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Lettura dell’opera

Monumento funebre a Maria Cristina d'Austria


Antonio Canova
1. Descrizione materiale:
Il Monumento funebre di Maria Cristina d’Austria è una scultura in marmo bianco di Antonio
Canova, realizzata tra il 1798 e il 1805. Il monumento è collocato a Vienna nella chiesa degli
Agostiniani (Augustinerkirche).

2. Studio sull’autore:
Antonio Canova nasce a Possagno, vicino Treviso, il 1° novembre del 1757. Rimane precocemente
orfano di padre e, quando la madre si risposa e si trasferisce in un paese vicino, viene affidato al
nonno paterno, abile scalpellino e capomastro, che gli insegna i primi rudimenti del mestiere. Poiché
dimostra una dote eccezionale per la scultura, nel 1768 viene mandato a condurre il proprio
apprendistato a Venezia, dove frequenta studi di scultori oltre alla Pubblica Accademia del Nudo e
dove realizza le sue prime opere che gli danno una certa notorietà nell’ambiente artistico locale
(Orfeo ed Euridice, 1773; Apollo; busto di P. Renier; Dedalo e Icaro, 1779).
Nel 1779 si reca a Roma, dove si stabilirà nel 1781 e dove realizzerà le sue opere più belle.
Qui studia la scultura antica, conosciuta anche attraverso il suo viaggio del 1780 a Pompei, Ercolano e
Paestum, e viene a contatto con artisti ed intellettuali che teorizzano un nuovo ritorno al classico.
L'influenza degli ideali neoclassici nella sua arte si rende sempre più evidente, a cominciare con opere
come Teseo e il Minotauro (1781-1783) per proseguire con la serie di sculture, anche queste a
soggetto mitologico, eseguite sul finire del Settecento (Eros giovinetto, Amore e Psiche, Ebe, Venere
e Adone, Ercole e Lica, Le Tre Grazie), che gli regalano fama internazionale.
La sua arte è apprezzata e richiesta da mecenati e case regnanti dell’intera Europa.
Tra il 1783 ed il 1810 realizza i monumenti funebri di Clemente XIII e Clemente XIV a Roma, di
Maria Cristina d'Austria a Vienna, e di Vittorio Alfieri a Firenze.
Nel frattempo, nel 1798, quando i Francesi occupano Roma, preferisce lasciare la città per far ritorno
nei suoi luoghi d’origine, dove si dedica alla pittura e in soli due anni realizza molte delle tele e quasi
tutte le tempere oggi custodite nel Museo-Gipsoteca Canova allestito nella sua casa natale a Possagno.
Nel 1800 fa ritorno a Roma e si stabilisce in Piazza di Spagna insieme al fratello Giambattista, che
diviene suo segretario.
Nel 1804, con l’inizio del periodo napoleonico Canova viene scelto come ritrattista ufficiale
dall'imperatore, per il quale realizza varie opere (quali il Napoleone conservato presso Apsley House,
rappresentato come personificazione di “Marte Pacificatore”, i busti dei Napoleonici, il marmo di
Letizia Ramolino e il celeberrimo ritratto allegorico di Paolina Bonaparte, rappresentata come
"Venere vincitrice").
Intanto la sua fama continua a crescere. Nel 1802 ha ricevuto anche l’incarico di "Ispettore Generale
delle Antichità e delle Arti dello Stato della Chiesa" oltre a quello della tutela e valorizzazione del
patrimonio artistico, compito assegnatogli in quanto capo dell'Accademia di San Luca.
Nel 1815 è a Parigi dove, grazie a un’abile azione diplomatica riesce a recuperare numerose e
preziose opere d’arte trafugate da Napoleone nella nostra penisola e a riportarle in patria.
Nello stesso anno il governo inglese gli chiede di dare un parere sull'autenticità dei marmi
provenienti dal Partenone.
Pio VII, riconoscendo la sua grande opera in difesa dell’arte italiana, gli conferisce il titolo di
Marchese d’Ischia insieme a un vitalizio di tremila scudi che Canova decide di destinare al
sostegno delle accademie d’arte.
Nel luglio del 1819 è a Possagno per la posa della prima pietra della Chiesa Parrocchiale che ha
progettato per la sua comunità.
Il maestoso edificio, che ora accoglie le sue spoglie, sarà completato, però, solo dieci anni dopo
la sua morte, che avviene il 13 ottobre 1822, a Venezia.
3. Analisi dei contenuti:
La funzione per il quale l’edificio è stato costruito è per commemorare la morte di Maria
Cristina d’Austria, principessa della casa imperiale asburgica.
Il monumento funerario a Maria Cristina d’Austria rappresenta una grossa novità nella tipologia
dei monumenti funerari. Il monumento funebre ha sempre avuto come centro compositivo il
sarcofago o l’urna in cui materialmente venivano conservare le spoglie del defunto. Al di sopra
dell’urna veniva collocata l’effige statuaria del defunto; di sotto o di fianco venivano poste
immagini allegoriche sul significato della morte. Nel monumento a Maria Cristina d’Austria
l’urna scompare per essere sostituita dalla immagine triangolare di una piramide. L’effigie
statuaria viene sostituita da un ritratto di profilo a bassorilievo, inserito in un medaglione di
chiara derivazione classica.
Notevole importanza assumono le figure allegoriche che, nella intenzione dell’artista, non sono
puri e semplici simboli ma devono commuovere per l’azione in divenire che stanno
rappresentando. In questo caso, infatti, le figure compongono un singolare corteo funebre che si
accinge a salire i gradini che portano alla porta della piramide. Da questa porta fuoriesce un
tappeto che scorre sui gradini come un velo leggero e impalpabile. Il corteo è aperto da una
giovane ragazza che ha già un piede oltre la soglia della tomba. È seguita da una donna che
rappresenta la Pietà con in mano l’urna delle ceneri della defunta. Un’altra ragazzina la sta
seguendo. Più indietro un’altra giovane donna avanza, aiutando un vecchio uomo a salire le
scale. Sono rappresentate tutte le tre età della vita, dalla gioventù alla vecchiaia, a simboleggiare
che la Morte non risparmia nessuno. Le figure procedono con incedere lento e mesto. Hanno
tutti la testa chinata in avanti, a simboleggiare che nei confronti della Morte la superbia umana
non può nulla. Di fianco la porta della piramide, che quindi simboleggia la porta di passaggio dal
mondo terreno al mondo dei morti, c’è l’allegoria del Genio della Morte poggiato sul Leone
della Fortezza. In alto, il medaglione con il ritratto di Maria Cristina d’Austria è circondato da
un serpente che si morde la coda, simbolo quest’ultimo dell’Eterno Ritorno. Il medaglione è
sostenuto dalla allegoria della Felicità, mentre un’altra figura angelica porge alla defunta una
palma, simbolo della gloria.
La piramide, come simbolo dell’Oltretomba, è decisamente una immagine neoclassica. Contiene
la reminescenza delle antiche piramidi egiziane, i più grandi monumenti funebri mai realizzati
dall’uomo, e si presenta con una forma geometrica semplice, il triangolo, ma carico di notevoli
significati allegorici. La porta che si apre nella piramide assomiglia invece, per fattura, alle porte
delle tombe etrusche delle necropoli di Tarquinia o Cerveteri. Ed anche questo riferimento
etrusco, nell’immaginario collettivo, finisce per collegarsi al mondo dell’Oltretomba. Il senso
della morte, qui rappresentato, ha la dignità profonda e nobile della concezione neoclassica.
Tuttavia, la commozione che suscita il corteo funebre finisce per prendere un significato quasi
tutto romantico. La scelta di anticipare il momento pregnante, non a quello eterno della Morte
ormai sopraggiunta, ma al momento precedente in cui la Morte richiama a sé le persone che, a
capo chino, non possono sottrarsi al suo invito, carica di profondo dolore la percezione della
morte come azione in divenire. È il profondo strazio di chi, pur restando vivo, non può che
guardare con senso di sgomento e di ineluttabilità l’avviarsi alla morte delle persone care.
Questa inaspettata rappresentazione di un dolore, che deve suscitare compassione in chi guarda,
è la prova della grandezza del genio di Canova che, al di là della facile etichetta di scultore
neoclassico, per la inconfondibile fattura stilistica delle sue statue, si presenta come un artista
capace di cogliere i fermenti più vivi e nuovi del suo tempo, ed anche anticiparli nelle sue opere
d’arte.
4. Analisi del linguaggio visivo:
Linea
Vi è una contrapposizione tra la geometrica austerità della piramide e la commozione dei
personaggi che appaiono curvati.
Superficie
Nel monumento il suo trattamento è determinante per ottenere gli effetti voluti di luce e ombra.
Colore
Il colore è quello del marmo con cui è fatto il monumento stesso.
Luce
Nel monumento ha valore come chiaroscuro che rende percepibile il volume e lo spazio
Spazio
Lo spazio per il monumento è il vuoto che sta attorno al volume, la sua forma in negativo.
Volume
Nel monumento è la materia stessa di cui è fatta l’opera
5. Lettura dei valori estetici
Questo luogo di sepoltura è stato voluto da Alberto di Sassonia-Teschen per la morte di sua
moglie, Maria Cristina; con questo immenso lavoro il regale voleva rendere omaggio al ricordo
di sua moglie e a tutte le sue caratteristiche che l’hanno resa una grande consorte in vita.
Guardando per bene la prima volta la scultura, salta immediatamente all’occhio la piramide
bianca che troneggia, che sembrerebbe il luogo di destinazione della mesta processione, a cui
stanno partecipando diversi personaggi.

Proprio sopra l’entrata della piramide mortuaria è presente un’architrave con su inciso “Uxori
optimae Albertus” che tradotto sarebbe “Alberto alla sua ottima moglie”, facendo risaltare il
nome del committente.

Adesso vediamo invece chi sono i personaggi che partecipano alla marcia funebre:
● Sopra all’entrata oscura c’è un medaglione con all’interno un ritratto della donna
defunta, sorretto da una specie di angelo, ma che in realtà è la personificazione
della Felicità, la quale a sua volta è accompagnata anche da un putto nel volo.
● Tra i personaggi sulla sinistra che partecipano alla marcia funebre troviamo un
personaggio che disperato e con il capo chino su un vaso (contenente le ceneri) si
avvia verso la piramide, accompagnato da due bambine. Questa è la
personificazione della Virtù.
● Dietro, sempre sulla sinistra è presente una donna che invece accompagna un
vecchio sotto braccio, mentre segue la Virtù. Questa donna è la rappresentazione
della Beneficenza.
● Sulla destra c’è un leone, rappresentante la Fortezza, e proprio sopra al leone è
presente invece un genio con le ali, che rappresenta il sonno; ciò sta ad indicare la
morte come un sonno eterno.