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Angioni Federica e Perra Federica, IV F

La Restaurazione

CAPITOLO 11:

LA RESTAURAZIONE

1. Il congresso di Vienna e la Santa Alleanza Gli obiettivi del Congresso


Con il trattato di Parigi del 1814 era stata decisa la pace tra le potenze della coalizione e la Francia, la quale era stata sconfitta. Nonostante ci vi erano ancora molti problemi da risolvere: a tale scopo si riunirono a Vienna i rappresentanti di tutti gli stati europei; le decisioni realmente importanti, comunque, vennero prese da quattro persone: il primo ministro austriaco Metternich, il ministro degli esteri inglese Castlereagh, il primo ministro prussiano Hardenberg, e lo zar russo Alessandro I. I sovrani e i ministri degli stati europei minori trattarono questioni secondarie rispetto a quelle trattate dai ministri degli stati pi importanti. I tre ministri e lo zar ebbero dei contrasti su due punti: da una parte vi erano le richieste territoriali e politiche dei vincitori; dall'altra parte vi era l'esigenza di progettare un sistema in grado di frenare l'egemonia francese, e di creare un equilibrio tra tutte le potenze.

Le questioni polacca e sassone


Se l'Inghilterra e l'Austria erano soddisfatte dei loro domini e poteri, la Russia e la Prussia proponevano delle richieste che divennero per il Congresso il principale problema da risolvere: Alessandro I chiedeva che il granducato di Varsavia fosse elevato a Regno di Polonia, del quale egli voleva diventare il re; il primo ministro prussiano voleva che la Sassonia divenisse parte della Prussia. Queste richieste furono respinte dall'Austria e dall'Inghilterra poich non rispettavano il principio di equilibrio; la questione venne sospesa e poi ripresa nel 1815 quando il ministro degli esteri Francesi Talleyrand riusc ad entrare a far parte del gruppo dei quattro protagonisti (i tre ministri e lo zar). Il ministro francese si alle con l'Inghilterra e l'Austria in modo da placare i conflitti che si stavano evolvendo agli inizi del congresso; questa sua mossa sblocc la situazione: la Prussia ottenne solamente la met della Sassonia; dal Regno di Polonia venne estratta la Posnania; la Francia venne riammessa nel gruppo delle grandi potenze.

La nuova geografia politica dell'Europa e dell'Italia


Una volta risolti i problemi pi gravi, nel 1815 venne firmato il Trattato di Vienna. Questo era caratterizzato da tre elementi: al principio dell'equilibrio e al tentativo di frenare l'egemonia francese, si era aggiunto il tentativo di Talleyrand di restaurare il principio della legittimit, secondo il quale potevano salire al trono solo gli appartenenti alle dinastie esistenti nel 1792. Il muro di difesa della Francia era costituito da: Paesi Bassi, Savoia e Liguria, Svizzera, Prussia (comprendente la Renania). Inoltre la restaurazione dell'impero Tedesco venne sostituita da una confederazione Germanica composta da 35 stati e 4 citt libere. L'Italia fu suddivisa in otto stati: il regno di Sardegna, il regno lombardo-veneto, il ducato di Parma, il ducato di Modena, il granducato di Toscana, lo stato di Lucca (comprendente anche il ducato di Massa e Carrara), lo Stato della Chiesa, il regno delle Due Sicilie.

La Santa Alleanza e il sistema dei congressi


I ministri e i sovrani si preparavano a difendere con la forza tutte le decisioni prese dal congresso. Nel settembre 1815 la Russia, la Prussia e l'Austria firmarono il patto della Santa Alleanza. Tale patto era stato proposto dallo zar Alessandro I il quale stava attraversando un periodo molto religioso, per cui riteneva che un patto basato sulla religione cristiana fosse l'unica soluzione per assicurare ai popoli un giusto governo. Il patto della Santa Alleanza impegnava i tre sovrani a prestarsi nella difesa reciproca contro chiunque tentasse di minacciare l'ordine costituito; in questo modo immergeva tra i singolo stati il diritto d'intervento. Successivamente aderirono alla Santa Alleanza tutti gli stati Europei, eccetto l'Inghilterra e lo Stato della Chiesa. Contemporaneamente a questo trattato, venne stipulata la quadruplice alleanza tra Austria, Prussia, Russia e Inghilterra: tale alleanza aveva come scopo quello di dare tranquillit e prosperit alle nazioni per il mantenimento della pace in Europa.

Il teorico della restaurazione: de Maistre


De Maistre, ambasciatore del re di Sardegna, aveva una visione pessimistica della Francia: egli sosteneva che nella Rivoluzione Francese, al di fuori dell'ambito politico e del cattolicesimo, vi erano solamente anarchia e violenza. Questo pessimismo nasceva dalla convinzione che tutti gli
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eventi storici dipendevano da Dio: la stessa Rivoluzione Francese era stata voluta da Dio. Attraverso l'opera dei giacobini la Francia veniva punita per aver sviluppato l'Illuminismo e per aver condannato ingiustamente Luigi XVI. La Francia, quindi, si trovava davanti alla futura controrivoluzione: essa, dopo aver tradito il cristianesimo, venne spinta con la forza dai Giacobini a cristianizzarsi nuovamente. De Maistre, nell'opera intitolata Il Papa, scrisse che la Francia, compiendo un grande sforzo verso la libert, non aveva fatto altro che coprirsi di ridicolo e vergogna. La storia di tutti i tempi ha insegnato che le rivoluzioni portate avanti dai popoli per accrescere la loro libert, inevitabilmente li rendono ancora meno liberi. All'origine di tanta follia vi la pretesa di cancellare la verit naturale che i governi possono essere solo assoluti. L'unica soluzione data dal Medioevo, quando solo il papa faceva da tramite tra i poteri terreni e il loro fondamento di legittimit che in Dio.

2. La questione della nazionalit e le dottrine liberali L'Equilibrio instabile dell'Europa legittimista


Il principio di legittimit del congresso di Vienna, affermava il diritto dei vecchi sovrani di ritornare sui troni posseduti prima dell'et Napoleonica. Tale principio venne altamente sostenuto dal ministro francese Talleyrand il quale present la monarchia francese come la prima vittima del movimento rivoluzionario. Oltre al principio di legittimit, vi fu anche il ritorno dell'assolutismo, che basava il potere non sul consenso dei popoli, ma sul diritto divino. Mentre i giacobini venivano ripudiato da tutti i popoli, i principi di nazionalit vennero accolti favorevolmente, e molti popoli si ribellarono al dominio francese contribuendo al crollo dell'Impero Napoleonico nel 1813. Infatti se da una parte il principio di legittimit aveva favorito il ritorno di sovrani assoluti che erano anche sovrani nazionali, d'altra parte non aveva preso in considerazione le richieste di alcuni strati sociali. L'indifferenza dei diplomatici nei confronti dei problemi nazionali di unificazione o di indipendenza sono espressi nella formula di Metternich, secondo cui l'Italia era solo un'espressione geografica e non rappresentava una realt nazionale.

La restaurazione negli stati italiani


Il congresso di Vienna divise l'Italia in otto stati simili a quelli del '700 scomparsi nell'et napoleonica. In tutti questi stati, eccetto in Toscana e nei ducati di Parma e di Modena, i sovrani proclamarono l'intenzione di abolire la legislazione francese. Tuttavia solo il regno del Piemonte ritorn alla forma dell'antico regime: Vittorio Emanuele I, infatti, elimin i codici napoleonici e ogni riforma dell'epoca francese. Il governo austriaco del Lombardo-Veneto, paragonato all'assolutismo sabaudo, appariva quasi liberale. Il consenso dell'opinione pubblica lombarda verso l'Austria derivava dalle rassicurazioni di Metternich il quale afferm che il nuovo regime sarebbe stato conforme ai costumi italiani. Contrariamente, invece, venne imposto l'arruolamento militare obbligatorio, le cariche amministrative pi importanti furono assegnate agli austriaci, furono imposte pesanti imposte, venne imposto un sistema doganale a vantaggio dell'economia austriaca che danneggiava l'industria e l'agricoltura lombarda. Il segretario di stato cardinale Consalvi avvi un processo di modernizzazione delle strutture amministrative, ma i suoi tentativi vennero bloccati; egli fu costretto ad abbandonare i suoi propositi e lo stato Pontificio cadde nuovamente negli abusi e nei privilegi. Il ritorno di Ferdinando IV a Napoli comport l'unificazione del regno di Napoli e di Sicilia: nasce cos il regno delle due Sicilie. Il sovrano prese il nome di Ferdinando I, e l'estensione di tutto il regno di riforme napoleoniche e di nuovi codici determin la riduzione dell'autonomia siciliana.

La questione nazionale in Polonia e in Germania


Il regno di Polonia, formalmente indipendente, aveva una costituzione che aboliva la monarchia elettiva e assegnava la corona alla dinastia russa; aveva per un esercito separato e il cattolicesimo come religione di stato. La nobilt conservava la servit contadina e il predominio del parlamento; tuttavia in molti speravano nel ritorno di una Polonia unitaria come quella precedente al 1772, e speravano in una riunificazione con la Galizia, la Posnania, e la Prussia orientale. Anche la Germania non era soddisfatta delle soluzioni prese dal congresso di Vienna. La richiesta dei giovani pi colti e progressisti di creare uno stato tedesco unitario era in contrasto con il progetto di Metternich che, con una Germania debole e divisa poteva portare avanti pi facilmente il suo progetto politico volto ad estendere il controllo austriaco su tutti gli stati europei. Secondo il nuovo asseto politico, la Germania divenne una Confederazione
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composta da trentanove entit che si comportavano come stati a s. La dieta, ovvero l'assemblea dei rappresentati degli stati membri, era l'organo principale della Confederazione che si riuniva a Francoforte. La dieta diede alla Confederazione un disorganizzato esercito, e non riusc ad organizzare un unione doganale tedesca. La Confederazione aveva gli stessi confini del vecchio impero tedesco, e ci rese impossibile l'avvio di una forma di unit nazionale. Alla dieta partecipavano anche i rappresentanti dell'Inghilterra, della Danimarca e dell'Olanda. La Confederazione germanica, dall'altra parte, non era solo tedesca: includeva il regno di Boemia che era in mano degli Asburgo. Al contrario, alcuni territori della Prussia restavano al di fuori della Confederazione. La presenza degli Asburgo nella dieta era in contrasto con i principi nazionali anche per un altro motivo: se l'Austria, alla presidenza della dieta, poteva influenzarne e decisioni, gli Asburgo possedevano un impero che restava al di fuori della Germania: essere contemporaneamente alla testa della confederazione e di un impero multinazionale era impossibile. Nel 1815 alcuni giovani intellettuali, organizzarono una campagna antiaustriaca che culmin nella manifestazione di Wartburg, durante la quale vennero bruciati i libri francesi. L'impero reag a tali iniziative convocando una conferenza dei principi tedeschi. Metternich ottenne l'approvazione di alcuni decreti che limitavano la libert di stampa e di riunione e rafforzavano l'apparato poliziesco.

Gli alti focolai del nazionalismo europeo


Se in Germania lo stato di polizia riusciva a controllare le spinte nazionalistiche, nei Balcani tali situazioni non erano facilmente gestibili. Serbi, bosniaci, rumeni e greci erano in continuo conflitto con il potere centrale dell'impero ottomano e volevano costituire stati indipendenti. Anche in Belgio e in Irlanda la situazione era critica: il Belgio rifiutava di accettare il primato dell'Olanda nel Paesi Bassi; l'Irlanda era in crisi a causa della repressione del cattolicesimo e dello sfruttamento economico esercitato dagli inglesi e dagli scozzesi.

Il liberalismo e i diritti dell'uomo


Il liberalismo una dottrina economica, etica e politica basata sulla libert dell'individuo nei confronti di ogni autorit politica e religiosa. Questa libert si realizza mediante il riconoscimento dei diritti fondamentali dell'uomo: professare liberamente le proprie idee, organizzarsi e riunirsi liberamente, utilizzare liberamente i propri beni, essere considerati tutti uguali davanti alla legge. Lo stato ha il compito di rappresentare e tutelare le libert e gli interessi degli individui attraverso il parlamento. Il liberalismo, contrapponeva a uno stato autoritario fondato sulla monarchia di diritto divino, uno stato di diritto. Il liberalismo proclamava anche la libert economica: lo stato doveva rendere lo sviluppo delle attivit commerciali e imprenditoriali pi libero possibile. Il liberalismo si manifest anche a livello culturale. Il movimento liberale, per, non era del tutto omogeneo: i ceti borghesi, infatti, non erano tutti d'accordo sulle scelte politiche da fare. I ceti borghesi pi ricchi e pi vicini all'aristocrazia non accettavano gli ideali democratici e popolari della rivoluzione francese e affermavano che i lavoratori salariati e la piccola borghesia artigiana non dovessero far parte della vita politica. A questi liberali moderati s i contrapponevano i liberali radicalo o democratici, che erano favorevoli alla caduta della monarchia e all'istituzione di una societ basata sulla sovranit popolare e sull'uguaglianza giuridica di tutti i cittadini. Questi ritenevano che solo la partecipazione di tutti gli strati sociali permetteva lo sviluppo economico del paese.

I teorici del liberalismo


Mentre il Inghilterra il liberalismo esisteva gi ai tempi di Locke, nei paesi dell'Europa continentale esso si svilupp tra il 1790 e il 1815. Uno dei primi testi del liberalismo europeo fu il Saggio sui limiti dell'attivit dello Stato di von Humboldt, pubblicato nel 1792, nel quale afferma che il vero scopo dell'uomo lo sviluppo delle sue facolt, per questo motivo lo sviluppo della libert risulta una condizione necessaria. Un punto sul quale Humboldt insiste la variet in tutti i campi, affiancata alla distinzione fra sfera pubblica, ossia lo stato e la politica, e sfera privata, ossia i diritti dell'uomo nella sua vita personale e sociale; in tale distinzione emerge la necessit di salvaguardare la seconda dagli interventi della prima. Questi principi sono alla base di tutto il pensiero liberale successivo. Altri teorici del liberalismo, come Constant Toqueville e Stuart Mill, sottolineavano i limiti ai quali il principio della sovranit popolare doveva sottoporsi per far si che tutto non si trasformasse in un governo assoluto della maggioranza. Secondo Constant, il quale fond alcuni principi fondamentali del liberalismo, la sovranit popolare
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risultava un qualcosa di terribile per la societ; nonostante ci l'obbiettivo primario dei liberali rimase sempre lo stesso: trasformare la monarchia assoluta in monarchia costituzionale.

3. Le monarchie assolute negli anni venti L'impero asburgico: la forza centrale della conservazione
L'impero asburgico era nelle mani dell'aristocrazia terriera, mentre la maggior parte della popolazione era costituita da contadini spesso in condizione di schiavit. Dopo il 1815, l'impero asburgico divenne un impero multinazionale, composto da 11 distinte nazionalit. In questa situazione il ruolo della dinastia divenne pi importante perch aveva la funzione di mediazione e unificazione tra le varie nazionalit. Francesco I (figlio di Leopoldo II) e il primo ministro Metternich abbandonarono l'idea di rafforzare il potere centrale; nelle provincie il governo e l'amministrazione dello stato erano nelle mani dei piccoli nobili locali, mentre i funzionari governativi esercitavano un controllo debole e inefficiente. Il principale obbiettivo di Metternich era quello di stroncare ogni tentativo di ribellione da parte delle forze liberali e nazionaliste tramite la polizia.

La Germania e la Prussia
La soluzione dettata da Metternich alla Germania aveva lo scopo di tenere nascosto il conflitto esistente tra la Prussia e l'Austria; qualunque soluzione nazionale pi avanzata avrebbe portato alla luce il fatto che la Prussia godesse dei maggiori consensi tedeschi, mentre l'Austria non poteva essere contemporaneamente uno stato tedesco e il centro del grande impero multinazionale. Mentre molti dei sovrani tedeschi si orientano verso una costituzione moderatamente liberale, il re di Prussia applic i decreti liberalisti di Karlsbad. Negli anni successivi il controllo poliziesco messo in atto dalla monarchia prussiana fu sufficiente a tenere sotto controllo le deboli forze liberali e nazionalistiche del paese. In questo periodo la Prussia conobbe una certa vitalit economica ben differente dall'economia dell'impero asburgico. L'economista Friedrich List, nel 1834, si fece assertore di un'unione doganale attuata per facilitare gli scambi e i rapporti commerciali con i diversi stati e per favorire la Rivoluzione Industriale.

La Francia: tra assolutismo e liberalismo


Al contrario di ci che accadde in altri paesi europei, la restaurazione dei Borbone in Francia non avvenne a opera di forze armate straniere, ma fu proclamata dal senato napoleonico. Nel documento costituzionale si leggeva che Luigi sarebbe stato proclamato re dei francesi, ma lui non poteva accettare di essere tale solo perch chiamato dal popolo francese. Al progetto senatorio di Costituzione, perci, si sostitu una carta (ovvero una costituzione) che entrava in vigore solo perch concessa dal re. Un lungo preambolo a tale carta spiegava che Luigi era stato chiamato al trono non dal popolo, ma da Dio, e che la carta stessa doveva essere considerata un adattamento delle antiche istituzioni ai tempi nuovi. Tuttavia, contrariamente a ci che Luigi aveva spiegato nel suo preambolo, la camera elettiva non poteva essere considerata come una nuova forma assunta dalla camera del Terzo Stato negli stati generali; essa, piuttosto, esprimeva la sostanza del compromesso tra la monarchia e l'lite economica e sociale. Il governo era composto da uomini scelti dal re e non dipendeva dal voto dl parlamento. Infine la carta, pur aprendosi con un elenco di quelli che erano i diritti dei francesi, non faceva parola di sovranit popolare o di diritti naturali. Luigi XVIII, comunque, non riusc a soddisfare le esigenze dei sostenitori dell'impero napoleonico, n dei liberali, n dei monarchici. Le elezioni dell'agosto 1815 dettero la vittoria agli ultra-monarchici, ovvero al partita pi reazionario. Una anno dopo il re fu costretto a sciogliere la camera. Con le nuove elezioni Luigi XVIII pot contare su un parlamento pi disposto a collaborare al progetto di conciliazione generale. In questo modo la Francia fu in grado di pagare l'indennit di guerra prevista dal secondo trattato di pace e di liberarsi dell'occupazione militare straniera. Questo periodo di distensione, per, dur solo pochi anni, in quanto fu interrotto da un delitto politico. A questo punto sal al trono il fratello di Luigi XVIII, seguito a suo volta da suo figlio, il duca Carlo di Berry; quest'ultimo venne assassinato nel 1820 da un repubblicano estremista. Al delitto segu un governo dominato dagli ultra-monarchici, ma il loro vero trionfo fu l'ascesa al trono di Carlo X (1824).

L'opposizione liberale e le societ segrete


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In Europa si svilupparono delle organizzazioni di minoranze liberali, forze di opposizione agli stati restaurati e all'ordine politico internazionale. Questa organizzazione, innanzitutto, era un'opposizione costretta alla clandestinit, in quanto la libert di associazione e di stampa erano state soppresse. Gi durante l'epoca precedente erano nate alcune associazioni segrete; tuttavia dopo il Congresso di Vienna le organizzazioni pi conservatrici si sciolsero, mentre quelle pi liberali si irrobustirono. Fra queste le pi importanti furono la Carboneria, la Societ dei sublimi maestri perfetti e l'Adelfia. Tutte queste associazioni clandestine avevano come obbiettivo quello di trasformare lo stato in senso parlamentare e costituzionale; a tale obbiettivo si aggiungeva quello della conquista dell'indipendenza dalla dominazione straniera; alcune organizzazioni, inoltre, volevano abolire la propriet privata e volevano che i beni fossero riuniti in un unico patrimonio comune. Per sfuggire al controllo poliziesco, le societ segrete erano costrette a darsi una struttura chiusa e rigidamente gerarchica; solo i gradi gerarchici pi alti dell'organizzazione conoscevano tutti i membri del gruppo. Anche per questi motivi le societ segrete non potevano contare su un'ampia partecipazione alle loro iniziative. Le classi popolari, infine, erano raramente rappresentate nei vertici cella societ.

4. Il ritorno della rivoluzione Il primo movimento liberale in Italia


Anche in Italia si form un'opposizione liberale organizzata. Il suo centro politico pi attivo era la Lombardia: qui, grazie alla politica moderata del governo austriaco, ci fu una grande diffusione delle idee liberali e si svilupparono attivit economiche. Attorno a una borghesia colta e con esperienze governative, si strinsero molti rappresentanti delle nuove attivit commerciali ed industriali e delle libere professioni; questi gruppi di intellettuali e di imprenditori agrari ed industriali cominciarono ad esporsi mediante giornali e riviste. Fra questi spiccava Il Conciliatore, un giornale schierato dalla parte di una letterature che mirava a promuovere valori civili e politici, e che contribuiva alla diffusione della cultura scientifica ed economica europea; tale giornale, comunque, venne soppresso dopo tredici mesi dalla sua nascita. Sulla rivista scrissero ex funzionari del regno d'Italia e giovani patrioti che, assieme all'opposizione piemontese, a quella toscana e a quella meridionale, diedero vota a numerose societ segrete. Nel 1818-1819 in Piemonte e in Lombardia era diffusa l'Adelfia, un'associazione clandestina con tendenze radicali che conflu nella setta dei Sublimi maestri perfetti, e che aveva come obiettivo quello di instaurare una societ di tipo comunistico. In Lombardia, intanto, era nata un'altra associazione: la Federazione Italiana. A tale associazione moderata aderirono liberali piemontesi e borghesi. Un'altra associazione molto importante era la Carboneria: questa, attiva soprattutto nell'Italia centrale e meridionale, aveva come obiettivo quello di limitare il potere della monarchia. La Carboneria, a differenza delle altre sette italiane, aveva una base sociale molto ampia: essa, infatti, era costituita da sacerdoti, artigiani, mercanti, ecc.

Filippo Buonarroti
Filippo Buonarroti nacque a Pisa nel 1761. Nel 1793, a Parigi, si leg a Robespierre e ai circoli giacobini, finendo quindi in carcere dopo il termidoro. Nel 1796, divenuto seguace di Babeuf, prese parte alla congiura degli eguali e, dopo essere scampato alla pena di morte, fu esiliato per dieci mesi nelle Alpi marittime. Si trasfer poi a Ginevra, e da qui organizzava e conduceva una rete di congiure dirette prima contro Napoleone, e dopo contro i sovrani della restaurazione. Buonarroti organizz la sua azione rivoluzionaria su due piani: da una parte fece entrare i suoi uomini nelle sette esistenti, ad esempio nella Massoneria e nella Carboneria, dall'altra parte dirigeva le attivit di queste associazioni attraverso un sistema noto solo a lui e ai Sublimi maestri perfetti. Cos, se i suoi seguaci membri della Carboneria si schieravano a favore del costituzionalismo liberale, i Sublimi maestri perfetti combattevano per la democrazia e per l'uguaglianza. Tuttavia, anche questa associazione era divisa in gradi, e solo gli aderenti pi fidati potevano aderire alla dottrina ultima, ossia alla comunit dei beni. Grazie a questa fitta rete di sette, Buonarroti pot intervenire nei moti del 1820-1821. Nel 1823, dopo essersi trasferito a Bruxelles, scrisse un libro sulla congiura degli eguali e, dopo il 1830, influenz il nascente socialismo francese e l'attivit di Mazzini. Mor a Parigi nel 1837.

La rivoluzione spagnola del 1820


Il ritorno di Ferdinando VII a Madrid, nel maggio 1814, aveva posto fine ai dibattiti delle cortes.
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Deludendo i liberali, il sovrano respinse la Costituzione del 1812 e fin per assomigliare ai sovrani restauratori europei: egli, infatti, riammise i gesuiti in Spagna e rimise in vigore il Tribunale dell'Inquisizione; furono esiliati non solo gli afrancesados, ma anche i liberali che avevano avuto un ruolo importante durante la guerra di liberazione contro i francesi. Era stati l'esercito, appoggiato dai ceti popolari maggiormente legati al cattolicesimo tradizionalista, a sconfiggere le forze liberali, e fu proprio l'esercito a dare vita, nel 1820, a un nuovo circolo rivoluzionario. Due fattori portarono alla nascita di tale circolo: la propaganda clandestina svolta dagli esponenti della Carboneria e di altre societ segrete; l'esplosione della rivoluzione indipendentista nelle colonie spagnole in America. Fu proprio dal rifiuto di andare a combattere i ribelli americani che nacque il pronunciamiento a favore della Costituzione da parte delle truppe di Cadice. A questo punto Ferdinando VII fu costretto ad accettare le imposizioni dei militari: rimise in vigore la Costituzione, convoc le cortes, e affid il governo ai liberali rientrati dall'esilio e ora appoggiati dalla plebe di Madrid. Tuttavia la Spagna inizi a mettere in luce le sue debolezze: le forze autonomiste sviluppatasi nelle periferie e i movimenti popolari tendenti all'anarchia rendevano molto problematico il tentativo di avviare il governo alla normalizzazione.

I moti italiani del 1820-1821


Anche il Portogallo segu l'esempio della Spagna: instaur un governo costituzionale in grado di godere della protezione dell'Inghilterra. Tuttavia il paese in cui le vicende spagnole provocarono le maggiori conseguenze fu l'Italia, dove vennero mascherate tutte quelle organizzazioni clandestine che si erano sviluppate negli anni precedenti. La notizie della concessione della Costituzione da parte del sovrano aveva spinto il popolo napoletano a un'insurrezione che si trasform in un colpo di stato militare. Quando, nel 1821, gran parte della cavalleria chiedeva la costituzione spagnola, la monarchia borbonica non fu in grado di intervenire: anche l'esercito si era schierato dalla parte degli insorti. Ci costrinse il re Ferdinando I a concedere una Costituzione come quella spagnola del 1812. Alle sommosse di Napoli susseguirono quelle di Palermo, con la differenza che gli insorti napoletani rifiutarono la costituzione concessa dal re e portarono avanti la loro rivolta finch l'isola non venne proclamata indipendente. A Torino venne organizzato un moto volto ad ottenere una costituzione liberale, appoggiato dal principe Carlo Alberto di Savoia; quando quest'ultimo ritir il suo sostegno, era gi scoppiata un'insurrezione fra i militari di Alessandria che, in seguito si diffuse anche a Torino e in altre citt. Il govern costituito dai liberali volle come re Carlo Alberto che, il 14 marzo, concesse una costituzione simile a quella spagnola.

La repressione delle rivoluzioni


Le rivoluzioni della Spagna e di Napoli erano evidentemente in contrasto con l'ordino europeo stabilito dal Congresso di Vienna, e, per questo motivo, non sarebbero mai state accettate dallo zar Alessandro I e da Metternich. Applicando ci che era stato deciso dalla quadruplice alleanza, Metternich convoc, bel 1820, una conferenza internazionale a Troppau, con la convinzione di poter ottenere facilmente il consenso di una truppa militare che andasse contro i governi costituzionali. Nel 1821 la conferenza venne ripresa, e svolta con la partecipazione del re di Napoli. Due mesi dopo le armate austriache si schierarono contro il governo costituzionale napoletano e consentirono a Ferdinando I di abolire la Costituzione e di vendicarsi sui liberali. La Lombardia era rimasta al di fuori di questo disastro rivoluzionario in quanto la polizia austriaca aveva gi proceduto ad eliminare le organizzazioni clandestine. Rimaneva in vigore solo la Costituzione Spagnola, la cui fine venne determinata da una nuova conferenza internazionale convocata a Verona bel 1822.

5. L'Inghilterra dalla repressione alle riforme Un decennio di tensioni politiche e sociali


Il periodo della restaurazione fu caratterizzato da un clima di repressione in cui anche lInghilterra ne fu coinvolta, in particolare per due problemi: il blocco continentale imposto da Napoleone aveva privato lInghilterra delle importazioni di cereali; lestensione delle coltivazioni granarie anche a territori destinati ad altri usi perch meno produttivi aveva tuttavia permesso di fronteggiare le difficolt degli anni 1806-13.

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Una volta finita la guerra, i proprietari terrieri chiesero al parlamento di attuare delle difese nei loro confronti. Nel 1815 venne approvata la legge sul grano secondo la quale le importazioni erano possibili solamente se i prezzi dei prodotto superavano delle soglie molto elevate, ci significava che i proprietari erano costretti a mantenere i loro prezzi molto alti senza nessun timore per la concorrenza. Il ritorno alla pace fu accompagnato dalla smobilitazione dei soldati e da una periodo di crisi economica, fattori che contribuirono alla disoccupazione e allinclinazione verso il luddismo il quale, rallent la meccanizzazione del lavoro. Dopo che nel 1817 vennero sospese le garanzie costituzionali di libert personale, le tensioni sociali raggiunsero il suo culmine quando una grande manifestazione operaia si scontr con la polizia, e tutto ci si concluse con 11 morti e 400 feriti: tale scontro prese il nome di battaglia di Peterloo. Nonostante le apparenze, lInghilterra era diversa rispetto agli altri stati assolutisti del continente, in quanto non era dotata di un apparato poliziesco potente come quello dellAustria o della Prussia, e inoltre, la stessa classe delle piccola nobilt terriera, che governava il parlamento, non permetteva una permanenza delle limitazioni della libert personale, di riunione e di stampa. Nel 1822 ci fu una svolta quando nel governo dei Tory governato da Liverpool entrano a far parte Canning agli Esteri e Peel agli Interni. Con il primo ci fu una vera e propria rivalutazione delle scelte internazionali, che condusse lInghilterra a staccarsi dalla quadruplice alleanza e dal sistema dei congressi; mentre con il secondo ci una rivalutazione del diritto penale.

La questione irlandese e l'abolizione del Test Act


Nel 1800, temendo la nascita di una rivolta armata simile a quelle dell'Irlanda, il governo di Londra fu costretto a far passare la Legge di Unione, in basa alla quale si form il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. Tuttavia questa innovazione non venne messa in pratica, in quanto la propriet terriera era controllata dagli scozzesi e dagli inglesi: seppure un irlandese fosse riuscito a diventare deputato, la possibilit di entrare in parlamento sarebbe stata attivata solo dopo aver passato il controllo previsto dal Test Act. Attraverso l'abolizione del Test Act, i re Giorgio III e Giorgio IV discriminarono politicamente i cattolici, rifiutando di renderli indipendenti; nel 1828 si apr la via a una riorganizzazione della questione dei cattolici. In questi anni l'opposizione irlandese al dominio britannico si trasform, al punto che si riusc a superare quella condizione di ribellione e miseria dapprima considerata senza via d'uscita. Dopo una lunga fase di organizzazione, Daniel O'Connel riusc ad ottenere un un successo simbolico alle elezioni tenutesi in una contea irlandese, nelle quali era in ballo un posto al Parlamenti di Londra: O'Connel sconfisse il suo avversario protestante con una maggioranza schiacciante, ma il Test Act gli impediva di entrare nella Camera dei Comuni. L'opposizione all'emancipazione dei cattolici era ancora molto grande, ma la paura di una ripresa delle violente agitazioni indusse il governo a proporre l'abolizione del Test Act; tale proposta venne approvata nel 1829.

La riforma elettorale e la nuova legislazione sociale


Nel 1830 il potere torn nelle mani dei whigs; dopo una battaglia parlamentare di due anni il progetto a loro nome portato avanti dal deputato lord Russell venne approvato nel 1832. Esso estese il diritto di voto nel Regno Unito, ma la sua importanza fu pi grande per quanto riguarda i criteri della rappresentanza in parlamento. Infatti, vennero aboliti i seggi che contavano poche decine di elettori, e quelli dove nessuno si presentava a competere con il signore locale che considerava il borgo e il seggio di sua propriet. Tuttavia, venne mantenuto il principio secondo cui i seggi dovevano essere distribuiti in rappresentanza degli interessi dei paese, e non in proporzione alla popolazione: in poche parole agli interessi agrari si aggiunsero quelli industriali e commerciali. La riforma, comunque, fu molto cauta: gli agrari non solo furono compensati da un aumento dei deputati delle contee, ma videro anche restare in vita molti borghi con meno di 500 elettori. Nel 1830 nelle contee rurali del sud-est dell'Inghilterra era in atto una sommossa contadina contro l'introduzione delle macchine; essa fu duramente repressa, ma rese necessaria la messa in discussione della legge sui poveri e in particolare del Sistema Speenhamland, che induceva i proprietari a tenere bassi i salari e a togliere ai salariati ogni spirito di iniziativa. La nuova legge sui poveri si basava sulla convinzione che le libere leggi del mercato, in particolare i rapporti tra domanda e offerta di lavoro, avrebbero generato salari di volta in volta compatibili con le situazioni che si creavano. Questa nuova legge si applic a tutte le parrocchie ma soprattutto alle contee rurali. Allo stesso tempio venne approvata la regolamentazione del lavoro industriale attraverso una legislazione sociale controllata da un corpo di ispettori di fabbrica. Nel
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1832 la giornata lavorativa fu limitata a otto ore per i minori; nel 1842 fu proibito il lavoro minorile nelle miniere; nel 1844 vennero limitati ulteriormente le ore di lavoro per i minori e per le donne; infine, nel 1847, fu approvata la legge generale sulle 10 ore di lavoro.

6. L'emergere dell'Europa liberale La rivoluzione del luglio 1830 in Francia


In Francia esisteva un grado di politicizzazione molto alto e la borghesia occupava un ruolo primario nell'economia e nella cultura. La paura della democrazia giacobina e il ricordo dell'assolutismo napoleonico avevano inizialmente spinto su posizioni reazionarie il corpo elettorale francese; tuttavia il regno di Calo X apparve sempre pi intollerabile e il suo regime divenne sempre pi estraneo al nuovo clima economico e politico. La coincidenza degli intenti borghesi e intellettuali liberali, mostrava come la Francia nel 1830 fosse molto diversa da quella del 1824. La rivendicazione da parte della camera elettiva del potere di negare la fiducia al governo diede inizio a una nuova fase rivoluzionaria. Sebbene Carlo X sciolse la camera, le nuove elezioni del 1830 riconfermarono la vittoria del liberalismo. A questo punto il re, nuovamente sconfitto, eman quattro decreti che assomigliavano a un colpo di stato: la camera appena eletta venne sciolta e vennero organizzate elezioni con un nuovo sistema elettorale, con lo scopo di indebolire la rappresentanza dei ceti borghesi; venne limitata anche la libert di stampa. L'insurrezione del popolo di Parigi fece fallire i porgetti messi in atto dal sovrano. Dopo tre giorni di combattimenti per le strade Carlo X rinunci alla corona e abbandon la Francia. Sebbene la borghesia dell'industria e del commercio e il proletariato erano stati gli elementi principali della rivoluzione del luglio 1830, fra loro vi erano profondi dissensi sul futuro asseto costituzionale. A questo punto i borghesi, temendo che la rivoluzione potesse sfuggirli di mano, accettarono la proposta avanzata da La Fayette di candidare al trono l'appartenente ai Borboni Luigi Filippo D'Orleans. Quest'ultimo, il 31 luglio, venne proclamato re dei francesi.

La Costituzione orleanista
Accusando Carlo X di aver tentato un colpo di stato, i rivoluzionari parigini si erano presentati anche come i difensori della carte del 1814. Per tale motivo essi non proposero una costituzione nuova per la Francia, ma fecero approvare alcune leggi di Luigi XVI. I pi moderati sostenevano che le giornate di luglio non avevano abolito la monarchia ereditaria ma avevano solamente dato il trono a un re della medesima dinastia. Tuttavia la maggioranza della camera la pensavano diversamente: Carlo X non aveva abdicato, ma era stato cacciato; Luigi Filippo non era illegittimo successore di Carlo, ma era stato chiamato dal popolo per dar vita a una nuova dinastia. Interpretati in questo modo, i fatti assumevano un carattere rivoluzionario. Altre due modifiche riguardavano il cattolicesimo, che pass dall'essere la religione di stato all'essere semplicemente la religione della maggioranza dei francesi, e la libert di stampa che venne difesa da ogni censura. Un' ultima modifica riguardava la camera dei pari, nella quale non potevano esistere seggi ereditari.

La monarchia borghese
Il regime instaurato nel luglio 1830 assunse caratteri diversi da quelli precedenti:spar il rituale dell'incoronazione, la bandiera tricolore rivoluzionaria sostitu quella borbonica e i cerimoniali di corte scomparvero al punto che a Luigi Filippo venne dato l'appellativo di re borghese, dimostrando la base sociale del nuovo regime politico. L'idea di suffragio universale venne abbandonata e la nuova legge elettorale estese il corpo elettorale. Il liberalismo francese era propenso a una visione formale delle idee di libert politica: una volta giunti al governo, uomini come Thiars e Guizzot si dichiararono difensori dell'ordine politico e sociale esistente. Ancora pi significativo fu il fatto che la monarchia borghese sembr nata al servizio del mondo finanziario, dimostrandosi incapace di governare le tensioni sociali. Nel 1831 scoppi per mano degli operai di Lione una rivolta contro i salari tropo bassi; nel 1832 a Parigi non solo ritornarono le rivolte, ma la citt venne sconvolta dal colera. Nel 1834 venne sanguinosamente repressa la rivolta degli operai dei setifici di Lione.

La diffusione della rivoluzione: Belgio, Polonia, Italia


Nel 1820 la rivoluzione spagnola giunse a Napoli, Palermo e Portogallo in alcuni mesi, nel 1830, invece, la rivoluzione si espanse in poche settimane. Il 25 agosto 1830 il Belgio si ribell e si rese
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La Restaurazione

indipendente dall'Olanda; l'indipendenza venne riconosciuta in una conferenza internazionale a Londra durante la quale le Francia e l'Inghilterra fecero capire chiaramente a tutte le altre potenze conservatrici che non avrebbero accettato alcun intervento militare volto a restaurare la precedente situazione. Un diverso esito ebbe l'insurrezione della Polonia contro lo zar. Alcuni membri dell'esercito polacco chiamati in difesa della monarchia olandese colpita dall'insurrezione belga si ribellarono agli ordini. La protesta assunse un carattere nazionalistico e port alla proclamazione dell'indipendenza polacca. Tuttavia, il governo provvisorio commise l'errore di non coinvolgere le grandi masse contadine poich sperava nell'aiuto del re francese. In questo modo l'esercito dello zar Nicola I pot procedere alla riconquista della Polonia. La costituzione polacca del 1815 fu abolita, e il paese venne sottoposto a un processo di russificazione. Anche in Italia scoppiarono moti liberali influenzati dagli avvenimenti parigini. A Modena, Parma, Bologna e in Romagna nacquero proteste caratterizzati da temi antiassolutisti e antipapali. Uno dei leader del tentativo rivoluzionario fu Ciro Menotti, appoggiato dal duca di Modena Francesco IV. L'insurrezione fu fissata per il 5 febbraio 1831, ma due giorni prima la casa di Menotti venne circondata dalle forze di polizia e molti congiurati vennero arrestati. Questo episodio comunque non imped lo scoppio della rivolta. La rottura del fronte reazionario Nonostante i risultato ottenuti dai vari moti rivoluzionari non fu possibile un ritorno al passato. In Francia e in Belgio l'asseto stabilito dal congresso di Vienna era stato superato; l'unit tra le grandi potenze si era dissolta e si erano formati due blocchi: da un lato Francia e Inghilterra (stati liberali), dall'altro Austria, Prussia e Russia (stati assolutisti). Questa divisione favor le forze di opposizione liberale che potevano sperare nell'aiuto di due potenti stati neutrali. Nel 1833 Maria, regina del Portogallo, instaur un governo liberale. Nello stesso anno mor Ferdinando VII di Spagna e la corona pass a sua figlia Isabella; avendo questa soltanto tre anni, il potere fu esercitato dalla madre, Maria Cristiana. La successione venne contestata dal fratello del defunto re, don Carlos, il quale scaten una lunga guerra civile mettendosi a capo delle forze tradizionaliste e reazionarie. Maria Cristiana cerc l'appoggio dei liberali.

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