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Angioni Federica V F

2. Nascita, vita e morte delle stelle

1. Le stelle Le stelle sono corpi celesti che emettono energia sotto forma di radiazioni elettromagnetiche prodotte al loro interno per mezzo di reazioni termonucleari. 2. La distanza delle stelle Osservando le stelle a occhio nudo, esse ci appaiono come dei puntini posti tutti alla stessa distanza dalla Terra; esse, in realt, distano tra loro in maniera considerevole. Per determinare la distanza delle stelle dalla Terra si pu sfruttare un fenomeno detto effetto di parallasse. Il termine parallasse indica lo spostamento apparente di un oggetto, rispetto a uno sfondo lontano, visto da due punti di osservazione differenti. L'effetto di parallasse proprio delle stelle, definito parallasse annua, causato dal moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole: mediante tale movimento, infatti, la Terra si trova nei due punti estremi (o comunque in due punti opposti) dell'orbita a circa 6 mesi di distanza. Perci se una stessa stessa viene osservata a 6 mesi di distanza, si osserver un piccolo cambiamento nella sua posizione rispetto allo sfondo della sfera celeste. Nell'arco di 1 anno la stella apparentemente oscilla tra due posizioni estreme, descrivendo un piccolo ellisse; tale effetto viene sfruttato per determinare la distanza della stella dalla Terra. Infatti, le due posizioni della stella permettono di definire un triangolo, che ha per base il diametro dell'orbita terrestre e per lati le distanze tra i de punti di osservazione e la stella. L'angolo che ha come vertice la stella, convenzionalmente definito angolo di parallasse annua (p) ed uguale alla met dello spostamento angolare apparente di una stella in 1 anno. L'angolo di parallasse annua di un astro inversamente proporzionale alla sua distanza dalla Terra: se l'angolo si dimezza, la distanza raddoppia. Quindi, conoscendo l'angolo di parallasse, si pu conoscere la distanza stella-Terra. Con il metodo della parallasse non si pu misurare la distanza di ogni stella: le stelle molto lontane mostrano un effetto di parallasse impercettibile, e per stabilire la loro distanza si utilizzano altri metodi molto pi complessi. 3. Le unit di misura delle distanze in astronomia Le distanze tra i corpi celesti posso essere espresse utilizzando tre unit di misura: L'unit astronomica (UA): corrisponde alla distanza media Terra-Sole, e viene utilizzata per esprimere le distanze dei corpi del Sistema Solare; Il parsec (abbreviazione di parallasse secondo): corrisponde alla distanza alla quale si trova un corpo con un angolo di parallasse 1'' d'arco. Quest'unit di misura molto utile in quanto la distanza in parsec di una stella si ricava dall'angolo di parallasse. 1/20 di secondo d'arco = 20 pc (pi piccolo l'arco, pi sono i parsec, e viceversa); L'anno luce (al): corrisponde alla distanza percorsa nel vuoto dalla luce in 1 anno, e viene utilizzata per esprimere le distanze delle galassie e delle stelle pi lontane dalla Terra. Per il fatto che la luce non viaggia a velocit infinita, tra il momento in cui la luce viene emessa dalla sorgente e il momento in cui l'osservatore osserva tale luce, trascorre sempre un certo tempo. Guardando il cielo, quindi, non osserviamo i corpi celesti cos come sono in quel momento: osserviamo eventi passati. Ad esempio se osserviamo una stella che si trova a 12mila anni luce, in realt stiamo osservando una luce che partita 12mila anni fa. Proprio per questo motivo, secondo gli astronomi, pi lontano spingiamo lo sguardo, pi ci allontaniamo nel tempo. (Distanza Terra-Sole = 8,33 minuti luce) 4. La luminosit delle stelle e le classi di magnitudine La luminosit Per misurare l'intensit della luce di una stella esistono alcuni strumenti particolari che, montati nel telescopio, permettono di isolare una stella e definire la sua luminosit. Osservando le stelle, ne vedremo pi o meno luminose; ma ci perch alcune stelle emettono pi luce di altre, o dipende dalla distanza? E' necessario fare una distinzione tra: Luminosit apparente (o relativa): la luminosit misurata dalla Terra che, quindi, non dipende solamente dalla quantit di energia irradiata da una stella, ma anche dalla sua distanza dall'osservatore. Di conseguenza una stella pu apparire pi luminosa di un'altra perch pi vicina alla terra; Luminosit assoluta: la luminosit che misura l'energia totale irradiata dalla stella, e si esprime in joule/secondo. Essa dipende solo dalla temperatura superficiale e dalle
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dimensione della superficie di emissione; pi il corpo grande e caldo, pi luminoso. La luminosit assoluta di una stella si pu calcolare a partire dalla sua luminosit apparente, purch sia nota la distanza stella-Terra. La magnitudine Generalmente la luminosit delle stelle viene espressa mediante la magnitudine. Questo metodo di misurazione si basa sul confronto della luminosit delle stelle con un'altra stella campione, stabilendo una scala di grandezza relativa. Anche in questo caso facciamo una distinzione tra: Magnitudine apparente: si ottiene confrontando la luminosit delle stelle con la Stella Polare, cui viene assegnata magnitudine apparente 2. A un valore di magnitudine pi piccolo, corrisponde una luminosit apparente maggiore. La scala delle magnitudini non lineare: passando da un ordine di grandezza all'altro, la variazione di luminosit di 2,5 volte. Le stelle pi luminose hanno magnitudine 0 o addirittura valori negativi; Magnitudine assoluta: la magnitudine apparente che avrebbero le stelle se si trovassero tutte alla distanza di 10 pc dalla Terra. A un valore minore di magnitudine assoluta, corrisponde una maggiore luminosit assoluta. Per ricavare la magnitudine assoluta di una stella a partire da quella apparente, necessario conoscere la sua distanza dalla Terra. Se un astro pi vicino alla terra di 10 pc, la sua magnitudine assoluta maggiore di quella apparente perch, avvicinandola idealmente alla Terra, il suo splendore diminuisce; accade il contrario se la stella si trova a una distanza superiore di 10 pc. 5. Colore e temperatura delle stelle Sebbene tutte le stelle, al loro interno, producano tutte le radiazioni dello spettro, esse possono avere colori diversi: la stella avr il colore della radiazione il cui spettro pi intenso. Si pu dimostrare che il colore di una stella dipende dalla sua temperatura superficiale: infatti, ogni stella produce una maggiore quantit di radiazione a una frequenza il cui valore direttamente proporzionale alla sua temperatura assoluta. Le stelle pi fredde sono rosse, perch irraggiano principalmente luce rossa (nel campo del visibile le radiazioni rosse sono quelle con minore frequenza). Al crescere della temperatura le stelle assumono colori che vanno dall'arancio, al giallo, al blu. 6. L'analisi spettrale della luce delle stelle Analisi spettrale: uno dei metodi utilizzati per studiare la natura delle stelle. Gli studi spettroscopici hanno evidenziato che gli spettri delle stelle sono sempre spettri di assorbimento; ci perch quando le radiazioni dello spettro elettromagnetico attraversano l'atmosfera della stella, i gas di cui composta quest'ultima, assorbono una frazione delle radiazione. Di conseguenza lo spettro di ciascuna stella contiene una serie di righe nere che corrispondono alle radiazioni assorbite. Poich ogni elemento chimico genera una serie precisa di righe nere, analizzando la posizione di queste possibile stabilire la composizione chimica della parte superficiale della stella. Attraverso lo studio degli spettri stato possibile scoprire che i composti principali della materia stellare sono l'idrogeno e l'elio. Dallo spettro di una stella si pu risalire anche alla sua temperatura superficiale: infatti, stelle di uguale colore generano spettri simili, caratterizzati dalla presenza di righe nere molto evidenti. In base alla presenza o all'assenza di tali righe, le stelle possono essere suddivide in varie classi spettrali. Le stelle che appartengono alla stessa classe spettrale presentano la stessa temperatura superficiale, lo stello colore e generano uno spettro simile. Le dieci classi spettrali (indicate ciascuna con una lettera dell'alfabeto) sono a loro volta suddivise in dieci sottoclassi indicate con numero che vanno da 0 a 9. 7. L'effetto Doppler e gli spettri delle stelle I movimenti di avvicinamento e allontanamento di una stella rispetto alla Terra possono essere rilevati analizzando il suo spettro per vedere se presenta l'effetto Doppler. L'effetto Doppler consiste nella variazione della frequenza della radiazione, causata dal movimento della sorgente rispetto all'osservatore: se la sorgente e l'osservatore si avvicinano, la frequenza della radiazione aumenta, se i due si allontanano, la frequenza diminuisce. Nel caso delle stelle,
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quando queste si allontanano dalla Terra tutte le righe di assorbimento del suo spettro risultano spostate verso il rosso, quando, invece, si allontanano, le righe di assorbimento risultano spostate verso il blu. In molte stelle, inoltre, si osserva un effetto Doppler causato dal moto rivoluzionario della Terra intorno al Sole; tale effetto si riconosce perch ha una periodicit sempre uguale, con situazioni che si ripetono identiche a distanza di un anno. 8. Il volume e la massa delle stelle Per calcolare il volume di una stella necessario conoscere il suo raggio, che si ricava conoscendo la sua luminosit assoluta e la temperatura superficiale. Le stelle possono avere varie dimensioni: quelle con un volume molto piccolo sono chiamate nane, mentre quelle di dimensioni maggiori sono chiamate giganti e supergiganti. La massa pu essere misurata solo nel caso in cui si abbiano stelle doppie, ossia due stelle legate tra di loro dall'attrazione gravitazionale che ruotano attorno a un baricentro comune, o stelle multiple, ossia sistemi che contengono tre o pi stelle che si attirano gravitazionalmente l'una con l'altra. Sia i sistemi binari che quelli multipli si muovono con estrema regolarit. Quando possibile misurare il periodo orbitale e la distanza tra le stelle, si utilizzano le leggi di Newton e Keplero per determinarne la massa. I dati ottenuti vengono espressi utilizzando come unit di misura la massa solare cui viene attribuito valore 1. Dalla relazione tra massa e il volume, possibile calcolare la densit della stella. Si notato che la densit medie delle stelle molto diversa: alcune stelle hanno un volume molto grande e una piccola densit, altre una grande densit distribuita in un volume piccolo. 9. Il diagramma di Hertzsprung-Russell Il diagramma di Hertzsprung-Russell, che prende il nome dei due studiosi che lo elaborarono (pur lavorando indipendentemente), mette in relazione la temperatura e la luminosit delle stelle. Nel diagramma, noto diagramma H-R, la posizione di ogni stella individuata da un punto cui corrispondono due coordinate: sull'asse delle ascisse riportata la temperatura (o la classe spettrale), sull'asse delle ordinate la luminosit assoluta (o la magnitudine). Le stelle nel diagramma H-R non si distribuiscono in modo casuale, ma si concentrano in aree precise: nella sequenza principale, una fascia a forma di S che attraversa il diagramma e in cui si trovano la maggior parte delle stelle, queste ultime sono disposte in ordine decrescente di dimensioni e temperatura; si va, quindi, dalle stelle azzurre (grandi e caldissime) a quelle rosse (pi fredde e piccole). Quasi tutte le stelle rimanenti si dispongono in due aree del diagramma: sopra la sequenza principale, a destra, vi il gruppo delle giganti e supergiganti rosse, stelle relativamente fredde ma molto luminose; al di sotto della sequenza principale, a sinistra, si trova il gruppo delle nane bianche, stelle relativamente piccole e calde. Nel diagramma H-R non viene messa in evidenza alcune relazione tra luminosit, temperatura e massa delle stelle. Tuttavia studi successivi hanno dimostrato che la luminosit di una stella della sequenza principale dipende dalla sua massa. Ci significa che nella sequenza principale, le stelle bianco-azzurre, con massa maggiore, sono pi luminose di quelle rosse che hanno una massa minore. Tale relazione non valida al di fuori della sequenza principale. Interpretazione del diagramma H-R L'interpretazione del diagramma H-R, che il punto di riferimento fondamentale per capire l'evoluzione stellare, si basa sull'ipotesi che nel diagramma si trovano stelle giovani, stelle anziane, e stelle di mezza et disposte in precise regioni, e che le regioni pi affollate corrispondono alle fasi evolutive in cui una stella trascorre la maggior parte della sua vita. Il fatto che le stelle si evolvono secondo tempi e modalit diversi l'una dall'altra, ha portato a due conclusioni: 1. La posizione di una stella sul diagramma dipende da fattori quali massa, et, composizione chimica, che si modificano nel tempo, e per questo la stella cambia posizione nel diagramma mentre si trasforma; 2. La sequenza principale rappresenta la fase pi lunga e stabile della vita di una stella. 10.Le forze che agiscono sulle stelle Per capire come sono fatte le stelle al loro interno e come producono energia, dobbiamo partire dal concetto di forza di attrazione gravitazionale. Quest'ultima, che nella vita di una stella
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gioca un ruolo molto importante, una forza sempre diretta dalla superficie verso il centro. Per effetto di tale forza, gli strati esterni esercitano una forte pressione sugli strati interni delle stelle, che tendono spontaneamente a contrarsi, cio a collassare. Tuttavia tale contrazione avviene solo il precisi momenti della vita di una stella, ovvero quando tale forza gravitazionale non viene contrastata dalla resistenza opposta dai materiali presenti all'interno della stella. Quando avviene un collasso gravitazionale, la temperatura interna della stella aumenta. La forza gravitazionale ha valore diverso a seconda della massa delle stelle: le stelle con massa maggiore generano una forza gravitazionale pi intensa, perci raggiungono al loro interno temperature pi elevate rispetto alle stelle che hanno massa minore. Grazie alle particolari condizioni di pressione e temperatura nella zona centrale della stella, detta nucleo, possono avvenire reazioni di fusione termonucleare nelle quali si realizza la trasformazione di massa in energia. L'energia liberata in queste reazioni viene emessa dalla stessa sotto forma di calore e radiazioni elettromagnetiche. Le reazioni di fusione termonucleare sono reazioni in cui due o pi nuclei atomici si uniscono per formare un solo nucleo pi complesso; la reazione di fusione pi semplice quella che coinvolge 4 nuclei di idrogeno per produrre 1 nucleo di elio. Le reazioni di fusione termonucleare hanno un'importante caratteristica: il nucleo che si forma ha sempre massa minore rispetto alla somma delle masse dei nuclei iniziali. Si verifica quindi una perdita di massa (difetto di massa); la massa perduta viene trasformata in energia, secondo la relazione dimostrata da Albert Einstein: E(energia prodotta) = m(massa perduta) X c^ (velocit della luce) Nelle stelle sono possibili varie reazioni termonucleari, ma tutte avvengono solo quando nel nucleo temperatura e densit raggiungono valori elevatissimi. Le condizioni di temperatura necessarie per attivare le reazioni non sono sempre le stesse: le temperature aumentano al crescere della carica dei nuclei. Ad esempio le reazioni in cui si passa da 4 nuclei di idrogeno (carica +1) a 1 nucleo di elio, avvengono solo quando la temperatura supera i 10milioni di kelvin; le reazioni di fusione dell'elio (carica +2) avvengono solo quando si supera la temperatura di 100milioni di kelvin. Bisogna rilevare, inoltre, che l'energia prodotta durante le reazioni termonucleari non viene dispersa totalmente all'esterno della stella sotto forma di luce e calore: una parte riscalda la materia all'interno della stella, determinando una pressione rivolta verso l'esterno. Tale pressione, definita pressione di radiazione, si oppone alla forza di attrazione gravitazionale, impedendo, durante lo svolgimento delle reazioni termonucleari, il collasso della stella. A causa delle reazioni termonucleari le stelle modificano nel tempo la loro composizione chimica e riducono, anche se di poco, la loro massa. Ogni stella, inoltre, destinata a spegnersi, perch le reazioni termonucleari possono durare solo finch esistono i materiali reagenti e vengono mantenute le condizioni di temperatura e pressione necessarie. Si parla, quindi, di nascita, crescita e morte delle stelle. Si parla di nascita di una stella quando in un corpo celeste si innescano reazioni termonucleari con produzione di luce e calore, mentre con l'espressione evoluzione di una stella di indicano tutti i cambiamenti che si susseguono dal momento in cui una stella comincia a brillare fino al momento della sua morte, ovvero quando si spegne, terminando le reazioni termonucleari. 11.La nascita delle stelle Le stelle si formano per collasso gravitazionale all'interno delle nebulose. Queste ultime sono estesi ammassi pi densi rispetto allo spazio interstellare, che contengono in prevalenza idrogeno e elio, mescolati con gas e polveri pesanti. Nelle nebulose, per eventi casuali, possono formarsi dei grumi densi e scuri che cominciano ad attirare polveri e gas, accrescendo cos la loro massa. La nube, quindi, collassa per effetto gravitazionale, e al centro si forma una protostella che lentamente si contrae. La contrazione gravitazionale produce calore che in parte scalda l'interno della protostella, in parte viene dissipato verso l'esterno. La temperatura cresce lentamente fino a raggiungere le migliaia di kelvin, e la protostella comincia a emettere energia sotto forma di radiazioni infrarosse; tuttavia nella protostella non si svolgono ancora reazioni termonucleari poich la temperatura non ancora abbastanza elevata. Con il procedere della contrazione, la temperatura e la pressione aumentano; quando la temperatura della zona pi interna della protostella supera i 10milioni di kelvin, iniziano le reazioni di fusione termonucleare e la protostella diventa una vera e propria stella. La fase prestellare, cio quell'insieme di fenomeni che da una nebulosa in contrazione portano alla formazione di una stella, ha una durata diversa a seconda della massa della
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protostella. Quando quest'ultima ha una grande massa, la contrazione procede pi velocemente, provocando un aumento pi rapido della densit e della temperatura; se invece la massa piccola la contrazione meno intensa e il processo pi lento. I corpi caldi con massa inferiore a 1/10 della massa solare durante la contrazione non sviluppano abbastanza energia per innescare le reazioni di fusione nucleare, perci non si trasformano in stelle; nelle nebulose con masse molto elevate pi probabile che si formino pi protostelle. 12.Le stelle della sequenza principale In una stella appena formata, gli strati esterni sono caldi e rarefatti, mentre nel nucleo, dove la temperatura raggiunge i 10-15 milioni di kelvin, la materia si trova allo stato di plasma: gli elettroni si separano dai nuclei atomici con cui si mescolano liberamente. Nel plasma avvengono le reazioni termonucleari che trasformano l'idrogeno in elio. In queste reazioni 4 nuclei di idrogeno vengono trasformati in 1 nucleo di elio e una piccola parte della massa, lo 0,7%, viene trasformata in energia. L'energia prodotta sotto forma si raggi dal nucleo della stella viene assorbita dagli strati esterni della stella e lentamente trasferita verso l'esterno. Questa energia serve in parte per riscaldare l'interno della stella, in parte per generare una pressione di radiazione che contrasti la pressione gravitazionale. Per questo la superficie della stella pi fredda rispetto al nucleo. Una stella che si trova in questa fase stabile, ossia non si espande e non si contrae, perch vi un equilibrio tra la pressione generata dalla forza di gravit e la pressione di radiazione. Sul diagramma H-R, le stelle di questo tipo si trovano sulla sequenza principale; la posizione occupata nella sequenza dipende dalla massa: le stelle con massa maggiore, calde e luminose, si trovano in alto a sinistra, quelle con massa minore si collocano in basso a destra. Questa fase di stabilit destinata a terminare perch la stella, per le reazioni nucleari, pu utilizzare solo l'idrogeno presente nel nucleo, e questo con il passare del tempo si esaurisce. Quando quasi tutto l'idrogeno si trasformato in elio le reazioni si arrestano e viene meno l'equilibrio tra forza di gravit e pressione di radiazione. Il tempo necessario alla stella per consumare l'idrogeno del nucleo varia con la massa: le stelle con massa maggiore, per poter contrastare la forza della gravit, devono consumare l'idrogeno molto pi velocemente rispetto alle stelle di piccola massa, e la loro permanenza sulla sequenza principale pi breve. In generale, comunque, una stella passa il 70% della sua vita sulla sequenza principale. 13.Dalla sequenza principale alle giganti rosse Quando si arrestano le reazioni di fusione dell'idrogeno, la stella riprende a contrarsi; a questo punto il suo destino dipende dalla sua massa. Se la stella ha una massa inferiore a 0,5 masse solari, la contrazione riscalda il nucleo senza raggiungere la temperatura necessaria per innescare nuove reazioni nucleari. La contrazione, quindi, procede, fino a quando la stella entra nella fase finale della sua vita e muore. Se, invece, la massa della stella supera le 0,5 masse solari, la contrazione provoca un aumento della temperatura interna che riscalda non solo il nucleo che contiene l'elio, ma anche lo strato circostante contenente idrogeno. Quando si raggiungono le temperature necessarie, in questo strato si innescano le reazioni di fusione dell'idrogeno, mentre nel nucleo, raggiunta la temperatura di 100milioni di kelvin, prendono avvio le reazioni che trasformano l'elio in carbonio. Ora gli strati pi esterni della stella si espandono, si dilatano e si raffreddano, provocando un aumento delle dimensioni della stella, che assume una colorazione rossastra a causa della diminuzione della temperatura superficiale. La stella si trasforma in una gigante rossa e si sposta, nel diagramma H-R, nella regione in alto a destra. Una gigante rossa una stella relativamente stabile con un involucro esterno rarefatto e un nucleo molto denso, costituito da due strati concentrici: una regione centrale in cui l'elio viene trasformato in carbonio, circondato da uno strato in cui l'idrogeno viene trasformato in elio. La gigante rossa rimane stabile per un certo periodo di tempo, poi entra in una nuova fase di instabilit: infatti, quando l'elio del nucleo si completamente trasformato in carbonio, le reazioni di fusione si arrestano e riprende la contrazione, con conseguente aumento della temperatura interna. La successiva evoluzione della gigante rossa ancora una volta condizionata dalla sua massa. Se la stella ha una massa inferiore a 2 masse solari, non vengono raggiunte le temperature necessarie a innescare nuove reazioni di fusione e la stella entra nella fase finale della sua vita. Se invece la massa della stella superiore a 2 masse solari, la temperatura e la densit riescono a raggiungere temperature tali da innescare nuove reazioni di fusione, con produzione di elementi pi pesanti, come neon, ossigeno e silicio. Gli strati esterni riscaldati si espandono ulteriormente e la stella diventa una
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supergigante rossa. Ogni volta che si esaurisce l'elemento presente nel nucleo, la stella rinizia a contrarsi e, se riesce, attiva nuove reazioni termonucleari. I processi di fusione proseguono fino alla formazione dei nuclei di ferro. Le reazioni di fusione a partire da nuclei di ferro, infatti, non liberano energia, ma la assorbono, perci, quando una stella giunge alla produzione di ferro, si arresta la produzione di energia. 14.La morte di una stella: nane bianche, stelle a neutroni e buchi neri Quando le reazioni termonucleari si arrestano definitivamente, la stella collassa in quanto il nucleo non pi in grado di contrastare la forza di gravit. A seconda della massa, le stelle hanno destini differenti: STELLE DI SEQUENZA CON MASSA INFERIORE A 0,5 MASSE SOLARI: si trasformano direttamente in nane bianche senza attraversare lo stadio di gigante rossa. La nana bianca un corpo piccolo, denso e caldo, nel cui interno non avvengono reazioni termonucleari; tuttavia la superficie di tale corpo molto calda in quanto il calore residuo viene disperso all'esterno. La materia all'interno della nana bianca si trova in uno stato degenere: gli elettroni si sono separati dal nucleo e disposti attorno ad esso pi vicini possibile in modo tale da evitare un ulteriore collasso. Questo stato della materia resiste quindi alla contrazione ed esercita una pressione degenere che sostiene la stella. La nana bianca , perci, non pu contrarsi ulteriormente, ma in un lunghissimo arco di tempo si raffredda fino a diventare una nana nera, un corpo scuro e denso e non pi visibile; GIGANTI ROSSE CON MASSA INFERIORE A 8 MASSE SOLARI: si trasformano in nane bianche. Prima di diventare tali, per, attraversano una fase durante la quale espellono gli strati pi esterni che, dilatandosi, formano nebulose sferiche, dette nebulosa planetarie; il nocciolo residuo diventa poi una nana bianca. Le nane bianche non posso avere massa superiore a 1,44 masse solari; in questo caso, infatti, la pressione degenere non sarebbe in grado di impedire il collasso gravitazionale; GIGANTI ROSSE CON MASSA SUPERIORE A 8 MASSE SOLARI: muoiono in modo catastrofico diventando supernovae. Una supernova una stella che esplode violentemente, aumentando anche di un milione di volte la sua luminosit, la quale rimane visibile, alcune volte anche durante il giorno, per ore, giorni, o al massimo mesi. L'esplosione causata da un rapido collasso del nucleo che libera in breve tempo un'enorme quantit di energia gravitazionale, che scalda e dilata l'involucro esterno e attiva nuovi processi nucleari. Gli elementi prodotti dalla stella durante le razioni termonucleari e durante l'esplosione vengono dispersi nello spazio; questi ultimi restano visibili nel cielo, come una nebulosa luminosa anche per centinaia di anni. Al termine dell'esplosione, al posto della supernova resta il nocciolo caldo e denso, che, a seconda della massa da origine a: STELLA A NEUTRONI (supernova con massa compresa tra 1,44 e 3 masse solari). Per effetto della forza di gravit che agisce al loro interno, gli elettroni riescono a penetrare nei nuclei e a combinarsi con i protoni, formando neutroni. In queste condizioni la materia assume l'aspetto di un fluido, composto quasi esclusivamente di neutroni, i quali esercitano una pressione tanto intensa da impedire un ulteriore collasso. Queste stelle hanno una luminosit ancora pi ridotta delle nane bianche, per cui risulta difficile osservarle direttamente. La loro esistenza era stata prevista mediante studi teorici; oggi sono stati scoperti corpi celesti che potrebbero identificarsi con esse: le pulsar; BUCHI NERI (supernova con massa superiore a 3 masse solari). Un buco nero un corpo nel quale il collasso gravitazionale non pu essere contrastato in alcun modo e la gravit impedisce la fuga di qualsiasi particella o segnale luminoso (qualsiasi oggetto attratto da tale corpo destinato a precipitare al suo interno e a perdere la sua luminosit). I buchi neri sono solo teorici e non sono ancora confermati da dati sperimentali. 15.Le stelle modificano la composizione dell'Universo Lo studio dei meccanismi evolutivi delle stelle ha permesso di comprendere alcuni aspetti della storia dell'Universo. Innanzitutto bisogna notare che le stelle non si sono formate tutte contemporaneamente: anche oggi all'interno delle nebulose nascono stelle. Inoltre, le stelle
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invecchiano e muoiono secondo tempi e modalit che dipendono dalla loro massa: le stelle di grande massa evolvono rapidamente e muoiono in modo catastrofico, al contrario di quelle di massa piccola. La morte precoce delle stelle di massa maggiore ha modificato la composizione dell'Universo e ha contribuito a diffondere nello spazio elementi chimici che non erano presenti nell'Universo iniziale. Durante l'esplosione delle supernovae, infatti, vengono creati elementi pesanti e buona parte del materiale della stella viene disperso nello spazio circostante: da tali elementi possono formarsi nuove nebulose, in cui potranno nascere nuove generazioni di stelle che avranno una composizione chimica differente da quella delle stelle primordiali: minore percentuale di idrogeno e maggiore percentuale di metalli. Una galassia come la nostra, quindi, contiene diverse generazioni di stelle: una generazione di stelle formatasi nelle prime fasi di sviluppo della galassia, chiamate stelle di prima generazione, povere di elementi pesanti, relativamente vecchie e composte prevalentemente di idrogeno; una generazione di stelle relativamente giovani, chiamate stelle di seconda generazione, ricche di elementi pesanti. Il Sole una stella di seconda generazione che ha reso possibile la formazione di un sistema planetario e in particolare di un pianeta come il nostro in cui abbondano elementi chimici, prodotti in tempi remoti all'interno di qualche supernova. Tali elementi chimici non potrebbero esistere se il Sole e il suo sistema planetario si fossero formati da una nebulosa di prima generazione; ci significa che la vita non avrebbe potuto formarsi in una fase iniziale della storia dell'Universo o in un universo pi giovane rispetto a quello attuale.

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