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Seneca: lalienazione negli anni dellimpero

Seneca ha analizzato in pagine che hanno veramente il sapore della


vita, e con uno stile drammatico di grande intensit, sia le situazioni,
le scelte e le non-scelte che meglio attestano lambivalenza delluomo,
sia le figure fenomenologiche che sono proprie di una vita alienata:
lattivismo inconsulto e linerte guardarsi vivere; lomologazione che
massifica e tende a ridurre gli io a uno zero; la perdita del significato
a cui si arriva a forza di guardare le cose e i nostri simili solo con locchio
di una ragione strumentale, attenta a usare gli esseri e non ad apprez-
zarne il valore; lo sbricio-lamento del nostro tempo, la fuga da s stessi,
la vertigine e la nausea del vuoto spirituale.
Due sono le forme di esistenza che sono alla base di ogni nostro atteg-
giamento: da una parte, c una vita alienata, e quindi un tempo spre-
cato; dallaltra, una vita di cui ci riappropriamo a ogni istante e dunque
un tempo ritrovato. Fac ergo, mi Lucili, quod facere te scribis, omnes
horas complectere; sic fiet ut minus ex crastino pendeas, si hodierno
manum inieceris1. Per fare ci che consiglia il filosofo spagnolo al suo
discepolo, prende in esame la tripartizione di passato, presente e futuro.
Il passato sottratto al dominio della fortuna e pu essere da noi rivi-
sitato nei suoi momenti pi significativi, anche se dolorosi. Abbiamo bi-
sogno, infatti, di interrogarci sul nostro passato, per mettere a profitto
del presente e del futuro la lezione dellesperienza. Allinsensato e al
malvagio, per, il passato molesto, perch ridesta in essi un senso di
colpa messo accuratamente a tacere. Ma fingere che il proprio passato
non esista ancora un modo per fuggire da s stessi; del resto non c
redenzione possibile senza pentimento, e dunque, senza un giudizio sul
male compiuto. Giova immensamente, invece, allanimo ricordare, e
spesso, i benefici ricevuti. Memoriam gratum facit2. Un individuo e
una societ che non abbiano coscienza della loro storia, sono senza ra-
dici e, dunque, in balia di impressioni del momento e di pulsioni istin-
tive; n pu esserci vera cultura senza conoscenza delleredit che ci
stata trasmessa. Bisogna, per, evitare sia lassenza di memoria storica,
sia la fuga allindietro, che tipica dei laudatores temporis acti, ingua-
ribili nostalgici di un passato che non mai esistito e che non si vuole
effettivamente conoscere, ma in cui si cerca un riparo per le proprie il-
lusioni. Anche al futuro ci si pu rapportare in maniera patologica, sa-
crificando ad esso la serenit da conquistare oggi e gli impegni concreti
da adempiere giorno dopo giorno. molto diffuso latteggiamento di chi
vive fuori di s perch totalmente preso dallossessione del futuro, ar-
dentemente temuto o sperato. Seneca, per, tiene a distinguere dallas-
sillo di ci che ancora non , e che potrebbe anche non esserci mai, leser-
cizio della capacit razionale di collegare fenomeni e avvenimenti in
modo da prevederne, entro certi limiti, i possibili sviluppi e gli esiti.
Luomo, insomma, pur sempre un essere capace di progettare e di la-
vorare alla costruzione del futuro per s e per i suoi simili. bene poi

1
esercitarsi a prevedere Tacito3 racconta che Seneca praticasse addi-
rittura di esercizi di praemeditatio futurorum malorum 4 soprattutto
le avversit pi dolorose, e in primo luogo la morte. Soffriremo di meno,
o non soffriremo affatto, se esse non si abbatteranno a sorpresa su di
noi 5: Quod nihil nobis mali antequam eueniat proponimus, sed ut im-
munes ipsi et aliis pacatius ingressi iter alienis non admonemur casi-
bus illos esse communes6. Passato e futuro non si dissolvono, dunque,
nel nulla del non pi e del non ancora entrato nellesistenza: essi
esistono perch esiste colui che li pensa e perch il ricordo e lattesa
sono presenti alla coscienza di un io. Tutto riconduce, quindi, alla realt
vivente e pensante di quellio che, essendo qui e ora presente a s stesso,
pu ricordare ci che stato, quod fuit, e prevedere o preparare ci che
sar, quid futurum est7. Tuttavia proprio riguardo al presente, pi
ancora che al passato e al futuro, che luomo non sa rapportarsi nel
modo giusto. Il pi grave e diffuso atto di irresponsabilit nei confronti
del presente lincredibile, sconsiderato spreco di esso: Mirari soleo
cum uideo aliquos tempus petentes et eos qui rogantur facillimos; illud
uterque spectat propter quod tempus petitum est, ipsum quidem neu-
ter: quasi nihil petitur, quasi nihil datur8. Come luomo si lascia deru-
bare del presente dagli altri e come egli stesso lo sprechi, Seneca lo ha
descritto in pagine memorabili. Molti sono i modi in cui la stoltezza si
manifesta, ma il denominatore comune e rimane sempre lo stesso: la
dissipazione della propria esistenza attraverso la perdita di quel tempo
di cui dovremmo, invece, assicurarci il possesso.
Ed occupare il tempo con ci che non porta ad una crescita interiore
perdere tempo: gli affaccendati sprecano il loro tempo e si accorgono
di ci solo nel momento della malattia o della morte: Iam uero cum
illos aliqua imbecillitas mortalitatis admonuit, quemadmodum pauen-
tes moriuntur, non tamquam exeant de uita sed tamquam extrahan-
tur 9.
Ma anche gli sfaccendati, che hanno il loro tempo libero, occupan-
dolo in attivit inutili sono, in fondo degli affaccendati, appunto, in
cose inutili, con le quali sprecano il loro tempo: Quorundam otium
occupatum est: in uilla aut in lecto suo, in media solitudine, quamuis
ab omnibus recesserint, sibi ipsi molesti sunt: quorum non otiosa uita
dicenda est sed desi-diosa occupatio Illos otiosos uocas quibus apud
tonsorem multae horae transmittuntur, dum decerpitur si quid pro-
xima nocte succreuit, dum de singulis capillis in consilium itur, dum
aut disiecta coma restituitur aut deficiens hinc atque illinc in fron-tem
compellitur? Quomodo irascuntur, si tonsor paulo neglegentior fuit,
tamquam uirum tonderet! Quomodo excandescunt si quid ex iuba sua
decisum est, si quid extra ordinem iacuit, nisi omnia in anulos suos re-
ciderunt! Quis est istorum qui non malit rem publicam turbari quam
comam suam? qui non sollicitior sit de capitis sui decore quam de sa-
lute? qui non comptior esse malit quam honestior? Non habent isti

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otium, sed iners negotium Audio quendam ex delicatis (si modo deli-
ciae uocandae sunt uitam et consuetudinem humanam dediscere), cum
ex balneo inter manus elatus et in sella positus esset, dixisse interro-
gando: "Iam sedeo?" Hunc tu ignorantem an sedeat putas scire an ui-
uat, an uideat, an otiosus sit? Non facile dixerim utrum magis miserear,
si hoc ignorauit an si ignorare se finxit 10.
Ed unica la via per trasformare il tempo in un bene tangibile e fe-
condo: solo la riscoperta dellinteriorit e la socratica cura dellanima
possono farci uscire da uno stato di alienazione e restituirci finalmente
a noi stessi: At quibus uita procul ab omni negotio agitur, quidni spa-
tio-sa sit? Nihil ex illa delegatur, nihil alio atque alio spargitur, nihil
inde fortunae traditur, nihil neglegentia interit, nihil lar-gitione detra-
hitur, nihil superuacuum est: tota, ut ita dicam, in reditu est. Quantu-
lacumque itaque abunde sufficit, et ideo, quandoque ultimus dies uene-
rit, non cunctabitur sapiens ire ad mortem certo gradu 11.
Allora il tempo passato, presente, futuro non fa pi paura: Securae
et quietae mentis est in omnes uitae suae partes discurrere 12. Il pas-
sato non pi da temere perch stato vissuto bene, o redento dalla
consapevolezza dellerrore e dalla sua espiazione; e al futuro luomo sag-
gio e buono pu rivolgersi. E il presente? Il presente diventa quello che
i greci designano col termine kairs e Seneca, rende con tempus capta-
tum, afferrato a volo, al giusto momento: un tempo, quindi, su cui let-
teralmente bisogna saltare addosso: sed cum illud tempus captatum
diu venerit, exsiliendum ait 13. Ci vuole, per, una coscienza desta e
una volont tesa per trasformare le circostanze in materia e strumento
di iniziativa morale. Qui non si tratta solo di accettare con coraggio
linevitabile, cosa che pure ha grande importanza, ma di lasciar spazio
alla creazione di una vita pi alta che prima del nostro agire non cera.
E questa missione interiore dellUomo costituisce lunica e sola ra-
gione di vivere. Vivere, non sopravvivere o trascorrere il lasso di tempo
dalla vita alla morte.

1 Fa dunque- mio Lucilio, quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto;
sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e
l'altro la vita se ne va - Ad Luc. 1, 2
2 La memoria fa riconoscente - Ben. 3, 4, 2
3 Ann., XV, 62
4 previsione di mali futuri, di cui gi aveva parlato Antifonte (techne alypias),

in questo duramente confutato da Euripide (Al., vv. 779 ss.)


5 Ad Luc. 46, 33-35; 78, 21; 107, 3-4
6 Perch non ci immaginiamo nessun male prima che esso avvenga, ma come

se noi ne fossimo immuni e percorressimo la nostra strada pi tranquillamente


di altri e non ci accorgiamo, dalle altrui disgrazie, che esse sono comuni a tutti
- Ad Marc. 9, 1
7 Brev. 10, 2

3
8 Mi stupisco sempre quando vedo alcuni chiedere tempo e quelli, a cui viene
richiesto, tanto accondiscendenti; luno e laltro guardano al motivo per il quale
il tempo viene richiesto, nessuno dei due alla sua essenza: lo si chiede come se
fosse niente, come se fosse niente lo si concede ibid. 8, 1
9 Per quando qualche infermit (li) ammonisce del loro stato mortale, come

muoiono terrorizzati, non come uscendo dalla vita, ma come se ne fossero tirati
fuori! Brev., 11, 1
10 Il tempo libero di alcuni tutto impegnato: nella loro villa o nel loro letto,

nel bel mezzo della solitudine, bench si siano isolati da tutti, sono fastidiosi a
s stessi: la loro non deve definirsi una vita sfaccendata ma un inoperoso af-
faccendarsi Chiami sfaccendati quelli che passano molte ore dal barbie-re,
mentre si estirpa qualcosa che spunt nell'ultima notte, mentre si tiene un
consulto su ogni singolo capello, mentre o si rimette a posto la chioma in disor-
dine o si sistema sulla fronte da ambo i lati quella rada? Come si arrabbiano
se il barbiere stato un po' disattento, come se tosasse un uomo! Come si irri-
tano se viene tagliato qualcosa dalla loro criniera, se qualcosa stato mal ac-
conciato, se tutto non ricade in anelli perfetti! Chi di costoro non preferisce che
sia in disordine lo Stato piuttosto che la propria chioma? Che non sia pi preoc-
cupato della grazia della sua testa che della sua incolumit? Che non preferisca
essere pi elegante che dignitoso? Costoro non hanno tempo libero, ma oc-
cupazioni oziose Sento che uno di questi delicati - se pure si pu chiamare
delicatezza il disimparare la vita e la consuetudine umana - trasportato a
mano dal bagno e sistemato su una portantina, abbia detto chiedendo: "Sono
gi seduto?". Tu reputi che costui che ignora se sta seduto sappia se vivo, se
vede e se sfaccendato? Non facile dire se mi fa pi pena se non lo sapeva o
se fingeva di non saperlo Ibid., 12.2-7
11 Ma per chi la vita trascorre lungi da ogni faccenda, perch non dovrebbe

essere di lunga durata? Nulla di essa affidato (ad altri), nulla sparpagliato
qua e l, nulla perci affidato alla fortuna, nulla si consuma per noncuranza,
nulla si dissipa per prodigalit, nulla superfluo: tutta (la vita), per cos dire,
produce un reddito. Per quanto breve, dunque, abbondantemente sufficiente,
e perci, quando che venga il giorno estremo, il saggio non esiter ad andare
incontro alla morte con passo fermo Ibid., 11.2
12 tipico di una mente serena e tranquilla spaziare in ogni parte della pro-

pria vita ibid. 10, 5


13 ma quando si presenta l'occasione a lungo attesa, bisogna balzare su

prontamente - Ad Luc. 22,6