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LA TEORIADELL'ASSOLUTISMOIN HOBBESE SPINOZA


".

I. Che Hobbes sia un teorico dell'assolutismo , anzi il massi-


mo teorico dell'assolutismo nell'età moderna, è affermazione sul-
la quale converge un generale consenso. Meno frequente è, inve-
ce, la considerazione che anche in Spinoza è presente una teoria
dell'assolutismo, mentre più spesso l'accento viene posto sulla
sua difesa della libertà individuale all'interno dell'apparato di
stato. È vero, tuttavia, che anche Spinoza teorizza l'assolutismo
•· statale, in modo tale però da renderlo compatibile - almeno in
·•·via definitoria - con la più chiara e decisa affermazione della li-
.bertà individuale. Mi propongo qui di rendere plausibile - attra-
. verso l'analisi di alcuni concetti-chiave della filosofia politica dei
: due pensatori - una linea di lettura che può essere ·riassunta nei
punti seguenti:
1. In Hobbes l'assolutismo assume la forma del dominio;
l'alienazione dei diritti naturali è totale ad eccezione del diritto
di difendere la propria vita rispetto a una minaccia di morte1; la
· forma politica in cui massimamente si realizza è la monarchia; fi-
·•.ne dello stato è la sicurezza; in Spinoza l'assolutismo ha il volto
.della ragione e implica una prospettiva (benché problematica) di
: compatibilità tra libertà individuale e potenza collettiva; i diritti
· naturali sono alienati solo in parte, conservandosi quale fonda-

1
Sulla concepibilità di un più ampio diritto di resistenza in Hobbes, due
posizioni contrapposte rappresentano C. SCHMTITche la nega (cfr. Der Le-
.viathanin der Staatslehredes ThomasHobbes, Hanseatische Verlagsanstalti Ham-
.burg 1938. Neuausg . Klett-Cotta , Stuttgart 1982) e P.C. MAYER-TASCH che la so-
·•· ... stiene con sottili argomentazioni (cfr. Thomas.HobbesunddasWiderstandsrecht,
··· ' Tl"'ri •• ' Tubingenl965) .
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mento irrenunciabile dell'assetto statale la libertà di espressione; called a natural person: and wben they are considered as repre-
senting the words and actions of another, then is be a feigned or
la forma politica nella quale meglio si realizza è la democrazia; fi-
al'tificialperson. [. .. ] So that a pe,-son, is the same that àn actor is
ne dello stato è la libertà. both on tbe stage and in common conversation; and to personate,
2. Presupposti dell'assolutismo hobbesiano sono un'analisi is to act, or represent himself, or another; and he that acteth
pessimistica della natura umana concepita come immodificabile another, is said to bear his person, or act in his name; [. .. ] Of per-
e l'equazione vita-sommo bene; presuppostLdell' assolutismo spi- sons artificial, some have their words and actions owned by those
n oziano sono un'antropologia "reale" e "positiva", l'identifica- whom they represent. And then the person is the actor; and he that
owneth his words and actions, is the AUTHOR: in which case the
zione del sommo bene con la conoscenza adeguata della struttu-
actor acteth by authority. [ ... ]by authority, is always understood a
ra del reale, cui corrisponde un alto grado di attualizzazione del right of doing any act; and done by authority, clone by commission,
conatus individuale 2 , e una prospettiva di trasformazione della or licence from him whose rightit is» (EW, III, 147-148).
società che renda praticabile il passaggio da minoranza a mag-
gioranza di coloro i quali raggiungono tale grado di conoscenza Da queste definizioni deriva che all'atto del trasferimento
e di potenza individuale. dei diritti naturali mediante il patto, basato sul consenso di cia-
Pertanto, benché sia stato Hobbes ad introdurre, prima di scun componente, la moltitudine si trasforma in una persona per
3
Spinoza, il metodo razionale nella trattazione della politica e sia il fatto di essere rappresentata da un uomo o da una persona,
giustamente considerato come per lo meno uno dei più impor- che da questo momento - accogliendo nelle proprie mani tutti i
tanti artefici della fondazione della filosofia politica moderna, diritti dei singoli componenti la moltitudine - ne diventa il rap-
Spinoza, pur essendone probabilmente debitore 4 , va oltre Bob- presentante e assume il diritto di compiere in loro vece tutte le
bes poiché indica una prospettiva di liberazione dell'uomo nella azioni che giudica debbano compiersi; acquista, cioè, l'autol'ità
e attraverso la politica. di agire come ritiene sia meglio. ·

IL Rispetto alla teoria bobbesiana dell'assolutismo sono di <<Acommonwealth is said to be znstituted, when a multitude of
particolare rilievo i concetti di «persona», «autore», «attore». men do agree, and covenant, every one, with every onè, that ·to
Hobbes ne fornisce un'analisi accurata nel cap. XVI della I parte whatsoever man or assembly o/ men, shall be given by the major
part, the righi to present the person of them all, that is to say,to be
del Leviathan: their representative: every one, as well he that voted /or it, as he
that voted against it, shall authorize aI1the actions and judgements,
<<APERSON, is he, whose words or actions are considered, either as of that man, or assembly of men, in the same manner, as if they
his own, or as representing the words Òr actions o/ another man, were his own, to the end, to live peaceably amongst themselves,
or o/ any other thing, to whom they are attributed, whether truly and be protected against other men» (L, II, XVIII: EW, III, 159).
or by fictz'on. When they are considered as bis own, then is he
Questo implica che di qualunque azione o decisione il sovra-
2 Questa terminologia rinvia volutamente alla problematica trattata in A. no sia attore, autore, cioè responsabile, ne è la moltitudine che
Tosa;Spinoza ou le crépusculede la servitude,Aubier Montaigne, Paris 1984. esso rappresenta. Il diritto di agire o autorità, di cui gode il so-
3 Cfr. N. BOBBIO, Il modellohobbesiano,in N. BOBBIO-M. BoVERO, Societàe vrano, non toglie la responsabilità dell'azione a chi tale diritto ha
statonellafilosofiapoliticamoderna,Il Saggiatore, Milano 1979, pp. 34 sgg. (cap. III).
ceduto ed elimina l'imputabilità del sovrano. Questi nsm può ~
4 lbid.
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in base alle cause stesse della sua istituzione e ali' essenza della alienazione appare in tutta la sua pregnanza se la confrontiamo
sua figura - commettere ingiustizia. Qualunque cosa egli faccia, con l'ambito di libertà riconosciute ai cittadini e con l'elenco dei
decida o pensi ne è autorizzato in quanto persona nella quale è diritti del sovrano. All'atto dell'abbandono del «diritto a tutto»
rappresentato ogni singolo componente di una moltitudine che che l'individuo ha per natura, il solo diritto che egli conservi è
nella forma del sovrano trova unità e che con il suo consenso ha quello di resistere a una minaccia di morte o semplicemente le-
dato origine al suo diritto di fare e decidere qualunque cosa egli sione al suo corpo, anche nel caso che tale minaccia venga dal
ritenga utile alla sicurezza dello stato. Poiché fa parte dell'essen- sovrano . Il mantenimento di tale diritto è una logica e necessaria
za dell'autore (i singoli componenti della moltitudine) la respon- conseguenza del principio che è all'origine dell'alienazione del
sabilità delle azioni dell'attore (il sovrano), è una impossibilità diritto naturale a tutto e cioè la conservazione della vita: sareb-
logica e reale che l'autore si senta offeso da unà qualunque azio- be, infatti, contrario alla ragione rinunciare per un verso alla li-
ne o decisione dell'attore: bertà naturale allo scopo di garantirsi la sicurezza e accettare,
per altro verso, la possibilità che tale stessa sicurezza sia tolta. Il
«[. .. ] because every subject is by this institution author o/ all the · · diritto di resistenza è, pertanto, un diritto che non può essere
actions, and judgements of the sovereign instituted; it follows, 1
trasferito con il patto ma, d'altra parte, non annUlla il diritto del I
that whatsoever he doth, it can be no injury to any of his
subjects; nor ought he to be by any of them accused of injustice.
For he that doth anything by authority from another, doth the-
sovrano di punire anche con la morte il cittadino che si sia reso,
o che egli giudichi , colpevole. Il rapporto tra questi due diritti è I
I
rein no injury to him by whose authority he acteth : but by this ···
institution of a commonwealth, every particular man is author o/ .
al! the sovereign doth: and consequently he that complaineth of
injury from his sovereign, complaineth of that whereof he hin?.- ·
chiarito nel Leviathan proprio all'interno della trattazione sUlla
«libertà dei sudditi». Dopo aver enunciato il principio del
determinismo universale e spiegato il significato del concetto di
II
self is author; and therefore ought not to accuse any man bUt libertà pur nella permanente validità di questo e avere definito le .I
himself; no nor himself of injury: because to do injury to one's .·_.·. leggi civili come «catene artificiali>>7saldate dagli uomini stessi I
self, is impossible» (ibid., 163; il corsivo è mio). per un'estremità alla bocca del sovrano e per l'altra alle proprie '
orecchie, Hobbes dichiara che la libertà del suddito consiste sol- I

Sono così poste saldamente le basi dell' àssolutismo hobbe- ..


h
siano, alla cui definizione concorrono altri elementi che cercherò .·
di -rendere espliciti. Anzitutto, non esiterei ad affermare che
I'r
are so tao, as far- Jorth, as Jor peace, and defence of bimself be sball think it neces- I
l'alienazione dei diritti consigliata dalla seconda legge di natura è sary, to lay down tbis rigbt to alt tbings; and be contented witb so mucb liberty I1
di fatto totale - nonostante che Hobbes sia nel De Cive5sia nel against otber men, as be would allow otber men against bimself,, (I, XIV; EW, ID,
Leviathan 6 sembri esprimersi con riserva. Il significato di tale 117-118).In DCp (I, II, 2; EW, IV; 87) la formulazione non contiene riserve.
7
«But as men, for the attaining of peace, and conservation of themselves il
thereby, bave made an artificial man, which we cali a commonwealth; so also ha- i
ve they made artificial chains, called civil laws, which they themselves, by mutual 'i
' «Legum autem naturalium a fundamentali illa derivatarum una est, Jus covenants, have fastened at one end, to the lips of that man, or assembly, to I/
om nium :in omnia retinendum non esse, sed jura quaedam transferenda vel relin- whom they have given the sovereign power; and at the other end to"their own lì
quenda esse,, (II, 3; OL, II, 170).
6
ears. These bonds, in their own nature but weak, may nevertheless be made to i
«From this fundamental law of nature, by-which men are commanded to .. hold, by the danger, though not by the difficulty òf breaking them» (L, Il , XXI; ri
endeavour peace , is derived this second law; tbat a man be willing. wben otberI"-·:. Ew, m, 198).
,,,,.;....- ----·-- --- - ··- -- -- -- - II
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LA TEORIADELI:ASSOLUTIS
MO IN HOBBESE SPINOZA
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tanto in ciò che non è contemplato dalla legge8•
Passa poi a ri-
«the sovereign power of life and death, is either abolished, or li-
cordare l'impossibilità che il sovrano copunetta ingiustizia nei mited. For it has been already shown, that nothing the soverei-
confronti cli un cittadino - permanendo questi, comunque, I'au- gn representative can do to a subject, on what pretence soever,
tore delle azioni del sovrano -, il fatto che la libertà cli cui si par- can properly be called injustice, or injury; because every subject
la nella letteratura è sempre la libertà del sovrano e non quella is author of every act the sovereign doth; so that he never wan-
del cittadino qualunque sia la forma politica dello stato, i danni teth right to anything, otherwise, than as he himself is the
subject of God, and bound thereby to observe the 1aws of natu-
derivanti dalle illusioni prodotte · dallo «specioso» nome cli li- re» (ibid., 199-200).
bertà e la responsabilità degli antichi (Aristotele, Cicerone) nel
formarsi cli un'opinione favorevole ai governi popolari. Infine,
È superfluo, credo, ricordare che le leggi cli natura obbliga-
arriva al vero nocciolo della questione, e cioè a definire l'ambito
no solo in /oro interno e, quindi, se non .sono "ratificate" da una
della «vera libertà» dei sudditi, a determinare «what are the
legge civile restano mute e inoperanti.
things, which though commanded by the sovereign, he (se. the
Se consideriamo adesso la lista dei diritti inalienabili e indi-
subject) may nevertheless, without injustice, refuse to do» (L, II,
visibili del sovrano emerge con chiarezza anche maggiore quanto
XXI, EW, III , 203 ). Si tratta, in realtà, cli una sola cosa: «If the
sia schiacciante il potere del sovrano, quanto sia ramificata 1asua
sovereign command a man, though justly condemned, to kill,
capacità cli controllo . Non è certo il caso di ricordarli qui tutti.
wound, or maim himself; or not to resist those that assault him;
Ai fini della tesi che voglio sottoporre alla discussione, è suffi-
or to abstain from the use of food, air, medicine , or any other
ciente fare riferimento al diritto cli controllo delle dottrine che
thing , without which he cannot live; yet hath that man the li- devono essere insegnate ai sudditi:
berty to clisobey» (ibid., 204)9.
. Per concludere, va rilevato che prima era stato detto. che
«[ ... ] it is annexed to the sovereignity, to be judge of what opi-
non bisogna ritenere che, in virtù d~a libertà che il suddito ha nions and doctrines are averse, and what conducing to peace;
sulle cose non regolate da legge: and consequently, on what occasions, how far, and what men are
to be trusted withal, in speaking to multitudes of people; and
who shall examine the doctrines of ali books before they be pu-
8
blished . For the actions of men proceed from their opinions;
«The liberty of a subject, lietb tberefore only in tbose tbings, wbicb in re-
gulating tbeir actions, tbe sovereign batb praetermitted » (ibid., 199).
and in the well-governing of opinions, consisteth the well-gover-
9
«Mortem, ve! vulnera, ve! aliud damnum corporis inferenti nemo pactis suis
ning of men's actions, in order to their peace, and concord» (L,
II, XVIII;EW, III, 164).
quibuscunque obligatur non resistere» (DCv,Il , 18; OL, Il, 177). Con questa affer-
mazione contrasta quella contenuta nel passo che cito qui di seguito: «In omni civi-
tate, homo ille, vel conciliumillud, cujus voluntati singuli voluntatem suam, ita ut Il potere cli stato si esercita dunqùe non soltanto «con 1a
dictum est, subjecerunt , SUMMAMPOTESTATEM , sive SUMMUMIMPERIUM, sive DOMI-
NIUM habere dicitur. Quae potestas et jus imperandiin eo consistit, quod unusqui-
spada», ma anche con un uso oculato dell'ideologia . Senza dub-
sque civium omnem suam vim et potentiam, in illum hominem, ve! cona1iu,n tran- bio Hobbes ha colto con grande chiarezza questo uso ai fini
stuli,t. Quod fecisse, quia vim suam in alium transferre naturali modo nemo potest , dell'esercizio e della stabilità del potere e Io ha reso esplicito fino
nihilaliud est, quam de jure suo resistendi decessisse [questo corsivo ~ mio]. Ci~ al punto da teorizzarlo come condizione necessaria per la con-
vium unusquisque , sicut etiam omnis personacivilissubordziiata,ejus, qui summum
. servazione stessa della pace sociale (è noto, come vedremo, che
imperium habet , SUBDITUSappellatur» (ibid.,V, 11; OL, Il , 215).
n
Spinoza elabora una teoria del tutto diversa). guadro teorico
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dell'assolutismo hobbesiano è completato dall'analisi delle cause stato di natura, la necessità anzi della sua istituzione ai fini del-
che indeboliscono o distruggono uno stato. Anche qui particola- la limitazione degli svantaggi intrinsecamente _connessi alla
re rilievo viene dato all'ideologia. Oltre le cause derivanti da condizione umana 13•
un'imperfetta costituzione, vengono individuate quali fonte di Il tema della sicurezza è centrale. L'effetto più temibile della
disgregazione della compagine statale le opinioni o teorie «sedi- assenza di un ordinamento statale è la perdita della vita. Elimi-
ziose», ossia quelle teorie che legittimano la contrapposizione tra nare questo rischio e garantire le condizioni, certo non soltanto
individuo, ricostituito come soggetto di giudizio, e sovrano fino della conservazione della vita, ma anche di «una vita per quanto
a giustificare l'eliminazione del sovrano sotto l'accusa di tiranni- possibile felice» è compito del sovrano . In questo consiste la «sa-
de e che propongono la limitazione e divisione del_ potere lute del popolo» che il sovrano ha il dovere di perseguire e di-
statale 10• Queste opinioni - dice Hobbes - vanno «estirpate», fendere14.Poiché, tuttavia, è connesso alla natura della sovranità,
«sradicate» dalle coscienze degli uomini 11 ove siano già in esse che è fonte della legge civile, essere al di sopra di questa legge e,
radicate, ma ne va preferibilmente impedita all'origine la forma- in base a quanto sopra detto, avere l'autorità di compiere qua-
zione mediante il controllo dell'insegnamento nelle Università. lunque azione giudichi necessaria senza commettere ingiustizia
Benché l'assolutezza non sia legata alla forma politica, la nei confronti di chi è il vero autore dell'azione stessa; ne conse-
monarchia ne è per Hobbes la forma perfetta. Lucidamente gue che al c9mpito di avere cura della sicurezza del popolo il so-
Hobbes passa in rassegna gli inconvenienti derivanti ai cittadi- vrano è obbligato soltanto per legge di natura e non per legge ci-
ni da ciascuna forma politica, ivi compresa la monarchia, ma la vile e che, nel caso che egli non assolva il compito per il quale è
conclusione cui perviene è che tali inconvenienti, presenti in stato istituito ne risponde soltanto di fronte a Dio e alla propria
ogni forma e connessi all'origine e alla natura del potere, sono coscienza e non di fronte al popolo, che non può (per impossibi-
più circoscritti in una forma politica in cui la sovranità risiede lità logica e reale) elevare alcuna protesta. È il segno più chiaro
in una sola persona. È un calcolo puramente quantitativo che · della illimitatezza e assolutezza del potere dello stato.
rovescia gli inconvenienti in vantaggi: nelle forme politiche in Qui si tocca di nuovo il problema assai controverso del rap-
cui la sovranità risiede in una pluralità di individui gli inconve- porto tra legge di natura e legge positiva 15, rispetto al quale mi
nienti presenti nella monarchia invece di ridursi si moltiplica-
no12 (anche in questo caso Spinoza argomenta in modo dei tut- 13
L, Il, xvm (EW, III, 170). In questo passo Hobbes ne fa una descrizione
to diverso) . Il presupposto teorico che è alla base di questa va- assai efficace.
14
lutazione è la preferibilità, in assoluto, dello stato civile allo DCv, XIII , 24 (OL, Il, 298-299); cfr. anche DCp, II, IX, 1 (EW, IV, 213-
214) e L, II, XXX (EW, III , 322): «The OFFICEof the sovereign, be it a monarch
or an assembly, consisteth in the end, for which he was trusted with the sovereign
power, namely the procuration of the safety o/ the people;to which he is obliged
10 DCp, Il, VIII (EW, IV, 200-212); DCv, XII (OL, TI, 284-311); L, II, XXIX by the law of nature , and to render an account thereof of God, the author of that
(EW, ID , 308-322). Sebbene vi siano dilferenze tra i tre testi nell'elencazione del- law, and to none but him. But by safety here, is not meant a bare preservation ,
le cause, la sostanza dell'argomentazione è.la stessa ed è riconducibile al nucleo but also ali other contentments of !ife, which every man by lawful indu.stry, ,,
teorico che ho sopra riprodotto. without danger, or hurt to the commonwealth, shall acquire to himself».
1
11 DCp, Il, IX, 8 (EW, IV, 218); DCv, XIII , 9 (OL, Il, 302). ' Un'analisi a mio giudizio illuminante perché non elusiva della éomplessità

12 Dcp; II, v (EW, IV, 161-169); DCv, X (OL, Il , 264-278); L, Il, (EW, del rapporto tra legge naturale e legge positiva è in N . BoBBIO, Da Hobbes a
ID , 171-177).
XIX
Marx, Morano, Napoli 1965. Il
11

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LA TEORIA DELI:AS SOLUTISMO IN HOBBES E SPINOZA
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limito a dire che - lasciando impregiudicata la questione di quale tiva di mutamento; la natura umana è immutabile. Il suo manife-
delle due fondi l'altra - quel çhe si rivela detenninante rispetto al starsi incontrollato dà luogo ad uno stato di guerra che, sebbene
tema di cui si tratta è che il solo limite all'eventuale arbitrio del non ipotizzabile in forma generalizzata in un certo momento del
sovrano è posto dalla sua propria coscienza. In verità, Hobbes fa tempo, precedente l'istituzione dello stato civile, è condizione
presente anche i vantaggi che derivano al sovrano dall'adempi- normale presso i popoli selvaggi di certe località dell'America, è
mento del suo compito, ma perché questo possa costituire una ga- latente nei rapporti tra i sovrani e si riproduce sotto forma di
ranzia per il popolo, si dovrebbe poter dimostrare la coincidenza guerra civile all'interno degli stati17• In quest'ultimo riferimento
tra razionalità e valutazione soggettiva dell'utile personale. alla guerra civile inglese, si palesa in tutta la sua evidenza la mo-
La ragione per cui Hobbes è così preoccupato e attento a tivazione storica della teoria hobbesiana. Alcuni anni più tardi
creare il modello di un sistema fortemente centralizzato risiede (1667) così Hobbes descrive in Behemoth gli anni della guerra
in quell'analisi della natura umana che, al suo primo apparire civile inglese:
nella prima stesura del De Cive, in un numero limitato di esem-
plari, aveva suscitato tra molte reazioni sfavorevoli anche quella «If in time, as in place, there were degrees of high and low, I ve-
di Descartes. Questi - pur esprimendo maggiore apprezzamento rily believe that the highest of time would be that which passed
per l'abilità di Hobbes in morale piuttosto che in metafisica e in between 1640 and 1660. Por he that thence, as from the Devil's
fisica - giudica i suoi principi e le sue massime «très mauvaises Mountain, should have looked upon the world and observed the
actions of men, especially in England, might have had a prospect
et très dangereuses, en ce qu'il suppose tous les hommes me-
of all kinds of injustice, and of all kinds of folly, that the world
chants, ou qu'il leur donne sujet de l'etre» 16. Offensività recipro- could afford, and how they were produced by their hypocrisy
ca («the offensiveness of man's nature one to another»: DCp, I, and self-conceit, whereof the one is double iniquity, and the I
11, EW, N, 84), pericolo (ibid., 13; EW, III, 85), timore recipro~ other double folly» (Part I; EW, VI, 165).
co (DCv, I, 2; OL, Il, 159), diffidenza (L, I, XIII; EW, III, 111); t,,
derivanti dall'uguaglianza naturale tra le forze degli uomini, ca- Solo la costruzione di una macchina capace di eliminare la
u
~
ratterizzano la condizione umana al di qua della costituzione del diffidenza e il timore reciproco attraverso la predisposizione di 1
corpo politico . A chi contrappone fiducia nella natura umana, un sistema di sicurezza basato sul controllo 18 può prevenire il ve- 1
l
Hobbes ricorda le precauzioni che ciascuno prende nella vita
quotidiana: le armi di cui si fornisce quando intraprende un ·
rificarsi di questa evenienza. La realizzazione di questa macchi-
. na, di questo corpo artificiale, è effetto di un'azione concorrente
ij
viaggio, le misure di sicurezza che adotta nella sua casa, azioni di passione e ragione. Timore della morte, desiderio di quanto ~
,1;,
!.!ii
1
tutte che rivelano uno stato di precarietà e insicurezza e accusa- può garantire una vita comoda , speranza di ottenere ciò attraver- ~
i:11
no il genere umano quanto le parole di chi, come Hobbes, se ne i~
iM
dichiara consapevole (L, I, XIII, EW, 114; ma anche DCv, I, nota 17 ~
al § 2 cit.). All'antropologia hobbesiana è estranea ogni prospet- «Staat und Revolution, Leviathan und Beemoth, sind beide immer t
1
::,1
. vorhanden
18
und potenziell immer wirksam» (C. SCHMirr, op. cit., p. 55).
i/)
«Im "zivilen", staatlichen Zustand sind alle Staatsbiirger ihres physischen
~·1'
Dasein sicher; hier herscht Ruhe, Sicherheit und Ordnung. Das ist bekanntlich i\·
16Ri~posta a un padre Gesuita , citata in Critique du "De Munda " de Thomas !tfi
Whi te, éd . critique par J.}ACQUOT et H .W. }ONES, Vrin-CNRS, Paris 1973, Intro -
·eine Definition der Polizei. Moderner Staat und moderne Polizei sind zusammen
··~
duction, p. 21.
entstanden, und die wesentlichste Institution dieses Sicherheitsstaates ist die Po-
..:lizei» (ibid., p. 47). ~,!
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STIJDISUHOBBESE SPINOZA
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gione diventano operativi sulla base di una predisposizione
so una attività produttiva da una parte; gli «argomenti di pace»
emotiva, senza la quale l'intervento della ragione si configure-
(articleso/ peace) suggeriti dalla ragione, dall'altra, mettono fine ·
rebbe come illuso,rio. Il secondo è il carattere strumentale del-
allo stato di guerra di tutti contro tutti e· danno origine all'istitu-
la ragione: le leggi naturali non prescrivono azioni buone in se
zione del potere sovrano attraverso l'alienazione di quella «po-
stesse, ma azioni buone con riferimento a un fine che si rivela
tenza certa e irresistibile», di quel «diritto a tutto» che ciascuno ·
esso stesso come il bene supremo. È qui la differenza fonda-
ha per natura. Potere sovrano i cui decreti e le cui azioni - senza
mentale tra la concezione hobbesiana e quelle tradizionali
modificare la natura umana nella sua intrinseca essenza, e anzi
della legge naturale. Sul carattere strumentale della ragione
nel presupposto della sua immodificabilità - hanno lo scopo di
Hobbes stesso richiama l'attenzione di una nota alla definizio-
controllare le azioni e i pensieri degli uomini per mettere fine al-
ne di legge naturale in De Cive, II, 1: «Per rectam rationem in
lo stato di guerra generalizzato e impedirne così la reciproca no-
statu hominum naturali, intelligo, non ut multi facultatem in-
cività. È evidente che - sebbene anche alle passioni sia ricono<
fallibilem, sed ratiocinandi actum, id est, ratiocinationem,
sciuta una funzione nel predisporre le condizioni di pace - il
uniuscujusque propriam et veram circa actiones suas, guae in
ruolo preminente compete alla ragione, i cui dettami (leggi natu- .
utilitatem, vel damnum caeterorum hominum redundare pos-
rali) indicano quel che si deve evitare per non correre il rischio
sint» (OL, II, 169).
di perdere la vita e quel che si deve, al contrario, fare per po- ··
Nel momento in cui le leggi naturali da semplici suggeri-
terla meglio conservare: «A LAW OF NATURE, !ex naturàlis, is a
menti diventano norme di comportamento, il passaggio dallo
precept or general rule, found out by reason, by which a man is .
stato di natura allo stato civile è compiuto e il corpo politico è
forbidden to do that, which is destructive of his life, or taketh
costituito. La permanenza e stabilità di questo dipendono dalla
away the means of preservirig the same; and to omit that by
applicazione di quelle misure (cui sopra si è fatto cenno) che
which he thinketh it may be best preserved» (L, I, XIV; EW;
rendono uno stato assoluto.
III, 116-117) 19• Il modulo di scrittura che ho scelto, finalizzando a mettere
Risultano chiari due punti. Il primo è che la realizzazione di •·
in evidenza quegli elementi della teoria hobbesiana dello stato
ciò che la ragione indica come funzionale al raggiungimento del
che a mio giudizio la qualificano come una teoria dell'assoluti-
fine supremo (la conservazione della vita, the motiva tutto il per"
smo, potrebbe generare l'equivoco che io consideri perfettamen-
corso) rende attuabile l'abbandono dello stato di natura e l'isti~
te coerente ed esente da problemi o contraddizioni la teoria del-
tuzione del corpo politico. Il timore e la speranza costituiscono
lo stato e della sua genesi in Hobbes. Ritengo, al contrario, che
una sorta di premessa emotiva, sulla quale si innesta il lavorò
non soltanto la filosofia politica, ma tutta la filosofia di Hobbes è
della ragione. Si potrebbe arrischiare un'analogia: come in cam-
attraversata da esigenze e correnti diverse la cui conciliazione è
po di filosofia naturale non è possibile scienza senza conoscenza
impossibile e rispetto alle quali il solo orientamento storiografico
originaria, così in campo di filosofia politica i dettami della ra-
corretto è quello di metterle in luce e cercare di chiarirne le mo-
tivazioni. Ne do solo qualche esempio tra i più rilevanti. Il primo
problema che si pone allo studioso di Hobbes è quello del rap-
l9 «Est igitur lex naturalis, ut eam definiam, dictamen rectae rationis porto tra la filosofia della natura e la filosofia politica: i principi
ea, quae agenda vd omittenda sunt ad vitae membrorumque conservationem, . di questa so~o o no dedotti dalla scienza naturale? Rispetto a
quantum fieri potest, diutumam» (DCv,II , l; OL, II, 169-170).
194 STUDI E SPINOZA
SUHOBBES
LA TEORIADEWASSOLUTISMOIN HOBBESE SPINOZA 195
questo quesito lo stesso Hobbes ci dà indicazioni divergenti 20 .
All'interno della filosofia della natura, la domanda circa la natu- Benché non si possa e non si debba ignorare l'esistenza di
ra del materialismo hobbesiano dà luogo a due diverse risposte tale complicata rete di problemi, rispetto alla tematica trattata è
(fenomenismo o ipotetismo da una parte, dommatismo o reali- possibile, a me sembra, proporre una lettura della teoria hobbe-
smo dall' altra)21,ciascuna delle quali trova la sua giustificazione siana dello stato, dalla quale emerge un'idea di stato assoluto
negli stessi testi di Hobbes. L'alternativa a queste due linee inter- coerente con l'analisi della natura umana e con il postulato della
pretative si profila come una lettura comprensiva che, consape- conservazione della vita quale bene primario.
vole della presenza in Hobbes di elementi di entrambi gli· orien-
tamenti, non sacrifica l'uno a favore dell'altro né tenta una me- III. È giustamente celebre l'affermazione spinoziana che la
diazione, ma li fa valere come esigenze diverse e pur convergenti democrazia è la forma di governo del tutto assoluta (TP, XI, l;
di un'impostazione realistica ma sperimentale del problema della G, III, .358).E benché l'assolutezza non sia prerogativa esclusiva
conoscenza. della democrazia, ma faccia parte della natura del potere
La prima questione, poi, che si pone a chi studi la filosofia (TTHP, XVI; G, III, 195), il luogo in cui se ne descrive l'essenza
politica di Hobbes è quella di stabilire quale dei due tipi di leg- è lo stesso in cui si definisce la democrazia. Una buona via, per-
ge, naturale o civile, fondi l'altro, se quello di Hobbes sia quindi tanto, alla comprensione della teoria spinoziana dell'assolutismo
un giusnaturalismo o un positivismo giuridico. Anche in questo può essere un tentativo di commento di questa sezione del Trac-
caso, nei testi di Hobbes troviamo spunti che autorizzano l'una tatus theologico-politicus, nella quale sembrano condensarsi i
o l'altra tesi. C'è poi una contraddizione; sulla quale non mi pare problemi connessi al rapporto tra potere dello stato e libertà in-
che sia stata richiamata a sufficienza l'attenzione e che, pure, c'è: dividuale. Per sua esplicita dichiarazione, quel che Spinoza si
se per natura l'uomo è cattivo, come è possibile che, alla Bne, propone qui di indagare è «quo usque haec libertas sentiendi, et
prevalga la legge di natura, che è una legge morale riconducibile quae unusquisque sentit, dicendi in optima Republica se exten-
- come Hobbes si affanna a dimostrare - ai dettami della morale dat» (zbid., 189).
evangelica? Come è possibile il sovrano per istituzione? · Dopo aver esposto i principi del diritto naturale ed introdot-
toil concetto di patto(sul cui criterio tornerò più avanti), Spino-
passa a precisare i rapporti tra cittadini e stato nella società
20
DCv, praef. (OL, II , 150-151);DCr, Ad lectorem,(OL, I, s.n.).
nata dal patto .
21
Su questa alternativa e le interpretazioni che ne sono state date dr. A. PAC' :
cm, Convenzione e ipotesinellaformazionedellafilosofia naturaledi ThomasHob:
bes, La Nuova Italia, Firenze 1965, Introduzione; A. GARGANI , Hobbes e la scienza, itaque ratione sine ulla naturalis juris repugnantia, societas
Einaudi, Torino 1971 (in particolare cap. VI, § 3: !:impegnoontologicodellascien- ...fcitmaripotest, pactumque omne summa cum fide semper serva-
za). Con riferimento a questa tematica è interessante anche la discussione delle tesi . ' ti; si .nim.irumunusquisque omnem, quam habet, potentiam in so-
di R POLIN,Politique et philosophie chez ThomasHobbes,PUF, Paris 1953, che fa )i èietàtem trans/erat, quae adeo summum naturae Jus in omnia, hoc
L. STRAUSS in I fondamenti dellafilosofiapoliticadi Hobbes, nel volume Che cos'èla i;/ summum imperium sola retinebit, cui unusquisque vel ex libe-
filosdfiapolitica?Scrittisu Hobbes e altn· saggi,a cura di F.TABONI, Argalìa, UrbinCJ/ vel metu summi supplicù"parere tenebitur. Talis vero so-
1977, pp. 353-385. Adesso dr. anche E. GIANCOITIBOSCHERINI, La naissancedii.{ ·-;c1etatis jus Democratia vocatur, quae proinde definitur coetus
matérialisme modernechez Hobbes et Spinoza,«Revue philosophique», CX, 1985; S. hominum, qui collegialiter summum jus ad omnia, !
n . 2, pp . 135-148. [N.d.C.: in questo volume alle pp. 149-164]. ' ? potest, habet. Ex quo sequitur summam potestatem nulla
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LA lEORIA DEU:ASSOLUTISMOIN HOBBESE SPINOZA 197
STUDISU HOBBESE SPINOZA
196
La citazione di Seneca era stata fatta anche nel cap. V, là do-
vel expresse pacisci debuerunt omnes, curo omnem suam poten-
tiam se defendendi, hoc est, omne suum jus in eam transtule- ve interrompendo la trattazione del tema cui il capitolo è dedica-
runt» (TTHP, XVI; G, ID, 193, 19-30. Il corsivo è mio). to (De Ratione, ~ur caeremoniae institutae /uerint, et de fide hi-
storiarum, nempe, qua ratione, et quibus ea necessaria sit), e allo
Da questo passo sembra che l'alienazione dei diritti naturali scopo di mostrare il ruolo delle cerimonie religiose nella conser-
concomitante alla stipula del contratto sia totale (come per Hob- vazione e nella stabilità dello stato ebraico, Spinoza inserisce una
bes) e che l'obbedienza dovuta alla somma potestà che esercita i trattazione di teoria generale. Dopo avere illustrato l'utilità del
diritti trasferiti nella società sia senza riserve (come per Hobbes). vivere in società sia ai fini di difesa personale, sia per i vantaggi
Sembra negata anche quella libertas sentiendl et quae unusquis- economici derivanti dalla cooperazione e dalla divisione sodale
que sentit, dicendi sulla cui est~nsione Spinoza aveva dichiarato del lavoro, sottolinea il fatto che, poiché gli uomini cercano il
di volere indagare. «Quippe si aliquid sibi servatum volebant, proprio utile per lo più sotto la spinta della passione piuttosto
debuerant simul sibi cavere, quo id tuta defendere possent; cum che sotto la guida della ragione, si rende necessaria l'istituzione
autem id non fecerint, nec absque imperii divisione, et consequen- della legge e di un potere coattivo che reprimano e regolino
ter destructione facere potuerint, eo ipso se arbitrio summae pote- l'umana libidine e il desiderio sfrenato. L'esigenza di un potere
statis absolute submiserunf>>(ibid., 30-34;il corsivo è mio). coercitivo deve, tuttavia, fare i conti con l'esperienza, dalla quale
risulta: che gli uomini non tollerano la costrizione assoluta, né
Sottomissione dunque assoluta necessitatecogente et ipsa ratio- accettano di essere sottomessi ai propri eguali ed essere da que-
ne suadente (anche qui l'analogia con Hobbes è molto chiara). Per sti governati, e che non si rassegnano ad essere privati della li-
cui se non vogliamo essere nemici dello stato e comportarci in mo- bertà. Ne conseguono alcuni principi della vita politica: che la
do irrazionale «omnia absolute summae potestatis mandata exiqui durata e stabilità del potere sono legati alla sua moderazione
tenemur, tametsi absurdissima imperet» (ibid., 194), poiché la ra- («ut Seneca Tragicus ait, violenta imperia nemo continuit diu»,
gione «comanda» (non suggerisce) di scegliere tra due mali il mi- TTHP, V; G, III, 74, 4-5), che - ove non sia possibile l'esercizio
nore (le stesse cose con gli stessi argomenti sono dette in TP,IIl 6). collegiale del potere da parte di tutta la società - coloro o colui
Ma si chiarisce subito il vero motivo di questa assenza di riserve: che lo detengono siano di natura superiore o riescano a convin-
cere il popolo di esserlo (è il caso di Mosé) e, infine, che le leggi
«Adde quod hoc periculum, se scilicet alterius imperio et arbi- siano tali da indurre all'obbedienza piuttosto per la speranza di
trio absolute submittendi, facile unusquisqi.le adire poterat; nam, conseguire un vantaggio che per il timore di subire una pena. Ri-
ut ostendimus, summis potestatibus hoc jus, quicquid velint, im~ spetto a quest'ultimo punto, si sottolinea ancora la preferibilità
0

perandi, tamdiu tantum competi!, ·quamdiu revera. summam ha


bent potestatem: quod si eandem amiserint, simul etiam jus om, di una società in cui il potere è nelle mani di tutti e le leggi sono
nia imperandi amittunt, et in eum vel eos cadit, qui ipsum acqui- sancite per comune consenso(«[. .. ] in societate, cujus imperium
siverunt, et retinere possunt. Quapropter raro admodum penes omnes est, et leges ex communi consensu sanciuntur
contingere potest, ut summae potestates absurdissima imperent; · L ..]», ibid, 23-24), poiché in essa l'obbedienza - intesa come
ipsis, enim maxime incumbit, ut sibi prospiciant, et imperium reti- esecuzione di un ordine eteronomo - non ha luogo. Il richiamo
nea1it, communi bono consulere, et omnia ex rationis dictamine
alla moderazione e alla ragione e all'opportunità di legare l' os-
dirigere: violenta enim imperia, ut ait Seneca, nemo continui!
diu» (TTHP, XVI; G , III, 194, 5-16; il corsivo è mio) . . ·..servanza della legge alla prospettiva di un vantaggio esprime la
-~~-. -- .
LA TEORIADELL'ASSOLUTISMOIN HOBBESE SPINOZA 199
STUDISU HOBBESE SPINOZA
198
alterius fidem in aeternum sibi aliquem expostulare, si simul non
stessa esigenza che nel cap. XVI, dal quale ci eravamo momenta- conatur efficere, ut ex ruptione pacti ineundi plus damni quam uti-
neamente discostati, si manifesta nella definizione del criterio re- litatis ruptorem sequantur: quod quidem in Republicainstituenda
golativo del patto. !;esigenza, cioè, di preservare il diritto natu- maxime locumhaberedebet» (ibid.,192, 25-30;il corsivo è mio).
rale ali'affermazione della potenza individuale che si esprime at-
traverso il conatus. Preceduto da un appello all'esperienza che «clarissime do-
È nel criterio regolativo del patto che risiede la garanzia dei cet» l'impossibilità di un'alienazione totale del diritto e della po-
cittadini. Questo criterio è l'utilità. Uno degli aspetti che mag- tenza individuale da cui consegue una limitazione oggettiva del
giormente differenzia la concezione spinoziana del patto sociale potere dello stato, il richiamo all'utilità ricorre anche più avanti
dal contrattualismo giusnaturalistico basato sulla norma irrenun- nel cap. XVII, quando Spinoza descrive la struttura dello stato
ciabile dello starepadis, consiste appunto nel legare indissolubil- ebraico e sottolinea i vantaggi di cui godeva un ebreo nel pro-
22
mente il rispetto del patto alla sua utilità : prio paese, tali da non fargli desiderare di abbandonarlo.
Il diritto naturale di perseguire il proprio utile, da cui deriva
«Nam lex humanae naturae universalis est, ut nemo aliquid, quod la motivazione della rottura di un patto che si riveli nocivo, con-
bonum esse judicat, negligat, nisi spe majoris boni, vel ex metu serva dunque tutta la sua validità all'interno del corpo politico, .
majoris damni; nec aliquod malum preferat, nisi ad maju~ evitan-
dum, vel spe majoris boni: Hoc est, unusquisque de duobus bo- segnando efficacemente il limite al di là del quale le somme po-
nis, quod ipse majus esse judicat, et de duobus malis, quod minus testà non possono andare nell'esercizio del loro potere, se questo
sibi videtur, eliget. Dico expresse, quod sibi eligenti majus aut mi- potere vogliono mantenere. Se così non fosse non avrebbe senso
nus videtur, non quod res necessario ita se habeat, ut ipse judicat. l'esplicita raccomandazione che Spinoza fa «quod quidem in Re-
Atque haec lex adeofirmiter naturaehumanaeinscriptaest, ut inter publica instituenda maxime locum habere debet». Il tema della
aeternasveritatessit ponenda, quas nemo ignorarepotest. At ex ea violazione dei patti è ripreso nel Tractatuspoliticus, ma in una
necessario sequitur neminem absque dolo promissurum, se jure,
quod in omnia habet cessurum,et absolute neminem promissis ·sta~ forma che, in apparenza, sembra smentire il principio del diritto
turum, nisi ex metu majoris mali vel spe majoris boni» (TIHP, di violazione enunciato dal Tractatustheologico-politicus.
XVI; G, ID, 191, 34-192, 10; il corsivo è mio).
«Contractus, seu lege~, quibus multitudo jus suum in unum
Concilium, vel hominem transferunt 23 , non dubium est, quin via-
Concludendo: lari debeant, quando communis salutis interest easdem violare.At
judicium de hac re, an scilicet communis salutis intersit, easdem
«pactum nullam vim habere passe, nisi ratione utilitatis, qua su-
violare, an secus, nemo privatus, sed is tantum, qui imperium te-
blatapactum simul tollitur, et irritum manet. Ac propterea stulte

23 Come è noto è questo il solo passo del TP in cui Spinoza fa riferimento al


Sull'importanza di questo criterio, sulla sua carica rivoluzionaria, ho altre vol-
22
trasferimento dei diritti naturali da parte della moltitudine. Ed è convinzione am-
te richiamato l'attenzione: cfr. Liberté,démocratieet révolutionchezSpinoza,«Tijd~
piamente diffusa tra gli studiosi della filosofia politica di Spinoza che nel passag-
schrift voor de studie van de Verlichting», 1978, 6, pp. 82-95 e Réalismeet utopie:li-
gio da TTHP al TP il filosofo abbia abbandonato l'idea del patto istitutivo del
mitesdes libertéspolitiqueset perspectivede libérationdansla philosophiepolitiquede corpo politico. Ho già osservato altrove (Réalismeet utopie, cit., nota 2) che -
Spinbza, in AA.VV., Spinoza'spolitica!and theologicalthought,ed. by C. DE DEUGD, benché manchi nel TP una ripresa organica della teoria del patto - questa, nella
North Holland Publishing Company, Amsterdam/Oxford/New York 1984, pp. 37-
specifica accezione spinoziana, non debba tuttavia intendersi abbandonata. Ri-
43. [N.d.C.: in questo volume rispettivamente alle pp. 81-94 e 135-147].
200 STIJDI SU HOBBESE SPINOZA
LA TEORIADELL'ASSOLUTISMO
IN HOBBES E SPINOZA
201
net, jure /erre potest (per Art. 3, hujus Cap.); ergo Jure civili t'sso-
lus, qui imperium tenet, earum legum interpres manet>>(TP, IV, 6; «quod si tamen ejus naturae sint, ut violari nequeant, nisi simul
G, ITI, 294, 13-20; il corsivo è mio)24• Civitatis robur debilitetur, hoc est, nisi simul plerorumque civium
communis metus in indignationem vertatur, eo ipso Civitas dis-
solvitur, et contractus cessat, qui propterea non Jure civili, sed
Soltanto, dunque, chi detiene il potere è autorizzato, per di-
Jure belli vindicatur. Atgue adeo is, qui imperium tenet, nulla
ritto civile a valutare l'opportunità di violare i patti (e le leggi) etiam alia de causa hujus contractus conditiones servare tenetur,
con i quali la moltitudine trasferisce il proprio diritto in un con- quam homo in sta tu ·naturali, ne sibi hostis sit tenetur cavere, ne
siglio o in una singola persona, se ciò giova al benessere comune. se ipsum interficiat, ut in praeced. Art. diximus» (ibtd., 20-30; il
corsivo è mio; cfr. anche TP,II, 21)
Nessun privato ha questo diritto. Ma neppure il potere sovrano
lo ha - ed è questa la clausola che reintroduce una forma diga-
ranzia per i cittadini - se i patti siano tali che la violazione di es- Nei due precedenti paragrafi, alla domanda se il potere so-
si, suscitando l'indignazione della maggior parte · dei cittadini, vrano sia soggetto alle leggi e possa, pertanto, delinquere, Spino-
determini un indebolimento e poi la dissoluzione dello stato. za aveva dato una duplice risposta: «si per legem intelligamus
Jus civile, quod ipso Jure civili vindicari potest, et peccatum id,
quod Jure civili fieri prohibetur, hoc est, si haec nomina genuino
tengo, piuttosto, che la specificità dell'idea spinoziana di patto riceva la sua
formulazione più adeguata in questo testo, dal quale ancora più esplicitamente sensu sumantur, nulla ratione dicere possumus, Civitatem legi-
che dal TTHP risulta che la costituzione dell'imperium attraverso il trasferi- bus adstrictam esse, aut posse peccare» (TP, IV; 5; G, III, 293,
mento dei diritti naturali non implica abbandono e negazione di questi diritti,
30-34) .
bensì conservazione in un sistema di norme comuni. Per questo l'imperium è Ma:
definito dalla potenza della moltitudine (TP, II, 17), il diritto naturale è conce-
pibile solo dove gli uomini hanno diritti comuni (ibid., 15) e la forma politicà
«quoniam legis, et peccati nomina non tantum Civitatis Jura, sed
più naturale, quella che spontaneamente il corpo politico assume, è la demo-
crazia, la forma di stato per eccellenza assoluta perché gestita dalla collettività.
etiam omnium rerum naturalium, et apprime rationis communes
Il solo patto che Spinoza consideri valido è quello che dà origine alla democra-
regulas respicere solent, non possumus absolute dicere, Civita-
zia, ossia alla gestione comune del diritto o potenza della moltitudine. E questa
tem nullis adstrictam esse legibus, seu peccare non posse. Nam
idea è comune al TTHP e al TP, nel quale anche l'identificazione dell'imperium si Civitas nullis legibus, seu regulis, sine guibus Civitas non esset
con la potenza collettiva (multitudinis potentia) non esclude ma implica- sia Civitas, adstricta esset, tum Civitas non ut res naturalis, sed ut
l'idea del consenso (TP, II, 17), sia quella di decisione comune (la mens una: chimaera esset contemplanda . .Peccat ergo Civitas, quando ea
ibid., 16 e altrove), mentre esclude - ed è esplicitamente dichiarato in TTHP- · agit, vel fieri patitur, guae causa esse possunt ipsius ruinae, atgue
l'idea di rappresentatività , di trasferimento una volta per tutte del diritto natu- tum eandem eo sensu peccare dicimus, quo Philosophi, vel Me-
rale. Spinoza sa benissimo che sia una condizione di totale anarchia (come in- dici naturam peccare dicunt, et hoc sensu dicere possumus, Ci--
controllata affermazione del diritto individuale), sia quella di totale risoluzione . vitatem peccare, quando contra rationis dictamen aliquid agit. Est
dell'individualità nel sociale e nel politico sono entrambe a pari titolo pure e · enim Civitas tum maxime suijuris, quando ex dictamine rationis
semplici astrazioni. agit (per Art. 7 praeced. Cap.); guatenus igitur contra rationem
24
Cfr. anche TP, III, 5, dove si afferma che i cittadini sono soggetti allo sta-. agit, eatenus sibi deficit, seu peccat» (TP, Iv, 4; G, III, 292, 27-
to e non hanno diritto di giudicare ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, poiché il · 293, 6. Il corsivo è mio). ·
corpo politico deve essere governato come ~e la mente che lo guida fosse una so_.
la ·e,conseguentemente, la volontà dello stato"deve essere considerata come la vo-
Nella sua azione, dunque, lo stato - se non vuole andare in-
lontà di tutti; sicché il suddito è tenuto ad eseguire i decreti dello stato anche nel
caso che li consideri ingiusti.
.contro alla propria rovina - deve rispettare le comuni regole del-
.··/!iragione e solo in guanto agisce secondo ragione è sui juris. Ma
STUDISUHOBBESE SPINOZA LA TEORIA DELJ:ASSOLUTISMOIN HOBBESE SPINOZA 203
202

agire secondo ragione, essere sui juris - come precisa il seguito virtù come ricerca razionale dell'utile (ETH, N, def. 8, pr. 18, pr.
del passo citato - significa anche tener conto delle capacità, della 20) - fonda l'opposizione a ogni forma di esercizio arbitrario del
natura (aptitudo) e dell'utilità di colui al quale l'ordine è rivolto: . potere e sta a indicare un limite invalicabile dell'assolutezza del
lo stato non ha il potere di far sì che gli uomini volino, che ri- potere sovrano. La stessa funzione ha - io credo - il richiamo al-
spettino ciò che suscita il riso o la nausea, o che non tengano la razionalità pronunciato con tanta eloquenza dal Tractatus poli-
conto di ciò che costituisce il principale stimolo alla loro azione, ticus, con la differenza che il criterio dell'utilità pone le condizio-
la ricerca dell'utile. Vi sono un limite fisico e un limite morale ni della rivendicazione di un diritto dei cittadini, mentre il ri-
ali' azione e al potere dello stato, limiti nel cui rispetto consiste la chiamo alla razionalità della gestione del potere ha piuttosto lo
razionalità. Se tali limiti vengono infranti le cause di timore reve- scopo di mettere in guardia l'autorità sovrana nei confronti del
renziale che i cittadini hanno verso lo stato vengono meno, il ti- pericolo di auto-distruzione connesso alla perdita di razionalità
more si converte in indignazione e lo stato civile si tramuta in dello stato. Ma l'obiettivo è lo stesso: la stabilità del corpo politi-
stato di guerra. Se lo stato non può, per sua essenza, essere vin- co, quale struttura regolata da leggi la cui razionalità si misura
colato dalle leggi civili, provoca, tuttavia, la ribellione dei cittadi- con la loro capacità di rendere possibile il più alto grado di affer-
ni e determina la sua propria rovina se agisce contro le leggi del- mazione del conatus individuale.
la ragione. La potenza dello stato coincide, pertanto, con la sua Non vanno certo dimenticate le pagine conclusive del cap.
razionalità, di cui fa parte il rispetto di quella che si può definire XVIII del Tractatus theologico-politicus (di palese influsso hob-
la zona invalicabile dei diritti naturali. Ecco perché l'assolutismo besiano), nelle quali Spinoza fa un bilancio negativo di una fase
spinoziano ha il volto della ragione e non quello dèl dominio. E della rivoluzione inglese e sottolinea l'inutilità del tirannicidio,
perché la democrazia è la forma politica in cui l'assolutezza rag- concludendo che «uniuscujusque imperii forma necessario reti-
giunge il suo grado più alto, poiché in essa potere dello stato e nenda ·est, nec absque periculo totalis ipsius ruinae mutari potest»
potenza collettiva coincidono e il molteplice dei conatus indivi- (G, III, 228, 12-13). Nonostante la chiarezza di questa dichiara-
duali si espande nella sua pienezza. zione, se si vuole tentare di capirne il senso senza intenderla ne-
Dai passi presi in esame si possono trarre le seguenti conclu- cessariamente in contrapposizione con il contesto teorico com-
sioni. L'utilità costituisce il criterio regolativo di ogni patto e an- plessivo, quelle pagine sembrano piuttosto voler mettere in guar-
che di quello sociale. Le motivazioni che stanno alla base del dia nei confronti dei rischi connessi al mutamento di una forma
passaggio da forme di aggregazione casuali e temporanee (stato politica che sia radicata nella tradizione del popolo, voler sottoli-
di natura) a vera e propria società regolata da leggi e dominata neare le difficoltà di un'operazione che va compiuta quando ne
dalla tendenza alla stabilità (stato civile) sono di carattere pratico sussistano le condizioni materiali e la coscienza popolare sia
ed esprimono l'esigenza di dare .forma di razionalità alla ricerca pronta. Quando, d'altra parte, nel Tractatus politicus si indica la
dell'utile con cui si identifica la stessa essenza individuale (cona- distruzione dello stato come un'inevitabile conseguenza della
tus). È la prospettiva del perseguimento di un vantaggio che dà perdita di razionalità dell'azione sovrana e l'indignazione popo-
senso all'~bbandono della "libertà" naturale e all'accettazione ··· lare come una spontanea reazione a un comportamento incon-
del limite. Se questa prospettiva si rivela illusoria vengono meno gruo all'essenza della sovranità, non si esprime alcuna forma di
le ragioni del patto che, pertanto, viene sciolto. L'utilità come apprezzamento per la ribellione, né si sta enunciando un proget-
criterio regolativo del patto - coerente con la definizione della .•· to politico di sovversione, ma si sta lucidamente descrivendo W1
LA TEORIADELI:ASSOLUTISMOIN HOBBESE SPINOZA 205
STUDISU HOBBESE SPINOZA
204
simus Machiavellus» come colui che ha indicato in modo detta-
processo «naturale e spontaneo», ossia necessario, per evitare o
gliato (prolixe)i mezzi di cui si deve servire il sovrano per stabili-
contrastare il quale il solo mezzo è quello della conformità alla
re e conservare il suo potere, ove sia mosso soltanto da «domi-
ragione. La moltitudine 25 diventa fonte di timore per il potere
nandi libido». Spinoza indica un duplice ipotizzabile fine della
sovrano allorché si provoca la sua indignazione o le si offre .il
trattazione di Machiavelli, «vir sapiens»: l'uno, di mostrare
motivo di aggregarsi contro il potere dello stato: «[ .. .] ad Civitatis
quanto sia imprudente togliere di mezzo un tiranno nel caso in
Jus ea minus pertinere, guae plurimi indignantur [. .. ];et, quiaJus
cui non si riesca a eliminare anche le cause per le quali il sovrano
Civitatis communi multitudinis potentia definitur, certum est, po-
è mi tiranno; l'altro, di mostrare quanto una «libera multitudo»
tentiam Civitatis, et Jus eatenus minui, quatenus ipsa causas prae-
debba guardarsi dall'affidare la propria salvezza ad uno solo.
bet, ut plures in unum conspirent» (TP, III, 9; G, III, 288).
L'inefficacia, dunque, del tirannicidio è legata alla incapacità di
Le sedizioni, le guerre, la violazione o il disprezzo delle leggi
eliminare la tirannide. Sono, appunto, le cause della tirannide
n~n nascono dalla malvagità dei cittadini, bensì dal cattivo go-
che vanno eliminate, non il singolo tiranno; così come per evita-
verno (TP, V, 2; G, III, 295). Né si può dire che ci sia pace all'in-
re le sedizioni, la ribellione, la disobbedienza civile occorre to-
terno di uno stato i cui cittadini non prendono le armi perché
gliere all'origine le condizioni che le determinano. Il meglio che
paralizzati dalla paura o perché per inerzia si fanno guidare co-
una «libera moltitudine» possa fare è di non affidarsi alle mani
me pecore. Poiché la pace è una virtù che nasce da fortezza
di uno solo. A fondamento del rifiuto spinoziano della monar-
dell'animo, quella condizione va, piuttosto, definita come assen-
chia è un tipo di valutazione che è l'esatto contrario di quella
za di guerra e solitudine (TP, V, 4; G, III, 296; v. anche VI, 4; G,
hobbesiana. Hobbes considerava la monarchia preferibile alle al-
Ill,298). · tre forme di governo - oltre che per la concentrazione del potere
Una conferma alla lettura da me proposta delle pagine con-
e l'alto grado di controllo che essa consente - anche perché ve-
clusive del cap. XVIII del Tractatustheologico-politicus può esse-
deva in essa ridotti gli inconvenienti inerenti a qualunque forma
re considerato il § 7 di questo stesso cap. V del Tractatuspoliti-
di esercizio del potere; Spinoza, al contrario, vede nella parteci-
cus, che riprende il tema dell'eliminazione del tiranno. Dopo
pazione di tutti (o della maggior parte) al potere il solo mezzo
aver distinto, nel § 6, lo stato istituito da una «libera moltitudi-
per evitare quegli inconvenienti e annullare le condizioni dell' as-
ne», mossa dalla speranza di acquisire vantaggi e desiderosa di
·•.·servimento e del dominio dell'uomo sull'uomo.
avere cura della vita, dalla sovranità conquistata con la guerra e
0 Evidentemente, il raggiungimento di questo obiettivo non è
imposta a una moltitudine che è soggiogata dalla paura, soprat
privo di difficoltà, né qui si vuole sottovalutarle. Ma, in questa
tutto preoccupata di evitare la morte e indotta, per questo, a ser-
_ preme di più mettere in risalto in positivo le diverse finalità
vire; e sottolineata la differenza che intercorre tra i fini e i mezzi . ..
·.·che la politica ha nei due autori.
che ciascuno dei due stati si propongono, Spinoza cita l' «acutis:.:
Interna a questa diversa concezione della politica in Spino-
: :·za, è l'idea della insopprimibilità della libertà di pensiero e di
·. espressione. L'importanza che Spinoza attribuisce al manteni-
2' Sulla problematica connessa al concetto di «moltitudine )) e al suo duplice
ruolo di soggetto e oggetto di paura E. BALIBAR ha svolto una penetrante analisi ·. mento di questo diritto è tale da indurlo a scrivere un trattato a
in Spi~oza: la crainte des masses, in AA.VV., Spinozanel 350° anniversariodellà ··..chiarimento di tutti i motivi che, in campo sia religioso sia politi-
nascita,Atti del Congresso (Urbino, 4-8 ottobre 1982), a cura di E. GIANCOTfl, ~o, dimostrano la validità della sua tesi. Dalla critica alla super-
Bibliopolis, Napoli 1985, pp . 293-320. ··
LA TEORIADELI:ASSOLUTISMOIN HOBBES E SPINOZA 207
STUDI SU HOBBES E SPINOZA
206
sopra ho definito "reale" e "positiva". Spinoza considera la sog-
stizione alla critica all'esercizio arbitrario del potere la difesa del-
gezione alle passioni come un'inevitabile conseguenza della con-
la libertà di espressione percorre tutto il Tractatus theologico-po-
dizione ontologica dell'uomo , del suo essere finito e della sua
liticus. La ragione e l'esperienza insegnano che le leggi che pre-
struttura composita di modi dell'estensione e modi del pensiero.
tendono di controllare e reprimere le opinioni sono dettate da
Poiché non può fare a meno degli altri corpi (umani e non) e
avversione nei confronti degli spiriti liberi, dei cultori delle arti e
delle altre menti, dal rapporto con i quali trae anzi alimento
delle scienze e ne consentono la persecuzione. L autorità di tali
(ETH, Iv, pr. 45, schol. cor. 2), si trova alternativamente anche
leggi è «torva» , bieca, crudele, tale da volgere in rabbia la devo-
nella condizione di svolgere un ruolo attivo e passivo all'interno
zione del popolo. Il miglior metodo di governo, il più conforme
di questo rapporto. A seconda che si verifichi l'uno o l'altro caso
all'umana natura è quello che consente la libertà di giudizio e
il suo conatus è potenziato o ostacolato nella sua affermazione. Il
rende possibile la convivenza pacifica anche di uomini che ab-
conatus individuale passa, quindi , attraverso una serie di fasi, è
biano diverse e contrastanti opinioni. Questo è il metodo di go-
continuamente esposto a rischio, ma può attestarsi a un livello di
verno di un ordinamento democratico, nel quale - consapevoli
positività anche crescente. Intendendo il conatus come sforzo
dell'impossibilità di una costante uniformità di opinione - gli
unitario del corpo e della mente dell'individuo, ai gradi diversi
uomini si impegnano ad agire in conformità a un ordine comu-
della sua affermazione corrispondono varie «forme di vita»26 •
ne, al quale possano adeguarsi interamente perché si so~o riser-
Ho definito "reale" l'antropologia spinoziana perché riesce a in-
vato il diritto di abrogarlo nel caso che ne individuino uno mi-
dividuare le cause della fenomenologia dei comportament i urna-
gliore. Democrazia, permanenza di forme della naturalità, libertà
, .. ni, comportamenti che analizza e descrive come fenomeni natu-
di espressione da una parte ; dispotismo , massima distanza dalla
rali, evitando di commisurarli a modelli astratti. La più alta tra le
natura, repressione della libertà di giudizio e di espressione,
varie forme di vita è quella illuminata dalla conoscenza adeguata,
quindi se~tù, dall'altra. ·.cui corrisponde sul piano etico un comportamento virtuoso, os-
«Ex fundamentis Reipublicae supra explicatis evidentissime se- sia finalizzato al conseguimento razionale dell'utile . La ricerca
quitur, finem ejus ultimum non esse dominati, n:ec homines me- . , dell'utile secondo ragione caratterizza la vita del saggio sia sul
tu retinere, et alterius juris facere, sed contra unumquemque me- · . piano etico sia su quello politico. Ma non tutti gli uomini sono
tu liberare, ut secure, quoad ejus fieri potest, vivat, hoc est, ut jus saggi. Lesperienza , anzi, insegna che la maggior parte di essi vive
suum naturale ad existendum, et operandum absque suo, et alte- · nell'ignoranza «sui et Dei, et rerum quasi inscius, et simulac pati
rius damno optime retineat. Non, inquam, finis Reipublicae est
homines ex rationalibus bestias , vel automata facere, sed contra .·. desinit, simul etiam esse desinit» (ETH, V, pr. 42, schol.), sogget-
ut eorum mens, et corpus tuto suis functionibus fungantur , et : ta alla superstizione (TTHP, praef.) e trascinata dalle passioni,
ipsi libera ratione utantur, et ne odio, ira, vel dolo certent, nec ···.•quindi nella «schiavitù».
animo iniquo invicem ferantu r. Finis ergo Reipublicae revera li- · Questo dato di fatto - la cui spiegazione risiede nell'essenza
bertas est» (TTHP, XX; G, III, 240, 33-241, 8. Il corsivo è mio). .·umana sopra descritta - suggerisce cautela al saggio nel rapporto
· .· con gli altri uomini (ETH, IV, pr. 70) e rende necessaria l'istitu-
Linsistenza spinoziana sulla difesa della libertà all'interno
del éorpo politico, sulla liberazione dalla paura e la conservazio~
26
ne del diritto naturale, oltre che la connessione organica che egli Riprendo l'espressione usata da A. Tosa in Spinoza ou le crépuscule de la
· servitude, cit., passim.
stabilisce tra libertà e democrazia rinviano a un 'antropologia che
LA TEORIADELL"ASSOLUTISMO
IN HOBBESE SPINOZA 209
STUDI SU HOBBESE SPINOZA
208
cum tota Natura habet», G, Il, 8) e implica la tendenza a far sì
zione di un potere coercitivo all'interno del corpo politico. Esso, che anche gli altri ne fruiscano. «Hic est itaque finis, ad quem
tuttavia, non annulla l'utilità del vivere sociale e, soprattutto, tendo, talem scilicet natu_ram acquirere, et, ut multi mecum eam
non va inteso come immutabile. TI fluire continuo delle modifi- acquirant, conari, hoc est, de mea felicitate etiam est operam da-
cazioni del corpo e della mente rende possibile il passaggio da re, ut alii multi idem, atque ego intelligant, ut eorum intellectus,
una condizione ali'altra, dalla passività ali'attività e viceversa. E et cupiditas prorsus cum meo intellectu, et cupiditate conveniant
come non c'è saggio che non conosca passione, così non c'è [. .. ]», (ibid., 27-31).
ignorante che non possa - se si diano certe condizioni - acquisi- Quest'idea è riproposta inalterata, a molti anni di distanza,
re conoscenza e virtù. In questo senso l'antropologia spinoziana nell'Ethica: «Summum bonum eorum, qui virtutem sectantur,
può definirsi "positiva". Ma non soltanto in questo. Essa lo è an- omnibus commune est, eoque omnes aeque gaudere possunt»
che perché - in base al principio che identifica realtà e perfezio- (ETH, IV, pr. 36; G, Il, 234); «Bonum, quod unusquisque, qui
ne - riconosce la positività di ogni aspetto del reale. Ogni cosa . sectatur virtutem, sibi appetit, reliquis hominibus etiam cupiet,
finita, ogni uomo (sia ignorante e soggetto alle passioni, sia sa- 27 et eo magis, quo majorem Dei habuerit cognitionem» (ibid., pr.
piente e libero), esprimono la potenza infinita della sostanza .·.· 37; G, Il, 235).
secondo gradi diversi, ossia ciascuno secondo le sue capacità. Il
diverso grado di potenza individuale - che differenzia i singoli L'indicazione che consegue da questa impostazione è - come
conatus- non annulla il fatto che si tratta pur sempre di «poten- è noto - «formare talem societatem, qualis est desideranda, ut
za». Confrontandoli l'uno all'altro, possiamo stabilire dei gradi, quamplurimiquamfacillime, secureeo perveniant» (TIE, G, Il, 9,
ma considerato in sé ciascuno è perfetto. 1-3, il corsivo è mio).
Infine, il carattere dinamico del cònatusindividuale include •• Si sa che Spinoza si limita a indicare la necessità della co-
nel suo campo di sviluppo una prospettiva di evoluzione verso la struzione di un tale tipo di società, ma senza precisare i mezzi at-
razionalità come conoscenza e pratica di vita. Questa prospettiva i· traverso i quali raggiungerla. Nello stesso modo in cui, negli
non è certo da intendersi come tappa conclusiva di un percorso 0
scritti politici, si limita a sottolineare la preferibilità della demo-
necessario, né per il singolo né per l'umanit .à (Spinoza sa benissi crazia rispetto alle altre forme politiche (preferibilità di cui chia-
mo, anche per averne personalmente subito .gli effetti, ché , , risce le ragioni) e a caratterizzarla come democrazia diretta; ma
l'ignoranza e la superstizione non si sconfiggono una volta per ·.· 0
· non ne descrive le modalità di governo. Non si può escludere
tutte). Ma è una prospettiva reale di espansione del conatusver • che queste lacune siano indizi di consapevolezza della difficoltà
so i suoi più alti livelli di affermazione teoretica ed etico-politici di attuazione pratica di un simile disegno. Un argomento a favo-
La forma di vita propria di questo livello è caratterizzata dalla .,.; re di questa ipotesi è anche la presenza di analoghe difficoltà sul
fruizione di quello che il Tractatus de intellectus emendationè -> piano etico: se le ragioni per cui solo pochi riescono a conseguire
chiama il «sommo bene». Questo consiste nella conoscenza ade- la virtù sono inerenti all'essenza dell'uomo, quale speranza si
guata della struttura del reale («cognitio unionis, può nutrire che la schiera dei pochi si accresca? E la realizzazio-
ne della democrazia spinoziana non presuppone questa crescita?
'.innegabile esistenza di questi problemi non riduce, tuttavia, il
«[ .. .] universalis potentia totius naturae nihilest praeter potentiam o~ ;;{ ,:e,> valore propositivo che, a mio giudizio, ha l'indicazione spinozia-
27
nium individuorum simul» (TIHP, XVI; G, ID, 189, 21-22). .
210 STUDI SU HOBBESE SPINOZA

na . Dal Tractatusde intellectus emendationeal Tractatustheologi-


co-politicuse, attraverso l'Ethica, al Tractatuspoliticus corre un
discorso che, da questo punto di vista, non esito a definire unita-
rio e coerente. Schematicamente: la salvezza dell'uomo risiede
nella conoscenza vera e adeguata di sé e della realtà di cui è par-
te (la Natura) e artefice (la società e lo stato); questa conoscenza SPINOZA IN ITALIATRAILLUMINISMO
mette l'uomo in grado di acquisire una salda natura morale e lo E ROMANTICISMO.DALL'OPPOSIZIONE
rende libero; il luogo operativo di questa libertà è la civitas,ma AL CONFRONTO
non una qualunque, bensì quella in cui si attua una gestione col-
lettiva della potenza comune.
Siamo soliti considerare le Lettere sulla dottrina di Spinozadi
Fritz J acobi a Moses Mendelssohn , sullo spinozismo di Lessing1,
il documento più importante dello Spinozismus o Pantheismus-
streit e il punto di avvio di quel vasto movimento di revisione
delle linee interpretative dello spinozismo, che va sotto il nome
di Spinoza-Renaissance.La novità di maggior rilievo apportata
dalla discussione tra Jacobi e Mendelssohn è appunto il cambia-
mento di segno del modo di rapportarsi a Spinoza. Il clima nel
quale si muove inizialmente il dibattito - registrato nello scam-
bio epistolare tra Elisa Reimarus e J acobi, precedente alla stesu-
ra delle Lettere ...,.è ancora quello, consolidato da oltre un secolo
di tradizione critica, della cautela e del timore dello scandalo: la
qualifica di spinozismo ha ancora un sapore di condanna, l'even-
·. · tualità che Lessing sia divenuto spinozista nell'ultima fase della
sua rifless1oneva considerata con somma precauzione. Nell'opu-
scolo An die FreundeLessing's,uscito postumo (1786), Mendels-
sohn accusa Jacobi di avere infamato la memoria di Lessing co-
. municando al pubblico la notizia del suo spinozismo e, quindi,
ateismo, trascurando anche il danno che da questa notizia avreb-
be potuto derivarne a tutti , e cioè agli illuministi berlinesi, che
ticonoscevano in Lessing un maestro. Ma lo stato d'animo che si
esprime successivamente nelle prese di posizione di Herder,

1
Ueberdie Lehre des Spinoza in Brie/en an den Herrn Moses Mendelssohn,
Breslau 1785.
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