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Irene Gatti Filosofia 4^ Anno scolastico ‘06\’07

Hume

LA VITA E LE OPERE

Il maggior esponente della filosofia britannica settecentesca, Hume, nasce nel 1711 a Edimburgo,
da una famiglia della piccola nobiltà terriera. Si dedica al lettore di carattere filosofico che gli
aprono “ una nuova scena del pensiero” e lo inducono al progetto di costruire un proprio sistema
filosofico, mettendo al centro l'indagine sulla natura umana. Dal 1737 al 1739 soggiorna in Francia
e compone la sua prima opera importante, il Trattato sulla natura umana, pubblicato fra il 1739 e il
1740. Poiché l'opera passa inosservata, Hume ne stende un estratto anonimo in cui sviluppa i temi
principali dell'opera “ grande”. In seguito ne rielabora il contenuto nei Saggi filosofici sull'intelletto
umano, reintitolati Ricerca sull'intelletto umano, e nella Ricerca sui principi della morale. Alla
rielaborazione si accompagna la scelta di un nuovo genere letterario: scegliere le forme più agili e
disinvolta e del saggio, del dialogo e della ricerca. In parallelo alla revisione del trattato, elaborate
le opere. Il lavoro di studio di scrittura si intreccia intanto con la ricerca di una collocazione
professionale; dapprima tenta la carriera universitaria, ma a causa delle sue idee, segnati dallo
scetticismo non ottiene la cattedra. Si dedica quindi a professioni diverse. Successivamente si ritira
a vita privata in Scozia, per dedicarsi agli studi e alla revisione dei suoi scritti, in vista dell'edizione
definitiva dei saggi e trattati, che uscirà l'anno successivo a quello della sua morte, sopraggiunta nel
1776.
Le letture personali, le esperienze di vita, gli incontri e i contatti con gli dei ministri francesi
contribuiscono ad alimentare il suo pensiero, nel quale confluiscono aspetti dell'empirismo, della
scetticismo, dell'Illuminismo, senza che tuttavia esso, nella sua originalità, possa venir inquadrato in
una specifica corrente.

DELLA NUOVA SCIENZA DELL'UOMO

Hume concepisce il progetto di una nuova filosofia, che, sviluppandosi sul terreno gnoseologico e
su quello morale, porti alla fecondazione di una “ scienza della natura umana”, secondo il metodo
sperimentale. Gli otto e a cui guarda con interesse sono Bacone, colui che ha teorizzato il metodo
induttivo, e Newton. Lo sfondo nuovo e originale della sua filosofia sta nel voler applicare la
filosofia sperimentale newtoniana alla natura umana. Secondo Hume nessun problema scientifico di
rilievo può essere positivamente affrontato e risolto se non si conoscono i principi della natura
umana. Di qui, il proposito di una esplorazione della mente, per individuarne analizzando i
contenuti, l'attività, le dinamiche di funzionamento interno. La nuova scienza si profila perciò come
la sintesi delle cosiddette scienze morali: l'etica, la politica, l'estetica e la religione naturale.

IMPRESSIONI E IDEE

L'indagine sulla natura umana prese avvio dall'analisi delle percezioni che costituiscono l'attività
mentale. Il termine percezioni indica qualsiasi contenuto della mente sia che derivi dai sensi,
dall'esercizio del pensiero dalla riflessione, dal sentimento, dalla volontà le percezioni si dividono in
impressioni e idee. Le impressioni hanno maggiore forza, vivacità, potenza, perché rappresenta
l'esperienza vera e propria, immediata diretta. Le idee invece sono più deboli e pallide, le quali
costituiscono nel riflettere su sensazioni, emozioni, passioni già provate; esse sono il riflesso
sbiadito delle impressioni. Possiamo affermare che in generale ogni idea è copia di una precedente
impressione e senza l'impressione non si forma l'idea corrispondente. Lo stretto legame tra
impressioni e idee consente di mettere a punto un metodo rigoroso di critica delle idee stesse.
MEMORIA E IMMAGINAZIONE

Le idee sono il riflesso delle impressioni corrispondenti e derivano dalla memoria e immaginazione.
La memoria tende specificatamente a mantenere le impressioni e quanto più possibile nella loro
forza originaria, mentre l'immaginazione ha un rapporto più blando in quanto riattiva Le idee ormai
prive della loro vivacità, ma per altro verso ha il pregio di essere un'attività produttiva in quanto
collega fra loro le idee. La memoria ha un legame più stretto con le impressioni sensibili mentre
l'immaginazione va ben oltre. Nel immaginazione sta il potere creativo della mente. La creatività
però è limitata dalle stesse impressioni, perché forniscono un materiale per così dire obbligato
vincolante lavoro del immaginazione. Tuttavia l'immaginazione è perlopiù guidata da un principio
universale che opera uniformemente, in maniera regolare metodica e che in qualche modo
interviene a disciplinare anche le fantasie più bizzarre.

LE LEGGI DELL’ASSOCIAZIONE

Le regole che presiedono all'associazione delle idee si esprimono attraverso tre leggi: la legge di
somiglianza, per cui si associano idee di cose tra loro simili; la legge di continuità a spazio
temporale, per cui si associano idee di cose vicine nello spazio del tempo; la legge di casualità per
cui si associano idee di cause di effetti. Facendo riferimento all'idea di associazione, Hume cerca di
spiegare in primo luogo il linguaggio.

LA CONOSCENZA:RELAZIONI FRA IDEE E QUESTIONI DI FATTO

La conoscenza consiste nel collegare fra loro delle idee. Ciò avviene secondo due modalità:
attraverso una semplice relazioni fra idee, nella quale un'idea è ricavata da un'altra senza fare
ricorso all'esperienza, oppure un'idea è collegata un'altra perché si ritiene che le cose ad esse
corrispondenti siano collegate; in questo caso è evidente la necessità di riferirsi all'esperienza.
Hume distingue così buona forme fondamentali di conoscenza: quella astratta che opera attraverso
le relazioni fra idee; quella empirica, che si riferisce ai fatti del esperienza e connetter fra loro idee e
solo in quanto tale connessione di effetti legame fra le impressioni.

IL RAPPORTO DI CAUSA-EFFETTO NON E’ SPERIMENTABILE NE’ DIMOSTRABILE

La del principe di casualità costituisce uno dei temi principali della filosofia di Hume. In infiniti
casi l'esperienza ci mette davanti esempi di nessi che siamo soliti chiamare causali. L'avere presente
questi mesi è di grande importanza nella vita pratica in quanto la proiezione al futuro di
un'esperienza passata consente di prevedere quello che accadrà e quindi di dare un certo corso ai
nostri comportamenti.

IL RUOLO DELL’ABITUDINE

Non punto di vista rigoroso la certezza assoluta che le cose continuino comportarsi come nel
passato non ha alcun fondamento, perché non è attestata da alcuna impressione o da una relazione
tra impressioni, cioè non è attestata dall'esperienza. Sul piano empirico, infatti, non si manifesta mai
l'esistenza di una forza messa in opera da ciò che chiamiamo causa su ciò che chiamiamo effetto; né
si manifesta l'esistenza di una connessione necessaria fra la causa dell'effetto, indicando
quest'ultimo come un‘infallibile è conseguenza della prima. L'esperienza testa solo che l'effetto
segue alla causa, non attesta la necessità della sequenza. Il legame fra causa ed effetto è una
congettura che nasce dall'abitudine. Sono abitudine induce a supporre che il futuro sia conforme al
passato. L'abitudine spiega la nostra fede né nessi casuali. Si viene così ad affermare la proprietà
della credenza sulla conoscenza rigorosa, del sentimento istintuale quale sulla ragione. In istinto
ragione non sono però contrapposti in modo rigido. È vero che Hume sottolinea la distinzione fra le
conoscenze fondate sulla credenza e le conoscenze astratte che sono oggetto proprio della ragione
ma nello stesso tempo egli considera anche la ragione è una specie di istinto, quel istinto
connaturato nell'uomo che si manifesta nelle inclinazioni umana a una costante opera di verifica e di
revisione critica.

LA CRITICA ALLA SOSTANZA

La critica al concetto di sostanza costituisce un altro caposaldo del discorso humiano. Hume mostra
che non esiste alcuna impressione corrispondente all'idea di sostanza, sia materiale che spirituale.
Anche in questo caso interviene l'abitudine a legare insieme impressioni diverse e a dare loro a
punto la consistenza di una cosa esterna alla mente distinta ad essa. L'abitudine e l'immaginazione
insieme spingono a credere all'esistenza unitaria e continua degli oggetti, di cui non abbiamo in
realtà alcuna certezza razionale.

LO SCETTICISMO DI HUME

L'empirismo di Hume sposa così in una radicale scetticismo. Se l'uomo non conoscere alcunché al
di là delle proprie percezioni, se la stessa conoscenza dell’Io come soggetto appare problematica,
ciò significa che tanto le fioriere metafisiche, quando le convenzioni del senso comune appaiano
razionalmente infondate. Possiamo così cogliere il senso doppio dello scetticismo humiano: una
scetticismo radicale, dal punto di vista teorico, nei confronti di ogni dottrina che tenda a superare
indebitamente i confini del esperienza, dunque nei confronti della metafisica e della sua aspirazione
a essere considerata una scienza; moderato, dal punto di vista pratico, in quanto riconosce l'utilità,
per la concreta vita quotidiana, delle credenze umane pur teoricamente infondate.

L’ANALISI DELLE PASSIONI

Nella visione humiana lasciando morale non deve tanto prescrivere delle norme di comportamento
quanto osservare empiricamente e descrive i fenomeni relativi all'agire umano, quindi comprendere
i motivi concreti che muovono gli uomini all'azione. Per arrivare a ciò bisogna innanzitutto studiare
le passioni umane e loro funzionamento. Anche le passioni sono impressioni, dati di fatto. C'è
tuttavia una differenza fra la passione della percezione di qualcosa, in quanto quest'ultima deriva
direttamente dall'esperienza esterna mentre la prima è un'esperienza interna. Le passioni si
distinguono in dirette e indirette: le prime nascono in noi in base a un rapporto immediato con un
certo oggetto; le seconde sono prodotti da rapporti più complessi. Hume distingue anche le passioni
vere e proprie, ovvero le impressioni forti come l'amore l'odio e le impressioni calme o emozioni.

RAGIONE E PASSIONI

Le passioni sono impressioni, dati di esperienza, e in questo senso, in quanto non sono idee, non
sono né vere né false: la loro realtà può essere solo oggetto di constatazione. La ragione è impotente
di fronte alle passioni, incapace sia di farle nascere che di frenarle. La ragione può assecondare lo
meno la nascita di una passione mediante il giudizio sulla realtà delle cose e sulla compatibilità tra
gli scopi del nostro agire e le vie. Niente può opporsi a un impulso passionale se non un impulso
contrario. La stessa volontà è un'impressione, più precisamente un'esperienza interna di cui
diventiamo consapevoli quando si produce un nuovo movimento corporeo o una nuova percezione
nella mente. La volontà è un dato di fatto, determinata, come le passioni, da ciò che accade nel
mondo esterno o all'interno dell'uomo, la ragione non è mai il movente delle azioni. La volontà è
sottoposta, come ogni altra connessione fra una causa e un effetto, a un rapporto stringente che si
fonda sulla regolarità del esperienza e dunque sulla possibilità di prevedere un determinato effetto,
data una certa causa.

LA NATURALE TENDENZA UMANA ALLA SOCIALITA’

Rifiutando la tesi contrattualistica, che spiega l'origine della società sulla base di principi razionali,
egli individua nella natura umana un'inclinazione alla socialità, che esprime innanzitutto attraverso
l'impulso sessuale che porta quindi alla formazione della famiglia. Si determina allora un
atteggiamento ambivalente, di apertura verso gli estranei, e nello stesso tempo di cautela nei loro
confronti, là dove sono visti come vicini potenzialmente pericolosi in quanto competitivi. I tre
superare lo stato di reciproco disagio si arriva a un accordo, a una convenzione, che ha come scopo
di riconoscere la proprietà individuale e di garantire a tutti la stabilità e tranquillo godimento di ciò
che ciascuno acquisisce con il proprio lavoro. Nasce così il concetto del mio e del tuo. La proprietà
è la giustizia non sono perciò fenomeni naturali, sono rispettivamente uno stato di fatto è una virtù
artificiali, che si determina all'interno della società civile. Hume ritiene perciò che la società in cui
vive sia conforme allo sviluppo naturale.

IL GUSTO DEL BELLO

Strettamente legata al tema delle passioni è l'analisi humiana relativa al senso del bello. Secondo
Hume la bellezza non può essere definita secondo categorie intellettuali, ma può essere colpa solo
mediante un sentimento specifico, il gusto. La bellezza consiste in una forma che suscita piacere in
chi osserva. La bellezza non esiste per sé nel oggetto, ma si trova nello spirito che contempla,
ovvero la bellezza un sentimento. Si può definire un criterio del gusto solo richiamando così alle
esperienze relative ai sentimenti comuni degli uomini. Per una piana applicazione del gusto
occorrono però delle condizioni specifiche: in primo luogo, una condizione naturale costituita dalla
delicatezza dell'immagine, che indirizza al soggetto verso le qualità dell'oggetto più adatto suscitare
il senso del bello; in secondo luogo, delle condizioni acquisite, come la libertà da pregiudizi e
soprattutto raffinamento del gusto, prodotto dall'esperienza, così che la capacità di cogliere la
bellezza e di trarne piacere si fa tanto più attive ed efficace quanto più cresce la consuetudine al
bello.

LA REALTA’ RELIGIOSA

Anche per quanto riguarda la religione Hume rifiuta ogni pretesa di attribuirle un fondamento
razionale. A suo giudizio, non è possibile dimostrare per via di ragione l'esistenza di Dio. Dall'altra
parte, l'esperienza religiosa è un fatto e come tale non può essere negata. Lasciò l'origine va cercata
negli impulso da qui nasce. Hume pone perciò fondamento della religione i sentimenti di timore e di
speranza suscitati degli uomini primitivi da certi fenomeni naturali e dal trauma della morte. Nella
prospettiva humiana la religione appartiene alle speranza degli uomini, anzi un'espressione del
modo in cui gli uomini guardano alla realtà nel suo complesso, dentro e fuori le proprie capacità
conoscitive, una prova di come la forza delle emozioni e di sentimenti si imponga nonostante lo
scetticismo della ragione.