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Let giolittiana

Il decollo industriale
Nei due decenni a cavallo del Novecento la penisola appare ancora inserita nel
processo generale di
crescita dell'economia mondiale e se la fisionomia del paese
rimasta sostanzialmente agricola le attivit industriali contribuiscono sempre pi alla
produzione. Mentre l'agricoltura conserva il suo carattere tradizionale ed arretrato,
l'apparato industriale nasce con un impianto moderno. Gli investimenti raggiungono
cifre vertiginose e esemplari i progressi conseguiti dall'industria idroelettrica.
L'industria pesante aveva le sue punte avanzate nei settore siderurgico e in centri
come Genova e Milano la produzione raggiunge i suoi massimi livelli.

Giovanni Giolitti indica i nuovi compiti dello Stato liberale


Giovanni Giolitti, nato da una famiglia contadina in Piemonte, studi diritto e si
impieg nell'amministrazione statale. Nel 1903 assunse la carica di presidente del
Consiglio e rimase alla guida del governo fino al marzo del 1914. Volle garantire al
paese un periodo di pace riavvicinandosi alla Francia e all'Inghilterra. Nella crisi dl fine
secolo era stato sconfitto un pericoloso tentativo, ma la vittoria del fronte liberale non
aveva significato la pace sociale: il paese rimaneva diviso tra i proprietari e i contadini
e agli operai. I lavoratori delle fabbriche cominciarono a praticare gii scioperi su larga
scala e ceti padronali invocarono l'intervento dello Stato, il quale, per, non era tenuto
a tutelare gli interessi dei proprietari. In occasione dei temuti scioperi generali, Giolitti
rifiut decisamente il ricorso alla repressione, anche se questa solenne dichiarazione
di neutralit fu accompagnata da qualche sporadica deroga imposta da circostanze
eccezionali. Giolitti si proponeva di rinnovare dal basso la societ italiana e per fare
questo cerc di realizzare un'alleanza che avrebbe dovuto raccogliere, intorno ad un
progetto di riforme, tutte le forze interessate all'ordine ed insieme al progresso.

Legislazione sociale, opere pubbliche, riforme


Giolitti si proponeva di rendere le strutture dello Stato pi adeguate alle nuove
esigenze civili. Il momento era propizio perch la borghesia industriale del Nord era
disponibile allaccoglimento di alcune riforme. Furono perci varate leggi riguardanti la
tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli, l'assicurazione contro gli infortuni, le
pensioni, la tutela del riposo festivo, la creazione di un Commissariato per
l'emigrazione e di un Consiglio superiore dei lavoro, la sanit pubblica, le Opere Pie, la
costruzione delle case popolari e le societ cooperative. Nel 1905, con la
nazionalizzazione delle ferrovie, quello che era il principale mezzo di comunicazione fu
strappato al particolarismo della gestione privata e lo Stato pot dotarsi di una rete di
trasporti adeguata. Furono intraprese opere di grande rilievo per la vita economica del
paese e la lira acquist valore. La prosperit del decennio felice fu interrotta nel
1907 da un crisi in vari settori, calamit naturale e scioperi. Fioccarono le opposizioni
al governo: il Partito socialista era diviso tra la corrente rivoluzionaria, aspramente
antigiolittiana, ed una minoranza riformista, mentre a destra I'antigiolittismo si
raccolse nellAssociazione Nazionalista Italiana. Giolitti assunse il suo quarto ministero

e cominci la seconda fase giolittiana con grandi riforme: rafforzamento della scuola
elementare di Stato, monopolio di Stato sulle assicurazioni, suffragio universale
maschile.

Le difficolt della politica riformatrice


Il disegno riformatore di Giolitti non pot appoggiarsi ad un'organica maggioranza e,
quindi, si realizz solo in parte. Per attuare la sua politica Giolitti cerco di allargare le
basi della maggioranza aprendo tanto verso il Centro-sinistra dei socialisti quanto
verso il Centro-destra ove, accanto ai conservatori, si cominciavano ad organizzare i
gruppi cattolici e nazionalisti. In realt, Giolitti fu il punto di raccordo di spinte e di
interessi diversi.

La guerra in Libia
La politica estera nell'et giolittiana rimase ancorata alla Triplice, pur se del trattato si
torno a dare un'interpretazione rigorosamente difensiva. Giolitti rivendic all'Italia di
fronte agli Imperi centrali una certa liberta di movimento , stringendo intese con le
potenze occidentali: Francia e Inghilterra riconobbero all'Italia liberta di azione in
Tripolitania e in Cirenaica, in cambio del riconoscimento italiano dei diritti francesi in
Marocco e di quelli inglesi in Egitto. Allora, nel settembre 1911, Giolitti, dopo un
ultimatum al sovrano turco ordino alle truppe di sbarcare sulle coste tripoline e
cirenaiche e cerc di giustificare diplomaticamente la spedizione sostenendo la
necessita di impedire che la Libia fosse occupata da altre potenze e che gli equilibri
mediterranei fossero in tal modo alterati. In Italia la guerra suscito una ventata di
entusiasmi nazionalistici e l'approvazione dei cattolici. Nell'ambito del Partito
socialista, mentre le correnti radicali rimasero contrarie alla guerra, i sindacalisti
rivoluzionari e i moderati assecondarono l'impresa. L'andamento delle operazioni,
l'imprevista opposizione delle popolazioni libiche e l'alto costo dell'impresa spinsero lo
Stato Maggiore ad avvicinare la guerra al territorio turco. Perci, nella primavera del
1912, fu attaccata Rodi e venne forzato lo Stretto dei Dardanelli. La Turchia fu cosi
costretta ad accettare la Pace di Losanna (ottobre 1912) con la quale riconobbe
all'Italia, oltre alla sovranit sulla Libia, il diritto di conservare il controllo di Rodi e delle
isole del Dodecaneso.

Socialisti e cattolici nell'et giolittiana


Il Congresso di Bologna del 1904 vide la prevalenza dei socialisti rivoluzionari
intransigenti e ci condusse allo sciopero generale dello stesso anno, mentre nel
Congresso di Firenze del 1908 furono i riformisti turatiani ad avere la maggioranza, per
cui riuscirono a far espellere dal partito i sindacalisti rivoluzionari. Nell'attacco portato
agli intransigenti i turatiani ebbero il sostegno della Confederazione Generale del
Lavoro, nata nel 1906, con una forte caratterizzazione riformista. La sinistra del partito
prevalse, tuttavia, di nuovo nel Congresso di Reggio Emilia del 1912, capeggiata da
Mussolini, e ottenne l'espulsione del gruppo dei riformisti di destra guidati da Bonomi

e assai vicini alle posizioni di Giolitti. L'espulsione provoc la costituzione di un nuovo


partito socialista, che trovo tuttavia scarso seguito, mentre il Partito socialista
originario assunse posizioni sempre pi intransigenti, dichiaratamente rivoluzionarie e
antiparlamentari. Per quanto riguarda i cattolici, con la salita al soglio pontificio di Pio
X si ebbe un periodo di intransigenza dottrinale e solo fu condannato il movimento
modernista, ma anche quei gruppi che avanzavano un programma di democrazia
cristiana. Trovarono, invece, appoggio le esigenze dei cattolici conservatori, che
cercavano la collaborazione con la classe dirigente in nome di una comune difesa
contro l'avanzata radicale e socialista. Dal 1904 in poi furono appoggiati i candidati
liberali o notoriamente cattolici e l'intesa culmin con il cosiddetto Patto Gentiloni,
grazie al quale i cattolici deputati ottennero un rilevante successo elettorale, fino a
mettere in crisi il sistema giolittiano.
Il nazionalismo italiano (1910)
In Italia le prime testimonianze d'un programma nazionalistico si possono cogliere
nelle riviste d'avanguardia. Nel 1908 l'annessione austriaca della Bosnia e della
Erzegovina provoco in Italia la delusione per la politica delle mani nette e suscit un
forte movimento di opinione nazionalistica. Nel 1910 si tenne il primo congresso
nazionalista di Firenze, a conclusione del quale fu fondata l'Associazione Nazionalista
Italiana. Postosi all'estrema destra dello schieramento politico, il movimento rivelo
sempre pi chiaramente la sua ispirazione reazionaria e i nazionalisti fecero
dellimpresa oltremare il preludio dellirresistibile espansione italiana

I problemi del Mezzogiorno nellet giolittiana


Giolitti fu accusato di avere instaurato un'era di prosperit a spese del Mezzogiorno: lo
sviluppo industriale sorretto e favorito dagli interventi statali aveva trasformato
esclusivamente l'Italia settentrionale, mentre il Mezzogiorno aveva conservato la sua
arretrata struttura agraria e la politica protezionista voluta da Giolitti e dagli industriali
aveva premiato il Nord ligure e padano sacrificando la produzione e le esportazioni
delle province meridionali. L'economista Nitti dimostr come il prelievo fiscale si fosse
trasformato in un gigantesco trasferimento di capitali dal Sud al Nord. L'insigne storico
Salvemini denunci, invece, in Giolitti il responsabile di un'opera di sistematica
corruzione elettorale. Di almeno alcune di queste accuse lo stesso Giolitti parve
consapevole .

Le elezioni generali dell'ottobre 1913; la settimana rossa del giugno 1914


Le elezioni generali politiche si tennero nell'ottobre e nel novembre 1913 e la lista
governativa riscosse una maggioranza rassicurante. Quando vennero divulgati i
termini del Patto Gentiloni ci si rese conto che il governo non era stato sommerso dai
voti socialisti solo grazie all'appoggio dell'elettorato cattolico e nella Camera divamp
la protesta delle Sinistre. I radicali che sino allora avevano appoggiato Giolitti
rifiutarono di collaborare con forze cattoliche che non erano aperte ai problemi della
societ, ma legate agli interessi della conservazione. Giolitti, allora, decise di lasciare il
potere ad una personalit non di primo piano, della quale si potesse facilmente

sbarazzare: nel marzo 1914, il Ministero fu assunto dal pugliese Salandra, liberale
conservatore gradito agli agrari. Questa nomina fu interpretata dal paese come una
soluzione di destra alla crisi del giolittismo: si inaspr la protesta dei socialisti
rivoluzionari, usciti vittoriosi dal recente Congresso di Reggio Emilia. Il socialista
Mussolini, l'allora repubblicano Nenni e l'anarchico Malatesta tentarono lo
sfruttamento rivoluzionario d'uno sciopero generale proclamato dalla Confederazione
generale del lavoro: nel giugno 1914 nelle Marche e in Romagna divamparono
disordini che si estesero sino a prendere l'aspetto di un'insurrezione generalizzata,
anche se anarchica pi che proletaria. Alla sommossa fu dato il nome di settimana
rossa e venne, comunque, facilmente soffocata dalla concorde reazione di Salandra e
della Confederazione generale del lavoro, che espresse la sua condanna.