Sei sulla pagina 1di 5

IL DIRIGISMO ECONOMICO

Caduta della produzione e disoccupazione: il ripiegamento verso il mercato interno.


In Italia le conseguenze della crisi furono aggravate dall'operazione Quota 90; con Quota 90 infatti venne confermato il modello di sviluppo tradizionale italiano basato sul rapporto tra stato, grandi gruppi industriali e banche; tutti questi fenomeni determinarono quindi: Ripercussioni sul mercato interno ed estero: i costi della crisi furono infatti riversati sui lavoratori dipendenti; gli imprenditori, infatti, come reazione alla crisi cercarono di mantenere elevati i profitti; le conseguenze furono: disoccupazione e diminuzione degli stipendi. Tutti questi aspetti diminuirono la domanda interna e la crisi internazionale penalizz i commerci con l'estero. Il regime cerc di reagire a tutto questo per mezzo del Protezionismo, che ebbe per un breve periodo dei moderatamente buoni risultati, ma poi caus: Penalizzazione settore agricolo: l'agricoltura fu infatti ridimensionata per il mercato interno e perse gran parte del suo potenziale economico, dato dalle esportazioni. Questo imped la modernizzazione delle strutture; infine i pochi lavori pubblici andarono a vantaggio dei soli latifondisti.

Dallo stato regolatore della vita economica allo stato imprenditore e banchiere.
Nei settori legati al privato si ebbe una riorganizzazione industriale: le industrie tradizionali, come la pasta, vennero penalizzate, quelle che avevano avuto grosse innovazioni tecnologiche, come quella cotoniera, ebbero un grande sviluppo. Parallelamente la crisi accentu il rapporto tra grandi industrie e i prestiti delle banche; la strada del salvataggio classico con assorbimento dei debiti industriali da parte dello stato non era pi praticabile a causa della crisi. Si cerc quindi di trovare nuove soluzioni per agevolare tutto questo: Fu smantellata la Banca mista: questa aveva due compiti: raccogliere i risparmi e finanziare le imprese con prestiti a lungo termine; questi, se non venivano restituiti, erano saldati con l'acquisizione da parte della banca di quote azionarie dell'impresa debitrice. Con i provvedimenti del '33 quest'ultimo compito fu affidato ad un ente pubblico: l'IRI (istituto ricostruzione industriale). Questo istituto in breve tempo ebbe a disposizione un vero e proprio impero industriale e fin per assorbire anche le tre principali banche miste italiane. Fu cos che in Italia alla figura dello stato come promotore e regolatore della vita economica statale, venne sostituito lo stato imprenditore (aveva il pi importante patrimonio industriale in Italia) e banchiere (centro dell'intermediazione economica).

La scelta autarchica come coronamento della politica economica corporativa.


L'elemento chiave della strategia dirigista del regime fu l'intensificazione del protezionismo. Avviato nel '26, il protezionismo fu annunciato ufficialmente, col nome di Autarchia, nel '36, quando vennero emanate delle sanzioni commerciali dalla Societ delle Nazioni contro l'Italia per la sua aggressione ai danni dell'Etiopia; divenne subito un importantissimo strumento di consenso nel fascismo. In realt la scelta italiana fu adottata anche da tutte le nazioni industriali. In Italia essa per signific il coronamento della politica fascista corporativista, secondo la quale si sarebbe potuto rispondere alla crisi capitalista solo con un controllo della concorrenza economica su tutti i livelli. Nel '26 furono emanati i primi provvedimenti per creare le corporazioni e fu istituito il Ministero delle Corporazioni; nel '30 fu costituito il Consiglio nazionale delle corporazioni, che aveva il compito di elaborare la legislazione sul lavoro ed era presieduto da Mussolini. Solo nel '34 per nacquero le prime Corporazioni col compito di coordinare la produzione. Il sistema corporativo comunque manc molti dei suoi obiettivi fondamentali, come disciplinare il mercato e la concorrenza, e determin: Rafforzamento del capitalismo italiano che, col protezionismo e gli interventi statali, riusc ad assorbire l'urto con la crisi. Concentrazione dei capitali nelle mani di un numero sempre minore di aziende, dato che le aziende pi deboli e non finanziate crollarono.

Imperialismo e rilancio dell'economia nazionale.


Dal '35 fu posto in atto il programma di rilancio dell'economia basato sulla guerra d'Etiopia. Cos, creando una domanda basata sulla spesa pubblica alimentata anche dalla guerra l'industria ebbe un intenso sviluppo. La ripresa fu anche alimentata dall'autarchia, la quale, insieme alla svalutazione della lira, promosse la sostituzione delle importazioni con la produzione italiana.

LA POLITICA ESTERA DEL FASCISMO


Le ragioni economiche e politiche della scelta imperialista: la conquista dell'Etiopia.
La conquista dell'Etiopia inizi nell'ottobre del '35 ed ebbe fine del luglio del '36. Vennero utilizzati come pretesto gli incidenti avvenuti tra i confini con i possedimenti italiani. Fu il maresciallo italiano Graziani a condurre le operazioni italiane, utilizzando le bandite armi chimiche. Le guerre d'Africa avevano due principali obiettivi: Rinvigorire la situazione economica italiana: si voleva conquistare l'Etiopia per allargare i confini del mercato nazionale durante l'autarchia. Riannodare i fili del consenso: a causa infatti della disoccupazione e del peggioramento sempre maggiore dei salari dei lavoratori, infatti, il consenso era diminuito fortemente; la guerra e il miraggio dell'impero italico e della sua gloria servirono per arginare la situazione.

La politica di equilibrio e di mediazione internazionale dei primi anni trenta.


La scelta imperialista mussoliniana sanc la conclusione di un lungo ciclo della politica estera fascista. Prima fase: fu caratterizzata dal tentativo di inserirsi nel gioco diplomatico delle potenze europee culminato col trattato di Locarno. Seconda fase: si orient in senso revisionista, cercando cio di modificare l'equilibrio internazionale sancito con i trattati di Versailles. Dunque dal '20 in poi, al fine di ottenere i suoi obiettivi, l'Italia aveva appoggiato tutti i movimenti di stampo nazionalista e fascista nell'Europa. La diffusione dei regimi autoritari nel vecchio continente fu pertanto un grande successo. In questa fase vennero perseguiti due fondamentali traguardi: Isolare la Jugoslavia per arginare l'influenza francese in Europa. Avvicinarsi alla Gran Bretagna e agli USA, i due stati con maggiori investimenti in Italia. Gli obiettivi fascisti furono messi in pericolo dall'avvento del nazismo in Germania; Mussolini infatti aveva paura delle mire espansionistiche dello stato tedesco nei Balcani; in questo periodo che si afferma: Politica d'equilibrio: infatti Mussolini, per tenere sotto controllo la Germania, con un patto a quattro insieme a GB, Francia e Germania stessa, cerc di porsi come ago della bilancia per una revisione consensuale dei trattati di pace di Versailles. Obiettivo di Mussolini in questo periodo era anche ridimensionare il ruolo di grande potenza che la Germania stava assumendo; per far questo stipul vari trattati. Parallelamente a tutto questo venne inaugurata la nuova politica coloniale basata su: Riconquista della Libia: che dopo la IWW aveva riconquistato gran parte della sua indipendenza. Espansione della propria influenza nei Balcani: traguardo raggiunto con una serie di accordi stipulati con gli stati danubiani. Questa scelta fu portata avanti per: 1. Rafforzare la presenza italiana in una regione cruciale a livello internazionale . 2. Espandersi in una zona dove il capitalismo italiano aveva investito maggiormente .

La rottura degli equilibri internazionali e la costituzione dell'Asse Roma-Berlino.


Con la guerra d'Africa venne rotto l'equilibrio internazionale: le sanzioni della Societ delle Nazioni non ebbero risvolti materiali perch l'Italia si riforn dagli stati che non ne facevano parte (come USA e Germania), ma determinarono il peggioramento delle relazioni diplomatiche tra Italia e le due maggiori democrazie europee, GB e Francia. L'avvicinamento alla Germania nazista divenne inevitabile. Nell'ottobre del '36 venne sancito l'Asse Roma-Berlino, che prevedeva comuni intenti sulla politica estera: Mettere fine all'equilibrio europeo stabilito con Versailles. Costituire un blocco unitario di stati fascisti . L'alleanza si concretizz subito con il comune appoggio alle truppe di Francisco Franco, in Spagna, e si rafforz con l'entrata da parte dell'Italia nel Patto Anticomintern con Germania e Giappone. Questa alleanza, partita come collaborazione tra stati con ideologie spiccatamente antidemocratiche e anticomuniste, si trasform ben presto in una subordinazione dell'Italia alla Germania.

LA FASCISTIZZAZIONE DELLA SOCIET


La chiesa cattolica e la stabilizzazione del regime: i patti lateranensi.
La crisi minacci di rompere la stabilit del regime fascista. Uno dei fattori che risollev la situazione fu l'accordo stipulato con la Chiesa Cattolica, i Patti Lateranensi, nel febbraio del 1929. I patti lateranensi posero fine alla questione romana nata con la proclamazione di Roma capitale, si suddividevano in: Trattato: garantiva l'assoluta indipendenza della Citt del Vaticano, sulla quale il Papa esercitava piena sovranit; a sua volta la Santa Sede si impegnava a riconoscere lo stato italiano con capitale Roma, che assumeva la religione cattolica come una religione di stato. Convenzione finanziaria: decretava il pagamento di un'indennit a risarcimento dei beni espropriati alla chiesa negli anni. Concordato: imponeva ai vescovi di giurare fedelt allo stato italiano e garantiva alcuni privilegi alla chiesa cattolica, come la garanzia che la religione cattolica sarebbe stata insegnata nella scuola pubblica o come il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio religioso. Questo risultato rafforz il consenso e subito, nel '29, furono indette nuove elezioni col metodo plebiscitario (si poteva votare solo s o no alla lista presentata dal Gran Consiglio del Fascismo, divenuto organismo costituzionale) che videro un risultato largamente favorevole al regime. L'alleanza tra chiesa e regime fu messa a dura prova due anni dopo i patti, quando le squadracce colpirono le associazioni cattoliche e Mussolini ne ordin lo scioglimento per avere il monopolio sulla formazione giovanile.

Politiche sociali e propaganda ideologica.


Le tensioni sociali dovute alla crisi costrinsero il regime a creare uno stato assistenziale autoritario. La politica sociale era comunque parte integrante del disegno di mobilitazione delle masse perseguito dal fascismo e che si tent di potenziare con l'imperialismo. Gli strumenti che per miravano alla fascistizzazione erano vari; il Partito Nazionale Fascista li organizzava tutto per mezzo delle associazioni ad esso collegate: Organizzazioni giovanili: come i balilla o i Giovani universitari fascisti; organizzazioni con scopo ricreativo e di indottrinamento ideologico. Organizzazioni dei lavoratori: l'Opera nazionale dopolavoro, che aveva lo scopo di organizzare il tempo libero delle masse. Organizzazioni femminili: con l'obiettivo di sostenere la politica demografica fascista e la diffusione di un'idea conservatrice di famiglia. La scuola per, soprattutto, divenne il principale strumento per operare la diffusione dei valori del fascismo. Attraverso una serie di riforme essa fu: Privata di ogni autonomia culturale. La struttura burocratica venne centralizzata: tutte le autorit scolastiche erano scelte dal governo. I professori furono costretti a giurare fedelt al regime. I libri delle elementari vennero sostituiti con un testo unico scelto dal regime stesso. Vennero poi costituiti tutta una serie di istituti culturali per sistematizzare le conoscenze, come l'Istituto per l'Enciclopedia italiana e l'Accademia d'Italia. L'indottrinamento fu poi potenziato per mezzo di: Stampa: fu asservita al regime in modo graduale, ma intransigente; i direttori o giornalisti non allineati venivano cacciati; le notizie venivano suggerite direttamente dall'Ufficio di stampa e propaganda (poi ministero della cultura popolare). Cinema: venne statalizzato l'Istituto Luce, monopolio dell'informazione cinematografica. Radio: se ne potenzi la diffusione in tutte le famiglie e venne posta sotto il monopolio di stato gestito dalla Eiar. Tutti questi provvedimenti infine si accompagnarono con l'esercizio sistematico della repressione per mezzo specialmente della Ovra, la polizia segreta.

La modernizzazione autoritaria della societ.


Negli anni della crisi vi fu una grande trasformazione nella societ italiana, che assunse i tratti di un paese industriale. I fenomeni pi significativi riguardarono la popolazione, interessata da: Fenomeni di inurbamento e calo delle nascite, nonostante gli obiettivi della politica demografica fascista. Trasferimento della popolazione dal sud a nord e dai piccoli centri alle grandi citt. Dato che mostr anche il divario fra Nord e Sud; a N infatti la natalit diminu e la popolazione si trasfer nelle citt, come nei paesi pi sviluppati in Europa, al S invece si present la situazione contraria, come nei paesi pi arretrati del Mediterraneo. Calo della mortalit infantile, che rimase comunque elevata rispetto agli standard europei. Diminuzione delle grandi malattie infettive grazie alla diffusione delle strutture di prevenzione e cura. Negli altri settori lo sviluppo fu invece lento a causa delle tendenze antipopolari del regime, che si dedic fondamentalmente alla produzione. Sotto questo punto di vista aument sempre pi il divario tra Italia e il resto dell'Europa industriale.

Fascismo e Nazismo in Europa.


I fascisti al governo. Con i fascisti al governo si ebbe una ripresa economica che caratterizz la prima met degli anni venti, la produzione manifatturiera crebbe e furono introdotti i primi provvedimenti: Furono abolite le leggi fiscali volte a tassare i sovrapprofitti di guerra, si defiscalizzarono i redditi azionari, si sottoposero i salari operai e i redditi dei contadini alle imposte sul reddito, si incrementarono le imposte indirette.

Inoltre si ridusse la spesa pubblica con lo scopo di tenere sotto controllo il debito pubblico. Nonostante il regime desse forti restrizioni sul piano politico e istituzionale, sul piano economico concedeva ogni libert di iniziativa agli imprenditori. Inoltre dopo il '24 ci fu un boom delle esportazioni che dur un paio d'anni, per quanto riguarda le importazioni invece il governo cercava di ridurle, e per far questo promosse alcune iniziative abilmente pubblicizzate:
La bonifica integrale: con cui si cerc di aumentare la superficie coltivabile. Tali opere pubbliche richiedevano un gran numero di manodopera e ci aiuto la diminuzione di disoccupati, comunque si pu dire che in linea di massima la politica economica fascista fino al '26 fu di stampo liberista. Il delitto Matteotti: il carattere illiberale del fascismo. Il governo Mussolini stava progressivamente alterando il carattere liberale dello stato: Il parlamento venne sostituito dal Gran consiglio del fascismo, formato dai maggiori esponenti del partito e del governo, il quale aveva varie funzioni attribuite prima al parlamento. Nacque la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, incaricata di difendere il regime. Nel '24 poi il listone (fascisti e conservatori) vinse le elezioni anche grazie ai brogli e alle intimidazioni durante la campagna elettorale ; a questo proposito il deputato socialista e segretario del Psu Giacomo Matteotti denunci quanto accaduto. Fu rapito a Roma da emissari fascisti e ucciso. Il delitto provoc una grande indignazione nell'opinione pubblica, ma a poco serv poich il re Vittorio Emanuele III continu ad appoggiare Mussolini, ed il governo non croll. Il regime fascista aveva per anche un altro appoggio papa Pio XI, che rappresentava l'ala pi conservatrice della chiesa, e infatti l'antifascista don Sturzo si dissoci. Nonostante il rapporto fra chiesa e regime, quest ultimo smantell alcune associazioni cattoliche per sostituirle con quelle di regime. Il 1926, l'anno si svolta: la costruzione del regime fascista. Nel 1926 Mussolini, che prima aveva rispettato formalmente le regole costituzionali, inizi la costruzione del regime fascista: Vennero promulgati una serie di decreti governativi (codice Rocco) con cui l'opposizione fu ammutolita tramite la forte riduzione della libert di stampa e di associazione. La situazione peggior poi quando tutti i partiti e movimenti politici fuori da quello fascista vennero considerati illegali . Fu creato anche un tribunale speciale per la difesa dello stato dall'opposizione. Nasce il fuoruscitismo: gli esponenti dell'opposizione preferiscono andar via

La battaglia del grano: si cerc di far aumentare la produzione di grano e cereali.

dall'Italia e agire dall'esterno. L'organizzazione statale mut profondamente: il parlamento perse la sua principale funzione legislativa, e fu ridotto a organo di controllo. Lo statuto albertino sub sostanziali modificazioni e la maggior parte dei poteri fu concentrata nelle mani del duce, che, oltre a essere capo di governo, divenne anche titolare di numerosi ministeri. Si cerc di allargare il consenso del regime fra i vari ceti sociali grazie all'utilizzo di nuovi mezzi di comunicazione. I sindaci e i presidenti vennero sostituiti dai podest e i presidi, nominati direttamente dal governo. Anche il controllo locale da parte dei prefetti si andava a intensificare. Le leggi sindacali. Nel '26 furono emanate anche le leggi sindacali con cui gli scioperi furono resi illegali e l'autorit dei sindacati eliminata, gi l'anno prima la Confindustria aveva trattato solo con i sindacati nazionali fascisti. Ora gli organismi sindacali erano inquadrati nello stato e la loro tutela era affidata alla magistratura del lavoro. In questo modo i lavoratori erano considerati solo una forza lavoro funzionale agli interessi industriali . Con queste leggi si disegnava il progetto di uno stato totalitario che propagandava la centralit del lavoro sulle macerie dei diritti dei lavoratori, venne inoltre emanata la Carta del lavoro che promuoveva la collaborazione fra le classi. La svolta in politica economica: la rivalutazione della lira. La situazione economica era critica a causa dell'inflazione e della svalutazione della lira. Quest'ultimo problema rischiava di far perdere consensi al regime fra i ceti medi, e sebbene agevolasse le esportazioni, d'altra parte ostacolava le importazioni e favoriva l'inflazione. Ecco che il duce e il ministro delle finanze promossero la rivalutazione della lira, in modo che 1 sterlina valesse 90 lire (da qui l'espressione quota 90). Quindi inizi una nuova politica economica: Ci si avvi ad un rigido protezionismo poich era necessario controllare i prezzi, difendere i piccoli risparmiatori e anche le grandi industrie. Tramite questa politica Mussolini intendeva sottolineare che l'unica volont politica doveva essere quella del duce, e che egli sarebbe stato un buon mediatore per quanto riguarda gli interessi delle varie classi, a patto che queste dessero la completa adesione al regime. Gli effetti sociali della rivalutazione: il consenso della piccola borghesia. Quota 90 ebbe anche degli effetti molto negativi che colpirono diversi settori industriali, i quali traevano profitto dalle esportazioni. Ecco che aument la disoccupazione e diminuirono i salari, portando cos forti tensioni sociali. Il regime decise di tutelare gli interessi delle grandi industrie e ignorare i lavoratori, che non erano pi tutelati dai sindacati. Nonostante la crisi il regime si rafforz ulteriormente, perch quota 90 fu accettata di buon grado dalla piccola borghesia, che si sentiva protetta, e costituiva quindi una larga base di sostegno anche perch distribuita omogeneamente fra citt e campagne. In pi il consenso della chiesa aiut il Partito nazionale fascista ad espandersi ulteriormente. La crisi economica tedesca e la disgregazione della repubblica di Weimar. La reazione dell'Europa alla crisi postbellica fu caratterizzata da spinte reazionarie, forte nazionalismo e sulla politica di potenza; tutto questo port alla nascita di nuove politiche autoritarie. L'affermazione del nazismo in Germania significativa di questo processo: Nel corso degli anni '30 la crisi che aveva colpito duramente gli USA si abbatt anche sulla Germania, poich la sua ripresa economica si basava sui prestiti statunitensi, che ora erano venuti a mancare. In questo modo la debole economia tedesca fu travolta, e la disoccupazione cresceva esponenzialmente (nel '29 i disoccupati erano 1,3 mln e l'anno dopo furono 3 mln). Questa forte crisi mise a nudo la debolezza e l'incapacit nel fronteggiare la situazione dei partiti al governo della repubblica, la quale andava verso lo sgretolamento. In questo contesto ebbe molto spazio soprattutto il Partito nazionalsocialista di Hitler. L'ascesa al potere del Partito Nazista. Nel '32 i nazisti riportarono un gran successo alle elezioni ottenendo la maggioranza relativa con il 37,4%, cos l'anno dopo Hitler ebbe il compito di formare il governo. Un mese dopo per, con un atto terroristico, fu incendiato il palazzo del Reichstag I nazisti colsero l'occasione per addossare la colpa ai comunisti e iniziare cos una sanguinosa repressione contro le opposizioni (furono anche limitati i diritti civili e introdotta la pena di morte per i crimini contro lo stato). La maggioranza per non trovava un accordo cos si and nuovamente alle elezioni, ora i nazisti ottennero il 43,9% dei voti, un successo che permise a Hitler di sospendere e garanzie democratiche: Furono espulsi dal parlamento i deputati comunisti, poi i socialdemocratici e quelli del Zentrum (cattolici). Il parlamento a questo punto vot i pieni poteri a Hitler, cos da creare le basi per uno stato totalitario. La base sociale del nazismo: ceti popolari e ceti medi. La rapida ascesa del nazismo fu favorita, oltre che dal quadro economico e politico, dall'appoggio delle caste militari, della grande borghesia industriale e agraria. Inoltre il partito nazista aveva un'organizzazione politica nuova rispetto agli altri movimenti reazionari, infatti raccoglieva nelle proprie file le categorie appartenenti ai ceti medio-bassi, in particolare: Quei settori di proletariato dequalificato estraneo ai movimenti operai. Il nuovo ceto medio, il quale voleva distinguersi dal proletariato ed emergere dall'anonimo. Proprio sull'emotivit di questi strati sociali punt la propaganda nazista, che con il suo appello al mito della razza, alla potenza, all'eroismo, ecc ebbe un effetto travolgente. La dottrina del nazismo e il consolidamento dello stato totalitario. Il nazismo stava facendo emergere il suo volto pi aggressivo nella notte dei lunghi coltelli Hitler fece massacrare i capi dell'ala sinistra del partito. Inoltre aggiunse alla propria carica di cancelliere quella di capo dello stato e di capo supremo delle forze armate , riassumendo questi poteri nel titolo di fhrer, cio capo carismatico. Nel '34 poi i partiti politici verro sciolti e tutti gli oppositori furono torturati e poi uccisi, o portati nei campi di concentramento. Gli organismi con cui fu possibile fare ci erano: le SS, reparti militari della difesa del partito, e la Gestapo, polizia politica. Gli oppositori allora cercarono di fuggire all'estero, molti di questi erano esponenti del mondo culturale (Einstein, Mann, Brecht, ecc) e le loro opere furono messe al bando e al rogo, tramite cui si distruggevano simbolicamente le altre culture. La persecuzione antiebraica. La dottrina di Hitler esaltava il nazionalismo e la superiorit genetica della razza ariana, quindi il popolo tedesco avrebbe dovuto prendersi il proprio spazio vitale, e il Reich doveva tornare ad essere una grande potenza planetaria. Ma la potenza della Germania e l'integrit della razza ariana erano contaminate dall'<<infezione ebraica>>, quest'ideologia si tradusse subito in atti di persecuzione. Alla base di tale concezione da parte di Hitler c'era: Ragione economica: infatti le banche erano per la maggior parte controllate da ebrei, e le industrie tedesche avevano bisogno di denaro. Inoltre gli ebrei erano anche creditori di diversi proprietari terrieri, la loro eliminazione avrebbe fatto comodo a quella classe. Necessit di trovare un capro espiatorio: Hitler fece leva sull'antisemitismo diffuso e sui pregiudizi che vedevano gli ebrei come oscuri manovratori dell'economia e della finanza. Dunque gli ebrei furono accusati delle continue crisi tedesche e gran parte della popolazione si accan contro essi accusandoli di tutti i mali. Inoltre con le leggi di Norimberga del '35 gli ebrei furono esclusi da: Diritto di voto, impieghi pubblici, esercizio di professioni liberali, commercio, banche, editoria. Inoltre furono proibiti i matrimoni misti, fra ebrei e tedeschi. Tre anni dopo le persecuzioni si fecero pi violente e si diffuse la pratica della arianizzazione dei beni ebraici, e cio il sequestro di questi a favore del partito nazista. I campi di concentramento e di sterminio. I campi di concentramento nacquero gi nel '33 con l'ascesa al potere dei nazisti, e inizialmente servivano per rinchiudervi i contestatori politici. Dal '36 per furono affidati alle SS e organizzati in maniera pi sistematica; in questi campi furono deportati da 8 a 10 milioni di individui sia di nazionalit tedesca (ebrei, oppositori, ecc) sia dei paesi occupati dalla Germania nella seconda guerra mondiale. Oltre il 90% dei deportati fu ucciso tramite uno

sterminio sistematico per il quale furono allestiti campi appositi con fabbriche della morte che uccidevano in serie tramite l'utilizzo di gas letali. Il lager, modello estremo dello stato totalitario. Il lager divenne uno strumento di azione politica tramite cui annientare gli avversari. Il lager per era anche altro: Era il simbolo della schiavit degli inferiori, serviva a riprodurre il terrore come strumento di potere, rassicurando nel mentre chi apparteneva alla razza ariana e aderiva al regime, che quindi stava al sicuro. Era inoltre il perfetto modello della societ totalitaria da applicare alle razze inferiori, spersonalizzata, in cui ogni regola data dalla sola volont di chi detiene il potere. Nel campo ogni categoria in cui erano divisi i prigionieri aveva un segno di riconoscimento (triangolo giallo o stella gli ebrei, triangolo rosa gli omosessuali, triangolo rosso comunisti e socialdemocratici, ecc) che lo poneva in un punto pi o meno alto della piramide gerarchica. I criminali detenuti, con il triangolo verde, erano in cima alla piramide e avevano il compito di mantenere la disciplina (i kap). La vita nel lager era caratterizzata da denutrizione, malattie, spersonalizzazione, annullamento della dignit, mancanza di igiene, violenza fisica, e cos via. Controllo sociale, dirigismo economico, espansionismo politico. L'educazione fu uno degli strumenti usato dal regime: Tutto dalla scuola agli svaghi era controllato e finalizzato alla formazione di una giovent devota al regime. Nelle varie organizzazioni il tempo libero per i ragazzi diventava addestramento premilitare, per le ragazze preparazione alla maternit e alla procreazione. A questo si aggiungeva la martellante propaganda del regime, tramite radio, cinema, ecc, la quale voleva uniformare le coscienze e l'opinione pubblica ad un solo modello. I sindacati furono poi sostituiti dal fronte del lavoro, che comprendeva operai, datori di lavoro ed impiegati. Lo stato inoltre coordin la politica industriale sostenendo piani di lavori pubblici per diminuire la disoccupazione; ma soprattutto la ripresa dell'industria pesante la si ebbe grazie ad un riarmo. Quest ultimo era proibito dal trattato di Versailles ed era manifesto di una politica espansionistica e aggressiva, che poi avrebbe portato alla seconda guerra mondiale. L'Austria dalla dittatura di Dollfuss all'annessione al Reich tedesco. La soluzione di stampo fascista alla crisi europea aveva riscosso parecchio successo nel continente e l'Austria stava assumendo un carattere nazionalista e antisocialista. Nacquero dei movimenti ( le Heimwehr) esplicitamente fascisti, i quali furono usati dal governo per reprimere con violenza alcune rivolte, e venne poi creata una sezione austriaca del partito nazionalsocialista. Con la crisi economica anche la crisi politica austriaca precipit verso l'autoritarismo: Nel '30 la destra estrema si rafforz notevolmente e i dirigenti delle Heimwher volevano trasformare il sistema politico in un sistema corporativo autoritario. Nel '31 fu tentato un colpo di stato. Nel '32 il partito nazionalsocialista austriaco ottenne il 16,4% dei voti. Divenne cancelliere Dollfuss, leader dei conservatori cattolici, che fond il Fronte patriottico tramite cui diede una svolta autoritaria: liquid il parlamento, ridimension le libert democratiche e cerc di eliminare le opposizioni socialista e sindacale. Dollfuss per era contro la nazificazione austriaca, reclamata da alcune parti del Fronte patriottico, cos sciolse le organizzazioni naziste nel paese, aprendo tra l'altro un conflitto con Hitler. Dollfuss poi perse l'appoggio dei gruppi pi reazionari e mor in un colpo di stato fallito. Il suo successore, Schuschnigg, accentu i caratteri fascisti del regime, tentando comunque di rimanere indipendente nei confronti di Italia e Germania. Nel '38 per, con un'improvvisa invasione militare, Hitler aveva annesso l'Austria al Terzo Reich. L'Ungheria, il regime controrivoluzionario di Mikls Horthy. Per tutto il periodo fra le due guerre l'Ungheria era stata governata da un regime autoritario presieduto dall'ammiraglio Mikls Horthy. Gi dal '20 fu promulgata una legislazione antisemita, sostenuta dalla grande propriet semifeudale, dagli alti gradi dell'esercito e dalla burocrazia statale . Il carattere fascista del regime si accentu in seguito alla crisi europea, il potere infatti pass nelle mani di Gombos, razzista, antisemita e sostenitore del corporativismo, il quale strinse rapporti con Mussolini e Hitler. Nel '36 mor improvvisamente, ma ci non ferm l'affermarsi di movimenti nazisti come le Croci frecciate di Szalasi, e grazie al loro sostegno nel '39 la destra estrema ottenne il 25% dei voti. Ad ogni modo i movimenti di estrema destra per affermarsi in Ungheria avevano bisogno di un intervento esterno, come per l'Austria. L'espansione del fascismo nei Balcani e nell'Europa slava. Negli anni '30 il fascismo dilag in tutta l'Europa orientale e nei Balcani. Si impose nel '23 in Bulgaria con re Boris III, nel '24 in Albania con re Ahmed Zogu, nel '29 in Jugoslavia con re Alessandro. Nel '38 tocc alla Romania, dove operava la Legione dell'arcangelo Michele e regnava Carlo II. Il fascismo si impose anche in Polonia, con Pilsudski, nei paesi baltici, in Finlandia, e in Grecia dove si consolid il movimento nazionalista ellenico, con a capo Metxas. Il regime di Salazar in Portogallo. Il fascismo si afferm anche nella penisola iberica, caratterizzata da un'economia arretrata, in cui il latifondo estensivo si abbinava ad un esile sistema manifatturiero. In Portogallo prese vita una dittatura militare, capeggiata da Antonio de Oliveira Salazar, ispiratore di un progetto di corporativismo di matrice cattolica, prima ministro delle finanze e poi primo ministro nel '32. L'impronta che diede al paese rimase anche dopo la sua morte (1968), infatti il regime autoritario portoghese fu il pi longevo d'Europa, crollando nel 1974. I caratteri autoritari del sistema politico giapponese. In tutta la storia del Giappone moderno figurano tratti autoritari, questo perch il modello di sviluppo industriale giapponese, essendo stato controllato dall'alto mantenendo le antiche gerarchie, non permise lo sviluppo politico in senso democratico. Basta pensare che la Costituzione nipponica del 1889 concentrava tutto il potere nelle mani dell'imperatore, mentre il parlamento aveva quasi un ruolo fantoccio. A ci si aggiungevano i militari, sottoposti solo all'imperatore, i quali erano a capo di una capillare rete associativa con il fine di ottenere il sostegno delle classi rurali tramite l'esaltazione del militarismo e del nazionalismo. Su questa base fu sostenuto l'espansionismo coloniale giapponese. Il nesso fra crisi economica, espansionismo e svolta autoritaria. Il Giappone, essendo inserito nel mercato mondiale, risent della crisi del capitalismo e del conseguente protezionismo che gli chiuse varie porte . In questo modo fu favorita l'espansione coloniale per cercare nuovi mercati, e il Giappone si concentr sulla Cina: Nel '31 fu invasa la Manciuria, che divenne uno stato fantoccio con a capo l'ultimo imperatore cinese Pu Yi. La Manciuria era una terra ricca, divenne un ottimo nuovo mercato e apr la strada alla conquista della Cina (a cui il Giappone dichiar guerra nel '37). Lo stretto legame fra obbiettivi economici ed espansionismo militare si riflett sul piano politico, rimarcando il carattere autoritario giapponese. Infatti dopo che fu assassinato il primo ministro nel '32, l'imperatore ridimension ulteriormente il ruolo dei partiti e affid la guida del governo ai militari. In seguito un colpo di stato, formalmente sventato, accentu il carattere totalitario dello stato , e nel '40 tutti i partiti politici vennero sciolti tranne uno dominato dai militari, l'Associazione per il sostegno del governo imperiale. Populismo autoritario e nazionalismo neofascista in America latina. La crisi economica, che come gi detto era su scala mondiale, colp anche i mercati sudamericani inseriti nel commercio mondiale. Queste difficolt, combinate all'arretratezza dei paesi e ad un'industrializzazione giovane, fecero s che si formarono movimenti nazionalisti, con tendenze antidemocratiche e fasciste. Dunque: Brasile: le esperienze brasiliane costituirono un modello per gli altri stati sudamericani; la crisi fece saltare le basi su cui si fondava il governo dei grandi proprietari di caff. Questi furono travolti da un movimento interclassista con a capo Getulio Vargas, che assunse la presidenza della repubblica nel '30, repubblica che inizialmente fece vaghe promesse su un riformismo sociale, ma che poi mostr i propri tratti autoritari con la repressione di tutta l'opposizione e la creazione di uno stato su modello di quello portoghese.

Equador: la situazione fu simile a quella brasiliana, Jos Maria Velasco Ibarra prese il potere nel '33 e domin la vita politica fino agli anni 60. Argentina: vi fu una dittatura militare guidata da Jos Uriburu che diede uno stampo fascista al governo . In seguito nacque il Partito del colonnelli che prese il potere nel '43. Questo era un movimento populista, capeggiato da Juan Domingo Peron che rimase al potere dieci anni con un regime autoritario, ma avanguardista per quanto riguarda la politica sociale. Questo gli valse l'appoggio dei lavoratori. Messico: il sistema politico messicano non fu caratterizzato dai tratti autoritari dei paesi precedenti, ma affonda le sue radici negli stessi problemi di fondo e presenta comunque tratti non democratici. Al governo sal il capo militare Plutarco Elias Calles, che era animato da una concezione autoritaria del potere e che diede vita ad un regime caratterizzato da: Populismo rurale port alla riforma agraria e ad un programma di istruzione delle masse popolari. Nazionalismo spinse il Messico ad entrare in rotta di collisione con Usa e Gran Bretagna.
Mattia Lai & Noemi Monni, as 2010/2011