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ISSN

0523-9478

Bollettino

del Museo del


Risorgimento

Bologna, anno XXXV, 1990

COMUNISTI CONTRO INDIVIDUALISTI.


IL DIBATTITO SULL'ORGANIZZAZIONE DEL 1907

di Giorgio Sacchetti
1) Il contesto

1907; quando il venticinquenne Borghi Armando da Castelbolognese diventa segretario del sindacato edili per la provincia di
Bologna (iniziando cos una "carriera" che lo porter alla testa di
una delle massime centrali sindacaliste rivoluzionarie d'Europa)
ha gi sulle sue spalle una esperienza umanamente e politicamente ricca: conosce il carcere, oratore ai comizi, partecipa alle
manifestazioni di piazza, pubblica un opuscolo di propaganda,
dirige "L'Aurora", settimanale anarchico stampato a Ravenna ma
di diffusione nazionale.
Era quello un ambiente - scrive Borghi 0) - in cui occorreva filare diritto.
Le province di Ravenna e di Forl, a cui 'L'Aurora' era pi specialmente
destinata, avevano raggiunto un livello abbastanza elevato di cultura
politica. La 'Libert' dei repubblicani era diretta da Umberto Serpieri, e la
'Romagna Socialista' da Vincenzo Vacirca ... Le riunioni, le conferenze, i
contraddittorii, erano all'ordine del giorno.. Si beveva, ma senza eccessi. Si
discuteva, si declamavano poesie, si discutevano la propriet, il comunismo,
il parlamentarismo, l'individualismo, il partito, l'antipartito.

In quest'epoca l'anarchismo italiano attraversa una crisi che,


alla luce del quindicennio successivo, pu senza meno essere
classificata come crisi di crescita. Francesco Saverio Merlino transfuga, definito da Antonio Labriola "anarchico ragionante" aveva fin dal 1897, in forte polemica con Errico Malatesta, tentato
di condurre il movimento verso i lidi del revisionismo marxista e
del parlamentarismo, di conciliare il suo iniziale anarco-comunista con quegli elementi giudicati positivi del partito da poco nato
a Genova. Ancora nel 1907 - sono passati dieci anni e siamo in
piena et giolittiana - Merlino rilascia un'intervista a "La Stampa"
(ripresa con grande rilievo anche da altri quotidiani) significativamente titolata La fine dell'anarchismo ( ). In essa si sostiene che
2

) A. Borghi, Mezzo secolo di anarchia; Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli


1954; pp.74-76.
( ) C. Sobrero, La fine dell'anarchismo; intervista a F.S. Merlino, "La Stampa",
Torino, 18 giugno 1907.
1

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Comunisti contro individualisti

il movimento, dato il persistente dibattersi tra "socialiasmo libertario" e "individualismo amorfo", ormai non produce pi n uomini, n idee. Conseguentemente, continua l'intervistato,
gli organizzatori non riescono a trovare una forma d'organizzazione compatibile coi loro principi. Gli individualisti, i quali si mantengono contrari ad
ogni organizzazione, non trovano modo di agire.

IIgiovane Borghisi trova adoperare quindi in contestipolitici

(il movimento anarchico italiano in crisi) e territoriali (la Romagna


socialista e repubblicana) estremamente difficili. A questo si
aggiungono i particolari fermenti culturali, quella "irrequietudine
spirituale" (per dirla con Croce) che caratterizzano tutto l'ambiente intellettuale del primo novecento e che certamente hanno
influenze "centrifughe" nel socialismo, come nell'anarchismo.
Contro queste tendenze l'anarchico di Castelbolognese si trover
a combattere; contro gli epigoni di Stirner e di Nietzsche, pi che
contro quella versione del disegno giolittiano (allargare le basi
dello Stato) incarnata dalla solitaria, se pur autorevole, deviazione di Merlino. E' la casa editrice Bocca di Torino a divulgare in
Italia (1898-1902) per la prima volta opere di Nietzsche e di
Stirner gi abbondantemente diffuse e conosciute in Francia. La
fortuna di queste concezioni da attribuirsi, secondo Cerrito ( ),
3

al diffuso stato d'animo di certi strati sociali che nella societ giolittiana non
trovano una collocazione che riesca ad appagare le loro aspirazioni... E' un
ideale indubbiamente comune sia a quel manipolo che coprendosi della
bandiera dell'anarchismo si richiamava al superuomo di Nietzsche, ritenendo di Stirner soltanto le considerazioni filosofiche sull'egoismo e sull'unione degli egoisti; sia a coloro che parlavano del mito dell'Eroe e della
missione dell'Italia nel mondo, i nazionalisti; sia ai sindacalisti soreliani,
cio ai teorici del mito della violenza liberatrice ...

Nel movimento italiano lo stirnerismo trova echi favorevoli


anche se, rileva Masini ( ), esso "non sempre correttamente
interpretato, anzi spesso frainteso" fino alle tesi cos dette "biso4

( ) G. Cerrito, Dall'insurrezionalismo alla settimana rossa, Per una storia


dell'anarchismo in Italia (1881-1914); C.P. editrice, Firenze 1977; pp.97 e segg.
( ) P.C. Masini, Storia degli anarchici italiani nell'epoca degli attentati; Rizzoli
Editore, Milano 1981; pp. 193 e segg. Sulla fortuna di Stirner e di Nietzsche fra gli
anarchici italiani e per un approccio non solo politico: A. Ciampi, Futuristi e
Anarchici. Quali rapporti Dal primo manifesto alla prima guerra mondiale e
dintorni (1909-1917) ; Edizioni Archivio Famiglia Berneri, Pistoia 1989.
3

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gniste", propugnatrici dell'illegalismo e della violazione di tutte le


norme giuridiche e morali.
L'anarchismo italiano del primo decennio del secolo, malgrado
tutto, si dimostra forza vivace e attiva anche se spesso eterogena
e scoordinata, dilaniata dai contrasti interni (come il P.S.I., del
resto). Santarelli ( ) distingue, per il periodo 1900-1914, ben sei
filoni dell'anarchismo e cio: a) comunisti, Malatesta-Fabbri; b)
sindacalisti, influenzati dal sorelismo; c) antimilitaristi e pacifisti;
d) umanitari educazionisti, libero pensiero e movimento delle
universit popolari; e) gruppi di base radicati nel locale; f) individualisti, influenzati da Stirner, Nietzsche e da tutto il pensiero
irrazionalista. In relazione comunque alla annosa questione dell'organizzazione di uso comune fra gli storici dell'anarchismo la
suddivisione fra comunisti organizzatori (Malatesta) e comunisti
antiorganizzatori (Galleani) da non confondersi con l'individualismo propriamente detto. Quest'ultima corrente, esaurita con
Bresci la fase eroica, si ripropone all'alba del nuovo secolo in veste
nuova e con due distinti filoni che andranno maggiormente precisandosi fino all'epoca della guerra libica, fino alla vigilia della
guerra europea ed oltre.
Chiameremo le due correnti dell'individualismo propriamente
detto (escludendo quindi i comunisti "galleanisti") "filone Tancredi" e "filone Monanni" dai nomi di due fra i rispettivi esponenti pi
in vista. La distinzione, fatta raramente, necessaria e giusta se
si pensa che la foga polemica ha spesso ignorato le obiettive
differenze accreditando l'amoralismo nietzschiano e talvolta la
conversione militarista a tutta, indistintamente, la corrente individualista se non addirittura alla maggior parte del movimento
anarchico.
A Massimo Rocca, alias Libero Tancredi, Armando Borghi ( )
dedica, ricordando una conferenza cui aveva assistito, questi
epiteti: "mostriciattolo bolso e sputacchiante", "marcio passatismo
di quel sedicente futurismo", "meschino", ed ancora "bisognava
fargli esperimentare un poco di superuomo a pedate nel culo". Ed
6

( ) E. Santarelli, Il socialismo anarchico in Italia; Feltrinelli Editore, Milano


1959, 2 ediz. 1973, pp.178-9.
( ) A. Borghi, op. cit.; pp.77-78.
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il sostenitore dell' "egoismo" contro il "pietismo" non fa niente per


evitare questi insulti. "Il Precursore", periodico comunista-anarchico pisano fondato da Virgilio Mazzoni, pubblica a puntate il
lungo resoconto di un contraddittorio tenutosi nella citt toscana
fra Libero Tancredi e Gino Del Guasta sul tema Individualismo e
Societarismo ( ). Estraiamo una perla di Tancredi: Come avrebbe
potuto l'uomo liberarsi dagli elefanti e dagli orsi delle caverne? Se
egli avesse avuto piet di loro e non li avesse distrutti, essi non
l'avrebbero avuta per lui... Da questi "novatoriani", sostenitori
fra l'altro di una violenza "giovevole al progresso" e della guerra
che sublima la rivoluzione ( ), si distinguono indubbiamente, per
etica anarchica e per antimilitarismo, ad esempio un Paolo Schicchi oppure un Giuseppe Monanni.
Quando Borghi, sempre nel 1907, d alle stampe il pamphlet II
nostro e l'altrui individualismo, la prefazione , significativamente, di Leda Rafanelli. La Rafanelli condivide a Firenze con Giuseppe Monanni, che vi si appena trasferito da Arezzo, la redazione
della rivista teorica individualista "Vir" negli anni 1907-1908.
Questa esperienza ben si inserisce nel particolare ambiente letterario fiorentino che ha in Papini e Prezzolini gli esponenti principali e pi irrequieti. A "Vir" collabora anche, fra gli altri, Camillo
Signorini, anarchico individualista ma dirigente nazionale del
Sindacato Ferrovieri Italiani. "Siamo contro la societ cos come
costituita - scrive Monanni - (pseudonimo: Giuseppe Aretino) - e
contro tutte le costruzioni societariste ..." ( ); eppure egli definisce
contemporaneamente le idee dei novatoriani alla Tancredi come
"individualismo morboso esaltante la teppa e perfino i souteneurs
(=magnaccia, n.d.r.)" ( ). La coppia Rafanelli-Monanni, nelle al7

10

( ) "Il Precursore", poi Precursori Pisa, a. II, dal n 1 al n 6 del 1907.


Tancredi, Massimo Rocca (Torino 1884 - Sal 1974), il tipico e raro esempio di
individualismo esasperato ai margini dell'anarchismo e cultore dell'amoralismo
nietzschiano. Conferenziere e pubblicista, sempre in aperta e violenta polemica
con gli stessi ambienti dell'anarchismo individualista italiano. Nel 1911 salta il
fosso schierandosi a favore dell'impresa tripolina, confermandosi interventista poi
anche nel 1914; nel '19 lo ritroviamo tra i fondatori dei Fasci di combattimento e poi
dirigente nazionale del P.N.F., anche se successivamente cade in disgrazia.
( ) "Il Novatore Anarchico", Roma, a. I, n 7 del 26 ottobre 1906.
( ) "Vir", Firenze, a. II, n 3 del marzo 1908.
( ) Ibidem.
Su Giuseppe Monanni (Arezzo 1889 - Milano 1952) e su l'anarcoindividualismo
7

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terne vicende personali, continuer la propria attivit con coerenza antimilitarista e antifascista, nella redazione di giornali anarchici, fondando la Gasa Editrice Sociale a Milano che sforna decine
e decine di titoli fra cui l'opera omnia di Nietzsche (11 volumi), e
libri di Kropotkin, Malatesta, ecc.; un vero punto di riferimento per
tutta la cultura italiana che Mussolini fece chiudere nel 1923.
Secondo Cerrito ( ) invece Leda Rafanelli e Giuseppe Monanni,
con il loro estetismo rivoluzionario, "fecero al movimento anarchico italiano pi danno di un Nicotera e di un Crispi". In realt il
movimento, come gi abbiamo sottolineato, vive una sua fase
particolarmente complessa alla fine della quale si delineeranno e
si preciseranno meglio le opzioni sindacalista e comunista. "La
Protesta Umana" (Milano, 1906-1909) ben rappresenta questa
situazione confusionaria ma, a nostro modo di vedere, anche
estremamente ricca.
n

2) Borghi "centrista"
Quando Borghi prende in mano "L'Aurora" di Ravenna raccoglie in toto l'eredit di Domenico Zavattero, di sette anni pi
anziano di lui. Zavattero indubbiamente il capofila, in Italia,
della polemica condotta dai comunisti antiorganizzatori contro le
"degenerazioni dell'individualismo", ma anche contro "l'organizzazione degli anarchici in partito" ( ). In questa posizione si
riconosce pienamente l'anarchico di Castelbolognese (e vi si riconoscer anche molto, ma molto pi tardi). Provane sono gli articoli
su "L'Aurora" in parte raccolti in un volumetto ( ) a cui abbiamo
gi accennato. In esso Borghi dichiara "io non sono organizzatore"
e comunque reputa storicamente necessaria, ma anche superata,
12

13

fiorentino e toscano, si veda l'introduzione di Pier Carlo Masini a L. Rafanelli, Una


donna e Mussolini; Rizzoli Editore, Milano 1975; e G. Sacchetti, Sovversivi in
Toscana (1900-1919); prefazione di L. Di Lembo; Altre Edizioni, Todi 1983; pp. 920.
( ) G. Cerrito, op. cit.; p.106.
( ) "Il Libertario", La Spezia, a. V, n 194 del 3 maggio 1907.
( ) A. Borghi, Il nostro e l'altrui individualismo. Riflessioni storico-critiche su
l'anarchia; prefazione di L. Rafanelli; Tipografa di Ermenegildo Servadei, Brisighella 1907.
n

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Comunisti contro individualisti

la proposta organizzativa come contrappeso alle esagerazioni


degli stirneriani. Dunque un Borghi "centrista"? Dentro l'individualismo egli opera inoltre la distinzione fra"bagliori di qualche
isolata ribellione" che illuminano "le fitte tenebre avvolgenti
cervelli e cuori" e i "degenerati del bisognismo". Nell'azione individuale quindi lo spartiacque segnato dal confine fra altruismo
ed egoismo. Quanto alla concezione malatestiana dell'organizzazione questa, passato il suo quarto d'ora nel quadrante storico
dell'anarchismo, avrebbe provato "la propria insufficienza". Ed
ancora prosegue Borghi:
Preoccupati di aver messo troppa legna al fuoco, qualcuno ricorreva alla
pompa del parlamentarismo ... altri per la stessa necessit di frenare i
parlamentaristi ricorrevano alla organizzazione che, bench pi lentamente, avrebbe finito col raffreddare il calore ribelle dell'anarchismo ...( ).
u

A coloro che definisce chiaramente i "malatestiani" egli rimprovera "fanatismo organizzatore" tanto da perdere "il senso della
portata rivoluzionaria dell'anarchismo e della funzione sua nell'attuale lotta sociale" ( ). Insomma fra le due esagerazioni individualista ed organizzatrice, la giusta via l'equilibrio centrista
perch "il solismo dei pigri... l'organizzazione degli autoritari"
( ). Da sottolineare comunque il fatto che Borghi se la prende con
i malatestiani e non con Malatesta per il quale ha rispetto e
soggezione.
In vista del primo Congresso Anarchico Italiano (Roma 1907)
Armando Borghi prepara la relazione su Gli anarchici di fronte
all'individualismo. Questa in realt sostanzialmente identica
alla seconda parte dell'opuscolo di cui abbiamo parlato; manca in
essa comunque la parte pi antimalatestiana concentrandosi
esclusivamente sulla questione dell'individualismo. La relazione
pubblicata su "Il Pensiero", rivista di tendenza comunista organizzatrice, redattori Pietro Gori e Luigi Fabbri ( ).
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17

L'amico Borghi - scrive Fabbri in una nota redazionale - in prigione per


reato di stampa a Ravenna, ci fa mandare questo rapporto ... Noi ci siamo
(
(
(
(

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17

) Ivi, pp.32-33.
) Ivi, pp.38-39
) Ivi, p.56.
) "Il Pensiero", Roma, a. V, n 12 del 16 giugno 1907.
e

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permessi, data l'amicizia che ci lega all'autore, e anche nell'interesse suo


oltre che del nostro gerente, di attenuare un paio di espressioni un po' vivaci
lasciando per assolutamente inalterato il concetto ( ).
18

La relazione prende le mosse dall'idea di comunismo anarchico


quale forma che compendia in s il massimo di libert per tutti; a
sostegno di un concetto societarista che sia in perfetta armonia con
l'ordine naturale universale. Non difficile scorgere in questi
concetti la geografia sociale di Reclus e Kropotkin. L'errore degli
individualisti antisocietaristi sarebbe quello di considerare societ i rapporti "cannibaleschi" del mondo attuale. Ad essi Borghi
rimprovera di essere nemici della solidariet, sostenitori della
lotta fra gli uomini e del principio di selezione, ed immagina un
futuro anno 2000 nel quale gli ultimi individualisti saranno ormai
intenti a selezionarsi fra loro. Quanto alla teorizzazione dell'illegalismo fatta da alcuni settori individualisti, la risposta che il
furto, padre della propriet divenutone figlio, non pu essere
; fattore rivoluzionario. Di ogni azione ribelle ci si dovr prendere la
responsabilit davanti agli avversari e si dovr respingere ogni
comportamento che ripugni le nostre coscienze. E con questo si
ribadisce all'amoralismo nietzschiano riaffermando la incompatibilit di questa corrente di pensiero con i comunisti anarchici siano
essi organizzatori oppure antiorganizzatori. Anzi, fra le due tendenze comuniste Borghi, pur dichiarandosi avversario della "costituzione in partito degli anarchici", propone un'azione comune. In
calce a questa affermazione vi l'annotazione esplicita redazionale (sicuramente di Fabbri): "L'amico Borghi ha, come si vede, una
opinione opposta a quella di noi redattori della rivista" ( ).
Ricapitolando, l'anarchico di Castelbolognese, pur contrario
alla corrente organizzatrice di Malatesta e Fabbri, cerca alleanza
con quest'ultima per sconfiggere la tendenza individualista identificata completamente, forse anche per comodit polemica, con
l'estremismo nietzschiano. Alla corrente comunista antiorganizzatrice Borghi rivendica il vero individualismo anarchico, quello
"altruista". Si pu ritenere quest'ultima una leggera forzatura che
19

( ) Ibidem.
( ) Ibidem.
18

19

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dimentica un po' l'esistenza pur minoritaria di quell'anarco-individualismo (filone Monanni) che amoralista non fu e che invece
resse alle prove decisive dell'interventismo e del fascismo.

3) II primo congresso
L'idea di un primo congresso anarchico italiano matura allorch
cominciano ad aver presa le rielaborazioni fatte dal Malatesta gi
nel 1897 e portate avanti da Fabbri negli anni seguenti sul valore
non contingente dell'organizzazione anarchica, che non un male
minore, ma una prefigurazione della societ post-rivoluzionaria
da proporre ai lavoratori. L'occasione per un congresso nazionale
data dall'imminenza di uno internazionale ad Amsterdam per
l'agosto 1907. Questo era stato convocato, con apposita circolare,
dalla Federazione dei Comunisti Libertari in Olanda, Federazione
dei Comunisti Libertari in Belgio, Federazione anarchica in Germania, Federazione anarchica in Boemia e Federazione degli
anarchici di lingua ebrea a Londra; al punto 3 del copioso o.d.g.
troviamo: Anarchismo e organizzazione ( ). E' l'occasione, secondo
quanto auspica Luigi Fabbri, per
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ritrovarsi ed unirsi sul terreno dell'azione" e per "mostrare chiaramente al


pubblico quali idee e metodi consecutivi sono compatibili, e quali fra loro
irreconciliabili, tanto da poter dichiarare una volta per tutte con chi
abbiamo e possiamo avere scopi e mezzi in comune; e quali invece bench
si gabellino a torto o a ragione per anarchici, meglio sarebbe non fossero pi
insieme confusi, e se ne andassero gli uni e gli altri per conto loro.

Fino alla vigilia dell'incontro, che si tiene dal 16 al 20 giugno


1907, vi una bagarre molto sostenuta sul pr e contro lo svolgimento del Congresso Anarchico Italiano.

... Ma se gli inizatori intendono dibattere nel congresso l'eterna questione


dell'organizzazione degli anarchici in partito lo dicano francamente, affinch al congresso vengano lasciati soli. Chi dei non-organizzatori ci va, deve
e vuole andarci per stabilire qualcosa di concreto, non per assistere alla
consacrazione di una chiesa,

scrive Domenico Zavattero ( )


21

( ) "Il Libertario", nn.181 e 207 del 1907.


( ) Ivi, n 194 del 1907 e "Il Pensiero", n 10 del 1907.
20
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Gli anarchici pisani dichiarano di credere nell'efficacia dei


congressi ed alla "esecutoriet dei loro deliberati" e, pur esprimendo dubbi sui risultati, molto pragmticamente osservano:
Non sappiamo spiegarci perch tanti nostri compagni si stiano congestionando per discutere pro e contro il congresso stesso. Che diamine! eppure
la circolare non fa invito a chi non voglia aderirvi C ).
22

La posizione poi degli ambienti dell'individualismo anarchico


italiano resa emblematica da un "Pagliacciate" apparso su "La
Protesta Umana" di Milano del 13 aprile 1907.
Al Congresso di Roma sono presenti 43 gruppi; copiose e
approfondite le relazioni presentate ( ), trascurabile la presenza
individualista. Tra i ben dodici ordini del giorno approvati possiamo segnalare: una mozione contro la religione, approvata con
integrazioni all'unanimit; un ordine del giorno sull'individualismo dove si legge:
23

Gli anarchici di fronte all'individualismo stirneriano. Ordine del giorno di


Ettore Sottovia e di Ciabattini di Livorno: 11 Congresso ritiene contraddittorio alle finalit filosofiche e sociali dell'anarchia, l'individualismo - non
quello che considera l'individuo come parte integrante e principale di ogni
e qualsiasi collettivit - ma quello test manifestatosi da alcune contraddittorie correnti di anarchici che proclamano l'Io assoluto elemento di predominio egoistico e lo deicizzano, avviluppandolo nel velo traditore di uno
pseudoidealismo che di anarchico non pu avere neppure il nome. Con essi
individualisti - nella relazione Borghi qualificati sotto l'etichetta di stirneriani - gli anarchici nulla possono, n debbono avere di comune; limitandosi
a manifestare con essi la loro solidariet quando sono perseguitati'. E'
approvato all'unanimit, meno che da Cacozza di Napoli, che si dichiara
individualista.

E' anche approvata una mozione che raccomanda

la sollecita formazione di una Alleanza Socialista Anarchica Italiana sulle


basi della pi completa autonomia, dando incarico ai gruppi gi esistenti del
lavoro preparatorio.

Viene inoltre approvato il progetto di far uscire un settimanale


C ) "Il Precursore" n 4 del 15 maggio 1907.
O ) Tutte pubblicate su "Il Pensiero" nn. dall'11 al 14 del 1907.
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Comunisti contro individualisti

dal titolo "L'Alleanza Libertaria" ( ). Il Congresso di Roma,


quindi, oltre a rompere definitivamente con l'individualismo e
anche a porre la necessit dell'organizzazione sindacale, afferma
la validit autonoma dell'organizzazione anarchica accanto alla
attivit individuale. La mozione su Azione individuale e collettiva
nel movimento anarchico approvata dai congressisti presentata
da Luigi Fabbri al Congresso internazionale di Amsterdam dove,
per la verit, questione centrale il dibattito sul sindacalismo ( ).
E' allora che, dopo aver contribuito alla sconftta irreversibile
dell'individualismo amoralista e non, Armando Borghi apre la sua
lunga parentesi sindacalista.
Per riprendere la polemica contro il "fanatismo organizzatore"
dei "malatestiani" non mancher il tempo.
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25

C ) Ivi, n 14 cit.
( ) M. Antomoli (a cura di), Dibattito sul Sindacalismo. Atti del Congresso
Internazionale Anarchico di Amsterdam (1907); C.P. editrice, Firenze 1978.
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