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GUSTAVE FLAUBERT (‘’Madame Bovary’’)

I naturalisti, tra cui i fratelli de Goncourt e Zola, lo considerano un maestro.


Nel 1851 inizia a scrivere ‘’Madame Bovary’’ e prima di pubblicarlo nel 1857, ci lavorerà molto per eliminare ogni traccia di
soggettività. A causa di questa opera, fu processato per oltraggio alla morale e alla religione, ma fu assolto.
La vicenda che è ispirata a un fatto realmente accaduto, è un pretesto per trattare i desideri, le abitudini e le insoddisfazioni della
classe borghese di provincia.

L'attenzione dell’autore non è focalizzata sullo sviluppo sentimentale della storia, perché il suo interesse è quello di spiegare
l’interiorità della protagonista combattuta tra sterile contemplazione di un amore appassionato e la noia della sua vuota esistenza
borghese.

TRAMA
Emma è figlia di una ricco proprietario terriero, viene educata in un istituto religioso e fin da bambina leggeva romanzi
sentimentali che l'hanno resa un adulta romantica. Il suo oggetto dei desideri è Parigi, ma lei ora lei abita in provincia, in un
contesto molto diverso dai palazzi, teatri, ristoranti e moda.

Inoltre, Emma è sposata con Charles Bovary, un modesto medico, senza ambizioni e presto si rende conto che la sua vita
matrimoniale è noiosa e triste perché ogni giorno è uguale al precedente e così, per evadere da questa condizione, si rifugia nella
letteratura di consumo, ovvero romanzi utili per suscitare, in lettrici ingenue, il desiderio di un’altra vita, che però non è
realizzabile.
Una sera la coppia viene invitata a un ballo al castello di un marchese e per lei, questa è la dimostrazione che il mondo da lei
immaginato esiste per davvero e questo aumenta la sua frustrazione.
Per sfuggire da questa malinconia Emma intreccia un rapporto platonico con Leon Dupuis che però un giorno si trasferisce senza
dichiararle i suoi sentimenti.
Successivamente Emma che vede realizzato il suo ideale romantico nell'adulterio, viene conquistata da Rodolphe Boulanger, un
uomo in cerca di avventure, che l’abbandonerà deludendo le sue fantasticherie.
Così riallaccia il vecchio rapporto che aveva con Leon, il quale però a causa dell'atteggiamento troppo morboso e appiccicoso di
Emma si stanca presto.
A questo punto Emma prova a raggiungere il suo ideale spendendo soldi in frivolezze materiali, Tuttavia questi soldi sono prestati
da un usuraio e lei per far fronte ai debiti chiederà aiuto agli ex amanti, ma questi si rifiutarono.
Emma non vedendo realizzarsi i suoi sogni, covati da quando era bambina, decide di avvelenarsi rubando dell'arsenico dallo studio
del marito.Poco tempo dopo morirà anche il marito che intanto aveva saputo di tutti i tradimenti della moglie, ma non aveva mai
smesso di amarla.

Flaubert definisce quest'opera un libro sul nulla, infatti di tutti i tentativi di Emma per raggiungere i suoi ideali romantici, non
portano a nulla. La Noia di Emma deriva dal fatto che lei non debba lavorare, non viene toccata nemmeno dai lavori domestici,
compito della servitù.
L'infelicità e le illusioni di cui Emma è prigioniera (un'insoddisfazione senza rimedio) sono sentimenti che appartengono a tutta la
società borghese del tempo, perché incline alle fantasticherie.
Emma è una donna ammalata di ‘’Bovarismo’’, ovvero la tendenza a costruirsi una personalità che non corrisponde a quella reale,
originata da un’insoddisfazione spirituale.

SCELTE STILISTICHE
Flaubert si astiene da giudizi o interventi personali, è onnipresente, ma non onnisciente e opta per una focalizzazione interna,
affidando ad Emma il compito della narrazione.

EDMOND E JULES DE GONCOURT (‘’Una prefazione-manifesto’’)

Zola afferma che essi siano i precursori del naturalismo, poiché la loro produzione letteraria era fondata sul ‘’documento umano’’ e
sullo studio di tutti quegli aspetti psicologici che caratterizzano i
soggetti segnati dal vizio e dalla malattia, come se fossero dei veri e propri ‘’casi clinici’’.
La loro attenzione si rivolse anche sulle condizioni delle classi inferiori, descritte con distacco, assecondando il gusto per il
malsano del pubblico borghese.
Tra le loro opere principali troviamo il ‘’Diario’’ e ‘’Germinie Lacertoux’’ che racconta la vicenda realmente accaduta di una
cameriera che apparentemente sembrava devota e intoccabile dai vizi, ma dopo la sua morte si scopre che a causa di una passione
amorosa, aveva toccato il fondo della degradazione fisica e morale.

Nella prefazione del romanzo i 2 autori attraverso una dichiarazione quasi provocatoria avvertono che quello che il pubblico sta
per leggere non è un romanzo come gli altri, con vicende sentimentali e amori a lieto fine, ma verrà trattata una storia vera che
viene dalla strada, che potranno trovare persino sgradevole.
Secondo i fratelli D.G. meritano di essere rappresentate anche le persone appartenenti alle classi sociali basse, che di solito sono
escluse dall'espressione artistica.
Infatti il romanzo naturalista deve offrire una rappresentazione seria e vera del popolo del suo ambiente.

La prefazione si conclude con l'affermazione dei due fratelli che vedono il romanzo moderno,
come uno strumento per dare forma all'inchiesta sociale e all'analisi scientifica della realtà, adottando un criterio metodologico
preciso, che deve rispecchiare la verità e mostrare alla borghesia, pubblico a cui il romanzo è rivolto quello che essa non vede o
non vuole vedere, ovvero la sofferenza umana dei poveri e degli oppressi.

EMILE ZOLA

Si può considerare un ‘’intellettuale democratico’’, perché fiducioso nel progresso, è coinvolto personalmente nella costruzione di
una società più libera, infatti ad esempio si intromise, nel ‘’caso Dreyfus’’ difendendo un ufficiale ebreo dell’esercito francese,
da un’ingiusta accusa di spionaggio, cosa che gli costerà la condanna ad un anno di carcere e forse anche la morte, avvenuta in
circostanze mai chiarite.

Tra le sue opere troviamo ‘’Therese Raquin’’ che tratta la descrizione di un adulterio che conduce al delitto e poi al suicidio.
Poi scrive ‘’Rougon Macquart’’, un ciclo narrativo costituito da 20 romanzi, che trattano la
‘’storia naturale e sociale di una famiglia sotto il secondo Impero’’, osservando, analizzando e descrivendo in dettaglio con
scrupolo scientifico la società del tempo e tutti i suoi ambienti.

L'autore definisce la storia ‘’naturale’’ perché le leggi delle ereditarietà decidono i caratteri fisici e morali e condizionano di
conseguenza le azioni; e ‘’sociale’’ perché descrive la corruzione politica ed economica della Francia di Napoleone III.

Per ciascun romanzo del ciclo Zola sceglie temi molto attuali, ad esempio la ricerca di una nuova arte, l'architettura moderna,
l'alienazione che l'uso delle macchine comporta, tratta anche gli aspetti più degradanti della società come la prostituzione
l'alcolismo come conseguenza della povertà, la malattia fisica e psichiatrica e le conseguenze che la guerra comporta.

Nella sua opera ‘’Germinale’’ che è il tredicesimo romanzo del ciclo, descrive la vita dei minatori nel borgo minerario di Montsou
costretti a turni disumani per una misera paga, e questo malcontento , sfocerà in uno sciopero per gli aumento dei salari che verrà
brutalmente bloccato dall'esercito. Questo fallimento della protesta non ferma però la lotta operaia.

‘’ALLA CONQUISTA DEL PANE’’ (vicenda ispirata a uno sciopero di minatori della Loira assistito da Zola nel 1869.)
Da due mesi i minatori di Montsou scioperano contro la riduzione delle paga decisa dalla compagnia mineraria, tuttavia giunti ad
essere piegati dalla fame sfogano la propria esasperazione in una sommossa.
Il protagonista del brano è la massa, ovvero la folla composta dai minatori dalle loro famiglie.
La loro esasperazione, Zola la descrive accentuando la deformazione dei loro gesti e volti.

Egli acquisisce il punto di vista dei borghesi schifati e spaventati, che assistono a uno ‘’spettacolo’’ senza pietà e senza
comprensione nei riguardi dei lavoratori che considerano bestie feroci.
Tuttavia l'oggettività ricercata e attuata dall'autore non deve trarre in inganno, poiché Zola fa comunque trapelare la sua critica nei
confronti della classe borghese chiusa nella difesa dei propri privilegi.
La marcia dei lavoratori preannuncia morte e di sangue, cosa che avrebbe portato giustizia ed eguaglianza. (auspicio di Zola
poiché si batte per il progresso sociale).

‘’METODO SPERIMENTALE’’ (Il narratore come uno scienziato ricercatore)


Questo metodo si compone di due fasi:
- l'osservazione, ovvero il narratore deve osservare come agiscono i personaggi, che vanno conosciuti nei loro comportamenti,
indagandone la psicologia.
- la sperimentazione, infatti si prendono i personaggi e si fanno agire in un contesto, per mettere in evidenza che i fatti e i
comportamenti di un individuo si succedono nel modo previsto.

LUIGI CAPUANA
Può essere considerato l’iniziatore e il teorico del Verismo, infatti traducendo gli scritti di Zola ha il merito di aver trasferito i
canoni del naturalismo francese nella realtà sociale della sua terra.

Di Zola esalta l'osservazione minuziosa dei fatti, la ricostruzione del contesto operata dall'interno e il valore documentario della
narrazione della tecnica dell’impersonalità.
Tra le sue opere troviamo:
-‘’Giacinta’’ dedicata a Zola, descrive la tragica esistenza di una donna segnata da uno stupro subito in giovane età.
- ‘’il marchese di Roccaverdina’’ in cui si narrano le vicende di un nobile che ha ucciso per gelosia, l’uomo che gestisce i suoi
possedimenti; il rimorso causato dal delitto e dal vedere condannato al posto suo un innocente lo ossessiona, fino al punto di
confessare il delitto. Abbandonato dalla moglie, l'uomo impazzisce e muore tormentato dall'angoscia e dalla disperazione.
L’uomo ucciso si chiama Rocco Criscione e nessuno sospetta del marchese infatti viene condannato un innocente, tuttavia i
comportamenti sospetti del marchese lo tradiranno.
(senza sapere ancora chi è il colpevole, l'autore ci indirizza sulla via del sospetto)
L’incontro con l'avvocato Don Aquilante farà crescere sempre di più il tormento in lui, poiché
questo avvocato afferma che presto il nome dell'omicida se lo farà dire direttamente dal fantasma dell’assassinato.
Il rimorso, l'ossessione, le superstizioni e le allucinazioni morbose, destabilizzano la personalità del marchese e lo porteranno
inesorabilmente alla pazzia.

SCELTE STILISTICHE
Capuana si astiene da interventi e interpretazioni personali e utilizza il discorso indiretto libero, che permette di assumere il punto
di vista del marchese e riportarne il pensiero.

GIOVANNI VERGA
Nasce a Catania nel 1840, fu allievo di un poeta di gusto romantico dagli ideali patriottici e ne subisce l'influsso, avendo fervore
civile e risorgimentale.
Andrà a Firenze, allora capitale, poi nel 1872 si trasferisce a Milano entrando in contatto con gli ambienti della SCAPIGLIATURA
(spirito di ribellione nei confronti della cultura tradizionale e il buonsenso borghese ) e qui scopre grandi romanzi del naturalismo
francese.
Diventa famoso grazie ai suoi romanzi sentimentali ‘’Eva’’, ‘’Eros’’, e ‘’Tigre reale’’ matura la conversione verso il Verismo
dovuto soprattutto alla conoscenza dei romanzi di Zola e il suo interesse per le condizioni socio-economiche del sud e legame con
Capuana che lo raggiunge a Milano.

Nel periodo verista scriverà i grandi capolavori come ‘’ Rosso Malpelo’’,‘’Mastro Don Gesualdo’’ , ’’Vita dei campi’’, il romanzo
‘’I Malavoglia’’ primo capitolo del ‘’Ciclo dei Vinti’’ progettato in cinque volumi, ma che non riuscirà a portare a termine.
Il pubblico però non apprezza i suoi lavori, ma l'insuccesso non lo porta comunque a ripensare la scelta letteraria compiuta.
Nel 1893 Verga torna in Sicilia triste per il disinteresse del pubblico per i suoi romanzi e invecchiando le sue posizioni politiche si
fanno sempre più conservatrici.
Dopo la fine del conflitto mondiale i suoi scritti incontrano i primi tardivi riconoscimenti, come i festeggiamenti per i suoi 80
anni, durante una cerimonia presieduta da Luigi Pirandello e promossa dal Ministro della Pubblica Istruzione, cui però Verga non
partecipa e infine venne nominato senatore del regno, sotto sollecito di Giolitti, che però lo lascia però indifferente.
Morirà nel 1922 a Catania, facendo la fine del suo personaggio ‘’Mastro Don Gesualdo’’.

PRODUZIONE PRE-VERISTA
Gli esordi letterari di Verga al romanzo storico-patriottico e successivamente a opere di gusto
tardo-romantico e di ambientazione borghese.
‘’STORIA DI UNA CAPINERA’’ (breve romanzo epistolare)
Viene narrata la storia di Maria costretta dalla matrigna a diventare monaca dopo essersi innamorata di un giovane che si sposerà
però la sua sorellastra. Alla fine la fanciulla muore (aspetto tardo romantico).
Tratterà anche aspetti che approfondirà poi durante la svolta verista come l'indagine scrupolosa sulla vita dei conventi e la
predilezione per un personaggio ‘’vinto’’ dall'esistenza.

Opere durante la prima fase del periodo milanese:


-EVA che narra la storia di un pittore siciliano che, a Firenze, si allontana dai suoi ideali artistici per amore di una ballerina;
svolge una protesta per il declassamento dell’intellettuale nella società borghese tesa al profitto.
-EROS narra la storia di un giovane aristocratico preda della passione erotica, ma incapace di trovare soddisfazione e finirà per
essere segnato dal fallimento personale.
-TIGRE REALE narra della deviazione morale di un giovane, dopo essersi innamorato di una donna “fatale” e della sua
redenzione dopo il ritorno alla pace della famiglia.

Sono opere che trattano argomenti graditi al pubblico che vive in città e frequenta salotti come ad esempio amori impossibili,
ambizioni fallite, adulterio, suicidi per amore.
I personaggi di questi racconti sono prostitute, ballerine, malati di tisi, moglie infelici e giovani artisti poveri e innamorati delle
donne sbagliate, sono destinati all'infelicità (repertorio patetico).

In queste testi attua una polemica anti-borghese (scapigliatura) rivendicando il valore superiore dell'arte paragonato all'ipocrisia
borghese e ai valori del profitto che dominano le città moderne.
Siamo ancora lontani dal modello del Naturalismo francese.

PRODUZIONE VERISTA (approda al verismo dopo una lunga riflessione)


Mentre ancora impegnato nella stesura dei romanzi della prima fase (romantica) egli sperimenta un nuovo tipo di racconto con una
diversa ambientazione e personaggi umili pressi dalla realtà della sua terra d'origine.
(Il racconto della vita degli umili, è più facile in quanto loro esteriorizzano subito quello che pensano, mentre la psicologia della
classe alta è molto più difficile da comprendere, quindi questa scelta, non deve essere interpretata in senso moralistico.)
Nel 1874 scrive Nedda, un racconto che ha per protagonista una povera raccoglitrice di olive,
la quale perde prima l’amato e poi la figlioletta.
Tuttavia, sono ancora presenti gli aspetti tipici del pre-verismo, come lo sguardo paternalistico del narratore e un registro stilistico
tradizionale. Per riconoscere i caratteri più alti di Verga, bisogna attendere
l’uscita di ‘’Rosso Malpelo’’ .

VITA DEI CAMPI


E’ una raccolta che si compone di 8 testi, tra cui rosso malpelo e rappresenta l'inizio della stagione verista e la conquista di
strumenti concettuali e stilistici più maturi, come la concezione materialistica della realtà e l’impersonalità.
I testi sono ambientati per lo più nella campagna siciliana e incentrati su passioni incontrollabili senza lieto fine. I temi principali
sono l'amore (sentimento lacerante e trasgressivo), l'interesse economico e il carattere primitivo dei personaggi condannati alla
solitudine, in un mondo immobile.
Con disincantato pessimismo e mediante l'applicazione delle tecniche espressive veriste come l'impersonalità, Verga individua le
leggi che regolano i rapporti umani.

Valorizza il mondo degli umili ancorati a valori come la famiglia e l'onore.

I MALAVOGLIA Con quest’opera verga da


inizio al ‘’ciclo narrativo dei vinti’’, che non verrà concluso.
Oltre ai Malavoglia il progetto prevedeva ‘’Mastro Don Gesualdo’’ e altri 3 racconti, che narravano
la storia di cinque ambizioni sfortunate, collocate in ambienti sociali diversi da quelli dei poveri.

PASSAGGIO AL VERISMO

Verga fa propri i principali canoni naturalistici per interpretare la realtà del tempo in un'ottica narrativa nuova anti-romantica e
anti-individualistica.

Si propone di avvicinarsi alla realtà con scrupolo scientifico, come lo scienziato si avvicina alla sua materia di studio in maniera
informata, lo scrittore persegue una conoscenza più possibile oggettiva del mondo che intende rappresentare.

Alle ragioni letterarie della svolta verista verghiana vanno inoltre annesse le motivazioni storiche e sociali, infatti egli
approfondisce la conoscenza della realtà da cui proviene, ovvero Sicilia che all'epoca era oggetto delle indagini relative alla
cosiddetta ‘’questione meridionale’’.
Inoltre le condizioni di abbandono e sfruttamento dei ceti bassi, per Verga sono una fonte di ispirazione per i suoi scritti. (più
facili da trattare e descrivere)

LE TECNICHE DEL VERISMO

REGRESSIONE L'autore rinuncia a esprimere giudizi


regredendo a livello del mondo narrato e lascia che i luoghi, le cose e i personaggi si presentino sulla scena da soli, nello stesso
istante in cui il lettore scorre la pagina. In altre parole con tale ‘’artificio della regressione’’ egli non descrive la scena ricostruendo
l'ambiente con le sue parole, ma lo fa emergere man mano dalle parole e dagli stessi pensieri dei personaggi, sostituendo
completamente il suo punto di vista con il loro, usando il loro stesso modo di esprimersi. (l'autore scompare per lasciare spazio a
una narrazione affidata a un soggetto proveniente dall'ambiente stesso dei personaggi che però non compare e resta anonimo)

POETICA DELL’IMPERSONALITA’ (PROCEDIMENTO ESPRESSIVO, adottato per ottenere effetti artistici.)


Il lettore deve essere posto “faccia a faccia con il fatto” in modo da non avere l’impressione di vederlo attraverso “la cosiddetta
lente dello scrittore”, quindi i pensieri popolari vengono espressi mediante il discorso indiretto libero, riportando le parole pensate
da un personaggio senza introdurle con un verbo reggente dichiarativo, come dire o affermare e l’autore si eclissa e si limita a
riportare i “documenti umani” facendo si che l'opera sembra essere fatta da sé).

STRANIAMENTO (lontananza tra punto di vista del narratore e quello del lettore)
L'autore può manifestarsi al lettore attraverso lo straniamento, un meccanismo narrativo in cui la voce narrante presenta come
normali e accettabili situazioni che non lo sono affatto, quando sono in scena gli “antagonisti”,o al contrario considera come strane
situazioni che invece sono del tutto naturali e giustificabili, quando sono in scena personaggi “buoni”.

QUESTE TECNICHE NON SONO USATE DAL NATURALISMO FRANCESE, ANCHE PER IL DIVERSO MODO DI
CONCEPIRE LA REALTA’----NESSUN CAMBIAMENTO

QUESTIONE LINGUISTICA
A un'applicazione radicale dell’impersonalità, sarebbe dovuto corrispondere, l'uso esclusivo del dialetto, con il rischio però di
limitare il potenziale pubblico. Così Verga attua una rivoluzione linguistica che consiste
nell'esprimere la popolarità siciliana a livello artistico operando non tanto sul lessico ma sulla struttura sintattica del periodo.
(Il linguaggio è spoglio e povero, punteggiato di modi di dire, paragoni, proverbi, imprecazioni popolari, dalla sintassi elementare,
talvolta scorretta, in cui compare a volte la struttura dialettale, ma non il dialetto.)

IDEOLOGIA VERGHIANA Ritiene che l’autore debba


“eclissarsi” dall’opera perchè non ha il diritto di giudicare ciò che viene rappresentato nell’opera stessa. Per lui infatti la società
umana è dominata dal meccanismo della lotta per la vita , vista come una legge naturale immodificabile che riprende il socialismo
di Darwin. In questo meccanismo il più forte schiaccia necessariamente il più debole, quindi la società è dominata da uno spietato
antagonismo tra gli individui e tra le classi e si basa sulla sopraffazione del più forte sul più debole. La generosità disinteressata,
l’altruismo e la pietà solo valori ideali che non trovano più posto nella realtà. Gli uomini sono mossi dall’interesse economico e
individuale, dall’egoismo. LOGICA
ECONOMICA
Il mondo verghiano finisce per essere guidato solo dalla logica economica accettata da tutti senza neppure il tentativo di
contrastarla. I valori borghesi di profitto e benessere hanno
turbato e corrotto gli equilibri della società conducendola alla disgregazione (egoismo e volontà di sopraffare gli altri),
infatti la ricchezza diventa l'unico e ossessivo fine dell'esistenza umana.

Gesualdo è proprio una vittima del progresso ed è ingenuamente fiducioso di poter far convivere le ricchezze con gli affetti, ma
ciò lo costringerà alla solitudine e al non parlare più coi suoi cari.

LA
RAPPRESENTAZIONE DEGLI UMILI I personaggi delle vicende
verghiane sono presi dal popolo siciliano, che lotta ogni giorno per la soddisfazione dei bisogni primari e i loro sentimenti sono
veri, senza l’utilizzo di maschere.
L'ambiente descritto da Verga rispetta ancora le tradizioni tramandate da generazioni, preserva la famiglia come cellula protettiva
di valori e di affetti solidali e non si fa corrompere dal denaro.
(l'opera verdiana rappresenta una sorta di enciclopedia delle manifestazioni e delle usanze custodite dal mondo popolare).
Il destino dei personaggi di Verga non può essere mutato, semmai accellerato, ad esempio Rosso Malpelo va incontro alla morte
come una liberazione. (sa che non ha scampo e deve soccombere)
Questi personaggi appartengono alla schiera dei deboli, tuttavia non sono fatti oggetti di pietismo, (l'autore non li descrive con
consolazione).

Verga riconosce il proprio interesse per la componente irrazionale che regola le passioni, i sentimenti e i desideri.
Infatti i personaggi di Verga più che parlare, ‘’fanno’’ ovvero sono protagonisti di azioni che nascono da impulsi irrefrenabili, di
cui è impossibile spiegare le motivazioni.
(i personaggi di Verga sono assimilabili ai personaggi della tragedia greca drammaticamente votati all'autodistruzione).
Essi sono esclusi e diversi, in una società che li rifiuta e li espelle.

LA CONCEZIONE DELLA
VITA
Verga non considera alcuna possibilità di riscatto, perché il dolore e l’infelicità non derivano dalle ingiustizie, ma sono una parte
integrante dell’esistere stesso e riguarda tutti gli uomini e tutte le classi sociali.
V. anzi condanna chi tenta di mutare la propria condizione sociale, infatti l’unica difesa che abbiamo contro le sofferenze, si
traduce nell'’’ideale dell'ostrica’’ (staccata dal proprio scoglio è destinato a morire), che ci spiega che chi abbandona, rifiuta o tenta
di emanciparsi dalle proprie radici è condannato a soccombere.
Verga non ripone alcuna fiducia nel progresso che anzi è visto come la causa della degradazione della società e afferma che non ha
senso confidare in un riscatto promesso dalla ‘’provvidenza di Dio’’, dai positivisti della scienza o dalla lotta di classe promossa
dai socialisti, poiché il destino che si abbatte sugli uomini è immutabile e quindi risulta inutile contrapporsi.
DIGNITOSA RASSEGNAZIONE = unico antidoto morale al dolore dell'esistenza secondo verga
IL PESSIMISMO VERGHIANO ( permette a Verga di cogliere il negativo della realtà esistente)
Verga parla di un ingovernabile divenire del mondo, che sorvola la volontà degli uomini ed è indifferente alla loro sorte.
Lo scopo della sua opera è mostrare il carattere immobile (non si può cambiare) della vita umana, in cui si verifica una lotta per
sopravvivere ai meccanismi della storia e della natura.

ROSSO MALPELO
Il protagonista dell’opera di Verga è ’’Malpelo’’, un ragazzo dai capelli rossi, soprannominato così dai suoi compaesani perché
secondo la credenza popolare i capelli di quel colore erano indizio di malvagità. Tutte le persone intorno a lui lo disprezzano,
comprese la mamma e la sorella, tuttavia lui cerca di restare indifferente, quasi accettando le ingiustizie di cui è vittima e l'unica
persona a volergli bene e difenderlo è il padre con cui lavora presso una cava di rena.
Le cose precipitano quando il padre soprannominato, Mastro Misciu Bestia, accetta un incarico molto pericoloso, solo per bisogno
di denaro, ma a seguito di un cedimento di un pilastro della cava, resta ucciso, malgrado gli sforzi compiuti dal figlio per liberarlo
dalle macerie. Il lutto segna profondamente Malpelo, che inizia a comportarsi in modo cattivo e ad avere comportamenti
violenti,arrivando anche a picchiare il vecchio asino, lasciandosi convincere da tutti le voci del paese del suo reale lato maligno e
crudele.
Nel frattempo alla cava arriva un ragazzo fragile ,soprannominato dagli altri ''Ranocchio'' perché avendo un femore lussato,
quando portava il suo corbello in spalla, sembrava che ballasse. Tra i due nasce uno strano legame, infatti Malpelo lo maltratta per
insegnargli le dure regole della vita (basata su una sorta di selezione darwiniana), ma lo protegge e gli dona il proprio cibo e
svolge al suo posto le mansioni più pesanti.
Tuttavia Ranocchio, che era malato di tisi, peggiora e muore, nonostante gli sforzi di Malpelo di farlo riprendere. La morte del
ragazzo e quella della bestia da soma, il cambio di vita della madre e della sorella che sono andate a vivere altrove, in breve
tempo, lasciano ’’Malpelo’’ completamente solo, che inizia a covare un sentimento di annullamento.
Infatti il giovane siciliano si offre volontario in una difficile ispezione nella cava, da cui non uscirà.

Verga racconta con oggettività la durezza del lavoro minorile nelle cave di sabbia in Sicilia. Per quanto riguarda il piano sociale,
vediamo come sia la superstizione a rovinare la vita del protagonista Rosso Malpelo, costringendolo ad essere più cattivo di
quanto lo sia, ma nonostante questo riesce a mantenere un po' di umanità in sé, come dimostra il rapporto con Ranocchio e
l'attaccamento agli oggetti del padre.

REGRESSIONE STRANIAMENTO
LEOPARDI
ALL'ORIGINE DELL'INFELICITA Sicuramente venne influenzato
negativamente dalla sua relazione con i genitori, una madre anaffettiva e fredda, quasi indifferente nei suol confronti e un padre
affettuoso ma possessivo. Tuttavia il poeta di Recanati smentisce che il suo pensiero sia una diretta conseguenza della sua
condizione fisica, ma viceversa vuole farci intendere come la sofferenze della sua vita, prima fra tutte la malattia, l'abbiano spinto
ad esaminare la condizione di tutti gli esseri viventi, in maniera totale, senza pietà.

DISPUTA ROMANTICISTI E CLASSICI


Leopardi è un classicista dalle sfumature romantiche, infatti nonostante si ritenga da un punto di vista teorico un classicista e anti-
romantico, sul piano pratico, per alcuni aspetti che tratta, ad esempio pensiero malinconico e angoscia, rientra nel Romanticismo.
Prende parte a questa disputa nel 1818 attraverso il "Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica" (non pubblicato),
incolpando il Romanticismo di voler eliminare l'utilizzo di fantasia e viceversa sostenendo il Classicismo, fondato
sullimmaginazione. A L. non interessava trattare il vero, poiché considerato portatore di sofferenza, ma piuttosto secondo lui la
poesia trova nelle illusioni generate dal rapporto con la natura, un momento di sollievo dai dolori e dal'infelicità della vita. Ci fa
tornare a quella condizione che si vive durante l'infanzia in cui non ci sono preoccupazioni e le aspettative verso il futuro sono
grandi ed è tutto un'illusione.

LA TEORIA DEL PIACERE Il piacere viene dall'indefinitezza del desiderio quindi non bisogna dare dei confini al desiderio
altrimenti questa limitazione determina nell'uomo un senso di vuoto e inappagamento.

VALORE DELLA SOLIDARIETA' Secondo l'uomo dovrebbe unirsi in una grande alleanza caratterizzata dal rispetto e amore nei
confronti del prossimo, tralasciando odio e invidie, dal momento che tutta l'umanità si trova nella stessa condizione di infelicità e
dolore determinati dalla natura matrigna indifferente se non nemica.

LA NOIA E' una sorta di intervallo tra il desiderio del piacere e la consapevolezza della sua inattuabilità (senso di vuoto,
incapacità di vivere e partecipare al flusso della vita) e colpisce soprattutto quegli individui che hanno coscienza della caducità
della vita. "Maggior segno di grandezza e di nobiltà".

PESSIMISMO STORICO La condizione di infelicità, che caratterizza l'esistenza degli individui, è legata all'evoluzione e al
progresso della società. L. Infatti mette a confronto l'età sua con quella degli antichi. Quest'ultimi vivevano nella spensieratezza
(ignoranza) assecondando i ritmi della natura, fonte di illusioni, di immaginazione e di felicità. La sua epoca invece, essendo
dominata dalla ragione, viene privata delle illusioni, delle speranze e dell'innocenza e di conseguenza della felicità.

PESSIMISMO COSMICO L. leggendo gli scritti di autori greci, si accorge che anche nella loro epoca era presente il dolore,
quindi rielabora la sua precedente visione affermando che l'infelicità è indipendente dall'evoluzione storica e riguarda tutte le
creature di ogni epoca, quindi l'uomo è nato per essere infelice e la natura che prima gli forniva le illusioni ora è del tutto
indifferente, infatti adesso la natura può essere considerata come un ciclo che ha il solo fine di conservare se stessa.
La ragione invece viene rivalutata come l'unico strumento che rende l'uomo consapevole della dura realtà e gli permette di
accettarla con dignità e di scoprire i suoi inganni.

POETICA DEL VAGO E DELL’INDEFINITO


Secondo Leopardi per dare vita a piaceri infiniti e trovare un senso di momentaneo appagamento, l'uomo deve fare ricorso
all'immaginazione. Essa viene stimolata da tutto ciò che possiede un carattere indefinito, lontano e vago.

SOLIDARIETA
Secondo Leopardi, soprattutto nell’ultima fase, l’uomo dovrebbe unirsi in una grande alleanza caratterizzata dal rispetto e
dall’amore nei confronti del prossimo, tralasciando rivalità, odio e invidie, dal momento che tutta l’umanità si trova nella stessa
condizione di dolore e infelicità. Questa situazione di sofferenza è determinata da una natura indifferente alle sorti dell’uomo,
perchè occupata esclusivamente al mantenimento dell’ordine cosmico.Inoltre il poeta di Recanati attraverso il ‘’Dialogo di Plotino
e di Porfirio’’ ci spiega l'importante valore degli affetti, sconsigliando vivamente al secondo filosofo citato di ricorrere al suicidio,
poichè causerebbe ulteriore dolore alle persone a lui vicine, dato che che la vita è infelice già di suo.

I PICCOLI IDILLI
Vanno dal 1819 al 1821, le tematiche sono intime e autobiografiche, perché frutto degli stati d’animo del poeta ( sono legati alla
fase del pessimismo storico). Il linguaggio è più colloquiale e di limpida semplicità.
La parola idillio deriva dal greco eidyllion, diminutivo di èidos, cioè “immagine, quadro”, quindi significa propriamente “
quadretto”. Nella letteratura greca il maggior rappresentante della poesia idillica fu Teocrito.
Leopardi definì gli idilli come espressione di “ sentimenti, affezioni, avventure storiche del suo animo”. Gli idilli sono dunque
immagini legate al mondo circostante, alla realtà esterna, sono descrizioni di qualcosa che lui vede nella natura. E la
rappresentazione di tutto è in funzione soggettiva.
Temi importanti sono: tema del vago e dell’infinito e il tema del ricordo(ricordo di sensazioni provate da bambini)
Opere appartenenti ai piccoli idilli: L’Infinito, Alla luna -> affronta il tema della ricordanza, La sera del dì di festa

Grandi idilli
Le opere composte fino al 1830, che riprendono temi, atteggiamenti, linguaggio dei piccoli idilli.
Appartengono alla fase del pessimismo comico: il poeta capisce che la natura è maligna, e fa emergere la propria identità,
assumendo un atteggiamento atarassico e titanico.
Temi: le illusioni e le speranze, le rimembranze, temi dell’immaginazione, la felicità come qualcosa di irraggiungibile.
Nei Grandi Idilli non compaiono più gli slanci, gli impeti di disperazione e rivolta, le esasperazioni patetiche. Inoltre, il linguaggio
è più misurato, sia nella direzione della tenerezza e della dolcezza, quando viene evocata la giovinezza e l’illusione, sia nel senso
della desolazione, quando viene evocato il “vero”. Il poeta non usa più l’endecasillabo sciolto, ma una strofa di endecasillabi e
settenari che si succedono liberamente, senza alcuno schema fisso, con un gioco libero di rime, assonanze, enjambements, quella
che viene comunemente chiamata “canzone libera leopardiana”.

IL CICLO DI ASPASIA
A firenze fa amicizia con Antonio Ranieri e si innamora di una dama fiorentina, Fanny Tozzetti. La delusione subita in tale
rapporto segna per il poeta la fine dell’ “inganno estremo” che aveva creduto eterno : l’amore. Da questa delusione nasce il ciclo di
Aspasia. E’ una poesia, caratterizzata da una sintassi complessa e spezzata. Prevalgono strofe libere di endecasillabi e settenari.
Una delle opere che fanno parte di questo ciclo è “Ginestra”. Qui fa una critica a quella che è l’idea cristiana sulla vita dell’uomo,
critica l’ottimismo nella fede e nel progresso, il quale ha reso l’uomo particolarmente infelice, razionale. Esso però ha anche
qualcosa di positivo, bisogna infatti intenderlo come un progresso civile, che unisce gli uomini contro la natura, perchè vivono lo
stesso dolore.

INFINITO Ne ''L'infinito'' è
presente l'utilizzo della poetica del «vago e indefinito». Secondo Leopardi per dare vita a piaceri infiniti e trovare un senso di
momentaneo appagamento, l'uomo deve fare ricorso all'immaginazione. Essa viene stimolata da tutto ciò che possiede un carattere
indefinito, lontano e vago. All'interno dell'Infinito la siepe rappresenta l'impedimento che vieta a Leopardi la vista e che quindi gli
permette di spaziare con l'immaginazione ''vedere'' interminati spazi e sovrumani silenzi, permettendogli di vivere rari momenti di
piacere.

LA GINESTRA O IL FIORE DEL DESERTO Leopardi all'interno de ''La ginestra o


il fiore del deserto'' ribadisce che l'infelicità sia un dato costitutivo e assoluto, che travolge tutte le creature viventi e tutte le
epoche, dal momento che la natura si occupa solamente di conservare l'ordine cosmico. Questo, secondo il poeta dovrebbe indurre
gli uomini a unirsi in una grande alleanza fondata sulla solidarietà, che tralasci odio e invidie e che piuttosto si concentri sul
combattere sullo stesso fronte il nemico comune, la natura.

A SILVIA
L’argomento principale della lirica è la fine delle speranze e delle illusioni giovanili. In ''A Silvia'' la poetica del «vago e
indefinito» si realizza attraverso la nostalgica memoria o ''rimembranza'' dei momenti passati, quando la malattia non si era ancora
portata via Silvia. Un'ulteriore utilizzo di tale poetica la ritroviamo nella descrizione della compaesana di Leopardi, che nonostante
vengano riportate alcune caratteristiche fisiche (capelli neri) e psicologiche appare comunque sfumata e vaga.

CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA All'interno del ''canto notturno


di un pastore errante dell’asia'' il pastore inizialmente rivolge alla luna una serie di domande rigurdanti il senso della vita umana,
ad esempio chiede il perché di dare al mondo figli, che poi è necessario consolare e il mistero dell'universo. Il pastore si rende
conto che la Luna comprende e conosce tutte le risposte alle sue domande, ma non vuole rispondere e ciò porta a dedurre
l'indifferenza della natura di fronte alle costanti sofferenze della vita degli uomini. Successivamente il pastore si rivolge al gregge
di pecore, ritenendole più fortunate e felici degli esseri umani, poiché incapaci di cogliere il piacere e il dolore. Infine pero giunge
alla conclusione che probabilmente ogni essere vivente è vittima di sofferenze e ingiustizie (fase del pessimismo cosmico).

LA SERA DEL DI DI FESTA

I temi i di questa poesia è la riflessione di Leopardi in merito all’infelicità della sua vita, che si sente escluso dalle gioie della vita e
della sua giovinezza, ed espressa anche grazie all’immagine di una donna indifferente nei suoi confronti e lontana e il passare del
tempo che annienta e fa svanire qualsiasi cosa sia stata fatta dall’uomo.

ALLA LUNA

Il tema principale è quello del ricordo, e si tratta di un monologo che ha come ascoltatore la Luna.

La memoria sembra avere un valore lenitivo, illude il tempo. L’anno prima era la.

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Riflette sul fatto che sembra esserci gioia, post temporale, ma si tratta di una gioia vana, infatti è solo una cessazione del dolore e
di paura.

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