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Umanesimo e Rinascimento.

Capitolo 1.
1. Umanesimo e rinascimento.
La nascita della civiltà rinascimentale nel quattrocento e nel cinquecento é dovuta a vari fatti (scoperte geografiche, stampa, riforma
protestante), ma, principalmente per i cambiamenti radicali avvenuti nella società del tempo:
• Dal punto di vista politico: Tramontano le istituzioni universalistiche del Papato e dell'impero, questo porta a:
➢ In Europa: Tra il quattrocento e il cinquecento in Europa si sviluppano monarchie con potere centralizzato.
➢ In Italia: Si formano i principati regionali, che si scontrano in continuazione fino alla pace di Lodi, quando, con
questa, giungono ad un periodo di stabilità. La frammentazione dell'Italia però la rende una preda facile per le grandi
monarchie estere, infatti viene conquistato in breve dalla Spagna, incorrendo così in un periodo di decadenza.
• Dal punto di vista socio-economico: Si sviluppa il fenomeno della civiltà urbana e si passa ad un'economia
“APERTA”. Vi é l'affermazione della borghesia. Questa sorta di “aristocrazia cittadina” si rafforzò principalmente in Italia,
così gli stati della penisola divennero i più ricchi d'Europa. Con le scoperte geografiche e la caduta di Costantinopoli, l'asse
commerciale mondiale si spostò dal Mediterraneo all'Atlantico, così l'Italia perse la sua egemonia economica.
2. Il rapporto con il Medioevo.
Il fenomeno del rinascimento é chiaramente legato dall'evoluzione socio-economica del tempo, che ha portato allo sviluppo di una
mentalità favorevole alla crescita della cultura umanistico-rinascimentale, per l'appunto. Alcuni studiosi affermano che la cultura
rinascimentale si sia sviluppata a partire dalla nascita dei comuni -in pieno medioevo dunque-.
Questa interpretazione é possibile perchè:
• Con l'avvento dei comuni si sviluppano nuovi modi di pensare e di concepire il mondo.
Ma NON è accettabile perchè:
• I nuovi modi di pensare sono SUBORDINATI alla concezione religiosa e feudale del tempo.
Infatti uomini dell'alta borghesia del tempo si trovano combattuti nella coscienza tra l'una e l'altra concezione del mondo (es Petrarca).
- L'UMANESIMO infatti nasce nel momento in vi é un'esplicita elaborazione, ANCHE A LIVELLO TEORICO, di una nuova
cultura. Questa porta a una nuova concezione del mondo e specialmente dell'uomo. Vi é il RIGETTO della cultura medievale,
motivo per cui gli umanisti ricercano nell'antichità classica i veri valori.
6. La laicizzazione e l'autonomizzazione del sapere.
• Medioevo: Il tratto caratteristico della civiltà medievale era l'universalismo di tutte le cose (es: religione, impero), ma
questo aspetto era solo IDEALE, nella realtà dei fatti invece le cose andavano diversamente, basta pensare alla completa
frammentazione dell'impero. Nonostante tutto, il Medioevo aveva realizzato un sapere unitario costruito attorto alla
TEOLOGIA, nel quale tutte le materie erano concepite con lo scopo di dimostrare la verità della fede. Dunque l' “Età di
mezzo” aveva costruito un'enciclopedia del sapere di tipo piramidale con la teologia in cima.
Uno dei risultati più importanti del Rinascimento é stato l'ottenere una nuova concezione del sapere.
• Rinascimento: in questo periodo il rinascimento rompe questa concezione portando ad una progressiva laicizzazione del
sapere, per la quale ogni disciplina richiede una propria libertà dell'agire, non più vincolata dalla teologia. Questo processo
affonda le proprie radici nella nuova concezione del mondo degli intellettuali del tempo, che NON é -come può sembrare-
anticristiana (gran parte degli studiosi era religiosa), bensì cristiana in un senso differente da quello medievale e cioè
incline a sottolineare l'assoluta importanza dell'uomo e dell'umanità.
Capitolo 2.
1. La visione rinascimentale dell'uomo.
- L'uomo come artefice di se stesso.
Pico della Mirandola -uomo rinascimentale- afferma che l'uomo é “libero e sovrano di sé stesso”, cioè è
un individuo che ha la possibilità di progettare sé stesso e il suo futuro. Quest'affermazione
riassume la concezione dell'uomo dell'umanesimo e rappresenta una netta frattura con il modo di
concepire l'umanità tipico del Medioevo, infatti:
• Nel Medioevo: L'uomo è parte di un ordine cosmico che deve solo riconoscere intellettualmente e seguire praticamente.
• Nel Rinascimento: L'uomo può e deve costruire e realizzare il suo posto nel mondo.
Questa concezione non nasce “di punto in bianco” con l'umanesimo, ma essa é solo l'espressione concettuale e filosofica di capacità
e potenzialità che l'uomo aveva riconosciuto di avere ed esercitato già da parecchi secoli. L'umanesimo ha il merito di aver affermato
questa autonomia in modo molto più radicale, dando luogo ad una concezione dell'uomo che dura ancora ai giorni nostri.
- L'uomo e Dio.
Nella filosofia rinascimentale la concezione di uomo come soggetto del proprio destino non assume aspetti antireligiosi perchè si
considera il concetto di uomo-plasmatore come immagine di Dio-creatore. Dunque per gli umanisti rinascimentali non si pone
l'alternativa “l'uomo O Dio” (come invece avviene negli umanisti moderni, che diventeranno atei), ma si sviluppa la struttura
concettuale di “l'uomo E Dio”. Pertanto la filosofia umanistico-rinascimentale si pone a metà strada tra la religiosità estrema
medievale e la filosofia moderna.
Il riconoscimento di Dio non esclude in ogni caso che la filosofia umanistica, a differenza di quella medievale, sia caratterizzata da
un marcato “antropocentrismo” (uomo al centro del mondo).
- L'uomo e la libertà.
L'Umanesimo celebra dunque la libertà, ma questo non esclude la consapevolezza dei suoi limiti. I rinascimentali infatti sono
consapevoli del fatto che gli uomini sono condizionati da tantissime “forze” (sorte, provvidenza, fortuna, ecc.) esterne che
circoscrivono la loro libertà.
• Finchè questo contrasto viene risolto in favore dell'uomo, si é in pieno Umanesimo.
• Quando si inizierà considerare queste forze esterne come dominatrici sull'uomo, più che il contrario, si sarà entrati nel
periodo finale, di decadenza, dell'Umanesimo.
- Il rifiuto dell'ascetismo medievale e l'esaltazione della vita attiva, del piacere e del denaro.
La celebrazione dell'uomo tipica dell'Umanesimo si concretizza:
• Nel concetto secondo il quale: L'uomo é la sintesi vivente del Tutto e il centro del mondo. E' cioé la creatura nel quale
convivono le caratteristiche di tutto il creato (es: quelle della bestia e di Dio).
• Nel rifiuto dell'ascetismo medievale e dalla concezione della vita come impegno concreto. Per la cultura rinascimentale
l'uomo non é, nel mondo, un pellegrino in attesa di raggiungere l'aldilà, bensì un essere profondamente radicato sulla terra
destinato a “giocarsi” la sua sorte nell'eternità durante la sua vita terrena. Ecco perchè i dotti del tempo esaltano ciò che é
utile e la vita attiva, da questo deriva:
➢ l'amore per la gioia e il piacere.
➢ la nuova idea di eudaimonìa, cioé felicità come realizzazione armonica e completa delle possibilità umane e,
conseguentemente, rivalutazione del denaro, che viene ora visto come elemento indispensabile per la vita e la
felicità dell'individuo.
Capitolo 3.
1. Il Rinascimento come “ritorno al principio”.
Il termine Rinascimento deriva da “rinascita”, intesa come seconda nascita di un uomo “nuovo e spirituale” come proposto in alcuni
passi della Bibbia. Questo concetto é presente:
• Nel Medioevo come ritorno dell'uomo a Dio, ritornando a quello stile di vita perso con la caduta di Adamo.
• Nel Rinascimento assume il significato più ampio di rinnovamento globale dell'uomo e dei suoi rapporti con sé stesso,
gli altri, il mondo e Dio.
Lo strumento di questo rinnovamento é il “Ritorno al principio”, con PRINCIPIO inteso come elemento che realizza l'uomo nella
sua natura più vera e profonda. Ci sono vari modi di concepire il ritorno al principio, uno di stampo religioso:
1. Il principio veniva identificato come Dio, dunque lo strumento di innovazione era il RITORNO A DIO, che portava così a
compimento il destino dell'uomo.
Uno di stampo storico-sociale:
2. Nel quale il Principio era identificato come un particolare periodo passato della civiltà. Da qui il concetto di RITORNO
AI CLASSICI.
Infine:
3. Uno che vede il Principio come la natura, dunque RITORNO ALLA NATURA, vista come forza che rende vive le cose.
Questa concezione é chiara soprattutto nell'arte figurativa, che abbandona le immagini astratte medievali per privilegiare
queste nuove rappresentazioni concrete.
La rivoluzione scientifica.
Capitolo 1.
1. Un evento di importanza capitale.
La nascita della scienza viene considerato un evento di importantissima centralità storica, in quanto modifica radicalmente tutta la
storia successiva. Il fenomeno di nascita della scienza prende il nome di Rivoluzione scientifica e il periodo in cui é avvenuta viene
identificato tra la pubblicazione del lavoro di Copernico “Le rivoluzioni dei corpi celesti” (1543) e l'opera di Newton “I principi
matematici della filosofia naturale” (1687).
- Lo schema concettuale della scienza moderna.
Dalla rivoluzione scientifica e dal metodo galileiano derivano:
• Concezione della NATURA COME ORDINE OGGETTIVO E CAUSALMENTE STRUTTURATO DI RELAZIONI
GOVERNATE DA LEGGI.
• Concezione della SCIENZA COME SAPERE SPERIMENTALE-MATEMATICO E INTERSOGGETTIVAMENTE
VALIDO, avente come scopo la conoscenza del mondo e il dominio di esso da parte dell'uomo.
Questo é, generalmente, lo schema concettuale della rivoluzione scientifica.
- Il nuovo modo di vedere la natura.
La natura é, per la scienza, é un ordine che ha varie caratteristiche, é:
• Oggettivo: Poichè NON ha niente a che fare con la dimensione spirituale umana -come invece afferma, per esempio, la
magia-. Dunque, con la scienza, l'universo é un ordine spogliato di ogni attributo umano conferitogli fino a quel momento,
perchè solo così può essere studiato in maniera effettiva e oggettiva.
• Causale: Poiché NIENTE avviene a caso, ma tutto é risultato di precise cause. Con “causalità” Galileo intende un
rapporto costante e univoco tra due, o più fatti, per i quali dato l'uno, é dato l'altro, e tolto l'uno, é tolto anche l'altro (es. dati
100°C l'acqua bolle, tolti, l'acqua smette di bollire.). Dato questo, l'unica delle quattro cause aristoteliche accettata é la
CAUSA EFFICIENTE, poiché alla scienza non interessa il perchè finale di un fatto, ma solo CIO' CHE LO CAUSA.
• Relazionale: Poiché la natura é un insieme di relazioni, non un insieme di singole essenze. Dunque il ricercatore si concentra
sull'identificazione delle reazioni causali che legano i vari fenomeni.
• Retto da leggi: Poiché ogni fenomeno é governato da leggi e, poiché tutti i fatti sono fra loro legati causalmente, essi
obbediscono alle STESSE leggi, che rappresentano i principi invariabili attraverso cui la natura agisce.
- Il nuovo modo di concepire la scienza.
La scienza é un sapere con varie caratteristiche, é:
• Sperimentale: Poiché si fonda su ipotesi dimostrate empiricamente, non puramente razionali. L'esperienza a cui fa
riferimento la scienza é basata sull'ESPERIMENTO, che é una procedura di base matematica usata per dimostrare un'ipotesi.
• Matematico: Poiché si fonda sul calcolo e la misura, dato che necessita di una base assolutamente oggettiva.
• Intersoggettivo: Poiché i suoi procedimenti e le sue scoperte vogliono essere aperti e comprensibili a tutti. In questo la
scienza si discosta nettamente dalle pratiche in voga al tempo, come la magia, che erano occulte.
• Il cui fine é la conoscenza oggettiva del mondo e delle sue leggi: Questo per poter andare incontro alla necessità umana di
dominare l'ambiente circostante, poiché conoscendo le leggi della natura, la si può facilmente dirigere.
- Scienza e società.
La scienza moderna si sviluppa in un periodo di mutazioni a livello economico e sociale:
- La formazione degli stati, cittadini o nazionali, porta a un sistema di vita più complesso che determina lo sviluppo di nuovi
bisogni. Specialmente il grande impulso allo spirito imprenditoriale determina una maggiore richiesta, da parte dei ceti mercantili, di
oggetti di tipo tecnico, i quali devono essere dunque costruiti basandosi sullo studio delle materie scientifiche, che così ottengono
un grande sviluppo, diventando sempre più approfondite. Dunque lo sviluppo della scienza é determinato da un rapporto sempre più
stretto con il bisogno di permettere all'uomo di poter dominare sempre meglio la natura.
- Scienza e tecnica.
Le maggiori richieste tecniche portano gli artigiani ad essere impreparati a risolvere i nuovi problemi, facendo sì che questi chiedano
aiuto agli scienziati su aspetti fisico-matematici. Viceversa gli scienziati chiedono consulenza all'esperienza degli artigiani. Si sviluppa
così una stretta collaborazione tra scienziati e artigiani e viene dunque superato il distacco tra scienza e applicazioni pratiche che
era sempre esistito. Nascono così scienziati che sono allo stesso tempo tecnici. La prima manifestazione di questo rapporto si registra
intorno al '400. In ogni caso, per lungo tempo, la scienza si dimostra inadeguata a risolvere pienamente i problemi tecnici del lavoro,
ma era, in quel momento, nata la mentalità adatta allo sviluppo dell'attuale rapporto tra le varie attività e la scienza.
- Scienza e Rinascimento.
La scienza per poter nascere ed evolversi affonda le sue basi sia nel pensiero tardo-medievale, che favoriva una mentalità propensa
alle ricerche naturalistiche, sia nelle idee rinascimentali. Infatti il Rinascimento:
• rivendicava l'autonomia della ricerca intellettuale e la laicizzazione del sapere.
• era proprio di un naturalismo basato su una rivalutazione della natura e dell'uomo stesso, in quanto questo sia legatissimo alla
natura appunto, e quindi debba volerla conoscere. A tale proposito conseguono tre filoni centrali del rinascimento:
1) aristotelismo rinascimentale; difendeva la "ragione indagatrice" ed elaborava il concetto di ordine naturale ed immutabile.
2) filosofia naturale; stabilisce l'uguaglianza fra ciò che la natura mostra e ciò che i sensi percepiscono. Quindi la natura non
è spiegabile con principi estranei ad essa.
3) magia; contribuì a diffondere l'idea dell'uomo come "signore della natura".
• inoltre grazie alla riscoperta dei testi antichi tradotti si venne a conoscenza di vecchie teorie, che fecero poi da spunto per
quelle nuove.
• infine il rinascimento presenta ai suoi posteri l'idea che la natura sia scritta in termini geometrici, dunque il linguaggio
scientifico non può che essere la matematica.
- Scienza e Scienziati.
Per far nascere la scienza ovviamente non bastava uno sfondo socio-culturale propizio, ma anche degli uomini capaci e creativi, i
quali, insieme alle favorevoli circostanze hanno "dato vita" alla scienza. Questi scienziati non formavano una vera e propria categoria,
la maggior parte si interessava di scienza per scopi pratici o per interesse, se non aveva problemi economici per potersi dedicare alla
ricerca. Nelle università però non erano sempre ben viste le nuove scoperte, così pian piano nacquero le Accademie scientifiche.
- Scienza e idee extrascientifiche.
Nonostante la scienza sia razionale, essa nasce inizialmente da idee extrascientifiche, date magari dall'intuizione o dalle idee di
magia, soprattutto nella fase iniziale della nascita scientifica. Ovviamente gli scienziati prendevano spunto dal contesto in cui
vivevano, ma questo per la scienza è piuttosto irrilevante; ciò che importa è la verità appurata di una teoria non come questa teoria sia
stata generata.

- Le forze che hanno contrastato la nuova scienza.


Prima che potesse affermarsi, la scienza moderna si trovò contro alcune potenze del tempo che "si allearono" contro di essa:
➢ cultura tradizionale; questa si sentiva minacciata dalla scienza che metteva in crisi le antiche certezze, introducendo un
nuovo modo di ragionare e ricercare volto a rompere i "dogmi" del passato.
➢ religione; essa era intimorita dal fatto che la nuova scienza mettesse in discussione non solo l'autorità di Aristotele, ma anche
quella della Bibbia, in quanto la visione del cosmo stava cambiando totalmente. Inoltre era un problema questa nuova
mentalità che prevedeva la libera ricerca, poiché questo avrebbe potuto portare cambiamenti radicali.
➢ magia e astrologia; queste invece erano intimidite dal fatto che la scienza si presentava come un sapere utile all'uomo ma
soprattutto aperto a tutti, mentre la magia era solo per pochi.
- Conseguenze della nascita della scienza.
Nel corso dei decenni successivi la scienza fu vista come modello di sapere universale, capace di migliorare le condizioni umane per
la sua praticità e utilità. Al tempo poi degli illuministi questa fu l'arma contro il buio dell'ignoranza e della superstizione. Infine nel
Novecento l'approccio alla scienza divenne più misurato perché ci si accorse che essa era ben lontana dallo spiegare tutto, anzi
bastava poco per distruggere qualche teoria e ricominciare da capo.

2.Rilevanza e caratteristiche della rivoluzione astronomica.


La rivoluzione astronomica da inizio a tutta la rivoluzione scientifica, rivalutando l'intero cosmo. Il processo inizia con Copernico, ma
continua con Galileo, Keplero, Giordano Bruno.. Ebbe dunque un lungo corso prima di poter arrivare alla definizione che noi oggi
abbiamo di universo.
- L'universo degli antichi e dei medievali.
La visione del cosmo seguiva il modello aristotelico-tolemaico, secondo cui il mondo era:
• unico; poiché veniva pensato come solo universo esistente.
• chiuso; veniva immaginato come sfera limitata oltre la quale non stava nulla, nemmeno il vuoto (Aristotele infatti riteneva
che tutte le cose sono contenute nell'universo, ma questo non sta da nessuna parte, perché esiste lo spazio solo in relazione ai
corpi).
• finito; sempre secondo Aristotele l'infinito era solo un'idea, non una realtà.
• formato da sfere perfette in cui erano incastonati i pianeti.

Al centro di tutto stava la Terra, immobile. Inoltre il tutto si divideva in due parti, quella sopra-lunare, perfetta e dove tutti i corpi
avevano un moto circolare uniforme; e la sublunare, imperfetta. In quest'ultima stavano i quattro elementi (terra, fuoco, aria, acqua)
dotati di moto rettilineo uniforme, che davano inizio ai processi di generazione e disfacimento. L'intera visione del cosmo era
avvalorata dall'autorità di Aristotele e della Bibbia e dall'esperienza dei sensi (vedendolo, il sole pare girare intorno alla terra).
- Dal geocentrismo all'eliocentrismo.
Copernico: la ricerca di un nuovo sistema astronomico.
Fu lui a dare "l'imput" alla rivoluzione astronomica, riteneva che il sistema tolemaico fosse troppo complicato, cercò così in antichi
testi greci una soluzione alternativa. Trovò che già altri avevano pensato ad un sistema eliocentrico e si propose di riprenderlo. Il
nuovo modello adottato da Copernico:
➢ poneva il sole al centro dell'universo, per poterlo illuminare al meglio.
➢ tutti i pianeti girano intorno ad esso, inclusa la Terra, che gira anche su se stessa. (In questo modo si origina il moto
apparente del sole intorno al nostro pianeta).
Nonostante le idee rivoluzionarie c'erano ancora elementi "antichi", infatti Copernico concepiva il mondo come unico e racchiuso dal
cielo delle stelle fisse, inoltre accettava l'idea delle sfere perfette che racchiudevano i pianeti e del loro moto circolare uniforme. Sulle
sue teorie Copernico scrisse un trattato, la cui prefazione però venne aggiunta da un luterano senza consenso dell'autore. In
quell'introduzione veniva spiegato come il sistema eliocentrico fosse solo un'ipotesi matematica senza pretese di rispecchiare la realtà.
Ciò attenuava parecchio il pensiero di Copernico, convinto invece che il suo modello rispecchiasse la realtà. C'erano inoltre altre
obiezioni a queste nuove idee, ad esempio, gli aristotelici domandavano:
1) se la Terra gira su se stessa perché tutti gli oggetti su di essa non volano via?
2) la Terra girando perché non provoca un vento fortissimo capace di spazzare via tutto?
3) se la Terra si muove verso un lato perché se lascio cadere un oggetto quello cade dritto al suolo?
A queste domande trovò risposta, più avanti, Galileo.

Brahe: il terzo sistema del mondo.


Egli ideò un sistema che veniva incontro ai due precedenti e soprattutto non sembrava andar contro le Sacre Scritture. Infatti
reputava che i pianeti girassero intorno al sole ma che questo a sua volta ruotasse intorno alla terra, che rimaneva comunque al centro
dell'universo. Ma l'innovazione maggiore fu sostituire l'idea di sfera perfetta con orbita in cui ruotavano i pianeti.

Keplero: lo studio delle orbite dei pianeti.


Fu assistente di Tycho Brahe e inizialmente vedeva l'universo come una manifestazione divina: il sole al centro rappresentava Dio e i
vari pianeti erano disposti in maniera assolutamente armonica. Ma in seguito si concentrò sullo studio delle orbite dei pianeti.
Quando si accorse che queste non erano circolari provò diverse altre forme alternative al cerchio, fino ad arrivare, dopo innumerevoli
tentativi, al formulare tre leggi riguardanti il moto dei pianeti:
1. Le orbite planetarie descrivono un'ellissi di cui il sole occupa uno dei due fuochi.
2. Le aree descritte dal segmento che unisce il pianeta al sole sono proporzionali al tempo impiegato per tracciarle.
3. I quadrati dei tempi impiegati dai pianeti a percorrere tutta la loro orbita stanno tra loro come i cubi dati dall'asse
maggiore dell'ellisse.

- Dal mondo “chiuso” all'universo “aperto”: da Copernico a Bruno.


Il ripresentarsi di un'idea sconfitta: l'infinità dell'universo.
I primi ad avere un'idea di un universo infinito furono i greci, ma tale idea fu presto spazzata via dalla concezione aristotelica del
cosmo per tutto il medioevo. Il primo a contestare la chiusura del cosmo fu Cusano. Successivamente altri due studiosi, Palingenio e
Diggies, avanzarono l'ipotesi dell'infinità, ma la vera svolta la diede il frate e filosofo Giordano Bruno che sosteneva non solo che
l'universo fosse infinito, ma anche che ci fossero altri innumerevoli popoli.

Astronomia e filosofia in Bruno.


Le idee di Giordano Bruno non derivavano da osservazioni astronomiche, ma da un'intuizione data dal proprio pensiero
alimentata dalle teorie copernicane. Infatti egli credeva che le stelle che vediamo dalla terra (e questa gira intorno al sole)
potrebbero essere tanti altri soli con i rispettivi pianeti che girano attorno ad essi. Per il frate l'immaginazione, astronomia e la
filosofia sono un'unica cosa dalla quale ha origine l'idea dell'universo infinito, che viene accompagnata dal principio teologico
secondo cui l'immensità del Dio creatore si rispecchia in quella del mondo.

Le tesi cosmologiche rivoluzionarie.


I punti rivoluzionari a questo punto erano dunque:
• Abbattimento delle frontiere dell'universo, questo non ha limiti.
• Pluralità di mondi abitati, estendendo i confini dell'universo si estendono anche i suoi abitanti.
• Eliminazione delle differenze fra mondo sopra-lunare e sublunare, c'è un'unificazione del cosmo.
• Lo spazio viene considerato come omogeneo in tutto l'universo. Lo spazio è "geometrizzato" sulla base del modello
euclideo, di conseguenza non ci può essere un centro, in quanto tutti i rifermenti (destra, sinistra,..) sono relativi.
• Punto che sta alla base degli altri, infinità dell'universo.

La "fredda" accoglienza alle tesi bruniane.

Nonostante oggi le teorie di Bruno risultino piuttosto moderne, al tempo furono viste come il risultato di una mente esaltata; alcuni
astronomi come Keplero le rifiutarono perché non ammettevano la pluralità dei mondi, altri come Galileo non si esponevano.
Probabilmente le teorie bruniane risultavano ancora troppo rivoluzionarie, e destarono soprattutto l'ostilità della chiesa.
Le tesi cosmologiche rivoluzionarie e la scienza contemporanea.
Con il passare del tempo le tesi di Bruno venero accettate nella loro totalità e usate per successive nuove scoperte. Fecero parte della
mentalità dell'Ottocento fino a che, nel Novecento Einstein ripropose un modello d'universo finito. Secondo lui il cosmo era illimitato
ma finito, cioè la materia a un certo punto si incurverebbe su se stessa, come se fossimo dentro una grande sfera. Inoltre la scoperta
di geometrie non euclidee ha messo in dubbio anche la geometrizzazione dello spazio e la sua infinità appunto. In sintesi le questioni
ancora aperte sono:
- vita nello spazio, esistono altri mondi?
- struttura dello spazio.
- infinità dello stesso.
Mattia Lai e Noemi Monni, anno scolastico 2009/10.