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Giacomo I = Elisabetta I morì nel 1603 senza eredi e così salì al trono Giacomo I, esponente della dinastia scozzese

degli
Stuart, figlio di Maria Staurt. Con lui le corone di Inghilterra e Scozia vennero definitivamente unificate. La Scozia mantenne
il proprio parlamento e le proprie leggi e si conservò anche la Chiesa presbiteriana scozzese (fondata da Knox). Giacomo I
regnò dal 1603 al 1625 e puntò soprattutto a rafforzare il suo potere. Cercò inoltre di indebolire il Puritanesimo, aumentare
le entrate nelle sue casse e incrementò le persecuzioni contro i cattolici, i quali organizzarono la “congiura dei poveri”
(1605) che però fu scoperta in tempo. Il rafforzamento della Chiesa anglicana scontentò anche i puritani e quindi molti di
essi abbandonarono l’Inghilterra alla volta dell’Olanda o del continente americano.
Carlo I = A Giacomo I succedette il figlio Carlo I che regnò dal 1625 al 1649. Carlo I continuò la campagna di Giacomo I.
Pensò di istituire un esercito fisso, sul modello francese, ma per mantenerlo c’era bisogno di tasse. Così chiese inutilmente
al Parlamento di poter introdurre nuove tasse, infatti andava contro un principio della Magna Charta (“no taxations without
parliamentary consent”). Nel 1625 e nel 1626 Carlo sciolse il Parlamento ma nel 1628, fu costretto a suo malgrado a
convocarlo nuovamente, per ottenere il via libera a nuovi prelievi fiscali necessari a finanziare le campagne militari in
Europa. Nel 1628 il Parlamento presentò al sovrano la Petition of Right (Petizione dei Diritti), un documento che il re fu
costretto a firmare, secondo cui il sovrano era tenuto a convocare con costanza il Parlamento, a non imprigionare senza
processo e senza motivo i sudditi inglesi e non imporre tasse senza il suo (del parlamento) consenso. Il re firmò perché
aveva bisogno di ottenere via libera per alcuni provvedimenti che lui chiedeva, ma non mantenne le promesse prese e per
circa dieci anni non convocò più il Parlamento (lunga tirannia). Carlo I intensificò i monopoli ed estese le tasse già esistenti:
clamoroso fu il caso della ship money che era una tassa che le città portuali dovevano pagare per mantenere la flotta e che
venne estesa anche ai comuni dell’entroterra. La strategia del re nel campo giudiziario consisteva nel togliere potere ai
giudici di pace, che erano eletti dalla popolazione. Il re per queste scelte impopolari era molto odiato da una parte
consistente del paese. Avvennero anche molti scandali che contribuirono nella formazione della cattiva fama di cui
godevano gli Stuart tra la popolazione inglese. La maggior parte della gentry era la piccola nobiltà che rappresentava una
classe economica molto attiva) era fortemente avversa al sovrano. Molti esponenti della gentry erano puritani e a fianco di
essi, tra gli oppositori del re, c’erano anche la borghesia che era pesantemente danneggiata dalle scelte del sovrano, gli
abitanti delle grandi città, i non-anglicani e i contadini che possedevano delle terre (i cosiddetti yeomen). Dalla parte del re
rimasero il clero, l’alta nobiltà, una piccola parte della gentry, i contadini delle zone marginali del regno e i braccianti. Carlo I
cercò di rafforzare l’anglicanesimo e nominò molti vescovi per varie ragioni: innanzitutto essi dipendevano direttamente dal
suo potere; in secondo luogo i vescovi andavano a occupare una delle camere parlamentari, quelle dei Lord, sul cui favore
quindi il re poteva contare. Il re era affiancato dall’arcivescovo William Laud nella caccia ai non anglicani. Il re decise nel
1637 di imporre l’anglicanesimo anche alla Scozia tramite il Book of Common Prayer: ciò causò la rivolta degli scozzesi nel
1639. In questo anno, il re si vide costretto a convocare il Parlamento per chiedergli di allestire un esercito all’altezza di
fronteggiare la rivolta, ma l’esito fu negativo e così il re sciolse nuovamente il Parlamento (perciò si parla di Breve
Parlamento). Nel frattempo, la rivolta scozzese proseguiva e ciò obbligò Carlo I a riconvocare nel novembre del 1640 il
Parlamento (Lungo Parlamento). Il Parlamento presentò la cosiddetta “Grande rimostranza”, un documento che stabiliva il
pieno controllo parlamentare sull’esercito. Carlo I considerò inaccettabile questa richiesta e nel gennaio del 1642 con le sue
truppe pensò di arrestare i massimi esponenti dell’opposizione in Parlamento. Questo tentativo di colpo di stato fallì perché
la popolazione di Londra si rivoltò e protesse i membri del Parlamento. Il re fu quindi costretto a fuggire da Londra per
rifugiarsi a York, dove iniziò ad allestire un proprio esercito. Di contro però anche il Parlamento stava raccogliendo un
proprio esercito.
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Oliver Cromwell = La Rivoluzione inglese è chiamata dagli storici inglesi “the Glorious Revolution” in quanto ha dato origine
alla prima monarchia costituzionale europea. Nel 1642 si delinearono 2 partiti: il partito del re (aristocrazia, i cavalieri e la
Chiesa anglicana); l'opposizione parlamentare (ceti in ascesa come gentry, ovvero la media borghesia, i puritani). Nel 1642
la cavalleria fedele al re Carlo, composta principalmente dall'aristocrazia, si scontrò con l'esercito del Parlamento, le Teste
rotonde (espressione solitamente riferita ai puritani). Le forze che sostenevano il Parlamento non erano, comunque,
omogenee ma facevano riferimento a gruppi religiosi e ideologici diversi. In particolare, possiamo individuarne tre: i
presbiteriani, contrari alla struttura rigidamente gerarchica della Chiesa anglicana; gli indipendenti, cioè la corrente puritana
più intransigente, favorevole alla piena libertà di culto per le sette religiose; i levellers (“livellatori”), una corrente
democratica molto diffusa nell'esercito, che chiedeva il rispetto della sovranità popolare e l'estensione del diritto di voto a
tutti i maschi adulti e liberi. L'ala estrema di questo raggruppamento era costituita dai cosiddetti diggers (“zappatori”), che
invocavano l'abolizione della proprietà privata. Londra e il sud caddero in mano alle teste rotonde, Nottingham e il centro in
mano al re. I cavalieri avanzarono, senza giungere però a conquistare, in due anni di guerra, la città di Londra; questo
perché le teste rotonde cominciarono a conseguire alcune vittorie, grazie soprattutto a un nuovo capo militare puritano ed
esponente della gentry: Oliver Cromwell. Cromwell ideò il reparto degli Ironsides (cavalleria corazzata, letteralmente
“fianchi di ferro”), che, nel luglio del 1644, fu determinante nel battere le forze del re a Marston Moore. L'anno seguente,
Cromwell creò l’”esercito di nuovo modello” (New Model Army), il quale, oltre a essere costituito da soldati fanaticamente
convinti della bontà della causa per la quale combattevano, era organizzato in modo efficiente. Nel corso dei due anni
successivi Cromwell riuscì a infliggere alle truppe dei cavalieri una serie impressionante di sconfitte, costringendo il re alla
resa. La guerra civile sembrò concludersi nel 1646, con la Battaglia di Oxford; il parlamento si impegnò a legiferare per lo
smantellamento dei sistemi feudali, sancì l'istituzione della proprietà privata e la legittimazione delle recinzioni; vennero
smantellate le figure dei vescovi, e con essi la chiesa anglicana, a favore di un modello presbiteriano.Nell'ottobre del 1647 si
tenne a Putney (presso Londra) un'assemblea generale dell'esercito, dalla quale scaturì un dibattito significativo a proposito
del suffragio. Il dibattito vide contrapposte le posizioni più moderate dei sostenitori di Cromwell, che riservavano il diritto di
voto ai soli proprietari terrieri, anche piccoli, e dei livellatori, favorevoli all'estensione del diritto di voto a tutti gli uomini
liberi. I livellatori proposero un documento, il Patto del popolo, per ottenere una pace sicura fondata sul principio del diritto
comune e della libertà. Il testo esprimeva un tentativo di riforma costituzionaleradicale, fondato sull'estensione del diritto
di voto e la ridefinizione della ripartizione del territorio in contee, città e borghi. Mentre si svolgeva il dibattito, Carlo I riuscì
a fuggire in Scozia, dove venne aiutato a riprendere l'offensiva contro il Parlamento inglese. Il New Model Army, però,
intervenne ancora una volta, sconfiggendo definitivamente a Preston (1648) la coalizione filomonarchica. Carlo fu
consegnato dagli scozzesi al Parlamento inglese. A questo punto, Cromwell e gli altri capi militari epurarono il Parlamento
dalle forze ostili all'esercito (a cominciare dai presbiteriani). Abolirono, inoltre, la Camera dei Lords e cercarono la
collaborazione con i livellatori, il cui numero era notevolmente aumentato fra i soldati. Nel gennaio del 1649 si tenne il
processo al re, che si concluse con la condanna a morte per alto tradimento e la sua decapitazione. L’Inghilterra si avvio
quindi a diventare una repubblica.
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*Sull'onda emotiva della cattura del re, dopo il suo tentativo di fuga, la monarchia fu abolita e, fra il 1649 e il 1653 il paese
divenne nominalmente una repubblica, una vera rarità nell'Europa del tempo. La repubblica venne denominata
il Commonwealth d'Inghilterra, Scozia ed Irlanda, anche se tutti i resoconti concordano nell'indicare che Cromwell, durante
quegli anni, governò a tutti gli effetti come un dittatore militare. Con la scomparsa del re e dei suoi sostenitori venne a
mancare il motivo principale del consenso coagulatosi intorno a Cromwell, e le varie fazioni presenti in parlamento avevano
presto cominciato a contrapporsi l'una all'altra. Seguendo la stessa procedura adottata dal re detronizzato (che aveva
causato lo scoppio della guerra civile), Cromwell sciolse il parlamento repubblicano nel 1653, e assunse in prima persona il
controllo diretto del paese con i poteri di un vero e proprio dittatore, forte della popolarità e dell'appoggio incondizionato
da parte di quell'esercito che lui stesso aveva creato durante la guerra civile. Morì nel 1658; Cromwell aveva nominato,
nel 1657, suo successore il figlio maschio Richard. A due anni di distanza dalla morte di Cromwell, ufficialmente attribuita a
malaria, il parlamento restaurò la monarchia incoronando Carlo II, poiché Richard Cromwell si era dimostrato un
"successore non all'altezza" ed era stato costretto alle dimissioni e all'esilio.
La gloriosa rivoluzione (o seconda rivoluzione inglese), avvenuta nel 1688-1689 in Inghilterra, viene erroneamente chiamata
così perché si crede avvenne in modo sostanzialmente pacifico senza nessuno spargimento di sangue; in realtà durante la
rivoluzione avvenne l'uccisione di molti irlandesi cattolici. Essa diede inizio al governo di Guglielmo III d’Inghilterra e sua
moglie Maria II Stuart e scandì l'inizio di una monarchia costituzionale che con la Dichiarazione dei diritti (Bill of Rights -
1689) riconobbe le prerogative del Parlamento e i limiti posti all'autorità regia. Al re rimase sostanzialmente il potere
esecutivo.*
Carlo II = La restaurazione della monarchia non comportò il ritorno all’assolutismo ma le tensioni ricominciarono ben
presto. In questo clima di nervosismo, il Parlamento approvò il Test Act che impediva ai cattolici di esercitare funzioni
pubbliche, e l’Habeas Corpus Act che sanciva il principio dell’inviolabilità personale ovvero che l’imputato deve conoscere la
causa del suo arresto. Negli ultimi anni del regno di Carlo II d’Inghilterra il governo si era basato su un accordo tra la Corte,
da una parte, e la Chiesa e il partito Tory (conservatore), dall'altra, cercando di annientare i loro
avversari Whigs (progressisti). Intorno alla successione del trono di Carlo II d'Inghilterra, ci fu una disputa molto accesa: una
parte del Parlamento non voleva che Giacomo II, fratello minore di Carlo II, prendesse il potere. A questo proposito venne
redatto, nel 1678, il cosiddetto Exclusion Bill il quale proponeva di escludere il duca di York, Giacomo II, dalla linea di
successione a causa della sua fede religiosa, apertamente cattolica. Si pensava, infatti, che una volta preso il potere,
avrebbe usato il cattolicesimo associandolo ad un metodo di governo assoluto, come stava accadendo in Francia.
Giacomo II = Il regno di Giacomo II si aprì con la convocazione del Parlamento, dal quale però, vennero esclusi tutti i Whigs.
Questo Parlamento del 1685 non avrebbe mai garantito a Giacomo II il proprio aiuto durante il suo tentativo di assoggettare
la Chiesa e il paese al cattolicesimo. Giacomo II chiese l'abrogazione del Test Act, il quale faceva sì che i cattolici non
potessero essere eletti per ricoprire cariche pubbliche. Gli inglesi temevano che quello che stava accadendo agli Ugonotti in
Francia, ovvero uno sterminio continuo da parte del re Luigi XIV, potesse estendersi anche all'Inghilterra come effetto della
politica di Giacomo II e quindi una restaurazione del cattolicesimo era inaccettabile per gli inglesi e per questo i Whigs
chiesero aiuto a Guglielmo III d’Orange, nipote e genero di Giacomo II, e di sua moglie Maria II Stuart.
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Guglielmo III = Tutti i protestanti avvertirono la necessità di costituire un unico fronte contro il re: questa unità di spiriti
portò all'affermazione della politica di tolleranza dei Whigs, contro quella dei Tories. Un invito sottoscritto da sette dirigenti
Whig e Tory fu rivolto a Guglielmo III d’Orange, invitandolo a recarsi in Inghilterra per essere incoronato re insieme alla
moglie Maria II, primogenita delle due figlie dell'attuale re Giacomo II. Quando Giacomo II d'Inghilterra rifiutò l'aiuto e la
protezione a lui concessa da parte del re Luigi XIV, suo cugino, Guglielmo III poté servirsi delle sue forze di terra per far
giungere a Torbay, il 5 novembre 1688, un esercito in modo da portare avanti la sua battaglia. Le milizie di Giacomo lo
abbandonarono ed egli decise di non combattere e rifugiarsi in Francia. Nei mesi successivi fu approvata la Dichiarazione dei
Diritti (Bill of Rights), con la quale Guglielmo III e Maria II diventarono ufficialmente re e regina d'Inghilterra. Il precedente
regime diventava una monarchia costituzionale, dove i membri del Parlamento potevano essere eletti liberamente. Inoltre,
con l'Act of Settlement del 1701 veniva stabilita una linea di successione per la Corona: dopo la morte di Guglielmo III
d'Orange il potere sarebbe passato alla cognata Anna Stuart.
John Locke = John Locke nasce nel 1632 in Inghilterra, e vive il turbolento momento storico a cavallo della rivoluzione
guidata da Oliver Cromwel e della decapitazione di Carlo I. Studia a Oxford, dove in seguito insegna, e diventa maestro delle
arti. Qui si occupa della filosofia di Cartesio e Hobbes. A trentacinque anni diventa segretario di un esponente del partito
Whig, e si occupa attivamente di economia e politica. Nel 1667 scrive il "Saggio sulla tolleranza", che è fondamentale per la
separazione tra il potere statale e le fede religiosa. Nel 1682, dopo il crollo della fortuna politica di Lord Shaftesbury per il
suo coinvolgimento in una congiura contro Carlo II, il filosofo si autoesilia in Olanda. Prende qui parte ai preparativi per la
spedizione di Guglielmo d’Orange del 1688 e quindi torna in Inghilterra nel 1689, diventando uno dei principali
rappresentanti della cultura liberale del paese. In questo periodo pubblica anonimamente "L'epistola sulla tolleranza", i
"Due trattati" sul governo, il "Saggio sull’intelletto umano", "Pensieri sull’educazione", i saggi su "La ragionevolezza del
cristianesimo" e la "Condotta dell’intelletto". Nel 1691 si ritira nell’Essex dove vive fino alla morte, occorsa nel 1704.