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Mussolini e la Spada dell'Islam In uno scritto sull' espansionismo islamico pubblicato su un periodico del cattolic esimo integralista abbiamo

letto quanto segue: "Una menzione a parte merita la m oschea di Roma, la cui prima richiesta di edificazione pervenne a Mussolini dall o Sci di Persia di allora. Si ama ripetere la risposta di Mussolini per cui sareb be bastata l'autorizzazione a costruire una chiesa alla Mecca e il permesso sare bbe stato tosto accordato, ma una celebre foto di Mussolini che lo ritrae mentre brandisce la spada dell'Islam getta molta acqua su questa leggenda. Sembra inve ce che il personaggio non si fosse punto opposto all'edificazione di una moschea a Roma e che solo il deciso intervento di Pio XII, rimasto 'costernato' alla no tizia, avesse fatto naufragare simili velleit". L'informazione, desunta da un art icolo del "Turkish Daily News" del 25 ottobre 2000 (che viene citato in nota), c oncorda in sostanza con quanto ci ebbe a dire nel 1978 un funzionario del Centro Islamico Culturale d'Italia, il principe afghano Hassan Amanullahi: il Duce gli avrebbe dichiarato che l'idea di erigere una moschea a Roma lo trovava entusias ta, ma la presenza del potere clericale rappresentava un ostacolo insormontabile . (Il principe Amanullahi contrapponeva la posizione filoislamica di Mussolini a quella di Almirante, che a quell'epoca si era dichiarato contrario all'edificaz ione della Moschea di Monte Antenne, perch riteneva che sarebbe diventata un covo di estremisti palestinesi ). Secondo Franco Cardini, prefatore di uno studio di Enrico Galoppini sui rapporti del Fascismo con l Islam, l'interesse di Mussolini per l'Islam potrebbe avere "le sue pi lontane ed autentiche radici nelle celebri pagine di elogio dell'Islam ve rgate da Nietzsche" (1). L'ipotesi di Cardini ci richiama alla memoria una lettera dello stesso Mussolini in cui attestato il simultaneo interesse dello scrivente per Nietzsche e per l' Islam. Nell'aprile del 1913 infatti il direttore dell'"Avanti!" rispondeva a un invito della scrittrice anarchica Leda Rafanelli dicendole che tra breve le avre bbe fatto visita e che insieme avrebbero letto "Nietzsche e il Corano" (2). Leda Rafanelli (Pistoia 1880 Genova 1971), come ricorda anche Renzo De Felice, e ra "una scrittrice libertaria seguace della religione musulmana" (3), la quale s i era convertita all'Islam durante una permanenza in Egitto, pi o meno nello stes so periodo in cui operava al Cairo un altro ex anarchico entrato a sua volta in Islam: quell'Enrico Insabato che diventer consulente del governo fascista per le questioni islamiche. Fu dunque la Rafanelli, a quanto risulta dalle lettere di M ussolini pubblicate da quest'ultima dopo la guerra, la prima fonte informata e a ttendibile da cui Mussolini attinse le sue conoscenze in fatto di Islam. Un'altra donna, ben pi autorevole della Rafanelli, vent'anni pi tardi parler anch'e ssa dell'Islam con Mussolini. Sar la "Sceriffa di Massaua", Haleuia el-Morgani, d iscendente dell'Imam Al e maestra (shaykha) di una confraternita iniziatica dell' Islam, la Tarqa katmiyya. Dopo essere stata ricevuta dal Duce assieme ad altri di gnitari musulmani, la "Sceriffa di Massaua", autorit islamica di primo piano dell 'Africa Orientale, dichiarer pubblicamente: "Da quando Allah ha voluto che il Duc e assumesse la protezione e la difesa dell'Islam, anche la Tarqa ha assunto impor tanza maggiore nel quadro della vita religiosa dell'Impero. Nessuno stato con la mia religione e con me cos nobilmente largo di ogni aiuto quanto il Duce. Egli s i detto lieto e fortunato di conoscere in me la Sharfa discendente del Profeta Mu hammad, che Allah lo benedica e lo conservi. Il Duce nel cuore dei Musulmani di tutto il mondo perch giusto, coraggioso, deciso e perch difende la loro fede". Fin dagli esordi della sua politica estera, il governo fascista aveva manifestat o l'intento di stabilire o di sviluppare le relazioni dell'Italia coi paesi musu lmani, e non solo con quelli dell'area mediterranea e dell'Africa orientale. Gi n ell'ottobre del 1923 il Duce volle inviare in Afghanistan una missione politicoscientifica guidata da Gastone Tanzi e Luigi Piperno(4), la quale avrebbe dovuto studiare un piano di assistenza e, al contempo, cercare di attrarre nell'orbita fascista l'emiro riformatore Amnullh, restio a rivolgersi agli ingombranti vicini britannici e sovietici. Tuttavia, fino al 1930 il governo fascista non fu in grado di svolgere una "poli

tica islamica" pienamente autonoma, per la semplice ragione che la politica este ra di Roma nei confronti dei paesi musulmani dipendeva dall'andamento dei rappor ti dell'Italia con la Gran Bretagna. Inoltre la "riconquista" della Libia, in co rso in quegli anni, rendeva difficile un approccio politico dell'Italia nei conf ronti del mondo musulmano. Infine, l'influenza degli ambienti conservatori soffo cava quelle tendenze ad una politica estera rivoluzionaria che erano vive presso gli elementi fascisti pi dinamici. Fu tra il 1930 e il 1936 che la politica islamica dell'Italia assunse un profilo pi autonomo e un carattere pi attivo. Nel 1930 fu inaugurata a Bari la Fiera del Levante. Nel 1933 e nel 1934 furono organizzati a Roma, sotto il patrocinio dei GUF, due convegni degli studenti asiatici. Nel maggio del 1934 Radio Bari cominc i a trasmettere in lingua araba. Il 18 marzo del 1934 Mussolini aveva detto: "Gli obiettivi storici dell'Italia hanno due nomi: Asia ed Africa. Sud ed Oriente so no i punti cardine che devono suscitare la volont e l'interesse degli Italiani (. ..) Questi nostri obiettivi hanno la loro giustificazione nella geografia e nell a storia. Di tutte le grandi potenze occidentali d'Europa, la pi vicina all'Afric a e all'Asia l'Italia. Nessuno fraintenda la portata di questo compito secolare che io assegno a questa e alle generazioni italiane di domani. Non si tratta di conquiste territoriali, e questo sia inteso da tutti, vicini e lontani, ma di un 'espansione naturale, che deve condurre alla collaborazione fra l'Italia e le na zioni dell'Oriente mediato e immediato (...) L'Italia pu far questo. Il suo posto nel Mediterraneo, mare che sta riprendendo la sua funzione storica di collegame nto fra l'Oriente e l'Occidente, le d questo diritto e le impone questo dovere. N on intendiamo rivendicare monopoli o privilegi, ma chiediamo e vogliamo ottenere che gli arrivati, i soddisfatti, i conservatori, non si industrino a bloccare d a ogni parte l'espansione spirituale, politica, economica dell'Italia fascista". Nel contesto di questa nuova politica estera si inserisce la creazione, nel giug no 1935 al Cairo, dell'Agenzia d'Egitto e d'Oriente, la quale, oltre ad avere le ordinarie funzioni di un'agenzia di stampa, svolgeva attivit di penetrazione nel mondo dell'informazione araba, sovvenzionando giornali e giornalisti. Anche la nascita dell'Istituto per l'Oriente "si inserisce nel dibattito che attravers que i settori dell'intellettualit nazionale interessata alle questioni orientali o pi precisamente coloniali"(5). La fase successiva della politica islamica del Fascismo si apre nel 1937, l'anno in cui Mussolini in Libia entra nelle moschee, rende omaggio alla tomba del mug ihid Sidi Rafa, impugna la Spada dell'Islam(6), riceve gli elogi delle autorit isl amiche(7) e nel discorso di Piazza del Castello proclama da parte sua: "L'Italia fascista intende assicurare alle popolazioni musulmane della Libia e dell'Etiop ia la pace, la giustizia, il benessere, il rispetto alle leggi del Profeta e vuo le inoltre dimostrare la sua simpatia all'Islam ed ai Musulmani del mondo intero ". Tuttavia ancora in questa fase, stando a De Felice, "negli intenti di Mussolini e di Ciano la carta araba" continuava ad essere considerata "moneta di scambio n el caso che si fosse aperto un varco per un'effettiva trattativa per un accordo generale mediterraneo tra Roma e Londra; tanto vero che, sull'onda delle speranz e suscitate dalla conclusione degli 'accordi di Pasqua', Roma blocc immediatament e gli aiuti ai movimenti antibritannici mediorientali e moder il tono delle trasm issioni di radio Bari"(8). Dopo l'entrata in guerra, la politica islamica dell'Italia assumer nella strategi a mussoliniana "un valore permanente e non meramente strumentale"(9), caratteriz zandosi e localizzandosi essenzialmente in relazione al Medio Oriente, poich nel Nordafrica la condotta italiana sar sempre, nonostante le migliori intenzioni del Fascismo, quella che Hitler ha deprecato nel suo testamento politico nei termin i seguenti: "L'alleato italiano (...) ci ha impedito di condurre una politica ri voluzionaria nell'Africa del Nord (...) perch i nostri amici islamici d'un tratto hanno visto in noi i complici, volontari o involontari, dei loro oppressori"(10 ). *

* * E' dunque nel corso degli anni trenta che il rapporto tra il Fascismo e l'Islam si consolida notevolmente. La pubblicistica fascista di quegli anni ci mostra in fatti tutta una serie di prese di posizione che vanno dal filoislamismo pragmati co e determinato da ragioni geopolitiche fino all'affermazione di una affinit dot trinale tra Fascismo e Islam. A tale proposito, accanto ad alcuni fatti isolati ma significativi, quali la comparsa di un libro in cui Gustavo Pesenti (ex coman dante del contingente italiano in Palestina) assegna all'Italia una funzione med iterranea di "potenza islamica"(11), vanno segnalati soprattutto i numerosi e co ntinui interventi della Vita Italiana (diretta da Giovanni Preziosi) a favore di una stretta solidariet tra Fascismo e Islam. Sulla rivista di Preziosi, Giovanni Tucci rilancia la formula di Essad Bey, secondo cui "il Fascismo pu, in un certo senso, essere chiamato l'Islam del secolo ventesimo"(12), e aggiunge: "l'offert a della Spada dell'Islam al Duce il documento pi probatorio che l'Islam vede nel Fascismo un qualcosa d'assomigliante, un certo punto conclusivo con le proprie v edute. (...) Il Fascismo ha orientato la propria politica verso un indirizzo di sana e vigile consapevolezza, rispettando e tutelando credenze, tradizioni, usi, costumi. (...) Saggia politica che a poco a poco ha conquistato la simpatia e l 'attenzione di tutto il mondo islamico (...) L'Islam s'indirizza verso la luce d i Roma convinto come della potenza e della saggezza della nuova Italia fascista per un desiderio dell'anima, riconoscente della grande comprensione che il rispe tto delle leggi del Profeta, della tradizione degli avi"(13). Con Fascismo e Isl amismo, pubblicato a Tripoli di Libia nel 1938, Gino Cerbella ripropone la stess a tesi. E nel settembre del 1938, nel messaggio da lui rivolto all' "Internazion ale fascista" di Erfurt, il presidente dei CAUR Eugenio Coselschi si richiamava tra l'altro alla "saggezza del Corano" in opposizione alle "nefaste dottrine che propongono l'assoggettamento di tutte le nazioni e di tutte le razze alla tiran nia di un'unica razza sottomessa alle prescrizioni del Talmud"(14). Si fanno ins omma sempre pi frequenti, nel corso degli anni trenta, i richiami ad una "costrut tiva collaborazione fra due inestimabili forze spirituali quali il Fascismo e l' Islamismo"(15). Tra quanti, sul versante italiano, operarono concretamente ai fini di tale colla borazione, ricordiamo qui soprattutto due personaggi: Enrico Insabato e Carlo Ar turo Enderle. Il primo era stato direttore della rivista italo-araba Il Convito - An-Nd, uscita al Cairo dal 1904 al 1907, sulla quale erano apparsi scritti ispir ati dallo shaykh Abd er-Rahmn Illaysh al-Kabr (16), l'iniziatore di Ren Gunon al Suf ismo. Fedele alla sua vocazione di mediatore tra l'Italia e il mondo musulmano, il dr. Enrico Insabato proseguir anche negli anni della guerra mondiale il tentat ivo di allacciare il Fascismo all'Islam. Nell'aprile del 1940, un suo articolo s ul n. 1 della rivista Albania si conclude con queste parole: "L'Islam albanese ( ...) va pertanto considerato nel suo giusto valore, oggi che l'Italia (...) ha s aputo, col fascino della titanica figura di Benito Mussolini, inspirare in tutti i seguaci del Profeta Illetterato fiducia, speranza ed aspettazione". Una sua o pera, pubblicata a Roma l'anno seguente, reca questo titolo significativo: L'Isl am vivente nel nuovo ordine mondiale. Il prof. Carlo Arturo Enderle (Al Ibn Giafar) era nato a Roma nel 1892 da genitor i romeni e musulmani. Libero docente in psichiatria alla Regia Universit di Roma, consulente neurologo dell'ONB, ex ufficiale medico, "fu uno dei pi efficienti co ntatti segreti italiani che operarono con gli esponenti del nazionalismo arabo e del mondo islamico"(17). I rapporti del governo fascista con i nazionalisti sir o-palestinesi Shekib Arslan e Ihsn al-Giabri, col segretario generale del Congres so panislamico Sayyid Ziy ed-Dn Tabatabai e col Mufti di Gerusalemme Hj Amn al-Hussa yn erano stati curati inizialmente dal prof. Enderle e da un suo stretto collabor atore, il musulmano indiano Iqbal Shedai. Le prese di posizioni filoislamiche degli intellettuali fascisti furono ampiamen te ricambiate da parte musulmana. Il maggior poeta dell'India musulmana e padre spirituale del Pakistan, Muhammad Iqbal (1877-1938), che nel 1932, prima di pres iedere il Congresso Musulmano di Gerusalemme, era stato ricevuto dal Duce e avev

a tenuto un discorso all'Accademia d'Italia, vede nel Fascismo una forza in lott a contro gli stessi nemici dell'Islam e dedica una poesia a Benito Mussolini, ch e "ha messo a nudo senza piet i segreti della politica europea". Parlando della r igenerazione dell'Italia all'insegna del Fascio littorio, nel 1935 Iqbal dice: " La nazione erede di Roma, vecchia di antiche forme, si rinnovata ed rinata, giov ane. Nello spirito dell'Islam vibra oggi la medesima ansia". Nel 1938 canta la d efinitiva sconfitta del materialismo classista "entro le mura antiche della gran de Roma" e celebra la ricomparsa dell'Impero: "Alla stirpe di Cesare riapparso i l sogno imperiale di Cesare". Ma la pi autorevole presa di posizione a favore di un'azione solidale dell'Islam e del Fascismo fu quella costantemente espressa dal Gran Muft di Gerusalemme, Hj A mn al-Hussayn. La celebre fotografia che lo ritrae in visita al "Covo" di Via Paol o da Cannobio, il 17 aprile 1942, emblematica di un'attivit culminata con la proc lamazione del gihd e con la costituzione di divisioni militari musulmane che comb atterono a fianco dell'Italia e della Germania (18).

1. F. Cardini, Introduzione a: E. Galoppini, Il Fascismo e l Islam, Edizioni all ins egna del Veltro, Parma 2001, p. 5. Sulla presenza dell Islam nell opera di Nietzsche , cfr. C. Mutti, Avium voces, Edizioni all insegna del Veltro, Parma 1998, pp. 4366. 2. L. Ravanelli, Una donna e Mussolini, Rizzoli, Milano 1946, p. 24. 3. R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario. 1883-1920, Einaudi, Torino 1965, p . 136 nota. 4. La missione fall a causa di uno scandalo suscitato dall'ing. Piperno, il quale cerc di sedurre una donna afghana. Piperno fu ucciso da un paio di fucilate ment re si trovava sul terrazzo della legazione italiana di Kabul, mentre sul gruppo degli italiani si rivers l'indignazione popolare . 5. M. Giro, L'Istituto per l'Oriente dalla fondazione alla seconda guerra mondia le, in Storia contemporanea , a. XVII, n. 6, dicembre 1986, p. 1139. 6. Alle domande che alcuni si sono poste circa la sorte della Spada dell'Islam d onata a Mussolini, la risposta stata data da Donna Rachele in un'intervista pubb licata postuma tre anni fa: la Spada dell'Islam, che il Duce conservava in una t eca di vetro alla Rocca delle Caminate, fu democraticamente rubata durante l'ass enza dei Mussolini, quando la Rocca venne devastata dagli antifascisti. "Hanno p ortato via tutto (...) perfino la culla di Romano" (L. Romersa, Benito e Rachele Mussolini nella tragedia, in Storia Verit , a. III, n. 17, sett.-ott. 1994, pp. 2-8 ). 7. Il Cadi di Apollonia tenne questo discorso: "Sia lodato Iddio, Che ha infuso il segreto del genio negli uomini di Sua elezione, affinch in loro si manifesti l a Sua grandezza, superiore ad ogni concezione umana, e affinch attraverso questa manifestazione si possa arrivare a glorificare la Divinit. O Duce, la tua fama ha raggiunto tutto e tutti e le tue virt vengono cantate dai vicini e dai lontani. La tua visita al sepolcro di questo Compagno del Profeta, su di lui benedizione e pace, verso cui sono protesi in atto di venerazione i cuori di tutti i Musulma

ni, raddoppia la nostra gratitudine per te e ci rivela un altro lato della tua g randezza, quella cio che ti congiunge con gli spiriti dei grandi di tutte le epoc he. Al Grande Creatore che ti ha rivelato il segreto di guidare l'Italia sul cam mino della potenza e della gloria e che ti ha ispirato i sentimenti di affetto e di bene verso i Musulmani, nonch il rispetto delle loro tradizioni religiose, ri volgiamo le nostre preghiere nell'umile raccoglimento di chi sente tutta la Sua potenza e fervidamente crede nella Sua infinita misericordia, perch ti protegga, ti conservi e ti conceda di spiegare sul mondo intero lo stendardo della pace e dell'amicizia". E il Cadi di Bengasi: "Benvenuto, o Duce, in questa citt fedele e in questo antico tempio. I Musulmani di questo paese, che hanno seguito con pro fonda ammirazione le tappe del cammino trionfale percorso dall'Italia fascista s otto la tua guida e che hanno servito ai tuoi ordini con lealt e con devozione, t i sono sinceramente grati per questa fausta visita che conferma la tua simpatia verso i Libici e il rispetto per la loro religione. Mi sento veramente fiero di rinnovarti a nome di tutti, sulla soglia di questo sacro luogo, la promessa asso luta di fedelt, invocando il Signore Onnipotente e Generoso perch ti assista nel g uidare l'Italia sulla via di una sempre maggiore grandezza. Egli ti conceda di v edere realizzata la tua volont di portare il paese ad un livello superiore in tut ti i campi, s da offrire al mondo l'esempio di quanto l'Italia pu fare per il bene dei popoli che essa accoglie nel suo grembo sotto il segno del Littorio, simbol o di giustizia e di umanit". 8. R. De Felice, Il Fascismo e l'Oriente. Arabi, ebrei e indiani nella politica di Mussolini, Il Mulino, Bologna 1988, p. 21. 9. R. De Felice, Op. cit., ibidem. 10. Le testament politique de Hitler, a cura di H.R. Trevor-Roper, Paris 1959, p . 61. Cfr. C. Mutti, Il nazismo e l'Islam, Barbarossa, Saluzzo 1986 e S. Fabei, La politica maghrebina del Terzo Reich, Edizioni all insegna del Veltro, Parma 198 8. 11. G. Pesenti, In Palestina e in Siria durante e dopo la Grande Guerra, Milano 1932, p. 12. 12. Essad Bey, Maometto, Firenze 1935, p. V. 13. G. Tucci, Il Fascismo e l'Islam, in La Vita Italiana , maggio 1937, pp. 597-601 . 14. R. De Felice, Op. cit., p. 20, nota 12. Sui CAUR e i congressi di Erfurt cfr . M: Ledeen, L'internazionale fascista, Laterza, Bari 1973 e I. Motza, Corrispon denza col Welt-Dienst, Edizioni all insegna del Veltro, Parma 1996. 15. P. Balbis, rec. di G. Caniglia, La Tarica Katmia, in Bibliografia fascista , 19 39, p. 194. 16. Biografia in: Michel Vlsan, L'Islam e la funzione di Ren Gunon, Edizioni all inse gna del Veltro, Parma 1985, pp. 87-93. 17. L. Goglia, Il Mufti e Mussolini: alcuni documenti italiani sui rapporti tra nazionalismo palestinese e fascismo negli anni trenta, in Storia contemporanea , a. XVII, n. 6, dicembre 1986., p. 1237, nota 39. 18. Sull'impegno militante del Muft, si vedano i nostri articoli: Una vita per la Terrasanta, in Storia del XX secolo , 7, nov. 1995 e Il sangue contro l'oro, ibide m, 10, febbraio 1996.