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COLONIALISMO DI SPAGNA E PORTOGALLO:

I principali attori protagonisti del XV secolo sono due: Spagna e Portogallo.


Queste due nazioni diedero vita al commercio internazionale marittimo.
Il loro modo di operare sui terreni, però era differente.
L'impero coloniale portoghese fu un impero marittimo orientato a sostituirsi con forza e
mercanti arabi sulle rotte dell’Oceano indiano e costituito da basi commerciali e militari
disseminate lungo la costa dell'Africa.
Tutte le basi commerciali erano in posizioni strategiche per intercettare e monopolizzare i
flussi di merci preziose.
L'impero coloniale spagnolo invece fu territoriale e continentale limitato in principio alle
grandi isole Antillane, ma successivamente estesosi in larga parte delle Americhe.
Le differenze nel modo di operare sono da ricercare anche con il tipo di popolazione con cui
si trovano a commerciale i due stati.
I portoghesi Infatti ebbero a che fare con popolazione organizzate e numericamente forti,
dunque non si potevano permettere di colonizzare tutto il territorio e si limitavano a
colonizzare solo le basi commerciali.
In questo modo gestivano solo i flussi delle merci.
Il colonialismo spagnolo invece è dettato da una politica di potenza.
La Spagna si dedica alla colonizzazione delle Americhe da parte dei Conquistadores, sfrutta
le manodopera indigena per far confluire ora metalli preziosi.
Portogallo attuò una politica esclusivamente commerciale gli spagnoli una politica di
Potenza volta la conquista e allo sfruttamento.

Fra i conquistadores i più importanti furono Hernan Cortès, che nel 1519 conquistò Tenochtitean e Francisco
Pizarro, che nel 1533 conquistò Cuzco. In questi anni, i conquistadores saccheggiarono l’America
centromeridionale. Partirono anche delle spedizioni verso l’Ecuador, la Colombia e il Cile. Vi fu anche una
spedizione spagnola che fondò Buenos Aires (1536) e Asuncion (1537). Ma in seguito a guerre
d’indipendenza latino americane e a contese con UK e USA essa perse tutti i suoi possedimenti. Anche le
Filippine furono una colonia spagnola, da quando Magellano arrivò nell’isola di Cebu (1521); nel 1565 ci fu
la colonizzazione sistematica del territorio. 
Giovanni I, re portoghese, avviò la politica di espansione coloniale in Africa e favorì le esplorazioni
geografiche che portarono alla scoperta delle sue colonie. Le navi portoghesi doppiarono il capo di buona
Speranza (1487) e, nell’aprile del 1500, il navigatore portoghese, Pedro Alvarese Calral, raggiunse le coste
brasiliane; dopo il 1530 il re portoghese Giovanni III diede inizio alla colonizzazione del paese. Per porre
rimedio alla mancanza di manodopera, i Portoghesi ricorsero all’importazione di schiavi neri dalle loro
colonie africane (Mozambico, Ormuz, Angola, Molucche, Goa). Quando Filippo II, re di Spagna, acquisì
anche la corona portoghese (1580) il Brasile venne coinvolto nella guerra "coloniale" contro Inglesi e
Olandesi. Questi ultimi si impadronirono molto presto delle colonie brasiliane, ma i coloni portoghesi si
riappropriarono dei territori perduti (1661) e gli Olandesi rinunciarono formalmente alla riconquista del
Brasile. In seguito nel 1640 le corone di Spagna e Portogallo si divisero nuovamente e il Brasile tornò sotto il
dominio portoghese. Il primo ministro portoghese, marchese di Pombral, liberò la popolazione amerinda
ridotta in schiavitù, incoraggiò l’immigrazione e ridusse le tasse a carico dei coloni.
Diversamente da quella portoghese, la stessa espansione coloniale spagnola fu, sin dall'inizio, un modo
"feudale" d'impedire alla borghesia nazionale (ebraica e saracena) di diventare politicamente forte
(economicamente lo era già). L'altro modo fu l'espulsione dal Paese o la conversione forzata al cattolicesimo.
L'antisemitismo portoghese è posteriore a quello spagnolo. Le numerose comunità ebraiche che vivevano
nelle principali città, avevano posizioni solidissime nel commercio, nelle attività bancarie e finanziarie,
nell'amministrazione pubblica. Mentre in Spagna gli ebrei cercavano di fuggire dalle persecuzioni e i viaggi
oltreoceano poterono essere finanziati anche con i beni loro confiscati, in Portogallo invece le prime
spedizioni commerciali ebbero il pieno appoggio degli ebrei. Solo quando il re portoghese Manuel I sposò la
figlia di Isabella di Castiglia e dopo che la corona spagnola aveva cacciato gli ebrei dal Paese, furono
promulgati, negli anni 1496-97, i decreti di espulsione o di forzata conversione al cattolicesimo, mentre
l'inquisizione verrà introdotta nel 1547 (in Spagna nel 1480)
Una rarissima specificità geografica obbligava il Portogallo a occuparsi della geopolitica
iberica: l’intera frontiera terreste lo divideva da un unico Stato, che lo separava dal resto dell’Europa e dal
Mediterraneo. Come unica alternativa a quest’unica frontiera terrestre il Portogallo ha soltanto l’oceano.
I geopolitici spiegano così la vocazione marittima del Portogallo rispetto alla vocazione terrestre della
Spagna: i portoghesi crearono una rete mondiale di basi marittime differenziandosi «rispetto alla politica
coloniale degli spagnoli», scrive un geografo italiano, «rivolti dovunque alla conquista di terre interne, dove
essi si sentivano più sicuri, in coerenza con le loro abitudini e concezioni di genti e di Stato prevalentemente
continentali».
A questa differenza di vocazione tra Portogallo e Spagna va ricondotta anche la diversa sorte delle loro
colonie.”
Dal 1492 in poi le attività di navigazione portoghesi si estesero soprattutto nelle zone a Sud e ad Est
dell’Europa, mentre quella Spagnola verso l’America. In corrispondenza del Brasile, s’incrociarono il nuovo
mondo Orientale del Portogallo e quello Occidentale della Spagna. Gli inevitabili contrasti territoriali tra i
due paesi trovarono un compromesso diplomatico con la più antica divisione coloniale del territorio
americano: il Brasile fu attribuito al Portogallo e il resto dell’America alla Spagna
I portoghesi arrivarono in Cina nel 1513 e in Giappone nel 1541. Quando nel 1521 gli spagnoli,
circumnavigata l'America meridionale, giunsero nell'odierno arcipelago malese, lo trovarono già in mano dei
portoghesi. Sintetizzando tutta l'attività coloniale dei portoghesi, si può dire ch'essi anzitutto nel primo
ventennio del XVI sec., istituirono una serie di basi militari-navali lungo le coste occidentali e orientali
dell'Africa (imitando, in questo, la strategia delle città cristiane del Mediterraneo nei riguardi dell'Islam afro-
asiatico, ai tempi delle crociate); poi occuparono alcune isole presso Ormuz, per impedire che le vie del Mar
Rosso e del Golfo Persico potessero essere utilizzate dai turchi o dagli egiziani (le spezie andavano
convogliate esclusivamente sulla rotta del Capo di Buona Speranza); infine bloccarono tutti i passaggi
obbligati del commercio asiatico: Birmania, Malacca, Macao, Taiwan, isole Molucche, Goa e Bombay, ecc.
Praticamente l'espansione seguì, oltre alle direttive della corona, anche quelle dell'Islam, che da secoli
conosceva l'Oceano Indiano.
La fortuna del Portogallo declinò molto presto per due fondamentali ragioni: a) Inghilterra, Olanda e Francia
erano diventate delle nazioni militarmente forti, soprattutto sul piano navale, in grado di minacciare tutte le
colonie del Portogallo, b) la Spagna assolutista degli Asburgo lo occupò nel 1580, portandolo in breve tempo
al dissesto economico e finanziario, tanto che moltissime delle sue colonie (a causa della guerra tra Spagna e
Olanda) gli vennero sottratte dagli olandesi. Non solo ma nel 1654 la Spagna, in guerra anche con
l'Inghilterra, sarà costretta a firmare un trattato in virtù del quale quest'ultima si assicurerà il controllo
politico-economico dello stesso Portogallo. Tuttavia, nel 1640, approfittando della rivolta antigovernativa
della Catalogna, nobiltà e borghesia portoghesi, appoggiati dall'arcivescovo di Lisbona, riuscirono a
organizzare una congiura, occupando il palazzo reale di Lisbona. Ebbe così inizio la sollevazione nazional-
popolare che, sostenuta da Francia e Inghilterra, costringerà la Spagna a riconoscere definitivamente
l'indipendenza del Portogallo nel 1668. Ciò tuttavia non permetterà al Portogallo di risollevarsi
economicamente.
I metodi amministrativi portoghesi furono meno efficaci di quelli spagnoli, poiché il governo di Lisbona era
molto autocratico e non permetteva ai funzionari presenti nelle colonie di poterle controllare
autonomamente. Lo sfruttamento delle colonie portoghesi avveniva mediante un apparato statale burocratico
di tipo feudale. Il potere dei funzionari era enorme, poiché erano responsabili solo di fronte al re. Le nomine
restavano in vigore per un triennio ed erano molto ambite. Questa burocrazia, che ebbe meno problemi con la
corona di quanti ne ebbero i conquistadores col governo spagnolo, svolgeva funzioni amministrative,
giudiziarie e commerciali. Essa acquistava o raccoglieva come tributi le merci per la madrepatria. L'eccesso
di quanto poteva essere caricato sulle navi, veniva distrutto. Ogni singola colonia era direttamente collegata
con la metropoli: non esistevano legami tra colonie. Il commercio tra singoli porti delle colonie era un
monopolio concesso come privilegio solo agli alti funzionari. Tutte le colonie vennero chiuse al commercio
degli stranieri nel 1591.
Da ultimo si può far notare che il Portogallo non è mai stato in grado di smistare, da solo, tutte le merci che
acquistava. Non disponendo di una vasta rete commerciale e avendo una scarsa popolazione, esso era
costretto a servirsi d'intermediari (anche italiani), che naturalmente assorbivano una buona parte dei profitti.
Gran parte delle spezie e del pepe finivano all'emporio reale di Anversa, dove vigeva la piena libertà
commerciale e finanziaria. Qui la Borsa fu istituita nel 1531. Quando le fortune di questa città fiamminga
cominciarono a declinare, salirono quelle di Genova, che per mezzo secolo saprà attirare l'oro e l'argento,
mentre le spezie e lo zucchero convergeranno su Amsterdam. Saranno i portoghesi i primi a introdurre
ufficialmente il sistema monetario basato sull'oro, rinunciando all'argento.
Altre spedizioni, concorrenti di quelle di Colombo, anche se  in parte ad esse ispirate, costeggiarono le coste
del Sud America.
Alonso de Ojeda e Juan de la Cosa, poi  Peralorso Nino, raggiunsero Guaiaba e Venezuela.
Vincente Yanez Pinzòn navigò lungo le coste del Brasile; altri navigatori si allungarono sulle coste di
Brasile Venezuela, Colombia.
Per quanto riguarda l’espanzione Portoghese; Vasco de Gama arrivò in India per la via d’Oriente (1497-
99). Pedro Alvares Cabral lo seguì nel 1500 quando toccò la costa Brasiliana e proseguì verso l’india.
Fra coloro che seguirono le orme di Colombo, il più celebre fu Amerigo Vespucci che navigò sia al servizio
della Spagna che del Portogallo, raggiungendo l’America la prima volta alla fine del 1400

Fin dalla metà del 1400 il papa aveva conferito ai monarchi Portoghesi i diritti sovrani sulle terre scoperte e
il diritto di assoggettare i popoli non cristiani dell’Africa, diritto confermato da una bolla papale che
conteneva la frase “fino alle indie”. Nel 1493, in riferimento a tale consuetudine, i regnanti spagnoli
cercarono di ottenere dal Papa la donazione delle terre scoperte da Colombo; tale donazione venne sancita da
tre bolle papali. Con due di esse,  allo specifico fine di propagare la fede cristiana, venivano attribuite alla
Spagna le terre scoperte da Colombo e altre terre non cristiane scoperte a Occidente in seguito. La terza bolla
limitava la donazione ad un’area delimitata da una linea che passava a 100 leghe ad ovest delle Isole
Azzorre e Capo Verde. La terza bolla fu di fatto a vantaggio spagnolo in quanto invalidò le pretese
Portoghesi nell’Atlantico occidentale e non pose limiti a eventuali rivendicazioni spagnole verso l’estremo
oriente con circumnavigazione del globo verso occidente.
Col Trattato di Tordesillas gli spagnoli rinunciano volontariamente a molti territori delle coste sudamericane,
a favore dei portoghesi. (Fu stipulato durante la seconda spedizione di Colombo nel 1493)

Con i conquistatori arrivarono anche i primi frati laici francescani ed è con loro che si ritiene ebbe inizio
l’evangelizzazione latino-americana, sebbene sia probabile che ad accompagnare Colombo nel suo primo
viaggio ci fosse già un sacerdote: Pedro De Arenas.
La chiesa aveva “approvato” la conquista, affidando agli spagnoli il compito di evangelizzare l’America e,
per risolvere il problema di correlazione tra cristianizzazione e conquista legittima dei territori, venne stilato
un documento, il Requirimento, che veniva letto agli indiani all’inizio delle battaglie per “intimidirli” e
indurli a piegarsi alla Chiesa e che a livello formale “assolveva” i conquistadores dalla colpa di aver
sollevato una guerra ingiusta
Negli anni della conquista – ma, come fase iniziale, a partire dal periodo appena precedente – si andò
formando un’aristocrazia coloniale che esercitava il suo potere sugli indigeni all’interno di un’istituzione
detta encomienda. L’encomienda risolse ai primi coloni il problema della manodopera: gli indigeni
lavoravano per i datori di lavoro spagnoli e se il loro lavoro non era volontario era imposto loro con la forza.
Gli abitanti di uno o più villaggi venivano dati in consegna ad un colono spagnolo che assumeva il ruolo
di encomiendero. L’encomiendero aveva il compito di cristianizzare gli indiani che gli erano stati affidati e
di prestare servizio militare; in cambio avrebbe potuto usufruire di prestazioni lavorative da parte degli
indios. Con la sacra investitura dell’encomienda e degli encomienderos, la corona conciliava le necessità
economiche con le finalità cristiane. In realtà per gli encomienderos, molto più interessati al lavoro svolto
dagli indigeni che alla loro conversione, l’evangelizzazione spesso si riduceva al solo battesimo di massa.
Generalmente gli spagnoli credevano che gli indiani fossero “selvaggi”, senza possibilità di redenzione, si
diceva che non avessero l’anima, e questa proterva concezione “autorizzò” i soprusi commessi dagli
invasori.
Gli encomienderos erano tenuti a comportarsi civilmente con i nativi e quest’ultimi dovevano impegnarsi ad
abbandonare le loro “cattive abitudini” per le nuove: imparare a vestirsi, a dare valore ai soldi, a studiare e
imparare la religione cattolica.
 è anche vero che molti frati spagnoli partirono per la missione in America con un reale e sentito disegno di
evangelizzazione, frutto di quell’umanesimo cristiano cresciuto in Europa al diffondersi della cultura
umanista, che si proponeva il compito di “purificare” il nuovo mondo. Essi videro nelle terre americane
un’umanità da modellare interamente secondo i principi cristiani e si avvicinarono agli indigeni con
volonterosa fermezza. I frati scelsero di presentarsi ai nativi in maniera opposta a quella dei coloni ispanici,
ossia senza violenza e con la sola arma del battesimo di massa quale immediata salvezza delle anime.
L’umanesimo cristiano fu formalmente esportato in America Latina con Juan de Zumarraga, seguace del
pensiero erasmiano, che scrisse dei manuali sia per il clero messianico: Doctrina breve, sia per gli indiani
convertiti, una sorta di catechismo chiamato Doctrina cristiana; inoltre  promosse la traduzione delle sacre
scritture in lingue indigene. Nel 1527 Zumarraga fu nominato primo vescovo del Messico. A Tlatelolco (città
del Messico) fondò il “Collegio de Santa Cruz” dove venivano insegnati il latino, la musica, la filosofia e la
retorica.
Un collaboratore di Zumarraga, Vasco de Quiroga, si dedicò alla costruzione di comunità improntate
sull’Utopia di Tommaso Moro. Tuttavia, l’umanesimo cristiano ebbe vita breve. Gli scritti di Erasmo da
Rotterdam furono presto condannati quando la Spagna si mise alla guida della Controriforma cattolica in
Europa. Di conseguenza l’entusiasmo dei frati missionari in Messico andò affievolendosi.
Di fatto l’invasione cristiana degli europei avveniva in una terra già creatrice di una propria civiltà che
purtroppo venne violata sia dal proselitismo salvifico dei frati, sia dalla censura della santa inquisizione, così
come dall’avidità dei conquistadores. L’”anima” originaria delle Americhe fu schiacciata con la forza della
presunzione europea e il popolo indios venne umiliato da una dominazione oppressiva e totalizzante che
agiva con il preciso intento di soffocare una cultura considerata dagli invasori indegna di esistere.
I missionari Domenicani sollevarono il “problema morale” della conquista. Tra questi, in particolar
modo Bartolomè de Las Casas, un personaggio enigmatico che fu chiamato “l’apostolo degli indiani”. Las
Casas, in un primo tempo fu egli stesso partecipe dello sfruttamento e della conquista. Prese parte
all’occupazione di Cuba del 1512 e ne fu ricompensato con la consegna di un encomienda. Soltanto due anni
dopo, cambiò totalmente la propria vita; si fece fautore di una riforma coloniale entrando nell’ordine dei
domenicani e promuovendo numerosi progetti umanitari. Dopo il 1519 e l’invasione dell’Impero Azteco,
inizia l’evangelizzazione vera e propria con lo sbarco dei missionari Domenicani, Agostiniani e Francescani
che inizieranno la loro predicazioni affiancati da interpreti.
 
Nel 1520 mentre Cortes assoggettava nuove popolazioni in Messico, il governo decretò la fine
dell’istituzione dell’encomienda. Ma l’ordine non venne obbedito. L’encomienda fu portata nel Messico e
successivamente avrebbe seguito i conquistadores nelle loro espugnazioni. Lo sfruttamento delle masse da
parte degli spagnoli era facilitato dal fatto che nelle società Azteche e Inca era già in uso. I capi indiani
contrattavano con gli encomienderos che in prima persona avevano pochi contatti con gli altri indios.
L’encomienda si sviluppò apertamente nelle colonie e Cortes divenne il più grande encomiendero
d’America. 
Le terre scoperte dagli spagnoli abbondavano di metalli preziosi e gli esploratori europei si lanciarono fin da
subito sui tesori che già gli indigeni avevano accumulato. Cortés di impossessò delle ricchezze di
Montezuma, mentre Pizarro riuscì ad ottenere molto oro e argento dall’Inca Hatahualpa. Poi cominciarono i
lavori nelle cave, l’estrazione e quindi l’esportazione dei preziosi.
Se all’inizio era l’oro il metallo più esportato, dopo la scoperta, tra il 1545 e il 1558, delle miniere d’argento
di Potosí, in Bolivia e quelle di Zacatecas e Guanajuato nel Messico, il metallo giallo fu soppiantato
dall’argento.
Potosí, venne definita dall’Imperatore Carlo V, Villa Imperial. A metà del XVII sec l’argento era il minerale
maggiormente diffuso dall’America spagnola.
 
A differenza degli spagnoli, i portoghesi in Brasile credettero di essere in un paese privo di metalli preziosi;
gli aborigeni non conoscevano i metalli e i conquistatori dovettero cercarli da soli. Ben presto venne
individuata la zona di Minas Gerais, dove si trovava la maggior quantità d’oro fino ad allora scoperta.
L’estrazione dell’oro coinvolse anche un grandissimo numero di schiavi importati dall’Africa.

COMMERCIO TRIANGOLARE

La prima tappa consisteva nel passaggio dall’Europa all’Africa, dove gli schiavi venivano barattati con
prodotti europei, come oggetti di cuoio, oggetti in vetro, armi, alcol e tessuti. L'acquisto degli schiavi dalle
tribù locali era monopolio esclusivo portoghese.

La seconda tappa vedeva il passaggio dall’Africa all’America, dove gli schiavi trasportati dalle navi
venivano venduti nelle Antille, in Brasile e nelle colonie inglesi in Nord America, dove venivano obbligati a
lavorare nelle piantagioni, nelle haciende spagnole o in case di ricchi proprietari terrieri. Spesso però essi
vennero impiegati anche nelle miniere del Sud America, soprattutto in Perù (Oro e argento) e Cile (Rame).
La terza tappa prevedeva, una volta avvenuta la vendita degli schiavi, il ritorno delle navi dall’America
all’Europa, con le stive cariche di prodotti tropicali tra cui caucciù, avorio, tabacco, cotone, zucchero, caffè,
legni preziosi e metalli rari.

Questo fenomeno, spiega Joseph Ki-Zerbo (1922-2006) politico e storico burkinabè, causò lo spostamento


del continente; si parla, infatti, di un numero di persone che va dai venti ai cento milioni tra quelle giunte in
America, quelle uccise nel corso della guerra di cattura e quelle morte durante il Middle passage.
Meno noti sono invece i viscidi tentativi dei famosi "merchant princes", i principi mercanti, ovvero schiavi
che in qualche modo riuscirono ad ottenere la libertà nelle colonie americane e, ritornando in Africa,
collaborarono con i negrieri e anzi sfruttarono la tratta schiavistica per arricchirsi, costruendosi ricchi fortini
e aumentando la propria popolarità su una popolazione povera e sottomessa ai più potenti. La storia di John
Cabess, un giovane mercante di schiavi di origine ghanese divenuto in breve tempo uno dei più grandi
commercianti africani di sempre ne è un chiaro esempio a tal proposito.