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L’Ideologia Nazionalsocialista. La razza ariana e le razze inferiori.

A. Hitler

La mia vita (1925), la mia battaglia (1927), che costituiscono l'opera autobiografica e
programmatica di A. Hitler diffusa a centinaia di migliaia di esemplari in Germania e in
Europa, offre ampi ragguagli sul patrimonio ideologico e sulla tecnica propagandistica del
nazionalsocialismo.
Cardine ideologico del nazionalsocialismo è il primato della razza ariana nel mondo.
Secondo le teorie delle quali Hitler si faceva portavoce «solo l'ariano è stato il fondatore
dei valori umani più alti. e rappresenta perciò il prototipo di ciò che noi designiamo con la
parola uomo. Da questo principio deriva Il “diritto infinito” dell’ariano e in specie
dell’uomo germanico del nord, che dell' arianesimo è l'espressione più pura, su tutti gli
uomini, sui popoli non ariani considerati “razze inferiori”.
L'esistenza di queste ultime è subordinata alla progettualità civilizzatrice degli ariani
tedeschi. La creazione di culture superiori presuppone l'impiego delle risorse degli uomini
inferiori; ma questi devono limitarsi ad offrire all’Herrenvolk, al popolo dei dominatori, le
risorse del loro potenziale lavorativo, devono essere utilizzati come certe bestie adatte
all'addomesticamento, indispensabili per portare a termine alcune imprese, finché una
nuova tecnica non consenta di rimpiazzarle.
È una discussione
oziosa quella che vuol
ricercare quale razza
fosse la originaria
portatrice della cultura
umana; cioè l'autentica
fondatrice di ciò che noi
chiamiamo in sintesi:
umanità. È molto più
semplice impostare
questo problema sul
tempo d'oggi; in questo
caso la risposta appare
facile ed evidente. Ciò
che noi vediamo oggi,
in materia di cultura o
d'arte o di scienza o di
tecnica è quasi esclusivamente il prodotto geniale dell'ariano. E ciò ci conduce alla
conclusione ovvia che egli solo è stato il fondatore dei valori umani più alti, e rappresenta
quindi il prototipo di ciò che noi designiamo con la parola uomo. Egli è il Prometeo
dell'umanità, dalla cui fronte radiosa scoccò in ogni tempo la scintilla del genio, accendendo
ogni volta la fiaccola che illuminò di conoscenza la notte del silenzioso mistero; e così
preparò la strada all'umanità, per dominare le altre creature terrene. Lo si elimini -e quella
oscurità tornerà ad avviluppare di nuovo la terra, la cultura umana tramonterà e il mondo si
rifarà deserto...
Se si potesse dividere l'umanità in tre specie: fondatori di cultura, portatori di cultura e
distruttori di cultura, il rappresentante della prima non potrebbe essere che l'ariano. Da lui
derivano i fondamenti e le mura di ogni costruzione umana; e soltanto la forma esterna e il
colore son condizionate dalle caratteristiche mutevoli dei diversi popoli. Egli fornisce le
pietre e i piani per ogni progresso, e soltanto l'esecuzione corrisponde poi alle
caratteristiche delle varie razze. [...]
E quasi sempre ne nasce il seguente quadro del loro svolgimento: Popolazioni ariane
sottomettono –e quasi sempre in numero addirittura esiguo - popoli stranieri e sviluppano,
stimolate dalle situazioni speciali dei nuovi territori (fecondità, situazione climatica, ecc.) e
favorite dalla quantità delle riserve degli uomini di razza inferiore, le loro qualità spirituali
e organizzative, che parevano sonnecchiare. E producono, spesso, in pochi secoli, delle
culture che in origine corrispondono perfettamente alle caratteristiche peculiari della loro
natura, adattate alle qualità del territorio, come anche alla tipologia dei popoli sottomessi.
Finalmente, i conquistatori peccano contro il principio della conservazione del proprio
sangue, cominciano a unirsi agli indigeni sottomessi, e terminano cosi la loro esistenza;
perché al fallo è sempre seguita la cacciata dal paradiso.
Dopo 1000 anni o anche più, si vede ancora l'ultima traccia dell'antico popolo di padroni
in una carnagione più chiara, che il suo sangue ha lasciato in eredità alla razza sottomessa, e
in una cultura raggelata, che esso aveva fondato. Perché allo stesso modo che il
conquistatore si è trasfuso nel sangue del sottomesso, e vi è naufragato, si è perso pure il
combustibile per la fiaccola del progresso umano! Come il colore ha mantenuto una lieve
luce a ricordo del sangue dei signori di allora, cosi anche la notte della vita culturale è
dolcemente rischiarata dalle creazioni, che sono rimaste, degli antichi luciferi. Esse rilucono
ancora nella notte della barbarie tornata, e illudono i distratti osservatori di aver davanti agli
occhi il quadro del popolo attuale, mentre è soltanto lo specchio del passato. [...]

Sarà il compito di una futura storia della cultura e del mondo di studiare in questo senso
le leggi della vita e non di naufragare nel racconto di fatti esterni, come troppo spesso
capita alla scienza storica odierna.
Ma già da questo brevissimo schizzo dello sviluppo delle Nazioni portatrici di cultura
sorge il quadro del divenire, dell'attività e del tramonto dei veri creatori di cultura su questo
mondo: gli ariani. [...]
E allo stesso modo come nella vita del singolo uomo superiore la predisposizione geniale,
eccitata solo da stimoli esterni, tende a realizzazioni pratiche, anche nella vita dei popoli la
valorizzazione delle forze creatrici avviene soltanto se esistano determinate premesse. Ciò si
osserva più chiaramente nei confronti della razza che fu la molla di tutto lo sviluppo della
cultura umana: gli ariani. Quando il destino li mette di fronte a circostanze speciali, essi
danno inizio a sviluppare le loro qualità latenti, in una successione sempre più rapida, e
secondo forme sempre più visibili. Le culture che essi fondano sono quasi sempre
determinate dal territorio, dal clima e dalle razze sottomesse. Quest'ultima condizione è, in
genere, quella decisiva. Quanto più primitive sono le premesse tecniche per lo sviluppo
della cultura, tanto più è necessaria la presenza di riserve umane le quali, organizzate e
concentrate e dirette, sostituiscono la forza della macchina. Senza questa possibilità di
impiegare uomini inferiori, l'ariano non avrebbe mai compiuto i primi passi della sua
cultura; allo stesso modo, senza l'aiuto di certe bestie adatte che ha saputo addomesticare,
non sarebbe giunto a una tecnica che gli permette ora di lentamente rimpiazzarle. Per
migliaia di anni il cavallo ha servito all'uomo a porre i fondamenti del suo sviluppo, che ora,
con l'invenzione dell'automobile, lo rende superfluo. Tra pochi anni la sua attività sarà
terminata, ma senza la sua collaborazione di un tempo l'uomo non sarebbe giunto dove oggi
è.
Allo stesso modo la formazione di culture superiori presupponeva l'esistenza di uomini
inferiori, in quanto la mancanza di strumenti tecnici doveva essere da questi sostituita.
Certo, la prima cultura dell'umanità non poggiava tanto su bestie addomesticate, quanto
sull'impiego di uomini inferiori.
Solo dopo la riduzione a schiavitù delle razze sottomesse, lo stesso destino colpì anche
gli animali; e non viceversa, come molti potrebbero credere. Toccò prima al vinto mettersi
all'aratro -e solo più tardi al cavallo. Solo dei pacifisti vaneggianti possono considerare ciò
come un segno di malvagità umana; e non sanno vedere che quella tappa fu necessaria per
giungere finalmente a un livello, dall'alto del quale questi apostoli possono offrire al mondo
le loro ricette di salvezza.
Il progresso dell'umanità rassomiglia al salire lungo una scala infinita; non si arriva in
alto, se non si sono fatti i primi scalini. Allo stesso modo l'ariano dovette percorrere la
strada che la realtà gli indicava, e non quella di cui sogna la fantasia di un moderno
pacifista. Ma la via della realtà è dura e pesante, e conduce finalmente colà dove l'altro
sogna l'umanità, senza poi saperla avvicinare di un passo.
Non è dunque a caso, se le prime culture sono nate là dove gli ariani, nell'incontro con
popoli inferiori, hanno potuto sottometterli. Questi sono stati i primi strumenti tecnici al
servizio di una futura cultura.
Ariano: In questo passo A. Hitler, come tutti i razzisti, adopera impropriamente il termine
«ariano». Secondo gli studiosi l'esistenza di popolazioni ariane o indoeuropee può essere
avanzata solo come una ipotesi linguistica, secondo la quale può presumersi che da un
originario ceppo etnico indoeuropeo stanziato in una regione «X» dell'Asia si distaccarono
in un tempo «Y», migrando verso Ovest, le popolazioni che in età storica vennero
complessivamente chiamate ariane o, dal loro antico stanziamento, indoeuropee. Le
migrazioni interessarono popolazioni o gruppi di popoli che, stanziandosi nelle diverse aree
del continente europeo, presero il nome di germani, celti, angli, slavi, greci, latini, iberi.