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Angioni Federica IV F

La Francia Rivoluzionaria

CAPITOLO 9:

LA FRANCIA RIVOLUZIONARIA

1. La Francia prima della rivoluzione


La Francia del Settecento e le societ di ordini La crisi che invest la Francia alla fine del XVIII fu causata principalmente da tre elementi: le divisioni sociali e giuridiche, l'insufficienza delle istituzioni del regime assolutistico, e la situazione delle finanze statali. La societ francese (come le societ di molti altri paesi europei) era suddivisa in tre ordini, o stati: clero; nobilt; Terzo stato (comprendeva tutti coloro che non appartenevano ai primi due ordini). In ciascuno stato potevano convivere le pi svariate condizioni economiche e sociali, ma i tre si distinguevano dal punto di vista giuridico, e dal fatto che l'appartenenza all'uno o all'altro comportava precisi diritti e doveri. La legge non era uguale per tutti, ma ogni ordine disponeva di particolari leggi: il clero e la nobilt venivano prima del Terzo stato per quanto riguarda gli onori, il prestigio, e i privilegi. In Francia, inoltre, non era presente il sentimento di appartenenza sociale: addirittura prima di essere Francese, un uomo apparteneva al suo ordine. Per tale motivo non esisteva nemmeno la Francia intesa come l'unione dei francesi: essa era intesa come un'unione giuridica di ordini. Entit e privilegi del clero e della nobilt CLERO, circa 130mila individui: era esente da qualsiasi tassa, e la sua assemblea si riuniva qualche volta per votare un dono gratuito da concedere alle finanze statali. Non veniva giudicato dai tribunali statali e dalle leggi civili, bens dai tribunali ecclesiastici e dal diritto canonico. Il clero, sebbene possedesse tra il 6% ed il 10% della superficie totale delle terre, traeva un reddito nazionale molto pi elevato; ci perch alle rendite delle terre si affiancavano le decime (imposte) riscosse ai contadini. La propriet del clero era quella peggiormente amministrata, ma, essendo appunto propriet di questo ordine, non poteva essere ceduta a terzi; il clero, inoltre, gestiva tutte le scuole elementari ed i collegi. NOBILTA', circa 350mila individui: anch'essa non pagava tasse. Possedeva circa il 25% della superficie totale delle terre che, al contrario di quelle del clero, era distribuita in maniera diseguale: ci perch fra i nobili vi erano aristocratici con problemi economici che intendevano ancor di pi far valere i loro privilegi 1. I nobili, inoltre, per investitura feudale, riscuotevano tasse e pedaggi, ed esercitavano funzioni di amministrazione della bassa giustizia; venivano giudicati da tribunali di parte ed erano esentati da pene infamanti (il carcere comune, la gogna, e l'impiccagione, sostituita dalla onorevole decapitazione); ad essi erano riservate le cariche maggiori dell'esercito e dello stato. Per evitare di perdere tutti questi privilegi, nel Settecento gli aristocratici tesero a formare un ceto chiuso in se stesso, opponendosi alla concessione di nuovi titoli nobiliari, disapprovando i matrimoni tra nobili e borghesi, e pretendendo di mantenere il monopolio delle cariche militari e statali. La composizione sociale del Terzo stato Il clero e la nobilt insieme costituivano solo il 2% dell'intera popolazione francese che contava circa 26milioni di abitanti. Il restante 98% era costituito dal Terzo stato; questo ordine comprendeva varie categorie sociali, ovvero: ceto alto borghese: comprendeva gli uomini che facevano i lavori pi retribuiti e che, pur non essendo nobili, potevano aspirare ad ottenere titoli nobiliari (grandi proprietari terrieri, funzionari dello stato, finanzieri, banchieri);
1 PRIVILEGIO: letteralmente la parola privilegio (privus + lex) indica un particolare provvedimento preso nei confronti di un singolo, o di un gruppo, che configura una situazione speciale di fronte alla normale regola. In Francia, nel XVIII secolo, i nobili e il clero godevano di particolari privilegi e, sebbene la monarchia assoluta avesse tentato di uniformare la societ, gli ordini privilegiati possedevano delle situazioni speciali da far valere nei confronti del potere centrale. Possedevano privilegi anche le ultime regioni annesse alla Francia: privilegi fiscali e onorifici, e maggiori diritti di autogoverno.
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ceto medio: comprendeva gli uomini che facevano i lavori abbastanza retribuiti (commercianti all'ingrosso, imprenditori, avvocati, medici, intellettuali, impiegati, stampatori, librai, chirurghi e farmacisti); artigiani, commercianti al dettaglio, lavoratori salariati; lavoratori della terra (20milioni di persone con la pi bassa considerazione sociale) che si dividevano in: piccoli proprietari terrieri o contadini benestanti (possedevano un patrimonio maggiore dei lavoratori urbani); mezzadri o fittavoli (possedevano bestiame e coltivavano le terre dei grandi proprietari terrieri); contadini poveri (lavoravano come braccianti per poter mandare avanti le proprie famiglie). Tutti i lavoratori della terra pagavano pesanti tasse ai nobili e decime al clero, erano sottoposti alla giurisdizione feudale, e addirittura alcune volte erano costretti a effettuare corves. La sopravvivenza del regime feudale In Francia la servit era ormai scomparsa e i contadini avevano la propria libert; in particolare, essi ora avevano il pieno diritto di propriet sui beni immobili. Questa, comunque, era limitata: vi era, infatti, la distinzione tra: propriet utile: esercitata dal contadino; propriet eminente: esercitata dal signore. In questo modo si poteva intendere la propriet come una concessione da parte di un signore, il quale, quindi, possedeva diritti generali sulla terra. A tale proposito veniva pagata una tassa al signore ad ogni passaggio di propriet, e ogni anno, veniva pagata (spesso in natura)una seconda tassa che variava da regione a regione e che veniva considerata un abuso feudale. A causa del pagamento di tutte le tasse e delle decime, i contadini perdevano il 40-60% del loro patrimonio. Oltre a ci, i contadini dovevano pagare tasse contrattuali sulla propriet privata: chi lavorava terre di terzi, infatti, doveva pagare a questi una tassa. Inoltre in Francia, al contrario di quanto accadeva negli altri paesi, la borghesia poteva acquistare le terre classificate nobili o feudali, ma ad ogni passaggio di propriet bisognava pagare una pesante tassa, chiamata feudo franco, all'antico signore. Il disordine fiscale e l'aumento del debito pubblico Durante il Settecento si tent di abolire i privilegi del clero e della nobilt, ma qualsiasi tentativo fall; era ormai molto evidente l'insufficienza dello stato soprattutto nel campo dell'amministrazione delle finanze pubbliche. Le imposte indirette (dazi e gabelle) erano affidate in appalto a un'istituzione chiamata Ferme gnerale (Appalto generale) controllata da finanzieri francesi e svizzeri: questo sistema, per, era molto corrotto, e gran parte del denaro si disperdeva nelle mani degli appaltatori; ugualmente corrotti erano gli uffici statali che riscuotevano le imposte dirette. Inoltre, i 2miliardi di lire tornesi spesi durante la guerra di liberazione americana, fecero aumentare vertiginosamente il deficit francese. Perci, tra il 1777 e il 1778, il ministro delle finanze Jacques Necker speriment un nuovo tentativo di riforma amministrativa; tuttavia, l'opposizione da parte del Parlamento di Parigi, lo costrinse a dimettersi. Il deficit e il debito pubblico aumentarono ancora. A questo proposito, facendo un confronto tra Francia e Inghilterra, possibile notare come l'inesistenza di privilegi fiscali a favore del clero e della nobilt, abbia permesso all'Inghilterra di superare con molta facilit il deficit. ANTICO REGIME L'espressione Ancien rgime nacque e si diffuse in Francia tra il 1789 ed il 1791 per indicare il sistema feudale che era stato abolito nel 1789. Il suo significato, poi, si estese ad indicare l'intero complesso economico, sociale e politico basato sui privilegi, esistente prima del 1789. Tuttavia l'espressioneAncien rgime fin per indicare la stessa monarchia che, quindi, venne disapprovata durante i dibattiti che accompagnarono l'elaborazione della Costituzione che entr in vigore nel 1791. A partire da ci, quindi, la rivoluzione venne vista come una radicale
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rottura con il passato e l'inizio di un'epoca del tutto nuova. La rivoluzione, che port all'introduzione di un nuovo calendario, presenta anche un aspetto paradossale: essa aveva come obbiettivo la rimessa in vigore delle istituzioni precedenti al XVII secolo che la monarchia aveva modificato e stravolto.

2. Verso la rivoluzione: gli Stati generali


La nobilt contro l'assolutismo e la polemica sugli Stati generali Dopo il 1781 la situazione delle finanze pubbliche si aggrav: la met delle entrate dello stato era stata utilizzata per pagare gli interessi sui debiti accumulati, e tutti i tentativi avanzati per riordinare la situazione e abolire i privilegi fiscali fallirono; l'aristocrazia, appoggiata dal Parlamento di Parigi, diede tutte le colpe alla monarchia. Gli stessi tentativi di riforma del re Luigi XVI e dei suoi ministri furono designati dall'aristocrazia e dal Parlamento di Parigi come tentativi di inasprire la monarchia; questi ultimi ottennero il consenso dell'opinione pubblica e la convocazione degli Stati generali. Gli Stati generali erano l'antica assemblea composta dai rappresentanti dei tre ordini (nobilt, clero, Terzo stato), che dal 1615 non erano pi stati convocati. L'aristocrazia credeva di poter diminuire il potere della monarchia grazie a questi, ma in realt non era cos; infatti: l'aristocrazia, che durante la battaglia contro l'assolutismo del 1788 aveva chiesto l'aiuto delle masse popolari, non aveva messo in conto il fatto che queste avrebbero potuto provocare disordini troppo violenti; gli Stati generali non erano in grado di esprimere equamente gli interessi dei tre ordini, anzi, mettevano in evidenza la superiorit dei ceti privilegiati. I tre stati, infatti, avevano lo stesso numero di rappresentanti (sebbene il Terzo stato avesse un numero nettamente maggiore di componenti) e le votazioni avvenivano in un modo tale che il clero e la nobilt risultassero essere sempre vincenti: erano votazioni per ordine, e non per testa. Tutto ci fece diminuire l'approvazione del popolo nei confronti della nobilt. Per cercare di migliorare la situazione il re concesse che il Terzo stato avesse un numero di deputati pari al numero di deputati della nobilt e del clero messi assieme, ma il realt la situazione non miglior: la questione pi importate era quella delle votazioni per testa e non per ordine. La nobilt, ormai, stava perdendo il controllo. Le elezioni e i cahiers de dolance L'elezione dei deputati del Terzo stato avvenne in maniera diversa tra citt e campagna. Tuttavia, in entrambi i casi i deputati non venivano scelti direttamente dagli elettori; questi, infatti, si limitavano a eleggere assemblea primarie dalle quali scaturivano assemblee pi ristrette di grandi elettori cui spettava la scelta finale. La partecipazione alle elezioni di prima grado si estese notevolmente; ci perch venne escluso dalla consultazione solo chi non figurava nelle liste tributarie. Inoltre ogni assemblea aveva il compito di compilare un quaderno di doglianza, ossia un quaderno nel quale si raccoglievano le ragioni di malcontento e le petizioni da portare in discussione durante gli Stati generali. Furono compilati circa 60mila cahiers de dolance, nei quali le richieste maggiormente avanzate erano: da parte dei ceti pi bassi: abolizione delle decime ecclesiastiche, del diritto di caccia solo per i nobili e dei privilegi dei nobili e del clero; da parte dei ceti pi colti: trasformazione degli Stati generali in assemblea costituente. L'apertura degli Stati generali Gli stati generali si aprirono a Versailles nei primi giorni di maggio del 1789. Il 4 maggio i rappresentanti dei tre ordini sfilarono per le vie della citt: i 604 deputati del Terzo stato (avvocati e uomini di legge, professionisti e intellettuali, aristocratici favorevoli a radicali riforme) aprirono il corteo e sfilarono in abito nero; dopo di essi sfilarono i nobili con abiti dai colori vivaci; alla fine vi era il clero suddiviso in due parti: davanti vi erano i poveri parroci di provincia legati al popolo; dietro, nella posizione di prestigio, vi erano i vescovi. Vi erano in gioco interessi diversi: il Terzo stato chiedeva l'abolizione dei privilegi e l'instaurazione della giustizia fiscale; la nobilt e il clero volevano saldare il proprio ruolo politico e demolire definitivamente la monarchia assoluta;
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la monarchia voleva limitare l'attivit degli Stati generali ad una semplice votazione per l'approvazione di un nuovo prestito in favore della corona.

Dagli Stati generali all'assemblea nazionale Per oltre un mese gli stati e il sovrano furono impegnati nella questione del voto: il Terzo stato rifiut il voto per ordine e propose che tutti i deputati si riunissero in un'unica assemblea nella quale si potesse votare per testa. La loro proposta non venne accettata; cos il 10 giugno i delegati del Terzo stato convocarono la loro assemblea alla quale invitarono anche gli altri due stati che, per, non risposero all'invito (eccetto diversi parroci). A questo punto, il 17 giugno, il Terzo stato e una parte del basso clero si costituirono come assemblea nazionale, intesa come unica voce legittima autorizzata a parlare in nome di tutta la Francia. Si passava cos dalla concezione di ordine a quella di nazione. La nascita dell'idea di nazione non giunse inaspettata: era gi stata anticipata dall'abate Sieys che, in un suo opuscolo, aveva esposto chiaramente la sua opposizione all'idea che gli Stati generali fossero la riunione di tre assemblee distinte, ognuna delle quali difendeva l'ordine che rappresentava. La sua tesi affermava che il Terzo stato non era un semplice ordine, ma l'ordine che rappresentava quasi la totalit della popolazione. Luigi XVI si schier dalla parte degli aristocratici e, il 23 giugno, ordin lo scioglimento dell'assemblea. Tuttavia l'assemblea non si cur di quest'ordine ma anzi ad essa si unirono il clero e diversi nobili. Il 9 luglio l'assemblea, ormai riconosciuta anche da Luigi, assunse il nome di Assemblea Nazionale Costituente e nomin un comitato con il compito di redigere una Costituzione. A questo punto Luigi XVI si sarebbe dovuto proporre come re nazionale per far si che la rivoluzione si evolvesse pacificamente. Scelse, dunque, come mediatore Necker. Tuttavia questo ebbe un atteggiamento troppo conciliante secondo il re che dunque lo licenzi. Il licenziamento fu visto dalla massa del popolo come la prova che il re li considerava ribelli e non aveva intenzione di mediare come aveva fatto credere.

3. Gli eventi dell'estate 1789


L'insurrezione parigina del 14 luglio Dall'apertura degli Stati generali, la situazione si fece sempre pi tesa; ci per vari motivi: aumento del prezzo del pane nel 1789, causato dal raccolto del 1788 che era stato molto scarso; riduzione dei redditi (causata dalla crisi agricola); diminuzione della domanda di beni manifatturieri aumento della disoccupazione; circolazione di alcune voci circa una congiura degli aristocratici per sciogliere gli Stati generali. Quando giunse la notizia del licenziamento di Necker, la situazione degener non solo tra i ceti popolari, ma anche tra i ceti borghesi; questi ultimi erano molto preoccupati poich il fallimento dell'assemblea costituente avrebbe comportato la dichiarazione di bancarotta dello stato. 12 luglio (domenica): si formarono numerose masse che si scontrarono con le truppe di Parigi. I disordini culminarono nell'assalto ai caselli posti lungo le mura di Parigi, dove le merci pagavano i dazi (questo perch, durante il periodo pi acuto della carestia, il re non aveva ascoltato la richiesta di sospendere i dazi sulla farina), i quali vennero incendiati. 13 luglio: i saccheggi proseguivano, per cui i ceti borghesi decisero di prendere in mano la situazione per cercare di calmare i disordini: a tale proposito istituirono una milizia borghese armata. 14 luglio: mentre la milizia borghese cercava di mantenere il controllo della situazione, ingenti folle di popolani e borghesi cominciarono a girare per la citt alla ricerca di armi. Venne attaccato l'Hotel des Invalides, da dove gli insorti presero cannoni e fucili. Da qui la folla and ad unirsi con altre folle per attaccare la Bastiglia, dove si trovavano munizioni e polvere. Si scaten una vera e propria battaglia che termin con la vittoria dei popolani. 15 luglio: Luigi XVI dovette rendersi conto di aver perso il controllo della citt e di non poter pi contare nemmeno sulle sue truppe le quali, infatti, erano passate dalla parte degli insorti. Una delegazione dell'assemblea nazionale venne da Versailles per
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consolidare il potere cittadino in mano alla borghesia. Il marchese La Fayette, deputato degli stati generali, assunse il comando della milizia borghese armata che divenne la guardia nazionale; la bandiera del re fu sostituita da un tricolore con il bianco (colore della monarchia), il rosso e l'azzurro (colori di Parigi). 16 luglio: Luigi XVI annunci che Necker era stato richiamato al governo e che le truppe si stavano ritirando da Parigi. 17 luglio: Luigi XVI si rec personalmente a Parigi, dove fu accolto da una grande folla e insignito della coccarda con il nuovo tricolore, simbolo della riuscita rivoluzione. L'insurrezione delle campagne e l'abolizione del feudalesimo Dopo la Presa della Bastiglia i disordini popolari proseguirono in altre citt, ma soprattutto nelle campagne. I contadini erano esasperati: sebbene il raccolto pareva essere abbastanza buono, gli effetti della crisi si facevano ancora sentire; per di pi essi erano ancora sotto il giogo feudale. A questo punto i contadini si rifiutarono di pagare le decime ecclesiastiche e le tasse ai nobili, attaccarono i castelli, bruciarono gli archivi dei diritti feudali, e uccisero chiunque provasse a opporsi a loro. La rivolta contadina, che coinvolse centinaia di migliaia di persone, era ormai ingovernabile, per cui l'Assemblea Costituente dovette prendere rapide decisioni per evitare il degenerare della situazione: durante la notte tra il 4 e il 5 agosto 1789, l'Assemblea abol immediatamente i diritti feudali, le decime, le esenzioni fiscali e la giustizia signorile. La Nobilt e il Clero dovettero rendersi conto che era ormai tramontata un'epoca storica: l'Ancien Rgime era stato oltrepassato, i nobili non avevo pi esclusivi privilegi, furono cancellati i diritti di bassa giustizia e tutti i residui delle corves e della servit. Tuttavia, l'abolizione dei diritti che gravavano sulle terre, risult pi difficile: infatti, i signori, che volevano continuare a salvaguardare i propri interessi economici, non volevano abolire il diritto di propriet e cambiare quelli che erano gli arcaici metodi di pagamento. I contadini, quindi, avrebbero dovuto riscattare in denaro i loro obblighi. Essi, invece, cessarono di pagare censi e riscatti, da cui, pi tardi, furono liberati anche formalmente. Queste decisioni rafforzarono la posizione del Terzo Stato all'interno dell'Assemblea: esso, infatti, ormai controllava sistematicamente gli altri ordini. La dichiarazione dei diritti Il 26 agosto 1789, pochi giorni dopo l'abolizione del feudalesimo, l'Assemblea approv l'esordio della futura legge fondamentale dello stato: la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. Questo documento, scritto sulla base della Dichiarazione d'indipendenza americana, riassumeva le rivendicazioni del Terzo stato, metteva chiaramente in evidenza i concetti di libert e uguaglianza, e, in generale, elencava quelli che erano i diritti fondamentali dell'individuo e del cittadino. Il bersaglio polemico della Dichiarazione era lo stesso dell'Assemblea e pi in generale della rivoluzione: l'Ancien Rgime e i privilegi. La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino era composto da un preambolo e 17 articoli, di cui i primi tre erano i pi importanti: il primo dichiarava solennemente il principio di uguaglianza tra tutti gli esseri umani; il secondo era l'elencazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell'uomo che vengono individuati in: libert della persona, propriet (diritto "inviolabile e sacro"), sicurezza, resistenza all'oppressione; il terzo presentava il principio di sovranit democratica, principio che prevede che la sovranit risiede essenzialmente nella Nazione". Questa enunciazione, all'epoca, non era ovvia: i sovrani, infatti, regnavano secondo il diritto divino. La restante parte della Dichiarazione dava concretezza ad altri principi: si affermarono, ad esempio, la libert di religione, di parola e di stampa; la tutela da arresti e da condanne arbitrarie; il divieto di tortura; la presunzione di innocenza senza una condanna definitiva; l'equit e il criterio del merito. La Dichiarazione non conteneva nemmeno un esplicito riconoscimento della parit fra uomo e donna che sarebbe dovuto essere implicito nel principio di uguaglianza proclamato dall'articolo 1. Tuttavia, all'epoca la parit dei sessi era un concetto sconosciuto: l'articolo 1 era, quindi, in alcune sfumature, sfavorevole alle donne (esse, ad esempio, erano escluse dal diritto di voto).

4. L'esperimento costituzionale e la fine della monarchia


La ricerca di un nuovo assetto costituzionale La popolazione parigina intervenne nuovamente nell'ottobre 1789 con una manifestazione promossa e diretta dalla guardia nazionale; questa si concluse con il trasferimento di Luigi XVI
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da Versailles a Parigi. Tra l'ottobre 1789 e il giugno 1791 l'assemblea si impegn nell'attivit legislativa, e sembr che la rivoluzione avesse trovato un equilibrio, soprattutto per il fatto che, grazie alla previsione di un buon raccolto, il prezzo del pane era tornato alla normalit. Tuttavia, l'Assemblea era consapevole del fatto che tale tregua era solo momentanea, e che, quindi, era necessario costruire al pi presto uno stabile assetto costituzionale. Nell'assemblea non vi erano dei partiti ben distinti, ma le posizioni di pensiero si identificavano con le posizioni in assemblea: alla destra della presidenza vi era il gruppo non incline alle modificazioni che proponeva una costituzione secondo il modello inglese, con un re che poteva nominare un'assemblea parallela a quella del popolo e opporsi alle leggi; alla sinistra, invece, vi era il gruppo favorevole alla divisione dei poteri. Essi, inoltre, volevano un parlamento composto da una sola camera elettiva che Luigi XVI non avrebbe mai potuto sciogliere. Il dibattito sull'estensione del diritto di voto La sinistra, inoltre, si divideva in: moderati (capeggiati da La Fayette e Mirabeau), e un gruppo favorevole a prendere decisioni democratiche (nel quale spiccava Robespierre). Erano tante le questioni sulle quali si dividevano, in particolare sulla questione del diritto di voto. Il suffragio universale si basava sull'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge; tuttavia, il diritto di voto spettava solo a coloro che avevano libert propria, ovvero i maschi maggiorenni. Erano esclusi dal diritto di voto coloro che non possedevano libert propria, ovvero le donne, i servi, e i maschi minorenni. Tuttavia, una parte dei costituenti ribatt che gli uomini che non possedevano indipendenza economica (ad esempio i salariati poveri) non dovessero avere il diritto di voto. Si fece, quindi, una distinzione tra cittadini passivi, ovvero i cittadini senza diritto di voto, e cittadini attivi, ovvero cittadini con diritto di voto. Alla fine risult che i cittadini attivi fossero pi del 60% dei maschi maggiorenni. I cittadini votavano degli elettori di secondo grado (aventi un reddito maggiore) che a loro volta eleggevano i deputati, scelti in un numero ancor pi ristretto di persone. In questo modo, quindi, il numero dei francesi che potevano partecipare pienamente alla vita politica si ridusse notevolmente. Questo sistema elettorale, che risult essere pi democratico di quello inglese, suscit accese proteste della stampa democratica. La rifondazione della Francia Le forze riformatrici si trovarono d'accordo su altre questioni: Abolizione dell'assolutismo: divisero i vari poteri, rendendo eleggibili le cariche relative a questi, ed eliminarono gli intendenti (commissari di nomina regia con pieno potere fiscale); Liberalizzazione del commercio e della produzione: abolirono le dogane interne e i privilegi alle compagnie monopolistiche, e iniziarono a progettare un nuovo sistema unitario di pesi e misure; Rimedio alla disonest degli uffici: l'amministrazione della giustizia divenne gratuita e i privilegi fiscali soppressi; inoltre tutti i cittadini avevano la possibilit di accedere alle cariche pubbliche. Oltre a ci vennero concessi i diritti civili agli ebrei ed ai protestanti, vennero vietati i voti monastici, soppressi gli ordini contemplativi e i titoli nobiliari. La societ si stava ormai profondamente rinnovando grazie agli accordi tra le classi sociali e senza violenza. Il problema del debito pubblico e degli assegnati, e la costituzione civile del clero I membri dell'Assemblea dovettero affrontare anche il grande problema che aveva avviato gli Stati generali: quello finanziario. Sebbene la Francia avesse un pesante debito pubblico, l'Assemblea non poteva dichiarare bancarotta: in questo modo, infatti, il regime avrebbe perso tutti i consensi dei gruppi finanziari. D'altra parte era impossibile aumentare le entrate fiscali per risanare il debito in poco tempo. Si decise allora di intervenire confiscando tutte le terre del clero e utilizzando il ricavato per risanare i gravosi debiti; si stimava di raccogliere 3 miliardi di lire, circa due terzi del debito. Prima dell'inizio delle vendite vennero emessi titoli di credito pubblico a un tasso d'interesse del 5%, detti assegnati, che sarebbero serviti a rimborsare il debito. Questi, sebbene apparissero come prestiti forzosi, erano garantiti dal fatto che
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potevano essere utilizzati per acquistare quote dei beni ecclesiastici nazionalizzati: chiunque desiderava comprare dei beni nazionali doveva comprare degli assegnati dallo Stato il quale, quindi, entrava in possesso di moneta. Una volta effettuata la vendita, gli assegnati, ritornati nelle mani dello Stato, dovevano essere distrutti. In questo modo lo Stato veniva in possesso della moneta prima ancora di vendere i beni. Con il passare del tempo, per, gli assegnati iniziarono ad essere utilizzati non solo nei pagamenti tra stato e privati, ma anche in quelli fra privati. L'assegnato, quindi, fin per divenire una vera e propria cartamoneta. Il 2 novembre 1789 venne quindi votata la legge sulla nazionalizzazione dei beni del clero; questa legge venne accolta favorevolmente dalla popolazione, in particolare dalla borghesia, alla quale venne venduto gran parte dell'immenso patrimonio terriero (circa il 6-10%). La nazionalizzazione, per, cre tensione fra l'Assemblea e la Chiesa cattolica, e la situazione si aggrav ulteriormente dopo che, il 13 febbraio 1790, i deputati decisero di sciogliere tutti gli ordini religiosi che non erano dediti all'assistenza e all'insegnamento. A questo punto, il 12 luglio, venne approvata la legge denominata Costituzione civile del clero. Questa ridusse le diocesi vescovili da 130 a 83, e fece si che i parroci, privati delle decime, ricevessero uno stipendio dallo Stato e fossero sottoposti al rigido controllo nella loro attivit. Tuttavia, l'elemento chiave di questa legge era rappresentata dal fatto che d'ora in poi i parroci e i vescovi sarebbero stati eletti dal corpo elettorale dei cittadini attivi senza alcun intervento da parte del papa. Questa riforma venne imposta senza la convocazione di un concilio nazionale: da ci ne consegu la condanna ufficiale della rivoluzione da parte del pontefice e lo scisma della chiesa. Il clero si suddivise in preti giurati o costituzionali, che giurarono fedelt alla costituzione, e preti refrattari, che invece si schierarono contro. Gli inizi della controrivoluzione e la fuga di Varennes Le altre monarchie, intanto, guardavano gli avvenimenti francesi con un misto di soddisfazione, in quanto la pi grande potenza militare europea era in crisi, e di timore, poich gli altri popoli avrebbero potuto seguire l'esempio dei francesi. I sovrani europei si schierarono dalla parte di Luigi XVI, mentre alcuni aristocratici emigrarono in Renania sperando di convincere il sovrano austriaco ad intervenire in Francia, bloccare la rivoluzione, e rendere cos il potere assoluto a Luigi e i privilegi alla nobilt. Luigi XVI, tuttavia, ritratt tutto l'operato della rivoluzione, e il 20 giugno 1791 tent la fuga assieme alla regina; essi, comunque, vennero riconosciuti a Varennes e ricondotti a Parigi. L'Assemblea Costituente non prese provvedimenti contro i reali, e colleg questo fatto ad un rapimento. Questa decisione port alla frattura di uno dei club politici pi importanti: i giacobini, formatosi nel 1790. La maggior parte di essi, infatti, prese una decisione moderata e si trasfer nel club dei foglianti; gli altri presero una decisione pi democratica. In quest'ultima fazione spiccava Robespierre, il quale voleva mantenere l'alleanza con il popoli di Parigi e con il club dei cordiglieri (di quest'ultimo facevano parte Marat e Danton). Gli schieramenti dell'assemblea legislativa Il re giur fedelt alla Costituzione, e la crisi politica venne evitata. A settembre (1791) si tennero le elezioni per l'assemblea legislativa, e ad ottobre i 745 deputati si riunirono per la prima volta. Essi si dividevano in: foglianti: gruppo moderato; giacobini; girondini, seguaci di Jean-Pierre Brissot, il quale rappresentava gli interessi e la cultura della borghesia mercantile di Bordeaux e Nantes. I restanti rimasero neutrali rispetto a tali fazioni. La guerra e la seconda rivoluzione I sovrani europei, preoccupati per una possibile rivoluzione generale, minacciarono di intervenire militarmente in Francia. D'altronde era questo che Luigi XVI voleva: era favorevole ad una guerra contro l'Austria e la Prussia poich la sconfitta delle truppe francesi avrebbe posto fine anche alla rivoluzione. Anche i girondini erano favorevoli alla guerra: essi, per, erano convinti di poterla vincere contando sull'aiuto di tutti i popoli che volevano abbattere definitivamente le tirannidi. Il 20 aprile 1792 i girondini dichiararono guerra all'Austria, accusandola di aver accolto gli aristocratici emigrati; gli scontri furono a sfavore delle truppe francesi. La pesante situazione, sia di sconfitta, sia economica, port qualche mese dopo ad
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una rivolta a Parigi: ci port alla sospensione dei poteri del re, il quale venne imprigionato, e all'apertura di una nuova elezione, stavolta a suffragio universale. Alla notizia che la fortezza di Verdun si era arresa, per cinque giorni, i sanculotti (come erano chiamati i popolani parigini), andarono da una prigione all'altra uccidendo tutti coloro che erano accusati di essere traditori. Il 20 settembre 1792 fu insediata la nuova assemblea, la Convenzione, che aveva il compito di redigere una nuova costituzione. Nello stesso giorno le truppe francesi, rafforzate dai volontari rivoluzionari, riuscirono a frenare l'avanzata dei tedeschi nella battaglia di Valmy. Il 21 settembre venne proclamata la repubblica.

5. La repubblica giacobina
La Convenzione e la condanna di Luigi XVI In seguito alla seconda rivoluzione parigina, gli schieramenti politici dell'assemblea legislativa subirono profondi cambiamenti: i foglianti erano stati spazzati via; gli aristocratici e alcuni filomonarchici, tra i quali La Fayette, decisero di emigrare. Nella Convenzione si distinguevano tre gruppi: i girondini (moderati), i giacobini (detti anche montagnardi, in stretti rapporti con il popolo parigino), e la pianura (la maggior parte dei deputati). Fra i tre gruppi si poneva come mediatore Georges Danton. Se i girondini e i montagnardi erano d'accordo nel sostenere la rivoluzione, non lo erano per quanto riguarda il processo per alto tradimento di Luigi XVI. In un primo momento la Convenzione era incerta sul da farsi, ma quando furono trovato dei documenti che testimoniavano i contatti segreti tra Luigi XVI e i nemici della Francia, i montagnardi vennero accontentati. Il 21 gennaio 1793 Luigi XVI venne ghigliottinato. L'estensione del fronte bellico Dopo la vittoria di Valmy, le truppe francesi ebbero il meglio: le armate della Convenzione avanzarono verso il Belgio e l'Olanda, presentandosi in entrambi i paesi come fratelli che venivano a portare la libert ai popoli oppressi; tuttavia, le annessioni compiute tra il 1792 e il 1793 furono viste come una ripresa della politica di Luigi XVI. L'Inghilterra, la quale aveva sempre risposto con la guerra ad ogni minaccia francese, si ritrovava minacciata internamente (in quanto la rivoluzione francese aveva ottenuto larghi consensi soprattutto da parte di coloro che volevano modificare l'arcaico sistema elettorale) ed esternamente (in quanto la Francia stava allargando sempre pi i suoi confini); vi fu, inoltre, una divisione dei democratici. Prima ancora che l'Inghilterra decidesse che fare di fronte alla minaccia interna ed esterna, i girondini dichiararono guerra alla Gran Bretagna. Intanto, a fianco della Prussia e della Russia, si schierarono contro la Francia l'Olanda, la Spagna, e i principi italiani e tedeschi. Nel marzo 1793 le truppe austriache e prussiane riconquistarono il Belgio e le rive del Reno e rientrarono in territorio francese; il Regno di Sardegna riprese la Savoia; gli spagnoli oltrepassarono i Pirenei. La crisi economica e politica del 1793 Intanto il paese era travagliato da una gravissima crisi economica dovuta alla politica economica liberista dei girondini che, contraria al controllo centralizzato dei mercati, aveva fatto aumentare i prezzi dei beni di prima necessit, e alla moltiplicazione degli assegnati, usati come se fossero cartamoneta. La vendita dei beni ecclesiastici intanto portava beneficio solo a chi stava meglio economicamente, dato che i lotti in vendita erano abbastanza grandi. Gli assegnati, invece, perdevano valore di giorno in giorno (inflazione) e lo stato, costretto ad accettarli come cartamoneta, diventava la prima vittima dell'inflazione visto che vendeva i beni in cambio degli assegnati. Questa situazione rischiava di far perdere l'appoggio del popolo di Parigi, i quali si rifiutavano di consegnare il proprio grano in cambio di assegnati. Quando la difficile situazione militare rese indispensabile l'invio di 300mila soldati, i contadini della Vandea scatenarono una sanguinosa guerriglia che si abbatt contro tutti i gruppi sociali che avevano preso parte alla rivoluzione. Le truppe della Convenzione inviate per placare tali insurrezioni vennero sconfitte, e la Vandea rimase per mesi sotto il controllo dei ribelli. A questo punto insorse nuovamente il popolo di Parigi (2 giugno 1793) il quale rovesci il governo girondino. Il governo del comitato di salute pubblica Sebbene la Costituzione redatta dalla Convenzione risult essere pi democratica di quella del 1791, la situazione si avviava verso una dittatura rivoluzionaria. Il principale strumento di tale dittatura fu il comitato di salute pubblica. Tra i membri di tale comitato spiccavano Robespierre,
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Angioni Federica IV F

La Francia Rivoluzionaria

Saint-Just e Carnot, la cui dittatura intransigente and a sostituire il regime troppo indulgente di Danton e dei girondini. A vantaggio delle classi popolari urbane, il comitato di salute pubblica: abol completamente il riscatto dei diritti feudali; ridusse le dimensioni dei lotti ecclesiastici, in modo tale che potessero essere comprati da pi persone; stabil pene gravissime per chi speculava sugli assegni e per gli accaparratori di grano; eman il decreto sul maximum dei prezzi, ovvero il livello massimo che ogni prezzo poteva raggiungere; organizz un esercito democratico di massa; combatt la chiesa cattolica e si impegn a cristianizzare la societ francese; adott un nuovo calendario. Il terrore a Parigi e in Francia L'altra faccia del governo del comitato di salute pubblica era il Terrore verso i traditori, veri o presunti, e i nemici della repubblica. In questo periodo i prigionieri nelle carceri aumentarono a dismisura, cos come le condanne a morte; la ghigliottina lavorava di continuo, non solo a Parigi, ma in tutte le province si diffuse questo clima di repressione contro chi si rivoltava (come, ad esempio, i contadini della Vandea). La lotta politica, intanto, indusse gli stessi capi della rivoluzione a combattersi fra loro; vennero condannati a morte i capi pi estremisti, e in seguito anche Danton, con accusa di corruzione e di stare costituendo un partito per porre fine al Terrore. D'altra parte la situazione militare migliorava: la rivolta vandeana fu schiacciata definitivamente, e la rivolta nelle citt girondine e la controrivoluzione terminarono. Tale stabilit riapr la strada alla conquista del Belgio; questo obbiettivo fu inquadrato anche da Austria, Prussia e Russia che, quindi, si concentrarono meno sulla rivoluzione francese.

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