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Allora i congiurati, incitatisi a vicenda e tratti i pugnali, trafissero l sul posto coloro che li trattenevano, e si slanciarono di corsa verso l'appartamento degli uomini. 78. Per caso, dentro, in quel momento si trovavano ambedue i Magi e stavano discutendo di ci che aveva fatto Pressaspe. Quando videro gli eunuchi tutti sconvolti e ne udirono le grida, di nuovo balzarono J ambedue in piedi e, resisi conto di ci che avveniva, si disposero alla difesa : uno di essi fece in tempo a staccare il suo arco, l'altro diede di piglio all'asta : allora si venne tra le due parti alle mani. Quello dei due che aveva afferrato l'arco non pot farne uso alcuno, poich i nemici lo stringevano e incalzavano da vicino, ma l'altro, con l'asta, si difendeva validamente e cos fer Aspatine alla coscia e Intafrene a un occhio : quest'ultimo, per il colpo, perdette l'uso dell'occhio, ma non ci rimise la vita. Dunque uno dei Magi fer quelli che ho detto; l'altro, invece, poich l'arco non lo poteva aiutare e c'era una stanza che comunicava con l'appartamento degli uomini, in essa si rifugi, con l'intento di chiuderne le porte. Ma insieme con lui piombarono nella stanza due dei sette congiurati, Dario e Gobria, e avendo Gobria avvinghiato strettamente il Mago, Dario, che gli stava presso, non sapeva cosa fare, dato che erano al buio -, preso dal timore di colpire Gobria; ma questi, vedendo che se ne stava l accanto inerte, gli chiese perch non facesse uso della spada. Dario rispose : Sono preoccupato per te, ho paura di colpirti!; ma Gobria di rimando: Caccia pure la spada anche attraverso ambedue! . Dario, allora, lasciandosi persuadere, cal la spada e fortuna volle che colpisse proprio il Mago. 79. Uccisi i Magi e tagliata loro la testa, i congiurati lasciarono l sul posto quelli di loro che erano feriti, sia
1 Per discutere s'erano adagiati su dei divani, e l'insolito trambusto li fece balzare di nuovo in piedi. 2 Di solito queste stanze non avevano aperture verso l'esterno e venivano illuminate artificialmente.

per la loro invalidit e anche perch custodissero la rocca; gli altri cinque, con le teste dei Magi, corsero fuori, gridando e facendo gran rumore. Chiamavano a raccolta gli altri Persiani, spiegando loro ci che era avvenuto e mostrando le teste recise, mentre nello stesso tempo uccidevano qualunque Mago capitasse loro tra i piedi. I Persiani, informati di ci che avevano fatto i sette congiurati e dell'inganno dei Magi, si tennero autorizzati a fare anch'essi altrettanto e, sguainate le spade, dovunque trovavano un Mago vvo gli davano la morte: se la notte sopraggiunta non li avesse distolti, non ne avrebbero lasciato vivo nemmeno uno. Questo giorno festeggiato in comune dai Persiani pi di tutti gli altri giorni; in esso celebrano una grande festa, che dai Persiani chiamata "Strage dei Magi", durante la quale nessun Mago ha diritto di presentarsi in pubblico e per quel giorno i Magi se ne stanno a casa loro. 80. Quando il tumulto fu sedato e furono trascorsi cinque giorni 1, quelli che si erano ribellati ai Magi deliberarono sulla situazione generale e si tennero dei discorsi, incredibili, forse, per alcuni Greci, ma che tuttavia furono veramente pronunciati. Otane consigliava di introdurre fra i Persiani il governo popolare, adducendo queste ragioni : Io sono del parere che non debba pi uno di noi farsi padrone assoluto, poich non cosa n bella n buona. Voi, infatti, avete visto fino a qual punto arrivata la tracotanza di Cambise e avete sperimentato anche la prepotenza del Mago. E come potrebbe essere un governo ben ordinato il dominio d'un solo, se egli pu fare quello che vuole, senza rendere conto ad alcuno? Poich anche l'uomo migliore del mondo, investito di questa autorit, si trover al difuori del consueto modo di pensare. Per l'abbondanza dei beni che lo circondano, mette radici in lui l'orgoglio, mentre in ogni uomo radicata per natura l'invidia fin dalla prima origine e quando uno possiede questi due vizi, racchiude in
1 Era costume dei Persiani che, dopo la morte d'un re, si sospendesse per cinque giorni l'applicazione delle leggi, in modo da far constatare i disagi provocati dall'assenza di tale freno.

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s ogni perversit: infatti molte ed empie azioni egli compie perch gonfio d'orgoglio, altre perch roso dall'invidia. Eppure, il tiranno almeno dovrebbe esser libero dal- ^ l'invidia, dato che possiede tutti i beni; invece, di fronte ai suoi concittadini dimostra tutto il contrario: in verit, suole invidiare i migliori che ancora restano e sono in vita. Si trova a suo agio con i peggiori fra i cittadini e non c' chi lo superi nell'accogliere le calunnie. La pi assurda delle istituzioni, poich se lo lodi con moderazione, si offende perch non troppo onorato; se gli fai una corte assidua, si adira perch ti ritiene adulatore. Ma il pi grave quello che sto per dire : egli sconvolge le istituzioni patrie, fa violenza alle donne e manda a morte senza regolari giudizi. Invece quando il popolo che detiene il comando, in primo luogo il governo ha il nome pi bello d'ogni altro: uguaglianza di diritti; poi, non commette nessuno di quei soprusi che compie il monarca; le cariche pubbliche si ottengono per sorteggio; il governo soggetto al rendiconto e tutte le decisioni sono prese in comune. Io propongo, quindi, che noi rinunciamo alla monarchia, per dare forza al governo popolare poich nella maggioranza c' la fonte d'ogni diritto . 81. Questa l'opinione che sosteneva Otane. Megabizo, invece, consigliava di affidare gli affari a urToligarchia e parlava in questo modo : Quello che Otane ha detto nell'intento di abolire la monarchia, consideratelo detto pure da me; ma quando egli vi consigliava di deferire il potere al popolo, era ben lontano dall'opinione pi giusta, poich non v' nulla di pi stolto e di pi insolente d'una folla buona a nulla. Tuttavia che gli uomini, per sfuggire alla prepotenza d'un tiranno, debbano cadere nell'insolenz d'un popolo sfrenato non si pu assolutamente tollerarlo : poich se il tiranno fa qualche cosa di male, lo fa a ragione veduta, ma il popolo non ha nemmeno la capacit di conoscere. D'altra parte, come potrebbe averla dal momento che non stato istruito, che non ha mai visto nulla di buono che sia suo e sconvolge gli affari, su cui si getta senza discernimento, simile a un fiume impetuoso? Ordunque al

governo di popolo s'attacchino quelli che desiderano il male dei Persiani; ma noi, scelto un gruppo degli uomini migliori, affidiamo ad essi il potere, poich tra questi saremo pure anche noi ed naturale che le deliberazioni degli uomini migliori siano senza dubbio le migliori . 82. Megabizo, dunque, sosteneva questo parere; terzo, fu Dario a esporre quello che pensava con queste parole : Per conto mio, le ragioni addotte da Megabizo contro il potere popolare sono giuste; non cosi, invece, quello che egli ha detto sull'oligarchia. Poich, delle tre forme di governo che a noi si offrono e che per ipotesi consideriamo tutte nelle condizioni ideali, e cio un governo popolare perfetto, un'ottima oligarchia e un'ottima monarchia, io affermo che quest'ultima di gran lunga la migliore. Nulla, infatti, ci pu apparire migliore del comando di un uomo solo, se questo ottimo; poich, valendosi appunto d'un ottimo consiglio, pu governare il popolo in maniera irreprensibile, e solo cos potranno rimanere segrete al massimo le decisioni che riguardano i nemici. Nell'oligarchia, invece, poich sono molti che fanno sfoggio delle proprie qualit per il comune interesse, sogliono sorgere violente inimicizie private. Infatti, volendo ciascuno primeggiare e far trionfare la propria opinione, si arriva a gravi rivalit vicendevoli : dalle rivalit nascono le sedizioni ; dalle sedizioni le stragi e dalla strage si finisce nel comando d'un solo. Anche in questo si dimostra quanto tale forma di governo sia di tutte la migliore 1. Quando, al contrario, il potere sia in mano al popolo, impossibile che non vi si sviluppi la malvagit e quando la malvagit prende piede nei pubblici affari, non sorgono gi tra malvagi le inimicizie, bens violente amicizie. Poich quelli che rovinano lo Stato, lo fanno cospirando tra loro. E questo avviene finch un uomo, postosi a capo del popolo, non metta fine alle trame di tali individui : per questo, appunto, quest'uomo si attira l'ammirazione del popolo e, ammirato, viene poi proclamato signore assoluto. Cosi, anche in questo caso si dimostra che la monarchia la forma migliore di tutte.
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Perch costituisce un rifugio per le vittime dell'oligarchia.

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E per raccogliere tutto in una sola parola, donde venuta a noi la libert? Chi ce l'ha data? Ci venuta dal popolo, dall'oligarchia o dalla monarchia? Io sono, dunque, del parere che noi, liberati per il merito d'un solo uomo 1, dobbiamo aver cura di tale forma di governo e, anche senza di questo, non dobbiamo abbattere le patrie istituzioni che sono saggiamente stabilite, poich non ne avremmo alcun vantaggio . 83. Tali erano le tre proposte che venivano presentate; gli altri quattro, dei sette, si dichiararono a favore di quest'ultima. Allora, quando il suo parere fu sopraffatto, Otane, quello che desiderava introdurre tra i Persiani l'uguaglianza di diritti, prese in mezzo all'adunata la parola e disse : Miei compagni di lotta, poich ormai evidente che uno di noi deve divenire re, sia che venga eletto per sorteggio, o che noi lasciamo al popolo persiano di designare quello che preferisce, o la designazione avvenga con qualche altro mezzo, io ora non entrer in gara con voi : non voglio comandare, n che mi si comandi. Rinuncio quindi al potere a questa condizione : che nessuno di voi pretenda imporre i suoi ordini, n a me, n a quelli che da me in perpetuo discenderanno . Quando ebbe detto queste parole, gli altri sei si trovarono d'accordo nell'accettare questi patti; egli, quindi, non prese parte alla competizione e si ritir in disparte. Anche ora il casato di Otane, unico fra i Persiani, continua a essere libero e si sottomette solo per quel tanto che esso stesso vuole, senza tuttavia trasgredire le leggi del paese. 84. I sei che restavano si misero a discutere sul modo pi giusto di costituire il re e le sue prerogative. Intanto stabilirono che Otane e i suoi discendenti in perpetuo, se il regno fosse toccato a uno di loro sei, avrebbero avuto, come distinzione particolare, una veste della Media ogni anno e tutti quei doni che per i Persiani costituiscono il massimo onore; la decisione di dargli questo
1 Cio,

speciale attestato era dovuta al fatto che egli era stato il primo a progettare l'impresa e li aveva poi riuniti. Questo, dunque, il privilegio di Otane; per loro tutti, poi, stabilirono quanto segue: chiunque dei sette, a suo piacimento, poteva entrare nella reggia, senza bisogno di farsi annunziare, a meno che il re non si trovasse a dormire con sua moglie, e al re non era permesso prendere moglie d'altra famiglia, che non fosse quella dei congiurati. Per la designazione del re, ecco quello che decisero: allo spuntar del sole, nel sobborgo della citt, quando tutti fossero montati in sella, colui il cui cavallo avesse per primo lanciato un nitrito, quello sarebbe stato re. 85. Dario aveva come scudiero un uomo astuto, che si chiamava Ebare. A lui, quando si sciolse il convegno, Dario parl in questo modo : Ebare, per la scelta del re noi abbiamo deciso di fare cos : colui il cui cavallo sar il primo a nitrire appena spunta il sole e noi saremo montati in sella, avr le prerogative di re. Ordunque, se hai qualche astuzia, mettila in pratica, in modo che questo privilegio tocchi a noi e non l'abbia nessun altro . Ebare gli risponde cos : Se vero, o signore, che da questo dipende che tu sia re o meno, non aver preoccupazione su questo punto e sta' di buon animo, poich nessun altro sar re al posto tuo: ho tali rimedi io.... Replica Dario: Dunque, se hai qualche accorgimento di tal fatta, ora di adoperarlo, e senza indugio, poich la gara per il potere avr luogo domani . Udite queste parole, ecco cosa combina Ebare: non appena fu notte, tra le cavalle ne scelse una, quella che il cavallo di Dario amava pi di tutte e, condottala nel sobborgo, ve la leg. Vi port quindi il cavallo di Dario e gli fece fare molti giri intorno, vicino alla cavalla, tanto da sfinirlo e infine lasci che la montasse. 86. Allo spuntar del giorno, i sei, secondo quanto era convenuto, si presentarono sui loro cavalli. Ma mentre attraversavano il sobborgo, quando furono nelle vicinanze del luogo dove la notte appena passata era legata la cavalla, allora il destriero di Dario, con un balzo spintosi in

Ciro.