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Laura Lobina

IV F

Liceo scientifico G.Brotzu

THOMAS HOBBES
LA POLITICA. La condizione presociale e il diritto di natura.
Hobbes ha voluto costruire la sua politica sul fondamento dei princpi necessari, ed ha concepito questa scienza per corrispondenza alla geometria: fondata su pochi principi da cui il resto viene dedotto. La necessit della scienza politica un riflesso della necessit che agisce nelle volont umane. Se si mettono in luce i princpi necessari dell'azione umana, si potr, partendo da essi, costituire una politica seguendo il sistema adottato dalla geometria. Per Hobbes abbiamo 2 postulati certissimi della natura umana: 1. la bramosia umana: ognuno pretende di godere da solo dei beni comuni; 2. la ragione naturale: ognuno fugge dalla morte violenta come dal peggiore dei mali. Il primo esclude che l'uomo sia per natura privo della mentalit politica: Hobbes non nega che gli uomini abbiano bisogno gli uni degli altri, nega che gli uomini abbiano per natura un istinto che li porti alla concordia e alla benevolenza reciproche. Quindi Hobbes nega che esista un amore naturale di un uomo verso un suo simile: ogni associazione spontanea nasce o dal bisogno reciproco o dall'ambizione, mai dall'amore o dalla benevolenza verso gli altri. Quindi , per Hobbes, solo il timore reciproco che ha dato origine alle pi grandi e durature societ. La causa di questo timore: 1. l'uguaglianza di natura tra gli uomini: per la quale tutti desiderano l'uso esclusivo dei beni comuni; 2. la volont naturale di danneggiarsi a vicenda; 3. l'antagonismo che nasce dal contrasto di opinioni o dall'insufficienza del bene. Il diritto di tutti su tutto porta lo stato di natura ad uno stato di guerra incessante di tutti contro tutti (bellum omnium contra omnes). In questo stato, non c' nulla di giusto, infatti la nozione di giusto e ingiusto, diritto e torto, nasce dove c' una legge che a sua volta nasce dove c' un potere comune. In questo modo ognuno ha diritto su tutto, compresa la vita degli altri. Questo diritto non ha nulla a che fare con la legge naturale, piuttosto un istinto naturale insopprimibile, dato che ognuno portato a desiderare ci che per lui bene e a fuggire da tutto ci che per lui male, soprattutto la morte. Ma questo istinto naturale non contrario alla ragione, perch non contrario alla ragione far di tutto per sopravvivere. Perci questo istinto di ogni uomo a fare tutto ci che in suo potere per difendersi e prevalere sugli altri, pu chiamarsi diritto finch l'uomo non abbai trovato, seguendo la ragione, un altro strumento pi comodo ed efficace per la sua sopravvivenza. Tuttavia proprio dall'utilizzo di questo diritto che nasce la condizione di guerra continua.

La ragione calcolatrice e la legge naturale.


Questa condizione di guerra perenne non potr mai stabilizzarsi del tutto, perch questo equivarrebbe alla distruzione del genere umano. La semplice minaccia dello stato di guerra impedisce ogni attivit industriale o commerciale, l'agricoltura, la costruzione di case e in generale l'arte e la scienza e pone l'uomo al livello di un animale solitario, imbruttito dal timore e incapace di utilizzare il suo tempo. Se l'uomo fosse privo di ragione, lo stato di guerra sarebbe continuo e si concluderebbe con la distruzione del genere umano. Ma la ragione naturale la capacit di prevedere e di provvedere, mediante un calcolo accorto, ai bisogni e alle esigenze dell'uomo. quindi questa ragione naturale che suggerisce all'uomo la norma o il principio generale da cui discendono le leggi naturali del vivere civile. La legge naturale di cui parla Hobbes un prodotto della ragione umana. La ragione umana un'attivit finita o condizionata dalle circostanze in cui opera: una tecnica calcolatrice capace di prevedere le circostanze future e di trovare le scelte pi convenienti in base a esse. La naturalit del diritto significa quindi la sua razionalit; la razionalit strettamente collegata al significato di ragione come facolt di previsione e di scelte opportune. Quindi le norme fondamentali della legge naturale sono dirette a sottrarre l'uomo agli istinti (che lo

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porterebbero all'autodistruzione) e a imporgli una disciplina che gli dia una sicurezza almeno relativa e la possibilit di dedicarsi alle attivit che rendono comoda la vita. Quindi la prima norma : cercare e conseguire la pace e, quando non si pu ottenere, cercare e usare tutti gli aiuti e i vantaggi della guerra. Da questa legge fondamentale derivano le altre: 1. l'uomo deve, quando lo giudicher necessario per la sua difesa e per la pace,rinunciare al suo diritto su tutto e accontentarsi di avere tanta libert rispetto agli altri quanta egli stesso ne riconosce agli altri rispetto a se. 2. Non deve fare agli altri ci che non vorrebbe fosse fatto a lui (precetto evangelico). 3. Deve mantenere la parola data. Queste leggi significano l'uscire dallo stato di natura rinunciando al diritto illimitato su tutto e ci implica che gli uomini stringano patti tra loro con i quali rinunciano appunto ai diritti originali o li trasferiscono a determinate persone, ovviamente questi patti devono essere mantenuti.

Lo Stato e l'assolutismo.
L'atto fondamentale che segna il passaggio dallo stato di natura allo stato civile quello della seconda legge naturale: la stipulazione di un contratto con il quale gli uomini rinunciano al diritto illimitato dello stato di natura e lo trasferiscono ad altri. Questo passaggio indispensabile affinch il contratto possa essere una stabile difesa per tutti. Dopo questo trasferimento si ha lo Stato o societ civile, detto anche persona civile perch, riunendo su di se la volont di tutti, si pu considerare una sola persona e pu servirsi delle forze e degli averi dei singoli per la pace e la difesa comune. Colui che rappresenta questa persona sovrano e ha potere sovrano; tutti gli altri sono sudditi. Hobbes dice che questa l'origine di quel grande Leviatano al quale, dopo il Dio immortale, dobbiamo pace e difesa: per l'autorit conferitagli da ogni uomo della comunit, ha tanta forza e potere che pu controllare, con il terrore, la volont di tutti in vista della pace interna e dell'aiuto scambievole contro i nemici esterni. La teoria dello stato di Hobbes ritenuta tipica dell'assolutismo politico. I:insiste sull'irreversibilit e unilateralit del patto fondamentale. Una volta costituito lo Stato, i cittadini non possono dissolverlo negando ad esso il suo consenso: il diritto dello Stato nasce da un patto tra sudditi e non da un patto tra sudditi e Stato (quest'ultimo potrebbe essere revocato da parte dei primi). II: il potere del sovrano indivisibile, cio no pu essere diviso tra poteri diversi che si limitino a vicenda. Questa divisione non garantirebbe neppure la libert dei cittadini: se i poteri agissero in accordo, questa libert ne risentirebbe, e se fossero discordi, si arriverebbe alla guerra civile. III: il giudizio sul bene e sul male appartiene allo Stato: la regola che consente di distinguere tra bene e male data dalla legge civile e non pu essere data all'arbitrio dei cittadini. Se questo avvenisse lo Stato si dividerebbe, perch la sua disciplina sarebbe condizionata dai criteri individuali. IV: lo Stato esige obbedienza anche per ordini che vengono ritenuti ingiusti o peccaminosi. V: lo Stato esige che si escluda la legalit del tirannocidio. Il tratto pi caratteristico dell'assolutismo di Hobbes la sua negazione che lo Stato sia comunque soggetto alle leggi dello Stato: lo Stato non si pu obbligare verso i cittadini (il cui obbligo unilaterale e irreversibile), e neanche verso se stesso (l'obbligo deve essere rivolto a qualcuno). Ma anche lo Stato ha dei limiti: non pu comandare ad un uomo di togliersi qualcosa che gli sia necessaria per la vita o di ferirsi o ferire una persona cara e non pu comandargli di confessare un delitto perch nessuno pu essere costretto ad accusare se stesso. Per tutto il resto il suddito libero in tutto ci che lo Stato non ha regolato con le leggi. Lo Stato, invece, sempre libero perch non ha obblighi ed una specie di anima della comunit. In quanto tale, lo Stato ha in se anche l'autorit religiosa e non pu riconoscere un'autorit religiosa indipendente: quindi Stato e Chiesa coincidono.