Sei sulla pagina 1di 4

Fichte

~ 1 ~
I critici immediati di Kant e il dibattito sulla cosa in s
La massima incarnazione del Romanticismo filosofico l'idealismo, che, infrangendo i limiti
conoscitivi posti da Kant, inaugura una nuova metafisica dell'infinito. Partendo dalla presunta
contraddizione di base Kant, che avrebbe dichiarato esistente, e al tempo stesso inconoscibile, la
cosa in s, essi prendono di mira quest'ultimo concetto, giudicandolo filosoficamente inammissibile.
Al di l delle loro specifiche posizioni e dottrine speculative, il ragionamento generale cui
pervengono i critici immediati di Kant il seguente: ogni realt di cui siamo consapevoli esiste
come rappresentazione della coscienza, la quale funge, a sua volta, da condizione indispensabile del
conoscere. Ma se l'oggetto risulta concepibile solo in relazione a un soggetto che lo rappresenta,
come pu essere ammessa l'esistenza di una cosa in s, ossia di una realt non pensata e non
pensabile? Evidentemente la cosa in s, dal punto di vista di questo tipo di argomentazioni, non pu
configurarsi che come un concetto impossibile.
Lidealismo romantico tedesco
La parola idealismo presenta una variet di significati. Nel linguaggio comune si denomina
idealista colui che attratto da determinati ideali o valori e che per essi disposto a sacrificare
la propria vita. In filosofia, invece, si parla di idealismo in senso lato, a proposito di quelle visioni
del mondo, come ad esempio il platonismo e il cristianesimo, che privilegiano la
dimensione ideale rispetto a quella materiale. In questo senso il termine idealismo viene
introdotto nel linguaggio filosofico verso la met del Seicento e viene usato soprattutto in
riferimento al platonismo e alla sua teoria delle idee. Nel secondo senso, il termine idealismo
denomina la grande corrente filosofica post-kantiana che si origin in Germania nel periodo
romantico e che ha avuto numerose ramificazioni nella filosofia moderna e contemporanea. Dai
suoi stessi fondatori, Fiche e Schelling, questo idealismo fi chiamato trascendentale o
soggettivo o assoluto.
Lattributo trascendentale tende a collegarlo con il punto di vista kantiano, che aveva
fatto dellio penso il principio fondamentale della conoscenza.
La qualifica di soggettivo tende a contrappore questo idealismo al punto di cista di
Spinoza, che aveva s ridotto la realt a un principio unico (la Sostanza), ma aveva inteso la
Sostanza stessa in termini di oggetto o di natura.
Laggettivo assoluto mira a sottolineare la tesi che lio, o lo spirito, il principio unico
di tutto e che fuori di esso non c nulla.

Fichte
Linfinit dellIo
Sia Kant, sia Fichte riconoscono nellio penso il principio supremo di tutta la conoscenza. Tale
principio per Kant formale (perch elabora la materia gi esistente attraverso le forme), finito e
limitato dalla cosa in s (noumeno). Fichte critica questaspetto della filosofia di Kant affermando
che lIo principio non solo formale ma anche materiale del conoscere a cui non si deve solo la
forma della realt ma la realt stessa, ed infinito perch tutto esiste nellIo e per lIo. La
deduzione di Kant trascendentale perch diretta a giustificare la validit delle condizioni
soggettive della conoscenza. La deduzione di Fichte un deduzione assoluta o metafisica perch
Fichte
~ 2 ~
trova nellIo un principio assoluto che crea sia il soggetto sia loggetto del conoscere, ponendoli in
virt di unattivit creatrice, cio di unintuizione intellettuale.
La Dottrina della scienza e i suoi tre principi
Fichte costruisce un sistema grazie a cui la filosofia cessi di essere semplice ricerca del sapere e
diventi un sapere assoluto e perfetto; il concetto della Dottrina della scienza quello di una scienza
della scienza, cio un sapere che metta in luce il principio su cui si fonda la validit di ogni scienza.
Il principio della Dottrina della scienza lIo o lAutocoscienza. Secondo Fichte, si pu dire che
qualcosa esiste solo rapportandolo alla nostra coscienza, e questa esiste solo in rapporto a se stessa.
1. Il primo principio del sapere non la legge didentit (per cui A = A) perch lesistenza
iniziale di A dipende dallIo che la pone: senza lidentit dellIo (Io = Io) lidentit logica A
= A non pu essere posta. Di conseguenza il principio supermo del sapere quindi non
quello didentit, che posto dallIo, ma lIo stesso, che non posto dagli altri ma si pone
da s in virt della sua caratteristica di autocrearsi grazie ad un processo di intuizione
intellettuale. Fichte intende dire che lIo nello stesso tempo attivit agente e prodotto
dellazione stessa.
2. Il secondo principio del sapere stabilisce che lIo pone il non-io: lIo non solo pone se
stesso ma pone anche qualcosa che gli opposto che il non-io. Tale non-Io, poich viene
posto dallIo, quindi nellIo.
3. Il terzo principio mostra come lIo, avendo posto il non-io si trova ad essere limitato da
esso, cos come il non-Io imitato dallIo. e si trova a esistere sotto forma di io divisibile
(cio molteplice e infinito) limitato da una serie di non-io altrettanto indivisibile.
Fichte
~ 3 ~
Chiarificazioni


Fichte
~ 4 ~
LIo infinito, pi chela sostanza o la radice metafisica degli io finiti la loro meta ideale. Di
conseguenza, dire che lIo infinito la natura e la missione dellio finito significa dire
che luomo uno sforzo infinito (streben) verso la libert, ovvero una lotta inesauribile
contro il limite, e quindi contro la natura esterna (le cose) e interna (gli stati irrazionali e
legoismo).
La scelta tra idealismo e dogmatismo
Nella Prima introduzione alla dottrina della scienza Fichte, dopo aver affermato che idealismo e
dogmatismo sono gli unici due sistemi filosofici possibili, cerca di illustrare i motivi che spingono
alla scelta delluno o dellaltro. Fichte e sostiene che la filosofia non una costruzione astratta,
ma una riflessione sull'esperienza, che ha come scopo la messa in luce del fondamento
dell'esperienza stessa. Poich nell'esperienza sono in gioco "la cosa" (l'oggetto) e "l'intelligenza"
(l'io o il soggetto) la filosofia pu assumere la forma dell'idealismo o del dogmatismo.
L'idealismo consistere nel partire dall'io, o dal soggetto, per poi spiegare, su questa base, la cosa o
l'oggetto.
Viceversa, il dogmatismo consiste nel partire dalla cosa in s, o dall'oggetto, per poi spiegare, su
questa base, l'io o il soggetto.
Per Fichte, nessuno di questi due sistemi riesce a confutare direttamente quello opposto, in
quanto non pu fare a meno di presupporre, fin dall'inizio, il valore del proprio principio (l'io o la
cosa in s). Dunque secondo Fichte la scelta tra i due massimi sistemi del mondo deriva da una
differenza di inclinazione e di interesse, ovvero da una presa di posizione in campo etico.
Per Fichte, il dogmatismo finisce sempre per rendere nulla o problematica la libert; al contrario
l'idealismo finisce sempre per strutturarsi come una rigorosa dottrina della libert. Queste due
filosofie hanno, come corrispettivo esistenziale, due tipi diversi di umanit: da un lato vi sono
individui che non si sono ancora elevati al sentimento della propria libert assoluta e che, trovando
se stessi nelle cose, sono istintivamente attratti dal dogmatismo, che insegna loro che tutto
deterministicamente dato e fatalisticamente predisposto (temperamento passivo); dall'altro lato,
invece, vi sono individui che, avendo il senso profondo della propria libert e indipendenza dalle
cose, risultano spontaneamente portati a simpatizzare con l'idealismo, che insegna loro come essere
uomini e come il mondo ci sia non perch passivamente contemplato, ma perch attivamente
forgiato dallo spirito (temperamento attivo). Poich l'Io la realt originaria e assoluta che pu
spiegare sia se stesso, sia le cose, sia i rapporti tra se stesso e le cose, l'idealismo risulta essere
superiore al dogmatismo eticamente e teoricamente : questa superiorit spinge Fichte a
intraprendere la via dell'idealismo.
La dottrina della conoscenza
Per Fichte la conoscenza e lazione morale si originino dallazione reciproca dellio e del non-io.
Fichte ritiene che la rappresentazione sia il prodotto di unattivit del non-io sullio, ma poich il
non-io a sua volta un prodotto dellio, il compito che esso svolge proviene direttamente dal
proprio, ed unattrattivit riflessa che dal non-io rimbalza allio.