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Angioni Federica IV F

GALILEI

CAPITOLO 2:

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1. Una vita consacrata alla scienza Galielo Galilei nacque nel 1564 a Pisa da una famiglia borghese. Si trasfer a Firenze per studiare letteratura e logica, e poi torn a Pisa per studiare alla facolt di medicina; tuttavia, non essendo particolarmente interessato a questi studi, torn a Firenze. Qui approfond i suoi studi in campo matematico e cominci a compiere alcune osservazioni in campo fisico. I suoi studi gli permisero di scoprire l'isocronismo delle oscillazioni del pendolo, di formulare teorie meccaniche e geometriche, di scoprire la bilancia per determinare il peso specifico dei corpi, e di ottenere la cattedra all'Universit di matematica di Pisa. Durante gli anni nei quali lavor a Pisa mand avanti i suoi studi: scopr la legge della caduta dei gravi e nel 1609 scopr il cannocchiale. Le sue dottrine e le sue scoperte gli diedero una grandissima fama, ma lo portarono anche a scontrarsi con gli Aristotelici e la Chiesa. Nel febbraio del 1616, infatti, venne ammonito dal cardinale Bellarmino per il fatto che portasse avanti la teoria copernicana; quest'ultima venne messa all'indice. Tuttavia, Galielo continu a mandare avanti i suoi studi. Nel settembre del 1632 venne citato da papa Urbano VIII a presentarsi al tribunale del Santo Uffizio a Roma. Qui Galileo venne processato e, nel giugno 1633, abiur. Gli venne conferito il carcere a vita, ma tuttavia questo si trasform in una sorta di arresti domiciliari presso la sua villa di Acetri dove, assistito dalla figlia suor Maria Celeste, mor nel 1642. 2. La battaglia per l'autonomia della scienza e il rifiuto del principio di autorit Il primo obbiettivo che Galilei si era posto, era quello di difendere la libert della nuova scienza da ogni intervento esterno. Galileo, al contrario di molti dotti del tempo, riteneva che la lotta per la libert della scienza era un qualcosa di necessario per il futuro dell'umanit. La polemica contro la chiesa e contro i teologi La controriforma aveva stabilito che la Chiesa dovesse avere il monopolio nelle interpretazioni delle dottrine: ogni dottrina, e la rispettiva interpretazione, dovevano essere conformi alle Sacre Scritture. Tuttavia, tale decreto, applicato alla scienza moderna, far sorgere dei problemi: il credente dovr accettare solo il messaggio religioso e morale della Bibbia, oppure ogni affermazione scritturale? Alcuni, ad esempio il cardinale Bellarmino, sostenevano che la Bibbia fosse vera in tutte le sue affermazioni poich era stata scritta sotto ispirazione dello spirito santo; Galileo, invece, sosteneva che il messaggio della Bibbia fosse vero solo in campo religioso. Secondo il suo pensiero, infatti, una posizione come quella di Bellarmino, non avrebbe fatto altro che ostacolare il progresso della scienza e danneggiare la religione stessa: questa, infatti, rimanendo legata a tesi dichiarate false dal progresso scientifico, sarebbe sicuramente apparsa ridicola. A questo proposito Galileo affronta il problema dei rapporti tra scienza e fede, e giunge ad alcune conclusioni. La scienza e la fede derivano entrambe da Dio: la Bibbia la dettatura dello Spirito Santo, la natura l'esecuzione degli ordini di Dio. In quanto tali esse non possono essere in contrapposizione tra loro; qualsiasi contrasto tra verit scientifica e religiosa solo apparente, e pu essere risolto rivedendo l'interpretazione della Bibbia. Inoltre, per Galileo: le Sacre Scritture sono scritte nel linguaggio del popolo, mentre la natura e le sue leggi, non piegandosi alle esigenze umane, sono scritte nel linguaggio matematico; la Bibbia non ha nulla a che fare con i principi che riguardano la natura, il suo obbiettivo solamente il destino dell'uomo (salvezza dell'anima, ascesa al Paradiso, ecc...). In conclusione la Bibbia arbitra nel campo etico-religoso, la scienza arbitra nel campo delle leggi naturali; l'interpretazione della Bibbia che deve sottostare alla scienza. L'errore dei teologi, quindi, stato quello di pretendere che la Bibbia facesse testo anche alle conoscenze naturali. Con il passare del tempo la posizione di Galielo verr accetata anche dalla Chiesa. La polemica contro gli aristotelici
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Galileo dichiarava che la scienza moderna dovesse essere indipendente non solo dalla Chiesa, ma anche dall'autorit di Aristotele. Egli stimava molto Aristotele, e infatti il suo disprezzo andava a colpire i suoi discepoli infedeli (gli aristotelici) che, anzich osservare e studiare direttamente la natura, si limitavano a studiare i libri antichi, e finirono per vivere in un astratto mondo di carta. Galileo, inoltre, affermava che se Aristotele sarebbe tornato in vita, avrebbe indicato lui come migliore discepole, e avrebbe adattato le sue idee alle nuove scoperte. Gli aristotelici, invece, rimanevano fedeli al dogmatismo anti-scientifico, ostacolando l'avanzata dello sviluppo scientifico. A tale proposito da ricordare il racconto narrato da uno dei personaggi del Dialogo: egli si trovava in casa di un medico con alcuni Aristotelici, e stavano osservando in un cadevere umano che i nervi partono dal cervello e non dal cuore. Nonostante avesse osservato con i propri occhi ci, un aristotelico disse che continuava a credere che i nervi partissero dal cuore, per il fatto che ci era stato affermato da Aristotele. 3. Le scoperte fisiche e astronomiche Gli studi fisici Galileo Galilei contribu alla demolizione della tradizionale visione del cosmo con i suoi studi fisici, e in particolare con gli studi della dinamica. Egli ottenne risultati talmente importanti in tale campo da poter essere riconosciuto com il fondatore della dinamica scientifica moderna. Il principio d'inerzia Per la fisica aristotelica lo stato naturale dei corpi sublunari la quiete; il moto, invece, qualcosa di temporaneo in quanto cessa quando viene meno la forza che lo produce. I moti si suddividono in: moto naturale: il moto che avvicina i corpi ai loro luoghi naturali; moto violento: il moto che allontana i corpi dai loro luoghi naturali. Con l'intuizione teorica del principio d'inerzia, secondo il quale i corpi mantengono il proprio stato di quiete o di moto rettilinio uniforme finch non intervengono forse esterne, Galileo super la concezione di quiete come qualcosa di naturale, e di moto come qualcosa di temporale. Sebbene Galileo non enunci mai in tutta la sua generalit questo principio, non si pu affermare che egli non lo concep veramente, altrimenti non si spiegherebbe come egli lo abbia perfettamente applicato ai suoi studi. Il princpio d'inerzia, valido nella dinamica terrestre, si rivel utile anche nel campo astronomico, poich spiegava perch i pianeti e la Terra avessero dei movimenti continui ed indefiniti. Le leggi sulla caduta dei gravi La fisica aristotelica affermava che la velocit della caduta dei corpi dipendesse dal loro peso e dalla spinta dell'aria. Galileo, attraverso un ragionamento teorico (il cosiddetto ragionamento mentale), arriv invece a risultati diversi: egli efferma che se due corpi dello stesso peso cadono insieme hanno la stessa velocit; se durante la caduta i due corpi si uniscono, il loro peso raddoppier, ma la velocit rimarr sempre la stessa. Ci significa, quindi, che la velocit della caduta dei gravi sempre uguale e non dipende dal loro peso. La legge sulla caduta dei gravi si esprime in tutta la sua purezza in assenza d'aria. Per il fatto che Galileo non aveva la possibilit di osservare la caduta dei gravi nel vuoto, si dice che abbia effettuato vari esperimenti lanciando dalla torre di Pisa una palla dal peso di 1 libbra e una dal peso di 100 libbre: in tal modo osserv che le due palle arrivavano a terra quasi contemporaneamente. Il secondo principio della termodinamica Galileo Galilei giunse al secondo principio della termodinamica, secondo il quale le forze applicate ai corpi non causano loro delle velocit, bens delle accelerazioni proporzionali alle forze che le hanno prodotte. Ci gli permise di formulare il concetto di accelerazione come variazione di velocit, e di massa di un corpo come rapporto proporzionale tra la forza applicata al corpo e le accelerazioni prodotte dalla forza.
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Galileo non dimostrava empiricamente i suoi esperimenti, essendo questi dei ragionamenti teorici, o mentali, e, sebbene l'esperienza li confutasse, essi bastarono per elimiare la fisica aristotelica. La distruzione della cosmologia aristotelico-tolemaica La crisi della fisica aristotelica accompagnata dalla demolizione del sistema tolemaico. La scienza moderna, infatti, nega l'esistenza di differenze tra i moti rettilinei e i moti circolari (entrambi spiegabili dal principio della dinamica) e, quindi, nega la distinzione tra mondo sublunare e mondo sopralunare. Galileo aveva intuito la verit del copernicanesimo fin dal principio dei suoi studi e, pervenne alle dimostrazioni empiriche di ci, mediante alcune osservazioni effetuate con il cannocchiale. Le scoperte astronomiche Galileo, soprattutto grazie al telescopio, fece una serie di scoperte astronomiche: Tradizionalmente si riteneva che la superficie della luna fosse liscia e levigata. Galileo, invece, scopr che nella superficie lunare sono presente delle montagne, e che le macchie che si vedono dalla terra non sono altro che le ombre di esse sotto l'effetto della luce del sole; Galileo scopre i quattro satteliti di Giove che ruotano attorno a questo mediante movimenti analoghi a quelli compiuti dalla Luna attorno alla Terra. Per il fatto che Giove, assieme ai suoi satelliti, gira attorno al Sole, Galileo comincia a pensare che anche la Terra giri attorno al Sole; La cosmologia tolemaica riteneva che i corpi celesti fossero perfetti, incorruttibli e non soggetti al divenire. Galileo, invece, osserv che nella superficie del sole apparivano e scomparivano alcune macchie, che non erano altro che le ombre dei corpi celesti; questi, quindi, erano soggetti a mutamenti e trasformazioni. Molti studiosi, per smentire ci che diceva Galilei, affermavano che: il telescopio era uno strumento diabolico e che deformava le immagini; non vedevano ci che vedeva Galileo; le macchie sulla superficie del sole non erano altro che degli astri che compivano dei regolari percorsi. A tale proposito Galileo afferm che le macchie apparivano ad intermittenza e con forme diverse, per cui era impossibile che si trattasse del passaggio regolare di astri. Grazie al telescopio Galileo pot inoltre affermare che la Terra non il solo pianeta a non godere di luce propria, ad esempio anche Venere illumata dalla luce del Sole nel mentre che gli gira intorno; e che le stelle fisse non sono le uniche stelle esistenti: ve ne sono delle altre disseminate a gruppi nello spazio. Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Nel 1632, durante il pontificato di Urbano VIII, Galileo presenta la sua opera intitolata Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Egli afferm di voler presentare, con quest'opera, i due grandi modelli cosmologici della storia (sistema tolemaico e sistema copernicano), ma in realt espose solo argomenti a favore del copernicanesimo. I personaggi di quest'opera sono: Simplicio: tradizionalista e conservatore attaccato alla figura di Aristotele che, quindi, difende la dottrina geocentrica di Tolomeo; Salviati: nobile fiorentino realmente esistito amico di Galileo che difende il copernicanesimo; Sagredo: nobile veneziano realmente esistito amico di Galileo che rappresenta il moderato, teso a simpatizzare con le dottrine moderne. Il Dialogo suddiviso in quattro giornate: 1. Nella prima giornata Galileo mette sotto accusa la distinzione tra mondo celeste e mondo terreno confermata dagli aristotelici; 2. Nella seconda giornata vengono date risposte a tutti i quesiti anti-scientifici mossi dagli aristotelici: Il moto della terra, secondo gli aristotelici, dovrebbe provocare il volo delle persone e degli oggetti che stanno sulla superficie terrestre. Salviati risponde che ci non
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accade perch l'aria partecipa al movimento della Terra e quindi, in rapporto con essa, ferma; La Terra, muovendosi da est verso ovest, implicherebbe la caduta degli oggetti obliquamente, cio pi verso ovest. Salviati risponde che ci non accade perch il grave, nella caduta, partecipa al moto della terra, per cui cade perpendicolarmente; Tutto ci si ispira al principio della relativit galeliana, secondo il quale risulta impossibile decidere se un sistema chiuso sia in quiete o in moto rettilinio uniforme. Da tale principio ne deriva che l'aria si muove assieme alla Terra e i gravi cadono comportandosi come se essa fosse immobile. 3. Nella terza giornata viene dimostrato il moto di rotazione della Terra e viene esaltato il copernicanesimo come unica dottrina capace di fornire spiegazioni a fenomeni inspiegabili con metodi matematici molto pi semplici rispetto a quelli del sistema tolemaico; 4. Nella quarta giornata Galileo espone la sua teoria delle maree. La scoperta del cannocchiale e la difesa del suo valore scientifico Galileo pot rivoluzionare l'astronomia grazie agli strumenti scientifici. Questi gli servirono non solo per compiere osservazioni, ma soprattutto per poter riprodurre i fenomeni nelle condizioni volute. Galileo stesso scrisse di essere venuto a conoscenza del fatto che un olandese era riuscito a costruire un occhiale che gli permetteva di vedere immagini lontane come se fossero vicine. Galileo decise di costruire uno strumento simile per conto suo, e fu cos che riusc a costruire un cannocchiale che gli permetteva di ingrandire le immagini di trenta volte. Tuttavia, non l'invenzione in se che costituisce la grandezza di Galilei, piuttosto il fatto che egli lo abbia utilizzato in campo scientifico. Le lenti, infatti, erano note gi dal XIII secolo. Queste, per, venivano utilizzate dai nobili nei giochi di societ, venivano considerate diaboliche dai teologi, in quanto andavano a sostituire gli occhi che Dio aveva donato agli uomini, e venivano considerate fonte di illusione. Proprio il fatto che Galileo utilizz il cannochiale in campo scientifico lo port a scontrarsi con gli aristotelici e i teologi: era impossibile credere a Galileo e al suo strumento meccanico, piuttosto che alla Bibbia e alla figura di Aristotele. 4. Il metodo della scienza L'avvenimento pi importante della Rivoluzione Scientifica certamente il metodo scientifico. Galileo non scrisse mai una vera e propria teoria circa il suo metodo perch, pi che teorizzarlo, preferiva applicarlo. Tuttavia, soprattutto nelle opere di fisica, non mancano alcune osservazioni metodologiche e alcuni tentativi di sintetizzare questo metodo di studio della scienza. Galielo tende ad articolare il lavoro della scienza in due parti: il momeno risolutivo o analitico, e il momento compositivo o sintetico. Durante il momento risolutivo: 1. viene osservato il fenomeno; 2. il fenomeno viene scissa nei suoi elementi pi semplici; 3. gli elementi vengono misurati matematicamente e, per cos dire, ridotti nella loro struttura quantitativa; 4. si formula un'ipotesi matematica che spieghi il fenomeno Durante il momento compositivo: 1. attraverso l'esperimento e la verifica si tenta di riprodurre il fenomeno artificialmente, in modo tale da verificare se l'ipotesi avanza corretta o sbagliata. Nel caso che l'ipotesi sia sbagliata essa verr confutata, nel caso che essa sia giusta, invece, si passa alla seconda fase del momento compositivo; 2. si formula una legge. Le sensate esperienze e le necessarie dimostrazioni Galileo utilizza varie terminologie per parlare del suo metodo sperimentale: ad esempio, nella lettere che scrisse alla duchessa della Toscana, egli par di sensate esperienze e di necessarie dimostrazioni. Letteralmente sensate esperienze significa esperienza dei sensi; Galileo utilizz tale
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espressione per mettere in rilievo il momento osservativo-induttivo della scienza. Gli scienziati, infatti, attraverso l'osservazione dei fatti sono indotti ad una legge generale. Questo momento durante il quale si passa dal particolare al generale il momento pi conosciuto del metodo scientifico, e viene anche detto momento sperimentale. L'espressione necessarie dimostrazioni significa invece dimstrazioni matematiche, e con essa Galielo ha voluto mettere in evidenza il momento ipotetico-deduttivo della scienza. Le dimostrazioni necessarie, o matematiche, sono quei ragionamenti logici, condotti su base matematica, attraverso le quali lo scienziato, partendo da un'intuizione di base e procedendo per supposizioni, formula le sue ipotesi che, ovviamente, verrano poi verificate tramite l'esperimento. Induzione e deduzione Le sensate esperienze le necessarie dimostrazioni hanno presentato Galileo alcune volte come iduttista, ossia come uno scienziato che con l'osservazione passa a formulare leggi che regolano i fenomeni (passa dal particolare al generale), e altre volte come deduttista, ossia come uno scienziato che si affida pi alla ragione che all'osservazione, e che passa dal generale al particolare. Ma Galileo, quindi, induttista o induttista? Egli entrambe le cose assieme, poich alcune volte fa prevalere il momento sperimentale, altre volte il momento ipotetico-deduttivo. Tuttavia induzione e deduzione non possono essere prese in considerazione singolarmente, poich esse si implicano a vicenda: le sensate esperienze, infatti, implicano sempre un riferimento alle necessarie dimostrazioni. Ci perch le sensate esperienze vengono riassunte ed elaborate in un contesto matematico-razionale, e anche perch esse, fin dall'inzio, sono cariche di teoria: non si pu formulare una legge partendo da osservazioni se non si conosce la teoria; le necessarie dimostrazioni presuppongono implicitamente o esplicitamente le

sensate esperienze. Ci perch innanzitutto l'esperienza la base per la formulazione delle ipotesi le quali non possono nascere dal nulla, ma nascono dall'osservazione dei fatti. In secondo luogo le intuizioni e le ipotesi acquistano validit solo attraverso l'esperimento.
Tuttavia non sempre possibile una verifica diretta delle ipotesi; ad esempio nessuno pu verificare il principio d'inerzia. Comunque risulta sempre possibile una verifica indiretta delle conseguenze che vengono dedotte dall'accettazione dei vari principi. L'analisi delle necessarie dimostrazioni permette, inoltre, di capire meglio il rapporto e le differenze esistenti tra la matematica pura e la teoria fisica. Fino a questo momento, infatti, la matematica era considerata la materia pi astratta; ora, invece, essa rappresenta lo strumento di scoperta scientifica, il linguaggio, e il metodo stesso della scienza. Esperienza e verifica Con Galileo i termini esperienza e verifica assumono un significato diverso rispetto al passato. Per esperienza, infatti, non si intende la registrazione immediata dei fatti, bens il frutto di una complessa elaborazione teorico-matematica dei dati che si conclude con la verifica. Ci perch l'esperienza quotidiana pu essere ingannevole (Galielo, infatti, si ritrov molto spesso a combattere contro apparenze che sembravano attestare tesi opposte alle sue), e perch l'esperienza di per s non ha un valore scientifico se non viene legittimata dall'esperimento. Allo stesso modo, la verifica non viene intesa come un'immediata apparenza vista attraverso i sensi, bens come una procedura complessa che tendeva a creare le necessarie condizioni affinch un fenomeno potesse essere riprodotto. Gli scienziati, infatti, dovevano cercare di riprodurre i fenomeni togliendo via il maggior numero possibile di condizioni disturbanti. Gli scienziati, dunque, dovevano essere in grado di riprodurre i fenomeni in laboratorio; quando ci non era possibile, dovevano riprodurre idealmente i fenomeni, ossia nella noro mente. Proprio da ci i cosiddetti esperimenti mentali. Galileo, trovandosi talvolta impossibilitato a riprodurre praticamente un fenomeno, ricorreva a una sorta di fisica ideale che gli
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permetteva non solo di formulare ipotesi, ma anche di verificarle. 5. Metodo e filosofia Con il metodo scientifico Galielo pervenne alla nuova concezione di natura e di scienza: la natura era considerata un ordine oggettivo, causalmente strutturato, relazionale e governato da leggi; la scienza era considerata un sapere sperimentale-matematico ed intersoggettivamente valido. In particolare Galileo affermava che l'uomo non poteva giudicare con un metro umano la natura, anche per il fatto che alla mente umana non concesso di conoscere la natura nella sua totalit. Di conseguenza non dobbiamo cercare di conoscere la causa finale della natura (i suoi perch, i suoi fini) come facevano gli Aristotelici, bens dobbiamo cercare di conoscere la sua causa efficiente, ossia dobbiamo cercare di capire quali sono le forze che, nel loro insieme, originano un fenomeno, e quali sono le cause e gli effetti che legano i fenomeni tra di loro. Presupposti e giustificazioni filosofiche del metodo Galileo accompagnava alle sue concezioni scientifche alcuni pensieri filosofici tratti da dottrine filosofiche.

Galileo affermava che il linguaggio della natura quello matematico: egli assorb dalle convinzione dalle dottrine di Platone e Pitagora i quali affermavano che il linguaggio del cosmo quello geometrico;
Galileo privilegiava gli aspetti quantitativi del reale a discapito di quelle qualilativi: tale atteggiamento deriva dall'antica distinzione tra propriet oggettive e propiet soggettive; per propriet oggettive si intendono quelle propriet che caratterizzano un corpo in quanto tali; per propriet soggettive si intendono quelle propriet che l'uomo attribuisce ai corpi; Galileo riteneva valida la convinzione secondo cui a cause simili corrispondono necessariamente effetti simili: tale pensiero gli viene suggerito dalla concezione dell'uniformit della natura che, seguendo un percorso sempre identico a se stesso, risulta necessario ed immutabile; Galileo aveva fiducia nella verit assoluta della scienza; ci dalla teoria secondo la quale l'uomo e Dio conosco la verit con lo stesso grado di certezza: Dio, per, conosce tutte le infinte verit immediatamente ed intuitivamente, l'uomo, invece, conosce solo una parte di verit e, tale conoscenze, progredir con il passare del tempo attraverso il ragionamento discorsivo.

Il realismo di Galileo Tutte le giustificazioni filosofiche hanno alla base una certezza di Galileo: egli era convinto che vi fosse uniformit tra il pensiero e l'essere, ossia tra ci che la scienza sostiene e il mondo quale veramente . Ci porta ad indicare il rapporto tra scienza e natura in termini di rispecchiamento. Questa concezione di Galileo fu un motivo di scontro con la Chiesa e con Bellarmini che volevano obbligare Galileo a parlare del copernicanesimo in termini ipotetici. Tuttavia Galielo non si arrese davanti a ci, e tanto meno davanti alle argomentazioni di papa Urbano VIII il quale affermava che, essendo le vie del Signore infine, impossibile conoscerle, per cui non si pu mai credere totalmente ad una teoria, anzi, bisogna solamente parlare di ipotesi. 6. Il processo Le prime accuse da parte del clero e l'ammonizione del 1616 Le prime reazioni polemiche nei confronti di Galileo vennero mosse dalla Chiesa. Se da una parte i gesuiti mantennero un atteggiamento abbastanza prudente, dall'altra parte i domenicani si scagliarono contro la concezione copernicana. In particolare, un frate domenicano, nel 1612 accus di eresia i copernicani e, nel 1616, cit Galileo al Santo Uffizzio denunciandone sia il copernicaneismo, sia il modo di intendere il rapporto tra scienza e Sacre Scritture. Il Santo Uffizio lasci la vicenda del copernicanesimo nelle mani dei teologi che dichiararono
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falsa e assurda filosoficamente e formalmente eretica la concezione eliocentrica; falsa e assurda filosoficamente ed errata nella Fede la mobilit della terra. Per questi motivi vennero messe all'indice le opere di Copernico e di altre copernicani, mentre Galileo venne ammonito dal cardinale Bellarmini. Il verbale dell'ammonimento ancora oggi un giallo: in esso, infatti, non vi la firma di un notaio, n di testimoni, tanto meno di Galilei. Anzi, per il fatto che durante il futuro processo Galilei affermer di non avere mai visto questo foglio, molti studiosi sono arrivati a confermare che questo venne scritto posteriormente per avere prove contro Galileo. A parte ci, comunque, sappiamo che Galileo, dopo essere stato ammonito, ottenne dal cardinale Bellarmini un certificato con cui combattere le calunnie e le invenzioni che gi circolavano sul suo conto. La condanna del 1633 e l'abiura al copernicanesimo Nel 1632, incoraggiato dall'elezione di Papa Urbano VIII, Galileo pubblic la sua opera Dialoghi sotto i due massimi sistemi del mondo. Galileo afferm che con quest'opera voleva presentare il sistema coperncano e quello tolemaico, ma in realt egli espose solo argomenti a favore del copernicanesimo. Papa Urbano VIII, convinto dagli oppositori di Galileo di essere stato preso in giro dalla figura di Simplicio, fece sospendere la pubblicazione dell'opera tramite l'inquisitore di Firenze. Galileo venne citato dal papa al Santo Uffizio ma, fingendosi malato, riusc a perder tempo. Tuttavia, ormai vecchio e malaticcio, fu costretto, nel 1633, a trasferirsi a Roma, dove venne tenuto segregato come un prigioniero. Galileo venne accusato di non aver rispettato l'ammonimento che gli impediva di difendere ed insegnare il copernicanesimo; Galileo si diffese affermando che l'ammonimento gli impediva di difendere e tenere il copernicanesimo, ma non di insegnarlo. Lo scienizato, rimasto inoltre senza testimoni (Bellarmini era ormai morto), prov a raggirare le sue accuse: afferm che con i Dialoghi non voleva insegnare il copernicanesimo, ma che addirittura voleva dimostrare la sua erroneit. Ovviamente i giudici non crebbero a questa plateale bugia. Galileo modific allora la sua posizione: confess di essere andato contro ci che l'ammonimento gli impediva e di aver difeso il copernicanesimo. Dopo un altro interrogatorio i giudici terminarono la sentenza e, nello stesso giorno, in ginocchio, davanti a tutti i cardinali della Congregazione, Galileo abiur. 7. L'importanza di Galileo nella storia della filosofia Galileo, avendo una grande importanza per la scienza moderna, ha conseguentemente una grande importanza nella storia del pensiero filosofico: con Galileio entrano in crisi concetti millenari della metafisica: ad esempio il concetto di essenza e di causa finale vengono considerati inadatti per conoscere adeguatamente la natura; contemporaneamente, egli elabora concetti del tutto nuoci ri ragione, esperienza, intuizione e deduzione, e contrassegna la scienza moderna con la verifica; alla tradizionale concezione della natura come insieme di essenze, egli contrappone la concezione di natura come sistema di relazioni e leggi; con il suo metodo, Galileo lascia indirettamente ai filosofi successivi una serie di interrogativi che dimostrano chiaramente come parallelamente alla rivoluzione scientifica si fosse sviluppato il pensiero filosofico.

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