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TRACCE

Percorsi internazionali di storia contemporanea

Comitato direttivo
Elisa Grandi e Deborah Paci
Nella stessa collana:

Elisa Grandi, Deborah Paci (a cura di)


La politica degli esperti.
Tecnici e tecnocrati in et contemporanea


SULLE SPALLE
DEGLI ANTICHI
Eredit classica e
costruzione delle identit nazionali
nel Novecento

a cura di
Jacopo Bassi e Gianluca Can

EDIZIONI UNICOPLI
LEditore ha cercato di reperire tutte le fonti delle illustrazioni, ma alcune re-
stano sconosciute. LEditore porr rimedio, in caso di segnalazione, alle invo-
lontarie omissioni o ad errori nei riferimenti.

Coordinamento redazionale: Jacopo Bassi, Gianluca Can

Prima edizione:

Copyright 2014 by Edizioni Unicopli,


via Andreoli, 20 - 20158 Milano - tel. 02/42299666
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dallart. 68, comma 4, della legge 22 aprile 1941, n. 633, ovvero dallaccordo
stipulato fra Siae, Aie, Sns e Cna, Confartigianato, Casa, Claai, Confcommercio,
Confesercenti il 18 dicembre 2000.
INDICE

p. 7 Introduzione,
di Jacopo Bassi e Gianluca Can

23 Parte prima
IL MODELLO CLASSICO: LARCHEOLOGIA E LA
STORIOGRAFIA COME STRUMENTI POLITICI

25 Il fascismo e la storia greca


di Dino Piovan

39 Il nodo gordiano macedone.


Archeologia, identit etnica e appartenenza politica
di Maja Gori

53 Romana la terra, cattolica la fede, italici i destini.


Romanit e italianit a Malta durante il ventennio fascista
di Deborah Paci

69 La tetrarchia di Slobodan Miloevi.


Imperatori tardoantichi nella Serbia degli anni Novanta
di Filippo Carl

83 Parte seconda
NATION-BUILDING ED EREDIT CLASSICA

85 La latinit nel Novecento romeno.


I dibattiti intellettuali interbellici e le politiche culturali
comuniste
di Francesco Zavatti
6 Indice

p. 101 Le rappresentazioni dellet romana nella narrazione


nazionale algerina
di Emmanuel Alcaraz

117 Il Partenone impossibile.


Il classicismo turco dellAntkabir
di Matthew Gumpert

137 Parte terza


LA NAZIONE CONTRO LIMPERO
LImpero romano come modello negativo nel nazionalismo

139 Il mito di Masada nello Stato di Israele


di Erminio Fonzo

151 Il druido, il sacerdote e la patria.


La Francia tra il 1870 e il 1919
di Julien Bouchet e Laurent Lamoine

165 Leroe indomito.


Viriato nella mitologia nazionalista spagnola
di Toms Aguilera Durn

181 Appendice
BUSSOLE

227 Bibliografia

275 Gli autori


Parte terza

LA NAZIONE CONTRO LIMPERO

LImpero romano come modello negativo nel nazionalismo


IL MITO DI MASADA NELLO STATO DI ISRAELE

Erminio Fonzo

Ernest Renan sosteneva che ogni nazione ha il dovere di frainten-


dere la propria storia (Renan 2004, 7-8). Questo tanto pi vero in
un paese come Israele, che in costante conflitto con i suoi vicini ed
situato su un territorio rivendicato anche da unaltra popolazione.
Gli Israeliani sentono la necessit di dimostrare che il loro legame con
la Palestina ha radici antiche e la storia, pertanto, riveste una gran-
de importanza politica. Inoltre il costante conflitto con gli Arabi e la
sensazione di essere circondati da ostilit, avvertita da una parte dei
cittadini, rendono necessario cementare quanto pi possibile il senso
di appartenenza nazionale, che si fonda in gran parte sulla storia.
Il mito di Masada, basato su un episodio del 73 d.C., occupa un
posto importante nella memoria collettiva israeliana. La leggenda
sorta negli anni Venti, prima ancora della fondazione dello Stato,
nellambito del movimento sionista e dellYishuv, la comunit ebraica
insediatasi in Palestina.
Lunica fonte che narra la vicenda la Guerra giudaica di Giusep-
pe Flavio.1 Lo storico racconta che durante la Grande rivolta ebraica
contro Roma (66-73 d.C.) un gruppo di 967 ebrei, appartenenti alla
setta dei Sicarii,2 fugg da Gerusalemme e si rifugi nella fortezza di
Masada, situata su una rupe nei pressi del Mar Morto. I Sicarii, secon-
do Giuseppe, erano delinquenti della peggior specie, che uccidevano
a sangue freddo non solo i Romani, ma anche gli Ebrei, e vivevano di
saccheggi e ruberie. Il loro crimine pi grave fu il massacro di Engaddi
(oggi Ein Gedi), dove uccisero circa 700 persone (Guerra giudaica, II,
13, 3; IV, 7, 2). Dopo la caduta di Gerusalemme (70 d.C.), Masada era

1
Nei testi antichi, vi sono solo pochi altri cenni a Masada, tra i quali quelli di
Strabone (Geografia, XVI, 44) e di Plinio il vecchio (Storia naturale, V, 73).
2
Il nome della setta deriva dal latino sica, una spada corta che i Sicarii utiliz-
zavano per compiere gli omicidi. Da sica deriva anche lattuale termine sicario.
140 Erminio Fonzo

lunica fortezza rimasta in mano agli insorti. Nel 73 il governatore del-


la Giudea, Flavio Silva, la cinse dassedio e riusc a espugnarla. A capo
dei Sicarii vi era Eleazar Ben Yair, che tenne un discorso per convince-
re i suoi uomini a uccidersi piuttosto che consegnarsi vivi. La maggior
parte dei presenti si mostr perplessa ed Eleazar dovette tenere un
altro discorso, in seguito al quale tutti si convinsero e accettarono di
morire, estraendo a sorte quelli incaricati di uccidere gli altri. Soprav-
vissero solo due donne e cinque bambini (Guerra giudaica, VII, 8-9).
difficile valutare lattendibilit di questo racconto, anche consi-
derando che, al momento dei fatti, Giuseppe si trovava a Roma e, pro-
babilmente, ha ricostruito la vicenda sulla base dei commentari redat-
ti dai legionari di Flavio Silva. Lo storico, tra laltro, riporta i testi dei
due discorsi di Eleazar che, come nel caso di altri storici antichi (basti
pensare a Tucidide), sono sue ricostruzioni.3 Giuseppe, inoltre, non
era certo un cronista neutrale: era un ebreo (il suo nome originario era
Joseph Ben Matityahu, Giuseppe figlio di Mattia), comandante mili-
tare della Galilea durante la Grande rivolta, ed era passato dalla parte
del nemico. In tutta la sua opera esprime ammirazione per i Romani
e si mostra decisamente critico nei confronti dei ribelli e, soprattutto,
dei Sicarii.
Non sorprende, perci, che i suoi scritti non siano mai stati tenuti
in considerazione dagli Ebrei, che li hanno ignorati per secoli. Anche
lepisodio di Masada stato pressoch dimenticato per quasi 2.000
anni: non menzionato nei testi sacri del giudaismo, il Talmud e le
Midrash, e nei secoli del Medioevo e dellet moderna citato in po-
chissime fonti. Solo nel XX secolo, in seguito alla nascita del movi-
mento sionista, Masada entrata a far parte della mitologia ebraica.4
Il racconto di Giuseppe, tuttavia, non offre un modello di eroi-
smo. Oltre a presentare i Sicarii in termini tuttaltro che edificanti e a
non accennare ad alcuna lotta tra loro e i Romani, lo storico sostiene
che sono fuggiti da Gerusalemme durante i combattimenti e che poi
si sono suicidati invece di morire combattendo. Il suicidio, per altro,
non ammesso dallebraismo, che autorizza solo il martirio (kiddush
ha-Shem). Anche la fonte crea qualche problema agli Ebrei, per i quali

3
Per il discorso di Eleazar il problema dellattendibilit ancora pi spinoso,
giacch, stando a quanto Giuseppe stesso racconta, nessuno di quelli che ascol-
tarono le parole del capo dei Sicarii sopravvisse (verosimilmente i discorsi erano
rivolti solo agli uomini) e, di conseguenza, nessuno ha potuto raccontare quello
che era stato detto.
4
Una sorte simile ha avuto il mito della rivolta dei Maccabei (con la quale, nel
II secolo a.C., furono cacciati dalla Palestina i dominatori seleucidi) che, per, era
conosciuta dagli Ebrei anche prima del XX secolo.
Il mito di Masada nello Stato di Israele 141

Giuseppe Flavio il prototipo del traditore. Masada, oltretutto, rap-


presenta pur sempre una sconfitta.
LYishuv riusc a superare queste difficolt e a fare dellepisodio
del 73 d.C. uno dei principali elementi del nation building israeliano.
Giova ricordare che, negli anni Ottanta dellOttocento, inizi lemigra-
zione ebraica verso la Palestina e alla fine del secolo fu fondato il sioni-
smo, che vedeva nel ritorno alla Terra promessa lunica possibilit
di salvezza per gli Ebrei. Dopo la Prima guerra mondiale gli emigranti
dovettero contrastare la crescente ostilit della popolazione autoctona
e la vicenda di Masada si rivel utile per cementare il senso di ap-
partenenza nazionale, perch era intesa come un simbolo di eroismo.
Attraverso il mito i sionisti affermavano di essere eredi degli Israeliti
del mondo antico, considerati coraggiosi e combattivi, e ne eviden-
ziavano la differenza datteggiamento rispetto agli Ebrei che vivevano
nella Diaspora, che ritenevano oziosi e sottomessi.
Era necessario, per, emendare il racconto di Giuseppe Flavio da
tutti gli elementi negativi ed esaltarne quello ritenuto pi nobile: la
morte volontaria dei difensori, preferita alla sconfitta e alla schiavit.
Si diffuse una narrazione che interpretava molto liberamente il testo
di Giuseppe (tradotto per la prima volta in ebraico moderno nel 1923):
si attribuiva la resistenza agli Zeloti, una setta distinta da quella dei
Sicarii; non si accennava al massacro di Engaddi e agli altri crimini;
si parlava di lotta tra i Sicarii e i Romani (laddove, secondo la fonte,
non vi fu alcuna battaglia); la durata dellassedio era fissata a tre anni
(nella Guerra giudaica non si specifica per quanto tempo si protras-
se); i due discorsi di Eleazar Ben Yair erano fusi in uno solo e non si
accennava al fatto che, in un primo momento, gli abitanti del forte non
si fossero mostrati daccordo con lidea del suicidio. Tale narrazione
sarebbe rimasta preponderante per molto tempo (Ben Yehuda 1995).
La diffusione del mito inizi negli anni Venti. Nel 1927 Yitzhak
Lamdan scrisse un poema intitolato Masada, destinato ad avere
grande successo, nel quale la fortezza era unallegoria dellYishuv.5
Gli Israeliti che morivano negli scontri con gli Arabi erano paragonati
spesso ai difensori del 73 d.C. Nel 1929 vi furono violenti conflitti, nel
corso dei quali 134 ebrei persero la vita. Commemorandoli nel 1930
Jacob de Haas, un dirigente della Zionist Organization of America, af-
ferm: at Masada in the year 72, a thousand lives willingly closed so
that a nation might be reborn. In Palestine, in that same small land
which is the web and woof of all our dreams, just one year ago one

5
Il poema fu pubblicato in ebraico nel 1927, stato inserito in molte antologie
scolastiche ed stato tradotto in inglese da Leon Yudkin (Yudkin 1971).
142 Erminio Fonzo

hundred and thirty-four Jews gave their lives so that this same nation
might continue to live. Time knows no similar story.6 Nello stesso
anno, negli Stati Uniti fu fondata unorganizzazione giovanile chia-
mata Masada, che alcuni anni dopo divenne una branca della Zionist
Organization.7
Negli anni Trenta entr in scena uno dei due uomini che si sareb-
bero impegnati maggiormente per propagandare il mito: Shmaria
Guttman, sionista di sinistra ed educatore di giovani, che nel 1933 sal
per la prima volta sulla rupe di Masada e ne rimase profondamente
colpito. Va ricordato che la fortezza si trova su una roccia alta 400 me-
tri, alla quale si accede attraverso una stradina tortuosa e ripida, nota
come Sentiero del serpente. Il luogo molto suggestivo, in particolar
modo allalba, quando si vede sorgere il sole sulla valle del Giordano, e
la stessa ascesa, che mette a dura prova la resistenza fisica dei visitato-
ri, contribuisce a dare alla visita un forte impatto emotivo. Guttmann
cominci subito a propagandare la leggenda, utilizzando soprattutto i
movimenti giovanili, che erano molto diffusi nellYishuv e avevano lo
scopo di favorire la socializzazione dei giovani ebrei e inculcare loro i
valori del sionismo (Ben Yehuda 1995, 71-82). Quasi tutte le organiz-
zazioni giovanili erano state fondate nellEuropa orientale e successi-
vamente si erano installate in Palestina,8 dove iniziarono a organizza-
re sempre pi spesso gite alla fortezza e a riportarne la cronaca sui loro
organi di stampa. Giunti sul posto, i membri dei movimenti leggevano
brani del poema di Lamdan e dei discorsi di Eleazar Ben Yair riportati
da Giuseppe Flavio. Tra i giovani che parteciparono a queste gite vi
erano alcuni personaggi destinati ad avere un ruolo di primo piano
nello Stato di Israele: nel 1942, per esempio, giunsero a Masada Meir
Amit, futuro capo dei servizi di intelligence militare, e Shimon Peres,
attuale presidente dello Stato e membro autorevole della classe diri-
gente per oltre sessantanni (Ben Yehuda 1995, 73-74). Alla base di
queste iniziative vi era, naturalmente, la narrazione eroica dei fatti,
che era proposta anche nei libri di scuola e in tutte le pubblicazioni
pi diffuse.
Nello stesso periodo la leggenda si attest nelle formazioni militari
ebraiche, lHaganah la milizia pi importante, che spesso organizza-
va gite a Masada con i suoi soldati , lIrgun e il Lehi.

6
Rabbi Newman Speaking at Z.o.a.s. Memorial Exercises for Palestine Mar-
tyrs, Jewish Telegraphic Agency (dora in poi JTA), 29 agosto 1930.
7
Masada, New Zionist Youth Group, to Be Launched in Fall, JTA, 6 agosto
1930.
8
Tra i pi importanti vi sono Hashomer Hatzair, Betar, Hanoar Haoved,
Mahanot Olim e Hatzofim, tutti fondati tra gli anni Dieci e gli anni Venti.
Il mito di Masada nello Stato di Israele 143

Tuttavia, nonostante la popolarit del mito fosse in crescita, non


mancavano le obiezioni: gli ebrei ortodossi, che gi guardavano con
sospetto al sionismo, non lo riconoscevano, non accettando il fatto che
i difensori si fossero dati la morte volontariamente. Anche tra i sionisti
vi erano delle riserve, soprattutto perch la vicenda del 73 d.C. rappre-
sentava una sconfitta e una situazione quella di trovarsi sotto asse-
dio, senza possibilit di scampo che nessuno desiderava rivivere. In
altre parole, Masada una leggenda ambigua: da un lato simbolo di
eroismo e modello di comportamento da imitare, dallaltro prototi-
po di una situazione da evitare nel modo pi assoluto. Tale ambiguit
avrebbe accompagnato il mito e le sue rappresentazioni anche negli
anni successivi. In entrambi i casi, tuttavia, la narrazione si basa su
uninterpretazione molto disinvolta del racconto di Giuseppe Flavio.
La Seconda guerra mondiale e lOlocausto furono altri catalizzatori
per la diffusione della leggenda. Nel 1941 e nel 1942 lesercito tedesco
avanz in Egitto e lYishuv temeva che potesse occupare la Palestina,
con conseguenze facilmente immaginabili per gli Ebrei. Molti pen-
sarono che, in caso di invasione, bisognasse agire come i ribelli del
73 e resistere fino alla morte (anche considerando che le possibilit
di sopravvivere sotto unoccupazione nazista erano pressoch nulle).
Probabilmente fu stilato o quanto meno abbozzato un piano per
il Nord, noto anche come Masada sul Carmelo, che prevedeva di
riunire tutti gli Israeliti in una localit nei pressi del Monte Carmelo e
morire con le armi in pugno. Lesistenza del piano, tuttavia, non mai
stata provata con certezza (Ben Yehuda 1995, 163-178) e nel novembre
del 1942 la vittoria inglese di El Alamein scongiur linvasione della
Palestina.
In Europa, per, gli Ebrei non poterono scampare al nazismo. Du-
rante lOlocausto il mito di Masada serv allYishuv per sottolineare
ancora una volta la differenza tra i sionisti e gli Israeliti che vivevano
nella Diaspora che, per quanto compianti, erano guardati con superio-
rit dai correligionari trasferitisi in Palestina, perch subivano passi-
vamente le persecuzioni (Zerubavel 1994).
Il mito fu importante anche per gli abitanti del ghetto di Varsavia
che nellaprile del 1943 si ribellarono contro i nazisti. La rivolta era de-
stinata ad essere repressa, vista la sproporzione delle forze in campo,
e pertanto gli insorti, tra i quali vi erano molti membri dei movimenti
giovanili sionisti, si aspettavano di morire in battaglia e percepivano
la loro lotta come quella dei difensori del 73 (basandosi su una lettu-
ra inesatta della storia, perch i Sicarii non erano morti in combatti-
mento). La comparazione tra i ribelli di Varsavia e quelli di Masada
divenne subito un topos: gi il 16 maggio 1943, giorno successivo alla
144 Erminio Fonzo

repressione nazista, un quotidiano di Tel Aviv, Yediot Ahrnot, ti-


tol: La Masada di Varsavia caduta e per alcuni decenni il riferi-
mento ai fatti del 73 stato molto frequente nelle commemorazioni
della rivolta. Non tutti, per, erano daccordo e alcuni sottolinearono
che la ribellione del ghetto non era lultimo atto di una rivolta fallita,
come nel I secolo d.C., ma linizio di una nuova storia per gli Ebrei (cfr.
Brog 1997).9
Nel 1948, com noto, nacque lo Stato di Israele, che inglobava nei
suoi confini anche la rupe di Masada. La leggenda fu immediatamente
accolta dallesercito nazionale, le Israeli Defense Forces (IDF), che sin
dai primi anni Cinquanta organizzarono pellegrinaggi alla fortezza.
I reparti corazzati, inoltre, presero labitudine di tenere le cerimonie
del giuramento delle reclute sulla rupe di Masada, con celebrazioni
molto suggestive: dopo che i soldati erano giunti sul posto attraverso
il Sentiero del serpente, un ufficiale leggeva alcuni brani del discorso
di Eleazar e poi, citando il verso pi noto del poema di Lamdan, tutti
gridavano Masada non cadr di nuovo.
Negli stessi anni iniziarono le prime campagne di scavo e tra il
1955 e il 1956 un gruppo di archeologi port alla luce i resti di uno
dei due palazzi costruiti da Erode il grande. Lo scavo pi importan-
te fu condotto alcuni anni dopo e fu diretto da Yigael Yadin, un per-
sonaggio molto popolare. Figlio di un noto archeologo, Yadin aveva
servito nellHaganah e nelle IDF dal 1933 al 1952, raggiungendo la ca-
rica di generale Capo di Stato maggiore. Successivamente si dedic
allarcheologia, ottenne una cattedra allUniversit ebraica di Geru-
salemme e condusse molte campagne di scavo, cercando sempre di
dimostrare lattendibilit delle storie narrate dalla Bibbia (Silberman
1994).10 Inizialmente non si mostr entusiasta dellidea di scavare a
Masada, ma si lasci convincere e tra il 1963 e il 1965 diresse lo scavo
archeologico pi pubblicizzato nella storia di Israele: migliaia di vo-
lontari accorsero da tutto il mondo, le IDF fornirono il loro supporto
logistico e la stampa, non solo nello Stato ebraico, segu con grande
attenzione le operazioni. Fu portato alla luce lintero complesso: fu-
rono rinvenuti i resti di due palazzi, di una sinagoga, di un sistema
idrico con un acquedotto e delle cisterne, di piscine per i bagni rituali,
di uno stabilimento termale, di magazzini e di un muro perimetrale
lungo 1.400 metri. Quasi tutti gli edifici erano stati costruiti allepoca

9
Recentemente anche la narrazione tradizionale della ribellione di Varsavia
stata messa in discussione (Gat 2013).
10
Negli ultimi anni di vita, Yadin pass alla politica, fondando un partito e
diventando vice Primo ministro dal 1977 al 1981.
Il mito di Masada nello Stato di Israele 145

di Erode il grande (Cotton Geiger Thomas, 1989-2007). La cam-


pagna di scavo fece crescere ulteriormente la popolarit di Yadin, che
pubblic un libro (Yadin 1966) destinato ad avere grande successo.
Larcheologo, animato da forti sentimenti nazionalisti, proponeva una
narrazione apologetica della vicenda, presentando gli Ebrei come stre-
nui combattenti e non facendosi scrupoli nellinterpretare molto libe-
ramente le fonti, sia la Guerra giudaica, sia i reperti che egli stesso
aveva trovato. Per esempio, attribuiva la difesa della fortezza alla setta
degli Zeloti e non ai Sicarii. Tra i primi studiosi a criticare il suo lavoro
vi furono alcuni ebrei statunitensi, come Moses Finley, che ne rilev le
motivazioni politiche e sostenne che aver omesso tutti i punti contro-
versi del racconto di Giuseppe Flavio era una falsification of history
(Finley 1966), e Solomon Zeitlin, che rilev numerose incongruenze
nel racconto di Yadin, attribuendole ad una sua scarsa conoscenza del-
la storia dellet romana (Zeitlin 1966).
Lintera campagna di scavo, inoltre, fu condotta con lintenzione di
accreditare la narrazione di Giuseppe Flavio (almeno relativamente
agli elementi considerati positivi) e dimostrare che vi era stato dav-
vero un suicidio collettivo (Ben Yehuda 2002). I reperti portati alla
luce, per, non potevano n confermare n smentire il racconto della
Guerra giudaica. La speranza principale di Yadin era trovare i resti
dei difensori del 73 d.C., ma la pesca fu meno fruttuosa del previsto. In
una grotta situata sul pendio della collina furono ritrovati gli scheletri
di 25 persone, ma accanto a loro vi erano anche le ossa di un maiale,
il che rende improbabile che potessero essere ebrei (com noto, per il
giudaismo i suini sono impuri). Nel palazzo settentrionale, inoltre, fu-
rono trovati tre scheletri, appartenenti a un uomo di 20-22 anni, a una
donna di 17-18 e a un bambino di 11-12. Non poteva trattarsi di una
famiglia composta da padre, madre e figlio, vista la minima differenza
di et, ma Yadin afferm ugualmente che le ossa appartenevano ad un
guerriero e ai suoi familiari, omettendo gli anni attribuiti agli scheletri
(Yadin 1966).
Nel 1967 scoppi una polemica circa la loro sepoltura: alcuni de-
putati di un partito religioso chiesero che tutte le ossa fossero sepolte
nel cimitero ebraico del Monte degli ulivi a Gerusalemme, ma Yadin
si oppose, asserendo che solo i tre scheletri trovati nel palazzo set-
tentrionale erano certamente ebrei. Dopo un lungo dibattito le ossa
furono seppellite a Masada, con gli onori militari, il 7 luglio 1969. Alla
cerimonia erano presenti numerose personalit politiche, tra le quali
il futuro Primo ministro Menachem Begin e lo stesso Yadin. Questul-
timo nel 1971 redasse la voce Masada per lEncyclopaedia Judaica e
scrisse che i resti trovati nel palazzo settentrionale erano di un impor-
146 Erminio Fonzo

tante comandante degli Zeloti e della sua famiglia e che i 25 scheletri


rinvenuti nella grotta appartenevano ai difensori ebrei, contraddicen-
do quanto egli stesso aveva affermato in precedenza (Yadin 1971).
Nello stesso periodo Masada entr anche in altre polemiche. Giova
ricordare che, alla fine degli anni Sessanta, Israele doveva fronteggia-
re, oltre allostilit dei paesi arabi, anche la guerriglia palestinese. Si
diffuse lespressione complesso di Masada per indicare la sensazio-
ne degli israeliani di essere assediati e circondati da popolazioni ostili,
il che li portava a essere intransigenti in tutte le iniziative di pace (Bar
Tal Antebi 1992). In questi anni, in altre parole, si afferm maggior-
mente la rappresentazione di Masada come paradigma di una situa-
zione da non ripetere. Nel 1971 il Primo ministro Golda Meir, nota per
la sua intransigenza, fu accusata da ambienti del Dipartimento di Sta-
to degli USA di soffrire del complesso di Masada. La Meir, pur riget-
tando le accuse, rivendic in pi occasioni che la storia ebraica doveva
essere di monito per gli Israeliani. Per esempio nel 1974 (allepoca non
era pi Primo ministro) dichiar: Yes, I have complexes, the Masada
complex, the complex of the thirties when a painter like Hitler asked
that the Jewish people be destroyed, and people laughed.11 Nel 1979
un altro Primo ministro, Menachem Begin, intervenendo a una com-
memorazione della Shoah afferm: We must now ensure that there
will be no more destruction. No more Masada.12 Il mito del 73 d.C.
e, soprattutto, la memoria dellOlocausto servivano anche per giusti-
ficare gli eccessi compiuti dalle IDF e loccupazione dei territori arabi.
Nello stesso periodo prese avvio la prassi di condurre alla fortezza
i leader stranieri in visita in Israele. Nel 1973, per esempio, il sito fu
visitato dal cancelliere tedesco Willy Brandt.13
La storia di Masada ha dato spunto anche ad alcuni romanzi, tra i
quali quello dello scrittore statunitense Ernest Gann (Gann 1971), dal
quale fu tratta una miniserie televisiva, intitolata Masada e prodotta
negli Stati Uniti, che ebbe un discreto successo e fu doppiata in nume-
rose lingue.14

11
Mrs. Meir Cautions Against Pessimism, Despondency Regarding Israels
Future, JTA, 11 dicembre 1974. Si veda anche la dichiarazione riportata in
Meir Rejects Masada Complex Charge, Says Jews Cannot Forget Their History,
JTA, 6 luglio 1971.
12
Navon Urges National Unity. As Israel Marks Remembrance Day, JTA,
24 aprile 1979.
13
Brandt Ends Historic Visit to Israel, JTA, 12 giugno 1973.
14
La miniserie stata trasmessa nel 1981 negli USA e nel 1983 in Italia. Unal-
tra serie televisiva dedicata a Masada prevista per il 2015 (CBS orders Masada
miniseries The Dovekeepers, JTA, 10 dicembre 2013).
Il mito di Masada nello Stato di Israele 147

Negli anni Settanta, per, il fascino di Masada come simbolo nazio-


nale inizi a decrescere. Le ragioni sono molteplici. Nel 1967 Israele
riport una folgorante vittoria nella Guerra dei Sei giorni e si afferm
come la potenza pi forte del Medio Oriente. Dopo la guerra, lo Stato
ebraico non si trovava pi in una posizione precaria e una parte della
popolazione cominci a perdere la sensazione di essere sotto assedio e
di trovarsi in una situazione come quella di Masada durante la Grande
rivolta contro i Romani. Con la guerra del 1967, in sostanza, termin la
fase pionieristica di Israele e anche il senso di appartenenza nazionale,
fino ad allora molto forte, inizi lentamente a decrescere (Kimmerling
2001; Misgav 2012). Ne una prova il declino dei movimenti giovanili
che, pur continuando ad esistere, hanno avuto sempre meno impor-
tanza per gli adolescenti israeliani. I momenti di preoccupazione non
sono mancati, come in occasione della guerra del Kippur del 1973, ma
una parte significativa dellopinione pubblica non ha dubbi sul fatto
che Israele sia uno Stato consolidato.
Con la Guerra dei Sei giorni, inoltre, Israele entr in possesso di
altri siti dotati di carica simbolica, tra i quali la citt vecchia di Geru-
salemme, al cui interno si trova il Muro occidentale (noto anche come
Muro del pianto), e la Cava dei patriarchi a Hebron. Masada non era
pi lunico luogo-simbolo accessibile ai cittadini dello Stato ebraico.
Cosa ben pi importante, lelemento centrale della memoria col-
lettiva degli Israeliani diventato lOlocausto, entrato prepotente-
mente nel discorso pubblico a partire dal processo ad Adolf Eichmann
del 1961. Nel corso degli anni, molti leader dello Stato ebraico han-
no espresso il timore di un secondo Olocausto e dellavvento di un
nuovo Hitler (qualifica affibbiata a uomini come il presidente egi-
ziano Nasser e il leader palestinese Arafat. Cfr. Segev 2000; Zertal
2005). Tuttora la Shoah richiamata continuamente nei dibattiti po-
litici e nelle cerimonie ufficiali ( molto presente anche nella retorica
dellattuale Primo ministro, Benjamin Netanyahu).
Non sorprende, pertanto, che la popolarit di Masada, mito per ec-
cellenza della fase pionieristica di Israele, sia iniziata a decrescere. I
movimenti giovanili hanno diradato le loro visite al sito archeologico
e il giuramento dei reparti corazzati delle IDF stato spostato in un
altro luogo. La leggenda, da mito unitario e funzionale alla coesione
nazionale, diventato soprattutto un mito dei settori pi conservatori
e intransigenti nelle iniziative di pace, che considerano ancora Israele
una fortezza assediata.
Ci nonostante, la maggior parte degli Israeliani ha continuato a
conoscere solo la narrazione tradizionale: tra gli anni Settanta e No-
vanta alcuni sociologi hanno condotto delle indagini, intervistando
148 Erminio Fonzo

centinaia di persone, e hanno concluso che la popolazione ritiene veri-


tiera la versione stereotipata della storia (Zerubavel 1995; Ben Yehuda
1995).
Diversi studiosi, per, hanno criticato la narrazione tradizionale,
sia perch omette molti elementi del racconto di Giuseppe Flavio, sia
perch la stessa Guerra giudaica non pu essere considerata comple-
tamente affidabile. Lo storico Shaye Cohen, in particolare, ha sotto-
lineato le incongruenze della narrazione di Giuseppe (Cohen 1982),
suscitando vivaci polemiche. Negli ultimi decenni la revisione stata
condotta soprattutto da studiosi israeliani. Va ricordato che negli anni
Ottanta, essendosi smarrito ulteriormente il senso di insicurezza, in
Israele si cre unatmosfera pi favorevole alla discussione della storia.
Anche la narrazione ufficiale del passato pi recente, come la guer-
ra del 1948, stata esaminata criticamente da un gruppo di studiosi,
noti come nuovi storici (Fonzo 2013). Circa Masada, negli ultimi
anni, il principale critico della leggenda stato un sociologo, Nachman
Ben Yehuda, che ha ricostruito la nascita e levoluzione del mito (Ben
Yehuda 1995; 2002). Anche gli archeologi hanno esaminato lepisodio
in unottica diversa: Guy Stiebel, direttore degli scavi della fortezza,
redigendo la voce Masada per la seconda edizione dellEncyclopaedia
Judaica, ha riconosciuto che i difensori della fortezza erano Sicarii e
che difficilmente gli scheletri rinvenuti possono essere attribuiti agli
Ebrei (Stiebel 2007), narrando tutta la vicenda in termini ben pi rea-
listici di quelli usati da Yadin per la prima edizione dellopera; Joseph
Zias, archeologo della Israel Antiquities Authority, ha sostenuto in pi
occasioni che i resti umani trovati nei pressi della rupe appartengono
a soldati romani (Zias 1998; Zias Gorsky 2006).
Queste ricerche hanno suscitato polemiche molto accese e hanno
avuto eco sulla stampa internazionale.15 La maggior parte degli stu-
diosi ha dovuto riconoscere che la narrazione tradizionale della sto-
ria inattendibile e le revisioni sono state recepite anche in alcune
pubblicazioni divulgative. Per esempio nella brochure distribuita ai
visitatori che si recano a Masada, redatta da Guy Stiebel, si legge che
la resistenza dur pochi mesi e che i difensori erano Sicarii, sebbene
non si faccia cenno ai delitti che avevano compiuto n alla loro fuga da
Gerusalemme.16 In altri casi la narrazione tradizionale resiste. In un

15
Si vedano, tra i tanti, gli articoli Israels Masada myth: doubts cast over
ancient symbol of heroism and sacrifice, The Guardian, 22 settembre 2013;
New theory questions Masada account, The Jerusalem Post, 22 giugno 2007;
Ancient battle divides Israel. As Masada myth unravels, The Independent, 30
marzo 1997.
16
La brochure stata redatta per conto della Israel Nature and Park Authority.
Il mito di Masada nello Stato di Israele 149

volumetto stampato per conto del Ministero degli Esteri e pubblicato


in numerose lingue (Ben Haim 2010) si legge che i difensori tennero
testa per tre anni ai ripetuti tentativi dei Romani di prenderli. Anche
le guide turistiche propongono ancora una narrazione eroica. La guida
del Jerusalem Post, uno dei quotidiani in lingua inglese pi diffusi
in Israele, sottolinea leroismo dei difensori e li definisce sia Sicarii
(specificando che avevano questo nome solo per il tipo di spada che
portavano), sia Zeloti, con un inverosimile miscuglio tra le due sette;17
lente del Ministero del turismo Go Israel, oltre ad asserire che i di-
fensori erano Zeloti, afferma che la loro una storia di perseverance
and power, faith and surrender, ambitions, and a tragic end.18
La fortezza conserva tutta la sua attrattiva come sito turistico: vi-
sitata ogni anno da centinaia di migliaia di persone (800.000 allanno,
il 70% delle quali straniere, negli ultimi anni) e dal 2002 annoverata
tra i patrimoni mondiali dellUnesco.
Inoltre, sebbene Masada abbia perso parte del suo fascino come
simbolo nazionale, la sua attrattiva non svanita del tutto e il mito
ancora presente, seppure meno di prima, nel discorso pubblico. Le-
pisodio citato sia come modello di eroismo sia, soprattutto, come
prototipo di una situazione da evitare. Per esempio nel 2005, quando
il governo israeliano decise di smantellare gli insediamenti nella Stri-
scia di Gaza, un gruppo di coloni protest richiamandosi allepisodio
del 73 d.C. e minacci il suicidio collettivo.19 Continuano, inoltre, le
gite scolastiche e le visite dei soldati, organizzate da un reparto delle
IDF che si occupa specificamente della socializzazione delle reclute,
lEducation and Youth Corps. La fortezza, insieme al Muro occidenta-
le, uno dei luoghi pi gettonati per le cerimonie di bar e bat mitzvah,
che segnano il passaggio allet adulta degli ebrei. Non venuta meno
la prassi di condurre alla fortezza i leader stranieri, sebbene non tan-
to spesso quanto allo Yad Vashem, il memoriale dellOlocausto. Nel
2008 Masada fu visitata dal presidente degli USA George W. Bush
che, parlando alla Knesset (il parlamento israeliano), afferm: Ear-
lier today, I visited Masada, an inspiring monument to courage and
sacrifice. At this historic site, Israeli soldiers swear an oath: Masada
shall never fall again. Citizens of Israel: Masada shall never fall again,
and America will always stand with you.20

17
URL: <http://www.jpost.com/IsraelGuide/Home.aspx>.
18
URL: <http://www.goisrael.com>.
19
News Brief, JTA, 4 agosto 2005.
20
Il testo completo del discorso pubblicato sul sito web della Knesset, URL:
<http://www.knesset.gov>. Il discorso fu apprezzato dai deputati, che applaudi-
rono a lungo, ma ricevette anche molte critiche da parte della stampa israeliana
150 Erminio Fonzo

Nel dibattito politico, inoltre, si continua a fare riferimento al


complesso di Masada. Il Primo ministro Netanyahu, in particola-
re, stato accusato spesso di esporre Israele al rischio di una nuova
Masada per la sua intransigenza (Amossy 2012). Nello Stato ebraico,
del resto, una parte dei cittadini continua a considerarsi circondata da
forze ostili e ritiene che tutti i mezzi siano leciti per difendersi. per
vero che Israele, oltre a molti nemici, ha anche alleati potenti e, inol-
tre, dispone di armamenti infinitamente superiori a quelli dei paesi
arabi. Non si trova, in altre parole, in una situazione Masada.
da augurarsi che il mito lasci spazio ad una pi corretta narra-
zione degli eventi e che la vicenda del 73 d.C. non sia pi intesa come
paradigma della situazione attuale.

(Amossy 2012). Masada era gi stata visitata da un altro presidente degli Stati Uni-
ti, Bill Clinton, che per non era rimasto impressionato come Bush (Clinton in the
Middle East, The New York Times, 16 dicembre 1998).