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Cercare Il materialismo storico di Federico Engels di Mondolfo in cui c un attacco al

materialismo ingenuo di Labriola, influenzato dalla nefasta influenza di Engels, e inserirlo qui
nellargomentazione.
Dividi il testo in
Gramsci e Labriola
Teoria della storia e filosofia politica in Gramsci attraverso un confronto col marxismo di Antonio
Labriola
Ogniqualvolta si parli di Gramsci non si pu dimenticare la natura letteraria particolarissima dei
Quaderni del carcere, il loro carattere aperto, di riflessioni e annotazioni intorno a dei progetti di
ricerca, in cui sono definite e precisate, a partire dal 1929 nel corso degli anni in carcere, le nozioni
portanti del pensiero maturo del politico sardo. Si viene a costituire in questo modo un insieme
complesso di teorie, forse non in tutto armonizzabili a sistema, nonostante esse si richiamino e siano
quasi aspetti luna dellaltra (egemonia, societ civile, blocco storico, guerra di posizione ecc.) nel
tentativo di raggiungere una concezione unitaria della realt storica e sociale fino a definire una
specifica filosofia politica, la filosofia della praxis. Esclusa la maldisposta osservazione crociana
che i Quaderni costituiscano solo una congerie di abbozzi, interrogativi, congetture spesso
infondate, prive di pensiero sintetico1, resta aperta la discussione se queste teorie non permettano
sempre una risposta univoca2, oppure se la breve nota, lappunto rapido rimandino di
continuo a una fondamentale unit dorientamento 3, resta vero che, per comprendere meglio la
teoria gramsciana della societ e della storia, necessario risalire anche agli scritti precedenti il
carcere e fare riferimento agli elementi della formazione intellettuale gramsciana. Nella sua forma
matura, infatti, il pensiero di Gramsci conserva decisivi aspetti di continuit con la produzione
giovanile degli anni del Grido del Popolo, dellAvanti! e dellOrdine Nuovo4.
Trattare di Labriola e Gramsci richiederebbe preliminarmente la messa a fuoco del ruolo svolto da
Croce e Gentile, la valutazione della loro mediazione nellappropriazione o nellassimilazione, o,
meglio ancora, nella riproposizione, del pensiero di Labriola da parte di Gramsci nei Quaderni del
carcere. E molto pi di questo, andrebbe valutata ancora la natura dellinfluenza esercitata dal
pensiero dei due neoidealisti italiani (congiuntamente a quello di altre posizioni idealistiche,
specialmente quelle di Sorel, Bergson e del pragmatismo) nella genesi della concezione gramsciana
della storia e della sua specifica appropriazione della teoria della storia marxista. Non si pu
dimenticare che, per quanto riguarda innanzitutto Croce, pur con tutte le critiche rivolte da Gramsci
alla filosofia crociana per il suo carattere ed il suo intento reazionario e che si collocano
fondamentalmente nel contesto della teoria gramsciana degli intellettuali e tenuto conto anche del
1

Cfr. B. Croce, titolo, Quaderni della Critica 10 (1948), pp. 78-79.


la posizione di Perry Anderson, che ha sostenuto che i Quaderni del carcere contengono una teoria non univoca,
frammentaria, che per intrinseche ragioni dava adito a discrepanze e incoerenze (P. Anderson, Ambiguit di Gramsci
[ma il titolo originale The Antinomies of Antonio Gramsci], tr. it. di I. Pedroni, Bari, Laterza, 1978, pp. 134-135). Per
la sua evidente acrimonia, non il caso di accostare a questo giudizio di Anderson quello della recensione crociana a Il
materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce sui Quaderni della Critica (10, marzo 1948), tutto centrato
sulla sconclusionatezza dei Quaderni del carcere.
3
Cfr. E. Garin, Gramsci nella cultura italiana, in AA.VV., Studi gramsciani. Atti del convegno tenuto a Roma nei
giorni 11-12 gennaio 1958, Roma, Editori Riuniti, 1958, p. 401. Cfr. anche Id., Gramsci nella cultura italiana. Appunti,
ivi, pp. 5-6, in cui si osserva la costanza evidente di temi di unopera frammentaria nella forma espressiva, ma
singolarmente unitaria nella costanza delle precise domande e nellapprofondimento delle risposte.
4
anche lopinione di Salvadori, che nota che lopera di Gramsci dagli scritti giovanili fino a quelli del carcere
unitaria come pochissime altre []; Quaderni, in sintesi, non rappresentano una tematica qualitativamente nuova
rispetto alle elaborazioni compiute fino al 1926 e riflettono sostanzialmente una sistemazione teorica dei problemi sorti
nel periodo dellattivit direttamente politica; la straordinaria compattezza della tematica gramsciana che veramente
coerente e ininterrotta dalle origini fino alle meditazioni del carcere (M.L. Salvadori, Gramsci e il problema storico
della democrazia, Torino, Einaudi, 1973, pp. XXIII-XXIVe 53).
2

netto giudizio dei Quaderni sullazione crociana volta allo smantellamento e allaccomodamento
del materialismo storico al fine di renderlo inoffensivo, Gramsci riterr sempre che con la filosofia
di Benedetto Croce: stato mutato lindirizzo e il metodo del pensiero, stata costruita una nuova
concezione del mondo che ha superato il cattolicismo e ogni altra religione mitologica, e con
questa di Croce non potendoci essere una Riforma religiosa di massa, per le condizioni moderne
della civilt, si verificata la sola Riforma storicamente possibile5. Croce sar allora considerato
come colui che pi di tutti gli altri intellettuali del suo tempo si assunto lonere di completare
legemonia culturale risorgimentale in una nuova e non meno critica fase storica. E nei Quaderni
del carcere si argomenter che la filosofia della praxis deve per ci stesso costituirsi attraverso la
critica-superamento del crocianesimo, com accaduto per il marxismo rispetto a Hegel, e, inoltre,
che il momento etico-politico crociano nella storia deve essere mantenuto per quanto, in s
insufficiente, esso debba essere integrato 6. Se si leggono i testi del giovane Gramsci, ancor prima
dei Quaderni del carcere, non si pu non comprendere che stata proprio la liquidazione crociana
del materialismo storico come scienza, e con ci stesso come concezione integrale della realt, una
delle premesse assimilate e mantenute da Gramsci, che proprio su questa base e non su una
rilettura di Marx7 tenter la ricostruzione di una concezione integrale della realt. certo che
Gramsci interpreta le categorie neoidealistiche con cui leggeva Marx come effetti del marxismo
che reagiscono positivamente sulla fonte, schiodando Marx dal Pantheon positivista e riformista in
5

A. Gramsci, Alcuni temi della quistione meridionale, in Id., La questione meridionale, a cura di F. de Felice e V.
Parlato, Roma, Editori Riuniti, 2005, p. 186.
6
Domenico Losurdo, riferendosi al contempo al contesto politico e culturale italiano, valuta la presa di posizione del
giovane Gramsci per il pensiero liberale e per il neoidealismo italiano (che per lo stesso Losurdo rappresenta allepoca
la pi avanzata cultura europea e mondiale), ivi incluso poi il motivo del necessario superamento di Croce (cio del
passare attraverso Croce) come una presa di posizione a favore del moderno e, per quanto riguarda lItalia, a favore del
Risorgimento che ha significato il rovesciamento dellantico regime, lavvento di un moderno Stato nazionale e la
sconfitta di uno Stato della Chiesa chiaramente ancora premoderno []. Ma ci sta a significare il carattere sin
dallinizio problematico del rapporto da Gramsci istituito coi due grandi intellettuali laici. Viene loro accreditato un
credito per cos dire sub condicione: la lettura dei loro testi va alla ricerca di una risposta o di materiali per una risposta
ad un problema reale [] la successiva evoluzione porter Gramsci a vedere nei due grandi intellettuali neoidealisti non
gi gli alfieri della lotta per la difesa del moderno quanto i complici delloscurantismo anti-moderno di Pio X,
impegnati, in nome della difesa dellordinamento sociale, a non intaccare linfluenza sulle masse popolari della cultura
clericale pi reazionaria (D. Losurdo, Antonio Gramsci dal liberalismo al comunismo critico, Roma, Gamberetti,
1997, pp. 23-24 e 19-20).
7
Marx non certo un autore particolarmente influente nella formazione del pensiero gramsciano, e nei suoi scritti
almeno sino al 1924-1925, secondo, tra gli altri, Francesca Izzo, che nota come in questo periodo Marx appaia a
Gramsci quasi un ostacolo ad una visione attiva e spiritualmente consapevole del socialismo e alla corrispondente
azione politica, sia per i modi in cui il pensiero marxiano stato trasmesso che per sbavature e cadute deterministicopositivistiche presenti anche nelloriginale. Sotto certi aspetti, il pensiero di Marx, cos come si offre nella tradizione
socialista (ad eccezione di Labriola), gli appare inutilizzabile nella congiuntura storica che si aperta con la guerra e,
per renderlo di nuovo fecondo, egli si affida ad un lavoro di ripulitura e di filtraggio improntato allopera di Sorel e
soprattutto al neoidealismo). Nei Quaderni Gramsci opererebbe invece un vero e proprio ritorno a Marx, attraverso
la critica del revisionismo idealistico e sotto la guida della lezione leniniana, cfr. F. Izzo, Marx dagli scritti giovanili ai
Quaderni, in A. Di Bello (a cura di), Marx e Gramsci. Filologia, filosofia e politica allo specchio. Atti del convegno
internazionale organizzato dal Dipartimento di Filosofia e Politica dellUniversit degli Studi di Napoli LOrientale con il
patrocinio dellIstituto Fondazione Gramsci di Roma e dellAssociazione Italiana degli Storici delle Dottrine Politiche. Napoli,
4-5 dicembre 2008, Napoli, Liguori, 2011, pp. 81-82. Cfr. nello stesso volume: Il Gramsci critico degli interpreti di Marx,
del socialismo positivista e delle letture deterministiche e meccanicistiche, non pare abbia avuto alcuna preoccupazione
di carattere filologico o editoriale per gli scritti di Marx, n dai suoi interventi si ricava che abbia avvertito gi allora la
necessit di rileggerne la biografia intellettuale e politica. Un rinnovato interesse di Gramsci per Marx emerse dopo il
suo ritorno da Mosca: appare evidente che il suo rinnovato interesse sia collegato al lavoro di edizione, di
interpretazione e di uso di Marx che prese corpo in quegli anni sotto gli auspici del Comintern, attraverso gli istituti
culturali, le riviste e le case editrici russe. Appena giunto a Vienna, nel dicembre del 1923, G. svolse un intenso lavoro
di programmazione editoriale, da cui si ricava unattenzione verso gli scritti di Marx e la letteratura marxista mai
manifestatasi prima nella stessa misura (F. Giasi, Marx nella biblioteca di Gramsci, in ivi, p. 57). Sulla ricezione delle
teorie economiche di Marx da parte del giovane Gramsci, cfr. L. Michelini, Marxismo, liberismo, rivoluzione: saggio
sul giovane Gramsci. 1915-1920, Napoli, La Citt del Sole, 2011.

cui la cultura socialista lo aveva collocato8. Per diventava poi difficile per Gramsci rispogliare
Marx dalle complesse e articolate sovrapposizioni idealistiche per poi rileggerlo senza il filtro delle
nozioni di coscienza, volont, vita ecc., nonostante la genuinit del tentativo di
riappropriarsi del pensiero di Marx svolto soprattutto in carcere.
Per quanto riguarda Gentile, il filosofo italiano che pi in questi ultimi anni abbia prodotto nel
campo del pensiero9, non si pu dimenticare lattualismo marxista del giovane Gramsci 10, la cui
presenza anche nei Quaderni del carcere devessere presa seriamente in considerazione, come si
vedr pi avanti. Per quanto riguarda, infine, Sorel, com noto, una variante della tesi
coscienzialista dellimmediata efficacia politica del mito sociale come creazione immaginaria
centrale in molti passi di grande peso teorico dei Quaderni; e, seppure riformulata secondo delle
diverse esigenze teorico-pratiche, anche in Gramsci, sulla scorta del francese, la nozione di corso
storico diventa eminentemente soggettiva, sottoposta alle esigenze della pratica. Tanto che Croce,
Gentile, e anche Sorel, non potranno essere lasciati da parte neanche qui, ove si discute dei
marxismi di Labriola e Gramsci, se vero che Gramsci sarebbe da includersi, come suggeriva
Sebastiano Timpanaro, tra i marxisti (con lui il giovane Lukcs e Korsch) che si erano illusi che la
rinascita idealistica potesse agire da tonico rivoluzionario contro il gradualismo e il
parlamentarismo della Seconda Internazionale, tra quelli che vissero con alta temperatura morale
questa illusione, che solo Lenin in quellepoca non condivise11.
Del resto, non solo il marxismo di Gramsci passato attraverso Croce e Gentile, ma tutto il
marxismo italiano passato attraverso il neoidealismo, che ne ha determinato lo specifico carattere
nazionale, almeno per buona parte del secolo scorso. Gramsci accetta del resto come acquisito
questo nuovo carattere idealistico del comunismo: Il comunismo critico non ha niente di comune
col positivismo filosofico, metafisica e mistica dellEvoluzione e della Natura. Il marxismo si fonda
sullidealismo filosofico []. Lidealismo filosofico una dottrina dellessere e della conoscenza,
secondo la quale questi due concetti si identificano e la realt ci che si conosce teoricamente, il
nostro io stesso. Che Marx abbia introdotto nelle sue opere elementi positivistici non meraviglia e si
spiega: Marx non era un filosofo di professione, e qualche volta dormicchiava anchegli. Il certo
che lessenziale della sua dottrina in dipendenza dellidealismo filosofico e che nello sviluppo
ulteriore di questa filosofia la corrente ideale in cui il movimento proletario e socialista confluisce
in aderenza storica. Si pensi del resto alluso grande che i socialisti fanno della parola coscienza,
coscienza di classe, coscienza socialista e proletaria; implicita in questo linguaggio la
concezione filosofica che si solo quando si conosce, si ha coscienza del proprio essere: un
operaio proletario quando sa di essere tale e opera e pensa secondo questo suo sapere 12; e
daltro lato mostra di avere consapevolezza della mediazione compiuta dalla filosofia idealista: Il
marxismo stato un momento della cultura moderna: in una certa misura ne ha determinato e
fecondato alcune correnti [] esso ha avuto per tramite la filosofia idealista, ci che ai marxisti
legati essenzialmente alla particolare corrente di cultura dellultimo quarto del secolo scorso
(positivismo, scientismo) pare un controsenso13. Nella seconda versione di questo brano, che del
1933-1934, oltre a sostituire allespressione marxismo lespressione filosofia della praxis,
Gramsci scrive che la combinazione filosofica pi rilevante avvenuta tra la filosofia della praxis
e diverse tendenze idealistiche, e questo gli ortodossi legati al positivismo e allo scientismo di
fine Ottocento non potevano comprenderlo14.
8

F. Izzo, Marx dagli scritti giovanili ai Quaderni cit., p. 83.


Il socialismo e la filosofia attuale 9 febbraio 1918, in A. Gramsci, La Citt futura, 1917-1918, a cura di Sergio
Caprioglio, Einaudi, 1982, p. 650.
10
Cercare larticolo con gli elogi a Gentile Il socialismo e la filosofia attuale e La critica critica con Marx
interpretato atrraverso il concetto di atto storico ne Il Grido del Popolo, rispettivamente 9 febbraio e 12 gennaio
1918, in A. Gramsci, La Citt futura, 1917-1918, a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi, 1982, pp. 650 e 555-556.
11
S. Timpanaro, Sul materialismo, Milano, Unicopli, 19973, p. 97.
12
A. Gramsci, Misteri della cultura e della poesia, in Scritti giovanili. 1914-1918, Torino, Einaudi, 1958, pp. 327-328.
13
A. Gramsci, Quaderni del carcere, ed. critica a cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi, 1975, p. 421.
14
Cfr. ivi, p. 1854.
9

Laccostamento che si tenta qui tra Labriola e Gramsci vorrebbe servire non ad una
caratterizzazione esteriore della presenza dei temi del primo nel secondo, ma ad indicare delle
possibili differenti impostazioni teoriche di fondo, volte, soprattutto, ad illustrare alcuni elementi
della genesi intellettuale della teoria politica e del marxismo gramsciani.
I passi pi interessanti di Gramsci su Labriola si trovano nei Quaderni del carcere. Negli scritti
precedenti scarseggiano dei riferimenti significativi 15. Limpressione che si ha, leggendo i
Quaderni del carcere, che Gramsci senta lesigenza di rileggere i Saggi di Labriola, ritenendo che
su alcuni punti potrebbe trovare delle indicazioni importanti. A parte infatti Da un secolo allaltro,
Labriola non ha con s i Saggi e li deve ricordare a memoria. Vi sono critiche a Labriola e anche
giudizi estremamente positivi. Nel giudizio di Gramsci sul marxismo della sua epoca, vi una
lucida comprensione della peculiarit, anzi delleccezionalit della posizione di Labriola. Nel 1930
e questo giudizio ripetuto in una seconda versione nel 1932-1933 a Labriola viene
riconosciuto il merito di essere stato il solo che abbia cercato di dare una base scientifica al
materialismo storico, affermando che la filosofia del marxismo contenuta nel marxismo
stesso16. Labriola cio estraneo alle due correnti della tradizione dominante, che sono: 1)
quella rappresentata da Plekhanov, il materialismo volgare, caratterizzata dal metodo
positivistico classico e da scarso valore speculativo; 2) quella opposta, creata dallesistenza della
prima, e cio il collegamento del marxismo col kantismo 17; nella seconda versione del brano, questa
tendenza chiamata ortodossa, ed consistita nel collegare la filosofia della prassi al kantismo
o ad altre tendenze filosofiche non positivistiche e materialistiche18.
Questo giudizio sembrerebbe rivelare in Gramsci lesigenza o leffettiva vicinanza teorica rispetto a
Labriola. Certo rivela in Gramsci una visione lucida e corretta della peculiare collocazione
labriolana allepoca della crisi del marxismo. Infatti, a cavallo tra i due secoli, Labriola occupa
una posizione del tutto particolare ed isolata tra i teorici marxisti, mentre le correnti dominanti sono
appunto quella ortodossa del Partito socialdemocratico con Kautsky e del materialismo monistico
di Plekhanov, a cui si contrappongono i teorici della crisi del marxismo, che si valgono in effetti
del neokantismo, e, pi in generale, dellidealismo posto come sostegno filosofico esterno al
marxismo stesso. Quindi, Gramsci vede con chiarezza lesistenza di queste due opposte tendenze
marxiste come prevalenti, e la strada autonoma e solitaria battuta da Labriola.
In un altro passo, allargato il quadro interpretativo in cui viene collocata la posizione labriolana da
rimettere in circolazione, perch si considera il marxismo come fenomeno culturale e non solo
come forma teorica, nella dialettica tra cultura popolare e cultura alta, e cos enunciato il proposito
di studiare la doppia revisione a cui andato soggetto il marxismo: e cio, da un lato, la presenza
esplicita ed implicita del materialismo storico nelle filosofie idealistiche (Croce, Sorel, Bergson, i
pragmatisti), e, dallaltro, la revisione operata dal marxismo ufficiale, con la sua ricerca di una
filosofia che contenga il marxismo, sia questa cercata nelle derivazioni moderne del
15

Si potrebbe ricordare la lettera di Gramsci da Vienna del 10 dicembre 1923 a Mauro Scoccimarro: Nel corso dei
primi mesi vorrei preparare un numero unico dedicato ad Antonio Labriola e alla fortuna del marxismo in Italia (A.
Gramsci, Lettere 1908-1926, a cura di A.A. Santucci, Torino, Einaudi, 1992, p. 138). Linteresse di Gramsci per
Labriola si riferisce qui specificamente ad iniziative per la formazione culturale rivolte al proletariato italiano, nel
contesto ormai dellaffermazione del fascismo; cfr. anche la lettera al comitato esecutivo del PCdI del 20 dicembre
1923 (ivi, p. 147); ma Labriola era stato assente da La Citt Futura, cos come dalle letture di un progetto di scuola
socialista dellanno successivo, in cui Gramsci fa un elenco di autori da leggere, aggiungendo, o altro che per risenta
del movimento idealistico attuale (Lettera a Giuseppe Lombardo Radice del marzo 1918, ivi, pp. 92-93).
16
A. Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 309. Nella seconda versione del brano: In realt il Labriola, affermando
che la filosofia della prassi indipendente da ogni altra corrente filosofica, autosufficiente, il solo che abbia cercato
di costruire scientificamente la filosofia della prassi (ivi, pp. 1507-1508).
17
Lesempio portato da Gramsci quello della conclusione opportunistica espressa da Otto Bauer nel suo recente
volumetto Socialismo e Religione che il marxismo pu essere sostenuto o integrato da una qualsiasi filosofia, quindi
anche dalla cosiddetta filosofia perenne della religione (ivi, p. 309), dal tomismo, nella seconda versione di questo
brano (ivi, p. 1508).
18
Ibidem.

materialismo filosofico o in correnti idealistiche come il kantismo. Si pu notare come qui


Gramsci ritenga entrambi i tipi di marxismo, sia quello ufficiale che quello della crisi, come
rifacentesi ad una filosofia esterna, esplicitando, per il marxismo ufficiale, ci che nel brano
precedente era indicato soltanto come adozione di un metodo positivistico, privo di capacit
speculativa. Rispetto a questo quadro, comunque, del tutto autonoma appare la posizione di
Labriola, per il quale il marxismo una filosofia indipendente e originale 19, che va continuata e
sviluppata20.
Gramsci si pone anche quella che poi diventer la vexata quaestio della scarsa fortuna della teoria di
Labriola nella pubblicistica socialdemocratica, e ricollega ci al carattere non popolare della
filosofia della praxis di Labriola; risponde cio alludendo a quel passo di Rosa Luxemburg da
Ristagno e progresso nel marxismo, in cui si osservava che se il terzo volume del Capitale
completava la critica marxiana al capitalismo dal punto di vista teorico, esso non serviva, tuttavia,
dal punto di vista della pratica politica della classe operaia, a cui bastava il primo volume, che
spiega scientificamente il sorgere del plusvalore, cio lo sfruttamento, e la tendenza alla
trasformazione della societ in senso socialista attraverso la socializzazione del processo di
produzione. In fasi pi avanzate, scriveva la Luxemburg, occorre tornare, in quanto movimento di
lotta socialista, ad attingere alla riserva concettuale marxiana21.
Questa fase storica pi avanzata sembra qui ormai sopraggiunta per Gramsci, se vero che, dopo un
iniziale periodo romantico della lotta, dello Sturm und Drang popolare, in cui tutto linteresse si
concentra immediatamente sui problemi di tattica politica, occorre passare ad elaborare le
concezioni pi generali, le armi pi raffinate e decisive. Questo perch esiste un nuovo tipo di
Stato e allora occorre pensare il problema di una nuova civilt; nella seconda versione: Ma dal
momento in cui un gruppo subalterno diventa realmente autonomo ed egemone suscitando un
nuovo tipo di Stato, nasce concretamente lesigenza di costruire un nuovo ordine intellettuale e
morale, cio un nuovo tipo di societ e quindi lesigenza di elaborare i concetti pi universali, le
armi ideologiche pi raffinate e decisive. Ed qui che Gramsci ripete che Labriola deve essere
rimesso in circolazione, e la sua impostazione del problema filosofico deve essere fatta
predominare. Questa una lotta per la cultura superiore, la parte positiva della lotta culturale per e
verso il nuovo tipo di Stato, che, nella seconda versione, chiamata una forma moderna e attuale
[data] allumanesimo laico tradizionale che deve essere la base etica del nuovo tipo di Stato22.
Questi i contesti fondamentali in cui compare lesigenza della ripresa di Labriola nei Quaderni del
carcere. Tuttavia, con lacutezza del giudizio di Gramsci, e con la sua indicazione della necessit di
rifarsi a Labriola e alla sua nozione di filosofia della praxis (che Gramsci ritiene per evidentemente
essere in Labriola teoria ancora lacunosa e quindi da svilupparsi e perfezionarsi), la questione della
valutazione della reale sintonia delle posizioni di Labriola e Gramsci, anche su punti specifici, resta
aperta. Gli accostamenti fatti generalmente dai commentatori tra le posizioni di Gramsci e quelle di
Labriola hanno comunemente un carattere assai generico e vago, e si fondano sulla ripresa da parte
del politico sardo dellidea labriolana di unautonomia della filosofia marxista, oppure sul compito,
che sarebbe ad essi comune (o per il quale Gramsci trarrebbe ispirazione da Labriola), di applicare e
adattare il marxismo allinterno della cultura italiana. Va ricordato che il pensiero di Labriola non
sembra essere stato presente nella formazione intellettuale di Gramsci: negli scritti anteriori al
1926 sembra ignorarlo del tutto e quando lo menziona (due o tre volte), come se non lo avesse
neppure sfogliato23.
19

Nella seconda versione, aggiunto tra parentesi: non sempre sicura, a dire il vero, e a marxismo Gramsci
sostituisce sistematicamente filosofia della praxis (ivi, p. 1855).
20
Ivi, pp. 421-422 sgg.
21
Riportato in ivi, pp. 2583-2584.
22
Ivi, pp. 309-310 e 1507-1509
23
E. Garin, Labriola nella storia della cultura e del movimento operaio, in Id., Tra due secoli. Socialismo e filosofia in
Italia dopo lUnit, Bari, De Donato, 1983, p. 160.

Appare certa, in via preliminare, una considerazione di Cesare Luporini, condotta tenendo a mente
la specificit del percorso teorico-politico di Gramsci e delle problematiche teoriche presenti nei
Quaderni del carcere: difficile distinguere quanto ci fu di derivazione diretta da Labriola
(probabilmente non molto); quanto di successivo recupero, a partire da esperienze compiute nella
lotta politica e ideale (e dunque, fatalmente, nei limiti di queste esperienze), e quanto di un
riaffioramento oggettivo, in circostanze storiche profondamente mutate, di irrisolti problemi della
societ italiana e delle classi lavoratrici in essa. In qualunque modo possa essere definito il rapporto
Labriola-Gramsci, esso presuppone una discontinuit e una interruzione 24. Luporini si esprimeva
contro la continuit della pretesa linea Spaventa-De Sanctis-Labriola-Gramsci, caratteristica di tutto
un dibattito aperto con larticolo del 1954 di Togliatti, Per una giusta comprensione del pensiero
di Labriola25 che tendeva ad avvicinare Gramsci a Labriola presentando e costruendo
unimmagine di Gramsci come erede e coronamento della tradizione intellettuale progressista
nazionale. Linea, questa da Spaventa a Gramsci via Labriola, definita improbabile e la cui origine
da considerarsi senzaltro pi politica che filosofica 26. in effetti in questa discontinuit ed
interruzione cui accenna Luporini che avviene lappropriazione gramsciana del marxismo, e dello
stesso concetto di filosofia della praxis, diffuso anche da Gentile un filosofo la cui influenza sulla
generazione di Gramsci certo immensamente maggiore di quella di Labriola con la sua opera su
Marx del 189927. Si pu certo convenire che una frattura tra Gramsci e Labriola avvenga grazie alla
24

C. Luporini, Autonomia del pensiero di Gramsci e di Togliatti, Rinascita 9 (1974), p. 33. Valentino Gerratana
escludeva linfluenza di Labriola su Gramsci allepoca dellOrdine Nuovo, affermandone invece limportanza per i
Quaderni, cfr. V. Gerratana, Sulla fortuna di Labriola [1963], in Id., Ricerche in storia del marxismo, Roma, Editori
Riuniti, 1972, pp. 157-158. Cfr. anche Eugenio Garin, che si riferisce specificamente al giovane Gramsci del 19171918: Lo stesso richiamo a Labriola, a questo punto, accidentale, e probabilmente spesso mediato attraverso Croce o
Mondolfo (E. Garin, Politica e cultura in Gramsci (il problema degli intellettuali), in Pietro Rossi (a cura di), Gramsci
e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile
1967, Roma, Editori Riuniti - Istituto Gramsci, 1970, vol. I, p. 51). Cfr. anche L. Dal Pane, Antonio Labriola nella
politica e nella cultura italiana, Torino, Einaudi, 1975, pp. 463-464. La conclusione cui giungeva Garin sembra del
resto essere confermata dal tardo incontro di Gramsci con lopera labriolana. Giuseppe Fiori riporta, nella sua biografia
di Gramsci, il giudizio di Marcella e Maurizio Ferrata secondo cui, per Gramsci e Togliatti, labbandono del
positivismo fu presto cosa definitiva []. Solo punto di riferimento sicuro rimaneva Antonio Labriola. E i suoi testi di
spiegazione e approfondimento del marxismo [] erano letti, riletti, studiati e commentati. Corregge Fiori questo
giudizio: Non allora, prima della guerra, probabilmente. inevitabile chiedersi se non si attribuiscano ai due giovani
studenti letture dun tempo successivo; il dubbio discende da una constatazione obiettiva: in tutti gli scritti giovanili,
Gramsci cita Labriola una sola volta (nel 1918!). Pi in generale, Fiori nota come la Citt Futura fosse ancora nel
1917 un giornale rivelatore dellancoraggio di Gramsci allidealismo storicista crociano. Di qua nasce limpressione di
un acceleramento, in alcune testimonianze, della formazione marxista di Gramsci; duna retrodatazione di esperienze
culturali che sono sicuramente del Gramsci maturo, o meno giovane (G. Fiori, Vita di Antonio Gramsci, Bari, Laterza,
1989 (1966), pp. 108 e 109). Cfr. anche Liguori, che ricorda la pubblicazione da parte di Gramsci sul Grido del
Popolo, il 5 gennaio 1918, del terzo capitolo del secondo dei Saggi di Labriola, Del materialismo storico.
Dilucidazione preliminare, col titolo Le ideologie nel divenire storico; tuttavia lo stesso Liguori ritiene che sullo stesso
tema dellideologia sia azzardato stabilire una filiazione da Labriola, poich in Gramsci agirono molti altri influssi e la
teoria gramsciana dellideologia sarebbe assai pi complessa di quella labriolana, che in fondo non aveva proceduto
oltre le posizioni di Marx ed Engels, cfr. G. Liguori, Sentieri gramsciani, Roma, Carocci, 2006, pp. 113-123. Dimostra
la poca rilevanza dal punto di vista politico di Labriola in Gramsci e negli altri membri del PCdI D. Bidussa, La
questione della tradizione. Storia o ideologia? Il marxismo italiano degli anni 20 e il ritorno ad Antonio Labriola , in
F. Sbarberi (a cura di), Antonio Labriola nella cultura europea dellOttocento, Manduria - Bari - Roma, Piero Lacaita
editore, 1988, pp. 221-250.
25
P. Togliatti, Per una giusta comprensione del pensiero di Antonio Labriola [1954], in Id., La politica culturale, a cura
di L. Gruppi, Roma, Editori Riuniti, 1974, pp. 307-371, ove Gramsci definito il pi grande allievo e continuatore del
Labriola (ivi, p. 324);
26
Cfr. G. Cotroneo, Il giovane Labriola tra Hegel e Spaventa, in A. Burgio (a cura di), Antonio Labriola nella storia e
nella cultura della nuova Italia, Macerata, Quodlibet, 2005, p. 200.
27
Lo stesso Badaloni, pur rinvenendo una linea di sviluppo Labriola-Gramsci (che quello che si contesta qui,
intendendo che della frattura revisionistica che Gramsci erede, pur nello sforzo di riportare le tematiche
revisionistiche e non quelle di Labriola su un versante di comprensione e trasformazione della lotta di classe e
dellorganizzazione della classe lavoratrice, aspetto specifico di Gramsci e invece snaturato o negato nelle diverse facce
del revisionismo), ammette che allinterno del nodo di problemi culturali, politici e morali propri di Sorel e Croce che

ripresa gramsciana della teoria dellimperialismo di matrice leniniana, che fa superare a Gramsci il
punto morto cui era giunta, allinizio del secolo, lindagine politica di Antonio Labriola 28, per in
Gramsci la teoria leninista si innest sulle premesse di ascendenza revisionistica e idealistica in cui
si form il suo pensiero.
Dal momento che motivo centrale della critica gramsciana al marxismo (anche a quello di Marx)
quello di essersi legato al positivismo e al naturalismo, laddove solo nellidealismo esso avrebbe la
sua genesi (Hegel) e la sua vera cifra filosofica, opportuno vedere in primo luogo la questione del
materialismo. Si tratta di una critica storico-filosofica, che in Gramsci avr dei potenti effetti
sullanalisi politica, come si vedr. Si detto in questo senso che il marxismo italiano (almeno fino
a Della Volpe, e includendo in questo giudizio Labriola, Mondolfo, Gramsci) accomunato da un
carattere negativo, ma importante per la sua ricorrenza: il marxismo italiano stato impegnato in
una lotta serrata e ininterrotta contro lo spettro del materialismo 29. Lo stesso Mondolfo richiama la
filosofia della prassi di Labriola come una concezione originale e autonoma della realt e della
storia, che respingerebbe sia la metafisica materialista sia quella dellidealismo. Salvo poi non
accettare frasi come lautocritica delle cose stesse, bollando loggettivismo labrioliano come
fatalismo deterministico30. Come si pone dunque la questione del materialismo del marxismo nei
Saggi sul materialismo storico? In una frase sovente citata, Labriola scrive che la filosofia della
praxis il midollo del materialismo storico. Questa la filosofia immanente alle cose su cui
filosofeggia. Essa la fine tanto di ogni forma di idealismo quanto del materialismo naturalistico.
E non, si badi bene, del materialismo tout court. Ma la ragione che Labriola d della fine del
materialismo naturalistico nella filosofia della praxis che esso non considera il carattere storico
della stessa natura fisica31, una posizione che ricorda quella marxiana delle Tesi su Feuerbach e
dellIdeologia tedesca, in quella parte del primo capitolo in cui criticato Feuerbach. Il
materialismo storico filosofia della prassi come nuova scienza, in continuit con la scienza
borghese, non identificabile con la scientificit positivistica ed evoluzionistica, che per non
negata in quanto tale, come nella epistemologia idealistica di Croce, ma semplicemente considerata
come non applicabile direttamente alla storia.
Dunque, una svalutazione del concetto di materia per il materialismo storico, oltre che in Croce,
Gramsci laveva certo trovata nei Saggi sul materialismo storico, ove Labriola dice che la parola
materia segno o ricordo di metafisica escogitazione 32 o espressione dellultimo sostrato
ipotetico della esperienza naturalistica, ed essa non spiega perci nulla del mondo storico e sociale,
che non pi fisica, chimica o biologia, ma un altro terreno, che ha altre leggi, il terreno artificiale
formatosi prima di essa sul quale la storia comincia 33. Labriola nega che il materialismo storico sia
semplicemente il materialismo filosofico + la storia, e riconosce invece la natura del materialismo
storico attraverso la sua genesi, ponendo la formazione del pensiero marxiano allinterno come
suo coronamento della linea genetica del pensiero socialista 34. Infatti, la nuova dottrina nata nel
campo di battaglia del comunismo [] suppone lapparizione del proletariato moderno su larena
Gramsci si forma, cfr. N. Badaloni, Il marxismo di Gramsci. Dal mito alla ricomposizione politica, Torino, Einaudi,
1975, p. 98 sgg.
28
P. Togliatti, Il leninismo nel pensiero e nellazione di A. Gramsci (Appunti), in AA.VV., Studi gramsciani. Atti del
convegno tenuto a Roma nei giorni 11-12 gennaio 1958 cit., p. 24.
29
N. Bobbio, Introduzione a R. Mondolfo, Umanismo di Marx. Studi filosofici 1908-1966, Torino, Einaudi, 1968, p.
XLVII.
30
Cfr. R. Mondolfo, Intorno a Gramsci e alla filosofia della prassi, ivi, pp. 280-281. La critica delloggettivismo
labriolano, di quellautocritica delle cose di cui Labriola parla in Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare,
ricorre in vari saggi mondolfiani: cfr., tra gli altri, Il concetto di necessit nel materialismo storico, Socialismo e
filosofia e Ricordando Antonio Labriola, ivi, rispettivamente pp. 99-100, 122 e 244.
31
A. Labriola, Discorrendo di socialismo e di filosofia, in Id., Saggi sul materialismo storico, Roma, Editori Riuniti,
2000, pp. 238-239.
32
Cfr. anche Gramsci nei Quaderni: occorreva posare laccento sul secondo termine storico e non sul primo di
origine metafisica. E per continua immediatamente rivelando quale la sua fonte principale in questo giudizio, non
certo Labriola: La filosofia della prassi lo storicismo assoluto (A. Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 1437).
33
A. Labriola, Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare, in Id., Saggi sul materialismo storico cit., p. 107.
34
Ivi, p. 94.

politica35; e poi: se piace di andar cercando le premesse della creazione dottrinale di Marx e di
Engels, non baster di fermarsi a quelli che diconsi precursori del socialismo fino a Saint-Simon e
pi in l, n ai filosofi e segnatamente ad Hegel, n agli economisti, che avean dichiarata la
anatomia della societ che produce le merci: bisogna risalire a dirittura a tutta la formazione della
societ moderna, e poi da ultimo trionfalmente dichiarare, che la teoria un plagio delle cose che
spiega. Perch, in verit, i precursori effettivi della nuova dottrina furono i fatti della storia
moderna, che diventata cos perspicua e rivelatrice di se stessa, da che si oper in Inghilterra la
grande rivoluzione industriale della fine del secolo scorso, e in Francia avvenne quella gran
dilacerazione sociale che tutti sanno; le quali cose, mutatis mutandis, si son poi andate
riproducendo, in varia combinazione e in forme pi miti, in tutto il mondo civile. E che altro , in
fondo, il pensiero, se non il cosciente e sistematico completamento dellesperienza 36. In ci si
palesa un oggettivismo della teoria, mai abbandonato, quello del metodo genetico che affonda e
vincola le ideazioni, ideologiche e scientifiche, alle condizioni storiche. Qui Labriola pone in
secondo piano la spiegazione intra-culturale, cio le determinazioni disciplinari (del pensiero
filosofico ed economico) che stanno allorigine della teoria di Marx, per considerare invece
questultima come il risultato perspicuo dello stesso movimento storico, in cui la filosofia della
praxis appare come lesito necessario di un processo che si fa finalmente chiaro a se stesso, si
trasforma in conoscenza oggettiva e scientifica, nella misura in cui si prepara nella misura in cui
nella stessa formazione sociale capitalista maturano le condizioni ad un rivolgimento socialista.
Almeno nei primi due Saggi le cose si presentano in generale in questi termini 37. Escluso il
materialismo come riferimento metafisico necessario distanziamento dal marxismo positivistico
della Seconda Internazionale, il cui esponente pi caratteristico Plekhanov , resta il rimando ad
una concezione genetica in cui la centralit delleconomico non significhi il suo isolamento come
fattore economico a s e attraverso cui si debba pensare lunit della storia. Labriola si rif
direttamente per spiegare e chiarire alla concezione marxiana ed engelsiana, di cui pure avverte
la perfettibilit, sia nel senso di una sua applicazione ai vari campi del sapere (ed in primis a quello
storico), in larga misura inedita e intentata, sia nel senso della riformulazione di alcuni concetti
generali della teoria (si veda, per esempio, lesigenza di spiegazione, al di l delle formulazioni
datene da Marx ed Engels, delle nozioni di struttura e sovrastruttura).
In Labriola la polemica contro il materialismo volgare e linsistenza sulla seconda natura o
terreno artificiale non escludono ma riaffermano pi propriamente la continua determinazione
naturale da parte delluomo38. Siamo perci lontani da quella considerazione tutta culturalista che si
presenta sovente nei Quaderni del carcere, secondo cui il materialismo bassa concezione
popolare, la questione ontologica intorno al materialismo posta come inattingibile, e lesigenza
oggettivistica ad essa connessa relativizzata nel divenire del fare umano 39. Si pu ipotizzare che
35

Ivi, p. 113.
Ivi, p. 133.
37
Cfr. invece M. Tronti, Tra materialismo dialettico e filosofia della prassi, in A. Caracciolo e G. Scala (a cura di), La
citt futura. Saggi sulla figura e il pensiero di Antonio Gramsci, Milano, Feltrinelli, 1976, p. 81, e N. Badaloni, Il
marxismo di Gramsci. Dal mito alla ricomposizione politica, Torino, Einaudi, 1975, pp. 27-28, che vedono in Labriola
un dualismo irrisolto tra queste due istanze, cio tra una interpretazione della storia e una concezione generale del
mondo e della vita (Tronti); e tra una concezione della storia come racconto e una concezione morfologica dello
sviluppo storico che permetta uninterpretazione dei vari ritmi del tempo storico come loro ritraduzione in quello della
formazione proletaria (Badaloni).
38
Cfr. su questo punto A. Labriola, Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare cit., pp. 174-175, e il
commento di S. Timpanaro, Sul materialismo cit., pp. 21-24.
39
Il concetto di oggettivo del materialismo metafisico pare voglia significare una oggettivit che esiste anche
allinfuori delluomo, ma quando si afferma che una realt esisterebbe anche se non esistesse luomo o si fa una
metafora o si cade in una forma di misticismo. Noi conosciamo la realt solo in rapporto alluomo e siccome luomo
divenire storico anche la conoscenza e la realt sono un divenire, anche loggettivit un divenire ecc. (A. Gramsci,
Quaderni del carcere cit., p. 1416). Sul rifiuto da parte di Gramsci della nozione di scientificit come carattere precipuo
delle scienze naturali, cfr. ivi, pp. 826-827. Affermazioni che stanno in continuit con laffermazione contenuta
nellarticolo apparso sul Grido del Popolo il 29 gennaio 1916 secondo cui: Luomo soprattutto spirito, cio
creazione storica, e non natura (A. Gramsci, Socialismo e cultura, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., p. 24).
36

lapparente agnosticismo di Gramsci in merito alla questione ontologica sia, naturalmente, esso
stesso una scelta ontologica, di cui si trova la radice nel pensiero giovanile: Nella storia una verit
non vale tanto in se stessa, quanto per gli effetti che provoca, e per gli uomini o le associazioni di
uomini che la propagano. La sua efficienza condizionata dal modo di produzione della ricchezza e
dalla concretezza di pensiero degli uomini. Unideologia si afferma o cade nelloblio, ma
proporzionalmente al suo valore filosofico e umano, ma proporzionalmente alla ricettivit delle
condizioni storiche del tempo in cui lideologia venne concepita e diffusa 40. Questo storicismo
risente di echi pragmatistici, la questione della verit risolta sic et simpliciter in quella della sua
efficacia. un relativismo storicista che fa tuttuno con la negazione di qualsiasi vincolo oggettivo
della verit. Si veda anche, in questo senso, la negazione di qualsiasi oggettivismo delle leggi
naturali: Queste leggi [le cos dette leggi che ne [dellazione politica] governano lo
svolgimento] non hanno niente di comune con le leggi naturali, sebbene anche queste non siano
obiettivi dati di fatto, ma solo costruzioni del nostro pensiero, schemi utili praticamente per
comodit di studio e di insegnamento41. Si tratta quasi di un calco di un noto precetto crociano,
ovvero della ripresa da parte di Croce della teoria di Ernst Mach sulla funzione solo economica,
pratica, dei concetti scientifici, e della incorporazione di essa nel suo sistema di filosofia dello
spirito: gli pseudo-concetti di cui fanno uso le scienze naturali e le scienze esatte sono privi di
carattere logico-teoretico, ma la loro cifra quella della mera utilit, e dunque hanno carattere
economico (rientrano cio nella terza categoria dello spirito).
Com stato giustamente notato, contrariamente a Gramsci, Labriola ha rotto con ogni forma di
idealismo filosofico prima di conoscere Marx [] ha considerato sempre le scienze specializzate
un supporto indispensabile del materialismo storico. Di qui la tendenza a misurare il marxismo con i
filoni pi vivi del pensiero europeo e a intendere la nuova dottrina, pi che come storicismo
assoluto, come teoria scientifica del lavoro42. Diversamente da Labriola, in Gramsci, dunque, la
svalutazione del materialismo volgare fa tuttuno con la svalutazione del positivismo, e, ci che pi
conta, della stessa idea di scienza, e ancora una volta non pu sfuggire lascendenza crociana di
questa posizione. Un giudizio di sintesi a riguardo stato formulato da Sebastiano Timpanaro:
Accade quindi che Gramsci, in quelloperazione di recupero del marxismo dalla
strumentalizzazione che ne avevano fatto Croce e Gentile, finisca proprio col dare la preminenza
proprio a quegli aspetti del marxismo (primato della prassi, lotta contro il materialismo volgare
ecc.) che erano stati gi selezionati e isolati, e per ci stesso interpretati in modo tendenzioso dal
neoidealismo. Lesistenza del mondo esterno, indipendentemente dal soggetto conoscente e agente,
considerata da Gramsci come un pregiudizio popolare derivato dalla religione cristiana: sembra
che lalternativa sia soltanto fra teocentrismo e antropocentrismo, fra un mondo oggettivo perch
creato da Dio e un mondo che esiste in quanto conosciuto e trasformato dalluomo. Una volta
ammesso il sofismo degli idealisti, per cui il materialismo e le religioni positive sono ugualmente
trascendenza e metafisica (un sofisma che Lenin aveva decisamente respinto), era inevitabile
diventare in qualche misura compartecipi di quellassorbimento del marxismo nellidealismo che
pur si voleva combattere. Qualche altra volta Gramsci accenna ad una diversa giustificazione del
materialismo (e del determinismo) popolare: si tratterebbe non pi di un residuo di educazione
cattolica, pre-borghese, ma di unideologia adeguata ad una prima fase, ancora prevalentemente
ribellistica e non organizzata, della lotta del proletariato come di ogni precedente classe oppressa
per la propria emancipazione. Il materialismo sarebbe, se ci lecito parafrasare cos Gramsci, la
40

A. Gramsci, Repubblica e proletariato in Francia, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., pp. 205-206. Gramsci sta
trattando qui della democrazia.
41
A. Gramsci, Utopia, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., p. 282.
42
F. Sbarberi, Il marxismo di Antonio Labriola, , Introduzione ad A. Labriola, Scritti filosofici e politici, a cura di F.
Sbarberi, Torino, Einaudi, 1973, vol. I, p. LXXXIII. Sbarberi sostiene anche che non pare che sulle pi importanti
questioni di metodo vi sia stata uneffettiva continuit tra il pensiero di Labriola e quello di Gramsci [] n che la loro
diversit di impostazione possa essere spiegata facendo semplicemente ricorso alle differenti condizioni storiche (ivi,
p. LXXXII; il riferimento polemico ad A. Bertondini, Gramsci e Labriola, in A. Caracciolo e G. Scala (a cura di), La
citt futura. Saggi sulla figura e il pensiero di Antonio Gramsci cit., p. 165 sgg.).

malattia dinfanzia del comunismo. Nello stesso buon senso popolare vi sarebbe qualcosa di
salvabile, cio una sorta di embrionale sperimentalismo, di avvio ad una concezione scientifica e
smitizzata della realt. Ma Gramsci si affretta ad aggiungere che si tratta di atteggiamenti da
superare, e non nel senso di un materialismo pi rigoroso, ma nel senso della filosofia della
praxis43. Oltre a ci va poi fatto un accenno alla questione del positivismo. Se Gramsci cresce in
un clima antipositivistico, e ne raccoglie e persegue la reazione soggettivistica 44, di Labriola certo si
ricorda sempre la polemica antipositivistica, dimenticando per spesso di rilevare che in lui ci non
significava per nulla rinuncia alloggettivismo scientifico, ma piuttosto rifiuto delle semplificazioni
nella teorizzazione della storia, e delle facili teleologie e filosofie della storia che pretendono di
racchiudere la storia in un concetto, di comprenderla tutta nel suo svolgimento 45. Con le parole di
Eugenio Garin: Se, infatti, positivista Labriola senza dubbio non fu, n si disse mai, ma anzi dei
positivisti fu acerrimo e impietoso avversario, della validit delle istanze positivistiche non solo si
rese conto, ma le speriment egli stesso, e mentre riconobbe il valore delle ricerche scientifiche
particolari e dei loro metodi, proclam sempre alto il diritto del sapere scientifico positivo, e
scienza in senso forte consider la concezione materialistica della storia, e la sua stessa maniera
dintendere la ricerca di Marx e Engels []. Va detto di pi: Labriola rifiuta il positivismo proprio
in nome di quelle esigenze stesse che il positivismo aveva avanzato: rigorosa scientificit del
filosofare; ricerca specifica della logica delle cose stesse; condanna dei sistemi, delle concezioni
totali, delle metafisiche surrettiziamente reintrodotte come sintesi scientifiche46.
Si tratta ancora di vedere, per, se lassimilazione del marxismo attraverso il neoidealismo italiano
sia la parola conclusiva sul marxismo di Gramsci, valida anche per i Quaderni del carcere, o se
invece tale indubbia determinazione abbia subito una continua riformulazione, fin dai tempi
dellOrdine Nuovo, in virt del fatto che attraverso listanza della lotta di classe e attraverso
lesigenza della trasformazione sociale ad opera delle forze proletarie che Gramsci sintetizza i
concetti di una teoria politica comunista, e tempera nella critica la fascinazione (che resta) per le
categorie storico-politiche neoidealistiche. Ritorneremo su questo punto il marxismo di Gramsci,
nonostante o con il suo idealismo , che certo laspetto fondamentale dellintera questione.
Dunque, Gramsci riprende da Labriola lespressione filosofia della praxis, come filosofia
immanente alle cose di cui filosofa, come filosofia interna al marxismo, come unione di ideale e
reale e superamento della loro opposizione, ma non riprende da Labriola la limitazione critica del
significato del materialismo nel materialismo storico con la presa di distanza dal materialismo
metafisico, dal materialismo volgare e dal vecchio materialismo gnoseologico. Questo rifiuto del
materialismo ha altra origine.
La filosofia della praxis definita da Gramsci come riforma popolare moderna, cio corrisponde
al nesso Riforma protestante + Rivoluzione francese: una filosofia che anche una politica e una
politica che anche una filosofia. Mentre Labriola ricostruisce la genesi della filosofia della praxis
dalla storia del socialismo, inteso a sua volta quale effetto di tutta la formazione della societ
43

S. Timpanaro, Sul materialismo cit., pp. 203-204.


Vi era generalmente tra positivismo e riformismo lidea comune di unevoluzione graduale, che rendeva inopportuno
ogni salto rivoluzionario. Gramsci si opponeva a tale visione, e il fallimento in tutti i paesi della politica riformista e
invece il successo della rivoluzione bolscevica comportavano: sul piano teorico, la rivalutazione dellelemento
soggettivo, anzi creativo, nei confronti della morta oggettivit delle condizioni sociali stratificate e inerti; e la
rivalutazione del lato attivo allinterno del rapporto storico-sociale (M. Tronti, Alcune questioni intorno al marxismo
di Gramsci, in AA.VV., Studi gramsciani. Atti del convegno tenuto a Roma nei giorni 11-12 gennaio 1958 cit., p. 306).
45
La pi savia e la pi calzante delle obiezioni, che siano state mai mosse contro ogni sistema di filosofia della storia,
quella del Wundt: noi non sappiamo dove la storia andr a finire. Il che vuoi dire se ben ho capito che noi non
l'abbiamo mai tutta sott'occhi come un qualcosa di compiuto, a quella guisa che esaminiamo l'individuato organismo
animale o vegetale. En attendant che, chi sa mai, la totale retrospezione della vita del genere umano s'avveri nel
cervello d'un fortunato e perfettissimo filosofo dell'avvenire, contentiamoci per ora di quella parziale visione che ci
dato di raggiungere presentemente. Quanto a me, di questa mi tengo pago (A. Labriola, Da un secolo allaltro, in Id.,
Saggi sul materialismo storico cit., p. 379).
46
E. Garin, Il positivo, il positivismo e i positivisti , in Id., Tra due secoli. Socialismo e filosofia in Italia dopo lUnit
cit., pp. 149-150. Cfr. anche E. Agazzi, Il marxismo di Antonio Labriola: socialismo scientifico o comunismo
critico?, in F. Sbarberi (a cura di), Antonio Labriola nella cultura europea dellOttocento cit., p. 161.
44

10

moderna, Gramsci la ricollega al movimento di riforma intellettuale e morale che vede dominante
nella storia dellEuropa moderna, come il coronamento delle ideologie nazional-popolari
dellEuropa moderna: La filosofia della praxis presuppone tutto questo passato culturale, la
Rinascita e la Riforma, la filosofia tedesca e la rivoluzione francese, il calvinismo e la economia
classica inglese, il liberalismo laico e lo storicismo che alla base di tutta la concezione moderna
della vita. La filosofia della praxis il coronamento di tutto questo movimento di riforma
intellettuale e morale, dialettizzato nel contrasto tra cultura popolare e alta cultura 47. La filosofia
della praxis come riforma popolare dunque. Il modo di costituzione delle culture popolari come
mezzo di trasformazione e rigenerazione sociale, posto storicamente e criticamente allinterno della
lotta di classe, il motivo determinato e determinante della teoria politica gramsciana, che si pone
come tema quello della storia culturale in quanto aspetto principale di comprensione della direzione
egemonica della societ.
La questione che si pone se questo rilievo dato alla cultura, sia pure sullo sfondo o allinterno di
una filosofia della praxis, anche laddove viene indicata la necessit di una contemporanea riforma
economica, dipenda da una sopravvalutazione del mezzo egemonico culturale, retaggio di
unoriginaria e mai abbandonata ascendenza idealistica con la preminenza data al fare umano nella
storia. Come interpretare per esempio questa relativizzazione culturale del sapere e della verit, ben
nota agli studiosi dellopera gramsciana: Si pu perfino giungere ad affermare che mentre tutto il
sistema della filosofia della prassi pu diventare caduco in un mondo unificato, molte concezioni
idealistiche, o almeno alcuni aspetti di esse, che sono utopistiche durante il regno della necessit,
potrebbero diventare verit dopo il passaggio ecc. Non si pu parlare di Spirito quando la societ
raggruppata, senza necessariamente concludere che si tratti di spirito di corpo [] ma se ne
potr parlare quando sar avvenuta lunificazione ecc.48?
Ora, gi da quanto si visto finora, evidente lo scarto di problematica rispetto a Labriola, per il
quale, da un lato, il marxismo si presenta come concezione scientifica della storia in grado di
esprimere lunit del processo storico, che pu ricostruire geneticamente, nel suo complesso, tutta
la formazione della societ moderna (la teoria un plagio delle cose che spiega), che si rende
palese agli strumenti critici del conoscere gi prima delle formulazioni del materialismo storico, che
riprendono e portano a perfezione le cognizioni della scienza borghese (e per fanno anche
compiere un salto al sistema del sapere, conducendolo a ridefinizione ed a rinnovata unit, ad un
maggiore realismo e ad una compiuta visione del complesso sociale e delle relazioni gerarchiche tra
i diversi fattori che lo compongono); daltro lato, limpostazione genetica delle formazioni sociali
comporta un vincolamento forte pur al di fuori di ogni meccanico continuismo e anzi nella
teorizzazione dei tempi molteplici, pi che della storia, delle storie delle diverse formazioni sociali
ai condizionamenti che legano la struttura economica e lazione politica, allaccettazione piena,
soprattutto negli ultimissimi anni, degli impedimenti al socialismo, delle contraddizioni reali che
costituiscono la struttura della formazione sociale capitalistica 49. Il marxismo per Labriola
coincideva in toto con quel richiamo alloggettivit, alle cose stesse, continuamente ripetuto nei
Saggi sul materialismo storico.

47

A. Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 1860.


Ivi, p. 1490. Si veda largomento per certi versi analogo del saggio di Lukcs Il mutamento di funzione del
materialismo storico, contenuto in Storia e coscienza di classe (opera questultima che presenta alcune analogie con la
posizione gramsciana, ma anche altrettanto importanti punti di opposizione): Le verit di contenuto del materialismo
storico hanno la stessa natura delle verit delleconomia politica classica descritte da Marx: esse sono verit allinterno
di un determinato ordinamento sociale e della produzione. Come tali, e soltanto come tali, ad esse spetta una validit
incondizionata. Ma ci non esclude la comparsa di societ nelle quali, per via delle loro strutture sociali,valgono altre
categorie, altri nessi di verit []. Noi dobbiamo anzitutto porre il problema delle premesse sociali della validit dei
contenuti del materialismo storico, cos come Marx ha indagato sulle premesse sociali ed economiche della validit
delleconomia politica classica (G. Lukcs, Storia e coscienza di classe, tr. it. di G. Piana, Milano, Sugar, 1967, p.
284).
49
Cfr. N. Badaloni, Il marxismo di Gramsci. Dal mito alla ricomposizione politica cit., pp. 27-28.
48

11

Nella ricostruzione storica latteggiamento di Labriola tutto improntato ad una tradizione di


realismo storiografico che intende anzitutto rendere ragione dei fatti 50, e questa attitudine
storiografica trover il proprio criterio veritativo grazie alla conoscenza del materialismo storico,
che rende possibile la ricostruzione delloggettiva complessit di un fenomeno o di unepoca
storica. Altro il lavoro di Gramsci sulla storia, il cui asse consiste nel vedere come le soggettivit
sociali (i ceti dominanti e i gruppi subalterni) abbiano fatto la storia e possano farla ancora, come
non si sia data una storia degli strati subalterni e come essa possa darsi. La valorizzazione di questo
aspetto soggettivo prende rilievo nel ripensare la storia e la pratica politica in Gramsci e assume un
ruolo dominante sulla complessit dellintero storico. A questo riguardo accetterebbe Gramsci la
recisa affermazione di Labriola, impegnato nella lettera IX a Sorel a discutere il metodo di studio
del cristianesimo primitivo alla luce del materialismo storico, che si debba considerare le idee
come il prodotto e non come la causa di una determinata struttura sociale 51? questo al fine di
mettersi allo studio obiettivo della formazione e dello sviluppo dellassociazione cristiana, per
fare un passo innanzi nella obiettivit della ricerca52.
proprio la formazione culturale di Gramsci a spiegare il suo atteggiamento verso la filosofia e la
storia, verso la storia come sapere. Tronti osservava come un grande merito di Gramsci fosse quello
di avere colto la socialit del sapere, e tuttavia per Gramsci il sapere per eccellenza resta la filosofia,
mentre per la scienza mantiene un distaccato sospetto, e, seguendo lindicazione di Croce,
Gramsci arriva a identificare filosofia e storia, mentre dovrebbe arrivare, seguendo lidentificazione
di Marx, allidentificazione di scienza e storia53, come invece aveva fatto Labriola, sia pure
attraverso una riflessione e un ripensamento tormentato e prolungato.
Lespressione filosofia della praxis vuole allora dire, in Labriola e in Gramsci, la medesima cosa?
questa unione di ideale e reale, in cui consiste la praxis, la stessa? Ora, se lespressione filosofia
della prassi evoca una comune interpretazione dellunit della storia nelle sue componenti
strutturali e sovrastrutturali in Labriola e Gramsci, alcune osservazioni sulla loro concezione del
processo storico, e segnatamente del carattere dello sviluppo del movimento operaio, sembrano
allontanarli. Per Labriola, lo si accennato, la filosofia della praxis innanzitutto la concezione
oggettiva e oggettivistica della storia. In Gramsci, invece, hanno agito da sempre altre influenze che
han fatto s che da lui, lettore dei Saggi sul materialismo storico54, sostanzialmente non sia stata
recepita n raccolta la portata di questo oggettivismo labriolano. E rispetto a ci, il motivo
dellimmanenza non appare sufficiente a determinare una comunanza, anche perch le filosofie
idealistiche moderne, da Hegel in avanti, e le neoidealistiche italiane in particolare, sono tutte
eminentemente filosofie dellimmanenza55. La grande distanza che separa Gramsci e Labriola pu
50

quanto osserva ad esempio Simonetta Bassi a proposito dellatteggiamento di Labriola verso la ricostruzione del
pensiero e della storia giudiziaria di Giordano Bruno, cfr. S. Bassi, Antonio Labriola storico della filosofia.
Linterpretazione di Giordano Bruno, in A. Burgio (a cura di), Antonio Labriola nella storia e nella cultura della nuova
Italia cit., pp. 41-44.
51
A. Labriola, Discorrendo di socialismo e di filosofia cit., p. 280.
52
Ibidem.
53
M. Tronti, Alcune questioni intorno al marxismo di Gramsci cit. p. 315.
54
Gramsci non aveva i Saggi sul materialismo storico in carcere, con leccezione dellincompiuto Da un secolo
allaltro (cfr. A. Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 3057, Indice delle opere citate nei Quaderni). Li aveva con s
a Roma prima dellarresto. noto, inoltre, da una sua lettera da Vienna a XXX del XXX 1923, mentre preparava una
nuova serie dellOrdine Nuovo, che Gramsci pensava di dedicare un numero della rivista proprio a Labriola, di cui
riteneva indispensabile recuperare lepistolario, cfr. A. Gramsci, Lettere 1908-1926, a cura di A.A. Santucci, Torino,
Einaudi, 1992, pp. 138, 287, 454; cfr. anche la lettera da Roma del 14 ottobre 1926 (che si riferisce a cosa? Ctrl. tutto).
55
Lo stesso vale per: Nelluno e nellaltro, pure con esiti diversi, la medesima attitudine alla ricostruzione dellintero
processo storico, voglio dire della storia nella sua interezza (R. Zangheri, Labriola e il suo secolo, in A. Burgio (a cura
di), Antonio Labriola nella storia e nella cultura della nuova Italia cit., p. 16). Questo accostamento risulta
estremamente generico perch in quegli esiti diversi c tutta unimpostazione iniziale, una problematica, un interesse
per la storia di cui, se non si vuole costruire una tradizione di marxismo nazionale che veda appunto in Labriola e
Gramsci i suoi padri fondatori, non si pu non rilevare la radicale eterogeneit. Ci non impedisce, evidentemente, di
cercare motivi comuni nella tradizione nazionale: Non c [] pagina sua [di Labriola] che non accenni al dovere
della cultura di farsi partecipe di unopera di rinascita e di rinnovamento nazionale. Non probabilmente un caso che

12

essere misurata nel momento stesso dellelogio, quando Gramsci dice che grande merito,
attribuibile unicamente a Labriola, aver capito che la filosofia della praxis una filosofia
indipendente e originale, nel senso che, scrive Gramsci, ha in se stessa gli elementi di un ulteriore
sviluppo per diventare da interpretazione della storia filosofia generale 56; quando, per Labriola,
luna cosa era possibile solo in virt dellaltra: in tale unit consisteva appunto la novit
epistemologica del marxismo. Non a caso, come modello del sistema delle scienze, Labriola cita un
passo dellAntidhring, in cui si afferma che, nella concezione materialistica della storia, la filosofia
si trasforma, da un lato, nella dottrina del pensiero e delle sue leggi, nella logica formale e la
dialettica: ci che resta quando tutto il resto si risolve nelle scienze positive della natura e della
storia57. ignorato dunque da Gramsci loggettivismo storiografico labriolano, inteso quale aspetto
del marxismo correlato allazione politica del proletariato, e viene seguita invece una concezione
integralmente attivistica del sapere, con una conseguente idea di filosofia come soggetto e come
formatrice del mondo sociale. cos abbandonata, nella concezione gramsciana della praxis,
lidentificazione labriolana col lavoro58, perch i risultati di questultimo sono costantemente
rielaborati nel processo catartico che latto storico di formazione di una volont collettiva59.
Troviamo confermata, dopo questa analisi, la discontinuit tra Labriola e Gramsci cui accennava
Luporini: Il Gramsci in questo senso su di unaltra linea, non viene dal Labriola, lo ha molto
dietro le spalle [], nonostante lavviso contrario del Gramsci stesso, listanza fondamentale
dellautonomia e indipendenza del marxismo non uno sviluppo, non uno sviluppo diretto del
tentativo del Labriola, vale contro la storia signora di noi uomini tutti, non meno che contro lo
spirito (del Croce e del Gentile) e la materia (del Bucharin)60. La critica delloggettivismo rimanda
in Gramsci a decisive influenze gentiliane e soreliane (e, in queste, bergsoniane). Fin dallo scoppio
della prima guerra mondiale, per Gramsci la storia concepita, dai rivoluzionari, come creazione
del proprio spirito, fatta di una serie ininterrotta di strappi operati sulle altre forze attive e passive
della societ61. In un testo del febbraio 1917, scrive: stato detto: il socialismo morto nel
momento stesso in cui stato dimostrato che la societ futura che i socialisti dicevano di star
creando era solo un mito buono per le folle. Anchio credo che il mito si sia dissolto nel nulla. Ma la
Labriola e Gramsci, pure in posizioni diverse, prendano le mosse dalle esperienze dei moderati del Risorgimento, dal
loro modo di impostare i problemi della scuola, della lingua, della vita religiosa (ivi, p. 20). Ci peraltro vale anche, ad
esempio (ma non un esempio innocente), per Croce.
56
A. Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 1855.
57
Cfr. F. Engels, Antidhring. La scienza sovvertita dal signor Dhring, Milano, Ed. Lotta comunista, 2003, p. 36,
citato in A. Labriola, Discorrendo di socialismo e di filosofia cit., pp. 252-253. Cfr. anche ivi, p. 259: En attendant che
in una futura umanit di uomini quasi trasumanati, leroismo di Baruch Spinoza divenga la virt minuscola di tutti i
giorni, e che i miti, la poesia, la metafisica e la religione non ingombrino pi il campo della coscienza, contentiamoci
che fino ad ora, e per ora, la filosofia, cos nel senso differenziato, come nellaltro, sia servita quale istrumento critico e
serva, per rispetto alla scienza, a mantenere la chiaroveggenza dei metodi formali e dei procedimenti logici, e per
rispetto alla vita a diminuire glimpedimenti che allesercizio del libero pensiero frappongono le fantastiche proiezioni
degli affetti, delle passioni, dei timori e delle speranze; ossia giovi e serva, come direbbe precisamente Spinoza, a
vincere limaginatio e lignorantia.
58
Cfr. A. Labriola, Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare, in Id., Saggi sul materialismo storico cit., p.
134: Anche le idee suppongono un terreno di condizioni sociali, ed hanno la loro tecnica: ed il pensiero anchesso
una forma del lavoro.
59
A. Tosel, Marx en italiques. Aux origines de la philosophie italienne contemporaine, Mauzevin, Trans-Europ-Repress,
1991, p. 110. [] la praxis storica che fondamentalmente interessa la riflessione di Gramsci nei Quaderni quella che
concerne, non tanto la produzione materiale di oggetti o beni economici, quanto la produzione di soggetti, quali
soggettivit storiche collettive, capaci di inaugurare, con una trasformazione rivoluzionaria, un nuovo modo di vita e di
civilt (R. Finelli, Antonio Labriola e Antonio Gramsci: variazioni sul tema della prassi, in A. Burgio (a cura di),
Antonio Labriola nella storia e nella cultura della nuova Italia cit., p. 338).
60
G. Mastroianni, Antonio Labriola e la filosofia in Italia. Studi filosofici, Urbino, Argalia, 1976, pp. 11 e 15-16.
61
A. Gramsci, Neutralit attiva ed operante, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., p. 4. Si tratta del celebre articolo
interventista di Gramsci, pubblicato il 31 ottobre 1914 sul Grido del Popolo, in cui veniva ripresa ed appoggiata la
formula mussoliniana della neutralit attiva e operante. Ora, questa posizione interventista verr spesso rinfacciata
a Gramsci; occorre tuttavia osservare che essa priva degli elementi vitalistici e bellicistici cos diffusi allepoca a
ragione dellinterventismo, ed intesa invece, dal punto di vista della rivoluzione proletaria, allinterno di una concezione
di lotta di classe.

13

sua dissoluzione era necessaria. Il mito si era venuto formando quando era ancor viva la
superstizione scientifica, quando si aveva una fede cieca in tutto ci che era accompagnato
dallattributo scientifico. Il raggiungimento di questa societ modello era un postulato del
positivismo filosofico, della filosofia scientifica. Ma questa concezione non era scientifica, era solo
meccanica, aridamente meccanica []. Era questa una visione libresca, cartacea della vita; si vede
lunit, leffetto, non si vede il molteplice, luomo di cui lunit la sintesi. La vita per costoro
come ununit che si osserva da lontano, nella sua irresistibile caduta. Posso io fermarla?, si
domanda lhomunculus: no, dunque essa non segue una volont. Perch la valanga umana
obbedisce ad una logica che caso per caso pu non essere la mia individuale, ed io individuo non ho
la forza di fermarla o di farla deviare, mi convinco che essa non ha una logica interiore, ma
ubbidisce a delle leggi naturali infrangibili avvenuta la dbcle della scienza, o per meglio
dire, la scienza si limitata ad assolvere il solo compito che le era concesso; si perduta la cieca
fiducia nelle sue deduzioni ed quindi tramontato il mito che essa aveva contribuito potentemente a
suscitare. Ma il proletariato si rinnovato []. avvenuto un processo di interiorizzamento: si
trasportato dallesterno allinterno il fattore della storia: a un periodo di espansione ne succede
sempre uno di intensificazione. Alla legge naturale, al fatale andare delle cose degli pseudoscienziati stata sostituita: la volont tenace delluomo. Il socialismo non morto, perch non sono
morti per esso gli uomini di buona volont []. Accelerare lavvenire. Questo il bisogno pi
sentito nella massa socialista. Ma cos lavvenire? Esiste esso come qualcosa di veramente
concreto? Lavvenire non che un prospettare nel futuro la volont delloggi come gi avente
modificato lambiente sociale. Pertanto accelerare lavvenire significa due cose. Essere riusciti a far
estendere questa volont a un numero tale di uomini quanto si presume sia necessaria per far
diventare fruttuosa la volont stessa. E questo sarebbe un progresso quantitativo. Oppure: essere
riusciti a far diventare questa volont talmente intensa nella minoranza attuale, che sia possibile
lequazione 1 = 1.000.000. E questo sarebbe un progresso qualitativo 62. Questo volontarismo del
giovane Gramsci, col suo fondo irrazionalistico, si confermer attraverso la lezione politica
costituita dalla rivoluzione russa63. Infatti, la sua formazione filosofica, lopzione sulla natura della
storia e della rivoluzione proletaria fatta da militante comunista negli anni duri della guerra e del
crollo anche della Seconda Internazionale, non viene cancellata, ma resta componente fondante
della sua riflessione nei Quaderni.
Si veda il celebre scritto del 1917, La rivoluzione contro il Capitale, immediatamente successivo
alla rivoluzione russa: La rivoluzione dei bolsceviki materiata di ideologie pi che di fatti
(Perci, in fondo, poco ci importa sapere pi di quanto sappiamo). Essa la rivoluzione contro il
Capitale di Carlo Marx []. I fatti hanno superato le ideologie. I fatti hanno fatto scoppiare gli
schemi critici entro i quali la storia della Russia avrebbe dovuto svolgersi secondo i canoni del
materialismo storico. I bolsceviki rinnegano Carlo Marx []. Vivono il pensiero marxista, quello
che non muore mai, che la continuazione del pensiero idealistico italiano e tedesco, e che in Marx
si era contaminato di incrostazioni positivistiche e naturalistiche. E questo pensiero pone sempre
come massimo fattore di storia non i fatti economici, bruti, ma luomo, ma le societ degli uomini,
62

A. Gramsci, Margini, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., pp. 84-86.


Il problema del Gramsci dora in poi questo, che cosa significhi sul serio, senza ricorrere al passe-partout dello
spirito, essere rivoluzionari, non evoluzionisti, in che senso arrivino a scoppiare gli schemi critici del marxismo, e la
volont diventi la motrice delleconomia, la plasmatrice della realt oggettiva (G. Mastroianni, Antonio Labriola e
la filosofia in Italia. Studi filosofici cit., p. 13). I passi gramsciani allinterno della citazione di Mastroianni provengono
rispettivamente da I massimalisti russi, La rivoluzione contro il Capitale, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., pp. 124
e 150. Partendo dalle osservazioni di Gramsci su Libert e automatismo [o razionalit] (A. Gramsci, Quaderni del
carcere cit., pp. 1245-1246), Mastroianni trae peraltro la conseguenza di unarretratezza della posizione di Labriola: Il
Labriola di l da questo chiarimento della legge, di l dalla drastica riduzione che ne consegue, dellorizzonte stesso
del marxismo a misura duomo, quanto basta per una fase transitoria e quando che sia caduca del pensiero, senzaltro
valore che in rapporto allattuale terreno delle contraddizioni (attuale, elaborato soggettivamente, non in altri termini
anchesso, una condizione che noi non ci siamo fatta). Il suo Marx ancora uno Hegel (uno Spaventa) a rovescio, la sua
dialettica non lascia pi margine di quella idealistica a iniziative indipendenti (G. Mastroianni, Antonio Labriola e la
filosofia in Italia. Studi filosofici cit., p. 14-15).
63

14

degli uomini che si accostano fra di loro, si intendono fra di loro, sviluppano attraverso questi
contatti (civilt) una volont sociale, collettiva, e comprendono i fatti economici, e li giudicano, e li
adeguano alla loro volont, finch questa diventa la motrice delleconomia, la plasmatrice della
realt oggettiva, che vive, e si muove, e acquista carattere di materia tellurica in ebullizione, che
pu essere incanalata dove alla volont piace, come alla volont piace []. La predicazione
socialista ha messo il popolo russo a contatto con le esperienze degli altri proletari. La predicazione
socialista fa vivere drammaticamente in un istante la storia del proletariato, le sue lotte contro il
capitalismo, la lunga serie degli sforzi che deve fare per emanciparsi idealmente dai vincoli del
servilismo che lo rendevano abietto, per diventare coscienza nuova, testimonio attuale di un mondo
da venire. La predicazione socialista ha creato la volont sociale del popolo russo. Perch dovrebbe
egli aspettare che la storia dellInghilterra si rinnovi in Russia, che in Russia si formi una borghesia,
che la lotta di classe sia suscitata, perch nasca la coscienza di classe e avvenga finalmente la
catastrofe del mondo capitalistico? Il popolo russo passato attraverso queste esperienze col
pensiero, e sia pure col pensiero di una minoranza. Ha superato queste esperienze. Se ne serve per
affermarsi ora, come si servir delle esperienze capitalistiche occidentali per mettersi in breve
tempo allaltezza di produzione del mondo occidentale. LAmerica del Nord capitalisticamente
pi progredita dellInghilterra, perch nellAmerica del Nord gli anglosassoni hanno cominciato di
un colpo dallo stadio cui lInghilterra era arrivata dopo lunga evoluzione. Il proletariato russo,
educato socialisticamente, incomincer la sua storia dallo stadio massimo di produzione cui
arrivata lInghilterra doggi, perch dovendo incominciare, incomincer dal gi perfetto altrove, e
da questo perfetto ricever limpulso a raggiungere quella maturit economica che secondo Marx
condizione necessaria del collettivismo. I rivoluzionari creeranno essi stessi le condizioni necessarie
per la realizzazione completa e piena del loro ideale. Le creeranno in meno tempo di quanto
avrebbe fatto il capitalismo64. Si tratta di uno scritto dai tratti nettamente gentiliani, in cui Gramsci
interpreta attraverso lattualismo la rivoluzione leninista 65. Vi qui la negazione di qualsiasi
spontaneismo (spontaneismo qui inteso nel senso di storia non intenzionale, non regolata a
disegno) dello sviluppo sociale, che Gramsci confonde col determinismo e colleconomicismo,
mostrando con ci di aderire completamente alla reazione contro leconomicismo propria di molti
esponenti della Seconda Internazionale e che, collatto stesso di rifiutare il determinismo
economicistico anchesso, peraltro, elaborato da esponenti della Seconda Internazionale ,
rinuncia anche allidea di oggettivismo storico. Ha potuto il suo [Lenin] pensiero convertirlo in
forza operante nella storia []. Egli i suoi compagni bolsceviki sono persuasi che sia possibile in
ogni momento realizzare il socialismo. Sono nutriti di pensiero marxista. Sono rivoluzionari, non
evoluzionisti. E il pensiero rivoluzionario nega il tempo come fattore di progresso. Nega che tutte le
esperienze intermedie tra la concezione del socialismo e la sua realizzazione debbano avere nel
tempo e nello spazio una riprova assoluta e integrale. Queste esperienze basta che si attuino nel
pensiero perch siano attuate e si possa procedere oltre 66. C qui un volontarismo rivoluzionario,
associato alla strategia leninista dellavanguardia proletaria, che simpone sulle condizioni oggettive
che sembrano incatenare gli uomini alla dinamica storica inscritta nei rapporti di produzione che
determinano la natura della loro azione sociale. Le condizioni storiche valgono solo come terreno di
preparazione delle volont, com successo con gli effetti terribili provocati dalla guerra, che, con la
sua miseria e distruzione, ha costituito la premessa propizia allesercitarsi della propaganda
bolscevica67. E, tuttavia, Lenin e i bolscevichi sono persuasi che sia possibile in ogni momento
realizzare il socialismo. Non la libert la forza immanente della storia, che fa scoppiare ogni
64

A. Gramsci, La rivoluzione contro il Capitale, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., pp. 149-153. Tutti temi
tipicamente revisionisti ribaltati per sostenere i bolscevichi (F. Izzo, Marx dagli scritti giovanili ai Quaderni cit., p.
86)
65
Cfr. A. Tosel, Marx en italiques. Aux origines de la philosophie italienne contemporaine, Mauzevin, Trans-EuropRepress, 1991, p. 106 sgg. Tosel indica anche gli articoli del 1918, Il socialismo e la filosofia attuale e La critica
critica.
66
A. Gramsci, I massimalisti russi, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., p. 124.
67
Cfr. A. Gramsci, La rivoluzione contro il Capitale cit. p. 150.

15

schema prestabilito? Cos come la storia sviluppo libero di energie libere, che nascono e si
integrano liberamente diverso dallevoluzione naturale, come luomo e le associazioni umane
sono diversi dalle molecole e dagli aggregati di molecole? 68. E ancora un passo che sintetizza
vitalismo bergsoniano ed attualismo gentiliano: Nessun atto rimane senza risultati nella vita, e il
credere in una piuttosto che in unaltra teoria ha i suoi particolari riflessi sullazione: anche lerrore
lascia tracce di s, in quanto divulgato e accettato pu ritardare (non certo impedire) il
raggiungimento di un fine. questa una prova che non la struttura economica determina
direttamente lazione politica, ma linterpretazione che si d di essa e delle cos dette leggi che ne
governano lo svolgimento69. Libert positiva dellatto storico che sarebbe ereditata, secondo Andr
Tosel, dai Quaderni del carcere nella teoria dellunit delle strutture e delle soprastrutture, cio
nella teoria del blocco storico70.
Sulla base di quanto illustrato, riteniamo che non si possa sopravvalutare, dal punto di vista storicofilosofico, la ricerca, contro leconomicismo, di una concezione integrale della realt come motivo
comune ai due autori. Quando Gramsci dice che le struttura e le superstrutture formano un blocco
storico71 e Labriola breve passo Labriola sulla storia tuttintera, ci troviamo di fronte ad
unesigenza analoga posta tuttavia allinterno di un discorso teorico affatto diverso, in cui affatto
diverso il ruolo comunque attivo che si cerca di attribuire alle ideologie, come diversa la
rivalutazione da entrambi promossa delle superstrutture. Lansia per la ricerca storica come
ricerca della storia integrale un motivo specificamente labriolano, non disgiungibile
dalloggettivismo storiografico cui si fatto cenno.
Diversamente da Labriola, quello che sembra quindi mancare in Gramsci un tentativo di
ridefinizione della relazione tra forze produttive e rapporti di produzione, cio un tentativo di
riforma teorica del concetto di modo di produzione, nella misura in cui loggettivit del processo
storico-economico che simponga o che sia anche, in certa misura ed a seconda delle congiunture
storiche, determinata dalle volont individuali e dei gruppi ridotta allo stereotipo
delleconomicismo pi vieto, con luso della metafora dello sviluppo meccanico, macchinistico. Ed
allora tutto al versante delle volont individuali e dei gruppi che Gramsci si volge, come effetto
dellabbandono, col concetto di modo di produzione, di una nozione di prassi vincolata ad una
concezione oggettivistica della storia. Non sembra qui lasciato cadere, insomma, il presupposto
idealistico delluomo libero facitore del proprio mondo storico.
68

A. Gramsci, Utopia, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., p. 285. Sarebbero di ascendenza kantiana, via neoidealismo,
gli accenni del giovane Gramsci alla libert: Una libert che scaturisce dalla scissione tra interessi e dovere, tra
particolare e generale, tra economia e politica con evidenti ricadute sulla concezione del processo storico e della
funzione della classe (visione antihegeliana del rapporto soggetto-sostanza) (F. Izzo, Marx dagli scritti giovanili ai
Quaderni cit., p. 83). Ci comporterebbe tutto un modo dintendere il rapporto teoria/prassi improntato al
neoidealismo italiano, con laccento su come la conoscenza si traduca nellazione delle masse e non tanto su un diverso
nesso tra scienza e filosofia; di qui linteresse gramsciani per latto gentili ano, per Sorel e la sua estrema sensibilit
alla tematica neoidealista della religiosit civile (ivi, pp. 83-84).
69
Ivi, pp. 281-282. Non mancano, peraltro, nel giovane Gramsci, passi di segno diverso, che sembrano richiamare un
ritorno pi diretto a Marx, quale, ad esempio: Con Marx la storia continua ad essere dominio delle idee, dello spirito,
dellattivit cosciente degli individui singoli od associati. Ma le idee, lo spirito, si sustanziano, perdono la loro
arbitrariet, non sono pi fittizie astrazioni religiose o sociologiche. La sostanza loro nelleconomia, nellattivit
pratica, nei sistemi e nei rapporti di produzione e di scambio. La storia come avvenimento pura attivit pratica
(economica e morale) (A. Gramsci, Il nostro Marx, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., p. 219). Ma riesce davvero
Gramsci, qui e poi nei Quaderni, a effettuare questa sintesi crociana, a rendere impuro latto gentiliano, a pensare cio,
come scrive qui, la sostanziazione delle idee nelleconomia, nellattivit pratica, nei sistemi e nei rapporti di
produzione e di scambio? Quanto incide questa nozione marxista dellunit dellideale e del reale nella concezione
della storia, ed in essa dellazione culturale gramsciana? O, piuttosto, alle idee, allo spirito, allattivit cosciente
degli individui singoli e associati lasciata unautonomia ed efficacia storica di ascendenza idealistica?
70
Cfr. A. Tosel, Marx en italiques. Aux origines de la philosophie italienne contemporaine cit., p. 109. Nei Quaderni
del carcere, lanti-Gentile, che dovrebbe andare di pari passo con lanti-Croce, passa in secondo piano. Si domanda
Tosel: forse perch Gramsci fatica ad uscire da una problematica gentiliana, che continuerebbe a sviluppare almeno in
parte autonomamente? Il resto del capitolo dedicato da Tosel a tale questione mette in luce le critiche di Gramsci al
conservatorismo dellattualismo ed al carattere regressivo della riforma gentiliana della dialettica (cfr. ivi, pp. 114-121).
71
A. Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 1051.

16

Con le parole adoperate da Nicola Badaloni a proposito di Labriola, si pu dire che in Gramsci non
sia presente, o non sia presente in modo dominante o coerente, quella concezione filosofica in cui
gli sviluppi sono intesi nella loro necessit a partire dalle condizioni introdotte dalla genesi 72. Se
lesigenza gramsciana di determinare la filosofia della praxis come filosofia del marxismo ripresa
da Labriola, non lo allora la teoria della storia, che pure in Labriola parte integrante della
concezione della filosofia immanente alle cose di cui filosofa. assegnato invece da Gramsci,
com noto (sebbene in modo critico, prendendo e rifiutando al tempo stesso), grande valore alla
necessit, allinterno della filosofia della prassi, di una riappropriazione della storia etico-politica di
Croce (in quanto storia del momento dellegemonia 73), la quale, sebbene sia ritenuta, da sola,
insufficiente, e debba essere integrata col momento della lotta, sembra restare, nei Quaderni del
carcere, listanza principale, soverchiante lo stesso momento della lotta politico-economica 74. Non
sono forse quegli stessi strumenti che Croce aveva messo a disposizione della classe borghese
che Gramsci vuole affidare al proletariato, specificando la mediazione della cultura come strumento
proletario attraverso la disciplina del partito? 75 Il punto che costituisce infatti il fondamentale
aggancio del marxismo in Gramsci e che lo allontana dalla storia etico-politica di Croce appunto
la concezione che la produzione umana con cui Gramsci fa coincidere la storia si dia allinterno
della lotta di classe. Lo si vede gi, ancora, da un passo giovanile: La storia produzione umana,
dellumanit che si scinde in classi e ceti, dei quali volta a volta uno predominante e dirige la
societ ai suoi fini, combattuto dallaltra parte che tende ad affermarsi e a sostituirsi nella direzione;
non evoluzione, quindi, ma sostituzione della quale mezzo necessario la forza consapevole e
disciplinata76. Si ritrova qui il momento idealistico filosofico allinterno di una concezione politica
marxista. Ed in ci consiste il carattere specifico della sintesi gramsciana.
La sintesi di Gramsci, che sintesi originalissima e innovatrice, la si pu infatti capire solo tenendo
presente la sua appartenenza alla mediazione idealistica subita dal marxismo a inizio Novecento.
Anche perch loperazione egemonica della presentazione e della liquidazione del materialismo
storico era stata condotta dal neoidealismo italiano. Questo Gramsci laveva capito benissimo,
anche se ci non toglie che di questo materialismo storico presentato dal neoidealismo Gramsci si
sia nutrito in giovent secondo unesperienza che sarebbe rimasta indelebile. Ha scritto Mario
Tronti: Dopo che il pensiero di Marx passato attraverso le maglie della cultura idealistica, che
cosa ne rimasto? Croce ha negato che esistesse un Marx filosofo; Gentile lo ha concesso, ma lo
72

N. Badaloni, Il marxismo di Gramsci. Dal mito alla ricomposizione politica cit., p. 27.
Cfr. A. Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 1223.
74
vero peraltro che Croce non negava il momento della lotta, ma lo considerava proprio del distinto economico,
giusticandolo sulla base di argomenti vitalistici, come quelli presenti nei giudizi crociani sulla guerra. Cfr. la nota
accusa rivolta da Gramsci a Croce di aver cominciato arbitrariamente la Storia dEuropa e la Storia dItalia
rispettivamente dal 1815 e dal 1871, elidendo cio, nel prima caso, la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche,
nel secondo caso le lotte del Risorgimento, sopprimendo cos il momento della lotta a tutto vantaggio del momento
etico-politico, quello dellespansione culturale (ivi, p. 1227). Scriveva Bobbio a proposito del momento etico-politico
in Gramsci: la soprastruttura il momento della catarsi, cio il momento in cui la necessit si risolve in libert, intesa
hegelianamente come consapevolezza della necessit. E questa trasformazione avviene per opera del momento eticopolitico. Alla necessit intesa come insieme delle condizioni materiali che caratterizzano una determinata situazione
storica assimilato il passato storico, considerato anchesso come parte della struttura []: solo attraverso il
riconoscimento delle condizioni obiettive il soggetto attivo diventa libero e si mette in condizione di poter trasformare
la realt []. Il riconoscimento e il perseguimento del fine avvengono per opera del soggetto storico che opera nella
fase sovrastrutturale servendosi della struttura, la quale da momento subordinante della storia diventa momento
subordinato []: il momento etico-politico, in quanto momento della libert, intesa come coscienza della necessit
(cio delle condizioni materiali), domina il momento economico, attraverso il riconoscimento che il soggetto attivo della
storia fa delloggettivit, riconoscimento che permette di risolvere le condizioni materiali in strumento dazione, e
quindi di raggiungere lo scopo voluto (N. Bobbio, Gramsci e la concezione della societ civile, in Pietro Rossi (a cura
di), Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 2327 aprile 1967 cit., vol. II, pp. 89-90). Replicando a Bobbio, Jacques Texier rivendic lunit del concetto marxista di
blocco storico (ed, in essa, il carattere condizionante della struttura), da cui viene la teoria gramsciana dellegemonia e
dellideologia (cfr. ivi, pp. 152-157).
75
Cfr. N. Badaloni, Il marxismo di Gramsci. Dal mito alla ricomposizione politica cit., p. 101.
76
A. Gramsci, Misteri della cultura e della poesia, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., p. 328.
73

17

ha considerato contraddittorio e quindi improponibile; Mondolfo lo ha definito un filosofo della


prassi. Ebbene, questultima da considerarsi la conclusione logica che scaturisce da quelle
premesse. Il marxismo come filosofia della prassi ci che rimane del marxismo, dopo che stato
liquidato dallinterpretazione idealistica. Rimane cio una teoria dellazione, una filosofia della
volont, una guida per il comportamento sociale, una tecnica per il processo rivoluzionario,
lidentit di conoscere e fare, di pensiero e prassi; un vichianesimo corretto dal moderno
pragmatismo. Gramsci ha dietro di s tutto questo passato. E senza capire tutto questo passato, non
possiamo capire Gramsci; tanto meno il marxismo di Gramsci 77. E allora Tronti allontana le
posizioni di Gramsci e Labriola rispetto allesigenza che li accomuna (e che, come si visto al
principio di questo testo, per Gramsci era da riprendere e da rimettere in circolazione) di far reggere
il marxismo sulle proprie gambe, senza fare ricorso ad unaltra filosofia, perch ci che in
questultimo [Labriola] era gi compiuto e pienamente espresso nellopera di Marx e di Engels,
diventa in Gramsci un risultato che ancora da raggiungere, una posizione che ancora da
conquistare, un obiettivo a cui bisogna tendere 78. La grandezza di Gramsci starebbe allora, per
Tronti, nel fatto di aver colto la natura specifica del marxismo italiano, il suo essere intimamente
legato allidealismo, il suo limite nel volerla ritrovare allinterno di un rapporto dialettico con
lidealismo stesso, da cui non pu staccarsi 79. Ed in effetti Gramsci accetta la rottura dellunit del
pensiero marxista, operata dalla crisi del marxismo e di certa parte del pensiero marxista ed
antimarxista dellepoca della Seconda Internazionale (Croce, Gentile, ancora, e poi Sorel, Bernstein
ecc.). Nel gennaio 1918, polemizzando contro Claudio Treves ed il suo socialismo al tempo stesso
fatalista e riformista, Gramsci scrive: La nuova generazione pare voglia ritornare alla genuina
dottrina di Marx, per la quale luomo e la realt, lo strumento di lavoro e la volont, non sono
dissaldati, ma si identificano nellatto storico. Credono, pertanto, che i canoni del materialismo
storico valgano solo post factum, per studiare e comprendere gli avvenimenti del passato, e non
debbano diventare ipoteca sul presente e sul futuro. Credono non gi che la guerra abbia distrutto il
materialismo storico, ma solo che la guerra abbia modificato le condizioni dellambiente storico
normale, per cui la volont sociale, collettiva degli uomini abbia acquistato una importanza che
normalmente non aveva. Queste nuove condizioni sono anchesse fatti economici, hanno dato ai
sistemi di produzione un carattere che prima non avevano: leducazione del proletariato si ad essi
adeguata necessariamente, ed ha in Russia portato alla dittatura 80. In questo passo, si pu registrare
la doppia presenza di Croce di cui ripresa lidea del materialismo storico [che] vale come
semplice canone dinterpretazione, qualcosa che non importa nessuna anticipazione di risultati,
ma solamente un aiuto a cercarli, e che di origine affatto empirica 81 e dellattualismo di
Gentile, di cui pure ripresa lidea centrale dellinterpretazione filosofica del pensiero di Marx.
Il pensiero politico comunista di Gramsci, sulla base di questa concezione della storia tanto
debitrice al neoidealismo italiano, considera per la coesione sociale come leffetto o la risultante
della lotta tra classi (o, per usare il termine che Gramsci finir per prediligere, tra gruppi) e delle
strategie messe in atto dai gruppi dominanti per trasferire il dissenso fuori del terreno della lotta e
controllarlo o trasformarlo addirittura in consenso. Viene attribuita cos preminenza ai caratteri
sovrastrutturali, culturali, del conflitto che costituisce il fondamento societario. Gramsci sviluppa
cio tutta unindagine sulla lotta non tanto per il potere tout-court, ma per il controllo dei ruoli
ideologici e delle prerogative costruiti e detenuti nelle istituzioni della societ civile indagine che
77

M. Tronti, Tra materialismo dialettico e filosofia della prassi cit., pp. 85-86.
Ivi, p. 86.
79
Ivi, pp. 88-91. Il marxismo in Gramsci non sarebbe neanche per da considerarsi come una componente fondamentale
della sua formazione: lidealismo e, non tanto il marxismo, quanto il socialismo, accolto come unesigenza istintiva ma
guardato attraverso il prisma dellidealismo crociano, sono le due componenti iniziali della sua personalit culturale: ma
il primo che prevale e d il tono al pensiero (M.A. Manacorda, La formazione del pensiero pedagogico di Gramsci
(1915-1926), in Pietro Rossi (a cura di), Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi
gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967 cit., vol. I, p. 232).
80
A. Gramsci, La critica critica, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., pp. 154-155.
81
B. Croce, Per la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo, in Materialismo storico ed economia
marxistica, Bari, Laterza, 1944, pp. 80-81 e 87.
78

18

non era mai stata sviluppata cos attentamente nel pensiero marxista. Il vizio filosofico di fondo (la
lacuna in teoria marxista, si potrebbe dire) del pensiero gramsciano si tramuta cos nel punto di
forza e di indiscutibile originalit ed acutezza del suo pensiero socio-politico 82. Anzi, secondo
alcuni, pi del suo pensiero storico-culturale che non del suo contributo politico specifico 83; sempre
legato per allelaborazione di un programma politico84.
Alla filosofia della praxis pu essere dunque riconosciuto il carattere di una sintesi innovatrice, che
pi che correggere il pensiero marxiano il ritorno a Marx, che Gramsci non compie, resterebbe a
tal fine fondamentale aggiunge nuovi elementi di teoria politica, alla comprensione della societ
civile come societ politica, indagando soprattutto questioni che i fondatori del materialismo storico
non avevano trattato specificamente, le forme complementari alla presa e gestione del potere, il
rapporto tra potere e forme di cultura. Fondamentale in questa sintesi lelemento politico
realistico, la fortissima esigenza di pensare la strategia rivoluzionaria per lItalia dopo la rivoluzione
leninista85, e di sviluppare quindi delle note di una ricerca sulla funzione degli intellettuali nella
82

Cos noi ci spieghiamo il problema che Salvadori poneva in questi termini come un metodo cos poco marxista,
quale quello di Gramsci, gli abbia consentito di compiere analisi che, per quanto suscettibili di critiche, furono certo pur
sempre le pi pregnanti e anche realistiche fra quelle compiute da tutti i socialisti italiani (M.L. Salvadori, Gramsci e
il problema storico della democrazia cit., p. XII (Prefazione alla seconda edizione)). Gruppi ha opposto, in Gramsci, il
terreno della massima astrazione teorica, il terreno della filosofia, le teorizzazioni filosofiche pi generali, in cui
le sue formulazioni peccano di idealismo, e lanalisi di fenomeni storici, sociali e culturali, in cui invece lanalisi
contraddistinta da una grande attenzione per il concreto. Gruppi ritiene che lidealismo delle formulazioni teoriche pi
generali di Gramsci in parte, dovuto alla sua formazione e in parte, e soprattutto, dovuto alla necessit di reagire
al materialismo volgare, meccanicistico; e conclude che queste formulazioni, laddove peccano di idealismo, sono in
contraddizione con il corso reale del suo pensiero, cfr. L. Gruppi, Il concetto di egemonia in Gramsci, Roma, Editori
Riuniti, 1972. pp. 147, 165 e 168. Quello che manca nellanalisi di Gruppi sulla presenza di queste due dimensioni del
teorizzare di Gramsci la ragione interna di questa dicotomia, il rapporto tra le due dimensioni, sussistente allinterno
dello stesso piano teorico, per cui limpostazione idealistica presente nella stessa analisi di questioni storiche, sociali,
politiche e culturali, e che, ci sembra, debba essere visto nel senso che abbiamo indicato.
83
Cfr. L. Maitan, Intervento, in AA.VV., Studi gramsciani. Atti del convegno tenuto a Roma nei giorni 11-12 gennaio
1958 cit., p. 583. Diversa invece, solo per fare un esempio, la valutazione di Salvadori: la filosofia della prassi quale
elaborata da Gramsci si qualifica per essere una teoria cria critica della organizzazione politica, una riflessione sulle
premesse metodologiche dellintervento politio, e in ultima analisi una proposta di riforma intellettuale e morale in vista
di una fondazione creativa dellazione del partito politico. Per questo loggetto fondamentale in Gramsci lo studio
delle premesse intellettuali necessarie a dare un esito rivoluzionario ad una societ capitalistica in stato di crisi organica.
Questa lorigine pratica del fatto che nel pensiero di Gramsci le ideologie, il piano della sovrastruttura, la questione
della riforma morale e intellettuale, il tema dellegemonia, elementi di un tutto unitario, fanno da protagonisti (M.L.
Salvadori, Gramsci e il problema storico della democrazia cit., p. 215).
84
di questo avviso Giuseppe Vacca, che, riprendendo lindicazione togliattiana che indica nella politica lunit della
vita e dellopera di Gramsci (cfr. P. Togliatti, Gramsci, a cura di E. Ragionieri, Roma, Editori Riuniti, 1967, p. 135),
ritiene che limmagine di una ricerca carceraria fr ewig, disinteressata, non reggerebbe di fronte alla centralit
dellinteresse politico negli stessi Quaderni, in cui si avverte come le note gramsciane si articolino intorno alla
preoccupazione per la strada presa dallo Stato sovietico, cfr. G. Vacca, Gramsci e il nostro tempo, in AA.VV.,
Socialismo e democrazia. Atti del Convegno di studi nel centenario della nascita di Antonio Gramsci, Roma, Editori
Riuniti, 1992, pp. 7-9.
85
Sarebbe Lenin, secondo Tosel, a permettere il superamento in Gramsci dellidealismo italiano allinterno del suo
marxismo e a permettere a Gramsci di andare anche al di l del concetto di lavoro di Labriola: Si relle et si profane
est limpuret de lacte, quon saperoit que la thorie qui vient den tre faite est intrinsquement lie la Rvolution
dOctobre et Lnine. Cest pourquoi elle nest pas simplement thorie de la structure du procs historique et de ses
contradictions, mais bien galement de la possibilit pour cette structure dtre rvolutionne. Cest laction des
bolchviks qui, seule, a ractiv lautonomie thorique et pratique de la philosophie de Marx. Cest le lninisme du
moins jusqu la mort de Lnine lui-mme qui a rendu visible le lien Hegel-Marx et remis lordre du jour les
propositions de Labriola. La Rvolution et le lninisme ont montr en effet que la praxis ne sidentifie pas un acte
subjectif-spirituel, ni au seul travail, mais consiste dans lensemble dune ralit historico-sociale, en tant que celle-ci
peut se transformer dans tous ses aspects, sur la base dune prise de conscience des rapports de force de la part de ses
acteurs (A. Tosel, Marx en italiques. Aux origines de la philosophie italienne contemporaine cit., p. 119). Rispetto al
concetto di egemonia in Lenin, Bobbio ha notato in Gramsci unestensione dal significato leniniano di direzione
politica (prevalente ancora nei due scritti del 1926 in cui emerge il concetto di egemonia, Lettera al Comitato centrale
del partito comunista sovietico e Alcuni temi della quistione meridionale) a quello di direzione culturale (cfr. N.
Bobbio, Gramsci e la concezione della societ civile cit., p. 96).

19

storia italiana. E questa ricerca si radica nella convinzione gramsciana del primato della coscienza,
della cultura come critica e dellideologia come atto culturale che prepara e rende possibile la
rivoluzione politica. Ora, tale primato della cultura e della coscienza viene a Gramsci dalla filosofia
neoidealistica, ed appunto questa opzione idealistica di fondo che gli permette di cogliere degli
aspetti contemporanei della gestione del potere attraverso elementi attivi della societ civile non
direttamente organizzati come apparato repressivo (e in questo senso lanalisi di Gramsci
estremamente pi realistica, complessa e convincente di quella di Foucault, che disperde e dissolve
il concetto di potere al di fuori della lotta di classe86).
Lestensione gramsciana, attraverso la nozione di blocco storico, del concetto di societ civile,
come quella in cui la classe dominante dispone degli strumenti del potere ideologico, degli apparati
ideologici di Stato, e la sua inclusione di questa, insieme alla societ politica, nel concetto di Stato 87
il motivo di originalit in cui si deve cercare la grandezza ed originalit del pensiero gramsciano.
E questo accettando la tesi di chi vede in Gramsci soprattutto il momento della coscienza: qui
risiede loriginalit di Gramsci. Certo la presenza del momento strutturale condiziona tutta la
ricerca, ma le sue elaborazioni originali vertono sul momento della prassi cosciente 88. Collegata al
concetto gramsciano di societ civile infatti la teoria dellegemonia, che nasce dal riconoscimento
che il potere liberale governa pi col consenso che con la coercizione 89. Come intendere per questo
Gramsci teorico delle soprastrutture? Com noto, cos interpretava Bobbio lestensione
gramsciana del concetto di societ civile al convegno di Cagliari del 1967 90: tale concetto sarebbe
ascrivibile a Hegel: in Marx, invece, le ideologie vengono sempre dopo le istituzioni, quasi come
un momento riflesso nellambito dello stesso momento riflesso, in quanto vengono considerate nel
loro aspetto di giustificazioni postume e mistificate-mistificanti del dominio di classe 91. Labriola
aveva dato linterpretazione canonica della concezione marxiana: Date le condizioni di sviluppo
86

Cfr. al riguardo A. Boito, O Estado capitalista no centro: crtica ao conceito de poder de Michel Foucault, in Id.,
Estado, poltica e classes sociais, So Paulo, Editora Unesp, 2007, pp. 17-37 (tr. it. di Marco Vanzulli in Quaderni
Materialisti 6 (2007), pp. 241-257); cfr. anche A.A. Boron, Filosofia poltica e crtica da sociedade burguesa: o
legado terico de Karl Marx, in Id., Filosofia poltica marxista, tr. pt. di S. Trabucco Valenzuela, So Paulo, Cortez
Editora, 2003 (or. Filosofa poltica marxista, Buenos Aires, CLACSO, 2003), p. 66.
87
A. Gramsci, Quaderni del carcere cit., pp. 800-801. Su questa base Liguori ha contestato linterpretazione di Bobbio
di Gramsci come teorico della societ civile, perch se vero che per Gramsci societ civile non la struttura
marxiana n il sistema dei bisogni hegeliano, ma piuttosto linsieme delle associazioni sindacali, politiche, culturali,
generalmente dette private per contraddistinguerle dalla sfera pubblica dello Stato, vero che il suo marxismo
dialettico impedisce una divisione netta tra queste due sfere, e anzi un pensatore come Bobbio, la cui teoria politica
fortemente dicotomica e procede per coppie oppositive, non vede che essa [la categoria di societ civile] la via
attraverso la quale Gramsci arricchisce di nuove determinazioni la teoria marxiana dello Stato. Pi che un teorico della
societ civile, Gramsci sarebbe cos da intendersi come un teorico dello Stato (G. Liguori, Sentieri gramsciani cit., pp.
19, 31 e 35). Analogamente Jacques Texier opponeva a Bobbio che centrale in Gramsci non la nozione di societ
civile, ma quella di blocco storico, cfr. J. Texier, intervento in Pietro Rossi (a cura di), Gramsci e la cultura
contemporanea. Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967 cit., vol. I,
p. 154.
88
N. Badaloni, intervento in Pietro Rossi (a cura di), Gramsci e la cultura contemporanea. Atti del Convegno
internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967 cit., vol. I, p. 167. Cfr. anche: forse la
maggiore originalit teorica di Gramsci riconoscibile nella elaborazione compiuta intorno alla tesi che lelemento
della soggettivit va considerato quale il redde rationem di ogni interpretazione rivoluzionaria del marxismo, poich
attraverso la coscienza che si viene conquistati ad una linea politica, cio ad un comportamento pratico (M.L.
Salvadori, Gramsci e il problema storico della democrazia cit., p. 24).
89
Per una storia del concetto di egemonia a partire da Plechanov e il suo impiego nei Quaderni del carcere, cfr. P.
Anderson, Ambiguit di Gramsci cit., pp. 22-40; cfr. anche L. Gruppi, Il concetto di egemonia in Gramsci cit., pp. 9-82,
che insiste sulla concordanza della nozione di egemonia in Lenin (di cui d unesposizione, cfr. pp. 15-64) e in Gramsci.
90
Cfr. N. Bobbio, Gramsci e la concezione della societ civile cit., pp. 75-100 (poi N. Bobbio, Gramsci e la concezione
della societ civile, Milano, Feltrinelli, 1976).
91
Ivi, p. 91. Guido Liguori ha contestato a Bobbio che le riflessioni gramsciane si situano saldamente su un terreno
marxista, a partire dalla fondamentale lezione di Marx, e Gramsci da intendersi s come il pi grande teorico
delle sovrastrutture, di cui indaga importanza, complessit, articolazioni interne, ma secondo una concezione
dialettica del rapporto con la struttura, nel senso dellazione reciproca; mentre la lettura di Bobbio sarebbe viziata da
un modo meccanicistico di intendere questo rapporto, cfr. G. Liguori, Sentieri gramsciani cit., pp. 15, 18, 31.

20

del lavoro, e dei suoi appropriati e congrui istrumenti, la struttura economica della societ, ossia la
forma della produzione dei mezzi immediati della vita, determina sopra un terreno artificiale, in
primo luogo e per diretto, tutta la rimanente attivit pratica dei consociati, e il variare di tale attivit
nel processo che chiamiamo storia, e cio: la formazione, lattrito, le lotte e la erosione delle classi
; lo svolgimento corrispettivo dei rapporti regolativi, cos del diritto, come della morale; e le
ragioni e i modi di subordinazione e di soggezione, degli uomini verso gli uomini, col rispondente
esercizio del dominio e dellautorit, ci, insomma, in cui da ultimo si origina e consiste lo stato: e
determina in secondo luogo lindirizzo, e in buona parte, e per indiretto, gli obietti della fantasia e
del pensiero, nella produzione dellarte, della religione e della scienza92. Invece, in Gramsci il
rapporto tra istituzioni e ideologie, pur nello schema di unazione reciproca, invertito: le ideologie
diventano il momento primario della storia, le istituzioni il momento secondario. Una volta
considerato il momento della societ civile come il momento attraverso cui si realizza il passaggio
dalla necessit alla libert, le ideologie, di cui la societ civile la sede storica, sono viste non pi
soltanto come giustificazione postuma di un potere la cui formazione storica dipende dalle
condizioni materiali, ma come forze formatrici e creatrici di nuova storia, collaboratrici nella
formazione di un potere che si va costituendo pi che non giustificatrici di un potere gi
costituito93. La tesi di Bobbio cos si completa: rispetto alla tradizione marxista, Gramsci
opererebbe quindi due inversioni: la prima consiste nel privilegiamento della sovrastruttura
rispetto alla struttura, la seconda consiste nel privilegiamento, nellambito della sovrastruttura, del
momento ideologico rispetto a quello istituzionale 94. Allinterno cio del primato del momento
egemonico cultural-politico, che caratterizzerebbe per Bobbio la posizione gramsciana, il primato
andrebbe al motivo culturalistico su quello politico-istituzionale. Di qui limportanza accordata da
Gramsci alla storia etico-politica di Croce e la tesi secondo la quale lo specifico del pensiero dei
Quaderni del carcere consisterebbe nel privilegiamento del motivo culturalista. Del resto, ci
corrisponde alla natura delloriginario interessamento di Gramsci per lo stesso marxismo,
determinato dalla volont di rendersi conto del processo formativo della cultura agli scopi della
rivoluzione95. Difende Gramsci Salvadori, oservando che il primato del momento soggettivo o
sovrastrutturale non di natura astratta, ma definito dal criterio di giudizio della pratica. Il primato
del momento soggettivo sarebbe cio da ricercarsi nella struttura dellazione96. E tuttavia una tale
soluzione essa stessa troppo pragmatica, ch la questione non cessa di essere teorica, sia pure
impostata sulla questione dellazione politica del movimento operaio, contro il determinismo dei
socialisti e ladattamento dei revisionisti.
In Labriola la questione della crisi del marxismo si pone schematicamente in questi termini: la
teoria marxista necessaria per lazione proletaria; ma la teoria c, c cio una concezione nuova
e oggettiva, scientifica, di intendere la storia, la politica e lazione proletaria, una nuova concezione
per cui questi aspetti sono unificati; la situazione di crisi dipende da una mancata diffusione della
teoria, a tutti i livelli. Ora, la mancata diffusione della teoria per al tempo stesso da intendersi
92

A. Labriola, Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare, in Id., Saggi sul materialismo storico cit., p. 162.
N. Bobbio, Gramsci e la concezione della societ civile cit., p. 91.
94
Ivi, pp. 91-92.
95
Secondo il racconto di Annibale Pastore, che nellanno accademico 1914-1915 svolgeva alluniversit di Torino un
corso sullinterpretazione critica del marxismo, Gramsci, che intendeva approfondire lopera di Marx, comprese subito
la novit e vide cos aperta una nuova via critica, di crisi e di rivoluzione. Gli diedi un corso di lezioni private. Il suo
orientamento era originalmente crociano, ma gi mordeva il freno e non sapeva ancora come e perch staccarsi [].
Voleva rendersi conto del processo formativo della cultura agli scopi della rivoluzione: la praticit decisiva della
teoretica. Voleva sapere come fa il pensare a far agire (tecnica della propaganda spirituale), come fa il pensiero a far
muovere le mani, e come si pu e perch si pu agire con le idee []. Insomma, da eccezionale prammatista, Gramsci
si preoccupava soprattutto allora di ben capire come le idee diventano forze pratiche (citato in G. Fiori, Vita di Antonio
Gramsci cit., pp. 108-109). Giunse gi allinizio del 1916 alla conclusione che ogni rivoluzione stata preceduta da un
intenso lavorio di critica, di penetrazione culturale, di permeazione di idee, descrivendo lesempio dellilluminismo
rispetto alla Rivoluzione francese (A. Gramsci, Socialismo e cultura, in Scritti giovanili. 1914-1918 cit., p. 24 sgg.).
96
Cfr. M.L. Salvadori, Gramsci e il problema storico della democrazia cit., p. 233.
93

21

anche come stato primitivo della teoria, perch, se nelle nostre file c da per tutto scarsezza di
forze intellettuali []. Non c dunque da inarcar le ciglia, se il materialismo storico sia cos poco
progredito dalle prime e generali enunciazioni [] nella somma di tutto ci che se n scritto di
serio, di congruo e di corretto, non c ancora linsieme di una dottrina uscita gi dallo stadio della
prima formazione97. Labriola pensava lazione proletaria verso il socialismo nel senso di un
incivilimento che, pur costituendo una rottura col mondo capitalista, nella misura in cui occorre
superare lanarchia della produzione che lo caratterizza, mantenesse comunque una continuit col
mondo borghese, inteso come formazione sociale a cui il socialismo moderno (non accostabile ai
precedenti socialismi) deve la propria genesi e di cui conserva le acquisizioni di civilt. La crisi del
marxismo pu allora essere intesa come crisi del movimento storico. , in effetti, il passaggio
logico, la conclusione cui perviene Labriola. Era allora necessario che si sviluppassero le borghesie
nazionali. Va vista in questottica la famosa intervista del 1902 a favore della colonizzazione della
Libia, in cui Labriola sosteneva gli interessi nazionali italiani98.
Gramsci, invece, nelle sue ricostruzioni storiche, sembra lasciare spazio, allinterno s di una teoria
dellincivilimento99, alla discontinuit storica determinata dallimporsi di una forma della cultura,
espressione s di una classe e dei suoi interessi, ma che nellatto, o meglio nel processo, dellimporsi
sembra possedere una potenza specifica che le deriva da unopzione di autonomia conferita
allistanza della lotta culturale. Essa vista da Gramsci pi nei termini della sostituzione di una
Weltanschauung ad unaltra che nei termini continuistici propri delloggettivismo storico labriolano.
Si pu dire che Gramsci dia seguito, grazie alla sua indagine della cultura come egemonia ed alla
sua ricerca sugli intellettuali e le loro funzioni storico-sociali100, alla questione della non
diffusione del marxismo, che Labriola si trova a risolvere nei termini dello scarso sviluppo del
sistema capitalistico, dellimmaturit di molti contesti capitalistici nazionali e dei loro rispettivi
movimenti operai: la continuazione della sua teoria genetica, che ha degli aspetti continuisti, e per
la quale, se il movimento operaio un prodotto del mondo capitalistico, il suo sviluppo continua a
darsi allinterno di questo. Gramsci offre unanalisi diversa di tale questione proprio nella misura in
cui si concentra sulla relazione tra egemonia politica e cultura. E tuttavia lesercizio dellegemonia
non senza condizioni. Scrive cos nei Quaderni che il problema della debolezza degli intellettuali
marxisti sta nel fatto che la filosofia della praxis attraversa ancora la sua fase popolaresca:
suscitare un gruppo di intellettuali indipendenti non cosa facile, domanda un lungo processo, e
richiede anzitutto uno sviluppo organico dato fondamentalmente da un certo controllo dello Stato (il
problema dello sviluppo disorganico dellintellettualit che sempre al di qua dal possesso dello
Stato): lesercizio reale dellegemonia su lintera societ che solo permette un certo equilibrio
organico nello sviluppo del gruppo intellettuale. Come la Riforma protestante era stato il
movimento del popolo tedesco e non degli intellettuali, che si erano piegati dinanzi alle
persecuzioni, e la Riforma solo pi tardi aveva selezionato una propria intellettualit nella filosofia
classica tedesca, allo stesso modo, osserva Gramsci, i grandi intellettuali formatisi sul terreno della
filosofia della praxis non erano nati dal popolo, ma erano lespressione di classi intermedie
tradizionali, alle quali ritornavano nei momenti critici, nelle svolte storiche; quelli che rimanevano
legati al proletariato, sottoponevano la nuova concezione ad una sistematica revisione, bloccandone
lo sviluppo autonomo. Si tratta ancora di una nuova cultura in incubazione che si svilupper con lo
svilupparsi dei rapporti sociali. Lurgenza del problema si pone per effettivamente solo dopo aver
realizzato la formazione statale, mentre prima lintellettuale marxista costretto ad una condotta
97

A. Labriola, Discorrendo di socialismo e di filosofia cit., p. 203.


Cfr. A. Labriola, Sulla questione di Tripoli, in Id., Scritti filosofici e politici, a cura di F. Sbarberi, Torino, Einaudi,
1973, pp. 957-964. Gi nel 1897, del resto, Labriola aveva affermato: Non brontolino i socialisti: anzi mettano sicuro
il piede sulla terra ferma della politica. Noi abbiamo bisogno di terreno coloniale, e la Tripolitania a ci indicatissima.
Pensino che duecentomila proletari allanno emigrano dallItalia, senza indirizzo e senza difese, e ricordino che non ci
pu essere progresso nel proletariato, l dove la borghesia incapace di progredire (Per Candia, ivi, p. 913).
99
Si veda proprio la famosa critica dello storicismo scadente di Labriola, in A. Gramsci, Quaderni del carcere cit., pp.
1060-1061 e 1366-1368.
100
Cfr., per esempio, ivi, p. 2033.
98

22

critico-polemica101. In un articolo dellOrdine Nuovo del 1920, Due Rivoluzioni, Gramsci aveva
affermato la necessit che la rivoluzione fosse la liberazione di forze produttive proletarie e
comuniste che erano venute elaborandosi nel seno stesso della societ dominata dalla classe
capitalista, altrimenti essa pu giungere fino allo stabilirsi di un potere proletario e comunista che
si esaurisce in ripetuti e disperati tentativi per suscitare dautorit le condizioni economiche del suo
permanere e del suo rafforzarsi, e viene alla fine travolto dalla reazione capitalista. Insistendo su
la rivoluzione come processo ricostruttivo in senso comunista, dentro cui deve sostanziarsi la
rivoluzione come conquista del potere sociale da parte del proletariato 102, Gramsci non negava
limportanza del primo momento della rivoluzione, la presa del potere: esso era necessario, ma
insufficiente. In questi passi, la questione dellegemonia e quella del potere sembrano costituire due
fasi diverse non nel senso cui sovente ci si riferisce della subalternit della presa del potere rispetto
allesercizio di unegemonia, ma anzi nel senso contrario. Vi dunque piuttosto complementarit tra
i due aspetti, poich attribuito al possesso dellapparato governativo-coercitivo un valore specifico
e imprescindibile per lesercizio dellegemonia stessa. La direzione politica e culturale delle masse,
la creazione di uno Stato nazional-popolare, integrano la teoria del potere, ma non invertono
necessariamente i fattori tradizionali della priorit della presa del potere politico, condizione
fondamentale di un esercizio organico della stessa lotta culturale e politica per legemonia. Inoltre,
il riferimento dei Quaderni ad una nuova cultura in incubazione che si svilupper con lo
svilupparsi dei rapporti sociali contiene elementi di una concezione sviluppistica non
volontaristica, e quindi, anzich indicare un primato astratto del momento egemonico culturalpolitico103, rimanda sullo sfondo allesistenza di un processo sociale da considerare tutto intero
nellimmanenza che considerata nella filosofia della praxis. E proprio ci confermerebbe che
linteresse tematico specifico di buona parte della riflessione dei Quaderni appunto, il momento
culturale come sistema dellegemonia politica costituisce il contributo specifico della teoria
politica gramsciana e non una riformulazione generale del marxismo 104. Cos la volont si eleva
sulla determinatezza della contraddizione socio-economica (che Gramsci non riformula
teoreticamente, se non nella misura appunto in cui considera lideologia che in essa sinserisce) 105. E
101

Cfr. ivi, pp. 1862-1863.


A. Gramsci, Due rivoluzioni, in LOrdine Nuovo. 1919-1920 cit., pp. 136-139.
103
Ed allinterno di questo, il primato andrebbe al motivo culturalistico su quello politico-istituzionale. tesi esposta da
Bobbio nel suo intervento, gi citato, al convegno cagliaritano del 1967.
104
Si prescinde qui dalla tematica dei consigli di fabbrica, ovvero dallidea di fare nascere intuisce Gramsci
(27/6/1919) un nuovo tipo di Stato dalla esperienza associativa della classe proletaria e tale ispirazione anima il
famoso scritto del colpo di stato redazionale, Democrazia operaia, nel quale si pu leggere che lo Stato socialista
esiste gi potenzialmente negli istituti di vita sociale caratteristici della classe lavoratrice sfruttata [] creare questo
Stato partendo da quegli istituti, collegarli poi in una gerarchia superiore armonica, ma in primo luogo potenziarli come
fonte del potere operaio nella fabbrica, nel cuore della produzione. Il fondamento leninista del pensiero di Gramsci
quindi anzitutto nella sua convinzione che la lotta sul terreno politico si esprima, sia prima dogni altra cosa, lotta per
rompere la macchina dello Stato borghese costruendo, cominciando a costruire i pilastri e gli ingranaggi fondamentali
di una macchina statale nuova []. Quello che Gramsci pone in primo piano nella concezione leninista della
rivoluzione la necessit di cominciare a costituire subito le basi di un nuovo Stato [] gettare nellintimo del processo
produttivo le basi di un edificio statuale nuovo (P. Spriano, LOrdine Nuovo e i consigli di fabbrica, Torino, Einaudi,
1971, pp. 61-63).
105
Domenico Losurdo insiste proprio sulla centralit della categoria di contraddizione oggettiva nella filosofia della
praxis gramsciana: privo di senso ridurre a filosofia della soggettivit creatrice la gramsciana filosofia della prassi, la
quale si costruita s nella lotta contro la versione positivistica e meccanicistica del marxismo (contro coloro che
condannavano la rivoluzione dOttobre agitando Il capitale), ma anche nel corso della lotta intrapresa da Lenin contro
le tendenze estremistiche e volontaristiche largamente presenti nella III Internazionale (D. Losurdo, Antonio Gramsci
dal liberalismo al comunismo critico cit., p. 109). Cfr. anche Nicola Badaloni: Le volont di cui parla Gramsci e,
quindi, la prassi, non sono allo stato puro, ma contengono gli elementi materiali che luomo stesso ha oggettivato. Ci
significa in primo luogo che la filosofia della prassi per Gramsci la coscienza piena delle contraddizioni della societ a
lui contemporanea, sicch lo stesso filosofo, inteso individualmente o inteso come intero gruppo sociale, non solo
comprende le contraddizioni, ma pone se stesso come elemento della contraddizione, eleva questo elemento a principio
di conoscenza e quindi di azione [] la filosofia della prassi per Gramsci costruzione di volont collettive
corrispondenti ai bisogni che emergono dalle forze produttive oggettivate o in via di oggettivazione e dalla
contraddizione tra queste e il grado di cultura e civilt espresso dalle relazioni sociali (N. Badaloni, Filosofia della
102

23

per, in conclusione, resta proprio la concezione idealistica della storia e lappropriazione


idealistica del marxismo a costituire il punto di partenza della stessa teoria politica dellegemonia.
Ci implica lo spostamento dellindagine dal terreno economico in senso lato e non nel senso del
mero fattore economico come inteso dalla Seconda Internazionale in avanti verso il terreno
politico-culturale. Senza con ci disconoscere lesigenza di Gramsci di tenere tutto insieme il
blocco storico , rimanendo allinterno della tradizione marxista. Ma il suo contributo a questa
tradizione deve essere circoscritto proprio per potere essere appieno apprezzato. Il fondo di cultura
idealistico e spiritualistico costituisce la base anche della riflessione dei Quaderni, con certo una
maggiore complessit problematica, un diverso livello di cultura, ma con una coerenza logica e
una direzione univoca che non si pu negare106.
A cavallo tra Ottocento e Novecento, c stata una crisi revisionista del marxismo, una crisi di una
certa ampiezza, anche perch ad essa hanno partecipato anche intellettuali non marxisti,
antimarxisti, solo temporaneamente marxisti, una crisi che ha prodotto nuovi orientamenti. Di
questi orientamenti Gramsci, per quanto riguarda il lato marxista della formazione del suo pensiero
(che, come si accennato, non certo lunico), erede, essi sono per lui risultati ormai acquisiti.
Labriola invece si trova nellagone della crisi del marxismo, e assume una posizione propria,
autonoma, equidistante dai revisionisti e dagli ortodossi. Una posizione che, per quanto non sia
priva di limiti, ricca di spunti innovatori, che per sostanzialmente non saranno mai raccolti da
altri autori, in modo tale che non mi sembra si possa tracciare, a partire da Labriola, alcuna linea di
continuit significativa con altri pensatori marxisti.
Il confronto con Labriola il quale sta al di qua delloperazione di appropriazione idealistica del
marxismo, anche se ne stato, suo malgrado e via Croce, strumento rende chiaro che leredit
diretta che Gramsci raccoglie del marxismo idealistico determina un orientamento culturalista e
volontarista, allinterno di una concezione marxista della lotta di classe e di una tensione verso il
comunismo, che per smarrisce con la teoria economicistica dello sviluppo spontaneo anche lidea
delloggettivit della storia. Questa, mi sembra, la ragione dellesigenza che sorge periodicamente
allinterno degli studi gramsciani di comprendere lautentico contenuto marxista delle teorie dei
Quaderni del carcere. Se la dicotomia tra unorigine filosofica e una politica della nozione di
egemonia equivale alla doppia tendenza che, nel famoso convegno cagliaritano del 1967, Badaloni
indicava come la tendenza a separare in Gramsci il momento teorico-filosofico da quello eticopolitico107, le due tendenze potevano in effetti dialettizzarsi solo riconoscendo gli elementi che
facevano della teoria gramsciana della storia, al di l dei loro motivi idealistici, una teoria marxista:
Badaloni indicava, per esempio, in questo senso come decisivo il compito che Gramsci attribuisce
alla filosofia, quello cio di essere una critica delle ideologie, sulla base del carattere sociologico di
tutte le ideologie e filosofie, che solo nel marxismo pieno, perch solo il marxismo ha la
consapevolezza, ad un tempo, del proprio fondamento sociologico e di quello delle altre filosofie108.

praxis, in Aa.Vv., Gramsci. Le sue idee nel nostro tempo, Editrice lUnit, 1987, pp. 94-95. Il passo di Gramsci citato
da Badaloni si trova in A. Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 1487).
106
Cfr. M. Tronti, Alcune questioni intorno al marxismo di Gramsci cit., p. 305. Rispetto agli scritti giovanili, anche la
collocazione storica che egli assegna al pensiero di Marx, langolazione ideale da cui egli lo guarda, rimarranno
identiche in tutte le note dei Quaderni (ivi, p. 307). Il limite del pensiero e del marxismo di Gramsci starebbe poi nel
fatto che esso simpernia sulla ritraduzione della filosofia di Croce, intesa da Gramsci non come incombenza
occasionale, contingente, nazionale, ma come compito pi generale la cui portata riguarda il marxismo mondiale (cfr.
ivi, pp. 308-309).
107
In passato noi potevamo distinguere, nella discussione su Gramsci, sostanzialmente due tendenze: la prima disposta
a riconoscere a Gramsci una sufficiente attrezzatura teorico-filosofica, ma impegnata a respingere come elemento
perturbativo limpegno etico-politico; la seconda disposta ad apprezzare limpegno etico-politico, ma volta a respingere
come non sufficientemente moderna la sua problematica filosofica []. Possiamo in questa sede limitarci a
caratterizzare come post-crociana (ma filo-crociana) la prima posizione, e come anti-crociana la seconda (N. Badaloni,
Il fondamento teorico dello storicismo gramsciano, in Pietro Rossi (a cura di), Gramsci e la cultura contemporanea.
Atti del Convegno internazionale di studi gramsciani tenuto a Cagliari il 23-27 aprile 1967 cit., vol. II, p. 73).
108
Cfr. ibidem.

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