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La rivoluzione russa

Riforme e industrializzazioni di Nicola II

Nel 1905 lo Zar Nicola II concede libertà politiche alla Duma, l’assemblea rappresentativa e viene modificata
la legge elettorale in modo che il voto predominante diventi quello dei grandi proprietari. La collaborazione
con Stolypin dà origine a diverse riforme, tra cui la riforma agraria, che consiste nel creare un ceto di
contadini proprietari (kulaki), che, però, rimangono un’esigua minoranza in confronto con la mole della
plebe rurale. Inoltre vengono intensificati i controlli sull’istruzione, sulla giustizia e sulle forze armate,
riducendo al minimo le autonomie locali. Si tenta di innovare il “sistema di fabbrica”, accentuando il
protezionismo statale e incoraggiando l’afflusso di capitali stranieri, cosa che porta alla formazione di
complessi industriali. Alla fine dell’ ‘800 si registrano i primi scioperi, che sboccano nella rivoluzione del
1905.

Opposizioni al regime zarista

In opposizione al regime politico troviamo i liberali, che aspiravano alla partecipazione al governo grazie ad
uno stato costituzionale, i socialisti rivoluzionari, gruppi anarchici seguaci del Marxismo e i Bolscevichi, che
puntavano a conquistare il potere mettendosi a capo del proletariato e dei cittadini poveri; questi ultimi
dissentivano con la riforma agraria e dalla separazione con i Menscevichi (minoranza), nacque il partito
comunista. Lenin diresse la politica bolscevita durante la guerra mondiale e civile; seguendo la dottrina di
Marx, pensava di affermare la rivoluzione socialista nei paesi economicamente avanzati e incoraggiò la
classe operaia ad allearsi con la borghesia nella lotta contro lo zarismo. Egli trasformò la guerra
imperialistica in guerra civile e la rivoluzione democratico-borghese in rivoluzione socialista. Nacquero così
organi di rappresentazione, prima nelle fabbriche, poi in tutti i luoghi di lavoro: i Soviet, ispirati daal
principio della democrazia diretta.

La Russia nella Guerra Mondiale

L’entrata in guerra della Russia causò una pesante crisi economica e sociale: gli uomini vennero strappati
dal loro lavoro e arruolati in condizioni inadeguate, vennero chiuse le fabbriche e diminuì la produzione
agricola. Si diffuse perciò il mercato nero. Le classi dirigenti erano divise riguardo il supporto dell’intesa, le
classi nobiliari erano contrarie, a favore quelle borghesi, interessate agli investimenti del capitale franco-
inglese. Fin dal primo anno di guerra furono numerose le manifestazioni di protesta, che vennero
pesantemente represse. Tra queste ricordiamo la Domenica di Sangue del 1916.

La rivoluzione di febbraio

Il 23 febbraio 1917 gli scioperi si trasformano in rivolta e si forma un Comitato della Doma, costituito da
cadetti, borghesi e qualche socialista. Lo zar abdica e il Comitato prende il potere come governo
provvisorio. Le grandi masse, invece, si ritrovano nei Bolscevichi, che si organizzano con i Soviet, formando
così un fronte di protesta contro il governo, chiedendo la fine della guerra e radicali riforme sociali. Questi
gruppi sono guidati e ispirati da Lenin.
Lenin e le tesi di aprile

Da un parte, il Comitato voleva continuare la guerra fino alla vittoria, dall’altra i Soviet volevano tirar fuori il
paese dal conflitto. Nel 1917, al rientro dall’esilio svizzero, Lenin chiese la cessazione delle ostilità su tutti i
fronti, per salvare la rivoluzione e il passaggio di potere dalla Duma ai Soviet degli operai e dei contadini
(Tesi di Aprile). Oltre a questo, le Tesi comprendevano: la confisca di tutte le proprietà fondiarie, la
nazionalizzazione della terra e la collettivizzazione dell’agricoltura, ovvero l’affidamento della terra ai Soviet
per la creazione di grandi aziende. Anche le banche sarebbero state unificate sotto i Soviet. Poco dopo, il
governo promosse una grande offensiva in Galizia, che risultò una disfatta a causa della diserzione in massa
dei soldati. Allora, il governo della Duma condannò i Bolscevichi come agenti della Germania, rendendoli
fuorilegge e costringendo, perciò, lo stesso Lenin a fuggire in Finlandia.

La rivoluzione d’ottobre (1917)

Nel 1917 la presidenza del governo provvisorio viene presa dal socialista Kerenskij, ostacolato, tuttavia, sia
dalla Destra, che dai Bolscevichi. Essendo la situazione politica compromessa, l’opinione pubblica pensò ad
una dittatura militare; il colpo di stato fu tentato da Kornilov, che tentò di imporre le dimissioni al governo
provvisorio e lo scioglimento dei Soviet. Karenskij si appellò ai Soviet, mentre i Bolscevichi armavano una
guardia operaia, paralizzando le ferrovie per bloccare i rinforzi di Kerenshij. In questo modo il colpo di stato
fallì e i Bolscevichi accrebbero il loro potere. Il 10 ottobre il comitato decretò il passaggio all’insurrezione
armata e i Bolscevichi occupano i punti chiave della capitale (24-25 ottobre). Il nuovo governo prende il
nome di Consiglio dei Commissari del popolo e ve ne fanno parte Lenin, che lo presiedeva, e Stalin, come
commissario per le nazionalità. I primi atti sono i Decreti di Novembre, un appello alla pace immediata, alla
soppressione delle grandi proprietà terriere, alla nazionalizzazione delle banche, all’organizzazione degli
operai tramite consigli di fabbrica, all’uguaglianza di tutti i popoli della Russia. Le terre così espropriate
furono spartite tra i contadini.

Scioglimento dell’assemblea costituente e costruzione dell’URSS

Il 12 novembre 1917 si tennero le elezioni per la costituente e i Bolscevichi non ottennero la maggioranza.
Lenin appoggiava una repubblica fondata sui Soviet, una forma di principio democratico più alta
dell’assemblea costituente della repubblica borghese. La costituente fu sciolta con la forza e tutti i partiti ad
eccezione di quello Bolscevico furono considerati fuorilegge. Lenin affermava la necessità di una dittatura
del proletariato, intesa come dittatura di gran parte della popolazione, ma propose la dittature del partito
comunista, ossia di una minoranza. Nel 1918 fu emana la costituzione della Repubblica socialista federativa
sovietica, chiamata Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Tutto il potere era in mano ai
Soviet e la borghesia era esclusa da qualsiasi partecipazione al governo.

Trattato di Brest-Litovsk

Uno dei più ingenti problemi era quello della pace, poiché il comando tedesco esigeva la cessione di vasti
territori e la rinuncia a circa metà degli impianti industriali. Il prestigio di Lenin si rivelò fondamentale per le
trattative. Il trattato di Brest-Litovsk sanciva la cessione ai tedeschi di Ucraina, Paesi Baltici, Finlandia e
Province polacche.

La guerra civile e la Terza Internazionale

Si costituì un fronte antirivoluzionario contro i Bolscevichi, formato da nobili, borghesi e contadini, sia agiati
che poveri. Contro le Armate Bianche, si scontrò l’Armata Rossa di Trochij. Nicola II venne fucilato dai Soviet
e l’Armata Rossa impose l’ordine con spietato rigore. In aiuto dei controrivoluzionari arrivarono spedizioni
francesi, inglesi,americane e italiane, ma ogni sforno di fermare la rivoluzione fallì. Un tentativo arrivò
anche dalla Polonia, che si concluse con la Pace di Riga, che conferiva alla Polonia zone dell’Ucraina e della
Russia. Durante la rivoluzione venne convocata la Terza Internazionale, col fine di rompere il blocco
economico che le grandi potenze formavano intorno alle repubbliche sovietiche; questa, a differenza delle
precedenti, presentava un forte impatto gerarchico.

Il comunismo di guerra

Il triennio tra il 1918 e il 1920 fu detto del Comunismo di Guerra. Uno dei problemi più gravi era quello
alimentare, accentuato dalla guerra civile e dal blocco imposto dai governi occidentali, nonché dal fatto chi
i contadino smisero di produrre per il mercato. I provvedimenti furono di vario genere: si attuarono
requisizioni forzate per il vettovagliamento del popolo; furono attribuite terre, bestiame ed attrezzature dei
più agiati ai contadini poveri; fu vietata la libera vendita, si garantiva al popolo il minimo per la
sopravvivenza; i contadini limitarono la produzione per la loro necessità; i comitati operai di fabbrica
divennero organi esecutivi del partito comunista. Il partito ottenne potere assoluto, organizzava la
produzione e la distribuzione dei beni. Ci furono scioperi e proteste di operai, che si concretizzarono
nell’organizzazione di bande armate contro le quali fu usato l’esercito.

La nuova politica economica

Essendo il paese prossimo alla catastrofe, Lenin fece approvare un nuovo indirizzo politico, la NEP (nuova
politica economica). Alla base vi era il desiderio di creare un’industria pesante, che fornisse attrezzature per
un più razionale ed intenso sfruttamento della terra. Venne concessa la libertà di commercio al proletariato
e, perciò, i contadini e le imprese industriali si amministrarono secondo il principio di un profitto, mentre
ripresero gli scambi tra città e campagna. Accrebbe così il potere dei Kulaki (contadino agiati) e vennero
perciò presi nei loro confronti provvedimenti restrittivi, quali l’eliminazione del diritto di voto e
l’accrescimento degli oneri fiscali. Tuttavia, agli occhi degli occidentali parve una sorta di rinuncia ai principi
del socialismo a favore del capitalismo. La NEP giunse così troppo tardi per risollevare il paese, che nel 1921
toccò il fondo.

La nascita dell’Unione Sovietica

Non vi fu alcun contrasto per quanto concerneva le nuove istituzioni sociali e politiche; la rivoluzione
decretò l’uguaglianza tra cittadini, riconoscendo a tutti il diritto di lavoro, di istruzione e assistenza sociale.
Per la prima volta nella storia si costituì una repubblica democratica, l’Unione delle Repubbliche Sovietiche
Socialiste (URSS - 1922). Assemblee (Soviet) elette dai cittadini costituirono gli organi deliberanti e
inviarono rappresentanti la Congresso dei Soviet dell’Unione. La somma effettiva del potere venne
accentrata sul Presidium del Soviet Supremo e nel Consiglio dei ministri e ristretta ulteriormente nell’Ufficio
politico, formato da Stalin, Lenin, Trockij e Sverdlov. Dal 1918 la capitale divenne Mosca. L’Unione
accantonò l’idea della “rivoluzione permanente” e questo le permise di uscire dall’isolamento diplomatico.