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La modernità nel pensiero politico della prima metà dell’ottocento

1. Presentazione: scienza industria e società nella riflessione politica del primo ‘800
1.1. La rivoluzione francese: confronto con l’illuminismo e la rivoluzione;
1.2. problemi: tradizionalismo, sovranità, potere temporale e religione, diritti, nazionalismo,
legittimazione, storia;
1.3. La rivoluzione industriale: trasformazioni socio-economiche prodotte
dall’industrializzazione:
1.4. problemi: conflitto sociale, macchinismo, urbanizzazione, benessere e progresso,
ingegneria sociale, scienza e società.
2. Tradizionalismo e liberismo in Francia: la riflessione sulla rivoluzione.
2.1. Burke e la riflessione critica sulla rivoluzione: “Reflections on the revolution in
France”, 1790: limiti rivoluzione francese e confronto con situazione inglese:
2.1.1. astratto razionalismo: rifondare la legalità su base diverse dalla tradizione
costruendo la società sulla base dei diritti naturali frutto di astrazione razionale;
2.1.2. abtitradizionalismo e antistoricità: società fondata su quella continuità di
sentimenti, valori, usi e costumi che si trasmette attraverso al tradizione;
sovvertirla imponendo un ordine fondato su considerazioni astratte dalla realtà
storica ne produce la disgregazione;
2.1.3. modello inglese: restaurazione della legalità e della tradizione interrotta
attraverso la “gloriosa rivoluzione” che ripristina il costituzionalismo e il
liberalismo.
2.2. Joseph de Maistre
2.2.1. Progetto: ripresa del pensiero di Burke in un contesto di risacralizzazione della
società: attraverso la riproposizione di un’immagine dell’uomo, della società e del
potere politico alternativa a quella dell’illuminismo e che rappresentò
l’espressione della filosofia della restaurazione e del rifiuto della modernità;
2.2.2. società fondata su sovranità che ha un’origine trascendente, la libertà politica
conduce all’anarchia ed all’ingiustizia in quanto l’azione umana è priva di valore
perché l’uomo è costitutivamente caratterizzato dal male e dal peccato;
2.2.3. giudizio sulla rivoluzione: evento eversivo dell’ordine naturale e divino della
storia concepita in termini teologici e secondo un’antropologia pessimistica in
cui agire umano = peccato;
 rivoluzione manifestazione del male nella storia: uomo rifiuta dio quale
fondamento della vita sociale e della storia a cui deve adeguarsi e
pretende di divenire libero autore del proprio destino;
 storia frutto provvidenza divina: età moderna è teofobica e pretende di
sostituire dio con la ragione attraverso cui vuole dominare il corso del
della storia peccando di presunzione;
 il processo storico che conduce alla modernità viene concepito come
decadenza: rivoluzione scientifica, illuminismo, rivoluzione determinano
la distruzione dei valori, dogmi, credenze che sono il cemento della
civiltà e producono degenerazione e distruzione che dio ha punito con la
rivoluzione.
2.2.4. il progetto teocratico in “Du Pape”, 1819: giustificazione teologica del potere
politico:
 Dio sovranità trascendente, unica e assoluta costituzione dei popoli
tradizione papato monarchia.
 rifiuto dei concetti di uguaglianza, libero arbitrio, autodeterminazione,
laicità, costituzionalismo, contrattualismo, libertà individuo.
2.3. L’antimodernismo di Louis de Bonald: sistema metafisico contro lo scetticismo che
mina il valore della religione e contro contrattualismo e democrazia che minano l’ordine
sociale.
2.3.1. Dio rivelazione sacra scrittura verità chiesa tradizione sovranità
società
2.3.2. rifiuto contrattualismo: capovolge l’ordine naturale delle cose fecendo derivare
la sovranità da un libero accordo - contratto - tra individui; in realtà la società e il
potere preesistono agli individui e trovano fondamento in dio.
3. Economia politica e società industriale: i fondamenti dell’economia politica: nel XVIII secolo
l’esame dei fenomeni economici diviene disciplina autonoma a partire dall’opera di Adam
Smith, 1776, “Ricchezza delle nazioni”.
3.1. Il progetto complessivo di Smith: costruzione scienza sociale unitaria riferita a
dimensione morale, economica e giuridica, teoria complessiva società.
3.1.1. Teoria etica: rapporto tra benevolenza (self-interest) e altruismo (benevolence),
integrazione di tali caratteri della natura umana:
 esistenza armonia naturale;
 socievolezza umana.
3.2. Il programma smithiano in economia: in cosa consiste, come si forma e si accresce la
ricchezza delle nazioni: la ricchezza è il prodotto netto: parte del prodotto che eccede il
capitale necessario alla riproduzione dei mezzi impiegati nella produzione, ricchezza si
forma nella produzione, non nello scambio.
3.3. capitale e lavoro: Smith ha di fronte la produzione manifatturiera e il rapporto capitale e
lavoro, va oltre la tesi dei fisiocratici della formazione del prodotto netto esclusivamente
nella produzione agricola: fonte della ricchezza è il lavoro.
3.4. Cosa rende possibile produrre la ricchezza netta nel lavoro: la divisione del lavoro: la
specializzazione e distribuzione nella società delle varie funzioni che diminuisce i tempi
della produzione, ne riduce i costi e ne aumenta la produttività.
3.4.1. capitale riunisce in unico luogo i lavoratori;
3.4.2. applica al lavoro le macchine;
3.4.3. aumenta la divisione del lavoro e la produttività.
3.5. La teoria del valore - lavoro: determinazione del valore della merce: distinzione tra
valore d’uso di un bene (utilità per chi lo usa) e valore di scambio (facoltà derivante dal
possesso del bene di acquistare con esso alte merci).
3.5.1. Come si determina il valore di scambio? Qual è l’unità di misura comune a tutte
le merci e produzioni? Il valore di una merce è uguale alla quantità di lavoro che
con essa si è in grado di acquistare , una merce vale il lavoro che può acquistare.
3.5.2. Società precapitalistiche: produttore e proprietario dei mezzi di produzione
coincidono, in questo caso il lavoro incorporato nel bene e il lavoro che il bene è
in grado di acuistare, coincidono;
3.5.3. società capitalista: in questo caso il valore si divide in due parti:
 la prima paga il salario dell’operaio;
 la seconda remunera il capitalista e la proprietà terriera: profitto e
rendita; il lavoro che una merce è in grado di acquistare è superiore a
quello in essa incorporato ed è dato dalla somma di salario, profitto e
rendita.
3.6. Il mercato e la libera iniziativa: ottimismo di fondo di Smith basato sull’esistenza di leggi
naturali che agiscono come una mano invisibile nel produrre una convergenza tra
interesse individuale-egoistico e collettivo garantendo un equilibrio tra domanda e offerta
attraverso il meccanismo della concorrenza.
3.6.1. le condizioni generali di benessere della società tendono ad aumentare anche nel
caso dei lavoratori a condizione che:
 si realizzi l’accumulazione del capitale: aumenti la parte di profitto
destinata all’investimento da parte del capitalista;
 si lasci assoluta libertà all’attività economica dei singoli individui senza
alcun intervento da parte dello stato.
4. L’economia politica di fronte ai problemi della società industriale: il quadro ottimistico
smithiano vedeva come una tendenza naturale la coincidenza tra interesse singolo e collettivo e
tra sviluppo economico e felicità sociale.
4.1. Premessa: di fronte all’impoverimento, ai conflitti sociali, alle crisi economiche che si
manifestano tra XVIII e XIX secolo si infrange il quadro ottimistico e si cerca di
comprendere il passaggio alla società industriale, i problemi che sso comporta e gli
interventi necessari a superarli.
4.2. Robert Malthus: polemica ottimismo illuministico e comunistico e visioni utopiche
futuro umano. “Saggio sul principio di popolazione”, 1796.
4.3. Tesi principale: divario crescente tra popolazione e risorse che produce un progressivo
impoverimento dovuto al fatto che la popolazione cresce in progressione geometrica
mentre le risorse crescono in progressione aritmetica. Tale squilibrio può essere corretto o
attraverso freni repressivi che aumentano la mortalità (carestie, epidemie, guerre) o
attraverso freni preventivi che limitano la natalità (miseria, vizio).
4.3.1. Conseguenza legge di Malthus è che lo sviluppo non è illimitato ma limitato dalla
scarsità delle risorse e si produce un abbassamento del saggio del salario e del
profitto.
4.3.2. Rimedi: politica conservatrice tesa a naturalizzare le diseguaglianze sociali:
 morale: castità;
 politico: scoraggiare matrimoni e riproduzione tra poveri e eliminare
l’assistenza sociale delle classe più diasagiate.
4.4. David Ricardo: 1817, “Principi dell’economia politica e delle imposte”: sintesi teorica
dell’economia politica classica e bilancio sul dibattito intorno all’affermazione della
società industriale. Obiettivo: distribuzione della ricchezza.
4.5. La distribuzione della ricchezza: prodotto sociale diviso in salari profitti e rendite che
corrispondono a tre classi sociali: lavoratori capitalisti e proprietari fondiari.
4.5.1. Problema fondamentale: determinazione leggi distribuzione prodotto, in
particolare determinazione leggi che regolano il saggio di profitto che è centrale
in una società industriale rispetto al saggio di rendita.
4.5.2. Le classi sociali: la distribuzione della ricchezza pone in gioco gli interessi
conflittuali delle diverse classi sociali, in particolare quelli che oppongono
salariati e imprenditori e imprenditori e proprietari terrieri.
4.5.3. TUTTO IL RESTO CHE RIGUARDA RICARDO NON HO FATTO IN
TEMPO A SCHEMATIZZARLO: FATE VOI.
5. Utilitarismo, radicalismo e socialismo in Inghilterra:
5.1. Premessa storico-filosofica: in Gran Bretagna si sviluppano diverse correnti di pensiero
sociale ed economico che superano il pensiero illuministico del ‘700 e i confini del
liberalismo costituzionale e affrontano tematiche legate agli sviluppi ed alle
contraddizioni della società industriale prospettando progetti politico - sociali di tipo
democratico e socialista.
5.2. Il radicalismo democratico inglese: si rifà all’illuminismo ed alla rivoluzione francese:
5.2.1. Thomas Paine: 1792, “Rights of man”. Difende il razionalismo, i diritti
dell’uomo e la democrazia dagli attacchi di Burke sostenendo un modello fondato
su: diritti naturali, democrazia politica, proprietà privata, intervento stato per la
difesa dei ceti più deboli;
5.2.2. William Godwin, 1793, “Political justice”. Si muove su posizioni anarco -
socialiste: società razionale, democrazia diretta, abolizione proprietà privata,
rifiuto potere coercitivo stato.
5.3. L’utilitarismo: si rifà anch’esso all’illuminismo, assume come obiettivo l’organizzazione
razionale della società in vista della pubblica felicità. Legato al nome di Bentham che si
impegnò sul piano teorico e politico per riformare la società inglese con progetti di
riforma carceraria e elettorale.
5.3.1. Jeremy Bentham: progetto teorico e politico formato da una teoria etica, politica
e giuridica fondato su un concetto comune, quello di utilità:
 utilità. Concetto chiave in B. che indica la capacità di una cosa di
preservarci dal male e procurarci il bene. Male e bene sono quindi
identificati con dolore e piacere; utile è quindi ciò che tende a
massimizzare il piacere e minimizzare il dolore.
5.3.2. L’etica come calcolo di Bentham: B. intende l’utile come concetto descrittivo su
cui fondare una teoria etica scientifica e da assumere come principio per valutare
la moralità delle azioni e come regola per orientare l’agire. Alla base dell’agire
umano vi è dunque non il sentimento o astratti valori razionali, ma il self -
interest. L’etica si risolve quindi in un calcolo dei piaceri e dolori che
conseguono all’azione.
5.3.3. L’etica sociale: se la società è la somma degli individui che la compongono,
allora il bene comune è dato dalla somma del benessere dei singoli individui: “la
massima felicità del maggior numero di persone”. Scopo della legislazione è
dunque la felicità sociale.
5.3.4. La teoria sociale:
 rifiuto giusnaturalismo e contrattualismo: i concetti di diritto di
natura e legge di natura sono finzioni, in natura non esistono leggi e
diritti, ma solo fatti. Le leggi sono frutto di una volontà consapevole e
sovrana.
 la legge si giustifica e fonda non su diritti naturali, ma sul calcolo della
sua utilità e sui vantaggi che comporta.
 il contratto sociale non è il fondamento della sovranità su cui si base
l’obbligo del cittadini di sottoporsi ad essa. L’obbligazione verso la
sovranità è continuamente riveduto in base al principio di utilità.
 limiti rivoluzione francese: aver preteso di costruire la società non a
partire dal calcolo dei vantaggi e dei costi concreti, ma da concetti e
norme astratte.
5.3.5. Fini della società: fine generale è il perseguimento della felicità per il maggior
numero possibile di persone. A tale fine generale si accompagnano quattro fini
particolari: sussistenza, sicurezza, abbondanza, uguaglianza. Tali fini non sono
diritti naturali dell’individuo, la loro validità poggia sui vantaggi che essi offrono
per la società, quindi sul principio dell’utile.
5.3.6. La democrazia utilitarista: anche l’organizzazione politico - istituzionale
delineata da Bentham ha a suo fondamento il calcolo dell’utile:
 suffragio universale maschile;
 democrazia rappresentativa;
 libertà e segretezza del voto;
 divisione dei poteri;
 tribunale della opinione pubblica;
sono tutti elementi che consentono di massimizzare la felicità sociale.
Gianfranco Marini