tutti vedono che allItalia non potr pi venire, io domando: il signor De Gasperi, responsabile della nostra politica estera, in quale modo arrivato a questa conclusione? Con che cosa egli ha barattato questa citt, se non con un calcio nel sedere? E lo stesso posso dire per Fiume, per Pola e anche per Trieste!...Un capolavoro, come si vede, di politica estera! Oh veramente, qui di baratto non si pu parlare, perch tutto gratuito e celestiale!...Il povero De Gasperi ci ha portato l dove ci ha portato, lui non ha barattato niente! Ma lui ha perduto tutto, eccetto la umiliante carezza fattagli sul dorso ricurvo dal compassionevole ministro Byrnes [] Bisognava non credere, come crede De Gasperi, che lItalia abbia la missione di essere un bastione occidentale contro loriente, cio una cittadella al servizio della reazione contro il socialismo; e non bisognava nemmeno pensare, come credo che egli pensi, che la Jugoslavia sia un paese di boscaioli e di banditi scomunicati, ma un grande paese libero, che domani sar un grande paese industriale, e col quale noi abbiamo infiniti interessi comuni, e prima di tutto linteresse di non lasciare che nessuno semini o alimenti discordie tra di noi42.

Nel dibattito che si scaten sulla stampa dopo il viaggio di Togliatti a Belgrado intervenne a sostegno dell'azione del segretario del partito anche il vicesegretario Luigi Longo. Dalle colonne del settimanale Vie Nuove, fresco di stampa, ribadiva la strumentalit della questione triestina e denunciava lirriconoscenza dei falsi nazionalisti nostrani43. E' curioso notare il fatto che
41 L'Unit, 7 novembre 1946. 42 L'Unit, 10 novembre 1946. 43 Trieste allItalia, Vie Nuove, n.9 - novembre 1946.

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denunciando la falsit di questi, Longo definisse un assurdo la creazione del Territorio del Libero di Trieste che si poteva evitare accettando l'accordo TitoTogliatti. Sulle colonne de l'Unit si sottolineava come anche il commissario sovietico agli Esteri Molotov, favorevole alle posizioni di Togliatti e del PCI, avesse dichiarato che la via migliore per la definizione del problema giuliano era quella dei contatti diretti fra l'Italia e la Jugoslavia, atti a promuovere e consolidare la pace in Europa44. Rinascita allo stesso modo parlava di un piano di Togliatti per l'Italia e per la pace che la parte democristiana in un furore isterico si rifiutava di comprendere. Nello stesso articolo va notato come l'ipotesi di un plebiscito per Trieste, che per anni sarebbe stata riproposta ciclicamente, veniva scartata perch esso avrebbe comportato un analogo provvedimento per l'Alto-Adige ove l'Italia avrebbe sicuramente perduto il confronto. Inoltre, un plebiscito in cui si sarebbe voto secondo credo politico a Trieste avrebbe comunque visto prevalere l'elemento slavo, mentre se fosse stato rispettato l'elemento etnico, ne sarebbe scaturita una cartina a mosaico di difficile gestione. L'unica soluzione era quindi quella delle trattative dirette tra le due nazioni45. La reazione negativa del governo (e dell'opinione pubblica) di fronte alla prospettiva di perdere Gorizia stupirono Togliatti che ironizz sulla tendenza della stampa italiana a presentare la citt isontina come una sacra citt italiana, una specie di Mecca dell'Italia46. Il 10 dicembre Longo addirittura reiterava liniziativa del segretario. Insieme a Giordano Pratolongo il numero due del PCI si incontr a Lubiana con Kraigher, Miha Marino (ministro degli esteri e premier della repubblica slovena) e Branko Babic (segretario del Pcrg). Ma il risultato fu un nulla di fatto. Al Comitato centrale che si era tenuto dal 19 al 21 novembre del 1946, Togliatti aveva illustrato con soddisfazione i progressi elettorali del partito ottenuti nelle recenti elezioni amministrative. Ma nella sua relazione, era soprattutto sull'imperialismo degli Usa dal quale l'Italia doveva difendersi che egli si era concentrato: E' possibile che, in una situazione determinata, il partito della classe operaia abbia come suoi alleati anche degli elementi delle classi piccolo e
44 L'Unit, 20 novembre 1946. 45 Per l'Italia e per la pace, Rinascita, a. III (1946), n.10. 46 E. Aga Rossi V. Zaslavsky, Togliatti e Stalin, op. Cit., p. 154.

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medio borghesi dell'imperialismo italiano, ma era necessario evitare di scivolare sul terreno della politica imperialistica.47 Il tentativo effettuato da Togliatti presso Tito, descritto qui dalla sua preparazione fino al suo esito non del tutto scontato, secondo lo storico Valdevit va letto alla luce di quella visione di un mondo, gi unito nella Grande Alleanza antinazista, ma che si sta separando; un'azione di una parte di essa, di un blocco contro l'altro48 . Secondo lo storico giuliano, l'azione di Togliatti non sarebbe stata mirata a porre il PCI in una buona luce agli occhi dell'opinione pubblica italiana quale forza nazionale49, anche in vista delle prossime elezioni amministrative, ma piuttosto si trattatava di un messaggio a Tito:
Eppure il passo di Togliatti un valore ce l'ha, ma si riferisce ad altro. Col suo viaggio a Belgrado, Togliatti conclude quello che ha iniziato a dire con l'intervista a l'Unit del 20 agosto. Quanto pi gli interessa chiarire a Tito che, nel contesto della Grande Alleanza in crisi irreversibile, le solidariet ideologiche si possono ricompattare a svantaggio di quelle nazionali... Come dice esplicitamente a Tito, quanto conta trovare una linea comune di comportamento fra comunisti italiani e comunisti jugoslavi e l'opera di intermediazione esercitata dall'ambasciatore sovietico pu fornirne il suggello50.

Infatti, Togliatti avrebbe detto a Tito che la proposta sarebbe stata rifiutata dagli anglo-americani, poich, se un accordo sul TlT si poteva raggiungere a New York, esso era possibile soltanto nel quadro della Grande Alleanza certo, come sussulto finale di essa ma non come confronto al suo interno. Per inciso, sarebbe stato entro una visione del genere che il PCI non si oppose nel luglio 1947 alla ratifica del trattato di pace51. Diversa l'opinione che si potrebbe trarre basandosi su una testimonianza di Massimo Caprara, secondo il quale Togliatti aveva sperato fino all'ultimo di ottenere da Tito qualcosa di pi della proposta di un baratto, sia pure come semplice base di discussione, e di fronte all'irrigidimento del leader jugoslavo, consapevole dei ristretti margini che la trattativa veniva ad assumere, avrebbe

47 APC, Verbali Cc, Riunione del 18-19 novembre 1946, pp. 20-25. 48 Valdevit G., Il dilemma di Trieste. Guerra e dopoguerra in uno scenario europeo, Editrice Goriziana, 1999,p. 112-113. 49 In realt, nella riunione del CC del 18-19 novembre 1946 Togliatti aveva affermato proprio che il viaggio a Belgrado mirava a dare al PCI un'immagine sfacciatamente nazionale, vedi APC, Verbali CC. 50 Ivi, p. 114. 51 Ivi, p.115.

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affermato sconsolato:chiede in cambio Gorizia, e non capisce, allora che saranno gli americani a decidere e non pi noi52. In realt, l'acuirsi della tensione internazionale che avrebbe portato, di l a poco, al nascere della Guerra Fredda vera e propria rese l'iniziativa di Togliatti inutile, in quanto l'accordo che si era raggiunto a luglio sull'internazionalizzazione di Trieste era il massimo che si potesse ottenere. Infatti, dopo le ultime schermaglie diplomatiche, l'accordo venne firmato dai Quattro il 12 dicembre 1946 e il testo definitivo del trattato di pace fu consegnato all'ambasciata italiana a Washington il 16 gennaio 194753. Contro la prospettiva della permanenza delle truppe angloamericane nella zona A del Territorio Libero di Trieste, conduceva la polemica in prima linea il settimanale del PCI Vie Nuove, diretto dal vicesegretario Luigi Longo, che metteva in guardia i lettori circa l'esistenza di un complotto in Friuli tra forze reazionarie locali ed internazionali mirante a tenere il territorio sotto un'occupazione militare a tempo indeterminato54. Nei primi giorni del 1947, in occasione dell'imminente viaggio di De Gasperi negli Stati Uniti, in cui il capo del governo italiano andava a conoscere in anteprima il contenuto del trattato, Togliatti scriveva un articolo che apparve sia su Rinascita che su l'Unit, nel quale, dopo aver proposto un parallelismo tra il suo viaggio a Belgrado in qualit di capo di un partito di massa e quello che si accingeva a fare il presidente del Consiglio a Washington, spiegava l'importanza della questione di Trieste per l'indipendenza e la pace del Paese, sebbene si potesse dire che i giochi fossero chiusi per il momento. L'indipendenza d'Italia era legata a due condizioni, nel momento attuale, spiegava Togliatti. La prima era che l'aiuto economico e finanziario ch'essa aveva bisogno di ricevere dall'estero per la sua ricostruzione non implicasse il vassallaggio economico e politico verso chi avrebbe dato questo aiuto. La seconda era che l'Italia fosse rimasta estranea al torbido giuoco dei gruppi imperialistici provocatori di nuove guerre. La prima condizione era la pi chiara anche per i profani, ed era chiarissima per tutti la funzione che la citt di Trieste avrebbe potuto avere nello sviluppo economico di Italia. Si trattava per l'Italia, nei rapporti internazionali, di poter avere un notevole volume di scambi con quei paesi la cui economia era in gran parte complementare
52 Caprara M., Il compagno Tito, in Panorama, 17 marzo 1980. 53 D. De Castro, op. cit., p. 528. 54 Nel Friuli si complotta contro la pace e la Nazione, Vie Nuove, 8 dicembre 1946; Gli angloamericani non andranno pi via da Trieste?, Vie Nuove, 29 dicembre 1946.

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della propria e i quali, perci, erano disposti al commercio in condizioni di parit, senza fare elemosina e senza chiederne, e senza servirsi del commercio come di uno strumento di assoggettamento politico. Questi paesi erano al momento attuale, prevalentemente quelli dell'Europa orientale. Qualora la questione di Trieste fosse stata risolta, attraverso contatti e accorsi diretti, in modo soddisfacente (o anche solo relativamente soddisfacente) per le due parti, la pace sarebbe stata consolidata, i provocatori di guerre avrebbero subito uno scacco e nessun motivo avrebbe potuto in futuro venire agitato per trascinare l'Italia in una guerra. Occorreva quindi ai provocatori di guerre che la questione di Trieste venisse lasciata aperta, affinch essi potessero sempre avere a loro disposizione un argomento per trascinare l'Italia dalla loro parte, con l'aiuto, s'intende di una reazione nazionalistica italiana. La questione di Trieste non risolta avrebbe dovuto avere, nello sviluppo della politica estera italiana, la stessa funzione che ebbe, prima del 1914, l'irredentismo e triestino e trentino. Il partito comunista, quindi, quando attraverso l'iniziativa di Togliatti e il suo viaggio a Belgrado aveva presentato al paese la possibilit di avviare trattative che risolvessero la questione di Trieste almeno con relativa soddisfazione italiana, aveva svolto una azione concreta e di lunghe prospettive a favore dell'indipendenza italiana55. Nei confronti della Jugoslavia, trascorsi i mesi difficili delle trattative di Parigi, i comunisti italiani tornavano a tessere le lodi come esempio di nuovo Paese socialista che aveva sconfitto il nazi-fascismo e si avviava verso un felice avvenire guidato dall' eroe del popolo56, come si pu leggere ad esempio nel discorso di Togliatti tenuto alla fine della terza Conferenza nazionale dorganizzazione del PCI a Firenze ed incentrato sulla via italiana al socialismo57. Alcuni giorni dopo, alla riunione di segreteria del partito del 23 gennaio, Pratolongo riferiva sulla situazione a Trieste, sulla tendenza americana a fare della citt solo un centro commerciale, in contrasto con la posizione jugoslava favorevole ad un'accelerazione nel processo di industrializzazione di Trieste e dell'intera regione giuliana. Durante l'incontro venivano considerate le conseguenze della posizione jugoslava nei rapporti tra il PCI e il Pcj e Pratolongo ricordava come anche di recente fossero sorti nuovi contrasti con i compagni jugoslavi su diverse questioni. Nonostante ci era giunto da Belgrado un invito ai
55Cfr.: Rinascita, novembre-dicembre 1946; Viaggi all'estero, L'Unit, 3 gennaio 1947. 56 Tito eroe del popolo, Vie Nuove, 17 novembre 1946. 57 L'Unit, 11 gennaio 1947.

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compagni italiani a recarsi nella capitale della Repubblica Federativa Jugoslava per un incontro tra delegazioni dei due partiti. Dopo uno scambio di idee si decise di accettare la proposta, ma chiedendo che Longo, il quale avrebbe guidato la delegazione italiana, fosse invitato con un motivo esteriore58, in modo tale da non consentire alla stampa avversaria di speculare sulla ripresa delle relazioni tra i due partiti comunisti.

58 APC, Verbali di Segreteria, Riunione 23 gennaio 1947, mf 268.

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1.4 La firma e la ratifica del Trattato di pace 1.4.1 Le disposizioni del Trattato di Pace Il 10 febbraio 1947 a Parigi venne firmato il trattato di pace tra l'Italia e le Potenze Alleate ed Associate. Per quanto riguarda la frontiera italo-jugoslava il trattato prevedeva la cessione da parte italiana di 8.212 kmq di territorio con una popolazione totale di 836.129 abitanti, dei quali, in base al censimento del 1921, 446.941 di lingua italiana e 352.196 di lingua slovena o serbo-croata. Di tale territorio la maggior parte (7.429 kmq) andava alla Jugoslavia, il resto veniva a costituire il Territorio libero di Trieste, la cui indipendenza ed integrit venivano affidate al Consiglio di sicurezza dell'Onu. La cessione di questi territori dal punto di vista economico implicava la perdita dei giacimenti carboniferi dell'Arsa, di quelli di bauxite dell'Istria e naturalmente del complesso industriale di Trieste59. Per quanto riguarda il Territorio libero di Trieste, bisogna dire che l'art.11 dell'Allegato VII del Trattato di pace disponeva che, fin tanto che non fosse stata creata una moneta propria del T.l.T., l'Italia doveva fornire alla Zona A la quantit di valuta estera e circolante necessaria, a condizioni non meno favorevoli di quelle esistenti nell'Italia stessa. Questa clausola economica costituiva il principale mezzo per vincolare l'Italia alla Zona A60. Alla Jugoslavia andavano inoltre andavano pagati 125 milioni di dollari di riparazioni. L''istituzione politica pi importante del Territorio Libero di Trieste avrebbe dovuto essere il Governatore. Lo Statuto, approvato il 10 gennaio 1947, ne prevedeva la funzione e i poteri i quali erano tali da far convergere sulla nomina del Governatore stesso gli interessi degli Occidentali e dell'Italia da un lato, dei Russi e degli Jugoslavi dall'altro, cos da rendere molto problematica la possibilit di condurre in porto una questione tanto spinosa61. La difficolt della sua nomina risiedeva appunto nella qualit e nei limiti dei suoi poteri, che erano i seguenti: il Governatore sarebbe stato consultato ad ogni stadio della situazione ed informato ad ogni passo compiuto dal Governo del TLT, in quanto assisteva alle sedute della Giunta, riceveva dal Consiglio di Governo un estratto degli ordini impartiti al capo della polizia, da cui pure riceveva un rapporto. Egli avrebbe avuto il diritto
59 R. Gualtieri, op. cit., pp. 207-208. 60 De Castro D., La questione di Trieste. L'azione politica e diplomatica italiana dal 1943 al 1954, Trieste, edizioni Lint, 1981, p. 566. 61 De Castro D., Cenni riassuntivi sul problema giuliano nell'ultimo decennio, Bologna, ed. Capelli, 1953, p.113.

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di sanzionare atti di politica estera, apponendovi la sua firma, avrebbe avuto il potere finale della nomina dei magistrati e dei funzionari consolari nominati su proposta del Governo, il potere di scelta e nomina del capo della polizia. Avrebbe avuto il diritto di proporre provvedimenti legislativi all'Assemblea e provvedimenti amministrativi al Governo. Avrebbe disposto del potere di veto all'entrata in vigore di provvedimenti legislativi e amministrativi e di trattati e convenzioni con l'estero, ma avrebbe avuto l'obbligo di informarne il Consiglio di Sicurezza. Di fatto il suo potere sarebbe stato particolarmente rilevante in periodi di emergenza, quando avrebbe assunto la potest di dare ordini e farli eseguire. 1.4.2 La firma del Trattato di Pace La firma italiana del trattato non era necessaria perch questo entrasse in vigore, ma aveva politicamente un valore molto rilevante, in quanto impegnava il paese a considerare definitivamente chiusa una fase della sua storia62 e a non intraprendere in futuro campagne revisioniste. Il governo De Gasperi decise di firmare il trattato solo il 7 febbraio63 ed il giorno seguente in Assemblea costituente illustr la procedura che si era stabilito di seguire: il governo procedeva alla firma senza consultare l'Assemblea la quale si sarebbe espressa in un secondo momento sulla ratifica. Lo stesso 10 febbraio 1947, a Roma, alcuni uffici dellambasciata jugoslava venivano assaltati da un gruppo di manifestanti, senza per causare gravi danni. Velio Spano, del PCI, commentava cos laccaduto il 13 febbraio durante una seduta dellAssemblea Costituente: La verit che quel giorno lItalia protestava. Tutto il popolo italiano protestava e manifestava il suo cordoglio e la sua indignazione per lingiusto trattato che ci veniva imposto. Era particolarmente necessario quel giorno che questa protesta apparisse come la protesta di tutto il popolo italiano e della sua volont di rinnovamento. Daltra parte, questi avvenimenti sono senza dubbio collegati con lambiente arroventato che si sta creando in queste settimane nelle regioni giuliane64. Il 19 febbraio 1947, Togliatti, in conclusione di un intervento all'Assemblea costituente nel corso del dibattito sulla crisi di governo che si era aperta, accennava all'amarezza provocata dalla firma del trattato di pace, sottolineando
62 Ivi, p. 208. 63 D. De Castro, op. cit., p. 537. 64 Atti parlamentari, seduta dell' Assemblea costituente del 13 febbraio 1947.

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per come il momento non fosse propizio per una discussione di politica estera:
Comprendiamo la firma, - come ha detto l'onorevole De Gasperi come un atto di politica estera, di cui possono valutare il peso, il valore, le conseguenze, forse meglio di noi, coloro i quali conoscono tutti i particolari dell'azione diplomatica che si sta svolgendo. La discussione sulla politica estera del nostro Paese e quindi anche sul Trattato la faremo a suo tempo. Riserviamo per quel momento di esporre le nostre opinioni sul Trattato. Il Trattato quello che . Voi gi conoscete, per, la nostra convinzione, che avrebbe potuto essere migliore, se fossimo riusciti, durante gli ultimi due anni (dal marzo 1944, cio da quando esiste un Governo italiano di tipo democratico) a condurre una politica estera pi chiaroveggente, pi aderente alle necessit nazionali e alla realt della situazione nazionale ed internazionale [] Ad ogni modo, noi ci sentiamo amareggiati per il contenuto del Trattato, non demoralizzati. Non condividiamo, d'altra parte, quel genere di sentimenti, che alle volte sentiamo esprimere, se non in questa Assemblea, in una parte della stampa, e in cui affiorano le nostalgie d'un passato, che, invece, vogliamo sia sepolto per sempre65.

Lo scontro in seno all'Assemblea costituente veniva rimandato cos a cinque mesi dopo: il dibattito sulla ratifica del trattato di pace si svolse solo nel luglio successivo, in un contesto nazionale e internazionale profondamente cambiato. Sul piano internazionale, nei mesi che precedettero la discussione all'Assemblea costituente, si era consumata la rottura tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Vi era stato il 12 marzo 1947 il celebre discorso di Truman al Congresso in cui il presidente Usa chiese l'autorizzazione per finanziamenti speciali a Grecia e Turchia minacciate da infiltrazioni e pressioni comuniste. La dottrina Truman, prevedeva che gli Stati Uniti sostenessero i popoli liberi in pericolo di essere sottomessi da altri Stati, perch ci era importante per la politica estera e la sicurezza nazionale del paese. Essa inaugurava la politica del containment nei confronti dei tentativi di espansione da parte sovietica. Nelle settimane successive, nei Paesi dell'Europa occidentale in cui erano al governo coalizioni comprendenti il partito comunista avvennero dei cambiamenti che portarono all'estromissione dei comunisti dall'esecutivo ed in Italia non poteva non accadere la stessa cosa, bench il PCI con i suoi 2.250.000 iscritti fosse il partito comunista pi forte d'Europa. De Gasperi pronunci il 30 aprile il discorso, divenuto celebre, sul quarto partito, quello degli industriali e delle imprese, di cui si non si poteva non tenere conto nel governare il Paese, aprendo cos la crisi che condusse all'uscita dal

65 Atti parlamentari, seduta dell'Assemblea costituente del 19 febbraio 1946.

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governo del PCI e del Psi. Il 5 giugno 1947 all'Universit di Harvard il segretario di Stato statunitense Marshall pronunci un altrettanto famoso intervento sulle difficolt internazionali politiche ed economiche del momento, in cui spiegava che l'Europa avrebbe avuto bisogno degli aiuti americani per almeno altri tre o quattro anni. Bisognava risollevare l'economia europea per evitare che un peggioramento della situazione causasse un deterioramento nei rapporti economici, sociali e politici66. Si dava avvio cos, nel mese di luglio, alla formulazione congiunta da parte di Stati Uniti e Paesi dell'Europa occidentale del Piano Marshall, mentre i Paesi dell'Europa orientale decisero di rimanerne fuori, seguendo il consiglio dell'Unione Sovietica. Nella prima met del 1947 vi era stato in questi Stati, con l'eccezione della Cecoslovacchia, un passaggio dal pluralismo, almeno di facciata, all'aperto dominio dei comunisti67. Il partito comunista italiano, pur accettando l'ipotesi di crediti dagli Stati Uniti, che poi sarebbero arrivati con il piano Marshall, insisteva sulla necessit dell'autonomia nazionale nella determinazione degli obiettivi da perseguire nel processo di ricostruzione68. Il 20 giugno 1947 Togliatti intervenne all'Assemblea costituente nel dibattito sulla crisi di governo, parlando della sfiducia delle masse nei metodi e nelle politiche della Democrazia cristiana e prendendo ad esempio la questione di Trieste negli ultimi mesi passata in secondo piano, rivolgendosi cos a De Gasperi: Io ricordo quando ella, a scopo di speculazione elettorale, impost tutta una campagna di calunnie contro il nostro Partito per quanto riguardava la questione di Trieste, mentre la nostra posizione nella questione di Trieste poteva e doveva essere da lei sfruttata davanti al mondo intiero per dimostrare la compattezza e l'unit del popolo italiano69 Successivamente, introducendo i lavori del Comitato centrale, Togliatti svilupp un'analisi della fase internazionale che, probabilmente a causa dell'imminente rifiuto sovietico del piano Marshall, rientrava pienamente negli schemi della guerra fredda. Secondo tale schema, gli Stati Uniti miravano alla conquista di un dominio mondiale, ottenibile grazie al predominio militare
66 E. Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali, op. Cit., p. 684. 67 E. Di Nolfo, op. cit., p. 670. 68 La posizione di Togliatti in merito venne efficacemente espressa in un discorso tenuto al teatro Lux a Torino il 6 luglio 1947, riportato su l'Unit dell'8 luglio. 69 Discorso di Togliatti all'Assemblea costituente, seduta del 20 giugno 1947, p. 5096.

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garantito dal monopolio nel possesso della bomba atomica. Togliatti afferm anche per la prima volta che le condizioni per l'avanzamento delle forze democratiche e l'estirpamento del fascismo esistevano solo nei paesi liberati dall'Unione Sovietica70 . Per quanto riguardava il Trattato di pace, avvenuta la ratifica americana il 5 giugno 1947, per l'Italia non vi era pi speranza di ottenerne una revisione, cos l'8 luglio in seduta di Commissione dei Trattati della Costituente si decise di iniziare il dibattito per la ratifica, tanto pi che inglesi e francesi minacciavano di escludere l'Italia dalla conferenza per il piano Marshall che stava per aprirsi qualora non si fosse proceduto velocemente. La vicenda del voto sulla ratifica non fu un esempio di ritrovato coordinamento tra il PCI e Mosca dopo la rottura sul Piano Marshall sul quale, come gi detto sopra, Togliatti aveva espresso parere favorevole pur con alcune riserve. I sovietici ricevettero informazioni contraddittorie circa l'atteggiamento del PCI, legate alle oscillazioni del suo gruppo dirigente. Non risulta che la decisione finale del PCI fosse stata concordata con Mosca71. Togliatti alla Costituente sulla ratifica del trattato di pace si era limitato a chiarire che si doveva tenere conto della posizione dell'Unione Sovietica, la quale sembrava orientata nel senso di impedire che l'ammissione dell'Italia all'Onu, che si sarebbe verificata dopo la ratifica del trattato di pace, portasse un altro voto a favore del blocco occidentale, e a osservare che la ratifica del Trattato di pace con l'Italia era condizionata dall'Unione Sovietica alla ratifica degli Stati Uniti e dell'Inghilterra ai trattati di pace con le piccole potenze orientali72. Il 31 luglio l'Assemblea vot a favore della ratifica del trattato di pace, il PCI decise di astenersi dalla votazione, piuttosto che votare contro rischiando di fare fallire la ratifica aggiungendo il proprio no ai voti sfavorevoli della destra nazionalista. Il giorno successivo si chiariva il senso di tale decisione: la nostra astensione ha voluto dire che se una parte degli argomenti portati a favore della ratifica ci sembravano fondati, non potevamo in nessun modo rendere arbitro della questione un governo nel quale, in generale, non abbiamo fiducia e di cui

70 APC, Verbali C.c., Riunione 1-4 luglio 1947, pp. 54-57. 71 S. Pons, op. Cit., p. 142. 72 Atti parlamentari, seduta dell'Assemblea Costituente del 23-07-1947.

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disapproviamo in particolare la politica estera73. Il 15 settembre 1947 furono depositate le ratifiche dei Quattro ed il Trattato di pace entr in vigore. La ratifica italiana fu depositata il 17 settembre. Lo stesso giorno in cui il Trattato di pace entr in vigore, peraltro, gli jugoslavi minacciarono il comando alleato di essere sul punto di invadere la Zona A e nella notte solo la decisa fermezza74 delle truppe americane aveva impedito a quelle jugoslave di entrare dalla Zona B in direzione di Trieste. Secondo alcuni, da questa data si pu ritenere che la questione di Trieste sia stata pienamente inserita nella politica del containment di Truman75. L'atteggiamento tutto sommato morbido di Togliatti tenuto nella vicenda del dibattito sulla ratifica del Trattato di pace si spiega con l'esigenza di favorire l'approvazione del trattato poich esso era il frutto dell'unit delle grandi potenze, e garantiva che su problemi scottanti come quello di Trieste non si sarebbero prese iniziative unilaterali che, in un quadro di crescente tensione internazionale, avrebbero potuto avere esiti catastrofici. Anche nella nuova situazione internazionale restava valido il principio che aveva sino a quel momento informato la politica di Togliatti: andava sempre verificata la coerenza tra ogni mossa politica di carattere interno e le sue conseguenze sullo scenario internazionale, nel quale l'Italia avrebbe dovuto svolgere il ruolo di punta avanzata della distensione e mai quello di fonte di ulteriore inasprimento delle tensioni e dei contrasti76.

73 L'Unit, 1 agosto 1947. 74 D. De Castro, op. cit., p. 550. 75 Pupo R., Guerra e dopoguerra al confine orientale d'Italia (1938-1956), Udine, Del Bianco Editore, 1999, p. 169. 76 R. Gualtieri, op. cit., p. 218.

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1.5 L'accordo PCI-PCJ su Trieste dellaprile 1947 Facendo un passo indietro e tornando ad esaminare direttamente lo sviluppo della posizione del PCI sulla questione di Trieste, si riscontra nei verbali di Segreteria di partito del febbraio 1947 un vivo interesse per la questione dell'emigrazione italiana da Pola e dalla regione giuliana, sulla quale Longo veniva incaricato di redarre una relazione sul modo di trattare il fenomeno e sui metodi da seguire per lavorare in seno ad essa. Le direttive formulate dalla Direzione sull'emigrazione giuliana specificavano che se tra i profughi vi erano dei fascisti la maggioranza era composta da persone in buona fede ingannate dalla propaganda sciovinista e essi potevano essere conquistati alla democrazia. Occorreva dunque svolgere un'azione di chiarificazione politica e solidariet pratica, fornendo, ove possibile, alloggio e lavoro, sia sfruttando terre incolte, che trovando posti nelle fabbriche77. Per contro, la richiesta da parte di alcuni compagni di Trento di poter emigrare a Pola per colmare il vuoto lasciato dagli italiani che partivano (o forse sarebbe meglio dire fuggivano) dalla citt, veniva respinta come assolutamente impraticabile78. Pratolongo descriveva in una lettera l'esodo in direzione opposta di molti operai spinti dal partito giuliano a lasciare Monfalcone per andare a lavorare in Jugoslavia. Egli si opponeva a ci dato che Monfalcone era una cittadina operaia che poteva fungere da barriera rispetto a manovre e provocazioni reazionarie, mentre Gorizia e parte del Friuli erano manovrate dalla reazione. Dal punto di vista dell'organizzazione del partito a Trieste, si discuteva della necessit di consentire a Giordano Pratolongo, gravemente malato di tubercolosi, di poter prendere un periodo di cura non appena fosse arrivato a Trieste Vittorio Vidali, il quale l'avrebbe sostituito come punto di riferimento del PCI nella citt. Nel mese di marzo, Pratolongo poneva all'attenzione dei compagni la questione dei territori dell'Isonzo passati con la firma del trattato di pace sotto l'amministrazione italiana: per fare fronte a tale situazione fu deciso di costituire una federazione del PCI nel territorio della futura provincia di Gorizia, comprendente anche i centri abitati di Monfalcone e Gradisca. In una lettera indirizzata ai membri del Pcrg, la Direzione del PCI chiariva il senso della nuova
77 APC, Materiale Ufficio di Informazione del PCI a Trieste, direttive della Direzione sull'emigrazione giuliana e da Pola del 15 febbraio 1947, mf. 134. 78 APC, Verbali di Segreteria, mf 268.

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politica cercando di fare accettare ai comunisti giuliani il nuovo ruolo guida del Partito comunista italiano nella regione e al tempo stesso esprimendo intenti di riconciliazione: la costituzione della federazione conseguenza del trattato di pace per cui il territorio fa parte dell'Italia, ma questo non un distacco rispetto al vostro passato di eroica lotta malgrado qualche volta vi sia stato dissenso tra noi e voi79. Dopo il periodo delle trattative a Parigi che aveva visto il PCI ed il Pcj in rapporti piuttosto tesi, negli ultimi mesi del 1946, come abbiamo gi visto, si era discusso in seno ai due partiti sulla necessit di rinsaldare i rapporti e trovare una politica comune su Trieste nel nuovo scenario che si apriva con la firma del Trattato di pace. Cos, ad inizio aprile, Longo si rec a Belgrado e firm con Djilas un accordo sull'organizzazione del movimento comunista a Trieste e sulla sua linea politica. In tale documento si esprimeva la necessit di tenere al pi presto una conferenza del partito comunista della Marca giuliana (TLT): in tale conferenza sarebbe stato cambiato il nome del partito ed elaborato un programma politico. Si constatava che l'Unione Antifascista Italo-Slava (UAIS) era ancora un'organizzazione importante e indispensabile, essa doveva pubblicare una dichiarazione solenne soprattutto in vista delle elezioni per il parlamento del TLT. L'UAIS avrebbe dovuto allargare le sue forme di lavoro e avrebbe dovuto fare tutto ci che era necessario per battere in collaborazione con gli altri raggruppamenti politici i raggruppamenti reazionari e gli agenti degli imperialisti americani e inglesi. Il PCI avrebbe trasmesso al p.c. di Trieste, dopo il congresso o la conferenza di questo partito, il suo organo settimanale di stampa e avrebbe sciolto tutti i gruppi di comunisti sul TLT che sarebbero passati sotto la competenza del p.c. di Trieste. Bisogna dire che a questo punto del documento, nel testo francese si legge ancora sotto il segno di cancellatura fatto da chi sottoscrisse: il compagno Pratolongo verr a lavorare a Trieste. Per questa ragione rinuncer alla sua funzione di membro del C.c. del PCI e al suo mandato di parlamentare a Roma. Proseguendo nel testo dell'accordo, si precisava che i delegati dei due partiti avrebbero preso parte al congresso o alla conferenza in qualit di invitati.

79 APC, Lettera della Direzione al Pcrg di Gorizia, Monfalcone e Gradisca, del 22 maggio 1947, mf 268.

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Il PCI avrebbe assorbito le organizzazioni comuniste della Marca giuliana che si trovavano sul territorio appartenente all'Italia, tali organizzazioni avrebbero per mantenuto una cera autonomia. Il PCI assicurava il suo appoggio alle attivit democratiche della minoranza slovena soprattutto sotto forma di attivit culturali, sportive e cooperative. Il PC della Jugoslavia dichiarava di valutare favorevolmente la parola d'ordine del PCI per un'autonomia del Friuli, ovvero per l'autonomia di una provincia friulana che avrebbe assorbito Monfalcone e Gorizia, (originariamente nel testo francese si diceva: i due partiti considerano che l'autonomia del Friuli pu essere loro utile e che di conseguenza la parola d'ordine del PCI per questa autonomia giustificata. La parola d'ordine dovr essere quella dell'autonomia di una provincia friulana che comprender Monfalcone e Gorizia). L'accordo che a prima vista sembra fare poco di pi che fotografare la situazione esistente per quanto riguarda il movimento comunista a Trieste e nella Marca giuliana, rappresentava un tentativo importante di delimitare le rispettive sfere di competenza e linee d'azione del PCI e del Pcj, soprattutto se si tiene conto delle polemiche che c'erano state a pi riprese sulla questione fin dal 1943, e tenendo presente la rottura dell'anno successivo con l'espulsione della Jugoslavia dal Cominform, a dire il vero determinata da una decisione proveniente da Mosca, ma comunque con conseguenze decisive sui rapporti tra i due partiti almeno fino al 1955. Possiamo dire quindi che l'accordo dell'aprile 1947 rappresent forse il momento di maggiore intesa tra i due partiti nell'arco di dieci o pi anni di storia.

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1.6 Il ritorno di Vidali a Trieste Nel frattempo, nel marzo 1947 a Trieste era rientrato Vittorio Vidali dopo un lunghissimo viaggio di ritorno dal Messico, attraversando l'Unione Sovietica e l'Europa orientale. Vidali era un esponente di notevole caratura nell'ambito del movimento comunista internazionale. Il giaguaro del Messico, come veniva chiamato Vidali, era fuggito da Trieste da giovane, poich ricercato prima in quanto antiaustriaco e socialista sotto il dominio asburgico e poi in quanto comunista durante la dittatura fascista. Era emigrato negli Stati Uniti dove era divenuto rapidamente un elemento di spicco nel movimento comunista statunitense ed era stato tratto in arresto con le accuse di ingresso illegale nel Paese ed anarchismo. Costretto di nuovo a fuggire si era recato a Mosca dove aveva stretto un'importante amicizia con Elena Stassova, dirigente del Soccorso rosso, la quale lo aveva incaricato di organizzare in Messico il Soccorso rosso. Dopo aver combattuto in Spagna nella guerra civile con il nome di Comandante Carlos, era tornato di nuovo per alcuni anni in Messico prima di essere richiamato nella sua citt natale nel 1947. Probabilmente, come qualcuno sostiene, nella nuova situazione che seguiva alla firma del trattato di pace, l'Urss aveva intenzione di imporre una correzione di rotta alla linea del partito comunista triestino, fino a quel momento impegnato a sostenere i tentativi jugoslavi di destabilizzazione, ponendo al comando un uomo di fiducia quale Vidali era. Nei primi giorni a Trieste Vidali, dopo una cos lunga assenza, si trov spaesato nella sua stessa citt, ebbe brevi incontri con i rappresentanti locali del movimento comunista, dai quali fu ricevuto con fredda cortesia80, poich in effetti non si conoscevano se non di fama. Vidali espresse il desiderio di recarsi a Roma per comprendere meglio la situazione e parlare con i dirigenti del proprio partito, cosa che cre disappunto nei suoi interlocutori81. Dopo aver incontrato anche Pratolongo, per il quale nutriva forte stima ed amicizia, Vidali part per Roma per ricevere l'investitura ufficiale e le direttive necessarie su come agire all'inizio. Bisogna dire che qualche giorno prima egli aveva contattato con una lettera la Direzione del PCI in cui scriveva, con qualche errore grammaticale

80 Vidali V., Ritorno alla citt senza pace, Trieste, Vangelista, 1982, p. 19. 81 Vidali V., op. cit., p. 21.

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dovuto sicuramente alla disabitudine a scrivere in italiano, di essere d'accordo con Pratolongo per aiutare nell'applicazione dell'intesa e della nuova linea stabilita insieme agli jugoslavi, affermando che altrimenti la sua presenza sarebbe stata inutile. Nella stessa lettera poneva anche la questione dell'espulsione dal partito messicano, di cui era stato ingiustamente vittima, la quale avrebbe potuto dare modo ai loro avversari politici di fare speculazioni in merito82. Ad una rapida lettura del testo della lettera di Vidali alla Direzione, emerge subito la sensazione del carattere forte e deciso del muggese che esordiva dicendo che era ora di finirla con le incertezze e [che] bisognava applicare la recente (sic) risoluzione, che bisognava comprendere che il nemico principale non era l'Italia e che uno dei compiti principali era di aiutare la creazione di buone relazioni tra i due paesi. Anche l'unit italoslovena non avrebbe dovuto identificarsi con l'unit operaia-contadina ma con l'unit dei contadini con la maggioranza della popolazione italiana, si sarebbe dovuto arrivare ad unit sindacale, terminare con la mancanza di rispetto dei patti e delle promesse sia fra noi che con gli altri, terminare l'ostilit verso il PCI e verso gli italiani in generale, terminare la diffidenza verso gli italiani nello stesso partito e nelle organizzazioni di massa. Dobbiamo unire i democratici sostenitori delle tre tendenze jugoslava, italiana e TLT per esigere che nel TLT si applichi la carta dell'Onu e ci sia pace, lavoro e libert, concludeva Vidali. A Roma, l'accoglienza festosa, carica di affettuosa simpatia era seguita dal riconoscimento della necessit di rifiutare in quanto assurda, ingiusta e inammissibile lespulsione di Vidali dal partito messicano, e di Trieste quale sua naturale collocazione in Italia (con la sola eccezione di Di Vittorio che proponeva un incarico con s alla CGIL). Lo stesso interessato concordava con Togliatti: ritengo che il mio posto sia a Trieste83. Nell'incontro avuto nel pomeriggio a quattr'occhi tra Togliatti e Vidali, il Segretario metteva in guardia circa la difficile situazione esistente a Trieste:
Caro Vidali so che andare a lavorare a Trieste non sar semplice n facile. Il problema di Trieste e di quelle terre di confine era e rimane spinoso, complesso anche angoscioso... Devi essere molto prudente e avere molta pazienza. L'ambiente in cui lavorerai ancora rovente, le popolazioni sono ancora divise, il tessuto democratico lacerato: non solo il fascismo ha rialzato la testa e, con l'appoggio degli Alleati e di certi ambienti romani,
82 APC, Lettera di Vidali inviata da Pratolongo alla Segreteria il 29 maggio 1947, mf. 269. 83 Vidali V., op.cit., pp. 23-24.

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riesce a colpire, ma la divisione esiste anche all'interno della classe operaia, tra i partiti democratici che in Italia sono stati uniti durante la Resistenza e lo sono rimasti tuttora. Esistono anche rancore, odio, desiderio di vendetta, pregiudizi e posizioni preconcette da parte di tutti. Si verificano aizzamenti contro lItalia, contro la Jugoslavia, e questa guerra fredda che arrivata in tutto il nostro paese, da tempo di casa a Triesteci sono stati malintesi, incomprensioni e anche dissensi tra noi e i compagni jugoslavi. Con un po di buona volont siamo riusciti a superare situazioni difficili, ridimensionando o almeno sdrammatizzando i problemi. Se a Belgrado latmosfera chiara, a Lubiana abbastanza nebbiosa e a Trieste spesso buia. Ma noi siamo sicuri che tutto si risolver. Non dobbiamo mai dimenticare che i popoli della Jugoslavia hanno dato un contributo decisivo alla vittoria sul nazifascismo. Sono stati i primi a insorgere con le armi; si sono organizzati ammirevolmente sia dal punto di vista militare che da quello politico e possono ben essere orgogliosi della loro indipendenza conquistata a prezzo di tanti sacrifici. I loro dirigenti ci criticano: per loro siamo dei riformisti, revisionisti. Pensano che avremmo potuto fare come loro o come stanno facendo adesso i greci, e ci guardano con diffidenza e non hanno mai n giustificato n compreso la nostra posizione sul problema giuliano. Ci ritengono malati di nazionalismo e sono critici su tutto quanto abbiamo fatto da Salerno in poi. E inutile che io ora entri nei dettagli. Sul posto potrai meglio capire passato, presente e futuro. Mantienti in stretto contatto con noi e sappi che siamo sempre pronti ad aiutarti col nostro consiglio. Pellegrini e Pratolongo sono membri del nostro C.c., rappresentano la regione Friuli-Venezia Giulia nella Costituente e vengono spesso a Trieste dove esiste anche un nostro Ufficio d'Informazione che pubblica un giornaletto84.

E' interessante qui mettere a confronto le parole appena citate del segretario su Trieste con l'intervento dello stesso periodo di Grieco a nome del Comitato centrale del PCI alla conferenza provinciale della neocostituita federazione di Gorizia:
Noi del PCI che siamo diventati un partito di governo, un grande partito nazionale, anzi il pi grande partito nazionale, che non siamo quindi pi un partito di propagandisti, ma siamo un partitoche ci troviamo momentaneamente allopposizione, dovevamo per forza avere una posizione diversa da quella del Pcj sulla questione giuliana, perch nessun partito democratico nazionale pu accettare che un altro paese chieda una parte del proprio territorio nazionaleSappiamo che la questione nazionale subordinata agli interessi internazionali del proletariatoMa il proletariato internazionale non pu avere linteresse che lItalia ricada nella reazionePerch se per malaugurata ipotesi lItalia dovesse ricadere ancora sotto il fascismo, pi o meno mascherato, questa sciagura non sarebbe solo per noi italiani, ma anche per il fronte democratico internazionale85.

Sicuramente pi ampia e sincera la descrizione fatta da Togliatti a Vidali, attento a mostrare i meriti come anche le colpe dei compagni jugoslavi, mentre Grieco, rappresentando il PCI di fronte ad un gruppo di compagni composto
84 Vidali V., Ritono alla citt senza pace, op.cit., p. 25. 85 APC, Verbale della federazione del PCI di Gorizia 15-16 giugno 1947, mf. 247.

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anche da ex membri del P.c.r.g., dava maggiore importanza agli elementi esterni che avevano in qualche modo costretto il PCI ad avere una posizione diversa sulla questione giuliana dal Pcj. Agli inizi di settembre del 1947 a Trieste si tenne il Congresso costitutivo in cui il Partito comunista della Venezia Giulia (Pcvg) prendeva il nome di Partito comunista del Territorio libero di Trieste (PcTlT). Nella risoluzione conclusiva il congresso deliberava la costituzione di un Consiglio di governo provvisorio e di un'assemblea basata sull'inoppugnabile realt dei tre popoli conviventi e del rapporto di forza esistente fra le varie correnti politiche e l'elaborazione di una legge e un regolamento elettorale basato sui principi democratici che permettesse effettivamente la libera espressione popolare, cos da dare vita ad un'Assemblea Costituente democratica, la quale avrebbe avuto il compito di elaborare una Costituzione veramente democratica del TlT86.

86 APC, Fondo M, Mf 98, PCTLT, Congresso costitutivo 31 agosto 2 settembre 1947.

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1.7 La nascita del Cominform: le critiche al PCI di Kardelj e Djilas. Dopo l'invito ai Paesi dell'Europa orientale a non partecipare al piano Marshall, l'Unione Sovietica decise di dare vita al Cominform, una struttura di coordinamento tra i partiti comunisti europei simile al precedente Comintern che si era dissolto nel 1943. Tra le motivazioni principali alla base di questa decisione vi era il timore di un accerchiamento che la politica di Truman aveva alimentato nel corso del 1947. Inoltre, i governi comunisti nei Paesi dell'Europa orientale stentavano a consolidarsi ed alcuni capi di partito non apparivano perfettamente allineati con le direttive del Partito comunista dell'Unione Sovietica (Pcus), propendendo invece per delle vie nazionali al socialismo. La riunione costitutiva del Cominform, che si tenne a Szklarska Poreba in Polonia dal 22 al 27 settembre 1947, si apr con una relazione dell'ideologo sovietico Zdanov. In essa si riconosceva che l'esperienza della partecipazione in un governo di coalizione aveva mostrato che questa tattica dei partiti comunisti aveva avuto successo e aveva permesso di aumentare l'influenza sulle masse, ma i partiti comunisti occidentali, soprattutto quello italiano e quello francese, avevano commesso degli errori, come ad esempio quello di non saper realizzare una corretta combinazione tra forme di lotta parlamentari ed extraparlamentari, con il risultato di invaghirsi delle combinazioni parlamentari87. I comunisti francesi e italiani erano colpevoli anche di aver adottato la teoria non marxista sulla possibilit di realizzare una nuova democrazia tramite una pacifica via parlamentare. Le accuse si incentravano sulla reazione, giudicata debole e inadeguata, dei partiti comunisti occidentali di fronte alla loro estromissione dal governo e al Piano Marshall. Compito dei comunisti dell'Europa occidentale era di prendere nelle loro mani la bandiera della difesa dell'indipendenza nazionale e della sovranit dei loro Paesi, cos da rendere impossibile l'asservimento dell'Europa88. Le accuse dei delegati jugoslavi al PCI si differenziavano da quelle sovietiche, poich si attaccava in prima persona Togliatti reo, secondo Kardelj, di aver fatto parte di una tendenza revisionistica basata sull'illusione della transizione

87 Pons S., Una sfida mancata: l'Urss, il Cominform e il PCI (1947-48), in F. Gori e S. Pons (a cura di), Dagli archivi di Mosca: l'Urss, il Cominform e il PCI, Carocci editore, Roma, 1995, p. 136. 88 Di Nolfo E., op. cit., p. 717.

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pacifica dal capitalismo al socialismo89. I comunisti italiani e francesi avevano nostalgia verso un ritorno al governo di coalizione con i partiti borghesi, disse Kardelj. Il senso di questo attacco era duplice: in un senso esso mostrava la fermezza dell'impegno jugoslavo verso l'Urss, della quale a Mosca si era cominciato a dubitare, dall'altro rappresentava forse una risposta alla sfida sovietica verso la lealt jugoslava, confermata con l'impegno a farsi carico di una posizione che in quel momento Stalin non condivideva fino in fondo e che lasciava agli jugoslavi di manifestare, gettando sulle loro spalle il peso di un oltranzismo che poteva forse anche isolarli, se la spaccatura Est-Ovest si fosse in qualche modo allentata90. Per il Partito comunista italiano, che nei giorni della costituzione del Cominform vedeva alcuni suoi dirigenti come Togliatti e Pratolongo protestare all'Assemblea costituente per un tema all'epoca tutto sommato marginale, seppure comunque importante, nel dibattito politico come le violenze perpetrate da gruppi di fascisti nel goriziano91, le aspre critiche ricevute in Polonia costringevano ad un cambiamento di strategia. Il moderatismo, in cui ben si inseriva il riconoscimento del Piano Marshall come un gesto di pacificazione da parte degli Stati Uniti, doveva cedere il passo ad un inasprimento dei toni. L'Unit divenne un giornale di battaglia e gli scioperi un'arma di lotta politica92. Il 7 ottobre su l'Unit appariva un'intervista a Longo in cui il vicesegretario chiariva il significato della costituzione del Cominform. Ma sicuramente pi interessante quanto si pu leggere dal verbale della riunione della Direzione del PCI che si tenne lo stesso giorno. Degne di nota sono le parole di Scoccimarro che provocarono forti reazioni in alcuni dei presenti: Noi non abbiamo mai pensato alla possibilit di uno sviluppo pacifico verso la democrazia e il socialismo, nega che si debbano apportare grandi mutamenti alla nostra prospettiva di lavoro. Al contrario, noi abbiamo qualcosa da dire nei confronti del partito jugoslavo che, a mio parere, ha fatto e fa una politica sbagliata nel Territorio libero di Trieste. Forte era invece l'autocritica compiuta
89 Cfr. Reale E., Nascita del Cominform, Milano, Arnoldo Mondadori Ed, 1958, pp. 116122. 90 Di Nolfo E., op. cit., p. 718. 91 Atti parlamentari, seduta dell'Assemblea costituente del 29-09-1947. 92 Di Nolfo E., La repubblica delle speranze e degli inganni L'Italia dalla caduta del fascismo al crollo della Democrazia Cristiana, Firenze, Ponte delle Grazie, 1996, p. 338.

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da altri come Reale, che riteneva giuste alcune accuse mosse dai compagni jugoslavi. Infine, interveniva anche il segretario Togliatti:
sulla difesa dell'Unione Sovietica. L'Unione Sovietica si difende da sola, non si tratta di questo. Noi dobbiamo difendere la pace e l'indipendenza del nostro paese e perci schierarci dalla parte della politica di pace dell'Unione Sovietica. Inoltre: esiste oggi una prospettiva immediata di insurrezione? Io ritengo che non sia gisuto porre cos la questione ma, certamente, un comunista non pu escluderla in eterno93.

Un mese pi tardi durante il Comitato Centrale del PCI vale la pena notare ancora l'insistenza di Togliatti sul ripristino dei buoni rapporti con la Jugoslavia: La nostra critica al piano Marshall non l'espressione di una politica che voglia isolare l'Italia dal mondo capitalistico occidentale, poich noi sappiamo che ci non possibile, ma la richiesta di una politica economica indipendente [] Le nostre rivendicazioni devono essere di [] ripresa quindi di ampi rapporti di collaborazione, di amicizia e di scambio con questi paesi ed in particolare [] con quel paese di nuova democrazia che direttamente confinante con noi: la Repubblica popolare democratica jugoslava94.

93 APC, Verbali Direzione, Riunione del 25 ottobre 1947, mf.272 94 APC, Verbali Comitato centrale, riunione del 11-13 novembre 1947, mf 276.

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1.8 La questione di Trieste nella campagna elettorale del PCI del 1948 e la dichiarazione tripartita Il primo gennaio 1948 la Costituzione della Repubblica italiana entr in vigore e le elezioni per la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica furono indette per il 18 aprile successivo. Dal 4 al 10 gennaio 1948 si tenne il VI congresso del PCI, con cui si entrava subito in clima da campagna elettorale. Nel discorso di apertura di Togliatti veniva dato ancora grande risalto al tema dell'amicizia con il vicino orientale, la Jugoslavia: Noi vogliamo essere amici con tutti i popoli che confinano con noi: respingiamo in particolare tutti i tentativi che ogni giorno vengono rinnovati per cercare di mantenere un focolaio di inimicizia tra noi e i popoli della Repubblica federativa popolare jugoslava ed il segretario concludeva con un saluto a nome del Partito comunista italiano a Tito e alla Jugoslavia. Su l'Unit del 6 gennaio dedicata quasi esclusivamente all'apertura dei lavori del VI congresso PCI, appariva per un trafiletto sui negoziati per la nomina del governatore del TlT: Sforza sembra abbia pi paura di accordarsi che di lasciare che Trieste divenga una fortezza nelle mani dell'imperialismo anglo-americano. Il tema di Trieste ritornava cos in primo piano dopo essere stato messo da parte per diversi mesi, in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche del 18 aprile. E cos anche su l'Unit del 7 gennaio si leggeva: Il governo ha sabotato l'accordo sul Governatore di Trieste e un'esaustiva cronaca degli incontri avvenuti alcuni giorni prima a Roma tra il ministro plenipotenziario Mladen Ivekovic e il Segretario generale del Ministero degli affari esteri Franzoni per la scelta del governatore del TlT spiegava come la colpa del mancato accordo fosse da attribuire al governo italiano il quale aveva proposto per la carica di governatore del TlT tutte personalit che gi sapeva essere inaccettabili per il governo jugoslavo. Due giorni dopo veniva chiarito che Sforza vuole a Trieste gli anglo-americani95. Il 28 gennaio Pajetta riferiva alla Segreteria sulla riunione dell'Informbjuro (Cominform) che si era appena tenuta: Sia nel corso della riunione, che nelle conversazioni avute con i compagni dei vari partiti, abbiamo avuto la ferma
95 L'Unit, 9 gennaio 1948.

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sensazione della grande stima che il nostro partito gode fra tutti i partiti fratelli. Gli stessi compagni jugoslavi con i quali abbiamo parlato ci hanno dimostrato di aver superato la posizione negativa che per lungo tempo hanno avuto nei nostri confronti. La nostra impressione che tutti aspettano grandi cose dal nostro partito96 Per sostenere la campagna elettorale appena cominciata, il PCI aveva bisogno di ingenti fondi in maniera tale da poter tenere testa alla Dc che era generosamente finanziata dal governo statunitense. Pietro Secchia inviato a Mosca per trovare un accordo su tali finanziamenti, torn in Italia con l'assicurazione che il PCI avrebbe ricevuto a breve 650.000 dollari. Ottenute le risorse necessarie, il PCI poteva scatenare l'offensiva propagandistica con tutte le sue armi97. Ingrao, su lUnit, inveiva contro i lustrascarpe dellAmerica e ribadiva che solo accordi diretti potevano risolvere la disputa su Trieste, Togliatti assicurava da Siracusa, durante lennesimo comizio, che il giorno in cui lItalia avesse avuto un governo libero, pure la questione di Trieste sarebbe stata risolta in quattro e quattrotto98. Ma l'avanzata trionfale del PCI verso le elezioni del 18 aprile sub un primo forte scossone con la crisi che si apr in Cecoslovacchia il 20 febbraio. Gli arresti in massa seguiti dal suicidio del ministro degli Esteri Masarik, in quello che era rimasto l'unico Paese dell'Europa orientale che ancora non era stato trasformato in un regime staliniano, colpirono l'opinione pubblica italiana e furono abilmente sfruttati dalla propaganda democristiana. Il 20 marzo 1948 i governi americano, britannico e francese resero pubblica una loro dichiarazione secondo la quale tutto il TLT avrebbe dovuto essere restituito all'Italia, visto che il Consiglio di Sicurezza non riusciva a raggiungere un'intesa sul nome del governatore. Naturalmente non c'era nessuna possibilit che tale dichiarazione tripartita fosse realmente applicata, poich ci avrebbe richiesto un'azione di forza contro gli Jugoslavi che allora godevano ancora dell'appoggio sovietico e meno ancora essa sarebbe stata applicabile dopo la rottura tra Tito e Stalin alla fine del giugno 1948, poich ci avrebbe rigettato Tito nelle braccia del dittatore sovietico. Chi aveva un minimo di confidenza con le
96 APC, Verbali Segreteria, 28 gennaio 1948 mf 278. 97 Riva V., Oro da Mosca : i finanziamenti sovietici al PCI dalla rivoluzione d'ottobre al crollo dell'URSS, Milano, Mondadori, 2002, p. 121. 98 Togliatti P., La nostra politica estera legata ad una questione decisiva: la difesa della pace, L'Unit, 21-03-1948.

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contraddizioni del linguaggio diplomatico sapeva tutto questo sin dall'inizio e non si faceva illusioni. Ma la dichiarazione del 20 marzo fu una specie di terno al lotto per la DC, a poco meno di un mese dalle elezioni. Ci che i Sovietici avevano tolto all'Italia, gli occidentali si preparavano a renderle. La percezione generale fu questa; essa contribu a convalidare l'immagine della Dc come quella di un partito nazionale e quella delle sinistre come l'immagine di una forza politica antinazionale99 . Secondo De Castro, la dichiarazione tripartita fu di estrema utilit agli Alleati pi che un dono all'Italia. E se questa venne in luce prima delle elezioni italiane, non deve essere considerata una manovra degli Occidentali, avente lo scopo di influenzarle... in quanto ad una decisione simile, o prima o poi, si sarebbe giunti. Se le elezioni italiane non fossero state vicine, forse la dichiarazione tripartita sarebbe stata emessa pi tardi, ma sarebbe arrivata ad ogni modo100. Da ci che emerge da documenti d'archivio del Foreign Office inglese e del Dipartimento di Stato americano, le potenze occidentali decisero di emanare la dichiarazione per prevenire un'analoga mossa che i comunisti italiani stavano preparando per guadagnare consensi in vista delle elezioni101; bench Pajetta si fosse effettivamente recato in Jugoslavia nel febbraio precedente, tuttavia non si hanno prove dei risultati raggiunti con tale missione. Il 13 aprile ci fu la risposta sovietica alla dichiarazione tripartita, in cui si affermava che non si poteva cambiare ci che era stato stabilito nel Trattato di pace attraverso corrispondenza o conferenze private. Tuttavia, il 22 aprile veniva anche denunciato l'accordo che c'era stato tra Kardelj e Molotov a febbraio per reciproche consultazioni in politica estera in quanto, secondo i sovietici, il governo di Belgrado aveva dato risposta agli Occidentali circa la revisione del trattato di pace con l'Italia senza preventivamente avvisare di ci il Cremlino. Quest'ultima mossa si pu leggere come una condanna da parte sovietica alla politica autonoma condotta da Tito su Trieste.

99 Di Nolfo E., La repubblica degli inganni. L'Italia dalla caduta del fascismo al crollo della Democrazia Cristiana, op.cit, p.346. 100 De Castro D., Cenni riassuntivi sul problema giuliano nell'ultimo decennio,op. cit., p.128. 101 Vedi per esempio: Pirjevec J., Tito Stalin e l'Occidente, Trieste, 1990, p. 73 e Pupo R., Fra Italia e Jugoslavia. Saggi sulla questione di Trieste (1945-1954), Udine, Del Bianco Editore, 1989, p. 65.

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Ma Togliatti non aveva atteso la risposta sovietica per attaccare la Dichiarazione tripartita: il 26 marzo su l'Unit scriveva un articolo intitolato Truffa all'americana, in cui appunto paragonava il governo italiano a chi nel corso di una truffa per strada cerca di distrarre la vittima designata (in questo caso il popolo italiano) mentre il truffatore vero e proprio (gli Stati Uniti) mette a segno il colpo. Per risolvere la questione di Trieste in quarantott'ore, il segretario PCI proponeva invece la gi sostenuta soluzione delle trattative dirette con la Jugoslavia, tornando a chiarire anche il significato della sua iniziativa diplomatica del novembre del 1946:
[] I disgraziati uomini politici che oggi dicono di dirigere la nostra politica estera in realt essi non dirigono nulla, ma vanno e lasciano andare il nostro Paese alla deriva nel vortice pauroso che trascina verso una nuova guerra e una nuova catastrofe i popoli dEuropa non solo non posseggono n il senso della realt n il senso delle necessit nazionali, ma nei confronti dei gruppi imperialistici che vorrebbero imporci una nuova guerra per conto loro, compiono esclusivamente la degradante funzione del compare che tiene a bada il poveretto cui si sta cercando di portare via il portafogli con una truffa allamericana. [] I ministri occidentali hanno proposto, in sostanza, di risolvere la questione di Trieste senza tener conto della Jugoslavia, del cui parere, nella loro nota, nemmeno si fa cenno. Ma il trattato firmato anche dalla Jugoslavia e non si vorr negare che questo paese , insieme con lItalia, il pi interessato alla questione triestina. Che cosa vuol dire rivedere un tratto collettivo per atto duna sola parte, senza nemmeno consultare laltra parte interessata? Credo non occorra possedere grande scienza storica e diplomatica per sapere cosa vuol dire. Nel migliore dei casi vuol dire una rottura di relazioni. Ma quando si leggono i discorsi di Truman e, come commento alla nota triestina dei tre occidentali, uomini di stato americani annunciano a suon di tromba che le navi americane nel Mediterraneo sono gi cariche di bombe atomiche, pi che legittimo pensare che i guerrafondai doltre Oceano pensano probabilmente a qualcosa di molto pi grave che a una rottura di relazioni pensano di scatenare un nuovo flagello tremendo e hanno scelto Trieste unicamente come un pretesto, per poter trascinare lItalia nellabisso sin dal primo momento, servendosi del nostro povero Paese come punto dappoggio per i loro delitti.Quanto agli americani, agli inglesi ai francesi, se essi vogliono davvero aiutare lItalia a riavere Trieste entro le sue frontiere e sotto la sua sovranit, essi non hanno da fare altro che una cosa: togliere il loro divieto alle conversazioni e alle trattative dirette tra la Repubblica italiana e la Repubblica jugoslava circa la questione di Trieste e tutte le altre che sono pendenti tra i due paesi, il pretesto del preteso richiesto scambio con Gorizia una cosa che fa ridere chiunque si intenda di trattative diplomatiche. Nessuno lo sa meglio di me, che condussi quelle conversazioni con Tito nel novembre 1946 e al ritorno dichiarai che non vi era nessun prendere o lasciare, nessuno scambio tassativamente richiesto, ma vi era unicamente una prima impostazione, da parte jugoslava, del problema, tanto per aprire la trattativa102.

102 Truffa allamericana, L'Unit, 26 marzo 1948.

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Bisogna qui tenere presente che Togliatti, poco prima di scrivere questo articolo, aveva ricevuto rassicurazioni da Molotov riguardo alle preoccupazioni che il segretario del PCI aveva sollevato in un incontro avvenuto vicino Roma con l'ambasciatore sovietico Kostylev. Il Ministro degli Esteri sovietico aveva escluso la possibilit che il PCI potesse fare ricorso ad una risurrezione armata in qualsiasi caso, ammettendo solo la difesa armata delle sedi del PCI103. La risposta di Molotov rientrava in una strategia sovietica, cominciata dal settembre 1947, in cui la soglia della sfida non venne elevata mai oltre un certo livello, cio quello del rilancio dell'influenza sovietica nella sfera d'influenza occidentale. Le critiche cominformiste avevano aperto una frattura tra moderati e intransigenti all'interno del PCI, dinanzi alla quale Mosca non sostenne apertamente n l'una n l'altra delle due posizioni. Nel momento delle decisioni, Stalin fece per pendere il peso della bilancia verso i moderati e verso il ruolo di Togliatti. Tuttavia, non fu messa in atto una politica formulata sulla base di un coordinamento tra gli orientamenti dei comunisti italiani e le strategie della politica estera dell'Urss, le quali verso l'Europa occidentale si riducevano alla propaganda e all'attesa di nuovi conflitti sociali. Un evidente clima di incertezza permaneva ancora alla vigilia delle elezioni dell'aprile 1948, anche se gi alcuni mesi prima si era delineata una presa di distanza dei sovietici dalle opzioni insurrezioniste sostenute dagli jugoslavi. L'unico dato certo era quello della militarizzazione dello scontro in Europa e del conseguente giro di vite nei controlli esercitati da Mosca. Ai partiti comunisti dell'Europa occidentale si fin col chiedere un contributo ad assecondare, anzich combattere, le tendenza verso gli scenari della militarizzazione.104 Tornando alle posizioni espresse dal PCI sulla questione di Trieste durante la campagna elettorale per le elezioni politiche dell'aprile del 1948 sulle pagine de l'Unit, organo di stampa ufficiale del partito, vi erano stati sporadici articoli sul tema105, finch non era arrivata la dichiarazione tripartita a sconvolgere il quadro della situazione. Da allora la stampa comunista si era scatenata per alcuni giorni affermando che solo un governo democratico e indipendente avrebbe potuto risolvere la questione di Trieste, mentre le potenze occidentali speculavano
103 Gibjanskij L., Mosca, il PCI e la questione di Trieste (1944-1948), in F. Gori e S. Pons (a cura di), op. cit., p. 83. 104 Pons S., Un sfida mancata: l'Urss, il Cominform e il PCI (1947-1948), in F. Gori e S. Pons (a cura di), op. cit., p. 168. 105 Cfr.: Protesta della Jugoslavia per le navi americane a Trieste, L'Unit, 20-02-1948.

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sui sentimenti degli italiani offrendo territori di cui non disponevano e guardandosi bene dal restituire le Colonie e Briga e Tenda. Belgardo era pronta a trattare con l'Italia, ma sarebbero state pronte le potenze occidentali a restituire I territori sopra menzionati e I miliardi pagati dall'Italia in conto riparazioni? Il problema poteva essere risolto solo dall'intesa fra un'Italia democaratica e la Jugoslavia , ma le proposte di Tito per la pace e la collaborazione amichevole cozzavano con le reali intenzioni di Truman e dei suoi servi che desideravano la guerra106. L'Unit tornava per un paio di settimane a tacere quasi, a parte qualche trafiletto, su Trieste fino alla nota sovietica (13 aprile) di risposta alla dichiarazione tripartita che Togliatti e compagni avevano aspettato con ansia prima del giorno delle elezioni (18 aprile). Essa affermava chiaramente che il trattato di pace, e quindi anche la questione di Trieste, non potevano venire modificati senza l'accordo di tutti gli interessati. Sulle pagine de L'Unit il PCI poteva quindi esultare, gridando al bluff elettorale verso la dichiarazione tripartita, e sostenendo che al Quai d'Orsay si era d'accordo in linea di principio con quanto espresso nella nota sovietica107.

106 Cfr.: Solo un governo democratico e indipendente potr risolvere la questione di Trieste, L'Unit, 21-03-1948; Belgrado pronta a trattare con l'Italia su Trieste, L'Unit, 2603-1948; Il problema di Trieste pu essere risolto solo dall'intesa fra un'Italia democratica e la Jugoslavia, L'Unit, 27-03-1948; La Jugoslavia conferma la volont di trattare direttamente con l'Italia, L'Unit, 31-03-1948. 107 Vedi ad esempio: Solo l'accordo di tutti I paesi interessati pu restituire Trieste all'Italia, 14-04-1948; Il bluff su Trieste, L'Unit, 15-04-1948; Il Quay d'Orsay si dichiara d'accordo con la nota sovietica sulla questione di Trieste, L'Unit, 16-04-1948.

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1.9 La risoluzione del Cominform del 28 giugno 1948 La trasformazione dei governi dei Paesi dell'Europa orientale in altrettanti regimi staliniani promossa dall'Unione Sovietica nel biennio 1946-47, con conseguenti epurazioni anche violente all'interno dei partiti comunisti a capo di quei governi, trov un'eccezione in Jugoslavia. Qui la presenza di un leader come Tito, che grazie ai successi della lotta partigiana da lui guidata durante la Seconda Guerra Mondiale tendeva a considerarsi secondo solo a Stalin nell'ambito del movimento comunista mondiale, faceva s che le epurazioni non volute dallo stesso capo jugoslavo fossero pi difficili, come anche l'imposizione di direttive non gradite. Mentre Stalin tra il 1941 e il 1947 aveva seguito una politica elastica108 nei confronti del mondo occidentale, Tito era stato assai pi rigido nella contrapposizione all'Occidente, come anche l'andamento della riunione di Szklarska Poreba del settembre 1947 aveva dimostrato. Inoltre, Stalin era preoccupato dai tentativi di Tito di porsi a capo di una federazione comunista danubiano-balcanica, che sembrava poter prendere forma dalla collaborazione portata avanti dal leader jugoslavo con il capo del governo bulgaro Dimitrov nella seconda met del 1947. Cos, nel marzo del 1948 Stalin giunse alla decisione di dover intervenire per ristabilire le gerarchie nel blocco comunista e scrisse una lettera a Tito di accuse di deviazionismo ideologico, ma il capo jugoslavo non chin la testa e respinse tutte le accuse. La resistenza di Tito spinse la direzione sovietica a riunire il Cominform a Bucarest a fine giugno per decretare la condanna del deviazionismo ideologico di Tito e dei suoi principali collaboratori Djilas e Kardelj e la conseguente espulsione della Jugoslavia dall'organizzazione comunista. Per quanto riguarda i vertici del Partito comunista italiano, la risoluzione del Cominform del 28 giugno 1948 non giunse del tutto inaspettata. Fin dal 22 maggio, replicando ad una lettera di Suslov, Togliatti aveva dato risposta favorevole alla proposta sovietica di convocare la riunione del Kominform con allordine del giorno la situazione nel Pcj, chiedendo soltanto che essa slittasse alla seconda met di giugno per consentirgli di partecipare ai lavori in parlamento:
108 Di Nolfo E., op. cit., p. 728.

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Preoccupante e grave ci sembra il fatto che tutta la condotta dei compagni dirigenti del Pcj dimostra che essi non comprendono oppure hanno dimenticato il ruolo dirigente che spetta nel movimento comunista mondiale allUnione Sovietica, e il ruolo dirigente che spetta al partito bolscevico nei confronti dei partiti comunisti degli altri paesi [] vero che nel 1943 abbiamo deciso di sciogliere lInternazionale comunista, ma questa decisione non mai stata intesa da nessuno di noi, n pu essere intesa come la negazione di questo ruolo dirigente dellUnione Sovietica, del partito bolscevico e dei suoi capi, [che] doveva e deve fornire una guida per il giusto orientamento di tutti i partiti comunisti in questo periodo in cui essi non fanno pi parte, come prima, di una organizzazione internazionale unitaria [] lesperienza di questi ultimi anni crediamo dimostri a sufficienza che grazie al potente aiuto che gli stato dato dalle vittorie economiche, militari e politiche dellUnione Sovietica che il movimento comunista ha potuto compiere particolarmente in Europa un enorme passo in avanti, sia con la creazione dei regimi di nuova democrazia nei paesi che sono stati liberati dallesercito sovietico, sia con la formazione di grandi partiti comunisti di massa nei paesi che, come il nostro, sono passati da un regime [di] fascismo a un regime di predominio dellimperialismo anglosassone109.

Ma per quanto riguarda la base, nessuno poteva sapere ci che stava per succedere, come testimoniato anche dagli articoli che apparivano sulla stampa comunista: il 25 maggio 1948 su lUnit si festeggiava solennemente il compleanno di Tito ed il 27 maggio in un articolo intitolato Si specchieranno i grattacieli nelle pigre acque del Danubio venivano dati resoconti entusiastici sui progressi compiuti nel campo della democrazia socialista in Jugoslavia110. Ancora ai primi di giugno Giuliano Pajetta, che da l ad un mese sarebbe stato sostituito da Ottavio Pastore come redattore allUfficio di Informazione, riceveva da Togliatti lindicazione di allinearsi sulle posizioni sovietiche, avendo per cura di sottolineare la nostra profonda stima verso i compagni jugoslavi111. Che il vertice del partito alla vigilia della crisi sapesse cosa bolliva in pentola appare cosa certa, altrettanto certo, per che il corpo del partito e persino gli intimi di Togliatti erano alloscuro del dissidio quando il segretario e Secchia partirono per lassise rumena, il 19 giugno112. Alla riunione del Cominform intervenne Togliatti il 22 giugno con un discorso in cui non non si limitava ad avallare in toto le tesi sovietiche sulle

109 APC, Materiali Kominform, mf 192, p.0269. 110 L'Unit, 27 maggio 1948. 111 Forse Togliatti cap che Stalin sbagliava, in Globo, 24-6-1973, intervista a Giuliano Pajetta. 112 Zuccari M., op. cit., p. 167.

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deviazioni titine, ma scavava nella colpa fino a metterne a nudo il nocciolo: lattacco al ruolo guida dellUrss e dunque allunit del campo comunista. Come possibile leggere dall'Archivio Secchia, Togliatti afferm che i dirigenti del Pcj hanno spezzato i loro legami con le democrazie popolari, con la terra del socialismo e il movimento comunista, ed essi devono inevitabilmente scivolare nel nazionalismo borghese. Cercare aiuto dai paesi imperialisti significa portare la Jugoslavia allinevitabile perdita dindipendenza ed il popolo jugoslavo alla rovina113. Togliatti aveva cos ancora una volta deciso di seguire fino in fondo e senza titubanze le indicazioni provenienti da Mosca. Lo confermerebbe anche l'aneddoto secondo il quale avendo Antonio Giolitti espresso qualche dubbio sulla vicenda fu zittito dal segretario del PCI al suo rientro da Bucarest: Non osare neppure dirlo! Guai ad avere dei dubbi, guai! Attento, questa per noi la pietra di paragone. Guai se avessimo incertezze o esitazioni: la nostra una scelta di principio. Non che si possa chiedere se Tito abbia una qualche ragione, non pu che avere tutti i torti!114. La decisione dellInformbjuro ricevette l'approvazione della direzione del PCI completa e senza riserve, bench emergesse dagli interventi dei presenti disagio e preoccupazione per le conseguenze internazionali e i possibili risvolti interni dello scontro115. Il 30 giugno su l'Unit si rimproverava alla Jugoslavia di non aver accettato le critiche degli altri partiti comunisti e di non aver ammesso le proprie colpe116. Sulla stessa pagina si trova anche un articolo del vicesegretario Pietro Secchia intitolato L'Unione Sovietica forza dirigente nella lotta per il socialismo in cui viene celebrato il ruolo di unica guida del movimento comunista mondiale all'Urss, contro l'errore jugoslavo del perseguimento di una via nazionale al socialismo. Su L'Unit del primo luglio si affermava che Truman e Tito avessero intavolato trattative per sbloccare l'oro jugoslavo depositato nelle banche americane gi da tre settimane e che la stampa americana cercava di sfruttare il
113 Ivi, p.170. 114 Di Loreto P., Togliatti e la Doppiezza. Il PCI tra democrazia e insurrezione (19441949), Bologna, Il Mulino, 1991, p. 276. 115 APC, Verbali della Direzione, riunione del 28 giugno 1948, mf 199, p. 1-15. 116 I dirigenti del P.c. di Jugolsavia rifiutano di correggere i propri errori, L'Unit, 30 giugno 1948.

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grave atteggiamento assunto dai dirigenti jugoslavi per provocare una breccia permanente nel fronte anti-imperialista, riportando dichiarazioni del quotidiano francese Le Monde si faceva anche un accenno a Trieste come possibile terreno per trovare un accordo tra Stati Uniti e Jugoslavia: L'organo di Quay d'Orsay Le Monde si dimostra per assai pessimista circa la possibilit per gli Stati Uniti di servirsi dei dollari per agganciare la Jugoslavia all'economia occidentale sbloccando l'oro concedendo prestiti [] e persino escogitando un nuovo compromesso sullo Statuto di Trieste117. Nella stessa edizione del quotidiano comunista Felice Platone commentava la triste difesa dei dirigenti jugoslavi rispetto alle accuse che erano state mosse dagli altri membri del Cominform. Finalmente il due luglio scriveva su l'Unit anche il segretario che si scagliava contro la stampa gialla e i signori occidentali colpevoli di fare il gioco dei bussolotti fraintendendo volontariamente il vero significato della risoluzione del Cominform sulla mancata organizzazione del partito comunista in Jugoslavia e sulla questione agraria. Togliatti ribadiva alla fine dell'articolo che la guida del movimento socialista era una sola e cio l'unico Paese in cui un partito marxista-leninista aveva la funzione dirigente, l'Urss; l'errore dei dirigenti jugoslavi era dovuto alla presunzione di non avere riconosciuto il contributo determinante sovietico nella vittoria finale nella Seconda Guerra Mondiale118. Sulla stessa pagina, veniva riportato anche un estratto dell'articolo che usciva lo stesso giorno su Il lavoratore di Trieste, in cui i comunisti triestini si schieravano senza riserve e senza oscillazioni dalla parte del comunismo mondiale, cio dalla parte dell'Unione Sovietica, chiedendo ai dirigenti jugoslavi di riconoscere e correggere i propri errori tramite lo strumento della critica e dell'autocritica. Il giorno precedente Togliatti alla riunione di cellula dell'apparato del PCI fece un intervento molto significativo sulla decisione presa nei giorni scorsi in Romania dopo che Secchia aveva letto un esauriente rapporto. Importantissimo riguardo alla questione di Trieste il brano del rapporto che segue, in cui il segretario metteva in guardia i compagni dal cadere nella tentazione di approfittare della scomunica jugoslava, scivolando sul piano del nazionalismo, bisognava invece insistere sulla strada fino ad allora seguita dei contatti e delle trattative diretti con gli jugoslavi:
117Cfr.: Lo sblocco dell'oro jugoslavo. Dichiarazioni di Washington sulle trattative con Tito. Contatti in corso gi da tre settimane, L'Unit, 1 luglio 1948. 118 Cfr.: Considerazioni preliminari, L'Unit, 2 luglio 1948.

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Sulla domanda posta dal compagno Romiti il quale desidera sapere se era pi importante la questione di politica estera o quella di politica interna, credo che difficile dire quale era la pi importante perch se nei compagni jugoslavi vi stata e vi una deviazione sui problemi di politica estera, essa stata la conseguenza del fatto che hanno abbandonato la via dellinternazionalismo e si sono posti su quella del nazionalismo e questo dovuto al fatto che non riconoscono la funzione dirigente del partito bolscevico, dal fatto che hanno allentato i legami con i partiti e i paesi di nuova democrazia chiudendosi in una loro concezione nazionalistica. Per guardiamoci bene, noi compagni italiani, a non far coincidere la nostra critica dei compagni dirigenti jugoslavi con quelle che erano ieri le posizioni del nazionalismo italiano. Il nazionalismo italiano ha combattuto contro la Jugoslavia popolare, contro la Jugoslavia di Tito e contro Tito rivendicando la citt di Trieste, respingendo ogni contatto con la Jugoslavia di Tito a proposito della citt di Trieste e facendo di questo stato e di questo regime il nemico numero uno dellItalia. Facciamo quindi attenzione a non cadere noi stessa in quella linea, a non andare per quella strada perch quella sarebbe per noi una vera deviazione nazionalistica. Noi, a proposito della questione di Trieste, dobbiamo continuare a seguire quella che stata la nostra linea negli ultimi tempi; noi rivendichiamo un regolamento di tale questione attraverso i contatti con la Jugoslavia popolare che abbia superato quelle deviazioni119.

Togliatti aveva anche affermato che di fronte agli errori dei dirigenti jugoslavi era stato necessario mettere a tempo il dito nella piaga, denunciare gli errori120. Nella prima met di luglio continuarono sulla stampa comunista gli articoli di denuncia della deviazione titina, ma con accuse generiche e ripetitive circa il non riconoscimento jugoslavo del ruolo guida dell'Unione sovietica, la degenerazione militaresca in corso in Jugoslavia e la questione agraria. Il numero di Rinascita del luglio 1948 riportava l'articolo intitolato Il fronte del socialismo e i casi di Jugoslavia di Felice Platone che si basava su una rievocazione dell'internazionalismo proletario contrapposto al nazionalismo titino, un po' poco per quella che era la rivista teorica del partito. In realt, la scarsa consistenza in termini ideologici di tali scritti costituiva la riprova di una battaglia affrontata dalla Direzione senza convinzione n interesse. Il direttore di Rinascita era Togliatti stesso e nella sua rivista si parlava poco della rottura forse perch attento a non chiudere la porta in faccia agli jugoslavi, in omaggio a un ruolo di mediatore nella disputa da pi parti ventilato121.
119 APC, Fondo Togliatti, Carte della scrivania, mf. 1164, pp. 12-13. 120 Ivi, p. 3. 121 Galeazzi M. , Togliatti e Tito: tra identit nazionale e internazionalismo, Roma, Carocci, 2005, p. 66.

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Ad ogni modo, il nove luglio la Direzione rifiutava l'invito a partecipare al congresso del Pcj considerato oramai fuori dalla famiglia dei partiti comunisti aderenti all'Ufficio di informazione122. Di fronte alla scarsa incisivit della campagna di accusa del PCI contro l'eretico Tito, Stalin in persona si preoccupava di inviare una lettera al compagno Togliatti, lo stesso giorno in cui questi rimaneva vittima di un attentato a Roma:
Ho l'impressione che voi contiate sulla sconfitta di Tito e del suo gruppo al congresso del Pcj. In considerazione di ci voi proponete di pubblicare materiali compromettenti i dirigenti jugoslavi nel cmapo dei rapporti con l'Urss. Debbo dirvi che noi moscoviti non contiamo e non abbiamo contato su una simile rapida sconfitta del gruppo di Tito. [] Il nostro scopo era, nella prima tappa, quello di isolare i dirigenti jugoslavi agli occhi degli altri partiti comunisti e di smascherare le loro macchinazioni truffaldine. [] In seguito avverr il graduale distacco del gruppo marxista del partito da Tito e dal suo gruppo. Per questo occorre tempo e saper attendere. Si vede che in voi non c' sufficiente pazienza per questo. Ma io vi consiglio di fornirvi di pazienza essendo che la vittoria del marxismoleninismo in Jugoslavia fra qualche tempo non pu essere messa in dubbio123.

Dopo i disordini che scoppiarono in tutta Italia alla notizia del ferimento di Togliatti, che i dirigenti del PCI si preoccuparono di controllare in qualche modo in maniera tale che non si arrivasse ad un'insurrezione vera e propria, i toni della campagna antitina su l'Unit si smorzarono, con l'eccezione dell'edizione milanese sempre molto aggressiva nei confronti della Jugoslavia. 1.9.1 La risoluzione del Cominform e il PCTLT L'arma migliore e pi efficace per il PCI nello scontro con Tito divent cos il Pc del TlT. Infatti, quella che per i comunisti italiani era una questione spinosa, focolaio di tensioni internazionali e spina nel fianco della politica nazionale del partito nuovo si rivel un indubbio vantaggio nella disputa col maresciallo. Solo in quello spicchio di terra che s'affaccia sul Golfo di Trieste, infatti, il PCI poteva godere della favorevolissima situazione d'un partito ligio a Mosca e diretto da Roma ma sostanzialmente presentato come autonomo da entrambe. Si trattava di una posizione di favore che non aveva alcun partito comunista nel mondo: mentre
122 APC, Verbali della Direzione, 8-9 luglio 1948, mf 199. 123 APC, Materiali Cominform, mf.192, lettera di Stalin al compagno Gottwald copia al compagno Togliatti 14 luglio 1948.

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ogni partito cominformista doveva scendere in campo con tutto il peso del suo apparato e dello Stato, di fatto i dirigenti del PCI, dopo le numerose critiche sollevate dai primi interventi nella disputa sul problema dei contadini e dei rapporti nel Fronte, tendevano a evitare la lotta frontale sui propri media nazionali, al fine di non prestare il fianco ad accuse difficilmente arginabili, e demandavano alle testate locali l'attuazione direttive cominformiste. Il lavoratore, foglio del Pc del TlT, assumeva il ruolo che altrove solo gli organi centrali potevano coprire: quello di custode dell'ortodossia e quotidiana tribuna dove denunciare i crimini del titismo. A uso e consumo dei quadri locali, pi esposti al pericolo di contaminazioni, ma anche di quelli oltreconfine, dove il giornale divenne strumento di propaganda e lotta politica fra le popolazioni istriane e slovene italiciste e, ovviamente, fra le minoranze italiane rimaste in loco. Per diversi anni fu impossibile distinguere gli editoriali di Leopoldo Gasparini o i fondi di Vidali su Il Lavoratore, dai loro omologhi sul Robotniciske Delo o sullo Zeri i Popullit124. Il 3 e 4 luglio si riun il Comitato esecutivo del Pc del TlT per discutere la risoluzione dell'Ufficio d'Informazione: emersero due tendenze contrapposte ognuna delle quali rappresentata da una risoluzione. La risoluzione Vidali ricevette 6 voti e quella di Babic 4: prevalse dunque l'ala cominformista su quella filojugoslava. Il Comunista di Trieste affermava che la risoluzione, anche per il comunismo triestino, era come un raggio di sole, una mano energica e forte che apriva tutte le finestre della casa, che permetteva finalmente di respirare liberamente, parlare, discutere, decidere. Essa indicava ci che doveva essere un partito comunista educato nello spirito dell'internazionalismo proletario, un partito profondamente democratico, di tipo nuovo, legato alle masse ed amato dal popolo. Pratolongo e Destradi riferivano in segreteria a Roma il sette luglio, portando una relazione di Vidali sulla situazione presente:
Non c dubbio che la lotta sar dura. Essi hanno un apparato, i fondi, e sono spregiudicati nellapplicare tutti i mezzi di coazione, incluso quello poliziescoIl loro obiettivo mantenere il potere ed usarlo per impedire al partito di esprimersi e mettersi sulla buona strada. Sarebbe molto importante pubblicare nellorgano del Cominform un trafiletto riassumendo le notizie su Trieste ed indicando che la stragrande maggioranza ditaliani e slavi ha
124 Zuccari M., Il PCI e la scomunica del '48. Una questione di principio, in F. Gori e S. Pons (a cura di), op. cit., pp. 182-183.

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accettato la risoluzione del Cominform. Noi continueremo ad inviarvi notizie per telefono ma importante che almeno ogni dieci giorni un compagno venga a trovarvi Fino adesso ci siamo limitati a chiedere al Cc di Belgrado di riconoscere i suoi errori e di rivolgerci ad altre organizzazioni nella Jugoslavia affinch intervengano presso il Cc per obbligarlo a fare ci. Abbiamo fatto cos specialmente per non urtare la suscettibilit della popolazione slovena. Passiamo allattacco?

Nella riunione di segreteria si consigliava ai compagni triestini di seguire la seguente linea: conduzione della lotta nel Cc secondo la risoluzione dellUi; evitare di cadere nel nazionalismo e sciovinismo italiano; eleggere nel Cc una direzione e una segreteria nuove, con maggioranza sicura per la linea dellUi; tenere la riunione in zona A; lasciare aperta la questione delleventuale partecipazione al congresso di Belgrado di delegati del Tlt; se la lotta fosse stata portata nelle organizzazioni di massa, andavano conquistate queste organizzazioni alla linea giusta125. La maggioranza cominformista del Pc del TlT a fine luglio informava la Segreteria a Roma che ci sarebbe stato presto un congresso straordinario per chiarire la situazione all'interno del partito; dalla risposta di Longo, che augurava buon lavoro ai compagni triestini, si comprende che non venivano inviati delegati n tantomeno aiuti finanziari:
E' in questa situazione di cos acuta lotta che voi, compagni triestini, avete dovuto affrontare una dura battaglia in difesa dell'internazionalismo operaio, della fedelt al fronte della democrazia e del socialismo minacciati dalla degenerazione nazionalistica di un gruppo che nel vostro partito aveva fatto sue le posizioni opportuniste e anti-marxiste dei dirigenti del comitato centrale del Pcj, condannato dalla risoluzione dell'Ufficio d'informazione dei partiti comunisti Il comitato centrale del PCI ha seguito attentamente le fasi della vostra lotta in difesa dei sani principi del marxismo-leninismo contro gli errori e le deviazioni del comitato centrale del Partito comunista jugoslavo e dei suoi uomini nel Partito comunista del Territorio libero di Trieste che con la loro azione tendevano ad allargare la breccia aperta dal comitato centrale di Belgrado nel blocco delle forze antimperialiste [] compagne e compagni congressisti siamo certi che da questo vostro congresso la vostra organizzazione di partito uscir pi forte ed agguerrita non soltanto per le prossime battaglie politiche ed economiche che dovrete affrontare [] per l'indipendenza del vostro territorio ma anche per l'organizzazione di un regime di democrazia [] voi saprete assolvere i compiti che vi stanno di fronte126.

Il 21 agosto si tenne il congresso straordinario del Pc del TlT durante il


125 APC, Verbali della Segreteria, 7 luglio 1948, mf. 278. 126 APC, ibidem.

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quale fu decreta l'espulsione dei dissidenti titini, compreso Branko Babic e Vidali fu eletto segretario generale al suo posto. Fu eletto un nuovo comitato esecutivo e un nuovo comitato centrale. Il Pc triestino divenne cos, per posizione geografica ed ortodossia dei quadri, la punta di lancia della strategia cominformista in Italia127. Vidali present una relazione sulla situazione politica e organizzativa nel partito dopo la risoluzione dell'Informbjuro. Descrisse l'azione aggressiva dell'imperialismo americano nel mondo, in vari luoghi come a Trieste, in Corea, a Berlino, essi approfittavano dell'occupazione militare protratta in seguito alla mancata conclusione dei trattati di pace o, come a Trieste, malgrado i trattati di pace, sfruttavano al massimo le difficolt di ogni tipo per rimandare la soluzione e mantenere un continuo stato di tensione, uno stato di guerra non guerreggiata, di guerra fredda. Descriveva poi il ruolo dell'Urss e del movimento comunista internazionale nella costruzione della democrazia e della pace mondiale. Alcuni partiti comunisti come quello francese e quello italiano avevano subito critiche anche aspre e avevano reagito correggendo i propri errori, cosa che invece non aveva il Pcj. La risoluzione dell'UI accusava i dirigenti del Pcj di prendere posizioni nazionaliste e contro l'Urss, di svolgere una politica sbagliata nelle campagne, d'imporre un regime terroristico e poliziesco all'interno del partito, di tendere ai compromessi con l'imperialismo. In campo internazionale la lotta sul problema di Trieste lungi dallo scomparire dopo l'entrata in vigore del trattato di pace con l'Italia era continuata e si era acutizzata nel quadro generale della lotta da parte delle forze imperialistiche per la revisione di tutti gli impegni internazionali. Attraverso il continuo e premeditato sabotaggio nella nomina del Governatore l'imperialismo americano aveva puntato sul mantenimento dell'attuale situazione di occupazione militare di Trieste da parte delle sue truppe in modo da avere una base strategica a sua disposizione e allo stesso tempo dare la possibilit al suo governo militare di praticare continue violazioni del trattato di pace legando la vita economica e amministrativa triestina all'Italia impedendo cos ogni possibilit di ripresa e fornendo dimostrazioni artificiose dell'impossibilit di costituire il TLT. Le grandi aziende che appartenevano al regime statale italiano e che secondo il trattato di pace dovevano diventare propriet del TLT erano di fatto rimaste all'Italia. Lo stesso avveniva per ci che riguardava la navigazione.
127 Zuccari M., op. cit., p. 194.

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Mentre cos da una parte si impediva la ripresa economica di Trieste dall'altra veniva mantenuto in vita un apparato amministrativo smisurato. Tra marzo ed aprile '48 diversi provvedimenti avevano legato Trieste all'Italia, come quello sulla valuta che costituiva, di fatto, un'unione monetaria. Nel campo del commercio estero gli accordi dell'Italia con altri paesi valevano anche nella zona A; nel TLT si applicavano anche gli accordi relativi al Piano Marshall che non aiutavano la citt perch esso prevedeva la riduzione della produttivit dell'industria navale principale settore dell'economia triestina. Il governo non aveva voluto ammettere il PCTLT n il movimento democratico italo-slavo nei consigli amministrativi, c'era dunque bisogno di elezioni. Il governo militare alleato era riuscito tramite i partiti del blocco italiano e specialmente la democrazia cristiana a conquistare parte della popolazione e delle masse sfruttando i temi nazionalistici ma ci non era riuscito tra gli elementi del nazionalismo sloveno. Il problema Trieste tornava di prima importanza, denunciate all'Onu le violazioni del trattato di pace del GMA a Trieste da parte della Jugoslavia, ma questo non lavava le sue macchie, perch essa aveva rotto l'unit del fronte socialista. Anche il PCTLT, diceva Vidali, non poteva pensare di condurre una lotta efficace senza l'appoggio di tutto il fronte socialista e democratico mondiale con a capo l'Urss. Isolandosi da tale fronte non aveva nessuna possibilit di successo contro l'imperialismo. Trieste era una citt sensibile, ogni avvenimento internazionale specie se accadeva in Italia o Jugoslavia aveva ripercussioni qui. La condanna dei dirigenti jugoslavi aveva avuto profonde conseguenze sul partito. Immediatamente e spontaneamente i comunisti triestini avevano preso posizione dopo la risoluzione. Si era aperta una crisi che era gi in forma latente nel partito. Una parte del partito guidata da Babic aveva tentato di impedire che i comunisti triestini prendessero posizione contro la Jugoslavia chiedendo che si prendesse una posizione neutrale. Il gruppo di Babic aveva condotto una campagna diffamatoria impadronendosi dell'organo dell'O.F. il Primorski Dnevnik. Nel PCTLT la semi-legalit e il distacco di una parte dei suoi dirigenti dalle masse facilitavano il burocratismo e il settarismo del partito stesso, portandolo alla sua liquidazione e sviluppando nel partito metodi militari di direzione di tipo trotzkista. Errore qui a Trieste era stato considerare come unico pericolo il 55

nazionalismo italiano quando esisteva invece un nazionalismo slavo borghese. Nei riguardi del fratello PCI e dei suoi dirigenti venne ripetutamente condotta una campagna ostile di calunnie e menzogne, veniva inculcato il disprezzo verso il PCI128. Alla fine di agosto, dunque, nella zona A c'erano due PCTLT: quello di Vidali e quello di Babic, mentre nella zona B le autorit jugoslave proibirono al gruppo di Vidali qualsiasi attivit. Molti membri favorevoli al Cominform si rifugiarono dalla Zona B alla Zona A. In seguito alla scissione al vertice si verific una rottura in tutto il mondo comunista triestino, ivi comprese le organizzazioni di massa come I Sindacati Unici, l'UAIS-SIAU, le donne antifasciste e il Fronte della giovent. I cominformisti si impossessarono del giornale Il lavoratore, mentre Primorski Dnevnik rimase sotto il controllo di Babic. I cominformisti pubblicarono un giornale per gli sloveni dal titolo Delo (Lavoro in lingua slovena). 1.9.2 Lapparato speciale A fine settembre, la prima riunione della Segreteria presieduta dal convalescente Togliatti veniva dedicata alla lotta al titismo, con l'analisi della situazione esistente nel Pc del TlT al primo punto dell'ordine del giorno. Nella relazione si parlava della necessit di utilizzare pi ampiamente le possibilit esistenti di legarsi con i compagni che si trovavano in Jugoslavia, in modo di rafforzare l'attivit in quel Paese. Per organizzare e dirigere tale lavoro sarebbe stato creato uno speciale centro, nel quale avrebbero collaborato il rappresentante del settore organizzativo del C.C. del PCI e i rappresentati del PCTLT. La sede e la composizione di questo centro dovevano restare segreti; sviluppando l'attivit del gi esistente apparato speciale del Pc del TlT nel prossimo futuro questo centro doveva riuscire a creare due canali di lavoro distinti e indipendenti: uno per l'attivit generale di propaganda e per l'informazione attraverso tutte le possibili vie legali, semilegali e illegali; l'altro, rigorosamente segreto, per l'attivit organizzativa e politica all'interno del Pcj. Il centro non doveva solo dirigere il lavoro dei compagni triestini, ma anche quello della federazione di Gorizia e degli emigrati politici italiani in Jugoslavia. Pajetta
128 APC, Fondo M, Mf 98, PCTLT, Congresso straordinario 21-23 agosto 1948.

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riferiva che, sulla base dell'esperienza delle prime settimane di lavoro dei compagni di Trieste e degli emigrati italiani, erano state date indicazioni per la preparazione di un lavoro approfondito in Jugoslavia e si era fatto notare ai compagni il danno che a questo proposito avrebbero comportato la fretta e la superficialit. Aveva promesso inoltre di riferire regolarmente e in dettaglio sull'attivit del Partito comunista italiano e triestino in Jugoslavia. Nelle conclusioni Togliatti aveva rilevato tutta l'importanza di un tale lavoro non solo per il P.c. del TlT, ma anche per il PCI, con ci sottolineando la responsabilit del PCI in questo ambito129. Anche Vidali scrisse alla fine della giornata un rapporto in cui chiariva soprattutto gli aspetti relativi alla propaganda nella zona B tramite quotidiani ed altre pubblicazioni. Va menzionato qui che circa un mese prima aveva inviato una lettera agli altri partiti comunisti in cui chiedeva fondi per poter continuare le attivit e le pubblicazioni del partito, dato che con la rottura di giugno erano venuti a mancare i finanziamenti da Belgrado130. Per la zona B Vidali chiariva che il PCTLT disponeva di un piccolo apparato che aveva un rapporto diretto con Capodistria, Isola, Pirano, Umago e con le citt jugoslave di Rovigno, Pola, Fiume. Per il momento ci si era limitati all'invio di giornali e volantini e dato indicazioni di lavoro ai compagni che agivano in clandestinit. In una prima fase della lotta, numerosi compagni erano stati arrestati e condannati, mentre altri avevano dovuto fuggire; nella fase attuale tutto il lavoro era svolto da organizzazioni clandestine. Nella zona B vi erano cinquemila soldati jugoslavi e qualche migliaio di burocrati jugoslavi, tra i quali si stava iniziando a lavorare [] Il PCTLT aveva creato un piccolo apparato per il lavoro in Jugoslavia. Il giornale del partito veniva diffuso clandestinamente nel territorio jugoslavo, arrivava a Lubiana, Zagabria e Belgrado, anche se poco si sapeva sugli effetti della sua lettura. [] Si nutriva fiducia nella crescita dell'opposizione interna in Jugoslavia, una volta che ci sarebbe resi conto che il C.C. di Belgrado era contro la Russia131. L'apparato speciale coordinato da PCI e PCTLT, cui si accennato sopra,
129 APC, Verbali Segreteria, mf 278, 27 settembre 1948; vedi anche Dagli archivi di Mosca, op. Cit., pp. 348-349. 130 Dagli archivi di Mosca, op. cit., sezione Documenti: Lettera di Vidali sulla situazione del Partito comunista del TlT, 16 agosto 1948, pp. 330-331. 131 Dagli archivi di Mosca, op. cit., sezione Documenti: Relazione di Vidali su Trieste, 27 settembre 1948, pp. 332-335.

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sviluppava la sua azione di propaganda in particolar modo nella zona B attraverso informatori e agenti cominformisti in Jugoslavia. Nei primi mesi successivi all'espulsione della Jugoslavia dal Cominform l'attivit di tali agenti veniva tollerata dalle autorit jugoslave locali, ma dal 1949 iniziarono la repressione e gli arresti. 1.9.3 Mosca e l'applicazione della risoluzione da parte del PCI Il giudizio dell'Unione Sovietica sul lavoro di propaganda svolto dal PCI in Italia nei primi mesi dopo la risoluzione dell'Informbjuro risultava abbastanza duro: non era stato fatto a sufficienza nella lotta contro la cricca titina, questo il verdetto. Mentre nelle organizzazioni di partito era in corso l'esame della risoluzione dell'Informbjuro sulla situazione nel Pkj, nei giornali e nei quotidiani del Partito comunista italiano erano apparsi alcuni articoli nei quali venivano spiegate soltanto singole questioni toccate dalla risoluzione. Gli articoli erano dedicati soprattutto a singoli problemi di teoria del marxismo-leninismo e solo indirettamente sfioravano l'attivit pratica della direzione del Pkj. L'attenzione si concentrava principalmente sulla questione contadina, dato che la stampa reazionaria aveva richiamato le note indicazioni della risoluzione dell' Informbjuro sui compiti della collettivizzazione dell'agricoltura e, deformandone il senso, aveva sollevato il clamore per spaventare il contadino italiano. Dopo il luglio 1948, i quotidiani e i giornali del PCI non avevano ospitato articoli sullo smascheramento della cricca di Tito e solo di tanto in tanto avevano pubblicato singole note informative, alquanto brevi, sulla situazione in Jugoslavia. Anche l'esame della risoluzione dell'Informbjuro nelle organizzazioni del partito aveva avuto un carattere sporadico e, dopo il luglio del 1948, l'apparato di propaganda del partito non era tornato sulla questione della situazione all'interno del Pkj. La Sezione stampa e propaganda del C.c. del PCI pubblicava la rivista Propaganda, nella quale venivano ospitati articoli e materiali per i propagandisti e gli agitatori e venivano indicati temi, questionari e schemi modello di conversazioni e di relazioni. Pur essendo un sussidio fondamentale di orientamento per i funzionari della propaganda di partito, questa rivista non affrontava i temi relativi alla situazione del Pkj e non poneva all'apparato di propaganda gli obiettivi dello smascheramento della cricca di Tito. Neppure l'analisi dei temi della teoria del marxismo-leninismo, della costruzione del partito ecc., pubblicati in Propaganda, 58

avevano relazione con la risoluzione sulla situazione nel Pkj dell'Informbjuro, n ponevano gli obiettivi dello smascheramento dell'attivit proditoria della direzione del Pkj. In conclusione il Partito comunista italiano, dopo l'esame e l'approvazione della risoluzione dell'Informbjuro, non aveva fatto propaganda contro la cricca di Tito; nelle pubblicazioni del partito, lo smascheramento dell'attivit antisovietica e filoimperialista della direzione del Pkj non era quasi affrontato. Non era stato posto all'apparato di propaganda del partito il compito di smascherare la cricca di Tito132 Il giudizio severo di Mosca sullo scarso operato del PCI nella lotta al titismo riguardava anche gli organi di stampa pi importanti, l'Unit, Rinascita e Vie Nuove, che avevano ospitato una serie di articoli che spiegavano la risoluzione dell'Informbjuro nei primi giorni ma poi si erano concentrati sui fatti che avevano distolto l'attenzione del partito, ovvero l'attentato a Togliatti e lo sciopero generale. Tuttavia, anche in seguito, quasi non avevano toccato la questione, non avevano fatto propaganda attorno alla risoluzione dell'Informbjuro e non erano intervenuti contro la direzione del Pkj, a meno che non si volessero prendere in considerazione le brevi note di cronaca. Neppure il giornale Per una pace stabile, per una democrazia popolare! aveva ricevuto alcun articolo di autore italiano contro la cricca di Tito. L'articolo Dove conduce il nazionalismo del gruppo di Tito in Jugoslavia (Pravda, 8 settembre 1948), anche se era stato ripubblicato su l'Unit, non aveva tuttavia ricevuto la diffusione dovuta e non era stato preso in esame dai comunisti italiani. I comunisti italiani spiegavano il silenzio della stampa del PCI fin dall'estate del 1948 sulla questione della cricca di Tito con la mancanza di informazioni. Tuttavia, la causa pi importante era, secondo Mosca, una precisa sottovalutazione da parte del C.c. del PCI del compito di smascherare il tradimento della cricca di Tito, dal momento che i compagni italiani avevano comunque la possibilit di ottenere autonomamente informazioni attraverso il P.c. del Tlt o direttamente attraverso le loro organizzazioni estere. Era noto, infatti, che tali informazioni giungevano al C.c. del PCI, ma che esse non erano state utilizzate in interventi pubblici sulle pagine della stampa di partito. A parte questo, Borba, che a Roma veniva venduta liberamente, conteneva un ricco materiale per intervenire contro la cricca di Tito. Sulle pagine dei giornali del PCI

132 Nota informativa di Sevljagin sul PCI e la risoluzione del Cominform sulla Jugoslavia, 4 maggio 1949, in F.Gori, S.Pons, Dagli archivi di Mosca, op. Cit., p. 361-362.

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non veniva neppure illustrata la lotta contro gli agenti della cricca di Tito nelle file del PCI, sebbene esistessero dati per intervenire in tal senso. La direzione del PCI prestava costante aiuto alla lotta del Pc del Tlt contro i titini a Trieste e la dirigeva, di fatto, ma l'attivit dei compagni triestini, cos come gli intrighi degli agenti di Tito a Trieste, non venivano illustrati sulle pagine della stampa di partito, n l'attenzione dei comunisti italiani veniva mobilitata attorno a tali questioni133.

133 Nota informativa di Sevljagin sul PCI e la risoluzione del Cominform sulla Jugoslavia, 16 maggio 1949, in F.Gori, S.Pons, cit. p. 369-370.

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CAPITOLO II LA FASE DELLE TRATTATIVE BILATERALI


(1949-1951)
SOMMARIO: 2 .1Rapporti economici e organizzativi tra PCI e PCTLT e attivit in Jugoslavia; 2.2 Una diversa prospettiva: la collezione Documenti Diplomatici Italiani; 2.3 Il PCI e l'adesione italiana al Patto Atlantico; 2.4 Le elezioni amministrative del 1949 a Trieste 2.5 La lotta sulla stampa dopo le elezioni amministrative; 2.6 L'introduzione del dinaro nella zona B; 2.7 Il PCTLT: la via d'uscita l'applicazione del Trattato di pace; 2.7.1 Il Comitato Centrale del luglio 1949. Il II Congresso ordinario del PCTLT; 2.8 Il Cominform chiede unintensificazione della lotta al titismo; 2.9 Cambiamento dello scenario internazionale: verso le trattative dirette; 2.10 Vidali contro il baratto infame; 2.11 La posizione sovietica sulla questione di Trieste; 2.11.1La nota sovietica del 20 aprile 1950 recepita dal PCI. Interpretazioni diplomatiche della posizione sovietica; 2.12 Questione di Trieste e guerra di Corea; 2.13 Lotta al titofascismo e caso magnacucchi; 2.14 Fase di stallo nella situazione internazionale circa la questione di Trieste; 2.15 Il PCI chiede che il TLT sia dichiarata citt aperta; 2.16 Alineamento delle posizioni di PCI e comunisti triestini

2.1 Rapporti economici e organizzativi tra PCI e PCTLT e attivit in Jugoslavia

Dopo la risoluzione dell'Informbjuro del giugno 1948 e la successiva affermazione dell'ala cominformista all'interno del PCTLT, il partito triestino, sotto la guida di Vidali, avrebbe potuto riavvicinarsi finalmente al PCI, come desiderava Togliatti, ma aveva soprattutto bisogno di aiuto da Roma sotto l'aspetto organizzativo e finanziario, dato che i fondi provenienti dalla Jugoslavia erano stati bruscamente interrotti. Un ritratto della situazione esistente nel partito comunista cominformista a Trieste nell'autunno del 1948 ci viene dato dalle parole di Vidali che sottolineava la sproporzione di forze in campo per quanto riguardava i quotidiani rispetto al partito comunista triestino titino: forte stampa degli avversari noi [abbiamo] solo Il lavoratore, lamentava scarse possibilit di instaurare alleanze, e tuttavia credeva nella necessit di ingaggiare una lotta per evitare che Babic indebolisse la nostra base anche tramite gli indipendentisti. 61

Le organizzazioni democratiche in Italia dovevano mantenere relazioni costanti con le rispettive organizzazioni locali134 concludeva Vidali. Va detto qui che dalle carte dei verbali delle riunioni della Segreteria del PCI, presenti all'Archivio del Partito Comunista d'Italia (APC) presso la Fondazione Gramsci a Roma, relative al periodo trattato nel presente capitolo, in molti casi trapelano soltanto sintetiche informazioni come lelenco dei partecipanti alle riunioni, l'ordine del giorno e le conclusioni determinate alla fine della riunione. Mancano invece gli allegati, ovvero i rapporti stenografici delle discussioni e degli interventi dei partecipanti: in questo modo ci che possiamo evincere dai verbali che sia utile per la ricerca in questione l'informazione che in una certa riunione la questione di Trieste fosse all'ordine del giorno, e quindi anche la frequenza con la quale si affrontava in Segreteria questo tema, la discesa a Roma di Vidali ed altri rappresentanti triestini per discutere i vari aspetti della situazione triestina e analogamente l'invio di rappresentanti romani a Trieste come osservatori, ma anche per dimostrare sostegno e vicinanza alla causa. E dai suddetti verbali che possiamo che Vidali e Pratolongo si recarono a Roma nel gennaio del 1949 per informare la dirigenza del PCI sul modo in cui veniva preparata la campagna elettorale, sull' organizzazione sportiva e sul lavoro svolto in Jugoslavia. Si decise l'invio di un compagno, Arturo Cicalini, per meglio stabilire le possibilit di lavoro in attivit cospirativa, e al contempo chiarire meglio la linea da seguirsi135. Sull'attivit in Jugoslavia sappiamo che tramite gite, gare sportive in cui gli atleti stessi avvicinavano le persone del popolo, autisti di autocarri, ferrovieri ed altro personale viaggiante si cercava di diffondere stampa e raccogliere informazioni di qualsiasi tipo, economico, politico, sociale, stati d'animo della popolazione, fatti accaduti, voci e opinioni, opinioni su stampa cominformista e trotzkista. Si tentava di reclutare uomini fidati per organizzare un collegamento e recapiti clandestini, creare cellule, migliorare la diffusione della stampa e raccogliere documenti. Le direttive emanate erano: divulgare la stampa, fornire notizie, svolgere lavoro di penetrazione nelle organizzazioni trotzkiste, riunioni di gruppi e cellule comuniste, curare l'educazione individuale (per il momento). La
134 APC, Mf. 99, BUSTA 57/5, Rapporto di Vidali sulla situazione a Trieste 6 ottobre 1948. 135 APC, Mf. 100, Busta 13/1, Verbale n.5 - Riunione di Segreteria del 25 gennaio 1949.

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direttiva generale era: non frequentarsi tra compagni ma cercare compagnia nella massa per poter svolgere meglio propaganda 136. Una lettera di Vidali scritta a Platone della Direzione del PCI il 14 febbraio del 1949 offre altre utili informazioni sulla situazione a Trieste del PCTLT, in vista delle elezioni amministrative di giugno, mostra ancora una volta le preoccupazioni di Vidali per una struttura debole e con poche risorse di fronte al forte partito dei titini sostenuto con fondi jugoslavi e dotato di un apparato numeroso. Solo nella zona A il gruppo di Tito, a detta di Vidali, contava 1.200 funzionari stipendiati, da ci derivava per i comunisti triestini la necessit di uno stretto collegamento con il movimento comunista e democratico internazionale. Per rafforzare questo collegamento il partito di Vidali richiedeva l'appoggio del PCI ed al tempo stesso iniziava ad inviare un bollettino quindicinale contenente notizie della situazione in Jugoslavia e nella zona B del TlT, nonch un breve resoconto dell'attivit del partito e del movimento democratico della zona A, con la preghiera di dare massima diffusione alle notizie ivi contenute137. La risposta sintetica che troviamo nel verbale della riunione di Segreteria successiva alla lettera di Vidali dava istruzioni per rispondere che il PCI appogger sempre e aiuter il P.C. Del TLT e affinch venisse dato maggior rilievo sugli organi di stampa del partito alle notizie e all'informazione sul TLT138. La distanza tra le posizioni sostenute dal PCI e quelle del PCTLT in questa fase evidenziata anche in un episodio minore, ma ugualmente significativo, di un incontro di Mario Osti, rappresentante del PCI - Sezione Enti Locali, con alcuni compagni triestini a Venezia per discutere della situazione a Trieste in vista delle elezioni amministrative di giugno. Nel suo resoconto alla Segreteria del PCI Osti parlava di popolazione (a Trieste) stanca e insofferente verso impostazioni prettamente politiche e della necessit di un programma concreto per le elezioni con le parole d'ordine Comune autonomo e popolare. I compagni triestini, invece, lamentavano nel corso dell'incontro la tendenza del PCI alla politicizzazione del programma contro l'imperialismo, mentre i triestini obiettavano che tale posizione coincideva con la difesa del Trattato di pace e
136 Dagli archivi di Mosca: l'Urss, il Cominform e il PCI, 1943-1951, Francesca Gori e Silvio Pons (a cura di), Roma, Carocci, 1998; nota informativa sull'attivit in Jugoslavia, Trieste 4 febbraio 1949, dattiloscritto in russo. Vedi anche: APC, Fondo Pratolongo, Mf. 135, Relazione del 4 febbraio 1949 La nostra attivit in Jugoslavia e in zona B. 137 APC, MF. 100, Busta 2 13/1, Lettera di Vidali a Platone del 14.2.1949. 138 APC, Mf. 100, Busta 2 13/1,Verbale Segreteria n.12 18 febbraio 1949.

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Territorio libero ed era da loro sostenuta nei comizi e sulla stampa, obiettavano anche che era troppo impegnativa e tale da invischiare l'azione del PCI da cui si attendevano largo appoggio. Qualcuno alludeva anche alla reticenza, in realt, del PCI ad assumere un impegno vincolante a Trieste. La Sezione Enti Locali chiedeva ai triestini di prendere posizione al momento attuale sul problema della difesa della pace139. Dai vidaliani arrivavano quindi a Roma richieste esplicite di aiuti finanziari e d'altro genere, e richieste soprattutto di assunzione di responsabilit verso una presa di posizione pi netta che il PCI, sempre attento agli ordini provenienti da Mosca, come anche agli umori dell'opinione pubblica italiana, per la quale, come abbiamo gi visto, la questione di Trieste era tutt'altro che superata, non era forse in grado di dare. Per quanto riguardava i problemi economici, stato provato in realt che nel periodo in questione da Mosca arrivavano a Roma fondi per il tramite del PCTLT ed in particolare della persona di Vidali140. Lo stesso Vidali faceva presente a Roma, come abbiamo gi visto nel capitolo precedente, che i fondi che prima arrivano con continuit dalla Jugoslavia dal giugno '48 dovevano almeno in parte essere concessi da Roma141. I problemi economici vennero in parte risolti con un ridimensionamento dell'apparato organizzativo, circa il 70% di funzionari: vi era stata l'espulsione di coloro i quali erano legati alla vecchia dirigenza e cominciava allo stesso tempo un lavoro di rieducazione degli iscritti al partito contro il nazionalismo e sciovinismo italiano ma anche contro quello titino.

139APC, Mf. 100, Busta 2 13/1, Documento di Mario Osti (Sezione Enti Locali) su elezioni amministrative di Trieste diretto alla Segreteria, 14 febbraio 1949. 140 V. Riva, Oro da Mosca: i finanziamenti sovietici al PCI dalla rivoluzione d'ottobre al crollo dell'URSS, Milano, Mondadori, 2002. 141 AA.VV., Dagli archivi di Mosca, op. cit., Rapporti di Vidali del 16 agosto e 27 settembre 1948, pp. 330-31 e 332-33.

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2.2 Una diversa prospettiva: la collezione Documenti Diplomatici Italiani

Esaminando la collezione dei Documenti Diplomatici Italiani che si trova presso l'Archivio Storico-Diplomatico della Farnesina, in particolare la Serie Affari Politici, che a mio parere forse quella pi interessante e che pu fornire pi spunti di riflessione sull'argomento in oggetto grazie anche al maggiore numero di documenti d'archivio da analizzare, risulta particolarmente utile ai fini della presente ricerca l'analisi del fitto carteggio scambiato tra i diplomatici della Rappresentanza Italiana a Trieste (che poi diventer Missione Italiana a Trieste) ed i dirigenti del Ministero degli Affari Esteri (MAE). Per la precisione si trattava il pi delle volte di quelli della Direzione Generale per gli Affari Politici Ufficio IV (DGAP IV) che si occupava da vicino della questione di Trieste. In alcune occasioni i diplomatici italiani si interessavano anche alle posizioni del PCTLT, alla sua politica ed ai rapporti che intratteneva con il PCI, e soprattutto all'individuazione, al riparo delle dichiarazioni ufficiali, delle reali intenzioni dell'Urss riguardo ad eventuali accordi su Trieste nei quali non sarebbe stata parte in causa. Tali corrispondenze, possono essere d'aiuto per ricostruire il quadro della situazione dell'epoca, laddove risultino lacunosi i documenti d'archivio del PCI, dal tono troppo propagandistico e ufficiale e quindi di nessun aiuto gli articoli di stampa. Forniscono, infine, un altro punto di vista sulla questione che giova alla ricchezza della ricerca. Apprendiamo cos, ad esempio, che nel gennaio del 1949 il Reggente della Rappresentanza Italiana a Trieste ambasciatore Augusto Castellani illustrava al Segretario di Legazione Francesco Lo Faro, capo della DGAP IV, le posizioni dei partiti locali a Trieste in vista delle elezioni amministrative di giugno. Castellani spiegava a Lo Faro che con la pubblicazione avvenuta il 14 gennaio sul quotidiano Il Lavoratore del progetto di programma elettorale del PCTLT, era iniziata la fase concreta di schieramento dei vari gruppi politici triestini in vista delle elezioni amministrative di giugno. La posizione del PCTLT era, infatti, per molti aspetti e in questa fase, una posizione chiave, poich esso si trovava in mezzo ai due campi opposti, lo sloveno e l'italiano ed in essi sperava di poter sfruttare a proprio vantaggio gli errori e le mosse obbligate. Tuttavia, l'emergere di due distinti comunismi che andavano tingendosi ognuno di propri motivi nazionalistici complicava non poco il discorso. Al momento, comunque, la 65

presa di posizione dei cominformisti era molto cauta, il programma presentato non era definitivo ma anzi costituiva un mero progetto di cui poteva essere sottolineato soltanto: la tendenza ad astrarre dal piano politico, limitandosi ad osservazioni e proposte di carattere tecnico e locale, cercando di evitare che le elezioni assumessero in qualsiasi modo l'aspetto di un plebiscito; allo stesso tempo il carattere realistico, lontano dall'ideologia rivoluzionaria, con l'obiettivo di indirizzarsi anche alla piccola borghesia. Castellani concludeva definendo difficile l'eventualit di un blocco di partiti italiani col PCTLT per evidenti motivi, in riferimento anche a recenti dichiarazioni dell'avvocato Gasparini in seno al Comitato Centrale del PCTLT sulla questione nazionale. Per ora l'azione del PCTLT tendente ad accaparrarsi le masse operaie slovene non pu essere inutile ai nostri fini sempre che si riesca ad arginare, con un opportuno impulso all'attivit della Camera del Lavoro, una simile penetrazione nelle masse operaie italiane non estremiste142.

142 Documenti Diplomatici Italiani - Serie Affari Politici 1950-1957, Busta 216, Telespresso (Tls.) n. 252/57 Rappresentanza Italiana Trieste - Augusto Castellani a MAE DGAP - Francesco Lo Faro, 14 gen 1949: elezioni amministrative a Trieste, posizioni dei diversi partiti politici locali.

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2.3 Il PCI e l'adesione italiana al Patto Atlantico Nella seconda met del 1948 i comunisti italiani vennero a conoscenza dei negoziati per l'adesione dell'Italia al Patto Atlantico, ma la stampa comunista come ad esempio la rivista Rinascita non dette inizialmente molto peso alla notizia limitandosi a collocarla come un nuovo momento, una nuova forma della vecchia politica imperialistica, un ovvio corollario sul piano militare del piano Marshall. Tra la fine di novembre ed inizio dicembre si svolse in Parlamento un dibattito sulla politica estera del governo, partendo da una mozione del leader socialista Pietro Nenni che denunciava l'intenzione del governo De Gasperi di aderire al Patto Atlantico e auspicava una politica estera di neutralit per l'Italia, libera da alleanze o blocchi militari. Il dibattito non poteva non toccare l'argomento Trieste, questione ancora calda della politica estera italiana sul quale si esprimeva nel suo intervento anche il segretario del PCI Palmiro Togliatti: Avete orientato la vostra politica nel senso della propaganda antisovietica prendendo pretesto dalla questione di Trieste, mentre avreste dovuto sapere - e se non sapevate allora lo dovete sapere adesso, perch la cosa risultata chiara dalle ultime discussioni - che lUnione Sovietica frenava le impazienze del Governo jugoslavo in quel momento. [] Oggi, vi presentate alla Nazione con un fallimento completo; e invano cercate di mascherarlo con la vostra odiosa propaganda, la quale non ha nulla di nazionale, perch una brutta edizione della propaganda di menzogne e di odio con le quali gi il fascismo aveva cercato di spezzare lunit della Nazione. S, avete fatto tutte le promesse che avete fatto durante la campagna elettorale: ma voi stessi sapete che perfino Trieste, che allora venne fatta balenare agli italiani in quel modo cos indegno, oggi viene tenuta in serbo, dai vostri padroni, i quali pensano di potersene servire come offa per un tradimento e per un traditore143. In verit, qui come in altre occasioni, Togliatti porta Trieste come esempio di un modo propagandistico e fraudolento di fare politica del governo democristiano, senza addentrarsi realmente nel problema per affrontarlo. Bisogna dire che almeno in questo caso probabilmente non si trattava della sede pi appropriata per farlo, ma vedremo come anche in altre situazioni in cui ci si
143 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 2-12-1948.

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sarebbe potuto aspettare un intervento di Togliatti su Trieste, esso non vi stato, e cercheremo di spiegare anche le cause di tali silenzi. L'undici marzo 1949 de Gasperi annunci l'intenzione del governo di aderire al Patto Atlantico, segu un acceso dibattito in Parlamento, in cui interveniva il deputato Giancarlo Pajetta per il PCI:
[] Ma noi vi vogliamo chiedere ancora una cosa nel lanciarvi questa nostra accusa: quali interessi nazionali hanno determinato questa vostra politica? Quale minaccia ai confini, quale nemico alle porte, per cui possa dirsi che quando lincendio vicino bisogna accettare il soccorso di chiunque possa dare una mano per spegnerlo? No, voi non ci avete detto che siete minacciati, che sono minacciati gli interessi nazionali del nostro Paese; voi non avete nemmeno avuto il pudore di giustificare e di spiegare il vostro schieramento con questa gente! Non sentite il bisogno neppure di fare dei distinguo. Vi mancata perfino la temerariet di parlare di una rivincita, di una guerra da promuoversi per ottenere qualcosa per il nostro Paese, sebbene qualche accenno vi sia stato fatto in passato, quando si parlato della questione di Trieste (che forse sarebbe bene non dimenticare), qualche accenno che quella cosa sarebbe risolta in un riordinamento generale della carta di Europa!144.

Ancora una volta, dunque, come in un discorso visto sopra di Togliatti, il caso di Trieste riportato come esempio negativo della politica estera del governo democristiano e non viene affrontato in maniera specifica, sebbene, bene specificarlo, non fosse il tema centrale della discussione. Successivamente a Pajetta intervenne nel dibattito in Parlamento anche Palmiro Togliatti, ma il suo discorso sul Patto Atlantico non fece nessun riferimento alla questione di Trieste. Del resto, la bussola sia in campo estero che in campo interno per il PCI rimane la politica dell'Urss. Togliatti lo ribadisce apertamente in Comitato Centrale: sono i compagni del Paese del socialismo reale ad avere possibilit che noi non abbiamo145 e, quindi, a stabilire cosa vada in agenda e cosa no, cosa sia da mettere in primo piano (ed in prima pagina) e cosa tenere in attesa, aspettando indicazioni e momenti migliori per tornare ad agire.

144 Atti Parlamentari, Dibattito alla Camera dei Deputati, seduta del 12 marzo 1949. 145 APC, Mf. 132, Comitato centrale 29-31 marzo 1949.

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2.4 Le elezioni amministrative del 1949 a Trieste

In primavera Vidali e Pratolongo giunsero nuovamente a Roma per concordare le linee d'azione per la propaganda elettorale in vista delle oramai imminenti elezioni amministrative: fu deciso che la lotta per le elezioni diventasse lotta politica per la libert democratica e per la pace e che la Sezione propaganda si incaricasse di aiutare il PCTLT nella campagna elettorale. Se dunque da una parte prevalse la spinta del PCI alla politicizzazione del programma elettorale di cui si parlava sopra, dall'altra si garant anche un concreto sostegno di professionisti dell'azione propagandistica che rispondeva, almeno parzialmente, a quelle richieste di aiuto avanzate nei mesi precedenti da Vidali e dai suoi compagni146. In pieno clima di campagna elettorale, il sindaco di Venezia Gianquinto, esponente del PCI, doveva ribadire, prima di un discorso a Trieste in cui avrebbe sostenuto l'italianit innegabile della citt, che avrebbe parlato in qualit di rappresentante del Partito comunista e non a titolo personale come asseriva la stampa avversaria. Gianquinto nel suo comizio afferm poi che in un clima di distensione internazionale la questione di Trieste avrebbe potuto trovare la sua naturale soluzione con il ritorno all'Italia, mentre in quel momento un'azione delle potenze occidentali rivolta a restituire Trieste all'Italia contro il volere dell'Urss avrebbe irrimediabilmente portato alla guerra. Si imponeva quindi la necessit di accettare il mantenimento del TLT e sollecitare la nomina del Governatore, il che avrebbe portato inoltre all'evacuazione delle truppe di occupazione dalla Zona A e dalla Zona B147. Il discorso di questo esponente del PCI, anche se tutto sommato di secondo piano, rappresenta un altro esempio eclatante, ad opinione di chi scrive, degli equilibrismi dialettici che ad ogni momento il Partito comunista italiano si trovava a dover escogitare per fare andare d'accordo la posizione di Mosca, che esigeva l'applicazione del Trattato di pace con la relativa messa in funzione del

146 APC, Mf. 100, Verbale Segreteria n. 21 1 aprile 1949; verbale n.33 19 maggio 1949. 147 Documenti Diplomatici italiani, Serie Affari Politici, b. 215, Tls. n. 3324 Rapp. It. Trieste a Pres. Cons. Ministri Ufficio zone di confine, MAE 21/5/1949.

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TLT, e gli umori dell'opinione pubblica italiana in larghissima parte convinta che la citt dovesse subito tornare all'Italia, senza passare affatto per la condizione pi o meno transitoria di citt-stato indipendente a livello di diritto internazionale. Infine, pu essere interessante tornare alla corrispondenza tra Rappresentanza Italiana di Trieste e DGAP del MAE dell'ultima fase della campagna elettorale per notare la diversa percezione della situazione da parte del mondo diplomatico italiano e le diverse considerazioni rispetto ai mesi precedenti. A tal proposito, Castellani da Trieste scriveva a Lo Faro concentrando l'attenzione sulla possibilit che si costituisse, poco prima delle elezioni, una Federazione autonoma triestina del Partito Socialista Italiano (PSI), la quale avrebbe presentato una lista separata dal PCTLT, ma avrebbe agito di concerto con esso, assumendo sul piano nazionale un atteggiamento favorevole alla restituzione del Territorio all'Italia. Mentre il PCTLT, continuava Castellani, avrebbe sostenuto l'intangibilit del TLT e avrebbe cercato di accaparrarsi i voti degli elementi sloveni, la Federazione del PSI si sarebbe riservato di agire in quegli ambienti operai italiani che sono particolarmente sensibili ai fattori nazionali. La costituzione di tale Federazione avrebbe portato un grave colpo al Partito Socialista della Venezia Giulia (PSVG), il quale, anzich intensificare la sua azione nel campo operaio, aveva mantenuto sostanzialmente una politica di attesa148. Il PCTLT si sarebbe presentato da solo, respingendo qualsiasi forma di blocco, in particolare la formula uaisina. Le ragioni di una simile condotta potevano essere tratte dalla convenienza di adottare, anzich uno schema di alleanza rigido, che avrebbe condotto ad affrontare con una formula unitaria e non elastica la questione nazionale (ivi compresa la soluzione indipendentistica), un piano d'azione coordinato di tutte le forze di sinistra, che sarebbero potute giungere ad un'unione dopo le elezioni. Il Partito comunista slavofilo del TLT sarebbe sceso in campo invece, con ogni probabilit, adottando la formula del Fronte popolare slavo-italiano. A tal fine, erano in corso contatti con settori indipendentisti ed elementi indipendentisti sloveni. Il PCTLT poneva l'accento nella lotta elettorale sul programma classista; per quanto riguarda la questione nazionale, esso in sostanza non disconosceva
148 Documenti Diplomatici Italiani, Serie Affari Politici, b. 216, Promemoria di Castellani (4 maggio 1949) a Lo Faro inviato anche a M. Innocenti (Uff. Zone di Confine) su quadro schieramento elettorale partiti locali 5 maggio 1949.

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l'italianit di Trieste e caldeggiava il mantenimento del TLT come una soluzione provvisoria, la sola che fosse resa possibile dalla attuale situazione internazionale. La costituzione di una Federazione autonoma triestina del PSI non aveva avuto luogo, probabilmente per la pressione di elementi di destra e del centro del PSI che temevano la scissione del PSVG, in gran parte formato da elementi moderati149. L'Ambasciata d'Italia a Washington commentava invece la testimonianza di Robert Conway, corrispondente da Trieste per il Times Herald, il quale riportava uno scambio di accuse avvenuto tra Vidali e Babic. Entrambi avevano parlato di guerra sotterranea fra le due fazioni comuniste, Comway rilevava che il fatto che sia l'uno che l'altro si fossero indotti ad esprimersi con tanta chiarezza costituiva un sintomo dell'irreparabilit del dissidio fra le due fazioni stesse150. Per quanto riguarda i rapporti tra PCI e PCTLT, invece, poco prima delle elezioni avvenne un episodio che ci d l'idea di quale distanza ci fosse tra le posizioni dei due partiti, nonostante le tante riunioni di Segereteria dei mesi scorsi nelle quali, come detto, erano stati raggiunti degli accordi solo parziali per una pi efficace azione comune. Vidali aveva preparato un documento di saluto ai triestini e aveva chiesto a Togliatti di sottoscriverlo: ma il Segretario del PCI appose dei cambiamenti, cancellando l'auspicio che Trieste fosse italiana e libera sostituendolo con sia governata liberata dai suoi cittadini ed eliminando dagli obiettivi della politica del PCI quello del ritorno di Trieste entro i confini dell'Italia che seguiva, nel documento originale di Vidali, a quello della difesa della sua italianit. A questo punto, cos modificato il comunicato, Vidali si rifiut di pubblicarlo e chiese a Roma di fare lo stesso151.

149 Documenti Diplomatici Italiani, Serie Affari Politici, b 216 Tls. n. 3312/637 del 21 maggio 1949. 150 Documenti Diplomatici Italiani, Serie Affari Politici, b. 510, Tls. n. 4193/182 del 18 maggio 1949. 151 APC, Mf . 100, Verbali della Segreteria, Riunione del 10 giugno 1949; vedi anche MF 99 PCTLT.

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2.5 La lotta sulla stampa dopo le elezioni amministrative Le elezioni amministrative a Trieste furono segnate da un netto successo della Democrazia Cristiana col 39% dei voti, seguito da una buona affermazione del PCTLC con il 21%. Notevoli risultati ottennero anche gli indipendentisti col 9,7% e il M.s.i. col 6%. La settimana seguente a Roma Vidali espose alla Segreteria la situazione dopo le elezioni. Alla riunione intervennero anche Scoccimarro, Secchia, e Togliatti che critic alcune posizioni della campagna elettorale, parl della debolezza del risultato e delle sue cause eventuali, della possibilit di una azione politica a proposito della questione di Trieste, della necessit dell'esame della situazione e dell'azione del partito. Si decise che la Segreteria prendeva atto delle informazioni avute dal segretario del PCTLT. Questi prendeva atto per contro delle riserve e critiche che gli erano state esposte. Un compagno della Segreteria si sarebbe recato a Trieste per esaminare concretamente e ampiamente l'azione politica e organizzativa del PCTLT152. Critiche quindi all'azione autonoma del partito di Vidali da parte di Togliatti, ma anche consapevolezza della necessit di fare di pi per sostenere un partito schiacciato da una parte dalla DC locale, sostenuta dal Governo Militare Alleato (GMA), e dagli altri partiti ad essa alleati, e dall'altra parte dal partito comunista babiciano sostenuto dalla Jugoslavia. All'indomani delle elezioni il quotidiano dei vidaliani Il Lavoratore riconosceva la vittoria del nazionalismo italiano e la sconfitta dell' agenzia di Tito a Trieste, cio dei babiciani, nonch degli slavi bianchi di Agneletto. Attribuiva la vittoria dei partiti dichiaratamente italiani ai brogli e alle manipolazioni che sarebbero stati compiuti in sede pre-elettorale e si mostrava indignato del fatto che i voti ottenuti dal Partito Comunista venissero considerati come voti italiani dopo che nella propaganda elettorale tale partito era stato combattuto come anti-italiano153. Gli organi di stampa jugoslavi e quelli cominformisti triestini si lanciavano accuse identiche in una guerra fatta a colpi di articoli: su Il Lavoratore si
152 APC, Mf. 100, Verbale Segreteria n.40 27 giugno 1949. 153 Cfr.: Il Lavoratore, 18 giugno 1949.

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affermava ad esempio: ...oggi la Jugoslavia serve agli imperialisti pi che il governo di De Gasperi, la cricca belgradese ha avuto il compito di mettere a disposizione degli imperialisti il territorio jugoslavo come base per l'aggressione contro l'Urss154. Durante tutta la campagna elettorale, erano stati viceversa gli jugoslavi ad accusare Vidali, appoggiato dalla Russia, di fare il gioco degli anglo-americani e di sottrarre cos il territorio di Trieste allo schieramento comunista internazionale. I giornali jugoslavi parlavano di funambolismi del Lavoratore, poich si diceva che con le sue false notizie l'organo comunista triestino rispecchiava il pensiero del Cominform, tendendo a giustificare l'annessione di Trieste all'Italia, perch, secondo la tesi del Cominform, Trieste serviva meno agli imperialisti che non alla Jugoslavia. Questi giornali, quindi, si indignavano, perch i sovietici avrebbero preferito Trieste marshalizzata piuttosto che appartenente ad un'onesta Jugoslavia socialista. Questo atteggiamento era considerato anti-marxista, sciovinistico ed anti-democratico. Erano i cominformisti ad essere dei controrivoluzionari ed il loro atteggiamento non si differenziava dal (loro) atteggiamento nei riguardi della Carinzia155. La guerra su carta stampata andava avanti poich Il Lavoratore aveva successivamente pubblicato che esisteva un accordo segreto De Gasperi-Tito per dividersi il TLT ed i giornali jugoslavi avevano reagito uniformemente, affermando che la notizia era stata pubblicata per ordine di Mosca con evidente malafede. Il Borba infine aveva dichiarato che tutta la stampa cominformista aveva cominciato in ritardo a commentare i risultati delle elezioni amministrative, questo perch mancava di istruzioni superiori. La risposta del PCTLT era stata trovata nella formula che diceva che le elezioni avevano rappresentato la sconfitta delle liste jugoslave, mentre la vittoria dei partiti reazionari era messa in secondo piano156. In La Nostra Lotta, organo dell'UAIS del circondario istriano, il 29 giugno (Insegnamenti dell'esperienza) si arrivava addirittura a parlare di risultati delle elezioni diversamente interpretabili a seconda della popolazione considerata come residente a Trieste e quindi come legittimo corpo elettorale triestino;
154 Il Lavoratore, ibidem. 155 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 216, Tls. n. 1619/805, Legazione d'Italia Belgrado a Mae, 30 giugno 1949: elezioni a Trieste, Jugoslavia e Cominform. 156 D.D.I., Serie Affari Politici, Tls. n. 1699/833, Legazione d'Italia Belgrado a Mae, 5 luglio 1949: commenti ufficiali in zona B.

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nell'articolo si passava poi alle solite accuse ai cominformisti di aver tradito la causa degli sloveni e di essere antileninisti e addirittura antisovietici. La satira era anche di tipo personale nei confronti di Vidali a proposito del quale si scriveva: [...] sconclusionate elucubrazioni di un megalomane del Centro America che ha preso troppo sole per aver perduto il sombrero157. Non meno forti erano gli attacchi sferrati dalle pagine del quotidiano nazionale l'Unit sul quale Pajetta scriveva: In questo posto di frontiera dove ognuno, dieci volte al giorno, vede il confine e di l Capo dIstria e Isola e Pirano, tutti vi assicurano che i comunisti vinceranno presto anche in Jugoslavia e Tito, il traditore contro il quale si appunta lodio popolare, sar spazzato via158.

157 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 216, Tls. n. 1699/833. 158 Cfr.: L'Unit, 29.6.1949.

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2.6 L'introduzione del dinaro nella zona B Gli attacchi violenti agli avversari politici, in primis il traditore Tito, scaturivano, come spesso accadeva, anche dalla necessit di dimostrare che il PCI era in prima linea nel campo del comunismo internazionale nella lotta contro i traditori, a dispetto delle critiche che potevano arrivare come ad esempio alcuni mesi dopo alla riunione dell'Informbjuro in Romania. In quell'occasione vi era stata l'autocritica di Longo e della Direzione del partito per la deficiente nostra lotta contro Tito, mentre scarsa e debole si definiva l'azione politica dal punto di vista dellorientamento159. Nel mese di luglio del 1949 il governo jugoslavo introdusse il "dinaro" nella Zona B come unica moneta, confermando l'intenzione di voler dare vita ad un atto unilaterale di annessione. Negli stessi giorni a Pola Tito annunciava la decisione della Jugoslavia di cessare l'appoggio ai partigiani greci e allo stesso tempo di richiedere aiuti economici all'Occidente. Dopo circa un anno di silenzio il leader jugoslavo tornava a parlare della questione di Trieste affermando che la Jugoslavia doveva essere interpellata su qualsiasi decisione venisse presa in merito al TLT. Il discorso avrebbe potuto far pensare ad un primo cambiamento di rotta dalla richiesta di creazione del TLT alla richiesta di spartizione dello stesso. Presso il Ministero degli Esteri italiano si riteneva che la lentezza di presa di posizione dei Governi occidentali nella questione della zona B avvalorasse la tesi di quanti insinuavano che i governi alleati non avrebbero avuto scrupolo a compromettere gli interessi italiani e ci destava una penosa impressione nella nostra opinione pubblica. Senza dubbio, secondo il Ministro degli Esteri italiano Carlo Sforza, la blanda reazione occidentale al gesto di Tito nella zona B era da ritenersi responsabile del suo arrogante discorso a Pola160. Il corrispondente a Belgrado del New York Herald Tribune informava che, secondo fonti autorevoli, la dichiarazione di Tito a Pola era, in realt, da ritenersi di tono conciliativo ed indicante la sua volont di esporre il punto di vista jugoslavo su Trieste e negoziare con gli Occidentali. Tale manifestazione era interpretata come volta a prevenire la possibilit che la Russia accedesse alla
159 APC, MF. 200, Verbali della direzione 24-11-1949 160 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 214, Telegramma n. 5923/C del 12/07/1949, Min. Sforza a Londra Washington Parigi Belgrado (Declassificato a non classificato ai sensi dell'O.d.s. n. 43-2006 del 9-11-2006).

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richiesta delle tre Potenze occidentali di restituire Trieste all'Italia. Un'iniziativa russa del genere avrebbe reso possibile la revisione del Trattato di pace con l'Italia e Tito isolato, a meno che egli non fosse riuscito ad accordarsi preventivamente con gli Occidentali161. Il Ministro Sforza ammoniva che l'attenzione dell'opinione pubblica italiana alle reazioni di Usa e Gran Bretagna ad azioni illegali della Jugoslavia in zona B era alta. I comunisti si preparavano a farne oggetto di larga speculazione politica anche in relazione all'imminente discussione parlamentare per la ratifica del Patto Atlantico. Qualsiasi esitazione da parte delle Potenze Occidentali sarebbe stata immediatamente interpretata e sfruttata come conferma di insistenti voci giornalistiche di accordi finanziari connessi ad una soluzione di compromesso a danno dell'Italia per la questione del TLT. Anche dal punto di vista della politica interna sarebbe stato perci necessario che la presa di posizione delle Potenze Occidentali fosse risultata pronta e decisa162. Ed aveva ragione il Ministro a proposito delle intenzioni comuniste di speculare sull'azione jugoslava in zona B, dato che ad esempio Il Lavoratore parlava, a proposito del cambio di moneta sopra menzionato, di primo passo verso la spartizione del TLT, secondo l'accordo De Gasperi-Tito. Di fronte a tale spartizione, ci sarebbero state probabilmente le proteste degli Occidentali, ma alla fine, secondo il quotidiano comunista, sarebbero prevalse ragioni di opportunit politica, tanto pi che in quel momento Tito sembrava contare per gli imperialisti pi di De Gasperi163. I fatti della Zona B, come previsto da Sforza, furono sfruttati anche in sede di dibattito parlamentare sulla ratifica dell'adesione al Patto Atlantico sempre nel luglio del 1949. Gian Carlo Pajetta nel suo lungo intervento chiedeva che le elezioni fossero svolte non solo in zona A ma anche in zona B, affinch venisse migliorata la condizione di Trieste, trasformata in Shanghai dell'Adriatico con la presenza delle truppe anglo-americane. Pajetta accusava i democristiani di remissivit di fronte all'azione di Tito che si mostrava addirittura truculento nel tentativo di ottenere i massimi risultati possibili nei negoziati , mentre il governo italiano si limitava ad una protesta pro forma ritenendo che la questione fosse in
161 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 214, Tls. n. 15/139 DGAP IV a Londra Parigi Mosca Belgrado del 18/07/1949: dichiarazione Tito a Pola e atteggiamento russo. 162 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 214, Telegramma (Tlg.) n. 5870 Sforza a Londra e Parigi 10/07/1949. 163 D.D.I., Serie Affari Politici, Tls. n. 4154/803 Rapp. It. Trieste a MAE 7/7/49: cambio moneta in zona B, commenti stampa cominformista.

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realt tra governo jugoslavo e governo americano164.

164Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, seduta del 14.7.1949.

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2.7 Il PCTLT: la via d'uscita l'applicazione del Trattato di pace 2.7.1 Il Comitato Centrale del luglio 1949 Dalle carte dell'Archivio Gramsci, possiamo riscostruire i tre giorni di lavori del Comitato Centrale del PCTLT del luglio 1949 in cui, al solito, fu Vidali a dominare la scena. Non risultano particolarmente interessanti ai fini della presente ricerca l'intervento di Marina Bernetic n la relazione organizzativa di Destradi, mentre pu valere la pena esaminare alcuni passaggi del discorso tenuto da Vidali. Nel suo intervento egli esortava all'interno del Consiglio comunale a contrastare sia il nazionalismo che il cosmopolitismo (citava Bielnisky: il cosmopolita qualcosa di falso, d'ambiguo, di estraneo ed incomprensibile, uno spettro pallido e nebuloso, un essere immorale, senza anima, indegno di portare il nome sacro di uomo). Sul problema di Trieste affermava che le dichiarazioni di Londra e Washington significavano che le trattative sarebbero continuate, mentre sarebbe stato concesso il prestito a Tito. Vidali accusava di non sincerit gli Occidentali che avevano formato il Blocco Triestino ed il Fronte dell'indipendenza, subordinando tutto ai loro piani di guerra, mentre Tito offriva loro un fronte del quale Trieste era una testa di ponte. Ma per qualsiasi soluzione circa la questione di Trieste, Vidali ricordava l'imprescindibililit dell'assenso dell'URSS:
L'Urss rispose alla tripartita, la escludono da tutto, ha chiesto due volte il governatore non intervenuta nelle elezioni italiane n nelle nostre essa interverr sicuramente, la nostra bussola il suo ed il nostro nemico principale non distinto. Il trattato di pace stato rotto da tutti; la nostra posizione distinta da quella degli indipendentisti: non esiste uno stato libero, abbiamo accettato un compromesso, ne volevano un altro quello Tito-Togliatti, c' stato un momento nel quale si disse meglio l'Italia che gli anglo-americani, siamo disposti ad accettare un compromesso con il quale sia d'accordo l'Urss. Realizzare alleanze, tenendo la nostra libert d'azione per altre soluzioni che noi dobbiamo desiderare al pi presto. Nazionalismo italiano nei suoi vari aspetti titismo e cosmopolitismo sono sullo stesso piano. Le singole rivendicazioni della democrazia possono essere in contraddizione col movimento democratico mondiale in questo caso respingerle, bisogna valutare su scala mondiale le varie posizioni prese dall'Urss sul problema di Trieste165 .

Quest'ultima frase di Vidali, a mio parere non da sottovalutare, soprattutto se si considera detta da un uomo di Mosca, qual'era Vidali, il quale si rendeva
165 APC, Mf. 99, pacco 1 busta 57/1, C.C. del PCTLT 15-17 luglio 1949.

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conto benissimo che le varie posizioni del Cremlino sulla questione di Trieste potevano lasciare quanto meno perplessi i comunisti triestini, ma non per questo il ruolo di guida del movimento democratico mondiale dei sovietici poteva venir messo in discussione per delle singole (e locali) rivendicazioni della democrazia. Nelle sue conclusioni Vidali sosteneva l'importanza della lotta per la pace a Trieste, la quale poteva essere utilizzata dagli Occidentali per un'aggressione antisovietica sferrata in base all'art.4 del Patto Atlantico, qualora la sicurezza dei loro governi fosse da considerare in pericolo per azione delle forze di opposizione. La risoluzione del Comitato Centrale ribadiva la linea del PCTLT: richiesta della nomina del governatore, come unica soluzione che in quel momento permetteva l'allontanamento di tutte le truppe di occupazione, l'unificazione delle due zone e lo stabilimento di condizioni di vita democratiche e di ripresa economica e che potesse aprire la via anche ad altre soluzioni che contribuissero alla difesa della pace. Andava fatto uno sforzo per formare un ampio fronte di tutti i cittadini e possibilmente di gruppi e partiti che, anche mantenendo le proprie opinioni sulla futura appartenenza statale di quelle terre, potessero trovarsi in quella fase d'accordo sull'obiettivo della nomina del governatore, sulla base della lotta comune contro il principale nemico, cio l'imperialismo anglo-americano. Ulteriori obiettivi erano: allargare e rafforzare il partito, allargare le organizzazioni democratiche di masse, renderle indipendenti economicamente e pi influenti166. Intanto, frutto di un accordo per un maggiore sostegno del PCI sul territorio, anche a livello di organi di stampa, l'Unit entr a fine luglio a Trieste con una pagina di cronaca dedicata al TlT.

166 APC, Mf. 99, pacco 1 busta 57/1, CC del PCTLT 15-17 luglio 1949.

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2.7.2 Il II Congresso ordinario del PCTLT Al II congresso ordinario del PCTLT (16-18 settembre 1949) un Vidali pi prolisso del solito esponeva, in una relazione politica di ben trentotto pagine, la situazione ed i progressi fatti dal proprio partito. Un anno prima il con il congresso straordinario erano stati eliminati dal partito i seguaci di Tito. L'eredit lasciata triste e disastrosa, il partito con errori, deficienze e deviazioni ideologiche e politiche, il movimento viziato da nazionalismo borghese e cosmopolitismo. Il partito era ancora semilegale, nascosto dall'Unione Antifascista Italo-slovena (UAIS) con il quale le organizzazioni democratiche di massa si identificavano completamente, con un apparato enorme di funzionari ed una situazione economica disastrosa e caotica dovuta al fatto che la banda di Babic si era appropriata di tutto il suo patrimonio. Sulla questione di Trieste Vidali ribadiva la posizione del PCTLT espressa altrove:
unificazione delle due zone, evacuazione delle truppe d'occupazione e cancellazione di questo territorio dalla mappa bellica dell'imperialismo guerrafondaio. Nell'articolo Baratto infame dissi che ormai non poteva essere un segreto per nessuno che il processo d'inserimento della zona B nello stato jugoslavo e della zona A, sempre occupata dalle truppe angloamericane, nel nesso amministrativo italiano, era un fatto. I discorsi di De Gasperi e Miha Marinko e Diminic confermavano questo fatto rinunciando entrambi alla difesa delle proprie minoranze sotto il governo straniero. Tanto a Tito come a De Gasperi senza parlare degli anglo-americani interessa la permanenza a Trieste delle truppe angloamericane perch Trieste oltre ad essere una testa di ponte diretta contro i Paesi a democrazia popolare e contro l'Unione Sovietica rappresenta un avvertimento minaccioso contro il combattivo movimento democratico italiano e la crescente opposizione del popolo jugoslavo contro la cricca di Tito utile agli imperialisti anche per l'azione di provocazione per scindere il fronte unico socialista. Ricordavo che lo stesso Warren Austin rappresentante americano al Consiglio di Sicurezza nella discussione sulla proposta sovietica di nominare il governatore aveva affermato che erano in corso trattative tra le due nazioni sotto l'egida anglo-americana con esclusione dell'Urss e quindi fuori dall'Onu. Nell'articolo La via d'uscita ripetevo che De Gasperi e Tito conducono una lotta diretta contro l'Urss. La nota tripartita inapplicabile mentre applicabile la proposta sovietica. Se necessario dobbiamo unirci tutti per fare una petizione popolare diretta al Consiglio di Sicurezza. Questa l'unica via d'uscita nella situazione attuale. Dopo, la ricerca di una nuova soluzione sar meno complicata e difficile che oggi. Ci si chiede quale sarebbe la nostra posizione se l'Urss cambiasse linea. Rispondiamo che la pietra di paragone per conoscere un democratico il suo atteggiamento verso l'Urss, saremo sempre al fianco dell'Urss perch ogni sua posizione sul problema di Trieste sia quale sia sar ispirata dagli stessi sentimenti: di solidariet democratica e di pace [] Abbiamo resistito a molti attacchi e abbiamo accresciuto le nostre forze confortati dalla solidariet dei partiti

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fratelli, specialmente del PCI e del suo dirigente Togliatti167 .

Per il PCI aveva partecipato ai lavori del congresso del PCTLT Giacomo Pellegrini del comitato regionale Veneto. Il rapporto che invi alla Segreteria merita sicuramente attenzione, poich in esso leggiamo che egli giudicava insufficiente l'orientamento del partito sulla questione nazionale e su quella dell'appartenenza statale, ravvisando indeterminazione e tendenza a sfuggire l'esame delle questioni nel partito di Vidali. Bench certamente giudicato in maniera positivo il fatto che molti delegati dichiarassero di dover seguire Mosca sulla questione di Trieste, Pellegrini faceva giustamente notare che andava fatta una distinzione tra vecchie e nuove posizioni e nemmeno il rapporto di Vidali aveva fatto chiarezza in questo. All'interno del partito vi era una divisione tra coloro che provenivano dal vecchio partito giuliano e quelli che venivano dal Cominform, legata molto a questioni personali. Vidali, infine, concludeva Pellegrini, era insufficientemente aiutato dai suoi collaboratori168. A condividere le preoccupazioni di Pellegrini erano in molti anche a Roma. Secchia si rivolgeva a Togliatti addirittura paragonando i rapporti del PCI con il PCTLT con quelli intrattenuti col partito comunista inglese o americano, cio i vidaliani si consideravano come un partito completamente indipendente, senza per altro avere la forza di sviluppare una linea politica conseguente. Era necessario perci vedere la questione del PCTLT, perch cos non si poteva andare avanti169. In realt anche Vidali, come abbiamo visto anche in precedenza, chiedeva un maggiore sostegno da Roma. In una lettera alla Segreteria, in cui si lamentava per la riunione saltata a causa dell'assenza di Togliatti, scriveva che nella lotta di Trieste sempre pi dura e complicata lui cominciava ad essere stanco, anche fisicamente ed il desiderio dei triestini era di sentire pi vicini i compagni del PCI170.

167 APC, Mf. 98, II Congresso ordinario PCTLT, 16-18 settembre 1949. 168 APC, Mf. 98, Lettera di Pellegrini Giacomo alla Segreteria del PCI, 18 settembre 1949. 169 APC, Mf. 100, busta 2 - 13/2, Verbale della Segreteria n. 58 4 ottobre 1949. 170 APC, Mf. 99, Lettera di Vidali a segreteria Roma 3 novembre 1949.

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2.8 Il Cominform chiede unintensificazione della lotta al titismo

Sul piano internazionale, alcuni episodi possono essere considerati come conferme dello spostamento, cominciato con la risoluzione del giugno 1948, della Jugoslavia al di fuori del Cominform verso una posizione pi o meno neutrale in campo internazionale. Il primo era la nota sovietica dell'11 agosto 1949 alla Jugoslavia in cui veniva dichiarata la fine de sostegno alle rivendicazioni jugoslave sulla Carinzia e gli jugoslavi venivano addirittura definiti fascisti arrabbiati. Il secondo forse meno eclatante ma pur sempre importante: si trattava dell'accordo commerciale dell'agosto 1949 tra Italia e Jugoslavia che costituiva un primo passo incontro mosso dai due Paesi dopo la seconda Guerra Mondiale. Infine, il 29 settembre 1949 l'Urss denunciava il trattato di amicizia con la Jugoslavia, come definitivo gesto di rottura delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi non pi facenti parte dello stesso schieramento. In campo comunista a met novembre del 1949 si tenne la terza conferenza ufficiale del Kominform a Matra in Ungheria: all'ordine del giorno la lotta alla cricca di Tito. La relazione di Gheorghiu-Dej Il Pcj nelle mani di assassini e spie diceva che Tito eseguiva scrupolosamente gli ordini dei suoi padroni. Non c'erano interessi nazionali che Tito non avesse tradito per ordine di Washington. Secondo il quotidiano statunitense New York Herald Tribune vi erano stati dei mutamenti nelle posizioni jugoslave riguardo alle rivendicazioni dell'Austria, sulla questione di Trieste e quella dei partigiani greci. Ma in realt Giuda-Tito si opponeva a una soluzione equa degli interessi jugoslavi a Trieste171. Nel suo intervento alla conferenza il delegato del PCI Arturo Cicalini aveva affermato che dopo la risoluzione del giugno '48 la cricca di Tito aveva rafforzato e sviluppato l'azione spionistica verso l'Italia. La risposta del PCI consisteva nella campagna ideologica politica in seno al partito: vi erano dei membri e dei quadri di base che non avevano bene assimilato il principio del ruolo dirigente dell'Urss. La lotta, ovvero vigilanza rivoluzionaria, contro le influenze del titismo tra i partigiani e nel Psi era un obiettivo primario. Nel TLT al momento della risoluzione del giugno '48 la situazione era grave e complessa sia per

171 APC, Fondo M, Mf. 192, Materiale Kominform, luglio 1947-aprile 1950, pacco 12/II, Riunione U.I., Novembre 1949.

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l'occupazione anglo-americana che per politica nazionalista della cricca di Tito. Il PCTLT era diretto dai titisti Babic e Ursic i quali avevano il monopolio della stampa e della tipografia, dei mezzi finanziari del partito e anche il controllo sulla maggior parte delle organizzazioni di massa. Dopo una lotta accanita sul terreno ideologico e su quello organizzativo i titisti rimasti in minoranza erano stati cacciati dal partito e battuti nelle organizzazioni di massa e fra le masse italiane e slovene del TLT. I risultati delle ultime elezioni nel TLT erano stati schiaccianti: 21% per il PCTLT contro il 2% dei titini. Il lavoro del PCI in Jugoslavia per aiutare i compagni in Istria e Slovenia poteva essere svolto sfruttando l'esperienza del PCI stesso nel ventennio fascista: tramite la costituzione di un apparato speciale composto da italiani, croati e sloveni, con sedi, uffici e servizi indipendenti sia dal PCI che dal PcTLT. Era stata creata una rete organizzativa, ancora debole tuttavia per mancanza di centralizzazione. L'Apparato Speciale pubblicava materiale di propaganda da diffondere in Jugoslavia. Il confine era sorvegliato, perci la stampa veniva introdotta tramite marinai, ferrovieri, familiari di emigrati, etc. Lettere e relazioni ricevute dall'Apparato Speciale confermavano la situazione descritta da Dej in Jugoslavia. La conclusione di Cicalini era che il PCI avrebbe rafforzato la lotta contro la cricca facendo tesoro dell'esperienze fatte da altri partiti comunisti, non dimenticando per che l'Italia era un paese marshalizzato e uno dei pi esposti all' azione spionistica di Tito172. Le direttive del Cominform vennero subito metabolizzate dal PCI, in cui si discusse la necessit di rafforzare l'unit della classe operaia contro la penetrazione degli elementi trotzkisti. Togliatti invitava i compagni a superare ogni ombra di scetticismo a tale riguardo: Esso sarebbe oggi esiziale173. D'Onofrio rassicurava da una parte per la compattezza e l'ortodossia del partito ma dall'altra criticava gli organi di stampa: Non vi alcuna ragione di pensare che nel nostro partito vi siano correnti o gruppi dissidenti, ma qualche spia che occorre individuare e colpire con sanzioni politiche. Ma nel partito esistono condizioni oggettive perch si possono creare situazioni di disagio (filotitoismo) e per questo occorre una grande azione di

172 APC, Mf. 192, Materiale Kominform, luglio 1947-aprile 1950, pacco 12/II, Riunione U.I., Novembre 1949. 173 APC, Mf. 192, Materiale Kominform, Comitato Centrale PCI 16-19 dicembre 1949.

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vigilanza e un miglioramento della politica dei quadri [...] E' inammissibile continuare l'andazzo di settimanali che per due mesi non hanno combattuto nemmeno con una riga sull'avvenimento della cricca di Tito174. A partire dalla conferenza del Cominform vi fu sicuramente

un'intensificazione del lavoro propagandistico da parte del PCI, ma anche di quello organizzativo e politico. Seguirono anche casi di aperta autocritica, per lo scarso impegno fino ad allora tenuto sotto certi aspetti nella lotta contro i traditori titini, come in occasione della riunione della segreteria del Cominform dell'aprile del 1950. Nel suo intervento Roasio aveva esposto come dopo la conferenza del novembre 1949 era stata dedicata maggiore attenzione alla sorveglianza sulle infiltrazioni titine175. Era stata sviluppata una campagna di stampa su l'Unit specie e nelle edizioni veneta e triestina e su Vie Nuove. Il lavoro veniva svolto tramite conferenze e riunioni sui partigiani, pi esposti alle influenze jugoslave. Maggiore lavoro era stato svolto nel Veneto: Gorizia, Udine e Pordenone. La Federazione di Gorizia che si era spezzata in due dopo la risoluzione del giugno '48 doveva condurre una lotta pi decisa, continua e conseguente, politica ed organizzativa, non solo nel partito ma anche nei sindacati e nelle organizzazioni di massa e nella popolazione slovena. Il PCI aveva continuato in quei mesi a dare un aiuto concreto di consigli, di direzione politica ed organizzativa al PCTLT ed aveva continuato a sviluppare un'azione di propaganda, e in una certa misura di organizzazione all'interno della Jugoslavia. Vi era una certa diffusione di giornali in Jugoslavia e zona B da parte del PCI: Il lavoratore anche in Jugoslavia, edizione milanese de l'Unit, il settimanale in lingua slovena Delo in Jugoslavia, nel goriziano e a Trieste, Nuova Borba da Praga soprattutto tra gli sloveni del TLT, copie della risoluzione dell'Informbjuro, infine, venivano diffuse in sloveno. L'edizione triestina de l'Unit aveva condotto una campagna per dimostrare l'antidemocraticit delle elezioni smascherando la politica di Tito e degli imperialisti, le trattative del compromesso Tito - De Gasperi, sostenendo la necessit dell'applicazione del trattato di pace con la nomina del governatore e l'evacuazione del territorio libero dalle truppe americane e jugoslave. Il Comitato

174 APC, Mf. 192, ivi. 175 APC, Fondo M, Mf. 101, Materiale Kominform, Riunione segretariato U.I. 20-22 aprile 1950, b. 2/14.

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centrale del PCTLT aveva lanciato un appello diffuso tra i lavoratori nella zona B e in Jugoslavia a votare contro la lista di Tito. Occorreva lanciare una protesta al Consiglio di sicurezza firmata da organizzazioni democratiche, personalit e associazioni di Trieste. Bisognava consegnare manifesti in Jugoslavia e in zona B ai gruppi comunisti jugoslavi affinch si votasse contro Tito. Roasio tuttavia ammetteva, e qui veniva la fase pi apertamente autocritica, che il materiale in Jugoslavia era ancora insufficiente sia come qualit che come quantit. Bisognava aiutare poi chi era in carcere e migliorare i rapporti con gli agenti che operavano in Jugoslavia176.

176 APC, Fondo M, Materiale Kominform, Mf 101, Riunione segretariato Kominform 2022 aprile 1950.

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2.9 Cambiamento dello scenario internazionale: verso le trattative dirette

Il 21 febbraio del 1949 il delegato americano al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva dichiarato che l'art. 2 dello Statuto del Territorio libero di Trieste costituiva una pietra miliare per la salvaguardia dei diritti dell'uomo "violati dal governo poliziesco operante in Zona B". Il delegato inglese confermava che "una forma di governo poliziesco era stata estesa dalla Jugoslavia alla zona che essa doveva amministrare, con tutte le caratteristiche di un governo totalitario. Ci rendeva impossibile l'unificazione di questa zona con la zona anglo-americana in vista della formazione di un territorio indipendente e democratico secondo le linee previste dal Trattato di pace. In questa condizione l'istituzione di un territorio indipendente avrebbe significato la creazione di una zona aperta alle aggressioni dirette, secondo i metodi cos spesso messi in pratica nell'Europa orientale". Con tali dichiarazioni le Potenze Occidentali prendevano atto pubblicamente per la prima volta della non realizzabilit concreta del Territorio Libero di Trieste come ente autonomo di diritto internazionale. Tale presa di coscienza fu ribadita pi volte, fino ad arrivare alla spartizione delle due Zone del 1954 tra Italia e Jugoslavia che mise la parola fine al TLT, creazione del Trattato di pace del 1947 mai venuta alla luce. Le potenze occidentali erano divenute perci favorevoli ad un accordo che nascesse da trattative bilaterali dirette tra Italia e Jugoslavia o anche che prendesse spunto dalla dichiarazione tripartita del 1948. Allo stesso modo, dalla seconda meta del '49, anche la Jugoslavia abbandonava l'idea della creazione del TLT e propendeva per la spartizione del Territorio di Trieste. Da notare, tra l'altro, come i diplomatici italiani si ponessero il problema di tenere in considerazione gli aspetti legali e politici della reazione sovietica ad un eventuale accordo italojugoslavo circa Trieste: la Russia si sarebbe trovata in serio imbarazzo nei confronti del PCI, qualora avesse deciso di opporsi ad una soluzione del problema di Trieste che avesse raccolto il favore di Roma e Belgrado177. Ma d'altra parte, i Russi ancora una volta avrebbero potuto atteggiarsi a campioni della legalit, sostenendo la necessit di applicare il Trattato di pace, malgrado ci potesse

177 D.D.I.. Serie Affari Politici, b. 244, Rapporto segreto dell'ambasciatore a Washington Tarchiani al Min. Sforza del 13/12/1949 sui colloqui Bebler-Acheson.

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scontentare anche pesantemente i compagni italiani e triestini. Alla fine del '49 cominciarono ad arrivare aiuti economici alla Jugoslavia da parte dell'Occidente ed anche il governo italiano pens a una serie di concessioni economiche e sociali, che consentissero agli interessi slavi di sentirsi a casa loro quanto a uso del porto, a transiti ferroviari, a facilit doganali e di navigazione, che avrebbero dato al governo di Belgrado e a quello di Roma prestigio e a quest'ultimo simpatie e crediti presso le Potenze occidentali riguardo alla possibilit di ritorno dell'intero TLT all'Italia178. Sempre in tema di speranze italiane di riottenere l'intero TLT, si noti che l'Ambasciatore Tarchiani riferiva a Sforza il convincimento dell'influente funzionario del Dipartimento di Stato americano Cavendish Cannon, secondo il quale addirittura la Jugoslavia sarebbe stata oramai rassegnata a cedere tutto il TLT all'Italia salvo minime rettifiche di confine. Ben note considerazioni di prestigio costituivano la sola ragione che impediva in quel momento che ci accadesse e facevano s che il governo jugoslavo accettasse solo trattative circondate dal pi geloso segreto al riguardo179. Si hanno rapporti dettagliati dei successivi contatti avuti dall'ambasciatore Tarchiani con il Dipartimento di Stato: egli, riferendo ari rappresentanti americani anche il contenuto del colloquio Guidotti-Ivekovic, ribadiva la posizione italiana di rivendicazione dell'intero TLT, in cambio magari di concessioni economiche e/o concessioni territoriali minime alla Jugoslavia. Il governo americano esprimeva la propria posizione: uscire da una certa passivit che consisteva nel reiterare la validit della dichiarazione del 20 marzo 1948 era impossibile senza coinvolgere anche il governo britannico ed entrare in trattative vere e proprie con gli attori in causa180.

178 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 244, Rapporto segreto n. 1477, Min. Sforza a Tarchiani 29/12/1949: intese economiche e sociali con Jugoslavia se possibile accordo per TLT. 179 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 244, Rapporto segreto n. 200/123 Sforza a Tarchiani 10/01/1950: dip. Di Stato, Cavendish Cannon. 180 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 244, Rapporto segreto n. 1751/926 Tarchiani a Sforza 16/2/1950: contatti con Dip. di Stato per Trieste.

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2. 10 Vidali contro il baratto infame Rispetto all'avvicinamento jugoslavo all'Occidente e alle voci di un accordo diretto tra Italia e Jugoslavia per la spartizione del TLT, PCI e PCTLT tornavano alla carica, ciascuno con i propri uomini e mezzi. L'edizione triestina dell'Unit cominciava a fare sentire la propria voce ad inizio del 1950 con una serie di corrispondenze dal titolo La via della guerra passa per Trieste, scritte dallo stesso direttore, Davide Lajolo (Ulisse). Come si poteva leggere nella prima di tali corrispondenze, l'inchiesta si proponeva di documentare perch Tito ha tradito il fronte proletario, perch gli americani sono a Trieste e ci vogliono rimanere, perch la via della guerra passata e vorrebbe ancora passare per Trieste. In realt, l'inchiesta che avrebbe voluto essere obiettiva come tale, andava soltanto a dare un altro contributo alla campagna di stampa scatenata dal Cominform contro Tito ed il titismo, essendo per lo pi costituita di frasi e passaggi dai toni propagandistici, in cui vi erano evidenti segnali di revisionismo rispetto ai fatti della recente seconda Guerra Mondiale181. A marzo del 1950 si riun il Comitato Centrale del PCTLT, motivo della riunione le elezioni nella zona B che si sarebbero tenute il 16 aprile. Vidali aveva gi scritto alla Segreteria che ci sarebbe stata un' unica lista in un Fronte popolare italo-slavo, il ruolo principale sarebbe stato dell'Unione Antifascista Italo-Slava. Aveva spiegato l'impossibilit di presentare una lista senza essere perseguitati dall'OZNA182. Nella relazione al Comitato Centrale Vidali oltre a confermare la posizione nota del PCTLT e la fedelt a Mosca, segnal anch'egli il cambiamento avvenuto sul fronte jugoslavo:
sul problema di Trieste hanno cambiato opinione anche i titisti. [] Babic ha detto che non bisogna pi parlare di governatore, perch questa sarebbe una parola d'ordine nostra per favorire l'annessione di tutto il TLT all'Italia, egli ha sostenuto invece l'accordo diretto tra i due governi. Essi in realt propongono il baratto tra jugoslavi e anglo-americani delle due zone, hanno parlato negli ultimi tempi dell'accordo Tito-Togliatti interpretandolo come passaggio di Trieste all'Italia e di tutto il restante Territorio alla Jugoslavia. Le elezioni del 16 aprile dovrebbero servire a dimostrare la necessit di legare la Zona B al suo naturale retroterra183 .

A Roma si consider giusta l'impostazione politica per le elezioni scelta da


181 D.D.I., Serie Affari Politici, Tls. n.513/86, Rappresentanza Italiana a Trieste a Mae/PCM-Ufficio Zone di Confine 19.01.1950: corrispondenze del direttore de l'Unit Davide Lajolo su Trieste. 182 APC, Mf. 264, Lettera di Vidali alla Segreteria, 10 marzo 1950. 183 APC, Mf. 99, Verbale C.c. PCTLT, 18 marzo 1950.

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Vidali. Venne posta per, come altre volte in precedenza, la questione di pi stretti contatti tra i due partiti. Allo scopo di stabilirli si decise di chiamare con frequenza Vidali alle riunioni della Segreteria e di porre un rapporto di Vidali all'ordine del giorno di una riunione della direzione, prima delle elezioni nella zona B184. All'indomani del diffondersi delle voci che volevano imminente a Trieste uno sbarco di armi americane, con l'immediata accusa agli Stati Uniti di aver sempre ostacolato l'applicazione del Trattato di pace allo scopo, ora a tutti evidente, di trasformare in base militare la citt185, alcuni esponenti comunisti del PCI e del PCTLT, tra i quali Sereni, Longo, Jaksetich, Novella, Tominez e Ghini, si riunirono per esaminare le possibili forme di protesta e resistenza da organizzare e sostenere. Tra le idee scaturite dalla riunione, oltre a manifestazioni e campagne stampa, quella di una petizione all'ONU per protestare contro lo sbarco degli armamenti americani, in quanto esplicita violazione delle clausole del Trattato di pace sul TLT186. Iniziava su l'Unit per tutto il mese di aprile una feroce campagna contro il regime di Tito in vista delle elezioni plebiscitarie che stavano per tenersi in zona B e della precedente unione doganale della stessa zona con la Jugoslavia. Negli articoli si parlava di manovra sciovinista e intransigente di Tito in zona B, con la complicit delle potenze occidentali dimentiche delle dichiarazioni del 1948, e al suo cospetto di un governo democristiano pronto a rinunciare alle promesse elettorali187. Anche Vidali chiedeva alla Segreteria di pubblicare sull'Unit e gli altri organi di stampa comunista reportages sulla zona B. I senatori e deputati del PCI avrebbero dovuto promuovere l'invio di una delegazione in zona B e non lasciare che fossero quelli degli altri partiti a farlo. Tramite conferenza stampa si dovevano invitare tutti i giornalisti locali, italiani e di altri paesi, a recarsi nella zona B188. Alla vigilia delle elezioni Vidali tenne egli stesso una conferenza stampa in
184 APC, MF 264, Verbale di Segreteria n. 20, 21 marzo 1950. 185 Il primo carico di armi diretto al porto di Trieste, l'Unit, 31 marzo 1950. 186 APC, Fondo M, Mf. 99, PCTLT, Riunione per esaminare questione sbarco armi americane a Trieste, 4-4-1950. 187 Vedi ad esempio: Tito e Trieste, L'Unit, 7 aprile 1950; Sforza pronto ad accantonare le promesse elettorali su Trieste, L'Unit, 9 aprile 1950; Umiliante scacco di Sforza nei tentativi di accordo con Tito, L'Unit, 11 aprile 1950; Con la complicit degli Occidentali Tito ha violato il trattato di pace, L'Unit, 18 aprile 1950. 188 APC, Mf. 264, Lettera Vidali alla segreteria per chiedere riunione dopo ultimi avvenimenti, 11 aprile 1950, annotazione di Togliatti 14 aprile Sta bene. Chiamarlo.

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cui rilev come si era andata delineando la politica del baratto: abbandono da parte dei titini della linea della difesa del Trattato di pace per quella delle trattative dirette, nota di Belgrado a Roma per accordi sulla base della situazione attuale, dichiarazioni di De Gasperi circa l'entrata nel Patto Atlantico senza sollevare il problema di Trieste, discesa sul terreno scelto da Belgrado. Tito era per la spartizione in base alla divisione attuale delle zone, mentre Sforza propendeva per una linea etnica, questa era la differenza tra i due. Riguardo all'ipotesi di un plebiscito, Vidali affermava che esso poteva diventare una buona soluzione solo nel momento in cui le truppe d'occupazione avessero lasciato il territorio. Infine, comunicava la decisione del Comitato centrale, riunito in riunione straordinaria, secondo tutti i partiti e movimenti e partiti locali avrebbero dovuto prendere un'iniziativa per proporre al Consiglio di Sicurezza la nomina del Governatore, l'unificazione delle due zone, l'allontanamento di tutte le truppe d'occupazione, jugoslave ed anglo-americane, sulla base del rispetto del Trattato di pace. Questa era la soluzione pi giusta e conseguente alla questione di Trieste. Qualora tale appello presso il Consiglio di Sicurezza fosse rimasto inascoltato, il PCTLT avrebbe proposto, pur di evitare il baratto, un plebiscito che avrebbe contemplato tutte le possibili proposte dei gruppi etnici locali e nel quale avrebbero dovuto essere garantite le condizioni del controllo pi democratico possibile189 . Il 16 aprile nella zona B si svolsero le elezioni amministrative in un clima di pesante tensione: vennero chiuse le comunicazioni terrestri e marittime con Trieste, allontanati i non residenti, imposte limitazioni ai giornalisti. Si verificarono aggressioni violente contro la popolazione italiana che, sia per indicazione del Cln, sia spontaneamente, si asteneva massicciamente dalle votazioni.

189 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 246, Tls n. 1801/458 A.Castellani (Rappresentanza Italiana a Trieste) a Mae/PCM-Uff. zone di confine/Leg. Belgrado 19.4.1950: questione di Trieste, atteggiamento del partito comunista cominformista.

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2.11 La posizione sovietica sulla questione di Trieste

2.11.1 La nota sovietica del 20 aprile 1950 recepita dal PCI Pochi giorni dopo le elezioni in zona B, l'Unione Sovietica comunic la propria posizione sulla questione di Trieste in una nota in cui chiedeva il rispetto delle clausole del Trattato di pace e quindi il ritiro delle truppe straniere dal territorio di Trieste e la nomina del governatore del Territorio Libero. In essa si spiegava come le potenze occidentali avessero respinto tutti i candidati proposti dai Sovietici per la carica di governatore allo scopo di mantenere la base militare nella citt. In realt, non si trattava di posizioni innovative, qualcuno parl di argomenti logori da parte di Mosca, ma era l'ufficialit e la tempestivit con cui tali posizioni venivano espresse a renderle particolarmente rilevanti. Lo stesso giorno si tenne una riunione di Segreteria, in cui, dopo ampia discussione, si decise di rendere pubblica la posizione del partito sulla questione di Trieste190: Vidali e Longo vennero incaricati di redigere il comunicato in cui si diceva che la direzione del PCI si dichiarava d'accordo con le proposte dei comunisti triestini per l'applicazione del trattato di pace , l'unificazione delle due zone del Territorio e l'allontanamento di tutte le truppe. Si decise anche che Pajetta avrebbe riferito in Parlamento: il dibattito scaturiva da un'interpellanza di Pietro Nenni al Ministro degli Esteri sulla politica generale del governo nelle questioni attinenti alla organizzazione del Territorio Libero di Trieste; sul valore attuale che il Governo attribuisce alla raccomandazione tripartita del 20 marzo 1948 circa il ritorno alla sovranit italiana del Territorio Libero di Trieste; sui risultati dei passi del Governo del ministro degli affari esteri presso i ministri degli esteri degli Stati Uniti, del Regno Unito e della Francia, in relazione ai fatti compiuti del governo di Belgrado nella zona B del Territorio Libero di Trieste per quanto riguarda la riforma valutaria e lunione doganale e in occasione delle elezioni del 16 aprile 1950. A sua volta Pajetta aveva presentato una interpellanza al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri circa il grave insuccesso della politica governativa nella questione della difesa della italianit e della applicazione del .trattato di pace per la parte relativa al Territorio Libero di Trieste. Nel suo intervento fiume del 22 aprile alla Camera dei Deputati Pajetta
190 APC, Mf. 265, Verbale Riunione di Segreteria n. 26 20 aprile 1950.

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cominci col fare una ricostruzione storica della questione di Trieste:


[...] E successivamente, dopo la conclusione della guerra, quando gli jugoslavi del partito comunista e il governo di Belgrado rivendicarono listituzione, come frutto della vittoria, di una settima repubblica federale, comprendente la zolla di Trieste fino a Gorizia, quale fu la posizione dei comunisti italiani ? [...] Ebbene, nel suo rapporto al comitato centrale, al quinto congresso del partito comunista italiano, tenuto a Roma il 29 dicembre 1945, il segretario generale del nostro partito, il nostro compagno Togliatti, diceva: (( Per quel che riguarda la questione di Trieste, essa per noi molto delicata. Gli operai di Trieste hanno preso un atteggiamento favorevole alla annessione della citt allo Stato federale jugoslavo. All'epoca la soluzione era stata la seguente: ((Riteniamo che la funzione degli operai di Trieste sia quella di lottare insieme a noi contro le forze reazionarie italiane e di servire, come mediatori fra i due popoli, a trovare una soluzione di questo problema che elimini ogni motivo di dissenso tra i due popoli, spenga ogni scintilla di lotta nazionalistica tanto dalluna che dallaltra parte, e permetta di fare opera permanente di pace N. [] Successivamente, quando la situazione sembrava essere avvelenata da una serie di dispute, vi fu il viaggio dellonorevole Togliatti a Belgrado e il suo colloquio con Tito. Togliatti ottenne il riconoscimento della italianit della citt di Trieste. E lo ottenne da Tito ! []

Pajetta continua con lo spiegare come la dichiarazione del 20 marzo 1948 avesse avuto un risultato addormentatore che aveva impedito al governo democristiano di fare una politica attiva in questo settore. La nomina del governatore, richiesta anche dalla recente nota sovietica, avrebbe voluto dire levacuazione delle truppe straniere, la garanzia internazionale delle libert nazionali e democratiche a norma dellarticolo 21 del trattato, e costituiva lunica soluzione realizzabile. Seguitava il deputato comunista a parlare del recentissimo documento emanato dal governo di Mosca:
Nella recente nota sovietica ho trovato delle cose che mi pare non possano preoccupare gli italiani. In questa nota sta scritto: In base agli stessi regolamenti, dal momento dellentrata in carica del governatore, le truppe straniere di stanza ne1 Territorio ed il cui numero per quellepoca deve essere ridotto a 5 mila uomini per ognuno degli Stati partecipanti alloccupazione di Trieste, debbono essere poste a disposizione del governatore per novanta giorni. Allo scadere di questo termine, tutte le truppe straniere debbono essere ritirate dal T.L.T., entro 45 giorni. Le disposizioni si applicano dunque per tutte le truppe straniere, ed ridicolo quindi giocare sullequivoco di affermare che si tratta soltanto delle truppe anglo-americane. In base alle clausole del trattato di pace - prosegue la nota sovietica - dovevano le truppe straniere cio essere evacuate da Trieste verso la fine del gennaio 1948 [...] E se questo si fosse realizzato, quei morti non sarebbero morti, e quei deportati non sarebbero stati strappati alle loro case. Forse il deputato che ha parlato ieri non avrebbe pi fatto un discorso commovente, ma quegli italiani che egli dice di difendere avrebbero vissuto una vita diversa. Ecco perch noi abbiamo accolto questa proposta, ed ecco perch noi oggi vorremmo che potesse essere realizzato quello che ancora

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non stato fatto. Ma che cosa sarebbe avvenuto se il Territorio Libero fosse stato amministrato diversamente? Abbiamo avuto le elezioni del 12 giugno, malgrado certe limitazioni, e lintervento anche sfacciato, del governo alleato, come pure la inflazione del corpo elettorale, ecc. I1 Territorio Libero ha dimostrato che potrebbe governarsi da se. Non vedo dunque quale la preoccupazione da parte vostra quando avete avuto una maggioranza di voti, e quando affermate di essere sicuri di questa maggioranza. Noi vorremmo sapere che cosa avevate da temere voi perch le elezioni si estendessero a tutto il territorio. E permettetemi di ricordarvi, soltanto per inciso che, dopo aver condotto per tanti mesi un' imprudente, una calunniosa campagna contro i comunisti triestini, palazzo Chigi, dopo quelle elezioni, si affrettato a fare una dichiarazione per iscrivere fra gli italiani di Trieste anche i comunisti, perch avevano avuto una notevole affermazione, perch non erano stati liquidati, comera nelle vostre speranze. Ma permettetemi una citazione ancora. Si tratta questa volta di un articolo del nostro compagno Togliatti dove ci sono parole che acquistano oggi un particolare significato. Voi avete creduto alle promesse che sono state fatte, volete crederci e volete accontentarvene ancora. Ma noi fin da allora abbiamo denunziato il pericolo che era insito in quella politica. Il 26 marzo 1948, proprio dopo la dichiarazione tripartita, Togliatti ricordava un suo colloquio con Salvatore Contarini e diceva, parlando della conversazione che aveva avuto con questo diplomatico, come Contarini ad un tratto, rispondendo ad una osservazione dello stesso Togliatti che si domandava se forse la Politica di Bonomi era ispirata dal desiderio, di ricevere dagli anglosassoni Trieste, diceva: No, gli anglosassoni non daranno Trieste allItalia, n alla Jugoslavia: la lasceranno pendere in mezzo ai due paesi. Se ne serviranno, se potranno, per rafforzare un regime loro alleato al di l dellIsonzo, altrimenti la terranno sospesa fino ad una nuova guerra e la offriranno a noi per farci fare ancora una guerra per conto loro.

Questo il pericolo grave - chiudeva Pajetta - e noi ad ammonirvi di questo pericolo non abbiamo aspettato oggi. Voi nascondete la realt della situazione attuale. La verit che Trieste non libera. Trieste una colonia militare191. Su l'Unit continuava la campagna stampa a sostegno delle posizioni del PCI e anche del PSI nel dibattito parlamentare in corso, mentre si schernivano i presunti fallimenti della diplomazia italiana nelle trattative condotte con gli jugoslavi, nelle quali alle caute proposte di Sforza era seguito in sostanza un rifiuto di Tito, che in un'intervista aveva affermato che le trattative avrebbero dovuto essere sviluppate sulla base dell'accordo con Togliatti del 1946.192 La
191 Atti parlamentari, Seduta Camera dei Deputati del 22 aprile 1950. 192 Vedi ad esempio: Proposte costruttive di Nenni per l'integrit del Territorio di Trieste, l'Unit, 22 aprile 1950; Acheson tace sulla dichiarazione tripartita. Belgrado preannuncia l'annessione della zona B, l'Unit, 22 aprile 1950; Perch rifiutano?, l'Unit, 23 aprile 1950; Il governo respinge la sola via che salva il Territorio di Trieste, l'Unit 23 aprile 1950; Tito d'accordo con gli USA contro la nomina del Governatore, l'Unit, 27 aprile 1950; Tito invita il governo italiano a sacrificarsi per il buon vicinato, l'Unit, 28 aprile 1950; Troppo ottimistiche le dichiarazioni di Tarchiani, l'Unit, 28 aprile 1950; Le proposte di Sforza respinte ieri da Tito, l'Unit, 29 aprile 1950; Sforza avrebbe proposto di barattare la zona A con la zona B, l'Unit, 30 aprile 1950.

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stampa comunista affondava il colpo anche sull'insensatezza del governo democristiano che si ostinava a non considerare le parole di Pajetta alla Camera e quindi la nota sovietica sopra menzionata che mostrava, secondo l'avviso del PCI, l'unica via possibile per una soluzione della questione di Trieste. Nella definizione della posizione sulla questione di Trieste da parte del PCI, la parola era lasciata ancora a Pajetta che definiva Trieste vittima di un doppio sciovinismo. Quello italiano era sovvenzionato economicamente e nutrito politicamente da Roma, responsabile di una lunga campagna d'odio nei confronti degli slavi, assertore dai tempi della guerra delle rivendicazioni territoriali pi folli. Quello slavo era invece una diretta propaggine del regime terroristico dei fascisti di Tito che aveva l'ulteriore colpa della snazionalizzazione in corso nella zona B193. Pajetta definiva Trieste il pi grande problema insoluto della politica estera italiana, che poteva essere utilizzato anche come metro col quale misurare le intenzioni e i risultati dell'attivit diplomatica di De Gasperi. Il leader democristiano aveva preferito tenere aperto un conflitto latente sul confine orientale che poteva scoppiare in qualsiasi momento per dar sfogo al suo anticomunismo. Ci consentiva agli americani di mantenere una base militare a Trieste, trasformata appunto in piazza d'armi dell'imperialismo194, centro di intrighi e provocazione, e che costituiva una piaga purulenta che pu infettare tutto il corpo della nazione195 Il dibattito parlamentare prosegu nel mese di maggio anche in Senato ove Sforza ribatteva la necessit di un accordo fra Italia e Jugoslavia. Vi furono colloqui esplorativi con il rappresentante di Belgrado a Roma. Ma l'Italia ottenne un altro rifiuto ed il ministro degli Esteri jugoslavo Ivekovic, in due successivi discorsi, afferm che l'Italia voleva creare un'atmosfera di minacce e di pressioni. In Senato il dibattito continu sul disegno di legge Stato di previsione della spesa del M.A.E. per l'esercizio finanziario dal 1 luglio 1950 al 30 giugno 1951, ovvero sul bilancio di previsione del Ministero degli Esteri. Tra i temi riguardanti la politica estera italiana rientrava all'epoca a buon diritto la questione di Trieste e diversi furono gli interventi su Trieste anche di senatori socialisti, mentre per il PCI intervenne soltanto il senatore Pastore che parl di pace e lotta
193 G.C. Pajetta, La politica estera italiana e il problema di Trieste, Rinascita, a. VIII (1950), n.5. 194 Cfr.: L'Unit, 23 agosto 1950. 195 G.C. Pajetta, La politica estera italiana e il problema di Trieste, cit.

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contra il nucleare ma non menzion mai il la questione del TLT196. Evidentemente, ad un mese dalle elezioni plebiscitarie in zona B e dalla conseguente nota sovietica, le istruzioni erano di mettere tutto a tacere, come gi successo altre volte, e come dimostra anche la brusca interruzione dell'infuocata campagna stampa su l'Unit durata circa un mese di cui abbiamo parlato sopra.

2.11.2 Interpretazioni diplomatiche della posizione sovietica E' molto interessante prendere in esame a questo punto la corrispondenza dell'ambasciatore a Mosca Brosio col Ministero degli Esteri in cui egli tentava di ricostruire la posizione sovietica sulla questione di Trieste in base alle ultime vicende. Dopo la nota del 20 aprile, scriveva Brosio, la prima comune interpretazione adottata dall'ambasciata nord-americana a Mosca e poi anche dai britannici e dagli italiani stessi, era stata che i sovietici volessero ostacolare un accordo diretto italo-jugoslavo. Ma successivamente, quando i sovietici insistettero sulla instaurazione del TLT facendone addirittura una condizione per la conclusione del Trattato austriaco, si comprese meglio che la linea sovietica ostacolava fino a un certo punto gli accordi italo-jugoslavi, anzi in un certo senso li agevolava. Poich la costituzione del TLT si poteva considerare praticamente impossibile, continuava l'ambasciatore nel suo ragionamento, l'insistenza sovietica su di essa non faceva che impedire ogni possibilit di assegnare Trieste all'Italia mediante adesione sovietica alla dichiarazione tripartita del 1948; per ulteriore conseguenza, non lasciava che una sola via d'uscita obbligata, quella dell'accordo diretto italo-jugoslavo, in un modo, per di pi, che favoriva gli jugoslavi, indebolendo la cara che l'Italia possedeva nella dichiarazione tripartita. Si rendevano conto di tutto ci, oppure svolgevano una politica contraddittoria, finendo col facilitare involontariamente l'accordo italo-jugoslavo a favore degli jugoslavi, nella loro ostinata e inutile insistenza sulla formula del TLT? Brosio riteneva che i sovietici avessero rispettato a Trieste due interessi fondamentali: impedire un solido e duraturo accordo fra Italia e Jugoslavia, non solo e non tanto su Trieste, quanto in linea generale, perch tale accordo, appoggiato dagli USA, avrebbe creato probabilmente una pi solida barriera contro di loro nell'Europa sud-orientale. L'altro interesse era quello di allontanare

196 Atti Parlamentari, Seduta del Senato della Repubblica del 24 maggio 1950.

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da Trieste e dal relativo territorio le truppe di occupazione alleate. Naturalmente, la soluzione del TLT costituiva per i sovietici la soluzione ideale, poich soddisfaceva contemporaneamente entrambi gli interessi sovietici: da un lato creava un focolare permanente di conflitti interni a Trieste, sia fra italiani comunisti e non comunisti, che fra italiani e slavi ; dall'altro importava, nella sua fase definitiva, la demilitarizzazione di Trieste, e nella fase provvisoria, la riduzione delle forze miste a 15.000 uomini, sotto il controllo del Consiglio di Sicurezza del quale l'Urss faceva parte. Viceversa, un accordo italo-jugoslavo avrebbe compromesso l'interesse permanente sovietico a dividere italiani e jugoslavi, e avrebbe anche potuto rafforzare Tito rendendone sempre pi difficile il rovesciamento da parte dei cominformisti; ma quanto meno, avrebbe soddisfatto l'altro interesse, di allontanare le truppe alleate, suddividendo il Territorio di Trieste ed assorbendolo entro due Stati ugualmente liberi da occupazione straniera. Perci i sovietici avrebbero potuto accettare l'accordo italo-jugoslavo come un pis-aller che avrebbe dato loro qualche svantaggio, ma anche qualche vantaggio. Avrebbero sconfessato l'accordo, nel caso fosse arrivato, solo proforma, o addirittura sarebbe arrivati a riconoscerlo, ci sarebbe dipeso specialmente dalle condizioni riguardo allo sgombro delle truppe alleate. In questa loro posizione, la complicazione del Trattato per l'Austria non influiva sull'intrinseco della questione triestina: quest'ultima veniva utilizzata per sabotare il Trattato austriaco non viceversa. Se per caso, sosteneva Brosio, gli alleati avessero rinnegato in futuro la dichiarazione tripartita e fossero tornati alla soluzione del TLT per concludere il Trattato austriaco, l'Urss ne sarebbe stata ben contenta, salvo poi trovare altre ragioni per continuare a ostacolare il Trattato austriaco. Ma anche su questo i sovietici non si facevano illusioni: sapevano che gli alleati non volevano il TLT, ma non erano entusiasti per la conclusione del Trattato austriaco. Si chiedeva in conclusione Brosio se una soluzione provvisoria sulla formula del TLT poteva essere utile al fine di giungere ad un accordo italojugoslavo ed avrebbe trovato nell'atteggiamento sovietico una qualche giustificazione. L'ambasciatore si dava risposta negativa, osservando che costituire il TLT, pur secondo lo statuto provvisorio, significava far cessare la sovranit italiana e far intervenire il potere del Consiglio di Sicurezza, o, in altri termini, il diritto di veto dell'Unione Sovietica. 96

La delicatezza dell'argomento faceva s che l'ambasciatore chiedesse istruzioni speciali al Ministero prima di procedere in qualsiasi tipo colloquio con i rappresentanti sovietici, anche se Brosio si diceva appunto convinto della necessit di una cauta interrogazione diretta ai Russi su come loro avrebbero visto un eventuale accordo diretto italo-jugoslavo197. Il Ministero degli Esteri, in special modo come abbiamo detto l'ufficio quarto degli Affari Politici, lavorava assiduamente in quel periodo per interpretare le mosse di Mosca sulla questione di Trieste e quindi decifrare quale fossero le reali intenzioni al riguardo. Decisiva, lo abbiamo visto, era stata la scelta del governo sovietico di legare la soluzione della questione della creazione del TLT con quella della conclusione del Trattato austriaco. Un altro documento d'archivio, riservato declassificato, che ci pu aiutare nella nostra ricostruzione il resoconto di una conversazione avvenuta tra il Consigliere Stampa dell'ambasciata italiana a Washington dr. Gabriele Paresce e l'Addetto Stampa sovietico Zinchuk nella stessa capitale. Zinchuk si dimostrava particolarmente interessato a sapere come sarebbero state abbordate le trattative dirette con gli jugoslavi e cio se sarebbe stato portato immediatamente loro innanzi uno schema dettagliato di compromesso elaborato dalle autorit italiane, o se invece, come volutamente accennava di voler ritenere, sarebbero stati gli alleati a tratteggiare una soluzione e farla presentare dagli italiani stessi come dagli alleati approvata in precedenza. Portata la conversazione sulla dichiarazione del 1948, Zinchuk l'aveva definita come semplice atto di propaganda elettorale, il cui vero valore gli italiani avrebbero dovuto, col loro intuito, comprendere subito e portare ad un maggiore adeguamento della realt, con un passo a Mosca per non ottenerne, se non l'assenso, per lo meno l'interessamento. Anche nel momento in cui i due parlavano, continuava Zinchuk, l'Italia non doveva dimenticare che la questione di Trieste riguardava anche la Russia e quindi Mosca andava tenuta al corrente in qualche modo delle intenzioni italiane. Alle obiezioni fattegli che l'atteggiamento russo si era manifestato varie volte in senso negativo ed ultimamente sembrava essersi cristallizzato nell'ultima nota sovietica sull'applicazione integrale a Trieste delle clausole del trattato di pace, egli replicava che la nota sovietica avrebbe potuto anche essere interpretata come una

197 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 240, Tls. segreto n. 1138/457, Brosio (Amb. Mosca) a Mae 14/5/1950: posizione sovietica nei confronti della questione triestina.

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presa di posizione di principio, volta a ricordare la necessit del rispetto dei trattati. Riconosceva per di pi essere stato utopistico pensare che si potesse dar luogo, nell'assetto internazionale del dopoguerra, ad una citt-stato tipo Danzica,e tornava ad insistere per sapere quali sarebbero state le rettifiche e gli scambi reciproci di territorio ai quali l'Italia sarebbe stata disposta ad accedere nel quadro delle trattative dirette con la Jugoslavia. Zinchuk osservava che non si poteva tenere all'oscuro la Russia delle trattative che si sarebbero svolte ne considerarla parte disinteressata e non si poteva portare il fatto compiuto davanti ad essa, in quanto Mosca avrebbe dovuto considerare qualsiasi soluzione trovata a sua insaputa e senza il suo benestare quale violazione del trattato di pace con l'Italia con tutte le conseguenze che ne derivano. Ripeteva la solita argomentazione sovietica sull'inopportunit che a Trieste restassero truppe di potenze straniere e lanciava infine come ultima domanda perch l'Italia non ritenesse conveniente aderire alla proposta gi avanzata da qualcuno per la cessione di Gorizia alla Jugoslavia in cambio di Trieste, ed alla replica di Paresce, Zinchuk si ritirava proferendo vaghe parole di comprensione del punto di vista italiano198. Come faceva giustamente osservare l'ambasciatore Brosio, l'Addetto stampa sovietico era probabilmente incaricato di sondare semplicemente a che punto fossero le trattative italiane con la Jugoslavia, riservando i sovietici comunicazioni importanti, quale quella del loro assenso ad un accordo diretto italo-jugoslavo, ad un livello pi alto. Ad ogni modo, i sovietici non andavano tenuti al corrente delle conversazioni in corso, in quanto avrebbero potuto in qualsiasi momento sabotarle con indiscrezioni e campagne di stampa. Avrebbero potuto fare ci sia giocando sul nazionalismo jugoslavo, cercando di mettere il governo di Tito in difficolt di fronte alla propria opinione pubblica, sia con il governo italiano, dando ai comunisti italiani l'occasione di una campagna patriottica. L'ambasciatore italiano a Mosca era del parere che se l'accordo fosse stato raggiunto i sovietici avrebbero protestato ma vi si sarebbero inchinati. Messi invece nella possibilit di influire sulla conclusione dell'accordo, essi senza alcuno scrupolo e senza riservatezza avrebbero agito secondo il loro contingente interesse199.
198 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 240, Tls. riservato n. 13/435 DGAP IV a Amb. Mosca 14/6/1950: Resoconto conversazione consigliere stampa ambasciata a Washington Paresce e addetto stampa sovietico, 29 maggio 1950 (Delassificato). 199 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 245, Tls. riservato n. 6007/3482 Tarchiani (amb. Washington) a Mae 31/5/1950 (Declassificato): conversazione consigliere stampa Paresce con addetto stampa sovietico Zinchuk.

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Nel frattempo gli Stati Uniti avevano risposto il 16 giugno

alla nota

sovietica del 20 aprile con una nota alla quale a loro volta i sovietici replicarono a luglio ribadendo le accuse mosse nella loro prima nota e sostenendo che gli alleati, i quali avevano proposto a Mosca di apportare una modifica al trattato di pace con l'Italia, avevano commesso una violazione del trattato stesso. Da tale pretesa violazione i russi avevano preso lo spunto tra l'altro per rifiutarsi di proseguire le conversazioni per il trattato di pace con l'Austria. E' da notare come tale seconda nota sovietica fosse stata presentata appena due giorni prima della data fissata per la riunione dei Sostituti per il Trattato di pace austriaco. Vale la pena qui fare presente che l'autorevole opinione dell'ambasciatore a Mosca Brosio, sopra riportata, secondo il quale il collegamento tra la questione della creazione del TLT e quella della conclusione del trattato di pace austriaco mirava semplicemente ad ostacolare e dilazionare la stipula di quest'ultimo, veniva alcuni mesi pi tardi messa in discussione dall'ostinata prosecuzione da parte sovietica di questa strategia. Questo portava alcuni diplomatici italiani a ritenere che in realt l'Urss desse un'importanza essenziale allo sgombero di Trieste da parte degli anglo-americani200.

200 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 515, Tls. riservatissimo n. 193/33 Segr. Leg. Giacomo Profili (Leg.Vienna) a Mae 11.1.1951: Austria-Jugoslavia-Trieste e la Russia.

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2.12 Questione di Trieste e guerra di Corea

Nell'estate del 1950 un grave incidente d'auto mise Togliatti fuori causa per alcuni mesi: si profil in tale occasione l'ipotesi di un cambiamento ai vertici con Longo e Secchia alla guida del partito. Togliatti ricevette il prestigioso incarico della presidenza del Kominform, che stava appunto a confermare un suggerimento per da Mosca a lasciare spazio nel partito ad altri e quindi anche ad un'impostazione diversa, almeno in parte, della strategia politica e organizzativa. Ad inizio 1951, Togliatti si ristabil completamente dall'incidente e rifiut l'incarico al Kominform rimanendo Segretario del PCI. Nel periodo di vacanza nella guida del partito stava a Longo curare i rapporti con Vidali e tentare di limitarne l'autonomia operativa, ricordandogli che sulla questione di Trieste non andava proposta nessuna cosa che significasse mutamento fondamentale della posizione sino ad allora sostenuta. Su questioni di rilevante importanza era sempre necessario consultarsi prima con la Direzione del PCI, questa era la regola201. Perci, il Comitato Centrale del PCTLT, in cui Vidali si proponeva di esporre una nuova linea politica circa la questione di Trieste, andava rimandato, cos concludeva Longo. Il Comitato Centrale del PCTLT veniva, in effetti, rimandato al febbraio seguente, ma il tono allarmato di Vidali non si era placato: si viveva sempre un momento di aggravata minaccia alla pace mondiale da parte dell'imperialismo americano, la popolazione italiana e slava del TLT, territorio occupato militarmente da truppe americane, inglesi e jugoslave, vedeva con inquietudine il perfezionarsi di un'alleanza politico-militare tra i governi satelliti dell'imperialismo americano di Roma e Belgrado e vedeva con particolare preoccupazione la trasformazione del Territorio e specialmente del porto di Trieste in una base militare per il settore alpino-balcanico, dove il traditore Tito era chiamato ad assolvere le funzioni del coreano Syng Man Rhee202. Il paragone di Tito con il presidente sudcoreano feroce anti-comunista, non era a dire il vero farina del sacco di Vidali, ma era stato coniato, non senza un certo successo,

201 APC, Fondo M, Mf. 99, PCTLT, Lettera di Longo a Vidali 14 dicembre 1950. 202 APC, Fondo M, Mf. 99, Vidali a Direzione PCI III congresso PcTlT 16 febbraio 1951.

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alcuni mesi prima da Mario Pacor su Vie Nuove203, poco dopo lo scoppio della guerra di Corea. Credo si possano confinare per lo pi nell'ambito della carta stampata i collegamenti tra la situazione di Trieste e la guerra di Corea, talmente lontani geograficamente e diversi per caratteristiche i due contesti, bench fonti attendibili avessero fatto pervenire al M.A.E. informazioni sulle intenzioni del PCTLT di formare i quadri per un Comitato di salute pubblica e di una Guardia popolare in previsione di sviluppi dell'azione russa nei Balcani. La mancanza di ulteriori conferme ed il capovolgimento della situazione in Corea fecero poi ritenere che l'idea fosse stata accantonata204. A quanto pare la situazione di allarme era stata generata alcuni mesi prima, in realt, da una voce confidenziale che informava che il PCI aveva interpellato i suoi attivisti, in particolare nelle zone di Parma, Reggio Emilia e Forl205, per chiedere loro chi fosse disposto a recarsi nella zona di Trieste per prendere viva parte alla lotta per la difesa dell'italianit di quella terra, abbandonata ormai alle mire imperialistiche di Tito, per l'inettitudine del Governo italiano e per il tradimento degli alleati occidentali. Secondo l'Appunto Segreto che riportava tale voce confidenziale, l'interpellanza non aveva avuto un esito positivo fino a quel momento, poich agli stessi attivisti non era parso troppo chiaro il ruolo che essi sarebbero stati chiamati a svolgere. Taluno, in proposito, riteneva che potesse trattarsi di un nuovo motivo propagandistico a sfondo nazionalista, divulgato dal PCI per accendere l'entusiasmo dei giovani, e guidarli inconsapevolmente ad azioni che avrebbero potuto compromettere tutta la delicata situazione politica di quel settore, e ci, pu darsi, secondo un piano predisposto dall'Urss206. Come possiamo vedere, la mobilitazione, se mobilitazione c'era stata da parte del PCI, era cominciata prima dello scoppio della guerra di Corea e quindi sembra difficile trovare un collegamento tra le due questioni. L'andamento della guerra di Corea, con il prevalere ad un certo momento degli imperialisti, preoccupava il segretario del PCI Togliatti pi in generale per
203 M. Pacor, Tito diventato il Si Man Ri dei Balcani, Vie Nuove, 6 agosto 1950. 204 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 246, Tls. n. 21479/971 Lo Faro (DGAP IV) a Min. Interno-Gabinetto, (giorno non leggibile) novembre 1950: attivit del partito comunista a Trieste. 205 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 246, Appunto segreto D/152, 20.6.1950: invio attivisti comunisti in zona Trieste. 206 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 246, Appunto segreto D/127, 16.5.1950: invio attivisti comunisti in zona Trieste.

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la cattiva ripercussione che poteva avere visto che nel partito le posizioni di lotta contro l'imperialismo non erano state del tutto accettate. Incertezze nel partito potevano ancora esistere. La linea da seguire era quella di intensificare ancora la lotta per la pace207. Per Secchia la campagna sulla Corea contro bombardamenti e cessazione delle ostilit era inesistente soprattutto perch la stampa non aiutava. Gli effetti degli avvenimenti degli ultimi giorni si sentivano con ripercussioni negative. Metteva in guardia sul fatto che il titismo avrebbe speculato su queste cose, avrebbe sfruttato l'arma della stampa, specialmente il Corriere di Trieste208.

207 APC, Fondo M, Mf. 263, Direzione riunione 28 settembre 1950. 208 APC, Fondo M, Mf. 263, Direzione - riunione 28 settembre 1950.

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2.13 Lotta al titofascismo e caso magnacucchi Giancarlo Pajetta aveva concluso il III congresso del Pc del TlT rilevando limportanza internazionale della lotta dei comunisti triestini contro la cricca di Belgrado e il valore europeo della lotta dei compagni sloveni contro i traditori dei popoli della Jugoslavia. Fu in questa sede che vennero formulate le critiche pi articolate al titofascismo, cane da guardia dellimperialismo, contenute nella relazione letta dal giovane neodirettore del Delo, settimanale in lingua slovena, Karel Siskovi. Il compagno Mitko declamava senza perifrasi: I titofascisti sono per la guerra allUnione Sovietica, alle democrazie popolari, alla Cina, per lo sterminio dellumanit, per la vittoria dellimperialismo americano e per lestendersi della sua egemonia fascista e schiavista a tutto il mondo. [] La lotta contro il titofascismo un dovere ed un compito donore di tutti i democratici, non solo dei comunisti, ma di tutti gli uomini amanti della pace e della libert209. La relazione, era preceduta da una prefazione di Vidali contenente lammonizione che la bestia, anche se ferita e nascosta nella sua tana, rappresenta ancora un pericolo, soprattutto per il Pc del TlT, dove si sarebbe voluto trasformare ogni compagno in un Magnani o un Cucchi, ragion per cui la vigilanza era dobbligo210. Il riferimento era alla vicenda Magnani-Cucchi, esplosa alcune settimane prima in occasione dell'inizio del VII Congresso provinciale del PCI, quando il deputato Magnani propose e comment un ordine del giorno che affermava che i comunisti erano impegnati a difendere i confini nazionali contro ogni aggressione esterna, da qualunque parte provenisse. Chiedeva di dire un no esplicito al concetto dell'Urss come Stato-guida e alle "rivoluzioni importate su baionette straniere". Magnani e Cucchi furono espulsi dal PCI con accusa di collusione con elementi titoisti. Togliatti, appena rientrato da Mosca, liquid il caso dei Magnacucchi con una battuta: anche nella criniera di un nobile cavallo da corsa si possono sempre trovare due o tre pidocchi211. Togliatti chiedeva di isolare e manifestare disprezzo verso i traditori senza dar troppa importanza al caso. Anche prima del caso Magnacucchi la lotta contro il devazionismo ed i
209 APC, mf. 335, Verbali del comitato federale triestino, 9/11-2-1951, p. 1632-1843. 210 La lotta contro il titofascismo, Trieste, ed. Il lavoratore, 1951. 211 Cfr.: LUnit, 1-3-1951.

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traditori titini costituiva un obiettivo primario della strategia politica del PCI. Ci scaturiva, come abbiamo gi visto, anche dalle accuse di scarso impegno nella lotta contro i traditori titini che gli venivano mosse nell'ambito del Cominform, le quali venivano reiterate ancora nel novembre del 1950212. A Trieste poi la lotta raddoppiava perch diveniva contemporaneamente lotta contro Tito per la difesa delle minoranze italiane in Jugoslavia e lotta contro De Gasperi per la difesa dei diritti nazionali degli sloveni. Si trattava comunque di due facce dello stesso problema213.

212 APC, Mf. 190, Verbali della Direzione Riunione del 6-12-1950, Ingrao informa su riunione segretariato del Kominform: viene dato su l'Unit scarso rilievo alla lotta ideologica contro il titismo. 213 APC, mf. 325, Verbali del comitato federale di Gorizia, II congresso provinciale, 8/1012-1950, intervento di Arturo Cicalini.

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2.14 Fase di stallo nella situazione internazionale circa la questione di Trieste

Alla Conferenza dei Sostituti dei Ministri degli esteri a Parigi, nel marzo del 1951, l'Urss aveva ribadito la sua politica che legava la conclusione del trattato di pace con l'Austria all'attuazione completa dello statuto del TLT. La tesi sovietica, al di l di ogni fondamento giuridico, sembrava possedere una sua validit politica, considerato il circolo vizioso in cui si era immobilizzato il problema triestino: l'Italia non intendeva lasciar cadere la carta di favore che era stata la dichiarazione tripartita del 1948 e, comunque, era gi stata ampiamente sacrificata nel suo territorio nazionale a vantaggio jugoslavo per poter consentire a nuovi abbandoni che non fossero marginali. Gli alleati occidentali riconoscevano l'equit delle rivendicazioni italiane ma non intendevano compromettere i loro rapporti con Belgrado e desideravano che la soluzione fosse trovata direttamente tra Roma e Belgrado, riservando a s un cauto compito di mediazione. Tito non riconosceva la dichiarazione tripartita, si sforzava, per mezzo di un provvedimento dopo l'altro, di stabilire un'annessione de facto della Zona B e opponeva, a tutte le iniziative del governo italiano per aprire una discussione di fondo, manovre di dilazionamento. La posizione jugoslava era riaffermata da Tito il 13 gennaio, in un'intervista al corrispondente dell'agenzia ANSA da Belgrado:
Data l'attuale situazione mondiale, penso che non sarebbe opportuno affrontare il problema senza aver prima stabilito una frontiera ben chiara e accettata, in linea di principio, da ambedue le parti. Questo agevolerebbe la rapida soluzione della questione. Se affrontassimo questo problema senza la dovuta preparazione, il fatto potrebbe essere sfruttato da coloro che non desiderano rapporti di buon vicinato tra la Jugoslavia e l'Italia, e, in definitiva, peggiorerebbe la situazione, secondo me non ancora matura per una soluzione214.

La stessa idea era sostenuta da Tito in un discorso dell'11 marzo al congresso dei combattenti jugoslavi a Belgrado:
Ai popoli jugoslavi e al popolo italiano conviene che per ora del problema di Trieste non si parli [...] lo sapremo risolvere quando sar il momento e non ora che l'atmosfera del mondo cos piena di elettricit che ad ogni momento vi il pericolo che divampi in un altro luogo l'incendio della guerra215 .

Quale fosse il senso di tale politica di rinvio lo rivelava una interpellanza,


214 ISPI - Annuario di politica internazionale - anno 1951 Milano, ed. Idos, 1951, p. 35. 215 ISPI - Annuario di politica internazionale, cit., 1951, p. 37.

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rivolta il 23 febbraio al ministro Sforza dai senatori liberali Casati e Sanna Randaccio sull'acquisto da parte di un gruppo finanziario inglese del quotidiano Il Corriere di Trieste, il quale sosteneva le tesi indipendentiste. Inoltre, il Comune di Trieste, si leggeva sempre nel testo dell'interpellanza, era sul punto di esaminare una legge elettorale diversa da quella italiana, il governo di occupazione aveva innovato l'ordinamento scolastico italiano in maniera tale che i titoli di studio ivi conseguiti non potevano poi essere riconosciuti n a Trieste n in Italia. Allo stesso tempo il governo jugoslavo continuava l'opera di trasformazione di istituti e di allontanamento e sostituzione di persone che consentiva alla Jugoslavia una graduale annessione di fatto della zona B. Poich si diffondeva nei circoli politici l'opinione che il Comando militare alleato di Trieste alla cui testa, all'inizio di marzo, il generale Winterton aveva sostituito il generale Airey perseguiva da qualche tempo un indirizzo meno favorevole alle posizioni italiane, in connessione all'intenso lavorio diplomatico di Londra per agganciare a s la politica jugoslava, risult tempestivo il viaggio che dal 12 al 15 marzo avevano compiuto a Londra il presidente del Consiglio De Gasperi e il ministro degli Esteri Sforza. Nel comunicato conclusivo del loro incontro col primo ministro Attlee e col ministro degli Esteri Morrison, veniva dichiarato che:
I ministri britannici hanno confermato che essi intendono mantenere la dichiarazione tripartita su Trieste del marzo 1948, in vista di un regolamento mediante conciliazione, e i ministri italiani hanno affermato che loro desiderio raggiungere un amichevole accordo con il governo jugoslavo su questa questione216.

De Gasperi prima di lasciare Londra era pi esplicito e ottimista:


Ormai abbiamo la certezza che Trieste ritorner sotto la sovranit italiana. Questa certezza ce l'hanno riconfermata gli uomini di Stato britannici, assicurandoci di rimanere fermi sulla dichiarazione tripartita del 1948. Non ce n'era bisogno, ma la conferma di quella dichiarazione per il ritorno del TLT sotto la sovranit italiana costituisce oggi per noi una pi solida base diplomatica. Ora vedremo ci che sar necessario fare in conformit agli sviluppi della situazione internazionale. Comunque noi abbiamo oggi l'assoluta certezza che Trieste rimarr italiana217.

Belgrado rispose respingendo ancora pi nettamente la dichiarazione del 1948. Il giornale Politika la defin il 16 marzo una imposizione, il giorno dopo

216 ISPI - Annuario di politica internazionale, cit., 1951, p. 38. 217 ISPI - Annuario di politica internazionale, cit., 1951, p. 39.

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il presidente del Consiglio della Repubblica popolare slovena Marinko afferm che ogni ritorno alla dichiarazione tripartita non pu che indebolire gli sforzi tendenti a raggiungere un accordo tra Italia e Jugoslavia e che non essendo la situazione matura meglio non porre nemmeno la questione di Trieste218.

218 ISPI - Annuario di politica internazionale, cit., 1951, p. 40.

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2.15 Il PCI chiede che il TLT sia dichiarata citt aperta La stampa del PCI commentava invece i fatti di Londra come il sacrificio di Trieste, in cui De Gasperi aveva dovuto riconoscere la scarsa importanza pratica della dichiarazione tripartita, ridotta a puro e semplice espediente di propaganda elettorale219. La soluzione pi giusta, l'unica possibile, quella proposta dall'Urss con l'applicazione del trattato di pace e la conseguente creazione del TLT veniva arricchita in questa fase della formula che chiedeva che tutto il Territorio fosse dichiarato citt aperta220. Togliatti aprendo il VII Congresso Nazionale del PCI sull'uscita della Jugoslavia di Tito dal campo comunista dichiarava: E' vero che vi stato il passaggio della cricca di Tito al campo degli imperialisti, ma il suo smascheramento stato rapido, completo221. Nel suo intervento Vidali esordiva ricordando ai presenti che era la prima volta quella che una rappresentanza di comunisti italiani e slavi di Trieste e territorio si recava ad un congresso del PCI dalla fine della seconda guerra mondiale. Poi ricordava i legami dei comunisti triestini col PCI che le spie titiste avevano cercato di recidere senza successo, finch non era arrivata come una benedizione la risoluzione dell'Ufficio di Informazione. Tuttavia la lotta a Trieste, trasformata in una base militare angloamericana, restava difficile e la soluzione del problema del TLT veniva subordinata da Roma e Belgrado ai preparativi di guerra contro l'Urss ed a un possibile intervento contro i movimenti democratici in Italia e Jugoslavia, come veniva indicato nell'articolo quattro del Patto Atlantico. Il cosmopolita von Gasperi voleva dimenticare il passato ed arrivare ad una conciliazione con le spie di Belgrado che oltre ad essere rabbiosamente antisovietiche e anticomuniste, nutrono per il popolo italiano e particolarmente per il partito di Togliatti un odio cannibalesco. Il baratto infame preparato da Washington, Londra e Parigi, e tacitamente accettato da Roma e Belgrado, avrebbe dato a Tito non solo la zona B ma anche la citt di Trieste, che sarebbe dovuta diventare, secondo gli americani, il porto di guerra della Jugoslavia222. Durante il periodo della propaganda elettorale per le elezioni amministrative
219 Il sacrificio di Trieste, Vie Nuove, 25-3-1951. 220 M. Pacor, Trieste reclamata dai comunisti come citt libera, Vie Nuove, 2-1951. 221 L'Unit, 4-4-1951, p. 1 e 3. 222 Oggi Togliatti conclude il VII Congresso del PCI. Vidali denuncia gli intrighi antiitaliani di Tito e degli americani a Trieste, LUnit, 8-4-1951.

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in Italia, che videro una leggera flessione della Dc e un avanzamento delle destre, mentre il consenso del PCI restava pressoch inalterato, l'attenzione dell'opinione pubblica si era spostata su temi diversi concernenti soprattutto la situazione economica. La polemica su Trieste riafforava vivace nell'estate, dopo che un'inchiesta del Corriere della Sera di Milano aveva rivelato un orientamento indipendentista del nuovo capo dell'amministrazione militare della zona A generale Winterton: un sintomo lo si era avuto anche nell'evoluzione del Fronte popolare jugoslavo di Trieste dalla tesi dei negoziati italo-jugoslavi, sostenuta nel 1950, alla tesi dell'applicazione dello statuto previsto dal trattato di pace, assunta nel suo programma elettorale del 15 maggio223. Altro sintomo era una serie di atti e omissioni di tale amministrazione, smentiti da questa, in un comunicato del 10 luglio, nel loro significato di cambiamento di indirizzo, non conformi allo spirito della dichiarazione tripartita. La ripresa del dibattito in Senato avvenne l'11 luglio con 8 interpellanze su Trieste tra cui anche quella del comunista Pastore che denunciavano negli aspetti politici e giuridici pi rilevanti di tali atti e omissioni (inaugurazione della Fiera di Trieste, competenza della Corte di Cassazione italiana, trasmissioni radio). In particolare nella sua interpellanza Pastore si rivolgeva a De Gasperi per sapere quali fossero effettivamente gli svolgimenti della questione di Trieste per la quale tanto allarme si diffuso in questi giorni nell'opinione pubblica224. Alla Camera dei Deputati, il mese seguente, il dibattito s'incentrava sulla formazione del nuovo governo De Gasperi, tuttavia Trieste restava un nodo fondamentale da sciogliere per il nuovo esecutivo democristano. Per Giancarlo Pajetta Trieste restava soprattutto la pietra di paragone della politica estera degasperiana, ci che era avvenuto in quella citt si sarebbe avrebbe potuto ripetersi altrove:
Cos della vostra politica estera. Sulla base del suo oltranzismo atlantico ella ci ha ripetuto, con voce sempre pi stanca e sempre pi monotona, che la dichiarazione tripartita vale ancora. Ma non soltanto Trieste continua ad essere una base anglo-americana e jugoslava, ma voi avete fatto di Livorno una citt che vorreste diventasse come Trieste, ed anche di Napoli vorreste fare una citt come Trieste. Ella, onorevole Presidente del Consiglio, non ci ha spiegato nulla, non ci ha detto le vere

223 ISPI - Annuario di politica internazionale,cit., anno 1951, p.41. 224 Cfr.: L'Unit, 11-7-1951, p. 5.

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ragioni della crisi, che si ridotta ad un giuoco di bussolotti, soprattutto nei riguardi delle critiche che sono partite dal seno stesso del partito di maggioranza225 .

Il giorno dopo intervenne anche Togliatti definendo i democristiani allo stato attuale come vassalli degli americani, botoli ringhiosi lanciati contro laltra parte. Il segretario del PCI spiegava che perseguendo tale politica si sarebbe messo a repentaglio l'ingresso nelle Nazioni Unite e la sola cosa che si sarebbe potuto ottenere era una dichiarazione analoga a quella del 1948 relativa a Trieste, che il PCI aveva smascherato come inutile fin dall'inizio, mentre il governo democristiano non era stato nemmeno in grado di chiarirne al proprio popolo il reale significato. Significava essa annessione, promessa senza alcuna condizione del Territorio Libero allItalia? Significava, invece, integrazione del Territorio Libero nel territorio nazionale italiano con un regime di autonomia analogo a quello dellAlto Adige? Gli errori non andavano ripetuti, spiegava in sostanza Togliatti: i problemi italiani potevano essere risolti solo in unatmosfera di distensione internazionale e da un governo il quale si fosse orientato consapevolmente o avesse dato quel contributo che avrebbe potuto dare alla creazione di una simile atmosfera di distensione226. Lo stesso giorno dell'intervento di Togliatti alla Camera, Vidali a Trieste teneva una conferenza stampa per rivelare il piano segreto degli inglesi che si nascondeva dietro alla campagna di stampa degli ultimi mesi, stavolta pi forte delle precedenti. Esso voleva l'assegnazione alla Jugoslavia non solo della zona B ma anche della parte slovena della zona A, mentre il centro di Trieste, apparentemente consegnato all'Italia, sarebbe rimasto di fatto sotto l'occupazione militare anglo-americana. In caso di tensione internazionale, poi, alla Jugoslavia, cui sarebbe spettata la difesa della Carinzia e della zona del TLT, sarebbe andata anche la citt di Trieste, senza contare qui i compensi territoriali promessi dai britannici in Romania, Bulgaria, Ungheria e Grecia227. Di fatto era alla penna di Vidali che venivano affidati gli interventi di spicco
225 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 2 agosto 1951. 226 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 3 agosto 1951; oppure vedi: Togliatti accusa la politica di De Gasperi di distruggere il patto di pace e di unit su cui si fonda la Repubblica, L'Unit, 4-8-1951. 227 Importanti rivelazioni di Vidali. Gli anglo-americani si sono accordati con Tito per concedergli Trieste in caso di tensione, L'Unit, 4-8-1951.

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contro gli jugoslavi nella stampa comunista nella seconda met del 1951: l'obiettivo era sempre quello di accentuare la propaganda contro la cricca titina, mantenendo alta la sorveglianza ideologica e politica, poich si temeva una recrudescenza dell'azione degli agenti titini e dei traditori del partito228. Annunciate le elezioni amministrative nella Zona A per ottobre Vidali ribadiva la preoccupazione, gi espressa da Togliatti nel discorso alla Camera sopra citato, per l'intenzione degli Occidentali di affidare all'esercito titista la difesa di una zona comprendente anche Trieste nell'ambito dell'organizzazione del Piano Bthouart per la difesa della zona alpino-orientale . Come conseguenza di questa nuova situazione doveva essere rafforzato il movimento della pace a Trieste con un intervento attivo e direttivo dei comunisti: il Comitato triestino per la pace chiedeva che Trieste fosse dichiarata citt aperta assieme a tutto il Territorio con l'allontanamento di tutte le truppe anglo-americane e titiste229. La lotta per la pace a Trieste aveva uno dei suoi aspetti principali e specifici nella lotta per la soluzione del problema stesso del TlT che il Partito comunista esigeva sulla base dell'applicazione del Trattato di pace con l'Italia. Ogni volta che il problema veniva dibattuto i governi americano ed inglese cercavano di sfuggire all'impegno preso con la firma del trattato di pace. Procrastinavano la definizione del problema e diffondevano attraverso la loro stampa e i loro agenti italiani o jugoslavi nuove proposte, al fine di mantenere e consolidare questa loro base strategica e affidarla alla giurisdizione militare di Tito, aggravando l'attuale condizione di status quo per inserire sempre pi stabilmente il TLT nel dispositivo militare mediterraneo ed atlantico. La Nota Tripartita gi da lungo tempo riconosciuta ufficialmente come un buffetto sulla guancia dell'elettorato italiano nel 1948, era stata superata dall'appoggio ai cosiddetti accordi diretti fra Italia e Jugoslavia, accettati in via di massima sia da Tito che da De Gasperi, a netto vantaggio del primo. Il PCTLT aveva denunciato il baratto infame fin dal 1949 e sistematicamente denunciato tutte le manovre che venivano messe in atto in quegli anni per concretizzarlo invitando la popolazione triestina a richiedere compattamente unita l'applicazione del trattato di pace. La proposta di una linea etnica suggerita da Davies e sostenuta da Sforza sarebbe finita, come aveva detto qualcuno, per rassomigliare
228 Apc, Fondo M, Mf 266, Verbali della Segreteria, n. 36, 25-7-1951. 229 Unificazione delle zone A e B e allontanamento delle truppe straniere. Presentato il programma elettorale del PC per le prossime elezioni a Trieste, L'Unit, 21-8-1951.

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ad un merletto pi che ad una frontiera. Andava portata avanti una raccolta di firme nel TlT per un appello all'Onu per l'immediata applicazione trattato di pace, unico modo per vedere rispettati diritti umani e politici nel TlT e per migliorare le condizioni economiche della popolazione collegando Trieste e il suo porto al suo naturale e storico retroterra dell'Europa centrale e orientale230.

230 V. Vidali, Elezioni a Trieste, in Per un pace stabile per una democrazia popolare, 19 agosto 1951, in APC, Fondo M, Mf. 99, PCTLT, b. 57/V.

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2. 16 Allineamento delle posizioni di PCI e comunisti triestini

Durante il dibattito alla Camera sullo stato di previsione della spesa del MAE per l'esercizio finanziario 1951-1952, Togliatti sent la necessit, poich pi volte chiamato in causa dai democristiani e dalle destre su questo argomento, di fare una ricostruzione storica del suo viaggio a Belgrado nel novembre 1946 nella quale chiariva soprattutto quali erano stati i ruoli dei due interpreti dell'incontro: [] Circa la questione di Trieste, per, mi si permetta una parentesi, poich si parla continuamente di quella che stata la nostra posizione, e in particolare la mia, su questo problema [] Nel novembre 1946, quando mi recai a Trieste, il trattato non era stato ancora firmato n ratificato. Io per riportai da quel viaggio due cose: non una, due; e non parlo della questione (pure importante) del ritorno dei prigionieri, che in quella occasione venne regolata. Circa Trieste, la prima cosa che io portai era la dichiarazione dell'italianit di Trieste da parte di Tito. Quella dichiarazione fu fatta soltanto quella volta, quellunica volta, dal dirigente del governo e dello Stato jugoslavo. La seconda cosa che portai fu una proposta di divisione fatta dal maresciallo Tito, che io fui incaricato di trasmettere e che trasmisi. Ora si dice, mentendo, che io sarei andato a offrire a Tito Gorizia. Come se avessi potuto offrire qualcosa a qualcuno! Ma poi, se avete un minimo di comprensione politica, ricordatevi che noi eravamo allora al Governo, e in alcuni dei posti pi importanti del Governo, [...] e che, se avessimo ritenuto che quella proposta avrebbe dovuto essere accettata, non saremmo rimasti nel Governo; avremmo per lo meno chiesto che sulla questione si pronunciasse la Camera, cosa che non facemmo perch dicemmo, chiaramente, nel Consiglio dei ministri, che consideravamo possibile e necessario iniziare una trattativa in quanto vi era stata una apertura, ma che accettare quella proposta non si poteva. Quella fu allora la nostra posizione. La trattativa non continu e riconosco che, se non continu, non f u per colpa di chi allora dirigeva la nostra politica estera, ma per colpa dei dirigenti della Jugoslavia. Tutto il resto che si dice a questo proposito falso. [...] Tutta la questione cambi dopo che il trattato di pace fu firmato e ratificato dal Parlamento: perch allora si cre una situazione, in fondo, per chi avesse voluto e saputo, pi favorevole di quella che non esistesse prima. In sostanza, il trattato di pace, che sanciva la costituzione del Territorio Libero, se fosse stato applicato 113

letteralmente, dandosi al Territorio Libero unamministrazione e una direzione politica completamente autonome, apriva senza dubbio una strada per cui tutto il Territorio Libero sarebbe potuto tornare a essere parte dellItalia. Ma voi non avete allora n voluto n potuto fare quello che si doveva, perch eravate gi troppo legati alla parte americana e inglese, la quale a proposito di Trieste ha un solo interesse231. A questo punto del discorso Togliatti ripet l'aneddoto del colloquio avuto con Contarini nel 1944, evidentemente tale episodio era particolarmente caro al dirigente comunista che nei discorsi alla Camera sulla questione di Trieste che avessero una certa rilevanza finiva sempre per raccontarlo. Del resto, abbiamo visto come la maggior parte delle posizioni su Trieste fossero ripetute pressoch costantemente da parte dei comunisti nei discorsi ufficiali e solo un attento osservatore pu coglierne le diverse sfumature e ci che di personale, se cos si pu dire, l'autore aggiungeva nel suo intervento o articolo. Pajetta definiva dal canto suo la dichiarazione tripartita come una sorta di truffa elettorale, che invece di portare una soluzione portava elementi di maggiore attrito nella zona e a fare della citt di Trieste, del Territorio Libero di Trieste, oggetto di disputa internazionale. Il PCI era a favore dellapplicazione del trattato di pace, affinch i cittadini del Territorio Libero di Trieste fossero in grado di darsi unassemblea, delle leggi, di governarsi da soli, senza la presenza di truppe americane, inglesi e jugoslave. Ma bisognava agire con urgenza, poich il tempo lavorava contro, perch in quel momento si compiva, nella citt di Trieste, non soltanto nella zona B, unopera di corruzione, di snazionalizzazione, unopera che era stata denunciata e condannata dallo stesso sindaco democristiano di Trieste. [] Tale soluzione avrebbe lasciato impregiudicati i diritti e le rivendicazioni nazionali, impregiudicata la determinazione del destino del Territorio Libero secondo la volont che poteva essere espressa dai suoi cittadini. Per cui, essa offriva possibilit dal punto di vista nazionale, dal punto di vista del diritto di queste popolazioni, dal punto di vista della pace. [] Il PCI riteneva che il Territorio Libero di Trieste era stato configurato nel trattato di pace gi a danno della citt. Il Governo italiano, del quale i comunisti facevano parte, chiese, quando si discusse del trattato di pace, che se il Territorio Libero di Trieste doveva essere costituito, esso doveva essere pi vasto di quello che era
231 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 9-10-1951.

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attualmente. La limitazione ad esso che le trattative in corso tra Italia e Jugoslavia lasciavano supporre sarebbe stato una cosa esiziale non solo per i diritti di quelle popolazioni, ma per la loro vita economica. La capitolazione secondo la cosiddetta linea etnica avrebbe significato portare le truppe di Tito ad un chilometro dal porto di Trieste, avrebbe significato, in una zona mista, in una zona dove lintreccio tra sloveni ed italiani era tale, che era difficilissimo distinguere le zone di prevalenza delluno o dellaltro gruppo etnico, rendere impossibile la vita di Trieste. Quindi il PCI denunciava lo spirito con il quale le trattative venivano intraprese e il tentativo del governo italiano di tagliare in due la zona A232. Le posizioni del CC del PCTLT erano in perfetta sintonia stavolta con i discorsi pronunciati dai dirigenti del PCI: si chiedeva il massimo impegno di tutti contro la revisione dei confini233. Quel che emerge chiaramente dagli archivi del periodo lo strettissimo rapporto esistente tra la direzione romana del PCI e la sua appendice triestina, secondo alcuni studiosi234 rigidamente subordinata ad essa, anche e soprattutto dal punto di vista finanziario. Accanto ai bisogni economici erano le questioni organizzative del PCI triestino ad essere affrontate da Roma235, a pi riprese sollecitata anche dalle federazioni di confine per un maggiore interessamento verso i compagni detenuti nelle carceri di Tito236. La visita di Tombesi a Trieste aveva come scopo principale proprio l'esame della situazione finanziaria del PcTlT. Prima della risoluzione del giugno del 1948 riceveva regolarmente finanziamenti dallo stato jugoslavo, mentre scarsi erano sempre rimasti quelli invece provenienti dagli iscritti. Prima di ripartire Tombesi ebbe un colloquio con Vidali e Destradi e fu deciso di ridurre il numero dei funzionari, aumentare i contributi degli iscritti, ridurre le spese degli spostamenti dei dirigenti (erano effettuati sempre in macchina per motivi di sicurezza)237.

232 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 10-10-1951. 233 APC, Fondo M, Mf 99, Cc del PcTlT 13-16 ottobre 1951. 234 Cfr.: M. Zuccari, Il dito nella piaga:Togliatti e il PCI nella rottura tra Tito e Stalin. 1944-57, Milano, ed. Mursia, 2008, p. 254. 235 APC, Fondo M, MF 266 Verbale Segreteria n.57 - 21 novembre 1951. 236 APC, Fondo M, MF 266, Verbale Segreteria n.52 8 novembre 1951. Il verbale della riunione recita: Vidali informa sulla posizione politica dei partiti triestini nel momento attuale. Spiegazione sulla politica dei due partiti. La Sezione di Organizzazione incaricata di una riunione con un gruppo di compagni dirigenti del PCTLT per esaminare la situazione organizzativa di questo partito. 237 APC, Fondo M, MF 99, PCTLT, Missione di Tombesi a Trieste, 7-14 ottobre 1951.

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CAPITOLO III SULLA VIA DELL'ACCORDO (1952-1954)


SOMMARIO: 3.1 La conferenza di Londra nella stampa comunista; 3.2 Primo Accordo di Londra; 3.3 Le elezioni amministrative del 1952; 3.4 La proposta di Vidali per una soluzione provvisoria della questione del TLT; 3.5 Trieste quale posta in gioco del triangolo o quadrilatero balcanico; 3.6 Vidali confermato alla guida del PCTLT; 3.7 La posizione sovietica su Trieste dopo la scomparsa di Stalin e la campagna elettorale per le elezioni politiche del 1953; 3.8 Il governo Pella e le proposte di plebiscito; 3.9 La nota angloamericana dell8 ottobre 1953; 3.10 Questione di Trieste e Comunit Europea di Difesa; 3.11 Il programma di Fanfani ed il PCI; 3.12 Il governo Scelba, il pi reazionario; 3.13 Le ultime richieste di maggiore sostegno di Vidali al PCI; 3.14 Il Memorandum dintesa.

3.1 La conferenza di Londra nella stampa comunista

Lanno nuovo non sembr modificare latteggiamento della stampa comunista verso il paese di Tito, alla cui corte imperversavano intrighi di spie238 , ma a questo punto, l'accento veniva sempre pi posto sulla questione di Trieste che sembrava essere giunta ad una svolta. Nonostante, infatti, esponenti del PCI affermassero che tutto ci che si aveva dal governo era silenzio, inerzia e passivit239 , le trattative tra Jugoslavia e Italia, con l'intermediazione principalmente della Gran Bretagna, andavano avanti. Il governo jugoslavo aveva richiesto un proprio sbocco al mare nella zona del porto di Trieste con un memorandum il 26 gennaio. Successivamente Tito si era dichiarato favorevole alla creazione del Territorio libero di Trieste, sottratto al Consiglio di Sicurezza e con un Governatore alternativamente italiano e jugoslavo e con un vicegovernatore dell'altra Nazione. De Gasperi, dalla conferenza atlantica di Lisbona cui stava partecipando, aveva risposto che il progetto in questione avrebbe condotto alla esasperazione dei contrasti interni tra i due gruppi e ad una continua
238Tito sapeva che i nazisti conoscevano il suo cifrario, lUnit, 17-1-1952. 239 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 31-01-1952: cos Ingrao commentava le promesse fatte da De Gasperi alla vigilia della partenza per Ottawa nel precedente settembre quando era stato deciso l'ingresso di Grecia e Turchia nel Patto Atlantico. Allora De Gasperi aveva garantito di far ritorno in Italia con la realizzazione della dichiarazione tripartita in tasca, oltre che con l'ammissione dell'Italia all'Onu e con numerose commesse per l'economia italiana.

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lotta imperniata su tali contrasti, cosa che avrebbe avuto come conseguenza di rendere acuti e permanenti i contrasti tra i due Paesi confinanti240. Il governo italiano aveva in seguito inviato ai governi di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti una nota verbale di protesta contro la profonda alterazione subta dalla fisionomia nella zona B nel campo economico, sociale e amministrativo e di fronte soprattutto al moltiplicarsi delle sopraffazioni poliziesche nei riguardi degli abitanti della zona che, ai termini del trattato di pace, continuano a mantenere la cittadinanza italiana241. Pochi giorni dopo, durante una manifestazione organizzata in occasione del quarto anniversario della dichiarazione tripartita, vi furono gravi scontri tra i manifestanti e la polizia civile, che si ripeterono peraltro nei giorni successivi. Alla Camera l'opposizione sdegnata era rappresentata dal compagno Nenni che denunciava il fallimento della politica governativa242, mentre Vidali annunciava la decisione di proclamare uno sciopero generale a Trieste243. Cominciavano ad apparire anche sulla stampa comunista le prime indiscrezioni delle trattative in corso a Londra che avrebbero portato alla conclusione dell'accordo di maggio. Si parlava della zona B definitivamente assegnata alla Jugoslavia e della zona A sempre sotto controllo anglo-americano con un contentino all'Italia di una compartecipazione militare al centro di Trieste. In tal modo si spiegava il recente discorso di De Gasperi in Senato in cui aveva affermato la ricerca della realizzazione della dichiarazione tripartita nella misura del possibile e l'atteggiamento generale della DC che finiva col mostrarsi rinunciataria di fronte a Tito e alla Gran Bretagna perfino sull'italianit di Trieste244. Ci che si prospettava all'orizzonte era che si sarebbe giunti, di fatto, alla spartizione del TLT tanto vituperata dal PCI, e per di pi essa non sarebbe avvenuta tra italiani e jugoslavi, ma tra anglo-americani e jugoslavi con solo una modesta partecipazione del governo italiano nella gestione del territorio. Tutta l'operazione, poich orchestrata in vista delle prossime elezioni in Italia, veniva

240 ISPI Annuario di politica internazionale, Milano,ed. Idos, 1952, p. 60. 241ISPI, op.cit., 1952, p. 62. 242 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 21 marzo 1952. 243 Sciopero generale proclamato a Trieste contro le repressioni degli anglo-americani, l'Unit, 21-03-1952. 244Rinuncia all'italianit di Trieste nelle manovre degli atlantici e della D.C., l'Unit, 2703-1952.

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bollata come un calcolo elettorale, non solo ignobile ma perfino sbagliato, in quanto questa volta, a differenza di quanto accaduto nel 1948, gli italiani avrebbero saputo riconoscere il tradimento nazionale al quale si aggiungeva una confessione di fallimento245. Il senatore comunista Orlando interveniva in Senato con una severa critica alla vigilia della partenza di De Gasperi per Londra ove, diceva, non si sapeva affatto quale decisioni sarebbero state prese, considerato che nell'arcobaleno delle notizie date, a tratti si prospettava la piena italianit di Trieste e in altri momenti la semplice presenza di qualche plotone di poliziotti italiani in citt, e tutto ci mentre Tito tornava all'attacco arrivando perfino a negare in un discorso l'italianit stessa di Trieste. L'appello ad un'ampia discussione in aula del senatore Orlando tuttavia sulla questione rimaneva inascoltato e seguiva solo un aspro intervento del socialista Lussu246. La notizia dell'imminente inizio di nuovi negoziati a tre tra Stati Uniti, Regno Unito e Italia a Londra indusse il governo jugoslavo ad aspre dichiarazioni sulla politica di denazionalizzazione e oppressione nei confronti delle minoranze slovena e croata condotta in passato dall'Italia nella regione giulia, mentre nella situazione corrente le potenze occidentali facevano il gioco del neofascismo italiano o del cominformismo sovietico in una questione che era invece da risolversi esclusivamente su base bilaterale247. Le remissive dichiarazioni in Senato di De Gasperi in Senato si accompagnavano con l'annuncio che le elezioni amministrative si sarebbero tenute in Zona A il 25 maggio, lo stesso giorno delle amministrative nel resto d'Italia. Il commento di Vidali alle prime voci di proposte di coalizione di tutti i partiti italiani ad esclusione di socialisti, comunisti e sloveni era significativo: si configura gi il tentativo di creare quella formazione truffaldina che vedr uniti in una specie di Sodoma e Gomorra politico tutti gli anticomunisti248. Nella seduta conclusiva del dibattito in Senato sul bilancio del Ministero degli Esteri il senatore Negarville ricordava quale era stato il momento in cui il governo avrebbe potuto e dovuto agire per risolvere la questione di Trieste: si

245 R. Mieli, Un calcolo sbagliato, l'Unit, 28-03-1952. 246 Orlando attacca la politica d.c. Per Trieste. Spano smaschera le manovre federaliste, l'Unit, 2-4-1952. 247 ISPI, op.cit., 1952, p. 64. 248Il ministro Acheson rassicura Tito sugli incontri a tre per Trieste, l'Unit, 3-4-1952.

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trattava del periodo successivo alla rottura tra Jugoslavia e Urss nel 1948. Ma avendo deciso di intraprendere una politica estera non indipendente e legata alle decisioni degli angloamericani il governo democristiano aveva perso la grande occasione ed il risultato era quello di trovarsi a trattare nella fase attuale in una posizione meno vantaggiosa di quella che avrebbe potuto essere quattro anni prima249. La campagna sulla stampa comunista contro i negoziati in corso proseguiva sul settimanale Vie Nuove, in cui veniva dato risalto alle ricostruzioni storiche dei precedenti tradimenti allitalianit di Trieste250, oppure alle recenti umiliazioni che la stessa aveva subito251. Ottavio Pastore vi elencava i tre colpi inferti allitalianit della citt nella storia recente: il primo colpo dato dai tedeschi dopo l8 settembre 1943 per il distacco della Venezia Giulia dallItalia; il secondo colpo inferto dagli anglo-americani, consentendo di fatto a Tito di impadronirsi dellIstria e di giungere per primo a Trieste nellaprile 1945. Il terzo era venuto dai democristiani, cui importava pi servire la politica americana che lunit italiana252. A fine aprile Togliatti sceglieva la forma dell'intervista su Paese Sera per rispondere alle accuse lanciate da De Gasperi contro il PCI a Napoli circa lambiguit sulla questione di Trieste: ricordava come egli stesso, al V Congresso nazionale del PCI, il 29 dicembre del 1945, aveva apertamente preso posizione contro quegli operai triestini che chiedevano l'annessione della citt alla Jugoslavia e aveva chiesto loro di svolgere un importante compito di mediazione tra i due popoli al fine di spegnere ogni scintilla di lotta nazionalistica tanto dall'una che dall'altra parte. Il PCI non aveva nemmeno sostenuto alcuna linea di frontiera per la Venezia Giulia: fin dall'inizio aveva sostenuto l'italianit di Trieste e le trattative dirette con la Jugoslavia. Con l'iniziativa dell'autunno del '46 verso Tito, si era ottenuto la liberazione dei prigionieri di guerra e la dichiarazione dell'italianit di Trieste da parte del governo jugoslavo (l'unica resa fino a quel momento). Togliatti aveva ben spiegato allora che le offerte fatte da Tito dovevano costituire solo un inizio per le trattative, un assaggio fatto da una delle parti, e niente di pi. Una diversa politica estera, non comunista, sosteneva
249 Negarville denuncia gli errori del governo che ha compromesso gli interessi di Trieste, l'Unit, 4-4-1952. 250 Dal 1939 Trieste era stata ceduta alla Germania, Vie Nuove, 20-04-1952. 251 Marussich G., La battaglia di Trieste, Vie Nuove, 6-04-1952. 252 Pastore O., Tre colpi contro Trieste, Vie Nuove, 4-5-1952.

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Togliatti, ma del tipo di quella promossa da Badoglio a Salerno, avrebbe condotto ad una diversa soluzione del problema253.

253 De Gasperi porta la responsabilit attuale della situazione di Trieste, l'Unit, 29-41952. L'intervista, rilasciata a Paese-Sera, si pu consultare anche in APC, Fondo Togliatti, Carte Ferri-Amadesi.

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3.2 Primo Accordo di Londra

La conferenza di Londra si concluse con la firma di un accordo relativo alla partecipazione italiana all'amministrazione della zona A del Territorio libero. Il comunicato emesso al termine dei lavori chiariva che l'esame completo e dettagliato della struttura amministrativa della zona A, fatto dai tre rappresentanti, e le modifiche al suo ordinamento stabilite nell'accordo andavano intesi senza pregiudizio della soluzione definitiva del problema dell'avvenire del Territorio libero nel suo insieme254. Il testo dellaccordo, chiamato Memorandum dintesa e successivamente Primo accordo di Londra255, composto di dieci articoli, disponeva che un consigliere politico italiano presso il comandante della zona sarebbe stato nominato dal governo italiano per rappresentarlo in tutte le materie che interessavano l'Italia nei riguardi della zona. Un direttore superiore dell'amministrazione sarebbe stato proposto dal governo italiano e nominato dal comandante di zona al fine di esercitare le funzioni di governo civile. Cittadini italiani in numero adeguato sarebbero stati nominati dal comandante di zona per le varie cariche e funzioni nelle direzioni e nei dipartimenti. Tito defin l'accordo una grave violazione del trattato di pace con l'Italia e una vergognosa ingiustizia fatta alla Jugoslavia256. Dalle parole il governo jugoslavo pass rapidamente ai fatti e le contromisure al Memorandum d'intesa introdussero nella zona B, con l'apertura delle frontiere tra zona B e Jugoslavia, un regime politico analogo a quello della Repubblica federale jugoslava. La tesi di Nozzoli, su lUnit, era che le misure jugoslave erano gi state autorizzate dagli angloamericani come contropartita dellaccordo di Londra257 ed esse sarebbero forse state prese con pi calma da Tito, dopo le elezioni italiane del 25 maggio, se De Gasperi non avesse varcato il limite postogli dalle potenze atlantiche pretendendo, nei suoi discorsi elettorali, di vedere nelle concessioni di Londra un passo verso lapplicazione della dichiarazione tripartita del 1948. Questo aveva esposto Tito al rischio di apparire quale perdente della conferenza e lo aveva

254 ISPI, op.cit., 1952, p. 66. 255 De Castro D., Il problema di Trieste : genesi e sviluppi della questione giuliana in relazione agli avvenimenti internazionali, 1943-1952, Bologna, Cappelli, 1952, p.370. 256 Ivi, p. 371. 257 Nozzoli G., Nuovi provvedimenti annessionistici della Jugoslavia nella zona B di Trieste, lUnit, 16-5-1952.

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obbligato a precipitare gli eventi con le misure annessionistiche della zona B258. L'accordo di Londra provoc anche una nuova presa di posizione sovietica: con una nota indirizzata ai governi statunitense e britannico il governo di Mosca collegando, more solito, la questione di Trieste ai rapporti tra Occidente e Oriente, al tema del trattato di pace con l'Austria e a quello delle basi anglo-americane in Europa, protestava per la situazione creatasi nella zona A e ribadiva le accuse contro gli occidentali intenti ad adattare quel territorio, neutrale in base al trattato di pace con l'Italia, la sua mano d'opera e le sue risorse materiali, ai piani di guerra dell'aggressivo blocco atlantico e a trasformare la zona di Trieste in base militare e navale permanente degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. La nota insisteva sul ritiro delle truppe straniere dalla zona A e sulla nomina senza indugio del governatore259. La risposta angloamericana giunse il 19 settembre con una nota in cui si rispedivano al mittente le accuse e veniva affermato che la responsabilit principale per la mancata applicazione delle clausole relative al TLT ricadeva sull'atteggiamento ostruzionista sovietico260. Renato Mieli su lUnit condannava il Memorandum, considerato pi che un fallimento un tradimento, con cui si avallava la spartizione del TlT e si abbandonava definitivamente ogni speranza sulla zona B261. Su l'Unit veniva poi riportata la dichiarazione del Comitato Esecutivo del PCTLT, riunitosi dopo la pubblicazione del comunicato della conferenza di Londra, in cui si denunciava il tentativo di far passare le irrisorie concessioni del memorandum come una vittoria, mentre si trattava di unaltra tappa verso la realizzazione del baratto infame che decretava lannessione della zona B a Belgrado. Venivano citate infine le parole del socialista Nenni che affermava che il governo italiano avrebbe fatto meglio a sostenere lapplicazione del Trattato di pace, come anche lui aveva chiesto. Laccordo di Londra, per riconoscimento dello stesso De Gasperi, stava nellambito del trattato ma si prestava a due interpretazioni: quella di Palazzo Chigi, secondo cui esso non pregiudicava la soluzione definitiva, e quella di Belgrado che ravvisava nellaccordo limplicita accettazione della spartizione se non da parte italiana almeno da parte dei
258 Calamandrei F., Nuovi provvedimenti annessionistici della Jugoslavia nella zona B di Trieste. I primi commenti inglesi, lUnit, 16-5-1952. 259 ISPI, Annuario di politica internazionale, op. Cit., 1952, p. 70. 260 ISPI, op.cit., ivi. 261 Mieli R., De Gasperi firma laccordo fallimentare che avalla la spartizione del T.L.T., lUnit, 10 maggio 1952.

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firmatari della dichiarazione tripartita del 1948262. Ma spettava al Segretario del partito formulare la posizione ufficiale sul Memorandum dintesa e Togliatti lo fece in un lungo articolo destinato al numero in corso di pubblicazione della rivista Rinascita ma che apparve prima su lUnit. Nell'articolo La questione di Trieste del 14 maggio, Togliatti prendeva in esame il memorandum di Londra, che a suo parere partiva dal riconoscimento preciso e dalla conferma del trattato di pace, ma nel contenuto del trattato introduceva alcune modificazioni sostanziali. La prima era che veniva consolidata, attraverso il riconoscimento italiano di fatto, la divisione del Territorio in due zone, estranee luna allaltra. In secondo luogo, laccordo significava che il governo italiano ammetteva e riconosceva, di fatto, di non avere niente a che fare con il modo come la zona B era governata. Dopo laccordo di Londra la zona B non soltanto era jugoslava: ma il governo italiano aveva compiuto un atto che significava il riconoscimento di questo stato di cose. In terzo luogo, tanto nella zona A quanto nella zona B continuava loccupazione militare straniera, da un lato degli anglo-americani, dallaltro degli jugoslavi. Sarebbero stati assunti nellamministrazione della zona A, in alcuni posti di importanza non decisiva, funzionari italiani, ma non sarebbe stato fatto nessun passo, n nella zona A, n nella zona B, che avrebbe consentito alle popolazioni un margine pi largo di autogoverno. Linizio, nei confronti di tutti, di una trattativa favorevole per le frontiere sarebbe stato dato con una dimostrazione di politica indipendente nel Mediterraneo, mentre Bonomi e De Gasperi gi poche settimane dopo la liberazione di Roma si erano presentati come vassalli degli anglo-americani. Cos avvenne che essi non riuscirono n a discutere n a trattare di nulla, e resero lItalia e s stessi zimbello di eventi che non furono assolutamente pi in grado di dominare. Ogni volta che, in apparenza, essi discutevano di una questione, la conclusione inevitabile era che dovevano fare unaltra ritirata gratuita, cio abbandonare qualche altra cosa in cambio di niente. Questa totale impotenza diplomatica, continuava Togliatti nel suo articolo, derivava da un'errata impostazione politico-generale, i dirigenti clericali e i loro satelliti cercarono di mascherarla, nel Paese, con una campagna di calunnie contro la sinistra dello schieramento democratico. Il tono di questa campagna era nazionalistico, ma si trattava di un nazionalismo singolare che si sarebbe potuto dire degli impotenti.
262 Il Pc di Trieste denuncia le responsabilit di Tito e De Gasperi, lUnit, 11-05-1952.

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DAnnunzio fece molto male allItalia, con il suo nazionalismo: aveva almeno messo le mani sopra una citt e creata una situazione. I nazionalisti clericali, invece, erano quelli che non erano riusciti a salvare niente, nemmeno Briga e Tenda dalle mani dei loro avidi alleati, e persino lAlto Adige, probabilmente, avrebbero ceduto, se non vi fosse stato, qui, un divieto sovietico allespansione del germanesimo verso il Sud. Riguardo alla Venezia Giulia, la posizione dei comunisti era che si dovesse sin dallinizio (cio dal momento in cui tutto era ancora in discussione) trattare, ma per potere trattare con seriet bisognava aver evitato o corretto lerrore indicato sopra. Tutti videro, scriveva Togliatti, che questa posizione dei comunisti italiani era diversa tanto da quella jugoslava quanto da quella di tutte le altre potenze, in quel momento, ma non vi fu nessuno, nel campo reazionario e clericale, che sottolineasse questo fatto o che almeno lo capisse e ne sapesse ricavare qualche conseguenza. Non era pi comodo, si chiedeva Togliatti retoricamente, bollare i comunisti alla fascista come antinazionali, e ci proprio nel momento in cui essi indicavano e aprivano alla nazione una via favorevole? Redatto il trattato di pace e mentre Tito si trovava ancora nel campo antimperialista, era chiaro, per chi sapeva ragionare, che unaltra possibilit si apriva per regolare la questione di Trieste, ed era di far leva sul desiderio (che allora poteva ancora esistere in Tito) di evitare che Trieste diventasse una base imperialista anglo-americana. Questo fu il punto di partenza del viaggio di Togliatti a Belgrado, e se era vero che Tito, per il modo come present la sua offerta, pose un serio ostacolo iniziale, non meno vero era che se allora non si fosse ad arte scatenata la campagna dei clericali in forme vergognose, dei passi in avanti sopra una via nuova si sarebbero potuti fare. E del resto, lattribuzione alla Jugoslavia della zona B, poi di fatto avvenuta, era una cosa di maggior peso della condizione che Tito pose allora, assumendosi anchegli (e forse con intenzione che gli ulteriori eventi spiegavano meglio) la sua parte di responsabilit nella rottura di quella iniziativa263.

263 Togliatti P., La questione di Trieste, lUnit, 14-5-1952 e, in forma completa, Rinascita, aprile 1952. E possibile consultare larticolo anche in APC, Fondo Togliatti, Carte Ferri-Amadesi.

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3.3 Le elezioni amministrative del 1952

In vista delle elezioni amministrative, la Segreteria invi un rappresentante della sezione Governo degli Enti Locali a Trieste in veste di osservatore sulla preparazione da parte dei compagni del PCTLT della campagna elettorale e in veste di esperto in materia di propaganda. Nella relazione inviata alla Segreteria al termine della missione a Trieste, Riccardo Ravagnan sosteneva che la lotta avveniva esclusivamente su temi politici, in particolare circa la futura organizzazione del territorio. La sensazione era che gli avversari cercassero di mantenere la lotta solo sul terreno politico per ingannare pi facilmente l'elettore medio triestino ed evitare dibattiti sull'economia triestina, il malgoverno dell'amministrazione comunale, le questioni sociali e altri problemi per loro pericolosi. La base del partito era da parte sua presa dall'orgasmo della lotta, orientata verso le grandi manifestazioni dimostrative, in particolare verso i comizi, e sottovalutava l'importanza del lavoro capillare e della propaganda differenziata. C'era invece scarsa partecipazione in conferenze riguardanti i problemi amministrativi e indifferenza verso la crisi economica sociale e morale che colpiva la popolazione del territorio. Altra cosa che lasciava perplesso Ravagnan era il fatto che si affrontasse la lotta elettorale a Trieste senza cercare di portare la lotta sui problemi dei salari e della produzione. Dalla diminuzione del numero degli iscritti ai sindacati unici, conseguiva probabilmente anche una perdita di influenza sulle masse operaie, come testimoniava linattivit di queste negli scioperi. Anche le altre organizzazioni di massa, come ad esempio le Consulte popolari, risultavano in numero scarso e non sufficientemente attive. I semplici temi politici e soprattutto quelli riguardanti il futuro politico del Territorio libero da soli allo stato attuale non avrebbero fatto aumentare di molto l'influenza del partito sulla popolazione triestina. Il consiglio che la segreteria del PCI aveva dato l'anno precedente al PCTLT circa l'opportunit di dare durante la campagna elettorale ampio dibattito ai problemi amministrativi, sociali, ed economici, ad opinione di Ravagnan, rimaneva valido e ci nonostante i fatti del 20 marzo e le conversazioni in corso a Londra. La decisione della Direzione PCI di ridurre il numero di oratori da mandare a Trieste si era rivelata anchessa opportuna poich ci avrebbe permesso di invogliare i compagni a dare il dovuto sviluppo al lavoro capillare. 125

Dietro invito di Vidali, Ravagnan aveva tenuto una breve conferenza all'apparato del Comitato Centrale del PCTLT e di alcune organizzazioni di massa sull'importanza e l'organizzazione del lavoro capillare, su come sviluppare la propaganda capillare territoriale che faceva perno sulle sezioni delle cellule e i gruppi, sulla propaganda capillare nel proprio luogo di lavoro (fabbriche, porto, mercati e simili), e in seno alla propria categoria professionale, commerciale, artigianale. Aveva anche illustrato l'importanza delle assemblee popolari, di rione, di strada, di borgata e di categoria ove discutere i problemi delle singole comunit. Durante la sua permanenza a Trieste aveva raccolto del materiale statistico circa la crisi economico-sociale della zona e il malgoverno dell'amministrazione comunale e l'aveva inviato alle commissioni stampa e propaganda e enti locali affinch elaborassero dei bollettini per gli attivisti di base e per gli oratori rionali264. Ravagnan allegava alla sua relazione una copia della deliberazione del Comitato Esecutivo del PCTLT alla Direzione del Blocco Triestino che aveva proposto l'apparentamento di tutte le liste che rivendicavano l'applicazione del trattato di pace. In essa si dichiarava che il PCTLT rifiutava lapparentamento poich la legge sull'apparentamento era ritenuta antidemocratica e pregiudicava la minoranza nazionale: essa era stata fatta per consentire di unire alla D.C. fascisti e monarchici, e ai titini i clericali sloveni e i cosiddetti indipendentisti. L'apparentamento era possibile solo se serio e sincero: solo con applicazione del trattato di pace come obiettivo. Ad ogni modo la questione triestina, dopo il primo accordo di Londra, non fu in primo piano nella campagna elettorale comunista e sporadici furono i comizi, forse soltanto quelli tenuti da Giancarlo Pajetta esperto dei temi internazionali, incentrati sul tema del fallimento dei negoziati da parte di De Gasperi e la sua responsabilit nella cessione della zona B265. Alle elezioni amministrative del 25 maggio il risultato a Trieste fu controtendenza rispetto a quello nazionale, infatti il quadripartito ottenne la

264 APC, Fondo M, MF 218, Relazione di Ravagnan (Sezione Governo Enti Locali) alla Segreteria sulla visita al PCTLT dal 15 al 20 aprile 1952. 265 Cfr: Un grande comizio di Pajetta a Trieste, lUnit, 18-5-1952; Miserando tentativo di De Gasperi di coprire la cessione della zona B, lUnit, 22-5-1952; Pajetta denuncia le responsabilit di De Gasperi per Trieste, lUnit, 23-5-1952; G. Marussich, Gli arrangements di Londra hanno amareggiato i triestini, Vie Nuove, 18-5-1952.

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maggioranza assoluta, il PCTLT perse nove seggi al Consiglio comunale, i partiti filoslavi sostanzialmente tennero e le destre ottennero pi voti che nel 1949. Nel resto d'Italia, invece, la DC attestatasi al 41,9% aveva segnato delle perdite sia nei confronti delle sinistre, che avevano raggiunto il 33,4%, che delle destre e dei monarchici che avevano toccato il 23,5%. Sulle pagine de l'Unit dei giorni seguenti, tra l'esultanza per le grandi affermazioni ottenute dal PCI alle elezioni, specialmente nel centro-sud, e il largo accoglimento che veniva dato alle accese proteste sovietiche contro la firma degli accordi contrattuali tra Germania federale e potenze occupanti e del trattato istitutivo della Comunit europea di difesa (CED), non trovava alcuna spazio la questione di Trieste, ove secondo il risultato delle elezioni amministrative, appena riportato in un trafiletto, la tesi annessionistica aveva nettamente prevalso. Neppure al Comitato Centrale del PCI di giugno la questione di Trieste trovava menzione nellambito della lotta per la pace che il partito si poneva come primo obiettivo da perseguire, contro la politica imperialista americana che si avvaleva in Europa del focolaio tedesco e nei Balcani del regime, seppure abbastanza vacillante 266, di Tito che anzi avrebbe ottenuto un legame indiretto con la NATO tramite un eventuale alleanza con Grecia e Turchia267. Laccordo tra Italia e Jugoslavia per la spartizione del TLT veniva commentato come ormai certo, con rassegnazione polemica, quale base di una normalizzazione dei rapporti tra i due paesi affinch Trieste e il suo territorio divenissero quellanello di congiunzione strategica fra lEuropa occidentale ed i Balcani, indispensabile per la saldatura dello schieramento antisovietico lungo il Mediterraneo268. La stampa comunista seguiva con attenzione durante lestate le trattative tra potenze occidentali e Tito e non perdeva occasione per rinfocolare le polemiche269, sebbene la polemica anti-titina non si avvalesse dei toni truci del
266 APC, Fondo M, Mf 262, Verbali del CC 20-22 giugno 1952; vedi anche: Unit degli italiani per la pace e la libert contro laggravata minaccia dellimperialismo straniero, lUnit, 22-6-1952. 267 Sensazionali rivelazioni americane sull'alleanza tra Tito, Grecia e Turchia, l'Unit, 226-1952. 268 Settimana di negoziati critici tra Acheson, Eden e Scuman, l'Unit, 24-6-1952. 269 Cfr.: Il governo nella trappola del riarmo e degli impegni militari, lUnit, 19-8-1952; Tito e gli Occidentali a colloquio per Trieste, lUnit, 19-8-1952; Tito conferma il blocco con Atene e Ankara e chiede la spartizione del T.L. di Trieste, lUnit, 21-8-1952; Pressione anglo-franco-americana per la spartizione del TL di Trieste, lUnit, 22-8-1952; Gravi rivelazioni sullindegno baratto che verr proposto da Eden per Trieste, lUnit, 248-1952; Conferma ufficiosa alle trattative per la spartizione del TL di Trieste, lUnit, 25-81952;

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passato, a parte qualche caso isolato, come una fotografia del maresciallo, in prima de lUnit del 13 settembre, con tanto di didascalia: Il traditore Tito cane da guardia dellimperialismo. Anzi, a partire da quello stesso mese si registrava, sul quotidiano, il tentativo di analizzare in maniera pi articolata le trame dellavventuriero di Belgrado nella regione Giulia270. Nei negoziati in corso a settembre De Gasperi, per contro, veniva raffigurato dalla stampa comunista come figura debole, pronto a fare concessioni agli alleati occidentali e quindi indirettamente a Tito, tramite la figura del mediatore Eden, e contro di lui venivano lanciate le accuse di traditore della nazione271. Togliatti sullUnit del 27 settembre ribadiva la posizione dei comunisti su Trieste chiedendo lapplicazione del trattato di pace, che avrebbe consentito, secondo il segretario del PCI, alle popolazioni del TLT di autogovernarsi e Trieste avrebbe cessato di essere una base militare degli imperialisti. I dirigenti jugoslavi avevano gi riconosciuto i diritti italiani, affermava Togliatti, tornando sullincontro di Belgrado del 1946, che svelava essere stato la conseguenza di un suo precedente passo nei confronti degli jugoslavi nellagosto del 46, a Parigi, dove aveva ottenuto il riconoscimento dei diritti nazionali italiani nella citt contesa, salvo poi il rialzo del prezzo da parte di Belgrado, nel novembre di quellanno, con la prospettata cessione di Gorizia272. Dal 14 ottobre iniziava il dibattito alla Camera dei Deputati sullapprovazione del bilancio del M.A.E., De Gasperi si disse contrario allaccantonamento della questione di Trieste. LItalia proponeva di sottoporre alla Corte internazionale di giustizia lesame della validit del trattato di pace italiano, delle misure prese dal governo militare jugoslavo della zona B fin dal 1945, in maniera particolare di quelle prese successivamente al Memorandum dintesa di Londra. Il governo jugoslavo rispondeva rifiutando la proposta italiana e accusando a sua volta il governo italiano di compiere la graduale annessione

270 Cfr.: Zuccari M., Il dito nella piaga:Togliatti e il PCI nella rottura tra Tito e Stalin. 1944-57, Milano, Mursia, 2008, pp. 246-248. Cfr.: su lUnit: Il porto di Trieste rivendicato da Tito, 11-9-1952; Tito rivendica il condominio di Trieste e non si contenta pi della spartizione del T.L.T., 15-9-1952; Belgrado rivendica la zona A del TLT, 18-9-1952; I titisti reclamano lannessione della zona B, 1-10-1952. 271 Cfr.:De Gasperi fa nuove concessioni alla vigilia dellincontro con Eden, lUnit, 13-91952; G. Pajetta, Tradimento, lUnit, 17-9-1952; Il Parlamento chiamer De Gasperi a rendere conto della sorte di Trieste, lUnit, 18-9-1952 272 La posizione dei comunisti su Trieste in una intervista di Palmiro Togliatti, l'Unit, 279-1952.

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della zona A in violazione delle disposizioni del trattato di pace273. Togliatti rimproverava al dibattito sulla politica estera in corso in aula uneccessiva frammentariet, ci aveva caratterizzato anche il dibattito sulla questione di Trieste che era stata considerata isolandola dal complesso delle rimanenti. Togliatti, consapevole dei passi avanti, seppur lenti, che Italia e Jugoslavia facevano verso laccordo, si diceva ormai pessimista in merito alla creazione del TLT e vedeva messa in discussione perfino lassegnazione della zona A a causa dei tanti errori commessi dal governo italiano:
La questione di Trieste [] si pone oggi in modo incomparabilmente pi grave che non si ponesse immediatamente dopo la firma del trattato di pace. Allora si presentava la possibilit della formazione di quel famoso staterello libero soggetto a un regime autonomo sotto controllo internazionale; oggi, quando noi diciamo che questa sarebbe ad ogni modo una soluzione pi favorevole del regime attuale, ci si dice che essa non lideale e si sottolineano le difficolt cui sarebbe legata. Lo sappiamo; ma forse che un ideale per un italiano il trattato di pace stesso? No, non un ideale! E la dura conseguenza dei terribili errori commessi dalle classi dirigenti italiane sotto il fascismo! La questione, per, che oggi, di fatto, difficile persino comprendere come a una soluzione simile si possa arrivare, perch sono stati fatti tali e tanti passi indietro per cui oggi non pi di tutto il cosiddetto Territorio Libero n della zona B che si discute, ma della zona A. La zona B di fatto annessa alla Jugoslavia. Quando oggi aprite un dibattito, quando si conduce sulla stampa internazionale un dibattito che probabilmente riflette le discussioni che hanno luogo fra i dirigenti della politica estera dei singoli paesi, non si discute pi della zona B, ma solo delle concessioni ulteriori relative alla zona A, e a sfavore dellItalia, che dovrebbero essere fatte per giungere a una soluzione che soddisfi la Jugoslavia e coloro che lhanno presa sotto il loro patronato274.

273 ISPI Annuario, op. cit., 1952, pp. 71-72. 274Atti Parlamentari, seduta del 17 ottobre 1952, dibattito sul bilancio del MAE.

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3.4 La proposta di Vidali per una soluzione provvisoria della questione del TLT Al Consiglio comunale di Trieste Vidali, introducendo senza dubbio un elemento di novit nella posizione sostenuta dal PCTLT e, di riflesso anche dal PCI, propose che si approvasse una mozione unitaria che avrebbe dovuto rilevare il carattere di provvisoriet dellamministrazione fiduciaria vigente del TLT e sottolineare che tale situazione provvisoria, prevista dallallegato 7 del Trattato di pace con lItalia, si protraeva ormai da cinque anni, con gravissime conseguenze per la popolazione delle due zone. Come Lelemento innovativo era costituito dal fatto che la mozione unitaria avrebbe dovuto chiedere al Consiglio di Sicurezza dellONU la sostituzione, fino alla soluzione definitiva del problema del TLT, del regime di duplice amministrazione fiduciaria esistente nelle due zone, con ununica amministrazione civile, nominata dal Consiglio di Sicurezza, la quale avrebbe provveduto alla sostituzione delle truppe anglo-americane e jugoslave, che occupavano il Territorio Libero, con altre eventuali forze dordine designate dallo stesso Consiglio di Sicurezza. La commissione designata dal Consiglio di Sicurezza avrebbe potuto essere composta di vari membri, ai quali si sarebbe potuto affidare la direzione dellapparato governativo. Si trattava di una soluzione di transizione, la quale avrebbe potuto, intanto, assicurare lunificazione delle due zone, la restaurazione di tutte le libert democratiche, il rispetto dei diritti delluomo e dei diritti nazionali e lautonomia comunale. Secondo Vidali, le caratteristiche della mozione e il fatto che essa non avrebbe pregiudicato la soluzione definitiva del problema e la lotta dei partiti per quelle soluzioni che ritenevano pi giuste avrebbero permesso alla mozione di venire sottoscritta da tutti i raggruppamenti acquisendo un peso tale da non poter essere ignorata in sede internazionale275. La proposta fu secondo Vidali ignorata o respinta276, ma rappresent comunque un elemento di novit, potremmo dire un segnale di risveglio dei comunisti triestini e italiani rispetto allimmobilismo di cinque anni sulla formula dellapplicazione del trattato di pace, che comunque restava, e non poteva essere diversamente, lobiettivo finale del partito sulla questione triestina. Tale proposta
275 M. Kolenc, Vidali propone lunificazione amministrativa, lUnit, 31-10-1952. 276 V. Vidali, Ritorno alla citt senza pace. Il 1948 a Trieste, Vangelista, 1982, p. 67.

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rimase valida per diversi mesi e fu propugnata, come vedremo a breve, con tenacia, ripetutamente, come accadeva per altre posizioni del partito ripetute in ogni occasione, fino a che non fossero diventate una sorta di slogan o un patrimonio comune degli iscritti, ed ebbe il pregio, forse proprio perch si presentava come una soluzione provvisoria, di venire accolta anche da partiti e movimenti esterni al comunismo (soprattutto socialdemocratici).

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3.5 Trieste quale posta in gioco del triangolo o quadrilatero balcanico Al Comitato Centrale del PCI di novembre la questione di Trieste non fu toccata, si parl di legge truffa, guerra di Corea e questioni del lavoro277. Gli organi della stampa comunista continuavano perci a seguire gli eventi relativi alla questione triestina con il solito approccio critico, ma come abbiamo visto per il periodo successivo al primo accordo di Londra, senza eccessivo clamore. Venivano sottolineati i nuovi timori per le sorti del TL di volta in volta che un ministro italiano compiva un passo verso la Jugoslavia o De Gasperi tendeva la mano a Tito e solo nei confronti di questultimo, come abbiamo gi sottolineato sopra, in alcune occasioni si accentuavano i toni sensazionalistici, come nel caso delle voci fatte circolare a fine anno sulle intenzioni del dittatore jugoslavo di annettere al proprio Paese Albania e Bulgaria278. Nei primi giorni del 1953 il problema di Trieste era riproposto allattenzione internazionale con un sondaggio dellAssociated Press. Questa informava che Stati Uniti e Gran Bretagna avrebbero esaminato lopportunit di inviare una ferma ma pur tuttavia amichevole richiesta allItalia e alla Jugoslavia per la rapida soluzione delle loro divergenze sulla futura sorte di Trieste sulla base dei confini tracciati nel trattato di pace italiano e cio: Zona A e porto di Trieste allItalia, Zona B alla Jugoslavia; ritiro dalla zona A delle truppe di occupazione anglo-statunitensi279. La notizia fu smentita il giorno seguente da Foreign Office e Dipartimento di Stato, ma le voci di una mediazione anglo-americana ritornarono nel corso dellanno pi volte. Sia lUnit280 che il settimanale Vie Nuove sottolineavano come le smentite da Londra e Washington non fossero arrivate quella volta in maniera perentoria e tutto fosse da ricollegare ai negoziati in corso circa il quadrilatero balcanico. Trieste costituiva la posta in gioco281 per ladesione jugoslava al blocco balcanico che si andava costituendo tra Ankara, Belgrado e Atene e, al quale si sarebbe

277 APC, Fondo M, Mf 189, Verbali del CC dell11-12 novembre 1952. 278 Cfr.: Il viaggio di Pacciardi suscita nuovi timori per il TL di Trieste, l'Unit, 2-111952; De Gasperi a Redipuglia ha teso la mano a Tito, l'Unit, 5-11-1952; Tito auspica lannessione della Bulgaria e dellAlbania, l'Unit, 12-11-1952. 279Cfr. ISPI Annuario di politica internazionale, Milano, Ed. Idos, 1953, p. 59. Cfr. La spartizione del TLT riproposta dagli occidentali, lUnit, 5-1-1953. 280 Conferme inglese alle rivelazioni sulla spartizione del Territorio Libero, lUnit, 6-11953. 281 La posta puntata su Trieste, Vie Nuove, 16-1-1953.

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potuta aggiungere lItalia, che si perfezion nel trattato di amicizia e collaborazione reciproca tra i tre paesi del 28 febbraio 1953282. Sulle stesse pagine di Vie Nuove venivano riassunte le prospettive della nuova proposta di soluzione provvisoria della questione di Trieste del PCTLT per la sostituzione delle amministrazioni anglo-americana e jugoslava con unamministrazione unica, a carattere civile, diretta dal Consiglio di Sicurezza. Essa avrebbe significato unificazione delle due zone e sgombero delle truppe doccupazione, ripristino di tutte le libert democratiche e del rispetto dei diritti umani, condizioni migliori per tutti i partiti per lottare in favore della soluzione finale ritenuta pi giusta283. La rivelazione del piano Bradley284 dava un grosso contributo alla polemica comunista contro le manovre diplomatiche che mettevano in relazione la soluzione della questione di Trieste con la formazione di un blocco balcanico legato allOccidente. Tale piano prevedeva un riarmo accelerato della Jugoslavia che avrebbe portato sui confini italiani un esercito di un milione e duecentomila uomini, confermando le voci dei mesi precedenti che volevano affidata a Tito dagli americani la difesa dei confini orientali dItalia285. Limmutata posizione del governo italiano sul problema triestino era confermata dal presidente del Consiglio De Gasperi in una relazione alla Commissione degli Esteri al Senato, in cui aveva accennato anche allopinione espressa dal nuovo Segretario di stato americano che faceva presente la necessit di tenere conto anche della situazione degli jugoslavi286. LItalia rimaneva comunque ferma nelle sue posizioni: la Dichiarazione tripartita del 1948287.

282 Di Nolfo E., Storia delle relazioni internazionali, op.cit , p. 819. 283 Le tre prospettive della nostra proposta, Vie Nuove, 16-1-1953. 284 Piano Bradley per i Balcani ai danni dell'Italia e del TLT, l'Unit, 30-12-1952. 285 Cfr. Gli americani affidano a Tito la difesa dei confini italiani, l'Unit, 1-11-1952. 286 Lon. De Gasperi non ha riserve, lUnit, 6-2-1953. 287 ISPI Annuario, cit., 1953, p.59.

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3.6 Vidali confermato alla guida del PCTLT

Il quarto congresso del P.C. di Trieste si apr con la relazione del segretario Vidali che ripropose la soluzione provvisoria, gi esposta nellottobre precedente, di unamministrazione civile unica delle due zone diretta dal Consiglio di Sicurezza, allo scopo di bloccare la spartizione ormai in atto288. Roasio, alla guida della rappresentanza del PCI al congresso, rilevava come, essendo Trieste considerata la cerniera che doveva saldare lo schieramento del Patto Atlantico con quello del blocco balcanico appena firmato ad Ankara, i comunisti triestini erano chiamati a svolgere un ruolo molto importante nella lotta per la pace289. La soluzione provvisoria proposta da Vidali per lamministrazione civile unica delle due zone venne inserita anche nella mozione conclusiva del congresso290, a testimonianza del fatto che ladesione allapplicazione delle disposizioni del trattato di pace non bastava pi di fronte allavanzare dellaccordo per la spartizione ed urgeva trovare una proposta alternativa concreta. E da notare come tale proposta fu adottata in seguito anche dal Partito Socialista della Venezia Giulia (PSVG) e dalla Commissione dinchiesta istituita dallInternazionale Socialista, cosa di cui Vidali si compiaceva sebbene ci avvenisse, secondo lui, in una forma in cui tendeva a limitare la partecipazione della cittadinanza e dei partiti, nel momento in cui vi era invece il bisogno di unire tutti i cittadini sotto un minimo comune denominatore che era la richiesta di unione delle due zone e di sgombero delle truppe doccupazione291. Dal congresso il PCTLT usciva pi coeso che mai sotto la guida di Vittorio Vidali, confermato segretario292, dotato secondo il Consigliere politico italiano a Trieste Diego De Castro di eccezionali qualit organizzative ed esperienza tali che lo rendevano pericoloso per lamministrazione democristiana ed abile a
288 Il congresso dei comunisti triestini aperto da una relazione di Vidali, lUnit, 28-21953. 289 Si chiuso il congresso dei comunisti triestini, lUnit, 2-3-1953. 290 Cfr. D.D.I., Serie Affari Politici, b. 650, Tls. 792/254, Ufficio del Consigliere Politico Italiano a Trieste a Mae/PdC Uff. zone di confine 09/03/1953: congresso del PCTLT. 291 Vd. LUnit ed. milanese, 18-3-1953; vedi anche: D.D.I., Serie Affari Politici b. 650, Tls 1057/336, Ufficio del Consigliere Politico Italiano a Trieste a Mae/PdC Uff. zone di confine 25/03/1953: proposta di Vidali e mozione del PSVG sulla questione di Trieste; D.D.I., Serie Affari Politici, b. 650, Tls. 2622, Ufficio Consigliere Politico Italiano a Trieste a Mae/PdC Uff. zone di confine 18/7/1953: proposta dellIntersoc per il TLT. 292 Vidali confermato segretario del P.c. triestino, lUnit, 15-3-1953. Lo stesso Comitato Esecutivo confermava Maria Bernetic (Marina) nella carica di vice-segretaria del partito.

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fronteggiare tentativi di scissione del partito, quali quelli ipotizzati nel mese di marzo e di cui De Castro riferiva a Roma293. La guida del partito da parte del giaguaro del Messico era quindi salda ed egli non intendeva lasciare Trieste per tornare in Messico o in altri Paesi dellAmerica Latina, come pure cercavano di accertare alcuni diplomatici e funzionari italiani e stranieri294 (in questa fase come in altre fino al 1954). Nel mese di aprile Vidali veniva messo nuovamente alla prova da Il Giornale di Trieste che, partendo dalla considerazione che la politica estera russa, con la scomparsa di Stalin, era in fase di evoluzione ed andava trasferendosi su nuove basi, poneva allattenzione del segretario del PCTLT il revirement conseguente che si andava manifestando a Belgrado. Di fronte, dunque, allo scenario di un riavvicinamento tra Mosca e Belgrado, il quotidiano, vicino agli ambienti moderati della DC, poneva a Vidali la domanda su come avrebbe agito, considerando anche che Malenkov avrebbe potuto dare credito alle richieste titine su Trieste per riprendere rapporti amichevoli. Il giornale invitava Vidali ad abbandonare il suo isolamento burocratico con un programma che non fosse la solita ripetizione delle formule coniate in passato da Mosca e precisare quale azione illuminatoria si proponesse di svolgere per evitare che Tito e Kardelj giungessero a Mosca prima di lui295. Vidali nella sua risposta affermava di non credere che ci fossero mutamenti in corso nella politica estera sovietica essendo essa ispirata dal 1917 ad una politica di pace. Per quanto riguardava il riavvicinamento tra Mosca e Belgrado non lo considerava possibile trattandosi da una parte di un partito politico e dallaltra di una banda di spie senza principi. In merito alla questione di Trieste Vidali chiariva che ci che bisognava evitare era trasferire il problema su nuove basi, ovvero sulla situazione di fatto della spartizione, e ripeteva la necessit per i cittadini di ottenere quanto meno unamministrazione unica civile provvisoria296. Sappiamo come Vidali sarebbe
293 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 650, Tls. 1180, Ufficio del Consigliere Politico Italiano a Trieste a Mae/PdC Uff. zone di confine 03/04/1953: tentativi di scissione nel PCTLT. 294 D.D.I., Serie Affari Politici, b. 650, Tls. 5550, DGAP VI a amb. Messico, 24/4/1953: attivit comunista in America Latina Vidali. Vedi anche: V. Vidali, Ritorno alla citt senza pace. Il 1948 a Trieste, Vangelista, 1982, passim. 295 Discorso a Vidali, Il giornale di Trieste, 12-4-1953. 296Cfr.: LUnit ed. milanese, 15-4-1953. Per quanto riguarda la polemica tra Il giornale di Trieste e Vidali possibile consultare anche i seguenti documenti inviati dal Consigliere Politico De Castro a Roma: D.D.I., Serie Affari Politici b. 650, Tls 1216/428, Ufficio del Consigliere Politico Italiano a Trieste a Mae/PdC Uff. zone di confine 13/04/1953: Giornale di Trieste su Vidali; D.D.I., Serie Affari Politici b. 650, Tls 5373, DGAP IV a

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stato clamorosamente smentito circa il riavvicinamento tra Urss e Jugoslavia due anni pi tardi, ma nel 1953 i tempi erano davvero prematuri per ammettere una tale possibilit e ancora poco si poteva immaginare circa il nuovo corso della politica estera sovietica post Stalin.

amb. Londra, Mosca, Parigi, Washington, del 21/04/1953: Discorso a Vidali del Giornale di Trieste, risposta de lUnit; D.D.I., Serie Affari Politici b. 650, Tls. 1316/428, Ufficio del Consigliere Politico Italiano a Trieste a Mae/PdC Uff. zone di confine 16/04/1953: risposta di Vidali al Giornale di Trieste; D.D.I., Serie Affari Politici, b. 650, Tls. 5913, DGAP IV a amb. Londra, Mosca, Parigi, Washington, del 2/5/1953: Discorso a Vidali del Giornale di Trieste.

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3.7 La posizione sovietica su Trieste dopo la scomparsa di Stalin e la campagna elettorale per le elezioni politiche del 1953

Lagenzia ufficiale jugoslava Tanjug accusava il governo italiano di fare proposte assolutamente inaccettabili, mentre essa si faceva portavoce del desiderio jugoslavo di migliorare i rapporti tra i due Paesi tramite colloqui diretti e scambi di idee su tutti i problemi, affinch venisse rafforzata la sicurezza nei Balcani, anche se i toni dei discorsi di Tito spesso non sembravano ispirati da una volont della ricerca di un accordo, ma anzi di riaccendere la polemica e gli animi297. Nonostante le polemiche, il miglioramento dei rapporti fra Italia e Jugoslavia era considerato sempre un obiettivo di grande importanza per la politica europea, come riconosciuto anche nel comunicato ufficiale diramato il venti marzo, in occasione dellanniversario della dichiarazione tripartita, al termine della visita a Londra di Tito. Lo stesso giorno, il segretario degli Esteri jugoslavo Popovic dichiarava che una soluzione poteva essere raggiunta attraverso colloqui diretti tra i due governi interessati e con la comprensione e la buona volont del governo italiano298. Popovic non escludeva pregiudizialmente lesame delle due soluzioni prospettate negli ultimi tempi dallItalia: la soluzione etnica e quella del plebiscito. Nessun cenno invece veniva pi fatto alla soluzione fino a quel momento prospettata da Belgrado, cio il condominio italo-jugoslavo nel TL. Secondo lUnit, inoltre, i governi di Londra e Belgrado avevano prestato attenzione a non diramare, in occasione della visita di Tito in Gran Bretagna, comunicati relativi ad accordi economici299 o ad un vero e proprio trattato di amicizia tra i due Paesi, per non mettere in una situazione sfavorevole De Gasperi a ridosso delle elezioni, bench si ritenesse che accordi di tipo militare fossero gi stati stretti300. Per quanto riguardava la soluzione di uno scambio di popolazioni, prospettata dal quotidiano inglese Times e ritenuta equa se volontaria dal
297 Cfr. interviste di Tito al Daily Mail e al Daily Express entrambe del 4-3-1953. 298 ISPI Annuario, cit., 1953, pp. 60-61. 299Cfr. Calamandrei F., Carte coperte per Trieste fino alle elezioni italiane, lUnit, 153-1953. 300 Accordo raggiunto tra Churchill e Tito per potenziare la marina da guerra jugoslava, lUnit, 19-3-1953.

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Foreign Office, essa venne respinta nettamente ed immediatamente sia dal governo italiano che da quello jugoslavo301. In un discorso a Milano il 26 aprile De Gasperi ricordava agli alleati come costituisse un loro impegno donore che non poteva essere negato la dichiarazione tripartita e, polemizzando con Nenni, il quale aveva giustificato lopposizione di Molotov alla tesi italiana sulla base delle promesse fatte dallUrss a Tito durante la guerra, chiedeva che cosa avrebbe impedito allUrss allora di rendere anche giuridicamente perfetta la formula proposta dagli alleati nel 1948 aderendovi in un momento in cui conti di guerra si potevano considerare chiusi in un ambiente di distensione302. Si noti che lUnit ignorava completamente questo passaggio del discorso di De Gasperi e cio la questione della pozione sovietica a Trieste alla luce dei possibili cambiamenti nello scenario internazionale dopo la morte di Stalin303. In seguito, con laccendersi della campagna elettorale per le elezioni politiche del 7 giugno, le pesanti accuse di De Gasperi allUrss suscitavano una risposta decisa de lUnit. Il Presidente del Consiglio aveva rivelato che la Russia era stata la pi dura tra i vincitori verso lItalia ed aveva incluso tra i torti fatti dalla Russia allItalia in sede di negoziati al tavolo di pace il fatto che, avendo lUrss promesso a Tito la Venezia Giulia, gli aveva dato tutta lIstria e gli avrebbe dato anche Trieste se allultimo momento gli altri alleati non fossero riusciti a ricorrere allespediente del TLT che aveva avuto il merito di salvare Trieste. Nellarticolo veniva contestato a De Gasperi di non rivelare il motivo del suo rifiuto alle proposte sovietiche per la costituzione del TLT con conseguente sgombero delle truppe anglo-americane e jugoslave, mentre appoggiava i piani anglo-americani e titini di spartizione del TLT che erano purtroppo del 1953!304. Loffensiva sulla questione triestina sulla stampa comunista era affidata ancora una volta alle parole di Vidali il quale affermava in unintervista che la vittoria della Democrazia Cristiana alle elezioni politiche di giugno avrebbe significato certamente il baratto per Trieste: Tito si sarebbe impadronito non solo

301 Cfr. Times, 7-4-1953. 302 ISPI Annuario, cit., 1953, p. 63. 303 Cfr. Nuove minacce di De Gasperi alla Costituzione e risposte insultanti alle proposte sovietiche, lUnit, 27-4-1953. 304 De Gasperi si scaglia contro lUrss per respingere le prospettive di distensione, lUnit, 4-5-1953.

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della zona B, ma anche di parte della zona A e a Trieste sarebbero rimaste le truppe angloamericane. Obiettivo del PCTLT era evitare che Trieste fosse trattata ancora come amabile vittima della guerra fredda. Le dichiarazioni vidaliane costituirono quasi un motivo-guida per i dirigenti del PCI che su ogni piazza dItalia combattevano a suon di comizi lavvicinarsi della temuta riforma elettorale, Togliatti in testa. Il segretario del PCI non perdeva loccasione di denunciare da ogni pulpito le connivenze fra il regime di De Gasperi e quello di Tito, rivendicando per s ed il suo partito i meriti duna coerente difesa degli interessi della nazione305. Qualche giorno dopo il maresciallo si dichiarava disposto a cedere Trieste, ma in cambio di due sobborghi orientali, Servola e Zaule, abitati prevalentemente da slavi. Grande fu lindignazione dellorgano del PCI nel dare notizia che in tal modo non solo la zona industriale del porto, ma anche lo stadio e il cimitero del capoluogo giuliano sarebbero finiti in mani slave. Il pi indignato di tutti era Vidali: Condominio su Trieste? Sarebbe il caos affermava intervenendo sullUnit a met di giugno i triestini avrebbero il potere nelle mani cos come [] i popoli della Jugoslavia con Tito e come lo avrebbero avuto gli italiani se i clericali avessero vinto con la legge truffa306. Il sette giugno, giorno delle elezioni politiche in Italia, il sottosegretario agli Esteri jugoslavo Bebler aveva proposto, in effetti, di prendere in considerazione i princpi etnici ma su base di parit: alla Jugoslavia doveva andare una ricompensa territoriale delle assegnazioni di territori non italiani per garantire i corridoi tra Trieste ed altri centri, che sarebbe stata costituita di territori dove vivevano gli italiani (ovvero dei sobborghi di Servola e Zaule come aveva successivamente chiarito Tito). La proposta fu dichiarata immediatamente inaccettabile da Palazzo Chigi.

305 Cfr. Rivelazioni di Togliatti sul Vaticano e la pace, lUnit, 18-5-1953; P. Ingrao, Una politica per Trieste!, lUnit, 20-5-1953; Tito attacca aspramente lUrss vantando i suoi meriti atlantici, lUnit, 22-5-1953. 306 Vidali V., Condominio per Trieste?, lUnit, 16-6-1953.

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3.8 Il governo Pella e le proposte di plebiscito Lannuncio sovietico di ripresa dei rapporti diplomatici con la Jugoslavia nellagosto del 1953 inizialmente pass ignorato dal PCI307. Allo stesso modo, quasi un anno pi tardi, nel giugno del 1954, la segreteria del PCI decideva di tenere segrete, daccordo col PCUS, le dichiarazioni fatte da Krusciov alla riunione del segretariato del Kominform, in cui aveva parlato della necessit di instaurare nuovi rapporti con la Jugoslavia e del fatto che la rottura del 1948 era stata colpa anche di Stalin308. Bisogna dire che lintransigenza della nuova leadership governativa democristiana sul problema triestino, dopo luscita di scena di De Gasperi, trovava nel PCI un accorato sostenitore, bench su posizioni ovviamente assai critiche del cosiddetto governo daffari e di transizione retto da Giuseppe Pella. Alla proposta di Bebler di giugno era seguito ad ogni modo un silenzio di quasi due mesi, ma ad agosto la tensione sal rapidamente dopo i discorsi del nuovo Presidente del Consiglio309 e le note dellagenzia Jugopress che aveva definito non costruttiva la presa di posizione di Roma, al punto che lagenzia United Press trasmetteva la notizia secondo cui la Jugoslavia avrebbe avuto lintenzione di annettere la zona B preparandosi alle pi grandi manovre post-belliche nelle immediate vicinanze di Trieste310. Il governo Pella reag immediatamente facendo affermare dal portavoce di Palazzo Chigi che, qualora la Jugoslavia avesse concepito effettivamente un simile gesto inconsulto ed irresponsabile, la reazione italiana sarebbe stata senza dubbio quale la coscienza del popolo esigeva, e disponendo misure di precauzione militari. Truppe italiane furono mosse verso il confine jugoslavo, secondo anzi le note di protesta del governo jugoslavo almeno in unoccasione esse varcarono il confine nei pressi di Gorizia. Pella ottenne in questo modo di incontrare a Roma gli ambasciatori delle tre potenze occidentali e rassicurandoli da una parte di evitare incidenti di frontiera dallaltra parte chiese che lItalia fosse messa nella zona A nelle stesse condizioni

307 Zuccari M., Il dito nella piaga, op. cit., p. 276. 308 Cfr.: Seniga G., Togliatti e Stalin: contributo alla biografia del segretario del PCI, Milano, Sugar, 1961, pp. 48-50. 309 Atti Parlamentari, Senato della Repubblica, sedute del 22 e del 24 agosto 1953. 310 ISPI Annuario, op. cit., 1953, pp. 66-67; vedi anche: La Jugoslavia si prepara ad annettersi la zona B, lUnit, 29-8-1953.

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della Jugoslavia in zona B311. Sulla stampa comunista i primi allarmanti commenti della crisi politica, che sembrava poter sfociare sul piano militare, indicavano che se si voleva salvare Trieste e il TLT bisognava cambiare la vecchia politica, poich il nazionalismo fascista e il servilismo atlantico erano gli alleati di Tito312 e avevano fallito per ammissione della stessa stampa filogovernativa313, mentre i comunisti triestini rivolgevano un appello alla cittadinanza triestina per chiedere allONU con urgenza di attuare la soluzione provvisoria dellamministrazione unica delle due zone314. Alberto Jacoviello su lUnit tirava le somme della politica estera degasperiana che dallaccettazione della dichiarazione tripartita in avanti si era macchiata della colpa di tradimento della nazione, essendo stata tale dichiarazione fintamente utilizzata come cardine della politica su Trieste e avendo dato modo in realt di dare atto ad una serie di rinunce315, in maniera tale che lo sconsiderato successore Pella aveva messo in pericolo la citt (e la nazione) con il suo non si passa che aveva causato la ritirata strategica, in realt solo temporanea, di Tito. Jacoviello reclamava la separazione delle responsabilit del governo da quelle di chi aveva armato il Si Man Rye dei Balcani che minacciava lannessione formale della zona B, pur condannando atti di forza che rischiavano di fare del Territorio libero terra di pascolo per gli eserciti titini e angloamericani 316. La proposta di soluzione provvisoria di amministrazione civile unica veniva presentata come propria dei comunisti triestini e tuttavia pienamente condivisa dal PCI; essa, si ricordava su lUnit, era stata giudicata la via preferibile al momento anche dalla Commissione istituita dallInternazionale socialdemocratica317. Per tutto il mese di settembre sulla prima pagina de lUnit si gridava alla spartizione del TLT, accusando Foster Dulles di rinnegare la dichiarazione tripartita, Tito di voler annettere tutto il TLT, Pella di proporre il plebiscito per

311 Cfr.: De Castro D., Il problema di Trieste : genesi e sviluppi della questione giuliana in relazione agli avvenimenti internazionali, 1943-1952,op.c it., pp. 399-400. 312 Se si vuole salvare Trieste e il TLT bisogna cambiare la vecchia politica, 313 La stampa riconosce il fallimento della politica governativa per Trieste, lUnit, 31-81953. 314 Presa di posizione dei comunisti triestini, lUnit, 30-8-1953. 315 Jacovello A. La prova del tradimento, lUnit, 4-9-1953. 316 Jacovello A., Trieste e la pace, lUnit, 2-9-1953. 317 Cfr.: Le proposte dei comunisti triestini per garantire lintegrit del TLT, lUnit, 3-91953; Perch non rispondono alle proposte di Vidali, lUnit, 4-9-1953.

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nascondere i propositi di spartizione318. Assai minore lo spazio riservato sulle pagine del quotidiano agli interventi dal tono in qualche modo propositivo, probabilmente proprio perch essi costituivano delle eccezioni, come le parole di Longo, che paragonava la situazione attuale a quella dell8 settembre 1943 per i pericoli che riapparivano dopo anni di politica di tensione e divisione da parte di De Gasperi, quelle di Vidali e quelle di Togliatti alla festa nazionale de lUnit a Milano319. In particolare Longo, nel suo discorso in occasione del decimo anniversario dellarmistizio dellotto settembre 1943, accusava i successori di De Gasperi di non sapere risalire dal pozzo dellantisovietismo dove questi si era gettato a capofitto, nel tentativo di afferrare la luna fattagli intravedere dagli americani e, invitato il governo a riprendere il contatto con le sane correnti popolari e patriottiche della nazione lanciava una costruttiva proposta per salvare Trieste e la pace:
Bisogna richiamare tutti gli Stati firmatari del trattato di pace al rispetto dei patti. Questo pu mettere tutti i contraenti del trattato di pace con le spalle al muro, pu isolare lavida cricca jugoslava e permettere allItalia e ai triestini di salvaguardare le proprie ragioni nazionali ed i propri interessi. Pretendere una revisione unilaterale del trattato di pace significa legittimare lanaloga pretesa da parte di Tito. Si ritorni invece al gi acquisito, al gi firmato. Si dia il bando alle rodomontate militari di questi giorni che si sa come cominciano ma non si sa come finiscono, incapaci persino a parare colpi di mano titini contro gli occupanti anglo-americani di Trieste perch inconcepibile che gli jugoslavi si scaglino contro i loro protettori. Daltra parte, se Tito si avventasse su Trieste con la complicit degli anglo-americani, nulla potrebbe opporre il governo italiano perch troppo stretta la sua dipendenza politica e militare dagli imperialisti320.

318 Cfr.: Un accordo militare concluso tra gli anglo-americani e Tito, lUnit, 1-9-1953; La spartizione del Territorio Libero gi accettata dal governo italiano?, lUnit, 3-9-1953; Foster Dulles annuncia che lAmerica rinnega la dichiarazione tripartita su Trieste, lUnit, 4-9-1953 (e sullo stesso tema cfr.: Carte in tavola, Vie Nuove, 13-9-1953); Il governo reagisce allannuncio di Dulles mostrandosi disposto alla spartizione del TLT, lUnit, 5-91953; Tito chiede lannessione di tutto il Territorio di Trieste, lUnit, 7-9-1953; Il governo incapace di indicare una soluzione del problema triestino, lUnit, 10-9-1953; Pella avrebbe gi proposto la spartizione del TLT, lUnit, 11-9-1953; Pella propone un plebiscito nel TLT senza lo sgombero delle truppe straniere!, lUnit, 14-9-1953; La proposta di plebiscito per Trieste nasconde il proposito di una spartizione, lUnit, 15-9-1953. 319 Costruttive proposte di Longo per salvare Trieste e la pace, lUnit, 7-9-1953; La risposta di Vidali alle minacce jugoslave, lUnit, 8-9-1953; Solo con una politica di pace e di rispetto dei trattati si possono difendere gli interessi italiani nel TL di Trieste, lUnit, 15-9-1953; Unamministrazione civile chiesta per tutto il TLT. Proposta del Partito comunista triestino, lUnit, 22-9-1953. 320 Costruttive proposte di Longo per salvare Trieste e la pace, lUnit, 7-9-1953.

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Nella riunione di Segreteria del diciotto settembre primo punto allordine del giorno era la questione di Trieste: veniva letta dapprima la relazione di Vidali che spiegava che nel Comitato Centrale del PCTLT non erano ancora state discusse le ultime dichiarazioni di Pella in attesa di una presa di posizione del PCI. Le posizioni erano pi chiare dopo che Jugoslavia e Italia avevano chiarito le loro richieste. In sostanza Tito avanzava le stesse pretese dell'Italia: voleva tutto il TLT. La sua azione era stata ben preparata presso gli americani, mentre si teneva la zona B riteneva che il tempo lavorasse in suo favore riguardo alla zona A. Lo spostamento delle truppe italiane aveva creato del panico, stornando l'attenzione degli operai dalle lotte economiche, al quale si aggiungeva perplessit dopo le proposte di Pella che si riteneva preparassero la divisone del TLT. USA e Regno Unito adottavano una tattica dilatoria verso il plebiscito, mentre la popolazione triestina pensava che esso fosse possibile e realizzabile, a differenza dell'applicazione del trattato di pace che avrebbe tirato troppo in lungo le cose, quasi all'infinito. Il plebiscito, secondo le stime di Vidali, sarebbe stato favorevole per l'Italia al 90% e per il TLT nella misura del 51%. Per i comunisti triestini sarebbe stato difficile dichiararsi contro il plebiscito: qualora fosse stato organizzato, il PCTLT vi avrebbe partecipato. Vidali definiva la situazione attuale insostenibile, viviamo come in stato di emergenza, commentava. Anche per tale ragione sottolineava la necessit di avere una posizione in comune con il PCI:
Chiediamo intanto un'amministrazione civile, i socialdemocratici sono d'accordo, i democristiani sono divisi. In citt vi un'accentuazione del nazionalismo, si ha paura di colpi di mano e di decisioni improvvise. Abbiamo respinto le proposte di Tito e conduciamo una campagna per chiedere l'amministrazione civile e l'allontanamento delle truppe straniere. La popolazione contro il condominio che significherebbe un governatore jugoslavo con diritti di cassare le decisioni degli organi civili. Gli indipendentisti sono per il TLT e legati a Tito321 .

Alla relazione di Vidali segu un acceso ed interessante dibattito in cui lintervento di Emilio Sereni spicca per unaffermazione piuttosto forte che d lidea di come le stessero cambiando dopo anni di impegno politico, dibattiti, iniziative e negoziati sulla questione di Trieste. Sereni, dopo aver proposto che il problema fosse legato allOnu per il rispetto del trattato di pace e dellammissione dellItalia alle Nazioni Unite, disse: La maggior parte dei nostri compagni e degli italiani abbastanza indifferente su Trieste.

321 APC, Fondo M, Mf 131, Verbale di segreteria del 18-9-1953.

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Togliatti sosteneva che era da ritenere esagerata la tendenza a considerare tutto quanto avveniva come un gioco: vi era un contrasto reale, si trattava di una questione nazionale e anche di espansione, di sviluppo economico e di affermazione militare. Come nella Saar vi era un contrasto reale. La proposta di Pella per un plebiscito nel TLT si differenziava dalle precedenti. Dal punto di vista propagandistico era giusta e difficile da respingere. Come politica reale era sbagliata perch scopriva tutta l'azione dell'Italia. L'obiettivo della politica italiana avrebbe dovuto essere l'unit di tutto il territorio sotto un'amministrazione civile unica. Ponendo la questione del plebiscito invece Pella non tendeva ad unificare il territorio. Bisognava tener presente che la proposta di divisione poteva in quel momento venir attuata solo facendo delle concessioni a Tito nella citt. A questo tendevano gli americani. In questo caso invece della proposta di Pella sarebbe stata accettata quella di Tito. Poteva darsi che Pella avesse voluto fare una dichiarazione di principio e poi aspettare. Ci contrastava per con la proposta di una conferenza che risolvesse rapidamente la questione. Non era certo che i risultati del plebiscito sarebbero stati quelli che prevedeva Vidali. Nelle condizioni attuali nella zona B, secondo Togliatti, il 95% avrebbe votato per la Jugoslavia. Inoltre, nella zona A il fattore nazionale sarebbe stato determinante per gli slavi. Se non ci fossero state le truppe titine nella zona B le cose sarebbero andate diversamente, ma ci solo dopo parecchi mesi della loro partenza. Togliatti perci si chiedeva e chiedeva ai presenti:
Non possiamo opporci al plebiscito, atto democratico. Ma attuabile? Non si apre in questo modo il problema della divisione? Se si fa il plebiscito con le truppe straniere sul posto le cose possono complicarsi e portare a una spartizione. Tito ha manovrato bene. Prima ha lasciato incerti se era o non era con l'Occidente. Ora gioca tra Usa e Regno Unito cercando di avere dei vantaggi dagli uni e dagli altri. Dobbiamo chiedere per prima cosa un'amministrazione civile dell'intero territorio322 .

Enrico Berlinguer, a capo della Federazione Giovani Comunisti Italiani (FGCI), assicurava che nelle manifestazioni studentesche la parola d'ordine sarebbe stata plebiscito. Noi dovremo chiedere il ritiro delle truppe straniere dal TLT, dichiarava il giovane Berlinguer. Il vicesegretario Luigi Longo proponeva che si chiarisse il significato del plebiscito, poich esso poteva voler dire politica di attesa o divisione del territorio
322 APC, Fondo M, Mf 131, Verbale di segreteria del 18-9-1953.

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gettandone la responsabilit sugli elettori per come avrebbero votato. Si sarebbe potuto andare al plebiscito solo qualora fossero state create una serie di condizioni preliminari. Velio Spano raccomandava di precisare la posizione in merito al plebiscito, considerato che lUnit aveva dato limpressione che il PCI fosse contro di esso. Antonio Roasio riteneva necessaria la partecipazione a manifestazioni studentesche per evitare lisolamento. Pietro Secchia riprendendo le parole di Togliatti, chiariva che secondo lui non opporsi al plebiscito non significava che il PCI fosse ad esso favorevole: ci andava spiegato con cura. Vidali si trov daccordo con la linea di Togliatti ed il chiarimento di Secchia. Togliatti aggiunse che bisognava insistere sullunificazione del TLT e la necessit di unamministrazione civile. La decisione finale fu quella di pubblicare su lUnit un editoriale che avrebbe chiarito la posizione del partito sul plebiscito323. Leditoriale usc su lUnit e poi sulla rivista Rinascita, come consuetudine. In realt va ricordato come la proposta di plebiscito per risolvere la questione triestina fosse stata ventilata pi volte nel corso degli anni dal 1947, cio dalla firma del trattato di pace italiano. Essa era stata riportata allattualit dal nuovo Presidente del Consiglio Pella con un discorso in Campidoglio il 13 settembre e veniva definita da Togliatti nellarticolo su Rinascita senza dubbio di contenuto democratico, ma che avrebbe portato nelle attuali condizioni di occupazione militare anglo-americana e jugoslava ad esiti non favorevoli allItalia. Avrebbe poi forse potuto costituire un pericoloso precedente per lAlto Adige, ove la vittoria italiana sarebbe stata ancora meno scontata. Allora era da capire, secondo Togliatti, quali erano le reali intenzioni che soggiacevano a questa proposta di Pella. Il PCI sosteneva la necessit di stabilire un punto fermo che non consentisse un ulteriore peggioramento a danno dellItalia: sia la richiesta per lapplicazione del trattato di pace, che la pi limitata rivendicazione di unamministrazione civile unica per tutto il TLT creavano le condizioni per un eventuale plebiscito e non lo escludevano. La proposta cos come era stata fatta, invece, avrebbe condotto ad un altro arretramento italiano o a un nulla di fatto324. Nonostante la convergenza con altre forze e partiti contro la spartizione del TLT, restava la necessit di mantenere una propria posizione distinta, ci valeva anche nelle manifestazioni giovanili ove la FGCI avrebbe dovuto partecipare con
323 APC, Fondo M, Mf 131, Verbale di segreteria del 18-9-1953. 324 La proposta del plebiscito per Trieste, Rinascita, n. 8 (agosto), 1953; vedi anche: La proposta di plebiscito per Trieste. Una nota di Rinascita, lUnit, 27-9-1953.

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le proprie parole dordine, senza accordarsi per poi scomparire o andare solo per fare a pugni, ma avrebbe dovuto anche prendere posizioni proprie sulla questione di Trieste aprendo dibattiti e conducendo agitazioni su proprie iniziative325. Nel mese di ottobre il dibattito alla Camera dei Deputati sul bilancio del MAE offr, come ogni anno, unottima occasione per affrontare in aula i maggiori temi della politica estera italiana. Nenni si dichiar daccordo con la proposta di plebiscito di Pella, ma solo se essa fosse stata integrata con il ricorso al Consiglio di Sicurezza e con la richiesta che esso creasse nelle due zone le condizioni per una libera consultazione del popolo. Tutto ci comportava una seria preparazione diplomatica non solo a Washington e Londra ma anche a Mosca, concludeva il leader socialista326. Lintervento di Togliatti al dibattito ammoniva che latlantismo non era una politica nazionale, ma una politica di divisione, nellambito di tale politica vi era stato linganno della dichiarazione tripartita che era un messaggio alla Jugoslavia affinch accelerasse i tempi della sua rottura con lUrss, gi in corso e nota alle potenze occidentali. Sullo strumento del plebiscito, Togliatti dava la sua approvazione in via teorica circa la sua democraticit, ma ripeteva le perplessit espresse su lUnit pochi giorni prima circa lopportunit di attuarlo in quel momento nelle condizioni note, tanto pi che una delle due parti si era gi dichiarata contraria ad esso327. Il problema di fondo, affermava Togliatti, era la necessit di dare una svolta alla politica estera italiana, poich la politica atlantica andava contro la distensione e non aiutava a risolvere questioni internazionali gravi come quella di Trieste ed anzi conduceva ad una divisione ancora maggiore dellEuropa fondata sulla CED328. Nel frattempo il Presidente del Consiglio aveva dichiarato che certamente il parlamento italiano non avrebbe ratificato il trattato della Comunit europea di difesa, se lItalia non avesse potuto annettere la zona A329, tentando cos di influenzare Foster Dulles su uno dei suoi principali progetti in cui peraltro era gi alle prese con le difficolt nel persuadere la Francia a ratificare il trattato330.
325APC, Fondo M, Mf 165,Verbale riunione di segreteria del 22-9-1953. 326 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati dell1-10-1953. 327 Cfr.:Tito respinge la proposta del plebiscito per il TLT, lUnit, 29-9-1953. 328 Atti parlamentari, seduta (pom.) della Camera dei Deputati del 2-10-1953. 329 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 2-10-1953. 330 Cfr.: D. De Castro, Il problema di Trieste : genesi e sviluppi della questione giuliana in relazione agli avvenimenti internazionali, 1943-1952,op.cit., p.403; E. Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. 1918-1999,op.cit., pp. 793-794.

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Al termine del dibattito, il 6 ottobre, la Camera approv allunanimit la mozione del liberale Cortese sulla proposta di plebiscito, anche se in verit non vi era in essa nessun riferimento diretto al plebiscito. In tale mozione la Camera invitava il governo a persistere tenacemente nellazione diretta a realizzare le condizioni necessarie per garantire in modo effettivo i diritti dellItalia sullintero Territorio libero e ad assicurare il ritorno alla madrepatria di quelle terre e di quelle popolazioni331.

331 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 6-10-1953. Socialisti e comunisti si astennero sui primi tre capoversi della mozione in cui si faceva riferimento alla Carta atlantica e alla Dichiarazione tripartita del 1948.

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3.9 La nota angloamericana dell8 ottobre 1953 Due giorni dopo arriv la dichiarazione anglo-statunitense che annunciava la decisione di porre termine al governo militare alleato e tenuto conto del preminente carattere italiano della Zona A332 di trasferire lamministrazione della zona al governo italiano. Pella comunicava il giorno seguente la decisione ai due rami del Parlamento dichiarando che il governo italiano accettava. Segu un dibattito parlamentare con interventi dei leaders di tutti i partiti. Nenni sosteneva che la dichiarazione angloamericana conduceva alla pratica spartizione del Territorio libero, con labbandono, da parte italiana, delle precedenti proposte di plebiscito nelle due zone e delle rivendicazioni sulla zona B333. Togliatti riconosceva la nuova situazione favorevole con la fine delloccupazione militare alleata e il ritorno dellamministrazione civile italiana. Ma, metteva in guardia Togliatti, bisognava fare attenzione che la situazione di fatto appena creata non divenisse anche situazione di diritto, ovvero che non si addivenisse alla spartizione definitiva del TL. Altro problema sarebbe stato quello della condizione economica e morale della citt: isolata e con un retroterra ristretto, sentendo il problema della zona B e del suo destino. La questione doveva essere inserita in un quadro pi ampio di trattative per una distensione internazionale334. Molto meno misurati apparivano i toni su lUnit, di quelli usati alla Camera: il TLT era stato smembrato e lo stesso Togliatti parlava apertamente di servit atlantica che aveva condotto ad una situazione senza vie di uscita335. Il PCTLT chiedeva che prima che si applicasse una decisione che ledeva linscindibilit del proprio territorio, fossero interrogate le popolazioni, fosse chiesto loro se erano disposte ad essere oggetto di un simile mercanteggiamento. Il PCTLT esigeva un referendum organizzato dalle Nazioni Unite nelle due zone affinch si desse la possibilit alle popolazioni di decidere la propria sorte336.
332 ISPI Annuario, op.cit., 1953, p. 76. 333 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 9-10-1953. 334 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 9-10-1953. Cfr: anche: Togliatti denuncia i gravi pericoli della spartizione pur giudicando positiva la fine delloccupazione anglo-americana, lUnit, 10-10-1953. 335Il T.L. di Trieste smembrato, lUnit, 9-10-1953; Una dichiarazione di Palmiro Togliatti, lUnit, 9-10-1953. 336 I comunisti triestini chiedono un referendum sulla sorte del TLT, lUnit, 9-10-1953.

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I verbali delle riunioni Segreteria del PCI documentano uno scambio fitto di incontri: ben tre riunioni in una settimana, sebbene si abbia limpressione che il dibattito non fosse cos animato e i dirigenti comunisti fossero preparati agli eventi. Nelle riunioni si decise di rivolgere uninterrogazione alla Camera a Pella337 e sottolineare con molta enfasi nel dibattito al Senato il pericolo di tensione internazionale provocato dagli ultimi sviluppi della questione triestina338. Nella terza riunione Pajetta riferiva sulla situazione di Trieste che era di generale malcontento contro la proposta angloamericana, mentre aperte erano le discussioni nel partito del TLT: le proposte erano per il referendum e nessuna spartizione339. Base della politica del PCTLT restava ad ogni modo il trattato di pace. Si stabilivano infine le grandi linee dell'intervento di Sereni al Senato in cui indic come pericolo maggiore la psicosi sciovinista e bellicista che alcuni si sforzavano di attizzare contro le provocazioni di Tito, che avrebbe condotto, senza un intervento correttivo, alla conseguenza inevitabile dello scatenamento di due opposti nazionalismi. Sereni proponeva uniniziativa italiana allONU, che si legasse allazione in corso al Consiglio di Sicurezza, al fine di salvare Trieste attraverso la via dellunit del Territorio Libero e dellintegrit dei diritti italiani e della convivenza pacifica fra italiani e sloveni nei territori in questione340. La proposta di Sereni si riallacciava alla risposta sovietica alla dichiarazione angloamericana che si era esplicitata in una nota del dodici ottobre in cui venivano ribadite le accuse mosse nelle note precedenti alle potenze occidentali di ostacolare lapplicazione del trattato di pace circa lattuazione delle disposizioni relative al TLT341. Il giorno successivo il delegato sovietico allONU Vyshinsky chiedeva al presidente del Consiglio di Sicurezza che il Consiglio fosse convocato per discutere sulla questione di Trieste. Vyshinsky presentava contestualmente un progetto di risoluzione che trovava lorigine e la giustificazione dellazione sovietica nella mancata applicazione del Trattato di pace italiano del 1947 e nella recente spartizione di fatto del TLT che stava aumentando lattrito tra i paesi confinanti con il TLT e avrebbe costituito un pericolo per la pace in Europa; si

337 APC, Fondo M, Mf 165, Verbale Riunione di Segreteria del 9-10-1953. 338 APC, Fondo M, Mf 165, Verbale Riunione di Segreteria del 10-10-1953. 339 APC, Fondo M, Mf 165, Verbale Riunione di Segreteria del 14-10-1953. 340Sereni chiede uniniziativa italiana allONU che eviti la spartizione e i pericoli dun conflitto, lUnit, 16-10-1953. 341 LUrss denuncia le responsabilit occidentali per lo smembramento del territorio di Trieste, lUnit, 13-10-1953; vedi anche: ISPI Annuario, op.cit., 1953, pp. 80-81.

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indicavano inoltre le misure da mettere in atto, compresa la nomina di un governatore di nazionalit svizzera342. Affioravano segnali di sfiducia e rassegnazione rispetto agli esiti delliniziativa sovietica in seno al Consiglio di Sicurezza in una lettera che i comunisti triestini indirizzarono a tutti i partiti triestini, in cui si premetteva che il PCLT continuava a credere che la costituzione del TLT era la soluzione che avrebbe permesso lunificazione delle due zone, levacuazione delle truppe straniere, la neutralizzazione e demilitarizzazione del territorio, lautogoverno delle popolazioni, e per tale motivo ci si era rivolti al Consiglio di Sicurezza e alla riunione dei tre ministri (Foster Dulles, Eden e Bidault) in corso a Londra. Tuttavia, si era consapevoli che in questultima sede sarebbero state prese, arbitrariamente, le decisioni sulla sorte del Territorio, per tale motivo si chiedeva agli altri partiti triestini un intervento collettivo presso il Consiglio di Sicurezza e alla riunione dei tre Ministri degli esteri affinch si tenesse un plebiscito nelle due zone prima che qualsiasi decisione venisse presa343. Vidali, dopo aver elencato gli ultimi fatti che testimoniavano il baratto in corso tra Pella e Tito, assicurava ai lettori de lUnit che tutti i partiti triestini avevano risposto positivamente allappello per il plebiscito, tranne la Democrazia Cristiana, ma con modalit diverse: ma tali risposte condizionate non avrebbero scoraggiato il PCTLT, commentava Vidali, e si sarebbe andati avanti per unazione comune in tal senso344. Per quanto riguardava la stampa periodica comunista, il settimanale diretto dal vicesegretario Longo Vie Nuove metteva laccento sul senso di precariet e vero e proprio timore che aveva investito i triestini dopo la dichiarazione angloamericana, riprendendo cos uno dei punti-chiave del discorso di Togliatti alla Camera del nove ottobre, ma veniva dato spazio anche allottimismo incrollabile del compagno Vidali345. Sulla rivista Rinascita si faceva una summa di quella che doveva essere la strategia in Europa di Dulles, in cui Trieste non contava affatto, poich erano Italia o Jugoslavia a dover entrare in alleanze
342 LUrss contro la spartizione del TL di Trieste e per lo sgombero di tutte le truppe straniere, lUnit, 14-10-1953; Viscinski rivendica allONU lintegrit del Territorio Libero, lUnit, 16-10-1953. 343 Passo allONU per il plebiscito proposto dai comunisti del TLT, lUnit, 17-10-1953. 344 Vidali V., Il plebiscito contro il baratto, lUnit, 21-10-1953. 345 LIstria piange Trieste non ride, Vie Nuove, 17-10-1953; Trieste che accadr?, Vie Nuove, 24-10-1953.

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militari legate al fronte dellaggressione atlantica. Gli angloamericani si erano comportati con Italia e Jugoslavia come le potenze coloniali con due trib indigene tenute assoggettate spartendo la posta tra esse346.

346 Trieste atlantica, Rinascita, n. 10 (ottobre), 1953.

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3.10 Questione di Trieste e Comunit Europea di Difesa La Segreteria del PCI tornava ad occuparsi a novembre della situazione politica e parlamentare dopo il voto dei bilanci da parte delle Camere. Togliatti affermava che sarebbe stato errato dire che il governo Pella era uguale ai precedenti, anche se evidenti cambiamenti di sostanza non cerano. In politica estera esso aveva sollevato la questione di Trieste, forse per ottenere un successo che facesse dimenticare il sette giugno. Non era prevedibile una rapida soluzione della questione di Trieste; in quel momento era difficile anche una spartizione senza che l'Italia facesse concessioni nella zona A. In politica estera bisognava impostare una grande campagna contro la ratifica della CED e contro l'esercito tedesco, dandole un profondo carattere popolare: a ci occorreva legare la questione del Tirolo e di Trieste. Per Trieste Togliatti indicava di continuare a sostenere l'applicazione del trattato di pace che, malgrado fosse peggiore della dichiarazione tripartita, aveva concreti motivi che lo giustificavano. Tra due stati in lotta con le loro rivendicazioni il TLT poteva essere una soluzione pacifica favorevole alla popolazione. Si sarebbe trattato di una soluzione internazionalistica contro i piani anglo-americani di servirsi dell'Italia e della Jugoslavia come di loro pedine347. Il vicesegretario Secchia sosteneva che la stanchezza che si notava nel partito derivava dallincertezza politica sulla posizione del PCI verso il governo Pella. Per Trieste suggeriva di introdurre un elemento internazionalista che avrebbe fatto meglio comprendere la posizione del partito per l'applicazione del trattato di pace, e avrebbe impedito le manifestazioni di tipo nazionalistico compiute da compagni che occupavano posti importanti. Non possibile che noi non ci differenziamo dai nazionalisti sulla questione di Trieste, chiudeva severo Secchia348. Secondo Celeste Negarville in politica estera al momento attuale il problema pi grosso era quello della CED, per Trieste era giusta la posizione nuova proposta da Togliatti, ma fino alla ratifica della CED era opportuno far dipendere questa dalla soluzione della questione di Trieste349. Togliatti chiudeva la riunione ribadendo la necessit di avere una parola d'ordine
347 APC, Fondo M, Mf 165, Verbale riunione di Segreteria del 5-11-1953, intervento di Togliatti. 348 APC, Fondo M, Mf 165, Verbale riunione di Segreteria del 5-11-1953, intervento di Secchia. 349 APC, Fondo M, Mf 165, Verbale riunione di Segreteria del 5-11-1953, intervento di Negarville.

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generale, che poteva essere quella di un governo di pace. Registrava l'accordo dei presenti sull'importanza del problema della CED da porre indipendentemente dalla questione di Trieste. Tuttavia, sottolineava Togliatti, se la questione di Trieste avesse provocato un malcontento generale ci avrebbe aiutato il PCI a non lasciar ratificare la CED350. Rispetto agli incidenti verificatisi ad inizio novembre in occasione della celebrazione dellanniversario dello sbarco delle truppe italiane a Trieste, che provocarono la morte di sei manifestanti e numerosi feriti, il PCTLT reagiva in Consiglio comunale presentando due mozioni che chiedevano una commissione dinchiesta da parte dellONU e lattuazione del referendum nelle due zone351 e tenendo la prima assemblea congiunta con la Federazione triestina del PSI352 con il quale, ricordiamo, vigeva un patto dunit dazione. In Parlamento, i deputati Giancarlo Pajetta e Boldrini proponevano uninterpellanza al Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Pella in cui si chiedeva se il governo italiano intendeva fare proprio il voto espresso dal Consiglio comunale di Trieste, quale organo maggiormente rappresentativo della volont dei triestini al momento, e se intendeva quindi chiedere una commissione dinchiesta internazionale per accertare la responsabilit per uso ingiustificato di armi e tutte le illegalit ed abusi perpetrati, affinch potessero essere puniti i colpevoli e accertate le cause prossime e remote dello stato attuale di disagio delle popolazioni triestina e istriana, e chiedere altres una libera consultazione delle popolazioni di entrambe le zone circa la soluzione del problema territoriale353. Giancarlo Pajetta in un successivo intervento in aula invitava Pella ad attuare il voto del Consiglio comunale di Trieste, espressione di un caso particolare in cui democristiani e comunisti avevano votato insieme, perch tutti a Trieste erano stanchi del baratto, della spartizione, e dopo lotto ottobre si era recato personalmente a Trieste e aveva constatato che vi era tra i cittadini perplessit e dolore, e non giubilo, ci a causa della preoccupazione per la sorte degli italiani residenti nella zona B354.

350 APC, Fondo M, Mf 165, Verbale riunione di Segreteria del 5-11-1953. 351 I comunisti del TLT propongono una inchiesta dellONU su Trieste, lUnit, 12-111953. 352 Socialisti e comunisti triestini si impegnano a lottare contro il baratto, lUnit, 5-111953. 353 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 16-11-153; cfr.: I comunisti chiedono che il governo faccia proprio il voto dei triestini, lUnit, 17-11-1953. 354 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 18-10-1953; cfr.: Pajetta invita ad attuare il voto di Trieste, lUnit, 19-11-1953.

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Tra novembre e dicembre Luigi Longo, in qualit di protagonista della resistenza italiana, conduceva una campagna sulla posizione dei comunisti italiani nei confronti delle rivendicazioni jugoslave su Trieste nel periodo 1943-47 fatta di rivelazioni basate su documenti dellepoca, che culminava in una conferenza stampa in cui veniva documentata la continuit della politica nazionale del PCI per Trieste e lopposizione alle pretese di Tito. Alle domande dei presenti sulla situazione attuale della questione triestina Longo rispondeva che lapplicazione del trattato di pace sarebbe stata possibile sole ove lItalia avesse abbandonato il criterio di discriminazione introdotto nella propria politica estera, procedendo verso una politica orientata alla distensione internazionale. Restava una seconda soluzione che era quella proposta dal PCTLT con sgombero delle truppe straniere e referendum355. Nel rapporto di Togliatti al Comitato Centrale del sei dicembre veniva sottolineato come negli ultimi tempi la questione di Trieste fosse stata al centro di tutto. Non era facile dire perch questa questione era stata sollevata dai governanti italiani e da quelli jugoslavi proprio in questo momento e nel modo che si conosceva, spiegava Togliatti. Soprattutto era difficile dirlo, purtroppo, per quello che riguardava i governanti italiani. Non si sfuggiva, a prima vista, all'impressione che qui vi era stata impreparazione, improvvisazione e leggerezza, perch in sostanza i risultati erano stati contrari a tutto quello che ci si aspettava e che era stato annunciato al Paese. Forse era pi giusto ritenere che l'iniziativa dei governanti italiani era stato soltanto indiretta, e che vi era stato invece un esplicito proposito, in particolare americano, di sollevare la questione giuliana, per riuscire, attraverso una qualsiasi soluzione di essa, favorevole o sfavorevole ai [nostri] interessi e alla [nostra] dignit nazionale, a ottenere determinati risultati nel rafforzamento di quello che essi chiamavano lo schieramento atlantico e cio nel sottoporre tanto il popolo italiano quanto quello jugoslavo agli interessi di un imperialismo aggressivo e alla preparazione della guerra. Per quello che riguardava i governanti italiani era venuta alla luce una fondamentale loro incapacit. Si erano dimostrati incapaci sia di essere fermi nella difesa di una
355 Cfr.: E la resistenza a consentirci la difesa dellitalianit di Trieste!, lUnit, 23-111953; Luigi Longo documenta la continuit della politica nazionale del PCI per Trieste, lUnit, 3-12-1953; M. Cesarini Sforza, Ecco le prove che la resistenza salv Trieste, Vie Nuove, 6-12-1953; L. Longo, I comunisti hanno sempre difeso litalianit di Trieste, Rinascita, n. 12 (dicembre), 1953.

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posizione di principio che era stata loro segnata dal Parlamento, sia di trovare un compromesso accettabile e utile, che permettesse alle due parti di sostare. La realt era che il solo compromesso possibile e utile, per l'Italia, era quello che il PCI aveva presentato e che lasciava intatto il TLT applicando puntualmente il trattato di pace. Continuava Togliatti su lItalia allinterno dellalleanza atlantica:
Essa non in grado di far valere le aspirazioni che corrispondono alla coscienza diffusa fra i cittadini, ma si trova alla merc di iniziative, di movimenti, di intrighi di cui soltanto pi uno strumento, avendo perduto la propria autonomia e la propria dignit. La soluzione da noi proposta pu diventare elemento di una azione generale di politica estera, che risollevi il prestigio dell'Italia. L'Italia infatti se vuole oggi farsi valere deve rivendicare una distensione dei rapporti internazionali ed una politica di pace realizzata attraverso il rispetto di tutti i trattati internazionali. Nello sviluppo di una azione simile, qualunque possano essere i risultati finali circa la questione del TLT, l'Italia pu trovare consensi, contatti, e soprattutto possibilit nuove di far sentire la propria voce nel mondo, scopo che non pu essere invece raggiunto tramite la politica atlantica di asservimento all'imperialismo capitalista o tramite la politica europeista356 .

Lo stesso giorno Italia e Jugoslavia raggiunsero un accordo per il ritiro simultaneo delle truppe concentrate lungo la frontiera, dando un concreto segnale di distensione e facendo dichiarazioni dintenti sulla ripresa dei negoziati per la soluzione definitiva della questione territoriale. A Trieste Vidali, che negli ultimi mesi abbiamo visto godere di una libert dazione maggiore rispetto al passato, probabilmente in ragione di una situazione che andava determinandosi nettamente e per cui non cera pi tempo per rispettare le direttive provenienti da Roma, ove tra laltro le direttive spesso sembravano scarseggiare proprio per mancanza di capacit innovativa specialmente dal maggio del 1952 in poi, svolgeva uninteressante iniziativa politico-diplomatica incontrando il Consigliere politico italiano Diego De Castro insieme al segretario della federazione triestina del PSI Salvo Teiner. Vidali poneva una serie di questioni al professor De Castro, alcune secondarie per cos dire, come quella di alcuni comunisti che erano tra i profughi della zona B non aiutati dal CLN dellIstria, altre legate agli ultimi avvenimenti, gli incidenti di novembre, in cui secondo Vidali vi era la responsabilit anche del sindaco democristiano Bartoli oltre che del Comando militare alleato, ed altre concernenti la soluzione della questione triestina in generale. Riguardo a queste ultime il leader cominformista proponeva lunione di tutti i partiti triestini contro
356 APC, Fondo M, MF 132, Verbale Comitato Centrale del 6-12-1953.

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Tito e che gli italiani, come popolazione, continuassero a sostenere il plebiscito. De Castro rispondeva al primo punto lusingando Vidali che, essendo il suo partito il meglio organizzato, ci sarebbe significato per gli altri partiti dovere accordarsi con il partito comunista ed egli poteva ammettere tale soluzione solo in un caso estremissimo (conflitto bellico). Riguardo al plebiscito De Castro sosteneva essere anche la tesi del governo e la stampa aveva sbagliato a discostarsene troppo presto. In materia di politica internazionale, Vidali affermava che Tito non desiderava entrare nel Patto atlantico n che lItalia entrasse nel Patto balcanico, ma ambiva ad essere la terza forza nei Balcani. Egli non aveva intenzione di risolvere il problema di Trieste per ragioni di politica interna e internazionale. De Castro chiudeva il suo resoconto al MAE357 sullincontro constatando come le idee di Vidali non fossero peregrine, notando anzi con interesse il fatto egli avesse le stesse impressioni che abbiamo tutti noi358. Nello stesso periodo notiamo da parte della Direzione Generale Affari Politici del Ministero Affari Esteri uno spiccato interesse a rilevare nellatteggiamento dellUnione Sovietica un eventuale cambiamento di posizione, un ammorbidimento in seno al Consiglio di Sicurezza che facesse in qualche modo intuire unopposizione solo formale dei sovietici alla partecipazione italiana di una conferenza a cinque che si andava progettando da mesi per risolvere definitivamente la questione triestina. Venivano presi in considerazione, in tale contesto, anche gli articoli dei principali organi della stampa sovietica quali Pravda, Istvestia, Novoie Vremia, ed altri e i relativi intervalli di tempo con cui gli articoli venivano pubblicati359.

357 D.D.I., Serie Affari Politici, Busta 632, Tls 4202/1396 Ufficio Consigliere Politico Italiano a Trieste a Mae/PdC Uff zone di confine, 1/12/1953: colloquio con Vidali e Teiner. 358 Riguardo a tale identit di vedute pu essere utile consultare larticolo Trieste paravento della politica jugoslava, in Esteri, del 15-1-1954. 359 D.D.I., Serie Affari Politici, Busta 632, Tlg 15162 amb Mosca a Mae 7/12/1953: articolo Pravda Chi ostacola soluzione questione Trieste; TLs 14/I5513 DGAP IV a amb. Ankara, Atene, Londra, Parigi, Washington 7/12/1953: Trieste stampa sovietica; Tls 15489 DGAP IV a amb. Londra, Parigi, Washington 5/12/1953: atteggiamento sovietico su Trieste; Tlg 1059 amb. Washington a Mae 1-12-1953: Tito aggressivo dopo morte Stalin perch di nuovo accordatosi con Urss.

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3.11 Il programma di Fanfani ed il PCI Linizio del 1954 era caratterizzato dalliniziativa diplomatica assunta dai governi britannico e statunitense in veste di cauti mediatori tra Italia e Jugoslavia e da prese di posizione e schermaglie ufficiose tra le due parti in causa, dirette essenzialmente a sondare i reciproci atteggiamenti e nello stesso tempo a ribadire, di fronte alle opinione pubbliche dei rispettivi Paesi, le richieste e la linea di condotta fino a quel momento seguite. Il punto di vista del governo italiano era precisato il 26 gennaio dinanzi alla Camera dei Deputati da Amintore Fanfani nelle dichiarazioni programmatiche del nuovo governo da lui presieduto. Dopo aver affermato di ritenere la dichiarazione dellotto ottobre come un impegno degli alleati che intendiamo sia rispettato, Fanfani dichiarava che lazione diplomatica in corso doveva ribadire lopportunit e la necessit di non ritardare oltre la definizione del problema del Territorio libero360. Molto duro il giudizio di Pietro Ingrao su lUnit sul programma del nuovo governo democristiano che in politica estera faceva un passo indietro sulle posizioni che lo stesso De Gasperi era stato costretto a prendere nel luglio precedente. Abbandonati, infatti, anche quegli accenti di dignit nazionale che erano almeno nelle parole dellonorevole Pella, il nuovo presidente del Consiglio aveva voluto praticamente sedare le preoccupazioni degli occidentali sulla questione di Trieste, scriveva Ingrao. Cera stata per lItalia la nuova amara beffa della dichiarazione dellotto ottobre: per Fanfani questa rinnovata truffa allItalia era diventata una sosta. Cerano stati i fatti di Trieste, le provocazioni, i morti: Fanfani non aveva trovato una parola di condanna, di riserva verso la politica di chi aveva sparso quel sangue a Trieste: e tutta la sua politica triestina si riassumeva nella ricerca di unequa soluzione senza tentennamenti n debolezze, cio zero, concludeva con una bocciatura senza riserve il direttore de lUnit361. Nella riunione di Direzione del PCI tenutasi il giorno precedente alla presentazione del programma del nuovo governo, Scoccimarro sosteneva limpossibilit per il partito di non votare contro (e quindi anche semplicemente di astenersi) un governo che presentava nuovamente dei bilanci con spese militari aumentate. Sembrava inoltre che Fanfani volesse presentare la formula si va a

360 Atti Parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 26-1-1954. 361 Ingrao P., Il richiamo della foresta, lUnit, 27-1-1954.

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Trieste e alla CED contemporaneamente il che significava in pratica andare alla CED362. Nellambito della Conferenza di Berlino dei Ministri degli Esteri delle quattro potenze occupanti la Germania, Molotov present un progetto per la conclusione del trattato di Stato per il ristabilimento di unAustria indipendente e democratica in cui si prevedeva di incaricare i vice ministri degli affari esteri di esaminare la questione di Trieste, in relazione con le proposte del governo sovietico di non utilizzare la citt di Trieste ed il territorio adiacente come base militare. Ancora una volta, quindi, la conclusione del trattato austriaco veniva collegata con la soluzione della questione triestina da parte del governo sovietico, tra le motivazioni che venivano date cera la preoccupazione espressa da Molotov che lAustria non divenisse una base militare anglo-americana come gi Trieste era divenuta. Su lUnit grande risalto veniva dato alliniziativa di Mosca che apriva nuove prospettive per lItalia ed era veramente conforme agli interessi italiani che erano quelli di avere il TLT come il Brennero liberi da truppe straniere363. I documenti di archivio del PCI dellepoca ci rivelano una certa staticit sulla questione di Trieste, lattenzione maggiore, lo abbiamo gi visto, veniva data alla CED cui in qualche modo a fasi alterne, soprattutto in relazione allandamento dei negoziati internazionali, veniva collegata la questione triestina. Si raccomandava dunque in Direzione di continuare la lotta contro la CED (la campagna era condotta dallattivissimo Emilio Sereni), in cui si inseriva la questione della proibizione delle armi atomiche e della bomba H364 e quella di un patto di sicurezza europeo. In politica interna lidea principale era quella della rottura del monopolio della Democrazia Cristiana al governo365. Vi era interesse vivo comunque per questioni minori, relative alla questione triestina, come testimonia la risposta di Secchia al compagno Rossi che aveva chiesto il mese precedente di trasferire la sede della federazione di Gorizia a Monfalcone: i

362 APC, Fondo M, Mf 131, Verbale Riunione di Direzione del 25-1-1954. 363S. Segre, Molotov propone che la questione di Trieste sia discussa insieme al trattato austriaco, lUnit, 13-02-1954; R. Mieli, Conformi agli interessi italiani le proposte di Molotov sullAustria, lUnit, 14-02-1954; S. Segre, Molotov propone laccordo sullAustria e una discussione su Trieste allONU, lUnit, 15-02-1954. 364 Cfr.: Togliatti P., Trovare un accordo tra il mondo cattolico e il mondo comunista per salvare la civilt minacciata di distruzione dalla bomba H, lUnit, 13-4-1954: discorso al Comitato Centrale. 365 APC, Fondo M, Mf 131, Verbali di Direzione, febbraio 1954.

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dirigenti della federazione non erano d'accordo, spiegava Secchia, il 7 giugno erano stati ottenuti circa 2300 voti: si potevano fare passi avanti ancora e ci sarebbe stato facilitato dal mantenere una direzione qualificata, trasferire la sede dal capoluogo poteva sembrare come una rinuncia. Sulla nota di Secchia Togliatti aggiungeva a penna: la politica verso gli sloveni ne sarebbe indebolita366.

366 APC, Fondo M, MF 165, Nota per la Segreteria, 19 febbraio 54.

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3.12 Il governo Scelba, il pi reazionario Il nuovo presidente del Consiglio Mario Scelba nelle dichiarazioni programmatiche al Parlamento non si limitava ad auspicare lintesa sul Territorio libero ma, alludendo alla posizione geografica e alle economie complementari dei due Paesi, considerava tale accordo come la premessa per una pi ampia e pi proficua collaborazione367. Nel dibattito che seguiva sulla politica estera, le opposizioni rimproveravano al governo di non sapere utilizza il processo dellintegrazione europea, al cui centro era in quel momento il problema della CED, per ottenere una pi aperta solidariet degli alleati verso gli interessi italiani a Trieste. Il socialista Lussu affermava che il governo sembrava voler insabbiare la questione di Trieste368. Alla Camera Ingrao poneva sotto accusa tutta la politica estera di solidariet atlantica, richiamandosi alle iniziative di Pella, mentre Nenni deplorava la richiesta di ratificare la CED senza negoziarla, senza condizionarla, senza neppure esigere dagli angloamericani una soluzione di giustizia per Trieste e per la zona A del Territorio libero. Lintervento di Togliatti fu invece estremamente breve, in quanto, dopo aver ricordato come il PCI avesse lavorato per anni per creare un clima di distensione, invitava deputati comunisti e socialisti ad uscire dallaula come segno di protesta contro Scelba considerato fautore di una politica di violenza contro le masse lavoratrici369. Anche nei dibattiti interni alla Direzione del PCI si insisteva sulla necessit di dipingere il governo Scelba come il pi reazionario che ci sia mai stato nel nostro Paese. Per il resto bisognava proseguire nelle campagne contro la bomba H e contro la CED che finivano per andare di pari passo e delle quali la prima si rivelava strumentale alla seconda370. Occorreva inoltre sfruttare le perplessit delle gerarchie ecclesiastiche sullimperialismo e sulla bomba ad idrogeno; secondo Togliatti occorreva cambiare indirizzo in politica estera nel mondo e in Italia, questo era l'essenziale371. Analoghe erano le parole di Longo al Comitato Centrale: occorreva impedire la ratifica della CED e portare avanti una crociata per linterdizione della bomba atomica. I cedisti desideravano una dichiarazione del tenore di
367 Atti parlamentari, seduta della Camera dei deputati del 18-2-1954. 368 Atti parlamentari, seduta(pom.) del Senato della Repubblica del 18-2-1954. 369 Atti parlamentari, seduta della Camera dei deputati del 18-2-1954. 370 APC, Fondo M, Mf 131, Verbali Riunioni di Direzione, aprile 1954. 371 APC, Fondo M, Mf 131, Verbale Riunione di Direzione, 29 aprile 1954.

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quella bipartita dell'8 ottobre 1953 sul problema di Trieste sottoscritta dai sei Paesi. In Campidoglio Pella aveva legato la ratifica della CED alla questione di Trieste, ora si tendeva a negare tale collegamento, bisognava sottolineare questo fatto372. Vidali si faceva promotore presso la Segreteria del PCI di uniniziativa dei partigiani della pace di Trieste i quali avevano intenzione di convocare entro breve tempo una conferenza sul tema Trieste e la CED: la conferenza avrebbe dovuto aver luogo mentre si discuteva la CED in Italia. A tale manifestazione preparata con una buona agitazione avrebbero partecipato i comitati della pace e le organizzazioni democratiche del TLT, i rappresentanti dei comitati della pace delle regioni di frontiera. Per dare alla conferenza il massimo rilievo, i partigiani della pace triestini che contavano sullincondizionato appoggio morale e materiale del PCI (e del PCTLT) chiedevano un aiuto ai compagni italiani: messaggi di solidariet dalle citt italiane e possibilmente una forte rappresentanza dei gruppi parlamentari (PCI, PSI e indipendenti) e dei partigiani. Chiedevano inoltre che la stampa, sia quotidiana che periodica, mettesse in rilievo levento373. La conferenza, cui parteciparono esponenti del comunismo e socialismo triestino, chiedeva ai grandi quattro lapplicazione del trattato di pace374. Nel frattempo a Londra andavano avanti i negoziati tra angloamericani e jugoslavi, che chiedevano aggiustamenti territoriali rispetto alla soluzione dellotto ottobre, e indiscrezioni trapelate lasciavano intendere che si era vicini ad un compromesso. La reazione del governo italiano a tali indiscrezioni fu di dichiarare lopposizione dellItalia alla trasformazione in alleanza militare del patto balcanico prima che fosse risolta la questione triestina: lopposizione derivava dal timore che lalleanza proprio nella fase decisiva del problema di Trieste, potesse contribuire a rafforzare ulteriormente la posizione jugoslava nei confronti degli Occidentali dato il collegamento indiretto esistente tra la NATO e la progettata alleanza balcanica. Il diritto della NATO a dare il proprio previo consenso allalleanza balcanica, reclamato dallItalia, venne contestato non solo dalla Jugoslavia ma anche (ed energicamente) dalla Grecia375.
372 APC, Fondo M, MF 132, Verbale del Comitato Centrale, 11-14 aprile 1954. 373 APC, Fondo M, Mf 165, Lettera di Vidali alla Segreteria del 24-4-1954; Verbale di riunione Segreteria del 4-5-1954, in cui si dava lassenso alliniziativa. 374 Appello triestino ai 4 Grandi per lapplicazione del Trattato, lUnit, 19-07-1954. 375 Cfr.: ISPI Annuario, op. cit., 1954, pp. 474-476; Il governo rifiuta di pronunciarsi sul piano di spartizione del TLT, lUnit, 12-05-1954;La Commissione Esteri contro la

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3.13 Le ultime richieste di maggiore sostegno di Vidali al PCI Gli articoli di Vidali apparivano sempre pi inquieti, colmi dansia per la sorte della sua citt destinata a rimanere vittima di un accordo che prevedeva la costruzione di un porto jugoslavo presso Capodistria con fondi americani che avrebbe significato un impoverimento per le attivit economiche della citt. Nelle cancellerie occidentali non si voleva tenere conto e cera anzi disprezzo, denunciava Vidali, per lopinione dei natives, triestini e istriani, e per i loro interessi tanto meschini di fronte ai grandi ideali della civilt occidentale e atlantica e della bomba allidrogeno. Triestini e istriani contavano meno di una mandria di bestiame, per i mercanti occidentali, ma tale atteggiamento faceva s che nelle due zone si diffondesse la convinzione che solo il trattato di pace avrebbe potuto risolvere il problema, tanto che un referendum avrebbe dato non meno dellottanta per cento dei voti a favore del TLT376. Vidali, insieme al compagno triestino Siskovic, scendeva a Roma per esporre le proprie preoccupazioni in Direzione. Il primo a prendere parola era Togliatti che notando come la questione di Trieste si stesse riacutizzando non escludeva che potesse venire fatta improvvisamente una proposta di soluzione. La questione della CED poteva far accelerare la soluzione della questione di Trieste anzich consigliare di rinviarla. Il leader del partito comunista triestino esprimeva incertezza su ci che poteva succedere e confermava che a Trieste c'era pi preoccupazione che nel passato, specie tra istriani e dalmati profughi. La base di diversi partiti si era dichiarata favorevole al TLT, cio alla posizione del PCTLT. Anche in questa sede, Vidali si diceva certo che gli jugoslavi per ragioni interne non desideravano risolvere la questione di Trieste e intendevano tenere lItalia fuori dal Patto balcanico. Era da prevedersi una soluzione provvisoria senza la partenza delle truppe straniere: il PCTLT avrebbe insistito nel denunciare il baratto, rivolgendosi a tutta la popolazione nellinvocare la formazione del TLT. Occorreva fare comizi in Italia, un intervento della CGIL, pi spazio su lUnit e una conferenza di pace a Trieste377. Il dibattito seguiva sulle ipotesi di iniziativa politica che era possibile inserire nella situazione come, ad esempio, una raccolta
spartizione del TLT, lUnit, 13-05-1954. 376 Vidali V., La sorte di Trieste, lUnit, 19-05-1954; V. Vidali, Crescente adesione dei triestini alla soluzione del Trattato, Rinascita, n. 5 (maggio), 1954. 377 APC, Fondo M, mf131, Verbale Riunione di Direzione, 20 maggio 54.

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di firme contro la spartizione a favore del TLT o del plebiscito; si discuteva anche sulla possibilit di legare la nuova iniziativa alla questione della CED, anche se in tal caso il timore era quello che la posizione del partito ne uscisse troppo indebolita a causa delle forti divisioni che cerano nellopinione pubblica sul tema. Giancarlo Pajetta affermava che lopinione pubblica italiana era al momento attuale disponibile ad accettare qualsiasi soluzione che desse Trieste all'Italia. Il governo era compromesso con gli angloamericani e non poteva gloriarsi di nessun risultato, le destre erano ancora pi compromesse per le richieste precedenti. Dunque, per Pajetta sulla questione triestina la linea da seguire era la seguente:
Dobbiamo attaccarci a Capodistria e sottolineare l'esclusione dell'Italia da ogni funzione balcanica. Inchiodare il governo e le destre a tutte le loro posizioni precedenti. Condurre una grossa campagna. Fare intervenire gli esuli gi tanto utilizzati contro di noi. Portare la questione in Parlamento. Inviare a Trieste una delegazione di parlamentari d'opposizione. I compagni di Trieste dovrebbero venire in Italia a gettare l'allarme. [Dobbiamo] chiedere unamministrazione internazionale che metta fine a distinzione tra zona A e zona B. Proporre che i partiti del TLT organizzino essi stessi il plebiscito. Se non accettano organizziamo noi la petizione.378

Anche Togliatti era consapevole della stanchezza degli italiani rispetto alla questione triestina e cercava di proporre la sua ricetta per risvegliare linteresse:
L'opinione pubblica italiana oggi si disinteressa di Trieste ed pronta ad accettare qualsiasi soluzione. Bisogna far sentire nuovamente la questione all'opinione pubblica con un'iniziativa che parta da Trieste. L'iniziativa non sia lanciata solo dai comunisti contro la spartizione e per il plebiscito. Sia presa da socialisti, socialdemocratici ed altre forze. Non far leva sulla CED che dividerebbe le forze favorevoli alla petizione. Polemica dei governativi sul patto balcanico, sostengono che entrando nella CED si evita il patto: quindi attenzione a gettarsi nella discussione. Gli americani presentano soluzioni catastrofiche per ottenere l'approvazione della CED. Intensificare la campagna in Italia. I compagni di Trieste ci dicano cosa possono fare379 .

Nel prosieguo dellacceso dibattito Vidali lamentava il peggioramento della situazione e la necessit di uniniziativa immediata. La petizione avrebbe dovuto essere lanciata dal PCTLT e da altri partiti e avere la prospettiva di un buon risultato. Il problema non era di smascherare l'avversario ma di mobilitare le masse contro il baratto. Alla domanda del leader triestino sulla possibilit che il PCI avrebbe potuto lanciare una petizione in Italia, Togliatti oppose in effetti un

378 APC, Fondo M, mf 131, Verbale Riunione di Direzione, 20 maggio 54, intervento di Pajetta 379 APC, Fondo M, mf 131, Verbale Riunione di Direzione, 20 maggio 54, intervento di Togliatti.

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rifiuto, argomentando che tale iniziativa avrebbe richiesto uno sforzo enorme e l'impegno del partito per varie settimane; il PCI non poteva fare una dichiarazione senza rivendicare il voto del Parlamento e ci non era utile ai compagni triestini. Vidali insisteva per unintensificazione della campagna da parte del PCI contro la spartizione, poich il problema non era costituito da Capodistria, ma dal fatto che si doveva impedire che la zona B andasse alla Jugoslavia. Egli indicava nella debolezza dei socialisti un fattore potenzialmente importante e perci invitava ad intervenire presso la direzione del PSI. La decisione finale presa nella riunione suggeriva al PCTLT ladozione di un'iniziativa triestina (raccolta di firme) contraria alla spartizione del TLT e favorevole al plebiscito. Si raccomandava di intensificare intanto, in Italia, la campagna contro la spartizione, sulla stampa e nel Parlamento380. Effettivamente, nelle settimane seguenti specialmente su lUnit abbondavano gli articoli dedicati agli ultimi sviluppi della questione di Trieste: si metteva in guardia sul fatto che incombeva laccordo per unalleanza militare balcanica e lItalia ne sarebbe rimasta fuori senza che la questione triestina fosse stata risolta in maniera definitiva381. In Parlamento Scoccimarro, intervenendo in polemica col ministro Piccioni in chiusura del dibattito sul bilancio del MAE in Senato, proponeva i principi che avrebbero dovuto caratterizzare la questione triestina: nessuna accettazione della spartizione del TLT, nessuna rinuncia al principio di autodeterminazione delle popolazioni interessate, una soluzione del problema in modo da creare la possibilit di una vita concorde e democratica tra e italiani e slavi ivi residenti382. Seguiva uniniziativa alla Camera di Togliatti che presentava uninterrogazione su alcune dichiarazioni dellambasciatrice americana a Roma Clara Boothe Luce e compiva un intervento incentrato sulla questione della CED lasciando a Nenni loffensiva sul problema triestino383. Con lapprossimarsi dellaccordo per la spartizione del TLT Vidali,
380 APC, Fondo M, mf 131, Verbale Riunione di Direzione, 20 maggio 54. 381 Nuovo brutale invito greco allItalia a non intralciare lalleanza con Tito, lUnit, 2205-1954; Lincubo della spartizione su Trieste e sul Territorio Libero, lUnit, 25-05-1954; Lannuncio del Patto balcanico preludio alla spartizione del TLT, lUnit, 6-6-1954; Gli angloamericani comunicano il piano di spartizione del TLT, lUnit, 9-6-1954. 382 Piccioni si pronuncia in un vuoto discorso per la spartizione provvisoria del TLT. La replica di Soccimarro che illustra i tre principi per una giusta soluzione della questione triestina e sottolinea la gravit della richiesta di ratificare la CED, lUnit, 24-6-1954. 383 Interrogazione di Togliatti sulla Luce, lUnit, 6-7-1954; Clara Luce e Piccioni annunciano che mancano pochi giorni alla spartizione, lUnit, 10-7-1954.

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sentendo evidentemente sempre di pi su di s tutta la pressione e le aspettative di chi ancora desiderava una soluzione diversa alla questione, scriveva una lettera alla Direzione del PCI spiegando che a breve ci sarebbe stato a Roma un incontro dei rappresentanti triestini dei partiti governativi con le rispettive direzioni: qui tutti si chiedono cosa stanno facendo i partiti operai italiani in merito al problema Trieste. Il resto della lettera era di tono polemico per la lentezza di collaborazione da parte del PCI nellattuare ci che era stato deliberato a maggio:
Noi vi abbiamo scritto recentemente che sarebbe opportuno organizzare comizi in tutta Italia ma voi non ci avete ancora risposto. Tali comizi andrebbero fatti con presenza di socialisti e comunisti triestini. A Trieste si sviluppano iniziative politiche concrete che dovrebbero costituire una base solida per un'azione sulla questione di Trieste da sviluppare nella Repubblica. Infatti stato quasi ultimato il referendum nei comuni sloveni e Muggia. A Trieste c' stata una levata di scudi degli esuli che protestano contro la spartizione e la pressione alla base di tutti i partiti ha obbligato i dirigenti dei quattro partiti ad andare a Roma per sostenere le nostre richieste. Siamo gi entrati nella fase degli scioperi contro la spartizione384.

Al termine dellincontro tra la delegazione triestina e i gruppi parlamentari di PCI e PSI veniva emanato un comunicato in cui si esprimeva viva preoccupazione per il progetto di spartizione del TLT e angoscia per gli esuli della zona B; il PCI affermava anche che continuava a ritenere lapplicazione del trattato di pace quale migliore soluzione possibile della questione triestina e che sarebbero stati presi accordi col PSI per unazione comune allo scopo di giustamente orientare lopinione pubblica del Paese nel senso richiesto dalla necessaria solidariet con le popolazioni triestine385. I comunisti e socialisti triestini lanciavano anche un appello agli italiani affinch esigessero che il governo chiedesse allONU di tenere un plebiscito nel Territorio libero386. Ma oramai aleggiava una certa rassegnazione tra le fila del partito verso una spartizione, fatto compiuto, che ci si chiedeva se sarebbe stata applicata senza la ratifica del Parlamento. Su Rinascita vera ancora modo di vagheggiare una Trieste al centro dei contatti e degli scambi politici economici e daltro tipo tra Paesi capitalistici e Paesi socialisti in unEuropa dominata dallo spirito di Ginevra, mentre pi realisticamente su Vie Nuove veniva descritta la spartizione che i triestini non avrebbero accettato, in quanto avrebbero continuato a chiedere una sistemazione pi equa e il diritto allautodeterminazione tramite plebiscito e si
384 APC, Fondo M, Mf 131, Lettera di Vidali alla Direzione del PCI del 9-7-1954. 385 Lavversione di Trieste esposta dai delegati socialisti e comunisti, lUnit, 16-7-1954. 386 Appello agli italiani dei comunisti e socialisti dal TLT, lUnit, 4-8-1954.

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prevedeva che circa quindici o ventimila istriani si sarebbero presentati al confine della zona A per entrarvi non appena la spartizione fosse stata sancita387. Il nove agosto veniva firmato a Bled, in Slovenia, il trattato di alleanza ventennale tra Jugoslavia, Grecia e Turchia che contemplava la mutua difesa in caso di attacco, in tal modo anche la Jugoslavia veniva collegata al sistema atlantico, il quale subiva tuttavia un grave colpo con la caduta del progetto della CED dovuta alla mancata ratifica da parte del parlamento francese. In seguito a tali avvenimenti la spartizione del TLT veniva definita su lUnit un delitto insensato, non costituendo pi un impedimento alla ratifica della CED, secondo quanto veniva asserito dai democristiani388. Ma si trattava delle ultime isolate proteste, continuando il PCTLT ad emettere soltanto comunicati sui pericoli delle azioni a Trieste di squadracce fasciste che creavano deliberatamente disordini e smascherando lesistenza di un arsenale nascosto nei pressi del porto389, mentre il PCI sostanzialmente taceva. E, infatti, a fine settembre, i comunisti triestini chiedevano un incontro con i compagni del PCI per esaminare i loro problemi e chiedere un appoggio in maggiore misura. Togliatti si diceva daccordo per organizzare lincontro ma dissentiva sullaffermazione relativa allo scarso sostegno prestato: Solo noi abbiamo condotto la campagna per Trieste390, commentava seccamente il Segretario, che dava in queste poche parole limpressione di essere un po stanco delle lamentele e delle richieste di maggiore aiuto da parte di Vidali, poich tutto ci che poteva essere fatto era stato fatto in realt.

387 Laccordo di spartizione applicato senza la ratifica del parlamento?, lUnit, 9-81954;Fatto compiuto la spartizione del TLT?, Vie Nuove,15-8-1954; Di Trieste e della pace, Rinascita, luglio 1954; Questa la spartizione di Trieste che i triestini non accetteranno, Vie Nuove, 18-07-1954. 388 La spartizione del TL di Trieste sarebbe ora un delitto insensato, lUnit, 26-8-1954. 389 Cfr.: LUnit 8-8-1954, 1-9-1954, 4-9-1954. 390 APC, Fondo M, Mf 131, Verbale Riunione di Direzione, 21-9-1954.

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3.14 Il Memorandum dintesa Vidali scriveva nuovamente alla Segreteria a fine settembre, facendo riferimento al progetto di spartizione ormai accettato dal governo italiano. Per quanto riguardava la rettifica territoriale, ammetteva Vidali, essa era peggiore di quella che si supponeva. Vidali chiedeva larrivo a Trieste del giornalista Maurizio Ferrara per alcune corrispondenze sulla situazione e chiedeva, quasi con tono supplichevole, che la stampa comunista dedicasse pi spazio al problema, rammaricandosi al contempo per una dichiarazione inviata alle quattro edizioni de lUnit che non era stata pubblicata (ma di cui non abbiamo testimonianza nei documenti darchivio), malgrado ci fosse stato richiesto due volte, ed otteneva un colloquio con Togliatti. Veniva inoltre deciso in Segreteria di aprire il dibattito in Senato sulla questione triestina391. Ma oramai non cera pi tempo per altre riunioni di Direzione, n azioni concertate, n raccolte di firme, n altre iniziative politiche: laccordo tra Italia e Jugoslavia era finalmente giunto. Su lUnit veniva annunciato che sarebbe stato compiuto entro la settimana, Vidali teneva unestrema conferenza di denuncia in cui definiva laccordo peggiore di tutte le proposte che erano state fatte in passato e frutto di trattative segrete condotte per mesi alle spalle dellONU e delle popolazioni locali. Il PCTLT, che dellimminente accordo accettava come elemento positivo la partenza delle truppe straniere, proponeva per una pi equa soluzione un plebiscito o una conferenza internazionale, come quella pochi mesi prima svoltasi a Ginevra, cui avrebbero partecipato le grandi potenze, Italia e Jugoslavia, e i rappresentanti locali392. Il cinque ottobre 1954 i rappresentanti dellItalia, della Gran Bretagna, degli Stati Uniti e della Jugoslavia firmavano a Londra il Memorandum dintesa sul Territorio Libero di Trieste, con il quale, constatata limpossibilit di dare attuazione al trattato di pace con lItalia, era stabilita la cessazione del governo militare nelle zone A e B del Territorio libero e lestensione nelle stesse delle amministrazioni civili italiana (zona A) e jugoslava (zona B). Il Memorandum
391 APC, Fondo, Mf 116, Lettra di Vidali alla Segreteria del 30 -9-1954, Verbale riunione di Segreteria del 4-10-1954. 392 Il baratto del TL di Trieste compiuto entro la settimana, lUnit, 4-10-2010; M. Konsulich, Il discorso di Vidali, lUnit, 4-10-2010; E cominciato lesodo delle popolazioni dai villaggi della zona A ceduti a Tito. Solenne appello del PCTLT, lUnit, 510-2010.

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dintesa prevedeva inoltre lievi rettifiche della linea di demarcazione tra le zone A e B a favore della B, rettifiche interessanti una superficie di 11,5 chilometri quadri con circa tremila abitanti, nonch varie disposizioni volte a normalizzare la situazione politica ed economica del Territorio libero. Il governo italiano si impegnava a mantenere a Trieste il porto franco e i governi italiano e jugoslavo convenivano: di non esercitare alcuna discriminazione per ragioni politiche a carico delle persone che venivano a passare sotto le loro rispettive amministrazioni, di aprire negoziati per regolare e facilitare i traffici locali e infine di consentire il ritorno, nelle rispettive zone, delle persone in esse gi residenti393. Il Memorandum dintesa veniva definito in un comunicato ufficiale della Direzione del PCI il peggiore degli accordi394 e nel dibattito tenutosi in Senato comunisti e socialisti si univano negli attacchi contro il baratto imposto dalla politica atlantica, mentre Longo tornava di nuovo sulla difesa dellitalianit di Trieste compiuta dal PCI durante la Resistenza395. Il Comitato Centrale del PCTLT, nella sua riunione del nove e dieci ottobre, udita la relazione del suo segretario Vittorio Vidali e dopo un ampio dibattito sul Memorandum dintesa, approvava una dichiarazione allunanimit che definiva laccordo di Londra come la peggiore di tutte le soluzioni prospettate fino a quel momento per la questione del TL. L'accordo sacrificava alla politica di guerra l'esigenza di pace e benessere dei due popoli con l'unico obiettivo di completare i piani di aggressione americani. Si trattava di un vergognoso mercato, giustificato nel memorandum con l'impossibilit di tradurre in atto le clausole del trattato di pace. Lintenzione dei due governi era di considerare definitiva la separazione delle due zone e procedere allannessione. Il PCTLT aveva tra i propri obiettivi il diritto delle popolazioni a un plebiscito, la lotta per fare applicare gli impegni sottoscritti dai due governi a garanzia dei diritti e degli interessi delle due popolazioni. Il P.c. di Trieste avrebbe lottato affinch fosse eliminata la bardatura di guerra e di carattere coloniale nell'amministrazione, fossero soppressi i tribunali militari, il Consiglio territoriale a Trieste fosse eletto a suffragio universale e con rappresentanza proporzionale con facolt legislative ed amministrative, ci fosse una rinascita economica della zona, per lunit
393 ISPI Annuario, op. cit., 1954, pp. 478-479. 394 Il peggiore degli accordi, lUnit, 6-10-2010. 395 Spano Lussu e Mol attaccano al Senato il baratto imposto dalla politica atlantica, lUnit, 7-10-2010; Met del Senato non vota la spartizione del TL di Trieste, lUnit, 910-2010 Intervista con Longo sui comunisti e Trieste, lUnit, 10-10-2010.

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sindacale, per pacifici rapporti commerciali con tutti i Paesi, per la difesa di tutte libert democratiche e dei diritti nazionali, per il libero transito di persone e merci tra le due zone396. Il governo sovietico prendeva atto dellaccordo, in considerazione del fatto che esso era il risultato di unintesa tra la Jugoslavia e lItalia e del contributo che recava allalleggerimento della tensione tra questi due Paesi. Tale comunicazione era considerata dai comunisti triestini prova della saggia e tenace politica di distensione condotta dallUnione Sovietica, in cui si inquadrava anche la normalizzazione dei rapporti diplomatici ed economici con la Jugoslavia397. Ricordiamo qui che, come detto precedentemente, non era stato dato nessuno spazio sulla stampa comunista alla notizia relativa alla ripresa dei rapporti diplomatici tra Jugoslavia ed Unione Sovietica nellagosto del 1953. Alla vigilia del voto sul bilancio del MAE Togliatti rilasciava unintervista a lUnit in cui indicava le linee di una nuova politica estera per lItalia, considerati i fallimenti della politica imposta dallimperialismo, primo tra tutti la spartizione del TLT, conclusasi con laccordo peggiore che da parte italiana si potesse ottenere398. La Direzione del PCI si riuniva unultima volta sui problemi del Territorio di Trieste il ventotto ottobre. Apriva lincontro la relazione di Vidali che definiva la spartizione cos come era avvenuta la peggiore delle spartizioni: la Zona B era annessa alla Jugoslavia, vi era iniquit nel nuovo confine tracciato e molta amarezza tra i triestini. Si trattava di un accordo fatto in funzione della guerra, da considerarsi definitivo. Il p.c. triestino rimaneva allopposizione alla testa delle masse lavoratrici, poich vi era tra laltro un concreto pericolo di ritorno del fascismo in citt. Tra gli sloveni si lavorava per creare un fronte nazionale, anche con i titini. Occorreva creare un largo fronte fra gli italiani per losservanza dellaccordo di spartizione ed esigere unadeguata partecipazione del p.c. triestno allamministrazione civile. Si poneva anche il problema del cambiamento del nome del partito essendo divenuto il TLT semplicemente Territorio di Trieste. I comunisti triestini dipendevano dal PCI e se i titini desideravano mettersi in
396 APC, Fondo Togliatti, Carte della scrivania, Verbale del Comitato Centrale del PCTLT del 9-10 ottobre 1954. 397 LUrss prende atto dellaccordo di Londra su Trieste, lUnit, 13-10-1954.; I comunisti triestini e la nota dellURSS, lUnit, 18-10-1954. 398 Unintervista di Togliatti allUnit sulle linee di una nuova politica estera, lUnit, 1910-1954.

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contatto con loro dovevano sciogliere i loro gruppi, restituire quello che avevano sottratto nel 1948, liberare i compagni arrestati in zona B. I compagni chiedevano spiegazione di ci che stava avvenendo. I titini dicevano che l'Urss aveva capitolato su tutta la linea. Vidali chiedeva di lasciar fare a noi per risolvere rapporti locali coi titini e sosteneva limportanza che il proprio partito rimanesse lunico partito comunista presente a Trieste e non si tornasse ad una situazione come quella del 1947. Giancarlo Pajetta si dichiarava sostanzialmente daccordo con Vidali: andava sostenuta la necessit di evitare una politica che favorisse lirredentismo e risolvesse invece i problemi concreti a Trieste; andava rivendicata la giustezza della posizione precedentemente tenuta dal PCI e dal PCTLT su Trieste nonostante si riconoscesse che cera stata comunque una soluzione; bisognava aiutare lo sviluppo del Psi e dei rapporti con indipendentisti e socialdemocratici, salvaguardare lunit tra sloveni e italiani, difendere i diritti nazionali degli sloveni. Gli Jugoslavi avrebbero avuto problemi, secondo Pajetta, per giustificare la politica filo-occidentale con lespulsione dal Cominform, occorreva perci fare polemica su questo. Bisognava invece lasciare, come chiesto da Vidali, che i compagni triestini risolvessero con autonomia a livello locale tali problemi e non porre il problema della trasformazione del partito del Territorio di Trieste. Terracini, Sereni e Di Vittorio costituivano lo schieramento dei contrari alle proposte di Vidali: i compagni triestini dovevano entrare a far parte del PCI, magari dilazionando nel tempo questo processo. Per quanto riguardava la spartizione, essa era una soluzione del problema, definitiva: andava valutata come avevano fatto i sovietici. Secondo Longo, la spartizione era s definitiva, ma non cera ancora ragione politica per far entrare il P.c. di Trieste nel PCI. Il problema si sarebbe posto quando la situazione politica sarebbe cambiata. I nuovi problemi invece erano i rapporti dei triestini con la politica italiana e la difesa dei loro interessi. Anche la difesa degli italiani nella zona B non era compito particolare dei compagni triestini. Infine, interveniva Togliatti constatando la mancanza di un accordo tra i presenti e rilevando il giusto orientamento della risoluzione del PCTLT che dimostrava che l'azione del partito era stata giusta. Vidali nel suo rapporto sembrava orientato dal problema del nuovo rapporto coi titini, continuava Togliatti. Era sicuramente vantaggioso che si stabilissero nuovi rapporti tra Urss e Jugoslavia: Tito si era prestato al gioco degli imperialisti, ma non era andato fino 170

in fondo. Ancora oscura restava per la questione del patto balcanico. Occorreva da parte di Vidali quindi maggiore serenit nell'esaminare la situazione. Non poteva che salutare il nuovo orientamento della politica jugoslava e non doveva esserne eccessivamente imbarazzato. La situazione di Trieste veniva dichiarata da Italia e Jugoslavia provvisoria, il PCI affermava che era definitiva ma non aveva interesse a considerarla tale. Si sarebbe continuato nella rivendicazione della pienezza dei diritti democratici, anche dei diritti nazionali degli slavi e per la rinascita economica della zona. Bisognava continuare ad occuparsi della zona B in base al Memorandum d'intesa. Riguardo allingresso dei comunisti triestini nel PCI, Togliatti lo definiva al momento attuale un errore: occorreva mantenersi temporaneamente sulla base del Territorio di Trieste, stabilendo particolari rapporti col PCI di cui si poteva fissare la forma e uno scambio di rappresentanze permanenti tra i due partiti. Bisognava sostenere il movimento per lautonomia regionale del Friuli, ma in quella fase non doveva essere esteso a Trieste che aveva questioni di carattere diverso, poich per lItalia sarebbe stato pericoloso riaprire la questione del TLT in quel momento. La decisione presa dalla Direzione prevedeva di affidare ad una commissione composta da Pajetta, Scoccimarro, Novella e Vidali la preparazione di un documento scritto per la soluzione delle questioni relative alla politica dei comunisti a Trieste399.

399 APC, Fondo M, Mf 116, Verbale riunione di Direzione del 28-10-1954.

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CAPITOLO IV I COMUNISTI TRIESTINI RIENTRANO NEL PCI


SOMMARIO: 4.1La IV Conferenza Nazionale del PCI: il PCTLT diventa PCTT; 4.2 Lapparato speciale e i contatti tra PCTLT e jugoslavi dopo il Memorandum dIntesa; 4.3 Il viaggio di Krusciov a Belgrado: il colpo di bora; 4.5 Il V congresso del P.C. di Trieste; 4.6 Il VI Congresso del P.C. di Trieste: la federazione autonoma triestina

4.1 La IV Conferenza Nazionale del PCI: il PCTLT diventa PCTT

Il nove gennaio si teneva la IV Conferenza nazionale del PCI aperta dallappello di Togliatti per la salvezza dellumanit contro laggravato pericolo atomico, contro il riarmo della Germania di Bonn che faceva risorgere un focolaio permanente di conflitti in Europa, a favore della si tensione internazionale, della pacifica coesistenza dei popoli e della pace mondiale. Nel suo intervento Vidali chiedeva che il Memorandum dIntesa fosse applicato fedelmente poich contemplava la tutela degli interessi degli italiani e degli sloveni e favoriva leliminazione degli attriti tra Italia e Jugoslavia, anche se i comunisti triestini avrebbero rifiutato la spartizione come definitiva. Riguardo alla situazione economica della citt, con una disoccupazione quasi al 20%, essa andava risanata potenziando organicamente lindustria cantieristica. Circa la questione dellautonomia del P.c. di Trieste dal PCI, Vidali sosteneva che, non accettando il carattere definitivo che il governo intendeva dare alla spartizione, il proprio partito aveva tratto una conclusione organizzativa, daccordo con la direzione del PCI, decidendo per il momento di chiamarsi Partito Comunista del Territorio di Trieste (PCTT). Ci a Trieste non aveva destato sorpresa, commentava Vidali, che ci teneva per a precisare che i comunisti triestini non erano autonomi in molte cose, poich combattevano le stesse lotte del popolo italiano sotto la guida del PCI. Il ventitr gennaio si teneva a Trieste una Conferenza straordinaria dei comunisti triestini, dominata dalla questione degli obiettivi e compiti dei 172

comunisti nella nuova situazione di Trieste, presente per la Segreteria del PCI Mauro Scoccimarro, il quale individuava nellautonomia della citt il problema politico fondamentale, come mezzo di difesa delle libert democratiche contro linvoluzione reazionaria del governo centrale, come condizione necessaria per lo sviluppo economico della regione di Trieste, mezzo di difesa e di garanzia delle minoranze nazionali contro ogni forma di oppressione nazionalistica400.

400 Lautonomia condizione per lo sviluppo di Trieste, lUnit, 24-1-1955.

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4.2 Lapparato speciale e i contatti tra PCTLT e jugoslavi dopo il Memorandum dIntesa Nella riunione di Segreteria del quattro febbraio venivano discussi il

lavoro e le proposte di indirizzo di Arturo Cicalini, il quale aveva presentato circa due settimane prima una relazione sullazione svolta in direzione della Jugoslavia da parte dellApparato speciale costituito, o per meglio dire rafforzato, nel 1948. Cicalini affermava che dopo i noti accordi fra Urss e Jugoslavia anche i comunisti italiani e triestini avevano dovuto compiere una svolta nella loro particolare attivit, in attesa di cessarla completamente non appena fossero pervenute direttive in tal senso. Alla vigilia della conferenza nazionale del PCI del gennaio 1955, Cicalini si era recato a Trieste recando le nuove direttive, indicate dal compagno Togliatti, in cui si chiedeva di non fare pi nessun lavoro tendente a costituire gruppi di opposizione, non inviare pi materiale clandestino di propaganda antititista; continuare a raccogliere materiale informativo, ma limitatamente alle notizie riguardanti l'atteggiamento dei vari dirigenti jugoslavi nei confronti dell'Urss, continuare ad aiutare economicamente le vittime politiche del terrore titista (in carcere vi erano ancora centinaia di compagni fra cui anche alcuni funzionari di partito), continuare a interessarsi della situazione di operai e compagni di origine italiana che lavoravano negli stabilimenti industriali di Fiume, Pola, ed altri centri (della loro situazione, orientamento, rivendicazioni). Anche il metodo di lavoro doveva cambiare, abbandonando le azioni clandestine quali l invio di funzionari e stampa illegali in Jugoslavia; lApparato speciale andava ridotto al minimo in termini di risorse umane e finanziarie401 impiegate: esso sarebbe stato composto da Maria Bernetic, Karel Siskovic, ed un altro membro. I membri dellApparato avrebbero dovuto cercare agganci con i dirigenti titisti locali e sarebbe stato necessario epurare il vecchio archivio distruggendo ci che non serviva pi. Mentre riguardo alla situazione in Jugoslavia dopo gli accordi con lUrss Cicalini affermava di non disporre di sufficienti informazioni, riguardo alla situazione a Trieste, dal punto di vista dei rapporti del PCTT con il gruppo titista, Cicalini sosteneva che essa era abbastanza confusa e senza una chiara prospettiva poich i titisti (non solo quelli di Trieste
401 APC, Fondo M, Mf 117, Relazione di Cicalini alla Segreteria sul lavoro svolto in direzione della Jugoslavia, 20-1-1955; a proposito dellammontare del contributo del PCI allApparato speciale veniva indicato:richiedere al PCI un assegno mensile di 300.000 lire invece delle precedenti 500.000.

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ma anche quelli jugoslavi) si presentavano come i vincitori, come coloro che avevano ragione nei confronti dell'U.I. e dell'Urss e pretendevano di imporre determinate condizioni. A quanto si diceva i titisti volevano imporre l'allontanamento dalla direzione del PCTT di Vidali e della Bernetic e la rivalutazione di Jaksetic. Tutte queste voci, fondate o meno che fossero, creavano uno stato d'animo di perplessit e incertezza fra gli stessi dirigenti del PCTT, cosa di cui bisognava tenere conto secondo Cicalini402. La Segreteria deliberava laccettazione delle proposte per quanto riguardava l'indirizzo del lavoro: tutta lattivit dellApparato speciale sarebbe passata al partito del territorio di Trieste che avrebbe dovuto svolgerla nel quadro generale della sua attivit, con un aiuto del PCI qualora si fosse rivelato necessario. Alla relazione di Cicalini venivano acclusi alcuni allegati che riguardavano gli incontri avvenuti tra i membri del PCTLT e alcuni dirigenti jugoslavi e titini del TLT. La prima serie di colloqui coinvolse, tra il dicembre del 1954 ed il gennaio 1955, Maria Bernetic ed un dirigente titino a Trieste, l'avvocato Joze Dekleva membro della direzione dell'organizzazione titista O.F., consigliere comunale a Trieste. La Bernetic era stata incaricata da Vidali di prendere contatti allo scopo di conoscere lorientamento politico dei titini, lopinione sulla normalizzazione dei rapporti tra Urss e Jugoslavia. Dekleva sosteneva la necessit di seguire la normalizzazione intrapresa con lUrss anche a Trieste, tramite un patto elettorale tra titini e cominformisti e il sacrificio tra questi ultimi di Vidali, elemento disgregatore, e della Bernetic, compromessa per il suo lavoro verso la Jugoslavia. Tutte le questioni apere sarebbero state trattate e risolte con la Direzione del PCI, col compagno Togliatti e i dirigenti della Lega dei comunisti jugoslavi. Dette questioni erano state trattate gi tra sovietici e jugoslavi. I titini si dicevano certi che nel giro di un anno o due ci sarebbe stata a Trieste lunione tra titini e cominformisti, con lintervento del Pcus. Togliatti nella relazione della 4a conferenza nazionale aveva dimostrato di aver accettato i princpi della nuova politica sovietica: non ingerenza negli affari interni dei partiti, decentralizzazione, coesistenza dei popoli, lotta per il socialismo e contro i monopoli. I titini giudicavano che Trieste avesse perduto ruolo e importanza del passato e fosse ormai una citt provinciale, di conseguenza il movimento rivoluzionario triestino avrebbe dovuto fare la politica di sacrificare la particella al tutto. Anche l'Italia
402 APC, Fondo M, Mf 117, Relazione Cicalini, 20-1-1955.

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avrebbe perduto la sua importanza internazionale, grande importanza invece si doveva dare al movimento comunista italiano con 7 milioni di voti. Trieste entrava nellingranaggio dello stato italiano, anche il p.c. di Trieste non avrebbe mantenuto la sua autonomia e Vidali sarebbe stato trasferito a cariche pi importanti403. Karel Siskovic (Mitko) era stato invece contattato da un funzionario del Ministero degli Esteri jugoslavo, Pavle Gregorin, che aveva prospettato nuovi rapporti tra Urss e Jugoslavia su base di completa uguaglianza e libert di critica. In Italia il governo jugoslavo avrebbe appoggiato le forze socialiste ma anche PCI, pur non essendo d'accordo con esso su alcune questioni e non dimenticando le strigliate di Togliatti ricevute in due occasioni, mentre assicuravano di non voler avere a che fare con Cucchi e Magnani. Secondo Gregorin, non importava a Belgrado che i titini di Trieste e Gorizia fossero amici di Magnani e Cucchi, potevano avere amicizie anche senza consultare linea di Belgrado. Non avrebbero mai rinunciato allannessione di Trieste e Gorizia e prima o dopo ci sarebbe avvenuto nella prospettiva di un peggioramento dei rapporti con l'Italia (tuttavia egli riconosceva alla fine della discussione che Trieste non appartenne mai agli sloveni e da un punto di vista nazionale l'annessione alla Jugoslavia non sarebbe stata molto giusta). Mitko si limitava a declinare linvito per una visita in Jugoslavia, sostenendo al contempo di non aver mutato idea sulla giustezza delle posizioni sovietiche e del PCI su Trieste404. Gregorin tornava a visitare Mitko il venti febbraio, per affrontare i problemi concreti relativi a una collaborazione fattiva nell'interesse delle forza socialiste a Trieste. Siskovic proponeva l incontro dei rappresentanti jugoslavi con comunisti di Trieste e PCI, poich il PCTT faceva parte integrante del PCI: ma si sarebbe parlato soltanto di Trieste (eventualmente anche della collaborazione tra jugoslavi e PCI, lasciava intendere Mitko). Gregorin chiedeva che l'incontro avvenisse in segreto per evitare che da una fuga di notizie ne risultasse danneggiata la collaborazione405. La Segreteria del PCI dava lassenso alla
403 APC, Fondo M, Mf. 117, Rapporto di Marina (M. Bernetic) circa i colloqui avuti con lavv. Dekleva, dicembre 1954 gennaio 1955. 404 APC, Fondo M, Mf. 117, Rapporto di Mitko (K. Siskovic) circa il colloquio avuto con Pavle Gregorin, 6-1-1955. 405 APC, Fondo M, Mf. 117, Rapporto di Mitko (K. Siskovic) circa il secondo colloquio avuto con Pavle Gregorin, 20-2-1955.

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partecipazione al contatto che veniva proposto, suggerendo per che non gli si attribuisse troppa importanza406. Si raccomandava anche di chiudere una polemica iniziata tra Primorski Dnevnik e Delo alcune settimane prima che poteva portare ad un allontanamento e che ad opinione dello stesso Vidali non serviva a niente407. Nel mese di febbraio Vidali, mentre si trovava in Unione Sovietica, era stato convocato alla sede del Comitato centrale del PCUS ove gli veniva chiesto un parere sullipotesi di un ristabilimento dei rapporti tra Mosca e Belgrado e su quali fossero i problemi da risolvere in tale caso. Vidali diceva di valutare positivamente il riavvicinamento dei due Paesi, avendo gi il PCTT alcuni rapporti con i comunisti jugoslavi che si sviluppavano positivamente, chiedeva per un giusto preavviso riguardo alliniziativa sovietica e poneva la questione dei prigionieri politici in Jugoslavia. A sua volta Vidali domandava cosa avrebbero fatto i sovietici in caso di richiesta da parte di Belgrado di annessione di Trieste: i sovietici rispondevano che lavrebbero appoggiata, Vidali replicava seccamente: noi no, assolutamente no408. Nella riunione di Segreteria del 10 marzo 1955 veniva votata favorevolmente una mozione del PCTT per rivendicare un consiglio territoriale eletto democraticamente a Trieste409. Vidali aveva proposto la mozione, premettendo che il Territorio di Trieste non poteva essere inserito in una regione che rappresentava lunit politica dello Stato italiano in quanto il Memorandum d'intesa e il trattato di pace non prevedevano il suo assoggettamento alla sovranit italiana. Quando ci sarebbe avvenuto sarebbe stata preferibile la costituzione in regione autonoma per ragioni politiche e economiche410. La mozione, che il PCTT avrebbe presentato al Consiglio comunale di Trieste, prevedeva la creazione di un consiglio territoriale con poteri amministrativi e legislativi e che le sue deliberazioni fossero soggette a controllo di costituzionalit da parte di un commissario generale del governo al quale sarebbero stati affidati anche poteri per provvedimenti di carattere generale e d'ordine pubblico. In caso di annessione del Territorio di Trieste (T.T.) all'Italia, si proponeva la creazione di un ente regionale staccato da quello previsto dallarticolo 116 della Costituzione (ovvero
406 APC, Fondo M, Mf. 117, Verbale riunione di Segreteria del 22-2-1955. 407 APC, Fondo M, Mf. 117, Lettera di Vidali alla Segreteria del 20-2-1955. 408 Vidali V., Ritorno alla citt senza pace, op. cit., pp. 72-73. 409 APC, Fondo M, Mf. 194, Riunione di Segreteria dl 10-3-1955. 410 APC, Fondo M, Mf. 194, Lettera di Vidali alla Segreteria (con allegata mozione).

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il

Friuli-Venezia Giulia). Si sarebbe trattato di una regione costituita dal lo

Territorio di Trieste ed eventualmente dalla provincia di Gorizia qualora avesse richiesto la popolazione di questa citt.

Terracini, in un promemoria sulla mozione dei compagni triestini, considerava corretta la loro impostazione che avrebbe affidato ad un organo elettivo, cio il suddetto consiglio territoriale, il compito di elaborare lo Statuto speciale previsto. Tuttavia, egli suggeriva per il momento di non rivendicare la formazione di una regione formata soltanto dai territori di Trieste e Gorizia, poich ci avrebbe potuto generare confusione con lattuale richiesta del PCI di formazione della regione autonoma del Friuli-Venezia Giulia con Udine e Gorizia411.

411 APC, Fondo M, Mf 194, Promemoria Terracini su mozione PCTT.

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4.3 Il viaggio di Krusciov a Belgrado: il colpo di bora Di fronte ad una folla di quarantamila persone nello stadio di Trieste Togliatti teneva un discorso in cui ricordava le visite compiute nella citt negli anni Venti e poi il viaggio, passando per Trieste, a Belgrado nel 1946 ove aveva ottenuto da Tito il primo riconoscimento dellitalianit di Trieste e che avrebbe potuto dar luogo allinizio di una conversazione per una soluzione pi accettabile del problema di quella inizialmente proposta, ma ci non era stato possibile poich la questione di Trieste fu utilizzata da entrambe le parti occorreva ammetterlo, diceva Togliatti per acuire le divisioni politiche e nazionali. Ma nel 1955 la questione di Trieste non poteva considerarsi ancora risolta, sosteneva Togliatti, con la crisi economica che colpiva la regione e costringeva molti ad emigrare allestero. Trieste sarebbe potuta risorgere divenendo porto franco e citt aperta ai Paesi dellEuropa orientale, primo tra tutti la Jugoslavia, con la quale la maggior parte dei partiti italiani avevano invece a lungo avuto un atteggiamento ostile. A tale proposito Togliatti proseguiva cos:
Bisogna sostituire a questa politica la comprensione reciproca, una politica di convivenza e di pace. Noi stessi, comunisti italiani, abbiamo avuto, nel passato, aspri contrasti con gli uomini che hanno diretto e tuttora dirigono il governo e lo Stato jugoslavo; ma noi non abbiamo nessuna intenzione di lasciarci accecare dalle recriminazioni del passato e di esaurirci in queste recriminazioni. Per la soluzione radicale e definitiva dei problemi di Trieste, necessaria, noi lo sappiamo, la collaborazione tra Italia e Jugoslavia. Ebbene, essa ci deve essere nellambito di una politica generale di pace412.

Il diciannove maggio su lUnit veniva riportato leditoriale pubblicato sulla Pravda circa lannuncio dellimminente viaggio di Krusciov, Bulganin e Mikojan a Belgrado. Il riavvicinamento tra Unione Sovietica e Jugoslavia e il ristabilimento di normali relazioni tra i due Paesi in tutti i settori, oltre che un nuovo contributo alla distensione in Europa, erano gli obiettivi dellincontro secondo la Pravda413. La Segreteria del PCI inviava, alla vigilia dellincontro a Belgrado, un breve messaggio al Cremlino in cui si diceva: siamo d'accordo con comunicazione, eccezionale importanza ristabilimento relazioni normali tra Urss e Jugoslavia. Qualora a Belgrado si raggiungano condizioni per pubblicazione di tale comunicato sar bene sia seguito da articoli esplicativi, necessari particolarmente
412 In una grande manifestazione a Trieste Togliatti rinnova lappello a lottare per la pace, lUnit, 3-5-1955. 413 Boffa G., La Pravda sui rapporti fra Urss e Jugoslavia, lUnit, 19-5-1955.

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per quelle zone dove la lotta tra nostro movimento comunista e dirigenti jugoslavi stata particolarmente aspra414. Cos su lUnit Bulganin condannava la politica dei blocchi da Belgrado, mentre Krusciov illustrava gli importanti successi delliniziativa sovietica di pace415. Nella riunione di Direzione del 26 maggio, alla quale partecipava la Bernetic, venivano trattate le implicazioni della recente firma del Trattato di Stato con l'Austria, il quale aveva riflessi anche sulla questione di Jugoslavia che si andava discutendo in quei giorni. Si sarebbero probabilmente dovute correggere le dichiarazioni del 1948 e del 1949416, o soltanto quelle del 1949417, sul titismo: una collaborazione con la Jugoslavia sarebbe stata possibile, nonostante le divergenze politiche e ideologiche, tuttavia dopo il convegno di Belgrado sarebbe stato necessario parlare con Vidali circa i riflessi nel Veneto e nellAlto Adige e circa il rapporto con i titini a Trieste. Il giorno seguente, Vidali chiedeva di vedere lincaricato dalla segreteria Pellegrini fuori dal T.T., a Cividale, recandogli il testo di un comunicato sui lavori del Comitato centrale triestino e tacendo completamente riguardo allarticolo che sarebbe uscito su Il Lavoratore418. In esso Vidali esprimeva, daccordo con il gruppo dirigente del PCTT419, parziale comprensione per lautocritica operata da Krusciov a Belgrado ma difendeva contemporaneamente latteggiamento assunto dai comunisti triestini nel 1948. Liniziativa di Belgrado, del resto, si inquadrava in unazione pi ampia per la ricerca della distensione internazionale, ma alcuni avevano visto nel gesto sovietico, commentava Vidali, una Canossa, un atto di contrizione, una vittoria politica e diplomatica del maresciallo Tito. Ad ogni modo Vidali ammetteva di non essere daccordo con tutto ci che era compreso nella dichiarazione del compagno Krusciov, sul regime interno jugoslavo, sull'interpretazione che i dirigenti jugolsavi davano del marxismo-leninismo e della risoluzione dell'U.I. del 1948. In particolare, quando si diceva che le relazioni tra Urss e Jugoslavia sarebbero state troncate per l'azione dei nemici del popolo e agenti dell'imperialismo Beria e Abakumov attraverso
414 APC, Fondo M, Mf. 194, Allegato a Verbale riunione di Segreteria del 7-8 giugno 1955, Risposta della Segreteria ad un comunicato del PCUS su imminente viaggio Krusciov a Belgrado (originale in cirillico), 25-5-1955. 415 Cfr.: LUnit 26 e 27 maggio 1955. 416 APC, Fondo M, Mf. 195, verbale riunione Segreteria del 26-5-1955, intervento Spano. 417 APC, , Fondo M, Mf.195, verbale riunione Segreteria del 26-5-1955, intervento Longo. 418 APC, Fondo M, Mf. 194, Allegati al verbale della riunione di Segreteria del 7-8-1955. 419 Cfr.: AA.VV., Comunisti a Trieste, op. cit., p. 141.

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montature e documenti falsi. La sorpresa dei comunisti triestini per tale affermazione era stata enorme e aveva scosso il partito come la bora scuote i nostri alberi. Vidali difendeva le posizioni prese nel 1948 come detto:
Tutti sanno che il nostro partito e tutti i democratici triestini italiani e slavi all'annuncio della risoluzione dellU.I. manifestarono la loro gratitudine in forma clamorosa ed unanime. Essa rifletteva una situazione che da anni perdurava nel nostro territorio [...] Noi avallammo quella risoluzione nella parte fondamentale con nostri documenti, con nostre sofferenze, con nostre esperienze, senza interventi di un Beria e di agenti dell'imperialismo [...] Ecco perch il C.C. del nostro partito ha approvato sin dal primo momento in merito all'incontro di Belgrado una risoluzione precisa ed in quella pubblicata in questo numero afferma che i comunisti triestini devono sentirsi fieri della lotta combattuta specialmente in questi ultimi anni per ricostruire il partito sulle basi del marxismo-leninismo-stalinismo e dell'internazionalismo socialista. Ecco perch essi non sentono il bisogno di rivedere il loro operato il quale, malgrado gli errori, le deficienze e anche le esagerazioni, ha contribuito a circondare il partito della fiducia delle masse lavoratrici [...] Perci noi non possiamo solidarizzare con la dichiarazione di Krusciov e sebbene siamo profondamente addolorati e dispiaciuti di questa divergenza di giudizio preferiamo esprimere francamente la nostra opinione perch siamo convinti che essa almeno per le nostre esperienze corrisponde alla verit obiettiva. Sia chiaro per tutti che se nel giugno 1948 noi fossimo stati convinti che in Jugoslavia, che nella zona B si praticava il socialismo, il marxismo-leninismo e che a Trieste il nostro partito era retto da uomini, norme e metodi veramente comunisti l'atteggiamento dei comunsti triestini sarebbe stato differente420 .

Le parole di Vidali erano questa volta troppo pesanti per non ricevere un richiamo, pubblico ed immediato, da parte del PCI: su lUnit Longo definiva la posizione errata, dovuta certamente ad unaffrettata e superficiale valutazione dei fatti e delle parole male riferite e male interpretate. Forse si poteva trovare una giustificazione nellesasperazione della lotta che per anni aveva diviso il movimento operaio locale, continuava Longo, daltra parte nessuno aveva chiesto o poteva chiedere ai comunisti triestini di sconfessare lazione che sulla base dei principi marxisti e leninisti essi avevano sempre condotto per difendere e rafforzare il movimento operaio e democratico a Trieste421. Dopo la convocazione durgenza a Roma di Laura Weiss del PCTT e linvio di Amadesi in missione esplorativa a Trieste422, e nonostante un articolo

420 La dichiarazione del compagno Krusciov ed i compagni triestini, Il Lavoratore, 30-51955. 421 Dichiarazioni di Luigi Longo su un articolo del Lavoratore, lUnit, 1-6-1955. 422 APC, Fondo M, Mf. 194, Missione Amadesi a Trieste 2-6 giugno 1955; negli incontri cui partecip Amadesi in quei giorni affioravano le prime ammissioni da parte dei comunisti del PCTT di essere stati influenzati dallemozione sollevata dalle prime notizie da Belgrado, ma, a parte ci, le tesi riportate dalluna e dallaltra parte erano sostanzialmente le stesse ripetute alcuni giorni dopo alla riunione di Segreteria a Roma: non

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di parziale smentita di Vidali423, il sette giugno la Segreteria si riuniva, presenti lo stesso Vidali, Bernetic, Weiss, Siskovic oltre ai pi importanti dirigenti del PCI, per avere una discussione aperta e approfondita con i compagni triestini allo scopo di ottenere da questi la ritrattazione completa424 di ci che era stato scritto su Il Lavoratore. Il primo a prendere la parola era Vidali che rivelava, come aveva fatto qualche giorno prima ad Amadesi a Trieste425, il contatto avuto con i sovietici ad aprile, in occasione del quale era stato messo in guardia circa lintenzione dei titini di spezzare il PCI e veniva consigliato di arrivare anche alla rottura con essi qualora avessero attaccato il PCTT o il PCI. A Trieste si svolgeva gi unazione comune coi titini, i quali, secondo Vidali, intendevano conquistare il Comune insieme al PCTT e poi riproporre il problema del passaggio di Trieste alla Jugoslavia. Riguardo allincontro di Belgrado il leader del PCTT ammetteva la possibilit di divergenze coi sovietici. Giancarlo Pajetta parlava di grande atto forza dellUrss, mentre i comunisti triestini avevano fatto il gioco della stampa borghese che cercava di snaturarlo: era incomprensibile parlare di colpo di bora se esisteva una collaborazione coi titini, vi era stata grande presunzione e intemperanza. DOnofrio, Spano e Scoccimarro erano daccordo sul fatto che ad ogni modo i compagni triestini, pur godendo del loro particolare regime dautonomia, avrebbero dovuto consultare i fratelli maggiori del PCI prima di compiere un passo cos importante, che prevedeva addirittura motivi di dissenso con Mosca. I triestini difendevano nel corso della riunione larticolo di Vidali, sostenendo che era apparso evidente ai loro occhi che con lautocritica di Krusciov si metteva in discussione la risoluzione del 1948426. Nel secondo giorno di riunione si chiedeva ai triestini di sottoscrivere una dichiarazione rilasciata da Longo la sera precedente alla riunione dei quadri romani e dopo un ultimo acceso dibattito in cui si usavano termini quali malcostume, tradimento, doppia faccia, presunzione e
stato pertanto considerato utile qui tenerne conto. 423 Cfr.: Unintervista del compagno Vidali sui colloqui fra Urss e Jugoslavia, lUnit, 46-1955. Vidali affermava sulle divergenze in atto: Tutti sanno che esistita una divergenza di opinioni sull'interpretazione di alcuni passaggi del discorso di Kruscev, interpretazioni da parte nostra che il compagno Longo ha ritenuto affrettate ed errate, ma io credo che si potr arrivare ad un chiarimento entro brevissimo tempo. 424 APC, Fondo M, Mf. 194, Verbali riunione 31 maggio (convocazione Weiss a Roma) e 6 giugno( missione Amadesi a Trieste), 1955. 425 APC, Fondo M, Mf. 194, Resoconto di Amadesi sul Comitato esecutivo del PCTT del 2-6-1955. 426 APC, Fondo M, Mf. 194, Verbale riunione Segreteria del 7-6-1955.

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strafottenza, veniva approvato un testo in cui il Comitato centrale del PCTT riconfermava la sua approvazione e soddisfazione in merito alla politica sovietica nei riguardi della Jugoslavia, riconoscendo che tale politica era determinata dalla volont di contribuire al rafforzamento delle forze della pace nel mondo e del movimento operaio internazionale. Il C.C. del PCTT riconosceva che le riserve nell'articolo su Il Lavoratore costituivano un grave errore determinato da interpretazione errata e affrettata a cui si era stati tratti dalla situazione locale esasperata dalla lotta che aveva diviso per tanti anni il movimento operaio a Trieste. Il modo con cui si era reagito era contrario a rapporti fraterni e solidali che dovevano intercorrere tra partiti fratelli soprattutto quando erano in gioco valori fondamentali della pace e del movimento democratico e operaio internazionale. I comunisti triestini si impegnavano a sviluppare sulla base dei principi marxisti-leninisti la politica del p.c. di Trieste, allo scopo di consolidare le posizioni della classe lavoratrice, di rafforzare l'unit antifascista e democratica e cementare la fratellanza italo-slava ampliando ancora lazione e le iniziative gi prese in questo senso427. In una successiva riunione della Segreteria, stavolta senza i membri del PCTT, Longo sottolineava come la posizione di Vidali avesse danneggiato il PCI sia a Trieste che nel Friuli. Allo stesso modo, Pellegrini faceva notare che anche nel Veneto le ripercussioni erano state forti e ci si interrogava sulla validit della risoluzione del 1948. Emergeva quindi nel PCI limportanza di chiarire, specialmente ai quadri, limportanza politica dellincontro di Belgrado e dellazione svolta dallUrss per recuperare al campo socialista comunisti e popoli della Jugoslavia428. A Trieste invece i maggiori problemi consistevano nel decidere la nuova politica: la collaborazione coi titini doveva essere sviluppata non solo in campo sloveno ma in azioni unitarie di diverso tipo, quali manifestazioni e simili iniziative. Su questo punto vi erano molte riserve e Vidali chiedeva per tale svolta molto radicale la possibilit di una nuovo incontro con membri della Segreteria del PCI429. Per tutta lestate fino ad ottobre del 1955 continuavano da entrambe le parti le proposte di contatti tra PCJ e PCI e linvito di delegazioni politiche, di
427 APC, Fondo M, Mf 194, Allegati a riunione Segreteria dell 8-6-1955. 428 APC, Fondo M, Mf 195, Verbale riunione Segreteria del 10-6-1955. 429 APC, Fondo M, Mf 194, Lettera di Vidali alla Segreteria del 6-6-1955.

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amministrazioni comunali, sindacali, in Jugoslavia430, ma il PCI propendeva per una tattica attendista, aspettando un invito formale da parte dei dirigenti jugoslavi431. A fine anno, sulla questione della rappresentanza politica di Trieste, la Segreteria proponeva al PCTT di rivolgersi ufficialmente e pubblicamente ai gruppi parlamentari comunisti chiedendo loro di sollevare la questione, affinch fosse al pi presto presente in parlamento una rappresentanza politica popolazione triestina432. della

430 APC, Fondo M, Mf 122, Verbali riunioni Segreteria luglio-dicembre 1955; Mf 195, Verbali riunioni Direzione marzo- dicembre 1955. 431 APC, Fondo M, Mf 122, Verbale riunione Segreteria del 17-7-1955, intervento Longo. 432 APC, Fondo M, Mf 122, Verbale riunione Segreteria del 20-12-1955.

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4.4 Il V congresso del P.C. di Trieste A fine settembre si discuteva in Direzione della preparazione delle tesi da presentare al congresso del PCTT: Togliatti riteneva inopportuno continuare a parlare del baratto, bisognava concentrarsi sulla situazione attuale, quindi sulla crisi politica ed economica che investiva la responsabilit del governo e della classe dirigente triestina. Il PCTT avrebbe dovuto battersi per lorganizzazione di unautorit politica eletta democraticamente a Trieste, contro i disgregatori che avversavano la distensione internazionale e contro la stessa politica di Tito. Togliatti ricordava a Vidali, che appariva titubante nel corso del dibattito, lutilit di fare una polemica come si deve coi titini433. Vidali ripresentava dunque le tesi per il futuro congresso, stavolta modificate secondo le indicazioni di Togliatti e sulla base del dibattito sviluppato a Roma: esse partivano da una considerazione dellimportanza degli avvenimenti recenti di Vienna (Trattato di Stato) e Belgrado (incontro Krusciov-Tito) per il rafforzamento della pace in un settore cui Trieste era interessata come porto dellEuropa centrale. Tuttavia, dopo la soluzione del problema triestino, a cui, si ricordava, il PCTT era contrario, non vi era stata la stabilizzazione e normalizzazione delle condizioni di vita sperate e si era invece approfondita la grave crisi politico-economica. La crisi economica era determinata dalla perdita dell'intero mercato regionale, dalla posizione eccentrica rispetto al mercato italiano, dall'estrema vicinanza della frontiera, dal passaggio su territorio straniero delle ferrovie pi economiche per il retroterra, dall'impedimento agli scambi con una parte importante del retroterra appartenente all'area economica socialista. Per la ripresa economica era importante dunque il ripristino del libero transito di merci e persone tra ex zona A ed ex zona B. I comunisti triestini dovevano intensificare i loro sforzi per realizzare l'unit degli italiani e sloveni e di tutti i democratici di ogni corrente politica. Era necessario per il partito un pi deciso superamento della sua ancora insufficiente forza numerica, individuando con maggiore audacia i lavoratori e i democratici disposti a militare nelle nostre file. La soluzione data al problema di Trieste col baratto e l'equivoco sul carattere di provvisoriet o di definitivit della situazione, oltre a rendere instabile la vita economica, aveva profondamente deluso le speranze di tutti coloro che credevano di vedere soddisfatte le esigenze di democrazia che Trieste ancora attendeva.
433 APC, Fondo M, Mf 136, verbale riunione di Direzione del 29-9-1955.

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Sottoposto a regime commissariale, il Territorio di Trieste mancava di ogni autonomia perch mancava un organismo territoriale democraticamente eletto, in grado di esercitare il potere legislativo e difendere libert democratiche contro linvoluzione reazionaria del governo centrale434. Su tali tesi, in cui Vidali non eliminava il tema per lui centrale del baratto come chiesto da Togliatti, la Segreteria poneva dubbi e proponeva un rinvio del congresso per avere un dibattito migliore435. Il congresso si tenne, in effetti, solo sei mesi pi tardi, nellaprile del 1956, dopo che le rivelazioni del XX congresso del PCUS avevano sconvolto il mondo comunista, Vidali compreso che si era recato a Mosca, incontrandovi Togliatti. Sul suo Diario un resoconto del dialogo avvenuto tra i due: A cena parlo con Togliatti di Trieste. Noi triestini diamo studi di una indipendenza che non ha chiari significati n giustificazioni. Ora ci sono dei pericoli e sarebbe molto meglio far parte del PCI. Togliatti daccordo, ma sono i triestini a dover decidere. Va bene; decideranno dopo le elezioni436. Nel V Congresso del PC di Trieste, dunque, i triestini dovettero ancora attendere per rientrare nel PCI, nonostante i pericoli che incombevano, coi titini nuovamente spavaldi a Trieste, sostenuti dal regime jugoslavo tuttaltro che isolato a livello internazionale e anzi proiettato, con lo scioglimento del Cominform e il riconoscimento alla tesi sulla legittimit delle diverse vie al socialismo, a proporsi alla guida, insieme alla Cina e allIndonesia, del Movimento dei Paesi non-allineati. Si trattava quindi di un congresso di transizione in cui Vidali, dopo aver illustrato nella sua relazione la grave crisi economica che colpiva la sua citt a causa dellinadeguata politica governativa, salutava il ristabilimento e il progressivo rafforzamento delle relazioni tra Jugoslavia e Urss e democrazie popolari, quale positivo contributo alla distensione internazionale, cos come salutava il miglioramento delle relazioni fra Italia e Jugoslavia, augurandosi che queste diventassero sempre pi costruttive, che ogni controversia venisse risolta tramite trattative, poich la sorte di Trieste era legata allo sviluppo sociale e

434 APC, Fondo M, Mf 136, Lettera di Vidali alla Segreteria, 5-10-1955. 435 APC, Fondo M, Mf 136, verbale riunione Segreteria del 18-10-1955. 436 Vidali V., Diario del XX Congresso, Trieste, Vangelista ed., 1974, p. 43. Trattasi delle elezioni amministrative.

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quindi pacifico dei Paesi vicini437. Al congresso la delegazione del PCI era guidata da Scoccimarro che nel suo intervento auspicava che le relazioni fra Jugoslavia e Paesi socialisti divenissero sempre pi strette nella lotta per la pace ed il socialismo. Riguardo al XX congresso del PCUS, il senatore del PCI sottolineava come il processo di revisione critica in corso dimostrasse come la rivoluzione socialista avesse la forza e la capacit di correggere se stessa dalle insufficienze e dai difetti che via via venivano scoperti438. Nella riunione del primo giugno del 1956, veniva discussi i contatti avuti con la Lega dei comunisti jugoslavi, Togliatti parlava dellinvito ad andare in Jugoslavia, dell accoglienza straordinariamente cortese, del tono molto cortese e cordiale, di come si sarebbero dovuti organizzare in futuro i rapporti tra i due partiti e delle decisioni del XX congresso del Pcus. Alla luce dei recenti eventi la posizione migliore era, secondo Togliatti, quella di favorire la posizione di autonomia degli jugoslavi. Nella riunione del venti giugno Togliatti rivelava il contenuto del rapporto Krusciov sul culto della personalit e sullo stalinismo439. Vidali chiedeva invece che fosse data maggiore attenzione in parlamento da parte del gruppo comunista alla questione della zona franca integrale proposta per Trieste, dato che si era costituito anche un comitato cittadino per la zona franca che intendeva presentarsi alle elezioni con il nome di Movimento economico nazionale440. In una successiva lettera alla Segreteria, il PCTT poneva la questione della necessit di un dibattito precongressuale nel PCI sulla costituzione della federazione autonoma triestina di cui noi parliamo dal nostro congresso di aprile e sul quale il nostro partito dovrebbe esprimersi prima del congresso PCI in una confrenza territoriale
441

. Nel PCTT coesistevano due correnti: una parte era

favorevole alla costituzione di una federazione del PCI ma la maggioranza di essi riteneva che non avrebbe dovuto essere una federazione come le altre ed invece avere una concreta e ampia autonomia sulla quale si esprimeva lesigenza di formulazioni precise. Si riteneva inoltre che la federazione autonoma avrebbe dovuto poter
437 Aperto il congresso del PC di Trieste, lUnit, 7-4-1956. 438 I comizi del PCI. Scoccimarro a Trieste, lUnit, 9-4-1956. 439 APC, Fondo M, Mf 136, verbali Direzione, settembre 1955 luglio 1956. 440 APC, Fondo M, Mf 125, Lettera di Vidali alla Segreteria del 18-6-1956, verbale riunione Segreteria 23-7-1956. 441 APC, Fondo M, Mf 125, Lettera del PCTT alla Segreteria del PCI, 3-9-1956.

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esprimere un giudizio chiaro e spregiudicato sulla politica nazionale jugoslava nella zona B. L'altra opinione notevolmente diffusa era che, fin tanto che la soluzione del problema triestino rimaneva giuridicamente qual era, la trasformazione del partito di Trieste in federazione del PCI sarebbe risultata in vari settori popolari male accetta mentre essa sarebbe apparsa logica, automatica nel momento di una ufficiale annessione del territorio di Trieste all'Italia442. Per quanto riguardava il processo di destalinizzazione appena avviato con il XX Congresso del PCUS ed il rapporto Krusciov sul culto della personalit di Stalin, si discuteva (e si condannava) in Direzione sugli articoli scritti da Vidali in merito al XX congresso del PCUS e ai rapporti tra sovietici e jugoslavi: Togliatti conveniva con il leader triestino soltanto sullingiustizia delle condanne ai sostenitori del Comiform443. Per quanto riguardava la possibilit di vie diverse in direzione del socialismo, Togliatti raccomandava di non insistere sul policentrismo ma di affermare che il PCI si proponeva di stringere rapporti con gli altri partiti. Ad ottobre la delegazione del PCI di ritorno dalla Jugoslavia faceva sapere che i detenuti politici erano stati liberati, le frontiere erano considerate definitive da parte del governo jugoslavo, il quale chiedeva anche cosa si potesse fare per risolvere il problema del partito di Trieste. Vidali aveva lamentato la mancata comunicazione delliniziativa del PCI in Jugoslavia ai compagni triestini e la presenza, nuovamente, di due partiti comunisti a Trieste444.

442 APC, Fondo M, Mf 125, Lettera del PCTT alla Segreteria del PCI, 3-9-1956. 443 APC, Fondo M, Mf 127, verbale riunione Direzione del 26-9-1956. 444 APC, Fondo M, Mf 127, verbale riunione Direzione del 25-10-1956.

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4.5 Il VI Congresso del PC di Trieste: la federazione autonoma triestina Anche a Roma, ancora nel 1957, vi erano resistenze allingresso dei comunisti triestini nel PCI, poich ci si riteneva prematuro non essendo stato risolto lo stato giuridico del Territorio. Lopinione prevalente era che soltanto discutendo sulle posizioni del comunismo internazionale e chiarendo le questioni ideologiche si sarebbe attenuata latmosfera e si sarebbe facilitato il rapporto coi jugoslavi445. Allinterno della Segreteria veniva raggiunto laccordo nel mese di marzo e si accettava lorientamento verso la trasformazione del p.c. triestino in federazione autonoma446. Tornava in questo frangente il tema della costituzione della regione autonoma che avrebbe potuto includere il Territorio di Trieste: il PCI era favorevole, come la Democrazie Cristiana, allinclusione di Trieste nella futura regione. Vidali obiettava che in tal modo si sarebbe proceduto ad una pura e semplice annessione447 del T.T., ma Terracini aveva replicato:
Noi riteniamo che la presentazione stessa del progetto della D.C. faccia ritenere superato il problema e che anzi lo stesso governo democristiano dando il benestare alla presentazione del progetto di statuto intenda risolvere di fatto il problema politico sul piano amministrativo; che nel T.T. le forze politiche le quali sono contrarie a una soluzione definitiva costituiscono una minoranza esigua; che la Jugoslavia oramai di fatto considera definitiva l'attuale status avendo di fatto annesso il territorio ad essa provvisoriamente assegnato in amministrazione fiduciaria dal Memorandum d'intesa; che il nostro partito nell'attuale condizione non ha nessun interesse ad opporsi alla soluzione adottata dal progetto di statuto448.

A questo punto, nulla pi ostacolava il ritorno dei comunisti triestini nelle fila del PCI: Vidali presentava il progetto di tesi per il sesto congresso del P.C. di Trieste in cui spiegava che, pur essendo Trieste parte integrante delleconomia dItalia, essa era votata a servire col suo porto un retroterra internazionale, ma si tentava da parte italiana di bloccare il commercio con i paesi socialisti danneggiando cos il porto e la citt. Trieste risultava quindi essere zona depressa di nuovo tipo. In primo luogo Trieste aveva bisogno di larga autonomia per darsi soluzioni nel campo economico. Nella regione prevista
445 APC, Fondo M, Mf 130, Verbale riunione Segreteria del 9-2-1957. 446 APC, Fondo M, Mf 130, Verbale riunione Segreteria del 7-3-1957. 447 APC, Fondo M, Mf 130, Incontro tra Vidali, Pellegrini, Terracini e Lizzero su questione regione autonoma, 28-2-1957. 448 APC, Fondo M, Mf 130, Lettera di Terracini (sezione enti locali) alla Segreteria, 7-31957.

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dall'art. 116 della Costituzione Trieste capoluogo avrebbe dovuto godere di una sua particolare autonomia in ragione della peculiarit dei suoi problemi. La cosiddetta zona franca integrale era fondamentale per attirare traffici internazionali e dare impulso a tutti i settori dell'economia. I comunisti triestini dovevano, in tale difficile contesto,mantenere la storica collaborazione con il Psi ma anche allargarla a socialdemocratici e repubblicani e ai lavoratori cattolici che sentivano l esigenza politica di apertura sociale. Esaminata la situazione economica Vidali affrontava la questione della trasformazione del suo partito in federazione del PCI: Essendo venuta a cessare le condizioni politiche che per oltre un decennio hanno tenuto organizzativamente separati i comunisti triestini dal PCI e anche in considerazione dello stretto nesso esistente fra le lotte, gli obiettivi e le prospettive economiche e politiche dei lavoratori e del popolo di Trieste con quelle dei lavoratori e del popolo in tutta Italia, i comunisti triestini sono convinti che la trasformazione del loro partito in federazione autonoma assolutamente necessaria e attuale. Sul dibattito in campo internazionale tra dirigenti jugoslavi e sovietici, ritenuto utile a conseguire maggiore chiarezza ideologica, Vidali auspicava una collaborazione sempre pi stretta con la Lega dei comunisti jugoslavi. Riguardo alla via italiana al socialismo, affermava limportanza del ventesimo congresso del Pcus al fine di eliminare dogmatici schematismi, in tal senso i comunisti triestini facevano proprie le tesi dellottavo congresso del PCI, pur ribadendo il ruolo guida dellUrss449. Se vero che la totalit dei militanti, italiani e sloveni, faceva propria la scelta operata dal congresso del P.C. di Trieste di rientrare nel PCI, Claudio Tonel ci racconta come alcune centinaia di iscritti al partito, nel corso della campagna di tesseramento alla fine del 1957, rifiutassero la tessera del PCI perch aveva il tricolore, chiedendo in sua vece una tessera rossa450. La Segreteria accordava la stampa di una tessera particolare per la federazione autonoma triestina di colore rosso con falce, martello e alabarda451.
449 APC, Fondo M, Mf. 129, Lettera di Vidali del 23-5-1957, allegato a verbale riunione di Segreteria del 31-5-1957. 450 AA.VV., Comunisti a Trieste, op. cit., p. 144. Tonel aggiunge anche che il fenomeno (del rifiuto delle tessere con tricolore), sia pure in costante decrescendo, durato ancora un paio danni. 451 APC, Fondo M, Mf. 128, verbali riunioni Segreteria 1-10-1957, 2-11-1957.

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A causa della particolare situazione vissuta a Trieste, la lotta era stata pi aspra che in qualsiasi altra parte452 e anche per tale motivo i comunisti triestini, guidati da Vidali, tornarono a Lubiana per incontrare i membri della Lega dei comunisti sloveni soltanto nel 1962.

452 Vidali V., Ritorno alla citt senza pace, op. cit., p. 81.

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Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 2 dicembre 1948 Atti Parlamentari, seduta alla Camera dei Deputati seduta del 12 marzo 1949 Atti Parlamentari, seduta alla Camera dei Deputati del 14 luglio 1949 Atti parlamentari, Seduta Camera dei Deputati del 22 aprile 1950. Atti Parlamentari, Seduta del Senato della Repubblica del 24 maggio 1950 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 2 agosto 1951 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 3 agosto 1951 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 9 ottobre 1951 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 10 ottobre 1951 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 31 gennaio 1952 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 21 marzo 1952 Atti Parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 17 ottobre 1952 Atti Parlamentari, seduta del Senato della Repubblica, del 22 agosto 1953 Atti Parlamentari, seduta del Senato della Repubblica, e del 24 agosto 1953 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati dell1 ottobre 1953 Atti parlamentari, seduta (pom.) della Camera dei Deputati del 21 settembre 53 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 6 ottobre 1953 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 9 ottobre 1953 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 16novembre153 Atti parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 18 ottobre 1953 Atti Parlamentari, seduta della Camera dei Deputati del 26 gennaio 1954 Atti parlamentari, seduta della Camera dei deputati del 18 febbraio 1954 Atti parlamentari, seduta(pom.) del Senato della Repubblica del 18 febbraio 1954

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