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Capitolo 1:

FILOSOFIA E SCIENZA

1. Il tempo storico di Aristotele Sebbene gli anni che separano Platone e Aristotele siano relativamente pochi, tra i due periodi si notano cambiamenti sostanziali soprattutto per quanto riguarda le plis greche. Infatti, a causa della pressione macedone, le plis entrarono in crisi, e i cittadini greci, abituati a partecipare attivamente alla vita politica del proprio paese, vedendo il governo in mano ad altri, se ne allontanarono completamente. 2. La vita Aristotele nacque a Stagira nel 384 a.C. A 17 anni entr a far parte della scuola di Platone, e continu ad essere allievo di questo per altri 20; ovviamente la formazione del pensiero di Aristotele avvenne completamente sotto l'influenza di quello di Platone. Tuttavia, il pensiero e la critica di Aristotele risultano differenti da quelli del suo maestro, e ci ha fatto nascere una leggenda, secondo la quale Aristotele avrebbe avuto dei comportamenti di ingratitudine nei confronti del suo maestro. Tale leggenda, comunque, smentita dalle opere di Aristotele stesso, nelle quali sono presenti atteggiamenti di libert e rispetto nei confronti di Platone. Alla morte di quest'ultimo, Aristotele lasci la scuola e si trasfer ad Asso. Qui, assieme ad altri due allievi di Platone, fond una piccola comunit platonica; oltre ci, spos Pitia. Nel 342 a.C. venne convocato dal re macedone che gli affid l'educazione del proprio figlio Alessandro; a quest'ultimo Aristotele comunic la propria convinzione della superiorit della cultura greca che, assieme ad un governo forte ed unitario, gli avrebbe permesso di dominare tutto il mondo. Tuttavia Alessandro prefer istituire un governo secondo il modello dei governi orientali, e Aristotele prefer allontanarsi da lui. Dopo 13 anni ritorn ad Atene e qui fondo la sua scuola, alla quale diede il nome di Liceo. Il Liceo, oltre l'edificio e il giardino, comprendeva la passeggiata; in questa scuola, Aristotele e gli scolari pi anziani, seguivano dei corsi regolari. Nel 323 a.C., dopo la morte di Alessandro, la vita di Aristotele venne messa in pericolo dalle insurrezioni del partito nazionaliste e, perci, Aristotele si rifugi a Calcide. Qui, un anno dopo, mor per una malattia allo stomaco. 3. Il problema degli scritti Di Aristotele ci sono pervenuti soprattutto gli scritti e gli appunti che egli utilizzava durante le sue lezioni per spiegare. Gli scritti scolastici sono chiamati acroamatici, in quanto sono destinati ad un pubblico di ascoltatori, oppure esoterici, in quanto racchiudono una dottrina segreta. Oltre a tali scritti, sono pervenuti a noi le opere essoteriche, ossia destinate al pubblico. Di queste opere, nelle quali Aristotele utilizzava soprattutto miti per spiegare i vari argomenti, ci sono pervenuti per lo pi esigui frammenti. Le opere acroamatiche vennero riportate alla luce nel I secolo a.C. Fino ad allora Aristotele era conosciuto solo per i suoi dialoghi che, dopo la scoperta degli scritti scolastici, andarono via via non considerati pi. A questo punto nacque il problema del rapporto esistente tra i dialoghi e gli scritti scolastici, e di quanto i dialoghi possano contribuire a farci conoscere la personalit di Aristotele. Infatti, se studiando gli scritti scolastici, il pensiero di Aristotele appare ben fermo e definito, studiando i dialoghi sembra che esso abbia subito dei cambiamenti: il pensiero di Aristotele, che in un primo momento si rif a quello platoniano, in un secondo momento se ne distacca facendo si che gli interessi del filosofo passino dall'essere interessi filosofici all'essere interessi scientifici. 4. Il distacco da Platone e l'enciclopedia del sapere La diversa concezione del sapere e della realt Le differenze esistenti tra il pensiero di Platone e quello di Aristotele, ci mostrano come nell'et classica e in quella ellenistica si fossero sviluppate diverse culture; infatti, sebbene Aristotele appartenga cronologicamente all'et classica, il suo pensiero frutto di quella ellenistica. Comunque, ancor prima di distinguersi per le specifiche discipline, Aristotele e Platone si distinguono per i diversi modi di concepire gli scopi e la struttura della realt e del sapere. Innanzitutto Platone crede che lo scopo della filosofia sia uno scopo politico, e intende il filosofo come un reggitore della citt; Aristotele, invece, crede che lo scopo della filosofia sia la conoscenza disinteressata della realt, e intende il filosofo come un sapiente o un professore che si dedica alla ricerca e all'insegnamento. Oltre a ci, vi sono

differenze anche per quanto riguarda la concezione della struttura della realt e delle scienze: Platone ha una visione del mondo verticale gerarchica, Aristotele, sebbene in un primo momento segua le orme del suo maestro, ha una visione del mondo tendenzialmente pi unitaria e orizzontale. Platone, seguendo la visione verticale gerarchica, fa una distinzione tra realt vere e apparenti e una distinzione tra scienze superiori e inferiori; secondo lui, la filosofia, tendendo all'alto (ossia verso Dio) si distacca dalle altre scienze che, quindi, sono inferiori ad essa. La visione orizzontale unitaria di Aristotele, invece, non prevede una distinzione tra le varie realt e le varie scienze: lui, infatti, mette tutte le realt sullo stesso piano ontologico, e tutte le scienze sullo stesso piano gnoseologico. Tuttavia, bench Aristotele abbia una visione unitaria della realt, suddivide questa in regioni: ogni regione una scienza che si occupa di un preciso aspetto dell'essere. L'insieme delle regioni definito enciclopedia del sapere e riflette i diversi aspetti dell'essere. L'enciclopedia delle scienze di Aristotele Il modo di concepire la realt suddivisa in regioni, rispecchia la cultura del IV secolo a.C. Durante questo secolo, infatti, le scienze, oltre che svilupparsi, sceglievano su quale aspetto dell'essere dedicarsi maggiormente. A questo punto, la filosofia intesa come metafisica, si differenziava da tutte le altre scienze: queste ultime, infatti, approfondivano un aspetto dell'essere e della realt, la filosofia, invece, studiava l'essere e la realt in quanto tali. A questo punto, cos come i vari aspetti dell'essere presuppongono l'essere, le varie scienze presuppongono la filosofia che, da Aristotele, definita scienza prima. Egli la definisce scienza prima in quanto studia l'oggetto di tutte le scienze, ossia l'essere, e i principi di tutte le scienze, ossia i principi dell'essere. I diversi modi e interessi dei due filosofi Le differenza esistenti tra Aristotele e Platone per quanto riguarda il modo di concepire la realt e il sapere, hanno ovviamente comportato differenze per quanto riguarda il modo di filosofare. Platone, infatti, ha un filosofare aperto, ricco di interrogativi e soluzione; quello di Aristotele, invece, un filosofare chiuso, nel quale i dialoghi rispettano severe regole in stretta connessione tra di loro. Inoltre, Platone fa uso dei miti e va alla ricerca della sapienza poetica all'interno della filosofia; Aristotele concepisce la filosofia come una speculazione razionale e specialistica che non ha nulla a che fare con la poesia. Un'altra grande differenza tra i due filosofi che Platone ha interessi per la matematica e non per le scienze, mentre Aristotele ha interessi per la matematica e non per le scienze. Le analogie Nonostante tra di loro vi siano cos tante differenze, non bisogna concepire il pensiero di Aristotele e quello di Platone come pensieri contrapposti; d'altronde, Aristotele fu allievo di Platone e la sua formazione avvenne sotto la sua influenza. A tale proposito gli studiosi contemporanei fanno dei confronti tra Aristotele e Platone e i sofisti e Democrito: i primi due risultano far parte di una stessa linea di pensiero.

Capitolo 2:

LE STRUTTURE DELLA REALTA' E DEL PENSIERO

1. La metafisica Il quadro delle scienze Aristotele suddivide le scienze in tre gruppi: scienze teoretiche (metafisica, fisica, matematica): hanno come oggetto di studio il necessario (ossia ci che non pu essere diverso da com'), come scopo la conoscenza disinteressata del reale, e come metodo quello dimostrativo; scienze pratiche (etica, politica): hanno come oggetto di studio il possibile (ossia ci che pu essere diverso da com'), come scopo l'orientamento dell'agire individuale e collettivo, e vertono su un oggetto che si risolve nell'azione stessa, e come metodo quello del ragionamento non dimostrativo, ossia un ragionamento valido per lo pi; scienze poietiche (arti belle, tecniche): hanno come oggetto di studio il possibile, come metodo un ragionamento non dimostrativo, e come scopo la produzione di opere e la manipolazione di oggetti.

Il concetto di metafisica Il termine metafisica non un termine aristotelico; Aristotele, infatti, per indicare la disciplina che indaga circa le cause ultime del reale e che va oltre l'apparenza dei sensi, usava l'espressione filosofia prima. La nascita del termine 2metafisica fu del tutto casuale: si dice che tale termine risalga al I secolo d.C., quando Andronico da Rodi, mentre riordinava le opere aristoteliche, dispose quelle che parlavano della filosofia prima dopo i libri di fisica (=metafisica). Tuttavia, la tradizione, per indicare ci che Aristotele definiva con l'espressione filosofia prima, utilizza il termine metafisica o il termine ontologia. Aristotele da 4 definizioni di metafisica: la metafisica studia le cause e i principi primi; la metafisica studia l'essere in quanto essere; la metafisica studia la sostanza; la metafisica studia Dio e la sostanza immobile. La seconda definizione di metafisica la pi importante, in quanto dire che la metafisica studia l'essere in quanto essere equivale a dire che essa studia le caratteristiche universali che strutturano l'essere come tale, e quindi tutto l'essere e ogni essere. La metafisica, essendo l'unica scienza che studia l'essere in generale, definita filosofia prima, mentre le altre scienze che studiano solo determinati aspetti dell'essere vengono definite filosofie seconde. Aristotele, definendo la metafisica scienza dell'essere in quanto essere, ha portato su un piano di superiore consapevolezza e sistematicit le indagini dei filosofi precedenti. I significati dell'essere e la sostanza Le categorie e la sostanza. La metafisica , quindi, lo studio dell'essere il quale, secondo Aristotele non ha una forma unica: esso, bens, ha una molteplicit di forme e di aspetti. Dei vari aspetti nei quali l'essere si pu presentare, Aristotele raccoglie quelli pi basilari: l'essere come accidente; l'essere come categorie; l'essere come vero; l'essere come atto e potenza. Prendendo in considerazione la seconda definizione, Aristotele, per categorie, intende le determinazioni generalissime che l'essere ha e non pu fare a meno di avere. Queste determinazioni sono: la sostanza, la qualit, la quantit, la relazione, l'agire, il subire, il dove e il quando; a queste determinazioni Aristotele aggiunge anche l'avere e il giacere. Dal punto di vista ontologico, quindi, le categorie sono i generi supremi dell'essere, ossia i modi fondamentali nei quali la realt si presenta; dal punto di vista logico, invece, le categorie sono i vari modi con i quali l'essere si predica, ossia sono i predicati fondamentali che fungono da grandi caselle entro le quali rientrano tutti gli altri predicati. Di tutte le categorie la pi importante la sostanza, in quanto tutte le altre categorie in qualche modo la presuppongono. Infatti la qualit sempre qualit di qualcosa, la quantit sempre quantit di qualcosa, e cos via; questo qualcosa la sostanza che, quindi, il centro di riferimento delle categorie. Questa teoria implica due conseguenze: l'essere non ha un unico significato, ma non ha nemmeno tanti significati diversi: l'essere ha molteplici significati tutti uniti tra loro da un comune riferimento alla sostanza. La sostanza, quindi, rappresenta il senso unitario che raccoglie tutti i significati dell'essere, poich ogni cosa pu essere definita essere in quanto esprime la sostanza o qualche aspetto di essa se l'essere si identifica nelle categorie che sono i generi supremi dell'essere, e le categorie poggiano tutte sulla sostanza, la domanda che cos' l'essere? si identifica nella domanda che cos' la sostanza? Il principio di non-contraddizione e la sostanza. E' attraverso un altro procedimento che Aristotele arriva a stabilire che l'oggetto proprio della metafisica la sostanza. Egli afferma che la metafisica deve auto-costituirsi in analogia con le altre scienze: cos come le scienze spogliano le cose da tutti quei caratteri diversi da quelli che esse prendono in considerazione (ad esempio il matematico spoglia le cose di tutte le qualit sensibili, come il peso, per ridurle alla quantit), allo stesso modo la filosofia deve ridurre tutti i vari significati di essere ad un unico significato, poich la filosofia non studia i vari aspetti dell'essere, ma l'essere in quanto tale. Per procede in questo modo, la filosofia ha bisogno del principio di non contraddizione; questo si esprime in due modi: E' impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto. Tale formula esprime l'impossibilit logica di affermare e negare nello stesso

tempo uno stesso predicato intorno allo stesso soggetto. (Esempio: non si pu affermare contemporaneamente l'uomo un animale ragionevole e l'uomo non un animale ragionevole; una delle due affermazioni e necessariamente falsa, l'altra necessariamente vera) E' impossibile che la stessa cosa sia e insieme non sia Tale formula esprime l'impossibilit ontologica che un determinato essere sia e insieme non sia quello che . (Esempio: se l'uomo un animale ragionevole, ad ogni uomo bisogna riconoscere la natura di animale ragionevole; e se si nega che sia tale, si nega anche che sia uomo) In questo modo, il principio di non-contraddizione significa che ogni essere ha una natura determinata che non gli si pu negare; tale natura, quindi, necessaria. Aristotele, appunto, chiama sostanza la natura necessaria di un essere qualsiasi. La sostanza pertanto l'equivalente ontologico del principio logico di non-contraddizione. In altri termini la sostanza l'essere dell'essere; in questo modo il problema dell'essere si concretizza nel problema della sostanza, ed proprio quest'ultimo il compito della metafisica. La sostanza Per Aristotele, la sostanza in primo luogo l'individuo concreto che funge da soggetto reale di propriet e da soggetto logico di predicati. Il soggetto sostanziale un qualcosa che, al contrario delle qualit che gli si riferiscono, ha una vita propria. Ogni essere quindi formato da sostanze e dalle qualit di esse. Ogni sostanza forma un sinolo, ossia un legame indissolubile, tra due elementi: la forma e la materia. La forma non l'aspetto fisico di qualcosa, ma la struttura che la rende cos come ; la materia ci di cui qualcosa composta. La forma l'elemento attivo del sinolo che struttura la materia, la quale, quindi, l'elemento passivo del sinolo. Si pu affermare quindi che la forma ci che rende una cosa ci che , ed proprio per tale motivo che Aristotele chiama sostanza anche e soprattutto la forma; da ci si deduce che la sostanza l'essenza dell'essere e l'essere dell'essenza. Intensa come forma, la sostanza quindi l'essenza necessaria di una cosa. Da essa bisogna distinguere l' accidente, ossia quella qualit che una cosa pu avere o non avere, senza per cessare di essere ci che . Le quattro cause La teoria della sostanza strettamente collegata alla dottrina delle quattro cause. Aristotele afferma che la scienza e la conoscenza indagano circa le cause delle cose; chiedersi quali sono le cause delle cose equivale a chiedere perch?; per il fatto che esistono perch diversi tra di loro, esistono varie cause. Aristotele, infatti, elenca quattro tipi di cause: causa materiale: la materia, ossia ci di cui una cosa fatta; causa formale: la forma, ossia l'essenza necessaria di una cosa; causa efficiente: ci che determina il movimento o la quiete, ossia ci che origina qualcosa; causa finale: lo scopo al quale una cosa tende. Tutte le quattro cause sono specificazioni della sostanza intesa in senso generale; per cui la sostanza la vera causa dell'essere. E' da notare, inoltre, che nei processi naturali la causa formale, quella efficiente e quella finale, possono essere unite (ad esempio una pianta la forma, la causa efficiente e il fine del seme); al contrario, nei processi artificiale, le cause possono essere distinte tra di loro. La critica alle idee platoniche Aristotele rileva come i pensatori a lui precedenti avessero in qualche modo gi individuato le quattro cause anche se, tuttavia, si erano concentrati solo su una di esse. Il bersaglio principale della polemica di Aristotele Platone, in quanto quest'ultimo aveva focalizzato la causa formale e aveva basato la propria dottrina sull'essenza necessaria delle cose, ossia sulla forma; tuttavia Aristotele critica la dottrina di Platone in quanto in essa non si capisce come le idee possano essere cause delle cose, in quanto cause e idee sono separate tra di loro. Aristotele afferma che il principio delle cose non pu che risiedere nelle cose stesse, ossia nella loro forma; per tale motivo, Aristotele, al posto delle idee intese come paradigmi trascendenti delle cose, pone le forme intese come strutture immanenti degli individui. Per esempio, nell'Iperuranio di Platone non esiste l'umanit; questa esiste solamente nella terra come specie biologica immanente. In questo modo, Aristotele, pur riprendendo una parte della dottrina di Platone, dichiara di essersi sbarazzato dell'assurdo ontologico e logico secondo i quali le idee sono la causa delle cose. Aristotele si distacca definitivamente da Platone per il fatto che egli ritiene

che le idee siano solo dei doppioni che, anzich semplificare, complicano ci che devono rendere comprensibile. Oltre a ci, Aristotele afferma che Platone, per spiegare la realt delle idee, presuppone idee che secondo i platonici nemmeno esistono, ad esempio le idee delle cose negative, delle cose transitorie, e dei rapporti tra le idee e le cose rappresentate da esse (ad esempio l'idea di uomo e l'uomo). Infine le idee, essendo immobili, non spiegano i movimenti delle cose sensibili La dottrina del divenire Potenza e atto. La dottrina delle quattro cause strettamente collegata con la dottrina del divenire. Che il divenire esiste un dato di fatto, in quanto nell'universo tutto muta; l'unico problema consiste nel riuscire a capire come il divenire debba essere pensato. Parmenide aveva dichiarato che logicamente impossibile pensare al divenire in quanto esso implica un passaggio dall'essere al non essere, ossia implica l'esistenza del nulla che non pu essere pensato. Aristotele ribatte che il divenire sarebbe irrazionale e quindi irreale solo se esso consistesse nel passaggio dall'essere al non essere e viceversa; tuttavia tale passaggio impossibile in quanto l'essere non pu nascere dal nulla n cadere nel nulla. Aristotele afferma, quindi, che il divenire non consiste nel passaggio dall'essere al non essere, ma in un passaggio da un certo tipo di essere a un altro tipo di essere. Il filosofo, per riuscire a pensare e a spiegare meglio il divenire, ha elaborato i concetti di potenza e atto. La potenza la capacit della materia di assumere una determinata forma; l'atto la realizzazione di tale capacit, e, infatti, l'atto si definisce anche entelecha (= realizzazione) (esempio: la gallina un pulcino in atto; il pulcino una gallina in potenza). Aristotele, inoltre, riconosce la priorit gnoseologica, cronologica e ontologica dell'atto nei confronti della potenza: innanzitutto, la conoscenza dell'atto presuppone la conoscenza della potenza della quale essa atto; inoltre l'atto viene temporalmente prima della potenze in quanto, sebbene il seme (potenza) venga prima della pianta, esso non potr derivare che da una pianta gi in atto. Ci porta a dichiarare che l'atto superiore ontologicamente rispetto alla potenza, in quanto esso causa, senso e fine della potenza. Dunque, se la potenza la pre-formazione dell'atto, quest'ultimo non esprimer una possibilit, bens una necessit. Da ci ne deriva che la potenzialit aristotelica non altro che una possibilit a senso unico e che la necessit la modalit fondamentale dell'essere. La materia prima. Materia e forma, atto e potenza, danno origine al divenire; il movimento presuppone, invece, la causa efficiente, che da inizio al divenire, e la causa finale, che mette fine al divenire. Solitamente la materia a diventare forma, per accadde anche che la forma, punto di arrivo del divenire, divenga materia, punto d'inizio del divenire; per questo motivo una stessa cosa pu essere sia materia (potenza) che forma (atto): ad esempio, il pulcino potenza della gallina e atto dell'uovo. Questo discorso implica degli estremi: da un lato vi la materia pura, definita da Aristotele materia prima, ossia priva di determinazioni; questa, essendo indeterminata, non pu essere conosciuta n constata di fatto poich nel mondo vi solo materia formata, ed quindi una pura nozione teorica; dall'altro lato vi la forma pura, o atto puro, che consiste in una perfezione completamente realizzata. Questa realizzazione perfetta Dio, il quale oggetto di studio della teologia. La concezione aristotelica di Dio Metafisica e teologia. La teologia chiarisce perch la metafisica viene definita anche scienza che studio le cause e i principi primi e Dio e la sostanza immobile; tale disciplina, infatti, indaga circa l'essere pi alto e la causa suprema del cosmo, ossia Dio. Alcuni studiosi hanno ritenuto che la metafisica come teologia (ossia come scienza di Dio) fosse contraddittoria rispetto alla metafisica come ontologia (ossia come scienza che studia l'essere in quanto tale); tuttavia, altri studiosi, per riuscire a far coesistere i due significati, hanno attribuito la teologia alla prima fase della filosofia di Aristotele e l'ontologia alla fase pi matura. La dimostrazione dell'esistenza di Dio. Nella Metafisica Aristotele da una prova dell'esistenza di Dio; tale prova tratta dalla cinematica, ossia dalla teoria generale del movimento. Aristotele afferma, infatti, che tutte le cose che sono in movimento sono mosse da altro, il quale, a sua volta, mosso da altro ancora. Ovviamente non si pu andare avanti all'infinito in questo processo di rimandi; ad un certo punto ci si dovr necessariamente fermare e dovr esserci necessariamente un principio primo e immobile che da origine a tutti gli altri movimenti: tale principio Dio. Gli attributi di Dio. Aristotele afferma che Dio il primo motore immobile e gli

attribuisce una serie di attributi strettamente connessi tra di loro. Innanzitutto afferma che Dio atto puro, ossia atto senza potenza, in quanto dire potenza significa possibilit di movimento, e Dio, essendo immobile, non pu essere soggetto al movimento e quindi al divenire. Dio, dunque, privo di materia; da ci ne deriva che egli forma pura o sostanza incorporea. Inoltre Aristotele, sostenendo che i movimenti delle cose dell'universo sono eterni, sostiene anche che Dio una realt eterna. A questo punto lecito chiedersi come faccia una motore immobile a generare movimento: Aristotele dichiara che Dio non causa efficiente, ossia non da inizio al movimento, ma dichiara che egli causa finale, ossia oggetto d'amore, al quale le cose del mondo tendono. Dunque, Dio, pur essendo immobile e impassibile, attrae il mondo verso di lui e gli conferisce il movimento. Questa aspirazione del mondo verso Dio il desiderio della materia di prendere forma; dunque non Dio che forma e organizza il mondo, ma quest'ultimo, aspirando a Dio, che si auto-determina e si auto-ordina. L'essere , quindi, un processo eterno verso la forma, in quanto la materia non potr mai essere eliminata e no potr mai diventare materia pura. Dio, Atto puro, Sostanza incorporea, Essere eterno e Causa ultima del mondo, rappresenta la realt di ogni possibilit e costituisce un'entit perfetta totalmente realizzata. Tale entit non manca di nulla e non ha bisogno di nulla, in quanto in essa non vi sono obbiettivi irrealizzati. Ovviamente, all'ente supremo corrisponder il genero di vita pi eccellente, ossia l'intelligenza. A quest'ultima gli uomini si sollevano solo per brevi periodi, Dio in continuazione. A cosa pensa Dio? Egli pensa alla perfezione, ossia a se stesso- Dio, quindi, pensa a se stesso pensante. Monoteismo e politeismo in Aristotele. Il Dio aristotelico non una sostanza unica. Aristotele, infatti, descrive Dio come il motore immobile del primo cielo; per, nell'astronomia del tempo, esistevano 47 o 55 cieli a ognuno dei quali corrisponde un cielo immobile. Al Dio del primo cielo, quindi, ne corrispondono altri 46 o 54 affini. Il rapporto esistente tra il primo motore immobile e gli altri motori immobili non chiaro. L'unica cosa che si pu affermare con certezza che sebbene il pensiero di Aristotele si presenti come pensiero monoteista, talvolta appare anche come un pensiero tendenzialmente politeista. 2. La logica Aristotele non classifica la logica assieme alle altre scienze, perch essa studia il punto in comune delle varie scienze: il metodo dimostrativo o, comunque, i vari metodi di ragionamento utilizzati. Il termine logica non nemmeno aristotelico; Aristotele, infatti, per designare tale disciplina, utilizzava il termine analitica. Logica e metafisica Gli studiosi, per quanto riguarda la logica, si sono chiesti 1. se essa abbia preceduto o posticipato la metafisica 2. se essa presupponga un legame tra i modi del pensiero e quelli della realt Per quanto riguarda il primo punto, gli studiosi sono arrivati ad affermare che logica e metafisica si sono sviluppate parallelamente; per quanto riguarda il secondo punto, Aristotele affermava che la logica ha un oggetto di studio, ossia la struttura della scienza. Proprio per tale motivo, egli affermava che tra le forme del pensiero, studiate dalla logica, e quella della realt, studiate dalla metafisica, esiste un rapporto necessario sul quale si basa il realismo gnoseologico e la precedenza ideale della metafisica rispetto alla logica. I concetti L'opera di Aristotele, chiamata Organon, tratta di oggetti che vanno dal pi semplice a quello pi complesso, ed strutturato secondo una logica di concetti, di proposizioni e di ragionamenti. Secondo Aristotele i concetti che noi utilizziamo per formare dei ragionamenti, possono essere disposti entro una scala secondo un rapporto di genere e specie. Rispetto al genere, la specie un concetto che include un maggior numero di caratteristiche ma un minor numero di individui; al contrario, rispetto alla specie, il genere un concetto che include un maggior numero di individui ma un minor numero di caratteristiche. Percorrendo la scala dei concetti dall'alto verso il basso, ossia dal genere alla specie, si andr incontro a un progressivo aumento di comprensione (insieme delle caratteristiche) e a una progressiva diminuzione dell'estensione (numero di individui), fino a che si arriver alla specie infima, ossia quelle specie che, al di sotto di se, non ha altre specie. Tale l'individuo, o sostanza prima, che Aristotele distingue dalle sostanze seconde. La sostanza prima la sostanza in senso proprio; le sostanze seconde, invece, sono le specie e i generi entro i quali rientrano

logicamente le sostanze prime. Percorrendo la scala dei concetti dal basso verso l'alto, ossia dalla specie al genere, si andr incontro a un progressivo aumento di estensione e a una progressiva diminuzione della comprensione, fino a che si arriver ai generi sommi, ossia alle dieci categorie. Le proposizioni Aristotele, dopo aver esaminato i concetti, prende in esame le combinazioni di concetti, ossia quelle frasi che costituiscono le asserzioni; queste si identificano con le proposizioni che, a loro volta, costituiscono dei giudizi. Aristotele fa una distinzione tra preposizioni affermative e proposizioni negative; suddivide, poi, queste in universali (proposizioni con soggetto universale; esempio tutti gli uomini sono mortali) e particolari (proposizioni con soggetto particolare; esempio alcuni uomini sono bianchi); a queste due, talvolta, aggiunge anche le singolari, ossia quelle preposizioni il cui soggetto un ente singolo. Aristotele, per spiegare bene che rapporto esiste fra queste preposizioni, ha utilizzato il quadrato degli opposti. In questo quadrato, le proposizioni universali affermative erano indicate con la lettera A (prima vocale del termino adfirmo); le proposizioni universali negative erano indicate con la lettera E (prima vocale del termine nego); le proposizioni particolari affermative erano indicate con la lettera I (seconda vocale del termine adfirmo); le proposizioni particolari negative erano indicate con la lettera O (seconda vocale del termine nego). E' detta: contraria, l'opposizione tra l'universale affermativa e l'universale negativa. Due proposizioni contrarie non possono essere entrambe vere, ma possono essere entrambe false; contraddittoria, l'opposizione tra l'universale affermativa e la particolare negativa e l'opposizione tra l'universale negativa e la particolare affermativa. Due proposizioni contraddittorie devono necessariamente essere una vera e l'altra falsa; sub-contraria, l'opposizione tra la particolare affermativa e la particolare negativa. Due proposizioni sub-contrarie possono essere entrambe vere, ma non entrambe false; subalterna, la relazione tra l'universale affermativa e la particolare negativa, oppure tra l'universale negativa e la particolare affermativa. In questo tipo di proposizione, dalla verit dell'universale si inferisce la verit della particolare, mentre dalla verit della particolare non si inferisce la verit dell'universale; al contrario, dalla falsit dell'universale non si inferisce la falsit della particolare, mentre dalla falsit della particolare si pu inferire la falsit dell'universale. Aristotele considera anche la modalit delle preposizioni, distinguendo tra asserzione (A B), possibilit (A possibile che sia B) e necessit (A necessario che sia B), e da ci sviluppa una serie di considerazioni logiche e filosofiche. Secondo Aristotele, dei termini o dei concetti singolarmente presi, non si pu dire n che siano veri, n che siano falsi; vera o falsa solo la combinazione tra pi concetti. Da ci derivano i due teoremi fondamentali di Aristotele: il primo che la verit nel pensiero e non nell'essere o nella cosa; il secondo che la misura della verit l'essere o la cosa, e non nel discorso. Il vero, per Aristotele, consistere nel congiungere ci che realmente congiunto e nel disgiungere ci che realmente disgiunto; il falso consiste nel congiungere ci che non realmente congiunto e nel disgiungere ci che non realmente disgiunto. Dunque anche per Aristotele esiste, tra linguaggio, pensiero ed essere, esiste una serie di rimandi necessari: ad esempio, si possono combinare le parole uomo e corre nella proposizione l'uomo corre, solo le l'uomo corre nella realt. Il sillogismo Secondo Aristotele, noi ragioniamo solamente quando da passiamo da giudizi, o da proposizioni, a proposizioni che abbiano fra di loro determinati nessi e che siano una la conseguenza dell'altra; senza questo nesso non c' ragionamento. Il sillogismo il ragionamento per eccellenza, ovvero un discorso in cui poste alcune premesse segue necessariamente una conclusione per il fatto che quelle premesse sono state poste. Il sillogismo-tipo composto da tre proposizioni, due delle quali (la premessa maggiore e la premessa minore) fungono da antecedenti e la terza (la conclusione) funge da conseguente. Nel sillogismo, inoltre, si hanno tre termini o elementi: il termine maggiore, con estensione maggiore e compare come predicato nella prima premessa; il termine minore, con estensione minore e compare come soggetto nella seconda premessa; il termine medio, con estensione media e che si trova in entrambe le premesse, una volta come soggetto e una volta come predicato. Il termine maggiore e quello minore compaiono nella conclusione, dove fungono da soggetto (quello minore) e da predicato (quello maggiore). L'elemento grazie al quale avviene

l'unione il termine medio, in quanto esso incluso nel termine maggiore e include in s il termine minore. Di conseguenza, la caratteristica espressa dal termine maggiore, appartenendo al termine medio, apparterr anche al termine minore. Tutto ci pu anche essere espresso con l'algebra del discorso: si sostituiscono ai termini del sillogismo le lettere dell'alfabeto, ad esempio A,B,C. Da ci genera che: ogni B A, ogni C B, ogni C A. Il problema delle premesse Aristotele, sebbene studi il sillogismo da un punto di vista formale, sa che la validit di un sillogismo non si identifica con la sua verit, in quanto un sillogismo, pur essendo logicamente corretto, pu partire da premesse false e, di conseguenza, arrivare ad una conclusione falsa. Per tale motivo, Aristotele si sofferma sul sillogismo scientifico o dimostrativo, ossia su quel sillogismo che parte da premesse vere e che, ovviamente, arriva a una conclusione vera. Non chiaro come si ottengano queste premesse vere; Aristotele afferma che esse si ottengono con gli assiomi, ossia con quelle proposizione intuitivamente vere comuni a pi scienze che si ottengono con il principio di non-contraddizione, con il principio di identit o con il principio del terzo escluso. Tuttavia tali principi non risultano sufficienti ai fini della costruzione del sapere concreto; accanto a essi, quindi, occorrono dei principi propri alle singolo scienze offerti da una lista di definizioni. Queste definizioni si conseguono predicando di un certo concetto il suo genere prossimo e la sua differenza specifica e si ottengono mediante l'induzione, ossia mediante un procedimento grazie al quale dal particolare si ricava l'universale. L'induzione, non essendo necessariamente valida, priva di un valore dimostrativo; essa, infatti, registra ci che si constata di fatto e non spiega perch le cose siano come sono. A questo punto lecito chiedersi da dove derivano le definizioni che fungono da premesse di basi per i sillogismi dimostrativi. Secondo Aristotele esse derivano dalla medesima facolt da cui derivano gli assiomi, ossia dall'intelletto e dall'intuizione razionale. Quindi Aristotele, come Platone, afferma che noi otteniamo ogni conoscenza da un'apprensione intuitiva delle essenze delle cose.