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ANGIONI FEDERICA - IV F

PASCAL

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1. La curvatura esistenziale del pensiero
Blaise Pascal nacque a Clermont nel 1623. I suoi primi interessi erano rivolti alla matematica e alla fisica: 1639: a sedici anni compose il Trattato delle sezioni coniche, un'opera contenente i teoremi-base della teoria delle coniche ancora oggi considerata uno dei pi brillanti lavori di geometria; 1641: a diciotto anni progett e costru circa cinquanta esemplari di una calcolatrice capace di eseguire addizioni e sottrazioni; 1650: elabor il cosiddetto Triangolo o Teorema di Pascal; 1654: compose un piccolo teorema sulle probabilit; in seguito fece numerosi studi e scoperte sul vuoto e sulla pressione, e continu a dedicarsi alle invenzioni fino agli anni della sua maturit. Nel 1654 la vocazione religiosa prese il posto della vita mondana e delle ricerche scientifiche: Pascal entr a far parte dei solitari di Port-Royal; questa era una comunit religiosa priva di regole determinate, i cui membri si dedicavano alla meditazione, allo studio e all'insegnamento. Con Antoine Arnauld si affermarono tra i solitari di Port-Royal le idee del vescovo Giansenio. Quest'ultimo, con l'opera intitolata Augustinus, intendeva riformare la chiesa cattolica mediante un ritorno alle tesi di Agostino, in particolare con la tesi della grazia. Secondo Giansenio, la dottrina agostiniana implica che il peccato originale ha reso l'uomo incapace di fare il bene e lo ha inclinato necessariamente al male. Solo Dio pu concedere a pochissimi eletti la salvezza dalla dannazione. Queste tesi si contrapponevano alla morale della chiesa cattolica, in particolare a quella dei gesuiti. Secondo la morale gesuitica, infatti, la salvezza sempre a portata dell'uomo che, se vive secondo i precetti della chiesa e mostra buona volont, otterr una grazia sufficiente che lo salver dalla dannazione. Contro tale tesi, il giansenismo faceva dipendere la salvezza soltanto dall'azione efficace della grazia divina riservata a pochi. Il giansenismo suscit reazioni tanto forti negli ambienti ecclesiastiche che il papa Innocenzo X condann le cinque proposizioni nelle quali la Facolt teologica di Parigi aveva riassunto la dottrina di Giansenio. I giansiniani accettarono tale condanna, ma negarono che le cinque proposizioni appartenessero a Giansenio e che si trovassero nella sua opera. Qualche anno dopo la disputa fu ripresa e in essa intervenne anche Pascal il quale pubblic diciassette lettere. Nelle prime lettere egli polemizza con il teologo Molina e la sua dottrina. Ma infine, padre, questa grazia data a tutti gli uomini sufficiente? si. Egli disse. E tuttavia essa non ha effetto senza la grazia efficace? Questo vero, egli disse. E tutti gli uomini hanno la sufficiente, continuai io, e non tutti hanno lefficace? vero, egli disse. -Vale a dire, gli dissi io, che tutti hanno abbastanza grazia e che tutti non ne hanno abbastanza; vale a dire che questa grazia basta, sebbene essa non basta affatto; vale a dire che essa sufficiente di nome e insufficiente di fatto A partire dalla quinta lettera, le critiche di Pascal si rivolgono ai gesuiti e alla loro condotta; nell'ultima lettera ribadisce la dottrina agostiniana della grazia. Il filosofo cerca di trovare un compromesso tra due punti di vista differenti: il punto di vista di Calvino e Lutero, secondo il quale noi non cooperiamo in alcun modo alla nostra salvezza, e il punto di vista di Molina, il quale non riconosce che la nostra cooperazione dovuta alla forza stessa della grazia. Pascal, in accordo con Agostino, afferma che le nostre azioni sono tali a causa del libero arbitrio che le produce; esse sono anche di Dio, a causa della sua grazia, la quale fa s che il nostro arbitrio le produca. Mentre scriveva le Lettere, Pascal lavorava anche a una Apologia del cristianesimo. Questa sarebbe dovuta essere la sua pi grande opera, ma egli non pot terminarla a causa della morta giunta quando il filosofo aveva solamente 39 anni.

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2. Il problema del senso della vita


Pascal ritiene che la questione pi importante dell'uomo sia l'interrogativo sul senso della vita. Non so chi mi abbia messo al mondo, n che cosa sia il mondo, n che cosa io stesso. Sono in unignoranza spaventosa di tutto. Non so che cosa siano il mio corpo, i miei sensi, la mia anima e questa stessa parte di me che pensa quel che dico, che medita sopra di tutto e sopra se stessa, e non conosce s meglio del resto. Vedo quegli spaventosi spazi delluniverso, che mi rinchiudono; e mi trovo confinato in un angolo di questa immensa distesa, senza sapere perch sono collocato qui piuttosto che altrove, n perch questo po di tempo che mi dato da vivere mi sia assegnato in questo momento piuttosto che in un altro di tutta leternit che mi ha preceduto e di tutta quella che mi seguir. Da ogni parte vedo soltanto infiniti, che mi assorbono come un atomo e come unombra che dura unistante, e scompare poi per sempre. Tutto quel che so che debbo presto morire; ma quel che ignoro di pi , appunto, questa stessa morte, che non posso evitare Pascal ritiene il quesito che cos luomo? l'interrogativo pi importante, e considera mostruoso il fatto che certi individui possano rimanervi indifferenti. Per Pascal lo studio dell'uomo e quello correlativo di Dio e dell'anima, sono gli unici studi a cui l'uomo si deve interessare; tutto il resto svago, libido sciendi, inutile curiosit. E' a questo punto che viene messa in evidenza la curvatura religiosa del filosofo: egli crede che l'enigma dell'uomo e della vita possa trovare una soluzione solo con la fede. Di conseguenza, la strategia filosofica attuata da Pascal mira a mostrare il fallimento non solo della mentalit comune, ma anche della filosofia e della scienza davanti al problema del senso dell'esistenza, e a mettere in evidenza la capacit del cristianesimo di darvi una risposta adeguata. Pascal, quindi, aveva come obiettivo quello di comporre un'apologia del cristianesimo rivolta a un interlocutore miscredente e al libero pensatore razionalista, che egli vuol portare a far prendere on considerazione la ragionevolezza del cristianesimo.

3. I limiti della mentalit comune: il divertissement, o lo stordimento di s


Per Pascal l'uomo ha natura indefinita e indeterminata; egli non ha certezze, ma ha bisogno di averle. Per ottenere tali certezze non ci si deve affidare n alla ragione n alla scienza: solo Dio pu risolvere i nostri problemi. Il filosofo ritiene che l'atteggiamento della mentalit comune davanti ai problemi esistenziali sia quello del divertissement. Questo termine, che viene solitamente tradotto con distrazione o divertimento, assume il significato filosofico di oblio e stordimento di s davanti alle occupazioni, ai lavori e alle attivit generali che svolgiamo per non pensare. Il divertimento, quindi, una fuga da s e dalla ricerca dello scopo della propria esistenza ottenuta tramite qualsiasi attivit. Ma da cosa fugge l'uomo? Innanzitutto dalla propria infelicit e dagli interrogativi sulla vita e la morte. Per sfuggire l'angoscia di questa situazione lacerata gli uomini hanno due possibilit. La prima non pensarci, distrarsi, lasciarsi afferrare e trascinare dalle circostanze. per una strada senza uscita: al fondo si trova soltanto, inevitabilmente, la noia, che la conseguenza e il segno della rinuncia a ci che profondamente umano. Nonostante queste miserie, vuole essere felice, non vuole che essere felice, non pu non voler esserlo; ma che cosa pu fare? Bisognerebbe, per raggiungere questo fine, che si rendesse immortale; ma, non potendolo, si risolto a impedirsi di pensarci. (169) Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l'ignoranza, si sono risolti, per procurarsi di essere felici, a non pensarci. Nulla insopportabile all'uomo quanto l'essere in pieno riposo, senza da fare, senza divertimento; in questo modo, infatti, l'uomo sente il suo niente, la sua insufficienza, la sua impotenza, che porteranno al mal umore, alla perfidia, alla disperazione e, soprattutto, alla
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noia. A questo punto, quindi, l'uomo preso dall'angoscia e cerca di distrarsi tramite varie occupazioni. Disperdendosi in mille attivit, l'uomo non cerca le cose, ma la ricerca delle cose. Queste cose, comunque, non sono cercate in vista della felicit: sono cose che non si vorrebbero se fossero offerte.; non viviamo mai nel presente, ma in attesa del futuro. Distrazione. A volte mi sono messo a considerare le diverse forme di distrazione degli uomini, e i pericoli e le fatiche a cui si espongono, a corte come in guerra, e donde nascano tante contese, passioni, imprese audaci e spesso dissennate: ho scoperto che l'infelicit degli uomini deriva da una sola cosa, che quella di non riuscire a starsene tranquilli in una stanza. Un uomo che ha mezzi sufficienti per vivere, se sapesse stare a casa sua traendone piacere, non uscirebbe per mettersi in mare o all'assedio di una postazione. Ma quando ci ho maggiormente riflettuto e, dopo aver trovato la causa di tutti i nostri mali, ne ho voluto scoprire la ragione, mi sono reso conto che ce n' una molto concreta, che consiste nell'infelicit intrinseca della nostra condizione debole e mortale, e cos miserabile che niente ce ne pu consolare, quando ci soffermiamo a pensarci. [...] Da ci si desume perch il gioco e la ricerca della compagnia femminile, la guerra, le alte cariche siano mete tanto ambite. Non che vi si trovi effettivamente della felicit, n che ci si immagini che la vera beatitudine consista nel denaro che si pu vincere al gioco, o in una lepre che corre: non si accetterebbero come doni, se ci fossero offerti. Non questo possesso, molle e placido, e che ci lascia pensare alla infelicit della nostra condizione, che si ricerca, n i pericoli della guerra, n gli affanni delle cariche, ma il frastuono che ci toglie dai pensieri e ci distrae. Ragion per cui si ama di pi la caccia che la preda. Tuttavia il divertimento, essendo una continua fuga da noi stessi, non genera felicit, ed qualcosa di fallimentare perch non porta e a un completo appagamento del desiderio. Il divertimento, provenendo dall'esterno, porta l'uomo ad essere schiavo delle cose anzich consolarlo. Cos, la sola cosa che pu consolarlo dalle sue miserie la pi grande delle sue miserie. Il divertimento, per, non porta a nulla, se non ad arrivare alla morte senza avere mai vissuto. Per questo motivo l'uomo non deve chiudere gli occhi davanti alla sua miseria, ma deve saper accettare la propria condizione e tutto ci che essa implica senza fuggire. "Luomo manifestamente nato per pensare; qui sta tutta la sua dignit e tutto il suo pregio; e tutto il suo dovere sta nel pensare rettamente"

4. I limiti del pensiero scientifico: spirito di geometria e spirito di finezza


Pur essendo uno scienziato e pur avendo interesse per il sapere esatto, Pascal ritiene che la scienza presenti alcuni limiti che le impediscono di dare risposte ai quesiti circa il senso della vita. La scienza si basa sulla ragione e ha come primo limite l'esperienza. Sebbene l'esperienza da un lato rappresenti un punto di forza, in quanto la scienza si fonda e procede con essa, dall'altro lato rappresenta un qualcosa con cui la ragione deve fare i conti. Per tale motivo il secondo limite della scienza rappresentato dall'indimostrabilit dei suoi principi primi. Alla base del ragionamento scientifico, infatti, vi sono nozioni che sfuggono al ragionamento stesso, poich nel campo del sapere impossibile una regressione all'infinito dei concetti, per cui ci si deve per forza arrestare a dei termini primi, che rappresentano il limite oltre il quale non si pu procedere e dal quale nascono le catene dei ragionamenti. La scienza, quindi, si basa su principi che non possono essere dimostrati e che quindi non sono mai assoluti (come, invece, credeva Cartesio), ma che comunque vengono assunti come postulati di per s evidenti. A tal proposito, quindi, Pascal rifiuta: il dogmatismo, che non riesce a fondare i principi primi; lo scetticismo, che, pur tentandoci, non riesce a confutare i principi primi poich sono evidenze intuitive pi sicure di qualsiasi ragionamento. Pascal, inoltre, respinge ogni intrusione metafisica o teologica e ogni principio di autorit. Alla ragione scientifica incapace di dare risposte ai problemi esistenziali, Pascal oppone la comprensione istintiva che lui chiama il cuore. Egli intende il cuore come l' organo
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capace di captare gli aspetti pi profondi e problematici dell'esistere: Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce Per esprimere l'antagonismo esistente tra ragione e cuore, Pascal introduce il concetto di esprit de gomtrie e di esprit de finesse. Lo spirito di geometria la ragione scientifica, che ha per oggetto la realt fisica e sensibile e gli enti astratti della matematica e procede dimostrativamente. Lo spirito di finezza ha per oggetto l'uomo e si fonda sul cuore, sul sentimento e sull'intuito. Lo spirito di finezza vede l'oggetto senza ragionamento; le cose di finezza si sentono pi che vedersi e non possono essere dimostrate poich non si posseggono i loro principi come si posseggono, invece, quelli della geometria. Pascal ritiene che lo spirito di geometria ragiona intellettivamente, lo spirito di finezza comprende intuitivamente. Un certo grado di finezza, ossia di comprensione, necessario anche anche per fondare il ragionamento geometrico. Anzi, i principi primi vengono colti proprio attraversi lo spirito di finezza, poich si sente, ad esempio, che vi sono tre dimensioni dello spazio e si intuisce che i numeri sono infiniti. La scienza, davanti agli interrogativi umani, risulta impotente, e si ritrova praticamente nella stessa situazione della mentalit comune e del divertissement. Per questo motivo, in relazione ai destini ultimi dell'individuo, essa risulta vana. Vanit delle scienze. Nei giorni di afflizione, la scienza delle cose esteriori non varr a consolarmi dell'ignoranza della morale; ma la conoscenza di questa mi consoler sempre dell'ignoranza del mondo esteriore.

5. I limiti della filosofia I filosofi e il problema di Dio


La filosofia superiore alla mentalit comune e alla scienza in quanto si pone i massimi problemi metafisici ed esistenziali; essa, comunque, non in grado di risolverli. Ad esempio, la pretesa dei metafisici di dimostrare, a partire dalla natura, l'esistenza di Dio falsa, giacch l'ordine e le meraviglie del creato non dimostrano di per s l'esistenza di Dio; solo agli occhi di chi crede la natura appare come un'opera divina, mentre per chi non crede essa pu venire interpretata anche senza Dio. -Come! Non dite anche voi che il cielo e gli uccelli provano Dio? - No. - E la vostra religione non lo dice? - No: perch, sebbene ci in un certo senso sia vero per alcune anime, alle quali Dio dona questa luce, nondimeno falso per i pi. Per Pascal l'esistenza di un Creatore, razionalmente parlando, non chiara n certa, bens oscura e problematica quanto la sua esistenza. La ragione umana, quindi, non pu dimostrare n che dio esiste, n che non esiste. Esaminiamo dunque questo punto, e diciamo: Dio , Dio non . Ma da quale parte propenderemo? La ragione in ci non pu determinare nulla: c di mezzo un caos infinito Inoltre le prove metafisiche dell'esistenza di Dio hanno il limite di giungere a una divinit puramente astratta, a un semplice Dio dei filosofi e degli scienziati che, essendo un puro ente di ragione, del tutto inutile alluomo. Non posso perdonare Cartesio, il quale in tutta la sua filosofia avrebbe voluto poter fare a meno di Dio, ma non ha potuto evitare di fargli dare un colpetto al mondo per metterlo in moto; dopodich non sa pi che farne di Dio. Il Dio dei Cristiani non un Dio semplicemente autore delle verit geometriche e dell'ordine degli elementi, come la pensavano i pagani e gli Epicurei. [...] il Dio dei Cristiani un Dio di amore e di consolazione, un Dio che riempie l'anima e il cuore di cui Egli s' impossessato, un Dio che fa internamente sentire a ognuno la propria miseria e la Sua misericordia infinita,
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che si unisce con l'intimo della loro anima, che la inonda di umilt, di gioia, di confidenza, di amore, che li rende incapaci d'avere altro fine che Lui stesso. [...]

I filosofi e la condizione umana


Cos come incapace di risolvere la questione di Dio, la filosofia incapace di spiegare la condizione dell'uomo del mondo. Per Pascal la caratteristica principale dell'uomo quella di essere in una posizione mediana nell'ordine delle cose. La stessa dislocazione spaziale dell'uomo dimostra tale posizione: l'uomo compreso tra l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo (ambito ontologico), anzi tra il tutto e il nulla, l'uomo un nulla di fronte al tutto e un tutto di fronte al nulla, un misto di essere e non essere. Chi non sar preso da stupore al pensiero che il nostro corpo che dinanzi non era percepibile nell'universo, che a sua volta era impercettibile in senso al Tutto sia ora un colosso, un mondo, anzi un tutto rispetto al nulla...? Questa mediet tra massimo e minimo trova riscontro anche nell'ordine della conoscenza e nell'ordine pratico. Nell'ambito conoscitivo si pu dire che l'uomo conosca e non conosca; l'uomo, quindi, si trova in una via di mezzo tra l'ignoranza assoluta e la scienza assoluta. L'uomo, pur possedendo un illimitato desiderio di conoscere, impossibilitato a cogliere il principio e il fine delle cose, e deve accontentarsi di apprendere qualche cosa della zona mediana dell'universo. Tutte le nostre capacit, infatti, sono limitate da due estremi al di l dei quali le cose ci sfuggono perch sono troppo al di sopra o troppo al di sotto di esse. Una medesima duplicit e mediet caratterizza l'uomo in relazione al bene e alla felicit. L'uomo tende alla ricerca del bene e della felicit assolute ma non mai in grado di raggiungere ne luno ne laltra. Tutti gli uomini, nessuno eccettuato cercano di essere felici: per quanto impieghino mezzi diversi, tutti tendono a questo fine. Quel che spinge alcuni ad andare alla guerra ed altri a non andarci sempre questo desiderio. La volont non fa mai il minimo passo se non verso quest'oggetto il movente di tutte le azioni di tutti gli uomini anche di quelli che s'impiccano Questa situazione esistenziale mediana determina, nell'uomo, uno scarto incolmabile tra aspirazione e realt e fa s che egli sia un desiderio frustrato condannato allinfelicit in quanto non si accontenta di quel che e non pu divenire ci che vuole. D'altra parte, se nell'uomo vi sono la spinta verso la verit assoluta e l'istinto di una felicit piena, vuol dire che in lui vi la vocazione naturale verso un ordine superiore di essere e si valore. Inoltre, la stessa coscienza della propria miseria gi un segno di grandezza. L'essenza dell'uomo, la specificit della sua condizione, sta proprio in questa ambigua compresenza di miseria e grandezza, che fa di lui un mostro incomprensibile, un paradosso di fronte a se stesso. Ma se la condizione umana tutta in questa duplicit di grandezza e miseria, ogni tentativo di sottolineare un aspetto a scapito dell'altro destinato a fallire. Lo sbaglio della filosofia, infatti, stato quello di aver oscillato tra la celebrazione della grandezza dell'uomo (come avvenuto nei dogmatici) e la puntualizzazione della sua miseria (come avvenuto negli scettici). Incapaci di spiegare la dualit dell'uomo, i filosofi hanno cercato di annullarla, neutralizzando l'uno o l'altro dei due termini. se si esalta, l'abbasso; se s'abbassa, lo esalto; lo contraddico sempre fino a che comprende che un mostro incomprensibile.

I filosofi e i principi primi


Secondo Pascal il fallimento della ragione filosofica avviene anche in un altro settore di fondamentale importanza: quello dei principi pratici morali e politici. Pascal dice che gli uomini, sulla base della ragione, non sono stati capaci a mettersi d'accordo sulle regole del vivere e del comportamento, e non sono riusciti ad elaborare un'etica immutabile e universale.

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non si vede nulla di giusto o di ingiusto che non muti qualit con il mutare del clima ; tre gradi di latitudine sovvertono tutta la giurisprudenza, un meridiano decide della verit; nel giro di pochi anni le leggi fondamentali cambiano; il diritto ha le sue epoche []. Singolare giustizia, che ha per confine un fiume! Verit al di qua dei Pirenei, errore al di l []. Il furto, lincesto, luccisione dei figli o dei padri, tutto ha trovato posto tra le azioni virtuose. Si pu dar cosa pi spassevole di questa: che uomo abbia il diritto di ammazzarmi solo perch abita sullaltra riva del fiume e il suo sovrano in lite con il mio, sebbene io non lo sia con lui? Cos, su tutto ci che si riferisce al bene regna da sempre la massima confusione. Per gli uomini comuni il bene sta nelle ricchezze, nelle cose esterne e nel divertimento. I filosofi, invece, differiscono tra loro nel determinare l'essenza del sommo bene: c' chi ritiene che esso consista nella virt, chi nel piacere, chi nella ragione, nella morte, ecc. Altri, invece, affermano che il bene non si pu trovare, altro ancora rinunciano a cercarlo. Che cosa pu esser chiamato un bene? La castit? No, perch il mondo si spegnerebbe. Il matrimonio? No, perch migliore la continenza. Il non uccidere? No, ch ne seguirebbero orribili disordini, e i malvagi ucciderebbero i buoni. L'uccidere, allora? No, perch la natura ne sarebbe distrutta I cosiddetti principi universali del comportamento, considerati certi dagli uomini comuni e naturali e razionali dai filosofi, non sono altro che il frutto di convenzione, abitudine, storia, interesse, forza o arbitrio. Questa dialettica pascaliana trae ispirazione dal pensiero scettico e da Montaigne, ma in particolare dai libertini del XVII secolo. Con questi ultimi, tuttavia, vi sono delle differenze: essi, infatti, consideravano il relativismo un'arma filosofica che funge da solvente delle credenze sociali e religiose e da giustificazione della libert dei costumi; Pascal, invece, considerava il relativismo uno strumento per mostrare come la ragione, con le sue sole forze, non risulta in grado di fondare solide norme comportamentali e come l'uomo in generale, senza la luce della fede, sia destinato a vagare nell'incerto e ad approdare allo scetticismo.

6. La meta-filosofia di Pascal e la ragionevolezza del cristianesimo


I limiti della filosofia nei confronti dei problemi di Dio e della condizione esistenziale dell'uomo, sono gli stessi limiti della ragione e la stessa sua impotenza nei confronti dei massimi problemi. Secondo Pascal l'unica vera filosofia una sorta di meta-filosofia consapevole dei limiti della filosofia: beffarsi della filosofia filosofare davvero. La meta-filosofia di Pascal, unendo ragione e fede, conduce al cristianesimo, il quale viene inteso come un messaggio sovrarazionale che risolve problemi che la ragiona, da solo, non riesce a risolvere. La filosofia per Pascal, quindi, pur essendo sterile, risulta fondamentale perch conduce alla ricerca di risposte in altre strade, e precisamente nella superiore forma di conoscenza che la rivelazione religiosa. Pascal, infatti, ritiene che l'uomo sia un problema la cui soluzione si trova soltanto in Dio (concezione molto lontana dall'Umanesimo). Ora, secondo Pascal, la religione cristiana l'unica religione vera, in quanto fornisce risposte ai problemi dell'uomo che si sono in accordo alla reale condizione umana: Perch una religione sia vera, necessario che abbia conosciuto la grandezza e la miseria, e le cause dell'una e dell'altra. Chi, tranne la religione cristiana, l'ha conosciuta?. Solo il cristianesimo e la dottrina biblica del peccato originale spiegano la condizione esistenziale dell'uomo: tale religione, infatti, parla della caduta dei nostri antenati dal Paradiso. Il fatto che l'uomo accolga in s due opposti o una tragica assurdit, o la prova del fatto che l'uomo non come dovrebbe essere e che risulta privo di qualcosa che un giorno deve aver posseduto. L'uomo va alla ricerca della completa felicit perch i nostri antenati, quando erano in Paradiso, hanno conosciuto tale felicit; se l'uomo fosse stato da sempre corrotto, non avrebbe mai avuto il desiderio di essere completamente felice. L'uomo, quindi, potrebbe essere paragonato a un re spodestato che mentre si trova in esilio ricorda con nostalgia le ricchezze che possedeva e che ora non possiede pi. Mettendo in luce la simultanea dignit e bassezza dell'uomo, la religione cristiana spiega, nel
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frattempo, la perenne inquietudine e frustrazione dell'uomo che, essendo nato per l'infinito, cerca invano la soddisfazione del proprio desiderio di felicit nel finito, dimenticando che il vuoto abissale che porta dentro di s pu essere colmato solo da Dio. Il cristianesimo, quindi, pur non essendo razionale, ossia pur non essendo un corpo dimostrato di verit cui si accede attraverso l'intelletto, ragionevole, ossia conforme alla ragione. Anzi, pur essendo una fede e non una filosofia, il cristianesimo cos aderente alla ragione da essere in grado di chiarire ci che essa non chiarisce.

7. La scommessa su Dio
Per mostrare ulteriormente la ragionevolezza della fede, Pascal, rivolgendosi in particolare ai liberi pensatori, elabora il celebre concetto della scommessa su Dio, il quale afferma che l'uomo deve scegliere tra il vivere come se Dio ci fosse e il vivere come se Dio non ci fosse; sottrarsi a una decisione gi una scelta negativa. In questa scommessa bisogna considerare da un lato la posta, dall'altro la perdita o l'eventuale vincita. Ora, chi scommette sull'esistenza di Dio, se guadagna, guadagna tutto, se perde, non perde nulla. In poche parole, l'uomo ha interesse a scommettere su Dio perch in caso di perdita perder solo dei beni finiti, intesi da Pascal come i beni mondani, e in caso di vincita guadagner quel bene infinito che Dio e la beatitudine eterna. La scommessa, quindi, conveniente e ragionevole poich la vincita infinita e infinitamente superiore alla posta. Se invece un uomo decidesse di scommettere sulla non-esistenza di Dio, in caso di vincita, non vincerebbe nulla, in caso di perdita, perderebbe tutto. In un gioco in cui ci sono uguali probabilit di vincita e di perdita, conveniente rischiare il finito per guadagnare l'infinito. Questa dottrina pascaliana non ha trovato accoglienza nella cultura e nella filosofia moderna. Invece, stata accolta favorevolmente la tesi secondo la quale l'uomo obbligato a scommettere su Dio e, quindi, a decidersi nei confronti di una divinit la cui esistenza o non-esistenza appare problematica. Nonostante tutto, Pascal riconosce che non si pu comandare la propria fede; egli dice che necessario lavorare e convincersi dell'esistenza di Dio non aumentando le prove della sua esistenza, ma diminuendo tutti quegli elementi che ostacolano la fede. Bisogna, inoltre, entrare nel meccanismo della fede, far tutto come se si credesse: far dire messe, mettersi in ginocchio, ecc; tutto ci far tacere i dubbi e indurr l'abitudine della fede. In altri termini, Pascal crede che l'uomo non possa impegnarsi nella fede solo con la ragione: deve impegnarsi con tutto se stesso. Trovato Dio, anche la morale, secondo Pascal, diventa qualcosa di saldo, poich i suoi principi vengono derivati dall' amor di Dio e fondati su di esso.

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