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CAPITOLO I

LE PENE
1. Delle pene in generale
Il codice penale vigente distingue le pene in principali e accessorie.
Le pene principali sono inflitte dal giudice con la sentenza di condanna; le pene accessorie
«conseguono di diritto alla condanna, come effetti penali di essa.» (art. 20 c.p.).
L’art. 17 c.p. elenca le pene principali, distinguendo quelle stabilite per i delitti e quelle previste per
le contravvenzioni. Le pene principali comminate per i delitti sono:
 l’ergastolo;
 la reclusione;
 la multa.
Le pene principali comminate per le contravvenzioni sono:
 l’arresto;
 l’ammenda.
L’art. 17 c.p. si apriva con la menzione della pena di morte, che, abolita dal Codice Zanardelli, era
stata reintrodotta nel 1930 dal Codice Rocco, in coerenza con le scelte politico-criminali ispirate a
una strategia di estrema prevenzione generale, da ottenersi tramite l’intimidazione della pena.
La pena di morte è stata poi abolita nel 1948, ma restò in vigore nelle leggi speciali militari, per poi
essere eliminata definitivamente nel 1994.
L’art. 18 c.p. classifica le pene principali dal punto di vista del loro contenuto, distinguendo tra
“pene detentive” (o “restrittive della libertà personale”) e “pene pecuniarie”.
Sono pene detentive l’ergastolo, la reclusione e l’arresto.
Sono pene pecuniarie la multa e l’ammenda.
La severità delle pene comminate dal codice è senza dubbio all’origine delle innovazioni legislative
che hanno via via ampliato (secondo molti eccessivamente) l’ambito di discrezionalità del giudice
nella determinazione della pena. Nel 1981, ad esempio, sono state introdotte delle sanzioni
sostitutive delle pene detentive brevi, al fine di scongiurare gli effetti desocializzanti della
carcerazione per i reati meno gravi, senza per questo rinunciare alla funzione dissuasiva che la
concreta inflizione della pena esercita sul condannato rispetto alla commissione di ulteriori reati.

2. Le pene principali detentive


 L’ergastolo (art. 22 c.p.)
L’ergastolo è la pena detentiva perpetua, in quanto si estende, almeno potenzialmente, quanto è
destinata a durare la vita residua del condannato. La pena dell’ergastolo va scontata in uno degli
appositi stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno.
Il condannato, dopo aver scontato almeno 26 anni di pena, può beneficiare della liberazione
condizionale (cfr.: misure di sicurezza).
Il condannato, dopo aver scontato almeno 20 anni di pena, può beneficiare della liberazione
anticipata (cfr.: misure alternative alla detenzione) e del regime di semilibertà (cfr. misure
alternative alla detenzione).

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La legittimità costituzionale della pena dell’ergastolo è stata più volte contestata, a causa della sua
dubbia compatibilità con il principio di rieducazione del condannato. Tuttavia la Corte
costituzionale, in una sentenza del 1974, ha dichiarato la questione non fondata, e ciò «sulla base di
una concezione polifunzionale del reato, che valorizza non solo l’obiettivo della rieducazione del
condannato, ma anche la difesa sociale e la neutralizzazione di particolari delinquenti.».
 La reclusione (art. 23 c.p.)
La reclusione è la pena detentiva temporanea prevista per i delitti. La sua durata si estende da un
minimo di 15 giorni ad un massimo di 24 anni – che però può arrivare a 30 anni per effetto della
presenza di circostanze aggravanti oppure per concorso di reati –. La pena della reclusione va
scontata in uno degli appositi stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con
l’isolamento notturno.
 L’arresto (art. 25 c.p.)
L’arresto è la pena detentiva temporanea prevista per le contravvenzioni. La sua durata si
estende da un minimo di 5 giorni ad un massimo di 3 anni – che però può arrivare a 5 anni per
effetto della presenza di circostanze aggravanti e fino a 6 anni per concorso di reati –. La pena della
reclusione va scontata in uno degli appositi stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro,
che può essere svolto anche all’esterno (ossia fuori dallo stabilimento penitenziario).
La pena dell’arresto può essere scontata anche in regime di semilibertà (cfr.: misure alternative alla
detenzione).

2.2 Le misure alternative alla detenzione


Con la legge sull’ordinamento penitenziario del 1975 sono state introdotte delle misure alternative
alla detenzione, che, sostituendosi alle pene detentive, rendono più efficace l’opera di
rieducazione e risocializzazione del condannato, evitando al condannato i probabili danni che
scaturirebbero dal contatto con l’ambiente penitenziario.
 L’affidamento in prova al servizio sociale
L’affidamento in prova al servizio sociale consiste nell’affidamento in prova del condannato a
pena detentiva, non superiore a 3 anni, ad un centro di servizio sociale fuori dall’istituto
penitenziario. Il servizio sociale controlla il comportamento del soggetto e lo aiuta a reinserirsi
nella società, riferendo periodicamente al magistrato di sorveglianza.
 La detenzione domiciliare
La detenzione domiciliare consente al condannato di espiare le pene della reclusione – non
superiore a 4 anni – e dell’arresto all’interno della propria abitazione o in un luogo di pubblica
cura o assistenza.
Possono beneficiare della detenzione domiciliare:
 le persone ei età superiore ai 60 anni o minore degli anni 21, per comprovate ragioni di
salute, di studio o di lavoro;
 donne incinte e persone in precarie condizioni di salute.
La legge 94/2013 ha ulteriormente esteso l’applicabilità dell’istituto eliminando gli automatismi che
escludevano dal beneficio alcune categorie di soggetti, come i recidivi per piccoli reati, rendendone
più agevole l’accesso.

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 La semilibertà
La semilibertà concede al condannato la possibilità di lavorare e svolgere attività istruttive
– o comunque utili al suo reinserimento sociale – all’esterno dell’istituto penitenziario, in base
ad un programma di trattamento, la cui responsabilità è affidata al direttore dell’istituto di pena.
Sono ammessi a godere del regime di semilibertà:
 il condannarlo all’ergastolo che abbia scontato almeno 20 anni di pena;
 il condannato alla pena della reclusione o dell’arretro purché non superiore a 6 mesi (in
entrambi i casi).
 La liberazione anticipata
Sebbene l’istituto della liberazione anticipata sia stato definito dal legislatore come misura
alternativa alla detenzione, è unanime il disconoscimento della liberazione anticipata come misura
alternativa, dal momento che essa si sostanzia, in realtà. in una pura e semplice riduzione della
pena.
L’art. 54 Ord. Pen. definisce la liberazione anticipata come una detrazione di 45 giorni per ogni
singolo semestre di pena scontata, concessa al condannato a pena detentiva che ha dato prova
di partecipazione all’opera di rieducazione.
Proprio per il suo carattere premiale e stimolante la liberazione anticipata si pone tra gli strumenti
rieducativi più efficaci, in quanto la partecipazione all’opera rieducativa si esprime anche, ma non
solo, nell’osservanza delle norme di condotta prescritte nei singoli istituti e, pertanto, si presta
anche a strumento disciplinare.
Il giudizio sull’effettiva partecipazione all’opera di rieducazione, quindi, deve basarsi sulle
condizioni di vita in carcere del detenuto.
Per quanto attiene, invece, alla disciplina sulla revoca, il terzo comma dell’art. 54 Ord. Pen.
stabilisce che la condanna per delitto non colposo commesso nel corso dell’esecuzione
successivamente alla concessione del beneficio ne comporta la revoca.

2.3 Pene sostitutive delle pene detentive brevi


Le “pene sostitutive” rappresentano una delle innovazioni più significative introdotte dalla legge
689/1981. L’introduzione delle pene sostitutive ha ampliato il ventaglio delle sanzioni a
disposizione del giudice penale, che dispone ora di un ulteriore strumento per una più puntuale
individualizzazione della pena. La ratio di questi istituti è scongiurare gli effetti desocializzanti
della carcerazione per i reati meno gravi, senza per questo rinunciare alla funzione dissuasiva che
la concreta inflizione della pena esercita sul condannato rispetto alla commissione di ulteriori reati.
Le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi sono: la semidetenzione, la libertà controllata e la
pena pecuniaria.
Nell’originaria previsione della l. 689/1981 la pena irrogata, per essere sostituibile, non doveva
superare i sei mesi di reclusione o di arresto. Questo limite è stato notevolmente ampliato
prima con la l. 296/1993 e poi con la l. 134/2003.
Secondo l’art. 59 l. 689/1981 le sanzioni sostitutive non possono essere applicate a coloro che siano
stati già condannati – con una o più sentenze complessivamente – ad una pena superiore ai due anni
di reclusione e abbiano commesso il reato nei cinque anni dalla condanna precedente; inoltre, la
pena detentiva non può essere sostituita:

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a) a coloro che siano stati condannati due volte per reati della stessa indole commessi
nell’arco di un decennio;
b) a coloro nei cui confronti la pena sostitutiva precedentemente inflitta sia stata convertita
sia stata convertita in pena detentiva, o sia stato revocato il regime di semilibertà,
quando il nuovo reato per cui potrebbe essere applicata la pena sostitutiva sia stato
commesso dell’arco di un decennio dal reato precedente;
c) a chi abbia commesso il reato durante il tempo in cui era sottoposto alla misura di
sicurezza della libertà vigilata o alla misura di prevenzione di sorveglianza speciale.
La revoca della pena sostitutiva ha come conseguenza la conversione della pena sostitutiva nella
pena detentiva sostituita secondo i criteri di ragguaglio indicati nell’art. 66 l. 689/1981. La pena
sostitutiva viene revocata:
a. per inosservanza delle prescrizioni imposte al condannato;
b. quando sopraggiunge una condanna per fatti commessi anteriormente alla sostituzione
della pena, che avrebbero impedito l’applicazione della pena sostitutiva;
c. quando sopraggiunge la condanna a una pena detentiva per un fatto commesso
successivamente alla irrogazione della pena sostitutiva.
 La semidetenzione
La semidetenzione è una sanzione con cui il giudice può sostituire le pene detentive comprese
tra 1 e 2 anni.
La semidetenzione comporta per il condannato:
 l’obbligo di trascorrere almeno dieci ore al giorno negli istituti di pena e una serie di
limitazioni:
 il divieto di detenere a qualsiasi titolo armi ed esplosivi;
 la sospensione della patente di guida;
 il ritiro del passaporto e sospensione della validità di altri documenti equipollenti
idonei all’espatrio.
Un giorno di detenzione equivale ad un giorno di semidetenzione: ciò significa che il giudice, nel
sostituire la pena detentiva, irrogherà la semidetenzione per un tempo uguale alla durata della
corrispondente pena sostituita.
 La libertà controllata
La libertà controllala può essere utilizzata in alternativa alla semidetenzione per sostituire le
pene detentive comprese tra 6 mesi e 1 anno.
La libertà controllata comporta per il condannato:
 l’obbligo di non allontanarsi da comune di residenza, se non a seguito di autorizzazione
per motivi di studio, lavoro, famiglia o salute;
 l’obbligo di presentarsi almeno una volta al giorno negli uffici di pubblica sicurezza o
presso il Comando dell’Arma dei Carabinieri territorialmente competente
 il divieto di detenere a qualsiasi titolo armi ed esplosivi.
Un giorno di detenzione equivale a due giorni di libertà controllata: ciò significa che il giudice, nel
sostituire la pena detentiva, irrogherà la libertà controllata per un tempo doppio rispetto alla durata
della corrispondente pena sostituita.

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 La pena pecuniaria
La pena pecuniaria può sostituire le pene detentive non superiori a 6 mesi. Il giudice può
disporre la sostituzione della pena detentiva breve con una pena pecuniaria della stessa specie (la
reclusione con la multa; l’arresto con l’ammenda).
La legge 134/2003 ha profondamente innovato il meccanismo per la determinazione della pena
pecuniaria sostitutiva da applicare, adottando per la prima volta nel nostro ordinamento il modello
dei tassi giornalieri, assai diffuso negli ordinamenti europei: nel determinare l’entità della pena,
tenendo conto delle condizioni economiche complessive del condannato e del suo nucleo familiare,
il giudice stabilisce una quota giornaliera compresa tra un minimo di 38 € e un massimo di
380 €; tale quota viene poi moltiplicata per il numero dei giorni di pena detentiva da
sostituire.

2.4 Le pene non detentive, limitative della libertà personale


L’art. 52 d.lgs. 274/2000, al fine di realizzare gli obiettivi di decarcerizzazione e risocializzazione,
ha assegnato al giudice penale la facoltà di irrogare alcune sanzioni limitative della libertà
personale, che potrebbero essere considerate sanzioni detentive solo latu sensu.

 La permanenza domiciliare
La permanenza domiciliare comporta l’obbligo di rimanere presso la propria abitazione o altro
luogo di privata dimora, ovvero presso un luogo di cura, assistenza o accoglienza.
La durata della sanzione va da un minimo di 6 giorni ad un massimo di 45 giorni.
 Il lavoro di pubblica utilità
Il lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di attività non retribuita in favore della
collettività, da svolgersi presso lo Stato, le provincie, i comuni, o presso enti od organizzazioni di
assistenza sociale e di volontariato.
La durata della sanzione va da un minimo di 10 giorni ad un massimo di 6 mesi.

3. Le pene principali pecuniarie


 La multa (art. 24 c.p.)
La multa è la pena pecuniaria prevista per i delitti, e consiste nel pagamento allo Stato di una
somma di denaro compresa tra i 50 e i 50000 €.
Secondo l’art. 133 bis c.p. introdotto dalla l. 689/1981, il giudice, nell’irrogare la pena pecuniaria,
deve tener conto delle condizioni economiche del reo: pertanto, egli potrà aumentare l’aumentare
della pena fino al triplo del massimo previsto dalla legge, ove ritenga che, per le condizioni
economiche del reo, la misura massima risulti inefficace; viceversa, egli potrà diminuire
l’ammontare della pena fino ad un terzo del minimo previsto dalla legge, ove ritenga che, per le
condizioni economiche del reo, la misura minima risulti eccessivamente gravosa.
 L’ammenda (art. 26 c.p.)
L’ammenda è la pena pecuniaria prevista per le contravvenzioni, e consiste nel pagamento allo
Stato di una somma di denaro compresa tra i 20 e i 10000 €.
Secondo l’art. 133 bis c.p. introdotto dalla l. 689/1981, il giudice, nell’irrogare la pena pecuniaria,
deve tener conto delle condizioni economiche del reo: pertanto, egli potrà aumentare l’aumentare
della pena fino al triplo del massimo previsto dalla legge, ove ritenga che, per le condizioni
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economiche del reo, la misura massima risulti inefficace; viceversa, egli potrà diminuire
l’ammontare della pena fino ad un terzo del minimo previsto dalla legge, ove ritenga che, per le
condizioni economiche del reo, la misura minima risulti eccessivamente gravosa.

4. Le pene accessorie
Le pene accessorie sono delle sanzioni che limitano ulteriormente la capacità del condannato,
rendendo più afflittiva la pena principale.
Generalmente conseguono di diritto alla condanna come effetti penali di essa, anche se sono
però vi sono casi in cui l’ordinamento vincola l’applicazione di tali pene alla libera discrezionalità
del giudice. Sono espressamente previste dal codice penale e dalle leggi speciali e si suddividono
in pene accessorie perpetue e temporanee, le quali seguono la durata della pena principale.

4.1 Pene accessorie previste per i delitti


 L’interdizione dei pubblici uffici (art. 28 c.p.)
La pena viene irrogata ai condannati per delitti commessi con l’abuso di poteri o con violazione
dei doveri inerenti alla pubblica funzione. L’interdizione dai pubblici uffici consiste nella
perdita dei diritti elettorali e di ogni altro diritto politico, di ogni incarico non obbligatorio di
pubblico servizio.
L’interdizione dei pubblici uffici può essere:
 perpetua, se segue alla condanna all’ergastolo o alla reclusione non inferiore a 5 anni;
 temporanea (compresa tra 1 e 3 anni), se segue alla condanna alla reclusione non
inferiore a 3 anni.
 L’interdizione da una professione o da un’arte (art. 30 c.p.)
L’interdizione da una professione consegue alle condanne per delitti commessi con abuso di una
professione o di un’arte e priva il condannato della capacità di esercitare una professione,
arte, industria, o un commercio o mestiere per cui è richiesto uno speciale permesso o una
speciale abilitazione, autorizzazione o licenza dell’Autorità e importa la decadenza della
licenza anzidetta.
È una pena temporanea, la cui durata è compresa tra un minimo di 1 mese e un
massimo di 5 anni.
 L’interdizione legale (art. 32 c.p.)
L’interdizione legale priva il condannato della capacità di agire.
L’interdizione legale può essere:
 perpetua, se segue alla condanna all’ergastolo;
 temporanea, se segue alla condanna alla reclusione non inferiore a 5 anni. In questo
caso, la durata coincide con quella della pena principale.
 L’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese
(art. 32 bis c.p.)
L’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese consegue alla
commissione di reati strettamente legati all’esercizio di un’attività imprenditoriale, commessi

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con abuso dei poteri o violazioni dei doveri inerenti all’ufficio e puniti con almeno 6 mesi di
reclusione. È una pena temporanea, la cui durata coincide con quella della pena principale.
L’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese priva il condannato
della capacità di esercitare l’ufficio di amministratore o sindaco, nonché di ogni altro potere
di rappresentanza della persona giuridica.
 L’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione (art. 32 ter c.p.)
L’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione consegue alla commissione dei delitti
indicati nell’art. 32 quater c.p. – oltre che di altri reati indicati in norme speciali – e comporta il
divieto di stipulare e concludere contratti con la P.A., salvo che per poter ottenere le prestazioni
concernenti un pubblico servizio. È una pena temporanea, la cui durata varia da 1 anno a 3 anni.
 L’estinzione del rapporto di lavoro o di impiego (art. 32 quinques c.p.)
L’estinzione del rapporto di lavoro consegue alla condanna reclusione non inferiore a 3 anni per
delitti indicati negli artt. 314, 317, 318, 319, 319 ter, 319 quater e 320; comporta l’estinzione del
rapporto di lavoro o di impiego per il dipendente di amministrazioni o enti pubblici, ovvero di
enti a prevalente partecipazione pubblica.
 La decadenza o la sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale
(art. 34 c.p.)
La decadenza dalla responsabilità genitoriale è perpetua e si applica a seguito:
 della condanna all’ergastolo;
 della condanna per delitti contro lo stato di famiglia;
 della condanna per delitti contro la personalità individuale.
La decadenza dalla responsabilità genitoriale comporta anche la privazione di ogni diritto
spettante al genitore sui beni del figlio.
La sospensione dalla responsabilità genitoriale è temporanea e si applica a seguito:
 di delitti commessi con abuso della responsabilità genitoriale;
 (può essere disposta anche seguito) della condanna alla reclusione non inferiore a 5
anni.
La responsabilità genitoriale comporta l’incapacità di esercitare qualsiasi diritto spettante al
genitore sui beni del figlio durante il periodo di sospensione.
La responsabilità genitoriale viene sospesa per un tempo pari al doppio della pena inflitta.

4.2 Pene accessorie previste per le contravvenzioni


 La sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte (art. 35 c.p.)
La sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte consegue alla condanna ad almeno 1
anno di arresto per contravvenzione commessa con abuso della professione o arte, ovvero con
violazione dei relativi doveri.
È una pena temporanea, la cui durata è compresa tra un minimo di 3 mesi e un massimo di 3
anni.
 La sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese
(art. 35 bis c.p.)

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La sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese consegue alla
commissione di contravvenzioni strettamente legate all’esercizio di un’attività imprenditoriale,
commesse con abuso dei poteri o violazioni dei doveri inerenti all’ufficio e puniti con l’arresto.
È una pena temporanea, la cui durata è compresa tra un minimo di 15 giorni e un massimo di 2
anni.
4.3 La pubblicazione della sentenza di condanna (art. 36 c.p.)
La pubblicazione della sentenza di condanna è una pena accessoria comune sia ai delitti che alle
contravvenzioni. La pubblicazione avviene di solito “per estratto” – sebbene il giudice possa
disporre la pubblicazione “per intero” –. La sentenza viene pubblicata sul sito internet del Ministero
della Giustizia, ma può essere pubblicata mediante affissione anche nel comune dove è stata
pronunciata, nel comune dove è stato commesso il reato e nel comune di residenza del condannato.
La pubblicazione avviene a spese del condannato.

5. La determinazione della pena


La determinazione concreta della pena è rimessa al potere discrezionale del giudice, il quale,
però, deve tener conto sia delle circostanze oggettive (natura, oggetto, tempo e luogo del reato,
gravità del danno o del pericolo, condizioni e qualità dell’offeso), sia delle circostanze soggettive
del reato (intensità del dolo o della colpa, condizioni e qualità del colpevole, rapporti tra colpevole
ed offeso), sia della capacità a delinquere del reo, che si traduce in un giudizio probabilistico sulla
eventualità che il reo commetta nuovi reati. La capacità a delinquere si determina prendendo in
considerazione il movente, il carattere personale, gli eventuali precedenti penali, in generale, dalla
condotta e dalla vita anteatta del reo.

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La liberazione condizionale è una misura alternativa alla detenzione, che consente al condannato possibilità di
concludere la pena all'esterno del carcere in regime di libertà vigilata (cfr. misura di sicurezza).

Requisiti giuridici per beneficiare della liberazione condizionale sono:


 avere scontato almeno trenta mesi o comunque almeno metà della pena, se la pena residua non superi i cinque
anni;
 avere scontato almeno quattro anni di pena e non meno di tre quarti della pena inflitta, in caso di recidiva
aggravata o reiterata;
 avere scontato almeno ventisei anni di pena in caso di condanna all’ergastolo;
 aver scontato almeno due terzi della pena, fermi restando gli ulteriori requisiti e limiti sanciti dall’art. 176 c.p.,
in caso di condanna per i delitti di cui all’art. 4-bis l. 354/1975 come previsto dall’art. 2 del d.l. 152/1991,
convertito in l. 203/1991.
Requisiti soggettivi per beneficiare della liberazione condizionale sono:
 aver tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il proprio ravvedimento;
 avere assolto le obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che il condannato dimostri di trovarsi
nell'impossibilità di adempierle;
 La liberazione condizionale può essere chiesta in qualunque momento dell'esecuzione dai condannati che
abbiano commesso il delitto da minori di anni 18.
 Se la liberazione non è concessa per difetto del requisito del ravvedimento, la richiesta non può essere
riproposta prima che siano decorsi sei mesi dal giorno in cui è divenuto irrevocabile il provvedimento di rigetto
(art. 682 c.p.p.).
La liberazione condizionale può essere revocata dal Tribunale di Sorveglianza, a seguito di proposta di revoca da parte
del Magistrato di Sorveglianza, nei seguenti casi:
 qualora la persona liberata commetta un reato o una contravvenzione della stessa indole;
 Qualora trasgredisca gli obblighi previsti dalla libertà vigilata.

Misure di sicurezza non detentive


aggiornamento: 6 aprile 2017
Sono misure che mirano a tenere il soggetto lontano dall'opportunità di commettere altri crimini.
Si applicano nei confronti di autori di reato, imputabili o meno, previo accertamento della pericolosità sociale, allo
scopo di prevenirne il pericolo di recidiva.
Si distinguono dalla pena in quanto non hanno funzione retributiva ma solo ed esclusivamente una funzione di
rieducazione del reo. Per tale ragione si applicano anche ai non imputabili (la pena invece si applica solo a soggetti
imputabili), e l’applicazione presuppone l’accertamento in concreto della pericolosità sociale del soggetto.
La qualità di persona socialmente pericolosa si desume dalle circostanze indicate nell'art. 133 c.p., di conseguenza
l'accertamento della pericolosità deve essere compiuto attraverso l'integrale ricognizione di tutti i fattori che riguardano
non solo la gravità del reato, ma anche la capacità a delinquere del reo.
Competente a valutare la pericolosità sociale e ad emettere il provvedimento per l'esecuzione di una misura di sicurezza
è il magistrato di sorveglianza.
A tal fine, gli Uffici di esecuzione penale esterna svolgono, su richiesta dell'autorità giudiziaria, le inchieste utili a
fornire i dati occorrenti per l'applicazione, la modifica, la proroga e la revoca delle misure di sicurezza. Decorso il
periodo minimo di durata, stabilito dalla legge per ciascuna misura di sicurezza, il giudice riprende in esame le
condizioni della persona che vi è sottoposta, per stabilire se essa è ancora o meno socialmente pericolosa.
Qualora la persona risulti ancora pericolosa, il giudice fissa un nuovo termine per un esame ulteriore. Nondimeno,
quando vi sia ragione di ritenere che il pericolo sia cessato, il giudice può, in ogni tempo procedere a nuovi
accertamenti.
La libertà vigilata
La libertà vigilata è la misura di sicurezza personale non detentiva, ordinata dal magistrato di sorveglianza nei casi
stabiliti dalla legge, statisticamente più importante poiché il suo ambito applicativo è generalizzato, essendo essa

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applicabile a soggetti imputabili, non imputabili e semi-imputabili e spesso anche in alternativa con le altre misure
detentive, in una vasta gamma di casi (art. 229-230 c.p.).
Alla persona in stato di libertà vigilata il giudice impone, ed eventualmente modifica, obblighi di condotta idonei ad
evitare o limitare le occasioni di commissione di nuovi reati.
La sorveglianza della condotta e del rispetto di tali obblighi da parte del libero vigilato è affidata all'autorità di pubblica
sicurezza e deve essere esercitata in modo da agevolare, mediante il lavoro, il riadattamento della persona alla vita
sociale.
Nei confronti dei sottoposti alla libertà vigilata, l' U.E.P.E. svolge interventi di sostegno e di assistenza al fine del loro
reinserimento sociale.
La libertà vigilata non può avere durata inferiore a un anno.
In caso di trasgressione degli obblighi imposti, il magistrato di sorveglianza può aggiungere alla misura la cauzione di
buona condotta o, in alcuni particolari casi, sostituire la libertà vigilata l’assegnazione ad una colonia agricola, o ad una
casa di lavoro (art. 230 c.p.).
Le altre misure di sicurezza personali non detentive sono
 il divieto di soggiorno (art.233c.p.)
 il divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcoliche (art.234 c.p.)
 l'espulsione dello straniero dallo Stato (art.235 c.p.)

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