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La guerra mondiale e il suo epilogo.

L'attacco all'Urss: il “Piano Barbarossa”.


Nel 1941 la guerra assunse un carattere mondiale con l'entrata in guerra dell'unione sovietica e degli stati uniti. I nazisti infatti, perseguendo
l'obbiettivo espansionistico verso popolazioni “inferiori”, attaccarono l'Urss il 22 giugno 1941 chiamando l'operazione “Piano Barbarossa”.
L'azione tedesca fu travolgente (le truppe contavano in tutto 3 milioni di uomini) e in soli tre mesi arrivarono a Mosca e a Leningrado, nonostante
ciò l'esercito sovietico si rimboccò le maniche bruciando tutto ciò che non poteva portare con sé nella ritirata. L'avanzata tedesca si spinse fino
a Stalingrado – i nazisti miravano alle riserve petrolifere nel Caucaso – tuttavia la campagna della Germania sfumò presto a causa del 'generale
inverno'.
L'intervento americano nel Pacifico.
Fino al '41 gli Usa avevano dato appoggio economico alla Gran Bretagna e tale solidarietà portò alla 'Carta atlantica', un documento firmato da
Roosevelt e Churchill che affermava il principio di diritto internazionale e dell'autodeterminazione dei popoli. Gli Stati Uniti però entrarono
realmente in guerra in seguito all'attacco giapponese alla flotta militare statunitense nel porto di Pearl Harbor, il 7 dicembre 1941. L'attacco fu
inaspettato e mirava a non far reagire gli americani all'espansionismo giapponese nel Pacifico. L'opinione pubblica giapponese sostenne questa
azione e il governo nipponico si lanciò alla conquista dell'Asia e del Pacifico, con spinte espansionistiche simili a quelle hitleriane.
Gli effetti sociali della guerra e la “soluzione finale”.
La Germania durante la guerra sottopose gli stati occupati ad una fortissima pressione economica:
• I tedeschi esigevano il versamento di ingenti somme e requisivano sistematicamente i prodotti agricoli. → La popolazione che già era
schiacciata dal peso del conflitto viveva nella più totale miseria. Infatti i prodotti di prima necessità potevano essere acquistati
periodicamente tramite una tessera.
I nazisti poi procedettero con l'eliminazione fisica delle popolazioni ritenute inferiori e l'Urss fu il paese più colpito sotto questo punto di vista.
Soprattutto gli ebrei furono colpiti dalla “soluzione finale” formulata per eliminarli sistematicamente, e per fare ciò la Germania allestì del
campi di concentramento e di sterminio dove centinaia di migliaia di deportati erano costretti a lavorare e a vivere in condizioni disumane e
venivano uccisi in massa con le camere a gas e i forni crematori. Oltre agli ebrei nei campi di concentramento venivano deportati anche zingari,
omosessuali, oppositori politici, ecc.

La svolta militare del 1942-43 e lo sbarco alleato in Sicilia.


Nella seconda metà del '42 ci fu una svolta nell'andamento della guerra che vide il nazifascismo indietreggiare; infatti:
– Gli americani si riappropriano delle isole nel Pacifico occupate dai giapponesi.
– I Russi con una controffensiva spinsero i tedeschi oltre il fiume Don, eliminando la possibilità di un successo nazifascista in Russia.
– Le forze inglesi e statunitensi fermarono, nell'Africa settentrionale, le truppe dell'Asse.
→ In seguito a questo gli anglo-americani ottennero grande libertà nel Mediterraneo e approdarono in Sicilia il 9 luglio 1943.
Contemporaneamente la situazione in Italia era critica, la popolazione viveva in condizioni di miseria e il regime fascista era in crisi. Così alcuni
esponenti come Ciano, Bottai e Grandi tentarono di togliere l'Italia dal soggiogamento tedesco, per poi farla uscire dalla guerra. Ciò sarebbe stato
possibile solo rimuovendo Mussolini dal suo posto.
La caduta del fascismo in Italia e il governo Badoglio.
Il 25 luglio 1943 fu dichiarata la 'sfiducia' a Mussolini che fu destituito e fatto poi arrestare da Vittorio Emanuele III. Il governo fu affidato al
maresciallo Pietro Badoglio e l'iniziale entusiasmo popolare per la caduta del fascismo cessò quando gli italiani furono informati che sarebbero
dovuti rimanere in guerra. Tuttavia l'Italia prese accordi segreti con gli alleati per firmare un armistizio, che fu reso noto l'8 settembre 1943; il re,
Badoglio e altri funzionari si rifugiarono in zone dell'Italia occupate dagli alleati lasciando così il Paese nel caos più totale:
➢ L'esercito non sapendo che dovesse fare si sbandò, alcuni soldati cercarono di tornare a casa, altri di darsi alla macchia (sarebbero poi
diventati parte della Resistenza), altri ancora invece furono catturati e uccisi dai tedeschi, i quali avendo saputo in anticipo
dell'armistizio, l'avevano preso come un tradimento.
La repubblica di Salò e l'opposizione popolare al nazifascismo.
Pochi giorni dopo l'armistizio Mussolini fu liberato da alcuni paracadutisti tedeschi e fu messo a capo (sempre dai tedeschi) di un governo
fascista fantoccio, la Repubblica sociale italiana, con sede a Salò, che aveva il controllo nell'Italia centro-settentrionale. Al sud invece rimaneva
vigente il governo Badoglio, così che l'Italia si trovava divisa in due. In questo contesto nacquero le prime attività di resistenza (a cui presero parte
ideologie diverse fra loro) contro i nazifascisti, i partigiani. Questi si organizzarono per sabotare il nemico tramite una guerriglia.
Nel '43 poi, nelle Quattro giornate di Napoli, i civili insorsero contro i tedeschi, costringendoli ad andar via dalla città; inoltre si stava diffondendo
in Italia, grazie anche all'azione del Pci, l'idea che ci fosse un'alternativa ad un regime nazista o fascista.
La Resistenza in Europa.
L'opposizione al nazifascismo si diffuse in tutta Europa:
• Francia; nacque un movimento guidato da De Gaulle, “Francia Libera” che mobilità un esercito di uomini su vari fronti. A questo
movimento si sono ispirate poi le Ffi (forze francesi dell'interno) e gli Ftp (franchi tiratori e partigiani).
• Unione Sovietica; i gruppi partigiani contro i nazifascisti furono strettamente legati con la ripresa dell'offensiva dell'Armata rossa.
• Jugoslavia; la lotta dei partigiani comunisti -guidata dal maresciallo Tito- fu lunga e sanguinosa e solo nel '44-'45 furono sconfitte le
truppe tedesche. A quel punto però alcune migliaia di italiani dell'Istria e della Venezia-Giulia furono gettati nelle foibe. Questa azione da
parte della Jugoslavia era segno dell'opposizione al fascismo e della volontà di eliminare gli oppositori all'annessione della Venezia-Giulia.
• Polonia; la resistenza polacca aveva il fine di difendere la propria identità nazionale da Urss e Germania. I costi umani però furono
altissimi fra i milioni di ebrei deportati e civili massacrati. Tale drammaticità fu aiutata dall'Unione Sovietica che non intervenne quando i
nazisti rasero al suolo Varsavia, reprimendo la lotta partigiana.
• Grecia; la resistenza si concentrò attorno all'Edes (Unione nazionale greca democratica) e all'Elas (Esercito nazionale popolare di
liberazione).
In tutta Europa i movimenti di Resistenza avevano l'obbiettivo di definire un programma politico per affrontare la caotica situazione che si
sarebbe trovata a guerra conclusa.
I comitati di liberazione nazionale e i nuovi partiti politici in Italia.
Per coordinare l'azione contro i nazifascisti, in Italia si formarono i Comitati di liberazione nazionale (Cln) costituiti dai rappresentanti dei partiti
italiani antifascisti. I partiti che si riorganizzarono insieme infatti furono:
• Psiup (Partito socialista di unità proletaria), aveva un programma classista ed era favorevole alla collaborazione con il Pci.
• Pci, era guidato da Togliatti , il quale dopo essere stato in esilio in Urss cambiò alcune posizioni intransigenti del partito e lanciò da
Salerno il nuovo programma di collaborazione con le forze antifasciste per creare uno stato democratico.
◦ Questo nuovo programma fu decisivo per far crollare il consenso al fascismo italiano, così che Vittorio Emanuele III fu costretto a
riconoscere i nuovi partiti e rese possibile la formazione di un governo di unità nazionale, presieduto da Badoglio.
• Nasce la Dc (democrazia cristiana) guidata da Alcide de Gasperi. Nella Dc confluirono il Ppi e altri movimenti cattolici; aveva delle
posizioni moderate rimanendo aperta alle posizioni sociali.
La lotta partigiana in Italia.
Nell'Italia settentrionale fu il Comitato di liberazione nazionale alta Italia (Clnai) a guidare le azioni di guerriglia contro i tedeschi e i fascisti, tant è
che i partigiani si erano rafforzati. I tedeschi allora in difficoltà decisero di ritirarsi, tuttavia nel cammino di ritirata lasciarono dietro di sé una scia
di sangue poiché risposero alla Resistenza con rappresaglie contro i civili.
Nel 1944 le forze anglo-americane si fermarono di fronte alla “linea gotica”, a linea difensiva tedesca lungo gli Appennini. Successivamente gli
alleati avrebbero attaccato scatenando una sanguinosa battaglia che avrebbe avuto come esito la liberazione di Ravenna.
Intanto gli inglesi invitarono il movimento partigiano italiano a fermarsi e ciò creò difficoltà al movimento di resistenza, e nonostante l'isolamento
la resistenza italiana riuscì a costituire nuove basi operative per un successivo scontro.

Lo sbarco in Normandia e l'alleanza antinazista.


Il 6 giugno 1944 gli anglo-americani sbarcarono in Normandia sotto il comando del generale Dwight Eisenhower e in poche settimane, grazie anche
alla collaborazione francese, l'esercito tedesco fu travolto. Così Parigi venne liberata (e anche territori in Francia e Belgio) e si instaurò in Francia
un nuovo governo capeggiato da De Gaulle. Nel mentre Grecia e Jugoslavia venivano liberate dai partigiani. Questi successi furono ottenuti grazie
all'alleanza fra le varie potenze concordata a Teheran fra Churchill, Stalin e Roosevelt, i quali si misero d'accordo sull'adottare un'unica strategia
contro il nemico e sull'assetto politico futuro. Tuttavia si evidenziò già il conflitto fra Usa e Urss che determinò una “guerra nella guerra”, che
lasciò anche alcuni segni → per esempio l'Urss non intervenne quando i nazisti occuparono Varsavia perché i partigiani erano sostenuti
dall'Inghilterra e Stalin non voleva si formasse un governo legato a Usa e Gb. Intanto gli americani, per procedere più rapidamente verso le armate
sovietiche, bombardarono, radendo al suolo, le città tedesche.
Verso la spartizione del mondo: gli accordi di Jalta.
La divisione del mondo era chiaramente difficile viste le posizioni divergenti delle grandi potenze, tuttavia ci fu un incontro, nel 1945, a Jalta, in
Crimea. Qui si decise che:
– Austria, Italia e Grecia restavano sotto la tutela anglo-americana.
– Romania e Bulgaria sotto quella sovietica.
– La Germania fu divisa in quattro zone d'influenza.
Fu poi decretato il progetto per la nascita di un'organizzazione delle nazioni unite e vennero presi accordi per sferrare l'ultimo attacco alla
Germania.
La fine della guerra e il disarmo atomico.
La Germania dunque era ormai al capolinea, in Italia i partigiani avevano liberato diverse città e il 25 aprile 1945 il Clnai assunse pieni poteri
civili e militari, così venne catturato Mussolini e fucilato il 28 aprile. A Berlino Hitler si tolse la vita e il suo successore Dònitz firmò la resa
incondizionata. La guerra era conclusa in Europa, ma continuava nel pacifico, infatti il Giappone aveva ancora risorse e un forte esercito. Così il
presidente americano Truman lanciò un ultimatum al Giappone, e nel mentre i sovietici gli dichiararono guerra. Tuttavia, ciò che fece uscire
definitivamente dalla guerra i giapponesi fu la bomba atomica. Questo potente ordigno, a cui lavorarono importanti scienziati americani ed europei,
fu sganciato il 6 agosto '45 su Hiroshima provocando la morte immediata di 150000 persone, senza contare i problemi derivanti dalle
contaminazioni nucleari. Il 9 agosto '45 fu gettata un'altra bomba su Nagasaki e il Giappone si arrese. Era finita la guerra.
Il nuovo equilibrio planetario.
La bomba atomica però non fu utilizzata solo con scopi militari, infatti si sarebbe potuto sconfiggere il Giappone in tempi più lunghi e
concentrando le forze di tutti i paesi europei. Ma gli Usa decisero di porre fine immediatamente alla guerra per evitare che l'Unione Sovietica
potesse contribuire notevolmente alla sconfitta del Giappone e quindi acquisire un ruolo, negli equilibri internazionali, fin troppo forte. Gli
Stati Uniti infatti miravano a diventare una potenza militare ineguagliabile, mentre l'Europa in questo secondo dopo guerra aveva perso il proprio
ruolo di baricentro degli equilibri internazionali. Dal '45 in poi i nuovi protagonisti dello scenario mondiale furono Usa e Urss.