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PSICOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

LA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE: COMPETENZE E PRATICHE


CAPITOLO 1
Ogni individuo sviluppa delle competenze pratiche in un contesto culturale da lui conosciuto. Tuttavia una competenza pratica difficilmente trasferibile in un contesto differente da quello originale senza essere accompagnato da una conoscenza di tipo concettuale. La capacit dell essere umano ad adattarsi e di innovarsi dipende dalla facolt dell essere umano a comprendere il significato delle attivit interculturali/pratiche. Il concetto di competenza legato ad un contesto culturale. Non facile trasferire la capacit di gestire i piani cognitivi e procedurali dell esperienza da un contesto all altro. Quando si parla di competenza non ci si limita all efficacia degli individui nel creare relazioni interculturali, ma competenza anche la capacit dell individuo ad aumentare le possibilit di comprendere la realt (esperienza nella differenza). Secondo Milton J. Bennett, l individuo dovrebbe dotarsi di un MINDSET, ovvero un insieme di atteggiamenti e visioni del mondo, e di un SKILLSET, insieme di competenze e conoscenze pratiche, per affrontare qualsiasi esperienza interculturale. Inoltre bisogna riflettere su come l informazione o capacit pratica dell individuo debbano essere inserite entro un MINDSET adeguato in modo da comprenderle appieno per facilitarne l attuazione. L acquisizione delle competenze interculturali ha una prospettiva di tipo evolutiva e questo processo trova piena realizzazione nel modello dinamico di sensibilit culturale (MDSI), sviluppato da Milton J. Bennett. In questo modello Bennett spiega il fenomeno di adattamento culturale ossia l esperienza della diversit in termini evolutivi. Il MDSI descrive sei fasi evolutive di esperienza della differenza. L assunto di fondo di questo modello che pi l esperienza della differenza culturale sofisticata, pi la competenza nelle relazioni internazionali cresce potenzialmente.

MDSI

Le fasi etnocentriche costituiscono l insieme di regole e di abitudini assunte dall individuo nel giudicare le altre persone, mettendo al centro la propria cultura. Nelle fasi etnorelative si assume che la propria cultura non sia pi al centro ma che si collochi in un insieme tra molte altre culture. Le fasi etnocentriche si dividono in: negazione,difesa e minimizzazione mentre le fasi etnorelative sono costituite da accettazione, adattamento e integrazione. FASI ETNOCENTRICHE y Negazione: in questa prima fase l individuo incapace di rapportarsi ed interpretare la diversit interculturale ed impossibile la costruzione dell altra cultura. Le persone in negazione non sono in grado di spiegare le differenze culturali in modo complesso e pensano che non esistano reali differenze tra persone di culture diverse. Le altre culture non sono reali come la propria, e gli individui in negazione spesso ricorrono a degli stereotipi nel descrivere le altre culture poich la loro conoscenza di base dell altro scarsa. La negazione pu verificarsi per effetto di un isolamento ( in particolare in gruppi culturali omogenei che hanno scarsi contatti con qualsiasi tipo di esperienza di differenza), oppure per una condizione di separazione ( in riferimento a quelle forme di segregazione intenzionale dalla differenza culturale per proteggere la propria visione del mondo). Difesa: Presa di coscienza da parte dell individuo della diversit, spesso percepita come elemento negativo. Tutto ci che altro da s o diverso dalla propria cultura negativo e questo rifiuto manifestato attraverso l uso di stereotipi negativi per gli altri e di stereotipi positivi per il proprio gruppo. In questa seconda fase le differenze culturali sono riconosciute ma quest ultime vengono vissute con un atteggiamento di paura e di minaccia. Lo scopo delle persone in difesa di difendersi dal cambiamento e di preservare una condizione rassicurante. La difesa pu manifestarsi in tre forme: denigrazione ( valutazione negativa degl altri come forma di difesa); superiorit ( tendenza ad accentuare oltremisura gli aspetti positivi ma anche quelli negativi in chiave ironica del proprio gruppo culturale); difesa al contrario ( la propria cultura viene denigrata in favore di un'altra cultura). Minimizzazione: gli individui in fase di minimizzazione sono consapevoli dell esistenza degli altri e che questi hanno alcune diversit pi o meno superficiali. Le differenze culturali vengono tollerate in quanto incorporate in categorie familiari, basate sull assunto di similarit (in pratica le differenze non esistono pi e non sono pi ignorate, n svalutate). Gli individui che arrivano a questa fase dopo una lotta con gli altri e con se stesso nello stadio di difesa, sente di aver raggiunto una fase di stabilit dettata dalla scoperta della verit. La minimizzazione pu assumere due forme: universalismo fisico (include gli individui che credono nella verit scientifica o hanno un approccio empirico alla realt), universalismo trascendente ( forma di assimilazione della diversit attraverso categorie conosciute in cui prende forma un pensiero assolutistico). Gli individui sono sempre pi propensi verso una visione pi relativistica della diversit. Il salto verso una prospettiva etnorelativa avviene nel momento in cui le persone non fanno pi risalire le differenze ad un piano comune, di tipo trascendente o universalistico, cio nel momento in cui non si sentono pi obbligate a cercare nell altro la similarit con il proprio modo di pensare, di sentire e di comportarsi.

FASI ETNORELATIVE y Accettazione: in questa fase gli individui riconoscono la differenza, la rispettano e l accettano in quanto manifestazione naturale della condizione umana. Vi quindi un acquisizione della consapevolezza dei propri riferimenti valoriali e della costruzione

culturale di questi valori. I valori stessi sono percepiti come processi e strumenti per organizzare il mondo. L accettazione pu assumere due forme, quella di relativismo comportamentale ( accettazione e rispetto delle differenze di comportamento verbale e non verbale di culture diverse, viste come manifestazioni reali di un diverso modo di essere), o di relativismo valoriale ( accettazione di valori o assunti differenti dalla cultura d origine, un pilastro della competenza interculturale). In questa fase gli individui accettano che la propria visione del mondo sia una costruzione culturale, cio che la cultura sia concepita come un processo in continua evoluzione ( cultura come flusso caleidoscopico secondo Whorf). Adattamento: In questa fase l individuo sviluppa atteggiamenti di adattamento e abilit di comunicazione interculturale. La conoscenza delle altre culture abbinata a un intenzionalit nell assumere la prospettiva dell altro. Ci reso possibile dalla flessibilit che si acquisisce nella costruzione di categorie di osservazione e di classificazione. L individuo adotta temporaneamente aspetti di un valore diverso che non minaccia l identit culturale di esso ma va ad ampliare il suo repertorio cognitivo, comunicativo, emotivo e comportamentale. l individuo pu attuare l adattamento attraverso l uso dell empatia, cio ricerca di diversit, di aspetti e di modi di sentire in comune. L adattamento pu anche presentarsi in una prospettiva pluralistica, cio un individuo pu sviluppare pi frame culturali di riferimento, in parte dovuto ad un esposizione di questo ad esperienze con altre culture. Integrazione: Progressiva interiorizzazione delle cornici di senso per integrarle nella consapevolezza che il proprio s un processo dinamico e la propria identit pu essere definita come marginale ( qualcuno che opera al di fuori dei normali confini culturali, riferita soprattutto agli individui Multiculturali). Processo in continuo divenire. Le persone nello stadio dell integrazione sono gi biculturali o multiculturali, ma attraverso un azione riflessiva danno senso e coerenza all esperienza di un s allargato.

http://www.library.wisc.edu/EDVRC/docs/public/pdfs/SEEDReadings/intCulSens.pdf

CAPITOLO 2
Il concetto di cultura un tema molto ampio e discusso all interno delle scienze sociali e umanistiche, e si evoluto nel corso della storia. Secondo Bennett, la cultura la messa in pratica dell esperienza del vivere in un sistema coordinato di esseri umani. Nell si aveva suddiviso la cultura in cultura oggettiva e cultura soggettiva. La c. oggettiva quella relativa ai simboli e alle espressioni artistiche di una determinata cultura, mentre la c. soggettiva include le variabili soggettiva di una cultura, per esempio le relazioni di genere e ruolo, gli stili di comunicazione verbale o non verbale, e tutti i significati o correlati che connotano un gruppo umano. Nel corso del tempo il concetto di cultura si andata modificandosi, includendo modelli di comportamento, di valori di diversi gruppi di riferimento cui l individuo prende parte. La cultura pi intesa come identit, in quanto la realt si presenta come un flusso caleidoscopico, in continuo mutamento. I differenti gruppi culturali creano un proprio linguaggio sulla base delle percezioni e del rinforzo collettivo, ossia il linguaggio che da forma alle percezioni di questi gruppi. Da questo concetto ci si riallaccia alla teoria del linguaggio postulata da Benjamin Whorf. Si tratta dell ipotesi di Sapi Whorf o della relativit linguistica, secondo cui la lingua determina la visione

del mondo di una cultura specifica (Determinismo). la struttura grammaticale di una lingua che forma e costituisce il processo di pensiero degli individui, pertanto il linguaggio, il pensiero e la cultura sono parti integranti di un sistema mentale. Un esempio di questa ipotesi quello della neve, ossia che nella lingua eschimese esistono 25 parole per identificare la neve. Bisogna distinguere concettualmente lo stereotipo dalla generalizzazione. Lo stereotipo soddisfa il bisogno di creare strutture di semplificazione della realt mentre la generalizzazione soddisfa la necessit di creare categorie di osservazione della realt. L esperienza delle percezioni e del linguaggio legata al contesto entro il quale avvengono (la scelta che in ambito psicolinguistico alla base della prospettiva interculturale). Solitamente si crede che l attitudine di un individuo verso gruppi culturali diversi diventer positiva Se questo abbia molti contatti con persone di culture diverse. Tuttavia i contatti tra gruppi diversi non sempre garantiscono un miglioramento delle relazioni ma, al contrario alcune ricerche dimostrano che la mancanza di preparazione all incontro con ci che si percepisce diverso sia fonte di potenziale conflitto. (pag. 53-54)

CAPITOLO 3
Sono state individuate 6 cornici culturali ( cultural frame works) per osservare le dinamiche interculturali al fine di comprendere ed accettare le differenze . 1) L uso pragmatico del linguaggio: la pragmatica di una lingua d l interpretazione del significato delle espressioni di una determinata lingua. Si tratta di un aspetto inerente ad una lingua straniera che un aspetto fondamentale per comprendere un interazione interculturale. 2) Comunicazione non verbale: un tipo di comunicazione che fa da complemento, enfatizza o sostituisce i messaggi della comunicazione verbale. Le sue funzioni principali sono di riflettere e gestire l identit, esprimere emozioni, gestire la conversazione e di creare un impressione e attrarre. La comunicazione non verbale interessa gli aspetti della paralinguistica (intonazione, ritmo, volume, uso delle pause, velocit del discorso), la cinesica (uso dei gesti), la prossemica (uso e gestione dello spazio) e della cronemica (uso e gestione del tempo). 3) Gli stili di comunicazione: la comunicazione pu essere di basso contesto o di alto contesto. La prima si riferisce ad una comunicazione in cui l intenzione e il significato sono espressi attraverso il contesto con attenzione sui ruoli nell interazione o sulle posizioni sociali, o sui canali non verbali del messaggio (pausa, silenzio, tono della voce). Mentre nella comunicazione ad alto contesto, l enfasi sulla comunicazione verbale e si da maggiore importanza alla stratificazione dei contesti ( contesto storico,norme sociali, ruoli, contesti relazionali ecc), che fanno da sfondo ad una particolare interazione. Secondo molti ricercatori, gli stili di comunicazione principali sono emesse in forme dirette o indirette; e lineari o circolari. Inoltre il confronto fra gli interlocutori tende ad essere di alto/basso confronto relazionale o di basso/alto confronto intellettuale. 4) Stili di conflitto. Lo stile di conflitto individuato come incrocio di due variabili: da una parte l espressivit emotiva (alta o bassa), dall altra lo stile di comunicazione (diretto i indiretto). Secondo Hammer, questi elementi danno luogo a quattro stili principali di conflitto: discussione, coinvolgimento,accomodazione, dinamico .

5) Stili cognitivi. Stili che si muovono in un continuum che va da un basso a un alto livello di capacit du astrazione cui gruppi culturali preferiscono rappresentare la loro esperienza (Bennett). (da pag 74 a 82).

CAPITOLO 5 La sesta ed ultima cornice culturale costituita dai valori/orientamenti valoriali. I valori sono alla base delle credenze ed opinioni e sono concepiti come l inclinazione da parte dell individuo verso una scelta. Per Rokeach,Cohen e Hallmann, l individuo che ha un valore specifico, ha di conseguenza una propensione ad agire in un determinato modo. Non bisogna confondere i valori con gli assunti. Questi ultimi sono gli elementi pi inconsci e pi difficili da essere compresi. Esse sono le categorie che l individuo impiega per dare forma al mondo (si tratta dell esistenza dei fenomeni stessi). Gli assunti danno il senso di realt all uomo mentre i valori forniscono una base per la scelta e la valutazione . La descrizione degli orientamenti valoriali un argomento molto dibattuto. Per gli interculturalisti i contesti culturali possono essere letti in due modi : da un punto di vista etico, in cui si mettono a fuoco i pattern di pi culture, oppure da un punto di vista emico in cui si esamina una sola cultura e studia il contesto con una prospettiva interna. Kluckhohn e Strodbeck hanno sviluppato 5 orientamenti valoriali per la comprensione delle varie culture

y y y y y
-

Relazione individuo- natura ( come in un gruppo culturale viene interpretato il rapporto dell uomo con la natura) Concezione/orientamento del tempo (in che modo il gruppo culturale guarda il passato , il presente ed il futuro) Concezione della natura umana Concezione dell attivit Natura delle relazioni interpersonali

Un altro studioso, Hofstede ha individuato quattro dimensioni valoriali e questa suddivisione rappresenta una trasformazione alle variabili classiche. y y y Individualismo/Collettivismo Distanza gerarchica (alta o bassa) Controllo dell incertezza: a) Alto controllo: minor tolleranza di comportamenti e maggiore senso di minaccia b) Basso controllo: maggiore tolleranza in cui il confronto considerato parte integrante dell organizzazione produttiva

CAPITOLO 5
L adattamento prende forma quando si comincia ad assumere una prospettiva di un altro (empatia).

L empatia un modo per cui uno si mette nei panni dell altro per capire il punto di vista dell interlocutore. Ma pi che essere un atto di empatia, questo pu rivelarsi a volte come atto di simpatia. - J.Bennett afferma che la simpatia si pu manifestare in due modi: y Simpatia reminiscente (si riferisce alla memoria) y Simpatia immaginativa (sforzo proiettivo in cui ci immaginiamo come noi staremmo in una situazione) La simpatia pu essere confortante ( in pratica ci sentiamo meno soli e meno devianti), ma pu essere anche svantaggiosa poich neghiamo l esperienza dell altro mettendoci sempre al suo posto. Si tratta di un atteggiamento etnocentrico. L empatia anche partecipazione nell esperienza cognitiva e emotiva dell altro dove non facile per l individuo uscire temporaneamente da s per entrare nell esperienza dell altro. Bennett ha individuato 6 fasi che stanno alla base dell esperienza empatica. 1. Assumere la diversit 2. Conoscersi 3. Sospendere il s 4. Consentire l immaginazione guidata (possibilit dell individuo di lasciar vagare la consapevolezza verso fenomeni esterni a s) 5. Consentire l esperienza empatica 6. Ristabilire il s. In una condizione in cui un individuo si trova a doversi adattare ad una cultura nuova, l individuo stesso entra in una fase di transizione che pu considerarsi come SHOCK CULTURALE. Lo shock culturale un fenomeno che si manifesta nella prima fase di transizione i cui l individuo nel processo di contatto e inserimento , prova sensazioni di ansia e sovraccarico emotivo verso la nuova cultura. Il fenomeno non solo di tipo emotivo ma spesso accompagnato da sintomi fisici (dal mal di testa, insonnia ecc). Lysgaard ha tracciato l ipotesi di una curva d andamento a U che descrive lo shock come un iniziale stato di eccitazione, che si trasforma in uno stato depressivo e che poi risale ad uno stato di normalit. In realt esiste una curva W in cui vi sono quattro fasi che descrivono lo shock culturale, in cui gli individui passano per giungere al senso di adeguatezza e accettazione nel nuovo stato. Si tratta di un ipotesi fatta da Oberg (1960). Fasi dello shock culturale 1. Fase delle grandi aspettative: l individuo pianifica di entrare in una nuova cultura. I progetti e gli obbiettivi posti dal soggetto per questo inserimento li rende eccitato. curioso ma allo stesso tempo preoccupato al suo approccio a questa novit. Ha un atteggiamento ottimistico e positivo. 2. Fase del tutto bello : seppure con qualche difficolt iniziale, l individuo nella nuova cultura sente piacere e soddisfazione. Per lui tutto sembra meraviglioso. 3. Fase del tutto brutto : in questa fase l uomo si sente pi ansioso, impaziente e contrariato. Comincia ad avere difficolt a spiegarsi e ad imparare elementi della cultura ospitante. Gli pare di aver sbagliato tutto. Sperimenta un periodo di depressione e di isolamento, in cui perde legami sociali con i nativi. Gi individui in questo stadio possono incorrere nella frustrazione in queste modalit: a) Conflitto. Stato in cui l uomo schernisce il paese ospitante, pensa che i cittadini in quel paese siano inferiori e disprezza la propriet altrui.

b) Fuga. Distacco dell individuo dalla cultura ospitante, in modo fisico o immaginario. c) Filtro i. Negazione della realt. Si nega qualsiasi differenza tra i membri di culture e la loro. ii. Esaltazione del paese d origine. Il soggetto ricorda solo gli elementi positivi della nazione d origine ed esprime disappunto e disgusto verso la cultura ospitante iii. Assimilazione. Accettazione delle persone nella cultura ospitante iv. Flessibilit. I soggetti osservano, riflettono sugli eventi e operano delle scelte per capire ci che provano e perch.

4. Stadio in cui tutto ok. La persona dopo un periodo di adattamento, ha acquisito un grado di valutazione delle persone e delle situazioni pi positivo e bilanciato. Ha imparato alcune cose e si abituato ad esse. Diminuisce l atteggiamento difensivo e aumentano i contatti sociali con i membri della cultura ospitante.

Approccio apprendimento culturale. Si tratta di un filone di ricerca in cui l adattamento una forma di apprendimento di competenze specifiche a una cultura che sono richieste per negoziare i significati. Es. elementi verbali e non verbali, prossemica, espressioni, attitudini ed emozioni. Approccio stress and coping. La transizione interculturale interpretata come una serie di stress che provocano cambiamenti nella vita dell uomo, in cui emergono risorse di adattamento e richiedono risposte adattive. Tra i fattori da considerare ci sono i cambiamenti di vita, i tratti della personalit, l estroversione, la capacit di tollerare l ambiguit, qualit relazioni con i membri della cultura ospitante, agenti di stress ecc. Nel modello ABC dello shock culturale (pag 117) si considera il cambiamento come intrinsecamente stressante anche se l evento positivo. Si rilevano le strategie adottate dagli immigrati per adattarsi alla nuova cultura. Secondo il modello di Kim, l adattamento un processo cumulativo-progressivo di esperienze positive e negative. Per Kim , le persone non si adattano in maniera lineare ma secondo un andamento a spirale di momenti di avanzamento e di ritorno su posizioni precedenti.

Figura: Modello di Kim

Integrazione. Quando una persona in grado di adattarsi alla diversit si dice che questa possa diventare biculturale. La biculturalit consiste nella socializzazione in due culture che rende la persona capace di cambiare prospettiva e agire all interno di due culture diverse. Per J.Bennett un individuo che ha interiorizzato pi cornici culturali (cultural frameworks), pi soggetto ad uno shock culturale interno (competizioni di due voci culturali interne che competono fra loro). L adattamento pu essere un processo inconscio e privo di intenzionalit (in particolare nei casi di persone che vengono acculturati in giovane et). Il limite di adattamento non intenzionale che anche se gli individui sono biculturali, quest ultimi hanno difficolt o non sanno come adattarsi ad un'altra realt. Per J. Bennett questa condizione si chiama incapsulamento marginale . In questa condizione un individuo incapace di sentire la biculturalit come identit a s. La persona si sente alienata ed isolata da ogni gruppo di riferimento. Un'altra possibilit di identit marginale la cosiddetta marginalit costruttiva. Le persone in questa condizione si sentono a proprio agio solo quando sono in compagnia di persone che hanno avuto esperienze simili. Vivono la marginalit come interculturalit dinamica e non sono spaventati dalla complessit dell identit biculturale ma ne sono attratti. Grazie a questo tipo di marginalit, gli individui possono usare in maniera positiva l acquisizione di un identit biculturale o multiculturale.