Sei sulla pagina 1di 10

NOVECENTO, poesia

1- Dalla crisi del simbolismo alle années folles


I cambiamenti sociali, politici, economici e tecnologici inaugurano una nuova visione della vita e del mondo,
caratterizzata da una forte dinamicitá e velocitá. Si avverte la necessitá di ridefinire il ruolo dell’arte e
soprattutto il ruolo del poeta, che deve prendere parte alla contingenza ed elaborare nuove forme di
comunicazione. Allo spirito del simbolismo, la cui deriva aveva portato a un allontanamento dalla poesia e una
chiusura di essa stessa, si oppone la volontá di rimettersi in contatto concreto con la realtá. Questo è il periodo
di numerose manifestazioni letterarie ed avanguardie, che nascono e si sviluppano con intenti differenti.
Ricordiamo i poeti uniti nel gruppo dell’Abbazia di Créteil (Duhamel, Vildrac, Arcos) che spinti dalla poetica
di Whitman propugnano l’unitá di uomo e natura; l’unanimismo, corrente che mira a riscattare l’uomo
sottolineando come faccia parte di una comunitá; il fantasismo, che riscatta la poesia comico burlesca in
opposizione al simbolismo.
PEGUY E CLAUDEL (fra realismo e trascendenza)
Peguy- Poeta caratterizzato da commistione fra forte spirito cristiano e militanza politica, al punto di concepire
le due fedi che completamente legate. Centrale nella sua produzione è la figura di Giovanna d’Arco, emblema
dell’unione fra spiritualitá e corporalitá.
Claudel- La sua poetica è influenzata dalla scoperta di Rimbaud e dalla conversione del 1866. Parte da una
domanda fondamentale di carattere quasi esistenzialista, cioè “chi sono?’’. Da ció afferma la coscienza di sé
che coincide con la coscienza della realtá circostante: si parla di co-naissance, cioè di un nascere insieme
dell’uomo e delle cose. Dio, che da fondamento piú solido alla co-nascita, crea uomo e mondo come forze
antagoniste e poste in una posizione dialettica, in cui entrambe esercitano la propria estensione sull’altra. La
poesia esprime il nesso uomo-mondo, chiudendo questo circolo infinito.
VALERY
Estraneo ad avanguardie e ad ogni tipo di trascendenza; la sua poetica è caratterizzata da due fasi, la prima,
ancora influenzata dal simbolismo, in cui crede di poter raggiungere l’Idea attraverso la sua rappresentazione
nel mondo; la seconda, dopo una crisi spirituale, caratterizzata da una desacralizzazione della poesia, che è
concepita come operazione propria dell’intelligenza, non dell’emotivitá, fondata su leggi proprie che sono ció
che conta (non l’obiettivo). La poesia controlla i meccanismi della mente e le dinamiche di comunicazione e di
rappresentazione e assume ruolo fondamentale l’idea della potenziale realizzazione dell’opera: ció che conta
sono i procedimenti che la renderebbero possibile.
Introduzione al metodo di Leonardo da Vinci- Indaga i rapporti possibili fra il pensiero e la realtá esterna.
Leonardo da Vinci è rappresentato come prototipo di artista ideale, poiché in lui le creazioni dello spirito e la
conoscenza del mondo si compenetrano. Leonardo esercita il suo spirito nel mondo.
La soirée avec Monsieur Teste- Teste invece si flette su se stesso e cerca di far coincidere l’esistente col
proprio pensiero. L’opera conduce Valery a una rifondazione della letteratura e da qui produrrá La Jeune
Parque
La Jeune Parque- Il soggetto è il cambiamento di una coscienza durante una notte. Emerge rapporto
particolare fra natura e poesia, in cui la poesia non vuole imitare la prima, ma ne vuole mutare i meccanismi di
creazione. La poesia deve essere realtá sensibile, in cui le parole non rappresentano semplicemente le cose
adeguandosi ad esse, ma diventano materia verbale.
LARBAUD E CENDRAS (aperture verso il mondo/ viaggio)
Larbaud- grandissimo cosmopolita, è influenzato da Walt Whitman e cerca di coniugare l’antico umanesimo
con uno nuovo, quello della modernitá. Nella sua opera principale, il protagonista Barnabooth diventa doppio
dell’autore e viaggia il mondo, stimolato dalla volontá di aperture e rinnovamento.
Cendras- anche egli grande cosmopolita, la sua poesia è caratterizzata da un forte sperimentalismo. Egli vuole
carpire l’immediatezza del presenta tramite il viaggio. Paques a New York è la sua opera principale e descrive
l’aggirarsi per la metropoli che provoca un senso di angoscia a causa di miserabili e migranti e prende le
sembianze di una Passione cristiana in versione moderna.
APOLLINAIRE
Si situa in seno alle contraddizioni in atto durante il passaggio da simbolismo e avanguardia, è costantemente
teso fra poli opposti che tende a conciliare. Egli vuole istituire una poetica che sia in grado di stare al passo con
le sollecitazioni di un’epoca moderna, dando una stabilitá alternativa: questa è fornita dall’idea che i piani
temporali non siano in contrasto, cosí come l’individuo e la collettivitá.
Alcools- testi poetici disposti secondo un’alternanza di tradizionalitá e modernitá. La prima poesia, Zone, è
stata scritta per ultima e posta in apertura cosí da investire tutta l’opera di modernitá. In ogni caso, la posizione
di Apollinaire non è mai completamente rivolta al futuro con totale fiducia, perché spesso fatica ad adeguarsi
ad esso. Per questo, si pone in una nuova relazione con il tempo: la nostalgia verso il passato non puó esistere,
poiché il passato è dappertutto nel presente sotto forme diverse. Dopo la riconfigurazione dei piani temporali,
Apollinaire si preoccupa anche di rendere formalmente queste sue intuizioni, abolendo punteggiatura,
prediligendo la paratassi.
Calligrammi- la simultaneitá dei piani temporali viene qui resa attraverso una poesia visiva, ispirata alla pittura
cubista. Questi componimenti sono caratterizzati da una disposizione particolare delle lettere, che formano
oggetti aldilá del significato delle parole. La scrittura si libera da norme e imposizioni accademiche,
inglobando anche altre forme di comunicazione. In ogni caso, il rapporto di Apollinaire con il nuovo è sempre
critico e lucido, poiché egli non ha fiducia spassionata nel progresso, ma ne capisce i limiti: il nuovo non
risiede nelle innovazioni, nelle novitá, o nella negazione della tradizione, quanto piuttosto in un nuovo modo
di approcciarsi a ció che ci circonda.
LA RIVOLUZIONE SURREALISTA
La prima guerra mondiale e il trauma che ne consegue portano senza dubbio ad una profonda riflessione su
cause e finalitá della guerra e su una dura condanna della classe borghese che opprime la societá
costringendola entro la legge dell’utile. Per opporsi a questo stato, è necessario far implodere la cultura
borghese partendo proprio dalle istituzioni centrali, fra cui la Ragione. Da qui prende le mosse il movimento
surrealista, che si ripropone di istituire una nuova razionalitá basata sul recupero di tutte quelle dimensioni e
aspetti della vita che erano stati omessi in precedenza: l’irrazionalitá, il subconscio, l’immaginario. È necessario
distruggere le convenzioni borghesi, pur facendolo in maniera critica. Non viene condannata in maniera
pregiudiziale anche la tradizione in toto, ma questa va reinventata tramite un’altra lettura. Il nuovo movimento
nasce intorno alla rivista Littérature, fondata da André Breton e Philippe Soupault, è mira soprattutto ad una
finalitá che va oltre l’estetica e che mira al recupero di realtá dell’esistenza messe da parte.
Dopo la formazione della rivista, un evento di fondamentale rilievo è l’arrivo di Tristan Tzara, fondatore
dell’avanguardia Dada. Questo movimento proponeva di sovvertire l’ordine culturale con mezzi violenti, al fine
di distruggere la societá borghese che aveva portato alla guerra. In Dada, la pars destruens era radicalizzata in
maniera estrema e addirittura si prevedeva la distruzione del movimento al fine di non istituzionalizzarlo.
Purtroppo, questo estremismo, provoca la rottura del sodalizio fra Tzara e Breton, che lascia il movimento e
nel 1924 pubblica Manifeste du Surréalisme.
Nel manifesto, sono tre le linee guida su cui l’avanguardia pone l’attenzione:
1- Automatismo inteso come procedimento volto al raggiungimento del proprio inconscio senza alcun
condizionamento esterno.
2- Nuova concezione di immagine concepita come giustapposizione di realtá disparate voluta da processi
inconsci, è il luogo di mediazione fra realtá e irrealtá, fra insconscio e conscio
3- Caso oggettivo: inteso come una causalitá esterna e una finalitá interna
In ogni caso, il movimento subisce una brusca virata nel momento in cui alcuni membri comprendono
come non sia possibile liberare l’invididuo senza prima liberare la collettivitá. Di conseguenza, il
movimento vira bruscamente verso ideali comunisti e socialisti, mentre i membri tentano di coniugare
Freud con Marx. Per fare chiarezza, Breton redige il Secondo Manifesto del Surrealismo, in cui le
questioni poetiche sono affiancate da altre piú urgenti relative al rapporto con la politica e il marxismo e la
finalitá del movimento stesso in questo senso.
SURREALISTI DISSIDENTI
Bataille- partendo da una critica al sistema Hegeliano, si contrappone al movimento che cerca di risolvere
il conflitto facendolo confluire in una sintesi. Il surrealismo avrebbe optato per una falsa rivoluzione,
poiché avrebbe sostituito all’ordinamento borghese un altro ordinamento, utilizzando lo stesso metodo di
cui si era avvalsa la cultura borghese. In poche parole, il surrealismo si era priva di quella valenza
totalmente negativa e rivoluzionaria che invece era insita al Dada. Bataille invece che strumentalizzare il
negativo e trasformarlo in positivo propone una negativo senza impiego, ovvero un non sapere che è una
conoscenza non discorsiva dei limiti del sapere e dell’esistenza.
Artaud- ricordato per l’invenzione del “teatro della crudeltá’, alla base del quale si presuppone una
disgregazione del teatro tradizionale non piú concepito come semplice interpretazione del testo scritto di
cui il regista e gli attori sono semplici esecutori. Il teatro deve emanciparsi dal testo scritto a favore di un
nuovo linguaggio, deve incarnare la lettera, non recitarla. Artaud scopre il teatro balinese e coniuga a
quest’ultimo le sue istanze, dando vita ad un teatro in cui il linguaggio è fisico e mette in scena gesti, non
parole.
René Char- parte da un’interpretazione di Eraclito differente dagli altri surrealisti. Infatti, per gli altri
membri, Eraclito era stato colui che aveva fondato la dialettica come processo in cui i contrari si annullano
nel Logos; per Char, in realtá l’esito eracliteo non era una sintesi conciliativa. Da ció egli elabora un nuovo
percorso poetico fondato sulla sfera dell’inconnu, concepito come categoria ulteriore che sfugge alle
classificazioni di genere e che è chiamata neutro. La categoria del neutro si declina in senso poetico con
una poesia frammentaria, che non prevede mai concordia, ma che è caratterizzata dalla disgiunzione.

NOVECENTO-PROSA
- La crisi del romanzo
La crisi dei valori simbolisti, naturalisti e realisti si mostra in tutta la sua forza nel 900. Inoltre, la diffusione
della piscanalisi Freudiana, della filosofia Bergsoniana e Nietzscheana portano alla crisi del romanzo
tradizionale. Jacque Riviere in un saggio del 1913 sottolinea la necessitá di un cambiamento dell’impianto
prosaico tradizionale. Ad accogliere il suo invito sono degli scrittori che entrano a far parte del genere dei
récit poetique, caratterizzato dai seguenti dettami:
1. Ci si svincola dalla concezione realistica delle ambientazioni, che assumono significato mistico e
onirico
2. Ci si svincola dalla linearitá cronologica. Si procede per istanti, o per dilatazioni
3. Il personaggio diventa emblematico e allegorico
I romanzieri che accolgono queste idee sono Fournier (Grand Malneuse) , Cocteau (Enfants Terribles),
Giradoux ( Suzanne et la pacificque), Colette (Le Blé en herbe) tutti caratterizzati dall’introduzione e la
valorizzazione di personaggi adolescenti che permetto all’immaginario di aprirsi.
A livello tecnico, le riflessioni si concentrano sul tempo e sul punto di vista. Da un lato infatti, il tempo
non viene piú concepito come sistema assoluto, ma viene colto nella sua relativitá: si parla di tempo
interiore, della coscienza. Queste considerazioni si traducono formalmente con l’utilizzo del monologo
interiore e del flusso di coscienza, appreso da Joyce. A differenza degli inglesi peró, nel romanzo francese
il flusso è utilizzato in maniera episodica e non rimuove l’impianto cronologico lineare che rimane come
base. Per quanto riguarda il punto di vista, saranno Gide e Proust a rifondarne la natura.
MARCEL PROUST
La vita di Proust è divisa in una prima fase, in cui la sua frequentazione dei salotti dell’alta societá lo condurrá
ad un’attenzione critica nei confronti della societá mondana e una seconda parte, in cui si occuperá della sua
opera maxima, Á la recherce du temps perdu. Giá precedentemente aveva redatto novelle che riprendevano
gli stessi temi del capolavoro; lavora anche ad un romanzo, poi uscito postumo, Jean Santeuil, in cui descrive
l’epifania di un uomo che scopre la sua vocazione letteraria. Nel frattempo, scopre le opere del critico tedesco
John Ruskin, grazie alle quali si libera dalla presunzione decadente di conferire all’opera una finalitá
puramente estetica, e non piú etica. Scrive Pastiches, in cui parodizza e imita lo stile di molti scrittori francesi, e
Contre Saint Beuve, opere fondamentale, poiché confuterá il metodo del celebre critico secondo il quale
l’opera dello scrittore è necessariamente legata e imprescindibile dalla biografia del suo autore (tantoché nella
recherche svincolerá il protagonista da sé).
Á la recherche du temp perdue- Nel 1909 inizia a redigere la Recherche, che finirá con l’essere composta da
ben sette volumi. È la storia della vocazione artistica di un personaggio, il quale prende consapevolezza di sé
solo alla fine dell’opera, quando retrospettivamente riflette sulle esperienze avute in un momento di tempo
perduto, che puó essere recuperato solo tramite un processo di reminiscenza. In realtá, alcuni critici osservano
che l’opera ha una natura filosofica, poiché si configura come una ricerca della Veritá, alla quale si puó
pervenire solo tramite la letteratura. La veritá si conquista con l’interpretazione dei segni esteriori, incontrati
casualmente dal soggetto e poi rielaborati. In questo senso, il tempo è fondamentale, poiché la veritá si
raggiunge solo con un processo lento di comprensione dei segni. I segni dell’opera sono di tre tipi: 1) segni
mondani, che rinviano a se stessi 2) i segni dell’amore, che sono menzogneri 3) i segni sensibili, che sono
spesso insignificanti e sono ricchi di senso, spesso difficile da decifrare e hanno significato analogico, poiché
rinviano ad altro. Quando si manifesta un segno, ció che ne consegue deve essere fissato e alla letteratura è
affidata questa capacitá: restituire il rapporto analogico fra segno e ció a cui rinvia. A livello formale, assumono
ovviamente importanza le metonimie, le figure analogiche, le metafore che mettono in risalto questi due
elementi comuni aldilá della loro contingenza. Sembrerebbe una dottrina quasi platonica, quella di Proust, che
va alla ricerca dell’essenza intemporale, con la differenza che non c’è trascendenza, non si ricerca in un mondo
ideale ció che il segno fortuito vuole comunicare: si puó accedere a queste rivelazioni sono attraverso
l’esperienza sensoriale del mondo materiale.
ANDRÉ GIDE
Anche la vita di Gide è tesa fra un primo momento di frequentazione dei salotti francesi e una formazione
letteraria in ambiente simbolista e una fase ulteriore, di completo distacco. Lo spartiacque è rappresentato da
un soggiorno in Tunisia, in cui Gide comprende la sua omosessualitá e rifiuta le costrizioni morali entro le
quali era stato relegato. Torna a Parigi e pubblica Paludes, una sotie (testo drammatico/satirico), che si presta
ad una duplice lettura: da una parte, sembra concentrarsi sul deridere l’ambiente precedentemente
frequentato, che dopo la sua esperienza appare vacuo; dall’altra invece crea un raffinato giochi di specchi,
configurando l’opera come un racconto nel racconto: infatti, attraverso la mise en abyme racconta la vicenda di
uno scrittore che vuole scrivere un romanzo, il cui personaggio principale di chiama Tityre. Gide non vuole
creare solo un metaracconto, ma spostare l’attenzione proprio sulla genesi dell’opera e mostrare i meccanismi
che ne portano alla nascita. Ci sono vari piani di lettura, quello dell’autore, quello del narratore e quello di
Tytire.
Dopo Paludes, la sua attenzione si sposta sull’analisi degli aspetti piú controversi della sua personalitá, per le
implicazioni etiche e morali imposte dalla societá. Redige tutti sotie e récit, in cui si indaga sempre la tensione
dei protagonisti di liberare la loro energia, essenza e sensualitá e la coercizione borghese declinata sottoforma
di strategie educative ipocrite e imbriglianti. Gide avverte peró l’insufficienza delle prose da lui utilizzate,
poiché i sotie non criticano in maniera acuta e i récit risultano troppo individuali per essere creduti. È da qui
che l’autore decide di approcciarsi al romanzo con Les Faux Monnayeurs. L’intento è di demolire il romanzo
mimetico utilizzando esso stesso: l’imitazione della realtá per Gide è del tutto illusoria poiché finge di non
essere finta e non riesce a cogliere la realtá. Utilizza anche in questo caso la mise en abyme, riflettendo ben 4
piani: 1. Quello dell’autore 2. Il diario del protagonista che vuole scrivere un’opera che si chiama Les Faux
Monnayeurs 3. Il diario di Gide a cui affida la gestazione dell’opera 4. Il diario intimo di Gide, in cui vi sono
considerazioni sull ópera. Egli crea un complicato gioco di specchi, e affidando la sua voce alla prima persona
abbandona tutta l’oggettivitá. Egli non vuole rappresentare la realtá, ma mostrarla mentre essa prende vita e
dare l’impressione delle potenzialitá avverabili.
TEATRO
- Corrente moralizzatrice: Bataille ad esempio. Critica costumi, comportamenti, abitudini dell’epoca. È
un teatro affidato al linguaggio e non ha alcuna innovazione
- Nuova drammaturgia: si sviluppa a partire dalle innovazioni scientifiche che mostrano l’importanza
della regia e grazie al contributo di André Antoine. Il regista non è piú solo direttore, ma anche
responsabile dell’interpretazione del testo. La tendenza di Antoine è del tutto naturalista.
- Teatro simbolista: Ligné Poe. Rinuncia alla rappresentazione mimetica per la stilizzazione del gioco
drammatico.

- Dagli anni Trenta alla Seconda guerra mondiale


La situazione politica, l’instabilitá dei rapporti internazionali, la paura di un ipotetico conflitto sfociano in due
tendenze letetrarie: da una parte, la redazione di phamplet e scritti polemici: dall’altra, romanzi che indagano
problemi morali e cercano nuove scelte formali.
ROMANZO CICLICO ED EROISMO
Romanzo ciclico: romanzi che danno un quadro esaustivo della societá, escono in piú volumi e pongono al
centro della loro attenzione tutta la societá, non l’individuo. Raccontano vicende di vari individui che esplorano
molteplici storie senza che nessuna prevalga sull’altra. Roger Martin du Garde, Duhamel, Romains.
La ricerca di una morale eroica: si tenta di riscattare l’identitá umana a partire da un nuovo umanismo eroico.
Nelle opere di Henry de Montherlant si alterna una fase eroica, in cui il protagonista da prova della sua virilitá
affrontando la morte; segue un altro momento in cui la consapevolezza che l’eroismo, in una societá simile,
non ha alcun significato, lascia spazio ad una vena nichilista. Robert Brasillach, comprendendo come nel
presente sia insignificante il gesto eroico del singolo, si abbandona all’attrazione per l’ideologia fascista. La
Rochelle reagisce alla fragilitá dell’io e alla sua disgregazione con la ricerca di esperienze che accomunino le
esistenze individuali.
MAURIAC E GREEN
Se la societá diventa dominata dal puro interesse economico e reifica ogni forma di esistenza, questi due autori
vedono nella grazia divina l’unica via di fuga dall’utilitarismo. Mauriac: dá vita a personaggi che sono tesi fra la
fede e le esperienze carnali e che non trovano equilibrio. Pur usando il romanzo tradizionale, non esita ad
aprirsi a forme diverse, come il monologo interiore, e le tecniche che rendono i movimenti tormentati della
coscienza. Green: i suoi personaggi appaiono dominati dalla solitudine e sembrano vivere in una condizione di
insoddisfazione quasi sartriana. La via di fuga a cui si approcciano è la passione amorosa, che fornisce il
pretesto per un’ evasione e il sogno visionario religioso,
IL ROMANZO DELLA CONDIZIONE UMANA
Se negli anni Venti la critica al romanzo era concentrata sull’utilizzo di nuove tecniche formali, ora la situazione
vira completamente. Infatti, negli anni 30, si abbandona quella che è l’analisi psicologica del romanzo messa in
atto senza considerare le implicazioni storico-sociali che riguardano l’individuo. Cambia la concezione della
storia, che non è piú concepita come realizzazione di uno sviluppo finalistico della ragione, poiché la Grande
Guerra ha dimostrato il contrario; d’altro canto, il senso della vita dell’individuo va cercato non solo
nell’individuo stesso, ma anche nel suo rapporto con la storia. Da qui la grande innovazione, cioè la volontá di
mettere al centro del romanzo gli interrogativi che la storia pone all’uomo. Fra gli autori ricordiamo:
MALRAUX
Riflette sulla condizione di crisi europea a partire dalla consapevolezza della morte di Dio. L’uomo, costretto
in una condizione che non ha alcun tipo di stabilitá e al quale è negata persino la certezza della fede, si trova
completamente spaesato e in una condizione di solitudine. La scrittura ha il compito, in questa prospettiva, di
creare una realtá nuova, che si sostituisca alla precedente e che trovi delle risposte alle domande fondamentali.
L’uomo non puó abbandonarsi al nichilismo, ma affermarsi tramite azione ed avventura.
BERNANOS
Le sue produzioni sono dominate due concetti opposti: la consapevolezza che il demonio è nel mondo e che
Dio è raggiungibile solo attraverso un cammino complicato. I personaggi sono quindi tesi fra due forze
opposte, che si risolveranno nella grazia divina
GIONO
Si fa cantore dell’idillio contadino, poiché in un mondo capitalista e utilitarista è proprio la natura che fa
scaturire le domande relative all’esistenza dell’uomo. In realtá, col procedere dei suoi lavori, Giono capirá
l’impossibilitá di una fusione totale e di una convivenza con la natura, anzi, avvertirá il bisogno di reinventarsi e
affermarsi nei confronti di qualcosa che è totalmente altro rispetto alla natura.
ARAGON
Militante e membro del PCI, in un primo momento, dopo aver superato la fase surrealista, approderá ad
nuove consapevolezze. Infatti, coniugando i suoi ideali politici, insisterá sulla necessitá di rovesciare la societá
capitalista a favore di quella comunista e utilizzerá il romanzo mimetico per mostrarlo in tutta la sua realtá e
sovvertirlo. Negli anni 60, dopo i fatti di Budapest, prenderá coscienza di come anche i rivoluzionari possono
trasformarsi in oppressori, e si allontanerá dalla dottrina per esplorare nuove forme sovversive di scrittura.
LOUIS FERDINAND CÉLINE
L’opera maxima di Céline, nonché suo primo romanzo è Viaggio al termine della notte, in cui il protagonista
Ferdinand Bardamu scopre una tragica veritá riguardo l’uomo a causa della guerra. Essa infatti, è la prova
tangibile che la veritá di questo mondo è la morte, tema centrale del libro. L’esperienza bellica ha dimostrato la
crudeltá fondamentale dell’uomo e l’istinto ad uccidere e ad essere uccisi, cosí come aveva tematizzato anche
Freud. Tuttavia, Céline tratta questo tema ponendolo in relazione alla corporalitá, mostrando tutte le
manifestazioni fisiologiche e battendosi contro la volontá moderna di eliminare la realta’ della morte, che è
principio primo di ogni interrogativo umano. La vita e la storia possono essere interpretate solo in relazione
alla morte, che è una dimensione insita dell’uomo. A livello formale, Céline opera una forte rivoluzione
linguistica, sostituendo alla prosa francese, il linguaggio popolare parlato. Egli fa un’operazione altamente
sovversiva, poiché sostituisce alla lettera morta il linguaggio parlato (operazione di per sé paradossale), che
implica corporalitá e riproduce l’andamento naturale del pensiero non sottoposto a ricostruzione logica. A
livello ideologico, l’operazione implica il sovvertimento del sostrato a favore della lingua dei diseredati su
quella dei dominatori. Inoltre, è insita una critica rivolta all’uso strumentale che viene fatto della guerra da
alcuni solo per un fine economico, anche se la critica non produce una controproposta, ma mira solo a svelare
la crudeltá dell’esistenza. Le produzioni successive riprendono sempre lo stesso protagonista: da una parte,
Morte a credito parla dell’infanzia di Ferdinand, mentre Guignol’s band parla delle sue esperienze nel
dopoguerra. Nel frattempo esplode la Seconda Guerra mondiale, la quale verrá trattata in Pantomima per
un’altra volta, che si concentra sul bombardamento ad Orleans. Dopo la seconda guerra mondiale, il rapporto
di Céline col lettore cambia, poiché esso viene visto come boia pronto a condannarlo per le sue ideologie
politiche antisemite degli anni 30. L’atteggiamento è stato interpretato psicanaliticamente come azione di difesa
di Céline contro la disgregazione dell’Io.
LA POESIA DOPO L’AVANGUARDIA
Dopo le avanguardie, si esprimono poetiche del tutto individuali, caratterizzate da voci discordanti e da
numerose novitá formali.
Supervielle: dominato da una lacerazione geografica ed esistenziale, incentrerá la sua poetica sui conflitti e le
contraddizioni, fra i quali si porrá nel mezzo. Riflette sulla sua identitá problematica, sul senso di estraneitá e
dispersione rispetto a ció che lo circonda. Emerge solo una speranza, l’idea di amore, che è capace di
congiungere mani straniere. La lingua, a differenza dei contenuti, è piana e limpida poiché almeno sul piano
formale c’è tentativo di riconciliazione.
Perse: come Supervieille di origine straniera, dará vita a vari cicli poetici (tipo antillese, asiatico) in cui celebrerá
la poesia come conquista, come esaltazione delle ricchezze del mondo con le quali il poeta si riconcilia,
attraversandolo e decifrandolo. È cantore dell’unitá dell’Essere e aderisce a tutti gli aspetti del reale.
Michaux: poesia impregnata di malessere e senso di inadeguatezza da parte del poeta nei confronti
dell’esterno, percepito sempre come minaccioso. La scrittura diventa mezzo d’esorcizzazione e si libera dalle
regole estetiche, sottraendosi all’armonia e relegando le opere ad uno stato di frammentarietá.
Ponge: dopo la guerra è il primo a prendere coscienza del fatto che le parole non sono piú in grado di
esprimere realtá nuove. Egli vuole fondare quindi una nuova retorica, partendo dal partito preso delle cose.
Ció significa che egli vuole usare delle parole che non alterino l’oggetto e fa uso dell’etimologia come figura
privilegiata, che non altera i rapporti di identitá.
TEATRO
C’è sia ritorno alla drammaturgia classica, sia sperimentazione. C’è la tradizione del theatre du boulevard che
evolve verso una meditazione sulla condizione umana e una critica sociale: d’altra parte, c’è una rivisitazione
dei miti, soprattutto quelli greci, poiché esso consente di elaborare tematiche esistenziali incentrate sulla
questione della libertá. I miti vengono innovati dall’interno, viene cambiato registro, personaggi. La personalitá
di spicco è Giraudoux, che dá vita ad un teatro letterario, in cui predomina il testo scritto.

ESISTENZIALISMO
L’esistenzialismo concepisce la filosofia non come sapere astratto, ma come impegno del singolo nella ricerca
del significato della possibilitá dell’esistenzanza. La filosofia on è pura speculazione, ma deve approcciarsi alla
concretezza ontologica.
JEAN PAUL SARTRE
Il percorso intellettuale di Sartre inizia proprio dalla pretesa di ricondurre la speculazione filosofica a problemi
concreti dell‘uomo. Dalla filosofia husserliana riprende il concetto di intenzionalitá, secondo cui la coscienza è
un atto che inteniona un oggetto esterno: in tal modo, la coscienza esiste solo in quando rapportata a
qualcos’altro, esiste come “coscienza di’’. Ne consegue il rifiuto della vita interiore e la separazione fra
individuo e reale. L’io è esterno, poiché si forma a contatto con gli oggetti che intenziona: l’uomo è quindi
sempre dislocato fuori di sé, poiché l’io è tale solo in rapporto ad altro. Ne consegue che l’uomo non ha
alcuna stabilitá, e di conseguenza è libero di seguire un progetto scelto da lui stesso, di seguire le possibilitá
dell’esistenza. Il primo romanzo, La nausea (1938), si inquadra proprio entro questo sistema di pensiero. È
redatto sotto forma di diario, in cui il protagonista, Antoine Roquentin, annota la sua esperienza andando alla
ricerca dei motivi del suo stato di malessere. Il protagonista, abbandonando i filtri e le ipocrisie che mistificano
la sua visione avrá coscienza del proprio disagio e ne troverá la causa. Egli prende coscienza del fatto che
l’esistenza umana è completamente ingiustificata, accessoria e ogni tentativo di dimostrare il contrario è
prerogativa borghese. Sartre crede che sia impossibile avere illuminazioni o epifanie che rivelano il senso della
vita, cosí come sosteneva Proust: anzi, sono proprio questi momenti privilegati che dischiudono il non senso
del tutto. A livello formale, Sartre trasforma la temporalitá del romanzo, basandosi solo sul presente della
coscienza. Le scelte formali sono motivate anche dalla scoperta di autori americani, come Faulkner e Dos
Passos. In seguito redige il ciclo I cammini della libertá, nati in seguito all’esperienza bellica; questi si
concentrano sulla libertá dell’uomo rispetto alla contemporaneitá e alla sovrastruttura. Subito dopo la guera
scrive un phamplet manifesto che prende il nome di “Che cos’è la letteratura?” nel quale elabora i principi di
una letteratura impegnata. L’ultima parte della sua carriera si concentrerá sul teatro, un teatro di situazioni: un
teatro in cui gli individui si trovano ad esercitare la loro libertá rispetto ad un conflitto di valori in un preciso
momento storico. La sua carriera si conclude con la biografia Le parole del 64. Questa opera rispetta solo
apparentemente i canoni del genere autobiografico, poiché non consiste in una rievocazione retrospettiva nella
quale trovare la veritá. La strategia seguita da Sartre è elaborata proprio per evitare che si arrivi a
un’oggettivazione della propria persona in un’entitá stabile. La narrazione sembra interrompersi nel 1916
quando Sartre ha 11 anni, poiché la successione storica degli eventi è inconsistente e lascia spazio alla
ricostruzione logica della nevrosa che conduce l’autore alla Letteratura. È per questo che Sartre opera una
divisione e nella seconda parte l’ordine cronologico è sostituito da un ordine dialettico che va alla ricerca del
senso. Non esiste un passato in sé per la filosofia esistenzialista, esiste solo un passato di questo presente,
percui è il presente a influenzarlo, non viceversa.
SIMONE DE BEAUVOIR
Compagna di Sartre, anche nelle sue opere si ritrovano tematiche esistenzialiste, legate peró soprattutto al
rapporto con l’altro come mezzo fondamentale per la conoscenza di se stessi e della propria identitá. Nel caso
dell’Invitata è una relazione a tre, nel Sangue degli altri sono i dilemmi dei resistenti durante l’Occupazione. È
stata fondamentale per lo sviluppo del pensiero femminista e ha concluso la sua vita con al biografia Memorie
di una ragazza perbene.
ALBERT CAMUS
Anche Camus si inquadra sulla scia degli altri due intellettuali, concentrandosi soprattutto sulla finitezza
dell’esistenza umana, in cui le cose appaiono al soggetto solo tramite il fenomeno del loro apparire, tramite
constatazione empirica e non attraverso la mediazione di un’idea. Dopo alcuni saggi dedicati al tema della
finitezza, della felicitá, della morte, scrive il ciclo dedicato all’assurdo. Nel romanzo L’Etranger, il protagonista
uccide un arabo senza alcuna presunta spiegazione e persino durante la sua condanna a morte, il non senso
della vita e la presa consapevolezza della sua inutilitá lo rendono impassibile: l’assurdo scaturisce proprio dal
sentimento di estraneintá rispetto al mondo, che per quanto sia magnifico non è in grado di rispondere alle
domande dell’uomo. A livello formale, usa il punto di vista di Marsault, il quale peró descrivo solo elementi
distanti ed esterni, non delucidando il lettore rispetto alla propria coscienza e alla percezione delle cose da
parte di essa. Egli restituisce l’indifferenza del mondo con questo stile opaco, paratattico, con uso costante del
passato prossimo. Al ciclo dell’assurdo appartengono anche Caligola e Il malinteso, due piéces teatrali in cui
mette in scena i conflitti che poi vengono attraversati dal pensiero e risolti. Infine, si apre il ciclo della rivolta (la
peste, lo stato d’assedio, i giusti) : se l’esistenza è dominata dall’assurdo, dal non senso, dalla finitezza, non resta
all’uomo che ribellarsi. Il capostipite di questa fase è La peste, in cui il protagonista, il dottor Rieux, sprona a
combattere contro la peste. L’opera è una battaglia in cui vengono rappresentate tutte le resistenze a tutte le
tiranni: viene presentato un nuovo umanismo, in cui si concepisce il senso di comunitá attraverso atti ordinari.
- Dal dopoguerra agli anni 70
Dopo la bomba atomica e la Shoha si diffonde una fortissima sfiducia nei confronti della letteratura e la
consapevolezza dell’impossibilitá di cogliere una realtá cosí insipiegabile e cruda. Si diffondono cosí esperienze
differenti, che sfociano nelle seguenti iniziative e nelle istanze individuali di alcuni autori.
NOUVEAU ROMAN
Non ha manifesto programmatico, si diffonde fra metá 50 e metá 70. I principi cardine sono i seguenti, esposti
anche del saggio manifesto di Alain Robbe-Grillet
- Rottura con realismo e impegno: il mondo non è piú decifrabile da dopo la II guerra mondiale e di
conseguenza non si potrá piú coglierlo tradizionalmente
- Nuova concezione del personaggio: non piú definito secondo paradigmi borghesi (nome, stato civile
etc.), ma identitá vaga, esile, spesso il cui nome non viene neanche accennato
- Nuova trama: è impossibile raccontare una storia, poiché bisognerebbe sovrapporre al reale un ordine,
ma ció non è possibile, poiché la realtá è irrazionale ed esente da qualsiasi veritá reale o supposta.
- Impegno formale: qualsiasi altro impegno è rifuggito e condannato
Alcune singole personalitá prendono parte piú o meno esplicitamente a questo movimento, altri invece, per
soluzioni e scelte, vengono accostati anche senza la volontá partecipativa:
- Michel Butor: incentra l’attenzione sullo scarto fra ció che si vorrebbe rappresentare e ció che viene
effettivamente rappresentato. Vuole spostare l’attenzione dalla cosa, alla struttura della visione e usa il
romanzo poiché è il luogo d’eccellenza per analizzare la realtá come puó apparirci.
- Nathalie Sarraute: critica il romanzo ottocentesco e le sue pretese; la sua attenzione si concentra non
sull’oggettivitá, ma sull’oltrepassare quello che appare dei comportamenti umani, poiché il soggetto in
sé non esiste, ma si è solo la somma combinatoria di attributi sovrastrutturali e influssi di essi stessi.
- Claude Simon: si concentra sulla distanza fra tempo della memoria e quella della vita reale. Per non
travisare la realtá quando racconta di ricordi, elabora una forma analoga a quella della memoria dove i
fatti non sono organizzati, ma disposti in maniera disorganizzata
TEL QUEL
Rivista fondata da Philippe Sollers nel 1960 che vede riuniti diversi intellettuali, svincolata inizialmente da
intenti politici e poi legati ad essi negli anni ’70. Si parte da un assunto opposto a quelli tradizioni, ovvero che il
mondo sia finzione e la scrittura sia la realtá e l’unica maniera per demistificarlo. Essa deve liberare dalla
finzione la realtá, disiscrivendo il mondo e tracciandolo di nuovo. Questo comporta che per liberarsi dalle
finzioni si utilizzi un linguaggio differente da quello dello status quo, un linguaggio nuovo, quasi illegibile.
SAMUEL BECKETT
Fondamentale è il maestro Joyce, dal quale si distacca lentamente nel corso degli anni. Il processo di distacco
avviene molto lentamente ed è fondamentale la lettura dell’opera proustiana e la critica che Beckett fa ad essa:
questa gli rivela l’impossibilitá di razionalizzazione del vissuto. Egli inaugura anche una nuova concezione di
soggettivitá, concepita come spazio intermedio fra il flusso interiore e quello esteriore. Ció che comporta a
livello formale è l’utilizzo della lingua francese, un’altra lingua, svincolata da pregiudizi sovrastrutturali e adatta
a rappresentare l’essere nella sua nuditá. Il distacco da Joyce avviene intanto superando il personaggio
dell’esule e passando a quello dell’escluso dalla societá, inaugurato da Murphy, che percepisce l’insensatezza
della vita e vorrebbe risponderle con la non- azione. Il progetto sará interrotto dall’amore per una donna e si
concluderá con la reclusione in manicom io e la morte. Cosí si avvia un itinerario volto alla distruzione
dell’identitá del personaggio, che viene estremizzata nel ciclo degli anni ’50. In Malloy la vita viene di nuovo
affrontata con la reclusione in una stanza per rimanervi immobili; anche in Malone Meurt il personaggio si
presenta fin da subito immobile e in attesa della morte, anche se il culmine della distruzione si raggiunge con
L’innominabile. In questa opera il personaggio è ridotto ad una sola voce che, essendo comunque espressione
dell’Io, viene pian piano demolita. Per questo, a livello formale usa il pronome personale senza distinzione,
cercando di far perdere la nozione stessa di persona. La voce viene ridotta a enunciati, dubbi e contraddittori,
in cui le singole parti del discorso sono riconoscibili, ma insieme non hanno senso.
OuLiPo, QUENEAU E PEREC
OuLiPo- Officina di letteratura potenziale, fondata da Queneau e Le Lionnais. Propone una nuova scrittura,
sottopposta a regole formali rigidissime, le costrizioni. Da una parte, nello studio delle opere antiche si
individuano le costrizioni in atto e si riutilizzano; dall; altro, se ne inventano di nuove (tipo il metodo S+7,
ovvero la sostituzione di un sostantivo con il settimo che lo segue in un vocabolario) .
Queneau- partecipa al surrealismo, dal quale eredita il gusto per la provocazione e la sperimentazione. Giá nel
primo romanzo, Le chiedent, elabora una scrittura sottoposta a costrizioni anche matematiche, pur conciliando
questa scelta formale con una ricerca metafisica del senso della vita. La scelta delle costrizioni deriva dal fatto
che ogni enunciato nella lingua originaria è il risultato di regole sintattiche; ora, lo scrittore vuole elaborare una
lingua sua, e utilizzerá un nuovo ordine tramite cui inquadrare il malessere esistenziale. A livello tematico,
Queneau rappresenta una umanitá marginale, dimostrazione di come l’ottica borghese dell’utile sia espressione
del vuoto dell’esistenza. Verrá consacrato al successo solo con Zazie dans le métro.
Perec- Anche egli aderisce al OuLiPo e svolgerá un ruolo fondamentale nella sua formazione. Anche egli
individua nelle costrizioni la possibilitá di rompere col romanzo tradizionale. Egli vuole utilizzare le regole per
autorizzare la libertá di narrazione senza timore di incappare nella finzione. Scrive Le disparition, che è un
lipogramma, cioè è un romanzo scritto senza la lettera e. non si tratta di virtuosismo, ma di tentare una nuova
strategia comunicativa, poiché il soggetto è la shoah. Vista l’impossibilitá di comunicare dopo l’evento, bisogna
trovare un’altra dicibilitá che stemperi la tragedia.
IL NOUVEAU THEATRE
Anche detto teatro dell’assurdo mira a smontare la drammaturgia tradizionale basata sulle unitá aristoteliche
che fungevano da modello mimetico. Emblema della nuova drammaturgia è Aspettando Godot, l’opera di
Beckett: i protagonisti, Vladimir ed Estrafon, vengono gettati in un mondo privo di certezze e la loro unica
azione è aspettare Godot, un personaggio ignoto che dovrebbe salvarli. La novitá è che l’assurdo non puó
essere preso come oggetto di riflessione. L’umano del teatro di Beckett è privato di ogni certezza e presentato
solo attraverso la sua corporalitá mutilata.
Eugéne Ionesco- attua una critica al linguaggio. La cantatrice calva è una tragedia del linguaggio, è una parodia
di un manuale di conversazione franco- inglese, che mostra come il linguaggio, oltre che essere inefficace, è
formato anche da luoghi comuni e parlato da fantocci senza carattere.
LA POESIA
Si diffondono due tendenze: una poesia che esplora la realtá visibile, dall’altra una poesia che si concentra sul
formalismo radicale. La prima tendenza si riunisce intorno ai poeti dell’École de Rochefort, che possono dirsi
sia materialisti e naturalisti, che tesi verso una analisis ontologica. Fra questi ricordiamo Bonnefoy, Jacottett, De
Bouchet, Dupin, tutti riuniti intorno alla rivista L’Éphémére.
- Dagli anni Ottanta all’inizio del nuovo millennio
ROMANZO
Se negli anni Settenta culmina il processo per cui la scrittura viene resa intransitiva (morte dell’autore, del
personaggio, impossibilitá di raccontare il reale, impossibilitá di raccontare la storia), negli anni 80 il romanzo
ha una chiusura autoreferenziale, che è sintomatica del fatto che si riaffaccia un fiducia nella rappresentazione
del soggetto interno alla societá. Uno dei sintomi piú emblematici del ritorno a queste dinamiche è l’attenzione
per la realtá sociale e per il mondo imprenditoriale che plasma le coscienze, che torna ad essere analizzata
nelle sue contraddizioni e che non necessariamente necessita di un approccio mimetico; si diffondono anche
trasposizioni fantastiche, per evidenziare i dilemmi della societá moderna al fine di comprenderne le
motivazioni. Si diffonde nuovamente anche il polar, ovvero il genere poliziesco, che diventa un genere
consacrato proprio per l’analisi e l’indagine sociale.
POESIA
La poesia si declina su tre direttrici: 1) nuovo lirismo, del tutto alieno alle tendenze romantiche, incentrato
sulla ricerca di sé e sul rapporto con l’altro 2) tendenze prosaiche, sia sul piano formale, che tematico, causate
dalla consapevole precarietá della vita umana 3) attenzione per il linguaggio come incontro fra uomo e mondo,
non concepita come gioco linguistico ma come indagine sul reale.
TEATRO
L’attenzione viene portata sul testo, con l’intento di elaborare una lingua particolare in vista della
rappresentazione drammatica. Il ritorno al testo non implica un disimpegno, ma anzi, pur non volendo mutare
le condizioni sovrastrutturali, il teatro vuole proporre uno sguardo lucido sulla realtá.