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Il criticismo come “filosofia del limite” e l’orizzonte storico del pensiero kantiano

Dogmatismo Criticismo
”Credere ciecamente in qualcosa basandosi su dei dogmi, senza “Ragionare su qualcosa, e solo dopo decidere se crederci o no”
ragionarci”

Criticare -> Interrogarsi sistematicamente riguardo il fondamento di alcune esperienze umane. Di tale fondamento si “criticano”:
• Le sue possibilità (condizioni d’esistenza).
• La sua validità.
• I suoi limiti (della validità stessa).
I limiti sono d’importanza centrale nella filosofia kantiana, tanto da poterla definire una filosofia del limite, ovvero che studia i
confini limite dell’esistenza umana nei vari settori dell’esperienza, sottolineando la NON onniscienza e onnipotenza dell’individuo. Se
da una parte porre dei limiti significa riconoscere che alcune cose non possono essere conosciute dall’uomo, dall’altra garantisce che,
entro di questi, l’uomo stesso, può avere una conoscenza certa.
Il kantismo si inserisce nel pensiero moderno, derivato da: la rivoluzione scientifica, la crisi progressiva delle metafisiche tradizionali.
Tale crisi si stava sempre più espandendo: sull’etica, sull’arte, sul gusto, sulla sfera sentimentale umana: da qui capiamo come è
nato appunto il criticismo, che si interroga sul fondamento del sapere, della morale e dell’esperienza estetica e sentimentale.
Sebbene sia vero che Kant abbia preso ispirazione da Hume e possa essere definito il prosecutore dell’empirismo di Locke, è vero
anche che differisce per alcune cose: non giunge ad una visione scettica riguardo la conoscenza umana e scende più in profondità
nella critica, andando oltre la descrizione dei meccanismi conoscitivi, studiando il fondamento di validità e i limiti di questi.
Kant supera anche l’illuminismo, non analizzando più l’uomo e il suo mondo attraverso la ragione, ma ragionando sulla ragione
stessa, le sue strutture, le sue possibilità (che sono date a loro volta dalla ragione stessa). I limiti della ragione possono essere
eguagliati ai limiti dell’uomo stesso, credere di poterli superare, è un semplice sogno o fanatismo.

Il problema generale
Il libro “Critica alla ragion pura” è un’analisi critica dei fondamenti del sapere. Il sapere ai tempi si articolava in: scienza e metafisica.
La tendenza era quella di dare atto alla prima che, grazie ai successi di Galileo e Newton, faceva passi da gigante, e di disprezzare la
seconda che, seppur antica, non aveva fino ad allora portato ad altro che contese inutili e nessun successo. Da qui la necessità di un
esame globale della struttura e validità della conoscenza.
Come Hume è scettico riguardo la metafisica, ma diversamente da lui non lo è riguardo la scienza. Da qui i due obbiettivi di Kant.
-> In quanto scienze, come sono possibili la matematica e la fisica? <-
-> Come è possibile la metafisica come scienza? <-
Alla prima domanda basta trovare il COME è possibile, mentre alla seconda bisogna prima capire SE è possibile, e poi COME.

I giudizi sintetici a priori


Anche se ogni nostra conoscenza parte dall’esperienza è possibile che, stimolata da questa, il nostro intelletto aggiunga qualcosa alla
nostra idea in modo autonomo. Per provare tale idea, Kant utilizza la teoria dei giudizi; Ne esistono di tre tipi:

I dati in nero
sono quelli “negativi”

I dati in rosso
sono quelli “positivi”

Razionalismo (deduzione): Deriva tutto lo scibile a partire da alcuni principi a priori. Sapere universale, necessario MA sterile.
Empirismo (Induzione): Deriva tutto lo scibile dall’esperienza. Sapere particolare, non necessario, MA fecondo.
Criticismo (critica): Parte sia dall’esperienza sia dai principi alla base sia dall’esperienza. Sapere universale, necessario E fecondo.

Il sapere, e quindi la scienza, di Kant deriva quindi sia dall’esperienza (materia della
scienza o del sapere) sia dai giudizi sintetici a priori (forma della scienza o del sapere).
Infatti il giudizio sintetico a priori “il calore dilata i metalli”, deriva sia dall’esperienza che
dal giudizio sintetico a priori della causalità. Questi ultimi sono l’elemento che
conferisce stabilità ed universalità alla scienza. Essi sono principi assoluti di fondo.
Ps. Tenete a mente i termini “materia” e “forma”!
La “rivoluzione copernicana”
-> Ma, se non derivano dall’esperienza, da dove derivano i principi sintetici a priori? <-
Avete tenuto a mente i termini “materia” e “forma”? Ecco, Kant partirà da questi per rispondere alla domanda di sopra:
Materia: La molteplicità caotica e mutevole delle impressioni sensibili (dall’esperienza).
Forma: L’insieme delle modalità fisse attraverso cui la mente umana ordina, secondo alcuni rapporti, le impressioni (a priori).
Quindi Kant è un’innatista, non ritiene che conosciamo le cose a priori ma ritiene che abbiamo dentro di noi, innato, un qualcosa di
sempre uguale che è lo strumento attraverso il quale ordiniamo e colleghiamo le cose che conosciamo per mezzo dell’esperienza.
Prendiamo un armadio per i libri. Esso avrà una forma, rettangolare, quadrata ecc, avrà una certa disposizione di cassetti, armadi,
ecc. Noi possiamo metterci qualsiasi tipo di libro (= impressioni sensibili), ma l’ordine, la sistemazione, la posizione che essi avranno
dipenderà dalla struttura dell’armadio (= le forme a priori, innate).
Dato che esistono tali forme a priori per mezzo delle quali “ordiniamo” la realtà (attraverso i rapporti di causalità, tempo e spazio),
capiamo facilmente come possiamo esprimere giudizi sintetici a priori attorno ad essa senza paura di essere smentiti dall’esperienza.
Kant ribalta i rapporti tra soggetto e oggetto: Non è la mente a modellarsi passivamente sulla realtà, ma è la realtà che si
modella sulle forme a priori attraverso cui la percepiamo. Naturalmente questo porta ad un dualismo gnoseologico:
1. La cosa in sé, considerata indipendentemente da noi (sconosciuta).
2. Il fenomeno, che è ciò che ci appare della cosa attraverso le forme a priori (conosciuta).

Le facoltà della conoscenza e la partizione della Critica della ragion pura


Kant articola la conoscenza in tre facoltà principali:
1. Sensibilità: La facoltà con cui, per mezzo dei sensi e delle forme a priori di spazio e tempo, conosciamo la realtà.
2. Intelletto: La facoltà con cui, per mezzo dei concetti puri o categorie, pensiamo i dati sensibili.
3. Ragione: La facoltà con cui, per mezzo delle idee di anima, mondo e Dio, tentiamo di spiegare globalmente la realtà.
La critica della ragion pura si divide in:
1. Dottrina degli elementi: Ha l’obbiettivo di scoprire gli elementi puri (a priori) formali della conoscenza. Si divide in:
• Estetica trascendentale: Studia la sensibilità e le sue forme a priori (spazio e tempo).
• Logica trascendentale: Studia il pensiero discorsivo. Si divide in:
 Analitica trascendentale:Studia l’intelletto e le sue forme a priori (12 categorie).
 Dialettica trascendentale: Studia la ragione e le sue forme a priori (3 idee: anima, mondo e Dio).
2. Dottrina del metodo: Ha l’obbiettivo di determinare l’uso possibile degli elementi puri della conoscenza.
Dato che la filosofia kantiana esprime una condizione gnoseologica della realtà (e non una proprietà ontologica) che rende possibile
la conoscenza della realtà fenomenica, allora “trascendentale” acquisirà l’accezione di qualcosa che precede (a priori) l’esperienza,
ma si identifica non con gli elementi (forme) a priori, ma con lo studio filosofico di questi ultimi (discipline filosofiche).
CDRP: esame critico generale della validità e dei limiti che la ragione umana possiede in virtù dei suoi elementi puri a priori.