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Naturalismo

Il Naturalismo si diffonde in Francia e segue il pensiero positivista, descrivendo la realtà


psicologica e sociale con i metodi usati dalle scienze naturali.E’ l’osservazione scientifica
della realtà.
L’individuo si trova in un contesto socio-ambientale dove l’uomo sviluppa un rapporto
interagendo con l’ambiente in cui vive.L’ambiente ed il mondo di nascita influenzano la
vita. La natura è importante per razza, ambiente e momento storico.
Son fattori che determinano i comportamenti umani che condizionano l’individuo nella
sua evoluzione e nel suo successo.
Vengono descritti in particolar modo gli ambienti delle grandi città francesi in cui è in
pieno sviluppo il capitalismo industriale ed il proletariato urbano.Inoltre, gli autori
naturalisti credono che la letteratura, attraverso un’opera di denuncia, possa contribuire
a migliorare la società.

Realismo

Si sviluppa intorno alla fine del 700 (1’rivoluzione industriale).Il romanzo


realistico(sociale) nasce in Francia e metterà in evidenza la realtà oggettiva e non
soggettiva, lo scrittore si spoglia della sua personalità e si baserà sulle parole delle
persone. Flaubert sarà il primo che narrerà la realtà così come la vede senza
interferenze del narratore. In questo periodo l’intellettuale è un paladino che combatte
ingiustizie sociali mettendo a nudo la realtà. L’intellettuale è colui che agisce e mette in
luce le problematiche in maniera impersonale (senza intromettersi). Il fine dell’uomo è
arrivare alla felicità, la letteratura mette a nudo la realtà

Verismo

Il Verismo invece si diffonde in Italia nell’ultimo trentennio del 1800 ed è considerato la


versione italiana del cosiddetto Naturalismo francese.
In Italia ci son diversi intellettuali che hanno provenienza da classi benestanti e
seguiranno studi giuridici. Dopo l’unità l’Italia si trova difronte a nuove condizioni di
vita. La leva veniva resa obbligatoria per i ragazzi, a conseguenza di ciò si genera una
sofferenza economica in quanto favorendo il servizio militare le famiglie perdevano
braccia giovani da lavoro. Verrà imposta la tassa sul macinato che aveva come scopo
quello di risolvere il bilancio del Regno di Sardegna in quanto Vittorio Emanuele II aveva
speso molti fondi. Le condizioni in Italia peggiorano anziché migliorare e come se non
bastasse inizierà il periodo di brigantaggio. Capuana e Verga rappresenteranno il mondo
siciliano, con Capuana si avrà il primo romanzo storico dove si indagherà sull’individuo
(Il marchese) mentre Verga sarà considerato il più grande esponente del verismo.
I romanzi di Capuana avranno una linea romantica e subiranno l’influenza del
2’romanticismo, i personaggi sono aristocratici. A Firenze il Capuana introdurrà Verga
nei circoli fiorentini mentre a Milano ci sarà la sua conversione letteraria. Capuana farà
leggere Madame Bovary (scritta con la tecnica dell’impersonalità). Presenterà il
romanticismo nei suoi romanzi. Anche Verdi scrive in questo periodo ‘La Traviata’(che
argomentava sul fatto di alcune prostitute che venivano frequentate da aristocratici che
si invaghivano di loro ma non potevano sposarli a causa delle leggi aristocratiche).
Vengono descritti in modo minuzioso gli ambienti rurali e la realtà arretrata e statica
soprattutto del Mezzogiorno d’Italia. Nel Verismo prevale il pessimismo di chi ritiene
che la realtà sia immodificabile, che la letteratura non possa in alcun modo modificare
la realtà e che l’autore debba limitarsi alla riproduzione oggettiva dei fatti.

TECHNICHE NARRATIVE
I veristi usano la tecnica dell’artificio della regressione: i fatti vengono narrati e giudicati
secondo il punto di vista ed i valori espressi dai personaggi, non secondo la visione
dell’autore.
Impersonalità. Discorso indiretto libero. L’opera d’arte deve sembrare essersi fatta da sé.
C’è una trasposizione indiretta del pensiero come se fosse il personaggio che scrive. Il
linguaggio è popolareggiante, ossia la scrittura è fatta con una sintassi semplice(il
narratore si spoglia della cultura e aderisce al linguaggio del popolo, popolareggiante).
ECLISSAMENTO DEL NARRATORE valori etici dell’ambiente
La LOGICA che rappresenta i personaggi non ci appartiene.

Punti che accomunano tutte e due le correnti letterarie,Naturalismo e Verismo, sono i


valori del progresso, della scienza, dell’industria e la conseguente liberazione dell’uomo
dalla fatiche del lavoro manuale.

Verga

Verga ha una visione negativa dell’uomo. Ogni uomo è proteso per la felicità, per il
proprio benessere. Verga crede che chi ‘sgomita’ è destinato al fallimento. Rappresenta
tristezza. I personaggi vengono chiamati ‘vinti’. Egli diventa un reazionario, non vuole
capire l’evoluzione dei tempi. La sua vita è vissuta nel mondo dell’aristocrazia, dà una
visione oggettiva della realtà ma non dà speranza. Al contrario dei francesi che danno
speranza, Verga crede che puoi vivere bene solo nel tuo guscio, non puoi cambiare
classe sociale. Morirà per cause cerebrali a Catania. Verga si dichiara positivista ma si
rivelerà il contrario. Viene definito reazionario (come la Sicilia del tempo con nobili che
avevano paura di perdere i loro privilegi).

➔ ASPETTI SOCIOECONOMICI DEI SUOI ROMANZI

Verga vede la società come una specie di giungla intricata, in cui gli uomini sono
costretti alla violenza ed alla sopraffazione, per sopravvivere; una giungla in cui vige la
spietata – ma naturale – legge del più forte. In questo senso, è possibile porre delle
analogie con lostato di natura teorizzato da Hobbes, per cui l’uomo è lupo degli altri
uomini (“homo homini lupus“); la differenza sta però nel fatto che questa condizione
non è stata superata, secondo Verga, dalla costituzione di uno Stato legiferante, bensì
vige ancora in tutta la sua crudeltà nella vita di tutti i giorni, soprattutto tra le classi
sociali più disagiate.
La cosiddetta “svolta” verista nacque dal proposito di contrapporre alla mentalità
borghese la schiettezza di un’umanità umile, travagliata, eppure capace di conservare
intatti i valori tradizionali ed affettivi. A tal fine Verga teorizzò uno stile antiromanzesco il
cui fulcro fu il canone dell’impersonalità.
Come verista, Verga intese svelare le conseguenze eticamente negative del progresso
economico, voluto ed attuato dalla borghesia.
La poetica di Verga esprime un grande pessimismo, che unisce l’impossibilità
dell’elevazione del proprio essere, con quella di tipo economico o sociale: lo troviamo
nei Malavoglia, dove la famiglia che vuole elevarsi economicamente finisce
letteralmente per disintegrarsi, e in tutte le sue altre opere
La scoperta dell’umanità delle plebi, l’analisi del risvolto negativo del progresso, e quindi
delle lacrime e del sangue di cui esso grondava, dietro la sua facciata rilucente, spinsero
Verga a considerare il presente e il futuro con un pessimismo che lo indusse alla critica
della società borghese, ma anche alla rinuncia sfiduciata ad ogni tentativo di lotta.

LA ROBA

➔ TRAMA
 La Roba fa parte della raccolta Novelle Rusticane di Giovanni Verga e venne pubblicato
nel 1880 per la prima volta sulla rivista La Rassegna Settimanale. L'autore tratta di un
tema a lui molto caro ossia il possesso degli oggetti, anzi, della roba. La roba per
Giovanni Verga è il simbolo della ricchezza e del benessere che non si misura a livello
economico, ma in possedimenti come terre, animali e pascoli, fattorie. Il protagonista
de La Roba è Mazzarò, un uomo che viene descritto come basso e con una grossa
pancia, ma con la testa simile a un brillante e quindi tanto avido quanto intelligente:
nella sua vita, infatti, ha accumulato veramente tanta, tanta roba.
 Mazzarò però è un vinto, un uomo senza speranza perché non si rende conto delle cose
veramente importanti della vita le quali, ovviamente, non sono le ricchezze materiali
che lui brama per tutta la sua esistenza.  Tuttavia, una volta ottenuto un po' di
potere, non lo sfrutta nel modo giusto, ossia migliorando le condizioni di vita di coloro
che, come lui, sono braccianti. L'unica cosa che interessa a Mazzarò è il possesso di
roba.Ogni cosa per Mazzarò è sinonimo di denaro e ricchezza: anche la morte della
madre non viene vista come un dolore emotivo, ma come una perdita di soldi per il
funerale. Mazzarò lotta, lotta duramente tutta la vita, ma resta uno sconfitto: un anti-
eroe in qualche modo che sfrutta malissimo la sua intelligenza e che viene
completamente accecato dalla sua bramosia al punto tale che arriva a uccidere parte
del suo bestiame, poco prima di morire, per paura di perderlo e di non poterlo portare
con sé dopo la sua morte.

SIMBOLISMO e DECADENTISMO

Un anno importante per la letteratura francese il 1857 con la pubblicazione del romanzo
realista Madame Bovary di Gustavo Flaubert e con la raccolta di poesie di Charles
Baudelaire i fiori del male vi è la prefigurazione del simbolismo che negli anni 80 verrà
chiamato decadentismo. In parallelo da un punto di vista cronologico(avvento della
società industriale espansione della borghesia eccetera) lo affianca il realismo che poi si
evolverà a partire dagli anni 70 nel naturalismo, però presentano presupposti filosofici
obiettivi letterari distinti. il razionalismo richiama il positivismo e quindi l'arte è intesa
come uno strumento di analisi scientifica della realtà ricorrendo infatti al metodo
sperimentale; il simbolismo invece si spira al pensiero razionale e quindi i simbolisti non
assegnano all'arte nessuna funzione sociale o educativa il loro unico principio arte per
l'arte è quello di esprimere la forma più pura possibile di bellezza.
I simbolisti e decadentisti non condividono i valori della borghesia e non credono nel
progresso infatti credono che essa sia una classe mediocre interessata solo ad arricchirsi
e quindi per loro il mondo è inteso in un senso di decadenza, declino e disfacimento (la
rivista le decadent in Francia).
I decadenti erano i poeti simbolisti che si distanziavano della società e il loro sentimento
antiborghese li portava a comportarsi in un modo diverso da quello della massa e a
condurre un'esistenza anticonformista una vita precaria tra alcol gioco d'azzardo
bordelli droghe tipica dei bohémiennes, Individui emarginati dalla società. ma c'era
anche chi sosteneva lo stile del dandy cioè un uomo raffinato colto eccentrico
che crede che la vita sia un'opera d'arte e quindi è costantemente alla ricerca del bello e
circondato da oggetti preziosi e rari anche se cerca di vincere l'angoscia esistenziale la
noia e il senso di disgusto. Per i simbolisti in ogni oggetto e in ogni cosa c'è un significato
che è simbolo di qualcos'altro ecco perché cercano di ricercare i significati all'interno
della realtà penetrando i misteri della natura e svelando le relazioni segrete tra le cose.
L'artista crea un mondo tutto suo una specie di seconda natura alternativa a quella
reale ed è considerato come un veggente l'unico di mettersi in contatto con
l'assoluto e con il mistero. I poeti considerati maledetti sono definiti così perché la loro
vita è irregolare, ribelle,e la loro personalità è dominata dalla malinconia dalla
irrequietezza e dunque la loro poesia si colloca fuori dal dominio della razionalità per
cercare la verità nascosta dietro l'apparenza sondando gli abissi della vita interiore
dell'inconscio essi rinunciano alla comunicazione logica razionale.

ESTETISMO

A partire dagli anni ’80 in poi anche il romanzo subisce una trasformazione: il romanzo
viene investito da queste tendenze estetizzanti; punto di arrivo di una cultura che
disprezzava l’utilitarismo borghese, disprezzava la società costituiva, la volgarità, la folla
e che appunto, per contrasto, aveva il culto dell’arte e della bellezza: il mito della vita
vissuta come un’opera d’arte, modello e punto di riferimento.
La caratteristica fondamentale dell’Estetismo è il culto estremo della bellezza e dell’arte
e il principio fondamentale è “l’arte per l’arte”, cioè l’esaltazione dell’arte per sé stessa
separata da ogni contesto e condizionamento sociale, da ogni condizionamento morale.

D’Annunzio

➔ Superuomo

Il momento fondamentale e principale del pensiero e della concezione di Gabriele


D’Annunzio è da considerare all’interno dell’elaborazione del superuomo, che il poeta
italiano risveglia dalle conoscenze del filosofo tedesco Nietzsche, e la cui importanza si
percepisce sia all’interno dell’ambiente del pensiero politico come ad esempio
ricordiamo la devozione alla violenza, al patriottismo e all’imperialismo, sia all’interno
della rappresentazione più nota dell’attività letteraria come ad esempio la celebrazione
della vita e dell’arte.
Il primo romanzo in cui si inizia a delineare la figura del superuomo è il Trionfo della
morte, dove non viene ancora proposta compiutamente la nuova figura mitica, ma c’è la
ricerca ansiosa e frustrata di nuove soluzioni. Il romanzo ha una debole struttura
narrativa ed è articolato in sei parti (“libri”). E’ incentrato sul rapporto contradditorio ed
ambiguo di Giorgio Aurispa con l’amante Ippolita Sanzio, ma su questo tema di fondo si
innestano e si sovrappongono altri motivi e argomenti: il ritorno del protagonista alla
sua casa natale in Abruzzo è il pretesto per ampie descrizioni (nella seconda, terza e
quarta parte) del paesaggio e del lavoro delle genti d’Abruzzo. Giorgio cerca di trovare
l’equlibrio tra superomismo e misticismo, e aspira a realizzare una vita nuova (è il titolo
del quarto libro). Per questo vive il rapporto con l’amante come limitazione, come
ostacolo: per il suo fascino irresistibile, Ippolita Sanzio è sentita come la “nemica”,
primigenia forza della natura che rende schiavo il maschio. Solo con la morte Giorgio si
libererà da tale condizione: per questo si uccide con Ippolita, che stringe a sè,
precipitandosi da uno scoglio. Giorgio Aurispa, il protagonista, l’eroe, è ancora un esteta
simile ad Andrea Sperelli; Ippolita, la donna fatale consuma le sue forze e gli impedisce
di attingere a pieno all’ideale superumano a cui aspira, portandolo alla morte.
Tra le opere letterarie che ricordiamo avvicinarsi al mito del superuomo che si accosta
alla teoria del filosofo tedesco sopra menzionato ricordiamo senza ombra di dubbio.

Le vergini delle rocce Qui però la complessità metafisica e ideologica del superuomo
subisce una sostanziale semplificazione nella direzione di un superomismo a impronta
esclusivamente estetica che s’intride di valenze politiche reazionarie. E’ qui riscontrabile
l’esito di una lunga ricerca sul versante stilistico e formale, che nel momento stesso in
cui agganciava le posizioni più innovative del Simbolismo europeo, si reimmetteva nel
solco della tradizione Trecentesca e rinascimentale, l’onnipresenza di Leonardo da Vinci
nelle Vergini ne è il segno tangibile. Il nucleo drammatico del romanzo, fondato
sull’aspirazione di Claudio Cantelmo a generare un figlio in cui si distillassero le mirifiche
qualità di una illustre progenie e che sarebbe dovuto diventare il futuro re di Roma,
appare del tutto gratuito e incapace di sostenere una dinamica narrativa di lungo
respiro. In questo senso il romanzo esprime i limiti dell’interpretazione che D’Annunzio
diede di Nietzsche.

➔ Laudi

Le Laudi del Cielo, del Mare, della Terra e degli Eroi sono le raccolte poetiche della
maturità di D’Annunzio e furono progettate, in seguito al viaggio in Grecia del poeta nel
1895, nel 1899. Secondo il progetto iniziale dello scrittore le liriche dovevano essere
divise in sette libri, quante sono le Pleiadi (Maia, Elettra, Alcione, Merope, Asterope,
Taigete e Celeno), ma D'Annunzio riuscì a comporne solo cinque.

Maia
Introduzione delle Laudi, Maia è composto nel 1903, dopo Elettra e Alcyone, ma viene
posto nel disegno conclusivo del poeta all’inizio. Questo libro comprende ventuno canti
di diversa lunghezza, con i primi due componimenti che aprono il ciclo delle Laudi: Alle
Pleiadi e ai Fati e L’Annunzio, canto sulla resurrezione del dio pagano Pan, simbolo della
bellezza e la gioia del mondo e della comunione con la natura. Ed è questo uno dei temi
centrali del libro, ovvero la possibile comunione con la natura e la sua forza vitale, che
permette di raggiungere la felicità. Maia si presenta quindi come un’esaltazione alla
vita - il sottotitolo stesso Laus vitae indica questo intento celebrativo -, una vita nuova di
cui sono degni sono alcuni essere umani, gli eroi o i superuomini. In questo libro
emerge quindi la rielaborazione dannunziana del vitalismo nietzschiano:
il superuomo è colui che, dotato di una vitalità e di una comunione maggiore rispetto
agli altri, realizza se stesso e i suoi istinti. Viene espresso quindi il nuovo modello
superomistico che deve basarsi su nuovi valori: “Volontà, Voluttà, | Orgoglio, Istinto”,.
Il libro riporta il triplice viaggio metaforico del poeta prima nella Grecia classica, simbolo
della perduta comunione tra uomo e natura, poi nell’Agro romano e nella Cappella
Sistina, simboli del rinascenza latina e del raggiungimento dell’ideale eroico, e infine nel
deserto africano, dove il poeta incontra Felicità e Libertà. Maia si chiude con
la Preghiera alla madre immortale, poesia dedicata al poeta Giosué Carducci, maestro
spirituale e modello dei primi componimenti di D’Annunzio.
Elettra
Elettra è il secondo libro delle Laudi e si presenta come raccolta di liriche di
esaltazione e celebrazione dell’eroismo e del mito del superuomo. Sono
presenti liriche che celebrano gli eroi guerrieri del passato e del presente, come La
notte di Caprera, in cui viene esaltata la storia recente dei garibaldini, ma anche liriche
che tessono le lodi di intellettuali e artisti come Nietzsche, Victor
Hugo, Dante e Verdi. Dopo i canti eroici, seguono i Canti della ricordanza e
dell’aspettazione, in cui vengono celebrate un gruppo di città italiana dal passato
glorioso. Qui si trova il trittico cittadino Ferrara, Pisa e Ravenna, momento più alto di
questi canti, in cui vengono celebrate le cosiddette città del silenzio L’Italia viene infatti
celebrata nel Canto augurale per la nazione eletta, in cui il sentimento patriottico
di D’Annunzio diventa sempre più forte fino a giungere a concezioni nazionalistiche e
imperialistiche. Posizioni politiche che porteranno il poeta ad essere un fervente
interventista nella Prima guerra mondiale.
Alcyone
Capolavoro della poesia decandentisco-simbolista, Alcyone comprende 88
liriche composte tra 1896 e 1902 e si presenta come una sorta di diario dell’estate in
Versilia. In questo libro la comunione tra uomo e natura viene espressa al
meglio: l’uomo si immedesima e immerge nel paesaggio in cui si trova e partecipa a
tutti i fenomeni naturali. A sua volta la natura viene umanizzata in un ritmo melodico
vitale e armonico. Il superuomo diventa colui che riesce a vivere nella pura gioia e
vitalità e che riesce e immedesimarsi nella natura. La struttura del libro è diversa dai
primi due: è articolato in cinque sezioni.
In questo libro è evidente l’importanza del mito e dell’epoca classica, tanto che modelli
per D’Annunzio sono i poeti latini Virgilio e Ovidio, Omero e i lirici greci. Anche
il linguaggio appare influenzato dal termini classici e arcaizzanti e latinismi.
➔ Sera fiesolana
La sera fiesolana è il primo testo della raccolta Alcyone ad essere composto (1899) e
presenta una sera di giugno, periodo del declino della primavera e dell’inizio
dell’estate.L’itinerario del poeta (sia nella Sera che in tutta la raccolta) è al tempo stesso
fisico, lirico e “spirituale”: la sua poesia rievoca, con gusto letterario ed arcaizzante,
l’esperienza di San Francesco d’Assisi (che diventa anche motivo per la scelta del genere
della lauda 1) e il mondo dello Stilnovismo trecentesco. Lo stile del componimento si
modella sul Cantico delle Creature, da cui si riprende il motivo “Laudato si’, mi’
Signore”; Il poeta a Fiesole descrive il sopraggiungere quieto sulla campagna della sera,
umanizzata e trasfigurata nella donna amata.

Notturno

Notturno, un lungo racconto della malattia attraverso la memoria della vita


precedentemente vissuta. Si tratta di un’opera riflessiva e meditativa, in cui la tensione
superomistica del D’Annunzio precedente viene superata.
I temi che tratta quest'opera sono ben altri: la solitudine, l’impossibilità di esprimersi e
muoversi liberamente, il dolore fisico e mentale, il buio. La lunga notte a letto viene
vissuta dall'autore quasi fosse il prolungamento infinito della malattia, una morte
fisica.Il poeta si descrive spesso dormiente in una bara: la sua stanza è la sua tomba,
oscura, chiusa, silenziosa, vuota. Oltre alla descrizione della sua malattia, temi principali
del libro sono la guerra come causa della morte e la descrizione della sua malattia.Ed
ecco quindi che d'Annunzio diventa il “cieco veggente”, compiendo un viaggio nei
ricordi, in cui è solo l'occhio interiore ad essere in grado di aggregare passato, presente
e futuro, vita e morte, realtà e sogno.

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