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CAPITOLO 1

variabili della lingua


• diacronica: legata al tempo
• diatopica: legata allo spazio (il latino non era un blocco linguistico uniforme, lingua di sostrato =
lingua preesistente al latino)
• diafasica: legata al registro linguistico (situazione in cui si usa)
• diastratica: legata alla condizione sociale e al livello culturale
• diamesica: legata alla modalità di trasmissione (la grammatica, la sintassi e il lessico sono stati
condizionati dalle differenze tra lo scritto e il parlato)

latino parlato
forme tipiche del latino parlato = volgarismi
dove: iscrizioni murarie graffite/dipinte, glossari, testimonianze di scriventi popolari, opere di autori che
tentano di riprodurre il volgare, letteratura d’ispirazione cristiana, trattati tecnici (autori si preoccupano di
dominare la materia più che la lingua e lo stile), opere di grammatici e insegnanti di latino
[APPENDIX PROBI: maestro di scuola del III sec. d.C.; lista di parole divisa in due serie: nella prima la
norma del latino scritto, nella seconda la forma errata. La parola italiana è più vicina alla forma errata!*]
latino volgare: latino parlato in ogni tempo, in ogni luogo, in ogni circostanza e da ogni gruppo sociale della
latinità. Da esso nascono le varie lingue d’Europa.
Perché il latino volgare si è affermato sul latino classico?
1. Perdita di potere dell’aristocrazia (conseguente all’instaurazione dell’impero): decadde anche il ceto
che lo utilizzava (intellettuali)
2. Diffusione del Cristianesimo: la lingua delle prime comunità cristiane era il greco (quindi in latino:
molti grecismi), i Vangeli vennero tradotti in un linguaggio più vicino ai ceti bassi
3. Invasioni barbariche (dal IV sec. d.C.): il latino classico si è comunque mantenuto grazie ai monasteri
medievali (trascrizioni)
processo di trasformazione dal latino ai vari volgari si concluse nell’VIII secolo d.C.

parole popolari e parole dotte


le trasformazioni fonetiche hanno interessato solo le parole di tradizione popolare (parole popolari), non dotta
(latinismi, cultismi)*. Le parole dotte sono entrate nell’uso comune (es. aureo)
allotropi: due forme derivate dalla stessa parola latina

CAPITOLO 2

foni: suoni articolati di una qualsiasi lingua


fonema: più piccola unità di suono dotata di valore distintivo

vocali: sempre sonore


i e ɛ a ɔ o u
(anteriori/palatali) (centrale) (posteriori/velari)
i/u: atone seguite o precedute da un’altra vocale sono semivocali
dittonghi: due vocali che formano un’unica sillaba, possono essere ascendenti (j/w+V) oppure discendenti
(V+j/w)
trittonghi: j/wVsemivocale; jwV; wjV
iato: quando due vocali si pronunciano separatamente e appartengono a due sillabe diverse

consonanti (vedi schema pag. 40)


• modo di articolazione: occlusive, costrittive (/fricative/spiranti), affricate (occlusiva + costrittiva)
• luogo di articolazione: labiali, dentali, palatali, velari, labiodentali, alveolari ([s], [z], [l], [r]), palatali
• tratto della sonorità o sordità
• denominazioni abbreviate: [s] sibilante, [r] vibrante, [l] laterale
CAPITOLO 3: mutamenti fonetici

latino: aveva 10 vocali, caratterizzate dalla quantità della pronuncia, la quantità vocalica aveva valore
distintivo. Da un certo momento in avanti, vocali lunghe = pronunciate chiuse, vocali brevi = pronunciate
aperte (quantità > qualità): nell’italiano rimane attiva la differenza chiuse/aperte
vocalismo tonico latino volgare:
ī > i ĭ/ē > e ě > ɛ ă/ā > a ŏ > ɔ ō/ŭ > o ū > u
vocalismo tonico italiano:
ī > i ĭ/ē > e ě > ɛ/jɛ ă/ā > a ŏ > ɔ/wɔ ō/ŭ > o ū > u (dittongamento toscano: sillaba libera)
vocalismo atono del latino volgare e dell’italiano:
ī > i ĭ/ē/ě > e ă/ā > a ŏ/ō/ŭ > o ū > u

FENOMENI DEL VOCALISMO

• monottongamento di AU, AE, OE: dittonghi pronunciati come un’unica vocale, che essendo stata
lunga, ha timbro chiuso (ma non sempre)
AU > ō (chiusa) solamente in poche parole: CAUDA > coda, FAUCEM > foce
> [ɔ] (aperta) nel resto dei casi: AURUM > òro, CAUSA > còsa
AE > ē (chiusa, ma pronunciata da subito aperta, infatti nel passaggio in italiano subisce lo stesso
trattamento di ě: dittongamento toscano): LAETUM > lièto
OE > [e] (chiusa): POENA > pena

• dittongamento toscano: tipico del fiorentino e della Toscana; sillaba aperta


[ɛ] (< ě/ae) > [jɛ] : PEDEM > piede
[ɔ] (< ŏ) > [wɔ] : BONUM > buono
NB: il fenomeno non si produce:
1. nelle parole dotte (decimo)
2. non in tutte le parole proparossitone (pecora)
3. in tre parole parossitone: bene, nove, lei parole sempre accomapgnate da altre parole
NELL’ITALIANO ATTUALE: il fenomeno non compare nelle parole in cui:
1. CR[ɛ]/[ɔ]
2. suono palatale + [wɔ]
3. forme poetiche influenzate dalla scuola siciliana
dittongo mobile: in alcune coniugazioni di verbi con ě/ŏ nella radice si alternano forme con dittongo e
altre senza dittongo. Il dittongamento si ha nelle forme rizotoniche e non su quelle rizoatone: DŎLES
> duole – DŎLEBAT > doleva
questo fenomeno si verifica anche in parole diverse ma corradicali (piede – pedata)
in molti verbi questa regola si è persa: hanno eliminato/aggiunto il dittongo in tutta la coniugazione
per analogia

• anafonesi: innalzamento di suono in posizione tonica di [e], [o]


[e] (< ē/ĭ) > i / _ [ʎ]/[ɲ] FAMILIA > fameglia > famiglia
[e] (< ē/ĭ)/[o] (< ō/ŭ) > [i]/[u] / _ n[k]/[g] (non la sequenza -onk) LINGUAM > lengua > lingua

• chiusura delle vocali toniche in iato: fenomeno che riguarda [ɛ], [e], [ɔ], [o] toniche; queste vocali
tendono a chiudersi sempre di più progressivamente
[ɛ], [e] / [ɔ], [o]/ _ V (non [i]) > [i] / [u] DĚUM > dieo > déo > dio

• chiusura della [e] protonica in i (< ě/ē/ĭ, vocalismo atono): il processo non è stato né uniforme né
generale, in alcune parole il passaggio è avvenuto prima che in altre. In alcune parole si verificò
questo mutamento, ma la i venne poi ripristinata in e per un processo di rilatinizzazione
(DELICATUM > dilicato > delicato)
DĚCĚMBREM > dicembre
NB: il fenomeno non si produce:
1. nelle parole dotte (memoria)
2. per influsso di altre con stessa radice (in cui non avviene): FIDELEM > (in teoria) fedele >
fidele, (in pratica, per influsso della parola base fede) > fedele
3. per analogia in alcune coniugazioni verbali

protonia sintattica [e] (< ē/ĭ): il fenomeno è stato invece generale nei monosillabi, nei quali
sintatticamente la [e] si trova in una condizione di protonia, perché queste parole non si utilizzavano
mai da sole, ma sempre accompagnate; questo tipo di protonia è quello che riguarda una chiusura
vocalica all’interno di frase. DE > de > di, ME > me > mi

• chiusura della [o] protonica in u (< ō/ŏ/ŭ, vocalismo atono): questo fenomeno spiega l’alternanza
vocalica di o/u in alcune coniugazioni verbali (odo/udiamo), dove risulta protonica vi è chiusura. Non
è un fenomeno sistematico, ancora meno del fenomeno precedente.

• Chiusura della [e] postonica in i (< solo da ĭ, non da ě; potrebbe derivare anche da ē, ma se fosse
nella penultima sillaba per la legge della penultima sarebbe tonica!): non appartiene mai alla sillaba
finale di una parola. Non è un fenomeno sistematico, ma solamente una tendenza. FACILEM > facele
> facile

• Passaggio da ar intertonico e protonico a er: fenomeno del fiorentino antico e si è indebolito nel
corso del tempo, si è verificato nelle parole:
1. uscita -erìa (frutteria)
2. suffisso -erello (acquerello)
3. suffisso -ereccio (festereccio)
4. forme del futuro e del condizionale dei verbi della I coniugazione (canterò/canterei)

• labializzazione della vocale protonica:


[e], [i] > [o], [u] / _ [p], [b], [f], [v] DEBERE > devere > dovere

FENOMENI DEL CONSONANTISMO


Consonanti che si mantengono inalterate: D, M, N, L, R, F

✗ assimilazione consonantica: in un nesso di due consonanti difficili da pronunciare una assimila a sé


l’altra, può essere regressiva (il fiorentino aveva solo questa, quindi anche l’italiano) o progressiva
(era presente negli altri dialetti d’italia)

✗ caduta di consonanti finali (-M, -T, -S):


-M, -T: caddero molto presto (rispettivamente: qualche secolo prima di Cristo e subito dopo Cristo)
-S: nei monosillabi: si è palatalizzata in i (NOS > noi) oppure si è assimilata alla consonante della
parola successiva (raddoppiamento fonosintattico: TRES CAPRAS > [trek’kapre]); nei polisillabi:
prima di cadere ha palatalizzato la vocale precendente (a > e)

✗ palatalizzazione dell’occlusiva velare ([g], [k]): in origine la vocale che seguiva queste occlusive non
incideva nella loro pronuncia, nel latino tardo invece:
[k], [g] > [tʃ], [dʒ] / _ e, i sia in posizione iniziale, sia all’interno di parola, inoltre la [g]:
[g] > a. intensificata (LEGIT > legge) b. dileguata (SAGITTAM > saetta)

✗ iod iniziale e interno [j]


[j] > [dʒ] / in posizione iniziale (IACERE > giacere)
[j] > [ddʒ] / in posizione interna (PEIOREM > peggiore)

✗ labiovelari [kw], [gw]: vi sono le labiovelari primarie (esistenti già in latino) e quelle secondarie
(prodotte dal passaggio lat > ita).
[gw] > tutti i contesti: conservata, non esiste in posizione iniziale, possibile sonorizzazione di [kw]
[kw] (secondaria) > tutti i contesti: conservata (quello, qui)
[kw] (primaria) > / _ A posizione iniziale: conservata (QUATTUOR > quattro)
posizione intervocalica: conservata + rafforzamento [k] (AQUA > acqua)
/ _ V tutti i contesti > [k]

✗ spirantizzazione della labiale sonora intervocalica [b]: fenomeno che ha origine molto antiche,
passando da uno stadio intermedio presente in altre lingue romanze. È un progressivo indebolimento
della consonante originaria. È presente nel’imperfetto dei verbi della II e III coniugazione (VIDEBAT
> vedeva): di fianco a queste vi è un’altra forma (videa) in cui la [v] si è dileguata.
[b] > [β] > [v] FABULA > favola

✗ sonorizzazione delle consonanti [p], [t], [k], [f]: processo di indebolimento articolatorio per il quale
una consonante sorda si trasforma in una sonora. I dialetti del settentrione hanno questo fenomeno,
mentre quelli del meridione no, la Toscana si colloca in mezzo a queste due forme: vi sono zone in cui
il fenomeno è generale e altre in cui non si produce (sonorizzazione di [k]: metà degli esempi, di [p] e
[t] poco meno della metà) perché in Toscana il fenomeno non è generale? Diverse teorie, quella più
probabile: favorirono il fenomeno i commercianti che dal settentrione si spostarono in Toscana e lì
questa pronuncia fu sentita più elegante.
[p], [t], [k](seguita da a, o, u) > [b], [d], [g] / V_V
[f] > [v] questo suono in posizione intervocalica non esisteva in latino, lo riscontriamo nei prestiti dal
greco

✗ nessi di consonante + iod C[j]: la trasformazione più ricorrente è il raddoppiamento della


consonante. È un fenomeno molto antico
✗ PJ, BJ > raddoppiamento SAPIAT > sappia
✗ KJ, GJ+ > tʃj, dʒj (affricata palatale) > ttʃj, ddʒj (raddoppiamento) > ttʃ, ddʒ (dileguo di [j])
FACIO > faccio
✗ TJ > 1. [ts] /C_V, [tts] /V_V (affricata dentale sorda) VITIUM > vezzo
2. [ʒ], ma non esistendo in italiano divenne [dʒ] (affricata palatale sonora) RATIONEM >
ragione
3. in alcune parole ha avuto i due continuatori (PALATIU > palagio/palazzo)
DJ > 1. [dz] /C_V, [ddz] /V_V (affricata alveolare sonora) MEDIUM > mezzo
2. [ddʒ] (affricata palatale sonora intensa) HODIE > oggi
3. in alcune parole ha avuto i due continuatori RADIUM > razzo/raggio
✗ MJ > [mmj] SIMIA > scimmia
NJ> [nnj] > [ɲɲ] (nasale palatale intensa) VINEA > vigna
✗ LJ > [llj] > [ʎʎ] (laterale palatale intenza FILIA > figlia
✗ - RJ - > a. Toscana: [j] AREA > aia
b. altri dialetti italiani: [r] caso particolare di CALAMARIUM
✗ - SJ - > a. [ʃ], ma non esistendo in italiano > [tʃ] BASIUM > bacio
b. [ʒ], ma non esistendo in italiano > [dʒ] OCCASIONEM > cagione
questa sonora si spiega nel contesto della sonorizzazione delle consonanti intervocaliche!

✗ nessi di consonante + l C[l]


C[l] > C[j] se all’inizio di parola o dopo consonante
C[l] > CC[j] in posizione intervocalica
NB: il fenomeno ha esiti diversi:
1. - GL - /V_V > GJ > GGJ, ma nel fiorentino della campagna il suono [ʎʎ] veniva pronunciato
[ggj] (al posto di figlio, figghio), quindi Firenze censurò queste forme (dal primo Cinquecento)
ed ripristinò la pronuncia [ʎʎ]; la estese però anche a parole per cui [ggj] era la normale
evoluzione del nesso GL (ipercorrettismo)
2. SL > nesso che non esisteva nel latino classico
in posizione iniziale: solo per prestiti da germanico o slavo
in posizione interna: SUL > SL (sincope) > SKL ([k] epentetica) > SKJ
SLAVUM > *SKLAVU > schiavo
3. TL > nesso che non esisteva nel latino classico
in posizione interna: TUL > TL > confuso con il nesso KL > KJ
VETULUM > *VETLU (=VECLU) > vecchio

fenomeni generali

Inizio parola Interno parola Fine parola


AGGIUNTA prostesi epentesi epitesi
per iscritto Genova Minosse
CADUTA aferesi sincope apocope
stanotte (univerbazione) caldo (< calidum) bontà (< bontade,
aplologia: bontade de)

discrezione dell’articolo (aferesi): sillaba iniziale di una parola interpretata come articolo ed eliminata dalla
parola stessa. lasagna > la sagna
concrezione dell’articolo: articolo interpretato come parte del nome. l’astrico > lastrico
raddoppiamento fotosintattico: rientra nella fonetica sintattica, è un’assimilazione regressiva all’interno della
frase. Sono pronunciate unite una parola ternimante per consonante e unasuccessiva iniziante per consonante.
È un fenomeno tipi co dell’Italia centromeridionale. Succede in questi contesti:
1. dopo i monosillabi forti (dotati di accento): es. a, che, me, qua, tre
2. dopo le parole tronche: es. virtù
3. dopo quattro monosillabi piani: come, dove, sopra, qualche

CAPITOLO 4: mutamenti morfologici

numero: singolare/plurale, rimasto invariato


genere: maschile/femminile/neutro. Neutro: per gli elementi inanimati, ma il genere di molte parole era
incerto (alcune usate sia con l’uscita del maschile sia con quella del neutro, altre al singolare uscita del
maschile e al plurale del maschile e del neutro). In italiano le parole neutre vennero assimilate a quelle
maschili (i termini neutri avevano un’uscita che si confondeva con quella maschile); in italiano alcune parole
maschili singolari in -o hanno due plurali: - i/-a (fondamenti/fondamenta): un’uscita regolare maschile e
un’altra relitto del neutro latino
casi: in latino le funzioni logiche erano definite dai casi, ma si iniziò a confondere nominativo/vocativo +
alcuni complementi furono espressi anche dalla preposizione = i costrutti con preposizione sostituirono
gradualmente i casi semplici. Nel latino tardo il dativo venne sostituito da ad+accusativo = accusativo come
caso tuttofare
declinazioni: i sostantivi della IV declinazione confluirono nella II; quelli di V declinazione nella I (per la
scarsità di parole che contenevano)
metaplasmo di genere/di numero: quando un nome cambia genere e/o numero
1. plurali neutri – a > femminili singolari pecora
2. nomi di alberi della II femminili > maschili
3. acus (IV declinazione, femminile) > ago (maschile)

derivazione dei nomi italiani dall’accusativo

singolare:
Declinazione Può derivare da
I Nom, acc, voc, abl Non consente di stabilirlo
II Nom, acc, abl Non consente di stabilirlo
III masch/femm: acc, abl Non dal nom (salus)
neutro: accusativo non dall’abl (flumine)

NB eccezioni: 1. loro < ILLORUM, coloro < ECCUM ILLORUM


2. Firenze < Florentiae
3. uomo, moglie, re, sarto; ladro, drago, fiasco

plurale:
Uscita italiano (sing/plur) Derivano dal latino
Maschili: -o/ -i Nom plur II declinazione
Femminili: -a/ -e Acc plur I declinazione
masch/femm: -e/ -i Acc plur III declinazione

formazione degli articoli: vi fu una forma intermedia chiamata articoloide (gli articoli determinativi
venivano usati alcune volte come articoli, ma non lo erano propriamente; esempi in Plauto e Cicerone) di cui
gli esempi più importanti si trovano in una versione del Vecchio e Nuovo Testamento l’Itala: venne tradotta
dal greco, che possedeva gli articoli, e per restarne il più fedele possibile si utilizzò talvolta ille per tradurre
l’articolo determinativo greco. Divenne sempre più frequente l’uso e progressivamente divenne un vero e
proprio articolo.
• UNUM > uno
• (IL)LU(M) > lo : inizialmente esisteva solo questo, poi: C _ > lo / V _ > l, si creò una vocale
d’appoggio (in Toscana il/el (che per protonia sintattica > il)
norma di Gröber: lo a inizio frase e dopo consonante, il dopo vocale
(IL)LI > li : /_ V > lj > gli
(IL)LA(M) > la

formazione dei pronomi personali


ego > *eo > è > é > io illam > ella illorum > loro
mē > me illas > elle se (acc/abl) > se
tū > tu ipsum > esso (ec)ce hic > ci
tē > te ipsam > essa (i)bi > vi
nos > noi ipsi > essi (i)nde > *n(d)e > ne
vos > voi ipsas > esse
illi > elli > egli *illaei > lei

formazione di aggettivi e pronomi possessivi


meum > mio / nostrum > nostro

formazione di aggettivi e pronomi dimostrativi


(ec)cu(m) istum > questo
(ec)cu(m) illum > quello
(ec)cu(m) tibi istum > cote(v)esto > cotesto > codesto
(i)st(um) ipsum > stesso (unione di due dimostrativi
*metip(sis)simum > *metipsimum (-met: suffisso rafforzativo)

formazione de pronomi relativi


qualem > quale (tipo variabile)
quid > che (kw > k, raddoppiamento fonosintattico prodotto dalla -d)

formazione di aggettivi e pronomi indefiniti


aliquem unum > *al(i)cunum > alcuno
certum > certo
talem > tale
alt(e)rum > altro
omnem (acc) > onne > onni (chiusura in iato davanti a V) > NJ > ogni
tōtum/tōttus > *totto > tutto (incrocio tra le forme: nullus)
il verbo

formazione del presente indicativo


Latino italiano
I singolare -o -o
II singolare - s I/II/III D: palatalizzazione (as, es, ĭs) -i
IV D: caduta (īs)
III singolare - at, -et, -it : caduta -t - a (I), - e (II+III analogia)
I plurale - amus, -emus, -imus - iamo : a Firenze (presa dal congiuntivo
presente latino)
II plurale - atis, -etis, -itis - ate, -ete, -ite
III plurale - ant, -ent, -iunt : caduta -nt - no : estensione analogica (da sono) per non
confondere con III singolare

formazione del passato remoto


deriva dal perfetto latino, che poteva indicare: a) fatto compiuto e concluso nel passato, b) risultato nel
presente di un fatto accaduto nel passato. l’italiano rende questi valori con tre tempi: passato prossimo,
passato remoto, trapassato remoto
Latino italiano
I singolare - a(v)i - ai : caduta - v - intervocalica
II singolare - a(vi)sti - asti : sincope - vi -
III singolare - a(v)it > -aut (caduta - i -) > [ɔ] -ò
I plurale - av(i)mus - ammo : sincope + assimilazione
II plurale - a(vi)sti(s) - aste : sincope
III plurale - a(ve)ru(nt) > -aro - arono : analogia con il presente
DIXI/SCRIPSI: classe dei perfetti sigmatici

formazione dei tempi composti


sconosciuti al latino scritto, ma molto usati in quello parlato: perifrasi con il verbo avere
presente indicativo verbo avere + participio perfetto = passato prossimo (italiano)

formazione del passivo perifrastico


in latino erano presenti sia forme perifrastiche = participio perfetto + verbo essere
in italiano sono sopravvissute solo quelle perifrastiche

formazione del futuro


questa forma poteva creare confusione con altri tempi e modi (es. imperfetto) così vi erano forme
perifrastiche alternative a quelle sintetiche
infinito + presente di habeo = ho da finire = finirò
LAUDARE *AO > lodarò > loderò (ar protonico > er)

formazione del condizionale


infinito + perfetto di habeo (forma latino-volgare: *hebui)
LAUDARE *(H)E(BU)I > lodarei > loderei
nei dialetti dell’Italia meridionale/Sicilia vi è un’altra forma del condizionale: amarà < ama(ve)ra(m)
(piuccheperfetto latino)
scuola siciliana: fora < fu(e)ra(t) (piuccheperfetto verbo essere)
amarìa < amar(e) (hab)e(b)a(m) : ē tonica in siciliano ha dato > i. questa forma proviene dal
provenzale, a cui si ispiravano i poeti siciliani: infinito + imperfetto habeo fortemente ridotto

CAPITOLO 5: mutamenti sintattici

Gli scrittori latini privilegiano la sequenza SOV, ma in realtà non è la posizione delle parole a dar loro valore
sintattico nella frase; nel latino tardo si afferma la sequenza SVO, che rimane poi in italiano
enclisi del pronome atono: alcune forme del pronome personale non hanno un accento proprio, ma si
appoggiano nella pronuncia a un’altra parola; quando si appoggiano al verbo che segue si dice pròclisi
(pronomi proclitici es. mi dìce), se si appoggiano al verbo che precede si dice ènclisi (pronomi enclitici es.
aiùtami)
legge Tobler-Mussafia, enclisi obbligatoria (italiano antico):
a. dopo una pausa, all’inizio del periodo
b. dopo la congiunzione e
c. dopo la congiunzione ma
d. all’inizio di una proposizione principale successiva a una subordinata
l’enclisi obbligatoria ad un certo punto decadde (Boccaccio: già nella sua opera si nota che talvolta non sono
rispettate alcune norme). Oggi rimane solo in formule clistallizzate (dicesi)