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Italiano :

Giovanni Pascoli X agosto

Storia : La I Guerra Mondiale

Latino : Seneca Lettere


a Lucilio :
Lettera IV-
Lettera IX
Filosofia : Arthur Schopenauer

Pedagogia : Sigmund Freud

Metodologia
della ricerca : Levoluzione degli studi
sulluso delle droghe

Ed. Fisica : Il doping

Biologia : Il dolore: origine,


regolazione e terapia

Storia
dellarte : Post Impressionismo
Van Gogh

Letteratura
inglese : Robert Louis Stevenson
The strange case of Dr
Jekyll and Mr Hyde

LETTERATURA ITALIANA

Giovanni Pascoli

La vita

Giovanni Pascoli nacque il 31


dicembre 1855 a San Mauro di Romagna,
da una famiglia della piccola
borghesia rurale, di condizione
abbastanza agiata: il padre,
Ruggiero, era fattore di una tenuta.
Era una tipica famiglia patriarcale,
molto numerosa: Giovanni era il
quarto di ben dieci figli. La vita
sostanzialmente serena di questo nucleo familiare
venne per sconvolta da una tragedia, destinata a
segnare profondamente lesistenza del poeta: il 10
agosto 1867, mentre tornava a casa dal mercato,
Ruggiero fu ucciso a fucilate, probabilmente da un
rivale. La morte del padre cre difficolt
economiche alla famiglia, che dovette lasciare la
tenuta, trasferirsi a San Mauro e in seguito a
Rimini, dove il figlio maggiore Giacomo aveva
trovato lavoro, assumendo il ruolo paterno. Al
primo lutto in un breve giro di anni ne seguirono
altri, in una successione impressionante: nel 1868
morirono la madre e la sorella maggiore, nel 71
il fratello Luigi, nel 76 Giacomo. Giovanni sin
dal 1862 era entrato coi fratelli Giacomo e Luigi
nel collegio degli Scolopi ad Urbino, dove
ricevette una formazione classica. Nel 71, per le
ristrettezze della famiglia, dovette lasciare il
collegio, ma, grazie alla generosit di uno dei
suoi professori, pot proseguire gli studi a
Firenze, sempre presso gli Scolopi, dove termin
il liceo. Nel 73 ottenne una borsa di studio
presso lUniversit di Bologna, dove frequent la
facolt di Lettere. Negli anni universitari
pascoli sub il fascino dellideologia socialista:
partecip a manifestazioni contro il governo, fu
arrestato nel 79 e dovette trascorrere alcuni
mesi in carcere, per venire alla fine assolto.
Lesperienza fu per per lui traumatica e
determin il suo definitivo distacco dalla
politica militante. Ripresi con impegno gli studi,
si laure nel 1882, con una tesi sullantico
lirico greco Alceo. Inizi subito dopo la carriera
di insegnante liceale, prima a Matera, poi dal
1884 a Massa. Qui chiam a vivere con s le due
sorelle, Ida e Mari, ricostituendo cos
idealmente quel nido familiare che i lutti
avevano distrutto. Nel 1887, sempre con le due
sorelle, pass ad insegnare a Livorno, dove rimase
sino al 95. la chiusura gelosa nel nido
familiare e lattaccamento morboso alle sorelle
rivelano la fragilit della struttura psicologica
del poeta, che, fissato ad una condizione
infantile, cerca entro le pareti del nido la
protezione da un mondo esterno, quello degli
adulti, che gli appare minaccioso ed irto di
insidie. A questo si unisce il ricordo ossessivo
dei suoi morti, le cui presenze aleggiano
continuamente nel nido. Non vi sono relazioni
amorose nellesperienza del poeta, che conduce una
vita, come egli stesso confessa, forzatamente
casta. C in lui lo struggente desiderio di un
vero nido, in cui esercitare unautentica
funzione di padre, ma il legame ossessivo con il
nido infantile spezzato gli rende impossibile la
realizzazione del sogno. La vita amorosa ai suoi
occhi ha un fascino torbido, qualcosa di
proibito e di misterioso, da contemplare da
lontano. Egli, nella sua fantasia, non sa
concepire il rapporto con la donna se non nelle
forme morbose della violenza, dello strazio. Le
esigenze affettive del poeta sono, a livello
conscio, interamente soddisfatte dal rapporto
sublimato con le sorelle, che rivestono
unevidente funzione materna. Il sesso e la
procreazione restano esclusi: essi sono qualcosa
che si colloca fuori, da guardare con
turbamento. Si pu capire allora perch il
matrimonio di Ida, nel 1895, fu sentito da Pascoli
come un tradimento e determin in lui una reazione
spropositata, patologica, con vere manifestazioni
depressive. Nel 1895, dopo il matrimonio di Ida,
Pascoli prese in affitto una casa a Castelvecchio
di Barga, nella campagna lucchese. Qui, con la
fedele sorella Mari, trascorreva lunghi periodi,
lontano dalla vita cittadina che detestava e di
cui aveva orrore, a contatto con il mondo della
campagna che ai suoi occhi costituiva un Eden di
serenit e pace. La sua vita era quella appartata
del professore tutto chiuso nella cerchia dei suoi
studi, della sua poesia, degli affetti familiari.
Una vita esteriormente serena, ma in realt
turbata nellintimo da oscure angosce e paure per
la presenza ossessiva della morte. Intanto, nel
1895, Pascoli aveva ottenuto la cattedra di
grammatica greca e latina allUniversit di
Bologna, poi di letteratura latina allUniversit
di Messina, dove insegn sino al 1903. Pass
quindi a Pisa, ed infine dal 1905 subentr al suo
maestro Carducci sulla cattedra di letteratura
italiana a Bologna. Allinizio degli anni Novanta
aveva pubblicato una prima raccolta di liriche,
Myricae, poi negli anni seguenti diverse poesie in
varie e importanti riviste, La Vita Nuova, Il
Marzocco, Il Convito. Myricae si ampliava sempre
pi ad ogni ad ogni nuova edizione. Nel 1897
uscirono i Poemetti, poi arricchiti in successive
ristampe, nel 1903 i Canti di Castelvecchio, nel
1904 i Poemi conviviali. Negli ultimi anni volle
gareggiare con Carducci e DAnnunzio nella
funzione di poeta civile, vate dei destini della
patria e celebratore delle sue glorie, con una
serie di componimenti raccolti in Odi ed inni,
Poemi del Risorgimento, Poemi italici, Canzoni di
re Enzio. Al poeta schivo si affianc cos il
letterato ufficiale, che si assunse il compito di
diffondere ideologie e miti. Oltre che con le sue
poesie Pascoli esplet questo suo compito con una
serie di discorsi pubblici, tra i quali rimasto
famoso La grande proletaria si mossa. Il poeta
per era ormai minato dal male, un cancro allo
stomaco. Si trasfer a Bologna per le cure, ma si
spense poco dopo, il 6 aprile 1912.

La visione del mondo

La formazione di Pascoli fu essenzialmente


positivistica, dato il clima culturale che
dominava negli anni in cui egli comp i suoi studi
liceali e universitari, gli anni Settanta
dellOttocento. Tale matrice ravvisabile
nellossessiva precisione con cui, nei suoi versi,
egli usa la nomenclatura ornitologica e botanica,
e di impianto positivistico sono spesso le fonti
da cui trae le osservazioni sulla vita degli
uccelli, protagonisti di tanti suoi componimenti
poetici. Ma in Pascoli si riflette quella crisi
della scienza che caratterizza la cultura di fine
secolo, segnata dallesaurirsi del positivismo e
dallaffermarsi di tendenze spiritualistiche e
idealistiche. Come per tanti della sua epoca che
vivono la stessa crisi, anche per lui, al di l
dei confini limitati raggiunti dallindagine
scientifica, si apre lignoto, il mistero,
linconoscibile, verso cui lanimasi protende
ansiosa, tesa a captare i messaggi enigmatici che
ne provengono, non traducibili in nessun sistema
logicamente codificato. Gli oggetti materiali
hanno un forte rilievo nella poesia pascoliana: i
particolari fisici, sensibili sono filtrati
attraverso la peculiare visione soggettiva del
poeta, e in tal modo si caricano di valenze
allusive e simboliche, rimandano sempre a qualcosa
che al di l di essi, allignoto di cui sono
come messaggi misteriosi e affascinanti. Anche la
precisione botanica e ornitologica con cui Pascoli
designa fiori, piante, variet di uccelli, pur
avendo le sue radici nel rigore della scienza
positivistica, assume poi ben diverse valenze.
Dare il nome alle cose come scoprirle per la
prima volta, con occhi vergini e stupiti. Il mondo
allora visto attraverso il velo del sogno e
perde ogni consistenza oggettiva; si instaurano
cos legami segreti fra le cose, che solo
abbandonando le convenzioni della visione
positivistica possono essere colti. La conoscenza
del mondo avviene attraverso strumenti
interpretativi non razionali, che trasportano di
colpo, senza seguire tutti i passaggi del
ragionamento logico, nel cuore profondo della
realt.

La poetica

Da questa visione del mondo scaturisce la poetica


pascoliana, che trova la sua formulazione pi
compiuta nellampio saggio Il fanciullino,
pubblicato sul Marzocco nel 1897. Lidea
centrale che il poeta coincide col fanciullo che
sopravvive al fondo di ogni uomo: un fanciullo che
vede tutte le cose come per la prima volta, con
ingenuo stupore e meraviglia. Al pari di Adamo,
anche il poeta fanciullino d il nome alle cose
e, trovandosi come in presenza del mondo
novello, deve usare una novella parola, un
linguaggio che si sottragga ai meccanismi
mortificanti della comunicazione abituale e sappia
andare allintimo delle cose, rendere il sorriso
e la lacrima che c in ognuna di esse. Dietro
questa metafora del fanciullino facile
scorgere una concezione della poesia come
conoscenza aurorale, concezione che ha le radici
ancora nel terreno romantico, ma che Pascoli piega
ormai in direzione decisamente decadente. Grazie
al suo modo alogico di vedere le cose, il poeta-
fanciullo, senza farci scendere ad uno ad uno i
gradini del pensiero, come proprio del
ragionamento logico e del procedimento della
ricerca scientifica, ci fa sprofondare
immediatamente nell abisso della verit.
Latteggiamento irrazionale e intuitivo consente
quindi una conoscenza profonda della realt,
permette di cogliere direttamente lessenza
segreta delle cose, senza mediazioni. Il poeta
appare dunque come un veggente, dotato di una
vista pi acuta di quella degli uomini comuni,
colui che per un arcano privilegio pu spingere lo
sguardo oltre le apparenze sensibili ed esplorare
il mistero. In questo quadro culturale si colloca
altres la concezione della poesia pura: per
Pascoli la poesia non deve avere fini pratici; il
poeta canta solo per cantare, non si propone
obiettivi civili e morali. Il sentimento poetico,
dando voce al fanciullino che in noi, sopisce
gli odi e gli impulsi violenti che sono propri
degli uomini, induce alla bont, allamore, alla
fratellanza; placa quel desiderio di accrescere i
propri possessi che spinge gli uomini a
sopraffarsi a vicenda. Nella poesia pura del
fanciullino per Pascoli quindi implicito un
messaggio sociale che invita allaffratellamento
di tutti gli uomini, al di l delle barriere di
classe che li separano. Questo rifiuto della
lotta tra le classi si trasferisce al livello
dello stile. Pascoli ripudia il principio
aristocratico del classicismo che esige una
rigorosa separazione tra ci che alto e ci che
basso ed accetta solo la prima categoria di
oggetti nel campo selezionatissimo della poesia.
Ricchi di poesia per lui non sono solo gli
argomenti elevati e sublimi, ma anche quelli pi
umili e dimessi. La poesia anche nelle piccole
cose, che hanno un loro sublime particolare, una
dignit non minore di quelle auliche. In tal modo
Pascoli porta alle estreme conseguenze la
rivoluzione romantica, che estendeva il diritto
di cittadinanza a tutti gli elementi della
realt.

Le raccolte poetiche

Nel corso degli anni Novanta Pascoli lavora


contemporaneamente a vari generi poetici: le
poesie nate nello stesso periodo confluiranno poi
in raccolte che usciranno scaglionate nellarco di
almeno quindici anni, in Myricae, nei Poemetti,
nei Canti di Castelvecchio, nei Poemi conviviali,
in Odi ed inni. La distribuzione nelle varie
raccolte obbedisce non tanto allordine
cronologico di composizione, quanto a ragioni
formali, stilistiche e metriche. La poesia di
Pascoli sostanzialmente sincronica: sono
ovviamente riconoscibili arricchimenti e
approfondimenti di temi, mutamenti di soluzioni
stilistiche nel corso del tempo, ma svolte
veramente radicali, che possano legittimamente far
parlare di fasi diverse e distinte, non possono
essere individuate. Pascoli cominci a pubblicare
le sue poesie nel corso degli anni Ottanta, su
riviste o in edizioni per nozze. La prima raccolta
fu Myricae, uscita nel 1891 in edizione fuori
commercio e contenente 22 poesie dedicate alle
nozze di amici. Il volume si ampli gi dalla
seconda edizione del 1892, che conteneva 72
componimenti, ma cominci ad assumere la sua
fisionomia definitiva solo a partire dalla quarta,
del 1897, in cui i testi salivano a 116. Si tratta
in prevalenza di componimenti molto brevi, che
allapparenza si presentano come quadretti di vita
campestre, ritratti con un gusto impressionistico,
con rapide notazioni che colgono un particolare.
Ma in realt i particolari su cui il poeta fissa
la sua attenzione non sono dati oggettivi, ma si
caricano di sensi misteriosi, sembrano alludere ad
una realt ignota e inafferrabile che si colloca
al di l di essi. Spesso le atmosfere che
avvolgono che avvolgono queste realt evocano
lidea della morte; ed uno dei temi pi
insistitamente presenti nella raccolta il
ritorno dei morti familiari, che vengono a
riannodare i legami spezzati dalluccisione del
padre e dai tanti lutti successivi. Gi a partire
da Myricae, quindi, Pascoli delinea quel romanzo
familiare che il nucleo doloroso della sua
visione del reale. Compaiono poi, sin di testi pi
antichi, quelle soluzioni formali che
costituiscono la profonda originalit della poesia
pascoliana. Una fisionomia diversa possiedono i
Poemetti, raccolti una prima volta nel 1897, poi
ripubblicati con aggiunte nel 1900, ed infine,
nella veste definitiva, divisi in due raccolte
distinte, Primi poemetti e Nuovi poemetti. Si
tratta di componimenti pi ampi di quelli di
Myricae; muta anche la struttura metrica: ai versi
brevi subentrano le terzine dantesche. Anche qui,
per, assume rilievo dominante la vita della
campagna. Allinterno delle due raccolte si viene
a delineare un vero e proprio romanzo georgico,
cio la descrizione di una famiglia rurale di
Barga, colta in tutti i momenti caratteristici
della vita contadina. Questa raffigurazione della
vita contadina si carica di scoperti intenti
ideologici: il poeta vuole celebrare la piccola
propriet rurale, presentandola come depositaria
di tutta una serie di valori tradizionali e
autentici. La vita del contadino appare al poeta
come un rifugio rassicurante. Pascoli si sofferma
sugli aspetti pi quotidiani, umili e dimessi di
quel mondo, designando con precisione gli oggetti
e le operazioni del lavoro dei campi, ma anche
questa precisione non ha nulla di naturale, di
documentario: al contrario risponde allintento di
ridare la sua vergine freschezza originaria alla
parola, per esprimere una stupita meraviglia
dinanzi alle cose. Il poeta vuole mettere in
rilievo quanto di poetico insito anche nelle
realt umili, la loro dignit sublime, per cui
le pi consuete attivit quotidiane della vita di
campagna sono da lui trasfigurate in una luce di
epos, mediante il ricorrere di formule tratte
dagli antichi poeti. Al di fuori di questo ciclo
georgico si collocano per numerosi poemetti,
che presentano temi pi inquietanti e torbidi,
come Il vischio, Digitale purpurea, Suor Virginia,
Laquilone, Italy, La vertigine. I Canti di
Castelvecchio si propongono intenzionalmente di
continuare la linea della prima raccolta. Anche
qui ritornano immagini della vita di campagna. I
componimenti si susseguono secondo un disegno
segreto, che allude al succedersi delle stagioni:
ancora una volta limmutabile ciclo naturale si
presenta come un rifugio rassicurante e consolante
dal dolore. Ricorre con frequenza ossessiva,
infatti, il motivo della tragedia familiare e dei
cari morti, che si stringono intorno al poeta a
rinsaldare quel vincolo di sangue e daffetti che
la brutale violenza degli uomini ha spezzato. Vi
anche il rimando continuo del nuovo paesaggio di
Castelvecchio a quello antico dellinfanzia in
Romagna, quasi ad istituire un legame ideale tra
il nuovo nido costruito dal poeta e quello
spazzato via dalla tragedia. Non mancano per
anche in questa raccolta i temi pi inquieti e
morbosi, che danno corpo alle segrete ossessioni
del poeta: il sesso e la morte. Un carattere
apparentemente molto diverso presentano i Poemi
conviviali. Al clima estetizzante rispondono anche
i componimenti pascoliani. Si tratta di poemetti
dedicati a personaggi e fatti del mito e della
storia antichi, dalla Grecia sino alla prima
diffusione del cristianesimo. Anche il linguaggio
raffinatamente estetizzante, e spesso mira a
riprodurre in italiano il clima e il sapore della
poesia classica. Sotto le vesti classiche, in
questi poemetti compaiono tutti i temi consueti
della poesia pascoliana. Il mondo antico non
dunque un mondo di immobile e gelida perfezione,
come pretendeva la tradizione classicistica, ma si
carica delle inquietudini e delle angosce della
sensibilit moderna. Ai Poemi conviviali si
possono accostare i Carmina latini. Si tratta di
trenta poemetti e di settantuno componimenti pi
brevi, scritti da Pascoli per il concorso di
poesia latina di Amsterdam. Non furono raccolti
organicamente dal poeta e videro la luce solo
postumi; sono in genere dedicati agli aspetti pi
marginali della vita romana ed hanno per
protagonisti personaggi umili. Il latino di
Pascoli non una lingua morta, ma una lingua
intimamente rivissuta. Nelle ultime raccolte, Odi
ed inni, Poemi italici, Canzoni di re Enzio, Poemi
del Risorgimento, Pascoli assume le vesti del
poeta ufficiale, celebratore delle glorie
nazionali e inteso a propagandare principi morali
e civili. Insieme alle raccolte poetiche
necessario ricordare lattivit di saggista e di
critico propria di Pascoli: Il sabato e La
ginestra dedicati a Leopardi, Eco di una notte
mitica dedicato a Manzoni. Il Pascoli propriamente
critico quello che si trova nei tre volumi
dedicati a Dante, Minerva oscura, Sotto il velame,
La mirabile visione, in cui viene offerta una
complessa interpretazione allegorica della poesia
dantesca. Accanto agli scritti critici si possono
collocare i lavori scolastici di Pascoli: Sul
limitare, Fior da fiore, Lyra ed Epos.

I temi della poesia pascoliana

Nel suo vissuto, Pascoli incarna esemplarmente


limmagine del piccolo borghese, appagato della
sua mediocrit di vita, chiuso nella sfera
limitata dei suoi affetti, del suo lavoro. Dal
punto di vista letterario, limmagine del poeta
corrisponde perfettamente a quella delluomo. Una
parte quantitativamente cospicua della sua poesia
destinata proprio alla funzione di proporre
quella determinata visione della vita, in nome di
intenti pedagogici, moralistici, sociali. In
questo ambito di poesia ideologica rientra
lesaltazione delle piccole cose quotidiane, la
cui intima dignit anteposta a quella delle
realt pi nobili. A questo filone ideologico
della poesia pascoliana appartiene quindi anche la
predicazione sociale e umanitaria. Da questo
umanitarismo scaturisce una serie di temi
collaterali, ispirati ad un sentimentalismo
patetico, che rimandano alla tematica di certa
letteratura di fine Ottocento. Questa predicazione
si avvale anche di miti, impiegati per il loro
potente valore suggestivo. Col nido si collega
il motivo ossessivamente ricorrente del ritorno
dei morti; anche qui per lossessione privata
assorbita entro lintento predicatorio: la
tragedia familiare trasformata da Pascoli in una
vicenda esemplare, da cui si pu ricavare lidea
del male che regna tra gli uomini. Affrontando in
poesia questi temi Pascoli interpretava la visione
della vita e i sentimenti di gran parte della
popolazione italiana. La prova di questa sintonia
instauratasi tra il poeta e il pubblico la sua
fortuna scolastica: per tanti anni Pascoli stato
infatti il poeta prediletto della scuola
elementare. Questa immagine di Pascoli fu accolta
anche dalla critica, che fece apparire il poeta
come estraneo agli aspetti pi inquietanti che in
realt caratterizzavano i suoi scritti. E questo
il Pascoli che oggi non si legge pi, poich le
trasformazioni culturali e del gusto hanno portato
alla luce un Pascoli tutto diverso: inquieto,
tormentato, morboso, che proietta nella poesia le
sue ossessioni profonde. Al di l del poeta
pedagogo si delinea un grande poeta
dellirrazionale. Perci il poeta fanciullino
pu essere definito il nostro scrittore pi
decadente, nel senso positivo del termine: una
baluardo contro le angosce della realt
contemporanea.

Le soluzioni formali

Il nuovo modo di percepire il reale si traduce,


nella poesia pascoliana, in soluzioni formali
estremamente innovative. Laspetto che pi
colpisce quello sintattico. Nei suoi testi
poetici la coordinazione prevale sulla
subordinazione, in modo che la struttura
sintattica si frantuma in serie paratattiche di
brevi frasi allineate senza rapporti gerarchici.
La frantumazione pascoliana rivela il rifiuto di
una sistemazione logica dellesperienza, il
prevalere della sensazione immediata. E una
sintassi che traduce perfettamente la visione del
mondo pascoliana, una visione fanciullesca,
alogica, che mira a rendere il mistero che
circonda le cose. La conseguenza che gli oggetti
pi comuni, visti in questottica, appaiono come
immersi in un sogno. Pascoli non usa un lessico
normale: mescola tra loro codici linguistici
diversi; come le cose convivono senza gerarchie,
cos avviene delle parole che le designano. Questa
pluralit di codici linguistici costituisce una
vistosa infrazione alla norma dominante nella
poesia italiana. Grande rilievo hanno anche gli
aspetti fonici, cio i suoni che compongono le
parole. Quelle che pi colpiscono sono le forme
programmatiche o cislinguistiche, quelle
espressioni che si situano al di sotto del livello
strutturato della lingua e non hanno un valore
semantico, ma imitano direttamente loggetto.
Queste onomatopee non mirano ad una riproduzione
neutra del dato oggettivo: indicano invece
lesigenza di aderire direttamente allessenza
segreta delloggetto. La metrica pascoliana
apparentemente tradizionale, nel senso che impiega
i versi pi consueti della poesia italiana e gli
schemi di rime e le strofe pi usuali. Ma in
realt questi materiali sono piegati dal poeta in
direzioni personalissime. Il verso, infatti,
frantumato al suo interno, interrotto da numerose
pause. La frantumazione del discorso accentuata
dalluso frequente degli enjambements. Al livello
delle figure retoriche, Pascoli usa molto il
linguaggio analogico; egli non si accontenta per
di una somiglianza facilmente riconoscibile,
accosta invece due realt tra loro remote. Un
procedimento affine allanalogia la sinestesia,
che fonde insieme diversi ordini di sensazioni.
Queste soluzioni formali aprono la strada alla
poesia del Novecento.

X Agosto

San Lorenzo, io lo so perch tanto


di stelle per laria tranquilla
arde e cade, perch s gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto
luccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora l come in croce, che tende


quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido nellombra, che attende,
che pigola sempre pi piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:


luccisero: disse: Perdono;
e rest negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora l nella casa romita,


lo aspettano, aspettano in vano,
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dallalto dei mondi


sereni, infinito, immortale,
oh! dun pianto di stelle lo inondi
questatomo opaco del Male.

Analisi del testo

La poesia appare molto diversa dalle altre di


Myricae: non un quadro di natura, reso con
rapide notazioni impressionistiche, ma un discorso
ideologicamente strutturato, in cui il poeta,
prendendo le mosse dalla propria tragedia
familiare, affronta i temi metafisici del male e
del dolore. La costruzione tutta predicatoria
della poesia rivelata dalle sue geometriche
simmetrie: la prima strofa corrisponde allultima,
proponendo il motivo del pianto del cielo che
guarda da uninfinita lontananza il male della
terra, e a sua volta il gruppo delle strofe 2 e 3
risponde esattamente al gruppo della 4 e della 5.
Si possono poi ravvisare rispondenze meno
scoperte: gli spini tra cui cade la rondine
ricordano la corona di spine della passione di
Cristo, e la conferma viene subito dopo
dallimmagine della croce: la rondine uccisa
diviene il simbolo di tutti gli innocenti
perseguitati dalla malvagit degli uomini e allude
alla figura della vittima per eccellenza, Cristo;
ma anche il padre che, morendo, perdona i suoi
uccisori, ricorda Cristo in croce che perdona i
suoi persecutori. Non per questa la segreta
trama di rispondenze simboliche, affidata ad
immagini suggestive e dissimulata sotto il
discorso di superficie, ma una trama costruita
tutta dallesterno e cerebralmente, esibita con
insistenza a scopi predicatori. In obbedienza al
vago spiritualismo proprio dellanima decadente,
delusa e respinta dal fallimento della scienza
positivistica, che incapace di risolvere i
problemi dellesistenza, Pascoli imposta il
problema del male in chiave metafisica e
religiosa: ogni vittima innocente che soffre
immagine di Cristo. Ma, appunto come proprio
della religiosit decadente, il poeta non approda
a una religione positiva: il sacrificio delle
vittime innocenti non ha il significato del
sacrificio di Cristo, che annuncia la salvezza.
Cos il pianto del cielo non sembra implicare una
prospettiva di riscatto, di purificazione: il
cielo appare impotente a riscattare tanto male. Il
cielo remoto, come inaccessibile: tra la
dimensione terrena e quella trascendente non vi
comunicazione. Il testo significativo anche
perch vi compare in piena luce uno dei temi
centrali della poesia pascoliana, quello del
nido. Lanalogia tra rondine e uomo non solo
nel loro sacrificio, ma anche nel fatto che essi
vengono violentemente esclusi dal nido. Il
nido compendia perfettamente lidea pascoliana
della famiglia, dei suoi legami oscuri e
viscerali, che inglobano lindividuo e lo
proteggono dal mondo esterno pieno di insidie,
escludendolo dalla vita sociale e vincolandolo
solo ad una fedelt ossessiva ai morti. Nel
componimento vi una significativa opposizione
interno vs esterno, che una polarit positivo-
negativo. La rondine e il padre vengono uccisi
nello spazio esterno, lontano dal nido, e la
loro morte lascia il nido indifeso ed esposto a
tutte le minacce che vengono dal di fuori.

STORIA
La I guerra mondiale

Gli schieramenti

Chi Germania
AustriaUngheria
Impero ottomano (dal 31 0ttobre
1914)
Bulgaria (dal 6 settembre 1915)

Contro Francia
chi Russia (fino al 1917)
Inghilterra
Belgio
Serbia
Montenegro
Giappone (dal 23 agosto 1914)
Italia (dal 24 maggio 1915)
Portogallo (dal 9 marzo 1916)
Romania (dal 27 agosto 1916)
Stati Uniti (dal 6 aprile 1917)
Grecia (dal 27 giugno 1917)
Cina (14 agosto 1917)

Quando e dove
La scintilla che fece accendere il
fuoco fu lassassinio
dellarciduca ereditario dAustria
Francesco Ferdinando e della
consorte, avvenuto il 28 giugno
1914 a Sarajevo per opera di due
terroristi, sudditi austriaci ma
di nazionalit serba. La guerra
cominci come conflitto solamente
europeo ma si diffuse presto alle
colonie possedute dagli stati
coloniali e allAsia.
Obiettivi belligeranti

Austria La reazione austro-ungarica


allassassinio dellarciduca fu
sproporzionata al fatto in s. E' pi
verosimile pensare che l'Austria-
Ungheria mirasse a servirsi
dellincidente per risolvere una buona
volta a suo favore la questione
balcanica e liberarsi per sempre
dellingombrante Serbia, ritenuta
responsabile dell'instabilit della
regione in quanto forza emergente nei
Balcani. Il piano austro-ungarico,
elaborato dal Conrad, prevedeva
l'eliminazione rapida della Serbia e
un attacco alla Russia dalla Galizia.
Germania La Germania mirava a ridisegnare la
mappa della supremazia politica, dal
momento che il suo peso politico era
inferiore al peso industriale,
commerciale e finanziario che aveva
acquistato negli ultimi decenni. Il
governo di Berlino non credeva nella
solidit dellIntesa (Inghilterra,
Francia e Russia) e dava per scontata
la neutralit dellInghilterra, troppo
impegnata nel difficile problema
irlandese. Riteneva pertanto che
loccasione fosse propizia per battere
la Duplice francorussa e porre su
salde basi la propria potenza
mondiale. Il piano, che il generale
von Moltke aveva ereditato dal suo
predecessore von Schlieffen, affidava
alle deboli forze di von Prittwitz
nella Prussia Orientale e agli Austro-
Ungarici l'incarico di contenere i
Russi, mentre lo sforzo principale
sarebbe stato operato immediatamente
verso la Francia.
Inghilterra Da secoli padrona indiscussa dei mari
e dei commerci intercontinentali,
lInghilterra era decisa a stroncare
la crescente potenza imperiale
tedesca.
Francia La Francia sognava la rivincita contro
la Prussia che la aveva umiliata nel
1870 e ancora di pi rivoleva i
territori dell'Alsazia e Lorena persi
nel 1871. Il piano francese prevedeva
un'offensiva generale in Lorena,
partendo dai due lati delle
fortificazioni di Metz.
Italia L'Italia rimase neutrale
(dichiarazione durante il primo
anno di guerra (si giustific
affermando che lAustria e la
Germania non erano state
aggredite: le condizioni della
Triplice Alleanza erano difensive
e quindi non potevano essere
applicate). Ma all'interno del
paese si formarono vasti
schieramenti favorevoli alla
guerra e il governo si convinse
che quella fosse l'occasione per
ottenere importanti vantaggi
territoriali. Prima di effettuare
la scelta di campo, il capo del
governo Antonio Salandra apr
trattative e cerc di acquisire
elementi di valutazione sulla
consistenza dei due schieramenti.
Rifiutata l'offerta, austriaca,
del Trentino in cambio della
neutralit, l'Italia apr
trattative con Londra che si
conclusero con la ratifica di un
accordo segreto (25 aprile 1915).
LIntesa avrebbe finanziato con
prestiti ingenti lo sforzo
militare dellItalia,
dichiarandosi disponibile
riconoscerle in caso di vittoria
il Trentino, la Venezia Giulia, ma
anche lAlto Adige e la Dalmazia,
legemonia sullAdriatico e dunque
una specifica influenza
sullAlbania e sul Montenegro,
oltre a eventuali concessioni
coloniali in Turchia e in Africa a
spese dellImpero ottomano e della
Germania.
Stati Woodrow Wilson giustific
Uniti lintervento degli USA con il
motivo che la democrazia era ormai
in pericolo ovunque e che la
Germania aveva annunciato un
attacco sottomarino indiscriminato
contro tutte le navi dirette ai
porti nemici, violando i diritti
dei paesi neutrali.

Lo scoppio (1914)

Il 28 giugno 1914 lArciduca Francesco Ferdinando,


erede al trono austriaco, venne ucciso con un
colpo di pistola dallo studente slavo Gavrilo
Princip, durante un corteo nelle strade di
Sarajevo. Questo attentato arriv in un clima gi
carico di minacce e fece scoppiare apertamente il
conflitto tra lAustria e la Serbia. LAustria
ritenne, infatti, che gli attentatori, in lotta
per lindipendenza del loro popolo, fossero stati
aiutati dalla Serbia, favorevole allemancipazione
slava.

La reazione austriaca all'attentato di Sarajevo


del 28 giugno, mentre gli eserciti si mobilitavano
e si incrociavano le iniziative diplomatiche, si
concretizz in un ultimatum presentato alla Serbia
il 23 luglio successivo e incentrato
sostanzialmente su tre richieste:

immediata soppressione delle organizzazioni


irredentistiche;
divieto di ogni forma di propaganda
antiaustriaca;
apertura di un'inchiesta, relativa
all'attentato, condotta da una commissioe
mista serbo-austriaca.

Il tono particolarmente duro, la natura stessa


delle richieste che chiaramente si configuravano
quale ingerenza negli affari interni della Serbia
e apparivano tese a ridurre quello stato in una
posizione di umiliante subordinazione nei
confronti delle autorit di Vienna, nonch i tempi
ristretti della scadenza per una risposta da parte
del governo di Belgrado, 48 ore, non lasciavano
dubbi circa la volont di aggressione
dell'Austria.

Il governo di Vienna non intendeva certo scatenare


un conflitto "mondiale", il suo obiettivo era
piuttosto di eliminare la minaccia che veniva alla
sua politica espansionista nei Balcani occupando
la Serbia. Le cose andarono diversamente. Gli
avvenimenti non colsero di sorpresa i governi
delle grandi potenze, tant che gli alti comandi
militari gi da tempo avevano predisposto i loro
piani strategici. In fondo tutti gli stati
coinvolti nel conflitto avevano un buon motivo per
volerlo, se mai si trattava di convincere
lopinione pubblica della sua ineluttabilit, e
documenti recenti sollevano inquietanti
interrogativi sulle stesse dinamiche dellazione
terroristica.

La Serbia, quasi certamente incoraggiata dalla


Russia, respinse l'ultimatum e la situazione
precipit rapidamente:

28 luglio L'Austria, sostenuta dalla


Germania, rifiuta la proposta di
mediazione avanzata
dall'Inghilterra, cos come la
convocazione di una conferenza a
quattro (Germania, Gran Bretagna,
Francia e Russia) e dichiara
guerra alla Serbia.
30 luglio La Russia proclama la
mobilitazione generale
(probabilmente nell'esclusivo
intento di offrire il proprio
sostegno alla Serbia ma senza
arrivare alla guerra) che provoc
l'immediata reazione della
Germania che a sua volta dichiara
la mobilitazione generale (secondo
la maggioranza degli storici fu
questo, in ultimo, l'avvenimento
decisivo dello scatenamento del
conflitto) e invia al governo di
Mosca un ultimatum contenente la
richiesta dell'immediata revoca
della mobilitazione. russa
1 agosto Non avendo ricevuto risposta
all'ultimatum, la Germania
dichiara guerra alla Russia.
3 agosto La Germania dichiara guerra alla
Francia, dopo aver lanciato al
neutrale Belgio un ultimatum
quanto mai provocatorio, anch'esso
peraltro respinto, contenente la
minaccia di guerra nel caso non
avesse acconsentito al passaggio
dell'esercito tedesco.
4 agosto La violazione della neutralit del
Belgio e del Lussemburgo da parte
delle truppe tedesche vince le
ultime esitazioni del governo
inglese che dichiara guerra alla
Germania.
31 Mentre si consolidava il fronte
ottobre occidentale e ad oriente la
situazione si mostrava ancora
fluida, la Turchia entra in guerra
in appoggio degli imperi centrali.
In questo modo veniva inferto un
colpo non indifferente all'Intesa
che vedeva compromessi i propri
interessi in quella regione con la
perdita del controllo degli
stretti e l'apertura di nuovi
fronti: quello russo-turco in
Armenia e quelli anglo-turchi in
Mesopotamia e in Egitto.

La prima guerra mondiale e l'intervento degli


Stati Uniti d'America.

La guerra che si svolse dal 1914 al 1918 fu


il primo conflitto totale che non impegn
solo gli eserciti, ma sconvolse la vita
intera degli stati nei suoi vari aspetti,
politici, sociali, economici e persino
culturali. Fu la prima guerra di massa;
condotta per terra, per mare e in cielo, con
limpiego di armi mai prima usate (aerei,
carri armati, sottomarini e gas asfissianti).

Le cause che avevano spinto lEuropa a


precipitarsi in un conflitto cos sanguinoso
furono numerose. Si possono brevemente
dividere in cause economiche e territoriali:
le prime riguardavano lespansionismo e la
politica di potenza della Germania, decisa a
mettere in discussione la supremazia inglese
soprattutto in campo coloniale e nel
commercio marittimo. Le seconde
rispecchiavano la pericolosa tensione nei
Balcani dove Russia ed Austria avevano mire
contrastanti di espansione e movimenti
rivoluzionari patriottici puntavano alla
riunificazione di tutti i popoli slavi.

Allo stesso tempo anche il revanchismo


francese imponeva la riconquista dellAlsazia
e della Lorena perse nella guerra franco-
prussiana del 1870. Infine cera la questione
del Trentino e della Venezia Giulia, terre
che lItalia considerava parte integrante
della nazione, sotto il dominio austriaco.

Ogni nazione per raggiungere i propri


obiettivi, sin dai primi anni del 1900, aveva
iniziato la corsa agli armamenti.

La scintilla che fece scoppiare la guerra fu


lassassinio dellarciduca dAustria-Ungheria
Francesco Ferdinando avvenuto a Sarajevo il
28 giugno 1914 ad opera di un nazionalista
serbo.

LAustria dichiar subito guerra alla Serbia,


alleata della Russia, e come un fenomeno a
catena tutte le nazioni europee si trovarono
coinvolte nel conflitto generale.

In base ai patti precedentemente sottoscritti


gli schieramenti in campo erano cos
definiti: da una parte gli Stati dellIntesa,
che comprendevano Francia, Inghilterra,
Russia (Intesa, 1907), affiancata da Serbia,
Belgio, Grecia e Romania, dallaltra
Germania, Austria-Ungheria (Triplice
Alleanza, 1882, cui partecipava anche
lItalia, che allinizio non intervenne),
insieme a Turchia e Bulgaria.

Allinizio gli eserciti austriaci e tedeschi


ebbero la supremazia su quelli dellIntesa
tanto che le armate tedesche, per evitare le
fortificazioni francesi (linea Maginot),
passarono per il Belgio che era neutrale,
fino ad arrivare a pochi chilometri da Parigi
in brevissimo tempo. Lesercito francese, che
era stato precedentemente sbaragliato a
Verdun, riusc per a fermare lavanzata
avversaria sulle rive della Marna. Da quel
momento in poi la guerra sul fronte francese
fu definita di posizione e di logoramento.

Sullaltro fronte, quello orientale, anche la


Russia veniva respinta dallesercito
austriaco nelle battaglie dei laghi Masuri e
di Tennenberg.

Nel 1915, dopo lunghe controversie tra


neutralisti e interventisti, entr in guerra
a fianco dellIntesa, lItalia che apr un
nuovo fronte nelle Alpi Orientali
costringendo gli imperi centrali a spostare
soldati da altri fronti. Questa strategia fu
ideata dagli alleati e sottoscritta nel Patto
di Londra (26-4-15).
LAustria allora progett una contro
offensiva nei riguardi dellItalia, che non
aveva rispettato gli accordi della Triplice
Alleanza: la cos detta Strafexpedition.
Nello stesso anno lInghilterra organizz un
blocco continentale per impedire i
rifornimenti alla Germania.

Nel 1916, in Francia, continuava sempre la


guerra nelle trincee che provoc moltissime
perdite in tutti e due i fronti. La Germania,
ormai a corto di rifornimenti a causa del
blocco continentale, rispose allInghilterra
con una battaglia navale presso le Jutland,
che per perse, e con la guerra sottomarina
nellAtlantico. Questa aveva il compito di
affondare ogni tipo di nave che poteva
trasportare rifornimenti agli stati della
Triplice Intesa.

Un momento importante della Prima Guerra


Mondiale fu quando con la pace di Brest-
Litovsk (3-3-18), la Russia usc dal
conflitto in seguito alla rivoluzione
bolscevica che port Lenin alla guida della
Russia.

A questo punto del conflitto le sorti della


guerra sembravano volgere a favore degli
Imperi Centrali, ma lintervento degli Stati
Uniti dAmerica (6-4-17) capovolse
definitivamente la situazione.

In pochi decenni essi erano diventati la


prima potenza economica mondiale. Le immense
ricchezze del sottosuolo, ferro, carbone,
petrolio, unite alla grande produzione di
carni e cereali dovevano trovare sbocco su
altri mercati.
I motivi che indussero il presidente degli
Stati Uniti Woodrow Wilson a dichiarare
guerra alla Germania furono molteplici; tra i
principali una vittoria tedesca avrebbe
rappresentato un serio pericolo per gli
interessi americani nel Mediterraneo e nel
Medio Oriente. Contemporaneamente gli U.S.A.
dovevano garantirsi gli ingenti prestiti e le
notevoli forniture di materiale bellico e
civile concesso a Inghilterra e Francia che
in caso di sconfitta non sarebbero stati mai
restituiti.

Ma lavvenimento pi sensazionale che


convinse lopinione pubblica americana,
peraltro divisa se partecipare direttamente
alla guerra o meno, fu laffondamento, da
parte della Germania, del transatlantico
statunitense Lusitania carico di civili.

Il presidente Wilson present lintervento


degli Stati Uniti come una lotta per la
democrazia, per la libert e per i diritti
delle nazioni. Questo fu il principio con cui
gli americani accettarono la guerra. Il
tributo di vittime pagato dagli U.S.A., anche
se non confrontabile con quello degli altri
paesi, fu di 115.000 soldati morti e 200.000
feriti.

Nel 1918 si ebbero le battaglie conclusive


del conflitto: I francesi, aiutati da inglesi
e americani, respinsero i tedeschi e
lesercito italiano cacci quello austriaco
sulle montagne del Carso.

Il 19 gennaio del 1919 a Parigi inizi la


Conferenza di pace a cui parteciparono solo
le nazioni vincitrici. Il giorno prima il
presidente W. Wilson aveva presentato i
quattordici punti, che miravano a ridurre le
future cause di conflitto. Tra i principi pi
importanti: i confini degli stati avrebbero
tenuto conto delle nazionalit diverse; le
popolazioni avrebbero avuto la possibilit di
scegliere il proprio governo
(autodeterminazione); sarebbe stata garantita
la libert di navigazione dei mari.

L'ultimo punto di Wilson enunciava il bisogno


di creare unassociazione con lo scopo di
regolare i rapporti internazionali e di
impedire le guerre future. Nacque cos nel
1919, con sede a Ginevra, la Societ delle
Nazioni.

La societ nacque per gi debole, infatti


non ne facevano parte n gli Stati Uniti n
Germania e la Russia.

L11 novembre del 1918 gli Imperi Centrali


firmarono la pace con una serie di trattati.
Con il trattato di Versailles la Germania
rinunciava allAlsazia, alla Lorena ed ai
propri possedimenti coloniali. Inoltre,
veniva istituito il corridoio di Danzica che
la divideva in due ed era obbligata alla
restituzione dei danni di guerra.

Il trattato di Saint Germain imponeva lo


smembramento dellimpero Austro-Ungarico in
nuovi stati e territori: Austria, Ungheria,
Cecoslovacchia, Jugoslavia, Trentino-Alto
Adige, Venezia Giulia e Istria.

Quindi gli stati vincitori, al fine di


ricavare dalla loro vittoria i maggiori
vantaggi possibili in termini economici e
territoriali, imposero condizioni
pesantissime agli sconfitti e in particolare
alla Germania: la creazione della Polonia che
sottrasse gran parte di territorio tedesco,
la cessione di alcuni distretti ricchi di
carbone a Belgio, Danimarca e Cecoslovacchia.

La scarsa visione politica francese ed


inglese pose le basi dellinsofferenza
tedesca che sarebbe sfociata poi nella
seconda Guerra Mondiale.

Conseguenze economiche

Dappertutto, tranne che negli Stati Uniti,


leconomia era sconvolta:

gli impianti produttivi erano completamente


distrutti
lagricoltura era stata privata delle sue
migliori forze lavorative
i beni di necessit scarseggiavano soprattutto
nelle grandi citt
i prezzi aumentavano mentre i salari erano
bloccati per legge
cera il problema della riconversione
industriale dalla produzione bellica a quella
civile.

Dalla guerra lEuropa usc in condizioni di grande


instabilit politica ed economica. Le
trasformazioni provocate dalla guerra , le gravi
perdite di vite umane e di beni materiali avevano
sconvolto non solo le potenze vinte ma anche
quelle vincitrici. La Germania era prostrata: le
dure condizioni di pace che le erano state imposte
avevano favorito una grave crisi economica,
alimentando anche un forte desiderio di rivincita.
Anche la Francia, lInghilterra e lItalia erano
in una situazione di grande debolezza economica e
pesantemente indebitate con gli Stati Uniti, i
quali erano ormai la principale potenza economica
del mondo. Per alcuni anni leconomia dei paesi
europei fu in seria difficolt; la produzione era
inferiore alla domanda, i prezzi aumentavano, il
potere dacquisto dei salari diminuiva, mentre
cresceva il numero dei disoccupati: le industrie
infatti, come anche le campagne, non erano in
grado di assorbire tutta la manodopera costituita
da coloro che erano tornati dal fronte.

Le gravi difficolt economiche erano accentuate


dal fatto che le industrie erano state trasformate
in impianti in grado di produrre quasi
esclusivamente materiale bellico; dopo la guerra
fu perci necessario riconvertire gli impianti per
la produzione civile. Ci tuttavia richiedeva
tempo ed investimenti: per questo, alla fine della
guerra, parecchie industrie fallirono, mentre
altre riuscirono gradualmente a riconvertire la
loro produzione. La difficile situazione port a
un aumento delle tensioni sociali: scioperi e
agitazioni si verificarono un po dappertutto in
Europa. Aumentarono i partiti dei lavoratori e le
organizzazioni sindacali che a volte provocarono
dei veri e propri tentativi di rivoluzione contro
i governi.

Gli Stati Uniti erano i veri vincitori della


guerra e in poco tempo diventarono la maggior
potenza mondiale. Grazie al calo produttivo
dellEuropa, i commerci statunitensi prosperarono
in tutti i mercati mondiali; le esportazioni di
prodotti industriali ed agricoli aumentarono
notevolmente e ci favor un clima di fiducioso
ottimismo in tutto il paese.

Conseguenze sociali
Al termine della guerra, ai quasi 10 milioni di
vittime cadute sui campi di battaglia, ai
militari, ai prigionieri, si aggiunsero i
devastanti effetti delle malattie epidemiche,
conseguenza delle privazioni alimentari e
igieniche imposte dal conflitto tanto ai
combattenti, quanto alla popolazione civile. Tra
il 1918 e il 1920 si diffuse anche oltre i confini
europei lepidemia di "spagnola".

Durante la guerra la grande borghesia e gli


affaristi avevano accumulato grandi ricchezze e
ora si inaspriva lavversione delle masse popolari
nei confronti di queste classi e delle forze
politiche, le cui riforme non avevano portato buon
frutto.

La guerra aveva determinato profondi mutamenti


nella societ. Innanzitutto aveva sottolineato il
decisivo contributo femminile alla vita del paese
nei settori pi diversi: dalla produzione
industriale allassistenza sanitaria,
dallinsegnamento allimpiego nella pubblica
amministrazione e nella guida di migliaia di ditte
agricole e artigianali. Dal fronte poi i soldati
tornavano con una mentalit diversa, modificata
dallesperienza vissuta nella "citt militare",
dal confronto tra tradizioni e costumi diversi,
dalla consuetudine alla discussione e alla
solidariet con gli altri compagni, dalla speranza
ad una maggiore giustizia sociale. Del tutto al di
fuori delle previsioni dei governi e dei
diplomatici dellanteguerra, queste grandi masse
di cittadini irruppero sulla scena politica. Dopo
essere stati inquadrati per tre, quattro anni nei
reparti e nelle trincee, essi erano ora ben decisi
a far sentire la loro voce nelle scelte politiche
fondamentali.
CLASSE SOCIALE TENDENZA POLITICA
Operai dellindustria, Partiti socialisti e
braccianti agricoli e formazioni anarchiche.
salariati.
Ceti intermedi: Associazioni che
piccoli proprietari o rivendicavano il
piccoli borghesi. superamento dei
tradizionali
ordinamenti
istituzionali.
Grandi proprietari Area della
industriali e agrari, conservazione.
antica aristocrazia,
gerarchie militari,
quadri superiori delle
burocrazie statali.

Conseguenze culturali

Lo stile di vita americano si impose come un


modello trionfante di benessere e di progresso e
influenz notevolmente anche la societ europea,
che ne adott molte mode ed abitudini: il ballo
del charleston, la musica jazz, il whisky
diventarono per la giovent europea i simboli
della modernit.

LETTERATURA LATINA

Seneca

Seneca nacque a Cordoba (oggi Cordova)


in Spagna, tra il 12 e il 1 a.C. anche
se la data ancora incerta.
Apparteneva ad una famiglia benestante
di rango equestre. Fu condotto assai
presto a Roma, dove si svolse la sua
istruzione retorica e filosofica.
Abbandonata la vita contemplativa,
Seneca intraprese il cursus honorum e
rivest lincarico di questore. I rapporti con
limperatore furono per ostili: dapprima Caligola
progett di ucciderlo e in seguito il nuovo
imperatore, Claudio, nel 41 d. C. lo accus di
adulterio e lo sped in esilio in Corsica. Nel 49
d.C., grazie allintercessione di Agrippina, torn
dallesilio e dovette accettare lincarico di
precettore dellundicenne Nerone, cui la madre
Agrippina stava gi progettando la sua successione
allimpero.
Alla morte di Claudio e alla successione di
Nerone, Seneca si trov a dirigere le redini
dellimpero insieme ad Agrippina. Ma non dur
molto: Nerone, infatti, dopo alcuni anni, uccise
la madre ed istaur un regime dispotico e
totalitario. In seguito alla morte del pretore
Afranio Burro, Seneca decise di ritirarsi a vita
privata (61 d.C.). Tuttavia, Nerone, rimastogli
ostile, lo accus di aver congiurato contro
limpero e lo costrinse a togliersi la vita nel 65
d.C.

Le tragedie

Ci pervenuto, sotto il nome di Seneca, un corpus


di dieci tragedie di argomento mitologico. Si
presuppone che questultime, siano state scritte
sotto limpero Neroniano, dove egli prestava
servizio.
Le controversie sulla produzione tragica di Seneca
vertono su quale sia il vero intento ideologico
perseguito dallautore.
Lipotesi pi accreditata quella secondo la
quale, le tragedie, furono concepite non come un
teatro di opposizione, ma come teatro di
esortazione. Il carattere fortemente
antitirannico delle tragedie, infatti, presuppone
che Seneca abbia scelto di attribuire alla poesia
uno scopo pedagogico, di farne uno strumento di
ammaestramento morale, di affidarle una funzione
ausiliaria rispetto alla filosofia. Dunque, i
drammi senecani, furono composti per mettere
dinanzi agli occhi del giovane principe (Nerone)
gli effetti deleteri del potere dispotico e delle
passioni sregolate.
Le tragedie di Seneca sono dominate dalla lotta
tra la ratio (ragione) e il furor (inteso come
pazzia):
- rappresentazione del rovinoso scatenarsi di
sfrenate passioni non dominate dalla ragione,
- accentuazione di tinte fosche e cupe, degli
aspetti pi truci e sinistri, dei particolari
pi atroci e raccapriccianti,
- fortissima accentuazione patetica dellimpulso
irrazionale delle passioni (amore, odio,
gelosia, ambizione, sete di potere, ira,
rancore) intese come furor cio pazzia.

Il significato pedagogico e morale si individua,


dunque, nellintenzione di proporre esempi
paradigmatici dello scontro, nellanimo umano, di
impulsi contrastanti, positivi e negativi (rif.
Apollineo e Dionisiaco di Nietzsche nella
tragedia).
Ci si aspetterebbe per, dallo stoico Seneca,
lintroduzione di personaggi, moralmente positivi,
atti ad esprimere la certezza che una ragione
provvidenziale domini il cosmo e guidi lumanit.
Ma cos non : salvo rarissime eccezioni, il
quadro complessivo fosco e raccapricciante,La
Fortuna governa le vicende umane senza alcun
ordine e sparge i suoi doni con mano
cieca,favorendo i peggiori.
Tale visione pessimistica, tuttavia, appare
funzionale proprio a quel valore di esemplarit
negativa che i personaggi tragici rivestono agli
occhi del filosofo ed tra i mezzi di cui
lautore si serve per raggiungere pi
efficacemente il suo obiettivo, che , senza alcun
dubbio, lammaestramento morale.

Le Lettere a Lucilio
Le Epistulae morales ad Lucilium sono una raccolta
di 124 lettere raccolte in 20 libri, scritte
durante il periodo del secessus e indirizzate
allamico Lucilio Iuniore. Le epistole, di varia
estensione, sono una continua, pacata e insieme
appassionata riflessione su problemi di filosofia
morale. Seneca si pone, nei confronti di Lucilio,
con latteggiamento del maestro, ma in realt non
scrive solo per giovare alla formazione morale
dellamico ma anche a quella dei posteri. Le
Epistulae ad Lucilium sono, infatti, un chiaro
esempio di epistole letterarie, cio scritte con
lesplicito intento di essere pubblicate. Il
modello, pur nella sua originalit, prende spunto
dal modello delle epistole epicuree e ciceroniane.
Uno dei temi principali dellopera linvito al
secessus e lesortazione allotium.
Per conquistare la felicit si deve raggiungere la
sapientia; che si pu acquistare solo ed
esclusivamente impegnandosi a tempo pieno nella
lotta contro le passioni, contro gli impulsi e i
desideri irrazionali che da ogni parte
aggrediscono e minacciano luomo, privandolo della
pace dellanima (atarassia epicurea).
La ricerca del vero bene, inoltre, consiste
unicamente nella ricerca della virt: bisogna
liberarsi dai falsi giudizi del volgo e astenersi
da ogni occupazione frivola e moralmente inutile;
si deve poi evitare il contatto con la folla,
riservandosi alla compagnia di pochi e scelti
amici e dedicandosi ad un dialogo continuo e
fecondo con i grandi filosofi del passato (teoria
epicurea del vivi nascosto).

LETTERA IV

ACCETTARE LA MORTE RECA RIMEDIO A TUTTI I MALI


DELLA
VITA. TUTTE LE COSE SONO EFFETTO DEL MODO CON CUI
SI PENSA.

Mi fa grande pena che tu soffra di frequenti


catarri e piccole febbri che seguono i catarri
troppo persistenti e diventati poi cronici: tanto
pi mi fa pena perch anch'io ho sperimentato
questo genere di malattia, che in principio ho
trascurata. La mia giovinezza poteva ben spregiare
le offese delle malattie e contrapporre loro
sdegnosamente la sua forza. In seguito per ho
dovuto soccombere, e sono arrivato ad un momento
nel quale, ridotto ad un'estrema magrezza, avevo
l'impressione di liquefare. Pi volte ho sentito
una gran voglia di romperla con la vita: ma mi ha
trattenuto la tarda et del mio ottimo padre, ho
smesso di pensare come potessi morire da forte, ed
ho pensato piuttosto che il vecchio padre non
aveva la forza di accettare un tale atto da parte
mia. Pertanto m'imposi di vivere: ed ho fatto
esperienza, che per vivere talora necessaria
della forza.
Ti dir quali cose mi siano state allora di
conforto, ma voglio dirti prima che queste cose in
cui cercavo la quiete hanno avuto l'efficacia di
una medicina. I buoni onesti conforti diventano
rimedi, e ci che ha sollevato lo spirito finisce
per giovare anche al corpo. I nostri studi sono
stati la mia salvezza: se mi sono alzato da letto
ed ho riacquistata la salute ne rendo merito alla
filosofia; alla filosofia io debbo la vita ed il
minore dei debiti che ho verso di essa. Alla piena
guarigione hanno anche contribuito gli amici che
colle loro premure, colla loro assistenza e anche
colle loro conversazioni, mi hanno dato grande
sollievo. Nulla, mio Lucilio ottimo fra gli
uomini, ristora e solleva un ammalato come
l'affetto degli amici, nulla giova tanto a
rasserenarti l'aspettazione della morte e a
toglierti i timori: pensando essi in vita, non
avevo l'impressione di andare verso la morte. Mi
pareva che sarei vissuto non con loro ma
attraverso loro: mi pareva che non avrei dovuto
esalare il mio fiato ma consegnano ad altri.
Cos mi sono formata una decisa volont di venire
in aiuto a me stesso e di adattarmi perci a
soffrire pazientemente ogni dolore: quando si
messo da parte l'idea di affrontare la morte,
l'estrema miseria non avere l'animo di
affrontare la vita. Cerchiamo dunque i rimedi a
tutto questo. Il medico da parte sua ti
prescriver le passeggiate e gli esercizi che
dovrai fare, ti dir di non abbandonarti con
troppa indulgenza all'ozio, a cui ci porta per
natura la malferma salute, che tu legga a voce
chiara e che tenga cos in attivit le vie e gli
organi della respirazione dove risiede il male, ti
consiglier di andare in barca, e cos con questo
leggero ondeggiamento fare un po' di massaggio
alle viscere; ti dir che cibi devi prendere,
quando devi bere un po' di vino per ravvivare le
tue forze e quando devi cessare perch non ti
irriti e non ti esasperi la tosse. Io poi ti
prescrivo un rimedio che deve servirti non solo
per questa malattia ma per tutta la vita:
disprezza la morte. Nulla pi ci pu rattristare
quando abbiamo superato la paura della morte. In
ogni malattia vi sono queste tre cose gravi: la
paura della morte, il dolore del corpo e
l'interruzione dei piaceri. Della morte abbiamo
detto abbastanza. Aggiunger solo questo che la
paura della morte non un sentimento proprio
soltanto dello stato di malattia, ma proprio della
stessa natura umana. In molti casi avvenuto che
la malattia ha allontanata la morte e la salvezza
venuta agli ammalati dall'impressione di andare
verso la morte. La ragione essenziale per cui tu
dovrai morire non che tu sia infermo ma che tu
vivi. E questa permane anche quando tu sei
guarito: e quando avrai riacquistato il pieno
possesso delle tue forze, tu ti sarai salvato
dalla malattia ma non dalla morte.
Torniamo ora a quello che il vero incomodo: la
malattia porta grandi sofferenze, che per sono
rese tollerabili dagli intervalli. Infatti
l'accesso violento del dolore ha sempre un
termine: non si pu soffrire molto e a lungo: la
natura amorosamente provvida ha disposto in modo
che il dolore sia tollerabile o breve. I dolori
pi forti hanno sede nelle parti pi magre del
corpo: i nervi e le articolazioni e tutto ci che
vi di pi esile nelle nostre membra soffrono
aspramente quando hanno accolto in un membro il
germe del male. Ma presto queste parti
s'intorpidiscono e proprio per l'intensit del
dolore ne perdono il senso: e questo avviene a
volte perch lo spirito vitale, impedito nel
naturale corso della sua attivit, si altera e
perde la virt da cui trae il vigore e per cui ha
capacit di avvertirci del male, ed altra volta
avviene perch l'umore corrotto non avendo pi
dove diffondersi, distrugge da se stesso la
propria virt e toglie la sensibilit alle parti
che ha invaso. Cos la podagra e la chiragra e
ogni dolore di vertebre e di nervi danno un
periodo di riposo quando hanno ottusa la
sensibilit delle parti che hanno prima
tormentate. In principio il bruciore prodotto da
queste malattie causa di grande pena, ma quando
l'accesso si prolunga, allora il male vien meno e
si spegne in una specie di torpore. Il dolore ai
denti agli occhi agli orecchi non meno che al capo
acutissimo proprio per questa ragione, che nasce
nei limiti d'una angusta parte del corpo: ma se il
dolore aumenta eccessivamente, allora si converte
in una specie di sopore. Nei dolori eccessivi
dunque vi questo sollievo, che se li sentiamo
troppo forti, si finisce necessariamente per
cessare di sentirli.
Per gli ignoranti poi nelle sofferenze del corpo
c' anche questo male che, totalmente presi dalla
preoccupazione del corpo, non si abituano a
cercare le loro soddisfazioni nell'interiorit
dell'anima. Pertanto l'uomo grande e saggio
distoglie la sua attenzione dal corpo e si occupa
molto di quella che la parte migliore e divina
dell'essere suo, mentre dell'altra gracile e
lamentosa si occupa appena quel tanto che
assolutamente necessario. "Per riesce spiacevole
", dir qualcuno, "astenersi dal cibo, soffrire la
sete e la fame." Senza dubbio in un primo momento
queste privazioni sono penose: poi i desideri a
poco a poco si smorzano perch si stancano, e
vengono meno quelle reazioni organiche da cui il
desiderio nasce: lo stomaco s'impigrisce e
l'avidit del cibo si cambia in ripugnanza. Gli
stessi desideri si spengono, e allora non pi
dolorosa la privazione di ci che hai cessato di
desiderare. Aggiungi che qualsiasi dolore ha
sempre delle pause, o almeno dei momenti in cui si
fa pi mite. E aggiungi anche che sempre
possibile guardarsi dal male prima che venga, e
anche quando sia per assalirci opporglisi colle
medicine: giacch tutti i mali soprattutto quando
si ripetono in maniera abitudinaria hanno sempre
dei segni premonitori. La sofferenza di una
malattia sempre tollerabile quando si disprezza
l'estremo effetto che essa ci minaccia. Non
aggravare tu stesso i tuoi mali aggiungendo anche
il peso dei lamenti: il dolore sempre abbastanza
leggero quando non lo aumentiamo noi stessi colle
nostre idee. Se al contrario tu cominci a farti
coraggio e a dirti: non niente o almeno cosa
di poca consistenza, e allora resistiamo; presto
cesser i, tu rendi leggero il dolore in quanto lo
ritieni tale. Tutte le cose dipendono sempre nel
loro significato dall'idea che ce ne formiamo: e
questo non solo sentiamo nell'ambizione,
nell'amore delle pompe esteriori e nell'avarizia,
ma avviene anche nel dolore. La sofferenza
sempre relativa al concetto che abbiamo delle cose
che sono fonte di dolore. Ognuno tanto infelice
quanto crede di esserlo. Bisogna smetterla coi
lamenti per ci che si sofferto nel passato:
bisogna lasciare queste solite frasi: " nessuno
mai ha avuto peggior sorte della mia, quanti
crucci, quanti mali ho sofferto! Nessuno credeva
che io mi sarei risollevato. Quante volte sono
stato pianto dai miei e licenziato dai medici come
ormai perduto! Non si cos tormentati nemmeno
sul cavalletto della tortura." Anche se sono vere
tutte queste cose, ormai una volta passate non
sono pi ragione di dolore. Ma che giova rinnovare
i dolori passati e renderci infelici solo perch
siamo stati infelici? E non forse vero che anche
un poco esagerano i mali sofferti e mentono a se
stessi? Osservo poi che pare sia quasi un piacere
aver sopportato ci che doloroso sopportare: ed
naturale godere per la cessazione del proprio
male. Due cose dunque bisogna con un taglio netto
eliminare dal nostro spirito, il timore del futuro
e il ricordo delle sofferenze passate: questo non
ci riguarda pi e quello non ci riguarda ancora.
Qualche volta trovandoci fra le difficolt
cerchiamo di confortarci dicendo: "forse un giorno
ci sar grato ricordate queste cose. " Al
contrario dovere combattere quest'idea con tutte
le forze; chi cede sar vinto e chi si oppone al
suo dolore vincer. Purtroppo invece i pi fanno
proprio il contrario, attirano cio essi stessi
sopra di s la rovina che dovrebbero fronteggiare.
Se tu cerchi di sottrarti e sfuggire al peso che
ti preme, ti minaccia e t'incalza, esso ti seguir
e ti verr addosso in maniera anche pi grave. Ma
se invece tu resterai fermo e gli opporrai uno
sforzo deciso, finirai per respingerlo. Quanti
colpi prendono gli atleti sulla faccia e in tutto
il corpo! per amore della gloria sopportano ogni
dolore non solo mentre lottano, ma anche quando si
preparano alla lotta con un esercizio che costa
anch'esso patimenti. Superiamo anche noi tutte le
avversit; e il premio della vittoria, non sar
una corona o una palma, n una suonata di tromba
che faccia il silenzio generale per la
proclamazione del nostro nome, ma sar la virt,
la saldezza dell'anima, la pace acquistata. "
Sento un grande dolore ", tu mi dici. Ma puoi
forse credere di non sentirlo pi se lo sopporti
con femminea debolezza? Il nemico sempre pi
pericoloso quando alle spalle del fuggente: si
capisce che anche i mali della fortuna incalzino
pi duramente chi cede e si volge in fuga. " Ma
una cosa grave ", tu aggiungi. Ma dunque dobbiamo
essere forti per portare pesi leggeri? Preferisci
che la malattia sia lunga oppure che sia violenta
ma breve? Se la malattia lunga, la stessa sua
lunghezza produce delle interruzioni, anche con
qualche momento di confortante ripresa, e in molto
tempo come ha avuto un principio cos dovr avere
una fine. Se breve e rapido il suo sviluppo,
avr anch'esso due alternative, o ha fine, o porta
alla fine l'ammalato. Che differenza fa se a un
certo momento non ci sia pi la malattia, oppure
non ci sia pi io? In entrambi i casi finito il
dolore.
Potr anche giovare volgere l'animo ad altri
pensieri e distrarsi cos dal dolore. Pensa alle
azioni oneste e forti che hai compiute, e fermati
a considerare con te stesso ci che vi in esse
di meglio, e richiama alla memoria i fatti che tu
hai pi vivamente ammirato. Allora si
presenteranno al ricordo tutti coloro che hanno
dato maggior prova di fortezza e hanno vinto il
dolore: uno che ha continuato a leggere un suo
libro mentre stendeva la gamba per farsi tagliare
le vene varicose: un altro che non ha cessato di
ridere mentre i carnefici arrabbiati proprio per
questo sperimentavano su lui tutti gli strumenti
della loro crudelt: si pu credere che la ragione
non riesca a vincere il dolore, se riuscito a
vincerlo il riso? Ed ora parla pure di tutto ci.
che vuoi, delle tue flussioni, della tosse aspra
che ti fa gettar fuori una parte delle viscere,
parla della febbre che ti brucia dentro i
precordi, della sete, delle membra sformate per le
articolazioni contorte; ma evidentemente sono
qualcosa di peggio i roghi, i cavalletti, le
lastre infocate, tutti questi strumenti di tortura
che vengono a gonfiare delle ferite per rinnovarle
e renderle pi gravi e pi profonde. Eppure c'
stato chi fra questi tormenti non ha dato un
gemito; e questo ancora poco, vi chi non ha
chiesto nulla e vi chi non ha nemmeno risposto
alle domande rivoltegli, e vi infine chi ha
superato anche questo ridendo di tutto cuore. Non
vuoi dopo tutto questo anche tu farti beffa del
dolore? "Ma la malattia ", pu taluno soggiungerci
"non mi lascia far nulla, mi ha strappato a tutte
le mie occupazioni." E alla mia volta osservo che
la malattia tiene il corpo ma non l'anima. Pu far
lenti i piedi del corridore, pu impedire il
lavoro delle mani del sarto e del fabbro; ma se
hai tenuto l'animo in esercizio potrai pur sempre
dare consigli e insegnamenti, potrai ascoltare ed
imparare, chiedere e ricordare. Ma poi credi tu di
non fare nulla, quando tu nella malattia riesci a
darti un senso di saggia moderazione? Tu sanai
riuscito a questo, cio a dimostrare che una
malattia si pu vincere o almeno sopportare.
Credimi, per la virt c' posto anche quando si
sta a letto. Non solo le armi e il campo di
battaglia danno la prova di un animo vivace,
coraggioso, che non si lascia domare dai terrori:
l'uomo fonte appare qual persino sotto le
coltri. Anche in quel momento egli ha pur sempre
qualche cosa da fare, cio resistere bene alla
malattia: se questa non riuscir a domare la tua
volont, costringendola suo malgrado a certe
azioni e distogliendola da certe altre, tu darai
un esempio insigne. Quante ragioni di lode
potrebbero trovare spettatori della nostra
malattia! Ebbene, se questo non possibile, sii
tu spettatore di te stesso e trova tu ragione di
lodarti.
Osserviamo inoltre che ci sono due specie di
piaceri. La malattia talvolta inibisce ma non
toglie totalmente i piaceri corporali; anzi se
consideri bene essa li eccita di pi. Si beve con
pi piacere quando si ha sete, ed il cibo riesce
pi gradito quando si ha fame: dopo l'astinenza
prendiamo con maggior avidit tutto ci che la
buona sorte ci manda. I piaceri dello spirito poi
che sono pi grandi e pi sicuri, non sono negati
al malato da nessun medico: e d'altra parte chi
persegue questi piaceri e sa gustarli disprezza
tutti i blandimenti dei sensi. " Che infelice il
malato! " Perch diciamo questo? Forse perch non
scioglie la neve nel vino? Perch spezzato il
ghiaccio sulla bevanda che ha versato in una
capace tazza non restituisce alla bevanda la sua
primitiva freschezza? Perch sulla mensa stessa
non gli vengono aperte le ostriche del lago
Lucrino? O infine perch intorno alla sua stanza
da pranzo non si agitano i cuochi in movimento
portando essi stessi i fornelli colle vivande? Col
crescere del lusso si inventato anche questo
sistema: la cucina si avvicina alla camera dove si
cena in modo che il cibo non si raffreddi e
qualche cosa sia poco caldo per il palato gi un
po' indurito. "Che infelice il malato!" Egli
manger quanto stato ben cotto ed egli ha la
possibilit di digerire: non vedr messa da parte
carne di cinghiale come carne troppo vile per la
sua mensa, n vedr petti di pollo accumulati
sulla credenza per evitare che i polli interi gli
diano la nausea. Che cosa ti accaduto di male?
Ti avverr talora di mangiare come un ammalato e
talora come un uomo sano. Ma noi ci adatteremo
facilmente a tutto questo, alle bevande
medicinali, all'acqua calda e ad ogni altra cosa
che sembra intollerabile a quelle persone di
effemminata delicatezza che nuotano nel lusso, e
sono infermi pi di anima che di corpo. Solo
dobbiamo liberarci da questo continuo orrore della
morte.
E ce ne libereremo quando ci saremo formati un
preciso concetto dei beni e dei mali e del loro
ultimo termine; cos finalmente non ci sar di
tedio la vita e non ci far paura la morte. La
vita non pu essere pervasa da un penoso senso di
saziet se essa tutta volta alla celebrazione di
tante cose diverse, magnifiche, divine: soltanto
l'ozio inerte pu portarla all'odio di se stessa.
Chi indaga la natura delle cose ha di fronte a s
la verit che non sazia mai: sono gli errori che
danno il disgusto. D'altra parte se la morte si
avvicina e ci chiama anche immaturamente e tronca
a mezzo il corso della nostra vita, noi abbiamo
gi raccolto sempre il frutto di una lunga vita.
La natura in gran parte ci gi nota, e noi
sappiamo poi che ci che veramente onesto non si
accresce col tempo. La vita appare necessariamente
sempre breve a coloro che la misurano coi loro
godimenti vani e quindi senza termine. Cerca di
ricreare l'animo tuo con questi pensieri, e,
finch siamo divisi, con quanto ci possono dare le
nostre lettere. Verr tempo in cui torneremo a
vivere uniti: ma lungo o corto che quel tempo
possa essere, lo allungheremo colla scienza che ci
apprende ad impiegarlo bene. Dice Posidonio che
"una sola giornata si stende pi ampia per i dotti
che un lunghissimo tempo per gli ignoranti."
Intanto tieni ben stretto coi denti questo
principio: non lasciarsi abbattere dalle
avversit, non fidarsi degli eventi lieti, avere
sempre avanti agli occhi la capricciosa licenza
della fortuna capace sempre di qualunque cosa che
sia mai possibile. Ci che aspettato a lungo
giunge sempre pi mite. " Addio.

LETTERA IX

SENECA SPIEGA ALL'AMICO COME EGLI SI PREPARI A


MORIRE BENE ED ESORTA L AMICO AD ACCOGLIERE OGNI
EVENTO CON SERENO ANIMO

Cessiamo di volere ancora ci che gi abbiamo


voluto. Io cerco di agire su me stesso in modo da
apprendere a non volere pi da vecchio le cose che
volevo da fanciullo. Mi passano i giorni e mi
passano le notti, in questa sola occupazione, che
prende tutta la mia attivit ed oggetto di tutte
le mie meditazioni: mettere fine ai vizi d'un
tempo. Io mi adopero perch un giorno solo possa
essere modello di tutta la vita. E non voglio
afferrare quel giorno e godermelo come se fosse
l'ultimo della vita, ma lo considero come se possa
anche essere l'ultimo. Io ti scrivo questa lettera
tenendo presente questo pensiero, che la morte mi
pu chiamare ancora mentre scrivo; sono pronto a
lasciare la vita, e la godo proprio per questo che
non mi preoccupo affatto quanto sia ancora lontano
quel momento. Prima di essere giunto alla
vecchiezza pensavo a vivere bene, ora che sono
vecchio penso a morire bene: e morire bene
equivale a morire con lieta accettazione senza
rammarico. Procura di non fare mai cosa a tuo
malgrado. Quello che si presenta come dura
necessit per chi reagisce, non una necessit
per chi accetta. In altri termini, chi accetta
lietamente un comando, ha gi evitato ci che
pi crudo nella servit: fare quello che non si ha
voglia di fare. Non infelice chi fa qualche cosa
perch comandato, ma chi fa contro voglia.
Dobbiamo dunque educare il nostro spirito cos
che, sappiamo volere tutto ci che la realt
esige, e soprattutto sappiamo pensare senza
tristezza alla nostra fine. Prima che alla vita
bisogna prepararci alla morte. La vita
sufficientemente provvista di tutto, ma noi siamo
sempre insaziati; ci sembra e ci sembrer sempre
che ci manchi qualche cosa. L'essere vissuti
abbastanza non dipende dal numero degli anni o dei
giorni, ma dipende dallo stesso animo nostro. Ho
vissuto, carissimo Lucilio, quanto mi poteva
bastare, ora sono sazio e aspetto la morte. Addio.

FILOSOFIA

Arthur Schopenhauer
LOPERA PI IMPORTANTE DI SCHOPENHAUER IL
MONDO COME VOLONT E RAPPRESENTAZIONE (CHE
EBBE VARIE EDIZIONI MA PRIMA DOGGI NON FU
MAI RICONOSCIUTA COME UNOPERA DI VALORE),
SCRITTO SOTTO FORMA DI SISTEMA. ATTRAVERSO LA
FORMA DI SISTEMA SCHOPENHAUER MOSTRA DI
CONDIVIDERE:
1) che il sistema la forma
scientifica della filosofia;
2) il collegamento con Kant;
3) la tendenza a trasformare la filosofia
negativa di Kant in una filosofia positiva.

IL SISTEMA FILOSOFICO PU ESSERE, DICE, DI DUE TIPI:


1) sistema organico: tutte le parti si sostengono
a vicenda e hanno valore come tutto. Questo
sistema proprio dei veri filosofi, quelli che
si interessano al mondo per lo stupore che
provano nellosservarlo;
2) sistema architettonico: le parti si ordinano
su una astratta gerarchia. E un sistema proprio
dei filosofi che si interessano al mondo in modo
indiretto ( cio dopo aver letto un libro).
Il sitema di Schopenhauer organico. Questa
scelta deriva dal bisogno metafisico delluomo.
La metafisica, che ha il suo padre in Aristotele,
dichiara che la filosofia nasce dalla meraviglia,
ossia un atteggiamento contemplativo di fronte al
mondo. Per Schopenhauer invece la filosofia nasce
dallo stupore di fronte al dolore e al male del
mondo.
Lopera del filosofo risponde alla domanda per cui
ogni vivere un soffrire (tema fondamentale del
mondo). E divisa in quattro libri, che cercano
di tradurre il movimento del pensiero (a spirale)
in un unico nucleo. I punti di vista della
rappresentazione e della volont sono le due
prospettive che il pensiero pu assumere di
fronte al mondo.

Primo libro: prima considerazione del mondo come


rappresentazione. Mostra come la scienza possa
pensare che il mondo un fenomeno globale
sensato;
Secondo libro: prima considerazione del mondo
come volont. Mostra come dietro la forma sensata
del mondo se ne trovi una oscura e irrazionale;
Terzo libro: seconda considerazione del mondo
come rappresentazione. Mostra che attraverso
larte si svela la presenza del fenomeno nella
cosa in s, ossia nella volont.
Quarto libro: seconda considerazione del mondo
come volont. Espone la dialettica della volont,
attraverso cui la conoscenza si libera dalla
servit alla volont e pu superare il dolore.

Lo stile di Schopenhauer chiaro e trasparente,


in armonia con il suo pensiero per cui la
filosofia debba essere espressione precisa
dellintuizione metafisica. Per questo critica
molto lo stile torbido di Hegel e dei romantici.

Schopenhauer e leredit kantiana

A Kant Schopenhauer riconosce il merito di aver


individuato il valore del cosiddetto principio di
ragione sufficiente (cio di aver scoperto le
leggi di causalit che reggono il mondo
fenomenico). Dopo Kant, egli crede, non si pu
pi pensare che tutto esiste con una ragione, ma
bisogna credere che questo solo ci che a noi
appare osservando i fenomeni. Dunque non
possibile studiare la cosa in s, ma soltanto i
modi in cui il soggetto si mette in rapporto con
loggetto, ossia i modi attraverso cui il
soggetto si crea un mondo.
Si formano cos quattro classi di oggetti per il
soggetto, che danno una spiegazione razionale del
mondo come rappresentazione:
1) rappresentazioni intuitive, attraverso cui si
forma la nozione di esperienza (insieme di
fenomeni retti da leggi). Lesperienza si forma
dalla relazione tra sensibilit, mediante cui
conosciamo il nostro corpo, e intelletto,
mediante il quale riferiamo ad unazione una
causa oggettiva: cos che si applica il
principio di ragione sufficiente, che qui una
legge di causalit. Le rappresentazioni intuitive
sono spazio, tempo e causa.
2) rappresentazioni astratte o concetti: formano
il contenuto totale della ragione. In questo caso
il principio di ragione sufficiente principio
del conoscere. La conoscenza astratta
subordinata a quella intuitiva perch solo questa
le pu dare un contenuto.
3) rappresentazioni di spazio e tempo, non
applicate alla realt ma intese in forma
astratta. Per questo il principio di ragione
sufficiente principio dellessere. Spazio e
tempo sono applicate alla matematica, la cui
pensabilit degli enti condizionata da
unestensione nello spazio e da una successione
temporale.
4) rappresentazioni delle azioni: il principio di
ragione sufficiente diventa legge di motivazione.
Come nella prima classe vigeva il principio di
causa-effetto, qui esiste quello motivo-azione,
che esplica un atto volontario del soggetto. A
prima vista lazione pu sembrare determinata da
circostanze esterne e non dalla volont (libert)
del soggetto. Ma poich la volont non si esplica
mai completamente nellazione, non si pu negare
che esista una libert relativa al carattere
intellegibile dellazione: luomo libero nella
scelta dellazione, ma vincolato rispetto al modo
di esplicarla.

Mentre con le quattro classi si spiega il mondo


come rappresentazione, non si accede alla cosa in
s (risultato negativo, come Kant). Ma il bisogno
delluomo di trovare una spiegazione totale della
realt spinge a cercare una soluzione positiva.
Come?

La metafisica dellesperienza di Schopenhauer

Con la sua opera Schopenhauer vuole costruire una


metafisica dellimmanenza, che non vada al di l
dellesperienza. Dunque si tratta non di un
sapere a priori, fatto di concetti, ma di un
sapere concreto.
Il merito principale di Kant sta nella distinzione
tra fenomeno e cosa in s, che ha posto un muro
invalicabile tra il conoscere obiettivo e il
pensare soggettivo. Il suo errore principale,
viceversa, stato quello di precludere in questo
modo la conoscenza della cosa in s. Ci ha
portato alla fondazione di filosofie che, pi che
analizzare la conoscenza effettiva, si sono
operare a studiare le possibilit del conoscere.
Schopenhauer crede di aver trovato una via
daccesso alla cosa in s, identificata con la
volont: cos crea una nuova metafisica, su basi
kantiane.

Il mondo come rappresentazione e come volont

Schopenhauer distingue fra mondo come


rappresentazione e mondo come volont. Se il
soggetto si rivolge allesterno vede il mondo
solo come sua rappresentazione e gli conferisce
validit applicandogli le forme a priori della
sensibilit: spazio, tempo, causa. In tal modo
viene conosciuto il fenomeno.
Egli accetta lidea idealista che il mondo
percepito dai sensi sia solo unillusione. Tale
idea condivisa dai saggi indiani, che
considerano i sensi come il velo di maya, il velo
dellillusione. Questo principio era stato posto
alla base della filosofia kantiana.
Kant aveva per ignorato che per ridurre il mondo
ad un semplice fenomeno conoscitivo cera bisogno
di astrazione, atto attraverso il quale si arriva
allesclusione della volont.
Ma se il soggetto si rivolge allinterno,
allautocoscienza, scopre che il mondo la sua
volont. Viene qui sostituito lIo penso con lIo
voglio. Il soggetto esso stesso una cosa in s,
perch pu accedere al proprio essere
(autocoscienza).
Lunione tra il mondo della volont e il mondo
come rappresentazione rappresentata dal corpo,
che pu essere considerato in due modi: fenomeno,
che ha il privilegio di costituire per il
soggetto loggetto primo e immediato; movimento,
allinterno dellautocoscienza: basta un io
voglio per tradurre un atto in movimento del
corpo. Ma la volont non movimento: questo un
atto completamente distinto: noi non possiamo
sapere cosa sia la volont, ma solo come si
manifesta.

I gradi di oggettivazione della volont

Il mondo studiato dalla natura in maniera


eziologica, ricercando cio le cause del
mutamento dei fenomeni. Tuttavia la spiegazione
scientifica deve ammettere la presenza di forze
che restano non spiegabili scientificamente: per
non cadere nellirrazionale deve ricorrere alla
filosofia.
Questa metafisica empirica, della natura, parte
dallipotesi che tali forze siano identiche alla
volont, che conoscibile soltanto dal soggetto
stesso nell'autocoscienza. Schopenhauer non dona
la pietra di volont, ma d al suo movimento
verso il basso causato dalla forza di gravit una
spiegazione analoga a quella della volont degli
esseri organici.
La natura, in senso metafisico, sar allora
ununica manifestazione di volont, che
identica per tutti gli esseri viventi. Chi media
fra le innumerevoli manifestazioni della volont
(i corpi) e la volont stessa sono le idee.
Le idee sono gli archetipi a cui la volont si
riferisce per manifestarsi nella realt. La legge
naturale media tra lidea e il fenomeno: essa
determina lesplicazione della forza.
I gradi dei oggettivazione della volont sono
rappresentati dalla natura inorganica, organica,
il mondo vegetale, animale e luomo. Presentata
in questo modo, la volont sembra caratterizzata
dalla conflittualit: ogni livello della natura
mostra lotta e dolore. Le forze naturali lottano
per guadagnarsi uno spazio di materia, le forme
viventi sembrano poter vivere solo con
leliminazione di altre forme simili.
Sollevato il velo di maya, ecco mostrarsi una
volont irrazionale, che vuole solo s stessa,
vuole solo vivere e cerca ogni mezzo per
riuscirci.

Dalla metafisica alla morale: servit


dellintelletto e liberazione estetica

Ultimo gradino a cui vuole arrivare Schopenhauer


lidentificazione di metafisica ed etica. Non
vuole cadere nella solita divisione fra filosofia
teoretica e pratica.
Come nella metafisica, anche nella morale si
attiene al metodo dellimmanenza, che consiste
nellibdicare come si svolge realmente la
condotta umana, non come dovrebbe svolgersi.
E assurdo prescrivere un comportamento tipo per
luomo: si predica la libert della volont e poi
gli si impone per legge di volere certe cose!
Dunque tutto il problema si risolve nella libert
di volere: se ci fosse, sarebbe possibile unire
filosofia etica e metafisica. Ma esiste davvero?
Nel mondo si sviluppa la teoria della servit
dellintelletto alla volont, la quale ci
incomprensibile ed senza scopo, dunque
irrazionale. Si oggettiva in singoli corpi e
organismi, per cui anche nel cervello, al cui
funzionamento legata la coscienza. Dunque anche
la coscienza un fenomeno della volont e
comprende lintelletto, ossia la capacit di
trovare il nesso causale fra i fenomeni
(delluomo e degli animali) e la ragione, ossia
la capacit del pensiero astratto (delluomo).
Lintelletto offre alla volont la possibilit di
attuare razionalmente ci che essa vuole a tutti
i costi. La volont infatti irrazionale e non
riuscirebbe da sola a farlo.
A questo punto Schopenhauer introduce il concetto
di arte. Larte una forma di conoscenza che si
riassume nella nozione di genio. La conoscenza
delluomo comune si rivolge ai sensi ed al
servizio della volont; quella dellartista
rivolta allidea: lartista dunque, ponendosi al
di l del fenomeno, trova loggettivit della
volont.
Scopo dellarte di esprimere la realt come
volont trascurando il fenomeno. La conoscenza
dellarte puramente contemplativa, e con questa
affermazione Schopenhauer riprende da Kant la
definizione di bello come oggetto di piacere
disinteressato. Viene eliminato ogni rapporto con
lio e il resto del mondo, e per questo larte
considerata superiore della scienza. Di fronte
allarte, il corpo perde il suo senso, cosicch
il soggetto diventa un soggetto puro e
universale, non pi sottomesso alla volont, allo
spazio e al tempo, ma coincide con la volont
stessa.
In poche parole, larte lunico momento in cui
lintelletto pu elevarsi sulla volont.

Il problema della libert e della liberazione


dalla volont

Il concetto di libert negativo, in quanto


indica lassenza di necessit.
Luomo non libero, ma si libera superando il
mondo fenomenico e scoprendosi sempre pi parte
del mondo noumenico. Abbiamo gi visto
lapplicazione di questo concetto con
lidentificazione, nellestetica, del soggetto
con la volont. Solo la moralit pu rendere
perenne questa conquista e non limitarla
allambito dellarte.
Lazione morale consiste nella scelta etica
fondamentale, quella che decider le nostre
azioni future. Luomo libero solo se si
identifica con la volont, ma questa sinonimo
di vita. La scelta etica fondamentale sar allora
il vivere o non vivere.
Due sono allora gli atteggiamenti: quello di chi
afferma la vita perch ha capito che il mondo
solo fenomeno e che la volont lunica realt e
dunque decide di identificarsi con essa;
latteggiamento di chi rinuncia alla vita,
lasceta, che ha compreso che lessenza del mondo
la volont, ha paura della realt di dolore che
tale affermazione porta e dunque non vuole
identificarsi con la volont.
Qual latteggiamento da prendere?
La volont si trova subito, fin dalla nascita, in
lotta con s stessa: essa volont di vivere, ma
il vivere implica anche il morire e spesso provoca
la morte di altri esseri viventi: la vita
sofferenza. Luomo invece tende al piacere, ma per
questo deve sentire un bisogno e dunque soffrire.
Il bisogno pu essere soddisfatto solo
momentaneamente e subito dopo subentra la noia.
Dunque bisogna affermare la vita, con il suo
dolore e la sua noia, o negarla? La conoscenza
deve essere un motivo di vita o un motivo per
negarla?
La risposta a questa domanda si trova solo
nellascetismo, che abolisce ogni distinzione tra
lio e laltro e viene definito morale della
compassione, perch soffre con laltro (com-
passione). Lascetismo abolisce anche legoismo,
in quanto forma tipica di cui si serve la volont
di vivere, e assolutamente non mira
allannullamento delluomo quanto alla sua
trasformazione.
I gradi dellascesi sono diversi: castit, povert
volontaria, autoabnegazione, sacrificio eroico di
s.
La castit libera lindividuo dalla subordinazione
alla volont di vivere che usa le armi dellamore
per garantirsi vita attraverso la riproduzione.
PEDAGOGIA

Sigmund Freud

SEGNA LA RIVOLUZIONE DEL 900 E COMPLETA LA


DECLAMAZIONE DELLUOMO FACENDO EMERGERE IN
ESSO UNA NATURA LIMITATA. LA VERA NATURA
DELLUOMO LIRRAZIONALIT, LINCONSCIO.
Ebreo di Vienna, dopo lannessione
alla Germania, fugge in
Inghilterra. E medico, un medico
specializzato in neuropsichiatria,
e d origine alla psicoanalisi, che
per, nonostante il suo impegno, non venne
accettata come scienza. Inizia come
neuropsichiatra, accanto al prof. Breuer studiando
listeria. Il primo studio fu il Caso di Anna
O..
Prima delle innovazioni apportate da Freud,
listeria veniva studiata somministrando al
paziente dei psicofarmaci che inducevano il sonno;
nel sonno si facevano della domande e il paziente
inconsciamente rispondeva. Quando per finiva
leffetto del farmaco, il malato si ritrovava
nelle stesse condizioni di partenza.
Freud cap che i farmaci non erano una cura
adeguata, infatti per curare il problema psichico
dellammalato bisognava scavare alla radice,
attraverso i sogni o lipnosi. Allammalato da
sveglio venivano poste delle domande a cui lui
rispondeva facendo delle associazioni libere.
Da ci Freud cap che la psiche umana ha delle
zone nascoste che devono essere scoperte e fatte
venire alla luce per poter capire il comportamento
di ogni individuo.
Secondo lui la struttura della psiche triatica:
La zona es oppure id in cui risiede linconscio;
La zona super ego o super ich in cui risiedono
gli insegnamenti sociali e culturali;
La zona Ego in cui risiede la coscienza.
La zona Es
Nelles, linconscio, la parte pi ricca di noi.
Esso si divide in tre parti:
1) pre oppure sub conscio
2) inconscio
3) inconscio biologico ereditario
Nellinconscio biologico ci sono le pulsioni che
appartengono alla stirpe ereditaria. Le pulsioni
ereditarie:
Pulsioni sessuali (cerchiamo di riprodurci)
Pulsioni di conservazione (cerchiamo di
salvarci)
Pulsioni Gregario (cerchiamo di stare con gli
altri)
Nellinconscio ci sono le nostre esperienze
personali rimosse e represse. Rimosse significa
messe da parte volontariamente, mentre represse
quando ce ne dimentichiamo casualmente. Noi non
dimentichiamo niente, specialmente dai 0 ai 5
anni.
Il preconscio il guardiano che controlla tutte
le nostre esperienze, le pulsioni; quando dormiamo
si apre la porta e vengono fuori dai nostri
pensieri i sogni.
Tutta la nostra vita cosciente solo un campo di
battaglia tra la spinta delleroe (che rappresenta
gli impulsi: il piacere , laffermazione) e
Thanatos (distruzione, superego) Questa la
spinta di Eros (subconscio).
Nella vita quotidiana, Patologia della vita
quotidiana, abbiamo tanti piccoli gesti che non
facciamo, ma non per dimenticanza, ma perch non
volevamo farli. Anche i lapsus (penso una cosa ne
dico unaltra), in realt volevamo dire la cosa
sbagliata. Quello che ricordiamo solo quello
che vogliamo ricordare.
Scriver pure Totem e tab sul significato della
religione e sul desiderio della morte del padre.
Freud istituisce quello che ormai il rito
della psicoanalisi: il lettino, il dottore seduto
dietro il paziente che gli formula delle domande o
indaga i suoi sogni interpretando ci che il
paziente ricorda (che ci che vuole ricordare).
Fu una novit la sua impostazione sessuale,
interpretare la vita solo dallottica
dellaffettivit (piacere dispiacere)
(affettivit non interesse, esso c se
motivato).
La vita di ciascuno di noi segnata dalle nostre
motivazioni affettive. Adesso si parla di
psicologia dinamica (cio azione e reazione,
stimolo e risposta che avvengono nella psiche).
Noi ci andiamo via via strutturando.

Stadi di vita delluomo

Per Freud la vita comincia nel grembo materno. Gi


nel ventre materno, il bambino avverte se voluto
o meno e se amato. Quindi il primo un rapporto
di accettazione, tra madre e figlio si realizza
uno scambio di emozioni oltre che fisiologico.
Durante il parto c il momento dellangoscia,
perch siamo abbandonati nel mondo. Il pianto del
bambino il pianto dellangoscia, perch prima ha
vissuto un contatto psicologico con la madre, e
adesso solo nel mondo e si sente abbandonato.
Oggi sappiamo che il bimbo, non piange per
angoscia, ma per il dolore dovuto al fatto che
respira per la prima volta con i suoi polmoni. Il
pianto vita. Questo primo momento quello del
vagito.
Durante tutto il primo anno di vita si deve
ristabilire lunione psicologica che cera tra
madre e figlio, e bisogna ristabilirlo allinizio
per avere quella fiducia basica che serve al
bambino per non sentirsi pi angosciato. Questa
fiducia si realizza on le sensazioni termiche; il
bambino riconosce il battito del cuore della
madre, ma soprattutto con lallattamento che
ricostituisce lunione che cera con la madre
prima del parto. La prima soddisfazione che prova
il bambino appartiene alla fase orale, ossia
portando tutto in bocca, succhiando e mordendo.
Verso i 3 mesi il bambino ha un modo suo di
comunicare: il sorriso, come se sorridesse al viso
materno (visto solo frontalmente e non di profilo)
e contemporaneamente ha langoscia per i visi
estranei (piange se non conosce qualcuno).
Al 1 anno inizia la fase autonoma, il bambino
inizia a camminare, scopre gli oggetti e li
esamina. Importante per lui sar sempre la figura
che gli parler e gli lancer messaggi.
Ai 2 anni si ha la fase anale: se prima il bimbo
teneva il pannolino ora impara ad andare in bagno,
riconosce lo stimolo: la gratificazione quella
di saper controllare i propri sfinteri. La fase
anale prepara il bambino alla fase
fallica(periodo omosessuale: il bambino scopre
se stesso). Dopo essere riuscito a controllare i
propri sfinteri scopre i propri organi sessuali.
Fase omosessuale (zero cinque anni); dopodich
inizia la fase eterosessuale. Scoprendo i
genitali, sposta loggetto del desiderio da s al
sesso opposto. La prima donna della sua vita la
madre, il primo amore. (Per la bambina sar il
padre). Qui si innesca quel processo che prende il
nome di complesso di Edipo o, per la bambina
complesso di Elettra.
Il bambino ha sentimenti sessuali verso la madre,
ma comprende che appartiene al padre. Il bambino
introietta (fa sua) la figura paterna, perch
ritiene che somigliando al padre potr avere la
madre. Se invece introietta la figura materna,
diventer omosessuale.
Dai 5 ai 10 anni c la fase produttiva, il
bambino va a scuola, indaffarato e non pensa pi
alla tempesta sessuale che ha avuto dai 0 ai 5
anni. E una fase di Plateau o latenza.
Dopo i 10 anni si ha la fase puberale e
prepuberale: tutto ci che era in latenza
riaffiora di nuovo. E una fase di ricerca della
propria identit, si avverte che si cresce e ci si
sente dibattuti e incerti, non ci si riconosce
neanche esteriormente, fisicamente.
Dai 15 ai 18 anni si cerca di riordinare le
proprie idee: la fase della maturit. Pu
durare fino ai 24, ma anche fino ai 90. Per Freud
essere maturi vuol dire dare una risposta a tutti
i problemi della vita. Se riusciamo a rispondere a
queste domande, noi siamo maturi e siamo pronti a
formare una famiglia.
Verso i 50 anni si attraversa una fase di II
immaturit, diffusa nella societ.
Freud era laico, ma rigoroso contro tutto ci che
era contro un ordine naturale.
Il vivere in societ ci procura disagio: luomo
non pu esprimere se stesso (Il disagio della
civilt). Il motto del cristianesimo: ama il
prossimo tuo come te stesso contro natura, anzi
dovrebbe essere odia il prossimo tuo con tutto te
stesso. Tutto il romanzo del 900 sar di tipo
psicologico.

METODOLOGIA DELLA RICERCA


Levoluzione degli studi sulluso delle droghe

Le ricerche sulluso di droga hanno preso lavvio


nei primi anni 60 parallelamente al progressivo
diffondersi, soprattutto negli USA, del consumo di
eroina. Lattenzione stata rivolta,
inizialmente, alla natura e allestensione del
fenomeno nellipotesi che una conoscenza
dettagliata dei fattori causali implicati
permettesse di attuare strategie di rapido ed
efficace contenimento. Si trattato, in questa
prima fase, di ricerche qualitative che
utilizzavano prevalentemente un approccio clinico,
con un numero limitato di soggetti, per lo pi
dipendenti e molto spesso istituzionalizzati, e
che non ricorrevano a gruppi di controllo. Lo
scopo era di poter individuare i fattori correlati
e predittivi delluso di droga, ed eventuali
specificit nella personalit degli assuntori. Le
concettualizzazioni emerse da queste ricerche
distinguevano fra fattori di tipo individuale e
situazionale. Nel primo caso si riteneva ad
esempio che giocassero un ruolo determinante dei
tratti di personalit predisponenti, certi deficit
nella costruzione dellio o certi disturbi di
personalit. Nel secondo, luso di droga era per
lo pi interpretato con le stesse teorie
utilizzate per i comportamenti devianti e si
faceva perci riferimento o allesposizione a
certi modelli di comportamento o a particolari
disfunzioni o carenze nel rapporto tra individuo e
contesto sociale. Ulteriori ricerche hanno per
dimostrato in modo molto chiaro che le variabili
di personalit, cos come qualunque fattore di
tipo unidimensionale, non possono essere
considerate di per s predittive. Una conferma
decisiva stata fornita dai dati epidemiologici
degli ultimi anni 70 secondo quelluso di sostanze
illecite aveva progressivamente assunto dimensioni
di massa. Ci ha permesso di escludere
definitivamente interpretazioni dei comportamenti
di consumo come specifici di un numero molto
ristretto di soggetti disturbati o devianti, e ha
consentito di ipotizzare che fossero in gioco
aspetti pi generali dello stile di vita delle
giovani generazioni. A questo punto stata
avvertita con forza dai ricercatori lesigenza di
modificare le strategie di indagine
tradizionalmente utilizzata, rivolgendosi a
campioni estesi e rappresentativi di popolazione
giovanile e non pi a gruppi di soggetti
dipendenti, e privilegiando metodologie
multidimensionali e longitudinali che
consentissero non solo di individuare le
connessioni causali fra i diversi fattori
implicati nelluso di droga, ma anche di giungere
alla formulazione di una teoria unitaria. Anche se
limpegno e lo sforzo in questa direzione sono
tuttora in atto, esistono comunque innumerevoli
teorie che hanno cercato, da diverse prospettive,
di spiegare luso di droga degli adolescenti.
Entrando pi nel merito delle teorie maggiormente
utilizzate, si pu dire che esse fanno riferimento
per lo pi:
Ai processi di socializzazione
delladolescente (teoria dellapprendimento
sociale);
Alla modalit di adattamento alla vita
collettiva (teoria dello stress, del disprezzo
di s e dellalienazione);
Ai meccanismi di controllo sociale o
allinterazione tra diverse aree dinfluenza:
biologica, intraindividuale, interpersonale e
socioculturale (teoria del comportamento
problematico e Domain model).
Se tutte hanno avuto ed esercitano tuttora un
ruolo di rilievo, la pi utilizzata stata
quella dellapprendimento sociale che ha
ricercato una spiegazione delluso di droga
soprattutto nellarea dei rapporti
interpersonali degli adolescenti. Lassunzione
centrale da cui muove la teoria che il
comportamento delladolescente ha soprattutto
nei genitori e nei coetanei le fonti pi
rilevanti dinfluenza. Il soggetto modella i
suoi comportamenti sia attraverso processi
dimitazione (e cio osservando e replicando
quelli delle persone con cui entra in
rapporto), sia dinteriorizzazione (per cui fa
sue le regole e le norme condivise a proposito
delle azioni e dei comportamenti ritenuti pi
appropriati). Se questo approccio presenta il
limite di interpretare luso di sostanze nei
termini di un processo di apprendimento e di
condizionamento, riconducibile eminentemente al
principio del modeling, esso ha tuttavia il
merito di aver contribuito a determinare una
svolta importante nella concettualizzazione di
questi comportamenti: essi non sono pi
considerati come leffetto di processi di
sviluppo anormali o devianti (ci vero semmai
per le frasi estreme o maggiormente
deteriorate) ma sono interpretati nel quadro
pi complessivo delle problematiche evolutive.
Accanto allinterpretazione delluso di droga
come strategia per affrontare certi compiti di
sviluppo, stata proposta recentemente
lipotesi secondo la quale il consumo di
sostanze, proprio per la diffusione che ha
assunto nella nostra realt sociale,
costituirebbe a sua volta un compito che un
numero sempre pi crescente di giovani si trova
a dover affrontare. Il fatto di entrare
quotidianamente in rapporto con un insieme
sempre pi differenziato di sostanze lecite e
illecite pone infatti ai giovani il problema di
elaborare una posizione personale che li aiuti
ad operare delle scelte, il pi possibile
ragionate e consapevoli, quando le circostanze
concrete o gli eventi lo richiedono.

EDUCAZIONE FISICA

Il Doping

Il termine doping deriva


dall'inglese to dope,
drogare: esso
unassunzione di sostanze
che, per dose e
composizione, permettono
l'aumento non fisiologico
delle prestazioni di un
atleta danneggiando
l'integrit psicofisica
dello sportivo.
Luso di droghe mina lidea fondamentale
dello sport che si basa su una paritetica
e leale forma di competizione,inoltre, se
assunte in grande quantit o per tempi
prolungati, le sostanze dopanti possono
nuocere gravemente alla salute, arrecando
in alcuni casi danni irreversibili,
portando in alcuni casi anche alla morte.
Per combattere l'uso del doping vengono
effettuati, ultimamente, controlli
scrupolosi alla fine di ogni gara, questi
sono realizzati con l'ausilio di analisi
fisico- chimiche di due campioni d'urina,
chiamati campione A e campione B.
In competizioni nazionali e internazionali
i primi classificati, assieme ad altri
atleti sorteggiati, devono consegnare i
due campioni d'urina che sono poi
sigillati.
Nel caso il campione A contenga sostanze
iscritte nella lista doping, viene
effettuato un secondo controllo sul
campione B, se possibile alla presenza
dell'atleta e del suo allenatore.
Gli atleti trovati positivi al doping
vengono privati delle medaglie vinte, i
loro record annullati e il caso viene
affidato alla federazione sportiva
d'appartenenza, che provveder a
squalificarli per un dato periodo di tempo
o per sempre.
Con i cavalli, il test antidoping si
esegue analizzando campioni di saliva

Sostanze proibite

Si distinguono cinque gruppi di sostanze


proibite:
1. stimolatori psicomotori (anfetamina,
cocaina);
2. ammine simpatomimetiche (efedrina);
3. stimolatori del sistema nervoso
centrale (aminofenazolo, stricnina);
4. narcotici e analgesici (eroina,
morfina);
5. steroidi anabolizzanti (anabolica).
In alcuni tipi di sport sono proibiti
anche alcol e sedativi.
Dal 1984 anche la caffeina rientra nella
lista delle sostanze doping assieme ad
alcuni diuretici che possono essere
utilizzati per aumentare il rendimento
sportivo.
Un caso particolare costituito
dall'emodoping, o autoemotrasfusione, di
cui viene fatto uso in sport come il
ciclismo. Ad esempio gli atleti si
trasferiscono per un certo periodo di
tempo ad allenarsi in luoghi la cui
altitudine supera i 2500 m; qui, la minore
concentrazione di ossigeno stimola la
produzione nel sangue dei globuli rossi
che sono responsabili dell'ossigenazione
dell'organismo. A questo punto si
effettuano prelievi di sangue che,
conservato, sar trasfuso all'atleta prima
dell'evento agonistico con effetti
stimolanti.
L'emodoping assai pericoloso in quanto
pu comportare la formazione di trombi e
generare problemi vascolari.

Storia

Gi nell'antichit erano utilizzate


sostanze e droghe stimolanti per
migliorare il rendimento sportivo.
Nel 1886, durante la corsa ciclistica
Bordeaux- Parigi si ebbe il primo decesso
per doping. Altri casi di morte per
doping, quelli dei ciclisti Knud Jensen e
Tom Simpson, o del pugile Jupp Elze,
portarono all'attenzione di un pubblico
sempre pi vasto le terribili conseguenze
dell'uso di queste sostanze.

Dal 1966 vengono effettuati controlli in


tutte le maggiori manifestazioni sportive
internazionali; sono particolarmente
rigorosi i controlli all'interno di
discipline quali il nuoto, il calcio, il
ciclismo, l'ippica, l'atletica e la
ginnastica.
Un clamoroso caso di doping in atletica
leggera fu quello del velocista canadese
Ben Johnson, che alle Olimpiadi di Seoul,
nel 1992, venne trovato positivo dopo aver
conseguito il record del mondo nei 100 m;
alla cancellazione della prestazione
dell'atleta, che assegn la medaglia d'oro
al secondo arrivato, l'americano Carl
Lewis, fece seguito un lungo periodo di
squalifica, al termine della quale Jonson
non seppe mai pi ritornare a livelli
agonistici competitivi.
Altrettanto scandaloso fu il caso di Diego
Maradona, che per doping fu squalificato
durante i mondiali di calcio americani,
del 1994
Pi recentemente al centro dell'attenzione
per l'uso di sostanze vietate sono cadute
alcune nuotatrici cinesi protagoniste di
prestazioni cronometriche tanto
eccezionali da renderle sospette e
moltissimi ciclisti partecipanti al Tour
de France tra cui il nostro pirata
Pantani.
BIOLOGIA

Il dolore

Il dolore una sensazione fisiologica


percepita in modo cosciente a livello
della corteccia cerebrale e in grado di
determinare una triplice risposta da
parte dellorganismo: vegetativa
(reazioni pupillari e cardiache),
emotiva (per esempio mimica) e
comportamentale (per esempio reazione
di fuga). Nella percezione e nella reazione al
dolore sono in gioco numerose strutture nervose: i
recettori del dolore (le terminazioni nervose
periferiche attivate da stimoli dolorifici); la
giunzione radicolomidollare, con i suoi meccanismi
attivatori e inibitori; i due fasci midollari
ascendenti (che servono a individualizzare lo
stimolo doloroso e responsabili della qualit e
intensit del dolore) e le vie sopra-midollari,
deputate ai meccanismi di vigilanza e reazione
vegetativa, endocrina, emozionale e psichica.

Origine e regolazione del dolore

I recettori vengono attivati da vari stimoli che


possono provocare dolore tramite la liberazione di
numerose sostanze: istamina, serotonina, ecc. La
regolazione del dolore avviene a livello midollare
e centrale con lintervento di varie sostanze:
acetilcolina, serotonina, endorfine, ecc.
Lorganismo reagisce al dolore con reazioni
immediate e secondarie: il dolore dapprima
avvertito come sensazione nitida, pungente e
localizzata, che in seguito si traduce in una
sensazione pi estesa e diffusa; lintervallo di
tempo tra le due sensazioni proporzionale alla
distanza dal cervello del punto di origine dello
stimolo. Le reazioni immediate coinvolgono livelli
nervosi successivi di risposta al dolore:
midollare (per esempio riflessi viscerali),
mesencefalico (tachicardia), diencefalico
(tremore, sudorazione), corticale (manifestazioni
emotive, con passaggio dal dolore alla sofferenza
psichica).

Terapia del dolore

La terapia del dolore trova specifica applicazione


nel trattamento del dolore sia acuto sia cronico.
Nel primo caso si attua quando lintensit del
dolore tale da interferire con le normali
funzioni fisiologiche o da esporre il paziente a
pericolose complicazioni. La terapia farmacologica
rappresenta il cardine di questa terapia; in
generale, lo schema di terapia prevede una
sequenza dintervento articolata in ordine di
crescente attivit analgesica. Nella prima fase si
impiegano farmaci antidolorifici non stupefacenti;
nella seconda fase, quando le sostanze usate in
precedenza non si dimostrano pi efficaci, si
ricorre alluso dei narcotici leggeri; infine,
nella terza fase, si passa allimpiego dei
narcotici maggiori, morfina e metadone.
STORIA DELLARTE

Il post-impressionismo e Van Gogh

A partire dal 1880 ci si pone il


problema di come dare consistenza alla
fugacit dellimpressione: Renoir la
ricerca nel disegno raffaellesco,
Degas nella sintesi della memoria,
Czanne nella forza strutturale. E
nellambito di questa crisi
dellimpressionismo che si colloca la
nascita del cosiddetto puntillismo, o
neoimpressionismo, i cui maggiori esponenti sono
Seurat, Gaugin, Signac e Van Gogh.
Ognuno propone un suo metodo per la
rappresentazione dellimpressione: Seurat ad
esempio usa il punto per rappresentarla. Seurat
infatti crede, come gli impressionisti, che i
colori non esistano da soli, ma solo se accostati
ad altri: egli accosta quindi dei colori, facendo
in modo che la fusione tra essi sia fatta nella
retina. Alle linee, ai tratti egli sostituisce il
puntino, da cui il termine
pointillisme.Caratteristica importante quindi
laccostamento dei colori, e gli artisti che
meglio rappresentarono questa esigenza furono
Gaugin (con il suo Cristo Giallo), ma soprattutto
Van Gogh.
Vincent Van Gogh apre un capitolo nuovo nellarte
europea dopo la crisi dellimpressionismo.
Figlio di un pastore protestante, diventa anche
lui un predicatore e fino allet di 27 anni
condivide con i minatori del Borinage le loro
sofferenze e le loro fatiche. Accusato dalle
autorit religiose di follia mistica, egli
abbandona tutto per dedicarsi, grazie anche alla
spinta del fratello Theo che lavorava in una
galleria darte di Parigi, alla pittura.
Da questo momento (1880) alla sua morte passeranno
solo 10 anni, ma in questo tempo Van Gogh dipinse
un numero enorme di quadri, ben oltre 850: questa
una delle sue principali caratteristiche. Anche
gli impressionisti dipingevano velocemente per
evitare che si perdessero i giochi di colore che
li avevano colpiti; in Van Gogh invece questa
lurgenza interiore di esprimersi, in assoluta
libert, obbedendo pi al sentimento che alla
ragione.
Van Gogh rispetto agli impressionisti, tende a
proiettare nella realt se stesso, e quindi tende
a trasformarla, a trasfigurarla secondo i suoi
sentimenti.
Anche Van Gogh, come Gaugin, usa la linea non come
mezzo descrittivo, ma con funzione espressiva,
trasformando il colore reale per renderlo
suggestivo: il colore non dunque quello reale,
ma un colore che suggerisce lemozione, un colore
attraverso cui Van Gogh si esprime con pi forza.
Limportante quindi non descrivere dei fatti
narrati in modo oggettivo, ma il significato umano
di ci che si rappresenta, cos come lo si sente.
Nel 1886, (anno in cui si trasferisce a Parigi),
vi una svolta nella pittura di Van Gogh: egli
infatti capisce appieno lImpressionismo,
schiarendo la sua tavolozza (fino ad allora scura
e monotona), e viene a contatto con le teorie di
Seurat, adottandole con grande entusiasmo. Qui
per non si pu parlare di puntillismo, ma di
divisionismo, in quanto i puntini si trasformano
in linguette di colore accostate, disposte
coerentemente alla forma del soggetto (come si
nota nel suo Autoritratto).
Nel 1888 si trasferisce ad Arles, nel sud della
Provenza, regione ricca di colori e luminosit.
Egli ha il progetto di aprire un Atelier del
Sud, un luogo in cui tutti gli artisti che
avrebbero voluto cercare pace e tranquillit
avrebbero potuto rifugiarsi: invece qui la sua
situazione mentale peggiora, ed costretto a
ricoverarsi diverse volte in case di cura.
Nonostante tutto in questo periodo dipinge circa
200 opere di altissimo livello.

Nella Camera da Letto egli vuole rappresentare il


senso di riposo assoluto, ma invece rende
langoscia della camera, rappresentando tutto in
modo traballante. Il quadro esprime tensione
angoscia soprattutto per mezzo delle linee
prospettiche del pavimento spezzate da oggetti
disposti trasversalmente e in modo deciso come il
letto, le sedie, il tavolino, dai quadri sopra il
letto messi obliquamente, e dai colori, senza
ombre e accostati luno allaltro.
Tornato a Parigi, dopo 3 giorni si trasferisce nel
paese di Auvers-sur-Oise, dove il 27 Luglio 1890
si toglie la vita con un colpo di rivoltella al
cuore. In questi due ultimi mesi di Auvres nascono
capolavori che rappresentanto la carica interiore
con il quale il pittore trasfigura la realt.
Nella Chiesa di Auvres ad esempio, la chiesa si
flette, la linea non retta (tranne quella
verticale). Lartista vuole esprimere nel quadro
la propria ansia, il proprio stato danimo,
facendo vivere drammaticamente alla chiesetta la
sua stessa vita. La costruzione barcolla
angosciosamente, mentre il movimento accentuato
dalla divergenza delle due stradine e dalle
molteplici pennellate che le striano
continuamente. Il colore ha un ruolo primario
denso di significato.
Langoscia, la tristezza e la solitudine estrema
sono ancora pi evidenti nel Campo di grano con
volo di corvi.
Questa tela composta con autentico furore
creativo, a colpi di pennello, le cui direzioni
seguono i piani prospettici, o si scontrano e si
accavallano come ondate in tempesta. I colori sono
senza mezze tinte, essenziali (3 primari e uno
secondario). Qua e l svolazzano i corvi, linee
nere zigzaganti, come presenze minacciose. Il
movimento anche qui espresso dal divergere dalle
stradine, dalle pennellate intense che formano il
campo di grano e il cielo vorticoso, creando quasi
uno stato di angoscia. La natura si deforma
secondo lo stato danimo dellartista,
quellangoscia e quella tristezza che 20 giorni
dopo lo porteranno al suicidio.
Per molto tempo Van Gogh stato studiato in
chiave psicanalitica, cercando di capire quanto le
sue turbe psichiche abbiano potuto influire sul
suo modo di esprimersi. Quello che importante
non questo, ma che le opere di Van Gogh appaiono
come lespressione dellangoscia esistenziale
delluomo moderno in un momento di crisi dei
grandi valori tradizionali che lo avevano
rassicurato nel corso dellottocento.

LETTERATURA INGLESE

Robert Louis Stevenson.


Life and main works.

Robert Louis Stevenson was born in


Edinburgh in1850. Because of his poor
health he spent most of his childhood
in bed, terrified of the dark room
and tutored at home under the
influence of his familys Calvinism.
In his adolescence he travelled a lot
in search of a more friendly climate;
he lived in the south of England,
Germany, france and Italy. He took up engineering
at University, following in his fathers
footsteps, but he was not enthusiastic about it.
All the time he was in conflict with his social
environment, the respectable Victorian world; he
grew his hair long, his manners were eccentric and
he became one of the first examples of the
bohemian in Britain, openly rejecting his familys
religious principles and the love for
respectability. After giving up engineering, he
graduated in law in 1875 and decided to devote
himself to writing. He married an American woman,
Fanny Osburne, and since his health was
deteriorating, they moved to Australia and Tahiti,
settling down at Vailima in Samoa. He died of a
brain haemorrhage in 1894.
Stevenson became popular as a novelist in the 1880
when he published Treasure Island, The strange
case of Dr Jekyll and Mr Hyde, Kidnapped and The
Master of Ballantrae. His short stories, pervaded
by a sense o suspense and supernatural, were
collected as New Arabian Nights in 1882.

The strange case of Dr Jekyll and Mr Hyde


Plot.

The plot of Dr Jekyll and Mr


Hyde is quite simple: the
protagonist is a respectable
man, Jekyll, and an evil
genius, Hyde; these two
beings are in perpetual
struggle and it is the same
act of secret chemistry that
releases Hyde and restores. Once Hyde is released
from hiding, he achieves domination over the
Jekyll side. On the one hand, the man may choose a
life of crime and depravity, or, on the other
hand, the Jekylls aspect must eliminate Hyde in
the only way left: by killing him. Jekylls
selfmurder, or suicide, is the final and only
choice. Therefore, Stevenson implies that mans
salvation is based on the annihilation of one part
of his nature if he lives in a civilised society.

The origin of the novel

This novel had its origin in a dream: afflicted


with TB and haunted by sleeplessness and
melacholy, Stevenson wrote in his diary that he
had dreamed of a man in a laboratory who had
swallowed a drug and turned into a different
being. It was the Gothic aspect of this story that
excited him, and he produced a first draft. Even
if Gothic novels were despised by the great
Victorian novelists, they constituted an important
tendency in 19th-century literature and became
increasingly popular in the 1880 and 1890. Many
works from this period depicted the double nature
of Victorian society, with its antithetical values
and sexual repression. Even Stevenson seems to
have been concerned since his youth with the
duality of mans nature, the good and the evil
sides; the Calvinism of his mothers family not
only gave him a sense of mans divided self, but
its pessimism moved him to rebel against religion,
a trait which was to last his entire life.

Setting and characters

The setting of the novel seems to be halfway


between England and Scotland, London and
Edinburgh. Both capitals had a double nature and
reflected the hypocrisy of Victorian society:
London had the respectable West End the appalling
poverty of the East End slums; Edinburgh had the
New Town where crime was a pressing problem.
This ambivalence is reinforced by the simbolism of
Jekylls house whose two facades are symbolically
the faces of the two opposedsides of the same
man:the front of this house, used by the Doctor,
is well-kept and respectable; while the rear, used
by Hyde, is part of a sinister block of buildings.
As Jekyll has lived a vituous life his face is
handsome, his hands white and well-shapped, his
body larger and more harmoniously proportioned
than Hydes. Edward Hyde is pale, his hands are
dark and hairy, he gives an impression of
deformity, and the good Mr Utterson, a friend of
Jekylls, reads Satans signature in his traits.
On several occasions Hyde is made to appear
dressed in Jekylls fine clothes, which are too
large for him; this fact points out how much
smaller and uglier Hyde is than his alter ego.
Though the evil side of Jekylls nature is
initially less developed because most of his life
has been devoted to effort, virtue and control
as Hyde plunges into the sea of liberty, he
begins seriously to erode his good twine. The
smaller, slighter Hyde begins to grow in stature
and the original balance of good and evil in
Jekylls nature is threatened with being
permanently overthrown. Most scenes in the novel
take place at night: there is no natural daylight,
but only the artificial lighting of Jekylls house
and of the street lamps. The most important events
are wrapped up in darkness and fog: when Hyde
tramples over the child it is three in the
morning, the murder of a respectable Member of
Parliament, Sir Danvers Carew, happens at night;
as well as Jekyll/Hydes suicide.
The bleakness of this setting is reflected in the
characters who inhabit it; there are no women. The
men are all bachelors and belong to the same
respectable world: one is a lawyer and two are
doctors, so the story reflects the male
patriarchal world of Victorianism.

Narrative technique

Dr Jekyll and Mr Hyde has a multi-narrational


structure, in which a complex series of points of
view is presented. There are four narrators,
trough whom almost the whole action is seen and
filtered: Enfield, Utterson, Lanyon and finally Dr
Jekyll himself. Utterson has the role of
detective. He has a strange relationship with his
distant relative Enfield and all this is a
symbolic foreshadowing of the central double;
these two very different mens walking excursions
may be a metaphor for the incongruous elements of
their personality which men must accept, and which
Jekyll refuses. The other narrator Lanyon,
superficially a good man, is also a kind of a
mirror for Jekyll: his curiosity in the end
prevails and allows him to be tempted by forbidden
knowledge, and he dies. The last narrator is
Jekyll himself, whose narrative and final
confession takes up the last chapter.