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DIALETTOLOGIA

SORBERO MIGLIETTA. INTRODUZIONE ALLA LINGUISTICA ITALIANA

ARCHITETTURA DELLITALIANO E DELLITALIANO STANDARD

italiano

grammatica fondamentale del patrimonio storico + variet marcate di lingua + dialetti


(non usati da tutti su tutto il territorio)

variet della lingua nello spazio linguistico italiano <= variazione diatopica,
diastratica, diafasica, diamesica; varianti occasionali

ogni asse un continuum (VS gradatum/discretum); spazio pluridimensionale


attraversato da pi assi incidenti

DIATOPICO = italiano standard normativo - italiano regionale fortemente dialettizzante

DIASTRATICO = italiano colto ricercato - italiano popolare

DIAFASICO = italiano formale aulico - italiano informale trascurato

DIAMESICO = italiano scritto formale - italiano parlato non sorvegliato

norma

italiano normativo = norme e precetti che rispondono a un modello ideale


prevalentemente conservativo

italiano comune = forme non accettate dalle grammatiche prescrittive ma ricorrenti


nell'uso effettivo della lingua

una lingua standard se codificata, dotata di prestigio, unificatrice (tra diverse


variet), separatrice (verso altre lingue), scritta con una tradizione, utilizzabile per la
produzione di testi astratti, non marcata (requisito non rispettato dall'italiano corrente)

la "pronuncia fiorentina emendata" (priva dei tratti esclusivamente toscani) una


norma astratta priva di riscontri con la realt

nell'italiano postunitario si sta costituendo uno "standard di fatto" spesso in


opposizione al fiorentino (anch'esso lontano dallo standard normativo)

comune

tratti dello standard normativo entrati nell'uso quotidiano + tratti delle variet sub-
standard generalmente accettati come forme standard
neo-standard = comprende forme e costrutti entrati solo recentemente nello standard

italiano dell'uso medio = di uso comune nel parlato e nello scritto, nelle situazioni
formali e informali, anche presso i parlanti colti

italiano tendenziale = si arricchisce prevalentemente attraverso forme provenienti dal


sub-standard

fenomeni principali che differenziano l'italiano comune dall'italiano normativo

dislocazione a sinistra = ordine marcato che anticipa l'oggetto rispetto all'ordine non
marcato SVO e lo riprende con un clitico, cio un pronome atono ("questa cosa devi
farla adesso"); un elemento del predicato occupa il normale posto del soggetto ed
ripreso dal clitico; il tema ci di cui si parla, il rema l'informazione aggiuntiva
(dislocazione a sinistra come tematizzazione/topicalizzazione/focalizzazione)

anacoluto/tema sospeso/nominativus pendens = dislocazione a sinistra senza


concordanza grammaticale tra tema e clitico che lo riprende

dislocazione a destra = elemento preannunciato da un clitico, con rema prima del


tema ("lo vuoi, un cioccolatino?"); poco usata scrivendo

frase scissa = distribuzione dell'informazione su due unit ("sei tu che non vuoi", "non
che mi presteresti la penna?"); francesismo

"c'" presentativo = il rema si porta all'inizio e gli si costruisce intorno una frase
principale ("c' un tale che bussa alla porta")

tempi verbali = imprevedibilit e oscillazione dei fenomeni, che comportano una


redistribuzione dei significati e delle funzioni

presente = coincidenza tra momento dell'enunciazione e momento dell'accadimento,


presente storico, futuro certo o imminente

trapassato remoto = solo in testi molto accurati, a causa dell'alto grado di formalit

passato prossimo e passato remoto = grande espansione del primo, leggermente


marcato in diatopia e diafasia, rispetto al secondo; passato prossimo anche con valore
di futuro interiore; passato remoto in riferimento a eventi lontani in contesti formali

imperfetto = azione iniziata nel passato e continuata e ripetuta; indica che l'azione
sullo sfondo rispetto all'evento principale; anche nel periodo ipotetico, in usi
controfattuali (v. "imperfetto ludico"), in usi attenuativi ("imperfetto di cortesia")

futuro = spesso sostituito dal presente indicativo con l'introduzione di una marca
temporale lessicale anzich morfologica; futuro epistemico (esprime un'inferenza
legata al presente o al passato) e futuro deontico (obblighi, necessit, concessioni
sancite per legge)

modi verbali = i puristi si preoccupano di un eventuale impoverimento della lingua,


che riduce le proprie potenzialit espressive
congiuntivo = sostituito dall'indicativo in dipendenza da verbi di opinione e in caso di
eventi percepiti come reali (la subordinata trattata come una coordinata; pi al
Centro-Sud, in testi informali, nel parlato e presso parlanti incolti); parlanti incolti
tendono alla regolarizzazione di forme irregolari e a irregolarit nelle reggenze
(indicativo in luogo del congiuntivo)

condizionale = pi vitale del congiuntivo ma sostituito dall'imperfetto indicativo in


alcune forme complesse; si arricchisce di particolari funzioni (citazione, attenuazione
nelle richieste; standardizzate almeno nel parlato)

infinito = in espansione nelle istruzioni, nelle costruzioni in cui si porta a tema l'azione
("piacere mi piace, ma..."), nel foreigner talk

altre tendenze = forme passive normalmente trasformate in attive con soggetto


impersonale e ausiliare essere/venire/andare; nell'italiano neostandard molto curata
l'espressione delle modalit e dell'aspetto verbale (v. aumento delle perifrasi), meno
tempi/modi/diatesi; stare + gerundio con aspetto progressivo sul modello inglese,
stare + a + infinito con aspetto durativo, modalit epistemica e deontica

usi del "che" = congiunzione passe-partout (ridistribuzione del carico funzionale


complessivo con la riduzione del numero delle congiunzioni); introduce relative
temporali, causali, finali, consecutive, pseudo-relative ("la vedo che corre"),
costruzioni enfatiche, interrogative vivaci; il "che polivalente" nasce nell'italiano
popolare duecentesco e sta attualmente risalendo verso lo standard

pronomi = processi di semplificazione e regolarizzazione; lui/lei/loro sostituiscono


egli/ella/essi (connotati in diafasia e diamesia); nuovo sistema a due forme le/gli per il
dativo, con prospettiva di ulteriore conguaglio della prima forma sulla seconda; uso
pleonastico del "ne"; perdita di "codesto"; nel parlato "ci" soppiantato da
"questo/quello"; "il/la quale" solo nei testi scritti pi formali

congiunzioni = le frequenti semplificazioni portano le congiunzioni pi usate ad


assumere funzioni molteplici

LITALIANO ATTRAVERSO LE REGIONI: LA VARIAZIONE DIATOPICA

introduzione

l'italiano regionale comprende le variet diatopiche della lingua italiana e nasce


dall'incontro tra lingua nazionale e dialetti nei secoli XV-XVI (il policentrismo politico e
culturale non favorisce l'adozione passiva del modello toscano); la duratura
dialettofonia totale condiziona l'apprendimento dell'italiano determinando la
formazione di interlingue d'apprendimento; l'unificazione linguistica risente del
sostrato dialettale

geosinonimi = sinonimi a distribuzione geografica complementare, la cui forza


espansiva dipende dalla storia del referente e dal prestigio del centro irradiatore

la variazione diatopica tende a ridursi per un evidente processo di standardizzazione


degli usi linguistici

labili confini tra le famiglie dialettali; manca un accordo tra i linguisti su quali siano i
requisiti minimi perch si possa parlare di una variet regionale

alcuni tratti hanno un'estensione maggiore in italiano (lo scempiamento delle


geminate si estende indipendentemente dal sostrato dialettale grazie alla forza
irraggiatrice di Roma), altri maggiore in dialetto (i parlanti percepiscono alcuni esiti
come dialettali); alcuni tratti dell'italiano regionale sono innovativi anche rispetto ai
dialetti di sostrato (e.g. affricata iniziale sorda nei dialetti veneti, sonora nell'italiano
veneto)

opportuno non fare distinzioni classificatorie troppo analitiche; tre maggiori variet
regionali

settentrionale = piemontese, ligure, lombarda, veneto-friulana, emiliano-romagnola

centrale = toscana e mediana (Firenze e Roma, centri irradiatori, sono una di diritto e
una di fatto i luoghi della lingua-modello)

meridionale = campana, pugliese, siciliana; scarso prestigio e limitata diffusione della


variet sarda

l'importanza di una variet di italiano legata al prestigio di cui gode, dunque si crea
un quadro molto variegato

la variet pi accettata quella settentrionale di tipo milanese, considerata


maggiormente vicina a un ipotetico italiano standard

la variet toscana di base fiorentina molto apprezzata solo in Toscana, mentre


altrove ha un prestigio residuale dovuto allo stereotipo scolastico

la variet romana ha grande prestigio dal ventennio fascista al neorealismo, mentre


oggi in TV avviene un uso macchiettistico dell"italiano di Roma"

la variet meridionale la meno prestigiosa a causa del pregiudizio anti-meridionale


(considerazione negativa diffusa anche tra i meridionali)

scala ideale di marcatezza diatopica discendente dell'italiano = intonazione, fonologia,


sintassi e fraseologia, lessico, morfologia (interviene l'autocensura)

settentrionale
caratteristiche fonetiche principali

soprattutto in Piemonte la /a/ tonica in sillaba libera e in fine di parola tende a


velarizzarsi

/n/ intervocalica si realizza come nasale velare non solo davanti a consonante velare
come in toscano, ma anche prima di parola con dittongo ascendente

manca opposizione fonematica tra e/o aperta e chiusa; si verificano inversioni rispetto
all'italiano normativo

scempiamento delle geminate e assenza quasi totale del raddoppiamento


fonosintattico

sono sempre sonore la /s/ intervocalica e l'affricata dentale in posizione iniziale

caratteristiche fonetiche recessive o comunque poco frequenti

le affricate dentali in posizione interna tendono a passare a fricative

la nasale e la laterale palatali tendono a depalatalizzarsi e a passare alle dentali


corrispondenti seguite da jod, come la sibilante palatale

alcuni tratti della morfosintassi

uso sistematico del passato prossimo al posto del passato remoto

non si usa l'articolo determinativo davanti ai pronomi possessivi quando ci si riferisce


a nomi di parentela

articolo determinativo davanti a nomi di persona femminili e spesso anche maschili

negazione ricalcata sul dialetto; "pi" + "solo/soltanto" con valore temporale in


piemontese; "che" dopo congiunzioni modali e temporali

aspetti verbali con realizzazioni diverse dallo standard ("sono dietro a mangiare", "non
stare a perder tempo", "fa che chiudere", "non pensarci su")

pronome personale oggetto me/te usato anche come soggetto (tratto ormai recessivo)
= "ci penso me"

toscano
la parlata locale si chiama vernacolo e non dialetto perch una variante rustica
dell'italiano, non un codice differente; prestigio in diminuzione

caratteristiche fonetiche principali

vocalismo tonico a sette vocali, in cui sono fonemi le semichiuse e semiaperte,


anteriori e posteriori

opposizione fonematica tra sibilante sorda e sonora (['fu:so] per filare, ['fu:zo] voce del
verbo "fondere")

affricata dentale realizzata nelle due varianti sorda e sonora (che tende a
generalizzarsi perch percepita come pi elegante e moderna)

gorgia (pronuncia aspirata delle occlusive sorde intervocaliche); solo l'aspirazione di


/k/ diffusa in tutta la Toscana

inserimento di i- prostetica davanti a parole che iniziano con /s/ complicata (s +


consonante); epentesi ed epitesi per semplificare

pronuncia fricativa delle affricate palatali e pronuncia affricata della fricativa dentale
dopo n/r/l

caratteristiche morfosintattiche principali

sistema dei dimostrativi a tre termini = questo/quello/codesto (oggetto vicino


all'ascoltatore; presente in italiano solo nell'uso burocratico)

pronomi personali oggetto me/te usati anche come soggetto ("lo dici te")

"noi si" + verbo alla terza persona singolare in luogo della prima persona plurale ("noi
si va")

forme nella coniugazione verbale censurate dall'italiano standard (dasti, stassi, dicano,
dichino...)

mediana

variet di italiano parlata nell'Italia centrale ad esclusione della Toscana (Lazio,


Umbria, Marche; centro principale Roma)

diffusione attiva e passiva della variet romana di italiano regionale dovuta alla storia
di Roma, al suo prestigio di capitale, al fascismo, al secondo dopoguerra; forza
espansiva che copre l'intera area mediana ed estende la connotazione di prestigio nel
resto della penisola

caratteri fonetici specifici dell'area mediana e comuni sia alla variet mediana che a
quella toscana
pronuncia scempia della vibrante geminata; palatalizzazione della sibilante davanti a
nasali e occlusive; pronuncia sorda dell'affricata dentale

vocalismo tonico a sette vocali, con distribuzione di e/o aperta/chiusa spesso diversa
dal toscano

vocale epitetica in parole che terminano in consonante

pronuncia fricativa delle affricate palatali; pronuncia affricata della sibilante dopo n/l/r

caratteri fonetici comuni alla variet mediana e a quella meridionale

allungamento delle consonanti [b] e [d3] in posizione intervocalica; rafforzamento


fonosintattico della consonante iniziale

realizzazione sempre sorda della sibilante in posizione intervocalica

apocope dei nomi personali usati come appellativi nel registro familiare e colloquiale

caratteristiche morfosintattiche principali

tratto tipico dell'italiano regionale di base romana il suffisso -aro < -ARIUM, donde
varianti diatopiche e tipi lessicali autonomi

"che" enfatico nelle frasi interrogative (ora connotato come diastraticamente basso
anche nella parlata romanesca)

"a" in luogo di "in" nei complementi di stato in luogo; uso di "da" dopo il verbo
"dovere"

fenomeni comuni all'italiano centro-meridionale

collocazione dell'aggettivo possessivo dopo il nome a cui si riferisce

aggettivi possessivi "mia/tua/sua" concordati con sostantivi maschili plurali

"oggetto preposizionale" = aggiunta di una preposizione al complemento oggetto


dopo un verbo transitivo ("ho chiamato a te")

costrutti particolari per rendere l'aspetto durativo del verbo ("sto ancora a scrivere")

"perch" nelle interrogative sostituito da "che" + verbo + "a fare"


meridionale

centri egemoni sono Napoli sul versante tirrenico e Bari sul versante adriatico;
comprende la sottovariet meridionale estrema

caratteristiche fonetiche specifiche dell'italiano regionale meridionale

frequente passaggio delle vocali atone [e] e [o] soprattutto finali a vocale indistinta
schwa

realizzaione dei dittonghi ascendenti [je] e [wo] come se fossero ['ie] e ['uo]

inserimento della semivocale [j] dopo consonanti palatali; palatalizzazione di [a] tonica
in sillaba libera sul versante adriatico

realizzazione sonora delle affricate sorde [ts] e [tS] soprattutto dopo [l] o [n] e delle
occlusive sorde dopo nasale

palatalizzazione delle sibilanti davanti a consonante

realizzazione mediante consonante retroflessa dei gruppi [tr], [dr], [str] (tipico di
Sicilia-Calabria-Salento, area meridionale estrema)

realizzazione lunga della vibrante iniziale; realizzazione aspirata delle occlusive sorde
lunghe o precedute da nasale

caratteristiche morfosintattiche principali

impiego transitivo di molti verbi intransitivi (prevalentemente verbi di moto; funzione


causativa?)

uso del participio passato in dipendenza da verba voluntatis ("vorrei spiegata meglio
la lezione")

imperfetto congiuntivo in luogo del presente ("mi facesse il piacere!")

uso del congiuntivo e del condizionale nel periodo ipotetico diverso da quello standard

preposizione "senza" come avverbio di negazione; uso del Voi come pronome di
cortesia

sardo

variet minore con caratteristiche peculiari che la differenziano da tutte e tre le


variet maggiori
fonetica = allungamenti consonantici di occlusive sorde dopo vocale tonica, occlusive
sonore e [z] quando sono iniziali di sillaba tonica, affricate palatali dopo vocale tonica,
vibrante in posizione iniziale, fricative labiodentali intervocaliche

morfosintassi = verbi in posizione finale, soprattutto nelle frasi interrogative; gerundio


con "essere" (non "stare") per esprimere aspetto durativo; infinito sostituito dal
gerundio quando ha valore di participio presente; "stare" + gerundio = struttura del
present continuous

nel lessico si registrano prestiti di necessit alla lingua italiana e calchi dal dialetto