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Storia riassunto- Inghilterra vittoriana

Storia riassunto- Inghilterra vittoriana

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I progetti dei comunardi e la breve vita della Comune.

Nel settembre 1871 Prosper Oliver Lissagaray pubblicò “La Comune di Parigi. Le otto giornate di maggio dietro le barricate”, in cui vi era un documento che riassumeva il programma di riforme dei comunardi: • Richiesta di riconoscimento e consolidamento della repubblica e l'autonomia assoluta della Comune. L'indipendenza di questa aveva come limite l'autonomia delle altre comuni. • I diritti della Comune sono: ◦ voto del bilancio comunale degli incassi e delle spese e la fissazione e ripartizione delle imposte; ◦ direzione dei servizi locali, della polizia interna e dell'insegnamento; ◦ amministrazione dei beni della Comune; ◦ la scelta (per elezione o per concorso) con responsabilità e diritto permanente di controllo, più la revoca dei magistrati e dei funzionari; ◦ la garanzia dei diritti individuali di ogni cittadino e l'intervento permanente dei cittadini stessi nella vita politica, grazie al diritto di poter manifestare le proprie idee; ◦ infine la richiesta di avere una propria difesa urbana. La Comune fu accusata di voler distruggere l'unità francese raggiunta dopo la rivoluzione, ma essa considerava questa unità imposta dal potere e ne proponeva un'altra a cui si poteva decidere liberamente se appartenere o meno. Nonostante tutto però la Comune ebbe vita molto breve, infatti poche settimane dopo fu inviato un esercito da Versailles che lottò contro i parigini per diversi giorni, fino alla loro sconfitta. Anche se la fine della Comune fu tragica essa diede tuttavia un grande impulso al movimento operaio.

4. L'Inghilterra vittoriana.
La “padrona del mondo”: la politica coloniale ed europea.
L'Inghilterra nella seconda metà dell'800 era considerata la prima potenza mondiale, e il suo obbiettivo nei primi decenni del regno della regina Vittoria fu: • Potenziare la supremazia economica, tramite una politica coloniale aggressiva: ◦ Estese i propri domini imperiali in Australia, Nuova Zelanda, Africa e Asia; sottomettendo del tutto l'India. ◦ Grazie alle guerre dell'oppio la Cina fu costretta ad aprire le proprie frontiere. ◦ Conquistò nuovi territori in Australia e Africa che furono rapidamente colonizzati dai bianchi, i quali sterminarono le popolazioni indigene per le proprie attività economiche. • Mantenere stabilità politica sia interna che estera, infatti l'Inghilterra si impegnava a mantenere la pace in Europa per evitare che i disordini europei ostacolassero i suoi piani espansionistici. E infatti quando la Russia volle conquistare i Balcani la Gran Bretagna intervenne, e allo stesso modo favoriva il processo di unificazione nazionale italiana e tedesca.

Il riformismo e gli interventi del governo in economia.
In politica interna sia il conservatore Benjamin Disraeli che il liberale William Gladstone optarono per la stessa linea, e cioè evitare che tensioni politiche fra borghesia e classe operaia diventassero preoccupanti e avviarono una serie di riforme per salvaguardare lo sviluppo economico e per migliorare le condizioni di vita del lavoratore. Infatti: • Venne esteso il diritto di voto (in base al censo, 3 milioni di inglesi potevano votare) e fu favorita la formazione di sindacati. • Fu introdotto lo scrutinio segreto nelle elezioni, abolendo anche i divieti legali alle attività sindacali. • Venne avviata l'organizzazione delle scuole elementari pubbliche. • Anche il commercio fu facilitato eliminando il sistema di protezione doganale e favorendo la nascita delle “società anonime” (le società per azioni). Grazie a queste società un gruppo di persone poteva iniziare un'attività imprenditoriale limitando i danni in caso di fallimento. In questo modo i capitali si concentrarono nelle mani di pochi perché con l'emissione di azioni banchieri e industriali riuscivano a canalizzare il capitale dei piccoli imprenditori; inoltre grazie alla Banca d'Inghilterra lo stato riusciva a dirigere la politica finanziaria di tutta la Gran Bretagna. Ma questa politica riformatrice fu interrotta dalla “questione irlandese”: da quando l'Irlanda era entrata a far parte del regno britannico c'era sempre stato uno squilibrio fra lei e l'Inghilterra, che portò a delle tensioni sociali non indifferenti; infatti la povertà dell'Irlanda portava vantaggio all'Inghilterra che la usava per la manodopera a basso costo. In seguito alla crisi del 1846 la situazione di tensione si accentuava e Gladstone propose una riforma agraria che togliesse le terre ai latifondisti per dividerle fra i contadini, solo che questa proposta fu respinta e il governo inglese mandò via Gladstone, facendo tornare al potere il conservatore Disraeli.

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