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Fichte nacque a Rammenau nel 1762.

Nel 1790, a Lipsia, entr in contatto con la


filosofia di Kant, decisivo nella sua formazione filosofica. Fichte sent con forza
lesigenza dellazione morale. Nella seconda fase, poi, a tale esigenza si sostitu quella
della fede religiosa.
Fichte segna di fatto il passaggio dal criticismo allidealismo. In Kant, lio finito
perch limitato dalla cosa in s, ed il principio formale del conoscere. In Fichte
invece lio infinito perch tutto esiste nellIo e per lIo. La deduzione di Kant una
deduzione trascendentale, diretta a giustificare la validit delle condizioni della
conoscenza. La deduzione di Fichte una deduzione assoluta o metafisica, perch
deve far derivare dallIo sia il soggetto sia loggetto del conoscere. La Dottrina della
Scienza ha lo scopo di dedurre da questo principio lintero mondo del sapere.
Il principio della Dottrina della scienza lIo o lAutocoscienza. Noi possiamo dire che
qualcosa esiste solo rapportandolo alla nostra coscienza, ossia facendone un essereper-noi. A sua volta, la coscienza tale solo in quanto coscienza di se medesima,
ovvero autocoscienza. In altri termini, la coscienza il fondamento dellessere,
lautocoscienza il fondamento della coscienza.
Il primo principio della deduzione fichtiana ricavata da una riflessione sulla legge
didentit (A=A), che la filosofia considerava come base del sapere. Fichte rileva che
lesistenza iniziale di A dipende dallIo che la pone, poich senza lidentit dellIo
(Io=Io), lidentit logica (A=A) non si giustifica. Il rapporto didentit posto dallIo,
ma lIo non pu porre quel rapporto se non pone se stesso. LIo pone cos se stesso
come attivit autocreatrice e infinita, e principio primo del sapere.
Il secondo principio stabilisce che lIo pone il non-io. Fichte osserva infatti che non
avrebbe senso un Io senza un non-io, unattivit senza un ostacolo. Il terzo principio
mostra come lIo, avendo posto il non-io, si trovi a essere limitato da esso. Con esso
perveniamo alla situazione concreta del mondo: LIo oppone nellIo ad un io divisibile
un non-io divisibile. I tre principi non vanno interpretati in modo cronologico ma logico.
LIo infinito, pi che la sostanza degli io finiti, la loro meta ideale. Linfinito per
luomo un dover-essere, una missione. Per Fichte luomo uno sforzo infinito verso la
libert, una lotta inesauribile contro il limite. Tale compito una missione mai conclusa
perch se lIo, la cui essenza lo sforzo (Streben), riuscisse davvero a fagocitare gli
ostacoli, cesserebbe di esistere. I tre principi corrispondono alle tre categorie kantiane
di qualit: affermazione, negazione e limitazione.
LIo presenta cos una struttura triadica e dialettica articolata nei tre momenti di tesiantitesi-sintesi. La sintesi, di fatto, non la semplice ripetizione della tesi mentale, ma
la sua riaffermazione, arricchita dal superamento dellantitesi. La schema triadico
simboleggia dunque questo vitale processo. Ogni sintesi segna un momento di tregua
che prelude a un nuovo slancio.
Nella prima introduzione alla dottrina della scienza, Fichte illustra i motivi che
spingono alla scelta dellidealismo o del dogmatismo. Lidealismo consiste nel partire
dallIo o dal soggetto per poi spiegare, su questa base, la cosa o loggetto. Viceversa il
dogmatismo consiste nel partire dalloggetto per poi spiegare, su questa base, lio o il
soggetto.

La scelta tra le due filosofie deriva da una differenza di inclinazione. Il dogmatismo


nega del tutto lautonomia dellIo, facendone un prodotto delle cose. Al contrario
lidealismo, facendo dellIo unattivit autocreatrice, una dottrina della libert. A
queste due filosofie corrispondono due tipi di umanit. Da un lato vi sono individui per
cui tutto deterministicamente dato e fatalisticamente predisposto. Dallaltro vi sono
individui che avendo senso profondo della loro libert, simpatizzano con lidealismo,
che insegna loro come esser uomini sia sforzo o conquista.
Fichte si proclama realista e idealista insieme: realista perch per conoscenza intende
unazione del non-io sullio, idealista perch ritiene che il non-io sia un prodotto dellIo.
Il non-io appare sussistente perch esso, pur essendo un prodotto dellIo, non
parvenza ingannatrice ma realt. La riappropriazione umana del non-io avviene
attraverso una serie di gradi della conoscenza, mediante linteriorizzazione
delloggetto, che alla fine si rivela opera del soggetto.
Secondo Fichte, il motivo per cui lio pone il non-io di natura pratica. Lio pone il nonio solo per poter agire: Noi esistiamo per agire e il mondo esiste solo come teatro
della nostra azione. Per Fichte, agire significa imporre al non-io la legge dellio. Come
rilev Kant, non c attivit morale senza sforzo; e c sforzo l dove c un ostacolo
da vincere. Tale ostacolo la materia, il non-io.
Secondo Fichte, il dovere morale pu essere realizzato dallio finito solo insieme agli
altri io finiti. Per realizzare questo scopo, si richiede una mobilitazione di coloro degli
uomini pi consapevoli, i dotti. Gli intellettuali non devono essere individui isolati ma
persone pubbliche, con responsabilit sociali. Il fine supremo di ogni singolo uomo
dunque il perfezionamento morale di tutto luomo.
Storia, Stato e politica in Fichte
Fichte dichiara che lo Stato ha il compito di sorvegliare la produzione dei beni, fissando
il numero degli artigiani e dei commercianti. Per svolgere il suo compito, lo Stato deve
organizzarsi come un tutto chiuso, senza contatti con lestero, sostituendo leconomia
liberale e il commercio mondiale con uneconomia pianificata e lisolamento degli stati.
Tale autarchia, secondo Fichte, evita anche gli scontri fra gli Stati, che nascono sempre
da contrapposti interessi commerciali.
La battaglia di Jena e loccupazione napoleonica della Prussia contribuiscono a far s
che la filosofia politica di Fichte si evolva in senso nazionalistico, concretizzandosi,
nellinverno 1807-1808, nei Discorsi alla nazione tedesca, il cui tema fondamentale
leducazione, unazione pedagogica che trasformi alle radici la struttura psichica e
fisica delluomo.
Nei Discorsi, Fichte argomenta che solo il popolo tedesco pu promuovere tale
educazione, in virt di ci che egli chiama il carattere fondamentale e che si identifica
nella lingua, che essi hanno sempre mantenuto e che espressione della vita concreta
e della cultura del popolo. Di conseguenza, essi sono anche gli unici ad avere una
patria vera e a costituire ununit organica.