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Anno III

Barcellona, 30 aprile 1904

Insegnamento scientifico

N 8

Insegnamento razionale

BOLLETTINO
della Escuela Moderna
L'INSEGNAMENTO CIVICO
Se la scuola fosse isolata dall'assurda civilt che ci opprime, se nessu~
na insegnasse ai bambini la violenza, la menzogna e la rapacit, sareb~
bero spontaneamente buoni, sinceri e generosi, come gli educatori che
presiederebbero al loro sviluppo fisico, intellettuale e affettivo. Non sarebbe necessario insegnare loro la benevolenza, la verit o il disinteresse,
perch se ne penetrerebbero in virt dell'ambiente e dell'esempio. L'inse~
gnamento morale gli sarebbe nocivo, perch gli farebbe conoscere teoricamente i mali che la loro tenera esperienza non gli ha rivelato. L'insegnamento morale formalista prende a scusa l'insegnamento immorale
spontaneo che nell'ambiente attuale avvelena i nostri bambini fin dalla
nascita ... Purch non aggravi il danno anzich rimediarlo!
Supponiamo che, sottratti a queste influenze negative, tutti i bambini
crescano in campagna, in mezzo agli splendori della natura, nei boschi,
nei prati; che nelle loro abitazioni si trovi tutto ci che possa sviluppame
l'attivit in tutte le direzioni, giochi, attrezzi, apparecchi, disegni, modelli
di ogni genere, libri bene impostati; che nei capannoni, sale di ricreazione, fabbriche, laboratori e osservatori acquisissero subito, per semplice impulso amichevole degli "insegnanti" e per le abitudini intelligenti
trasmesse dagli adulti, un concetto chiaro, una pratica amabile di questa
amministrazione ideale il cui oggetto fosse quello di ottenere, mediante lo
sfruttamento di tutti questi beni, il massimo della soddisfazione generale.
Tra loro, niente soldati, giudici, poliziotti, ministri, gendarmi, sacerdoti, senatori, carcerieri, deputati, vescovi, burocrati, doganieri, commissari, spie, uscieri, generali... niente di questa spaventosa moltitudine di
parassiti malfattori.
Non ci sarebbe bisogno di informare i candidi bambini dell'esistenza
di tutti questi esseri rari, n di tanti altri che hanno solo l'ingannevole
parvenza esteriore di persone.

Ogni educando noterebbe da solo l'esistenza di compagni pi piccoli


di lui e di altri maggiori, comprendendo subito che prima si piccoli e
poi grandi, che il debole si fa di mano in mano pi forte, che chi parte
ignorante aumenta il suo sapere ogni giorno con il concorso e l'aiuto dei
pi istruiti. Pieni di affetto per questi adulti tanto buoni che avendoli preceduti nella vita si sforzano di rendergliela felice e utile, si impregneranno senza pena, senza costrizione, senza speranza di ricompensa n timore di castigo, della letizia di dare ai pi piccini quanto hanno ricevuto
dai pi grandi.
In mezzo a questa benevolenza universale non sospetteranno l'esistenza della nostra societ attuale, tutta basata sull'invidia, sulla rivalit,
sull'odio; n delle istituzioni statali che, nella supposizione di essere stati
creati per combattere i cattivi risultati dell'antagonismo universale, non
fanno altro, al contrario, che esasperarli.
La causa prima e sempre fu ovunque l'eccesso delle necessit di ogni
sorta rispetto ai mezzi esistenti per soddisfarle.
Nello stato primitivo, selvaggio, subito i pi forti si impossessavano di
quanto gli occorreva e anche pi, spesso enormemente di pi: i deboli
soffrivano, perendo nella lotta o per esaurimento.
Le diverse civilt hanno costituito case, gruppi di privilegiati, costantemente perfezionando le organizzazioni complicate per mezzo delle
quali una piccola minoranza della specie umana vissuta e vive in relativa abbondanza, in molti casi eccessiva, mentre l'immensa maggioranza
lotta con le strettezze di una miseria che fa soffrire tutti i suoi individui e
ne affretta crudelmente la morte.
Per fare le cose bene, converrebbe augurarsi la forza fisica, intellettuale e effettiva, la grande dose di abilit, di inte1ligenza e di bont che
avrebbero acquisito i nostri cari educandi fino dall'et di 14 o t 5 anni,
prima di intristirli facendogli conoscere la masnada di lupi in mezzo ai
quali devono vivere.
Ma la calma di un ambiente libero, esteso e ricco di isolamento non
mai esistito, neppure a Cempuis, dove a malapena si intravista la realizzazione di una simile felicit.
Non vi bambino che non conosca sindaco, guardia rurale, prete, barbari armati o disarmati ... ; non vi bambino che non abbia sofferto crudelmente per l'arbitrariet, la cattiveria, l'ingiustizia di un potere familiare
o pubblico.
Come per l'insegnamento morale, lo stato sociale una scusa per turbare la serenit scientifica e artistica che dovrebbe essere completa nel
bambino, facendogli conoscere l'organizzazione opprimente e governamentale del paese in cui vive.
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Si insegner al bambino il pi tardi possibile che si fanno elezioni e


come si fanno; la ragion d'essere dei consiglieri, deputati provinciali, deputati alla Cortes e senatori; come regolamentano queste persone il potere
legislativo, esecutivo e giudiziario e poi come funziona la macchina governativa con la collaborazione dei ministri, governatori e sindaci e
dell'infinito numero di impiegati; delle diverse categorie di giudici, magistrati e tutta la turba rapace di uomini di legge; dell'innumerevole serie
di capi militari, da capo a capitano generale, con i corpi ausiliari
dell'esercito e di tutta la moltitudine di impiegati incaricati di portarci via
il denaro in consumi, dazi, imposte indirette, dirette, ecc. ecc.
Enumerando tutto ci, che ci si tentati di abbreviare, il produttore del
libretto di educazione civica e il povero maestro, incatenati insieme, non
tralasciano di aggiungere la propria ammirazione per questa mostruosa
zavorra che opprime l'umanit. In questo modo, quasi tutti i bambini, anzich desiderare di essere utili al prossimo e contribuire alla felicit di
tutti o di alcuni, aspirano a diventare rotelle dell'orribile macchina
dell'oppressione.
Dobbiamo completare l'educazione civica che oggi si d regolarmente
a tutte le scuole disseminate per i nostri paesi piccoli e grandi, insegnando fino a dove pu l'artificiale, l'inutile e il dannoso dell'enorme
edificio autoritario, dell'organizzazione statale che attualmente regge.
Contribuiamo affinch i bambini, meno numerosi, non nati a caso ma
prodotti per volont cosciente e riflessiva, possano godere nei primi begli
anni la calma della nobile e fortificante educazione basata sulla realt, in
presenza della natura, nei centri dove si sviluppa e dove esistono tutti i
mezzi di una lieta attivit e dove siano orgogliosi della propria iniziativa,
della propria libert e del proprio spirito di solidariet. Contribuiamo
affinch all'entrare nell'ambiente sociale cos perverso lavorino per introdurre gradualmente le dolci usanze della loro infanzia.

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Si manifest recentemente al congresso del Libero Pensiero l'inopportunit dell'insegnamento irreligioso per i giovani.
Riscosse scarse approvazioni, non fu compresa, ma uno dei nostri
migliori amici mi ha scritto a questo proposito una lunga e interessante
lettera.
La risposta la stessa che vale per l'educazione morale e civica. Se a
un bambino hanno insegnato qualche menzogna religiosa, occorre distruggerla il pi prontamente e completamente possibile; ma se ha avuto
la fortuna di vivere in un ambiente dove non gli sono state insegnate
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quelle menzogne, meglio non parlargliene, lasciarlo ignorante; e quando pi tardi si presenteranno queste nequizie al suo cervello ben fortificato dallo studio e dal culto della realt, non avr bisogno di altro per
sdegnarle o rifiutarle.
Quando in tempi migliori, il cui avvento occorre accelerare, l'adolescente avr vissuto nella bella organizzazione che avr fatto la felicit dei
suoi primi anni, essendo stato uno dei membri attivi ed intelligenti di
questa organizzazione, sar per forza un abile demolitore delle malignit
tiranniche tradizionali e, meglio dei nostri contemporanei, per la pi gran
parte rassegnati al giogo, contribuir al trionfo delle grandi organizzazioni di abbondanza e libert sull'antico despotismo delle societ attuali.

P. ROBIN
(da L'Educazione Integrale)

LA PENA DI MORTE
Si pu attribuire alla societ il diritto di condannare a morte? Ammettere che si possa imporre la pena di morte non riconoscersi volontariamente assassino e rendersi colpevole del delitto per il quale si condanna?
J.M.N.

L'applicazione della pena di morte un a'isassinio pi odioso di quello


commesso dal condannato, se si tiene conto che quest'ultimo si espone
alle conseguenze della resistenza della vittima e poi alla brutalit della
polizia, alla perdita della libert e dell'esistenza; che l'atto criminoso pu
essere attribuito alla miseria, all'invidia, la gelosia o dominato dall'ubria
chezza, ecc.; mentre i suoi giudici lo condannano e giustiziano freddamente, senza rischi, con appoggio della legge, dei gendarmi e con la
complicit dei notabili cittadini: giudici, cristiani e musulmani che non
possono essere migliori del proprio dio irascibile e vendicativo.
La sentenza viene preparata dall'istruzione del processo, nella quale si
fa dire all'accusato ci che ha fatto e ci che non ha fatto, seguendo una
richiesta fiscale nella quale si richiede la massima pena possibile, mentre
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duvrebbe essere come la consulta di un medico ansioso di conoscere il


male per rettificarlo ed applicare il miglior rimedio, il che pi conforme
con la vera giustizia.
Risalendo, come fa il medico, allo stato fisico, intellettuale e morale
dcI soggetto e dei suoi procreatori, all'educazione ricevuta, agli esempi, al
trattamento che ha ricevuto, non solo in famiglia ma anche nella societ,
. ,,, cui amministrazione tanto indifferente nei confronti di chi ha pi bilingno di lei, si riconoscer che l'accusato ha molto della vittima e poco
dci colpevole e che se si appropriano di lui, deve essere per dargli ci che
gl i manca e metterlo in grado, nella misura del possibile, di riabilitarsi per
riparare il male che ha fatto.
In questo modo si eviterebbe la triste e disdicevole commedia dell'accusa e della difesa, che conduce all'orribile e scandalosa esecuzione.
Fortunatamente l'ingiustizia ha per conseguenza di farci amare e cercare
la giustizia e di indurci a lavorare per istituime la dominazione, che con il
tempo godremo meritatamente, ammesso che sar opera nostra.
L.G.

No, la societ non pu attribuirsi il diritto di condannare a morte uno


dei suoi membri in quanto, al contrario, deve sforzarsi per farli vivere nel
modo migliore e il pi a lungo possibile; inoltre, non deve lasciarsi trascinare in questa barbarie, perch se qualcuno dei suoi membri vizioso,
lo si deve al fatto che la societ alleva il vizio e la corruzione nel suo
seno e quindi non il membro vizioso a cui ci si deve rivolgere ma piuttosto allo stesso vizio e alla corruzione.
Anche ammettendo, nella peggiore delle ipotesi, che la nostra societ
creda di avere il diritto di condannare a morte un uomo, necessario che
prima abbia compiuto il suo dovere nei suoi confronti, ma poich la societ non fa nulla per correggere i vizi individuali, non ha quindi nessun
diritto per uccidere chi lei stessa ha reso vizioso e assassino.
Una societ che commette il reato di abbandonare ciascuno dei suoi
membri alle proprie forze e che dopo di ci finge di stupirsi perch uno
solo sconfitto da tutti nella lotta della vita comunque una societ non
conscia del suo obiettivo; esiste solo in gestazione e se tutti i suoi difetti
le servono per orientarsi, dato lo sviluppo attuale della Ragione, le si pu
negare decisamente il diritto che si attribuisce di uccidere gli individui
che essa stessa ha reso viziosi.
Con questo diritto di uccidere, la societ si uccide, come quando si
uccide nel vicolo chi ci attacca, perch l'aggressore si fatto assassino
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proprio perch la societ non ha saputo o non ha voluto correggere la sua


natura o, meglio, perch essa stessa corrotta da cima a fondo; di conseguenza, questo individuo si fa assa'isino perch non ha altri mezzi per
uscire dalla situazione nella quale lo si ridotto e allora voi stessi rispondereste con l'assassinio perch esattamente come lui non vedete altro
mezzo immediato per contenere il suo attacco diretto. Ora io domando: si
pu chiamare a questo una societ?
Ogni membro in difetto dovrebbe far riflettere la societ nel senso di
ottenere l'estirpazione di tutti i difetti che ha in s e che fanno s che alcuni dei suoi membri si corrompono pi o meno facilmente.
D'altra parte, ammettere la vendetta della societ ammettere che anche l'individuo possa vendicarsi; cos invece di castigare, la societ
estende il crimine a tutti gli individui indistintamente che corrono il rischio, secondo la morale corrente, di essere assassinati e questa morale,
aggiunta sopra quella de) cristianesimo, non altro che la paura del gendarme, allo stesso modo in cui i cristiani hanno paura dell'inferno e del
loro dio crudele e vendicativo.
Inoltre, il castigo di alcuni non contiene gli altri. Non si tratta di castigare, ma di prevenire. Tutta la morale esistente crolla di fronte a un vizio
di organizzazione o uno squilibrio fisiologico.
I consigli pi sublimi non impediscono a un pazzo di scatenarsi o liberano dal delirio un infermo.
Per trasformare un uomo occorre un trattamento morale e fisiologico.
Per mezzo dell'igiene, anzich della scienza del bene e del male, si pu
curare l'umanit dai suoi vizi.
Certamente, l'individuo che ammette oggi che si dia la pena di morte
un assassino, perch ci significa che se qualcuno gli provocasse ci che
egli considera un danno, sarebbe egli stesso capace di fare ci che attribuisce come diritto alla societ, ossia, castigare con ogni mezzo e fino a
sterminare il suo prossimo.
Di conseguenza, tutti gli individui che compongono una societ che
approva che si uccida un uomo sono solidali e tutti assassini in grado pi
o meno violento, perch la nostra societ, basata solo sull'interesse, ucciderebbero un uomo perch ha danneggiato i loro interessi sociali e allora
ne deriva come spaventosamente logico che un individuo uccida chi danneggia i suoi interessi individuali perch la nostra societ non pu produrre altro che assassini. Concludendo, debbo dire che la pena di morte
una vergogna per una societ che vuole darsi tono di civilizzata mantenendo nel contempo la morale del cristianesimo nel suo seno, essendo
cristianesimo e civilt due parole che fa specie vedere congiunte, perch
la morale cristiana che ordina il castigo del colpevole disumana, model8

Iuta sulla pretesa giustizia di Dio che si suppone inflessibile, mentre solo
ncl perdono la vera giustizia e il migliore esempio per riparare i crimini
commessi nei nostri agglomerati regolari di individui, impropriamente
chiamati, almeno fino ad ora, societ.

H. DERENAUD

SANTIAGO E MARTA
Bega e riconciliazione
I genitori di Santago Delorme e quelli di Marta Lefvre si frequentavano molto; si vedevano con frequenza e i due bambini, all'incirca della
stessa et, erano quel che si chiama una coppia di amiconi.
Questo non vuoI dire che andassero sempre d'accordo. Qualche volta
apparivano nubi nel chiaro cielo della loro amicizia, spesso nuvoloni che
solevano risolversi in violente tempeste; di quando in quando accadeva
che i giochi degenerassero in dispute e queste - mi vergogno a dirlo - finivano a volte a botte.
Per, si tranquillizzi il lettore. N Santiago n Marta erano cattivi:
erano vivaci di carattere e nulla di pi (il che proprio dell'et, circa dieci
anni) e poich avevano il cuore buono, si dominavano sempre, bench
alterati dalla rabbia e al culmine delle pi infervorate discussioni, in
modo da non arrecarsi troppo danno. Santiago specialmente, sentendosi il
pi forte, dominava l'amichetta: aveva cura, per ardente che fosse la lite,
che i suoi rudi pugni da bambino non finissero troppo violentemente sulla
graziosa e delicata antagonista.
Perch era graziosa, naturalmente; altrimenti l'avrei presa per eroina
della mia storia? Partendo dal presupposto che tutte le bambine sono
graziose - essere brutti spetta ai maschi, come sanno i lettori pi giovani
- e se non lo sono ora lo saranno in seguito, tra qualche anno .... Cos,
quelle che lo sono di meno non si sconsolano n invidiano le altre, perch
tutte cambiano di molto e pu darsi che a vent'anni quelle che erano
brutte diventino belle e quelle che erano belle divengano brutte. Inoltre,
tutto relativo e una pu non piacere a certi bambini - che hanno cattivo gusto - e piacere moltissimo ad altri. Non solo questo, sipu essere
molto belle e avere un brutto carattere e allora non piacere a nessuno e
sarebbe meglio essere meno belle e avere un carattere pi bello. Chiudiamo la parentesi perch mi allontano dal mio proposito e rischio di non
riprendere pi il filo del discorso.
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Dove eravamo? Ah si, dicevo che Santiago aveva cura, nelle sue liti,
di non lasciar cadere con eccessiva violenza i rudi pugni di maschietto
sulla bella avversaria, perch farle un livido lo avrebbe rattristato; senza
parere, le colpiva le braccia e le spalle, .!Ila per nulla al mondo le avrebbe
toccato il volto, piuttosto si sarebbe lasciato sconfiggere indegnamente da
una bambina - da una femminuccia - che sfigurare una personcina cos
grazIosa.
Mi vedo costretto a dichiarare che Marta non aveva tanti riguardi. Essendo la pi debole, doveva ristabilire l'equilibrio mettendo pi ardore e
pi astuzia nel combattere. Cos spesso si spingeva troppo in l - troppo
spesso! - col dare calci, graffi e tirate di capelli e qualche volta morsicate, cose che Santiago dichiarava indegno e sleale e che lui, da parte sua,
non aveva mai fatto. Al che Marta replicava che lei non sapeva servirsi
dei suoi pugni come lui e che non aveva altrettanta forza.
Comunque stessero le cose, le liti duravano sempre poco. Al primo
pretesto, alla prima goccia di sangue che l'unghia di Marta facesse apparire sulla guancia o sulla mano di Santiago, alla bench minima traccia di
graffiata, il combattimento cessava immediatamente e alla collera pi
violenta succedeva, senza nessuna transizione, la sollecitudine pi ossequiosa e il pi tenero affetto; prova che la rabbia era soltanto apparente,
un'occasione per soddisfare questa necessit di muoversi e gesticolare,
molto naturale tra i giovani esseri pieni di vita e di salute, bambini, cuccioli o gattini. Perch i gattini, esattamente come i bambini, giocano a
suonarsele, ma si vede bene che non si fanno male e che tutto finzione.
Prendano esempio i bambini dai cani e dai gatti e tutto sar finzione anche per loro. Cos, alla minima comparsa di una ferita, Marta la'iciava
immediatamente la presa della unghie e si convertiva in sollecita infermIera.
- Oh il mio povero Santiago, esclamava; ti ho ferito! Sanguini! Sanguini!
- lo, no, non ho niente! Dove?
Fingeva di non vedere la gocciolina rossa e non sentire il danno, come
un uomo forte.
- Oh! Che cattiva che sono! Ti ho ferito! Non volevo farlo, sai? Sei arrabbiato con me? Perdonami!
- Cosa? Ma se non ho sentito nulla. Al contrario, devo averti fatto male
io, perch te le ho date molto forte.
- Tu? Ma va! Ma se non osi picchiare. Combatti come una gallina.
E riprendeva la lite per chiarire chi dei due avesse fatto pi danni.
La verit era che non si erano fatti male e che erano entrambi felicissimi di avere questo pretesto per fare la pace. Marta si affannava attorno
al suo ferito, pretendendo che la lasciasse fare, malgrado i dinieghi del
lO

puziente, lavava la ferita (che esisteva solo nella sua immaginazione) e


appiccicava un pezzetto di carta gommata e lo sgridava perch stesse
fermo; insomma, gli accudiva come una vera mamma. Con molta seriet
gli prendeva il polso per assicurarsi che non avesse la febbre e lo costrin81!va a bere acqua zuccherata. Era un'occasione per giocare al malato.
Santiago si vergognava un po' di questi giochini, ma lasciava fare perch vedeva che ci dava grande piacere a Marta.
Credo addirittura che questa feriva l'amichetto solo per il piacere di
curarlo in seguito.
Una volta terminata la lotta e curata la ferita, si davano la mano con
effusione, si baciavano come buoni camerati e poi si intrattenevano in
giochi pi pacifici. Infine, arrivata l'ora della partenza, si salutavano fino
alla prossima domenica, lamentandosi che un giorno cos bene impiegato
fosse trascorso cos in fretta.
Mai queste tempeste lasciavano il bench minimo rancore nel cuore
dei due contendenti. Perch dovevano farlo? Nelle loro beghe non c'era la
minima malignit, ma solo un po' di crisi compensate da un grande affetto. I bambini - rispetto a qualsiasi adulto - sono come i giovani
animaletti: i loro giochi prendono quasi sempre la forma di combattimento; finch conservano il carattere amichevole, non vi nulla da dire.
Fa bene muoversi, far funzionare i muscoli per arrivare ad essere forti e
robusti.
E' anche bene abituarsi ai colpi, per non temersi se in seguito uno si
trova esposto a riceverli. Ma il pi bel coraggio non il coraggio fisico,
di cui sono capaci gli imbecilli e i bruti; il vero valore quello intellettuale e morale, che non teme le idee nuove n retrocede davanti a un atto
giusto.
Diciamo anche, per scusare i nostri due amici, che non strano che un
bambino e una bambina non si intendano sempre nei loro giochi: Marta
vuole giocare a bambole o alla scuola, Santiago vuole giocare a cavalli o
a palla. Chi vincer? Ciascuno sostiene animatamente la propria opinione.
Questo un loro diritto.
Ma nessuno vuole cedere.
Non starebbe bene.
Allora si arrabbiano e si ostinano con parzialit e malafede. Questo
stupido! Non si dovrebbe fare mai ... Ma gli adulti hanno diritto a tirare
sassi sul tetto dei bambini? Sarebbe meglio che incominciassero col correggersi, non vi pare?
Nessuno vuole desistere da ci che ha detto e la discussione si
avvelena fino all'ira, fino alle botte. E' la storia di tutte le battaglie tra
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bambini e di tutte le guerre tra gli uomini. Solo che tra i bambini il male
non grande, perch quasi sempre hanno buon cuore, fanno subito la pace e si abbracciano. Prendano esempio gli adulti dai bambini! Ma tra le
nazioni la cosa ha ben altre conseguenze: la morte di milioni di uomini,
donne e bambini; la disgrazia e la rovina di tanti altri; e quando si fa la
pace sempre una pace menzognera, una pace di rabbia e di odio che dura poco, appressandosi a dar luogo a nuovi crimini e a nuove disgrazie.
Quanto vergognoso e quanto stupido!
Bambini, miei piccoli lettori, miei cari amici; abituatevi ad essere
buoni oltre che forti; perch se non vi abituate fin d'ora, non lo sarete
mai. Non bisogna essere deboli, perch si deve resistere al male; ma importa innanzitutto essere buoni e giusti, per mettere la forza solo al servizio delle buone cause. Bambini, perch l'umanit progredisca. perch la
societ arrivi ad essere pi equa e la vita pi bella, bisogna che quando
sarete uomini e donne, sarete migliori di coloro che vi hanno preceduto.

IL DENARO
Si domandato agli alunni che cosa ne pensino del denaro in questa
forma: "II denaro benefico o dannoso alla societ? E' indispensabile?
Supponendo che venga abolito, come potremmo acquisire quello che
serve per soddisfare le nostre necessit?"
Abbiamo sotto gli occhi 32 risposte di bambini e bambine dai 9 ai 13
anni e tutti unanimamente considerano dannoso il denaro; tutti lo considerano essenzialmente superfluo, anche se alcuni riconoscono che nel1a
societ attuale indispensabile e perci va condannato all'abolizione e
sostituito con altra forma sociale pi razionale e giusta.
Prescindendo da quanto troviamo ripetuto nella affermazioni, negazioni e argomentazioni in cui concorrono molti dei consultati, indubbiamente perch non sono ancora vittime di un certo genere di pregiudizi e
domina il puro buon senso derivante dalla fioritura naturale dell'intelletto,
le gemme spontanee del giudizio di questi bambini sono belle, cos ingenue come sono giuste, contenendo insegnamenti che trattengono l'uomo
dalla ragione viziata dai convenzionalismi e pregiudizi dominanti, inducendolo a sottoporre credenze radicate all'esame di un nuovo atto di giudizio e facendogli considerare l'opportunit di scartarle o sminuita e indebolita l'antica fede.
In conformit con le tre domande, vi sono tre ordini di risposta che
esponiamo riassunti qui di seguito:
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I o 11 denaro nocivo alla societ; per causa sua esiste il capitalismo tirannico e il conseguente sfruttamento; per causa sua c' chi dice devi
essere mio schiavo e lavoratore. II denaro ha facilitato lo scambio dei
prodotti, ma ha reso possibile l'accumulo del capitale; senza di esso
non si potrebbero soddisfare tutte le necessit di tutti gli uomini, ma
con l'accumulazione capitalista si verifica il monopolio che produce
fame e miseria. II denaro uno stimolo al male perch col denaro si
pagano le male fatte; eccita l'invidia e l'avarizia; impedisce il progresso; base della societ attuale; tra gli altri mali ha prodotto quello
che consiste nel credere che non si possa avere e non si avr mai
un'altra societ pi giusta; infine, per causa del denaro si hanno gli
sperperi del ricco e l'umiliazione imposta al povero che riceve un'elemosina.
20 Il denaro non indispensabile, perch il denaro non si mangia, non si
beve n serve per vestirsi n per ripararsi n materiale n attrezzo per
lavorare; col denaro o senza, le cose utilizzabili per il nostro sostentamento conservano sempre le stesse propriet; chi vivr in un deserto
con la borsa piena di denaro morirebbe malgrado tutto.
3 o Senza il denaro e col lavoro in comune otterremmo il necessario per
soddisfare le nostre necessit, tutti sfruttando il lavoro prodotto da
tutti; senza il denaro esisterebbe l'uguaglianza: tutti si aiuterebbero
reciprocamente; nessuno mancherebbe del necessario e tutti consumerebbero di tutto senza limitazione e senza abusi. Senza il denaro vi sarebbe la solidariet che render ricchi tutti.
Da questo estratto, che appare come risposta univoca alle domande
poste, risulta il pensiero principale d ciascuno e parte e talvolta la totalit
della maggioranza; poich tutti gli alunni concorrono in un medesimo
ordine di idee, per loro naturale assenza di pregiudizi e in virt del sistema di insegnamento che consiste nel fornire nozioni positive comprovabili e sempre dimostrabili, la logica naturale li porta semplicemente ad
una unica conclusione. Per questo pensano e affermano con energia, superano, come se non esistessero, i distinguo e le circonlocuzioni convenzionali generalmente usati in questi assunti, che non sono altro che concessioni all'ingiustizia e all'errore e vanno direttamente a ci che considerano giusto e veritiero.
Cos risultato questo lavoro, che contiene elementi importanti di critica e di economia sociale.
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LA CRESCITA
- Oh che bambino alto! Come sei cresciuto dall'ultima volta che t'ho visto!
- Sei centimetri in un anno.
- Va in fretta. E quanto al minuto?
- Non lo so esattamente; non sar gran cosa, senz'altro. Per si pu misurare.
- Bah, accontentiamoci di sapere quanto cresce al giorno. Calcolamelo a
memoria e subito.
- Sei centimetri l'anno sono 1/2 centimetro, ossia 5 centimetri al mese, un
millimetro in sei giorni, 1/6 di millimetro al giorno.
- Molto bene! Cos mi piace che mi rispondono; sapere calcolare cos,
rapidamente, in ogni circostanza, la scienza che colloco subito dopo il
"sapersi comportare bene" di Herbert Spencer. Questi due talenti vanno
in buona compagnia, aiutandosi reciprocamente. Sai quanto 1/6 di millimetro?
- E' quasi come lo spessore di un foglio nonnale.
- Supponiamo, se ti pare, come quello di un francobollo.
Per cui se all'inizio dell'anno avessi preso un oggetto qualsiasi, un manichino o un palo della tua altezza, e avessi collocato in cima un francobollo ogni giorno, avrebbe conservato sempre la stessa altezza? Credi che
tu cresca in uguale misura?
- No, no; io mangio e questo mi fa crescere in ogni senso; mi faccio alto e
robusto.
- Ottimo! La tua alimentazione, almeno una parte, dopo un viaggio abbastanza complicato, i cui particolari conoscerai in seguito, entra nel corpo
e fa crescere ciascuno dei suoi elementi. Il nostro immaginario manichino
sarebbe cresciuto per giustapposizioni e tu cresci per interposizione. Ricorda queste due idee e se pu anche le due diaboliche parole di cinque
sillabe che, per rappresentarle, hanno inventato degli intransigenti latinisti. - Sai anche come aumenti di peso?
- Non c' in casa bilancia abbastanza potente per me; mi sono pesato pochissime volte, quando ho avuto occasione e non ho annotato n il peso
n la data.
- Male; sarebbe stato molto opportuno.
- Ricordo che per qualche tempo pesavano mio fratellino con un apparecchio molto semplice chiamato pesa-bambini e dicevano che aumentava di
25 grammi al giorno.
- Il piccolino meriterebbe un bel voto; ma avr avuto la prudenza di moderarsi ....
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Infatti, se aumentasse di 25 grammi al giorno, farebbe un etto ogni 4


giorni e 90 etti ossia 9 kili all'anno. A dieci anni peserebbe 90 kili pi che
alla nascita. Con la met sarebbe gi enorme.
Benissimo, mio caro amichetto, vedo che ti piace fare rapidamente calcoli approssimativi, del che mi rallegro vivamente, perch un ottimo
mezzo per occuparsi delle cose; tanto pi considerato 1'inconveniente che
questa scienza senza calcolo diffusa da cattivi volgarizzatori, ingannatori del popolo, veri malfattori. Per concludere questa prima conversazione, che continueremo con piacere, atteniamoci ad una decina di
grammi al giorno, aumento di peso opportuno per un bambino della tua
et, per aspetta un momento: Hai sentito parlare dei globuli del sangue e
delle loro dimensioni?
- Si, un giorno ci hanno insegnato con le proiezioni luminose; sono piccoli dischi piatti, assottigliati al centro, e ci hanno detto che il diametro
massimo non superava 1/120 di millimetro.
- Buona memoria! Ebbene, per facilitare i calcoli approssimativi, perch
in questi assunti una finta precisione sarebbe un imbroglio, ammettiamo
che un centinaio del1e molecole che compongono il tuo corpo, collocate
una accanto all'altra in ogni senso, occupa 1 millimetro: quanto rappresenterebbero i tuoi lO grammi o i tuoi lO centimetri cubici di aumento
giornaliero?
- Cento volte 100 volte 100, ossia, un milione al millimetro cubo; mille
volte al centimetro cubo ossia lO milioni al giorno.
- Benissimo, benissimo. Arrivederci, mio giovane e valente amico; racconta ai tuoi compagni la nostra conversaZione, perch voglio che si interessino.
P.S. E' ci che accadde.
P.R.

I SELVAGGI
Le raccolte scientifiche ci portano una notizia del pi alto interesse. I
fratelli Sarrazin, viaggiatori indefessi e costanti nelle loro ricerche, hanno
scoperto neU'isola di Celebes, dove svolgevano i loro studi, una trib di
"uomini delle foreste" che non conoscevano l'uso del fuoco. Vivendo in
una parte dell'isola dove non esistono vulcani, i Ta-Ota non avevano visto neppure neUe immediate vicinanze o dintorni n fiamme, n scintille,
n scorie ardenti n mai il fulmine aveva illuminato le loro umidi selve. E
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in altra terra equatoriale, in Papuasia o Nuova Guinea, il viaggiatore


russo Miklouklo-Maklai era vissuto tra indigeni che affermavano che conoscevano il fuoco solo da poche generazioni; ma ci appariva dubbio e
gli etnologi professavano come tesi indiscutibile che l'et del propiro, o
prima del fuoco, era terminato per tutti gli uomini da tempo immemorabile. Si ingannavano. Nella moltitudine dei gruppi sociali sparsi per la
superficie del pianeta si pu osservare tutta la serie di civilt, cos come
si sono sviluppate nella successione delle ere, dalla forma pi rudimentale e semplice alla pi infinitamente complessa. E tra i pi retrogradi di
questi uomini ce n' di cui ci si pu domandare se fanno parte della primitiva animalit o se si pu vedere in loro un rappresentante di questo
genere umano che abbiamo qualificato "signore dell'universo".
Per il momento, non sembrerebbe proprio che i Ta-Ota del Celebes si
debbano contare tra i "re della creazione". Se il loro dominio degli elementi, tuttavia, non si elevato sino alla conoscenza e all'uso del fuoco,
la loro capacit di coordinazione intellettuale non gli ha permesso di
classificare gli oggetti fino al numero di tre e tanto meno sembrerebbe
che il loro senso del mistero e dell'aldil permetta di vedere in loro gli
"animali religiosi" di Quatrefagas. Questi uomini delle foreste, acquattati
nei loro nascondigli e nella boscaglia. sufficientemente alimentati dai
frutti. radici. gomme e midollo che gli fornisce la selva, vivono e
muoiono in pace, senza lotte intestinali e. finora, senza guerre con i vicini. Hanno appena fatto conoscenza con le trib limitrofe e c' da chiedersi se il loro incontro con "fratelli umani" contribuir a renderli felici.
A prima vista pu apparire sorprendente che questi aborigeni cos
scarsamente sviluppati per cultura siano nati in una regione cos ricca di
prodotti spontanei, tanto favorita dalle condizioni climatiche e fecondit
del suolo. L'insieme dell'arcipelago pu considerarsi regione per eccellenza della forza e della bellezza creatrice e l'isola di Celebes in particolare di tutte le terre indiche quella che meglio risponde, per la magnificenza e bellezza dei suoi paesaggi, per lo splendore della sua vegetazione
e per la variet delle sue specie vegetali e animali, all'idea che il poeta si
fece del paradiso terrestre; quello il luogo di elezione cos perfettamente adattato a tutte le necessit e a tutti i godimenti dell'uomo dove
benessere e felicit non saranno turbati se non per capriccio dell'uomo
stesso. L'Insulindia la parte di terra dove nacquero e vivono alcune
delle specie pi rimarchevoli tra le grandi scimmie antropoidi; la regione dove sono stati trovati recentemente i resti fossili dell'essere intermediario in cui gli antropologi vedono l'anello di congiunzione tra i pitechi e
l'uomo. E' quella che fu culla dell'antropopiteco; l che l'umanit prese
coscienza di se stessa.
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Senza dubbio, nell'isola pi bella di questa regione esuberante di vita


creatrice dove i viaggiatori scoprono il popolo che tra tutti i primitivi
pare essersi collocato al posto pi umile entro i limiti della cultura. Il
futto sembra a prima vista inspiegabile, se non si tiene conto che proprio i
vantaggi di un terreno fertile sono quelli che mantengono gli uomini delle
foreste nel loro stato sociale originario. Hanno di che mangiare e ripararsi, la dolcezza del cielo e la generosit della terra; non hanno quindi
bisogno di ingegnarsi per cercare altrove o l stesso condizioni migliori di
esistenza; nessuna preoccupazione del loro destino li conduce a scoprire
prodotti, procedimenti o strumenti nuovi; di secolo in secolo vanno vivendo soddisfatti della loro sorte; la vita gli dolce, perch dovrebbero
commettere la pazzia di volere cambiare?
Ma l'immutabilit della vita sociale dei Ta-Ota non si spiega unicamente con la facilit della vita materiale che la benevola natura elargisce.
Questi disgraziati furono "nazionalisti" molto pi logici e perseveranti
che quelli dell'Occidente, che si agitano Da Parigi a Chicago e da Londra
alla Costa Azzurra.
Gli uomini delle foreste vivevano come timide bestie, cercando di non
fare rumore perch non li scoprissero i cacciatori di passaggio, badando a
nascondere il posto dove dormono e di non lasciare la minima traccia
quando fanno le loro scorribande in cerca di cibo. Abili nel trovare luoghi
nascosti dove nessuno potesse seguirli, fuggivano 1'uomo temibile che
maneggiava giavellotto e coltello. Cos riuscirono a sopravvivere e a conservare la specie, ma certamente senza apprendere nulla; non godettero,
come gli altri uomini, del frutto dell'albero della vita.
Per almeno rientrano, malgrado s stessi, nella grande assemblea
degli esseri umani. La guerra non li ha saputi sconfiggere, la scienza li ha
scoperti. Vogliano o non vogliano, apprenderanno a conoscere il fuoco,
conteranno con le dita e disegneranno figure nella sabbia dei fiumi; vedranno case, barche, navi; diventeranno compagni degli uomini della
spiaggia, del mare e dei continenti; si mescoleranno con i discendenti di
mille altri popoli e si perderanno come razza distinta, non come individui,
nella grande moltitudine degli uomini intermescolati. E quanto ai
"nazionalisti", per loro si pu predire ugual destino. Per quanto facciano,
svaniscono le frontiere tra le nazioni.
ELISEO RECLUS

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CONFERENZE DELLA ESCUELA MODERNA


Nella conferenza del giorno 3 il Dr Martinez Vargas prosegu l'esame
della difterite.
. Rese chiara idea degli effetti del siero antidifterico, spiegando in cosa
consista l'immunit. Una volta noto il microbo che causava l'infermit e
sapendo che, oltre a formare membrane capaci di asfissiare il paziente,
avvelena il sangue con le sue tossine, furono svolti dei lavori per scoprire
un animale il cui sangue vi fosse refrattario e si trov la capra; ma questa
non pu fornire la quantit necessaria e si pens in seguito di prendere un
altro animale che, avendo il sangue in condizioni identiche, potesse soddisfare tutte le esigenze; e si trov il cavallo. In effetti, preparato il sangue e separato il siero dal coagulo che formano i globuli rossi, si inietta ai
difterici o, in caso di epidemia, ai bambini come mezzo preventivo, con
conseguente immunit; nel primo caso definitiva, oltre alla guarigione;
nel secondo, solo per ventun giorni.
Fece poi delle interessanti considerazioni sui benefici della scienza e
la generosit degli scienziati che, diversamente dagli industriali, mai pensano di sottoporre le loro scoperte sotto il riparo egoista del privilegio di
invenzione e inculc all'auditorio la soddisfazione immensa di vedere
dominata interamente un'infermit mortale.
Termin, come di consueto, esaminando lo stato sanitario degli alunni.

Il Dr De Buen spieg nella conferenza del giorno lO la gita recentemente fatta a Montserrat in compagnia del nostro direttore e degli insegnanti.
L'escursione prese il via da Olesa, nel cui immediato circondario si osserva un insieme di fenomeni geologici dei pi notevoli e straordinari che
si possa trovare e a cui si deve la frequente visita di commissioni e notabili scientifici.
Spieg la teoria della formazione e divisione dei terreni; come agiscono le perturbazioni ignee o acquatiche, alterando la normalit dei diversi
strati di sedimentazione; manifest come in quel ridotto spazio si vedono
strati orizzontali, obliqui, verticali e obliqui inversi e dimostr che ci
che ha determinato l'esistenza di quel troncamento di linee, come per la
formazione della montagna di Montserrat, la poderosa azione delle acque, fluviali o marittime,

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puddinghe o conglomerati di roccia, ghiaietta e fango indurito, che


costituiscono i caratteristici cumuli della celebre ed eccezionale montagna. Osserv la notevole circostanza di vedersi Il chiaramente, come non
si trova in nessun altro paese conosciuto, le zone di contratto, cos definite dagli zoologi e in cui si vedono i limiti di uno strato geologico bruscamente interrotto e confinanti con altro di tutt'altra formazione e natura, e
concluse la conferenza presentando una serie di istantanee della gita in
proiezioni luminose, che dimostravano i fenomeni geologici spiegati.
I bambini e i presenti che stipavano la sala manifestarono il loro compiacimento.

Nella conferenza del 17 il Dr Martinez Vargas dissert sul tetano, inferITt gravissima, si pu dire incurabile, in quanto quasi impossibile
applicare opportunamente il rimedio, diffuso tra coloro che accudiscono
ai cavalli e tra coloro che per ignoranza delle regole pi elementari di
igiene si trovano in pericolo imminente.
A riprova di ci cit il caso di una infezione tetanica occorsa a un
bambino di Barceloneta che, andando scalzo per la spiaggia, si fer a un
piede; il giorno seguente, mal calzato, entr in una stalla e l contrasse
inconsciamente l'infezione.
Due giorni dopo si ebbe la prima manifestazione del male. consistente
in una specie di crampo nella regione corrispondente alla ferita, che si
aggrav di notte; il giorno dopo fu ricoverato all'ospedale e, completamente irrigidito, vi mor tra atroci sofferenze.
Dalla ferita al piede di quel bambino si prese una goccia di pus che,
opportunamente coltivata. forn una colonia di microbi che il conferenziere present al ITcroscopio e che i bambini e i convenuti poterono osservare.
Il ITcrobo tetanico ha preferenza per il cavallo e poich il contatto con
esso tanto frequente per l'uomo, il pi lieve graffio sul1a pelle o l'usanza
dei bambini di toccare polvere e terra per poi toccarsi la bocca con le dita,
un pericolo costante.
In certe regioni dell'America ci fu una specie di epideITa che uccideva
i neonati fino agli otto giorni. Studiata la situazione da una comITssione
scientifica di Nuova York, si scopr che si trattava del tetano e che la
causa consistev nell'usanza di toccare con la terra il corpo dei bambini.
Con la conseguente sollecitazione a]]a pratica della pulizia igienica
esposta con magistrale semplicit, ebbe terITne la conferenza che lasci
impressionato l'auditorio.
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La conferenza del giorno 24 venne tenuta dal Dr De Buen che a titolo


di ripasso e conferma delle nozioni, dissert sulla cellula.
La mancanza di mezzi di osservazione e la necessit di attenersi a osservazioni incomplete nei periodi antecedenti l'invenzione del microscopio, indusse a prendere per unit vitale un essere vivente qualsiasi, pianta
o animale; ma gli studi successivi effettuati con l'aiuto di un mezzo di
analisi cosl potente confermarono l'esistenza della cellula come punto
iniziale di tutta la vita, trovando, nella facolt di adattamento e di dividersi per riprodursi, la spiegazione della formazione degli esseri in virt
delle leggi di adattamento, eredit e selezione.
Fece delle considerazioni interessantissime sulle circostanze che influiscono il modo di aggregarsi delle cellule, non solo in conformit con
dette leggi, ma anche secondo l'ambiente; parl, ad esempio, dei vegetali
di una medesima specie che si innalzano smisuratamente in luoghi privi
di aria e di luce, come se una volont cosciente li spingesse ad aggirare
gli ostacoli e di altri che si adagiano nella volgare normalit trovandosi in
condizioni favorevoli allo sviluppo; e partendo dal particolare al generale, present, con la difficile facilit che distingue il conferenziere, la
semplice quanto grandiosa sintesi che forma la Natura.
I bambini e il pubblico che riempivano la sala si dimostrarono soddisfatti di fronte all'esposizione di quelle idee, che allontanavano la superstizione e l'errore dogmatico e rappresentavano un orientamento razionale
per la vita e il pensiero.

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