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Destra e sinistra hegeliana

Alla morte di Hegel, i suoi discepoli proseguirono la sua dottrina, dividendosi in Destra e Sinistra hegeliana.
Tale spaccatura fu dovuta al diverso atteggiamento assunto di fronte alla politica e alla religione. Per Hegel,
queste due dottrine esprimono il medesimo contenuto, ma in forme diverse: la prima come
rappresentazione, la seconda come concetto. Questo tipo di cognizione diede luogo a due antitetiche
imposizioni. Una concepiva la filosofia come conservazione della religione e divenne propria della Destra,
che finì per configurarsi come una sorta di scolastica dell’hegelismo, volta a cercare una giustificazione
razionale delle credenze religiose; l’altra concepiva la filosofia come distruzione della religione e fu presa
dalla Sinistra, la quale finì per fare della filosofia uno strumento di contestazione razionale della religione.
La spaccatura fu dovuta anche a motivazioni politiche. Infatti, la Destra sostenne l’identità tra realtà e
ragione, assumendo un atteggiamento conservatore nei confronti dell’esistente, mentre la Sinistra
interpretò il pensiero di Hegel in modo dinamico e rivoluzionario, sostenendo che tutto ciò che esiste è
chiamato a farsi razionale e, quindi, concependo la filosofia come critica dell’esistente, ovvero come un
progetto di trasformazione delle istituzioni politiche contemporanee.

Feuerbach

Feuerbach nacque il 28 luglio 1804 in Baviera, fu scolaro di Hegel a Berlino e morì a Rechenberg nel 1872

Il rovesciamento dei rapporti di predicazione

La filosofia di Feuerbach, che parte dall’esigenza di cogliere l’uomo e la realtà nella loro concretezza, ha
come presupposto teorico e metodologico una critica radicale nei confronti della maniera idealistico-
religiosa del rapportarsi al mondo. Tale maniera consiste sostanzialmente in uno stravolgimento dei
rapporti reali fra soggetto ed oggetto. L'equivoco di fondo dell'idealismo è quello di fare del concreto un
attributo dell'astratto anziché dell'astratto un attributo del concreto, ossia di offrire una visione rovesciata
delle cose. Da ciò nasce il programma feuerbachiano di un inversione radicale dei rapporti fra soggetto e
predicato instaurati dalla religione e dall'idealismo.

La critica alla religione

Applicando la sua metodologia materialista alla religione, Feuerbach arriva ad affermare che non è Dio
(l'astratto) ad aver creato l'uomo (il concreto), ma viceversa, è l'uomo ad aver creato Dio. Infatti, Dio è solo
una proiezione illusoria di qualità umane; il divino non è nient’altro che l’umano proiettato in un mitico
aldilà e adorato. Il mistero della teologia è quindi l’antropologia. Feuerbach studia le modalità dell'origine
dell'idea di Dio nell'uomo: innanzitutto, l'uomo ha coscienza di sé non solo come individuo, ma anche come
specie e, mentre l'individuo da solo si sente debole e limitato, come specie si sente infinito ed onnipotente.
Da ciò la figura di Dio, che è una personificazione immaginaria delle qualità della specie; poi, nell’uomo è
insita l'opposizione tra volere e potere e tale opposizione porta l'individuo a costruirsi una divinità in cui
tutti i suoi desideri appaiono realizzati; infine, l'uomo prova nei confronti della natura un sentimento di
dipendenza che lo spinge ad adorare quelle cose senza le quali egli non potrebbe esistere.
L'alienazione e l'ateismo

Secondo Feuerbach, a prescindere dall'origine della religione, questa costituisce una forma di alienazione,
intendendo con tale termine quello stato patologico secondo cui l'uomo scindendosi proietta fuori di sé
una potenza superiore alla quale egli si sottomette. Ma se la religione si configura come un'oggettivazione
alienata, l'ateismo non solo è un atto di onestà filosofica, ma anche un vero e proprio dovere morale.
Infatti, Feuerbach afferma che è arrivata l'ora che l'uomo recuperi in sé i predicati positivi che ha proiettato
fuori di sé, in Dio. Di conseguenza il compito della vera filosofia non è più quello di porre il finito
nell'infinito, bensì di porre l'infinito nel finito (la sapienza, la volontà e l’amore umano sono divini).

La critica a Hegel

Se la religione è un’antropologia capovolta, l'hegelismo si configura come una teologia razionalizzata.


Infatti, secondo Feuerbach, lo Spirito hegeliano, analogamente al Dio della Bibbia, è un fantasma di noi
stessi. Ovviamente, conseguentemente all'importanza della filosofia Hegeliana, una critica a quest'ultima
equivale alla fondazione di una nuova filosofia incentrata sull'uomo.

Umanismo e filantropismo

La nuova filosofia delineata da Feuerbach ha la forma di un umanismo naturalistico. Umanismo poiché fa


dell'uomo l'oggetto e lo scopo del discorso filosofico; naturalistico poiché fa della natura la realtà primaria
da cui tutto dipende, compreso l'uomo. Nucleo di tale umanismo naturalistico è il rifiuto di considerare
l'individuo come astretta spiritualità e la concezione dell'uomo come essere condizionato dal corpo e dalla
sensibilità. Quest’ultima non si riduce a un atteggiamento puramente conoscitivo, ma ha anche una valenza
pratica, come dimostra il suo legame con l'amore. Ammettere che l'uomo è bisogno, sensibilità e amore
equivale ad ammettere che l'uomo ha necessità degli altri, ovvero il fatto che l'io non può stare senza un tu.
Da ciò deriva la dottrina dell’esistenza sociale dell’uomo. La messa in luce dei condizionamenti naturali fa sì
che in Feuerbach assuma importanza e dignità la teoria degli alimenti. Da qui la tesi paradossale che
“L’uomo è ciò che mangia”. Tale tesi non deve essere intesa come un materialismo volgare, ma come
espressione della consapevolezza dell'unità psicofisica dell'individuo e del fatto che se si vuole migliorare
un popolo bisogna prima migliorarne le condizioni materiali. L’esito più caratteristico di questo ateismo
positivo è il passaggio dall’amore per Dio all’amore per l’uomo.