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LA RIVOLUZIONE AMERICANA

Con "Guerra d'indipendenza americana", si intende il conflitto che si scatenò tra le tredici colonie
britanniche in nordamerica e la madrepatria, fra il 1776 e il 1783 terminato con la costituzione di
una nazione indipendente, gli Stati Uniti d'America

Le colonie americane non presentavano alcuna omogeneità fra loro.


• Quelle del nord, costituenti la Nuova Inghilterra, avevano avuto origine dall'insediamento
dei puritani inglesi: esse conservavano una severa impronta religiosa e un'economia legata
alle attività marinare e commerciali.
• Nel centro si trovavano i più grossi nuclei commerciali, un'agricoltura di tipo europeo con
proprietà medio piccole e una popolazione eterogenea, originaria di parecchi Stati europei
(Olanda, Germania, Svezia, Irlanda); tra queste colonie era diffusa una notevole tolleranza
religiosa.
• Le colonie del sud si basavano invece su un'economia essenzialmente agricola. La proprietà
delle terre era nelle mani di poche famiglie aristocratiche che possedevano estesi latifondi
coltivati prevalentemente a cotone e tabacco dagli schiavi negri.
Tutte le colonie erano sottoposte a una rigida legislazione di tipo mercantilista, che prevedeva che
avessero rapporti commerciali solo con la madrepatria e che non producessero autonomamente ciò
che veniva prodotto in Inghilterra. Gli americani, comunque, non rispettavano sempre queste norme
e, il contrabbando, prosperava, ben tollerato dalle autorità centrali.

LE CAUSE DELLA GUERRA


Alla fine della guerra dei Sette anni (1756-1763), la Gran Bretagna, risultò essere maggiore potenza
e dominatrice assoluta sui mari, ma nonostante ciò la corona inglese si ritrovò a dover sostenere
enormi spese di guerra e la responsabilità di amministrare e difendere i nuovi territori acquisiti in
Nord America.
Allo scopo di far contribuire alle spese e aumentare le entrate fiscali, il Parlamento inglese, nel
marzo del 1765 impose una tassa di bollo (Stamp Act) su tutti i documenti legali, i contratti, le
licenze, anche giornali, opuscoli, carte da gioco ecc., stampati in terra americana.
L'imposta provocò una forte opposizione tra i coloni. Normalmente, infatti, erano le assemblee
locali ad emanare leggi fiscali e di organizzazione della sicurezza interna; tale legge venne quindi
percepita dai coloni come un tentativo di limitare i loro piani di autogoverno.
Nell'ottobre del 1765, i delegati di nove colonie si riunirono a New York per far conoscere alla
madrepatria le proprie lamentele. In effetti, nel marzo successivo, il Parlamento abolì la tassa ma
ciò non fu determinato dalle obiezioni dei coloni sulla tassa, bensì dalle pressioni dei mercanti
inglesi, fortemente danneggiati dalla protesta dei coloni.
La cancellazione dell'imposta lasciò irrisolti i problemi finanziari della corona britannica che ben
presto impose nuove tasse sull'importazione di vetro, piombo, vernici, carta e tè, inviando nel
contempo delle truppe allo scopo di imporre ai coloni l'osservanza della legge. Ancora una volta, la
reazione fu pronta e vigorosa.
Manifestazioni di protesta accolsero ovunque l'arrivo degli ufficiali doganali e i commercianti
adottarono nuovamente la politica di non importazione delle merci britanniche.
Le tensioni esplosero il 21 giugno 1768, quando migliaia di manifestanti bostoniani minacciarono i
commissari delle dogane obbligandoli alla fuga; immediatamente Londra inviò quattro reggimenti
di truppe per permettere il rientro dei commissari e dando inizio all'occupazione militare della città.
La lunga serie di scontri che ne seguirono culminò nel marzo del 1770 nel cosiddetto massacro di
Boston, quando i soldati britannici, provocati dalla folla, aprirono il fuoco uccidendo cinque coloni;
si scatenò allora una nuova violenta ondata di protesta.
Piegata ancora una volta dal boicottaggio economico, Londra dispose la revoca della tassa.
Ma tre anni dopo il Parlamento dispose il monopolio della vendita di tè in America. Tale
provvedimento risollevò immediatamente il conflitto tra i coloni e la madrepatria tanto che a Boston
il carico delle navi che trasportavano il tè venne addirittura rovesciato in mare.
Per tutta risposta, nel 1774 il Parlamento inglese approvò alcune misure repressive, "Leggi
intollerabili" (denominate così dai coloni), intese a riaffermare l'autorità regia: il porto di Boston fu
chiuso fino a che la città non avesse risarcito la East India Company del danno subito con il Boston
Tea Party e venne rafforzato il regime di occupazione militare della città, riducendo anche le leggi
di autogoverno dei coloni.

IL CONFLITTO
I rappresentanti di tutte le colonie si riunirono a Philadelphia nel settembre del 1774 nel primo
Congresso continentale (delle colonie) per stabilire una linea d'azione comune e definire i diritti
delle terre d'America e i limiti dell'autorità del Parlamento di Londra.
In una Dichiarazione dei diritti i delegati ribadirono il rifiuto di pagare tasse e decisero la cessazione
di ogni commercio con la Gran Bretagna fino al ritiro delle truppe inglesi. Nel frattempo nel
Massachusetts le milizie cittadine andavano organizzandosi in un Comitato di salute pubblica
clandestino. Nella notte del 18 aprile 1775 il governatore inglese inviò un reggimento a requisire un
deposito d'armi nei pressi di Boston ma i coloni intercettarono le truppe inglesi che furono costrette
a ritirarsi a Boston che fu posta sotto assedio dai ribelli.
Nell'aprile 1775, mentre si dirigeva verso Concord, nel Massachusetts, per distruggere le riserve di
polvere da sparo dei coloni americani, un contingente britannico, sotto la guida del generale
Thomas Gage, si scontrò a Lexington con un gruppo di 70 volontari. Non si sa quale delle due parti
abbia scatenato la battaglia, ma gli otto coloni morti nello scontro furono i primi caduti della guerra
d'indipendenza americana.
Questi sviluppi determinarono, da parte dei coloni la costituzione di un esercito che venne posto
sotto il comando di George Washington.
Tuttavia, tra i delegati era ancora prevalente una volontà di riconciliazione con la Gran Bretagna ed
infatti essi riaffermarono la lealtà al Re, chiedendogli però di ritirare le truppe.
Intanto gli inglesi asserragliati a Boston, ricevuti rinforzi via mare, avevano conseguito una netta
vittoria sugli americani che non servì tuttavia a rompere l'assedio della città.
Le notizie sulla battaglia e sulle richieste del Congresso raggiunsero Londra contemporaneamente.
Senza prendere in nessuna considerazione le richieste dei coloni il Re, Giorgio II dichiarò guerra ai
ribelli.
In risposta alle decisioni inglesi il Congresso continentale emanò la Dichiarazione d'indipendenza
(4 luglio 1776), con la quale le colonie si costituivano in stati liberi e indipendenti, impegnandosi a
respingere l'invasione di quella che veniva ormai considerata una potenza straniera.

LA FINE DELLE OSTILITÀ


Il conflitto tra le colonie e la madrepatria ebbe le caratteristiche di una guerra civile.
La guerra all'inizio ebbe alterne vicende. Poi l'esercito americano, in cui erano arruolati anche
stranieri come il generale francese La Fayette, ottenne nel 1777 una grande vittoria a Saratoga,
vittoria che ebbe soprattutto l'effetto di convincere le grandi potenze europee a schierarsi contro
l'Inghilterra.
All'inizio del 1779 anche la Spagna dichiarò guerra alla Gran Bretagna, e l'anno successivo
altrettanto fece l'Olanda. In territorio americano le operazioni militari proseguirono fino all'assedio
di Yorktown, dove si erano rifugiate le truppe inglesi.
Nell'agosto del 1781 la flotta francese sbaragliò quella inglese, impedendo così ogni possibilità di
collegamento via mare. Dopo una serie di inutili tentativi di forzare le linee nemiche, il 19 ottobre
1781 il comandante inglese si vide costretto alla resa.
Yorktown segnò la fine delle ostilità, anche se i negoziati di pace si trascinarono fino al 3 settembre
del 1783, quando la Gran Bretagna firmò il trattato di Parigi, con il quale riconobbe l'indipendenza
delle ex colonie; i confini degli Stati Uniti d'America vennero stabiliti a ovest con il Mississippi, a
nord con il Canada, a sud con la Florida.
La Spagna non ottenne, come sperava, Gibilterra, ma le Baleari e la Florida; la Francia si teneva la
Lousiana e recuperava Tobago nelle Antille e il Senegal. Gli Inglesi confermavano il loro possesso
sul Canada.

ISTITUZIONI E PROBLEMI DELLA CONFEDREAZIONE


La definizione di “stati” ribadiva l'autonomia di ciascuna ex-colonia: era tuttavia necessario che ci
fosse un organo centrale, il Congresso, in grado di coordinare la politica estera, di stabilire delle
leggi per il commercio e per i contributi finanziari necessari alle spese comuni. Ciascuno stato
aveva la piena autonomia nei rapporti commerciali. Il governo aveva iniziato la propria attività, ma
mancavano le strutture pubbliche per il corretto funzionamento dell'amministrazione e, inoltre,
spesso, gli stati omettevano di inviare i propri rappresentanti al Congresso. Le tensioni sociali tra il
nord e il sud, tra commercianti e proprietari terrieri, tra est e ovest, tra grandi finanzieri e coloni
desiderosi di nuovi spazi, crebbero dopo la forma del trattato di Versailles (1783). Gli Stati Uniti
interruppero i commerci con la Gran Bretagna e, la Spagna, impediva l'accesso al delta del
Mississippi: la situazione economica precipitò. Scoppiarono così le prime rivolte di coloro
(contadini e artigiani) che per motivi puramente economici, si vedevano esclusi da ogni processo
decisionale, sempre nelle mani di un ceto ristretto. La convenzione federale si riunì a Filadelfia nel
maggio del 1787. Nel settembre del 1787 il progetto di costituzione federale venne sottoposto
all'approvazione di tutti gli stati.

• il potere legislativo fu assegnato al Congresso, composto dal Senato e dalla Camera dei
Rappresentanti, eletti a suffragio diretto; il Congresso aveva il potere di imporre i tributi in ambito
nazionale, di provvedere alla difesa e dichiarare guerra, di regolare i rapporti commerciali interni e
con l'estero e di fissare ed emettere la moneta.

• Il potere esecutivo fu attributo al Presidente, eletto a suffragio indiretto ogni 4 anni; egli aveva il
comando delle forze armate, la facoltà di nominare i giudici della corte suprema e di firmare i
trattati internazionali;

• Il potere giudiziario era affidato alla Corte suprema e ad altri tribunali minori nominati dal
congresso.