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La concezione del lavoro nel pensiero di Marx

Brano dai Lineamenti fondamentali della critica delleconomia politica1,


Per fissare i termini del problema del lavoro, prendiamo spunto dalla definizione datane in un dizionario scolastico 2. In essa impostata una alternativa: Il lavoro pu essere considerato l'essenza stessa dell'uomo, strumento della sua realizzazione, ma pu anche essere pensato come semplice mezzo per guadagnarsi da vivere. Sappiamo che la prima delle due alternative quella che fu sostenuta da Marx. Il dizionario prosegue chiarendo lalternativa: In entrambi i casi il lavoro una necessit, solo che nel primo, in quanto connaturato o essenziale della natura delluomo, ha segno positivo, nel secondo prevalentemente negativo, perch in questultimo caso la necessit non tanto del lavoro, quanto dei suoi prodotti: tanto meglio se ottenuti senza lavoro. Il seguente brano dai Grundrisse molto interessante, perch Marx imposta un confronto diretto con la nozione di lavoro come semplice mezzo per guadagnarsi da vivere, il che significa come pura sofferenza, pena, necessit, il cui scopo, per lindividuo il compenso che ne riceve e gli permette di acquistare i beni che gli necessitano per soddisfare i suoi bisogni. Marx riconosce tale tesi nel pensiero di Adam Smith. La numerazione delle sezioni in cui diviso il testo inserita per comodit. Nella colonna a destra riportata la parafrasi e il commento del testo. Testo 1. Secondo la teoria di Adam Smith il lavoro non muta mai il suo valore, nel senso che una determinata quantit di lavoro per loperaio sempre una determinata quantit di lavoro, ossia, in Smith, un sacrificio quantitativamente uguale. Che io riceva molto o poco per unora lavorativa e ci dipende dalla sua produttivit e da altre circostanze io ho lavorato una sola ora. Ci che ho dovuto pagare per il risultato del mio lavoro, per il mio salario, sempre la stessa ora lavorativa, comunque possa mutare il risultato. "Uguali quantit di lavoro devono avere in tutti i tempi e in tutti i luoghi, per chi lavora, un uguale valore. Nel suo normale stato di salute, di forza e di attivit, e secondo il grado abituale di abilit e di destrezza che egli pu possedere, egli deve sempre sacrificare la medesima porzione del suo riposo, della sua libert, e della sua felicit. Quale che sia la quantit di merci che egli riceve come mercede del suo lavoro, il prezzo che egli paga sempre lo stesso. Tale prezzo pu certo comprare una quantit ora minore ora maggiore di queste merci, ma solo perch muta il loro valore, non il valore del lavoro che le compra. Il lavoro solamente non muta dunque mai il proprio valore. Esso perci il prezzo reale delle merci; il denaro soltanto il loro prezzo nominale" (ed. di Garnier, t. I, p.64-66.) (quaderno, p. 7). Parafrasi e chiarimenti Nel primo capoverso Marx riassume brevemente uno dei presupposti del discorso economico sostenuto da Smith: il lavoro va inteso come una quantit omogenea, il cui valore costante per definizione. Unora di lavoro (operaio) ha lo stesso prezzo e valore di unaltra. A Smith questo presupposto serviva per quantificare il valore della merce (secondo la sua teoria del "valore lavoro", il valore di una merce proporzionale alla quantit di lavoro necessaria a produrla). Su tale presupposto Smith poteva dare unimpostazione scientifico-matematica alleconomia politica. Sembra che si tratti, perci, di unoperazione puramente scientifica. Ma Smith d un'ulteriore spiegazione all'omogeneit del valore del lavoro (ossia alla tesi che un'ora di lavoro abbia in tutti i casi lo stesso valore): un'ora di lavoro, secondo la sua tesi implica un sacrificio quantitativamente uguale. Secondo Marx, in tutto questo ci sono due presupposti che vanno discussi: - Smith crede ci star definendo un carattere eterno e immutabile del lavoro, ma quello che descrive in realt il posto del lavoro nel contesto del sistema capitalistico (si tratta del lavoro considerato come

Grundrisse der Kritik der politischen konomie (1857-58). Si tratta di un voluminoso manoscritto in cui Marx raccolse alcuni degli studi preparatori per la redazione del Capitale. Appartiene perci alla maturit del suo pensiero. Linteresse di questo testo dato soprattutto dagli spunti e dalle intuizioni che poi non troveranno spazio nellopera definitiva. Non destinato da Marx alla pubblicazione, venne stampato per la prima volta nel 1939-41 a cura dellIstituto Marx-Engels-Lenin di Mosca. Il brano tratto dalla trad. it. di Enzo Grillo, La Nuova Italia, Firenze 1968. Volume II, pagine 277-278.
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Dalla voce Lavoro, in R. Marchese, B. Mancini, D. Greco, L. Assini Stato e societ - Dizionario di educazione civica, Edizione rivista e aggiornata 2009, La Nuova Italia

2. Lavorerai col sudore della tua fronte! fu la maledizione che Jehova3 scagli ad Adamo. E cosi, come maledizione, A. Smith considera il lavoro. Il "riposo" figura come lo stato adeguato, che si identifica con la "libert" e la "felicit".

3. Il pensiero che lindividuo" nel suo normale stato di salute, forza, attivit, abilit e destrezza abbia anche bisogno di una normale porzione di lavoro, e di eliminare il riposo, sembra non sfiorare nemmeno la mente di A. Smith. Senza dubbio la misura del lavoro si presenta come un dato esterno, che riguarda lo scopo da raggiungere e gli ostacoli che per raggiungerlo debbono essere superati mediante il lavoro. Ma che questo dover superare ostacoli sia in s una manifestazione di libert e che inoltre gli scopi esterni vengano sfrondati dalla parvenza della pura necessit naturale esterna, e siano posti come scopi che lindividuo stesso pone ossia come realizzazione di s, oggettivazione del soggetto, e perci come libert reale, la cui azione appunto il lavoro: questo, A. Smith lo sospetta tanto meno. 4. Senza dubbio egli ha ragione nel fatto che nelle forme storiche del lavoro, quale lavoro schiavistico, lavoro servile e lavoro salariato [nel sistema capitalistico], il lavoro si presenti sempre come qualcosa di repellente, sempre come 1avoro coercitivo esterno, di fronte a cui il non-lavoro si presenta come " libert" e " felicit ". 5. [Si tratta di due cose: di questo lavoro antitetico; e, connesso con questo, del lavoro che ancora non si create le condizioni, soggettive e oggettive (o anche, rispetto alla condizione della pastorizia ecc., che esso ha perduto), affinch il lavoro sia lavoro attraente, autorealizzazione dellindividuo,]

una merce allinterno del sistema capitalistico di scambio). - Inoltre Smith sta dando per scontato il carattere penoso del lavoro. Scherzando sul nome del famoso economista (Adam), Marx evidenzia come dietro loperazione scientifica di Smith si trovi lidea del lavoro come pena e maledizione. Come detto nelle righe introduttive, Marx, trova in Smith una tipica espressione della teoria del lavoro come semplice mezzo per guadagnarsi da vivere, e non come strumento della realizzazione delluomo (per usare le formule che gi conosciamo). Passaggio fondamentale del testo. Ci che Smith non prende in considerazione Smith non prende in considerazione la possibilit che lindividuo possa avere bisogno di attivit e di lavoro. Egli considera il lavoro solo come necessit imposta alluomo dallesterno (come necessit naturale), e vede luomo come libero solo al di fuori del lavoro (nel riposo e nel tempo libero)4. Non considera la possibilit che luomo superi degli ostacoli per raggiungere scopi posti da lui stesso, e perci che possa agire in libert. Non vede il lato per il quale il lavoro realizzazione di s, oggettivazione del soggetto, libert reale (osserviamo che queste sono le caratterizzazioni del lavoro che aveva dato Hegel). Smith ha del tutto torto? No, se pensiamo al lavoro svolto nel contesto del sistema capitalistico (e anche degli altri precedenti sistemi oppressivi, per es. schiavit e servit della gleba). Ha torto solo nel momento in cui non riesce a pensare altre possibilit (ossia nel momento in cui considera il sistema capitalistico come definitivo). Questo passaggio un po difficile da spiegare. Ma vedo che anche saltandolo il resto si capisce lo stesso. Mettiamolo tra parentesi e buonanotte.

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Jehova: il nome di Dio che si trova nel Vecchio Testamento ( una versione antiquata del nome: oggi lo si legge Jahv). La condizione del lavoratore che pu considerare s stesso come libero solo fuori dalla sua attivit di lavoro, negli altri aspetti della vita, era stata indicata come condizione di alienazione nel famoso passo dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 dedicato alla alienazione dalla attivit lavorativa. Dal confronto dei due testi possiamo concludere che - secondo Marx - Smith descrive come normale una condizione di lavoro "alienata". Riportiamo il riassunto che di quel punto viene dato nel manuale di Abbagnano e Fornero: il lavoratore alienato rispetto alla sua stessa attivit, la quale prende la forma di un "lavoro forzato", o "costrittivo", in cui l'uomo strumento di fini estranei (il profitto del capitalista) e, di conseguenza, si sente bestia quando dovrebbe sentirsi uomo (cio nello svolgere un lavoro di utilit sociale) e si sente uomo quando si comporta da bestia (cio quando si "stordisce" nel mangiare, nel bere e nel procreare). Infatti, puntualizza Marx, sebbene queste ultime siano anche funzioni schiettamente umane, sono per funzioni animali in quell'astrazione che le separa dalle restanti attivit e le fa diventare scopi ultimi e unici nella vita dell'uomo.

6. che non significa affatto che [il lavoro] sia un puro spasso, un puro divertimento, secondo la concezione ingenua e abbastanza frivola di Fourier. 7. Un lavoro realmente libero, per esempio comporre, al tempo stesso la cosa maledettamente pi seria di questo mondo, lo sforzo pi intensivo che ci sia.

8. Il lavoro di produzione materiale pu acquistare questo carattere solamente 1) se posto il suo carattere sociale, 2) se di carattere scientifico, e al tempo stesso lavoro universale, se sforzo delluomo non come forza naturale appositamente addestrata, bens come soggetto che nel processo di produzione non si presenta in forma meramente naturale, primitiva, ma come attivit regolatrice di tutte le forze naturali.

9. Del resto A. Smith pensa soltanto agli schiavi del capitale. Ma lo stesso lavoratore semiartigiano del Medioevo per esempio non raggruppabile sotto la sua definizione.

Questo riferimento allutopista Charles Fourier, e alla sua concezione del lavoro che Marx giudicava inadeguata e ingenua, interessante (e non neanche difficile da capire), ma temo che non ci sia il tempo di chiarirlo. Perci lo rinvio ad una nota finale. Quasi inaspettatamente, Marx inserisce un riferimento al lavoro realmente libero e lo esemplifica con la produzione artistica. Il materialismo di Marx riserva delle sorprese: - vero che la soddisfazione delle necessit elementari la base di ogni attivit e libert umana, - ed anche il modello di tutto ci che umano: luomo tale quando trasforma le cose, progetta, produce qualcosa che la natura non d spontaneamente, - ma questo non significa che lattivit umana si limiti ai bisogni elementari: - essa raggiunge i suoi gradi di maggiore libert quando opera senza la costrizione immediata del bisogno. Qui Marx indica le condizioni alle quali il lavoro pu diventare unespressione di libert. Le condizioni di un lavoro non alienato. Se riprendiamo in mano lelenco dei quattro aspetti dellalienazione che si trova nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, vediamo che la condizione (1) se posto il suo carattere sociale corrisponde al superamento del quarto aspetto dellalienazione (lalienazione dallaltro uomo, dal prossimo). Nella condizione (2) Marx indica gli aspetti generali del lavoro come atto di libert e di trasformazione della natura, che per lui ne sono la caratteristica principale. La peculiarit di questa ulteriore versione la messa in evidenza della scientificit come elemento della libert. Marx non mai stato un nostalgico di epoche passate della storia, per lui la liberazione del lavoro (e con ci delluomo) era nel futuro, non nel ritorno a qualche paradiso perduto che si trovi nel passato. Era, secondo la tradizione predominante nellOttocento, un progressista. Ma, per fare un esempio di lavoro capace di realizzare le potenzialit umane, sceglie lartigianato medioevale. un esempio di lavoro in cui il lavoratore applicava intelligenza, abilit ecc., si autoregolava, e perci realizzava s stesso. Se non ci fosse stata mai esperienza di come un lavoro pu esprimere la libert delluomo, non avrebbe senso neppure la critica del lavoro alienato. Perci Marx inserisce questo esempio, che completa il suo discorso. Per mostrare che il lavoro pu essere qualcosa di diverso da ci che generalmente sotto il capitalismo.

La sua utopia era quella di una societ nella quale lesistenza umana potesse diventare sensata (e realmente umana) in tutti i suoi aspetti, a partire da quella caratteristica specifica dellessere umano che il lavoro. Riassumendo Al punto 1 Marx evidenzia loperazione metodica di Smith, che consiste nel considerare il lavoro come quantit omogenea. Attraverso questa operazione (che indispensabile per analizzare scientificamente leconomia capitalistica) Smith sta per prendendo in considerazione il lavoro esclusivamente come maledizione, sofferenza e infelicit ( punto 2). Nel sistema capitalistico loperaio lavora solo perch il salario che riceve in cambio di tale sofferenza gli permette di soddisfare i propri bisogni5. Il lavoro infelicit; la felicit si trova solo nel riposo (punto 2). Smith ha ragione, finch si prende in considerazione il lavoro nei sistemi oppressivi. In quello capitalistico, come anche in quelli precedenti (punto 4). Smith, per, non prende in considerazione che il lavoro pu essere un normale bisogno delluomo. Che lo stato di inerzia e riposo non pu soddisfare un essere umano, che il lavoro inteso come il superare ostacoli per raggiungere uno scopo la vera manifestazione della libert umana, della realizzazione di s delluomo (punto 3). Qui Marx, rifacendosi al linguaggio e ai concetti elaborati da Hegel 6, critica come superficiale la concezione di Smith, che non sa vedere oltre la condizione del lavoro nella societ capitalistica, considerandola definitiva e immutabile. Il lavoro non pu, in nessuna societ, diventare un puro spasso e un puro divertimento, come sognava lutopista Charles Fourier (punto 6); anche la pi appagante e soddisfacente delle attivit umane, quella che pi direttamente ha in s stessa il proprio scopo, per esempio lattivit artistica (comporre musica) una faccenda maledettamente seria e impegnativa, che implica uno sforzo intensivo (punto 7). Perch il lavoro sia libero (punto 8) occorre che sia posto e realizzato il suo carattere sociale, ossia che il suo scopo sia quello di offrire alla societ (ossia agli altri esseri umani) dei beni che soddisfino loro reali bisogni e che in esso luomo lavoratore realizzi la propria capacit di agire, non come una forza in mano alla volont altrui (come mera forza naturale addestrata) ma come libero protagonista della propria azione, consapevole dello scopo che sta realizzando (attivit regolatrice di tutte le forze naturali). Smith (punto 9) pensava solo al lavoro delloperaio nel sistema capitalistico. Ma nella storia si sono date (per quanto raramente e parzialmente) delle esperienze di lavoro eseguito in libert, come ad esempio il libero artigianato dellepoca medioevale. Concludiamo lanalisi di questo testo A. spiegando pi esplicitamente il concetto di lavoro libero accennato nel punti 6, 7, 8 del testo; B. chiarendo in modo schematico la critica a Smith in parallelo alla critica rivolta a Hegel nel testo dei Manoscritti economico-filosofici del 1844, e vedendo cosa c di giusto e cosa di sbagliato secondo Marx nelle impostazioni dei suoi due illustri predecessori, C. chiarendo in termini semplici la condizione di socialit (carattere sociale) che occorre per rendere libero e umano il lavoro, menzionata al punto 8. A. il lavoro libero 1. il lavoro libero quello nel quale colui che lavora lo stesso che pone gli scopi del lavoro. poich il lavoro nella societ moderna complesso e avviene su grande scala (industria), il porre gli scopi - e accordarli con le esigenze (i bisogni) della societ un atto collettivo, perci sar meglio dire che nel lavoro libero il lavoratore partecipa della posizione degli scopi, lavora per qualcosa che ha anche per lui un senso e uno scopo. 2. tale scopo deve avere un autentico valore sociale, deve essere capace di dare un contributo positivo alla soddisfazione di autentici bisogni di quella societ della quale il lavoratore parte (vedi pi avanti la voce C: il carattere sociale del lavoro). Deve - in altri termini - essere finalizzato alla soddisfazione di bisogni che migliorano e arricchiscono la vita umana, e per es. che non sono artificialmente creati allo scopo di valorizzare il capitale. La capacit produttiva deve essere al serivizio della vita umana, e non del capitale. 3. il lavoro libero tale perch fatto per uno scopo che il lavoratore pu riconoscere come suo. Tale libert del lavoro comporta che in esso il lavoratore trovi un senso e una soddisfazione. Ci per non significa che il lavoro non costi impegno e fatica. Lavorare liberamente implica affrontare e superare ostacoli. Non significa lavorare "piacevolmente" o "divertendosi", come invece pensava Charles Fourier, che credeva che in una societ ideale il lavoro stesso sarebbe
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sottinteso inoltre che, secondo la teoria di Marx, tale soddisfazione, nel sistema capitalistico, sempre mantenuta al minimo indispensabile. 6 Oggettivazione del soggetto come libert reale: qui Hegel riprende il tema della vera libert che si realizza nel lavoro e non nel mero consumo, elaborata da Hegel nelle pagine famose su servo e padrone.

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diventato una specie di "gioco". Marx ritiene, invece, che ci che rende infelice il lavoratore non la fatica di per s, ma il faticare senza partecipare liberamente a ci che si produce. Quest'ultimo punto, per, va precisato meglio. Marx dice anche che un lavoro libero e non alienato ha bisogno di una limitazione della fatica fisica. Egli precisa che indispensabile a tale scopo una limitazione dell'orario di lavoro. A ci pu provvedere lo sviluppo della tecnica, che - se usata per migliorare la vita, e non per accrescere i vantaggi del capitale riduce la fatica e libera, perci, le energie che l'individuo pu dedicare al proprio tempo libero, alla cura di s e ai rapporti sociali. Quindi, se il punto 3 del presente elenco si pu sintetizzare nella nozione di "qualit del lavoro" (lavorare "meglio"), quest'ultimo punto aggiunge anche l'indispensabile "lavorare meno".

B. La critica a Hegel e a Smith Nel passo che abbiamo letto evidente che Marx critica Smith, riprendendo un concetto del lavoro che molto pi vicino a quello elaborato da Hegel. Si pu, per, precisare meglio che Marx critica entrambi i due predecessori evidenziando come dal suo punto di vista essi siano incorsi in errori opposti e complementari. Gli aspetti salienti della posizione di Marx possono essere definiti evidenziando le sue critiche agli opposti difetti delle teorie hegeliana e smithiana. Hegel ha intuito bene il carattere del lavoro come realizzazione delluomo attraverso un processo di oggettivazione e riappropriazione di s. Ha compreso che la vera libert umana inizia con lumanizzazione della natura tramite il lavoro e nel porre sulle cose limpronta dellattivit umana, nel trasformare la propria attivit in oggetto e loggetto nel prodotto di una progettazione e attivit umana. In altre parole vedi la famosa figura fenomenologica ha capito che lattivit trasformatrice del servo pi autenticamente umana e libera del puro consumo delle cose del padrone. Non ha, per, prestato attenzione al fatto che questa potenzialit umana viene distorta dal sistema capitalistico. Smith, oltre ad aver compreso che il lavoro a produrre il valore economico, ha anche descritto correttamente la situazione delluomo (e del lavoratore in particolare) sotto il sistema capitalistico. In esso, infatti, la forza lavoro venduta come merce, e il lavoratore stesso si fa merce. Nel capitalismo loperaio lavora in un processo produttivo di cui non pone e non controlla gli scopi, lavora cio sottoposto ad una forza estranea. Perci nel lavoro non realizza alcuno scopo che sia suo. In tal modo non realizza s stesso. Smith, per, non ha preso in considerazione che si possa anche lavorare diversamente, e che possa esistere un modo di lavorare: quello in cui il lavoratore pone liberamente gli scopi della propria attivit (o partecipa a porre quegli scopi). Questo modo libero di lavorare, impossibile sotto il capitalismo, si realizzer secondo Marx nel socialismo. Smith, invece, ha considerato il capitalismo come naturale e definitivo. Non ne ha compreso il carattere storico, e perci temporaneo e superabile. C. Il carattere sociale del lavoro Parlare del carattere sociale del lavoro significa semplicemente dire che lavorare significa produrre qualcosa di utile non solo per s, ma anche per gli altri. Si lavora assieme agli altri, anche quando apparentemente si soli; si riceve un vantaggio dal lavoro altrui e si d agli altri qualcosa col proprio lavoro. Nelle forme pi elementari di societ questo aspetto del lavoro evidente in modo tangibile, perch implica lo scambio e il contatto faccia a faccia con il familiare, il socio, il vicino7.
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Chiarimento tramite esempi. Gli esempi pi tipici di queste societ semplici sono stati studiati dallantropologia culturale. Per esempio, nelle societ di cacciatori raccoglitori la divisione del lavoro molto semplice: per lo pi gli uomini si dedicano alla caccia e le donne alla raccolta di vegetali. I vecchi e i malati vengono forniti di cibo dal lavoro degli altri componenti la piccola comunit (in genere formata da non pi di poche decine di persone). Lantropologo Richard B. Lee ha mostrato che presso i Boscimani !Kung, cacciatori-raccoglitori che vivono nel deserto del Kalahari, ogni adulto si dedicava da una giornata e mezza a tre giornate e mezza per settimana alla caccia (gli uomini) o alla raccolta (le donne) di quanto era necessario non solo a se stessi, ma alla pro pria famiglia e, inoltre, attraverso ripartizioni successive dei prodotti tra parenti e amici, a far vivere tutti membri del gruppo, sia che essi avessero lavorato o meno, che fossero giovani o vecchi, sani o ammalati. Niente di pi semplice di tale genere di cooperazione. Si possono prendere altri facili esempi dalla nostra societ agropastorale, cos come funzionava nel modo pi tradizionale fino a non molti anni fa; per operazioni come quelle per es. della tosatura, si procedeva cos: il proprietario di un gregge organizzava un pranzo per i parenti e gli amici che lo aiutavano a concludere la faticosa operazione in una sola mattinata e a sua volta restituiva la giornata a quelli di loro che ne avevano bisogno. Oppure si pensi alla macellazione del maiale, con la distribuzione de sispinu, una porzione di carne non usata per la confezione dei salumi inviata a parenti o ad amici. Si tratta di pratiche (di solito ben regolate: chi si comporta male viene punito col discredito) di condivisione faccia a faccia dei prodotti del lavoro.

Hegel, come sappiamo, sosteneva che, mano a mano che la societ e la divisione lavoro si fanno pi complessi, il lavoro diviene anche pi astratto. Ognuno produce solo una piccola parte degli oggetti che soddisfano i bisogni. Marx, per, evidenzia qualcosa di ben diverso: nella societ capitalistica il lavoro non solo pi astratto e frammentato, ma anche e soprattutto sottoposto al capitale. Il capitale ha come scopo quello di produrre per creare profitto, non per soddisfare bisogni. vero che in genere ci che si produce soddisfa dei bisogni (altrimenti non avrebbe compratori), ma tra le due cose quella che funge da scopo la realizzazione del profitto8. In altre parole: in un contesto capitalistico, il lavoro produce delle merci che possono essere assorbite dai compratori, ma il movente della produzione non quello di soddisfare i bisogni del compratore, ma quello di valorizzare il capitale tramite il profitto. Ci, per, produce dei disguidi e delle distorsioni. Abbiamo gi parlato dei bisogni che, se non creano profitto, non verranno soddisfatti dalla produzione capitalistica. Un altro esempio, macroscopico nella societ attuale, quello del consumismo. Chi crea il prodotto, nello stesso momento deve creare il bisogno di quel prodotto che ancora non sul mercato. Si lancia una campagna pubblicitaria e si induce il consumatore a sentire il bisogno di ci di cui fino a ieri non sospettava lesistenza. La critica del consumismo riscontra la presenza nel mercato di molte merci inutili o dannose. Si tratta di bisogni indotti dalla produzione stessa. In questo caso, il lavoro viene svuotato del suo carattere sociale. Nel lavorare non puoi dire di star contribuendo in positivo alla vita sociale. Il tuo contributo separato dal suo significato sociale a causa della mediazione che viene effettuata dallinteresse capitalistico. Appendice Marx ha mai parlato di qualcosa di simile al consumismo (distorsione dei bisogni, creazione di bisogni fittizi)? Ne ha parlato poco. Ai suoi tempi il fenomeno non era vistoso. Per lui era molto pi importante il fenomeno della povert degli operai; non leccesso di consumo, ma il fenomeno opposto, quello del sottoconsumo, ossia il fatto che gli operai vivono in condizioni tali da non poter soddisfare se non i bisogni pi elementari 9. Ma ne ha parlato, a quel che ne so, almeno una volta, nei soliti Manoscritti economico filosofici del 1844. quasi ovvio che ne parlasse. La conseguenza deriva in modo chiarissimo dalla sua analisi della produzione capitalistica. Non poteva sfuggirgli. Le pagine non sono molto famose, forse perch sono, dal punto di vista dello stile, molto acerbe e giovanili, poco eleganti ed efficaci. Ma almeno alcune affermazioni sono chiarissime: Nellambito del capitalismo (del sistema della propriet privata), scrive Marx ogni uomo si ingegna di procurare allaltro uomo un nuovo bisogno, per costringerlo ad un nuovo sacrificio, per ridurlo ad una nuova dipendenza e spingerlo ad un nuovo modo di godimento 10 la produzione nellinteresse de capitale che crea dei bisogni fittizi, che non espandono le capacit della persona umana, ma la rendono solo pi dipendente dalle cose.

Se ci sono dei bisogni la cui soddisfazione non crea profitto, la produzione per il mercato non li soddisfa. Esempio drammatico: nel mondo attuale sono raffinatissime e costosissime le tecniche della chirurgia estetica, che solo in alcuni casi servono a dei bisogni essenziali delle persone, mentre malattie relativamente facili da curare o da prevenire come la cecit dei fiumi, diffusa in alcuni paesi poveri dellAfrica, continuano ad imperversare senza che si producano sufficienti medicinali per curarla. In questultimo caso non c un mercato che richieda il prodotto, ma non si pu dire che non ci sia un bisogno. 9 Sappiamo che riteneva anche che di tale sottoconsumo cronico (o sovrapproduzione) prima o poi il capitalismo sarebbe morto. 10 Manoscr. ec. fil., trad it. Bobbio, pag. 127

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