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Istituto Superiore di Studi Musicali “V.

Bellini” Caltanissetta
Anno Accademico 2019/2020

Letteratura del clarinetto - I

Docente: Paolo Miceli


Candidato: Riggi Simone
Le Origini
Il clarinetto è il più giovane rappresentante della famiglia dei “legni” ed ha origini
lontane in strumenti semplici e primitivi i più lontani dei quali sono stati localizzati in
Egitto (2723-2600 a.C). Il più remoto antenato è il memet, composto da due canne
parallele con un’ancia semplice inserita in una canna piccola separata legata alle altre
due che entrava direttamente in bocca senza che la lingua toccasse direttamente
l’ancia.

Uno strumento affine al memet era l’aulos dell’antica Grecia. Ancora oggi possiamo
trovare in alcuni paesi del Medio Oriente degli strumenti col medesimo
funzionamento: lo zummarah, il masurah, e l’arghul. In Italia le launeddas sarde (in
uso sin dal 900-500 a.C sino ad oggi nella tradizione popolare). Ricordiamo anche il
pigcorn scozzese, il pungi indiano (usato per incantare i serperenti) e la tibia romana.

Lo chalumeau
Per ciò che riguarda il più vicino antenato del clarinetto dobbiamo spostarci intorno
al XVII secolo. Chalumeau deriva dal latino calamus, diminuitivo di calamellus con il
significato di canna.

Lo chalumeau era caratterizzato da un timbro affascinante, bucolico, lirico,


descrittivo. Con una particolare pressione delle labbra si poteva variare l’intonazione.

La famiglia degli chalumeaux era composta da soprano, contralto, tenore e basso per
lo più costruiti in bosso, un legno molto leggero ma altrettanto robusto.

Fra gli artigiani più esperti di chalumeax troviamo i Denner padre (Johann Crishtope)
e figlio (Jacob). Il bocchino di questi strumenti era rivolto con l’ancia verso l’alto e
l’estensione di poco più di un’ottava rappresentava un limite che lo rese obsoleto
dopo la diffusione del neonato clarinetto.

La prima traccia del repertorio per chalumeau si trova nel “The fourth Complete Book
for the Mock Trumpet” (tromba finta, buffa) (del 1706-1708 ca.). Vi sono poi due
volumi di anonimi “Air au deux chalumeaux…”. La produzione principale per
chalumeau si concentrò principalmente in Germania e a Vienna dove tra il 1700 e il
1770 si sviluppò un’importante tradizione di questo strumento che coesistette col
clarinetto, strumento ormai definito per merito di compositori come Fux, Ariosti,
Bonno, Bononcini, Caldara, Conti, Porsile e Reuter. Inizialmente le parti per
chalumeau potevano essere suonate in alternativa all’oboe.
Nell’Alceste e nell’Orfeo di Gluck lo chalumeau ha un importante collocazione; ci sono
inoltre divertimenti di Dittersdorf, composizioni di Gassmann, Pichl, Hoffmeister
autore di un concerto per chalumeau soprano e orchestra e un brano per due
chalumeaux o fluti, cinque trombe e timpani.

Il maggior compositore di opere per chalumeau fu sicuramente J.Christoph Graupner


(più di 80 cantate e 18 strumentali, molti duetti). Anche Telemann, suo maestro, inserì
questo strumento nelle sue opere, tra le quali un concenrto per due chalumeaux e
archi, suite per chal. e b.c., e una sinfonia concertante. Handel lo inserì un’aria per
due chalumeaux nel Riccardo Primo e Vivaldi lo inserì (Salmoè) per primo nell’aria
“Veni, veni” dell’oratorio Juditha triumphans, in cui è previsto anche l’uso dei
clarinetti.

Denner: nascita ed evoluzione del clarinetto

La prima prova riguardante la nascita del clarinetto è contenuta su una storia sui
matematici e gli artisti di Norimberga di Dopplemayr, nel quale attribuisce a Johann
Cristoph Denner l’invenzione alla fine del XVII secolo del clarinetto, frutto del
perfezionamento dello chalumeau. Secondo alcuni studiosi l’invenzione vera e
propria è da attribuire al figlio Jacob. Gli strumenti dei Denner giunti a noi sono: uno
chalumeau tenore e un clarinetto a tre chiavi, attribuiti al padre, e tre clarinetti a due
chiavi del figlio Jacob.

Il clarinetto di Denner rispetto al suo chalumeau:

-aveva una cameratura generalmente più stretta

-il barilotto assumeva forma e importanza specifica

-la campana era poco più svasata

-l’ancia era rivolta verso il labbro superiore e aveva l’estremità quasi quadrata.

Questi clarinetti (in Do e in Re) avevano, come lo chalumeau, due chiavi, una per il La
e una che, oltre a fungere da portavoce, produceva il Si se azionata insieme a quella
del La. Il bocchino fu separato dal barilotto.

Il timbro dei primi clarinetti era squillante e penetrante, pertanto i compositori gli
riservavano parti nello stile “a fanfara” (cfr. Overture per due cl. in Re e corno da
caccia di G.F. Handel).
Nei sei concerti di J.M. Molter per clarinetto in Re e archi si predilige il registro medio-
acuto. Con la nascita del clarinetto il termine “chalumeau” definisce il registro grave
(medio=clarinetto, acuto=clarino). Dal terzo decennio del 1700 i pezzi passarono da
tre a cinque, la leggerezza dello strumento con poche chiavi ne rendeva superfluo il
sostegno (poggiadito). I due pezzi centrali costituivano il corps de rechange (corpo di
mezzo o di ricambio) attraverso il quale era possibile ottenere uno strumento da Sib
a La o da Sib a Do a seconda delle esigenze. Il corista (La) di Denner era 415Hz.

Vivaldi fu il primo ad introdurre il clarinetto in orchestra nell’oratorio Juditha


Triumphans (due nell’aria Plena Nectare). Nel 1721 impiegò una coppia di clarinetti in
Do nei suoi concerti (RV560, RV559, RV556), scritti in stile diatonico ed evitando tutte
le note che questo strumento non poteva ancora produrre.

In seguito Jacob Denner aggiunse la terza chiave per il Mi grave (Si col portavoce) che,
fino alla metà del 1700, si poteva raggiungere col pollice sia della mano destra che
della sinistra, in seguito fu allungata in modo da essere azionata col mignolo della
mano sx.

Le prime composizioni per composizioni per clarinetto sono i duetti di anonimo


pubblicati fra il 1712 e il 1715. I primi concerti per clarinetto furono scritti da J.V.
Rathgeber (Concerti n.19 e n.20 per clar. Organo e cello, stile a fanfara). Altri, tra i
primi, furono: G.Paganelli (concerto per clareto), F.Koelbel (trio per clarinet, cornu de
schass et basso), Telemann (in almeno 5 delle sue cantate, cl. in Do e Re), Conti,
Caldara.

Il virtuoso boemo Joseph Beer e il compositore Carl Stamitz rappresentano uno dei
primi binomi eccellenti che hanno portato fortuna al nostro strumento; proprio
Stamitz gli dedicò la maggior parte dei suoi undici concerti, scritti fra il 1770 e il 1772.
Beer avrebbe aggiunto allo strumento altre due chiavi: quella Fa#-Do# e quella Sol#-
Re#; altri affermano che ha introdurle fu Bartold Fritz (anche Lefèvre nel suo metodo).

Beer stabilì i parametri per la nascita della scuola francese imperniata sul virtuosismo
opposta a quella tedesca di Tausch che curava maggiormente il timbro, tanto che
Mozart si innamorò del timbro sentendo Jacob (padre) e Franz (figlio) Tausch suonare
a Mannheim.

Il clarinetto a 5 chiavi, potenziate le sue capacità, divenne il protagonista in molte


composizioni cameristiche, solistiche e orchestrali. La scala cromatica venne ampliata,
ma molti problemi legati alle diteggiature erano irrisolti (mezzi fori, posizioni a
forchetta); tanto che per adattarsi alle diverse tonalità venivano utilizzati clarinetti in
diversi tagli e misure (almeno sette, Valentin Roesler, poi 9). Lefèvre affermò che i 7
tipi di clarinetti usati in precedenza vennero sostituiti da due: il clarinetto con corps
de rechange in Si naturale (usato da Mozart nell’Idomeneo) e in Sib, che poteva essere
trasformato in La. Flessibilità, agilità ed equilibrio timbrico non troppo grave né
troppo acuto sono tutte le caratteristiche ideali che faranno diventare il clarinetto in
Sib lo strumento più usato nei vari ambiti compositivi.

Fra le composizioni dedicate al clarinetto a 5 chiavi ricordiamo: sonate con basso


continuo di G. Sciroli, F. Devienne e J.X. Lefèvre, quelle con fortepiano di A. Eberl, F.A.
Hoffmeister, J.B. Vanhal, autori, gli ultimi due, anche di concerti solistici. Scrissero
concerti anche: Johann Stamitz (padre di Carl), F.X. Pokorny, I. Pleyel, E. Eichner e B.
von Schacht, boemi come Kozeluh e Kalous, virtuosi che componevano con abilità per
il proprio strumento come J. Beer, F. Tausch, Michel Yost (allievo di Beer che ne
compose ben 15). Parliamo del clarinetto classico, a 5 chiavi, numero a volte variato
per agevolare alcuni trilli (Inghilterra 6° chiave, trillo La/Sib grave). I. Muller nel 1808
commissionò a Heinrich Grenser, abile artigiano costruttore di str. a fiato a Dresda,
un clarinetto alto e lo svedese H. Crusell ne acquistò uno.

Questo periodo di trasformazione coinvolse anche i pezzi costituenti lo strumento; i


primi clarinetti avevano bocchino e barilotto uniti, come pezzo inferiore e campana,
ma a partire dagli ultimi anni del Settecento li si dividerà in 6 pezzi: bocchino,
barilotto, pezzo superiore, pezzo inferiore, a sua volta diviso in due parti e campana.

I primi bocchini erano alquanto larghi, ma dalla seconda metà del Settecento
diventarono addirittura più stretti di quelli attuali. In generale avevano un’apertura
lunga e stretta, simile ai bocchini tedeschi attuali. I pezzi che componevano lo
strumento avevano ghiere di osso, ebano, avorio o metallo e gli innesti erano ricoperti
di filo di cotone, che doveva essere cambiato a seconda delle variazioni di umidità. Le
chiavi erano generalmente in ottone, con una parte terminale a forma di paletta, di
solito quadrata e in qualche caso rotonda, dove veniva sistemato con della ceralacca
il cuscinetto di cuoio o di pelle (vescica di pesce). Non c’erano le attuali colonnine e
viti per tenere insieme le chiavi, ma perni da incastrare in apposite protuberanze del
bosso.

Mozart, Stadler e il clarinetto

“Ah se solo avessimo anche noi i clarinetti! Non puoi immaginare l’effetto
straordinario di una sinfonia con flauti, oboi e clarinetti!” (3 dicembre 1778, al padre).

Lettera scritta dopo aver udito i clarinetti (Tausch) nell’orchestra di Mannheim


(altissimo livello qualitativo). Ma il primo incontro di Mozart col clarinetto fu
probabilmente nel 1763 a Schwetzingen. La sua prima composizione in cui compaiono
i clarinetti è il Divertimento K113 in 3 mvm per 2 clarinetti, 2 corni e archi del
novembre 1771. Nel 1778 scrisse la sinfonia K297/300a “Parigi”. Le altre sinfonie in
cui li impiegò sono la K543 e K550. Serenate per fiati Divertimenti gemelli K166/159d
e K186/159b (dieci strumenti) e Serenate K735 e K388 (otto strumenti), monumentale
è la Serenata “Gran Partita” K361 per 2 oboi, 2 clarinetti, 2 corni di bassetto, 2 fagotti,
4 corni e contrabbasso.

Il secondo binomio importante per la storia del nostro strumento è quello fra Stadler
e Mozart. Stadler fu infatti il dedicatario di una serie di capolavori assoluti, ultimo il
concerto KV622. Anton Stadler (1753-1812) era, col fratello Johann, a servizio
nell’ottetto fondato dall’imperatore Giuseppe II a partire dal 1781; le cronache
dell’epoca lo descrivono come un musicista sensibile, dal suono raffinato e capace di
sottili sfumature. Il quintetto K452 per pf, oboe, clarinetto, corno e fagotto è un opera
in cui Mozart sembra impegnato ad esaltare le qualità di Stadler. Altro capolavoro è il
“Kegelstatt Trio” per clarinetto, pf. e viola del 1786, denominato “trio dei birilli”
perché pare sia stato scritto mentre l’autore giocava a birilli. La dedicataria del trio fu
la figlia del botanico N.J. von Jacquin, Francesca, che aveva fratelli musicisti di talento
per i quali Mozart scrisse, nel 1783, cinque notturni, K346, K436, K437, K438, K439 e,
nel 1788, il K549 ( per terzetto vocale e uno strumentale, 3 corni di bassetto o due
clarinetti e un corno di bassetto). In alcune lettere si legge che i manoscritti originali
del quintetto, del concerto e di alcuni inediti per corno di bassetto erano nelle mani
di Stadler e che, essendo stati oggetto di furto, non potevano essere restituiti. Altre
fonti riferiscono che Stadler stesso li impegnò per 73 ducati, ma non sapremo mai
cosa accadde veramente. L’arrivo a Vienna di altri due specialisti di questo strumento,
Anton David e Vincent Spring, diede a Mozart l’input per iniziare una vasta produzione
di opere per clarinetto, 13, composte fra il 1783 e il 1785: notturni con le voci,
divertimenti per 3 corni di bassetto, adagi canonici con 3 cdb e clar, 2 cdb e fagotto,
3 cdb e 2 clarinetti.

Il corno di bassetto nacque nel 1770 per opera di M. Mayrhofer di Passau, il termine
bassetto era riferito al registro e quello di corno alla forma arrotondata, a falce, dei
primi strumenti. Tale forma si modificò gradualmente, assumendo un’angolatura
pronunciata tra il pezzo superiore e quello inferiore, che aveva una specie di scatola
per raggiungere l’estensione grave verso il Re e il Do. Questo strumento aveva un
timbro delicato, nasale, nostalgico. Quando Mozart, nel 1784, si unì a una loggia
massonica, questo strumento divenne il più adatto per le cerimonie organizzate in
quell’ambito, come nella k477/479a dove Mozart inserì inizialmente un corno di
bassetto, in seguito ne aggiunse altri due. La combinazione del trio di corni di bassetto
ebbe un certo successo e fu utilizzata da diversi compositori, affiancandogli talvolta
anche un fagotto e/o uno o due clarinetti. L’ultimo capolavoro incompiuto di Mozart,
il Requiem K626, ha due corni di bassetto con parti solistiche per entrambi.

I più famosi costruttori di corni di bassetto furono T. Lotz e Griesbacher, e in seguito


F. Scholl. Pare che inizialmente questo strumento avesse un estensione diatonica
verso il Do e che i fratelli Stadler aggiunsero il Do# e il Re#. Nella scrittura mozartiana
spesso gli strumenti assumevano funzioni vocali come il clarinetto nel Don Giovanni
(1787), ne Le nozze di Figaro (1786), e Così fan tutte (1790), ma ancora meglio nella
Clemenza di Tito (1791), immediatamente prima del Concerto per clarinetto. In
quest’opera ci sono due arie rispettivamente con clarinetto di bassetto in Sib
obbligato (Parto, parto) e corno di bassetto (Non più di fiori).

La predilezione di Stadler per il registro grave lo portò a commissionare a Lotz un


nuovo tipo di clarinetto con estensione grave fino al Do (Bass Klarinet, clarinetto di
bassetto), stimolando Mozart a comporre il quintetto K581 e il Concerto K622. L’uso
di questo strumento fu alquanto limitato e a un certo punto scomparve, a causa che
a Vienna non ci furono più artigiani che lo costruirono dopo la morte di Scholl.

Passiamo ora al Quintetto K581, composto il 29 settembre 1789 ed eseguito da


Stadler per la prima volta il 22 settembre dello stesso anno a Vienna, e al Concerto
K622 composto nel 1791, eseguito per la prima volta da Stadler il 16 ottobre dello
stesso anno al Teatro Nazionale di Praga. Entrambe le composizioni furono concepite
per il clarinetto di bassetto in La. Anche se in realtà Mozart scrisse una prima versione
del concerto per corno di bassetto in Sol, come dimostra il famoso autografo che
consiste in 199 battute. Anche del quintetto non abbiamo il manoscritto ma, come
per il concerto, le prime edizioni a stampa, indirizzate al clarinetto in La con
estensione normale. Le prime edizioni del concerto furono stampate nel 1801 e
sembra che Andrè fosse l’autore dell’arrangiamento per clarinetto in La.

Il sistema Muller e il sistema Ohler

Fra il 1790 e il 1791 J.X. Lefèvre, con la collaborazione dell’artigiano parigino


Baumann, aggiunse la sesta chiave, per le note Do#-Sol#, azionata dal mignolo della
mano sinistra. Prima dell’aggiunta di questa chiave si ricorreva al sistema del doppio
foro, con un’intonazione precaria e un suono afono. Inizialmente questa aggiunta non
incontrò pareri favorevoli. J.X. Lefèvre, concertista dalle chiare doti virtuosistiche con
un suono grande e potente, fu anche compositore e interprete di sei Concerti per
clarinetto e orchestra, tre Sinfonie concertanti, duetti, trii e quartetti. Il suo metodo,
pubblicato nel 1802, è un fondamentale punto di riferimento per l’insegnamento e
contiene anche dodici sonate per clarinetto in Do e basso di difficoltà progressiva.

Nel 1811 Ivan Muller, clarinettista e compositore russo-tedesco, si trasferì a Parigi, e


grazie al supporto finanziaro di alcune persone, realizzò il clarinetto che nel 1812
presenterà alla commissione del Conservatorio di Parigi, nella quale c’era anche
Lefèvre. Il clarinetto di Muller detto omnitonique, poteva suonare in tutte le tonalità
grazie all’aggiunta di alcune chiavi, che divennero in tutto 13. La commissione affermò
che i clarinetti in Do, Sib e La a cinque o sei chiavi erano, per varietà timbriche, più
corrispondenti ai loro gusti. Secondo Lefèvre la foratura in più punti dello strumento
poteva arrecare danno alla qualità del suono, così continuò a suonare il suo clarinetto
a sei chiavi fino al 1824. All’età di 64 anni però Lefèvre si convertì al clarinetto a 13
chiavi, forse perché costruito dalla ditta di famiglia. Grazie al suo carattere tenace ed
intraprendente Muller non si scoraggiò e + girò tutta l’Europa in concerti per far
conoscere il suo nuovo clarinetto, che acquistò una buona reputazione, e il giudizio
negativo della commissione dopo due anni divenne positivo. Il suo ingegno non si
fermò al clarinetto e al fagotto (al quale aggiunse tre chiav): gli va infatti attribuito il
merito di aver inventato il clarinetto contralto, fatto costruire nel 1808 da H. Grenser,
eccellente artigiano di Dresda. Possiamo osservare le fattezze del suo clarinetto a 13
chiavi nel suo Mèthode pour la nouvelle clarinette et clarinette alto (Gambaro, Paris,
1821). Le mutazioni furono applicate per rendere più facili alcuni passaggi (chiave
sinistra per Fa#-Do# e Lab-Mib). Le chiavi erano tenute da colonnine, il pezzo inferiore
non si divideva in due ma costituiva un unico pezzo, i cuscinetti in cuoio vennero
rivestiti in cotone o lana e sistemati in involucri a forma di tazza, i fori vennero cigliati
in modo più evidente. Nel 1817 introdusse la fascetta metallica, fino ad allora l’ancia
veniva tenuta da una cordicella o da un filo sottile. Muller era sostenitore dell’ancia
posta sul labbro inferiore. Tra gli altri Gambaro e F. Beer apprezzarono il suo nuovo
clarinetto. Riotte dedicò il concerto n. 3 in Do minore pour la nouvelle clarinette a
Muller. Egli compose almeno sette concerti per clarinetto, una sinfonia concertante
per 2 clarinetti e orchestra, 2 Concertini, varie composizioni per cl. e pf., spesso su
temi d’opera, trii, quartetti e anche musica per corno di bassetto. Tra alcune chiavi
aggiunte da Muller per facilitare i passaggi, vennero introdotti ad opera di Cesar
Janssen, clarinettista dell’Opera di Parigi nel 1823, dei rullini cilindrici forma di botte
di grande utilità. Janssen migliorò anche la chiave del portavoce e la sistemazione
delle chiavi sul pezzo superiore. Muller non fu il primo ad utilizzare un clarinetto con
un numero elevato di chiavi: nel 1803 Simiot ne costruì uno a 12, Barmann ne usò uno
a 10, Crusell uno a 11, Hermstedt uno a 13 per eseguire Spohr.

Intorno al 1830 apparvero i primi esemplari di poggiadito integrati, in legno di bosso.


Tra il 1850 e il 1860 iniziò ad essere in metallo e ad avere funzione di sostegno per i
clarinetti, sempre più pesanti perché costruiti in ebano o in altri legni più pesanti del
bosso. Sempre durante il XIX secolo furono eseguiti diversi esperimenti sui bocchini
per risolvere il problema dell’accumulo di umidità. Vennero utilizzati materiali come
il vetro, il marmo, avorio, metallo, senza alcun successo. Il materiale più utilizzato
restava il legno e verso gli anni settanta del XIX secolo l’ebanite cominciò ad essere
considerata una valida alternativa. Il clarinetto di Muller anche se si diffuse in modo
capillare non fu l’unico ad essere usato, molti utilizzavano ancora quelli a cinque, sei
o più chiavi. Ernesto Cavallini si ostinò ancora intorno al 1840 il suo clarinetto in legno
di bosso a sei chiavi.
Il sistema Muller diede via allo sviluppo di altri due tipi di clarinetto: il sistema Ohler
e il sistema Bohm. Sulle basi di Muller, Carl Baermann, figlio di Heinric, autore del
Metodo per clarinetto in più volumi, sviluppò intorno al 1860 le basi per quello che
sarebbe diventato il sistema tedesco. Egli migliorò il clarinetto di Muller con la
collaborazione dell’artigiano G. Ottensteiner, così che venne usato in tutta la
Germania. Tale strumento aveva almeno 5 o 6 chiavi in più rispetto a quello di Muller,
e due anelli aggiunti al pezzo superiore, che permettevano di essere azionate da
diverse posizioni, con una maggiore facilità tecnica (Muhlfeld suonò con un sistema
Baermann). Verso la fine dell’ottocento Robert Stark perfezionò il clarinetto di
Baermann soprattutto per ciò che riguarda alcuni trilli. Il prototipo del modello
tedesco è di Oskar Ohler; il suo clarinetto ha 22 chiavi, 5 anelli e un piattello per il dito
medio della mano destra. Nel corso degli anni riuscì a perfezionare la posizione, la
forma e anche l’intonazione e il timbro dei suoi strumenti raggiungendo un’alta
qualità. Un suo allievo F.A. Ubel perfezionò ulteriormente altre posizioni. Il clarinetto
tedesco, sistema Ohler, è utilizzato in Germania, Austria, Olanda e in qualche caso
anche in Russia.

Il sistema Bohm

Nel 1843 venne presentato a Parigi il clarinetto sistema Bohm o clarinetto ad anneaux
mobiles, caratterizzato dalla presenza di tre anelli nel pezzo inferiore, frutto della
collaborazione tra Hyacinthe Klosè, clarinettista, e Louis Auguste Buffet. Gli anelli
mobili vennero applicati per la prima volta dal flautista tedesco Theobald Bohm nel
1830. H.E. Klosè, clarinettista della banda reale e allievo di Friederich Beer, di cui
rilevò la cattedra al Conservatorio di Parigi, diede preziosi consigli a Buffet, il quale
accolse con entusiasmo anche la proposta di applicare gli anelli mobili sperimentati
sul flauto. Il clarinetto Bohm di Klosè aveva e ha 17 chiavi, 6 anelli e 24 fori. Nel 1845
la ditta Buffet Crampon aggiunse il Mib grave mediante l’allungamento del corpo dello
strumento. Da ricordare è un clarinetto a 24 chiavi con il Mib grave costruito dal
celebre artigiano belga Adolphe Sax presentato nel 1835.

H. Barmann e Weber, R. Muhlfeld e Brahms

Un altro ciclo importante di composizioni solistiche per clarinetto è quello


rappresentato da Carl Maria von Weber (1786-1826) ispirata dall’amicizia con
Heirnich Barmann (1784-1847). Weber scrisse infatti per lui sei importanti
composizioni solistiche: il Concertino op.26 per cl. e orchestra, Sette variazioni op.33
per cl. e pf., il Quintetto op. 34 per clarinetto e archi, il Gran duo concertante op.48
con pf. e i due Concerti op. 73 e 74 per clarinetto e orchestra. Recentemente è venuta
alla luce un’altra composizione di Weber per clarinetto scritta nel 1811 e
probabilmente dedicata a H. Barmann; si tratta di un Lied in italiano Se il mio ben cor
mio tu sei, per due voci di contralto, clarinetto obbligato e archi. Quattro di queste
composizioni furono composte nel 1811, il concertino in soli tre giorni, ma sono molto
curate e mirate ad esaltare le doti di Baermann che seppe unire doti tecniche a una
non comune raffinatezza di suono, risultato degli insegnamenti dei suoi maestri Beer
e Tausch. Weber scrisse per Barmann anche una breve composizione intitolata
Melodia forse utilizzata come bis. Barmann volle in un certo senso personalizzare i
manoscritti di Weber aggiungendo abbellimenti qua e là, e nel concerto op. 73 una
sua cadenza a metà del Primo movimento. Dopo aver fatto parte della Banda militare
prussiana Baermann divenne primo clarinetto nell’orchestra del re di Bavaria. Egli fu
anche compositore, non eccelso, e fra le sue composizioni ricordiamo l’Air Variè e il
Quintetto op.23 per clarinetto e archi. Anche il figlio Carl, oltre che abile strumentista
fu compositore e didatta presso la corte di Monaco; pubblicò circa 88 numeri d’opera
comprendenti concerti per clarinetto e orchestra, Divertimenti, Fantasie, variazioni e
composizioni cameristiche e un metodo op. 63 e 64 in cinque volumi, ancora oggi
considerato uno dei testi fondamentali per l’insegnamento del clarinetto. I Barmann,
padre e figlio svolsero spesso tournèe insieme e diedero l’input necessario a Felix
Mendelsshon Bartoldy (1809-1847) per la composizione dei suoi due Konzertstucke
op.113 e 114 per clarinetto corno di bassetto e pianoforte. Carl Barmann curò la
pubblicazione successiva delle composizioni di Weber per clarinetto e di altri autori.
Weber, in quanto autore essenzialmente d’opera, trattò sempre il clarinetto, tanto
nelle composizioni solistiche quanto nelle opere, come strumento lirico ed espressivo,
testimone ne è la sua opera, la prima tedesca per antonomasia, Der Freischutz (Il
Franco cacciatore).

Richard Muhlfeld (1856-1907) iniziò la sua carriera come violinista nel 1873,
nell’orchestra di Meiningen, ma, dovendo svolgere il servizio militare, imparò da
autodidatta a suonare il clarinetto (dal 1876 al 1879). Così diventò clarinettista a tutti
gli effetti, suonò al festival di Bayreuth e venne invitato come solista dall’orchestra di
Meiningen dovre prese il posto di primo clarinetto lasciato da W.Reif, il quale gli
dedicò un concerto. F. Steinbach invitò Brahms ad un concerto di Muhlfeld nel marzo
del 1891. Lo stesso Brahms lo soprannominò “l’usignolo dell’orchestra”, “Fraulein
Klarinette”, signorina clarinetto, e scrisse a Clara Schumann di non aver mai sentito
uno strumentista a fiato suonare tanto bene. Muhlfeld rappresentò per Brahms un
nuovo stimolo compositivo in un periodo in cui questo venne a mancare, nacquero
così il Trio op.114 per violoncello clarinetto e pianoforte, il Quintetto op.115 per
clarinetto e archi e le due Sonate op.120. Alcune fonti riferiscono che Muhlfeld
possedeva una tecnica sicura, un suono ricco di armonici e faceva spesso uso del
vibrato, più del primo violino, il celebre Joachim, forse per i suoi trascorsi violinistici.
Muhlfeld eseguiva le sei battute prima della ripresa del movimento lento del
Quintetto con il clarinetto in Sib, cosicché gli arpeggi scritti nella tonalità di Fa# minore
diventavano di Fa minore e quindi più semplici. Altri definirono il suo suono pesante
nelle articolazioni, addirittura comico pur con grande senso del fraseggio; Liszt
affermò che era “come mordere una pesca matura”. Nonostante pareri controversi
molti compositori contemporanei scrissero per lui.

Carl Bärmann
Compositore di Monaco di Baviera, fu avviato da bambino allo studio del clarinetto e
del corno di bassetto dal padre. Suonò occasionalmente nell’orchestra di corte di
Monaco quando aveva 14 anni e fu nominato secondo clarinettista nel 1832.
Successivamente nel 1834 divenne clarinettista principale e mantenne questa
posizione fino al suo ritiro nel 1880.
Composizioni:
88 numeri d’opera tra cui 3 concerti, 2 konsertstuke, 2 Duo concertanti, Fantasie e
musica da camera
“Fantasia brillante” op.7 per clarinetto e pianoforte;
“Duo concertante” op.33, per due clarinetti e pianoforte: scritto nella forma standard
del concerto, costruito da un unico movimento lungo suddiviso in tre sezioni.
Stamitz
Carl Stamitz nato a Mannheim nel 1745, fu un grande violinista, compositore ed
esponente del classicismo, figlio di Johann Stamitz (anch’egli compositore e virtuoso
del violino), il quale lo educò, prima della sua scomparsa prematura, alla musica.
Successivamente ebbe come insegnanti Christian Cannabich e Franz Xaver Richter.
Viaggiò molto in Francia (Parigi, Versailles) e si trasferì alla corte di Guglielmo
d'Orange al quale dedicò 28 concerti. Negli anni seguenti Stamitz compì numerosi
viaggi all'estero che lo portarono a Strasburgo, Londra, Pietroburgo, Augusta,
Norimberga, Kassel, Lubecca, Magdeburgo e Jena.
Gli ultimi anni della sua vita li trascorse come Maestro della Cappella e insegnante all’
università di Mannheim e nel 1801 morì e tutti i suoi beni vennero messi all’asta per
saldare i suoi debiti.
Di grande importanza è la sua produzione orchestrale che affonda le sue radici nella
tradizione dell’orchestra di Mannheim la quale conferì alle sue opere uno stile unico,
lirico e fiorito di appoggiature che rendevano cantabili le sue melodie.
Egli adottò una struttura a 3 movimenti ma in 4 sinfonie usò un quarto tempo e in
otto solo due. Fu molto apprezzato nei suoi secondi movimenti, per la cantabilità
ottenuta dall’ uso di abbellimenti e dal modo minore di essi. Inoltre il primo ed il terzo
movimento hanno una struttura binaria
Stamitz scrisse molte sinfonie, sinfonie concertanti e molti concerti per strumenti a
fiato soprattutto per clarinetto, duetti, trii e quartetti.
Opere per clarinetto:
• 11 Concerti per clarinetto e orchestra
• Concerto per clarinetto, fagotto e orchestra
• 7 Quartetti per clarinetto e trio d'archi
• Quartetto per clarinetto, corno, viola e violoncello
• Concerto per 2 clarinetti e orchestra
• Concerto per clarinetto, violino e orchestra

Danzi
Franz Ignaz Danzi nato il 15 giugno 1763, a Schwetzingen, è stato un
compositore, violoncellista e direttore d'orchestra tedesco. Cresciuto a Mannheim, il
giovane Franz studiò musica con il padre Innocenzo (violoncellista italiano) e con
l'abate Georg Joseph Vogler i quali lo prepararono ad entrare nella celebre orchestra
del principe elettore di Baviera Karl Theodor. Inoltre dopo essersi sposato con una
cantante d’ opera, viaggiò molto ad anche in Italia.
Da giovane conobbe Mozart, fu contemporaneo di Beethoven e mentore di Karl
Maria von Weber. Oggi è ricordato soprattutto per i quintetti per fiati
Scrisse quartetti e quintetti per archi, varie composizioni di musica da camera
ma anche sinfonie e concerti.

Opere per clarinetto:


• 2 Konzertstucke per clarinetto e quartetto d'archi
• 2 Quintetti per flauto, oboe, clarinetto, fagotto e pianoforte
• Quintetto per oboe, clarinetto, fagotto, corno e pianoforte
• 6 Quintetti per flauto, oboe, clarinetto, fagotto e corno
• Sonata concertante per clarinetto e pianoforte
Ernesto Cavallini
Ernesto Cavallini nacque a Milano il 30 agosto 1807. All’ età di nove anni intraprese lo
studio del clarinetto presso il Conservatorio di Musica a Milano dove studia sotto la
guida del maestro Carulli. Musicista straordinario, occupò il posto di primo clarinetto
nell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano per circa vent’ anni. Viaggiò molto e
diede concerti in tutte le principali città d’ Europa dove fu molto apprezzato. Nel 1852
si trasferì a San Pietroburgo dove venne nominato clarinettista al Teatro Imperiale e
alla Cappella di Corte e Maestro all’Imperiale di musica. In quella città ebbe modo di
incontrare Giuseppe Verdi il quale si trovava lì per curare la rappresentazione della
sua opera “Un Ballo in Maschera”; fu probabilmente in quella occasione che Verdi
aggiunse un lungo assolo di clarinetto all’inizio del terzo atto della sua opera “La Forza
del Destino” per l’amico Cavallini. Terminato l’incarico al Conservatorio di San
Pietroburgo tornò in Italia, dove venne chiamato ad insegnare presso il Conservatorio
di Milano. Muore a Milano nel 1874 colpito da un ictus.

La produzione di Cavallini può essere suddivisa in 3 sezioni:


1. Composizioni didattiche;
2. Composizioni per clarinetto e orchestra;
3. Musica da camera per clarinetto.
Ernesto Cavallini ha ricoperto, per quasi 20 anni, il ruolo di didatta, durante il quale
decise di comporre la “Raccolta di Capricci o Studi op. 1-5” e i “12 duetti per due
clarinetti” come supporto alla sua attività didattica.
La Raccolta di Capricci o Studi op. 1-5 rappresenta la sua opera didattica più
importante, tanto da essere presente per tutto l’Ottocento nei programmi di studi di
diversi istituti musicali italiani e ancora oggi inserite nei programmi di studio dei
Conservatori ed Istituti musicali di tutto il mondo.
Questi Capricci furono scritti e pubblicati a Milano in periodi diversi.
Successivamente nel 1904, i 30 Capricci scritti in periodi diversi furono ristampati
dall’editore Ricordi, riuniti in unico volume.
Quest’opera, oltre all’acquisizione di una solida tecnica, sviluppa anche il Bel Canto.
I 12 Duetti per due clarinetti è un’opera didattica e rappresenta un valido supporto
didattico per avviare gli allievi clarinettisti alla pratica musicale d’insieme.
Le composizioni per clarinetto e orchestra sono state scritte da Cavallini durante la
sua carriera concertistica per uso proprio; originariamente esse sono state concepite
con accompagnamento orchestrale e successivamente ridotte e pubblicate con
l’accompagnamento del pianoforte.
Si tratta di 20 composizioni, quasi tutte incentrate sulla rielaborazione di celebri
melodie estratte dalle opere di Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, Saverio
Mercadante e Giuseppe Verdi, che valorizzano le varietà timbriche e tecnico-
virtuosistiche del clarinetto.
La maggior parte di questi brani sono costruiti secondo questo schema: introduzione,
tema con variazioni e coda finale.
In modo particolare, tra queste opere vengono ricordate:
•Concerto in Mib maggiore (pubblicato nel 1827); in modo particolare questo
concerto è incentrato su un unico movimento e rielabora un tema di Joseph Weigl.
•Concerto op. IV in Do minore (pubblicato nel 1832); in questo concerto si può notare
l’influenza di Weber e il primo Allegro ha un carattere severo, per poi trattare un tema
dolce che mette in evidenza le qualità espressive dello strumento solista
accompagnato da una strumentazione moderata anche nel successivo Adagio.
Mentre il finale ha la forma di un rondò e presenta un tema vivace.
•Fiori Rossiniani (pubblicata nel 1846); questo pezzo è stato appositamente composto
da Cavallini per l’inaugurazione del busto di Rossini presso il Teatro alla Scala di
Milano, rielaborando all’interno di esso i più vaghi motivi dell’Otello, del Mosè, del
Corradino, del Barbiere, del Guglielmo Tell, della Gazza Ladra, della Zelmira e dello
Stabat. Nella prima versione di questo capriccio erano presenti 2 battute estratte da
un’opera di Gaetano Donizetti, poi eliminate prima della pubblicazione e che furono
aspramente criticate dalla Gazzetta Musicale di Milano.
Cavallini si è dedicato alle composizioni da camera negli ultimi decenni della sua vita;
in modo particolare alla composizione di brani con accompagnamento pianistico o
per piccoli ensemble strumentali.
In modo particolare, tra queste opere vengono ricordate:
•Adagio e tarantella, per cl. e pf. (pubblicato nel 1869).
•Barcarola, cl. e pf. (pubblicata nel 1869).
•Canto Greco variato (pubblicato nel 1843); inizialmente questa composizione è stata
composta per clarinetto con l’accompagnamento di un quintetto d’archi ma poi
ridotto all’accompagnamento del pianoforte. La struttura del Canto Greco variato è
quella tipica della fantasia operistica: dopo una breve introduzione, viene presentato
il tema poi rielaborato in 9 virtuosistiche variazioni per poi terminare con una coda
finale.
•Carnevale di Venezia, clarinetto piccolo in Mi bemolle e pf (pubblicato nel 1854).
•Cicalio, cl e pf (pubblicato nel 1869).
•Elégie, cl e pf (pubblicato nel 1864).
•Serenata, per cl. e pf (pubblicata nel 1869). In modo particolare, essa è
caratterizzata da un primo movimento lento e cantabile; il secondo, invece, è
suddiviso in 3 sezioni distinte, ognuna delle quali raggiunge un andamento più rapido
e virtuosistico fino a concludere con una vivace coda. Inoltre, si avvertono cellule
ritmico-melodiche che ricordano la musica popolare russa.
•Romanza, clarinetto e pianoforte, dedicata in modo particolare al suo insegnante
Benedetto Carulli (pubblicata nel 1869).

Carl Maria von Weber


Weber, musicista e compositore tedesco, nacque ad Oldemburgo nel 1786. Figlio del
direttore d'orchestra Franz Anton, fu tra i più rappresentativi operisti tedeschi,
virtuoso di pianoforte e direttore d'orchestra, autore anche di musiche di scena,
orchestrali, da camera e per pianoforte. La sua musica, ed in particolare le opere
liriche, molto influenzarono lo sviluppo della musica romantica in Germania. Studiò
in vari luoghi sotto vari maestri, tra cui M. Haydn. Distintosi inizialmente come
virtuoso di pianoforte e direttore d'orchestra, riscosse i primi successi come
compositore con l'opera Silvana. Era stato intanto direttore d'orchestra a Breslavia.
Nel 1821 a Berlino fu rappresentato il Freischütz, il suo capolavoro, considerato il
primo esempio compiuto di opera d'ispirazione fantastica, in cui il soggetto, tratto da
un racconto popolare tedesco, presenta tutti i caratteri propri del primo
romanticismo. Al Freischütz seguirono l'Euryanthe e l'Oberon ; l'Euryanthe,
soprattutto a causa di un libretto molto confusionario, non ebbe grande successo,
mentre l'Oberon, composto su invito della Covent Garden Opera House, si affermò
rapidamente grazie a una partitura caratterizzata da un colore orchestrale di grande
briosità. Nel 1826 si recò in Inghilterra per concludere il lavoro ed essere presente alla
prima del 12 aprile. Quando arrivò a Londra, Weber soffriva già di tubercolosi e morì
nella città inglese la notte tra il 4 e il 5 giugno 1826, all'età di 39 anni.
Nelle sinfonie e nei concerti, Weber risente influenze di Mozart e Beethoven che
riesce a integrare armoniosamente in una espressione vivacemente ritmica e ricca di
contrasti drammatici.
opere per clarinetto:
• Concertino per clarinetto e orchestra, in Mib maggiore. op. 26, è stato scritto nel
1811 ed è diviso ih tre movimenti: adagio ma non troppo, andante e allegro. Organico:
clarinetto solista, 2 corni, 2 fagotti, 2 trombe, 2 oboi, flauto, archi e timpani.
•Concerto n. 1 ° per clarinetto e orchestra, · in Fa min. op. 73. Diviso in tre movimenti:
allegro in Fa min., adagio ma non troppo in do Maggiore e rondò: allegretto fa min.
Organico: clarinetto solista, 2 flauti, 2 fagotti, 2 oboi, 3 corni, 2trombe, archi, timpani.
•Concerto n.2° per clarinetto e orchestra, in Mib maggiore op. 74. dedi.cato a Heinrich
Baermann. È diviso in tre movimenti: allegro in Mib Maggiore, andante con moto . sol
minore e alla polacca Mib Maggiore. Organico: clarinettosolista, 2flauti, 2 corni, 2
fagotti, 2 trombe, 2 oboi, archi e timpani.
•Quintetto per clarinetto e archi, in Sib maggiore Op.34. scritto nel 1815. Questo
quintetto fu destinato al celebre virtuoso Heinrich Joseph Baermann, e lo strumento
a fiato è quasi costantemente in primo piano, con uh repertorio variegato. Essa consta
di 4 movimenti: allegro, adagio ma non troppo, minuetto-capriccio: presto ed un
rondò: allegro giocoso.
•"Gran Duo concertante" per pianoforte e clarinetto, in Mib opA8. Scritto nel 1816.
Si tratta di un lavoro di grande impegno virtuosistico, in culgli strumenti gareggiano
in abilità. Weber riesce ad amalgamare bene valori tecnici e musicali. I tempi sono tre:
allegro con fuoco; andante con moto e rondò: allegro.
•Le variazioni scritte su un tema dell'opera "Silvana" op.33 per clarinetto e pianoforte.
Esse vennero scritte a Praga nel 1811, nel corso diuna tournèe di concerti in duo con
il clarinettista Heinrich Baermann. Questa opera non venne eseguita frequentemente
e non racchiude dei valori particolarmente eclatanti. U tema sereno e regolare, venne
tratto dall'opera in tre atti "Silvana". Al tema dell'opera seguono sette variazioni dove
si risaltano le potenzialità espressive e timbriche degli strumenti.
Antonio Lucio Vivaldi (1678 –1741): introdusse lo chalumeau (Salmoè) nell’aria
“Veni, veni” e il clarinetto nell’aria “Plena Nectare” dell’oratorio Juditha Triumphans,
sonata per oboe chalumeau e organo obbligato, nel 1740 compose 3 concerti grossi
in cui adoperò due oboi e due clarinetti in Do (all’epoca la parte del secondo era più
difficile del primo)

Georg Philipp Telemann (1681 –1767) Concerto per due chalumeaux e archi,
suite per chalumeau e basso continuo, sinfonia concertante, Concerto for 2
Chalumeaux and 2 fagotti, inserì (tra i primi) il clarinetto in almeno 5 delle sue cantate
(cl. in Do e Re), Carillon per due chalumeaux

Philippe Rameau (1683-1764): introdusse per primo il clarinetto in orchestra nella


sua opera Zoroastre nel 1749, e più tardi nella pastorale Acanthe e Cephise del 1751.

Christoph Graupner (1683 – 1760): 2 suite per 3 chalumeaux (estensione sol1


sol3), più di 80 cantate e 18 strumentali, molti duetti.

Georg Friedrich Händel (1685–1759): Aria per due chalumeaux nel Riccardo I,
Overture per due clarinetti in Re e corno da caccia (1748)

Johann Friedrich Fasch (1688 –1758) concerto per chalumeau (barocco)


Johann Melchior Molter (1696 – 1765): sei concerti per clarinetto in Re, 2
Concertini per 2 Chalumeaux and 2 corni.

Christoph W. Gluck (1714-1787) usò lo chalumeau nell’Orfeo (1762) e


nell’Alceste (1767)

Carl Philip Emanuel Bach (1714-1788): Sei sonate per clarinetto (registro acuto),
fagotto e clavicembalo, Sei Sonate per due flauti, due clarinetti, fagotto, due corni,
Sei Sonate per due flauti, due clarinetti, due fagotti, due corni.

Johann Christian Bach (1735-1782): lo usò nell’opera Orione (1763), nei Quattro
Quintetti, e nelle Sinfonie per fiati per due clarinetti due corni e fagotto.

Franz Joseph Haydn (1732-1809): Ottetto per fiati in fa.


Johann Stamitz (1717 –1757) concerto per clarinetto e archi ,in Sib maggiore
Franz Xaver Pokorný (1729 –1794) Concerto n. 2 in si bemolle per clarinetto,
Concerto in mi bemolle per clarinetto,

Joseph Beer (1744 -1812) tre concerti per due clarinetti, variazioni e duetti, 6
concerti per clarinetto e orchestra, sonata per clarinetto e fagotto, 6 duetti, aria con
variazioni per clarinetto solo, 7 quartetti per cl. e trio d’archi, concerto per cl. violino
e orchestra, aiutò Carl Stamitz nella stesura del Clarinet Concerto No.6 in E-flat major

Karl Philipp Stamitz (1745 – 1801): 11 concerti per clarinetto, concerto per corno
di bassetto, Concerto per clarinetto e violino in Sib maggiore, concerto per clarinetto
e 3 corni e orchestra, quartetto per due clarinetti e due corni, concerto per clarinetto
fagotto e orchestra, 2 partite per 2 oboi, 2 clar, 2 fag, 2 corni, Concerto per due
clarinetti e orchestra, Quartetto op.8 in mib per clarinetto, oboe, fagotto e corno

Michel Yost (1754 –1786) 15 concerti per clarinetto e orchestra, Duo Concertante
per 2 clarinetti,12 Grandi soli o Studi, Airs variés, duetti per 2 cl., duetti per clarinetto
e violino, 3 trii per flauto, clarinetto e fagotto, 3 trii per 2 clarinetti e violoncello, 3 trii
per clarinetto, violino e violoncello, Airs variés per clarinetto, viola e violoncello, 11
quartetti.

Franz Anton Hoffmeister (1754 – 1812): Concerto per chalumeau soprano e


orchestra, brano per due chalumeaux o fluti, cinque trombe e timpani, Concerto per
2 clarinetti e orchestra in Mi bemolle maggiore, molte (10?) sonate per clarinetto e
fortepiano, sonata per clarinetto in La. (articolazioni molto libere, quartine
sottoforma di appoggiatura) , 12 duetti per clarinetti,

Franz Krommer (1759 –1831) Clarinet Concerto No.1, Op.36, clarinet concerto 2
op.86, Clarinet Quartet Op.82 e 83, Clarinet Quintet Op.95, due concerti per due
Clarinetti Op.35 e Op.91, due Sinfonie Concertanti per flauto clarinetto violino e
orchestra, quartetto op.69, quintetto op.95.

Franz Tausch (1762 –1817) 2 concerti per clarinetto op.26 e 27, 2 concerti per due
clarinetti e musica da camera, 3 duetti per clarinetto e fagotto op.21. (quartine sotto
forma di appoggiatura), 12 morceaux

Mozart vedi sopra, Allegro in sib per clarinetto e quartetto d’archi incomopleto,
completato da Robert Lewin k516c, Serenata KV375 per otto fiati, Serenata in do
minore KV388, divertimento in mib e in sib KV196, serenata per 13 strumenti, dodici
duetti per corno di bassetto KV487, adagio canonico per due corni di bassetto e
fagotto KV410, cinque divertimenti KV439, quintetto KV452 per fiati e pianoforte

Antonio Salieri (1750-1825): concerto per clarinetto e orchestra


Jean-Xavier Lefèvre (1763 –1829) 6 concerti per clarinetto, 3 sinfonie
concertanti, duetti, trii, quartetti, metodo (1802) che contiene 12 sonate per
clarinetto in Do e basso di difficoltà progressiva, 6 duo concertanti.
Ludwig Van Beethoven (1770-1827): Settimino in mib. Op 20 per clarinetto,
corno, fagotto e archi (1799).

Bernhard Henrik Crusell (1775 –1838) Concerto per clarinetto n.1 in mi bemolle
maggiore op.1, Concerto per clarinetto n.2 in fa minore op.5 (il più famoso), Concerto
per clarinetto n.3 in si bemolle maggiore op.11, Sinfonia concertante per clarinetto,
corno, fagotto e orchestra in si bemolle maggiore op.3 (1808), Introduzione e aria
svedese per clarinetto e orchestra, 3 quartetti per clarinetto e archi, diversi clarinet
duo.

Heinrich Joseph Baermann (1784-1847) 2 concertini, quartetti, quintetti, 2


concerti, divertimenti, Grand Polonoise for Clarinet and Orchestra, Op.26, Nocturne
for Clarinet and Piano, Sonata for Clarinet and Orchestra, Op.31, adagio per clarinetto
e archi (erroneamente attribuito a Wagner), cadenza primo mvm. Concerto op.73 di
Weber, air varièe, quintetto op.23 per clarinetto e archi, 2 righi nell’adagio concertino
di Weber, settimino, adagio per clarinetto e pianoforte, divertissment per cl. e
orchestra, quintetto per clar. e quartetto d’archi op.19 e op.22, quartetto per cl. e trio
d’archi op.18, 3 concertini per cl. e orchestra, 12 studi op.30

Ivan Müller, (1786– 1854) 7 concerti per clarinetto, sinfonia concertante per 2
clarinetti e orchestra, 2 concertini, varie composizioni per clarinetto e pianoforte,
spesso su temi d’opera, trii quartetti e musica per corno di bassetto, metodo per il
nuovo clarinetto e clarinetto alto.

Carl Baermann (1810 –1885) Metodo op.63 e 64 per clarinetto in 5 volumi, 88


numeri d’opera, 3 concerti, 2 konsertstuke, 2 Duo concertanti, fantasie e musica da
camera, Concerto Militare per Clarinetto e Orchestra, Fantasia brillante op.7 per cl. e
pf., duo concertante op.33 per due clarinetti e pf. Sposato con la figlia di Weber.