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ANTROPOLOGIA DELL’EDUCAZIONE
IN BRASILE
Il ruolo della formazione e gli attuali progetti di
cooperazione internazionale a Jandira (São Paulo).

Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione

Corso di Laurea Magistrale in Scienze dello sviluppo e della


cooperazione internazionale (LM-81)

Relatore: Alessandro Simonicca

Correlatore: Emanuela Ferreri

Laureanda:

Silvia Di Eusanio

Matr: n°1426060

A.A. 2016/2017
2

Alla mia famiglia,


che mi terrà sempre stretta in un abbraccio…
3

INDICE

ABSTRACT…………………………………..……………………………7
a. Premessa…………………………….……………………………...8
b. Introduzione………………………………………………………...9

1. IL CONTESTO DI GENESI DELL'EDUCAZIONE POPOLARE.

1.1 Dall'antica Grecia ai nostri giorni…………...…………..12


1.2 Il periodo coloniale e post-coloniale…………..………… 13
1.3 L'educazione popolare nel contesto storico
del Brasile…………………………………..……………….16

2. LA SCUOLA DI PENSIERO ANTROPOLOGICO EDUCATIVA


DI PAULO FREIRE.

2.1 L’educazione popolare ha un nome: Paulo Freire………..21


2.2 La pedagogia degli oppressi di Paulo Freire: modelli
culturali……………………………………………….………........27
2.3 L’eterna dialettica oppressi/oppressori……….……………29
2.4 La concezione depositaria dell’educazione come strumento
di oppressione………………………………………….…………...32
2.5 Azione dialogica e anti-dialogica……………….……………34
2.6 Pedagogia dell’autonomia……………………….……………36
2.7 Educazione come pratica per la libertà: il metodo di
alfabetizzazione……………………………………….……………40
2.8 La pratica del metodo Freire…………………….…………..45
4

3. ESPERIENZA DI CAMPO: Jandira, São Paulo.

3.1 Il contesto socio-antropologico…………………………………51


3.2 Com’è nata l’Associazione Caritas São Françisco…………..56
3.3 Cooperazione Italia-Brasile: le pratiche di assistenza
sociale e sviluppo locale……………………………………………..58
3.4 L’educazione a Jandira: programmi e percorsi……………..60
3.5 La difficoltà dell’alfabetizzazione……………………………..65
3.6 La Comuna Urbana: la prima occupazione urbana a
Jandira………………………………………………………………...67

4. EDUCAZIONE POPOLARE E MOVIMENTI SOCIALI.

4.1 Il Movimento dei contadini Senza Terra…………..….........81


4.2 I movimenti sociali rieducano l’educazione…………………85
4.3 La pedagogia di Paulo Freire è viva nella resistenza e nella
lotta del movimento: le persone sono il maggior valore che noi
produciamo e coltiviamo……………………………………..…….88

5. APPENDICE. Indagine sul campo: testimonianze e interviste.

5.1 Intervista a Beto..................................................................92


5.2 Intervista a Lilian..............................................................122
5.3 Intervista a Helio...............................................................143

COCLUSIONI...............................................................................168
5

BIBLIOGRAFIA..........................................................................170
SITOGRAFIA..............................................................................173
RINGRAZIAMENTI...................................................................175
6

“Pensare la storia come possibilità


significa riconoscere l’educazione come possibilità.
Significa riconoscere che, anche se l’educazione non
può fare tutto da sola, può però certo raggiungere
qualche risultato.
La sua forza sta nella sua debolezza”.
Paulo Freire
7

ABSTRACT

The present work has two different but linked objectives: on one
hand, it describes Paulo Freire’s character and his pedagogic lesson,
him being one of the most important latin-american and worldwide
pedagogist of the Twentieth century; on the other hand, it verifies
how his line of thought can be taken into consideration in the
periferic context of Jandira, a satellite city of Sao Paulo metropolitan
area. Here the italo-brazilian association Caritas Sao Francisco, for
the last thirty years has been working in the field of popular
education and social inclusion. Its founder, Father Gianchi, a
missionary priest who is settled in Brazil, has been and still is a
pillar for the families of Jandira, through the creation of seven
schools and after-school projects. Furthermore, thanks to a
collaboration with the Movimento Sem Terra, the association gave
the opportunity to some favela families to built new real houses in
the Comuna Urbana, uniting the fight for the land with the necessity
of having a proper shelter. Paulo Freire’s pedagogy is alive in the
fight of the world oppressed.

Il presente lavoro si propone due finalità di fondo, distinte e al


contempo collegate tra loro: da un lato, descrivere la figura e la
lezione pedagogica di Paulo Freire, uno dei più importanti
pedagogisti del Novecento nel contesto latinoamericano e mondiale,
dall’altro verificare come il suo pensiero possa essere preso in
considerazione nel contesto periferico di Jandira, una città satellite
dell’area metropolitana di São Paulo. Qui l’associazione italo-
brasiliana Caritas São Francisco, si occupa da trent’anni di
educazione popolare ed inclusione sociale. L’operato di padre Gianchi,
un sacerdote missionario trasferitosi in Brasile, è un valido aiuto per
le famiglie, attraverso la creazione di 7 asili e un progetto di dopo-
scuola. Inoltre, grazie ad un progetto con il Movimento Senza Terra si
è data la possibilità a famiglie che prima abitavano in favela, di veder
costruire la loro prima vera casa, nella Comuna Urbana, unendo le
lotta per la terra con la necessità di avere un tetto. La pedagogia di
Paulo Freire è viva nella lotta degli oppressi di tutti il mondo.
8

a. Premessa

Nel periodo da ottobre 2016 a marzo 2017 ho trascorso sei mesi in


Brasile grazie al progetto Borsa extraeuropea della Sapienza.
Qui ho vissuto presso un’Associazione italo-brasiliana, fondata 30
anni fa da un prete missionario italiano, la quale si occupa di
educazione popolare ed inclusione sociale.
Fortemente attratta dalle tematiche riguardanti la formazione
pedagogica, ho scelto il Brasile per dare corpo vivo alle mie
conoscenze sull'educazione popolare verificandole in loco.
La mia scelta è nata dal desiderio di studiare la pedagogia e dalla
passione che ho sempre avuto per i bambini. Ho sempre sognato una
scuola differente, una scuola in cui si può essere liberi, una scuola in
cui poter sperimentare e creare, in vista di un apprendimento del
fare, dell'autonomia, dell'autocoscienza: cioè una scuola sem patrão1
in cui persino gli insegnanti posso apprendere qualcosa dai propri
allievi.
Il primo esempio di questo modello educativo l’ho potuto
sperimentare presso l’Asilo nel Bosco a Roma, nel quale ho trascorso
sei mesi, facendo corsi e tirocini, e ho verificato che un’educazione
diversa si può realizzare e che bisogna credere e lavorare perché
vengano sostenuti questi modelli educativi. Dopo quest’esperienza ho
vinto la borsa di studio per la ricerca tesi all’estero ed essendo
appassionata per la cultura brasiliana da molti anni, ho deciso di
andare in questo paese.
In Brasile mi sono ritrovata in una scuola senza aule, nella quale il
soffitto era il cielo, la lavagna era il prato e i compiti si facevano dal
fruttivendolo, controllando se il resto era giusto. Un posto nel quale
tutti i bambini sono uguali, uno spazio aperto in cui un insieme di
relazioni finalizzate ad uno scopo educativo e di apprendimento viene

1 Sem patrão (trad. Senza padroni)


9

organizzato attraverso momenti di democrazia partecipata. Tuttavia


la scuola non deve chiudersi in uno spazio autoreferenziale ma deve
essere uno spazio aperto e deve porsi in relazione con il contesto
esterno: i nuclei familiari, il territorio, il tessuto culturale, economico
e produttivo di un'intera comunità.

b. Introduzione

L’obiettivo principale che ci siamo proposti in questo nostro lavoro di


tesi, è quello di mettere in luce il contrasto tra una concezione
depositaria dell’educazione, nella quale la scuola è un luogo per
pochi, dove uomini e donne perdono la loro soggettività visti come
recipienti da riempire di dati e nozioni, per competere nella ferocia
del libero mercato e la concezione liberatrice e popolare
dell’educazione, vista come un dialogo continuo tra educatore ed
educando.
<<È nel dialogo che si apprende>> ci insegna Freire, siamo stati
abituati ad insegnare delle conoscenze già determinate dai manuali e
non siamo disposti a rimetterci in gioco o a pensare che è nel
confronto con l’altro che si conosce e si apprende.
Educare, non è applicare contenuti e lezioni, ma è costruire insieme
questi contenuti partendo proprio dall’identità della persona che si ha
di fronte.
Il primo capitolo, a partire da un breve excursus storico sulle teorie
pedagogiche a partire dall'antica Grecia, si conclude tracciando
un’analisi sociologica e antropologica del contesto di genesi
dell'educação popular2 in Brasile che generalmente nasce da una
rottura con la visione neo-liberale dell'educazione come formazione
del capitale umano e si rivolge alle classi più emarginate con lo scopo
di emanciparle dalla condizione di miseria attraverso un processo che

2 trad. lett. It.: Educazione popolare


10

permetta di passare ad una nuova coscienza della situazione


concedendo loro i mezzi culturali per liberarsene.
Nel secondo capitolo viene ricostruito il contesto storico di genesi
dell'educazione popolare in Brasile nel periodo che va dal secondo
novecento fino ai nostri giorni. Gli anni '50 e '60 verranno analizzati
attraverso le idee di Paulo Freire le quali daranno origine a un nuovo
concetto di educazione subordinato alla conoscenza viva e diretta
della condizione reale della popolazione. Successivamente,
considerando i movimenti di resistenza degli anni '70 e '80, e le
conseguenze delle politiche neo-liberali negli anni '90, si passerà a
considerare alcune esperienze fra le più significative in Brasile del
periodo di transizione per arrivare infine allo scenario attuale
dell'educazione popolare.
Il terzo capitolo è lo studio di caso, una descrizione dell’esperienza sul
campo a Jandira, periferia di São Paulo, nel quale verranno esposte
le pratiche educative e di inclusione sociale dell'Associazione Caritas
São Francisco, dove ho vissuto e lavorato, ponendo una particolare
attenzione alle modalità di realizzazione delle teorie di Paulo Freire
alle quali i fondatori dell'associazione si sono da sempre ispirati, ma
anche alle difficoltà di applicabilità delle stesse, sì perché in un
contesto di periferia come quello di Jandira, possiamo constatare che
le necessità primarie sono altre rispetto all’applicabilità del metodo,
spesso ci siamo trovate di fronte ad una resistenza ed un’incapacità
di comprensione di temi come autonomia e libertà.
Il metodo di Paulo Freire ci insegna che non bisogna pretendere di
indurre delle conoscenze nelle menti di chi abbiamo di fronte, ma
bisogna reinterpretare la realtà e partire da lì per creare una
conoscenza condivisa, abbiamo cercato di farlo, partendo dagli
interessi dei bambini ed i risultati sono stati molto positivi: i bambini
e gli adolescenti del progetto Escola e Vida, anche i più carenti,
hanno iniziato a scrivere ed a leggere le loro prime parole.
Nel quarto e ultimo capitolo parleremo del modello educativo del
Movimento dei Sem Terra che, lavorando assieme all'Associazione
São Francisco, ha realizzato la prima occupazione urbana in quei
territori, nei quali oggi, oltre alle case, alle strade e ai servizi, sorge
anche una scuola. È stato bello analizzare tale questione perché
11

grazie al legame di padre Gianchi con l’Mst, si è potuta visitare


l’Escola Florestan Fernandes, scuola di formazione politica nella
quale si respira aria di lotta e speranza.
Infine, chiudiamo con l’analisi dell’impatto delle attività promosse
dall’organizzazione sulle dinamiche di integrazione e sviluppo
endogeno locale, che in pratica è stato realizzato attraverso due
differenti forme: il mio coinvolgimento nelle attività dell’associazione
come istituzione– partecipando nelle riunioni, nell’organizzazione dei
progetto–e al tempo stesso, sviluppo di un lavoro autonomo
attraverso le interviste, presenti nell’appendice, ai destinatari dei
progetti presenti, passati e futuri, con l’obiettivo di trarre alcune
conclusioni generali rispetto al ruolo e alla funzione della sfera
educativa nel sistema di cooperazione internazionale.
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1. IL CONTESTO DI GENESI DELL'EDUCAZIONE


POPOLARE

1.1 Dall’antica Grecia ai giorni nostri.

L’educazione, nel contesto dell'ideologia neoliberale, è stata da


sempre vista esclusivamente come formazione del capitale umano,
ossia di soggetti produttivi pronti a competere per un posto nel
mercato del lavoro. In questo contesto condizionato da quella
ideologia, pensare ad un’educazione che vada in una direzione
diversa da questa ideologia e che risponda alle necessità della
popolazione esclusa dai diritti essenziali per l’esistenza umana e
dalla possibilità di formarsi come soggetti costruttori della propria
storia, richiede un approfondimento complesso sui fondamenti al fine
di essere direzionata e costruita a partire dalla realtà effettiva delle
popolazioni coinvolte. Questo capitolo si propone di mostrare il
contesto in cui la pratica dell'educazione popolare si è sviluppata.
La necessità di un'educazione popolare è stata la diretta conseguenza
di una serie di fatti storici comuni in ogni ordine di civiltà, segnati
principalmente dall’oppressione sociale di stampo razziale o classista.
Il razzismo, che riteniamo essere una delle principali cause di
oppressione, nasce quasi in concomitanza con la storia dell’umanità.
Da sempre, infatti, il sentimento di intolleranza nei confronti
dell’altro, del nemico, andava a rafforzare le basi etniche e culturali
di un popolo. L’uomo ha cercato di prevalere sull’altro, dominandolo
attraverso strumenti disumani di controllo.
Il desiderio e la necessità di cambiare una situazione di dominio
politico, l’esclusione sociale, la discriminazione culturale, in cui si
trovavano gli uomini e le donne brasiliani, hanno determinato, lungo
il cammino della storia, la formazione di una classe sociale, di una
13

classe degli oppressi. La situazione in cui quest’ultima si è sempre


trovata l’ha portata alla lotta per la costituzione di una educazione
trasformatrice ed umanizzante, denominata “educazione popolare”.
Nell'antica Grecia Aristotele3 giustificava la schiavitù dicendo che
"per natura" alcuni comandavano e altri obbedivano (schiavi si nasce,
non si diventa). Questa differenza, tuttavia, determinata dal caso,
non comportava il diritto sulla vita dello schiavo e non permetteva la
sua eliminazione fisica, né si riteneva impossibile che uno schiavo
potesse, una volta affrancato dal padrone, arrivare al livello di una
persona libera.
Successivamente, le popolazioni nordiche del continente europeo
venivano appellate "barbare" dai romani per motivi strettamente
culturali e civili, ma non biologici (anzi, sul piano biologico, molti li
consideravano superiori, perché più robusti fisicamente dei latini). Il
disprezzo che si aveva per la loro arretratezza culturale, tecnica,
scientifica e militare ci ha sempre impedito di cogliere gli aspetti
positivi dei valori tribali4 del loro stile di vita.
I greci e i romani, vincolavano la concezione di superiorità al concetto
di cittadinanza, fondamento di ogni libertà, e al concetto di civiltà che
garantiva maggiore forza nello spirito. La cittadinanza era il segno di
appartenenza ad un popolo superiore, e veniva concessa soltanto a
coloro che accettavano e condividevano i valori della civiltà greco-
romana. Era quindi un privilegio non solo sociale, ma anche politico e
giuridico, grazie al quale il cittadino aveva la “possibilità” di
guardare con disprezzo gli altri popoli privi di cultura e civiltà.
Anche la religione contribuì a rafforzare la concezione
discriminatoria tra le popolazioni. Nel Medioevo gli europei
consideravano la loro superiorità rispetto a tutte le altre popolazioni
del mondo, soprattutto, per motivi religiosi. Di qui il disprezzo contro
chiunque non fosse credente: ebrei, musulmani, eretici e pagani
vennero stigmatizzati come "infedeli". Le popolazioni conquistate che
non accettavano di convertirsi al cristianesimo venivano perseguitate
3Abbagnano N., Fornero G., Protagonisti e testi della filosofia.
4Cfr. Francesca Castradori, Le Radici dell’Odio, Il conte de Gobineau e le origini
del razzismo XENIA EDIZIONI, 1991.
14

come minaccia politica e militare per la cristianità5 e discriminate ed


escluse da ogni diritto civile.

1.2 Il periodo coloniale e post-coloniale

Con il sorgere dei grandi imperi coloniali ebbe inizio il traffico degli
uomini e delle donne dal continente africano che venivano deportati
nelle americhe per lavorare come schiavi nelle miniere e nelle
piantagioni di cotone americane. In questo periodo nacquero
contestualmente le prime vere e proprie teorie "razziste" che
cercavano la propria legittimazione non più soltanto nella superiorità
culturale ma cercavano motivi e giustificazioni scientifiche che
dimostrassero la superiorità biologica di una razza sull’altra, nello
specifico di quella bianca su tutte le altre.
In questo contesto si inserisce il "dibattito sulla conquista"6 che nel
XI secolo classifica le diversità biologiche e culturali, riconoscendole
come tali, stabilisce che esse costruiscono l’alterità e le racchiudono
in un’identità, in contrasto da quella che era la visione dell’Occidente
cattolico, in cui tutti gli uomini sono nati liberi e con uguali diritti
davanti a Dio.
Vediamo che, come scrive Fredrickson7, il razzismo non è
semplicemente xenofobia termine creato dagli antichi greci per
descrivere un sentimento di ostilità nei confronti dello straniero,

5 George Fredrickson, Breve storia del razzismo, teorie e pratiche della


discriminazione razziale dal medioevo ad oggi, Donzelli Editore, 2002.
6 Ibid.
7 Ibid.
15

dell’altro, ma è un insieme di negazioni e pregiudizi nei confronti di


una cultura diversa: il non riuscire a dominarla, comprendendola nel
proprio orizzonte, porta ad odiare l’altro, la sua differenza, fino a
sottometterlo o addirittura eliminarlo.
Il concetto di razza sviluppatosi durante il XIX secolo, fu creato per
stabilire una divisione degli esseri umani basata principalmente sulle
caratteristiche fisiche o genetiche, come il colore della pelle, la forma
dei capelli, la costituzione fisica etc. Il concetto di razza storicamente
fu utilizzato per giustificare la dominazione di un popolo sull’altro. La
classificazione degli esseri umani elaborata dalle teorie escluse non
soltanto i neri, ma anche gli ebrei, gli indigeni e tutti coloro che
avessero delle caratteristiche differenti dalla razza bianca. La
colonizzazione, secondo i teorici della purezza razziale, aveva
impoverito la purezza del sangue e minacciava la conservazione della
nobiltà della loro propria civiltà. L'apoteosi politica più aberrante di
queste teorie furono le tesi dei nazisti che giustificavano
l'eliminazione fisica delle “razze inferiori”, definite come non
meritevoli di essere considerate umane (ebrei, neri, slavi, zingari,
tzigani, persone pazze considerate da internare in manicomio,
portatori di handicap e omosessuali).
Solo con il lento processo di decolonizzazione nella quale avveniva la
dissoluzione dei grandi imperi coloniali, si riesce ad iniziare a vedere
il declino della schiavitù: in Inghilterra la schiavitù fu abolita nel
16

1808, in Francia nel 1848, in Olanda nel 1863 e in Brasile nel 1888.
Nonostante svariate forme di schiavitù permangono purtroppo fino ai
giorni nostri, un primissimo cambiamento avvenne con la
Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, il cui articolo 4
vietava la schiavitù in tutte le sue forme.

1.3 L'educazione popolare nel contesto storico del


Brasile

Per comprendere perché nella storia dell’educazione brasiliana si è


diffusa, una pratica educativa distaccata dall’educazione d’élite
tradizionale, chiamata specificatamente Educazione Popolare, è
opportuno spiegare cosa significa la parola “popolare” in Brasile, e
per spiegarlo è necessario fare un excursus di un po’ di storia della
conformazione multiculturale e multirazziale dell'enorme paese
sudamericano. La storia del Brasile, purtroppo, non è molto diversa
da quella degli altri popoli nuovi dell'America Latina8.
Relativamente alla storia del Brasile, il periodo della dittatura9
(1964/1984) ha generato un contesto di odio, segregazione, razzismo e
discriminazione i quali sono stati i moventi della costituzione di un
nuovo contesto politico, sociale e culturale in Brasile. Anni di forti
lotte, conflitti hanno caratterizzato la storia di questo paese, nel
quale, nonostante la resistenza, si osservano ancora oggi fenomeni di
segregazione, di esclusione sociale, discriminazione, razzismo.

8 Cfr. Darcy Ribeiro, As Américas e a civilização, Editora Civilizaçao brasileira,


Rio De Janeiro, 1970.
9 Il colpo di stato militare del 31 marzo 1964 ha posto fine al governo democratico

di João Goulart del partito dei lavoratori brasiliano (PTB) e viene stabilito al suo
posto un regime dittatoriale. Lo stesso anno fu eletto il primo presidente
militare: il maresciallo Castelo Branco con il quale furono eliminati tutti i partiti
politici e fu inaugurata la dittatura detta dei gorillas. Egli adottò una politica di
liberismo economico che oppresse ancor più le classi sociali più povere. Il periodo
della dittatura militare finì nel 1984, con le grandi manifestazioni di Rio de
Janeiro e São Paulo durante le quali il governo militare fu costretto a concedere
il ritorno ad elezioni democratiche.
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Il cambiamento verso una direzione popolare e democratica è iniziato


in concomitanza con i movimenti per la liberazione degli schiavi, tra
gli anni 1870 e il 1888. Indios e neri, protagonisti principali,
resistevano rifiutandosi di tornare schiavi nelle mani dei
colonizzatori, che ormai erano padroni delle loro terre.
Nel 1888, a causa delle insistenti azioni di sabotaggio da parte dei
quilombos, la principessa Isabel sottoscrisse la Lei Aurea (Legge
Aurea), che però rese solo formalmente ufficiale tale processo, poiché
il 5% della popolazione brasiliana permaneva ancora in uno stato di
schiavitù. A tal proposito, dire che al giorno d’oggi il Brasile è un
paese libero dalla schiavitù, è un’illusione, poiché Indios e Neri sono
ancora vittime di pregiudizi, segregazioni, e discriminazioni. Più
avanti parleremo di cosa sono le Cotas Raciais, per le quali è data
l’opportunità a giovani neri, mulatti e indigeni di entrare in un’unità
di insegnamento, che siano scuole, facoltà universitarie o corsi
professionalizzanti.
Così si esprime il professor Florestan Fernandes in un articolo sulla
democrazia razziale:
“Sebbene dopo l’abolizione, le relazioni razziali, continuano
nell’ordine di potere tradizionale schiavista, che impedisce che la
popolazione negra arrivi ad un livello che favorisca la sua rapida
integrazione nelle strutture occupazionali, sociali e culturali e quindi
che partecipi effettivamente nella nuova società di classe”10.
Gli studi di Fernandes si concentrarono fondamentalmente
sull’investigazione del problema delle condizioni socio-economiche
della popolazione negra nella moderna società moderna. Le sue
analisi giunsero alla conclusione che il preconcetto razziale è ancora
ampliamente praticato in Brasile.
La liberazione degli schiavi, avvenne grazie alla resistenza e alla
presa di coscienza da parte dei colonizzati, ma anche grazie a gruppi
di intellettuali, medici, avvocati, artisti da una parte e dall'altra dal
timore delle oligarchie di un plausibile movimento rivoluzionario

10Si veda http://historialivre.com/revistahistoriador, nel quale viene riportato un


dibattito di Florestan Fernandes e di Gilberto Freyre, teorici della questione
razziale brasiliana.
18

violento da parte degli schiavi, soprattutto nell’ultimo periodo che


pose fine formalmente alla schiavitù in Brasile. Era chiara una
divisione in classi: l’élite, la classe media e la classe subalterna. Ma
gli uomini e le donne della classe subalterna, che continuava a subire
segregazioni nonostante la libertà formale dalla schiavitù, per
sopravvivere all’interno del sistema capitalista era costretta a
vendere la propria manodopera all’élite o alla borghesia e a
sottomettersi alle loro decisioni, ai loro salari e alle loro attività.
Tutto ciò avveniva per la mancanza di un’istruzione adeguata da
parte dei soggetti appena usciti dalla schiavitù. Costretti a vivere
segregati nei loro ambienti, le donne, a maggior ragione se nere,
erano le più escluse dagli ambienti frequentati dalle donne dell’alta
borghesia.
Dopo l’abolizione della schiavitù, inizia nel 1889 la prima Repubblica.
Ma il popolo resta separato dalla società e non viene integrato nei
meccanismi decisionali perché da una parte è incapace culturalmente
di contribuire alla costruzione delle istituzioni repubblicane per cui
come abbiamo già detto sopra l’integrazione resta soltanto formale.
In questo contesto, il popolo è deluso: dopo essersi finalmente
“liberato” dalla schiavitù scopre di dover fare i conti con una
condizione di inferiorità e di esclusione. Allora decide di ribellarsi, di
unirsi per far sentire la propria voce e rompere i limiti all'interno dei
quali scopre di essere rinchiuso. Il desiderio, la lotta quotidiana, la
speranza di cambiamento, diventano una ragione di vita per il popolo
brasiliano. Proprio in questo periodo nascono i primi movimenti
sociali, collegati ai movimenti di educazione popolare fra i quali
ricordiamo il Movimento dell’Educazione di Base (MEB), i Centri di
Cultura Popolari (CPC) e il Movimento di Cultura Popolare (MCP).
Anche in ambito artistico si vedono nascere nuove esperienze che
risentono e rappresentano le istanze popolari: il teatro dell’oppresso,
ispirato all’opera di Paulo Freire, viene istituito proprio in questo
periodo. Le teorie di Paulo Freire rappresentano una base culturale
decisiva per la nascita di una cultura popolare che ne favorisse lo
sviluppo e il miglioramento.
19

L’educazione popolare, secondo Moacir Gadotti11, è nata in America


Latina, a partire proprio dalla lotta delle classi popolari. Costruendo
giorno per giorno una concezione liberatoria dell’educazione, essa ha
portato un cambiamento importante, ma sarebbe utopistico definirla
come la soluzione di tutti i problemi. E' stata la scoperta di una via
da iniziare a percorrere per uscire dalla povertà, dall’oppressione e
dall’esclusione sociale, così da dare per la prima volta la possibilità di
sognare al popolo brasiliano, sognare un mondo diverso, più giusto ed
equo.

Nel 1945 seguirono profonde trasformazioni della società capitalista.


Il modello economico agrario-esportatore venne sostituito da quello
urbano-industriale. La lotta per la riforma agraria dei braccianti
nullatenenti contro i latifondisti (un leitmotiv che ritroviamo in
qualsiasi colonia, ma mai così evidente come in Brasile) diventa
sempre più forte. Negli anni 80 nasce il Movimento dei Senza Terra
(MST), di cui parleremo approfonditamente nell’ultimo capitolo.

La genesi dell’educazione popolare si può distinguere in tre momenti


temporali: il primo, tra gli anni '50 e '60, caratterizzati dal processo
di coscientizzazione, il secondo tra gli anni '70 e '80 quando l’obiettivo
era avere una scuola pubblica popolare e comunitaria (focalizzata
nell’educazione degli adulti), il terzo, con la proposta per una Escola
Cidadã12 (un modello creato da Paulo Freire) una scuola cioè che si
forma per e con la cittadinanza e che ha contribuito affinché gli
educandi fossero soggetti della loro propria storia.

È un periodo di rivendicazione dei diritti dei lavoratori nel quale si


manifesta una forte domanda di scolarizzazione, per far fronte al
dilagante numero di analfabeti, soprattutto bambini e bambine che
sono costretti dai genitori ad andare a lavorare e quindi abbandonano
la scuola. In questo momento di grande cambiamento, hanno inizio le
prime iniziative di Educazione popolare, che sorgono in funzione del
quadro sempre più grave nel quale i soggetti coinvolti si trovano.

Parlare di Educazione popolare significa parlare di una “prassi”


educativa il cui punto di partenza è la realtà sociale, la sua

11 Moacir Gadotti è presidente ad honorem dell’Istituto Paulo Freire a San Paolo


e professore, ora in pensione, nella facoltà di Educazione della USP (Università
di San Paolo).
12 Trad.: "Scuola per la cittadinanza".
20

configurazione politica e inevitabilmente del conflitto con il modello


socio-economico proprio del capitalismo neoliberale che organizza la
struttura politica secondo delle radicali disuguaglianze che causano
dolore e sofferenza.

La forma in cui la società capitalista si organizza oggi, è ben


differente dal periodo in cui iniziarono i dibattiti sull’Educazione
popolare. Il mondo è cambiato, insieme alle forme di controllo e di
potere che oggi sono più complesse, sofisticate e difficili da
identificare. Mai fu così ampia la distanza tra i saperi prodotti
dall’umanità e la precarietà della vita, in conseguenza delle grandi
promesse fatte dalla modernità da più o meno 200 anni13. Il problema
principale del capitalismo, oltre al sistema discriminante, è la sua
incapacità a creare dei meccanismi efficienti di distribuzione della
ricchezza, essendo la sua struttura di potere costituita da privilegi
per pochi che si arricchiscono smisuratamente.
Insistere sull’Educazione popolare è necessario perché è un campo
che ancora non è stato totalmente colonizzato dal modello
neoliberale. Essa si presenta come un movimento di resistenza, di
decolonizzazione degli orizzonti, come una possibilità, usando un
termine freiriano, di “aprire le finestre”, di riaccendere la “chiamata
della speranza” con la coscienza che “la speranza è necessaria, ma
non sufficiente, che con essa soltanto non si vince nella lotta, anche
se senza la speranza la lotta appare indecisa e inefficace14.
Attraverso una retrospettiva storica dell’Educazione popolare in
Brasile, pretendiamo in questo testo di riaffermare il suo potenziale
trasformatore del contesto di globalizzazione dell’esclusione che
stiamo vivendo. Una pratica educativa che vada al di là dei meri
contenuti scolastici, che vada alla ricerca di formazione dell’uomo
come persona, e non dell’uomo come cosa, dell’uomo come essere
sociale compromesso con le cause del suo tempo, insoddisfatto,
curioso, sognatore, speranzoso e fondamentalmente trasformatore.
13 Si veda l’articolo di Milton Santos, geografo professore della Facoltà di
Filosofia, Lettere e Scienze Umane dell’USP, Università di San Paolo. Libera
traduzione del testo originale in lingua portoghese contenuto in:
https://revistas.pucsp.br/index.php/curriculum/article/view/3210.
14 Freire P. Pedagogia da esperança: um reencontro com a pedagogia do

oprimido, 3° ed. São Paulo, Paz e Terra, 1992, p. 10.


21

È chiaro che l'Educazione popolare si vuole collocare in una posizione


a sé rispetto alla storia dell'Educazione tradizionale, ma le sue
strategie di attuazione non hanno avuto la rilevanza necessaria per
proseguire autonomamente ma c’era bisogno di una figura che la
coordinasse e ne fosse la guida ideale. Questa figura senza dubbio è
quella di Paulo Freire.

2. LA SCUOLA DI PENSIERO ANTROPOLOGICO-


EDUCATIVA DI PAULO FREIRE

2.1 L’Educazione Popolare brasiliana ha un nome: Paulo


Freire.

Il Brasile ha avuto un ruolo dominante, a livello globale, nella


costituzione di un metodo per l’educazione popolare.
In questa direzione, parlare di educazione popolare significa parlare
inevitabilmente di Paulo Freire, l’educatore brasiliano più conosciuto
al mondo che ha introdotto importanti riflessioni sull'educazione di
individui e comunità posti ai margini della società.
Nato a Recife nel 1921, città capitale dello stato Nordestino di
Pernambuco15, risentì molto della situazione economica di grande
povertà di questa regione molto popolosa che gli aveva dato i natali.
La sua educazione avvenne nel cortile della casa dei suoi genitori,
dove iniziò a scrivere disteso “all’ombra di una pianta di mango”16.
Dopo la crisi economica del 1929, “oppresso” come tutti dalle difficoltà
del sistema capitalistico, migra verso la piccola città di Jabotão dos
Guararapes (PE), nella quale soffrirà la fame e comprenderà cosa
significa ritrovarsi senza cibo.
Al suo ritorno a Recife, concluse gli studi per l'insegnamento della
lingua portoghese. Nel 1944 si sposò con un’insegnante della scuola

15 Proprio nello stato di Nordestino Paulo Freire realizzerà la prima esperienza


di alfabetizzazione delle popolazioni indigene.
16 Freire P., À sombra desta mangueira, 10° ed, Paz e Terra, São Paulo, 2012.
22

primaria, Elza Maria Costa Oliveira, la quale oltre ad essere sua


compagna per oltre quarant’anni, è stata sempre attiva nelle azioni
educative che Paulo farà in tutto il mondo.
Nasce dunque in un periodo e in una realtà estremamente
problematica - che segneranno per sempre la sua vita e il suo
pensiero - l’interesse per i problemi che riguardano l’educazione.
Fu così che Freire si formò in Giurisprudenza, ma non esercitò la
professione, preferendo dedicarsi ai progetti educazionali. Fu
direttore del settore Educazione e Cultura del SESI (Servizio Sociale
dell’Industria), e dopo sovrintendente dello stesso Dipartimento
(1946-1955) nel quale, ispirato anche dalla moglie, iniziò a lavorare
come educatore.
Il Nordest del Brasile, fino agli anni sessanta, aveva più del 60%
della sua popolazione, ossia, più di 15 milioni di persone analfabete.
Freire e sua moglie dunque incominciarono ad occuparsi della loro
alfabetizzazione, utilizzando una metodologia differenziata, senza
sussidiari, proponendo una modello di studio associato all'esperienza
viva, al lavoro e alla politica. Il dialogo e la discussione con gli
educatori svolgeva un ruolo centrale nell'educazione che dando
priorità al vocabolario regionale stabiliva un forte legame tra natura
e cultura.
La presentazione del suo lavoro intitolato “Educazione e attualità
brasiliana” all’Università di Recife (1959), gli valse l'attribuzione del
titolo di Dottore in Filosofia e Storia dell’Educazione.
Nel 1961, a Recife, partecipa all’organizzazione di un metodo
educativo basato sulla "coscientizzazione" dal quale prende avvio il
movimento di “Cultura Popolare” che già nel 1963 acquista notorietà
nella storia dell’educazione in Brasile grazie agli straordinari
successi ottenuti ad Angicos e nel Rio Grande del Nord, nei quali
l’equipe di Freire riesce ad alfabetizzare ben 300 lavoratori in soli 45
giorni.
Sempre nel 1963, Freire partecipò al primo incontro nazionale di
Cultura Popolare a Recife. In poco tempo, il movimento si diffuse da
Nord a Sud del Brasile e tra la fine del ‘63 e l’inizio del ‘64 fu reso
ufficiale dal Governo Federale che prevedeva di creare 20 mila centri
23

- con un numero massimo di 30 alunni e con durata massima di due


mesi - al fine di coinvolgere più di due milioni di analfabeti.
Tuttavia, le forze conservatrici cominciarono a preoccuparsi di questa
alfabetizzazione di massa intesa come emancipazione politica
dell’individuo, perché l'aumento di possibili elettori consapevoli
avrebbe potuto togliere peso al potere politico delle classi dominanti.
Poiché le forze progressiste del governo Goulart sostenevano questo
processo di educazione di base del popolo brasiliano, i militari si
irrigidivano ogni volta che c’era un discorso incoraggiato
politicamente da Paulo Freire e dai suoi, e si preoccupavano perché
vedevano in questa crescita ideologica e politica "dell'educazione
come pratica della libertà” una minaccia per gli interessi dell'élite
borghese di cui erano rappresentanti e custodi.
Dopo il Colpo di Stato nel 1964, Paulo Freire venne arrestato a causa
dei progetti contenuti nella sua Carta politica e sociale e per il lavoro
svolto nella Campagna Nazionale di Educazione che venne abortita
ancor prima di nascere. Freire fu esiliato nell’Ambasciata di Bolivia,
dal quale, dopo il colpo di stato avvenuto appena 15 giorni dopo, fuggì
insieme alla sua famiglia in Cile.
Il periodo vissuto in Cile fu il più produttivo nella vita di Paulo
Freire, durante il quale oltre a dirigere importanti progetti di
alfabetizzazione del governo di Eduardo Frei, partecipò alla creazione
ufficiale nel 1965 del Dipartimento di Pianificazione per l’Educazione
degli Adulti e venne nominato dall’UNESCO expert dell’educazione.
In questo periodo videro la luce i suoi best-sellers: Educazione come
pratica della libertà e Pedagogia dell’oppresso.
Nel 1969, inizia a dare lezioni presso l’Università di Harvard (USA),
dove pubblicò la versione in lingua inglese di Pedagogia dell’oppresso.
Ma è durante la permanenza in Svizzera che Paulo Freire cominciò
ad essere conosciuto a livello internazionale. Fu membro del
Consiglio Mondiale delle Chiese a Ginevra dove visse dal 1970 al
1980. Il contatto con la cultura europea non gli impedì tuttavia di
conservare la propria identità brasiliana della quale sentiva
24

un’immensa saudade17. In questo periodo diede consulenze


educazionali per diversi governi, soprattutto del continente africano.
Dopo sedici anni di esilio Freire e la sua famiglia tornano in Brasile il
16 giugno del 1980. Il Movimento di Educazione Popolare, con il loro
rientro in patria riprese la sua attività in un'epoca di forte crisi
economica. Dopo tanti anni di assenza egli si trovò nelle condizioni di
dover in qualche modo “ricomprendere” il suo paese ma scoprì presto
che gli stessi attori sociali degli anni '60 erano ancora gli stessi e
avevano conservato una grande influenza nel paese. Inizia così il
periodo di São Paulo, che dà vita ad altri 17 anni di iniziative
pedagogiche, impegno sociale ed intensa elaborazione teorica.
Don Paulo Evaristo Arns, allora Arcivescovo di São Paulo, altro
grande militante politico durante la dittatura e soprattutto grande
difensore e divulgatore della pedagogia freiriana nell’ambiente
ecclesiastico, all’epoca cancelliere della PUC/SP, sapendo del ritorno
di Paulo Freire, chiese al rettorato di invitarlo a insegnare
all’Università, e Freire accettò. A partire da quel momento, iniziò a
dare lezioni sia nell’Università statale di Campinas (UNICAMP), sia
nella Pontificia Universidade Catolica de São Paulo (PUC/SP).
Furono queste ragioni prettamente accademiche che gli impedirono
di tornare nell’amata città natale pernambucana.
Accompagnò da vicino i movimenti di ri-democratizzazione del paese,
soprattutto nella scena paulista, partecipò alla fondazione del Partito
dei Lavoratori (PT), il Partito della sinistra brasiliana di tradizione
marxista che, trovando l’appoggio delle grandi masse popolari operaie
e contadine, riaprì la dialettica democratica nel Paese.
Nel 1986, morì sua moglie Elsa, a 70 anni. Dopo aver passato un
periodo di profonda depressione a causa della scomparsa della
compagna di una vita, Paulo, nel corso di mestrado18 in pedagogia

17 La traduzione più nota del termine saudade è la parola italiana “nostalgia”. In


realtà, questa traduzione resta incompleta, considerando il fatto che la parola
nostalgia già esiste in portoghese. La saudade, invece, è una parola difficile da
tradurre in italiano perché vuole spiegare uno stato d’animo in sospensione, a
metà fra la malinconia e la contemplazione del mondo.
18 Il mestrado è il corso di laurea che corrisponde alla nostra magistrale, si

effettua infatti dopo la graduação, la nostra laurea triennale.


25

incontra Ana Maria Araújo, sua alunna, con la quale si sposa nel
1988.
Dopo le elezioni comunali a São Paulo, nel 1988, nelle quali per la
prima volta, un partito popolare di sinistra assume la gestione
politica della città, la nuova Prefetto, Luiza Erundina de Sousa,
nominò il 1° gennaio del 1989 Paulo Freire Segretario Municipale
dell’Educazione. Due anni dopo però Freire si dimise dall'incarico per
ritornare alla vita accademica e per scrivere. Questi sono gli anni in
cui venne creato il MOVA (Movimento per l’Alfabetizzazione) il cui
modello di programma pubblico di appoggio alle salas comunitarias19
per l’educazione di giovani ed adulti ancora oggi è adottato da
numerosi comuni (la maggior parte del PT o di altri gruppi di
sinistra).
Il 2 maggio del 1997, a 75 anni, Paulo Freire, morì, lasciando un
esempio di un educatore amorevole e appassionato fino alla fine dei
suoi giorni.
Come riconoscimento alla sua straordinaria attività gli fu conferito il
titolo di Dottore Honoris Causa in 27 Università brasiliane, e in altre
nordamericane ed europee. Per i suoi lavori nell’area pedagogica,
ricevette i seguenti premi: “Il Re Balduino per lo Sviluppo” (Belgio,
1980), il premio dell'UNESCO "Educazione per la Pace” (1986) e
“Andres de Bello” dell’Organizzazione degli Stati Americani come
Educatore per i Continenti (1992).
La ripercussione del lavoro di Freire nella vita pedagogico-
accademica nell’attualità è impressionante e non può essere ristretta
al processo di Alfabetizzazione.20 Sebbene siano passati vent’anni
dalla sua morte, permangono sino ad oggi le sue idee, la sua passione
per la libertà, la sua rigorosa e sempre rinnovata ricerca per
un’educazione emancipatoria e liberatoria che continuano ad essere
attuali alla luce delle nuove sfide della modernità espresse
dall’informazione, dallo strapotere tecnologico e dalla competizione

19 Sono delle vere e proprie sale comuni, nelle quali si applica un tipo di
educazione solidale e comunitaria a beneficio della popolazione in situazioni di
vulnerabilità sociale.
20 Torres Carlos Alberto, Pedagogia da luta: da pedagogia do oprimido à escola

pública popular, Campinas, Papirus, 1997 p. 10.


26

commerciale globale. Rivolgendo sempre uno sguardo al pensiero di


Paulo Freire riguardo la costruzione di una teoria pedagogica
differente che si distacchi da quelle che sono le pratiche
dell’educazione tradizionale, si cercherà di valorizzare l’essere umano
in quanto tale, la sua libertà e la sua autonomia. Egli opera una
revisione di ciò che ha agito sul nostro sistema educativo attraverso
l’organizzazione di corsi che considerino la realtà esistenziale degli
alunni e lo sviluppo di un lavoro educativo partecipato insieme
all’uomo e non per l’uomo. Egli ci insegna che si può operare una vera
trasformazione dei metodi di insegnamento attraverso la creazione di
gruppi di studio e di azione in uno spirito di autogoverno. Il fiorire di
una mentalità nuova nell’educatore dovrà passare dal sentirsi
autorità al sentirsi amico e partecipante della vita degli studenti,
conoscendo le particolarità e le necessità di ognuno. Infine ci propone
il rinnovamento dei metodi e dei processi educativi non più modellati
sul paradigma lezione/ascolto i quali attraverso il dialogo e la
discussione in gruppo e con l’ausilio delle moderne tecniche
audiovisive sono finalizzati a imparare sì, ma insieme.
A partire da una ricerca bibliografica, cercheremo in un primo
momento di tracciare la storia delle esperienze di educazione
popolare in Brasile, comprendendo le specificità che hanno acquisito,
così da riflettere sull’influenza che i movimenti di cultura popolare
hanno avuto nella costituzione di un’idea del mondo da parte dei
soggetti che sempre furono relegati in secondo piano. L’educazione
popolare è nata fuori dalle scuole, nelle sedi delle organizzazioni
popolari, ma i suoi principi e la sua metodologia emancipatoria,
ebbero una ripercussione talmente grande nella società influenzando
sia le pratiche educative scolastiche, sia quelle che si sviluppano in
altri spazi educativi come i sindacati, le ONG, le Associazioni di
moradores o piuttosto le assemblee e i consigli popolari.
Le classi popolari sono detentori di un sapere non valorizzato, escluso
dalla conoscenza storicamente imposta dalla società. In questa realtà
in cui domina il potere delle multinazionali che fanno del mondo un
grande supermercato, dove tutto si vende e si compra, nella quale è
riconosciuto solo chi è capace di consumare di più, dove la maggior
parte delle diverse associazioni di solidarietà non ha posto nemmeno
per gli associati, l’oppresso deve uscire da tale condizione di
27

oppressione, lasciandosi stimolare dalla forza della coscienza liberata


della propria classe oppressa.
Pertanto riteniamo sia rilevante costruire un’educazione a partire
dalla conoscenza del popolo e con il popolo, provocando una lettura
della realtà nell’ottica dell’oppresso, che oltrepassi le frontiere dei
testi e costituisca nuove e inedite relazioni storiche e sociali.

2.2 La pedagogia degli oppressi di Paulo Freire: modelli


culturali

Nel 1968 Paulo Freire pubblicò il volume La pedagogia degli oppressi


che lo rese uno degli educatori brasiliani più conosciuti al mondo.
Ma quali sono i principali riferimenti culturali dell’autore in questo
volume? Sono due correnti filosofiche, molto diverse da loro, ma che si
completano l’una con l’altra: la filosofia marxista e la Teologia della
liberazione. Già nell’opera scritta l’anno precedente, L’educazione
come pratica della libertà (1967), erano presenti diversi riferimenti
alle due correnti di pensiero, alla doppia visione, socialista da un lato,
religiosa dall’altro. Ma, prima di procedere oltre, occorre precisare
che le posizioni del pedagogista non sono mai state esattamente
corrispondenti né all'una né all'altra.
L’idea di “umanizzazione dell’essere umano” si ispira al pensiero di
Marx dell'alienazione dell’uomo; la partecipazione ai processi sociali,
la riappropriazione del sé tramite la trasformazione della realtà,
trova fondamento e attualità nella visione marxiana del superamento
dell’alienazione umana nella società capitalista attraverso un’attività
pratica di emancipazione in vista dell’uomo "onnilaterale”, ossia un
essere umano che riesca a sviluppare tutte le sue capacità sia in
campo pratico, sia in campo teorico. L’idea dell’unione tra educazione
e lavoro è dunque un filo rosso che attraversa tutta la concezione
pedagogica di Paulo Freire che, arrivando alla distinzione teorica tra
educazione depositaria ed educazione problematizzante, caratterizza
il suo metodo pratico di alfabetizzazione degli adulti. Ma l'adesione di
Freire al marxismo non fu mai totale e incondizionata: criticò le
28

correnti marxiste considerandole troppo legate al determinismo


storico, troppo cieche di fronte alla realtà sociale.
Per quanto riguarda la Teologia della liberazione, Freire constatò
un'analogia con le teorie di Marx, al punto che può essere considerata
come una forma di marxismo “temperata” da altri tipi di istanze di
carattere umanistico-religioso calata nel contesto culturale
latinoamericano degli anni ’60 e ’70 del Novecento e basata
principalmente su un’interpretazione della teologia e delle Sacre
Scritture venata di istanze politiche e sociali.
Un elemento di collegamento forte fra il pensiero di Paulo Freire –
intellettuale latinoamericano, socialista e di radici cattoliche – e i
teologi della liberazione, consiste nel concetto di utopia come unione
di “denuncia” e “annuncio”. Secondo la corrente teologica
latinoamericana, infatti, mentre la denuncia serve per portare alla
luce la situazione socio-politica dell’America latina degli anni ’60 e
’70, basata sull’ingiustizia sociale, sulla violenza e sul dominio dei
forti sui deboli, degli oppressori sugli oppressi, l’annuncio, invece,
serve per portare al popolo un messaggio di lotta e di speranza in una
successiva liberazione degli oppressi di tutto il mondo.
Va precisato che tali concezioni della Teologia della liberazione sono
da contestualizzare geograficamente ai Paesi dell’America latina e
storicamente al peculiare momento rappresentato dagli anni ’60 e ’70,
in cui si agitavano molte speranze di liberazione dalle situazioni di
oppressione, generate dalla sudditanza storica ed economica dalle
economie dei paesi più avanzati che si materializzava in nuove forme
di dipendenza e di colonialismo.
Oggi, in seguito alle numerose prese di posizione della Chiesa
cattolica contro la Teologia della liberazione, il movimento religioso
latinoamericano risulta indebolito e meno organizzato, sebbene
esistano ancora numerosi sacerdoti, intellettuali cattolici e
protestanti che danno vita a numerose iniziative di educazione
popolare sul territorio.
Nella fase attuale, diversi studiosi e attivisti del movimento
latinoamericano, più che di Teologia della liberazione, preferiscono
parlare di “Teologie della liberazione”, ossia di movimenti religiosi
più vasti, che attraverso la chiesa ufficiale, le associazioni di
29

volontariato e le parrocchie slegate dai circuiti istituzionali, si


occupano delle problematiche sociali del nostro tempo a diversi livelli:
non solo del dramma della povertà, dunque, ma anche delle
differenze di genere, culturali e del problema ecologico.

2.3 L’eterna dialettica oppressi/oppressori

Nel libro pedagogia dell’oppresso vediamo che Freire spiega, la


contraddizione dell’oppressione espressa attraverso la complessa, ma
continua dialettica oppressori/oppressi, dinamica che vincola i due
ruoli l’uno con l’altro.
Altra ispirazione è la dialettica hegeliana “signore-servo” che viene
ripresa da Freire nella sua dialettica oppressore-oppresso che
potrebbe essere riassunta da quanto Marx ed Engels scrivono
nell’incipit del Manifesto del Partito Comunista:
“La storia di ogni società esistita sinora è storia di lotte di classi.
Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri di
corporazione e garzoni, sono sempre stati in conflitto tra loro, hanno
sostenuto una lotta incessante, a volte occulta a volte palese, una lotta
che si è sempre conclusa o con una trasformazione rivoluzionaria
dell’intera società o con la comune rovina delle classi in lotta”21
Dunque seppur Freire sia vissuto in un contesto storico ben
differente da quello di Hegel e Marx, possiamo dire che i loro pensieri
sono molto affini e, sebbene con le dovute distinzioni, possono essere
riassunti in questo schema:

Hegel Marx Freire


Tesi Borghesia Alfabetizzazione
Antitesi Proletariato Conscientizzazione
Sintesi Rivoluzione Liberazione
Signore vs Servo Borghesia vs Proletariato Oppressore vs Oppresso

21 Marx K., Engels F., Manifesto del partito comunista, Rizzoli, Milano 2001,
p.47.
30

Ma chi sono gli oppressori? Sono coloro che sfruttano ed esercitano


una violenza in forza del loro potere, anche laddove subdolamente
mostrano in apparenza una falsa generosità che, come avevano già
espresso Marx ed Engels sempre nel Manifesto, non modifica le cause
dell’ingiustizia, ma le preserva. Così si esprime Paulo Freire a
proposito della falsa coscienza della generosità del potere nei
confronti degli oppressi:
“Daí o desespero desta “generosidade” diante de qualquer ameaça,
embora tênue, à sua fonte. Não pode jamais entender esta
“generosidade” que a verdadeira generosidade está em lutar para que
desapareçam as razões que alimentam o falso amor. A falsa caridade,
da qual decorre a mão estendida do "demitido da vida”, medroso e
inseguro, esmagado e vencido. Mão estendida e trêmula dos
esfarrapados do mundo, dos “condenados da terra”. A grande
generosidade está em lutar para que, cada vem mais, estas mãos,
sejam de homens ou de povos, se estendam menos, em gestos de
súplica. Súplica de humildes a poderosos. E se vão fazendo, cada vez
mais, mãos humanas, que trabalhem e transformem o mundo. Este
ensinamento e este aprendizado têm de partir, porém, dos
“condenados da terra”, dos oprimidos, dos esfarrapados do mundo e
dos que com eles realmente se solidarizem. Lutando pela restauração
de sua humanidade estarão, sejam homens ou povos, tentando a
restauração da generosidade verdadeira.”22

22 Questo ulteriore passo spiega la concezione di falsa generosità per Freire:


“Perciò questa generosità si dispera di fronte a qualunque minaccia , sia pur
lieve, diretta contro la fonte della sua esistenza. Perciò questa generosità non
può capire che la vera generosità consiste nel lottare affinché spariscano le
ragioni che alimentano il falso amore. La falsa carità, da cui deriva la mano tesa
del “dimissionario della vita” impaurito e incerto, schiacciato e vinto. Mano tesa e
tremante degli straccioni di tutto il mondo, dei “dannati della terra”. La grande
generosità consiste nel lottare affinché queste mani, sia di uomini sia di popoli, si
tendano sempre meno in gesti di supplica. Supplica degli umili ai potenti. E
diventino sempre più mani umane, che lavorino e trasformino il mondo. Ma
questo insegnamento e questo apprendistato devono partire dai “dannati della
terra”, dagli oppressi, dagli straccioni, e da coloro che saranno realmente capaci
31

Chi sono gli oppressi invece?


Sono i vinti, gli sfruttati, i subalterni, gli esclusi, coloro che sono
ridotti al silenzio, eredi dello sfruttamento, i “dannati della terra”,
per utilizzare la nota espressione di Frantz Fanon23.
Il problema è allora quello di capire come gli oppressi riusciranno a
liberarsi dall’oppressione, raggiungendo la coscienza storica che non
sono destinati a permanere in quella condizione in eterno. Quella
coscienza, coniugando pensiero e azione, sarà la base per
interrompere definitivamente quel processo che trasforma gli
oppressi liberati in nuovi oppressori. Freire, fa l’esempio dei
contadini che vogliono la riforma agraria, ma che lo fanno solo perché
a loro volta desiderano diventare anch’essi padroni delle terre24.
La questione si riassume all’interno del concetto di libertà, del quale
bisogno temere le derive autoritarie sia da parte degli oppressi e sia
da parte degli oppressori. Il processo di liberazione non può allora
ridursi ad un mero scambio di ruoli ma deve essere il superamento
della contraddizione dialettica oppressori-oppressi. L’oppresso deve
rompere tale processo, attraverso il riconoscimento della propria
identità, e deve farlo senza rabbia e senza alcun sentimento di
vendetta contro l’oppressore.
La pedagogia dell’oppresso è la pedagogia dell’Uomo che non può
essere praticata dagli oppressori, che ne sono la causa, afferma
Freire. L'obiettivo della pedagogia dell'oppresso è la restaurazione
della vera soggettività degli individui che avviene grazie a una
generosità autentica, umanistica e non umanitaristica25. L’oppressore
dipende nella sua condizione dall’oppresso ma nel momento in cui gli
oppressi si libereranno, gli oppressori non esisteranno più, ed
entrambi incontreranno la libertà.

di diventare solidali con loro. Uomini o popoli, nella misura in cui lotteranno per
la restaurazione della loro umanità, tenteranno la restaurazione della vera
generosità.”
23 Cfr. F.Fanon, I dannati della terra, Einaudi, Torino 1962
24 P. Freire, La Pedagogia degli oppressi, a cura di Linda Bimbi, ed. EGA maggio

2002.
25 P. Freire, La Pedagogia degli oppressi, Ed. Paz e Terra, 1965.
32

Gli uomini riusciranno a liberarsi soltanto quando non si sentiranno


più come una “cosa” nelle mani di un altro, quando la loro umanità
uscirà fuori, quando si renderanno conto delle menzogne degli
oppressori che vogliono convincerli della loro incapacità stabilendo
che la condizione in cui si trovano è “quella che si meritano”. Gli
uomini riusciranno a liberarsi quando avranno la coscienza che la
causa di tale condizione è storicamente determinata dall’oppressore,
il quale distrugge le loro identità tenendo in mano le loro vite e li
convince che non possono fare altrimenti. E' qui che si avvierà il lento
processo di liberazione che accadrà inevitabilmente e non accadrà in
solitudine:
“Ninguém liberta ninguém, ninguém se liberta sozinho: os homens se
libertam em comunhão.”26
Il metodo per liberarsi secondo Freire, non è più nelle mani
dell’educatore, ma è nella stessa coscienza degli educandi: una
coscienza comune che cresce nelle menti degli uomini e delle donne
oppresse e diviene lotta per la libertà.

2.4 La concezione depositaria dell’educazione come


strumento di oppressione.

La concezione “depositaria” dell’educazione, secondo Freire, è il modo


per mantenere inerte la società, e ciò accade attraverso la cosiddetta
“malattia” dell’esporre, del narrare27. Ricollegandosi al discorso
sull'alienazione l’uomo subisce passivamente delle nozioni che
vengono imposte come certe senza alcuna discussione, senza dialogo.
I concetti, le parole, i luoghi geografici e le operazioni matematiche
non hanno qui alcun senso o significato. L'uomo, spogliato della
curiosità diviene un morto deposito di informazioni. L’educazione
depositaria stabilisce le conoscenze in una forma predefinita, già nota

26 Trad. it.: “Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: gli uomini si
liberano in comunione.”
27 P. Freire, La Pedagogia degli oppressi, 1965, Ed. Paz e Terra p.66.
33

in modo tale da renderle innocue e pronte all'uso passivo da parte


degli educandi. Per Freire in questo caso l’azione liberatrice si
manifesta con l'applicazione di un’educazione problematizzante che
generi nel discente coscienza di sé come un essere umano che vive nel
mondo, che stabilisca uno scambio continuo tra educatore ed
educando il quale non deve limitarsi a ripetere meccanicamente le
conoscenze. Le differenze tra educazione depositaria ed educazione
liberatrice si mostrano nella contraddizione educatore-educando, la
quale viene superata nel secondo modello educativo, mentre permane
invece nel primo. Gli educatori hanno l’obiettivo di condizionare la
mente degli educandi, considerati come meri vasi da riempire, in
modo tale che la situazione di oppressione per loro sembri la
normalità verificandone solamente la corretta e disciplinata
acquisizione. La seconda differenza che si evidenzia riguarda la
passività del dialogo nell’educazione depositaria: qui il dialogo tra
educatori e alunni è minimo, inibisce la creatività. Nell’educazione
liberatrice invece il dialogo è uno dei punti cardini, stimola la
riflessione e instaura nell’educando un pensiero critico in una forma
a tre dimensioni: l’azione, la riflessione e l’operazione trasformatrice
per mezzo della parola non più privilegio di pochi.
C'è bisogno allora di una vera e propria azione "investigatrice" da
stimolare nelle menti dell'educando a partire sempre dalla realtà e
non da contenuti prestabiliti come nell’educazione tradizionale. Per
cui innanzitutto non è possibile insegnare alle persone con parole che
non siano di dominio dell’educando e l'investigazione deve iniziare
dall’esperienza che l’alunno porta con sé, dalla sua vita, dalla sua
storia personale.
I temi generatori devono quindi essere propulsori per un nuovo
dialogo. Una società senza dialogo, senza scambio di esperienze, dove
l'educatore si mostra come detentore di verità assolute e non accetta
interferenze alle sue opinioni, è estremamente dannosa per l’uomo.
Senza dialogo la società si divide e diviene territorio facile per gli
oppressori. Ma il dialogo non annulla l’io: dove c'è "l'io e l'altro" che
34

dialogano in vista di una comune visione trasformatrice della realtà


c'è piuttosto libertà28.

2.5 Azione dialogica e anti-dialogica

Nella descrizione del sistema di oppressione antidialogico Paulo


Freire stabilisce quattro aspetti della cultura della dominazione:
conquista, divisione, manipolazione e invasione.
Il carattere principale dell’azione anti-dialogica è la conquista
dell'altro in vista della sua manipolazione:
“O antidialogico dominador, nas suas relaçoes com o seu contrário, o
que pretende é conquista-lo, cada vez mais, através de mil formas”.29
Il secondo punto è la divisione. Per mantenere il potere bisogna
dividere le masse che così possono essere dominate più facilmente.
Ma è attraverso la manipolazione, terzo elemento dell’azione anti-
dialogica, che gli oppressori controllano e conquistano le masse
oppresse. L’élite dominante attraverso la manipolazione delle masse
popolari ne impedisce ogni coscienza politica. Quanto più le masse
(che siano rurali o urbane) sono immature tanto più potranno essere
facilmente ingannabili:
“A manipulação, na teoria da ação antidialógica, tal como a
conquista a que serve, tem que anestesiar as massas populares para
que não pensem”30
Infine, l’invasione culturale è uno strumento di oppressione che
penetrando nel contesto culturale originario e distruggendo ogni

28 Cfr A. MEDEIROS, Humanização versus Desumanização: reflexões em torno,


da Pedagogia do Oprimido, Revista Reflexões, ano 2, n. 3, p. 127-137.
29 L’antidialogico dominatore, nelle sue relazioni con il suo opposto, quello che

pretende è conquistarlo, ogni volta di più, attraverso mille forme. (Traduzione


dal portoghese, Freire, p.78.)
30 La manipolazione, nella teoria d’azione anti-dialogica, così come serve la

conquista, deve anestetizzare le masse popolari affinché non pensino.


(Traduzione dal portoghese, Freire, p.84.)
35

originalità e imponendo la propria visione del mondo ne impedisce


ogni autonoma capacità creativa.
L’azione dialogica, esattamente al contrario, è composta invece da:
collaborazione, unione, organizzazione e sintesi culturale.
La collaborazione dialogica, intende l’altro come altro e rispetta la
sua cultura. Nell'unione il popolo trova la sua vera forza che le
permetterà di manifestare e praticare con efficacia il suo spirito
rivoluzionario. La sintesi culturale sarà l'espressione di tutto il
processo di comprensione e dissoluzione della dialettica permanenza-
cambiamento che compone la struttura sociale. Ma ciò può accadere
soltanto se si opererà una profonda trasformazione del processo
educativo in vista di una conscientizzazione generalizzata, lenta e
graduale. Freire crede in una rivoluzione nella struttura sociale,
attraverso la quale gli uomini diventino capaci di costruire la loro
storia, senza un futuro a priori a loro imposto dalle minoranze
dominanti.
Analizzando l'opera di Paulo Freire, comprendiamo che fino ad oggi,
nelle nostre scuole, il concetto di educazione problematizzante ancora
non è riuscito ad essere impiantato. Il professore vive nel dilemma
tra insegnare ciò che pensa o eseguire il programma che gli viene
imposto dagli organi educativi il cui contenuto non coincide con la
realtà vissuta dai suoi alunni. L’educatore oggi, è vittima esso stesso
tanto quanto l’oppresso. Il sistema educativo attuale si configura
attraverso una piramide, nella quale le unità gerarchiche
“dominanti” esercitano una forte pressione sui “dominati” secondo la
legge del più forte.
36

2.6 Pedagogia dell’autonomia

Nel suo libro La pedagogia dell'autonomia Paulo Freire ci invita ad


una riflessione sull’insegnamento in forma sistematica,
approfondendo dei temi relativi alla formazione docente e alla pratica
di tale formazione. Così si esprime in un passo del testo citato
rispetto agli scopi pratici del docente, del formatore.
“...é nesse sentido que reinsisto em que formar é mais do que
puramente treinar o educando no desempenho de destrezas.”31
Paulo Freire oltre ad affermare che la formazione docente va oltre lo
sviluppo di mere abilità tecniche, critica categoricamente il sistema
educativo neoliberista stigmatizzandone l’ideologia come “fatalista”.
Il punto di vista di Freire è molto chiaro in tutto l’andamento del
libro e può essere riassunto in questa affermazione: "non c’è
insegnamento senza reale apprendimento.”32 Insegnare, dunque, esige
rigore metodico, ricerca personale, rispetto dei saperi e della cultura
dell’educando, criticità, estetica, etica, ma soprattutto riflessione
critica. Questi aspetti non possono e non devono mai prescindere
dall'autonomia dell'allievo e dalla responsabilità del docente.
La formazione dei docenti è il punto centrale della sua riflessione in
questo suo lavoro inserito in una visione globale che concede
all’insegnante l’opportunità – dall’inizio della sua vita accademica –
di assumere la libertà come soggetto di produzione del sapere anche
perché: “chi forma si forma e riforma al formare, e chi è formato si
forma e riforma nell’essere formato.”33
In questo modo viene spiegato chiaramente che l’insegnamento non
dipende esclusivamente dall’insegnante, così come l’apprendimento
non è qualcosa solo degli alunni. Chi insegna dunque, apprende

31 FREIRE, Paulo, Pedagogia da autonomia- saberes necessários à pratica


educativa, 25° Ed. – São Paulo, Paz e Terra, 1996. “Ed è in questo senso che
insisto sul fatto che formare è più che puramente allenare l’educando nello
svolgimento di destrezze.” (Libera traduzione dell’originale in lingua portoghese.)
32 Ivi, “não há docência sem discência”, p.23.
33 Ivi, “quem forma se forma e re-forma ao formar, e quem è formado forma-se e

forma ao ser formado”, p.26.


37

nell’atto di insegnare, chi apprende insegna nell’atto di apprendere.


Entra in questione la relazione tra “io” e “tu”, che sempre saranno
coinvolti in questo processo di acquisizione di conoscenze. Sempre c’è
un dialogo tra questi due estremi - che non sono poi così estremi -
parti in causa con la medesima dignità del sistema educativo.
Perciò, la cultura del professore non vanta alcuna superiorità perché
possiede delle conoscenze che l’educando ancora non ha acquisito, ma
come l’alunno, partecipa dello stesso processo di costruzione comune
dell’apprendimento.
È altresì assolutamente necessario il rigore metodico, morale e
intellettuale che l’educatore deve sviluppare in sé stesso, come
ricercatore, soggetto curioso che cerca il sapere e lo assimila in forma
critica. Orienta i suoi allievi a seguire la stessa linea metodologica e
di studiare relazionando le conoscenze acquisite con la realtà della
loro vita, della loro città e dell’ambiente sociale perché: “non c’è
insegnamento senza ricerca e non c’è ricerca senza insegnamento” 34.
Questo continuo ricercare, trovare e comprendere criticamente
avverrà però soltanto se il professore saprà pensare. Per Freire saper
pensare è dubitare delle proprie certezze, questionare le proprie
verità. Se il docente fa questo in prima persona, avrà facilità nel far
sviluppare nei suoi alunni lo stesso spirito.
Insegnare, apprendere e fare ricerca si legano attraverso la
mediazione fra due momenti, quello dell'apprendimento di
conoscenze già note e quello dove si lavora alla produzione di
conoscenze ancora ignote.
Insegnare, dunque, richiede di un pensare certo, accettando senza
paura i rischi, le sfide e le novità provenienti dalla società intesa
globalmente e rigettando qualsiasi forma di discriminazione razziale,
classista, di genere o status sociale. È pertanto necessario negare il
pensiero neoliberale che vede la realtà in modo fatalista, come
qualcosa di concluso e immodificabile.

34 Ivi, p. 32.
38

Freire utilizzando un linguaggio molto vicino al lettore, afferma a


chiare lettere che insegnare esige rispetto dell’autonomia
dell’educando, dialogo e una buona dose di buon senso:
“... não é possível respeito aos educandos, à sua dignidade, ao seu ser
formando-se, à sua identidade fazendo-se, se não se levame em
consideração as condições em que eles vem existindo (…)“35
Apprendere è sempre una scoperta creatrice che si apre ai rischi e
all’avventura dell’essere. Egli ci avverte che per insegnare è
necessario essere curiosi, senza mai negare o inibire la curiosità degli
educandi. Ma quando gli educatori sono obbligati a seguire
inderogabilmente i programmi, senza cura delle necessità del singolo
si parlerà di curiosità addomesticata che, se pur otterrà la
memorizzazione dei dati nozionistici, mai riuscirà nell’apprendimento
reale delle conoscenze.
L’importante è rendere i ragazzi curiosi, insegnare loro a porre degli
interrogativi, a non accontentarsi mai delle nozioni così come sono in
una relazione costante con la figura docente, dialogica, aperta,
curiosa, investigativa e soprattutto non passiva36.
L’educatore deve partire proprio dalle curiosità degli alunni,
raccoglierle in un nastro per poi riascoltarle tutti insieme in una che
davvero sarà partecipativa.
Per Freire, uomini e donne sono gli unici esseri capaci di apprendere
con allegria e speranza (Pedagogia degli oppressi). L'alfabetizzazione
si realizza nell'umano come “espulsione dell’oppressore da dentro
l’oppresso”, come liberazione della colpa (imposta) con la sua venuta
al mondo. D’altra parte, Freire, insiste sulla “specificità umana”
dell’insegnamento, fra competenza professionale e generosità
personale, senza autoritarismi e arroganza, in un clima di rispetto e
disciplina reciproci. Per cui come afferma Freire non si potrà mai

35 Ivi, “non è accettabile nel rispetto dell’educando, della sua dignità, del suo stare
formandosi, la sua identità facendosi, se non si considerino le condizioni in cui
loro stanno vivendo.”, p. 65.
36 Cfr. FREIRE, Paulo, Pedagogia da autonomia - saberes necessários à pratica

educativa, 25° Ed. – São Paulo, Paz e Terra, 1996.


39

separare “la pratica dalla teoria, l’autorità dalla libertà, l’ignoranza


dal sapere, il professore dall’alunno, l’insegnare dall’apprendere.” 37
Essenzialmente, insegnare, è una forma di intervento nel mondo, una
presa di posizione, una decisione, fino ad essere una rottura con il
passato e con il presente.
Così, quando parla di “educazione come intervento”, Paulo Freire si
riferisce a cambiamenti reali nella società: nel campo dell’economia,
delle relazioni umane, della proprietà, del diritto al lavoro, alla terra,
all’educazione, alla salute, con un chiaro riferimento alla situazione
in Brasile e negli altri paesi dell’America Latina.
Egli vede l’educazione che deve essere in grado di stabilire l’autentica
comunicazione tra le persone, con anima, sentimenti ed emozioni,
desideri e sogni “fondata sull’etica nel rispetto della dignità e della
propria autonomia dell’educando.”38
I professori devono essere guidati dall’Etica universale dell’essere
umano, senza cinismi, combattendo la malvagità dell’etica del
mercato mondiale basata unicamente sul profitto. Il pensiero certo
deve negare come suo contrario il pensare alienato, massificato e
antidemocratico.
Il rispetto dell’autonomia e della dignità di ognuno è un imperativo
etico e non un favore che possiamo o non possiamo concedere. Il
professore che disprezza la curiosità dell’educando, il suo gusto
estetico, la sua inquietudine, il suo linguaggio, più precisamente, la
sintassi e la prosa; il professore non dovrà mai deridere l’alunno,
sminuirlo, ordinandogli di “stare al suo posto” al primo segnale di
ribellione. Quest’apertura al voler bene non significa che, come
professore, sia obbligato a voler bene a tutti gli alunni allo stesso
modo. Significa, di fatto, che l’affetto non deve spaventare il docente,
che non deve aver paura di manifestarlo. Il professore deve
considerare come falsa la radicale separazione tra serietà docente e
affetto.

37 Ivi, p. 106-107.
38 Ivi p. 111
40

È degno di nota la sua considerazione di quella forza misteriosa,


chiamata vocazione, che spiega la devozione con la quale i professori
resistono nel loro lavoro nonostante le scarse motivazioni
economiche.
L’incompletezza dell’essere è propria dell’esperienza vitale: dove c’è
vita, c’è incompletezza. La differenza tra un essere incompleto ed un
essere determinato è che il primo sebbene sia condizionato, ha
coscienza della sua incompletezza. L’essere incompiuto sa che il
passaggio per il mondo non è pre-determinato, pre-stabilito, ed il suo
“destino” non è un dato, ma è qualcosa di cui noi stessi siamo
responsabili.
Nell’opinione di Paulo Freire, infine, non è possibile che il buon
professore sia completamente apolitico, dato che sta esponendo le sue
opinioni e insegnando molti concetti basati sulla sua visione del
mondo. Ma, seppur la visione politica è impossibile da nascondere,
essa può mutare. E questo rinforza in lui o in lei l’importanza del suo
compito politico–pedagogico.

2.7 Educazione come pratica per la libertà: il metodo di


alfabetizzazione.

In questo lavoro39 Paulo Freire espone il suo “metodo” di


alfabetizzazione degli adulti in un modo minuzioso,
contestualizzando storicamente la sua proposta e esponendo i suoi
presupposti politici e filosofici. Nell’introduzione, Francisco Weffort
descrivendo l'esperienza didattica nella città di Angicos, nello stato di
Rio Grande del Nord, nel 1962, nella quale 300 lavoratori rurali
furono alfabetizzati in 45 giorni, parlerà del rispetto per la libertà
degli educandi, che non verranno più definiti come analfabeti, ma
come alfabetizzandi.

39Cfr Paulo Freire, Educazione come pratica per la libertà, Milano, Arnoldo
Mondadori Editore, 1973.
41

Nel periodo tra giugno 1963 e marzo 1964, si svilupparono corsi di


formazione da parte dei coordinatori in varie capitali degli stati del
Brasile. Fu prevista l’istallazione di 20.000 circoli di cultura in tutto
il paese, capaci di accogliere due milioni di persone. Iniziò così la
campagna di alfabetizzazione nazionale, che fu però interrotta dal
colpo di Stato militare che come dice Weffor ebbe tra i suoi risultati la
distruzione di quello che era stato il maggior sforzo di
democratizzazione della cultura mai realizzato in Brasile.
Il libro è diviso in 4 capitoli:
1. La società brasiliana in transizione, punto di partenza nella
quale l’autore presenta la sua interpretazione rispetto alle forze
politiche che si disputavano il potere all’inizio degli anni ‘60.
2. La società chiusa e l’inesperienza democratica.
3. L’educazione contro la massificazione. L’autore qui espone la sua
concezione pedagogica, contrapponendola alla pedagogia
tradizionale.
4. L’educazione e la coscientizzazione. Qui vengono mostrate le
esperienze pedagogiche, il metodo di alfabetizzazione degli adulti,
avvenute in Brasile, nel periodo antecedente al 1964.
Paulo Freire definisce la sua filosofia chiaramente quando scrive
dell’importanza della vera esistenza che non si spiega attraverso il
puro e semplice vivere. Essa oltrepassa il vivere, è più di stare
semplicemente al mondo, è stare nel mondo e con il mondo, è
individuale e si realizza solo con gli altri “esistenti”. Trascendere,
discernere, dialogare, comunicare e partecipare sono azioni
esclusive dell’esistere. Ereditando l’esperienza acquisita, creando e
ricreando, integrandosi alle condizioni date dal proprio contesto,
rispondendo alle proprie sfide, Paulo Freire intende che
integrazione non significa alloggio, l’integrazione è il risultato
della capacità di adattarsi alla realtà, accresciuta dalla possibilità
di trasformarla. L’uomo integrato è un uomo veramente soggettivo,
mentre l’adattamento è un atteggiamento passivo. Creando,
ricreando e decidendo quel soggetto è capace determinare le
epoche storiche, e sarà anche creando, ricreando e decidendo che
l’uomo parteciperà all’avvenire storico.
42

Ma, purtroppo, seguendo il discorso di Paulo Freire, quello che


invece accade sotto i nostri occhi è che l’uomo è distrutto,
convertito in spettatore, diretto dai miti e dalle false illusioni che
la classe dominante gli ha imposto. L’uomo tragicamente
spaventato dalla libertà non crede più nella libera convivenza tra
gli uomini ed è annichilito.
Paulo Freire vorrebbe che tutti credessero nell’uomo, in quanto
tale. L’autore riscatta la storia del Brasile durante il periodo
coloniale chiarendo l’inesistenza della partecipazione popolare nel
periodo repubblicano. L’autore afferma che in tali condizioni non si
poteva comprendere le fasi di transizione, e nemmeno intendere i
possibili cambiamenti40.
Egli critica l’educazione tradizionale, e spera nel superamento di
questa situazione, dimostrando che per la crescita nella persona
umana e nella sua capacità di educarsi come soggetto è necessaria
un’educazione alla responsabilità sociale e politica. Un’educazione
che collochi in dialogo costante con l’altro, che abbia delle pratiche
che vadano oltre la semplice teoria, enfatizzando che niente o
quasi niente nell’educazione tradizionale ha una comunicazione
reale che sviluppi nello studente il piacere della ricerca e della
contestazione. Questa è la situazione dell’educazione scolastica
nella società brasiliana chiusa.
Paulo Freire analizza che solamente in questo secolo il Brasile ha
iniziato un profondo cambiamento. È questo il clima di
transizione, il sentire finalmente l’opportunità di un intervento
pedagogico critico che crede nelle potenzialità dell’educando di
saper fare, lavorare e discutere. La democrazia e l’educazione
democratica si fondano entrambe nella fiducia nell’uomo, nella
fede nell'uomo.
L’autore racconta che da più di 15 anni la sua équipe aveva
accumulato esperienze nel campo dell’educazione degli adulti. I
professori di questo nascente movimento erano chiamati
coordinatori e istituivano dibattiti a gruppi. Secondo Freire, i

40 Crf., https://pedagogiaaopedaletra.com/resenha-educacao-como-pratica-
liberdade-paulo-freire-2/.
43

risultati erano sorprendenti: in una delle esperienze, uno dei


partecipanti scrisse con sicurezza: "Io già sono sorpreso da me
stesso!". Si ha qui la conferma che nessuno ignora tutto e nessuno
sa tutto. Questi coordinatori, che avevano la validissima
collaborazione dell’equipe del Servizio di Estensione Culturale
dell’Università di Recife, tentarono di realizzare un programma di
educazione calato nel contesto reale e indirizzato ai veri bisogni
della popolazione. Pensavano di rendere critico l’uomo attraverso il
dibattito intorno alle situazioni di sfida che l'esistenza opponeva
loro.
La prima parola generata dalla ricerca applicata nello Stato di Rio
de Janeiro è stata Favela, e attraverso una fotografia si sono
discussi i problemi riguardanti le abitazioni, l’alimentazione, il
vestiario, la salute e l’educazione. Subito dopo il gruppo di
alfabetizzandi comincia a creare parole con le combinazioni a loro
disposizione.
Le idee di Paulo Freire in relazione al processo di alfabetizzazione
degli adulti comincia con la critica del sistema tradizionale che
utilizzava il manuale scolastico come base per le sue lezioni. Il
vecchio manuale, insegnava attraverso la ripetizione delle parole
aleatorie formate per l’unione di una consolante ed una vocale.
Vediamo il caso della consonante “V”:
“Eva viu a uva
A ave è do Ivo
Ivo vai à roça”.
È un metodo astratto, pre-fabbricato ed imposto, attraverso il
quale si impara meccanicamente la struttura della frase. A partire
da questo, Paulo Freire ha cercato il cammino per incontrare un
modo più umano di insegnare-apprendere a leggere e scrivere.
La metodologia seguita per alfabetizzare giovani e adulti venne
poi comunemente riconosciuto metodologia freiriana.
Ma il metodo che cos’è? È un cammino, dal latino methŏdus, che a
sua volta deriva dal greco μέϑοδος cioè "ricerca, indagine,
investigazione" ed è formato dal prefisso met- (μετα-) che in
44

combinazione con il sostantivo ὁδός cioè "strada" assume il


significato di "strada con la quale si va oltre"41.
A partire da questo cammino Paulo Freire pensò di alfabetizzare le
persone conoscendo le loro storie, ed è a partire dalle loro vite che
egli andrà a creare e a sviluppare la logica del metodo:
metodologia=conoscenza del metodo.
L’idea era che il suo metodo rappresentasse una concezione
dell’educazione, una filosofia dell’educazione, ed è per questo che
egli fu così importante nella storia dell’educazione brasiliana e
mondiale. La metodologia di Paulo Freire viene utilizzata
nell’educação infantil a pòs-graduação42, ma non solo, esso viene
praticato anche nel quotidiano, nelle nostre relazioni umane, in un
orizzonte dialogico, orizzontale.
In che cosa consiste il metodo di Paulo Freire?
Il metodo, così come viene stabilito nel libro "Educazione come
pratica per la libertà" segue tre fasi distinte tra loro:
 Investigazione
 Tematizzazione
 Problematizzazione
La prima fase di costruzione del metodo è stata chiamata anche:
“sollevamento dell’universo vocabolario”, “ricerca e scoperta
dell’universo vocabolario”, “investigazione dell’universo tematico”.
Non è una ricerca scientifica, non verrà verificata alcuna ipotesi.
Si tratta di una ricerca semplice che ha come obiettivo immediato
l’ottenimento dei vocaboli più usati dalla popolazione che sarà
alfabetizzata.43
Nella seconda fase, in cui verranno analizzati i temi principali, e
una volta composto l’universo di parole generatrici, si tratterà
soltanto di esercitare partecipativamente una pratica di
acquisizione di questo universo verbale.
41Cfr.: https://it.wiktionary.org/wiki/metodo
42Trad. it.: “Dall’educazione dell’infanzia fino al post-laurea.”
43 Cfr., Brandão, Carlos Rodrigues, O Que É o Método Paulo Freire. Ed.

Brasiliense – São Paulo, 1996.


45

La terza tappa è quella della problematizzazione nella quale si


analizzeranno i temi che sono stati codificati o decodificati.

2.8 La pratica del metodo Freire

Il metodo Freire mostra tutta la sua forza a partire dalla cultura


delle persone, che in tal modo si sentono rispettate e valorizzate.
Cambia la metodologia educativa classica in cui veniva trasmesso
agli alunni un contenuto imposto dall’educatore. Freire inverte
questa logica: il professore, invece di collocarsi davanti ai suoi
alunni con una lezione “pronta”, comincia a lavorare con essi
considerandoli come “partecipanti attivi del circolo”. Inizia ad
educare partendo dalla persona, dalle tradizioni, dall’agire e dal
dialogo che sarà rispettoso e attento. Il lavoro didattico si fonda
inizialmente su un materiale di studio denominato da Freire -
parole generatrici - cioè parole che ci “parlano” direttamente.
Qualsiasi processo educativo inizia quindi conoscendo la realtà,
conoscendo le persone, il linguaggio locale, as girias44, i contesti in
cui esse vivono e convivono e proprio da qui si parte per poi tirare
fuori un insieme di parole che serviranno a codificare e
decodificare, cioè organizzare il pensiero invece di seguire
pedissequamente un manuale già definito.
Le tre tappe del percorso di alfabetizzazione, delle quali abbiamo
accennato nel paragrafo precedente, saranno i momenti di una
nuova concezione metodologica dell'insegnare.
Attraverso l’investigazione verranno create le parole generatrici
scelte dopo una minuziosa ricerca nell’ambiente circostante. Così,
per esempio, nelle comunità che vivono in una favela, la parola
FAVELA è generatrice, perché associata direttamente alla vita
quotidiana. Freire spiega questo concetto con un esempio: egli dice
che si dovrebbe utilizzare un proiettore e proiettare la parola
FAVELA prima ancora della sua divisione in sillabe (FA-VE-LA).
44 Trad. it.: i modi di dire.
46

In seguito, si proietterà la parola divisa in sillabe ma in posizione


verticale:
FA
VE
LA
E completeremo il quadro con i rispettivi fonemi:
FA FE FI FO FU
VA VE VI VO VU
LA LE LI LO LU
A partire da qui, il gruppo passa a creare altre parole, come FALA,
VALA, VOVO, VIVO, VUVA, LEVE, FILA, VILA.
Un altro esempio, adattabile all’ambiente circostante, è la parola
TRABALHO
TRA TRE TRI TRO TRU
BA BE BI BO BU
LHA LHE LHI LHO LHU
E così di seguito, la formazione delle parole verrà costruita sempre
a partire da fonemi già usati in parole presentate anteriormente.
Queste parole costituiscono quello che si chiama Fichas de cultura
(schede di cultura), che possono essere completate anche con
disegni.
Le parole generatrici non è necessario che siano molte: da 16 a 23
vanno bene. Insieme esse, devono attenersi a tre criteri di scelta
basici:
 la ricchezza fonemica della parola generatrice
 le difficoltà fonetiche della lingua
 il senso pragmatico degli esercizi
Nel modo in cui l’apprendimento si va sviluppando, si forma un
“circuito di cultura” tra educatori ed educandi, dando la possibilità di
collocarvi temi generatori adatti per la discussione.
47

Un’idea della tematizzazione può essere rappresentata dalla


discussione della parola generatrice SALARIO.
Vediamo come si articola la tematizzazione:
1) Idee per la discussione:
 Valorizzazione del lavoro e ricompensa
 Finalità del lavoro: mantenimento del lavoratore e
della sua famiglia
 Orario di lavoro
 Il salario minimo e la tredicesima
 Il riposo settimanale e le ferie

2) Finalità della conversazione:


 Discutere della situazione del lavoro dei lavoratori
 Riproporre al gruppo la conoscenza delle leggi dei
lavoratori
 Portare il gruppo ad esigere salari giusti

Riassumendo dunque possiamo suddividere il metodo in 5 fasi


d’applicazione: la prima fase in cui vi è una conoscenza reciproca
delle parole e del linguaggio dei membri del gruppo; nella seconda
fase vengono scelte le parole selezionate, seguendo la ricchezza
fonetica e la difficoltà fonetica, in una sequenza dalle più semplici
alle più complesse; nella terza fase vi è la creazione di situazioni
esistenziali caratteristiche del gruppo; nella quarta fase vengono
create delle schede-sceneggiature che serviranno da aiuto nei
dibattiti, senza seguire una prescrizione rigida; la quinta e ultima
fase crea delle schede di parole per la decomposizione delle famiglie
fonetiche corrispondenti alle parole generatrici.

Il lavoro con il tema generatore nella EJA fase I45, contempla


l’interdisciplinarietà integrando Língua Portuguesa, Matemática,
Estudo da Sociedade e Natureza 46. Verranno inoltre sviluppati temi

45 Corrispondente alla nostra scuola primaria.


46 Trad. dal portoghese: “Studio della società e della natura”.
48

giorno per giorno assieme agli educandi, attraverso la musica, le


poesie, i testi informativi sull'attualità.

In poco tempo, gli alfabetizzanti adulti arrivano ad un livello di


alfabetizzazione elementare, quella in cui la persona riconosce lettere
e parole, legge frasi e scrive piccoli messaggi. Tuttavia, molto tempo
ancora sarà necessario perché lo studente passi da un livello
elementare ad un livello più complesso. Questo viene raggiunto
quando la persona apprende a leggere e a scrivere fluentemente,
comprende in maniera personale che cosa significa leggere e sa dare
a quello scrive un interpretazione adeguata e propria.
Esistono molti metodi di alfabetizzazione e di scolarizzazione
primaria dei giovani e degli adulti, ma quello di Freire ha un
atteggiamento nei confronti degli uomini che lo rende diverso da tutti
gli altri. Così si esprime in un suo noto articolo del 1963:

Ao invés da escola noturna para adultos, em


cujo conceito há certas conotações um tanto
estáticas, em contradição, portanto, com
a dinâmica do trânsito, lançamos o círculo
de cultura. Como decorrência superamos
o professor pelo coordenador de debates.
O aluno pelo participante do grupo. A aula
pelo diálogo. Os programas por situações
existenciais, capazes de, desafiando os grupos,
levá-los, pelos debates das mesmas, a
posições mais críticas.47

47 Da un articolo di Paulo Freire intitolato: Conscientização e alfabetização: uma


nova visão do processo, in Revista de Cultura da Universidade do Recife, número
4, abril/junho de 1963. Trad. it.: “Invece della scuola notturna per gli adulti, che
aveva certe connotazioni un po’ statiche, in contraddizione, pertanto con le
dinamiche di trasferimento, lanciammo il circolo di cultura. Superammo l’idea
della figura del professore con quella di coordinatore di dibattito, la figura
dell’alunno con quella di partecipante del gruppo. La lezione con il dialogo. I
programmi con fatti esistenti, capaci di sfidando i gruppi, portandoli a saper fare
dibattiti, con un fare sempre più critico.”
49

Possiamo immaginare una “lezione” freiriana in cui, al posto


dell’opposizione tra un professore che sa (o pensa di sapere) e una
classe di alunni che non sa (o pensa che di non sapere), quello che
accade è un incontro dei partecipanti della “comunità che apprende”.
Un’equipe di lavoro alla volta dell’insegnamento-apprendimento
motivata da un intenso scambio di esperienze ed idee. Un gruppo di
educatori-educandi nel quale chi insegna apprende e chi apprende ha
qualcosa da insegnare. Uno scenario di “lavoro di apprendimento”
dove nessuno insegna a nessuno, ma tutti apprendono gli uni con gli
altri, tutto tra tutti. I partecipanti insegnano e apprendono perché
non studiano i saperi “esterni”, portati a loro, ma operano i saperi
integrando quello che viene da fuori con le proprie esperienze, le
proprie conoscenze.
Si pensi ad un’esperienza di alfabetizzazione in cui al posto di
apprendere solo a leggere e scrivere parole in modo non armonioso e
meccanico, si arriva a saper leggere e scrivere parole per mezzo
dell’apprendimento “in diretta”. Uno scambio continuo di saperi nel
quale si apprende ad ascoltare e a parlare, e al tempo stesso a leggere
e a scrivere.
Concludiamo con un passo tratto dal libro Pedagogia dell’autonomia,
ma che si ricollega nella pratica del metodo esposto nel libro
Educazione come pratica per la libertà:
“L’educatore democratico non può negarsi al dovere della sua pratica
docente, rinforzare la capacità critica dell’educando, la sua curiosità,
la sua insubordinazione. Uno dei suoi compiti principali è lavorare
sulla rigorosità metodica con gli educandi, con la quale essi devono
“approssimarsi agli obiettivi cognitivi”, questa rigorosità metodica
non ha niente a che vedere con il discorso depositario che trasferisce
l’oggetto del contenuto.”48
Concludendo questo lungo capitolo volgiamo soltanto dire che Paulo
Freire è vivo nel suo legame di profonda trasformazione ed azione
rinnovatrice del processo di alfabetizzazione dei sistemi di educazione

48 FREIRE, Paulo, Pedagogia da autonomia- saberes necessários à pratica


educativa, 25° Ed. – São Paulo, Paz e Terra, 1996.
50

popolare. Le sue opere, la sua vita saranno sempre un segno di


speranza e di sogni possibili per le persone oppresse di tutto il
mondo.
Considerato il maggior educatore del XX secolo, Paulo Freire è
l’espressione del compromesso con la giustizia e l’umanizzazione e
continua a vivere nel lavoro delle persone, nelle ONG, in eventi ed
azioni di inclusione sociale come nell’Istituto Paulo Freire, che ha
sede anche in Italia, il quale organizza e sviluppa progetti di
formazione (presenziale e a distanza), orientamenti per la
dimensione socio-ambientale in tre aree di attuazione: educazione
degli adulti, educazione per la cittadinanza ed educazione popolare.
Le azioni educative dell'Istituto fondandosi su principi orizzontali e
di lavoro collettivo e utilizza una metodologia essenzialmente
dialogica, inclusiva, rispettosa delle diversità delle differenze e delle
somiglianze tra le culture e i popoli che incentiva all’auto-
organizzazione e all’auto-determinazione.
Si sta pensando anche ad un possibile progetto di formazione degli
educatori a Jandira secondo le metodologie freiriane, ma di ciò si
parlerà nel prossimo capitolo.
51

3. ESPERIENZA DI CAMPO: JANDIRA, SÃO


PAULO.

3.1 Il contesto socio-antropologico.

Jandira, venendo dall’aereoporto di Guarulhus, sull’autostrada, si


percepisce subito che sarà una città difficile da identificare. Appare
come un susseguirsi di costruzioni accostate, sovrapposte,
incomplete. Tutte diverse nell’improvvisazione, tutte uguali nei
materiali e nella precarietà. È un paesaggio illimitato di piccole
colline interamente ricoperte di costruzioni “tirate su” in blocchetti di
cemento, mattoni forati, lamiere, legni, piastrelle, materiali di
recupero, pannelli diversi e colorati… che tutti insieme raggiungono
un’omogeneità ininterrotta; così incessante da essere percepita come
regolare. Ciò che mi colpisce, è la continuità sconfinata e serrata di
questo paesaggio uniforme, ma intessuto – nelle tante abitazioni– di
una miriade di storie, di tante vite, di tante unicità.
L’esigenza ineliminabile di un alloggio e la necessità per ogni uomo di
radicare fisicamente la propria identità, la propria esistenza, la
propria sicurezza, i propri valori hanno creato questo caos apparente
e sembrano reclamare il dovere sociale di ricercare soluzioni
progettuali capaci di ridare un ordine alle cose. Il problema è: quali?
L’unica certezza è che la scelta non può cadere su una miope
strategia della rimozione, fisica o mentale.
La gigante São Paulo è distante 40 km, pensando al suo centro. Ma
questa distanza non misura altro che una convenzione. Solo venendo
a Jandira si può capire cosa sia la grande di São Paulo, con i suoi
ventidue milioni di abitanti. Con lo squadernarsi delle favelas
contrapposte ai condomini fechadi49, con il suo insensato
accostamento di ricchezze smisurate e di smisurate povertà. Di
grattacieli con a lato baracche, di grandi infrastrutture e di assenza
di servizi. Di compound come Alphaville, che sarebbe una collina

49 Trad. it.: Condomini chiusi. Si è preferito lasciare il termine in lingua


originale.
52

vicino a Barueri, altra città tra São Paulo e Jandira, caratterizzata


da super ville blindatissime, nelle quali abitano i vips della movida
paulista e dove si cerca di riprodurre in vitro una tranquillità
apparente costruita su misura per benestanti.
São Paulo vive con il centro congestionato e bloccato e le grandi
arterie che faticano a far scorrere il traffico verso le periferie e le
tante Jandira, abbandonate a se stesse. Oggi non si può dire più
quale delle due São Paulo sia la faccia nascosta dell’altra, ma con
certezza è chiaro che São Paulo è tutte queste cose insieme.
Un nonsenso urbano, un arrocco, una mistura arrogante e insipiente
di due antistati: quello dei ricchi e quello dei poveri, entrambi
infiltrati e a volte governati dalla criminalità, tenuti insieme a fatica
dallo Stato ufficiale.
A Jandira non è possibile pensare che la soluzione sia una semplice
presa d’atto del fatto che le città contemporanee non sono
esattamente quelle che studiano e discutono gli architetti, quelle
nelle quali c’è l’illusione di essere artefici, ignari di vedere la vera
faccia di quello che sono.
Le città satellite, in Brasile, non sono più periferia. Sono esattamente
il baricentro decentrato di un mondo nuovo. Credo che sia questo il
pensiero che ha guidato padre Gianchi a lasciare l’Italia e a radicarsi
in Brasile.
Vivere in Brasile, ma a Jandira è stata un’esperienza sociologica,
politica, antropologica e mistica al tempo stesso.
Sociologica perché è un’immersione del corpo vivo di una comunità in
cerca di un progetto per il proprio futuro.
Politica perché è la dimostrazione che non c’è politica senza progetto
e che ciò che conta non è l’attesa messianica di un cambiamento
immediato, ma la giusta visione ed una paziente attesa (paziente sì,
con i brasiliani ci vuole tanta pazienza).
Mistica perché è la sperimentazione di come la spiritualità possa
aiutare gli altri; il cammino con gli altri senza pregiudizi nella lotta
per la liberazione dalla miseria umana.
53

Soprattutto vivere nella casa di padre Gianchi, un prete missionario


che dagli anni 80 ha deciso di trasferirsi in Brasile per seguire la sua
passione più grande: aiutare gli altri.
“Vivere in certi posti, emarginati e violenti, significa esporsi a certi
rischi, che alle volte possono significare una testimonianza con la
propria vita ed il proprio sangue…”50
Durante un’intervista, che potrete leggere in parte nell’appendice, ci
racconta delle difficoltà iniziali, della sua esperienza in Acre, delle
notti nella foresta amazzonica cercando la casa del vescovo dove
trovare rifugio, del suo essere deciso e convinto che era necessario
rifiutarsi ad imporre la religione cattolica agli indigeni, dei rituali
con gli indios, la loro cultura, gli amori-perché un prete non può
innamorarsi? dice, andando contro quella cultura errata in cui il
prete non può sposarsi perché la donna potrebbe “distrarlo” dai
doveri spirituali- di aver nascosto dei ribelli nella sua baracca quando
viveva a Bahia, durante la dittatura militare, il distacco dalla diocesi,
il suo progetto di adattare gli spazi della chiesa per accogliere i
bambini. Con sua forza serena, Gianchi, riesce a tracciare nuove rotte
laddove non c’è nulla.
Bem-vindas em Jandira, questa è stata la prima frase che ci si sente
dire una volta arrivate alla casa Azul, casa acolhedora. Casa che è un
centro parrocchiale formato da un ammasso di casupole affacciate su
tre lati di un piccolo cortile, il quale è ricoperto da un tetto di lastre
metalliche. Questo semplice centro è il quartier generale dei tanti
progetti in atto o in realizzazione da parte dell’Associazione Caritas
São Francisco, ed è qui che Gianchi ha sempre accolto ragazzi e
ragazze bisognosi: chi senza una famiglia, chi vittima di violenze
domestiche, chi scappa da un papà violento ed una mamma
alcolizzata, chiunque insomma avesse bisogno di un alloggio e di
trovare delle braccia aperte. Gianchi ha avuto l’idea, grazie alle
mamme che frequentavano la messa che si celebrava nella chiesetta

50 Gianchi, Giancarlo Pacchin, nato a Lozzo Atestino (PD), nel 1945, dopo una
difficile adolescenza in seminario, decide di dedicarsi totalmente al lavoro di
comunità per aiutare gli altri e parte in missione per il Brasile, dal quale non è
più tornato.
54

della casa Azul, che chiedevano al prete come potessero fare per
trovare un posto dove lasciare i loro figli nelle ore di lavoro. E così che
è sorto il primo asilo, creche, che accoglieva una ventina di bimbi,
dove nella mensa veniva dato loro anche un buon pasto giornaliero.
Ed è qui che possiamo vedere la nascita di una delle tante esperienze
di educazione popolare, un’educazione data a chi, non può
permettersi la retta dell’asilo, ma non per questo è un’educazione
scadente. Gianchi ha sempre avuto a cuore i bambini ci racconta
infatti in un’intervista: “In Brasile, un paese grande 28 volte l’Italia,
vivono centocinquanta milioni di persone, di cui ben 42 milioni sono
bambini e adolescenti che vivono in condizioni disagiate spesso
drammatiche. Quando nascono raramente hanno una famiglia;
infatti più di uno di due nasce da una coppia regolare. Si stima che
almeno sette milioni di fanciulli crescono per le strade: sono
tristemente famosi “meninos da rua” e cioè ragazzi di strada. La loro
età va da zero a diciotto anni. Infatti si è ormai giunti alla seconda
generazione dei ragazzi di strada; alla generazione cioè dei figli nati,
sempre per la strada, da “meninos e meninas da rua” appena
adolescenti […] quando abbiamo iniziato, il sindaco di Jandira, a cui
mi rivolsi per parlare della gravità della situazione, mi rispose: “Per
me più ne muoiono adesso che sono piccoli, meno delinquenti con cui
combattere avrò domani.”
Dopo una risposta del genere si può dedurre che a Jandira tutto c’era
di cui preoccuparsi tranne che dell’educazione dei bambini, visto che
la loro vita valeva meno di zero. Quello che si apprende subito,
infatti, è che ancora oggi, a distanza di trent’anni da queste parole, la
vita di tanti bambini trascorre mendicando, vendendo oggetti di poco
valore nel treno Jandira-São Paulo, compiendo piccoli o grandi furti,
commessi talvolta con la violenza della disperazione e della fame. I
bambini a Jandira hanno pochi giochi, il loro compito quotidiano è
sopravvivere, adesso non sniffano più la colla, ma passano
direttamente alla cocaina; perché per farsi rispettare in favela
bisogna essere come i “grandi”. C’è infatti la continua violenza dei più
grandi sui più piccoli, ma soprattutto la strage quotidiana e feroce
perpetrata dagli “squadroni della morte” formati per lo più da
poliziotti fuori servizio, che al soldo di commercianti, albergatori, ed
organizzatori di grandi eventi “fanno pulizia” picchiando e uccidendo.
55

Gli ultimi dati indicano che soltanto nel 2016, per “ripulire” le strade
di Rio in vista delle olimpiadi è costata la vita di 2500 persone, di cui
445 adolescenti51.
Per Gianchi tutti i bambini sono importanti, per lui non possono e
non devono esserci bambini senza famiglia, tantomeno né bambini e
bambine in strada. Non possono e non devono esserci bambini
costretti ad abbandonare la scuola ed usati dagli adulti per il traffico
della droga o peggio ancora per scaricare le loro frustazioni. Non
possono e non devono esserci bambini assassinati o fatti sparire con il
pretesto di prevenire crimini. Per questi e per tanti altri motivi, la
casa Azul è sempre stata piena di carovane di bisognosi, un ombelico
vitale, cruzamento degli assi cartesiani che incontrano il piccolo
mondo che è Jandira. Da São Paulo si arriva in treno. Ci si siede sulle
scomode poltrone del convoglio, non si potrà fare a meno di accorgersi
dell’ingombrante presenza di adolescenti, bambini, uomini e donne,
improvvisarsi come venditori urlanti: “ Bala Fini um real, com açucar
sem açucar, um real!”, ma non solo, vendono di tutto, portafogli,
borse, caricatori e auricolari per il telefono, acqua, birra, patatine,
veramente si può trovare qualsiasi cosa ti venga in mente, allietando
così il viaggio degli altri viaggiatori i quali a loro volta sono
principalmente cittadini della periferia, di ritorno a casa da
monotone giornate lavorative. Vendono ben poco però perchè sono
costantemente braccati dai vigilantes della stazione metro, pronti a
punirli per la loro vendita illegale. Domingos de Morais, Osasco,
Quitaùna – le fermate del treno si susseguono tutte uguali –
Carapicuíba, Santa Terezinha, Barueri. Finalmente arrivati:
stazione di Jandira.

51Rapporto di Human Rights Watch.


Crf.: https://www.hrw.org/sites/default/files/report_pdf/brazil0716web.pdf).
56

3.2 Com’è nata l’Associazione Jandira Onlus alias


Caritas São Francisco

È nato tutto per un intricarsi di fattori che hanno stabilito la


sequenzialità degli eventi, così come si sono poi evoluti dagli anni ’80
fino ad oggi. Un gruppo di quattro di ragazzi che orbitava intorno alla
parrocchia di San Bellarmino a Roma, decise che era giunto il
momento di fare qualcosa di pratico. Un giorno questo gruppo di
ragazzi si recò in Emilia Romagna decidendo di andare verso un
campo di lavoro presso la cooperativa agricola: la Collina, dimensione
creata attorno ad una grande famiglia composta da dodici persone
che dopo aver passato delle esperienze negli anni sessanta e settanta
nelle comunità di base in America Latina, decise di mettere su un
progetto, seguendo la guida di un grande uomo di fede, che in Brasile
già ci era stato ed era prossimo a ripartire di nuovo. Anche il gruppo
di ragazzi era rimasto affascinato dal carisma di quell’uomo, venne
concepita così l’idea da cui partì tutto: creare un gemellaggio di
comunità ai due capi opposti del mondo. Quel grande, ma giovane
uomo era padre Gianchi, e la città gemella in Brasile era Jandira.
Molti volontari di Reggio Emilia si erano già recati negli anni in quel
quadrato di terra tropicale, cominciando un lavoro di comunità di
base. E i quattro giovani, sentendo tutto questo si lasciarono colpire
dalla forza dell’esperienza e dei racconti di Gianchi, creando dentro di
loro il terreno fertile per il progetto che poco dopo avrebbero messo in
pratica. Le idee dopo qualche anno presero vita: l’obiettivo era creare
una dinamica di compartecipazione a distanza, di condivisione e di
conoscenza reciproca. Il punto era un circolo di andata e ritorno
Brasile-Italia e mantenere un legale che fosse quindi, materiale,
fisico e assolutamente umano.
La partenza chiaramente era in salita, dove si potevano incontrare
un misto di situazioni impensabili, vite ai limiti della stessa
definizione, popolazioni carenti, in totale povertà, ma la forza ed il
carisma del giovane parroco italiano erano stati in grado di creare
una sintonia colma di fiducia ed ammirazione, che riuscivano a dare
concretezza all’utopia di quel progetto.
57

Il gruppo si creò quindi negli anni 1988/89, con un mentore, Jonh


Caneparo, di cui il nome porta oggi uno dei 7 asili; nello stesso anno
si svolse anche la prima missione, le idee si facevano sempre più
chiare e definite. Il fondamento del loro spirito era quello di cercare e
creare una relazione nuova, quindi non si trattava solo di aiutare il
povero, ma di andargli incontro, di trasformare la relazione di
indifferenza in una relazione di fiducia, amicizia, amore e fratellanza,
di colmare la distanza che c’è tra gli uni e gli altri. Il filo rosso che
legava questi due mondi ovviamente era ed è tuttora Gianchi. Il
cammino era condiviso e questo gruppo di ragazzi seguiva Gianchi
fedelmente, con la sua imprevedibilità, ma allo stesso tempo con la
sua puntualità ed esattezza nelle scelte, egli senza timori e pieno di
aspettative intraprendenti, aveva trovato nella fede e nel Brasile i sui
grandi obiettivi, che nutrivano la sua esistenza giorno dopo giorno.
Girava di comunità in comunità creando una fitta rete di legami in
quel posto lontano e sconosciuto che era ed è Jandira, le lunghe e
tortuose strade bianche di polvere e pietruzze, chiazze di asfalto
distese a caso, ed un effetto continuativo di salite e discese, i primi
giorni in macchina stavo per fare un incidente che mi ero dimenticata
di mettere il freno a mano, Jandira infatti é so subir e descer, e ci
vuole una grande forza e pazienza per le ripartenze in salita e per
gestire il traffico della città, che ha poco da invidiare al centro di
Roma. A parte le difficoltà iniziali che erano più ampie anche date
dalla difficoltà delle comunicazioni. Vi immaginate com’era complesso
comunicare a quell’epoca? Sì, c’erano le lettere, i fax, ma tutto
circolava con estrema lentezza. Si faticava parecchio, ma dal
momento in cui cominciavano ad andare e venire un numero sempre
più elevato di volontari, si riusciva ad ottenere un reportage
informale.
La Caritas São Francisco nacque in quegli anni, in mezzo a quelle
bagunça52 che era Jandira, ma era ed è l’attuazione concreta ed il
mantenimento di tale progetto, e rappresenta grazie alla presenza di
Gianchi, il secondo punto, quel punto di giuntura essenziale per chi
va e chi viene. In principio era nata, nel 1988, come Associação dos

52 “Caos”. (Trad. dal portoghese).


58

Amigos de Bairro do Sagrado Coração53, che è il quartiere prossimo a


Vila Analandia, quartiere dela casa Azul. Ma ancora non aveva
un’entità autonoma e separata dal nostro gruppo dell’epoca

3.3 Cooperazione Italia-Brasile: le pratiche di assistenza


sociale e sviluppo locale.

Il primo grande passo che ha sancito l’inizio degli aiuti economici da


parte dell’Italia è da collocarsi tra il 1990 e il 1991. In quegli anni il
gruppo decise di appoggiare una campagna di raccolta fondi per il
giovane Miltinho. La storia andò pressappoco così: questo ragazzotto
come tanti dei suoi coetanei trascorreva la sua vita a Jandira, ebbe la
triste sorte di soffrire sin da piccolo di problemi gravi ai reni, al punto
che gli venne detto esplicitamente che doveva affrontare
un’operazione, o meglio, un trapianto. Al sentire quelle parole al
povero Miltinho e alla famiglia venne un colpo, sia per la
preoccupazione, ma soprattutto per l’ansia di non sapere dove
riuscire a trovare i soldi necessari.
Quella fitta rete di comunità di base, allora cominciò a muoversi
dietro le sagge orme di Gianchi. Tutti parteciparono alla raccolta, e
chi poté offrì quel poco che aveva. Il gruppo, venuto a sapere di tutta
questa mobilitazione, decise di inserirsi cominciando una piccola
campagna anche da Roma, dalla parrocchia S. Bellarmino. Questo è
ufficialmente il primo passo frutto della cooperazione Italia-Brasile.
Il gruppo ormai fiducioso della prima riuscita, spinse l’iniziativa
economica ancora un po’ più avanti e non si fece sfuggire l’occasione
che da lì a poco si sarebbe presentata. Intorno alla comunità di
Analândia, come abbiamo iniziato a spiegare nello scorso paragrafo
era nata un’iniziativa, in modo totalmente spontaneo e locale per la
tutela dei bambini di quelle famiglie che facevano parte della
comunità. All’epoca, come adesso in parte, molte madri sole o normali

53 Associazione degli amici del quartiere Sacro Cuore, trad. dal portoghese
59

coppie di genitori non sapevano come occuparsi quotidianamente dei


propri figli perché lavoravano per infinite ore, per una misera paga, o
perché alcuni, tristemente, non se ne curavano bene. Questi bambini
erano lasciati un po’ alla sorte della giornata: chi incappava in
qualche pericolo, chi in un brutto giro, chi semplicemente viveva la
strada nelle sue sfaccettature contraddittorie. Non per questo la
dicitura ufficiale era meninos de rua. Un giorno durante la messa,
una donna dal cuore pieno di sofferenza e coraggio, arrivò in lacrime
da padre Gianchi, spiegando la triste storia dei suoi bambini e come
la sua, la storia di tante madri che non sapevano cosa fare. Padre
Gianchi, mosso da questo racconto, e data la sua indole impulsiva,
risolutiva e con una spiccata tendenza ad allontanarsi dalla norma
stabilita, le disse: “Oggi sarai tu a fare la predica, e parlerai alla
comunità di quello che mi hai appena raccontato.”
La giovane donna ebbe la forza di parlare e come sperato le sue
parole ebbero successo. Le famiglie, le madri che condividevano
ognuna lo stesso problema crearono una rete di mutuo-aiuto perché
nessuno di quei bambini fosse lasciato al caso da quel giorno in poi.
Gianchi concesse il luogo dove tutto questo sarebbe potuto avvenire:
proprio il locale della parrocchia di Analândia, che divenne e
continua ad essere la prima creche54, ed un punto di aggregazione per
tante famiglie e, prima di tutto per tanti bambini. Ed è a questo
punto che il gruppo di Roma cominciò ad intervenire materialmente
per favorire un’equa e giusta educazione e delle concrete pratiche di
inclusione sociale. L’idea di riuscire a mettere in atto dei progetti a
tutela dell’infanzia era in cantiere dagli albori, quindi poiché i fondi a
sostegno degli asili cominciarono a scarseggiare, e Gianchi si trovava
in difficoltà per tenere tutto quell’ambaradan: mensa, vestiti,
personale e materiali. Roma prese la decisione di avviare il progetto
delle adozioni a distanza, sostegno attivo ancora oggi. Nessuna
adozione sarebbe stata nominativa per evitare le gelosie e i disordini
che si sarebbero creati. Tutti gli adottanti sottoscrissero una cifra
fissa, allora in lire, per un tempo minimo di un anno. Queste piccole
accortezze definirono l’entità dell’impegno preso e la necessaria
continuità del progetto. L’eco di quest’inizio si propagò nelle

54 “Asilo”. Trad. dal portoghese.


60

dinamiche del gruppo scatenando una reazione a catena che stenta


ad arrestarsi. Gli anni novanta furono all’insegna di progetti vari,
nell’ottica costante di apportare un aiuto che desse la possibilità a
tutti i fratelli brasiliani di lasciare che le loro potenzialità potessero
arrivare a compimento. Il rapporto è divenuto un insegnarsi
reciproco, uno scambio di conoscenze, idee e modi di fare, nello sforzo
continuo di vedere sempre una prospettiva e un miglioramento.

3.4 L’educazione a Jandira: programmi e percorsi

La scuola pubblica è un disastro. Mai una parola fu più adeguata per


descrivere la crisi della formazione brasiliana. Basta avere una
buona capacità di osservazione, e già dai primi momenti di
convivenza si nota che la maggior parte dei bambini, a dieci anni, non
sa ancora leggere né scrivere, mentre i più bravi al massimo riescono
a copiare (senza capire cosa stanno facendo) le lettere che gli si
mettono davanti. – Il che non significa essere in grado di produrre
autonomamente anche un piccolo testo che i bambini di quell’età
dovrebbero già, in teoria saper scrivere. La scuola privata,
ovviamente, al contrario arriva a ottimi se non eccellenti livelli, forse
comparabili agli standard europei. Ma il vero colpo basso, è la
perversione del meccanismo brasiliano e lo possiamo percepire nelle
università, le cui tasse sono – come in qualsiasi altra parte del
pianeta – molto più elevate di quelle scolastiche: le università private
sono care come qualsiasi università privata, ma – è questa la perla, il
culmine della perversione – dal punto di vista accademico scadenti in
ogni settore, a livello delle scuole secondarie pubbliche, indegne di
essere considerate università. Le pubbliche sono invece eccellenti,
semi-gratuite e tutte –ovviamente– a numero chiuso, in modo da
limitare l’accesso quasi esclusivamente ai giovani ricchi che hanno
frequentato la scuola privata, ci racconta infatti Lilian55,

55Lilian, è una donna jandirense di 37 anni direttrice di una delle scuole più
grandi della città; ha concesso un’intervista a me e alla mia collega Marta, nella
quale ci ha fatto una panoramica sulla disastrosa condizione scolastica del paese.
61

nell’intervista presente in appendice: “I ricchi passano l’intera vita


studiando in scuole private fino a completare la scuola superiore, e
saranno solo i ricchi che riescono ad entrare in un’università
pubblica, qui in Brasile è una questione di status, chi può permettersi
di frequentare la scuola privata riesce poi ad entrare nella pubblica,
l’alunno che per questioni economiche non si è mai potuto permettere
la scuola privata, è costretto all’università a pagare una rete privata,
perché per entrare nella pubblica deve competere con persone con
condizioni di alta classe sociale che lui non ha.”
Il sistema, quindi, non è altro che un sistema spietato. Che amplia
ancor più quello che è il divario tra ricchi e poveri. L’assurdità ci
racconta Lilian, è che a volte, gli stessi professori che sono nella rete
pubblica, sono gli stessi della rete privata. Dunque, possiamo dire che
il contesto è quello del mostro capitalista che mangia su chi non può
permettersi un’istruzione adeguata, che da benessere solo a chi può
permettersi una salata formazione. Infatti, la nostra ricerca si è
incentrata proprio sull’identificare chi avesse frequentato la scuola
pubblica e chi privata per capire quali sono e saranno le prospettive
di vita dell’uno e dell’altro, quello che è uscito fuori è che a Jandira la
maggior parte è andato alla scuola pubblica e poi all’università
privata, perché era impossibile fare il contrario.
Ma facciamo un passo indietro, torniamo a parlare del motivo per cui
Gianchi ha sentito la necessità e l’urgenza di diffondere
un’alternativa pedagogica in questi luoghi.
Oltre alla prima unità di Analândia infatti, ne sono sorte altre sette:
Tata Loreta, Olimpia, Sagrado, John Caneparo, Recanto, Comuna,
Fatima.
Ognuna con la sua particolarità e con le sue fasi. Olimpia, Sagrado,
John Caneparo e Recanto ospitano solo bambini dai 2 ai 6 anni, le tre
rimanenti oltre ad ospitare questa fascia di età si occupano di un
progetto chiamato Escola e Vida, un dopo scuola per bambini e
ragazzi dai 6 ai 12 anni (ufficialmente), poi esteso anche ad
adolescenti di 14/15 anni con necessità di un luogo dove stare. E’
un’idea esportata da Bahia, come ci racconta Helio nell’intervista in
62

appendice, che prende ispirazione dal progetto Axé56, creato per


essere uno spazio educativo per i figli e le figlie degli esclusi dalla
società, soprattutto quelli già in condizioni esistenziali di strada. Per
questo, il progetto Axé, stimola permanentemente i giovani a
costruire un progetto di vita nuovo e rinnovatore, dove si possano
riconoscere non solo come soggetti di diritto, ma anche come soggetti
di desiderio.

Il progetto Escola e vida oltre ad essere un’assistenza per ragazzi di


quella fascia di età offre laboratori di arte, musica, teatro, cinema e
cucito, affinché non siano solo le discipline classiche ad educare. I
giovani, in questo modo, hanno accesso a vari linguaggi artistico-
culturali con un doppio fine: educativo e professionalizzante. Oltre a
questo, si concretizzano i valori freiriani sopra esposti, avere
nell’etica e nell’autonomia i pilastri per un nuovo progetto di vita.

56Su iniziativa del fiorentino, Cesare de Florio La Rocca, nasce nel 1990 a
Salvador, il Progetto Axé. Pensato e discusso in pieno processo di ri-
democratizzazione del Brasile e di elaborazione della nuova legislazione
democratica.
63

L’obiettivo è che questi bambini ritornino a sognare, che trovino nella


scuola non quel luogo chiuso, senza stimoli, in cui è vietato parlare.
Ma che arrivino a scuola con il sorriso sulle labbra felici di iniziare
una nuova giornata. Ed è quello che accade davvero a Tata Loreta, in
cui possiamo partecipare al laboratorio di arte la mattina e al
laboratorio di teatro il pomeriggio, e a seguire così con gli altri
laboratori.
In tutti gli asili, inoltre, da due anni a questa parte, si sta svolgendo
il laboratorio Horta, in cui i bambini imparano a costruire un orto
nella loro scuola, con la tecnica della permacultura. Un modo di
coltivare: sostenibile, riciclabile, riutilizzabile.

I bambini nell’ora di orto, sono felicissimi, non vedono l’ora di poter


piantare i semini che la professoressa Josi. La magia della nascita, la
soddisfazione di veder crescere una piantina curata con le proprie
mani, il poter mangiare qualcosa che è stato coltivato da loro è una
delle scoperte più entusiasmanti per la loro formazione e la crescita.
L’importanza di coltivare un orto all’interno di una scuola è un'altra
delle ragioni che ricollegano all’importanza di un’educazione
differente. Soprattutto perché in un paese come il Brasile in cui i
consumi e gli sprechi di plastica sono enormi, è necessario creare una
coscienza responsabile già nei più piccoli. Attraverso la permacultura
infatti, tutte le parti dell’orto sono collegate tra loro e soprattutto
64

tutto ciò che si utilizza proviene da materiali di scarto quali bottiglie


di plastica, copertoni delle macchine, materiali di scarto della cucina
che fanno da compostaggio. All’interno di un orto sinergico tutto è
collegato ed ha l’obiettivo di creare luoghi urbani sostenibili, di avere
in cucina dei piatti più sani e genuini. I bambini all’ora di pranzo
mostrano felici e soddisfatti che stanno mangiando la loro insalata, è
un modo per avvicinare i piccoli alla natura ed alla sensibilità
ecologica, ma altrettanto importante è lo sviluppo delle
responsabilità, delle relazioni di cooperazione, si apprende a non
competere con l’altro, ma a collaborare con l’altro perché per ottenere
i frutti dell’orto ci vuole pazienza e costanza. E quale miglior
insegnamento per un bambino che vive in una periferia come Jandira
in cui sembra che nessuno ha più interesse per nulla? In cui l’attesa e
la pazienza non sembrano avere più senso? Per gli abitanti di
Jandira, l’esistenza è atrofizzata e delimitata a quei pochi ettari che
compongono il loro micromondo. Di centri culturali ce ne sono ben
pochi a differenza dei centri commerciali che invece sono presenti in
ogni angolo, il sabato e la domenica infatti, il passatempo preferito di
chi abita a Jandira -ma non solo qui- si riassume in un bel
pomeriggio tra i negozi. In Brasile infatti, anche chi abita in favela,
riesce a permettersi il bene di lusso, questo grazie alla tecnica
illusoria del capitalismo sfrenato, che permette di pagare parcelado57,
creando un potere di vita artificiale, e condannando il bilancio
famigliare ad un caos ogni mese. Piccoli valori che si trasformano in
un terribile ammontare di debiti e interessi.

57 Il nostro pagamento a rate.


65

3.5 La difficoltà dell’alfabetizzazione

Il tasso di analfabetismo in Brasile, normalmente inserito dentro


l’universo dei numeri e delle mete, dovrebbe essere analizzato anche
dentro l’area di politica sociale ed economica, poiché la popolazione
considerata analfabeta è la stessa che soffre di altri problemi che
affliggono il paese. In un periodo di grave crisi politica ed economica,
diventa ancora più importante che le questioni centrali
dell’educazione brasiliana siano discusse come parte di questo ampio
dibattito. Bisogna trovare repentinamente uscite per il superamento
delle innumerevoli disuguaglianze che affliggono il popolo brasiliano,
e per questo non basta superare gli alti tassi di disimpiego che
affliggono la popolazione, specialmente la più povera. Sono necessarie
politiche pubbliche solide, politiche che superino le discrepanze che
pongono gran parte della popolazione ai margini dei diritti; è
importante ricordare che le politiche dei differenti governi degli
ultimi anni sono state ancorate nella ricerca dell’aumento del
consumo della popolazione, specialmente nel consumo dei più poveri.
E naturalmente più andiamo verso la periferia più ci troviamo a
dover fronteggiare grandi difficoltà per considerare l’educazione come
un’educazione di qualità.
66

A Jandira con il progetto Escola e vida si ha a che fare con bambini e


giovani in età scolare, e quasi tutti hanno difficoltà a scrivere il
proprio nome, ed a volte persino all’età di 12 anni. Spesso questa
mancanza è accompagnata da un grande disinteresse dei genitori,
con i quali quando ci si parla la risposta è: “Ma tanto nemmeno io so
leggere” e la conseguenza di tale disinteresse è un rifiuto da parte dei
figli di imparare a leggere.
Ci siamo accorti che quello che si poteva a fare per sbloccare tale
situazione era stimolare l’interesse dei ragazzi, con l’ausilio del
metodo Paulo Freire.
Reinventare il metodo partendo proprio da chi si ha di fronte, dal suo
mondo, bisogna conoscere il bambino attraverso le passioni, i giochi,
le problematiche; iniziare a domandare quali fossero le parole che
ricordassero la quotidianità, i giochi con la palla per imparare
l’alfabeto, i giochi con le piante per imparare i nomi di ciò che
mangiamo, a merenda con la frutta per imparare a far conto. I
bambini e i ragazzi sentono la loro curiosità stimolata e iniziano così
ad appassionarsi, provano piacere nel vedere che iniziano ad
imparare e qualcosa inizia a cambiare dentro di loro. Una sete di
apprendimento che non si era mai vista prima nel contesto
jandirense.
Gli alunni definiscono l’Escola e Vida come l’altra scuola, la scuola
dove si divertono apprendendo, e che la scuola pubblica è chata,
noiosa. Una bambina confessa che non si era mai divertita come
quando abbiamo fatto un gioco con i colori ed ha imparato a scrivere
il suo colore preferito, le giornate trascorrono con passione e rispetto
reciproco: la passione delle maestre che viene accolta dagli alunni e la
passione degli alunni che viene percepita dalle maestre ed il rispetto
dei tempi di apprendimento che ciascun bambino ha, un circolo
continuo che trasforma quest’associazione in un organismo benefico e
di successo.
La scuola tradizionale, in Brasile, come in Italia educa i bambini
all’immobilità, i professori pretendono che i bambini siano muti,
inchiodati alla sedia e privi di altri interessi oltre a quelli imposti dai
loro stessi o peggio ancora vengono trattati come incapaci, inabili,
non all’altezza della complessità del mondo. Non vogliono che essi
67

pensino e soprattutto non avendo appreso delle informazioni su di


esso, vi entrano penosamente, timorosamente, rigidamente, avendo
introiettato solo le dure leggi dell’obbedienza, della minaccia e del
controllo. E questo provoca un rifiuto ad apprendere da parte dei
ragazzi, che si sentono esclusi dai circuiti decisionali. Quello che
manca è il poco spazio per il dialogo e ancor meno per il dibattito e
per lo scambio di idee. Nel periodo trascorso in Brasile abbiamo visto
il susseguirsi di tante manifestazioni di protesta, sia per la riforma
dell’ensino médio MP 746 (Misura Provvisoria) e sia per la PEC
(Proposta di Emendamento alla Costituazione), che sono create per
diminuire gli investimenti nell’educazione, propone che le discipline
vengano raggruppate in cinque grandi aree e che gli alunni possano
sceglierne solo 2, discipline come sociologia, arte, filosofia, musica ed
educazione fisica non saranno più inserite nei curriculum, affinché la
capacità di pensiero degli alunni si riduca ai minimi termini.
Il progetto Escola e Vida avviene in due scuole una è la Comuna
l’altra è Tata Loreta, vediamo che nella prima scuola che è situata
dentro il quartiere in cui è sorta la prima occupazione urbana degli
Mst, le difficoltà di apprendimento sono maggiori, quasi sempre a
causa delle famiglie totalmente assenti a causa dell’elevato consumo
di droga nel quartiere. La situazione però invece di migliorare pare
che è in continuo regresso.

3.6 La Comuna: la prima occupazione urbana degli MST


a Jandira.

Come in tutto il Brasile, anche qui nella periferia ad est della città di
São Paulo, la povertà e il disagio-socioeconomico sono all’ordine del
giorno e lo status symbol di questa situazione è rappresentato dagli
agglomerati di case abusive, che si trasformano in veri e propri
quartieri composti da baracche, più comunemente conosciute sotto il
nome di favelas. In questi quartieri non ci sono strade di asfalto, non
ci sono fognature, le condizioni igieniche e la vita al loro interno sono
molto precarie, asservite dalla delinquenza organizzata che scandisce
68

il ritmo quotidiano della comunità. Anche in questo campo il gruppo


Jandira Onlus, ha sempre ritenuto importante dare una
testimonianza di solidarietà a tutte quelle famiglie che vivono in
queste condizioni. In questi ultimi trent’anni, molti sono stati i
favelados aiutati, ma in particolare Padre Gianchi, ha contribuito al
miglioramento e soprattutto ha rivoluzionato la vita, di un gran
numero di brasiliani, che vivevano nella famosa favela: “Vila
Esperança”.
Tutto ebbe inizio intorno agli anni 90 quando gruppi di venditori
ambulanti -e ciò, come abbiamo detto accade anche oggi- che per
rimediare qualche soldo vendevano sigarette, caramelle cibo, vestiti e
tutto ciò che riuscivano a procurarsi sulla linea ferroviaria Barra
Funda-Itapevì, misero gli occhi su quella porzione di terra che
separava la ferrovia dal torrente, nel comune di Jandira. Così
avvenne che un giorno, un gruppo di persone si radunarono e
occuparono la terra e nel corso di pochi mesi si ritrovò ad abitare
accanto alla stazione ferroviaria, sulle sponde del torrente della città.
La favela sorse proprio accanto al corso d’acqua, il quale ad ogni
pioggia si gonfiava, straripava, allagava le baracche e si portava vie
le più fragili. E così accadde per anni, ad ogni pioggia, erano costretti
a ripararsi sui tetti della stazione ferroviaria finché il sole non
seccava definitivamente il fango, e poi si ricominciava tutto da capo.
Il vero grande problema di Vila Esperança, non fu tanto la vicinanza
al fiume, ma bensì l’ingresso del narcotraffico, e con lui, di un
autentico arsenale di guerra tra due fazioni, che presto, si
schierarono per il controllo dello spaccio di droga. Regnava il terrore;
alle due estremità si erano distinte due “bocas de fumo”58, controllate
da due bande criminali, potenti caotiche e inclini alla violenza. La
favela era governata dal terrore e dalle armi, i diverbi si risolvevano
fisicamente, e nel mezzo vi era una linea di demarcazione la cui
violazione comportava alla morte. Venivano uccise tre o quattro
persone a settimana, i cui cadaveri venivano buttati nel torrente e
lasciati lì, senza nemmeno una degna sepoltura. La situazione stava
sfuggendo di mano, e il Comune, con la sua classe politica non era
intenzionato a prendere nessun provvedimento; come succede in

58 Trad. dal portoghese: Bocche di fumo.


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queste situazioni, in cui sono coinvolti gli abitanti di una favela, come
in tutto il Brasile, si è disposti a innalzare una colata di cemento, tra
la città e la favela, in modo che gli onesti cittadini non vedano questo
scempio: al di là del muro, quello che accade non gli riguarda più.
Visto che gli aiuti non arrivavano, e la situazione di Vila Esperança
riversava le sue conseguenze, per lo più negative, in tutta la cittadina
di Jandira, padre Gianchi decise di intervenire, a modo suo e con le
risorse che aveva. All’ennesimo allagamento una notte entrò per la
prima volta nella favela ignorando le regole per cui si entra solo se
accompagnati dagli stessi abitanti, e aiutò i favelados, insieme ad un
gruppo di volontari, a portarsi in salvo. Propose di andarsi a riparare
in chiesa, portò con sé vestiti, cibo, materassi e coperte. La chiesa del
Sagrado era gremita di favelados a cui offrì, con l’aiuto della Caritas,
cibo e un tetto dove ripararsi per diversi giorni. Ma non tutti
apprezzarono l’aiuto di padre Gianchi, egli non era un abitante della
favela, e già per questo non era ben voluto, inoltre era Gringo59, per
questo ricevette molte minacce di morte, da gente che non capiva che
il suo era un aiuto disinteressato, rivolto soprattutto alle fasce più
deboli, come donne e bambini, cercando di coinvolgerli in attività in
modo da tenerli lontani il più possibile dalla criminalità organizzata.
Altri problemi non tardarono ad arrivare, il terreno su cui era sorta
l’intera comunità era di proprietà della ferrovia, che da tempo
rivendicava il suo diritto e la volontà di cacciare le famiglie che si
erano insediate. Arrivarono le trattative sotto forma di indennizzo
che passò dai 20 R$ ai 1200 R$ a famiglia, oltre il quale non erano
intenzionati ad andare. Gli abitanti, spronati dal coraggio e dalle
iniziative di Gianchi, si riunirono e organizzarono una sorta di
referendum, tra le famiglie in quel momento presenti.
Tre risultarono essere le opzioni di azione: accettare il compenso di
1200R$ e ricominciare la propria vita ognuno in un luogo differente,
rifiutare l’indennizzo offerto dai proprietari del terreno, e quindi
accettare lo sgombero, e terza e ultima opzione prendere tutti i soldi

59 Gringo è un termine della lingua spagnola e portoghese usato in alcuni stati dell'America
latina per riferirsi agli stranieri che hanno una diversa cultura, soprattutto per coloro che
vengono dagli Stati Uniti, ma anche dal Canada, Regno Unito, Australia e da altri luoghi,
incluso in alcuni casi alcuni stati latinoamericani stessi. Fonte: Wiki Dictionary.
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ed utilizzarli per l’acquisto di un territorio comune. Dopo varie


riflessioni, alcune famiglie arrivarono alla conclusione che in quel
momento era più conveniente, economicamente parlando, accettare il
denaro e cercare una vita migliore in un altro luogo, altri invece,
pensavano che nell’accettare soldi e metterli a disposizione per la
comunità ci si sarebbe arresi alle ingiustizie dei proprietari, cui fine
era solo quello di liberarsi al più presto di queste famiglie non
tenendo conto del fatto che sgomberando le baracche da quel
territorio, avrebbero lasciato senza casa un gran numero di persone.
La maggioranza, composta da sessanta famiglie decise di prendere i
soldi, di mettere in un conto bancario l’indennizzo totale, e di dare
una svolta decisiva alla loro vita. Il tutto si presentava come una
grande sfida, ma soprattutto come un grande cambiamento, il loro
modo di vita stava per affrontare il passaggio dalla
convivenza casuale e forzata ad una comunanza voluta e positiva.
Per le sessanta famiglie che avevano accettato l'indennizzo,
ma soprattutto che lo avevano condiviso, depositandolo in un
conto bancario, stava iniziando una nuova fase della loro vita. Al
momento non avevano un posto dove andare e non potevano neanche
procurarselo, visto che non avevano nessun denaro da parte,
ma a Padre Gianchi venne in mente di prendere contatti con l'MST,
acronimo che sta per "Movimento dos trabalhadores rurais sem
terra". Questo movimento di contadini, organizzati in gruppi, mira ad
appropriarsi, principalmente con azioni di occupazioni, di terreni
acquisiti illegalmente da grandi latifondisti, il più delle volte lasciati
incolti, per riconvertirli ad una agricoltura di sussistenza.
Nell'accettare di aiutare queste persone, anche i contadini di questo
movimento si immergevano in una nuova sfida; era per loro la prima
volta che si occupavano di un accampamento urbano, di un qualcosa
che si allontanasse dagli ambienti rurali delle campagne brasiliane, e
come per le terre, anche qui in città avevano un solo ed unico
progetto: unire tra loro concetti di abitazione, lavoro, educazione,
tempo libero e preservazione ambientale. Le famiglie, che erano già
state vittime di varie situazioni di espulsioni, entrarono in contatto
con vari enti della Prefettura di Jandira, cercando di trovare con loro
un progetto conveniente per dar via alla costruzione delle loro nuove
abitazioni. Ma niente era così soddisfacente come l'aiuto proposto
dal movimento contadino. Quest'ultimo, che arrivò dopo un
71

accordo tra la Pastorale urbana di Jandira e il movimento dei Sem


Terra, i quali accettarono di procurare un'alternativa a queste
famiglie perché capirono che l'interesse di quella comunità non era di
rivendicare azioni di riforma agraria, capirono che si trattava di un
conflitto urbano e che doveva essere affrontato in quello
stesso territorio, e non allontanandosi da esso.
Nel mese di novembre del 2005, avvenne l'espulsione dal terreno di
Villa Esperança con la presenza della polizia militare,
vennero buttate giù tutte le baracche, e quelle sessanta famiglie che
avevano accettato di proseguire insieme con il movimento MST,
fecero una nuova occupazione. Si insediarono in un edificio
molto grande, abbandonato ormai da circa trent'anni, cui struttura
era stata progettata per essere utilizzata, per i loro seminari, dai
Padri Salesiani, venduta prima della conclusione per mancanza
di mezzi. L'ultimo proprietario era un'industriale, che aveva
intenzione di utilizzare quello spazio per costruirci una fabbrica
di cioccolato, ma il progetto non fu mai portato a termine, perché
le imposte si accumulavano, arrivando a totalizzare un debito di
trecento mila reais, ovvero circa cento mila euro. Così il gruppo di
famiglie che occupava quello spazio dei Salesiani passò a
denominarsi: "Comuna Urbana Dom Helder Câmara". L'omaggio al
vescovo Dom Helder Câmara, fondatore della Teologia
della liberazione, una corrente religiosa-filosofica nata in America
del Sud alla fine degli anni settanta, e seguita soprattutto da fasce
di popolazione colpite da povertà e disagio sociale. Il gruppo
MST, devoto a questo movimento, decise di omaggiarlo in
questo modo, perché per loro rappresenta una figura spirituale che
li guida e li indirizza in tutte le loro azioni, e in particolare una
delle sue massime, viene riprodotta in tutte le assemblee che
vengono svolte, per non dimenticare la sua forza e la sua opposizione
alla dittatura: "Quando io do da mangiare a un povero tutti mi
chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno
cibo, allora tutti mi chiamano comunista".
In questo modo l'occupazione del seminario rafforzava il
nesso religioso che muoveva l'unità delle famiglie, ma univa anche
il sacro al profano, rappresentato dalla mondanità, dalle festa e
dal calcio. Così, ogni abitante era libero di interpretare il concetto
72

di Comuna, come voleva e come si sentiva; per alcuni era sinonimo di


comunità, per altri di comunione e per alcuni di comunismo. Avendo
già occupato quell'edificio da molto tempo, Padre Gianchi e alcuni
esponenti del movimento MST, con l'appoggio della prefettura locale,
riuscirono ad ottenere un prestito, concesso dal Ministério das
Cidades, per comprare un terreno idoneo per sostenere il progetto
abitativo per le famiglie. Per ottenere questo supporto venne
realizzata una bozza di progetto preliminare, contenente un'unica
tipologia di palazzi costruiti nella stessa maniera, da mostrare alla
prefettura; ma in quel momento ci si rese conto che, quella bozza, non
corrispondeva alle ambizioni e ai desideri che la Comuna aveva per
se stessa. In quel preciso momento, quando già parte delle operazioni
e delle acquisizioni del terreno stavano procedendo, il partito dei
lavoratori decise di contattare l'Usina, un team di architetti e
collaboratori, che già aveva lavorato con e per loro, ma solo per la
costruzione di accampamenti nelle zone rurali, per portare a termine
questo progetto. Il team di specialisti fece un primo sopraluogo al
terreno, analizzò il progetto preliminare e appoggiò il movimento e
gli abitanti della Comuna, che pretendevano un disegno
architettonico che corrispondesse ai loro obiettivi comunitari e
politici. Piazza della Comuna in cui sono esposti i simboli dell'
MST Si lavorò insieme sulla sua ideazione, e qui sorsero delle
incongruenze, ma mai conflittuali; Padre Gianchi aveva il desiderio
di costruire una comunità, ricca del sentito religioso, cui immaginario
simbolico era rimesso in piccole ville, aventi uno stile tipicamente
italiano, per il partito dei lavoratori agricoli, la
comunità rappresentava una forma collettiva di organizzazione dei
lavoratori e delle loro rispettive famiglie all'interno della città, e il
loro desiderio concreto di abitazione era rappresentato da case
dignitose e non di piccoli appartamenti progettati per burocrati e
costruiti dalle imprese. L'Usina percepì queste due differenze e decise
di lavorarci sopra per arrivare a renderle il punto di forza e l'incipit
del processo partecipativo del progetto, che iniziò ufficialmente nel
novembre del 2006. Il processo di costruzione iniziò e fu
principalmente condizionato da una situazione di emergenza delle
condizioni abitative delle famiglie, che momentaneamente avevano
occupato le stanze, destinate ai salesiani, e si erano arrangiati come
potevano. Inoltre avevano scoperto di possedere un grande
73

spazio, che poteva non essere destinato alle abitazioni private,


ma bensì aperto e destinato alla comunità. Lo spazio, un
tempo destinato alle meditazioni dei seminaristi, era stato
trasformato dalle grida dei bambini, dai giochi, dalle partite di calcio,
dalle feste, i balli di samba e dai churrasquinhos, tutto ciò
rappresentava una grande novità per quelle famiglie che erano
abituate, quando si trovavano nelle favelas, per paura, a
rimanere nelle loro abitazioni, qui, invece, era già da un anno che
abitavano e non c'erano più stati omicidi. La voglia di condividere e di
condividersi attraverso spazi in comune venne percepita dai
costruttori, che decisero di iniziare i lavori proprio da questi spazi
collettivi, mettendo in secondo piano le abitazioni private, invertendo
in questo modo una loro pratica comune, che si concentra
sull'immediata costruzione abitativa. Nonostante gli ampi spazi
collettivi, si dovevano comunque rispettare gli spazi destinati alle
case, per questo motivo, la prima azione che si intrapresa fu quella di
stilare una lista di accordo con gli abitanti. Si cercò di mantenere e di
soddisfare le richieste e i desideri di ciascuno, cercando di catalogare
le attività per genere e per sesso. Per le donne, ad esempio, una
cucina comunitaria, degli spazi dedicati a lezioni o a corsi di
formazione, per gli uomini aree dove anche loro potessero
cucinare, giocare a calcio, spazi per il divertimento dei bambini, per
celebrare ricorrenze; aree di unione, amicizia e rispetto. Le principali,
che vennero inserite nel progetto di costruzione furono; l'asilo e la
scuola infantile, l'area sportiva, le officine di lavoro,
il fornaio, l'orto comunitario, spazi destinati a corsi di formazione,
alle feste e alle celebrazioni e la piazza principale.
Venne realizzato tutto questo solo dopo aver conversato con gli
abitanti e ragionato insieme a loro riguardo a determinate questioni
sulla posizione ottimale della piazza comunitaria, del campo da
calcio, l'accesso alla strade interne; in poche parole gli abitanti
venivano coinvolti a 3600. Le attività che seguirono furono destinate
alle unità abitative, gli abitanti, ovviamente, furono invitati a
partecipare a delle assemblee, in cui vennero suddivisi in quattro
gruppi. Questi ultimi erano stati creati in base all'età, al genere, alle
idee e alle attività. Ogni gruppo era gestito da un architetto, che
faceva da mediatore tra gli abitanti e l'Usina, e che aveva il compito
di spiegare loro e di portargli a riflettere su questioni riguardanti gli
74

ambienti e le funzioni della casa. Indagando sulle preferenze nella


costruzione di certi ambienti, sugli usi, sull'arredamento delle case,
su chi svolgerà in casa determinate attività, si arrivava alla
conoscenza di tutti i punti di vista degli abitanti e si annotavano
sollecitazioni e preferenze. Ovviamente non mancarono dissensi e
difficoltà all'interno dei gruppi, soprattutto di genere e, in
particolare, da parte delle donne riguardo il peso del lavoro domestico
e l'oppressione sofferta, e tutto questo si riversava durante Io
svolgimento delle assemblee. Gli uomini, ad esempio, non avevano
vergogna di affermare che riguardo allo spazio della cucina e
della lavanderia erano le donne che dovevano discutere, perché
loro non sapevano cosa dire e cosa proporre al riguardo, ciò provocava
indignazione di alcune mogli, che per le settimane a venire, risolsero
la questione lasciando che gli uomini si occupassero di queste
faccende per far capire anche a loro come organizzare al meglio la
struttura della casa. Nelle assemblee successive il team si presentò
con le piante disegnate delle case, cercando con la massima
trasparenza e chiarezza possibile, di spiegare il progetto agli
abitanti. Le case erano state progettate ciascuna di 68mq, a due
piani aventi tre stanze, comprendenti cucina, bagno e camera da
letto e un terrazzino, ma differenziate in tre tipologie, per
soddisfare le esigenze e le richieste di ogni famiglia. Ogni tipologia
che approssimativamente comprende dieci case, è sistemata in
modo tale da formare una piccola piazza interna, permettendo, in
questo modo, lo sviluppo del sistema a nuclei adottato dal movimento
dei lavoratori. Proprio perché si trattava di un’organizzazione
autogestita, gli abitanti, non si limitarono a guardare e ad aspettare
la realizzazione della loro casa, ma bensì contribuirono ai lavori,
iniziando a costruire in mutirão (lavoro comunitario), nonostante la
maggioranza non fosse assoluta-mente idonea e soprattutto
professionista nel mestiere. Costruzione delle prime case.
Lavoravamo incessantemente anche il sabato e la domenica, all'inizio
non sapevamo neppure come si facesse la malta, ora abbiamo
imparato tutti il mestiere di muratori, e pure di architetti, senza aver
studiato.
Molto tempo è passato, da quando quelle prime famiglie, che
abitavano a Vila Esperança si sono attivate per prendere in mano
la propria vita e per far nascere questa comunità.
75

La Comuna oggi si presenta così, un immenso terreno, di


circa ventisette mila metri quadri, sul quale sorge questo complesso
di case, alcune delle quali non ancora concluse. Avendo
un'estesa superficie molte altre famiglie si stanno insediando nel suo
interno e molte altre arriveranno ancora. Nel corso degli anni
oltre alla costruzione delle case ci si è dovuti occupare anche di
altre questioni di notevole importanza, che solo l'anno passato,
nel 2013 si è giunti ad una loro conclusione. Nel mese di aprile
2013 la Comuna non disponeva di un'illuminazione completa, ma
solo l'80% del "comprensorio" era illuminato, e stessa
situazione anche per il funzionamento del sistema fognario, ma nel
mese di giugno, del medesimo anno, entrambi i lavori furono
conclusi. All'inizio problemi anche per la fornitura dell'acqua
riservata alle singole case, si è lavorato molto per arrivare ad
installarla in ogni singola abitazione. Nonostante queste mancanze,
di primaria necessità per vivere, le famiglie una volta conclusi i
lavori basilari delle proprie case, entrarono nella Comuna, dando così
inizio a questo esperimento urbano di vita comunitaria. Fin
dall'inizio, parallelamente alla costruzione della case, si lavorava
anche in quegli spazi dedicati alle attività comuni. Il progetto
iniziale, presentato dagli architetti dell'Usina, con la collaborazione
degli abitanti, prevedeva la costruzione di vaste aree destinate ai
tanti bambini della comunità. In particolare, la Caritas, con la figura
di padre Gianchi, si adoperò molto per questo, per permettere che
molti giovani ragazzi ritrovassero nella Comuna, non solo una casa
dove abitare, ma anche un luogo dove poter ricevere educazione
ed istruzione, il più delle volte assente o carente tra la giovane
popolazione brasiliana. Purtroppo, un terribile episodio, fece si che
tutto questo si realizzasse. Quando ancora si stava lavorando alla
progettazione della Comuna, e gli abitanti si erano accampati, come
meglio potevano, nell'edificio destinato ai Salesiani, una
bambina, molto piccola, venne rapita, mentre giocava, all'di fuori di
questa struttura. Per molti giorni, tutti gli abitanti, cercarono
disperatamente questa bambina, finché, non ritrovarono il suo corpo,
senza vita, abbandonato in un bosco a pochi metri dall'ex seminario.
Questo episodio provocò l'indignazione di tutti gli abitanti, e per
questo vollero fortemente che le case fossero costruite seguendo
quella determinata tipologia; ogni dieci case, disposte in modo da
76

ottenere una piccola piazzetta nel suo mezzo, per permettere ai


bambini di poter giocare all'aria aperta, nelle ore libere, e alle loro
madri di controllargli dalle finestre. La Caritas, individuato uno
spazio, all'interno della Comuna, da poter utilizzare, per la
costruzione della creche, la nostra corrispondente scuola dell'infanzia,
iniziò i lavori. La struttura è dotata di una sala, vicino alla porta di
entrata, destinata alle attività dei bambini più grandi, con un
televisore, e dei lunghi tavoli in cui viene servita la colazione, il
pranzo e la merenda, che per i più funge anche da cena, e nelle stessa
stanza, in un angolo c'è la cucina dove alcune donne, abitanti stesse
della Comuna, lavorano, assunte dalla Caritas per far da mangiare ai
bambini. Abbandonando la sala, con un piccolo corridoio, si raggiunge
un'altra stanza, destinata per lo più ai più piccoli, ci sono dei banchi
per i compiti e i disegni, e dei tappeti dove i bambini, dopo il pranzo
possono riposare.
Oltre ad accogliere i bambini, di età compresa tra i 3 e i 6 anni, c'è la
possibilità di ospitare anche i bambini più grandi, di oltre i sei anni,
sempre abitanti della Comuna, che frequentano già la scuola e che
alla fine del loro turno scolastico, arrivano qui, accompagnati dal
servizio bus, messo a disposizione dalle scuole, e vengono coinvolti in
attività extra-scolastiche, come laboratori e lavori manuali, la visione
di un film, il gioco libero e il sostegno per i compiti a casa. Le
maestre, che vengono comunemente chiamate dai bambini: "Tias" ,
sono anche loro abitanti della Comuna, regolarmente assunte dalla
Caritas, per svolgere il loro lavoro quotidiano, dal lunedì al venerdì,
alternandosi con turni di mattina e di pomeriggio. L'età delle
educatrici è molto varia, e soprattutto le più grandi, sono sprovviste
di un titolo di studio, ma la Caritas le ha assunte per la loro
esperienza in casa propria con i bambini, tra fratelli e figli piccoli, e
per dar loro un lavoro, e la possibilità di guadagnare qualche soldo
per il mantenimento della propria famiglia. Oltre a garantire loro
un'istruzione, la Comuna, organizza per i suoi piccoli abitanti, altre
attività per impegnarli nel tempo libero. Generalmente, nella sala
sociale della Comuna, si organizzano lezioni di arte, di teatro, di
musica e di espressione corporale, a cui tutti i giovani possono
partecipare e coltivare in questo modo le loro passioni, che a
causa della distanza dalla grande città di Sao Paulo, oppure per
la mancanza di denaro sufficiente per l'inscrizione ad un corso, non
77

potrebbero mai frequentare. I bambini sono coinvolti anche in


trasferte o in riunioni, nella stessa Comuna, sostenute da
rappresentati del gruppo socio-politico dell'MST, per far si che fin da
piccoli siano educati e conoscano la grande storia e realtà di questo
movimento che coinvolge milioni di brasiliani, e di cui sicuramente
anche loro, in futuro ne faranno parte.
Vengono raccontate loro, in modo semplificato, le vicende
di accampamenti, espulsioni, di lotte per ottenere un terreno su cui
abitare, e insegnato loro il rispetto e la preservazione dell'ambiente.
Oltre a tutte queste attività, vista anche la vastità sui cui si estende
la Comuna, i bambini hanno modo di giocare liberamente all'aria
aperta. Oltre alle stesse famiglie che si prendono cura dei propri figli,
ai responsabili dei corsi culturali, alle maestre dell'asilo, Padre
Gianchi, è il primo, che si batte da anni per i diritti dei bambini. Fin
dalle origini della Comuna, quando ancora si abitava in favelas, fu lui
che, rischiando la vita, perché tra i favelados non era ben visto,
ricevendo per questo molte minacce di morte, si mischiò tra
gli abitanti, raccolse a se i bambini, garantì loro acqua, cibo, vestiti e
con difficoltà anche l'istruzione, e salvò quella generazione di giovani
brasiliani, dalla delinquenza, dalla criminalità, dalla violenza, in cui i
genitori, invece, ne erano coinvolti in prima persona. Sostenendo la
tesi che, assicurando la vita, la protezione e la salute ai bambini si
poteva arrivare a conquistare la fiducia degli adulti, che vedevano il
lui il "male". Cosi realmente fu, le famiglie lo appoggiarono in questa
sua idea e affidarono nelle sue mani e in quella della Caritas la loro
vita.
Padre Gianchi, ovviamente grazie anche all'aiuto degli architetti, del
movimento dell'MST ha procurato loro un terreno su cui edificare, ma
oltre ad una casa, ha procurato, a molti abitanti della Comuna anche
un lavoro. Oltre alle maestre, alle cuoche e alle inservienti che
lavorano nell'asilo, in uno spazio abbandonato, vicino alle abitazioni,
una giovane ragazza ha preso un negozietto in affitto per vendere
alcune cose essenziali agli abitanti della Comuna, ma anche alle
persone del vicinato, avendo così modo di guadagnare qualche soldo
per se e per la sua famiglia. Tra gli altri abitanti c'è chi lavora
come muratore, svolgendo lui stesso in prima persona le
riparazioni necessarie, c'è chi tutte le mattine esce dalla Comuna, per
andare a lavorare in un altro quartiere di Jandira, o nella
78

grande città di São Paulo, o chi ricopre un ruolo all'interno


dell'associazione, come autista del pulmino che tutti i giorni
accompagna nel tragitto casa-scuola e viceversa i tanti bambini
che frequentano gli asili, chi si occupa delle tante commissioni
da svolgere a partire da quelle burocratiche fino all' andare a fare la
spesa; insomma, quasi tutti gli abitanti della Comuna, si adoperano
per mantenere questo nuovo equilibrio e per cercare di non ricadere
negli errori del passato. Le famiglie indigenti che ci sono vengono
aiutate, si cerca di far arrivare da mangiare a tutti, e soprattutto non
esiste più la criminalità, la delinquenza e la paura di restare fuori
casa fino a tarda notte. Nella Comuna è di vitale importanza il lavoro
rivolto all'infanzia che la Caritas svolge giornalmente con il suo asilo
e le sue attività di dopo scuola. Ma oltre ad impegnare i
bambini, anche gli stessi adulti sono coinvolti in molte attività,
organizzate principalmente dagli esponenti del movimento dei
lavoratori MST. Esiste un progetto chiamato: EJA, (Educação Jovens
e Adultos), rivolto ai giovani e ai meno giovani della Comuna, sia di
sesso maschile che di sesso femminile, e consistono principalmente in
corsi di formazione professionale. L’EJA fu anche oggetto di interesse
da parte di Paulo Freire che quando iniziò la sua campagna di
alfabetizzazione si rivolse soprattutto a questo pubblico.
Tra i corsi attivati, principalmente per le donne vi è un laboratorio
di sartoria, in cui, viene concessa l'opportunità alle tante ragazze che
non hanno avuto la possibilità di studiare e di formarsi con un
percorso di studio scolastico, e alle signore, di età più grande, che non
hanno un impiego, ma che necessitano di qualche soldo in più a fine
mese per mantenere la famiglia, di apprendere un mestiere e di
poterlo svolgere a favore degli abitanti della Comuna stessa e per
l'intero vicinato. Molti uomini invece, dopo l'esperienza diretta e
personale della costruzione case con le proprie mani hanno messo su
una vera e propria cooperativa di muratori occupandosi dei lavori di
costruzione, ristrutturazione e restauro delle case e degli
spazi comunitari, e svolgendo anche lavoretti al di fuori della
Comuna, ad esempio nei tanti asili e nelle sedi in cui opera la
Caritas. Molti degli abitanti, a periodi stabiliti, si occupano
anche della pulizia della Comuna, in particolare degli spazi
comunitari usati da tutti e dalla cura del verde che circonda la
comunità.
79

Oltre alla manutenzione e ai lavori di restauro, gli abitanti vengono


coinvolti, scegliendo o meno se partecipare, con delle attività
divertenti e anche culturali. Si svolgono dei corsi di samba, a cui
aderiscono sia donne che uomini, ma anche bambini, perché fin da
piccoli vengono educati al suono e al movimento di questo tipo di
danza famosissimo in tutto il Brasile. Oltre alle lezioni, gli allievi
partecipanti vengono coinvolti anche in spettacoli di danza preparati
per le occasioni speciali, gli eventi e per le tante feste che si svolgono
nella piazza centrale della Comuna a cui partecipano tutti gli
abitanti. Tra le attività culturali, gli intervistatori parlano del circolo
della let- tura, incontri che avvengono ogni settimana, in una casa
stabilita, generalmente nel tardo pomeriggio, in cui si
analizzano libri di testo, dal contenuto più vario, si va dal genere
avventuroso, ai gialli, ai romanzi, alle commedie, in cui i
partecipanti discutono riguardo alla storia, alle sue dinamiche, ai
personaggi, ognuno esprime il suo punto di vista generando così tanti
spunti di riflessione da cui generare un dibattito. Parallelamente alla
lettura si è attivato anche il cineforum della Comuna, anche per
questa attività, a seconda del numero dei partecipanti, si sceglie
un'abitazione o una delle sale comunitarie, e si proietta il film. Si
sceglie un film da vedere, si assiste alla sua proiezione e poi se ne
discute insieme, creando così, tra gli abitanti occasioni per stare
insieme e per condividere momenti di spensieratezza e leggerezza.
Anche qui, come per la lettura, dopo la visione non mancano momenti
di dialogo e di discussione; ma oltre alla creazione di situazioni di
confronto e di condivisione si cerca di dare l'opportunità della visione
di un film a tutti quegli abitanti che in casa sono sprovvisti di
televisione.
Tra gli impegni degli abitanti ci sono le assemblee tra i vari nuclei e
poi le riunioni collettive, alle quali, a differenza delle
attività precedentemente descritte, qui c'è l'obbligo di partecipazione.
In queste occasioni ci si riunisce nella piazza centrale, costruita a
forma di anfiteatro, e si affrontano le varie questioni del giorno. Sono
presenti i coordinatori di tutti i nuclei, che a turno prendono la parola
per riportare anche agli altri le proposte, le difficoltà, riscontrate tra
le dieci famiglie che gestiscono in modo da essere tutti aggiornati
sulla situazione collettiva della vita all'interno della Comuna. In
queste occasioni sono presenti alcuni esponenti del movimento MST,
80

per aggiornare gli abitanti, che ormai sono parte integrante del
partito, sulla situazione delle loro occupazioni. Molto spesso la
Comuna viene utilizzata come un simbolo di "vittoria" da questo
movimento, perché rappresenta il loro primo accampamento urbano,
e soprattutto è un messaggio di speranza per tutte le altre
famiglie che invece ancora lottano per ottenere una casa. Molti
abitanti della Comuna sono esponenti e seguaci, partecipano alle
manifestazioni di protesta organizzate in tutto il Brasile, aiutano le
famiglie ad occupare i terreni abbandonati, e sono impegnati nella
divulgazione dei messaggi e delle tesi di questo movimento. Anche
Padre Gianchi è presente in queste riunioni per parlare
dell'andamento dell'asilo e delle attività che coinvolgono i bambini.
Battendosi in prima persona per aiutare la gente della Comuna, con
l'appoggio della Caritas, promuove l'organizzazione di eventi di
beneficienza, sia all'interno che all'esterno della comunità, per
raccogliere fondi destinati ai tanti progetti di costruzione, di restauro
e per il mantenimento delle attività. Tra gli eventi organizzati, ci
sono le "feijoadas beneficientes", in cui attraverso la promozione fatta
dalla Caritas e dagli abitanti della Comuna in tutta la cittadina di
Jandira, si invita la gente a pranzare, Offrendo piatti tipici,
ed esibizioni di ballo e di musica dal vivo, ad una modesta cifra di 15
reais, che saranno destinati ai tanti progetti. Personalmente mi è
capitato di partecipare ad una serata, la cui attrazione principale
erano una serie di giochi, tra cui il bingo, in cui venivano vendute le
cartelle abbinate a dei modesti premi, il tutto accompagnato
dall'allestimento di piccoli chioschi in cui gli abitanti vendevano
bibite, alimenti sia dolci che salati, il tutto accompagnato da musica,
balli ed esibizioni teatrali. Dietro a questi eventi c'è dietro il lavoro di
tutti gli abitanti, in particolare delle donne che pensano alla
preparazione dei piatti da offrire agli invitati, degli uomini che
curano l'allestimento dello spazio, procurando addobbi, pensando
all'impianto elettrico, alla sistemazione dei chioschi, delle sedie,
ed infine i bambini, che a modo loro, con la preparazione di spettacoli,
rendono l'atmosfera ancora più gioiosa. Tutto questo per ricavare un
po' di denaro, da utilizzare sempre per il bene comune, in particolare,
attualmente due sono i progetti a cui la Comuna sta lavorando; la
costruzione e l'inserimento al suo interno di un bar e di una padaria
(panetteria). L'introduzione di questi negozi porterebbe dei grandi
81

vantaggi agli abitanti, che non solo non dovrebbero allontanarsi


troppo per l'acquisizione dei beni alimentari di prima necessità,
pensiero rivolto soprattutto agli abitanti più anziani, o alle giovani
madri sole con figli piccoli, ma procurerebbe un lavoro a chi non lo
ha.
Come anche per le altre costruzioni, i tempi di attesa sono molto
lunghi, sia per quanto riguarda l'ottenimento, da parte della
Prefettura, di tutti i permessi necessari, sia per questioni di denaro
sufficiente per la sistemazione dei locali in cui sorgeranno queste
attività e per l'acquisizione dei rispettivi macchinari da lavoro. Così
da rendere la Comuna una grande comunità, in cui, un giorno non
mancheranno istruzione, lavoro e case.

4. EDUCAZIONE POPOLARE E MOVIMENTI


SOCIALI.

4.1 Il Movimento dei contadini Senza Terra.

Il movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra, MST, è nato nel


1984 quando è avvenuto il primo incontro del movimento a Cascavel,
nel Paraná, come un primo tentativo di mobilizzare la popolazione
sulla lotta per la Riforma Agraria, come si sa in Brasile ha prevalso
storicamente una disuguaglianza di accesso alla terra, conseguenza
diretta di un’organizzazione sociale patrimoniale e patriarcale
diffusasi durante i secoli, predominando il grande latifondo come
sinonimo di potere. In questo modo, data la concentrazione fondiaria,
le fasce meno favorite, come schiavi, ex-schiavi o uomini liberi ebbero
maggiori difficoltà ad ottenere la terra. Così dal Brasile coloniale
della
La questione della Riforma Agraria sorge dovuto ad un gran numero
di latifondi che erano la caratteristica del Brasile coloniale e che con
l’inizio della Repubblica cominciano ad essere questionati
82

distruggendo una serie di movimenti lungo la storia del paese. Così


dal Brasile coloniale della monocultura ad un Brasile basato
sull’agro-negozio in pieno secolo XXI, quello che prevale è la
concentrazione fondiaria, che riporta centro la necessità di discutere
a riguardo e della lotta politica come fondamento dell’MST.
Il Movimento nasce dall’occupazione della terra e ha in quest’azione
il suo strumento di lotta contro la concentrazione fondiaria e lo Stato,
ha avuto origine nell’opposizione al modello di riforma agraria
imposto per il regime militare, principalmente negli anni ’70 che
dava la priorità alla colonizzazione di terre esistenti in zone remote.
Il problema della mancata realizzazione della riforma agraria,
attraverso le occupazioni, i sem terra intensificarono la lotta,
imponendo al governo la realizzazione di una politica di assentamenti
rurali.60
L’organizzazione del Movimento Sem Terra (MST) come movimento
sociale oggi è presente in 24 stati della federazione, fatto che illustra
la sua rappresentanza in termini nazionali. La fondazione di questo
movimento è generata in un contesto politico nel quale il duro regime
militare che iniziava negli anni 60 del secolo passato arrivava alla
fine, permettendo alla società civile brasiliana un’apertura politica
per rivendicazioni e dibattiti. In questo contesto di re-
democratizzazione del paese, è sorta nel 1985 la proposta per
l’elaborazione del primo PNRA (Piano Nazionale della Riforma
Agraria). La sua seconda versione (II PNRA) è stata proposta solo nel
2003, durante il governo del presidente Luiz Inácio Lula da Silva.
Gli obiettivi dell’MST, oltre alla riforma agraria, sono delle
trasformazioni sociali importanti che dovrebbero avvenire in Brasile,
principalmente riguardanti l’inclusione sociale. Se da un lato ci sono
stati avanzi e conquiste in questa lotta, ancora c’è molto da fare in
relazione alla riforma agraria in Brasile, sia in termini di
espropriazione e assentamento61, sia in relazione alla qualità delle
60 Cfr Bernardo M. Fernandes nel libro A formação do MST no Brasil, 2000
61 Assentamento e accampamento, entrambe sono due modalità di rivendicazione
di un territorio ma si differenziano l’una dall’altra, la prima è un occupazione
permanente resa legale dal governo federale, l’altra è la prima forma di
occupazione di un territorio, sin dall’inizio dell’organizzazione dell’MST è
utilizzata per ottenere la conquista della terra, che avverrà poi legalmente con
l’assentamento.
83

infrastrutture disponibili nelle famiglie già assentate. Secondo i dati


dell’INCRA (Istituto Nazionale di Colonizzazione e Riforma Agraria),
il numero di famiglie assentate in questi ultimi anni è stato di
614.093, e furono creati in questo stesso periodo 551 assentamenti.
Ancora conforme ai dati dell’INCRA, il Brasile in totale conta 85,8
milioni di ettari incorporati alla riforma agraria e un totale di 8763
assentamenti attesi, dove vivono 924.263 famiglie.
I numeri presentati sono positivi, ma se prendiamo in considerazione
le affermazioni dell’MST e degli esperti dell’argomento, fino al 2010
ancora c’erano circa 90mila famiglie accampate in tutto il paese, il
che rappresenta una domanda per la terra considerabile per essere
attesa, a dispetto degli avanzi suggeriti anteriormente. In relazione
alle infrastrutture disponibili per queste famiglie, alcuni dati
rappresentano che solo il 31,04% degli assentamenti ha disponibilità
di energia il 22,39% non possiede energia elettrica, il che significa che
più della metà dei domicili non possono contare pienamente di tutti i
benefici. E anche per quanto riguarda la sanità basica, i dati
mostrano che è necessario ancora avanzare, solo l’1,14% degli
assentamenti possiede una rete di fognature. La dimensione negativa
di questi dati si ripete nella valutazione generale di altri fattori come
la condizione delle strade di accesso e della soddisfazione generale
degli assentati, divenendo ancor più significativa quando quasi la
metà degli assentati non ha ottenuto nessun finanziamento o prestito
per aumentare la propria produzione. Questo mostra che ancora si
deve lavorare tanto relazionato agli assentamenti, poiché solo con
l’accesso alla terra non si garantisce la qualità della vita e le
condizioni di produzione del lavoratore di campo. Dunque, se da un
lato la lotta per la terra è leggitima e degna di lode, dall’altro, i mezzi
praticati dal movimento per promuovere le proprie invasioni in
alcuni determinati casi generano molta polemica nell’opinione
pubblica. In determinati episodi, il movimento è stato accusato di
aver agito con violenza, oltre di aver continuato le sue azioni per la
sfera dell’illegalità, tanto da invadere proprietà che secondo lo Stato,
erano produttive, come avere alcuni dei suoi militanti coinvolti in
depredazioni, incendi, furti e violenza contro fazedendeiros.

Dopo tutto, vale la pena risaltare che in molti casi anche da parte
dello Stato è stata esercitata violenza ed un’azione cruenta e incapace
di confrontarsi con una questione sociale così importante come
questa. In questo modo a dispetto delle critiche che riceve (non solo
per le azioni polemiche in sé, ma alcune volte per l’ignoranza
84

dell’opinione pubblica influenzata dai media che tendono ad


ingigantire la situazione), l’MST si tratta di un strumento importante
per la trasformazione della realtà rurale del paese: la concentrazione
fondiaria.

La riforma agraria è tra le tante altre riforme alle quali la società


brasiliana tanto aspira, per un agenda di sradicamento della miseria
e della disuguaglianza, valorizzando la funzione sociale della terra.
Assicurare i diritti del lavoratore di campo è, al tempo stesso,
difendere la sua dignità in quanto brasiliano.

La questione della Riforma Agraria sorge a causa del gran numero di


latifondi che erano la caratteristica del Brasile coloniale, che con
l’inizio della Repubblica e che con l’inizio della Repubblica cominciano
ad essere questionati. Gli altri paesi dell’America Latina come
Guatemala, Bolívia, Venezuela, Colômbia, Peru, Equador e República
Dominicana hanno passato la stessa questione, ma in nessuna di esse
il processo di Riforma Agraria è stato concluso.
In Brasile la situazione non è molto più animata dato che, fino al
2005 meno del 10% delle famiglie , dei circa 7 milioni che non hanno
accesso alla terra, sono state assentate. Di questi 7 milioni, circa di
200mila famiglie sono legate all’MST e altre 80mila sono legate ad
altri movimenti che si incontrano accampati in attesa di
un’espropriazione delle terre improduttive.
Abbastanza conosciuto per la tattica di organizzare barricate in
strada ed invasioni di proprietà per cercare di richiamare l’attenzione
dei media per la loro causa, l’MST è sorto in un momento in cui il
Brasile passava per la riapertura della politica nazionale dopo il
periodo di Dittatura Militare.
Prima di questo periodo altri movimenti avevano tentato la
distribuzione egualitaria delle terre, ma la Dittatura fece in modo che
si dissolvessero.
Tra gli obbiettivi dell’MST si incontra il riappropriarsi dei latifondi in
possesso di multinazionali e di tutti quelli che si trovano in una
condizione di improduttività, così come la definizione di un’area
massima per la proprietà rurale. L’MST è contro i progetti di
colonizzazione (come quelli realizzati in Amazzonia) e difende
85

l’autonomia delle tribù indigene, essendo contro la riforma sulle loro


terre.
Un esempio vivente del problema di attuazione di questa riforma lo
abbiamo vissuto a Bahia, precisamente ad Arraial D’Ajuda, durante
una visita che abbiamo fatto presso la comunità di indios Pataxò. Lì
parlando con Jaçanã, anziana indigena, in possesso di innumerevoli
saperi ancestrali, abbiamo colto la sua difficoltà nell’accettare la
riforma Pec 215 che altera il procedimento di demarcazione,
espropria le popolazioni indigene dalle terre e lascia essi ancora più
vulnerabili. Il caso di Jaçanã è particolare perché esprime la
necessità della terra per una donna che sta lottando affinché la sua
pratica di Parteira non venga persa per sempre nella memoria dei
suoi discendenti, questo però è solo uno dei tanti casi che racchiudono
la continua lotta tra modernità e antichità.62
Infine l’MST lotta affinchè gli assassini dei lavoratori rurali siano
puntiti e difende i guadagni dell’imposta territoriale rurale (ITR), il
quali potevano essere convertiti per il continuo della Riforma
Agraria. Nel 2005 il movimento contava circa 124mila famiglie in
Brasile, divise in 22 stati.

4.2 I movimenti sociali rieducano l’educazione.

L’obiettivo di questo capitolo è: coniugare insieme educazione


popolare e movimenti sociali. Come abbiamo già detto, il movimento
di educazione popolare alla fine degli anni ’50 nasce collegato ai
movimenti sociali dell’epoca. Il pensiero di Paulo Freire sarebbe
impensabile senza as ligas camponesas63, la lotta per la terra, la
riforma agraria, i movimenti di liberazione dal colonialismo in Africa
e quelli di liberazione che esistevano alla fine del populismo negli
anni ’50. C’è un vincolo storico tra il movimento di educazione

62 So
63 Trad. dal portoghese: le leghe contadine
86

popolare e i movimenti sociali. Le proposte educative più radicali si


alimentano di tale vincolo.
La domanda che implicita o esplicita è: in che modo oggi i movimenti
sociali rinforzano o addirittura questionano e radicalizzano i propri
contenuti di educazione popolare? In altri termini, in che modo i
movimenti sociali ci obbligano a ripensare e radicalizzare la propria
educazione popolare?
Ma andiamo più lontano. In che modo l’educazione popolare interroga
l’educazione scolastica? In che modo i movimenti sociali interrogano
l’educazione scolastica e i curriculum di formazione? In che modo
obbligano la pedagogia a ridefinirsi? La riflessione segue questa
direzione.
La proposta è incontrare convergenze, tessiture e trame tra campo e
lotta. Che trame? Che tessiture? Come possiamo iniziare a tessere se
i fili proposti dai movimenti sociali sono tanto differenti? Si
tratterebbe di un’altra teoria pedagogica o di un’altra educazione? O
è la messa in ipotesi che il nostro pensiero sociale ed educazionale si
è costituito in quest’intensa relazione con le diversità dei collettivi
sociali, etnici e razziali, dei campi, delle foreste, delle periferie
urbane. In particolar modo, questo pensiero è chiamato a ripensarsi e
a reinventarsi con le istanze dei diversi gruppi organizzati in azioni
collettive, movimenti sociali, lotte per la terra, lo spazio, la casa, il
territorio, l’identità etnica, razziale, di genere, di orientamento
sessuale.
Il movimento operaio – con la radicalità delle sue lotte contro
l’esclusione del lavoro e per i diritti di quest’ultimo – ha marcato
profondamente le teorie educative. Ha portato in alto il lavoro come
principio-matrice formatore, umanizzatore. La diversità dei
movimenti sociali incammina nuove resistenze all’oppressione e alla
subordinazione. Esse funzionando come matrici formatrici,
umanizzatrici, si mostrano come soggetti pedagogici. Mostrano ed
affermano le pedagogie dell’oppresso in azione.
C’è un nuovo dato nelle trame tra movimenti sociali ed educazione: la
presenza dei figli dei militanti nelle scuole pubbliche, una presenza
intensa, scomoda, che interroga i docenti, i programmi, le didattiche
fino all’organizzazione e alla struttura così rigida del sistema
87

scolastico. Una presenza, dunque, che arriva fino alle università


pubbliche e private rivendicando il diritto ad occupare tali luoghi.
C’è ancora un altro filo in questa tessitura di presenze: essi si
affermano come militanti, educatori nei corsi di pedagogia, diritto,
agronomia e salute. Sono presenti in molte facoltà con corsi per
professori indigeni, di pedagogia della terra, di formazione di
educatori sul campo, svolgono delle azioni positive all’interno delle
università, concedendo la possibilità a studenti neri di frequentare
l’università.
Ed è qui che ci ricolleghiamo al discorso sulle Cotas Raciais, in
un’intervista a Paula, dirigente del MST, che mi racconta quanto è
stato difficile entrare all’università per lei, essendo nera.
“L’entrata dei neri all’università, e in altri ambienti che storicamente
sono sempre stati dei bianchi, porta choc e preconcetto come
conseguenze. Il razzismo non è sparito dalla società brasiliana, così
come non è sparito dalle università.”
Ma come sono arrivate in Brasile le Cotas Raciais64? Nel 1997, solo
l’1,8% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni che si dichiaravano neri,
avevano frequentato l’Università, secondo i dati del Censimento. Le
politiche pubbliche riguardo il diritto universale di accesso
all’insegnamento superiore, cominciarono ad essere rivendicati da
parte del movimento nero.
Quando la questione delle cotas per gli studenti neri arrivò al
Tribunale Federale Supremo nel 2012 fu votata come costituzionale
all’unanimità. Ma è stato nel 2000 che grazie a una legge statale,
l’Università State di Rio de Janeiro (UERI) è stata la prima a
contenere una cota del 50% dei corsi di laurea triennale, attraverso il
processo selettivo, per gli studenti delle scuole pubbliche. Dopo
l’UERJ, anche l’Università di Brasilia (UnB) si propose di stabilire
percorsi affermativi per i neri nel vestibular65 del 2004. L’istituzione è
stata la prima del Brasile ad adottare le quote razziali. Da quel
momento in poi, varie università iniziano ad adottare un sistema di

64Traduz. Lett.: Quote razziali


65L’esame vestibular, simile al nostro test d’ingresso, è una prova applicata dalle
università agli alunni che pretendono di accedere a un corso di laurea.
88

azioni affermative per gli esami di ammissione. Il consolidamento


delle cotas avvenne con la legge numero 12.711 di agosto 2012,
conosciuta anche come Lei de Cotas, essa stabilisce che fino ad agosto
2016 tutte le istituzioni di insegnamento superiore devono destinare
metà dei suoi posti ai processi selettivi per studenti nell’ingresso alle
scuole pubbliche. La distribuzione di questi posti, porta anche in
conto criteri razziali e sociali e fattori economici. Con il passare degli
anni, le cotas raciais sono state oggetto di un grande e interminabile
dibattito. Chi era a favore affermava che la società brasiliana è
razzista e che le opportunità di negri e bianchi sono molto diseguali
nel paese. Oggi nel mese di luglio del 2017 il Consiglio Universitario
della USP (Università di São Paulo) ha rotto il tabù ed ha approvato
l’istituzione di quote razziali e sociali a partire dal test d’ingresso del
2018, stesso anno in cui il 37% dei posti dovranno essere destinati
agli alunni provenienti dalla scuola pubblica. Questa proporzione
deve crescere al 40% nel 2019, al 45% nel 2020, per arrivare a
raggiungere il 50% nel 202166.

4.3 La pedagogia di Paulo Freire è viva nella resistenza


e nella lotta del movimento: le persone sono il maggior
valore che noi produciamo e coltiviamo.

Il contribuito di Freire riguardo come l’educazione può essere


applicata, in alcuni casi, nei movimenti sociali, come l’MST, che
adotta una pratica educazionale nella quale i suoi bambini
apprendono per divenire Senza Terra. Questo soggetto è formato di
accordo con la realtà che lo circonda, cosciente del suo compito dentro
il movimento. Si tratta di un’Educazione per la libertà, considerando
che questi soggetti sono stati formati per la difesa del Movimento dei
lavoratori rurali senza terra, ed è il metodo adottato che andrà a
formare questi soggetti atti a criticare un ordine, percependolo come

66Cfr.: http://www1.folha.uol.com.br/educacao/2017/07/1898485-conselho-da-usp-
aprova-cota-de-50-para-alunos-de-escola-publica-ate-2021.shtml (4/07/2017).
89

oppressore. Così quasi incosciamente il Movimento Senza Terra


inizia ad adottare la pedagogia di Freire quando diventa la sua
scuola uno spazio dove i saperi dell’educando e dell’educatore si
uniscono nella costruzione di un movimento proprio ed autonomo che
si appropria dell’educazione per fortificare le loro lotte e prepararsi
per la libertà. Per mettere in evidenza questo confronto del metodo
freiriano adottato dal MST, è necessario analizzare il lavoro di Roseli
Salete Caldart, intitolato A pedagogia do Movimento Sem terra.
Secondo Caldart la scuola si attua come luogo di formazione del
soggetto. Nel caso del Movimento, la lotta per la terra diventa
centrale per l’educazione dei Sem Terra. Caldart ci dà una
definizione abbastanza chiara di questo soggetto Sem Terra:

“... In Brasile, la lotta per la terra e più recentemente, l’attuazione del


MST, hanno creato in lingua portoghese il vocabolo senza-terra, sem-
terra, indicando un disegno sociale per questa condizione di assenza
di proprietà o di possesso della terra di lavoro, proiettando allora
un’identità collettiva. L’MST pur non escludendo questa collettività,
non ha mai attualizzato il proprio nome, ponendolo al plurale, ma ha
prodotto il nome Sem Terra, che è anche risultato della propria
autonomia. L’uso sociale del nome, há già mutato la norma riferente
ala flessione del numero, essendo oggi già consacrata l’espressione os
sem terra, i senza terra, non senza terre. Diventa simbolo di
distinzione della relazione tra quest’identità collettiva dei lavoratori e
delle lavoratrici della terra e il Movimento che ha trasformato in
nome proprio, un significato proiettato oltre sé stesso.” (CALDART,
1997, p.20)
La pedagogia che il movimento adotta ha per funzione la liberazione
e alla costruzione di un soggetto proprio del Movimento, la lotta per
la terra diventa un modello educativo collettivo, di tutti i soggetti
coinvolti con il movimento. La formazione individuale in vista della
costruzione di un soggetto collettivo è condizionata direttamente
90

dalla pedagogia freiriana, che considera l’individuo come una


creazione culturale collettiva.67
Questo processo di riconoscimento di essere Sem Terra, avviene
all’interno del Movimento, e dentro la scuola, a partire
dall’educazione che gli è offerta e dalla pedagogia adottata nella
formazione come Sem Terra. Il senso educativo dei Senza Terra, lo
troviamo nell’esperienza umana del movimento, che serve da
esempio, da forza motrice per l’educando. L’assunzione del soggetto,
andrà a formare la sua identità.
“Uno dei compiti più importanti della pratica educativo-critica è
proporzionare le condizioni nelle quali gli educandi nelle loro
relazioni l’uno con l’altro e con i professori o professoresse,
apprendono l’esperienza profonda di conoscersi. Assumersi come
essere sociale e storico come essere pensante, capace di provare rabbia
perché capace di amare. Assumersi, come soggetto capace di
riconoscersi come oggetto. L’assunzione di noi stessi non significa
l’esclusione dagli altri. È l’alterità del “non io”, o del tu, che mi fa
assumere la radicalità del mio io.” (FREIRE, 2005, p 41.)
Si percepisce in questo modo che il Movimento si fa portatore di una
pedagogia propria, d’accordo con la propria realtà e può essere
comparata a quella freiriana una volta che sarà compreso l’uso
dell’educazione come un’arma contro un sistema oppressivo.
La pedagogia del Movimento forma il cittadino come soggetto proprio,
e si lega a Freire quando essa viene usata per formare “gente”. Così si
esprime a tal proposito Caldart:
“Quello che sto proponendo in questo lavoro è che guardando alla
storia della formazione di questo nuovo soggetto sociale chiamato Sem
Terra, cercando di vedere in esso una pedagogia, ossia, un modo di
produrre gente, esseri umani, che assumano collettivamente la

67 Considerando il Movimento dei Lavoratori e delle Lavoratrici Rurali Senza


Terra come organizzazione dotata di un corpo di persone che lo compone, la
parola Movimento, inizierà sempre con lettera maiuscola. Per maggiori
chiarimenti in relazione all’uso di questo termine vedere: CALDART, Roseli
Salete, Pedagogia del Movimento Senza Terra, Expressão Popular, São Paulo,
2004.
91

condizione di soggetti del proprio destino, sociale ed umano.”


(CALDART, 1997, pp. 18-19)
L’educazione vista dall’MST è l’adozione di una pedagogia che forma
e prepara i propri militanti per la difesa della causa. Questo processo
non accade in forma ordinaria, ma nella misura in cui un
meccanismo di lotta diventa una forma capace di dimostrare agli
uomini e alle donne di quel movimento che sono adatti a cercare un
cambiamento del sistema, ossia, la loro libertà, e presto, quella di
tutto il gruppo. La pedagogia dell’MST è legata direttamente ad un
fattore che la differenzia dalle più svariate forme di insegnare ed
educare. La pedagogia dell’MST è modellata in un sentimento di
collettività e affettività, che si nutre di questa lotta per l’impianto
della scuola fino alla dedizione esclusiva dei professori68.
Si percepisce leggendo il libro della Caldart, che la Pedagogia
dell’Oppresso è utilizzata nella teoria e nella pratica a servizio della
libertà; inoltre la pedagogia dell’MST, si traccia, ancor di più,
nell’autonomia difesa da Freire, che egli difende come una pratica
strettamente umana, mai intesa come un’esperienza fredda,
senz’anima, nella quale sentimenti ed emozioni, desideri e sogni non
appaiono.
Così, concludendo, non possiamo non notare il contributo
indiscutibile della pedagogia freiriana, che ispira la costruzione della
singolarità pedagogica dell’MST e vediamo come questo contributo
del grande difensore dell’educazione come pratica per la libertà, si
incarna nel Movimento e assume un ruolo fondamentale nella
costruzione e nella formazione dei soggetti in difesa delle proprie
cause.

68Si veda Caldart, Roseli, Salete O Mst e a ocupação da escola , Expressão


Popular, São Paulo, 2004.
92

5. APPENDICE.

Indagine sul campo: testimonianze e interviste.

5.1 : Intervista a Beto (B). Intervistatrici: Marta e Silvia


(MS)

B: e a ideia era eles fazer uma loja de fotografia pra poder sobreviver aqui
pra poder.. né.. ele nunca contou a historia? Meu pai sabe, meu pai
comecou junto tambem. E depois eram os italianos e depois eles pegaram o
meu pai pra ser pintor da loja. E meu pai comecou pintando, depois o meu
pai comecou trabalhar na loja tambem, chama foto veneza, muitos anos.. aì
o padre JC nao deu certo por outros motivos nao deu certo e o padre JC
voltou.. jà tava no seminario mas foi cuidar da vida dele de padre, o Oreste
ficou aqui, constituiu familia por aqui, montou a loja com o meu pai entrou
um outro italiano que è o Leopoldo, Leopoldo esteve atè essa semana
visitar o meu pai. Italiano là do norte.. o padre JC conhece o Leopoldo foi
tambem visitar ele depois da cirurgia. Leopoldo foi. Entao tem toda uma
historia ligada a esse foto veneza, è uma loja no certo. Eu trabalhava là e
toda hora, eu trabalhava chamar ele de pai. Porque se voce ta trabalhando
junto nao è pai pai, entao Joao, Joao. E wilma. Aì pegou. Desde ha 25 anos
eu chamo eles de Joao e Wilma. Se alguem me pergunta eu falou que è pai
claro, ele è meu pai. Mas no dia a dia eu falo Joao e Wilma. Juro.
MS: e seus filhos chamam eles de avo?
B: avo sim sim. Vovo e vo. Mas aì eu acostumei por causa de trabalho, nao
è por causa de carinho. Eu vejo pessoal chamando de pai, mas nao consigo,
peguei do trabalho. Trabalhei 15 anos com o meu pai.. nao 15 nao, um 5
anos trabalhei com ele so que aì ficou aquela coisa né. Ele, no foto veneza
ele trabalhou 25 anos, meu pai. E aposentou no veneza.
MS: e è por isso que ele conheceu o Padre?
B: sim, JC sim, Oreste, meu pai è compadre de Oreste. A paulinha.. o
Marco filho do oreste, meu pai minha mae è padrinhos dele. Padrinho
eram muito amigos, a gente quando era pequeno tava sempre na casa do
93

Oreste, jantando conversando.. né.. meu pai tem aqueles barcos de veneza
que o oreste dava sabe..
MS: mas voces moravam aqui?
B: morava aqui. Entao moravamos no Analandia, quando eu era pequeno
moramos na Analandia, com uns 8 anos de idade mudamos pra ca. meu pai
continuo no veneza.
MS: e voces sempre alugavam uma parte dessa estrutura?
B: nao entao no inicio comecou com duas casas so de aluguel. Hoje sao 4.
mas è.. eles moravam na parte de cima là em cima e alugavam a parte de
baixo. Depois a minha mae foi diminuido alguns espacos, fez mais um
anexos là em cima e aì ficou 4 casa. Depois eu mostro pra voces mas foi
mudando. Aqui nos estamos desde 94. entao 2004-2014.. vinte e tres ano
mas ou menos.
MS: e a sua mae trabalhava?
B: nao sempre foi de casa, do lar. Sempre, sempre. Minha mae sempre foi
pra cuidar da gente. Ela sempre cuidou da gente. E voces jà ouviu falar da
Pastoral da crianca?
MS: Pastoral da crianca..
B: è, pastoral da crianca.. foi uma pastoral muito conhecida, hoje nem
tanto.
MS: explica o que è pastoral mesmo porque acho que..
B: pastoral. Pastoral è como se fosse um grupo dentro da igreja catolica
claro que se reune pra fazer determinados tipos de trabalho, atividades
social. So que ligado a igreja. Se encontra, faz uma oracao e discute acoes
voltas a um grupo entao tem a pastoral da crinca, tem a pastoral da
joventude, tem a pastoral dos movimentos social, tem a pastoral fè e
politica, tem a pastoral da terra..
MS: è tipo um coletivo?
B: è tipo um coletivo, esatamente. So que tem uma ligacao com a igreja.
Nao è ligado so ao movimento social mesmo. Sem igreja. Tem ligacao com a
igreja. Pastoral, igreja. So que è uma forma de igreja de atuar, atuar em
algum setor. Minha mae muitos anos com a mulher do Oreste tambem, a
Arlette.. elas foram da pastoral da crianca naquela epoca. Tinha muita
crianca desnutrida em jandira. Muita crianca.. com anemia né com
problemas e eles criaram.. nao eles a nivel nacional, pastoral da crianca
94

atuava em todo brasil, criavam uma multi mistura feita de casca de


alimentos pra salvar as criancas da denutricao. Foi muito conhecido. Foi
um trabalho bem de formiguinha. Trabalho bellissimo. E elas juntas com
varias mulheres na epoca. Casca de ovo, pegava casca de ovo com a casca
da mandioca, com a casca de algum outro alimento, batia, fazia uma multi
mistura, colocava no saquinho e dava pras maes que levava as criancas
pra creche. Que nem as maes de hoje né mas muita crianca desnutrida né
voce fazia uma medida.. sabe aquelas fita que mede, essa crianca ta com o
pulso do tamanho ideal da idade dela.. nao sei se jà viram uma fita medica
que mede o pulso. E' uma fita que mede se o pulso da crianca ta de acordo
com o tamanho dele uma coisa assim. Entao elas tinha essa fita e a crianca
desnutrida dava um saquinho de multimistura pra jogar na comida.
Salvou milhares de crianca esse trabalho. Foi um trabalho premiado pela
ONU, pode pesquisar. Coloca là pastoral da crianca.. voces vao adorar o
trabalho que foi feito. A Idares, que era a irma do Dom Paulo Evaristo
Arnis que morreu agora em dezembro, sabe que o padre falou do padre
Evaristo Arnis.. Dom Paulo Evaristo era um cardial, aposentado de sao
paulo. A irma dele Zilda Arnis. A Zilda Arnis ela foi criadora da Pastoral
da crianca. E ela chegou a vim aqui na Analandia, conhecer ela na epoca e
tal. E tinha um trabalho de salvar muita crianca. Porque em Jandira tinha
muita crianca desnutrida muita nao comia direito, nao comia coisas boas..
nao è que nem hoje..
MS: que anos eram?
B: os anos 90. Os anos 90 a pastoral da crianca salvou.. foi premiada pela
ONU porque salvou da desnutricao e anemia. UNICEF deu premios..
MS: entao vamos um poquinho continuar nessa depois a gente pega di
novo o discurso da.. entao voce conheceu o padre assim porque o seu pai
trabalhava là..
B: ah sim mas nao conheci o padre daì nao. Eu conheceu o padre com a
minha mae. Minha mae levava eu na creche da analandia. Eu fui da
creche da analandia, eu fui da caritas. O inicio da Caritas, eu peguei o
inicio, eu fui uma crianca que ficava na creche da Caritas, porque a minha
mae levava là e minha mae fazia trabalho da comunidade na igreja de
santa ana nas primeira comunidade là, chegavam os italianos entao ela
fazia o trabalho comunitario, social, toda quarta feira tinha o clube de
maes.. nao se se jà falaram pra voces essa palavra. Clube de maes, ela
participava.. entao o Clube de maes era umas maes de là entorno da
analandia que se encontravam todas as quartas feiras pra fazer um bolo
pras criancas, pra fazer umas brincadeiras com as criancas e ajudar a
95

comunidade no que precisava. Porque o Padre JC ele era paroco e ao


mesmo tempo.. era o coordenador da Caritas no inicio entao era tudo uma
coisa so nao è hoje, dividido. Tinha muita coisa pra fazer naquele tempo..
elas se reuniam là pra ficar ajudando aì minha mae.. aì nesse de tanto
participar da comunidade eu claro que vi o padre JC là e conheci ele là. É
nessa que quando eu falo que ele me pegava no collo no inicio.. ele pegava
as criancas no colo e eu tava no meio das criancas e ele me pegava
tambem. E foi conhecendo ele naquela epoca, mas eu conheci o padre na
comunidade, com a minha mae levando eu na comunidade na creche entao
de manha eu ficava na creche e a tarde estudava. Ou outros periodos de
manha estudava e a tarde ficava na creche.
MS: espera porque? Entao nao tinha idade da creche?
B: nao entendi. Ah ta, nao quando nao tinha pre.. quando eu nao tava no
pre eu ficava na comunidade, junto com as maes so que assim nunca fiquei
o dia todo porque a minha mae cuidava.. entao ela deixava alguns
periodos. Quando eu comecei a estudar na escola aì ficava um periodo da
escola e ou outro periodo ficava na comunidade. È assim..
MS: ah entao com a sua mae..
B: è porque nao era uma coisa assim nao tinha horarios, nao tinha.. nao
era burocratico entendeu? Ela ia là duas hora da tarde eu ficava atè as 5
horas. Ela tava là, fazendo bolo e eu brincando com as outras.. entendeu?
Dormir dormia, era assim mas eu lembro era diferente. E o meu pai
trabalhava no Veneza mas esse projeto do inicio do padre JC com o foto
Veneza com o Oreste, so foi bem no inicio, nao deu certo nao sei dessa
historia so sei que nao deu certo e aì cada um tomou seu rumo (?). O
Oreste foi cuidar da parte do foto Foto Veneza.. e o padre foi cuidar da vida
dele de igreja e tal.. mas eu lembro que o foto Veneza, o intuito era ser
uma fonte de sobrevivencia para os dois, uma coisa de fotografia mas
assim pra poder tambem o padre sobreviver e tal, ser um projeto que
pudesse atè financiar as atividades sociais e tal, pastoral.. mas nao deu
muito.. aì o Oreste ficou com isso.. tudo bem assim virou um comercio
depois né sem ligacao com a igreja com nada mas muitas pessoas da igreja
trabalharam no foto Veneza. Sabe quem trabalho no foto Veneza?
Trabalhou o Serginho, padre Tiao. Sabe padre Tiaozinho? O Cacau, nao sei
se voces chegaram conhecer o Cacao. O Cacao foi tambem muita da igreja
e.. varias pessoas da igreja passaram alì pelo foto Veneza. Porque o Oreste
fazia questao de pegar as pessoas da igreja pra trabalhar. Aì o Serginho
saiu do foto Veneza e foi trabalhar na paroquia. Virou motorista da
paroquia né.. Tiaozinho saiu do Veneza pra ir pro seminario. E assim foi..
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MS: e voce entao ficava estudando, ficava na comunidade e.. estudava na


escola publica?
B: escola publica. Sempre. Atè o ensino medio atè o final escola sempre
publica. Particular so foi quando fui na faculdade.
MS: e seu pai sempre trabalhou là no foto Veneza?
B: sempre no foto veneza.
MS: entao ele agora ta aposentado disso, sempre desse trabalho?
B: aposentou no veneza. Claro, jà depois como gerente né ele aprendeu
tudo, meu pai tambem è fotografo..
MS: claro depois de tantos anos né..
B: depois tantos anos, aprendeu revelar.. né comprou aquelas maquinas
de.. foto Veneza compro maquinas no Japao de revelar, sempre foi.. è a loja
de fotografia mais conhecida de Jandira atè da regiao, eles falam.. o
Veneza tem nome né.. criou uma.. è assim. Foi assim que comecou.
MS: e com o pessoal da Italia, como è que era a sua experiencia com..
B: primeira coisa entao.. eu comecei participar das pastorais.. das
pastorais da joventude. Primeira pastoral assim que eu participei foi da
joventude. Lembra pastoral né? Pastoral da joventude eu era adolescente
comecei participar. Da pastoral da joventude eu fui pro seminario. Fiquei
um ano no seminario.
MS: ah è?
B: è. Vendo o Padre JC alì, tudo aquela coisa queria ir pro seminario. Fui
seminarista um ano! Mas nao aguentei. Missionarios da consolata era o
nome do seminario. Sabe os missionarios da consolata, ouviu falar? Nao.. o
padre JC queria que eu fosse diocesano.. padre aqui da diocese de Osasco.
Mas eu nao gostava.. nao queria ir pra Africa né uma coisa..
MS: mas o Padre ficava falando de ir pro seminario..?
B: nao nao è que ele incentivava mas ele gostava, ele sabia do nosso desejo
de.. eu fui, o Tiao foi.. eu fui depois do Tiao.. o Serginho, ele forcava o
Serginho mas o Serginho nunca quis ir! O Fabinho, nao sei se voces lembra
do Fabinho.
MS: sim o Fabinho aquele là que è engenheiro né?
B: isso. Fabio engenheiro. Ele tambem, temos a mesma idade, mas ele
nao.. foi pro seminario mas ficava meio assim né.. nao sei Fabio vai fazer o
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que? Entao eu fui, fiquei um ano, missionarios da consolata, morei em Sao


Paulo, numa casa là, morava là mas eu nao.. nao dava, nao deu certo nao..
entao voltei pra ca, participei da pastoral da joventude, fui pro seminario,
voltei do seminario, continuei participando da pastoral da joventude..
inicio sempre teve os italianos que vinham. Eu tinha contato mas eu nao
tinha aquela ligacao forte assim no sentido de participar de algum projeto
e tal.. a questao da bolsa depois, houve um problema.. na verdade foi
ofericida a bolsa pro Fabinho mas nunca foi oferecida pra mim. Atè hoje,
nunca ofereceram bolsa pra mim, e eu nunca entendi porque.
MS: nunca perguntou porque?
B: nunca perguntei. Porque nao ia perguntar porque voces nao dao bolsa
pra mim? Mas eu nunca recebi, né.. fui estudar sem bolsa, a primeira
faculdade sociologia meu pai me ajudou primeiro ano aì eu consegui depois
um trabalho e fui pagando minha faculdade, os tres anos. Foi quatro anos,
o primeiro ano ele pagou, os outros tres anos eu paguei. Foram 4 anos..
entao no inicio, o Fabinho recebia, outras pessas recebiam mas eu.. talvez
porque eu nunca tive esse vinculo forte com.. na epoca por exemplo nao
tinha ligacao.. nao falava com o Marco de conversar.. quem conhecia um
pouco o Antonpaolo. O Antonpaolo conhecia muito Fabinho né..
MS: mas porque tambem.. voce fazia parte daquele grupo de jovens?
B: sim fazia. Nao daquele primeiro, o JUSI, nao o JUSI nao porque eu era
adolescente. Fabinho tambem. Eu vim do outro grupo depois.. os primeiros
grupos foi a Sandrinha, o Serginho que eles receberam né, o Ney o Helio..
isso.. a tem muitas pessoas. A Lilian.. mais uns dois ou tres..
MS: a irma da Lilian..
B: a irma da Lilian, Miriam.. isso.. aì vai vim um outro grupo depois que
vai receber. O Fabinho, a Ciperi se nao me engano, do Sagrado, Ceperi
recebeu curso biologia.. mais aì nao sei.. nunca chegaram a oferecer “ah
Beto..” nem mesmo Antonpaolo e varias vezes atè vi o Antonpaolo e tal
mas.. e varias renunioes quando ele tava por aqui, mas nunca foi oferecido.
Entao assim eu tive uma ligacao com o grupo da italia mas nao no sentido
de bolsa né, na casa do padre, olhar algumas unidades.. participava dos
eventos que tinha..
MS: mas tipo pessoalmente, de..
B: eh pessoalmente de contato.. nao tinha nao tinha.. pra falar verdade
assim quem conte eu tive contato forte depois foi com antonpaolo né.. ele..
a relacao com o Padre sempre.. o Beto o Antonpaolo tà por aì vamos fazer
98

uma janta aqui, ah vamos ter uma reuniao, voce gostaria de vir? Sim,
entao participava né.. aì 2008 quando eu fui pra Italia, primeira vez o
Antonpaolo me recebeu na casa dele..
MS: tava com quantos anos?
B: a eu jà tava com.. 26 anos. 26.
MS: entao voce è jovem!
B: sim, 34. 34.
MS: que ano voce è?
B: 82. Aì sempre foi isso. E depois pra tudo contato digamos maior, entao
foi antonpaolo, um pouco a Teresa, a Teresa tinha contato com essa teresa,
trocamos email, a Marina do grupo de Roma là, Marina..
MS: Marina, nao..?
B: Marina è.. aquela que nao acredita em Deus, atea.. nao vai na igreja
entao assim.. nao vai entao voce nao vai ver ela na igreja! Ela è muito
amiga da Titti, era sempre vai na casa da Titti, a Marina ela mora em
Roma..
MS: marida?
B: nao nao è a Marida. Marida eu sei, vai na igreja.. Marina Tartara..
gente boa entao tinha muito contato com ela, em 2008 fiquei na casa dela..
o Serginho tambem. Muito gente boa. Ela ajudava no inicio. Endependente
do grupo de Roma ela sempre ajudou. Entao foi essas tres pessoas assim
Antonapaolo, Teresa e Marina e depois aì jà dentro da Caritas, quando o
Padre chamou eu pra ser secretario, falou Beto vem ser secretario,
organizar as atas.. organizar.. eu fui primeiro na verdade a deixar a
Caritas organizada no sentido de atas. Eu fiquei dois anos organizando
tudo..
MS: isso quando?
B: isso em 2010..2011.. faz muito tempo nao. O Padre chamou e falei bom..
aì eu tive contato..
MS: mas antes nunca tinha.. envolvido..
B: nao. Nao.. sim participava de uma coisa ou outra.. evento.. mas na
diretoria, no dia a dia nem um pouco. Tinha contato com o Padre JC.
Sempre frequentava.. sempre frequentei. Casa dele, uma coisa ou outra..
mas a Caritas nao. E faltava um pouco aquela coisa oh vem participar de
99

tal coisa.. eu sou um pouco.. eu sei que sou um pouco fechado. Assim, se a
pessoa me chamar eu nao quero incomodar, nao quero entrar numa coisa
que nao sei como è que è, nao sei se vao gostar entao eu tinha um pouco
isso. Aì gostei quando o Padre me chamou. Falou olha vem fazer parte,
vem ajudar em tal coisas.. eu nao pensei duas vezes, eu fui e fiquei. Mas
antes como jà estava Fabinho, o Reginaldo.. jà tinha um grupo alì, nao via
a necesidade de.. claro que eu sempre enrollei as crianca sempre um
trabalho nisso e tal mas no dia a dia, na burocracia da Caritas.. relacao
com a prefeitura ou.. eu nao.. nao tinha um convite pra voce participar
entao..
MS: e voce trabalhava como professor?
B: dava aula como professor e aì 2009 eu entrei pra faculdade de direito.
2009. Isso.
MS: quantos anos?
B: 5 anos.
MS: nao voce quantos anos tinha?
B: ah em 2009? 27.
MS: ah entao nao foi a primeira faculdade?
B: nao. Foi a segunda isso. Fiz sociologia primeiro.. sociologia entrei com
18 anos. Sai do ensino medio entrei pra sociologia. Me formei com 22 aì
depois com 27 foi fazer a faculdade de direito. Completei com 32.
MS: porque voce decidiu..
B: entao. Economica. A primeira questao è.. economica. Infelizmente ser
professor no brasil, principlamente de ensino medio na escola publica nao è
facil.. dois filhos.. eu tinha Isabele quando fui fazer a faculdade de direito.
Eu falei nao nao posso ficar so na escola so como professor, preciso.. e
tambem porque eu tava jà querendo fazer outra coisa. So viver de educacao
nao, so educacao nao queria, queria uma outra coisa diferente. Nao queria
so a sala de aula. Tem um pouco essa motivacao. E' isso gente, a ligacao
com a Italia foi um pouco essa.. conhecemos mais depois da Caritas claro.
Antes era em contato com um ou com outro mas..
MS: mas entao voce.. primeiro voce virou secretario e.. quando o padre te
chamou e depoi, como è que foi..?
B: aì depois naturalmente o Senhor Sergio Ricardo.. nao o Serginho, o
Sergio Ricardo que è outro, era presidente na epoca, eu era secretario ele
100

era presidente. Era uma diretoria apatica. Era diretoria de assinar ata so.
Se reunia so pra assinar. Se reunia ainda a cada 4 meses, 5 meses. Quem
tocava o dia a dia era a equipe esecutiva, lembra da equipe esecutiva? Os
4. Eliane, Paulo, Noemia e Selma. Os quatro. Entao eles falavam olha da
pra fazer isso isso isso e isso. Pode fazer ata. Vamos fazer ata. O senhor
Sergio Ricardo assinava, o Padre JC nao era membro da diretoria nessa
epoca, tava na dele, as coisas estava andando e bom. Aì quando tava pra
acabar o mandato do Sergio Ricardo o padre falou Beto acho que agora è
voce que tem que ser presidente. Todo mundo foi.. o Serginho tambem o
grupo a Liza, a Liza jà tava, dona Enegina (??) o pessoal “acho que è a hora
voce deve assumir.. vamos fazer uma coisa diferente” e tal nao sei o que. E
fizemos. Aì os poucos foi mudando.. nao teve oposicao.
MS: faz quantos anos entao?
B: entao oh.. eu vou concluir 5 anos como presidente entao 2012, 2012-13..
meio de 2012.. uma coisa assim..
MS: è estranho entao serà que a gente se conheceu quando eu fui pra ca?
Porque eu fui pra ca 2013..
B: eu jà era presidente? Bom eu tava na diretoria.. entao nao sei se foi final
de 2012.. inicio de 2013 a elecao.. por aì. Eh nao me lembro tambem.
MS: voce lembra de ter recebido um grupo de italiano?
B: nao me lembro.. nao me lembro.. tantas passagens..
MS: mas entao como è que foi mudando essa coisa da diretoria tipo.. tipo
que virou ser mais..
B: entao è assim o Marta aì foi uma questao assim que a gente teve que..
eu nao queria ser presidente nem fui secretario so pra assinar. Pra assinar
eu nao.. falei pro padre “Padre se è pra ficar sendo um fantoche aqui eu
fico fazendo isso num outro lugar, nao precisa ser na Caritas. Eu quero
participar efetivamente. Quero saber o que que passa, no fianl de conta sao
criancas aqui entao vamos participar mais” e aì comecamos entao nos
tivemos essa.. e comecamos essas reunioes.. primeira mudanca: a diretoria
se reunia a cada 4 5 meses, comecou se reunir mensalmente. Fizemos um
calendario, tinha que comprir. Reuniao tal, entao quem faltava a gente
colocava que faltou, aquela coisa. Ligava falava nao falta entao
comecamos.. e comecamos delinear os papeis. Equipe esecutiva oh
queremos informacoes. Que que ta acontecendo “ah nao isso aì a gente
cuida” “nao nao nao.. queremos por escrito quanto entra, quanto sai, como
è que ta gastando as coisas aqui.. queremos saber” aì comecaram
101

incomodar. Comecaram a perceber que uma nova diretoria tava se


formando a partir daì. E a gente queria né.. a gente comecou ler o estatuto
e ver que o papel da diretoria era coordenar a Caritas, nao era receber
informacao so. A gente tinha que dar direcao das coisas, nao somos..
digamos o coletivo alì que tem que decidir as coisas. Nao dava pra ficar
vivendo submissao a equipe esecutiva passada. Nessa epoca que tinha
muito muito muito poder era noemia. Noemia mandava e desmandava.
Entao primeiro ponto que a gente.. cortar um pouco esse poder da equipe
esecutiva. Nos comecamos falar pra eles que assim, que a partir da agora,
eles podiam dividir o poder com a gente. Queremos tirar o poder, e dividi
com a gente, a gente quer decidir tambem. “Como voces vao decidir?” “eh
vamos decidir, è o nosso papel”.. entao foi um processo tà? De falar pra eles
que olha, voces sao funcionarios da caritas tà? Voces nao sao da diretoria e
comecou inverter os papeis mas nao foi facil. Eliane ficava de bico com a
gente, ficava de bico oxxi, dias sem falar com nos depois nos ficavamos
sabendo “eliane quem tomou essa decisao aqui?” “ah entao..” mas aì. “ah
nao sei falei com o Marco Parisi”.. aì nos chegamos do Padre JC “padre,
precisa falar com o Marco” que que è, como que è isso? A diretoria vai ficar
so assinando as coisas que os outros falam? Ou a gente vai participar.
Entao comecou um bate. Atè que teve um momento que a gente deifiniu os
papeis “olha Eliane voce vai ficar como financeira mas vai ser subordinada
a diretoria. Noemia voce tambem è subordinada diretoria, Paulo voce
tambem, Selma voce tambem”. Ai a diretoria de fato depois de mais ou
menos um ano do inicio comecou de fato a dar linha ultima das coisas.
Entao contratar, demitir, tinha que passar por nos. Financas queremos
saber o que entrava ou que saia. Mas sem entervir, por exemplo eu nunca
rele (..) .. eu nao gosto atè no maximo eu e o Padre teve que assinar os
cheques. Mas eu nao gostava muito de saber quanto entrou.. eu so queria
saber o que que de fato foi feito. Ah entrou tantos euros, ok foi aplicado
aonde? Eu nao tinha desconfianca, mas eu so queria saber. Nao tinha
desconfianca, nao queria pegar o dienheiro, nao queria ter o meu nome no
cartao da Caritas, de debito ou credito, nao queria mas entao.. justamente
porque eu sabia do problema que o Fabinho teve.. dos desvios.. nao sei se
voces ficaram sabendo..
MS: assim o Fabinho falou que ele foi criticado né..
B: eh mais o Marco, o Marco Parisi fala que teve um desvio na epoca do
Fabinho entorno.. cerca de 70 mil reais de desvio. O Fabinho, 70 mil. O
Reginaldo outros desvios, o Reginaldo nao sei de valor mas o Reginaldo fez
tambem desvios.. pessoais..
MS: desvios significa tipo..
102

B: Robo. Robou. Pegava o dinheiro da Caritas e fazia outras finalidades


inves que na Caritas entendeu? Mas porque, porque eles tinha o nome
deles no cartao eles controlava as financas, o fabinho controlava, o Fabinho
controlava o cheque o Fabinho contralava o net empresa là do Brasesco
né.. o Reginaldo controlava Net empresa tambem.. vamos fazer desvio da
forma de pagamento né, Marco Parisi ficou chateado, foi muitos anos sem
falar com o Fabinho. Agora voltaram, eu na italia agora fui falar pro Marco
falei “o Marco por favor podemos retomar uma chance de falar com o
Fabinho novamente?” fui eu que fiz a ponte porque depois o Fabinho
conversamos com o Fabinho, passou o tempo, o Fabinho teve esses
problemas pessoais da vida dele, atè hoje ta com problemas finencero,
divida monstrosa, montou uma empresa, ta com 50 processos trabalhista
nas costas teve que vender tudo, teve que vender carro pra pagar nao ta
conseguindo pagar a pensao da filha enfim a vida deu uma lissao né a
vida.. nao to dizendo que.. nao to com dor mas assim ta pagando por isso.
Ta pagando, ta pagando o preco. Aì os ultimos dois anos, eu e o Serginho
conversamos muito com o Fabinho e o Fabinho falou.. eh a gente nao fala
diretamente ah voce robou.. eu sei que o Marco Parisi sabe que ele robou,
claro que a gente acha que naquele momento ele deve ter pego mesmo né
pra as finalidades pessoais confindiu as coisas porque o Fabinho tinha uma
empresa de engenharia ela jà era engenhero. Entao ele usava o dinheiro da
Caritas pra empresa dele pra uso particular. Aì deu problema.
Descobriram e tal. Aì ele fala que foi criticado porque ele fala.. o Fabinho
fala ah falam algumas coisas de mim mas eu tive que fazer algumas coisas
atè por outras pessoas que me mandavam me pediam quer dizer o Padre
JC, ah o Padre JC me pediu algumas coisas, tinha que ajudar ele né entao
tinha um pouco isso. Nao è muito claro essas coisas como o Claudio falou
essas coisas nao foram na frente do juiz nao tinha um processo tudo isso.
Entao è tudo muito nebuloso muito.. nas escuras entao Fabinho.. aì depois
de muitos anos a gente retomou a conversa com Fabinho, falou Fabinho
tem como voce vir ser volontario pra gente comecar um novo projeto..
esquece o que foi o pasado, todo mundo pagou, ta pagando nao sei o que.. e
ele ah tranquilo se o Marco Parisi nao tiver problema com a minha
presencia.. aì eu levei esse recado pra là. Antes de ir pra Italia conversei
com o Fabinho, e aì o Marco “nao, tranquilo eu.. Fabinho errou.. ele errou
que nao significa que eu tambem vou fechar as portas né se ele quer uma
segunda chance eu do, so que nao quero o Fabinho contratado pela Caritas,
so isso”. Falei nao nem ele que trabalhar na Caritas, ele nem ele quer vir
pra caritas nem ele.. ele so quer que voce aceite ele como voluntario como
uma pessoa que vai tar proxima da gente novamente. Porque se o Marco
fala nao nao quero de fato è ruim. Se ele falar Fabinho nao nao è bom voce
103

ficar proximo.. mas ele falou.. eu gostei das palavras do Marco, falou nao
Beto eu perdo, tudo que ele fez.. nao quero que se repeita claro nao quero
que a Caritas contrate o servico dele mas se ele pode vir ajudar mais nao
vejo problema nenhum e aì eu trouxe o recado pro Fabinho e aì o Fabinho
comecou agora participar, depois que a gente voltou da Italia. Tem essa
historia.. entao a diretoria è isso. Os poucos que queriam.. pra chegar atè
hoje. A gente.. que bom poder que tinha.. os quatro da equipe esecutiva..
pra nos podemos ter uma autonomia, que è o que o statuto fala, que a
diretoria tem que tomar decisoes, claro sempre ouvindo o Marco mesmo
que ele nao seja da diretoria mas è uma pessoa importante là no grupo em
Roma..
MS: ah formalmente ele nao faz parte da diretoria?
B: nao formalmente nao. Nem a Liza faz mais agora, voce sabe né? Nem a
Liza faz mais.
MS: mas assim. Um ultimo ponto.. a relacao com eles né com o Marco com
aqueles da Italia.. eu sei que voce è sincero entao com ele tambem eu sei
que posso perguntar.. como que è..
B: como que è a relacao? Entao.. eu gosto do Marco, pessoa que tem o meu
respeito, mas o Marco muitas vezes tem uma cabeza na realidade italiana.
Eu gosto do Marco mas as vezes ele.. ele tem uma cabeza so na realidade
italiana e quer trasportar um modelo e uma moral italiana pra realidade
brasileira. E nao funciona. Nao è assim. Nao to dizendo que è pior ou
melhor. As vezes ele ta.. o Brasil tem algumas coisas diferentes.. è claro,
pra algumas coisas sao iguais è verdade a moralidade publica de nao
contratar parente na questao publica entendo quando ele fala isso. Mas
assim por outro lado tem aqui uma.. um jeito comunitario de ser. Por
exemplo eu sei que ele è muito bravo com as questoes de contratar
parentes de diretores. E' verdade. Ha 30 anos que a Caritas contrata
parente.. pessoas ligadas. A diferencia que antes era Noemia que
contratava todo mundo e a Eliane. Se voce pegar os parentes da Eliane.
Um dia morreu aì.. morreu uma parente da Eliane. A Caritas parou. Foi
todo mundo pro velorio! Se voce fosse no velorio de Barueri tava a Caritas
intera là, so parente da Eliane. A Noemia levou os delas e pronto. Assim ta
tem esse problema.. aì Marta eu vou falar assim qual è a diferencia, tudo
bem essa critica que da a parente. Notro ponto, o Padre sempre fala tem as
vagas sociais. Pessoas que precisam voce falou isso, a Caritas tem uma
coisa de emprego de pessoas que precisam, è verdade. Vaga social. O Padre
chama de vaga social. A Caritas tem essa questao da vaga social. Pessoas
que necesitam, è drogado, è alcolatra, è mae com 5 filhos precisa trabalhar
104

porque ta passando necesidade, è senhora que nao consegue aposentar que


vai là na porta do padre, me ajuda ele da um trabalho.. acontece muito
isso. Antes era as pessoas da comunidade, das pastorais. Como o Padre nao
è mais da paroquia entao jà nao pega muito mais essas pastorais e mudou
nas relacoes, mudou um pouco. Entao antes era as pessoas ligadas a igreja,
as pastorais agora nem tanto, agora è pessoas ligadas ao trabalho
comunitario do Padre dos projetos do Padre. Entao por exemplo na
Comuna. Projeto da Comuna. Ele ta fazendo o projeto de moradia e
contrata essas pessoas pra trabalhar tambem. As pessoas dos movimentos
sociais, dos projetos ligados a ele. Entao tem esse publico e tem um publico
de parente è verdade né. È parente do Padre, parente meu, do Serginho, do
Artur, da Liza, do Geison. Tem tem. So que assim, so que assim, quel è o
pacto que a gente fez? Em diretoria. Isso claro deve tar em ata là. Todas as
pessoas que vem trabalhar na Caritas, seja parente ou nao de diretores,
tem que trabalhar. So isso. Cumprir o horario como todo mundo. Depois
que a pessoa vem trabalhar na Caritas, acabou quem indicou. Nao
interessa que foi o Sergio, o Beto o foi o Padre, vai trabalhar como todo
mundo e se precisar sair porque nao ta bem, vai sair como todo mundo.
Mandamos vai.. renata embora na epoca. Foi terrivel. Foi eu que fui falar.
Foi terrivel, enfim.. tà. Noemia agora, foi um problemao. Pessoas ligadas a
Eliane, tambem jà mandamos. Pessoas ligadas ao Zezinho, tambem jà
mandamos. Pessoas ligadas ao Serginho, tinha o problema da Tatà. Sabe a
Tatà do Olimpia?
MS: nao nao sei mas o Serginho me falou desse problema..
B: entao o Serginho nao se envolveu falou nao.. ela queria que a Caritas
mandasse ela embora e todo mundo falou, o proprio Serginho falou nao,
pedi a conta. Entendeu? Assim pra mostrar que nao tem privilegio nao tem
gente olha eu juro por deus nao ha privilegio nenhum. Nao ha sabe? Todos
trabalham, nao tem fantasma na Caritas.. nao tem ninguem recebendo
sem trabalhar. Mas eu sei que isso pra italia, pro Claudio e pro Marco è..
eu sei que eles ficam né.. so que assim. Nos fomos atè o Padre JC. Falamos
Padre se a gente è so pra ser voluntario mas a gente nao pode ajudar as
pessoas ao nosso retor (?).. algumas pessoas.. tambem nao è, claro eu sou
contra ficar contratando so parente. Mas tem que ter a vaga social, tem
que ter a pessoa da comunidade alì, um profissional alì formado pra
tambem nao ter esse problema da qualidade. Pessoas ruins vindo
trabalhar. Isso eu sou preocupado. Sou preocupado. Por exemplo eu nao
teria hoje na minha familia monitora pra trabalhar na Caritas porque
ninguem sabe trabalhar com crianca. Entao nao sou louco. Nao vou indicar
pessoas da minha familia so porque precisa de emprego mas depois nao
105

sabe trabalhar com a crianca. Vai fazer uma maldade.. nao uma maldade
mas nao vai saber trabalhar nao vai cuidar nao vai criar nada diferente
entendeu? Entao eu tenho essa posicao nao vou ficar indicando gente.. e
tem muita gente que vem atè nos. Falando “oh houve alguma coisa là e
tal.. nao tem vaga..” è assim. Entendeu? Eu concordo que tem que ser
pessoas preparadas entao os que eu indico è preparado pra aquele tipo de
trabalho por exemplo. E ponto. A questao do meu irmao por exemplo foi
vaga temporaria foi a Eliane que me ligou. Por isso.. voces nao tao no
grupo da diretoria, tem um grupo là que eu vi critica a questao da William.
Aì eu falei Eliane voce vai no grupo e voce vai dizer que voce me ligou. Foi
voce que me ligou pedindo uma pessoa. Temporaria. Pra ajudar entregar o
pao e voce falou ah como seu irmao tem pirua, è ideal Beto, temporario,
porque ele jà trabalha com a pirua, ele vai entregando os paes pro padre e
ao mesmo tempo ajuda o Ronaldo. Falei Eliane meu irmao ta aì tudo bem
ta desempregado. Temporario, tudo bem so que eu nao vou colocar na
diretoria, voce coloca isso. Ela nao colocou quando ele comecou. Depois deu
problema, ela teve que falar no grupo. Nao sei se voces viram no grupo da
diretoria. Ela teve que se explicar. Porque nao fui eu que indiquei. Eu nao
vou criar vaga pro meu irmao, eu seria o primeiro a me explicar na
diretoria. “ah pessoal olha, estou colocando o meu irmao, algum problema?
Tudo bem?” mas nao fui eu nao partiu de mim. Entao è.. eu sei que isso
nao è.. legal ficar.. o presidente colocando irmao pra trabalhar. So algo.. è
privilegio, ta colocando o irmaozinho pra trabalhar.. eu nao gosto disso
mas como era vaga temporaria foi a Eliane que pediu. Eu juro pra voces foi
a Eliane que pediu. Porque eu tive que me explicar!
MS: vou falar verdade eu tambem achava meio.. tipo quando comecei a ver
que.. comecei pensar como assim?
B: e ele tava vendendo a pirua eu falei pra Eliane olha era vai vender a
pirua, ele ta vendendo antes dele entrar.
MS: mas eu acho que isso foi falta de comunicacao.. (ecc parlando del
caso..)
B: entao foi uma falha de educacao. Mas voltando.. a relacao com o Marco
com o pessoal è de profundo respeito. Ha divergencia? claro que ha. As
vezes o Marco descorda de algumas coisas que a gente decidi aqui, outras
vezes a gente descorda de outras coisas que ele fala là.. entendeu? Mas
sempre num clima de respeito. Uma coisa que eles batem de frente. A
questao das contratacoes pela.. pelo banco de curriculum. È um problema,
nao è facil. De fato o Claudio montou uma base de banco do curriculum.
Porem, pra alguns cargos, e to falando um pouco qual è as visoes do grupo
106

da diretoria, né o padre JC por exemplo ele è critico a esse banco do


curriculum porque ele.. ele odeia. Ele odeia a ideia porque ele fala “eh
Claudio fica com esse negocio..! Nao conhece ninguem vem uma fila que
nao sabe nada da realidade da Caritas, tem que pegar o primeiro que a
gente ve ai faz uma conversa e coloca pra trabalhar!” Ele è um pouco
assim. Para alguns cargos, para alguns, a gente fala nao Padre, pra
outros.. pra professor tem que ter uma.. nao pode ser qualquer um. A
Simaria, que entrou no lugar da Jo(?).. ela entrou là né, nao ta na
analandia? A Simaria?
MS: acho que ouvi mas..
B: isso. A Simaria jà era nossa voluntaria.. nao estagearia, pedagogia, se
formou professora entao ela.. jà conhecemos ela entrou no lugar sem banco
do curriculum, mas porque ela jà è professora, a gete jà conhecia ela. Se
fosse pra ser no banco de curriculum teriamos que pegar outra que nao
conhecemos.. tudo bem pode atè ser boa tambem mas.. entao a gente tem
um pouco isso primeiro a experiencia da pessoa, voce jà trabalhou foi boa
legal, era estagearia era esemplar.. nunca faltou, chegava no horario..
criativa, Simaria è muito.. è daquelas professora criativa. Se voces
conhecer ela voces vao gostar.. todo mundo.. ela deu aula na.. ela foi
estagearia na comuna. Perguntar pra Erica dela, ela è muito boa. Entao
como a Jo (?) ta gravida tinha que se afastar a gente jà penso na Simaria,
todo mundo foi favoravel né. Mas assim o Claudio.. entao o Padre ele è
muito critico a por exemplo tem que fazer banco de curriculum pra
faxinera. Ele acha que essas vagas mais simples, pode ser pra pessoas do
nosso entorno que precisam. As vagas sociais, entendeu? Monitora, ai mais
ou menos, monitora.. como que a gente faz com monitora? Alguns a gente
indica, outras è pelo banco de curriculum. Mas nem todas è pelo banco. E o
Claudio fica puto. Quem que entrou aì que eu nao to vendo o nome no
banco? Aì fala. Aì a gente tem que.. entao è assim.. a gente.. e as vezes nao
è parente nosso nao è pessoas que.. o padre indicou, o Artur indicou, o
Serginho indicou, a Eliane indica.. todos outros acabam indicando. Se voce
tivesse uma pessoa de carinho uma pessoa tambem.. a gente fez esse
sistema meio democratico, de todos poder indicar. Nunca ficou ninguem
sem poder indicar uma pessoa. Todos, todos tem participacao. Assim
muitas vezes a gente pega indicacao de outra.. assim amigo do amigo que
jà trabalha na Caritas indicou uma pessoa que a gente achou bacana ah ta
bom vamo.. mas assim muitas vezes o Padre vem assim “ah gente tenho
uma pessoa assim.. pode contratar”
MS: eh o Padre è o primeiro.
107

B: eh ele faz assim ele odeia o banco de curriculum do Claudio. O.. nao sei
se vocessabe como que o Claudio fez o banco de curriculum. E' atè bacana,
ele faz puntuacao. Assim a pessoa entrega um curriculum. Se a pessoa que
entregou o curriculum foi indicada por alguem da diretoria por exemplo,
ganha um ponto. Se a pessoa que entregou o curriculum tem ensino medio,
tem um outro ponto. Se a pessoa que entregou o curriculum jà trabalho
com crianca ou na area de educacao opà, mais um pontinho! Se a pessoa jà
foi funcionario antigo da Caritas muito tempo mais um ponto e aì esse fica
na frente.
MS: nossa, ganhou!
B: isso! E esse fica na frente entendeu? Ele pega tipo oh esse è o primeirao
a fazer entrevista. Entao ele fez um sistema de puntuacao dos curriculum.
E' interessante è.. so que depois na pratica a gente que chegou.. a gente foi
fazer algumas.. entrevista.. algumas.. poucas mas fizemos vai..
pouquinhas..poquerrimas.. (risate ahaha) poquerrimas mas fizemos.. mas..
entao mais pra monitora, estagearia sim de pedagogia. Estagearia sim!
Tinha bastante curriculum.. agora por exemplo nos nao temos curriculum
de estagearia jà presente entao nos tivemos que cassar, procurar por aì,
nao tinha no banco de curriculum, que que tem bastante no banco de
curriculum? Monitora, ausiliar de cozinha, e faxinera, entendeu? Assim, è
legal a ideia do Claudio de criar uma coisa profissionalizante mas o padre
nao quer profissionalizar muito, ele nao queria muito essa coisa de oh vem
primeira.. ela quer uma coisa mais de relacao, tipo assim ah marta voce è
muito boa, gostei de voce, voce vai vim trabalhar aqui na caritas? È assim
um pouco! Agora de fato è um problema? è. Porque depois a Marta que foi
indicada alì, comeca dar problema, a gente ve que a Marta nao è tao boa
quanto a gente pensava.. o padre indicou e a Marta nao sabe lidar com
crianca, a Marta comeca adquirir alguns vicios, comeca nao querer fazer
alguns tipos de servicos, aì comeca ter atrito com trabalho e a gente ve isso
em alguns? Ve claro né porque porque nao se conversou antes, nao fez uma
entrevista antes, contratou, colocou là pra trabalhar e a pessoa nao è boa.
Isso acontece né. De fato è isso que tem que tomar cuidado. Isso è uma
discussao que tem na diretoria. Vai indicar uma pessoa? Beleza, mas ele
tem que tar preparada. Explica antes pra ela o que que è a Caritas.
B: Nossa Paulo Freire.. os grupos de alfabetizacao que ele fez?
Alfabetizasao de jovens e adultos.. a pedagogia do oprimido voce leu?
Acho.. as experiencias de educacao popular.. mas è outra.. è o Freire è
outra.. outro contexto né. Eu acho que hoje jà nao.. nao sei se da.
MS: nao è atualizado voce acha?
108

B: è.. o modelo de educacao popular dele, eu acho que nao da mais pra
emplantar hoje na nossa (..).. mas assim algumas ideias que sao assim..
partir da realidade do educando, da realidade do dia a dia dele, a partir
desse realidade dele conseguir trabalhar mais educacao, trazendo ele e nao
uma realidade distante da realidade do educando. O Paulo Freire toma
umas ideas de.. nao acho que è possivel, da sim.. eu gosto Paulo Freire, eu
adoro Paulo Freire.. è um sonhador né.
MS: tipo o Padre falou que em anos passados eles tentaram de mandar as
tias no istituto Paulo Freire.. mas foi muito costoso entao nao deu certo.
B: eh o istituto Paulo Freire è..
MS: mas eu li muitas teoria dele e acho que se as tias estudassem essas
teoria.. nao sei tipo trabalhar com as palavras..
B: tem formacao continuada, nao tem? A Caritas precisa de formacao
continuada né?
MS: nao precisa do istituto..
B: eh nao precisa do istituto.. sabe que me parece? Que tem um encontro
no comeco do ano, uma palestra pras tia e fala que è formacao. E depois
nao tem mais nada. Entendeu? Entao tem umas palestras de uma semana,
dois dias alguem vai dar uma palestra motivacional né, ergue as tias,
autoestima, olha vamos trabalhar contente e tal e ficou tudo formacao? Aì
no meio do ano ferias, volta das ferias mais uma palestra, uma. Uma tarde
o duas tarde, dois dias seguido. Uma palestra motivacional ehhh, depois
meio do ano atè o final do ano mais nada de formacao. Entao falta uma
formacao continuada. Permanente. No horario de trabalho. Pra elas nao
falar tambem ah fora do horario de trabalho nao vou. Que tem.. no Brasil
tem isso. Ninguem vai fora do horario de trabalho em palestra, em
formacao nenhuma. Nao vao nao vao, nao adiante. Se voce nao fizer no
horario de trabalho..
MS: nao tem vontade de melhorar..?
B: nao, nao. Se voce nao fizer no horario de trabalho uma horinha meia
hora.. mas por exemplo, sei là se viesse alguem disposto ou pago ou
voluntario pra fazer um trabalho de formacao continuada ao longo do ano,
mudaria a mentalidade das tias.
MS: mas como è que poderia fazer dentro do horario?
B: ah separar os grupos nao precisa ser.. entao..
MS: tipo uma vez por mes..
109

B: eh nao è que todo dia a pessoa vai ter um curso, mas uma vez por
semana, uma unidade vai ter um curso de uma hora. Mas oh, uma vez por
semana ta otimo. Um mes vai ser quatro encontros. No ano vai ser dez
encontros.. dez.. vai ser muitos encontros né. Entao assim è uma formacao
continuada, nao precisa ser um curso, atè entender como è essa perfil
caritas, o desenvolvimento psicomotor das criancas sabe essas coisas né?
Psicologia infantil como è que è atè a pessoa entender.. chega uma hora
que a pessoa ta formada, sabe lidar com a crianca.. falta isso. A gente
percebe que nao tem uma formacao de fato né. É palestrinhas.. uma
palestra no meio do ano, acabou. E outra, è palestra motivacional. Tem
uma palestra ridicula atè que nao sei que chamou.. sabe essas palestra
empresarial? Motivacional de empresa, voce tem que ser um leader.. um
leader que vai leaderar, leaderar.. se relacionar no local de trabalho! Voce
tem que aprender a ser um leader! (tono ironico) né da empresa, as
empresas sao de leaders e tal.. gente.. nao sei quem que foi que chamou
acho que foi a Maria Josè.. um cara veio todo encravatado.. e sae lideranca
empresarial, motivacional mas puxado pra empresa? Odeio essas tarefas
de autoestima empresarial “olha voce tem que ser o leader do seculo 21”
sabe essas coisas?
MS: cadè o sentimento?
B: isso. Essa tipo de palestra que falta sabe essa coisa motivacional mas
social. E a partir daì faz que a pessoa se sinta parte de um processo maior
de cuidar da crianca, que nem voce falou.. falta falta.. pedagogia e se sentir
parte do projeto. Eu nao sei, nos nao temos um remedio pra isso. Nos
estamos perdidos nisso. A diretoria ta perdida sou sincero. A gente nao
tem condicoes, jà discutimos varias vezes mas nao tem assim algo que a
gente fala como que vamos fazer porque o funcionario se sinta parte dum
processo. A gente nao sabe, simplismente nao temos mais perna nao temos
energia pra fazer nada disso. Nao temos como pensar. E' tantos outros
problemas que a gente acaba nao pensando muito nisso e aì o Artur um
pouco o Serginho que voce falou acaba vendo como fosse empresarial
mesmo. Entao tem que entrar 8 hora, sai 5 acabou. Ah mas.. como que ele..
nao sei nao importa que que ele faz do trabalho dele. E' um pouco isso
infelizmente porque nos nao temos quem.. a Jeanne quando eu fui pra
italia, um dia, foi atè meio chato, foi uma assembleia. Foi assembleia da
minha releicao, lembrei. Em 2015. A Jeanne e aquela que ta na Analandia,
as duas se juntaram, qual è o nome dela meu deus? A namorada do
Rodrigo..
MS: eh nao sei o nome dela mas entendi..
110

B: Camila? Nao.. Simone? Uma coisa assim eh, ela è sobrinha da Selma né
tambem.. ela è sobrinha da Selma.. parente! Entao as duas pegaram e
falarm eh porque essa diretoria precisa pensar como que vai fazer porque
hoje na Caritas a gente.. acabou a familia.. acabou a familia Caritas,
acabou o vinculo, a gente nao tem autoestima aqui.. a Jeanne, era
nutricionista jà na epoca. Falou aqui o pessoal ta tudo trabalhando
desmotivado, ta todo mundo sem vontade de vir trabalhar Beto ela
direcionou pra mim eu lembro né voces tem que saber o que voces vao
fazer. So que assim ela jogou de uma forma que parecia que era nos que
estavamos destruindo as coisas, e nos estavamos fazendo muitos esforcos
pra melhorar a Caritas em outros aspectos tambem, porque nao è so uma
questao de.. tem tantas coisas que precisa melhorar.. entao assim eu fiquei
puto de raiva.. mulher do Claudio, sabe como que è dificil o Claudio tava
vivendo as dificuldades aqui, sabe como è dificil e vem enculpar a gente
que a familia acabou porque essa diretoria entrou, ela falou mais ou menos
isso. Pessoal ficou chateado com ela assim, falou nao è.. voce nao se sente
parte disso tambem Jeanne? Voce nao è parte de tudo tambem? Voce vem
ajudar a gente, ta dizendo que a Caritas nao consegue mais ser a familia
antes que era, vem ajudar. Tem a varinha magica pra fazer milagre?
Timm agora somos familia de novo. Se tiver essa varinha que faz isso, traz
isso pra gente. Porque ninguem tem, è dificil. Em algum momento isso se
perdeu. Isso foi diluido, foi se acabando, a historia è dinamica né, ela muda
entendeu? Nao sei o que fazer pras pessoas ir trabalhar falando pure to
indo pra Caritas, uma entidade social sem fins lucrativos, que faz um
trabalho bellissimo com criancas, nao alì è.. nao sei. O marcio, olha o que o
Marcio fez com a gente. O que que o Marcio fez com a gente, processo
trabalhista, terceira punhalada, sabe que è punhalada né, que ele deu pro
Padre pela terceira vez. Vou explicar porque que è terceira. Porque è a
terceira vez que o Padre chama ele pra trabalhar. Nao Caritas. Chamou
quando o Padre tava na paroquia ahh traz ainda, 20 anos atras. O Marcio
era jovem, casado com a Selma, jovem né os filhos pequenos. O Marcio era
galanzao atè na epoca na Ananaldia, traia muito a Selma, ficava com
muitas mulheres da comunidade, verdade è essa. A Selma sempre foi
traida assim.. todo mundo do Analandia sabe essas hsitorias, Selma
cuitada era aquela que ahh a ultima saber, ultima saber.. todo mundo
sabia mas ela ahh nao sabia. Tudo bem, vou falar um pouco do Marcio mas
o Padre chamava ele pra trabalhar na paroquia, foi là, na epoca e fez umas
cagadas na paroquia com a pirua, na epoca sabe, era pra ele ocupar meio
que o espaco que o Serginho depois ocupou, era pra fazer o que o Serginho
fez depois. Ele nao fez bem, robou, tem historias de robo de dinheiro de
comunidade. Ok, o Padre afastou ele. Tempos depois o Padre pegou ele de
111

novo na Caritas mas nao com registro. Comecou trabalhar fazer um projeto
com o Padre né inclusivel um projeto tinha alguma ligacao com a Italia nao
sei se talvez tem a ver com o inicio do artesanato com o Claudio, alguma
coisa assim. Marcio novamente fez alguma coisa là com o Padre, o Padre
ficou puto da vida com ele. Ele spirou de novo, so mancadas (?) so dando
mancadas sabe, sim vai embora. Terceira vez. O padre fala que nao foi ele,
fala que foi a Eliane com a Noemia. Terceira vez, ha tres anos atras,
quatro. Eu tava acho que na secretaria o Marcio è contratado pela Caritas,
carteira assinada, trabalhar na horta là.
MS: eh o padre fala..
B: eh ele fala mas passou por ele Marta, passou. Nao è que assim o padre
falou Ah vem! Mas assim alguem falou o Padre acho que ta aì, ah pega ele!
Acho que o padre deve ter falando ah pega ele entao! Ah ta sem fazer nada,
coloca ele pra trabalhar. Nao è.. eu entendo que fala o padre que nao foi ele
que foi pegar, mas ele aprovou digamos, mas coitado como que ia saber..
mas tambem conhecia o Marcio de outras vezes, de outros problemas né..
mas pegamos o Marcio de novo, trabalhou e agora ele ta com esse processo.
Terceira mancada, tipo assim no sentido de.. a gente gosta de tomar
porrada mesmo. A gente gosta.. nossa!
MS: eu acho que as vezes.. (tutte cose sul fatto che manca comunicazione e
che non si parla mai in faccia alla persona..)
B: eh o brasileiro tem muito isso. Ele è muito fofoquero. Ele prefere que o
recado chega atè voce pra fofoqueira. E nao pra conversar diretamente.
MS: e tambem isso acontece na relacao entre a equipe esecutiva e as
coordenadoras.
B: acho que na italia nao acontece isso né..
MS: nao tem tambem, tem. Mas è verdade tambem que è uma carateristica
so brasileiro. Tem tambem na Italia, tem..
B: mas aqui è pior.
MS: so que essa questao è ligada a questao da familia Caritas..
B: eh porque as vezes falta um diretor poder ajudar porque è muita coisa..
assim o Marta eu confesso esse ano eu precisei pisar no fre ano pasado eu
trabalhei um pouco mais, 2015 tambem mas è que chega uma hora que
aperta algumas coisas pra gente entao voce tem que fazer umas opcoes
entao eu precisava trabalhar um pouco mais, se individua alguma coisa alì
è crianca, è os gastos entao eu precisava dar uma atencao mais pro
112

escritorio. Porque eu tava.. assim nos anos pasados eu dedicava muitas


horas na semana pra ajudar a Caritas mas chega uma hora que voce tem
tambem que diminuir porque tem que sobreviver. Entao eu achei bom
Serginho vir pra ele tambem ajudar mais.. e a gente fala o Artur pode
pouco, a Liza pode um pouco, o Geison pode um pouco. Mas eu cheguei a
falar em reunioes da diretoria que precisava o pessoal se engajar um
pouquinho mais. Pra que outro nao se engagasse tanto, porque se cada um
se engaja um pouco jà ajuda.
MS: sim è claro que todos voces da diretoria voces sao voluntarios entao
voces tem a vida de voces, tem que cuidar das coisas, dos problemas da
vida entao è claro que eu nunca queria enculpar voces porque nao è um
trabalho. Mas eu acho isso muito legal tambem porque tem uma diretoria
que nao tem um interesse de dinheiro nas coisas..
B: gracas a deus.
MS: porque muitas vezes as pessoas que tem que tomar decisoes e ganha
dinheiro da associacao mesmo..
B: claro e voce sabe que a Caritas nao mexe com pouca coisa. Vou ser
sincero. Ha cinco anos que essa diretoria nao mexe dinheiro. Aì voce pega,
sao tres nomes que o Marco nao gosta. Tres nome que ele nao gosta:
Maura, Reginaldo e Fabinho. Fabinho daquela epoca, hoje è outra historia.
Mas tres nomes.. porque foram tres pessoas na Caritas que cuidavam
diretamente do dinheiro e deram problema.
MS: tem um outro.. a Noemia né?
B: è. È a Noemia um pouco mas a Noemia nao è essa pessoa que mexeu
muito com dinheiro nao. A Noemia è mais poder, poder de indicar familia,
poder de falar pro funcionario x, falar pro outro, era mandona, arbitraria,
jeitao dela, gosta de criar fofoca sobre aquela pessoa que ela nao gosta.. a
Noemia era intacavel. Entao se uma monitora nao stesse bom com ela..
coitada da monitora. Ela masacrava porque ela se juntava com um outro
grupo e acabava com essa monitora. Sem as vezes se falar com a monitora,
ela armava pra atacar a monitora. Ela è muito inteligente. E' inteligente
assim politicamente, ela movimenta entao nesse aspeto acabamos com esse
poder que ela tinha. Financero ela cometeu umas mancadas. O Marco
falou puta è o seguinte: como que ela pode gastar 11 mil reais com
uniforme? Nisso ele ficou puto porque ela gastou. Ela que foi comprar
porque ela fazia a parte das compras. A Selma fazia conta so mas quem ia
là de fato comprar era Noemia. Entao ele ficou.. quando eu tava là ele
113

falou Beto como voces nao viram isso, voces da diretoria. 11 mil reais em
uniforme? È muita coisa.
MS: tambem os gastos da cozinha nao dimunuiram agora?
B: diminuiram. Erro da Selma que agora a nutricionista..
B: mas a prefeitura de Baruei ela è muito ricca porque ela tem um polo
industrial muito grande e Alphaville.
MS: é mais porque o sistema de imposto.. como è que è?
B: então o sistema de imposto..
MS: porque tem prefeitura mais riccas?
B: então porque você tem.. porque você tem alguns polos que atrae por
exemplo Barueri só è ricca porque tem um grande polo industrial, que tem
imposto maior, e Alphaville. Imposto maior..
MS:porque o industrial paga um imposto pra prefeitura?
B: não não o morador tambem paga, quem tem casa em Barueri paga, mas
quem mora em Alphaville paga mais. Porque a area construída è maior.
Aonde tem área construída maior, de luxo, morar là è mais caro então paga
mais imposto. E as industrias também pagam imposto maior, imposto pra
manter a industria alì paga mais.
MS: o imposto è pago pela prefeitura, não pelo estado?
B: não não è pago pela prefeitura. O IPTU e o ESS que è os dois impostos
mais importantes aì: IPTU è da sua casa e IPI (imposto propriedade
industrial) e ISS (imposto de servico) esses dois è a industria que paga,
paga muito. È isso que deixa as vezes uma prefeitura mais ricca que outra.
È isso. Por exemplo uma grande empresa vai pra uma cidade, só o fato
dessa grande empresa ir pra là por exemplo Coca Cola, vai pra uma cidade
do interior, Avarè, uma Coca Cola, só Coca Cola deixa essa cidade là em
cima, porque atrai emprego, paga um grande imposto, faz mais pessoas
irem morar là porque tem a Coca, a distrubuicao, camiao que entra là, os
camioes que vai rodar na cidade vai pagar imposto pra rodar na cidade,
então isso tudo atrai dinheiro pra essa cidade então nessa regiao Baruri è
riquissima. Barueri tem um hospital, próprio, municipal. È dificil ter um
hospital próprio sabe, ninguém consegue, Jandira tem um... (versi) um
morre. Morre, è o matadouro. Nao da, zezinho ele cansa de ver gente
morrer, è desumano. Então Jandira não tem um hospital. Itapevi tem um
hospital mas è do governo do estado. È o estado que mantém. Carapicuiba
114

tambem tem, è estado que mantém. Barueri è único que tem próprio.
Hospital municipal deles.
MS: mas então os recursos do estado.. da onde..
B: estado vamo là. A maior parte do recurso do estado è um imposto
chamado ICMS, imposto (non si capisce).. qualquer mercadoria, um copo
que eu compro, uma parte do imposto desse copo vai pro governo do estado.
Uma parte. Outro imposto então qualquer tipo de mercadoria vai pro
governo do estado. Isso è muito dinheiro. Então pensa assim, segundo:
IPVA, carros, veículos. Metade vai pra cidade onde esta o carro, outra
metade vai pro governo do estado. E fora.. repassa de governo federal pra
cada estado. O governo federal repassa alguns valores chama FDM, fundo
de participação do estado e fundo de participação do município. Então cada
municipio recebe uma parte, de acordo com o numero da população, uma
parte do dinheiro do governo federal e cada estado recebe uma parte, que è
um dinheirão, claro milhoes. Então tambem com isso eles mantem. Entao
faz um.. aì tem vários.. pequenos impostos, impostos pelas accoes
financeiras que tambem vai pro governo.. tem vários.. mas assim o grosso è
ICMS e IPVA que è dos carros, para o estado. Municipio è IPTU e ISS.
MS: então tambem as meninas estao indo na escola na Aldeia da Serra..
B: riccos nè? Então, pertence a Baruerì.
MS: tipo que lugar è esse..
B: as escolinhas municipais de Baruerì parece grandes faculdades. Parece..
jà viu as construcoes? Parece faculdade gente! As escolas de barueri..
MS: mas tipo tudo.. você jà foi na Aldeia da Serra? È tipo muito estranho
parece uma cidade fechada não sei.. tem shopping, tem mercadinho tipo
parece.. mas não è!
B: não è! Você sabe que tem onibus que sai lotados daqui pra ir trabalhar
là. Cortar grama.. onibus daqui dos bairros de Jandira pra levar eles na
Aldeia da Serra..
MS: contradicoes..
B: contradicoes nè.. mas então Aldeia da Serra è um bairro ricco de
Baruerì, por isso que Barueri tem essa grande arrecadacao. Dinheiro..
Jandira só se salva, só se salva, não è por causa do IPTU. È por causa do
polo industrial. Jandira tem dois polo industrial muito bom. Tem grandes
empresa.. que trabalha com mineiros, com cemento então Jandira tem
naquela area, indo pra Aldeia da Serra, naquela area alì antes da Aldeia
115

da Serra entorno da Castelo branco, è um polo industrial muito forte em


Jandira. So por isso porque se não fosse isso, Jandira seria mais pobre
ainda. Entendeu? Jandira atè que tem um orcamento razoável falta
investimento melhor, gestao.. aì è outra historia nè.. corrupcao enfim.. mas
è.. temos alguns condominios, nas pontas.. o condominio onde o Serginho
morava que a Sandra mora hoje.. è Jandira. nè.. a minha regiao alì onde
eu moro a Comuna, tem uns condominios alì tambem. È Jandira, um
condominio muito bom chamado Fora de Rios nè è Jandira, um condominio
de luxo, mora juizes là mora desambargadores, medicos renomados, tudo
trabalham em Sao Paulo, moram alì. Foras do Rios muitos.. então tem
condominio, area de luxo em Jandira tambem. Só que sempre essas
pessoas não frequentam Jandira, elas moram.. na fronteira de Jandira..
isso, só dormitorio. È Jandira è cidade dormitorio.
MS: você gostaria se sua filha isse là na escola das meninas, na Aldeia da
Serra?
B: ah com certeza, gostaria sim. Acho que ano que vem ela provavelmente
vai pra escola publica, não sei se vai continuar na Elite não, vai pra escola
publica, eu gostaria muito que ela fizesse experiencia da escola publica eu
não tenho problema com isso. Eu sou professor de escola publica tambem,
eu acredito na escola publica, tem as suas dificuldades, os seus problemas,
tem. Assim a gente em casa ajuda ela tambem entendeu? Não è só escola,
não è só jogar na escola.. a gente ajuda tambem então.. eu queria que ela
fizesse experiencia da escola publica, não ficasse a infancia adolescencia
tudo em escola particular. Eu não queria, eu sei que tem que pensar na
educacao dela mas eu.. eu estudei em escola publica, nem por isso.. eu
estudei só na escola publica, foi tranquilo.. aprendia muito, normal, depois
escolhi meus caminhos. Aprendi a escrever, a ler. Adoro ler. Adoro
escrever, prefiro mais escrever do que falar. Eu prefiro..
MS: você fala muito bem Beto!
B: mas eu escrevo melhor eu acho. Todo mundo da diretoria fala Beto, você
escreve melhor, porque você escreve muito bem. Todo mundo quando tem
que escrever algo pede pra mim. E eu gosto. Quando to num lugar gosto de
ficar secretariando que nem você esta fazendo eu gosto atè mas porque eu..
o mundo da escrita pra mim foi melhor que o mundo de falar nè.
MS: è porque tem mais tempo pra pensar, pra refletir..
B: mas a minha vida toda foi escola publica, de Jandira. Sempre Jandira,
atè o ensino medio.
MS: mas porque você acha que as escola particulares são assim melhor?
116

B: não são tudo isso. Nao são. Nao são tudo isso. È que è assim Marta, a
única questao è de fato a questao de quantidade do aluno faz diferencia nè.
A Isabele estuda com 20 alunos na sala dela. Entendeu? Se ela vai pra
escola publica ela vai ter 40. daì pra mais. Então ela não vai ter uma
atencao da professora especial, que olha alì oh tá errado aqui.. olhar
geralzao.. è complicado.
MS: você fica mais forte.. estando numa escola com mais.. eu acho que a
sua personalidade, sendo.. não sei, mais competicao, tembem numa sala
lotada.. não sei.. eu sempre fiz escola publica mas na Italia è diferente.
B: não não não tem essa super lotacao.
MS: a escola particular è só pra os riccos de verdade. Não existe.. eu não
conheco ninguém que fiz escola particular.. na minha cidade pelo menos
ninguém fez.
B: que è a publica que è boa.
MS: sim depende da escola mas è.. não è como aqui.. você não encontra
criancas de 12 anos que não sabem ler.
B: não não vai achar.
MS: mas.. você acha que o seu aprendizagem foi você mesmo o foi a escola?
Foi você que escolheu de aprender a ler.. foi você que era..
B: os dois. Tive bons professores e eu tive uma boa formacao fora da escola.
Família. Familiar, fundamental. Mais uma coisa. Nao sei se jà contei pra
voces.. minha mae è analfabeta.
MS: não sabe ler?
B: não sabe. E nem escrever. Nem o nome dela. Nao sabe mas nunca
deixou a gente faltar na escola. Essa mulher è fantastica assim sabe só que
a minha mae era.. era que batia na gente, puxava orelha, tomava surra,
ela colocava eu pelado pra tomar banho, falava vai tomar banho tira ropa,
hora que eu tava pelado ela via com a cita. Pra bater pelado. Maldade
pura! Maldade mesmo, se tivesse o conselho tutelar atuante naquela
época, ela tava lascada. Mas assim ela foi.. ela è analfabeta.. è que assim
eu tenho vergonha mas assim.. ela tem vergonha coitada, falei Wilma, qual
foi minha primeira faculdade? Ela não sabe falar sociologia. Não sabe “ahh
você estudou là alguma coisa là!” ela fala coitadinha, da dor. Mas assim ela
sabe que eu fiz algum curso. Agora de direito ela já sabe. E a segunda
faculdade? Ah doutor! Você è doutor, você è advogado, doutor. Mas assim
os tres filhos foram fazer faculdade, eu William e Roberta. Entao William
117

publicidade propaganda, a Roberta fez enfermagem eu fiz sociologia e


agora direito. Entao os tres filhos foram pra faculdade. Mas ela dava
formacao. Chagava em casa ela “tem lição pra fazer?” ah não tem. As vezes
a gente tinha mas ela não via olhar no quaderno pra ver se tinha pra fazer,
só que ela fazia? Ela ia na reuniao de professores e falava voces passam
licao? Sim passa. Entao tá bom, e ela sabia que o professor passava licao e
vai fazer licao. E aì a gente sentava e fazia licao. Sabe então pegou um
abito de fazer licao, ela comprava livro, mesmo sendo do lar mas ela sabia,
anotava as coisas no papel, anotavam pra ela as coisas no papel e ela se
virava nè, mercado por exemplo, comprar as coisas no mercado. Se você me
da cem reais e da cem reais pra ela, ela faz uma compra imensa com cem
reais.. eu compro.. ela pesquisa, ela ve o preco menor, porque ela sabe
como.. ela sabe como economizar, o que è melhor pros filhos, trabalhar com
dinheiro curto, pouco que tem. Entao.. ela deu educacao mesmo sendo
analfabeta. Fantastico, fantastico. Ela não deixava a gente.. ela não
vacilou. Ela colocou a gente pra estudar.
MS: tem que aprender desses exemplos..
B: meu pai não. Meu pai foi ausente. Meu pai foi muitos anos alcoólatra.
Foi. Jà no foto Veneza, ele hoje.. ele tem pouca saude, tá de cadeira de
roda.. è. Tem pouca saude meu pai porque muitos anos ele, chegava em
casa bebado. Nos tivemos problemas com isso. Todos irmaos, irma.. porque
ele nunca foi muito presente na nossa vida, pra estudo, pra afeto, nunca
teve muito isso. Sempre foi mais minha mae. Ele nunca bateu na minha
mae mas ele chagava todos os dias e discutia com ela, brigava ia deitar,
bebado. Muitas vezes não tomava nem banho, quantas vezes eu vi meu pai
ficar tres dias sem tomar banho, no outro dia ia trabalhar, no foto veneza,
sujo. Nao escovava os dentes, meu pai foi muitos anos.. estragou a saude
dele as relacoes nè.. uma coisa de uns 15-20 anos assim. Entao tivemos
uma infancia, uma adolescencia, as vezes eu atè ia pra igreja, saia, ia pro
Padre, brincar, ficar no grupo de jovens porque queira sair de casa um
pouco. Ele só bebia. Só que não era beber uma servejinha que nem nos.
Que sabe o momento de parar. Ele tomava cachaca mesmo nè, pinga.
Entao alterava rapido. E aì um dia ele caiu dessa escada. Ele caiu. Foi
rodando muito. Quebrou nove costelas. Uma das costelas perfurou o
pulmao. E ele fumava. Ele fuma.. ele tem.. meu pai tem 68 anos agora mas
ele fuma desde os 10 anos. Fumava na roca, no campo, desde 10 anos.
Dentro da roca, quando você era.. 10-11 anos, você fumava jà fumo de
corda, era um cigarro que se fumava no campo. Nao è cigarro de hoje.. não
sei.. ele fumou desde da roca, hoje ele fuma cigarro.. parou agora porque
fez cirurgia o ano passado.. nè.. então meu pai não participou da educacao
118

assim da escola. Nunca foi na escola, nunca se preocupou muito. A gente


fazia faculdade ele nunca.. claro, tem o gosto dele tudo mas ele foi distante.
So trabalhava e não olhava.. mas foi minha mae. Minha mae que colocava
a gente pra fazer licao, que na reuniao não deixava faltar de jeito nenhum.
Entendeu? Ela sempre em cima, sempre a ver se tinha licao e tal.. então eu
tive esse lado dela incentivar então assim por exemplo a escola fazia uma
excursao não sei aonde, tinha que dar um dinheiro pra pagar. A minha
mae fazia de tudo pra.. pedia dinheiro pra ele e dava pra gente poder ir
numa coisa da escola, o zoologico.. nè. Foi ela.
MS: mas ele sempre trabalhou? Seu pai.
B: sempre trabalhou. Nunca deixou nada faltar em casa. Não não, sim.
Sempre trabalhou mas sempre foi distante. A educacao e do lado afetivo
tambem. Nao desenvolvemos aquela ligacao.. legal não. Nenhum de nos
tres. Hoje è nos tres que cuidamos dele nè então a gente leva ele no
medico, a gente leva ele na fisioterapia pra esticar o pè.. tá de cadeira de
roda.. cirurgia. A gente que acompanha. Os tres irmaos. Nos tres. Os tres
dirige então um dia vou eu outro dia vai a Roberta, outro dia vai o William
nè a gente..
MS: tres meninos voces?
B: dois meninos e uma menina. A Roberta.
MS: você è o mais velho?
B: eu sou do meio. Roberta è a mais nova e o William è o mais velho.
William mais velho. Entao foi assim a educacao foi isso. Entao tive bons
professores na escola, no ambiente escolar mas fora minha mae que ficou
em cima. E aì eu entendi, do tanto ela ficar em cima alì talvez porque ela
não aprendeu, ela não teve.. ela não teve a oportunidade as condições, ela
falou pelo menos os meus filhos vao estudar. Entao ela foi ferrendo com
isso sabe só que assim ela è meia bruta. De bater sabe aquela coisa. Tipo
oh “sai da rua”. E minha mae pegava.. dava vergonha gente.. pegava eu no
meio da rua, na frente dos colegas, puxava a orelha e levava pra dentro de
casa, pra estudar. Era meio bruta! Ela falou “entra pra eu não ir quebrar
seus dentes”. Bruta sabe? Mas era o jeito dela, a forma de nè.. a educacao
que..
MS: tambem educacao antiga..
B: isso, dos modos que os pais dela passaram tal.. o meu pai só teve atè a
quarta serie, só estudou atè a quarta serie. Que seria o terceiro ano. Meu
119

pai só estudou atè o terceiro ano. Ele è bom em matematica, mas escreve
pouco, escreve pouco mas ele já.. foi isso.
MS: então você acha que no dia de hoje è tmabem a família que incentiva a
ignorancia..?
B: claro, claro, claro Silvia. A família.. a escola sozinha não da. O Paulo
Freire tem uma frase nè: a escola sozinha não transforma o mundo mas
sem ela tampouco não serà transformado. È verdade, sozinha ela não
transforma o mundo mas sem ela tambem não da. A família acho que tá aì,
precisa da educacao escolar, tradicional, mas se não tiver.. eu sofro là na
escola Silvia porque vai pai mãe là e falam “è, mas voces não estao
ensinando nada pro meu filho!” e você olha pra mae fala mas senhora e
licao de casa, a senhora acompanha? Ah não, è a escola que tem que fazer
isso. E voces estao passando muita licao de casa pro meu filho. A culpa è
nossa que a gente tá passando licao de casa. A culpa è nossa que a gente
pedi muito trabalho. A culpa è nossa que nos não estamos educando o filho
dela ou dele que vai là, reclama da gente. Aì a gente vai ver, se a família
acompanha..? acompanha nada Silvia. È uma luta dificil essa questao
escola/familia. Essa interacao. È muito dificil.. a visao è: eu tenho que
estudar somente na escola. Então fora da escola não há habito de ir na
biblioteca, não há habito de ir no museu, de ir num teatro de assistir
filme.. de frequentar lugares bacanas, o habito da leitura è muito dificil. È
campanha mais campanha mais campanha pra incentivar a leitura è
muito dificil. Entao em algum momento a escola se separou da sociedade
aqui no Brasil, a verdade è essa. A escola esta divorciada da sociedade.
Parece que os muros fora da escola, è outro mundo. Nao há uma interacao,
è muito dificil. Entao hoje è uma guerra entre pais, família e escola.
Muitos professores, agredidos, violentados.. professores com medo de
aluno, professores com medo do pai. Pai aponta na cara do professor fala
você não tá ensinando meu filho. È assim. Entendeu? Falam que você da
muito trabalho, muita licao. Você reclama.. você tenta reclamar na reuniao
de pais “oh pai, voces precisam acompanhar, então ve se o seu filho tá
fazendo licao de casa, ajudar a gente, professor sozinho não da conta” só
sala de aula não da.. tem que tambem ter atividade extra sala,
extraescolar, voces precisam ajudar. È dificil.
MS: então não pode ser atuada a pedagogia da autonomia do Paulo Freire?
Das criancas, dos adolescentes sozinhos que aprendem.. que.. de dizer eu
quero aprender, eu quero ler..
B: autonomia. È dificil nè?
120

MS: è dificil mas eu acho que num momento da minha vida eu fiz isso, não
foi a universidade, não foi a escola..
B: ah tá você falou eu preciso.. aqui despertam assim.. porem depois dos 20
anos. Depois que você saiu da escola sabe que momento vai acontecer? Não
è na adolescência que vai poder acontecer essa transformacao è depois que
ele saiu da escola, inclusivel depois que ele tá com diploma. Ele tá com
diploma mas ele não sabe nada. Pegou diploma de ensino medio “è to
cansado” tem muitos alunos meus que não sabem escrever direito o nome
Silvia. Aì eles pegam diploma aì vao pro mercado de trabalho. Vao comecar
trabalhar na vida aì o patrao fala escreve pra mim aqui uma carta que eu
preciso enviar não sei aonde. (sospiro di paura) aì comeca, meu deus que
falta a escola me faz, meu deus preciso voltar pra escola, preciso voltar.
Nossa como era bom aquele professor Adalberto que falava coisa.. como era
bom, porque que eu não aproveitei aquela época. È mais ou menos assim.
Aì eles voltam fazer cursos tecnicos, a pagar curso de reforco escolar, a
fazer vestibular, já com 25-26 anos. Arrependidos de não ter estudade
quando era adolescentes ou entrando na joventude, tem muitos casos..
MS: já aconteceu isso?
B: muito. Passa por mim fala po professor o senhor tava certo naquela
época.. devia ter feito aquela coisa nè era tao tranqueira (?) eu era tao
ruim, eu era tao bagunceiro.. tem muito, muitos que se arrempendem. Mas
aì depois.. nè que è tarde demais.. não è que è tarde demais mas è.. depois
não tem mais como você voltar pra escola. Voce tá com diploma, tem que
fazer, particular.. reforco pra.. tinha o EJA, educacao de jovens e adultos.
EJA. O EJA era muito conhecido no brasil. Que que è o EJA. O EJA è os
adultos que não conseguiram estudar, não conseguiram ir pra escola e
voltam na escola, a grande maioria estudam a noite. O EJA è isso, è os
arrependimentos que tem depois, fala poxa a vida è.. devia ter estudado..
to voltando aqui nè professor. E eles voltam e alguns que não terminaram
o ensino medio, terminaram só fundamental mas não terminaram o ensino
medio. Aì volta pra escola, e parece uns bebezinhos nè assim è alunos de
50-60-40 anos, você tem que pegar na mao deles pra fazer tudo de novo
sabe assim? Só que è adulto è engracado eu dei aula muitos anos. Eu
adorava eu adorava porque eles não quer perder tempo. Eles não quer
perder. Eles vao pra escola 7 horas? Você entra 7.10 “oh professor 10
minutos de atraso” eles querem estudar logo, querem aprender logo, eles
não querem perder tempo, eles estao trabalhando já, muitos já trabalham
durante o dia então eles quer entender aquele logo pra aprender aplicar no
trabalho, aprender logo aquilo pra ter um aumento de salario.. porque
alguns comeca estudar, tem aumento de salario.. tem um interesse
121

economico nisso tambem. E tambem porque eles querem terminar o ensino


medio pra fazer um curso tecnico porque alguns cursos tecnico esigem que
você tenha o ensino medio entendeu o problema? Então eles acabam
voltando pra escola pra pegar o diploma do ensino medio pra fazer o curso
tecnico da area onde eles estao trabalhando. Entao alguns trabalha na
area de informatica mas não tem o curso tecnico de informatica, só que pra
fazer o curso tecnico de informatica tem que ter o ensino medio então eles
voltam pro ensino medio pra fazer esse curso de informatica. Pra ter um
aumento do salario, ter um curso melhor pra ficar melhor na vida e tal.. è
isso aì. Então è essa transformacao que você fala poxa preciso estudar no
Brasil vem depois. Não vem com 17 anos, ou 18 com.. não vem antes dos
20. e com 21 anos vai là.. com 21 o cara quer namorar, ele vai namorar atè
os 25, 24.. só quer namorar assim vida zuera balada aì com 25 plim bate
aquele e fala “meo que que eu fiz da minha vida? Que que eu vou fazer
agora? È vou voltar estudar” è assim.. infelizmente.
MS: mas acho que támbem na italia è assim.. a diferencia acho que è a
família mesmo. Porque na europa assim tem mais famílias que pisa no pe
da.. eu tambem atè os 20 anos eu tambem não è que queria estudar muito..
B: mas se com 20 anos você foi pra faculdade.. aqui com 20 anos não
terminou o ensino medio ainda muitos.. se terminou terminou mal.
MS: mas eu só no segundo ano da faculdade comecei tipo de verdade
pensar “que legal estudar, to gostando de estudar, quero estudar”..
segundo ano de faculdade.
B: tipo assim despertou..
MS: sim e tipo estudava, gostava tambem mas era mais porque a minha
mae “tem que estudar” era mais por isso porque a minha família estava
là.. porque eu estudava o minimo necessario sabe?
122

5.2 Intervista a Lilian 07/12/2016 - Intervistatrici: Marta


e Silvia (MS)

MS: Entao, seu nome è Lilian, quantos anos voce tem?


Lilian: 37
MS: Faz quanto tempo que voce trabalha aqui?
Lilian: Aqui nessa escola o na rede de educacao de Jandira?
MS: Na rede tambem
Lilian: Na rede eu estou desde o dia 28 de janeiro do 2004 e nessa escola 2
anos, estamos completando 2 anos agora, eu entrei em janeiro do 2015
MS: E voce sempre morou aqui? Nasceu aqui em Jandira?
Lilian: Sim, nasci aqui, moro aqui, trabalho aqui
MS: Em qual bairro?
Lilian: Jardim Centenario
MS: Ah, entao nao é aqui?
Lilian: Nao é o bairro da escola, mas também nao é um bairro muito
distante, pode-se dizer que è um bairro vizinho, sao vizinhos o meu bairro
com o bairro da escola.
MS: Mas aquele bairro là é o bairro onde voçe nasceu, cresceu e aonde
mora agora o mudou?
Lilian: Eu mudei so do bairro aonde eu nasci, que foi um pouquinho mais
para cima, e aì com 7 anos nos mudamos pra esta casa aonde a minha mae
mora até hoje e aì quando eu me casei eu fui pra uma outra casa mas
sempre no mesmo bairro
MS: Como é que era as relaçoes la no bairro aonde voçe nasceu? Como é
que eram?
Lilian: Posso dizer pra voçe que no periodo de 15 anos... ouve uma
mudança drastica, enquanto eu mudei pra este bairrio que a minha mae
mora até hoje, eu tinha 7 anos, na epoca na ocasiao, era um bairro, muito,
nao era um bairro sò dormitorio, as pessoas realmente viviam ali, elas
trabalhavam fora, mas tambem nao viam so ah vou pra casa sò pra
dormir, nao, entao tinha uma relaçao social, agradavel, bacana, as pessoas
se conheciam, as pessoas se falavam, nos ainda eramos duma epoca que
123

visitavam um a casa do outro, e na ocasiao ser crianca, eu posso ate dizer


para voçes que eu aprovetei a minha infancia,mas era uma epoca que nos
podiamos brincar na rua, era uma epoca em que as pessoas realmente
aproveitavam uma fase em que estavam, entao se era uma fase de
infancia, entao sabiam aproveitar dessa fase da infancia, brincando e
brincando mesmo com coisas que eram propria de crianca, e na medida em
que crescendo, nao deixavam a brincadeira, nao deixavam conversar, nao
deixavam relacionar, mas claro, ja dentro, daquelo que se espera de
alguem naquela faixa idaria, entao de 15 anos para aqua, um bairro que
mudou totalmente, entao hoje, hoje é um bairro aiesmo? É um bairro
calmo, porque as pessoas ja nao se relacionam mais, é um bairro calmo,
talvez as pessoas ja nao se conhecem era sò um oi, ciao, tudo bem? Ja nao
hà mais vinculos, vamos a dizer ja uma relacao estremamente fria, entao,
quando eu era adolescente, quando eu era crianca, nos ate faziamos,
competicao de bairro contra bairro, e nos aproveitavam dos jogos, de
esporte e no riuniamos se fazemos um bairro contra outro, e ai que esporte
é que estava em evidencia? O fotebol pra os meninos, volei e ... tinha toda
uma preparacao para isso, a gente treinava na rua, a gente, pedia a
quadra da escola para tambem treinar na quadra, pediamos parcerias
principalmente com veriadores para eles fazer camisa de team para gente,
entao so para voce ter uma ideia, era muito muito muito legal, e ai nos
conseguimos trofeos, nos conseguimos medalhas, mas hoje infelizmente eu
nao vejo isso, mais neste bairro, mas eu tambem nao vejo isso em nenhum
outro barrio. Entao eu falo para voces que aquele barrio fez a historia das
pessoas, eu acho que todas as pessoas que passaram por ali na mesma
epoca que eu deve ser lembrar do passado com muita tristeza porque a
gente ja nao ve mais isso em lugar nenhum, e ai é mais triste ainda porque
a maioria das pessoas, ja tem a minha idade, entao obviamente ja estao
casados, e se nao sao casados, pelo menos ja tem filhos, e a gente percebe
que isso nao acontece mais, no caso dos nossos filhos, no para se quer
deixar eles brincar na frente de casa, quem dirà brincar na rua, e eu
também nao vejo isso nos outros bairros nos bairros vizinhos, essa
parceria, essa comuniao entre as pessoas, fica muito triste.
MS: E porque acontece isso? Nao se brinca mais na rua?
Lilian: Ah eu acredito que, sao varios fatores, é a soma de varios fatores,
primeiro eu acredito que é por conta da tecnologia, nao vou falar de una
ordem classificatoria, nao! eu mas acredito que è a tecnologia, ao mesmo
tempo que ela veio para aproximar, ao mesmo tempo que ela veio para
facilitar o trabalho, ela deixo, ela ta facilitando para que as criancas nao
sejam mais criancas, que as criancas queimem nessa etapa do ser infancia,
124

raramente voçe ve alguem com brincadeira de crianca eu vejo aqui na


escola, as vezes voce vai propor para uma crianca pular a corda nao sabem!
Vamos brincar de bomboletinhas, sabe o que é bombole? É um laru? Que
voce coloca na cintura, coloca no braco e vira? Entao voce propone isso?
Nao sabem! Ah vamos brincar de amarelinha? Voçe tem che insinar porque
nao sabem! E ai elas estao ficando como eu posso dizer? Nao queria usar
essa palavra, mas elas estao tao desconhecendo aquelo que è muito proprio
da nossa cultura e conhecendo e trasformando a nossa cultura numa outra,
é isso, eu acredito que seja essa transicao que nossa cultura esteja
passando nessa fase de transicao, alem do ser crianca, entao hoje eles ja
nao sabem brincar, porque tambem ja nao tem alguem que ensina e ai em
sobstituicao ao bambole, a bola, aos desenhos infantil... temos os tablets,
nos temos os videogames, nos temos os celulares, que é raro voce nao ter
que nao sabe usar celular, a minha filha tem 1 ano e 6 meses, se voce da
um celular na mano dela, ela ja vai la, ela ja faz assim! Ja pede para voçe
ligar! Um ano e 6 meses!
MS: Claro
Lilian: Entao elas estao tomadas por essa hera tecnologica, outro fator de
peso, e de risgo é a perigosidade mesmo, hoje quem é que tem coragem de
deixar o seu filho brincar na rua? Eu nao tenho! Nao tenho! Minha mae
ontem, ah minha mae nao, a minha sogra ontem, veio com a informacao
que duas criancas foram raptadas dentro dum shopping!
MS: Eh? Em Barueri?
Lilian: Em Barueri! Voce acha? Aqueles lugares que hoje voçe julga ser
seguros ja nao sao mais, entao se dentro dum shopping, que tem
segurança, que tem pessoas por perto, que a criança pode gritar, ja nao se
ouve mais o grito dessas crianças que sao raptadas, imagina numa rua,
voçe fica dentro da sua casa e na rua voçe tem aquele contigente, que...
como eu posso dizer, que vem de varias familias, de varias culturas num
shopping voçe sabe que tem um publico alto de atendimento, nao é? que
tem uma demanda, pode-se dizer que è a mesma demanda de uma feira do
bairrio. Nao nao é o mesmo publico, entao voçe acha que as pessoas que
frequentam um shopping sejam pessoas mais civilizadas, nao estou
falando financeiramente, nao estou falando de uma cultura financeira, to
falando de uma cultura inteletual mesmo, nao essas pessoas que voce
esperam frequentar um restaurante, que espera frequentar um teatro,
voce acha que algum doido vai entrar num teatro e vai metralhar todo
mundo, nao porque voce conta com essa cultura cognitiva das pessoas, com
o inteletual da pessoa e ai infelizmente hoje voce ja nao permite mais que o
125

seu filho brinque na rua, por conta da perigosidade, voce corre o risgo de
perder o sue filho, que è por um rapto o para um sequestro.
M.S.: E uma vez nao acontecia essa coisa, a sua mae nao tinha medo?
Lilian: Nao, acontecia sim, sempre aconteceu, desde quando o mundo é
mundo sempre ouvi isso, mas eu acho que numa estatistica, muito, muito,
muito menor, nao como hoje, eu acredito que sempre ouve os usuarios de
droga, sempre ouve alguem que vendesse a droga, sempre ouve alguem,
que sequestrasse, que roubasse, que matasse, mas aonde è que esta a
diferenca, no numero, voçe tinha um numero muito menor de pessoas que
faziam isso. Eles nao conseguiam estar em todos os lugares ao mesmo
tempo. Agora nao! O numero de asaltantes de ladroes de sequestradores,
de estupradores esta muito maior do que voce tinha na epoca, entao a
diferenca esta na estatistica, acontecia sim, mas voce vi acontecer la nos
Estados Unidos, la no pais da Africa, porque as pessoas iam la pra
escravizar, para pegar alguem, pra poder vender aqui pra os brancos, tem
este preconceito ainda. Mas nao tao proximo de nos, nao tao proximo.
MS: Mas as condicoes economicas mudaram tambem ne? O que voce veio
aqui em Jandira, as condicoes economicas mudaram aqui?
Lilian: Eu nao sei se sao as condicoes economicas que mudaram, o se o
grao de ambicao das pessoas que sao outros porque vamos pensar assim,
no tempo de nossas maes, a minha mae foi costureira por um tempo, mas
porque? Porque foi isso que ela aprendeu la na adolesencia dela, minha
mae aprendeu a costurar na mais tenra idade da adolesencia, voce acha
que hoje alguem na nossa idade, quere aprender a costurar? Eu trabalho
nesta escola, que nos temos adolecentes de 14-15 anos, serà que alguem de
14-15 anos quer aprender costurar? Como serà que elas encaram num
grao de escalao mesmo, o trabalho de uma costureira, de uma artizana,
entao antes, eles queriam obter o salario, eles queriam um dinerinho, eles
queriam sobreviver, e com isso, eles nao faziam como eu posso explicar,
nao se tinha essa ambição por caro, não se tinha essa ambição por estatus,
então hoje eu acho que a economia, por isso que eu te falei, eu não sei se é
a economia, ou se é a escolha pra uma profissão por estatus, imagina que
hoje serva que eu sou garim
MS: Garim o que é?
Lilian: Garim sao os coletores igenisticos, como é que os jovem encararia
isso hoje, nesse trabalho, como é que a sociedade encararia esse jovens
nessa atuaçao da sociedade? Entao por isso que eu falo, eu nao saberia te
dizer, se é uma questão economica o se é uma questão de estatus, que
126

profissão que eu quero pra todo mundo, me va ingloriar, para que as


pessoas ficaram orgulhosas de mim, antes quem dizia que era professor
era motivo de gloria, os pais sentiam orgulho dizendo que o filho era
professor, hoje, hoje Marta, esse orgulho se perdeu, hoje não é orgulho
nenhum ser professor no Brasil, uma que nao tem valorização profissional
nenhuma, valorização financeira zero, zero, condiçoes totalmente
precarias, e sem contar o publico, voçe entra numa sala de aula, voçe
precisa se fazer disega dos ultimos muda porque se nao voçe coloca sua
vida em risgo, o aluno fala para voçe que nao vai fazer e voçe tem que
aceitar, principalmente numa rede publica, o aluno fala para voce que nao
vai te entregar um trabalho voçe tem que aceitar, o aluno esige que voçe
denota ele, se ele nao é capaz de ir no estacionamento e resgar todo seu
carro, nos estamos a mercé também dessa escola por conta desse, desse
publico que nos atendemos, então o professor ele não pode se quer conceder
a nota que ele acha que o aluno merece, mas a nota que o proprio aluno,
fez por merecer, então as condiçoes economicas elas não vão bem no Brasil,
mas não vão bem para ninguem, do Norte ao Sul do pais, que nos estamos
com essa difficuldade financeira, mais, as pessoas eu também percebo que
as pessoas tambem escolhem o imprego, e nos tambem estamos com uma
mao de obra muito barata e pouco qualificada, voçe pede pra um... eu falo
aqui dentro da escola mesmo, pedir para um funcionario fazer um serviço e
ele, eu disacredito que ele me apresenta, o que é que voçe me esta
apresentando? Ah é so voçe risgar aì, esse aqui ta errado, so voçe arrisgar
ai, voçe colocar esse numero, voçe acha que não, como eu faço entregar este
documento pra nosso chefe, com razuras, de qualquer jeito, então nos
também estamos com uma mão de obra barata, porque nos estamos com
pessoal pouco qualificado, a maioria dos nossos jovens hoje, se conseguem
ir pra uma falculdade não conseguem sair dela! Porque escrevem mal,
falam mal, não produzem algum documento, não produzem algum trabalho
que esteja na altura do nivel, altura da faculdade que não esteja do acordo
com aquele que a faculdade pede, exige, porque no momento que é pra ele
aprender eles se negam no aprender, e ai nos também temos um sistema
de ensino, que camufla muito, nos chamamos de progressão continuada,
que é valorizar os avanços dos alunos, e com isso valorizar os avanços do
aluno, não quere dizer que ele esteja apto a frequentar o proximo anos
escolar, ele avançou? Ele partecipou? Então è imposivel que alguém que
tenha vindo na escola, e impossivel alguem que tenha frequentado a
escola, sair da escola sem os minimos requisitos pra frequentar a série
superior, então na consciencia e na concepcão de mundo, de quem faz as
leis da educaçao, tem essa via de, como eu posso explicar, essa filosofia, de
educaçao, como é que voçe va pra faculdade todos os dias, não falta e vai
127

sair de la sem estar apta a exercer sua função, mas aì, onde é que a gente
chega, que so se fazer presença não quer dizer que voçe esteja apto,
concorda comigo? So voçe ir la pra faculdade estudar seu mestrado quer
dizer que voçe esteja apta a ser ja uma mestra, não, isso como é que foi,
issa disincoltura como é que foi, então ai hoje estamos.
MS: Mas esta progressão continua vale também pra o ensino medio?
Lilian: Sim è pra o ensino medio, a educaçao basica do pais! Progressão
continuada!
MS: E’ uma prova que todo mundo faz na escola?
MS: E como é que é?
Lilian: Progressão continuada dentro do estado de SP! Essa progressão
continuada é dessa maneira que eu te stou colocando, o que que vai ter
como fator de peso, do aluno passar de ano, ele frequentou, então se ele
frequentou não pode repetir de ano.
MS: Tambem se nao sabe as coisas?
Lilian: Ele teve avanço? Se ele apresentou um minimo de avanço , ele
passa de ano. Então, com isso voçe tem o aluno passando de ano, e talvez
sem ter os minimos requesitos pra frequentar serie superior daquele aonde
esta.
MS: Mas este sistema sempre foi assim?
Lilian: Não, eu não sei te dizer, talvez, desde 1998-pergunta para collega-
<<Quando è Heloisa, oh ela sumiu>> Então eu não sei te dizer de quando,
talvez os 20 anos, a progressão continuada, talvez.
MS: Mas porqué agora ta saindo também outra reforma da escola né? Com
o novo governo.
Lilian: Então, mas essa reforma que esta saindo, ja é de esfera nacional, e
é mais pra o ensino medio, que os alunos vão escolher as disciplinas que
eles querem, quais cursos personalizantes eles querem mais, isso é so uma
ideia, não esta nada certo, não entrou em vigor ainda.
MS: E mas ta quase pra entrar em vigor, a PEC nè?
Lilian: E a PEC 241
MS: Para voçe é uma boa reforma?
Lilian: Não sei, se os nossos alunos tivesse maturidade para escolher,
talvez, seria bom, mas os nossos alunos não tem maturidade para escolher,
128

ja nos ja não temos uma escola tão presa, nos temos uma escola livre,
sendo livre eles ja fazem o que fazem imagina der mais liberdade ainda,
serà que nos vamos conseguir ensinar alguem, sera? Serà que nos
teremos? Como que serà esse ensino professionalizante, é de qulquer areas
o é so da area que o governo quer? E aì ele vai com essas areas
professionalizantes, eles esta voltada mais pra mao de obra, mais pra
fazer, o mais pra o pensar? Vamos pensar assim, ese ensino
professionalizante, ele està voltado pra uma area contavel, porque mexe
com cognitivo com inteleto, faz voçe desenvolver uma agilidade na linha de
raciocinio matematico, ou està là pra soldar, pra ser montador, entao, eles
querem capacitar quem, alguem pra trabalhar na fabrica ou alguem pra
estruturar a fabrica, pra gerenciar a fabrica? Quem eles querem?
MS: O ensino medio é atè que idade?
Lilian: O ensino medio é atè os 17 anos do terceiro ano.
MS: E voçe foi numa escola publica?
Lilian: Sim, sempre, sempre assim aqui no Brasil é tudo muito contrario, o
rico passa a vida inteira estudando na escola particular até completar o
ensino medio, e so os ricos que conseguem entrar numa universidade
publica, porque ai as coisas mudam um pouco de valor aqui no Brasil
entao, e é por estatus também, a pessoa que é considerada, que tem
estatus, é aquela pessoa que frequentou, todo esse ano escolar
fundamental e medio numa rede particular porque ai é estatus, mas
quando chega na universidade, é estatus por quem esta na rede publica, e
aì, olha a inversão de valor de principios, de etica, mesmo de construçao do
ser humano, o aluno que passa o fundamental e o medio na rede privada, é
porque não pode, é pobre e não tem condiçoes nenhuma, e esse mesmo
pobre que ficou na rede publica por questoes financeiras não é ele que
conseguem uma rede publica la na frente na faculdade, ele não consegue,
ai ele tem que pagar uma rede particular porque ele não consegue entrar,
porque ele vai disputar uma vaga com pessoas de alto quer ir, e ele não
tem
MS: Não tem a preparaçao pra entrar
Lilian: A escola publica, Silvia, ela prepara o aluno pra tres segmentos: a
escola prepara aluno pra tres segmento, a escola prepara o aluno pra vida,
um segmento, a escola prepara o aluno pra o mercado de trabalho, dois
segmento, a escola prepara o aluno pra o vestibular que é um terceiro
segmento. E porque que esse aluno que passou a vida intera se preparando
na rede publica, não consegue se manter na rede publica quando vai pra a
129

universidade? E ai voçe percebe, tem qualidade de ensino? Não tem


qualidade de ensino! E ai voçe não tem porque, o professor ele até prepara,
sabe o que me chama atençao Marta, que o professor da rede publica, è o
mesmo profesor que esta na rede particular, então, porque que o professor
da rede particular consegue avançar com seus alunos da rede particular e
nao consegue ter o mesmo avanço com os alunos da rede publica?
MS: Porque voçe acha?
Lilian: Eu acho que tambem e uma soma de alguns ingredientes, entre eles
o pai mandaram o aluno pra escola, nos temos alunos que repetiu no
terceiro ano, que tem 8 anos de idade e repetiu sabe porque o Marta? Um
aluno com 111 faltas.. 111 faltas. Da pra.. esse aluno da pra falar que ele
esta preparado pro outro ano. Nao ele faltou mais do que ele tem
presencia. E aì se você buscar nos altos da escola, tem varias conversas
com a família, a escola avisou o conselio tutelar e ainda assim a família
não demonstrou um minimo de interesse de mandar essa crianca pra
escola. Eu acho que esse è o ponta pè inicial: mandar essa crianca pra
escola. Faltar, Silvia, em casos de forca maior. Saude, porque faleceu
alguém da família. Uma vez ou outra, faltar porque não quer ir pra escola
è aceitavel, mas 111 não tem aceitacao. E' dispresencia da família, è falta
de compromisso da família. Entao acredito que seja isso o ponta pè inicial,
essa crianca ir pra escola. Depois, a própria crianca querer aprender,
querer se desenvolver na escola e aì o que eu falo Silvia, em quanto a
crianca è crianca e aì aqui no brasil nos chamamos de crianca pequena, em
quanto ela è ainda pequena, você consegue remodelar isso porque ela
ainda tem medo de você, você fala que vai chamar a mae o pai elas ficam
com medo, e aì você consegue fazer por compensacao tipo olha, você vai
estudar que depois eu deixo voces brincar, vamos estudar que depois eu
trago uma balinha, vamos estudar que depois eu passo um filme, mas isso
ainda nessa.. nesse universo do ser crianca, e quando esse menino essa
menina se tornam adolescentes? E aì você tem que contar muito com a
perpectiva de vida que ele mesmo tem dele, aquilo que ele quer pro futuro
dele. Porque aì não basta a mae querer que ele aprenda não basta a mae o
pai querer que a escola, a escola querer..
MS: tem que ser sua decisao., dele dela..
L: dele. E aì você percebe que uma boa parte desses alunos vem pra escola
só pra fazer numero que tambem não querem ir. Nao querem muita coisa.
MS: e porque você acha? Quais são as motivacoes não sei.. você trabalho
com adolescentes?
130

L: não, não trabalhei muito com adolescentes não. Não, a minha area è
essa, de atè 10 anos, do quinto ano. E no quinto ano você è ainda.. a mae
pega pelo braco traz na escola, pega para a orelha traz pra escola, faz essas
compensacoes, eu te trago uma bolinha te do um filminho, te do um
joguinho e consegue trazer a crianca pra escola. No adolescente, eu vejo
que o adolescente ele vai muito ele vai muito pelo que o outro fala nè.
Entao inclusivel em quanto mae essa è a minha maior preocupacao, do
meu filho la na frente ser muito vulneravel. Eu quero uma crianca, eu
quero um filho de opiniao, eu quero que ele erre mas porque ele acho que
fosse o melhor pra ele, não que ele tenha errado porque você o incentivou.
Entao eu vejo que os nossos adolescentes eles são muito vulneraveis, então
ele conseguem mudar a opiniao deles porque outros querem que eles mude.
Entao ah não vamos.. pra que pra escola? Vamos escabular (?), então ele se
deixa levar pela outra pessoa. Isso è um perigo muito grande nè então eu
acho que outro fator de peso è isso. E' o jovem não ter pulso firme, por ele
não ter uma perpectiva claro do que ele quer na vida, então aqui ele è
muito.. se torna muito vulneravel, então qualquer um vem consegue fazer
na cabezinha dele. Ah vamos alì? Ah mais tenho escola.. ah não você vai
pra escola amanha, vamos alì. E acaba se desviando do caminho. Acredito
que seja esse um fator tambem. Mas porque você fez isso? Ah è ele que
mandou eu fazer.. ah e porque você não foi pra escola? Ah mas o meu
colega tambem não foi.. não. Eu não tenho nada a ver com o seu colega, è
você. Entao eu penso que a nossa joventude ela tá passando por essa
transicao de vulnerabilidade, de falta de opiniao, se deixa levar..
gratuitamente pela vontade, pelo desejo do outro. Estou sendo clara?
MS: sim, muito. E você acha que o problema não è tambem a escola que
não è criativa, que não è interessante, que não tem tipo você falava da
costura, da outras coisas.. se a escola teria aulas oficinas mais coisas
pratica.. não sei to pensando..
L: sim você tá no caminho certo. Eu acredito que você esteja no caminho
certo. E.. o brasil tambem jà esta pensando assim. Entao hoje não faz
muito tempo, tenha aì uns 2..5 anos.. 7 anos mais ou menos que o governo
federal tem uma proposta que se chama mais educacao. Esse è um
programa, as escola se enscrevem e aì Silvia no contraturno a escola
oferece essas oficinas que você esta dizendo. Robotica, informatica, hip-
hop, alguma atividade na area do esporte, na area da dança, na area
social..
MS: o que è contraturno?
131

L: contraturno è assim, você tem.. depois da aula. Voce tem o seu periodo
de aula e depois..
MS: pos escola?
L: pos escola. E aì no.. depois do periodo que você estudou você fica nessas
oficinas então essas oficinas Silvia elas não estariam incluidas aqui no
periodo de aula regular. No periodo de aula regular è português,
matematica, historia, geografia, sciencias, biologia, quimica, fisica. E aì no
contraturno que è no pos aula, você teria dança, um outro esporte, você
teria flauta..
MS: mas na mesma escola?
L: na mesma escola.
MS: e è um projeto que tá..
L: vigorando. Inclusivel jà fizemos adesao atè pro próximo ano. E o governo
ainda ele manda uma verba pra escola pra escola investir nesse programa
“mais educacao”. E aì dentro tantas oficinas tambem tem atividade de
alfabetizacao. Justamente o Silvia eu acredito que o governo adotou essa
medida pensou nesse programa justamente pra fazer da escola uma escola
mais incentivadora..
MS: mais interessante..
L: mais interessante.
MS: e você acha que jà existe alguns tipo desse projetos? Fora da escola,
em algumas escolas não sei..
L: tem. Essa escola è uma delas.
MS: ah è?
L: è. E aì o Marta.. foi ª. O governo deixou em aberto. Não è uma
imposicao. Você.. nessa escola vai acontecer o “mais educacao”. Não, as
escolas que tiveram livre arbitro de fazer adesao ou não ao programa.
Então esta escola tem adesao a esse programa e aì tem alunos que fazem
flauta, aula de flauta, que eles chamam de flauta suave, tem hip-hop..
MS: mas agora mesmo ou vai ter?
L: jà.. hoje.. hoje de manha aconteceu. Jà teve de manha de hoje.. na data
de hoje.
MS: e pra ensino fundamental e medio tambem ou só..
132

L: eu não sei pro ensino medio. Desconheco. Mas pro.. aqui em Jandira è
novo então eu conheco porque em outros municipios algumas escolas jà
aderiram. Aqui em Jandira è novo programa então eu não sei se è pra rede
da.. a educacao do ensino medio mas è da educacao do ensino fundamental
que vai de primeiro ano atè o nono ano.
MS: aqui você falou que tem tambem adolescentes de 14-15 anos.. como
são eles? São.. estao sempre com.. eu vi aqui fora que tava fazendo selfie
com o celular.. não tem interesse pra..
L: então agora porque nessa reata final, nesse finalzinho de ano atè eles jà
estao esgotados. O que acontece nessa escola Silvia, essa escola è um único
predio mas que atende a prefeitura e o estado. E aì nos temos duas
diretoras.. no caso sou eu e mais uma diretora do estado e.. eu respondo
por toda parte do municipio. E aì no municipio são crianca de 8 a 11 anos
MS: municipio è prefeitura?
L: isso municipio è prefeitura.
MS: de 8 a 11 anos. E antes è.. estadual?
L: depois. Depois.. a partir do sesto ano atè o terceiro ano..
MS: então outra diretora esse?
L: isso de 12.
MS: mas antes è você tambem ou não tem aqui?
L: aqui não tem.
MS: ah então ensino fundamental è de 8 anos de idade..
L: isso, terceiro quarto e quinto, nessa escola. Porque.. mas aì em outras
escolas tem do primeiro ano tem o segundo ano.. è que aqui nos não temos
o primeiro e o segundo ano.
MS: porque?
L: porque não tem espaco. E aì por conta da demanda a secretaria dividiu
as escolas então nos temos uma escola aqui de cima que atende o primeiro
e o segundo que è uma escola pequena e aqui nos deixamos pro terceiro,
quarto e quinto ano.
MS: entendi. E então voltando falar de você, você foi nas escolas publicas
aqui em Jandira mesmo e.. depois você fiz a universidade, faculdade..
qual?
133

L: fiz. Fiz. Eu sou formada em pedagogia e depois eu voltei pra fazer pos
graduacao. Eu tenho duas pos.. ainda não cheguei no mestrado não. Aqui
no Brasil fazer mestrado não è pra qualquer um.
MS: ah mas pos não è a mesma coisa do mestrado?
L: não não..
MS: ah eu achava isso..
L: não a pos è uma especializacao mas não chega a ser um mestrado..
MS: porque o mestrado.. porque è muito diferente?
L: por conta de valor de mensalidade, por conta das faculdades que
oferecem não são todas as faculdades que oferecem mestrado, são poucas..
inclusivel eu conheco pessoas que foram fazer mestrado na Argentina, no
paraguai porque aqui são poucas as faculdades que oferecem mestrado. E
quando.. e as que oferecem tem um valor que um pai de família não
consegue pagar. È de 2000 reais..
MS: por mês?
L: por mês.
MS: mas tem bolsas tambem.. ou não?
L: tem bolsas mas è.. o caminho pra chegar atè essa bolsa è muito muito
prolongado, è muito longo e são poucas pessoas que conseguem.
MS: tem provas pra chegar..?
L: pra chegar ao mestrado? Você precisa presentar projetos e aì tem uma
quota, tem numero e então de repente è uma faculdade que vai liberar só
tres mestrados e aì você tem que concorrer com um grupo muito muito
muito grande pra tres bolsas.. e aì você tem pessoas que dedicaram sua
vida inteira pro estudo e competindo com alguém que precisa trabalhar,
cuidar da casa e ainda fazer mestrado. Que não consegue se dedicar. Voce
acho que alguém aqui do brasil, pode ser que tenha sim porque aqui
tambem tem gente muito.. tem muita gente ricca então acredito que aqui
tenham pessoas que fazem como voces.. que vao fazer um trabalho a campo
fora do pais. Mas aì não è qualquer pessoa que conseguira fazer isso aqui
no Brasil. Nao è qualquer pessoa, tem que ser uma pessoa de poder
aquisitivo financeiro bem generoso, bem generoso.
MS: e onde você fez a faculdade?
134

L: eu fiz na mesma faculdade da Liza, da Elizangela, là em Itu. Porque eu


me formei em 2000. E aqui as faculdades na regiao eram muito caras.. eu
não tive ajuda da minha mae do meu pai inclusivel a Italia me ajudou.. o
grupo de Reggio Emilia me ajudou..
MS: é isso.. como è que você conseguiu.. porque a sua mae trabalhava na
Caritas nè..
L: não minha mae trabalha na Caritas há pouco tempo. Minha mae na
ocasiao era desempregada, ela só cuidava da casa e só tinha o meu pai pra
cuidar de tudo e aì realmente não sobrava pra faculdade. Faculdade não..
era uma questao de luxo, de futilidade. De futilidade então não dava pra
você pagar estudo e cuidar da casa e manter a casa, não dava e aì o padre
JC muito generoso, muito generoso mesmo isso devo a ele.. vou levar atè
minha eternidade se Deus me permitir. O tao grata eu sou a ele porque foi
por intermedio dele que nos conseguimos uma ajuda de custo de 50%, eu
trabalhava na época, trabalhava numa empresa de telemarket e só com o
salario baixo. O valor da faculdade era o valor do meu salario. Entao nos
tinhamos ainda mais espesa com o material didatico e mais a despesa com
frete do onibus então não dava mesmo. Aì o JC nos ajudou com 50% da
bolsa.
MS: mas como è que você conheceu ele?
L: o JC? Ah eu conheco o JC há.. anos anos anos.. quando nos mudamos
pra ca com 7 anos, minha mae comecou frequentar a comunidade de Santa
Ana que è casa azul nè e o Padre JC era o paroco e aì minha mae era
muito.. muito ativa na igreja, minha mae, minha tia e aì comecou me levar
pro catecismo, fui crescendo dentro do catecismo, fui crescendo dentro da
igreja catolica.. atè que recebi o convite pra fazer teologia com Serginho, jà
conheceram Serginho? Conheceram o Helio?
MS: o Helio sim vamos falar com ele na sexta feira..
L: ah na casa dele? Eu estarei là com a minha família!
MS: ah è? Na sexta feira mesmo?
L: è. Na sexta feira na casa dele? Que horas?
MS: quatro horas da tarde
L: ah quatro horas? Não nos vamos pra là depois..
MS: é mas pode ser que a gente se encontra..
135

L: pode ser que a gente se encontre. Nos vamos pra là depois. Me convidou
pra fazer teologia fui fazendo teologia e depois me tornei catequista.
Catequista e aì tivemos um vinculo muito forte com o JC porque ele
morava alì na casa azul, eu participava da casa azul. E aì eu não sei.. acho
que eu conquistei o coração do padre JC porque ele era um.. ele gostava
muito de mim da minha família, inclusivel ele tem um carinho enorme
pela minha irma, inclusivel minha irma comecou trabalhar com ele sendo
secretaria dele. Então eu acho que è meio familiar, eu acho que a gente
conquistou mesmo o coração do JC e aì ele me abriu esse espaco na
comunidade e depois ele abriu o espaco pra minha irma, pra minha irma
conseguir o primeiro trabalho da vida dela com ele. E eles tem uma
amizade atè hoje fora do comum.
MS: sua irma..
L: Miriam. Eu acho que voces ainda não a conhecem.
MS: mais nova de você?
L: isso mais nova do que eu. Eu sou a filha mais velha.
MS: ah quantos anos..?
L: a minha irma tem.. 33.
MS: mas è só voces duas?
L: somos em tres. È meu irmao do meio. Com 35 e ela com 33.
MS: entendi.
L: e aì foi por meio disso, da nossa participacao na igreja.. e nos
participavamos fervorosamente, não era aquela participacao uma vez ou
outra. Era de verdade mesmo. Sempre sempre sempre mesmo e com muito
compromisso.
MS: mas voces nunca foram pra escola e vida?
L: não. Não, nunca participei do escola e vida porque minha mae não
trabalhava o Marta e aì ela.. nunca foi pra uma creche porque ela não
trabalhava..
MS: ela cuidava de voces..
L: exato. Tinha minha mae pra cuidar então não precisava que eu fosse
pra uma creche. E os meus irmao depois que eu cresci minha mae foi
trabalhar mas aì ela foi trabalhar numa época que eu jà era grandinha
136

então meus irmaos tambem não foram porque aì quem cuidava deles era
eu.
MS: tambem se antes custava menos.. custava tipo.. 10 reais por mês.. era
dificil tambem conseguir ir là na escola e vida..
L: não, não era dificil.
MS: tambem se o preco era baixo..
L: sempre foi. Sempre foi baixinho mas aì como eu era crianca eu não podia
tomar algumas decisoes mas eu acredito que minha mae não tenha me
levado porque não precisava que eu fosse. Porque ela ficava em casa pra
cuidar de nos porque o pos escola vem pra aquelas maes que trabalha que
não tem onde deixar os seus filhos, pra eles não ficarem a mercè aì da
violenca da marginalidade.. apreder que não presta.. então vamos pra
escola e vida porque là tem essas oficinas, là tem uma.. tem tambem um
teor pedagogico nè não è só cuidar, è o educar tambem então.. mas eu
acredito.. tem que perguntar pra minha mae porque que ela nunca me
colocou mas acredito que tenha sido isso porque eu nunca precisei ficar
gracas a Deus porque eu.. eu a tinha em casa pra cuidar de mim.
MS: claro.. e agora você tem filhos nè?
L: tenho.
MS: tem quantos?
L: dois. Eu tenho um menino, Artur de 7 anos. E uma menina, Heloisa de
um ano e seis meses. O meu menino ele estuda mas não esta na rede
publica. Não esta na rede publica. Eu sou da rede publica mas não coloquei
meu filho na rede publica.
MS: posso perguntar porque?
L: pode. Por dois motivos. Eu trabalho o dia inteiro então eu preciso de
uma escola de periodo integral. E eu só consigo esse periodo integral numa
escola particular e porque não a rede publica? Porque esta dificil a rede
publica. E mas.. não por conta do professor, porque o professor daqui da
rede publica è o mesmo que esta là na rede particular mas a rede publica
esta dificil de vir pra ca por conta do próprio publico, eu sinto aqui Silvia,
nos temos criancas que são largadas aqui na escola..
MS: largadas?
L: largadas no sentido assim.. de quem não tem ninguém por trazer eles,
que faca esse acompanhamento desse universo escolar que venha saber
137

como esse aluno esta, quem vem sozinho, quem vai embora sozinho, e
quem chega aqui sem material, eu tenho que sempre ter Silvia lapis,
borracha, quaderno porque eu tenho jà aluno que vem sem nada sabe, e aì
não sei se isso è por uma.. uma justificativa por ser pobre. Nao è. Não è
porque è pobre. Quem que não consegue comprar um lapis, borracha,
pontador Silvia? Hoje è baratinho isso aqui. Com um real você compra os
tres. Então não è sinonimo de pobreza, não è uma pobreza de bens
materiais. Mas uma pobreza de espirito. De espirito. Então aluno vem pra
ca.. eu tenho aluno que quebra vidro. Que deu um murro no vidro e
quebrou o vidro. E tinho aluno que pegou mesas e cadeiras e quebrou.
Chamei a mae, a mae.. não tomou nenhuma providencia.. imagina você.
Com filho e fica sabendo que ele pegou uma mesa e cadeira na escola e
quebrou. Não importa o motivo Silvia, não importa que ele tenha sido
contrariado não importa, não importa o motivo, ele tem que preservar
aquilo que não è dele. No minimo respeitar as coisas do outro. Voces esta
entendendo onde eu quero chegar? Então a rede publica por isso porque as
criancas elas estao muito largadas aqui muito largadas mesmo e não è
sinonimo de pobreza. Olha è por uma questao assim.. falta de compromisso
mesmo. E aì por outro lado tenho medo de colocar meu filho, de colocar o
meu filho no meio de isso tudo aqui eu não sei o que que vao passar pra ele
eu não sei o que tipo de amizade que ele vai ter.. não estou dizendo que la
na rede particular, só tem santo. Nao. Mas quando um aluno.. esses dias
meu filho brigou na escola, ele foi maxucado, ele foi ferido, arranharam
meu filho todinho aqui no pescoso. Mas aonde è que esta a diferencia
Silvia? Quando a escola chamou a família, a família tomou providencia. Os
alunos são os mesmos. O melhor, tem o mesmo comportamento. Sao
danados, são agresivos, são violentos, falam palavrao, o mesmo aluno da
rede publica e da rede particular tem todo esse comportamento. Mas aonde
è que esta a diferencia? Quando você chama a família. A família da rede
particular se envergonha da atitude do filho e toma providencia pra que o
filho não faca mas aquilo. Agora na rede privada.. na rede publica.. eles
falam pra mim assim: eles estao certo. Nao tem que levar desaforo (?) pra
casa, apanhou tem que bater tambem. Então è olho por olho dente por
dente que você esta vivendo aqui. Eu tive alunos.. aluna, aluna.. que veio
pra escola com uma faca. Sabe quem colocou a faca na moxila dela? Eu
chamei a família, minha cara foi la no chao, quem colocou foi a tia, pra ela
cortar uma maca porque ela não consegue morder, aì a faca pra ajudar. Aì
eu falei pra mae, pra tia, essa menina me tira faca no meio da sala, o que
que os outros alunos vao entender Silvia? Que a faca foi pra cortar maca?
Não vao entender isso.
138

MS: ela tirou a faca no meio da sala? Não tirou.. jogou..?


L: não, não, quando eu falo tirar è tirar.. mostrar.. è porque ela, ainda bem
que foi inocente, falou pra mim que tinha trazido uma faca, è aluninha
menina veio aqui na hora me falar. Aì eu fui revistar a bolsa da menina eu
quero a faca ela não queria não eu vou revistar sua bolsa porque depois
sobra pra quem? Pros adultos não olharam, não viram, não tomaram
nenhuma previdencia? Então è.. è essa linha de pensamento, são esses..
esse conceito que è muito distante sabe então na rede particular, não que
os alunos sejam santos mas quando a família è chamada, ela è chamada
pra dar jeito naquele aluno que esta impedido ao outro aprender.
MS: mas você acha que tem diferencia entre a qualidade do ensino na
escola publica e a qualidade do ensino na escola particualar?
L: tem por conta disso o Marta. Por conta do que eu vou te explicar. Eu falo
que è um triangulo pedagogico: è um triangolo pedagogico. E por ser um
triangolo ele tem tres pontas. E por ter tres pontas, esses tres responsaveis
pra formar esse triangolo são responsaveis pelo sucesso do aluno. Entao o
que eu digo: família, aluno e escola. Os tres è um envolvimento. É um
envolvimento dos tres, è um movimento dos tres. Nao basta só o pai
mandar o aluno pra escola se o professor não quer ensinar. E não basta só
o professor querer ensinar se o aluno não quer aprender. E não basta o
aluno querer aprender, o professor ensinar se a família não manda esse
aluno pra escola. Entao, eu falo que è um movimento e talvez a diferencia
na qualidade esteja aì. Como, como, como falar de qualidade com um aluno
que ficou 111 dias fora da escola? Da pra falar que teve qualidade nesse
processo de ensino e aprendizagem? Voces estao no mestrado, voces tem là
20 dias de curso mas voces faltam 15.. da pra dizer que voces aprenderam
alguma coisa? Nè não vamos falar do mestrado, qualquer curso de 20 dias,
vocè faltou 10. Mas que aproveitamento você teve desse curso? Aì você
quer me dizer que o professor não ensinou? Mas você não foi. Então na
rede publica a gente sente esses dois tipo de enfrentamento: a falta de
compromisso da família de mandar esse aluno pra escola, e na rede
particular a forma que o pai encontra de mandar a crianca pra escola è
porque ele esta pagando por aquilo, não è?
MS: então o vinculo pra você è o dinheiro?
L: não. Não, o vinculo pra mim não è o dinheiro, o vinculo pra mim è a
família. Entao queremos uma escola de ensino de qualidade, mas pra ela
ser uma escola de qualidade eu falo pra você que essas tres pontas tem que
funcionar no mesmo movimento. o aluno vir pra escola o professor querer
ensinar e o aluno tambem querer aprender. Eu jà tive alunos Silvia que
139

debrucava (?) na mesa e falava eu não quero te ouvir eu não quero te


ouvir.. como Silvia ensinar?
MS: mas isso acontece tambem na particular, que tem alunos que tá assim
não quero aprender..
L: eu acredito que sim. Eu acredito que crianca è crianca em qualquer..
qualquer lugar..
MS: è só a família que muda na particular?
L: exato aì você tem um aluno que não quer aprender, a escola particular
chama a família, se a família tem condicoes de pagar uma escola
particular, a família tambem pode dispor de algum recurso financeiro pra
atender outras necessidades do aluno. Aì a escola particular chama essa
família, o aluno não quer aprender, o aluno só dorme, vamos ver o que que
è? Vamos leva-lo pra area da saude? Vamos passa-lo no psicologo? Vamos
chamar alguém? E tudo isso não è de graca, è de graca? Não è de graca e aì
você tem esse mesmo aluninho aqui. Ah então, peecisamos saber porque
que ele não quer aprender. Vamos buscar ajuda com psicologo, tà? Tem
dinheiro pra pagar uma consulta? Você tem algum amigo que seja
psicologo? Você tem convenho? Vamos esperar pelo sus? Quantos meses
leva a rede publica pra atender pela.. a psicologia infantil? Um ano, seis
meses, è que a gente fica na fila de espera. Entao esta vendo? È tudo muito
demorar na rede publica aqui do Brasil. Nos não estamos no pais
desenvolvido e com algumas facilidades. Algumas facilidades que o
dinheiro consegue comprar o que o dinheiro consegue diminuir o tempo.
Entao mas dizer que a rede publica esta condenada não. Mas dizer que
todos os dias nos temos alguns enfrentamentos pela rede publica. O aluno
que não vem, o aluno que abandona, o aluno que não quer aprender, o pai
que não acompanha o seu filho na escola, o pai que não vem nas reunioes,
o pai que não aceita que o aluno sabe, enfim, são muitos enfrentamentos. E
a gente ainda precisa um dia Marta eu falei pros pais aqui em reuniao. Eu
falei o que que voces estao esperando pra mandar essas criancas pra
escola? Não ache voces que eu vou comprar um onibus e passar na casa de
cada um de voces pra levar os alunos pra escola. È isso que voces estao
esperando de mim? Marta, por deus que esta no cel, falei não eu não vou
comprar um onibus uma porque eu não tenho dinheiro pra isso e outra
porque eu não sei dirigir onibus. E outra que essa responsabilidade não è
minha, eu tambem sou mae como voces, tenho um filho na escola e quem
leva todo dia pra escola sou eu. E ainda tenho que vir pro meu trabalho, e
ainda tenho horario pra chegar aqui. Nao è porque è diretora, pode fazer o
que bem entendi, não eu tenho horario eu faco questao, Marta e Silvia,
140

faco questao de cumprir o meu horario porque eu acho que tenho que ser
exemplo então se eu quero que os funcionarios cumpriam o horario tem
que ver de mim. Se eu quero que eles sejam leais no que fazem, eu tenho
que ser leal. Eles tem que me ter como exemplo, não sei se sou, mas eu faco
de tudo pra ser. Cumprir os horarios, cumprir metas, fazer tudo como esta
là no regimento da escola pra que não vire a casa.. pra que não fique uma
bacunca nè, algo desorganizado. Eu respondi sua pergunta?
MS: sim sim claro.. e então voltando a questao caritas.. você conhecia o
grupo la da italia..
L: de reggio emilia?
MS: è quem è que.. qual è o grupo que ajudou você? Aquele de reggio
emilia nè?
L: então.. eu sei que è de um grupo de là mas eles ficam no anonimato nè..
MS: é não sei como è que funciona na verdade então..
L: então è uma parceria eles falam que è uma parceria que eles tem alguns
vieram aqui eu acho atè que foi o grupo do Marcos Parisi. Eu acho não
estou bem certa. Que foi là em 2000, 2000 que me formei então foi 97-98-
99-2000. Entao eu acho que foi do grupo là de.. do Marcos Parisi, como
chama a esposa dele?
MS: mas você conhece ele?
L: conheco. Conheco ele jà esteve aqui algumas vezes, jà cheguei fazer
parte da diretoria da Caritas tambem.
MS: você?
L: sim.
MS: ah è? Quando?
L: deixa eu tentar lembrar.. 5 anos atras.. eu não tinha o Artur, eu tinha o
Artur? Eu não tinha o Artur.. 7 anos atras.. eu acho que uns 7 anos atras..
MS: e você jà estava formada nè?
L: jà estava.
MS: entendi. E com quem fazia parte da diretoria? Quem eram os
dieretores?
L: tà não vou me lebrar de todos.. Claudio, eu, Reginaldo, Sergio, Liza, a
Elizangela.. ah tà estou lembrando de uma pessoa mas eu não lembro do
141

nome que era da comuna.. vinha de là da comuna, conhece a comuna?


Então era alguém de là..
MS: mulher..?
L: homem. Aì poxa da vida mas era um homem de là que participava
conosco da diretoria.
MS: e por quanto tempo você fez parte?
L: eu acho que fiquei um ano.
MS: e posso perguntar porque depois se afastou?
L: olha na verdade nem sei te dizer porque me afastei. Mas eu falo pra
você que è um dos meus maiores arrependimentos acho que eu vou levar..
eu fico com um sentimento de culpa pra ter deixado a diretoria. Eu falo de
se levar pelas pessoas, nessa ocasiao eu me deixei levar por uma pessoa.
Que inclusivel era diretor e que ele estava assim na frente da Caritas e
trabalhando dentro da Caritas. E aì ele meio que contaminou sabe as
pessoas e ele foi induzindo as pessoas a sairem da diretoria porque era algo
que ele não acreditava, que ele via muitos erros e aì qu me deixei levar por
ele e aì eu acredito que nessa ocasiao eu tenha.. eu tenha desepcionado
muito o JC. De verdade mesmo. E foi por esse motivo, algo que ele achava
que estava descordando, achava que.. ele achava que não estava assim, de
acordo enfim.. e aì ele foi nos contaminando e aì uma boa parte do grupo
saiu.
MS: mas.. não sei se posso mas vou perguntar quem era essa pessoa?..
pode não responder..
L: ah por favor..
MS: tá bom tá bom..e agora algumas vezes você participa das coisas, das
questoes da Caritas ou nunca mais você se envolveu nessas coisas..
L: não. Só em festividades que eles fazem, eles fazem.. todo final do ano
eles convidam as pessoas que serem padrinho de alguma criancinha e
sempre que eu posso eu pego então esse ano eu peguei um aluninho pra eu
apadrinhar então è a forma que eu encontro pra ajudar um pouquinho a
Caritas nè..
MS: em qual unidade você pegou..
L: eu acho que foi daqui do Sagrado Coracao, do Sagrado mesmo.. a Selma
è minha tia e ela que me.. que levou pra mim um cartaozinho da crianca..
142

MS: entendi.. não sei mas ou menos acho que è isso.. e seus filhos não
foram nas creches tambem? Pequeninos..
L: o Artur foi, e a Mia tambem esta. O Artur ele foi pra creche com um ano
e 3 meses e aì ele não consegui vaga na rede publica, a Caritas jà não
trabalhava com criancas nessa idade, era só.. acho que de tres anos pra
cima jà não trabalhava com criancas nessa idade não consegui pra ele na
rede publica e ele foi na rede particular. A minha menina um ano e seis
meses. Pra ela eu jà consegui na rede publica. E.. aì ela esta na rede
publica. Eu não estou entrando em contradicao. Porque o Artur esta na
rede particular e ela esta na rede publica? Porque em quanto è bebizinho
você ainda tem a família mas por perto, você ainda consegue dominar um
pouquinho mais as criancas, não da pra gente comparar uma crianca de
um ano e seis meses com uma crianca de 8 anos, não da.. não da.. a crianca
de 7-8 anos sabe muito mais. Muito mais do que uma crianca de um ano e
sete. Entao por essas questoes, mas quando minha filha estiver na fase,
que è a pre escola.. eu tambem jà vou leva-la pra rede particular. È que
nessa idade da pra você manter a crianca ainda da rede publica porque a
família.. è pequinino então isso chama atencao da família, a família esta
mais por perto.. então tem outro tipo de cuidado aì eu não sei que acontece
com essas criancas quando crescem que elas são descuidades aì elas vem
pra ca e ficam aì a mercè da sociedade nè, a merce de tudo.
MS: e seu marido.. você tem.. tá casada nè?
L: um esposo..
MS: e ele trabalha?
L: ele trabalha tambem. Ele se formou na mesma faculdade que eu, ele fez
letras ele è tambem da area da educacao mas ele não atua. Ele foi pra sala
de aula algumas vezes mas viu que não era a area dele. Ele fiz um outro
curso na logistica na area de logistica e agora ele trabalha numa empresa
no departamento de compras.. ele tem 39 anos, ele jà esta nessa empresa
há 5 anos por volta de 5 anos e gracas a deus nè o pais esta atravessando
por uma situacao economica muito fragil muito sensível, e aì gracas a deus
não avalou a profissao dele, o cargo dele, o trabalho dele mas muitos
colegas dele se desligaram, foram mandado embora pra enxugar a folha de
pagamento porque não tem condicoes de pagar mas eu fico feliz porque
gracas a deus com ele não.. ele não aconteceu nada mas fico triste porque
nè.. tantos pai de família desempregado, mae de família desempregada..
MS: então acho que è isso..
143

5.3 Intervista Helio (H) 9.12.2016 - Intervistatrici: Marta e


Silvia (MS)

MS: mas entao.. comecamos com.. quantos anos voce tem?


H: atualmente 44 anos. Atè fevereiro.
MS: voce falou.. voce morava aonde?

H: olha eu.. eu tava morando atè 15 anos atras perto daquele predio que eu
tava mostrando pra voce là (indica). Proximo ao Cenai..

MS: là è Barueri?

H: alì jà è Jandira. Antes de morar alì eu morava alì no Analandia.. sabe a


rua da feira? A rua de baixo, onde tem a fabrica X. Aonde os meus pais
tinha a casa e morava alì. Foi na epoca etè que eu conheci o Antonpaolo, eu
tinha 19-20 anos.

MS: Mas desde quando voce era crinca voce morava là?

H: sim.

MS: depois quando voce cresceu voce mudou pra..

H: nao depois que eu casei. Atè os 26 anos eu morava alì.

MS: e os seus pais trabalhavam..

H: sim na epoca meu pai.. minha mae sempre foi do lar.

MS: e voce tem irmaos, irmas..?

H: nos somos em 9.

MS: 0?? nossa!

H: isso fora os outros que a minha mae trazia de minas pra cuidar, os
primos.. porque aonde eles viaviam là na Roca (?), là nao tinha muita
condicao de vida à era muito dificil, entao minha mae geralmente cada vez
que ia là trazia um pra ajudar cuidar. E muitos deles jà cresceram.. alguns
atè foram pros estados unidos pra trabalhar, alguns trabalham nos estados
unidos pra limpeza.. Acho que atè um conseguiu abrir uma impresa de
diarista.
144

MS: entao voces eram muitas pessoas..

H: dentro de casa era muitas pessoas. Era primo, era parente do meus
pais, tinha bastante gente..

MS: mas a casa como è que era? Cabia todo mundo ou..?

H: Na epoca nao, na epoca era muito.. né.. durante um certo tempo que os
meus pais foram construindo mais né a casa.. o espaco ficou maior mas no
inicio quando a minha mae comecou a trazer mesmo a minha madrinha, o
meu padrinho, Fulano, Zicano.. todos..

MS: ficava muito..

H: mas aquela coisa né.. ia pra Minas, se comovia com a situacao là as


vezes dos irmaos dela né.. do meus tios com os sobrinhos e acabava
trazendo aqui pra ajudar né? E chegava aqui fazer tratamento medico,
colocava na escola e depois de um certo periodo eles jà arrumavam
trabalho e criavam uma vida atè mais particular.. ia morar sozinhos,
costituia uma familia né.. mas assim no inicio a minha mae abracou e
trazia pra sao paulo.

MS: ah que lindo!

H: ela sempre foi assim. A vida toda sempre se preocupou de ajudar os


outros.

MS: e entao voces moravam tambem com os primos..

H: durante um tempo e depois eles foram.. (gesticola) né? Spalhados..

MS: voce ta ligado com os seus irmaos?

H: sim. Embora alguns moram um pouco longe agora né mais no interior


de sao paulo, um mora no Mato Grosso do Sul.. o mais novo.. inclusivel o
mais novo ele è adotivo. Hoje ele ta com 27-28 anos mas tava sozinho
porque (...a mae..?) teve que deixar ele là pra vir cuidar das.. e acabou
ficando por aqui mas assim que ela se aposenta retorna.. pra ficar com ele..
mas ele ta là uns dez anos. A gente sempre tà juntos a gente vai pra là ele
vem pra ca.. a sintonia dos irmaos muito boa gracas a deus.

MS: e o bairro là na analandia, como è que era, voces saiam là na rua,


voces conheciam os vizinhos..
145

H: a vida social? A minha familia.. a nossa familia inclusivel a partir da


minha mae como exemplo era muito social, na rua conversava com as
pessoas, sempre ajudando tambem né a maioria das pessoas tambem.. a
casa là sempre cheia. Visita. Eu acho que è porque minha mae meu pai
gostavam de fazer bastante.. assim, pao caseiro, rosquinha, bolo,torta,
entao as pessoas tambem chavam atencao ah vou tomar cafè na casa da
dona Lurde (boh!!) né.. e a casa no final de semana sempre cheia sempre
sempre sempre.

MS: legal! Era divertido pra voces né?

H: eh muito divertido pra gente a casa cheia né e sem contar que os finais
de semana, muitos finais de semana somente o sabado a gente fazia.. na
epoca chamava baillinho, mas era dentro de casa. Como um.. o ultimo
churrasco alì na casa.. [si riferisce al compleanno mio e di alan].. aquele alì
era de costume ter na nossa casa. Somente em casa. Inclusivel a familia
nossa foi bastante conhecida por causa.. a casa dos bailinhos, sempre tinha
forro, samba.. entao.. socialmente a gente era muito conhecido alì bem
aceito né gracas a deus.. uma forma tambem de criacao muito rigida,
minha mae.. meu pai nao, tranquilo mas minha mae.. [gesticola]

MS: e voce foi numa escola publica?

H: escola publica.

MS: desde crianca..

H: desde crianca. Todo mundo.

MS: Todos os seus irmaos?

H: todos.

MS: e como è que era? Voce.. nao sei..

H: Ah acho que a escola publica na realidade nao do (?) muito hoje so que a
diferencia na epoca tinha reprovacao. Causa era mais puxado. Reprovacao,
se voce nao conseguia nota voce repetia, que era mais rigoroso né, o
sistema educacional era mais rigoroso, nao podia faltar muito e voce tinha
que tirar nota né. Hoje nao, hoje jà causa essa aprovacao automatica, voce
ta aprendendo ou nao voce ta.. eu tenho sobrinhos de 16 anos que nao
sabem as vezes tabuado né? Ta no primeiro colegial.. sai do ensino
fundamental nao sabe.. sei là 7 vezes 5. “Nao sei tio..” aì eu jà tenho
sobrinhos de dez doze anos jà sabe.. falar (?).. tambem è relativo né? Vai
146

muito a vontade..

MS: ela faz.. a sua sobrinha faz escola publica?

H: publica.

MS: tambem o seu sobrinho?

H: tambem.

MS: tem mais de um.. quantos sobrinhos tem?

H: sete, oito.. inclusivel um dos sobrinhos me chama de pai que eu ajudai


criar né.. ele tem.. hoje tem 14 anos.

MS: e aonde è que ele mora?

H: mora com a minha irma là na analandia.

MS: ah sua irma ainda mora là..

H: ainda là, na casa dos meus pais né, faleceram e deixaram a casa. Eu
tenho 3 irmaos que moram là, là na casa.

MS: jutos com as familias deles?

H: isso. Casas divididas né..

MS: entendi. Entao agora è bastante grande né?

H: è grande è grande.

MS: e foram os seus pais que costruiram mais que..

H: sim sim..

MS: voces ajudaram?

H: sim sim. Somente os irmaos mais velho né.. porque trabalhavam.. ai


depois a gente quando occorrer foi entrar no mercado do trabalho né e a
gente a judou um pouco tambem mas eu acho que o grosso mesmo da
estrutura né foram o meus irmao mas velho né.. a gente nao tava no
mercado do trabalho ainda. E quando occorrer um tempo vai entrando no
mercado do trabalho e vai ajundando um pouco mais dificil foram os mais
147

velhos somente as irmas mas velhas. Tem um irmao mais velho que eu
tambem que ajudou muito mas velho de todo acho que ajudou mas acho
que as mulheres.. as duas irmas mais velhas acho que se empenharam
mais.

MS: entao as esclas eram em Jandira mesmo?

H: as escolas eram em Jandira.

MS: e depois da escola o colegial..

H: depois da escola o colegial.

MS: e depois a universidade?

H: eh mas demorou muito tempo..

MS: ah nao foi logo depois?

H: no meu caso, eu fiz atè o.. quando eu entrei no mercado do trabalho eu


tinha 15 anos. Eu tabalhava de office point (?) là em sao paulo, no centro
de sao paulo.

MS: de office boy?

H: è messagero. Faz o servico de banco, do cartorio.. essasa coisas.. nao nao


pelo correio. Voe faz servico pelo cartorio, prefeitura, né.. falava office boy,
servico de garoto fala.. no banco essas coisas. Eu trabalhei durante quatro
anos. Na epoca o meu pai trabalhava no mesmo local, fisico né, predio. Aì
ele tinha muito conhecimento porque ele trabalhava de limpeza, né? Entao
ele conhecia a maiora dos proprietarios là que tinha escritorio de
contabilidade escritorio de advocacia, dentista, e ele me arrumou no
escritorio de advocacia. Office boy. Que so tinha 15 anos, quando entrei no
mercado do trabalho né, registrado. Mas antes eu trabalhava.. quando
tava na otava serie eu trabalhava na feira, vendendo banana.. e as outras
coisas vendendo sorvete.. essas coisas.

MS: tambem no trem?

H: no trem nao, nao. Minha mae.. (lo menava..) na rua mesmo.. na porta
da fabrica.. que tem uma fabrica em frente alì na rua né? A samurai.
Antigamente ela funcionava, hoje ta parada, antigamente ficava muito na
frente vendendo doce e minha mae tambem ela dava refeicao pros
funcionario da fabrica eles almocavam em casa.. muitos anos.
148

MS: e entao voce fez esse trabalho là em sao paulo pra quanto tempo?

H: eu trabalhei durante quatro anos. Dois anos sem registro né e aì depois


de office boy eu fui pra.. trabalhar no Bradesco, mas numa cidade (…) a
Osasco, Matriz. Trabalhei tres anos.

MS: e tambem como è que conseguiu aquele trabalho là?

H: um rapaiz que è vizinho nosso falou que là tava fazendo um processo


eletivo né eu participei, fiz a prova tudo, estudei bastante né consegui
passar né e trabalhei tres anos e conclui o estudo medio. Ensino medio,
terceiro colegial, e trabalhando de dia e estudando a noite.

MS: Eh entao como è que era? As aulas eram a noite..

H: eu saia trabalhava atè 18 né em Osasco, aì eu vinha direto do trabalho..


e eu consegui terminar com 21 anos. E depois eu tava fazendo.. nesse
periodo jà tava participando do grupo de jovens, grupo Josi. Eu tinha 18
anos quando comecei participar, 18-19 anos. Serginho è um ano mais velho
que eu e inclusivel foi atè convite dele, a gente participava muito das
missas na quinta feira né. Entao ele sempre me chamava “aparece”.. ah a
proxima vez eu vou.. eu vou eu vou.. ficava aprontelando.. aì eu acabei indo
uma vez sabado e gostei e (..) direto. Eu so tina 18 anos.

MS: como voce conheceu.. serginho, esse grupo?

H: serginho? Entao nas missa.. eu na verdade eu participava da missa


dominical no Sagrado Coracao, là onde eu fiz a minha base, catequesi,
primeira comuniao..

MS: mas com o padre Joao Carlos o nao?

H: nao, sagrado coracao là na.. na igreja.. onde tem casa da acolhida là né..

MS: mas porque acho que ele fiz missa tambem là..

H: tambem fazia fazia..

MS: mas nao era quando voce era crianca?

H: nao quando o joao carlos foi pra ca eu era crianca mas eu nao lembrava
dele na epoca. Né eu lembrava de outros padres né.. ele ficava muito na
casa azul, ele jà se lembrou varias vezes mas eu nao participei muito da
149

epoca do padre joao carlos. Participei mais na epoca de outros padres mais
antigos. O padre joao carlos nao pegava muito ele nas missas. Entao eu
participava das missas là no Sagrado domingo e nas quinta feiras na
analandia. Foi onde eu conheci o serginho nas missas na analandia. E
onde teve varios convites pra participar do grupo de jovens que tinha alì.
Eu participei uma vez e aì nao parei mais.

MS: e o grupo de jovens era um grupo da greja.. que que elez faziam?

H: o grupo de jovens è um grupo da igreja. Comeco com um grupo anterior.


Que o serginho pegou parte dele, que è um grupo.. eu nao lembro o nome
desse grupo que tinha um pessoal mais antigo um pessoal mais assim..
mais politizado, pessoal mais antigo, eu nao lembro nomes de alguns mas
era.. aì depois o serginho, participando com eles comeco a montar o proprio
grupo tambem. O pessoal mais novo, comeco a trair (?) mais a joventude
que eles estavao comecando a sair da criasma, eucarestia, e foi aonde eu
consegui acompanhar, encaxiar nesse grupo tambem. Da Lilian né.. a
Lilian tambem è desse periodo aì.

MS: E o que que voces faziam?

H: entao esse grupo aì comecou com tres, Serginho, Lilian parece que
Regina.. voces conhecem Regina? Uma negra.. inclusivel trabalhou um
tempo na caritas.. Everaldo, Re(altro nome).. aì foi ramificando. Eu foi e
comeco e vinha um ou outro e a gente comeco fazer encontros de sabado.
Lia uma parte da Bibia né fazia um comentario e tal.

MS: mas aonde là na vila analandia?

H: na analandia. Aì depois a gente comecou. O que que a gente pode fazer


pra atrair mais joventude? A gente tem que pensar o que eles gostam. Eles
gostam de bagunca, de diversao, de futebol, de volley, passear. E foi aonde
a gente fez um primeiro passeio, foi pro zoologico em sorocaba, pelo que eu
lembro. Zoologico. No inicio foi bastante.. muito muito muito jovens.
Tambem adolescentes né que tavam iniciando.. saindo da primeira
eucarestia né pra crisma. Foi dalì que a gente conseguiu estrair bastante
desses jovens desse espaco aì e comecou a participar bastante com a gente.
A maioria ficou durante um cinco seis anos ou atè mais. En quando
permanecia o grupo Jusi nos batizamos né “grupo Jusi”, “jovens Unidos
num So Ideal”. Foi aonde.. inclusivel hoje tem um encontro aqui voces
estao convidados, to convidando em nome do grupo tà? E' a primeira vez
depois que acabou o grupo de jovens que a gente ta conseguindo se
encontrar. Assim o grupo intero.. eles fizeram encontros mas foram numa
festa que eles foram ele conseguiram reunir uma boa base tambem mas
150

hoje è o que vai reunir mais.. né..

MS: mas entao voces nao gostavam de bagunca?

H: nossa a gente adorava.. aquela casa azul là a gente colocava uma rede
de volley, ficava a noite intera atè as 3-4 da manha o padre joao carlos.. na
epoca era o padre Mauro porque o padre Joao Carlos tinha ido pra Italia.
Era o padre Mauro, que o Jusi chegou no seu auge né era o padre Mauro e
aì depois que o padre Joao Carlos retornou. Comecamos com o padre Joao
Carlos depois ele foi, veio o padre Mauro, e padre Mauro teve que sair e
voltou o padre Joao Carlos mas o auge do grupo emsmo era padre Mauro.
Quando a participacao do grupo foi bem maior né. E virou uma referencia
em Jandira na diocesi o nosso grupo.

MS: dio que?

H: uma referencia assim, um destaque assim. Porque? Por causa dos


trabalhos que a gente fazia porque a gente comecou se envolver mais em
trabalhos sociais.. como por exemplo fazia servico social, recadar alimento
pra distribuir, pro pessoal moradores de rua, nas quintas feiras a gente
pegava aquela embalagem marmitex, nao sei se voces conhecem, è tipo
aluminio papel aluminio.. aì a gente distribuia eles vazio né, na quinta
feira e na sexta feira a noite os jovens saiam da escola eles se encontravam
e pega pirua, o carro que tinha da Caritas, e saia recadando as comidas,
marmitas cheias. Aì a gente reunia, ia num lugar em Jandira que tinha
viaduto, o pessoal tambem morava nas pracas e a gente reunia o pessoal
da rua, fazia distribucao do marmitex né e tocava um violao, cantava, fazia
uma oracao. E comecou o trabalho nosso social e depois a gente comecou a
se envolver mais com o MST. Apoio tambem ao MST. Aì comecamos..
criamos um grupo de apoio Sem Terra. Fizemos inclusivel uma festa
beneficente, uma jornada de esporte e recadamos na epoca mais de 5 mil
kilos de alimento né, pra sem terra, foi um trabalho social assim que mais
chamou atencao, envolveu atè a cidade..

MS: como foi o contato com os sem terra?

H: O sem terra? Foi atraves do padre Joao Carlos e Tiaozinho.

MS: Ah o Tiaozinho.. era jà padre?

H: Na epoca nao, era ministro. Entao o Serginho, o padre Joao Carlos e o


Tiaozinho, eles tinham um contato direto né aì a gente comecou conhecer
(…) un retiro que a gente fazia em Sorocaba. Retiro de carnaval. E dentro
esse retiro tinha uma programacao que a gente ficava um dia fazendo
151

oracao, dinamica essas coisas e no outro dia a gente ia pro sem terra.
Acampar, passar o dia tambem né, “romaria” se diz né? (??) entao o nosso
trabalho tambem tem uma questao de trabalho politico. Cociencacao
politica né, as debate que a gente fazia em periodo eletoral, alguns debate
tambem, as entrevista que a gente fazia com os vereadores, um bate-papo
assim..

MS: como è que era a situacao politica aqui em Jandira?

H: na epoca, nao sei te informar muito bem mas assim.. è dificil falar de
politica em Jandira né.. mas a gente procurava uma aproximacao deles
assim, uns projetos que tinha e tal.. na epoca talvez era melhor do que
hoje. Talvez porque hoje, os esquemas de (..) corrupcao è maior né.
Populacao maior entao né.. a renda per capita do municipio è maior. Entao
vamos dizer que talvez hoje a corrupcao seja maior por causa da situacao,
a realidade, financiariamente. Mas na epoca a gente nao tinha essa visao
de corrupcao né, esistia mas nao era assim tao abrangente como hoje.
Entao (…) a nossa partecipacao era assim bem mais social. Politica a gente
comecou participar direto quando a gente comecou a convocar, solicitar a
participacao dos vereadores, inclusivel atè o prefeito jà teve um bate-papo
com a gente, na epoca foi o Bras.. o Pitero, Roberto Pitero (non sicuro?)
teve um bate-papo tambem com a gente do grupo né. E alguns do jovens,
como eu Sergiho, Lilian, Regina, Carlihos, nos comecamos a participar da
pastoral da joventude. Aì na pastoral da joventude que nos comecamos a
ter uma participacao mais direta na politica. A pastoral fè e politica
(credo!!) tambem né e automaticamente nos comecamos a participar da
pastoral fè e politica né entao uma foi decorrente da outra. A (..)
comunidade eclesias de base..

MS: e esse grupo durante quantos anos..

H: esse grupo de jovens? Ah eu acho que, deixa ver.. de 93 uns 6-7 anos
mais ou menos.

MS: e acabou..?

H: entao, por causa.. tem opinioes muito diferentes no grupo.. na minha


visao eu acho que comecou a se distanciar quando comecou Jou, o outro
grupo da renovacao carismatica. Nè, Encontro de Jovens com Cristo.
Comecou surgir na diocese na verdade. E na nossa comunidade tambem
atraves de um casal, nao sei se voces conhecem.. dona Jenisa, John.. è que
eles estao morando fora hoje.. mas eles vieram tambem com trabalho
muito bonito, en quanto dedicar (..) com cristo. A qual muitos jovens hoje
nosso, do grupo Jusi participava, encontro dos jovens com cristo, encontro
152

de casal com Cristo. Entao quando eles comecaram assim a envolver mais
na comunidade assim esse tipo de trabalho, foi aonde muitos jovens
comecou se distanciar do grupo Jusi pra.. o EJS que è econtro de jovens
com Cristo, encontro de casal com Cristo.. somente o EJS que è a nossa
primeira (..) jovens, o casal que era depois de muitos anos que alguns se
casaram que nem a Lilian e o Junior.. o Ney e a Solange né.. todo assim o
legal foi que eram dentro do grupo mesmo eles se conheceram, tiveram
uma uniao legal né.. entao entao na minha opiniao eu acho que foi mais
com a aproximacao desses grupos carismaticos.. conseguiu arrastar.. e
comecou uma divisao atè uma forma de pensamento diferente como fazer
os encontros ficou uma coisa mais assim entre quatro paredes mas assim
sabe.. como se diz.. mais espiritual né.

MS: que pratica..

H: e aì onde alguns membros atè de fora que nem participava do grupo


assim era outros grupos que eles participavam comecaram a olhar pra
gente como pastoral da joventude muito politico, muito pezista (??) muito
socialista, e aonde né.. acabou distanciando, dividindo.. e nessa divisao
acabou pravalecendo eles porque eram uma coisa nova né uma coisa
gostosa, os jovens gostava entao mas alguns foram pra là e outros que nao
se acharam muito no meio desse grupo aì acabou tendo distancia atè na
comunidade foi aonde rafimicou, espalharam..

MS: e entao depois.. tudo isso.. voe por em quanto trabalhava?

H: na epoca eu trabalhava.

MS: e quando è que voce comecou a estudar? Na faculdade?

H: faculdade foi.. eu comecei a fazer quando eu conheci o Antonpaolo, era


95 mais ou menos.. nao 97.. nao conheci o Antonpaolo 93. e ainda tava
concluindo ainda o ensino medio. Tinha acabado de concluir, perdao. Tinha
acabado de concluir. So que na epoca nao tinha condicoes de fazer
faculdade, era muito dificil, nao so pra nos mas a maiora.. especialmente o
pessoal do grupo.. era muito dificil. E eu tava tambem me preparando pra
ir pro seminario. So que nao deu certo, devido alguns acontecimentos... atè
dentro da comunidade.. e acabou nao dando certo né.. inclusivel teve
acompanhamento tambem do Serginho né.. de um seminarista que
tambem tava quase pra ser ordenado.. teve me acompanhando.. padre Joao
Carlos né, aì jà era padre Joao Carlos.. aì acabou nao dando certo, acabou
nao dando certo aì eu teve que continuar aqui em Jandira, Brasil, Sao
Paulo pra voltar ao trabalho e custou um pouco, demorou um pouco. Mas
em quanto isso..
153

MS: porque em quanto voce tava se preparando pro seminario voce tinha..
terminado de trabalhar?

H: eu tinha saido do Bradesco somente pra isso né.

MS: porque eu nao sei muito bem como è que funciona o seminario..

H: è o seminario.. è padre né..

MS: eh sim, isso sim.

H: aì tem um acompanhamento.. antes tem que fazer os incontros


vocacionais, pra ver se eu tinha realmente vocacao. So que aì eu tava
quase praticamente dentro né.. eu fiz a.. vestibular na epoca filosofia, tava
realmente aprovado era.. pegar minhas coisas e ir embora.

MS: entao tambem estudar?

H: tambem estudar. Viver e estudar no seminario. Como tinha antes de ser


padre. Entao nao deu certo o seminario. E aì eu tive que voltar pro
mercado do trabalho novamente e aì demorou um pouquinho. Mas em
quanto isso.. em quanto eu nao estava no mercado do trabalho.. eu
trabalhava com o meu tio de pedrero e dava aula de alfabetizacao a noite.

MS: pra quem?

H: jovens, adultos. Mas na epoca na igreja nossa senhora do Fatima, là


tinha um nucleo. Eram 8 nucleos espalhados em Jandira. A gente tinha
um recurso.. uma ajuda de custo, na epoca era um salario minimo né. Pra
co(non so che) cada monitor que dava aula. Inclusivel eu, atè minha ex
esposa ela tambem dava aula nesse trabalho. Trabalho que chama de
voluntario. Tinha uma ajuda de custo nao era salario. E aì eu fiquei mas
ou menos nesse projeto durante 5 anos, né, 5 anos. Estudando nao so
trabalhando servico que fales pra voces meu tio como pedrero durante o
dia..

MS: e a noite dava aula..

H: atè que 96.. em 96 eu prestei o concurso na CPTM onde trabalho hoje,


na ferrovia. Aì eu fui.. 97 me chamaram, comecei trabalhar e trabalho atè
hoje. Mas em quanto isso, quando eu tava fazendo esse trabalho de
alfabetizacao de adulto.. ja tava.. trabalho na comunidade né junto com o
padre Joao Carlos fazendo algumas coisas que precisava.. e me preparando
154

tambem, comecei a estudar fazendo sociologia. Em 99. so que eles me


colocaram num horario de trabalho là que me prejudicou muito. Eu
chegava em casa da faculdade quase uma hora, meia noite e meia. E pra
acordar no outro dia 4 horas pra trabalhar. Quer dizer.. e eu nao aguentei,
foi muito puxado.

MS: onde è que era?

H: em Sao Paulo, escola de sociologia politica.

MS: e nessa epoca voce ja tava trabalhando no CPTM?

H: nao nao... sim sim, tava! Foi 99, e entrei 97.

MS: entao essa faculdade voce comecou sozinho, sem ajuda da.. Caritas, do
antonpaolo..

H: nao nao, Antonpaolo ajudou. Antonpaolo.

MS: e como è que comecou essa ajuda?

H: na verdade Antonpaolo eu tive o privilegio de ser uma das primeiras


pessoas que teve contato direto no Brasil né, no aeroporto. No onibus,
quando a gente vindo pra ca né, nos sentamos juntos. E eu conversei com
ele. Ele se apresentou, me apresentei, ele era recentemente (vedovo) né,
tinha um ano que tinha perdido a esposa né, foi 93. Aì quando nos
chegamos aqui como nesse periodo eu tava muito na comunidade fazendo
os trabalhos junto com o padre Joao Carlos entao eu em alguns lugares eu
o acompanhava, eu o Serginho, Tiao, muitos lugares acompanhava né,
fazer companhia.. né.. nos fomos em alguns lugares.. todos os lugares
turisticos ele queria conhecer e eu sempre acompanhava. E nessa a gente
conversou muito né, com a teresa tambem né que venha acompanhando
ele.. nos conversamos muito e ele propos né esse tipo de trabalho esse tipo
né.. que tava querendo fazer dos jovens aqui e ele fez a propoxta. Aì..

MS: entao o projeto da bolsa e estudo pros jovens jà esistia?

H: nao, nao existia..

MS: era o comeco..

H: na verdade, atè a ajuda que teve.. foi mais individual, particular dele do
que eu grupo. Mas futuramente, depois de um ou dois anos, aì comecou
mesmo a fazer um trabalho pra ajudar.. um grupo là na italia, comecou
155

ajudar as pessoas aqui mas a minha ajuda foi mais particular do que..

MS: a elizangela tambem me falou que Antonpaolo acho que ajudou varias
pessoas..

H: eh individualmente né.. eu inclusivel acho que eu fui o primero


provavelmente..

MS: e assim entao voces conversaram e ele propos de.. ajudar..

H: e entao eu comecei a fazer sociologia e acabei nao conseguindo.

MS: e sociologia era uma faculdade.. particular?

H: particular. E eu acabei nao conseguindo tive que trancar, parar.


Trancar a matricula.

MS: porque voce nao gostava?

H: nao, por causa do trabalho. Muito puxado né, nao conseguia conciliar.
Aì eu fui protelando (??) estudando pra ver se eu conseguia me encaxar em
outra area de um horario tambem que.. propicio que nao atrapalhava o
trabalho né..

MS: mas que trabalho è no CPTM?

H: no CPTM è na estacao. Bilheteria.. fiscal de bloqueio essas coisas.

MS: aonde? Sempre varia?

H: eu comecei trabalhar na outra linha, a linha que vai pra Jundiaì. Voce
tem que ir atè barra funda, barra funda pegar a linha 7 sentido Jundaì.
Comecei là, era longe tambem, por isso que eu chegava em casa muito
tarde..

MS: e teve que acordar muito cedo tambem..

H: eh sim, eu nao conseguia era muito puxado. Caso eu nao tava


conseguindo.. eu falei è uma materia muito filosofica, eu nao tinha uma
base tambem né, intelectual pra acompanhar, entao esigia muito tempo e
eu nao tava conseguindo. Aì mais futuramente eu comecei a fazer curso de
direito, inclusivel ainda Antonpaolo continuou e se propoe estagio (…) e
ajudou e antigamente 80% do curso.
156

MS: ah como è que funcionava se posso perguntar?

H: praticamente ele dava uma ajuda durante todo ano ele dava uma ajuda
que dava pra.. por exemplo 7-8 mensalidades..

MS: e ele mandava pra voce direto né?

H: sim. Sim. Durante 5 anos de curso.

MS: e esse aqui era na mesma..

H: nao era outra universidade. Em Osasco, mais proximo. E nesse periodo


jà tava trabalhando nessa linha. Que è mais proximo de casa, o horario sai
10 hora de casa..

MS: tambem proximo da faculdade ne?

H: eh 20 minutos da faculdade. Encaxou direitinho. Conclui assim,


consegui.

MS: concluiu com quantos anos?

H: 35 anos.

MS: e depois nao tive vontade de..

H: continuei me preparar pra concurso publico. Na verdade eu fiz o curso


de direito pra tentar na area juridica mais nao como advogado mas sim
como funcionario publico. Porque assim tem um salario fixo né.. inclusivel
eu tava focando muito no tribunal regional eletoral. E' um concurso bem.. a
area eu gosto.. a area eletoral, sempre gostei né. Somente ajudando nesse
periodo de comunidade, aprendi a gostar mais. A questao politica na parte
da area.. entao eu me adaptei bastante nesse tipo de assunto né esse (..?)
essa materia. Me indentifiquei mais com ela. So que eu me preparei. So
que o concurso publico hoje no Brasil è mesma coisa voce entrar na
universidade publica. Muito dificil e aì a disponibilidade de tempo tambem
è muito. Eu fiz varios concursos, varios, passei perto mais nao consegui.
Passei.. me aproximei. Advogar, eu atè pensei, mas advogar hoje que a
gente nao tem recurso, voce è muito.. perigoso porque as vezes voce acaba
investendo dinheiro e nao tem um retorno rapido. Porque os processos no
Brasil demoram muito. Teve varios colegas de classe da faculdade que
comecaram tambem advogar so que os processos demora. As vezes tiveram
que fechar o escritorio porque.. aì a maioria partiu tambem pra concurso
publico. Nè na area juridica. Assim eu passei perto, nao consegui.
157

Continuei, atè no ano pasado eu tava continuando estudar pra prestar. So


que o TRE (???) è uma area que demora muito pra abrir, 3 a 4 anos pra
abrir e quando abre..

MS: ah nao todos os anos o concurso..

H: TRE, Tribunal Regional Eletoral, ele demora muito tempo pra abrir
concurso edital en quanto abre sao poucas vagas. Tipo 70-80 vagas. E voce
tem que tar muito preparado

MS: na italia tambem sabe, os concursos publicos de direito sao muitos


dificil..

H: sao muito concorridos né..entao se voce tem que ter uma disciplina e
uma disponibilidade, hoje pra concurso publico no Brasil, umas 4 horas por
dia. Pra se dedicar, pra voce passar perto o passar. Nè porque
normalmente a gente que nao tem uma base boa, fica muito dificil. O
portugues, aqui è muito dificl, nos concurso publico, muito dificil. Eu
melhorei bastante, por causa de impenho ta.. mas ainda ta muito longe de
ser bom. Ta muito longe. Acho que atè voces analizar eu falando da pra
perceber porque tà muito.. (risate) baixo..

MS: nao a gente nao percebeu! Mas voce tembem.. a linguagem juridica è
muito dificil. Tambem na italia è a mesma coisa. O italiano è uma coisa, a
linguagem juridica uma outra coisa.

H: eu gostava muito, eu estudei muito direito romano. Na faculdade né,


muito legal, muito gostoso estudar direito romano né. Do antigo do imperio
e tal né, como surgiu o direito na epoca da lei italia né achei muito
interesante o direito romano.. sparta, tudo tudo, e hoje eu to fazendo
historia, to terminando o primeiro semestre agora.

MS: Ah entao! Na puc?

H: na Uninove.

MS: que è aquela alì na Barra Funda né?

H: isso, na barra funda.

MS: e entao porque voce comecou de novo a estudar?

H: porque eu nao quero continuar na ferrovia, tenho vontade de um dia


dar aula e se possivel mas assim no interior que tem uma qualidade da
158

vida melhor.

MS: quer mudar de casa tambem?

H: tambem. Tudo. Porque nao tem muita qualidade de vida aqui.. muito
puxado nao tem vida social aqui voce vive so pra trabalhar e estudar.. è a
vida social que eu digo, voce so tem o final de semana.. com a familia fazer
um (..) aproveitar. A ferrovia, durante os vinte anos que eu to là è
trabalhar pra trabalhar. Por exemplo esse ano vou trabalhar natal, ano
novo.. quando a familia se reunie eu to trabalhando. Sempre foi assim.
Dificilmente eu teve um final do ano com a familia. Dificil. Final de
semana tambem com a familia. Muito dificil. Entao eu acredito que se o
governo ajudar, que ta muito dificil, se continuar o curso de histora,
filosofia, sociologia, essas coisas, vai ter esse campo pra trabalhar, pra dar
aula né.

MS:voce gostaria de dar aula na escola?

H: isso. Aì voce teria no meio do ano, que è recesso julho né de ferias


coletiva, teria o fianl de ano, de metade de dezembro atè janeiro tambem
de ferias.. da pra voce aproveitar mais. E è de segunda a sexta feira! Quer
dizer pode ter um trabalho social de sabado né e sobra tambem atè
durante a semana pra voce fazer um trabalho social a noite que acho que a
minha vontade, a mais vontade è de fazer esse tipo de trabalho.. serginho o
pessoal jà me convidou pra participar da da.. do trabalho da Caritas mas
nao tem como porque eu nao posso assumir compromisso porque eu nao
sei, nao vou estar là né “ah vamos fazer sabado tal dia um encontro do
todas das caritas, das base..” nao posso. Isso faz falta. Porque a minha base
alì na joventude foi comunidade, foi caritas, foi pastoral da joventude, foi
grupo dos jovens. Sente falta disso entao quer dizer nao so eu mas tambem
alguns que passou por isso né que teve que se afastar por esse motivo.
Familia, trabalho, me faz falta, eu fico muito triste tenho atè vontade vejo
o serginho o beto, tudo participando que tem disponibilidade e da vontade
mas eu.. è ruim, porque faz parte da gente, ta dentro da gente.

MS: Esperamos que vai conseguir né?!

H: sim! È por isso que nao to nem na idade eu tenho 44 anos mas eu tenho
que ter essa disposicao. Principalmente estudar, porque nao tem outro
remedio pra voce dar uma melhorada a nao ser estudar. A meritocracia,
como diz a oposicao, ela existe, infelizmente né, so que è (….) de cada um
individual né.. se esforcar, as vezes fazer um sacrificio né, a questao do
casamento, estudar, se dedicar mais ao estudo que se nao vai viver essa
vida aì nao sei quanto.
159

MS: mas entao a Caritas jà existia quando tive esse grupo de jovens?

H: sim.

MS: eh porque agora confundo as datas..

H: a nossa comunidade foi em.. meiadas de 80.. 84-85.. serginho acho que
tem uma precisao melhor que eu. Que jà tinha quando nos comecamos
participar da comunidade ja existia a Caritas.

MS: entao tinha tambem alguns.. alem do Antonpaolo, alguns outros


italianos né? Vindo pra cà.

H: que vinham antes. Eu nao tive participacao em tudo. O antonpaolo veio


93. Eu acho que foi 92 quando eu comecou a participar mais o passoal que
vinha da italia. Antes vieram alguns, nao cheguei a conhecer. Mas acho 92-
93 pra ca que a gente comecou a se involver mais. Eu acho que aì o
crescimento da caritas, acho que foi 92-93 pra ca.. foi onde atraves do
projeto escola e vida que o trabalho comecou a se fortalecer mais na
comunidade da Caritas..

MS: e.. quando è que voce casou?

H: 98. meu primeiro casamento.

MS: ah. Tem um outro. E voce nao tem filhos nao né?

H: nao, nao tivemos. Nem com essa nem a outra.


MS: mas è uma escolha ou..

H: nao è.. condicao (??) mesmo, nao foi uma escolha nao, foi opcao nao.
(…44.27??) mesmo. Ela perdeu. No inicio. Dez anos atras. Logo depois que
a gente comecou a ficar juntos. Ela perdeu. Tinha que trez acho um mez..
aì depois faz um tratamento constante mas.. (??)

MS: voce tem vontade.. ela è mais nova?

H: mais nova, 13 anos.. ela ta com 30 eu to com 44 anos..

MS: voce queria filhos?

H: sim sim.. mas que a minha.. tenho um sobrinho que me chama de pai
mas ter um è outra coisa. Tem tempo.
160

MS: e quanto falta pra terminar os estudos?

H: eu to no primeiro semestre. Sao seis semestres entao faltam 2 anos e


meio né.

MS: voce agora nao pode ensinar alguma coisa com a graduacao de direito?

H: nao entendi.

MS: com a graduacao que voce tem de direito, nao pode ensinar?

H: ensinar?

MS: nas escolas..

H: sim! Poder atè posso o problema è ter tempo. Porque se eu for fazer
algum estagio eu vou fazer que horario? Porque è assim eu estudo de
manha, eu trabalho atè 13 horas, nao eu estudo atè 11 horas, aì eu vou
direito pro trabalho e eu saio as 22 horas. Nao da tempo np entao mas
daria né se eu tivesse, por exemplo se eu nao tivesse o outro servico daria
né, eu fazia uma inscricao na segretaria de ensino e estaria atè dando
aula. Por causa mais do trabalho nao..

MS: mas dando aula no ensino medio nao tem direito nao?

H: nao nao, seria outra disciplina por exemplo historia, sociologia.. em


algumas disciplina que a gente tem no curso de direito. Filosofia.. mas eu
acho que com esse curso de historia eu acho que a base è atè melhor.
Porque o curso de direito a gente nao tem uma.. so tem uma base so. Nao
tem um aprofundamento dessas disciplinas né, entendimento maior.. so
uma base. Uma coisa bem basica.

MS: com o curso de direito.

H: curso de direito voce nao tem uma.. aprofundamento no estudo de


filosofia, sociologia essas coisas. So o basico. Entao agora num curso de
historia, profundamento è bem maior, filosofia, sociologia, a propria
historia né. Entao voce tem uma carga mais de conhecimento pra ensinar.

MS: e ta gostando?

H: tanto. Gostoso mesmo. E' aquela coisa. A falta è tempo. Se tivesse


tempo com certeza o curso ia ser bem melhor. Voce se empenharia melhor
161

né, faria mais pesquisa, estudava mais.. ter tempo. Mas o tempo que eu
tenho de folga, è so estudar, aproveitar o periodo que eu tenho. Passa
rapido, passa muito rapido, tres anos.

MS: e voce foi na italia?

H: nao. Hoje eu tenho mais curiosidade, nao so porque.. por causa das
aulas que eu tive de direito romano teve alguns conhecimento historicos na
teoria né como coliseu alì algumas igrejas de roma né tudo na paginas de
livro né mas e agora fazendo historia desperta uma curiosidade uma
vontade a mais né quando a gente comeca a estudar sobre a europa né
assim mais os monumentos entao desperta uma curiosidade a mais da
italia. Porque a italia ela tambem faz parte fez uma parte muito
importante na historia mundial né o imperio romano né entao a vontade
de ir là pra ver alguns lugar assim pra consilhar, voltar o tempo, imaginar
como que era, mas acho que uma hora o outra vai ter essa chance essa
posibilidade. Em quanto isso, tranquilo, so fico so na esperanca. E se
preparando né que.. vai fazer parte do projeto entao tem que se preparar.
Nao so a historia como alguns lugar do brasil tambem né, bahia, salvador,
maranhao..

MS: nos vamos na bahia agora dia 27.

H: eu fui primera vez na bahia com serginho 94. Conhecer os projetos axè,
com os meninos de rua. E conhecemos dois tres projetos na epoca de
trabalho com meninos de rua (..) nos trazemos esses projetos na escola e
vida pra Caritas. Foi uma copia mais ou menos, uma identidade daquilo
que nos conhecemos em salvador.

MS: verdade?

H: era uma idea que inclusivel o Joao Carlos falou, nos fomos enviados pra
ele né pra tar là e conhecer.

MS: ah ele jà conhecia a..

H: ele que indicou alguns lugares pra gente conhecer.. o projeto axè
inclusivel è um deles, trabalhar com os meninos de rua. Meninos né nao
escolidos, projeto axè sao um deles que faz esse tipo de trabalho.

MS: è aonde na Bahia?

H: em Salvador. Bem perto do farol, nao sei se ainda hoje, nao sei se
mudou. Mas na epoca..
162

MS: voce depois nao seguiu mais aquele projeto?

H: entao eu participei assim na forma voluntaria né na epoca que eu


estava me dedicando mais na comunidade né voluntaria com os meninos là
fazer algumas atividades sem nada assim oficialmente como funcionario
da Caritas mas voluntario mesmo né porque e voce nao tinha um vinculo
com uma so algumas, entao de vez em quando eu tava no sagrado, na
analandia, fatima entao sempre tava com.. né fazendo um trabalho
voluntario de acordo com a necessidade da base. Mas nao tinha um vinculo
efetivo com a Caritas de tar trabalhando nesse projeto porque o meu
vinculo na epoca era mais com a Pastoral da joventude, pastoral da fè e
politica.

MS: voce lembra mais ou menos quantas unidades teve na epoca?

H: olha.. Sagrado, analandia, jardim brique e Fatima. Que lembro, quatro.


E depois surgiram mais umas duas, vila rolim.. sant'antonio né..

MS: sant'antonio qual è?

H: eh eu nao lembro o nome.. mas daì futuramente, no inicio acho que


eram quatro. Jardim brique, fatima, analandia e sagrado.

MS: mas com a escola e vida tambem?

H: escola e vida. Eu acho que escola e vida.. ah nao, escola e vida acho que
so foi sagrado. So sagrado. As outras eram creche. Esse projeto da Bahia
foi o projeto escola e vida, pra trabalhar com os meninos que eles
estudando de dia, né ia a tarde, quando nao tem nada pra fazer vai pro
projeto. Ou quem estuda a tarde, de manha, de dia fica no projeto. Dalì ia
pra escola. Esse periodo de stallo, de descanso, eles estavam no projeto.

MS: Entao là na Bahia jà tive esse..

H: jà tive esse projeto so que eu acho que era integral. Acho que era
integral, nao lembro esatamente mas acho que era integral.

MS: voces viram escolas nao sei..

H: chegamos visitar dois. O serginho foi um e eu nao fui, mas dois nos
fomos. Dois nos fomos.

MS: que ano?


163

H: 94. Salvador.

MS: tambem viajou pra outros lugares?

H: nao nao, pra comunidade so la mesmo.

MS: mas tambem sozinho.

H: nao nao particular eu fui pra outros lugares, depois de muito tempo.
Depois eu fui pra minas direto porque atè a familia, o meus pais. Depois
mato grosso, onde minha mae se mudou. Depois de muito tempo eu
consegui ir pra Massaio (?), mas isso foi tres anos atras né.

MS: pra que?

H: masseio. Lagoas. Paranà. Mas so..

MS: so brasil? Voce nunca..

H: nao nunca sai.. eu tinha vontade na terra onde minha esposa foi.. foi
criada né, Paraguay.

MS: ah verdade voces falaram.

H: mas assim nao deu oportunidade ainda ela trabalha muito.. nao
conseguia as ferias nossas.

MS: que trabalho faz ela?

H: farmacia. Ela trabalha seis dias e folga um. Uma vez por mes ela
consegue folgar 3 dias. Uma vez por mes.

MS: hoje ta de folga?

H: hoje sim porque.. por cause do evento conseguiu. Se nao a casa tava
uma bagunca aqui! Porque nos mudamos pra ca nao tem 2 meses. Tivemos
que fazer..

MS: construiu voce?

H: nao nao, foi troca..

MS: como è que foi troca?


164

H: olha foi.. deus.. e ela (..) muito na internet.

MS: mas aonde voces moravam?

H: em Jandira Jandira, os predinhos de 49 metro quadrado. Aqui tem 150


metro atè se perde.. (risate scherzi).

Chiacchiere varie sulla casa dicendo che l'hanno mezza scambiata,


racconta dell'altra attività che hanno (vendere lenzuola ecc su internet)
quindi sono riusciti a comprare la casa così con uno scambio e che questo
nuovo quartiere gli piace che è abbastanza vicino al centro. Lui comunque
va a lavoro in macchina, a volte se necessario a piedi (ci è andato varie
volte a piedi). Poi ci invita alla cena ecc ecc
dice che l'aiuto di antonpaolo per loro (serginho e lui) che è stato
individuale è più basato su amicizia e fiducia

MS: mas tem alguns outros desse grupo que ganharam uma bolsa da
caritas, do antonpaolo?

H: eu acredito que sim daqui.. eu o serginho.. o beto acho.. o fabio tambem


conseguiu. Con antonpaolo acho que foi so eu e o seginho, com o grupo acho
que foi demais. Nos tivemos o privilegio com antonpaolo, porque a gente
assim.. construimos uma amizade assim muito grande con antonpaolo.
Entao o grupo foi so um reforco que teve da italia pra fazer esse trabalho
né mas assim nosso como foi individual acho que foi mais baseado na
amizade, na confianca né porque eu acho que.. nao como è que ta o
trabalho da caritas, como è que ta desenvolvendo hoje, mas o que sempre
faltou no meu intendimento foi a confianca, nao sei como que foi
eticamente falando sobre recadacao de recurso pra continuar nos projetos,
mas se teve algum problema que nao teve muita informacao a respeito.
Mas sempre teve alguns probleminhos eu acredito que è tudo por causa de
falta de confianca.. na forma de voce pegar os recursos e administrar. Eh,
administrativa. Eu acho que a maior questao è essa de mal administrado,
mal gerido.

MS: acho mas deserganizado..

H: sim mas porque? Eu acho que as pessoas que tavao, eu acho que nao
tinha aquele compromisso como muitos, pouco alì tinham. Hoje, pelo que
eu to sabendo, hoje ta bom, porque depositaram a confianca em pessoas
que jà tinha um compromisso, que è beto, serginho.. aì sim. Mas outras
pessoas nao tinham atè o envolvimento na comunidade com a gente nao
tinham. Era so Caritas, nao comunidade. Poruqe o que desenvolve o
165

trabalho da caritas, nao è so aquele trabalho social, è um todo, è um todo.

MS: entao se existia uma comunidade è bom que..

H: esatamente. Nao è dividido. Porque na epoca que a gente via, caritas è


uma coisa a gente è outra. Era uma impresa dentro duma igreja. Sempre
nos questionamos isso. Isso foi periodo de critica, pelo menos na nossa
parte quanto grupo né porque nao pode, tem que ser uma coisa integrada.
A caritas tambem tem que ser comunidade atè porque as pessoas que
fazem parte somente da direcao nao tinha compromisso, so ia na missa,
mas no trabalho de comunidade involvia, necessitava de mais né nos
trabalho sociais. Hoje gracas a deus pelo que eu to sabendo essa pessoas
que tao là sao mais comprometidas, pelo menos foram. Eu acho que aì da
pra se comecar, eu acho que jà deveria ter acontecido. Essa troca de
pessoas mais comprometidas, porque eu acho que nao ia ter essas crises,
esse conflitos que existitiu, acho que nao ia ter se tivesse pessoas mais
comprometidas, de confianca, porque alì era tudo escuro, nao era uma
coisa transparente, nao sabia que acontecia alì, sabia por comentario de
outros.. nao tinha conhecimento, atè porque nao tinha accesso a a nada. A
gente tinha trabalho voluntario mas adimistrativamente falando nao sabia
o que acontecia né. Hoje eu tenho esperenca que seja uma coisa mas
transparente, daquilo que entra daquilo que sai, como que è feito. Eu atè
falei pro serginho eu agora tenho vontade de tar là dentro pra saber se
realmente è isso. Porque a gente coneguiu conseguiu conquistar ajuda, foi
atraves de transparencia, de confianca, entao a gente tambem no minimo
tem que esigir isso da caritas, transparencia. Atè porque se a gente quer
ajudar, fazer um trabalho na igraja né tem que ter transparencia, tem que
ser bem claro. E como è a ipocrisia, voce fala uma coisa e na pratica vive
uma outra. Entao quer dizer, vou pra igreja, vou rezar, vou orar mas no
dia a dia.. entao pra mim è ipocrisia entao isso tambem acaba afastando
muita gente. Como que voce faz isso? Voce è da igreja e faz essas coisas
erradas? Entao aì voce acaba “nao eu to fora, nao quero me involver com
esse tipo de gente”.

MS: e voces como grupo fizeram critica desse tipo?

H: sim, sim, fizemos. E boa parte das pessoas que estao no grupo de jovens
que participavam daqui talvez, a gente as vezes se encontrava atè pra
questionar isso.

MS: e è por isso voce acha que nao muitas pessoas do grupo de jovens
participaram da Caritas?

H: isso. Nao tinha verdade a portas abertas pra fazer esse tipo de trabalho
166

na caritas. Porque era como se fosse trabalho de profissionais. Voces nao


sao profissionais, voces fazem atividades de jovens. Aqui è mais pessoal
que entende né.. atè acho que, talvez esteja pensando errado né, mas atè
os monitores né, eu acho que eles tamebm so ficava limitado so nas
atividades deles, nao se envolvia tambem na questao administrativa.

MS: e essas criticas, quando è que aconteceram? Que anos, mais ou menos?

H: foi esse periodo aqui do auge do grupo jovens, entre 94 atè 2000 né,
porque a gente assim, voce comeca perceber algumas coisinhas isoladas né
mas tantas de recursos que vem as vezes nao consegue se fazer o que
precisa fazer, quer dizer tem erogacao (?) mas porque nao tem recurso pra
fazer o trabalho? E as ajudas que vem? Aì comecava a questionar, e a
gente questionava e se as pessoas sabiam que voce tava questionando
muito.. sentia um pouco de isolamento né,(..) voce se sentia isolado porque
voce tava questionando. Entao isso jà nao presta pra ficar perto da gente,
pergunta demais. Entao a gente fazia meio assim afastado, entre a gente
questionando. Essas coisa errada ta acontecendo porque? Eu acho porque
quem ta là nao quer que a gente se envolva tambem pra nao conhecer
mais.. porque quando a gente no grupo de jovens a gente tinha tambem
alguma forma de recadar recursos pra fazer as camisetas pra fazer os
passeio, pra comprar uma bola de volley, né pra fazer atividade a gente
tinha e qual è a nossa atividade, a gente fazia o forro né e a gente recadava
dinhero, vendia cerveja, pastel, tinha nossa atividade recadamos,
inclusivel eu teve um periodo que fui o responsavel pra recadar o dinhero,
tesoreiro né. A conta que tem isso tem isso foi tirado tanto pra comprar
isso.. prestacao de contas né, quer dizer a gente tinha esse exemplo de
transparencia no grupo que a gente precisava ter. Ficou durante muito
tempo, mudava, depois foi outro, depois foi outro, quer dizer sempre
combrava e aì a prestacao de conta, quanto tem pra comprar isso pra
comprar isso pra passear pra fazer tal coisa. Olha tem isso isso isso, né
entao quer dizer era uma coisa que a gente queria que acontessesse na
comunidade intera, uma transparencia, uma prestacao de contas.

MS: acho que è indispensavel isso, transparencia è muito importante.


H: principalmente quando vem uma ajuda de outra comunidade, que seja
de fora que seja do brasil.. principalmente de fora. Que que vem, e pra que
que vem? E ta sendo usado? Ta alcancando o objetivo né de ajuda.. so que a
gente nao sabia. È uma coisa atè meio delicada de tar falando né porque se
nao voce vai acha que voce ta (..) todo mundo, so que a gente esigia
transparencia e aquela vontade de ficar alì no meio pra saber né se as
coisas tao sendo feitas so que essa vontade era muito limitada a gente..
quer dizer hoje gracasa a deus que to sabendo que o serginho faz parte, o
fabio, o beto.. da uma sensacao assim que parece que as coisas tao
167

comecando a dar certo. Durante muitos anos né..


MS: esse fabio tambem è envolvido?

H: fabio acho que nao ta nao hoje nao sei como è que ta.. nao è o Samucca,
deve ser o irmao do serginho, mucca.. fabio nao.. ficou durante um tempo
envolvido mas acho que nao ta nao.

MS: mas ele tambem ganhou uma bolsa?

H: ganhou.

(discussioni su chi ha preso la borsa..)


168

CONCLUSIONI

“Mi piace veramente godere della compagnia degli altri e sentirmi


bene con loro. Mi piace vivere, vivere la vita intensamente. Sono il tipo
di persona che ama appassionatamente la vita. È chiaro che un giorno
morirò, ma ho l’impressione che, quando morirò, allo stesso modo
morirò con grande intensità. Morirò sentendomi intensamente. Per
questa ragione, morirò con una grande smania di vivere, perché è in
questo modo che ho vissuto”. (Paulo Freire)

A conclusione del presente lavoro, si può affermare che molti sono i


punti di contatto e di intersezione fra la pedagogia di Paulo Freire, il
contesto multiculturale che sempre più caratterizza la società
brasiliana attuale e l’ambito dei progetti di cooperazione
internazionale Italia-Brasile.
Sin dall’inizio conoscendo Paulo Freire, è possibile vedere una
dimensione interculturale nel suo essere educatore, professore,
pedagogista e filosofo dell’educazione.
Quello che ci ha colpito è la capacità che il metodo Paulo Freire ha
riscontrato nel riuscire a far rialzare i subalterni, dal loro universo
spento e privo di parole scritte, a linguaggio su carta sviluppato
grazie al suo metodo di alfabetizzazione.
L’essere divenuto “voce del Sud”, infatti, rende attuali le tante
“questioni meridionali” ancora in sospeso nel mondo odierno, da
vedere ormai attraverso cartografie geopolitiche non più soltanto
locali, nazionali o continentali, ma come planetarie e globali.
Il riferimento costante ad Antonio Gramsci, in tal modo, riporta al
collegamento tra Freire e la corrente degli studi post-coloniali, nei
quali, a partire da Edward Said, possiamo trovare teorie che ci
ricordano la questione meridionale gramsciana, nel caso del Sud
Italia, ma adatta a descrivere la condizione di tutti i Sud del mondo
globalizzato che hanno dovuto subire l’ignobile esperienza del
colonialismo occidentale.
169

L’esempio di Jandira è anche significato però di quanto Paulo Freire


possa essere reinventato nella pratica quotidiana, i bambini riescono
ad apprendere grazie alle parole generatrici.
Sebbene abbiamo vissuto la sensazione di impotenza di fronte a
situazioni più grandi di noi e compreso che vi sono delle priorità più
importanti da attendere rispetto ad un’istruzione che rispecchi i
canoni freiriani, abbiamo capito che è difficile dar voce a ad
un’ideologia che parla di autonomia e libertà, in un contesto in cui il
valore più importante è avere una casa ed un luogo sicuro in cui poter
lasciare i propri figli nelle lunghe ore di lavoro.
Freire non ha inventato un metodo, l’educazione per lui è molto di più
di questo: ci insegna che per insegnare bisogna partire dalla persona,
dai luoghi, dalle abitudini e dalle parole. Per lui insegnare è un
congiunto di valori pedagogici, un compromesso, una postura, è
desiderare che l’apprendimento avvenga creando un dialogo con tutti,
rompendo finalmente con l’ideologia neoliberale dell’educazione per
pochi.
Poco prima di morire, in un’intervista, alla richiesta di un’opinione su
una marcia realizzata dal Movimento dei Senza Terra brasiliani
Paulo Freire rispondeva:
“sono assolutamente felice di essere ancora vivo ed avere così
accompagnato questa marcia, che come altre marce storiche rivela un
impeto della volontà amorevole di cambiare il mondo: la marcia dei
cosiddetti Senza Terra. Io morirei felice se ci fosse un Brasile nel suo
tempo storico pieno di marce: marce di chi non può andare a scuola,
marce dei rifiutati, marce di chi vuole amare e non può, marce di
coloro che rifiutano l’obbedienza servile, marce di coloro che si
ribellano, marce di chi vuole essere e gli è proibito di essere. Penso che
in fin dei conti le marce sono percorrenze storiche per il mondo.”
Possiamo senz’altro auspicare questo pensiero per molti anni a venire
dal Brasile al mondo intero.
170

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SITOGRAFIA

Siti Internet su Paulo Freire


www.acervopaulofreire.org
: sito brasiliano dedicato all’archivio dei documenti inediti più importanti
di Paulo Freire
www.eadfreiriana.com
: piattaforma online con corsi e video-lezioni di Paulo Freire e dei suoi
colleghi
www.freire.de
: sito tedesco dedicato alla ricostruzione della vita e dell’opera del
pedagogista.
www.institutpaulofreire.org
: sito dell’Istituto Paulo Freire di Valencia (Spagna).
www.ipfp.pt
: sito dell’Istituto Paulo Freire di Porto (Portogallo).
www.giovaniemissione.it
: sito italiano che prevede una sezione dedicata alla vita e all’opera del
pedagogista.
www.jesuit.org.mt/justice/freire
: sito dell’Istituto Paulo Freire di Malta. www.paulofreire.it: sito
dell’Istituto Paulo Freire Italia di Sesto S.Giovanni (MI).
www.paulofreire.org:
sito dell’Istituto Paulo Freire di San Paolo (Brasile).
www.paulofreire.org.br:
sito del Centro Paulo Freire di Recife (Brasile).
www.paulofreireinstitute.org:
sito dell’Istituto Paulo Freire di Los Angeles (Stati Uniti).
www.unifreire.it:
sito del Progetto “Universitas Paulo Freire”.

Altri siti Internet consultati

www.a21italy.it
www.antoniogramsci.com
www.caritas.it
www.centrocabral.com
www.commercioequo.org
www.ebah.com.br/contest
www.educazione-degli-adulti.it
www.fiorani.altervista.org
174

www.fundaj.gov.br
http://historialivre.com/revistahistoriador,
www.host.uniroma3.it/riviste
www.instituto-camoes.pt
www.istruzione.it
www.jceps.com
www.librerianeapolis.it
www.missionaridafrica.org
www.orkut.com
www.peacelink.it
www.scielo.br/pdf
www.theoria.com.br

RINGRAZIAMENTI
175

Un grazie va:

alle mie colonne portanti, mamma, papà e Davide che mi supportano e


sopportano in ogni mia scelta e mi attendono con pazienza nei ritorni dai
miei viaggi;

ai miei zii e ai miei cugini, tutti, ma allo zio Serafino in primis per aver
contribuito dediziosamente anche questa volta alla realizzazione di questo
nostro lavoro;

ai miei nonni, per il sostegno morale e fisico, con le loro parole di saggezza,
quella vera che non ha avuto bisogno di troppi libri o titoli;

alle mie amiche e amici: Barbara, Federica, Federica, Francesca, Lillo,


Livia, Mastro e Valeria che mi hanno aiutata in ogni momento, seppur
lontana, per la sopportazione di tutte le mie telefonate angoscianti e le mie
infinite lamentele,

a Marta che se non era per lei, non avrei mai partorito questa idea di tesi;

alla mia famiglia brasiliana, Gianchi, Jacqueline, Alan, Regina, Sofia,


Livia, Jessica, Gislaine, Jonhison a cui devo dire grazie per la fiducia e per
l’intensità dell’esperienza vissuta;

in ultimo, ma non meno importante, un grazie alla famiglia Paraguassù,


che mi ha fatto conoscere valori altissimi della capoeira e della cultura
brasiliana e per avermi accolta ed amata senza farmi mai sentire Gringa.