Sei sulla pagina 1di 26

GABRIELE DANNUNZIO

VITA
- Lesteta
La vita di DAnnunzio pu essere considerata una delle sue opere
pi interessanti: infatti secondo i principi dellestetismo bisognava
fare della vita unopera darte.
Gabriele dAnnunzio nacque a Pescara nel 1863 da una famiglia
borghese. Egli studi nel collegio Cicognini di Prato, una delle scuole
pi aristocratiche del tempo in Italia. Precocissimo, esord a sedici
anni con un libretto di versi, Primo vere, che suscit un certo
interesse.
A diciotto anni, raggiunta la licenza liceale, si trasfer a Roma per
frequentare luniversit che presto abbandon per vivere una vita
mondana e nelle redazioni di giornali.
Infatti, per alcuni anni, esercit la professione di giornalista
collaborando per alcuni giornali, soprattutto La Tribuna di Roma,
con articoli di cronaca mondana ma anche di letteratura. A Napoli,
trasferitosi per sfuggire ai creditori, scrisse sul Mattino, un
importante giornale fondato da Matilde Serao.
Attraverso la sua produzione di versi e le sue opere narrative,
acquis subito notoriet in campo letterario. Molto spesso le sue
opere suscitavano scandalo per i contenuti erotici. Anche la sua vita
fatta di continue avventure galanti, lusso e duelli fu altrettanto
scandalosa. Sono gli anni in cui dAnnunzio si crea la maschera
dellesteta, dellindividuo superiore che rifiuta inorridito la
mediocrit borghese per rifugiarsi nel mondo dellarte.
- Il superuomo
Questa fase estetizzante della vita di dAnnunzio attravers una
crisi negli anni Novanta. Lo scrittore cerc nuove soluzioni e le trov
in un nuovo mito, quello del superuomo, ispirandosi alle teorie del
filosofo Nietzsche. Comunque, per il momento, allazione si
accontentava di sostituire la letteratura ed il superuomo restava un
vagheggiamento fantastico, di cui si nutriva la sua produzione
poetica e narrativa.

Nella realt, dAnnunzio puntava a creare limmagine di una vita


eccezionale sottratta alle norme del vivere comune. Si ricorda la
villa della Capponcina sui colli di Fiesole, dove dAnnunzio
conduceva una vita da principe tra oggetti darte, stoffe preziose,
cavalli e levrieri. A creargli intorno un alone di mito contribuirono
anche i suoi amori, specialmente quello che lo leg alla grandissima
attrice Eleonora Duse il 1882 a Roma.
In realt, nel disprezzo per la vita comune e nella ricerca di una vita
deccezione, dAnnunzio era strettamente legato alle esigenze del
sistema economico del tempo: con i suoi scandali voleva mettersi in
primo piano nellattenzione pubblica per vendere meglio i suoi
prodotti letterari. Paradossalmente, il culto della bellezza ed il
vivere inimitabile, superomistico, risultavano essere finalizzati al
loro contrario, a ci che dAnnunzio ostentava di disprezzare, il
denaro e le esigenze del mercato. Anche se era ostile al mondo
borghese, in realt era legato alle sue leggi. E una contraddizione
che non riusc mai a superare. Ma, dAnnunzio vagheggiava anche
sogni di attivismo politico.
- La ricerca dellazione: la politica e il teatro
Nel 1897 tenta di entrare al Parlamento come deputato di estrema
destra coerente con ci che scriveva nei suoi libri, pensieri
antidemocratici e antiegualitari: vuole restaurare la grandezza di
Roma e fare dellItalia un impero, creando una nuova nobilt che
ripristini il valore della bellezza contaminato dalla borghesia.
Nel 1900 passa a sinistra (Vado verso la vita!), dimostrando di
essere irrazionale: solo attratto dalle manifestazioni di forza e di
energia vitale in quanto esteta.
Comincia a definirsi vate, cio che sta al di sopra di tutti. Nel 1898
si rivolge anche al teatro, con un pubblico pi numeroso dei lettori
di libri, con La Citt morta. Anche se i sogni eroici restano nella sua
opera letteraria ancora a lungo, perch immerso nel clima pacifico
dellet di Giolitti. Indebitato di molto, nel 1910 costretto a fuggire
dallItalia e a rifugiarsi in Francia, adattandosi allambiente e
scrivendo anche opere teatrali in francese, senza smettere mai di
interrompere i legami con la patria ingrata che aveva rifiutato il
suo figlio deccezione.

- La guerra e lavventura fiumana


Loccasione tanto attesa per lazione eroica gli fu offerta dalla Prima
guerra mondiale. Allo scoppio del conflitto dAnnunzio torn in Italia
ed inizi unintensa campagna interventista con le radiose giornate
di maggio.
Arruolatosi volontario, attir nuovamente su di s lattenzione con
imprese clamorose, la beffa di Buccari (unincursione nel golfo del
Carnaro, in Istria, con una flotta di motosiluranti), il volo su Vienna.
Nel dopoguerra dAnnunzio si fece interprete dei rancori per la
vittoria mutilata che fermentavano tra i reduci, capeggiando una
marcia di volontari su Fiume. Scacciato con le armi nel 1920, sper
di proporsi come duce, ma fu scalzato da un pi abile politico,
Mussolini. Il fascismo poi lo esalt come padre della patria, ma lo
guard anche con sospetto, confinandolo praticamente in una villa
di Gardone, che dAnnunzio trasform in un mausoleo eretto a se
stesso ancora vivente, il Vittoriale degli Italiani.
Qui trascorse ancora lunghi anni, ossessionato dalla decadenza
fisica e vi mor nel 1938.
DAnnunzio ha influenzato moltissimo la letteratura, la politica e la
cultura italiane. Alcuni slogan del fascismo, infatti, sono suoi (Mare
nostro, folle oceaniche). D vita al fenomeno del
dannunzianesimo e ispira la cultura di massa nascente. Influenza
anche il cinema che ai suoi esordi nel 1910 profondamente
dannunziano (lo stesso scrittore partecipa al colossal Cabiria).

LESTETISMO E LA SUA CRISI


-Lesordio
DAnnunzio esordisce giovanissimo (16 anni) nella letteratura
italiana, i cui autori principali del tempo erano Carducci e Verga, con
Primo vere (1879) e Canto novo (1882), raccolte di poesie che
riprendono la metrica barbara e il vitalismo pagano (tratto dalle
cose sane e forti, dalla comunione con una natura solare e vitale) di
Carducci e delle sue Odi barbare; in realt, DAnnunzio porta al
limite estremo la fusione tra io e natura che gi preannuncia il
futuro panismo (atteggiamento artistico o letterario, corrispondente

a una accentuata partecipazione lirica dell'uomo alla vicenda della


natura concepita paganamente o panteisticamente) superomistico.
Non mancano per momenti di stanchezza che preannunciano la
morte, e anche questo anticipa laltra faccia del vitalismo sfrenato,
che nasconde sempre in s il fascino misterioso della morte. Ci sono
anche spunti sociali puramente veristi, con la descrizione di
personalit al limite del subumano.
La raccolta di novelle Terra vergine (corrispettivo in prosa del
Canto novo) (1882) ispirata alla Vita dei campi di Verga (anche
DAnnunzio presenta figure e paesaggi della sua terra, lAbruzzo,
anche se sia la tecnica narrativa (assolutamente lontana
dallimpersonalit, infatti assente leclisse e limmersione nella
storia da parte del narratore), sia la rappresentazione della realt
rurale come luogo di istinti primordiali sono distanti dal Verismo.
In pi, assente lindagine fatta da Verga sui meccanismi della lotta
per la vita che sono costretti a fare i poveri. Il mondo di Terra
vergine idilliaco e senza problemi: in questa natura rigogliosa
esplodono passioni primordiali, come leros irrefrenabile e la
violenza sanguinaria. Il compiacimento per la barbarie si esprime in
una continua intromissione del narratore nella vicenda, allopposto
dellimpersonalit verista.
Molto simili sono anche le raccolte di novelle successive, Il libro
delle vergini (1884) e San Pantalone (1886), poi riunite con alcune
modifiche, nelle Novelle della Pescara (1902). Anche qui c
linteresse per un mondo magico, superstizioso e sanguinario. Le
novelle di DAnnunzio solo esteriormente riprendono il regionalismo
veristico (si ambientano le vicende nella regione abruzzese cara al
poeta), ma la loro sostanza distante dal verismo, fatto di interesse
sociale e visione positivistica. Infatti, i suoi scritti si collegano alla
matrice irrazionalistica del Decadentismo.

I versi degli anni Ottanta e lestetismo


In tutte le sue poesie del 1880 si sente la tendenza estetizzante
influenzata dai poeti decadenti francesi e inglesi, mentre
abbandonata la linea del vitalismo pagano del Canto novo.
LIntermezzo di rime (1883) confessa la stanchezza e la saziet
sessuale delluomo, Isaotta Guttadauro (1886) un esercizio
raffinato di recupero delle forme poetica del Quattrocento, la

Chimera (1890) e lIsotteo (rivisitazione della precedente Isaotta


Guttadauro, sempre nel 1890) trattano una sensualit perversa e
una femminilit distruttrice.
Queste opere testimoniano la fase dellestetismo dannunziano
riassunto nella formula il Verso tutto: larte per lui il valore
supremo che sta sopra a ogni altro tipo di valore, anche morale.
per questo che si ricercano artifici formali e infatti d pi
importanza alla letteratura che alla vita reale. La poesia non nasce
dallesperienza vissuta, ma da altra letteratura.
Il personaggio dellesteta si isola dalla realt della societ borghese
in un mondo fatto di pura arte e bellezza, perch in quel periodo
dellItalia postunitaria lo sviluppo capitalistico emargina lartista
togliendogli la posizione privilegiata e di grande prestigio di cui
aveva goduto nelle epoche passate, oppure lo costringe a
sottostare alle esigenze di mercato: il dramma di altri intellettuali,
dagli scapigliati a Verga. Ma DAnnunzio non si rassegna e vuole il
successo, la fama e la vita di lusso aristocratico dei ceti privilegiati.
Il personaggio dellesteta nella sua letteratura una forma di
risarcimento immaginario da una condizione reale di degradazione
dellartista, ma DAnnunzio non si accontenta di sognare e vuole
vivere quel personaggio anche nella realt, ed per questo che
vuole scrivere libri di successo che rispondano bene alle leggi di
mercato, cos da avere il denaro necessario per vivere la vita da
artista che gli spetta, anche se questo paradossale.
- Il piacere e la crisi dellestetismo
Verso il 1890 lestetismo dannunziano entra in una profonda crisi
proprio per via di questo paradosso di sottostare/non sottostare alle
leggi di mercato, perch capisce che isolarsi mentre il mondo si
evolve velocemente porta allimpotenza, cio: lesteta che si isola in
un mondo di bellezza che diventa una menzogna non pu opporsi
davvero alla borghesia in ascesa, e questa crisi si legge nel suo
romanzo Il piacere (1889), avente come protagonista un raffinato
esteta cultore del bello, Andrea Sperelli (alter ego di DAnnunzio)
che deve scontrarsi con una forte sconfitta esistenziale. Tutta
lopera si svolge nella mente del protagonista (come Questo fiume
di parole) ed infatti un romanzo psicologico con allusioni
simboliche. Andrea un giovane aristocratico, un artista

proveniente da una famiglia di artisti e sar proprio il fare della


propria vita unopera darte a distruggerlo e a privarlo di ogni
energia morale e creativa.
La crisi provata nel rapporto con la donne, perch luomo diviso
tra due immagini di donna: Elena Muti, donna fatale incarnante
lerotismo lussurioso, e Maria Ferres, donna pura e occasione di
elevazione spirituale. In realt lesteta mente a se stesso: non
esiste la figura della donna angelo, perch solo un gioco erotico
pi sottile e distruttivo. Quando Andrea tradisce la sua menzogna
con Maria, che a sua volta una menzogna, resa solo con il suo
vuoto e la sua sconfitta.
Quando si tratta di sdoppiarsi nei suoi scritti, DAnnunzio molto
critico con se stesso, anche se a volte si autocompiace del modo di
fare dellesteta, quindi Il piacere non rappresenta lopera di
definitivo distacco dalla figura dellesteta.
Nella struttura ancora si sente la lezione del realismo ottocentesco
e del Verismo, ma DAnnunzio, seguendo la moda naturalistica,
vuole creare soprattutto un romanzo psicologico e pi che
lesteriorit, conta linteriorit del personaggio. Il piacere inaugura
anche la costruzione al di sotto dei fatti concreti una sottile trama di
allusioni simboliche.
- La fase della bont
Dopo Il piacere cerca di trovare soluzioni alternative e cura le sue
relazioni sentimentali (fase della bont, in cui lo scrittore crede
che sia pi importante la sua vita che la realt dei testi),
documentata poi dalla raccolta Poema paradisiaco (1893), in cui si
vuole recuperare linnocenza dellinfanzia e si vuole ritornare alle
cose semplici e agli affetti familiari, anche se presente un senso di
morte e di irreparabile nostalgia data dal passato perduto, temi
ripresi poi dai crepuscolari, e dai romanzi ispirati dalla narrativa
russa Giovanni Episcopo in cui linflusso di Dostoievskij evidente
(1891) e Linnocente (1892), in cui si esprime unesigenza di
rinascita e di purezza attraverso il recupero del legame di coppia e
della vita a contatto con la campagna; si esplora anche una
contorta psicologia omicida. La bont per solo una soluzione
provvisoria: la crisi dellestetismo sar poi superata con la lettura
del filosofo Nietzsche.

UN RITRATTO ALLO SPECCHIO: ANDREA SPERELLI ED ELENA MUTI


Nei primi paragrafi ci troviamo di fronte a un discorso interiore del
personaggio, in forma indiretta libera. Da <<cos, in questo
modo>> interviene invece il narratore che pronuncia espliciti
giudizi sul personaggio (<<con questa ferocia>>, <<cinico sorriso
interiore>>).
Il narratore dunque non lascia interamente la parola ad Andrea
Sperelli, ma introduce la sua prospettiva per prendere da lui le
distanze. Si manifesta in tal modo quellatteggiamento critico
dellautore verso il suo eroe che la struttura portante di tutto il
romanzo. Per anche Andrea critico verso se stesso e vede con
spietata lucidit dentro il proprio animo.
Ci su cui si esercita lanalisi corrosiva di Andrea Sperelli il nucleo
centrale stesso dellestetismo. Nei primi due libri del romanzo leroe
costantemente presentato nellatto di sovrapporre alla vita le sue
costruzioni estetiche: ogni cosa, paesaggi naturali e scorci cittadini,
situazioni, gesti, arredi, richiama particolari di opere darte famose:
ad esempio la bellezza di Elena muti accostata a quella della
Danae dipinta dal Correggio.
Ora Andrea arriva a mettere a nudo la menzogna che si cela dietro
tali sublimazioni estetizzanti: anche in lui, come in Elena, le
<<fiamme eteree>> mascherano semplicemente <<bisogni
erotici>> della carne, gli impulsi sensuali pi materiali e volgari. il
forse la chiave migliore per penetrare lintero romanzo. Si misura
qui con perfetta chiarezza come limmagine dellesteta entra in
crisi, e DAnnunzio, inquieto e insoddisfatto, voglia prendere le
distanze da essa, denunciandone le mistificazioni e le intime
debolezze. In realt sappiamo che lestetismo esercita ancora un
forte fascino sullo scrittore, per cui alla durezza della critica si
mescola anche un ambiguo vagheggiamento delleroe.

- Elena viene dipinta come una donna senza limiti che si fa prendere
dalla passione. Si lascia intendere che a volte Elena si lascia
prendere da atteggiamenti isterici (secondo lottica maschile,
tipico delle donne e infatti etimologicamente isteria significa
utero).
Andrea taccia di impudicizia una donna, quanto lui ad essere
impudico (lo stesso DAnnunzio) in quanto ha un comportamento
simile a quello di Elena ma la giudica senza guardare se stesso.
In questa fase del racconto DAnnunzio stesso analizza il
personaggio: nella parte iniziale del testo vi il punto di vista di
Andrea, poi quello di DAnnunzio che analizza il personaggio.
Questo intercalare di punti di vista crea un effetto di distacco
oggettivo tra lui e Andrea.
Il ritratto di Elena come uno specchio perch latteggiamento di
Andrea si ritrova nella donna.
- In Elena si nota una commistione di elementi di essenza ed
apparenza: in lei sono presenti istinti di sensualit ed questa la
sua essenza .
- Vi una contrapposizione tra <<alto sentimento>> e <<basso
appetito>>: sono contrapponibili ma antitetici allo stesso tempo.
Andra sta sezionando limmagine della donna cos come appare nel
ricordo ( nel romanzo la storia damore tra Andrea ed Elena parte
dal ricordo). come se Andrea radiografasse la sua relazione con
Elena ma ha un atteggiamento critico: da un lato prova passione
per lei, dallaltro prova disprezzo. (un po come Catullo che odiava e
amava la donna)
- Il ritratto allo specchio: Andrea capisce che la donna la sua
proiezione femminile, la giustifica e acquisisce la capacit di
introspezione.
I modi di narrare mirano non a mettere in scena la trama, ma a far
vedere tutto sotto gli occhi dei personaggi e concentrarsi sui loro
sentimenti. Questa ipocrisia di fondo nella donna la si ritrova anche
in lui, lautoironia portava a essere indulgente con s e la donna
poich se doveva criticare s stesso, criticava la donna.
A distanza di 2 anni si sono rincontrati e lei molto pi curiosa della
situazione, per lui un gioco capire cosa sarebbe successo dopo.
Elena abituata a crearsi identit fittizia come lesteta e quindi usa
molto immaginazione.

Andrea giustifica la donna per giustificare se stesso.


- Lespressione <<habere, non haberi>> un poliptoto e significa
possedere, non essere posseduto e si sottolinea lidea del possesso
della donna., ma Elena mette in pratica la falsit e quindi i 2 sono
speculari: non vi pi il divertimento della conquista.
UNA FANTASIA IN <<BIANCO MAGGIORE>>
Questo monologo-sogno di Andrea Sperelli un perfetto esempio di
quelle <<fiamme eteree>> che coprono <<bisogni eroici>> della
carne, di cui leroe parlava nel passo precedente: anche qui la
creazione di immagini poetiche, di rarefatta purezza estetica, non
fa che mascherare volgari desideri carnali, quindi viene in piena
luce la menzogna dellestetismo.
Ritorna lalternanza delle due prospettive, quella del narratore che
descrive dallesterno linteriorit del personaggio e la prospettiva
del personaggio stesso. Il narratore non pi distaccato,
severamente critico nei confronti della falsit insita nellestetismo
del personaggio, anzi in sintonia con lui d credito alle sue
menzogne, legittimandole in quanto <<poesia>>. Si vedano infatti
i giudizi che pronuncia: <<le solennit liriche del sentimento
riscintillavano come lance ghiacce dai cancelli>>, <<La forza del
Simbolo soggiogava lo spirito del poeta>>. DAnnunzio
evidentemente affascinato dalla bella fantasia estetizzante del
personaggio, suo alter ego.
Prova di questa sintonia tra narratore e personaggio il fatto che
anche la lirica descrizione iniziale della citt sotto la neve, che
appartiene al narratore, assolutamente dello stesso tipo della
fantasia successiva di Andrea Sperelli: ricorrono le stesse
immagini e lo stesso linguaggio. Emerge qui in piena evidenza
lambiguit di DAnnunzio nei confronti del suo eroe, quel
vagheggiamento affascinato che resiste ad ogni volont di distacco
critico.
In questo passo si pu osservare ancora una particolarit
importante della narrazione dannunziana, ovvero il trasfigurarsi di
oggetti ed eventi in simboli.
molto importante notare il contrasto dei colori come il rosso della
porpora, colore della passionalit carnale, e il bianco dellermellino,
colore della purezza anche se comunque la pelliccia presenta delle

piccole sfumature grigie che rimandano in un certo senso alla sua


apparente purezza e alla sua passionalit; linsistenza continua su
note di bianco, evocatrici sempre di idee di purezza , come i gigli, la
luna, la luna, la neve, il pallore di Maria che vince il biancore della
neve. Anche i nomi delle due donne sono evidentemente simbolici:
Maria, il nome della donna angelicata allude a quello della vergine,
Elena richiama invece Elena di Troia, la donna fatale che con la sua
bellezza ha affascinato molti uomini e dato origine ad una serie di
terribili sciagure.
Limmagine dei bruni capelli di Maria in opposizione simbolica al
biancore dominante rivela la presenza della carnalit anche nella
donna angelicata, evocando lidea del peccato in opposizione alla
purezza, con un gusto del capovolgimento e della profanazione
delle cose sacre (<<sub comis peccabit>>).
A questo proposito c anche da notare il gusto sacrilego e perverso
di atteggiare le fantasie erotiche in termini religiosi e sacrali: il
cedere ai desideri erotici dellamante per Maria
un<<immolazione>> dove laltare in questo caso il letto in cui
dovrebbe avvenire il contatto carnale con Andrea secondo
limmaginazione dello stesso protagonista , un sacrificio rituale e
tutte le cose intorno ritmano il rito con formule liturgiche insistite
come <<Ave>>, <<Amen>>, <<Cos sia>>; anche le formule
latine impiegate da DAnnunzio hanno un sapore di liturgia cristiana
, essendo ricalcate su passi biblici.
Si coglie perfettamente la novit della narrativa dannunziana
rispetto al romanzo realista e verista ancora dominante in quel
periodo: ad un intreccio di fatti oggettivi si sostituisce sempre pi
linteriorit del personaggio: la vicenda si svolge quasi interamente
nella sua psiche; alla trama di eventi ed oggetti nella loro
concretezza materiale si sovrappone unaltra trama per simbolica.
- In questo testo, labilit di DAnnunzio sta nellutilizzare il
linguaggio in modo rocambolesco per attirare lattenzione di certe
menti.
- Lespressione <<flutto osceno>> d lidea che un qualcosa di
peccaminoso sarebbe avvenuto. La descrizione che finisce al v 56
solo limmaginazione di Andrea. Lespressione in latino del v 56 la
parafrasi di un salmo dellAntico Testamento: DAnnunzio prende in

riferimento una frase sul rapporto tra luomo e Dio e la rende


blasfema per provocare stupore ma anche scandalo.
LE LAUDI
Raccolta poetica suddivisa in libri. Ciascun libro porta il nome di
ciascuna delle Pleiadi. DAnnunzio ha scritto romanzi che segnano il
passaggio da estetismo a superomismo anche se a volte le due
tendenze si accostano. La nascita del superuomo deriva
dallincontro con il superuomo niciano. Parallelamente abbiamo la
trasposizione del superuomo in poesia. Il progetto rimase
incompleto, i libri infatti dovevano essere 7 perch le Pleiadi sono 7.
Il primo libro pervaso da uno spirito dionisiaco. Il termine Panismo
pu essere messo in relazione con laggettivo Pan che significa
tutto.
(Pioggia nel Pineto: luomo si immerge nella natura, si naturalizza,
mentre la natura si antropomorfizza).
Al termine Panismo si pu fare riferimento al dio Pan, un satiro, per
indicare il modo di di vivere ferino, l dove luomo si comporta
istintivamente vivendo senza limiti.
Ulisse luomo del superamento dei limiti (riferimento al XXVI canto
dellInferno di Dante), viene preso come riferimento per il
superamento del limita, ma mentre per Dante ci deprecabile,
DAnnunzio lo apprezza.
(Laereo e la statua antica: modernit- massa per DAnnunzio sono
due simboli diversi che devono essere messi insieme, prospettiva
che deriva dalla sua ammirazione per il mondo classico. Si assiste
cos al tentativo di compendiare i 2 mondi, cio quello classico e
quello moderno, di trovare una continuit logica tra un mondo
classico e moderno.
DAnnunzio disprezza le masse, si pone su un piano superiore, ma
allo stesso tempo sente la necessit di simpatizzare con loro per
avere successo. Riesce a compendiare gli ideali moderni delle
masse con quelli di bellezza ed equilibrio del mondo classico.
Questa idea del progresso, di aggressivit e di dinamicit verr
sviluppato nel Futurismo e nel Fascismo: laggressivit era vista
come vitalismo, qualcosa di positivo (ad esempio avvalorare il
Fascismo, mentre in realt era un qualcosa di negativo). (anche in
Parini nel risveglio del giovin signore in un certo senso vi la
volont di inserire elementi della modernit, come i cibi importati,

che vengono trasfigurati con il mito, come ad esempio le aree di


Venere che rappresentano i bordelli. In DAnnunzio avviene una
cosa simile: non pu non accettare la modernit poich essa aveva
gi raggiunto tutto. Come esteta considera il moderno come un
qualcosa di brutto e il classico come un qualcosa di bello: ma poich
lesteta ha conosciuto il superuomo, ha innestato la modernit nella
classicit).
Questa idea dellaggressivit aveva prodotto conseguenze nefaste
come il Fasismo.
La dimensione pi autentica di DAnnunzio quella quando lui si
spoglia di tutte le esagerazioni e ridondanze.
- Il progetto
Con le Laudi del cielo del male della terra e degli eroi il vate vuole
scrivere la sua intera visione del mondo in sette libri di liriche: Maia
(1903), Elettra (1904), Alcyone (1904), Merope (1912) dedicato
allimpresa di Libia e Asterope (postumo) dedicato alla Prima guerra
mondiale. Gli ultimi due volumi delle Laudi non sono mai stati
scritti. I titoli vengono dal nome delle Pleiadi.
- Maia
E il primo libro delle Laudi. E un lungo poema unitario di oltre
ottomila versi scritto con il verso libero e senza seguire gli schemi
della metrica tradizionale. Il fluire del verso risponde al carattere
intrinseco del poema, che si presenta come carme di tipo profetico,
con uno slancio dionisiaco e vitalistico (infatti il sottotitolo Laus
vitae, Lode della vita). Lintento di dAnnunzio quello del poema
totale, che dia voce alla sua ambizione panica (pan significa tutto) a
raccogliere tutte le infinite e diverse forme della vita e del mondo.
Ne deriva un discorso poetico tenuto su tonalit enfatiche e
declamatorie, gonfie e ripetitive.
Il poema la trasfigurazione mitica di un viaggio compiuto da
dAnnunzio in Grecia nel 1895. Lio del protagonista si presenta
come eroe << ulisside >>, proteso verso tutte le pi multiformi
esperienze, pronto a spezzare ogni limite e divieto pur di
raggiungere le sue mete. Il viaggio nellEllade limmersione in un
passato mitico alla ricerca di un vivere sublime allinsegna della
forza e della bellezza. Dopo ci, il protagonista si immerge nella

realt moderna delle metropoli industriali orrende ma ricche di


potenzialit vitali. Il mito classico ha il compito di trasformare il
presente e riscattarlo dal suo squallore. Per questo lorrore della
civilt industriale si trasforma in nuova forza e bellezza, equivalente
a quella dellEllade.
Il poeta arriva cos ad inneggiare gli aspetti della modernit come il
capitale, lindustria e le macchine, tutte realt che un tempo
respingeva con sdegno e ripugnanza, perch racchiudono in s
possenti energie che possono essere indirizzate a fini eroici ed
imperiali. Lo scrittore, che prima aveva rovesciato il suo
aristocratico disprezzo sulla moltitudine schiava, ora inneggia alle
nuove masse operaie, anchesse immenso serbatoio di energie, che
possono essere docile strumento nelle mani del superuomo.
- Una svolta radicale
Dopo la fuga estetizzante nella bellezza del passato, dAnnunzio
aveva affidato allintellettuale-superuomo il compito di intervenire
attivamente nella realt, aprendo la strada ad una nuova lite
aristocratica, facendo rivivere leroismo del passato e cancellando
cos un presente infame. La contrapposizione alla realt moderna
era ancora violenta e radicale.
Adesso, con Maia, non si pone pi in contrasto con la societ
borghese, ma scopre una segreta bellezza nel mondo moderno e si
propone cantore della sua grandezza e vate dei suoi destini
gloriosi. Dietro a questa celebrazione dellepica eroica della
modernit facile intravedere la paura e lorrore del letterario
umanista dinanzi alla realt industriale che tende ad emarginarlo o
a farlo scomparire del tutto.
Paura e orrore sono traditi dal fatto che le realt moderne, quali le
macchine, possono entrare nellambito poetico solo se debitamente
esorcizzate mediante la sovrapposizione di qualcosa di noto e
rassicurante per lintellettuale come le immagini del mito e della
storia classica.
Loriginalit di dAnnunzio sta nel fatto che non si chiude a
contemplare vittimisticamente la propria impotenza, ma reagisce
costruendosi sterminati sogni di onnipotenza e di gloria. Anzich
fuggire davanti a ci che lo aggredisce (industria, macchina,
capitale, la societ), esorcizza la paura e lorrore autoinvestendosi

di un ruolo nuovo: cantare e celebrare, per non rassegnarsi alla


scomparsa, quella realt che lo minaccia. In tal modo lesteta passa
da atteggiamento di rifiuto antiborghese a posizione di cantore
entusiasta della realt moderna.
Il prezzo pagato da dAnnunzio per alto: innanzitutto assume la
figura pubblica del propagatore dei miti pi oscurantisti e reazionari
(il dominio della pura stirpe latina sul mondo, il bellicismo
imperialista e colonialista, il disprezzo dei deboli); ma soprattutto,
per restare sul piano letterario, il prezzo di questo impegno
apologetico nelle opere pi direttamente investite dal compito di
diffondere lideologia superomistica, unarte gonfia, retorica, che
oggi appare insopportabile e illeggibile.
Oggi questarte gonfia e piena di retorica improponibile,
soprattutto perch falsa. Il DAnnunzio vero quello decadente,
quello ambiguo, quello confuso, tormentato, esploratore della
psiche dove risiedono gli impulsi pi oscuri, quello che vede la
bellezza nel passato ormai mitizzato e irraggiungibile.
- Elettra
Elettra (1904) uno scritto di retorica politica. La sua struttura
ideologia ricalca quella di Maia. Anche qui vi un polo positivo,
rappresentato da un passato e da un futuro di gloria e di bellezza,
che si contrappongono ad un polo negativo, un presente da
riscattare.
Una parte del volume costituita dalla serie delle liriche sulle Citt
del silenzio. Sono le antiche citt italiane, ora lasciate ai margini
della vita moderna, che conservano il ricordo di un passato glorioso
e di bellezza artistica. Quel passato su cui si dovrebbe modellare il
futuro. Medio Evo e Rinascimento sono lequivalente funzione
dellEllade in Maia. Costante anche la celebrazione della romanit
in chiave eroica, che si fonde con quella del Risorgimento. Cantando
questo passato glorioso, dAnnunzio si propone come vate di
futuri destini imperiali, coloniali e guerreschi dellItalia.
- Alcyone
E il terzo libro delle Laudi. Si differenzia da Elettra e Maia perch
non politico, polemico o profetico, ma tratta il tema lirico della
fusione panica con la natura.
Il libro comprende 88 componimenti strutturati come un diario di

una vacanza estiva. Le liriche, scritte in un arco di 4 anni, sono


state successivamente ordinate seguendo le stagione, dalla pioggia
primaverile al lento declino di settembre.
La stagione estiva vista come la pi propizia ad eccitare il
godimento sensuale e a consentire la pienezza vitalistica: lio del
poeta si fonde con le varie presenze naturali, animali, vegetali ed
attinge ad una concezione divina.
Sul piano formale vi una ricerca di sottile musicalit con limpiego
di un linguaggio analogico che si fonda su un gioco di immagini che
tra loro si rispondono. Per il suo orientamento idealistico
considerato poesia pura, libera dallideologia superomistica e
dalle sue finalit pratiche rispondente al nucleo dellispirazione del
poeta nel suo rapporto sensuale con la natura.
In realt Alcyone si inserisce pienamente nel disegno ideologico
complessivo delle Laudi in quanto lesperienza panica non che
una manifestazione del superomismo. Solo al superuomo
concesso di transumanare e di integrarsi con la natura al di l di
ogni limite umano. Solo la parola magica del poeta-superuomo pu
cogliere ed esprimere larmonia segreta della natura.
Per, il peso dellideologia superomistica, pur presente, non arriva a
guastare interamente il libro, che offre alcuni dei risultati pi alti
della poesia dannunziana, una poesia che ha esercitato uninfluenza
profonda sulla lirica del Novecento.
Alcyone di dAnnunzio, accanto alla poesia pascoliana, si pone cos
come capostipite della poesia italiana novecentesca, con
unanaloga funzione di prefigurare soluzioni formali a venire.

LAEREO E LA STATUA ANTICA


Si parla di una gara aerea e il personaggio principale Paolo Tarsis.
Tutto ci che riguarda la descrizione degli aerei trasfigurata
attraverso il mito. Vi anche una statua tirata fuori da un museo
che simboleggia la vittoria e d lustro: infatti si tratta della dea
Vittoria e la presenza della statua d un tocco di classicit, come
luso della parola roboante che mira a colpire il lettore.
Laereo dota al pubblico lidea di elevazione materiale e spirituale,
unelevazione della specie umana verso i gradini pi alti che
sottolinea implicitamente il concetto del <<superuomo>>. Si parla

di un veicolo fulmineo, cio il treno che viene paragonato allaereo


che sfida la forza di gravit. Questo modo di descrivere laereo
particolare poich lo definisce Dedaleo, facendo riferimento al mito
di Dedalo e Icaro e le loro ali di cera (Dedalo per sfuggire dal
labirinto di Creta dove il re Minosse lo aveva rinchiuso, aveva
costruito per s e per il figlio delle ali con penne duccello e cera).
Da un lato vi una preoccupazione perch gli aviatori corrono
sempre il rischio di precipitare durante il volo e di cadere
nellabisso, sempre pronto ad inghiottirli, dallaltro invece vi una
volont di rischiare e andare al di l del mistero che fa s che luomo
riesca a svelare lignoto.
Si tratta di una gara tra Paolo Tarsis e il suo amico Giulio Cambiaso
per stabilire la miglior altezza raggiunta e la migliore velocit
raggiunta. Labisso pronto per divorare chiunque precipitasse. La
morte vista come una Circe conversa, cio Circe aveva
trasformato i compagni di Ulisse in porci, ma qui non si vuole
abbruttire luomo ma esaltarlo ( il lavoro di Circe al contrario). Si fa
riferimento alle olimpiadi (Ellade) che si svolgevano ogni quattro
anni dal 76 d.C. e tutti si incontravano sportivamente e le armi
tacevano, cio le guerre si interrompevano: le olimpiadi servivano a
mostrare le prestanze fisiche e leroismo degli eroi, e qui leroismo
si ripropone. Il periodo estivo era quello in cui si svolgevano le
olimpiadi: anche qui la gara si svolge destate.
Si parla anche di Inni dei voli pindarici: Pindaro aveva scritto degli
inni per cantare questi eroi, protagonisti delle olimpiadi (infatti gli
inni erano dei componimenti usati per celebrare qualcuno o
qualcosa): fare riferimento agli Inni permette a DAnnunzio di
istaurare un parallelismo tra lui stesso e Pindaro , cio paragona il
suo stile a quello sublime di Pindaro.
Vi unanalogia: luomo sfidava gli altri nelle olimpiadi con il disco,
simbolo di una gara importante, ma ora non si mette in evidenza il
disco, ma le ali poich una gara importante che avviene nellaria,
dove si gareggia con lavversario con le ali di canape (riferimento al
materiale di cui erano fatti gli aerei)
Lo stadio non pi quello di Olimpia, ma la <<pianura>> (gli
stadi erano dei luoghi molto importanti nellantica Grecia e si
collegavano gli aspetti fisici delle gare con la sacralit). Il cielo

diventa l arena in cui si sfidano gli eroi del cielo, lo stadio in cui
avviene questa grande gara.
Per quanto riguarda la parte formale, vi prevalentemente una
coordinazione per asintoto, funzionale al concatenarsi di una serie
di immagini. Anche qui si trovano parole desunte dalla religione,
come il termine << assunzione >> che significa ascensione al cielo:
luomo viene elevato al cielo. Ci che rende la vita sublime il
rischio, il pericolo. Lelevazione riguarda anche il pubblico che alza
la fronte per contemplare tutto ci che accade.
La gente viene definita come << dieta di guerra >> che rimanda
alle adunanze dei popoli germanici in cui si decideva la guerra.
Nei pressi della citt in cui avviene la gara vi sono degli edifici,
ovvero gli hangar che vengono paragonati a quegli edifici che
ospitavano le galere (antiche navi da guerra chiamate cos perch
vi era un sistema di remi azionati ritmicamente da molti prigionieri).
I pavesi erano degli scudi molto grandi usati dalle milizie medievali
e le pavesate di cui si parla in questo testo erano le sfilate dei
guerrieri che portavano questi scudi.
Inoltre vi una perifrasi aulica al rigo 21, ovvero << timonieri
celesti>>, che si riferisce ai piloti. Le tettoie, i pennoni, le mete
sono destinati ad essere rimossi dopo la gara; in confronto al
materiale precario, la statua di bronzo della dea immagine di
eternit. Ila parte finale del testo si concentra invece sulla statua: il
bronzo della statua antica ha assunto una colorazione particolare
per essere stato secoli sottoterra, prima di essere riportato alla luce.
Il museo da dove proviene la statua viene definito << triste >>
perch, pur contenendo tesori dellarte, non frequentato dagli
uomini, perci la statua vi resta segregata come in un carcere
inaccessibile, il museo sottrae larte alla circolazione tra gli uomini,
dove dovrebbe vivere. I gradini che conducono al museo sono
deserti e invasi dallerba ad indicare come esso sia disertato dagli
uomini. La statua stata portata a Mantova, citt dove nacque
Virgilio e dove si svolge la gara aerea, da un carro agricolo che
secondo DAnnunzio la riproduzione di quello antico.
Quindi alla fine del testo vengono messe in evidenza due concetti
fondamentali: il primo riguarda limportanza dellarte per lesteta
quale DAnnunzio, laltro invece fa riferimento alle conseguenze

della modernit con limmagine del museo che sottrae lopera


darte agli uomini facendo loro perdere linteresse per larte.

I ROMANZI DEL SUPERUOMO


- DAnnunzio e Nietzsche
DAnnunzio coglie alcuni aspetti del pensiero di Nietzsche,
forzandoli entro un proprio sistema di concezioni: rifiuta infatti il
conformismo borghese e i principi egualitari che livellano le persone
e le personalit. Esalta lo spirito dionisiaco, cio un vitalismo pieno
e libero dalla morale comune. Rifiuta letica della piet, laltruismo e
ogni scoria del cristianesimo. Esalta la volont di potenza, lo
spirito della lotta, il mito del superuomo. Crede che letica borghese
abbia contaminato il senso della bellezza, il gusto dellazione eroica
e del dominio proprie delle lites dominanti del passato. Si nota cos
il suo atteggiamento antiborghese e aristocratico: vorrebbe quindi
una nuova aristocrazia che tenga a bada gli esseri comuni. In
questo modo la stirpe latina, con un progressivo raffinamento,
arriver a toccare la sua forma pi compiuta. Per lui il superuomo si
ritrova in pochi uomini eccezionali destinati a dominare le masse,
mettendosi al di sopra di ogni legge morale. A livello politico, il
superuomo interpretato da DAnnunzio nel senso del diritto di
pochi esseri eccezionali ad affermare se stessi, il superuomo ha un
ruolo di vate che restituisce alla nazione la sua forza e la sua
purezza distruggendo la mediocrit borghese, cos da poter
costruire un impero conquistatore di colonie come nellantica Roma.
- Il superuomo e lesteta
Il nuovo personaggio creato da DAnnunzio non nega la precedente
figura dellesteta ma le conferisce semplicemente una nuova
funzione che cerca di dominare la realt.
Come lestetismo, anche il superomismo la reazione
dellintellettuale a emarginarsi nella societ moderna: lesteta si
isola con sdegno e superiorit dalla realt, il superuomo la domina
in nome della superiorit fondata sempre sul culto del bello. Quindi
il superuomo ingloba in s lestetismo dandogli una diversa

funzione. Solo attraverso il culto del bello si riesce a elevarsi a


superuomo. Il superuomo violento e raffinato (esteta) insieme e
predomina sul mondo borghese. Infatti, il superuomo, come lesteta,
si emargina dalla realt, ma diventa vate, cio guida della realt,
assumendo una funzione politica. DAnnunzio sa infatti che la
societ borghese e capitalista declassa lintellettuale, ma non riesce
ad accettare questa sorte e cerca di sovvertire questa situazione.
Siccome la societ non lo fa, lui si autoincarica di farlo in
autonomia, proclamandosi profeta al dominio delle nuove lites che
spenga il liberalismo, la democrazia e legualitarismo. Mentre per
lesteta questo sogno di sovvertire lordine sociale era confinato
nella letteratura, adesso per il superuomo diventa realt e azione.
-Il trionfo della morte
Sono quattro i romanzi superomistici pubblicati tra il 1894 e il 1910:
Trionfo della morte, Le vergini delle rocce, Il fuoco e Forse che s
forse che no. Questo superomismo per tormentato e
accompagnato da tensioni opposte, come la debolezza: i
protagonisti sono quasi sempre deboli e sconfitti perch fatalmente
attratti dalla decadenza e dalla morte, di solito rappresentate da
figure femminili dal fascino oscuro e perverso. Questi romanzi dal
punto di vista formale riprendono limpostazione psicologica e
simbolica gi vista nel Piacere.
Il Trionfo della morte il quarto romanzo di DAnnunzio e
rappresenta ancora una fase di transizione da esteta a superuomo.
Leroe, Giorgio Aurispa, ancora un esteta e ha una malattia
interiore che lo svuota delle energie vitali. Giorgio va allora alla
ricerca di un nuovo senso della vita verso la pienezza. DAnnunzio
delinea la figura dellintellettuale che deve essere libero dal
vittimismo e dalla sconfitta. Ma appena rientra nella sua famiglia si
acuisce la sua crisi. Non si trova pi nel padre e cerca una nuova
figura paterna in suo zio Demetrio morto suicida, quindi fa ricerche
su di lui. Si ritira con Ippolita Sanzio, sua amata, in un villaggio
dellAbruzzo e qui scopre le tradizioni religiose e superstiziose
malsane che lo disgustano. La soluzione la trova nel messaggio
dionisiaco di Nietzsche, nellimmersione nella pienezza della vita.
Ma la sua donna e le passioni di lussuria verso di lei lo trattengono
ancora lontano da una vita piena di superuomo. In lui prevalgono le

forze negative della morte, da qui il titolo. Al termine del romanzo


si uccide trascinando con s anche la sua Nemica. Il suicidio di
Giorgio, alter ego delle negativit di DAnnunzio, lui si sente
finalmente libero e purificato e pronto per affrontare un nuovo
cammino verso il superomismo. Non pi vittima tormentata, ma
energico dominatore.
-Le vergini delle rocce
Il Romanzo successivo infatti segna la vera svolta radicale
dallestetismo al superomismo. Il protagonista non pi debole e
tormentato, ma un eroe forte e sicuro. Le vergini delle rocce stato
definito il manifesto politico del Superuomo e contiene le sue
teorie aristocratiche, reazionarie, antidemocratiche, anti egualitarie
e imperialistiche di DAnnunzio.
Leroe Claudio Cantelmo, disgustato dalla realt borghese
contemporanea e dal liberalismo, vuole diventare il futuro re di
Roma che guider lItalia, anche se nella sua fermezza possibile
cogliere una nota di segreta perplessit. Tutte le negativit proprie
dellesteta (decadenza, morte, esilio) sono trasformate dal
superuomo in elementi positivi che sfrutta per affermarsi come
eroe. Essendo fortissimo, non teme pi nulla: pi ha negativit, pi
ha forza per andare avanti. A questo punto leroe cerca la donna
solo per riprodursi e fare un altro superuomo, scegliendo fra le tre
figlie del principe Montaga e la va a cercare in una famiglia
borbonica in piena decadenza che vive isolata nel culto ossessivo
del passato. Ma la donna la ricerca tra la putredine, e sar proprio
questo il suo punto debole: la sua inalienabile attrazione per la
putredine, cio per la morte. Infatti il vitalismo sembra solo essere
una maniera per esorcizzare il pensiero della morte e della
decadenza, che continuano ad attrarre il protagonista che ne
diventa vittima. Ci rivelato dalla conclusione allusiva del
romanzo: si ripete abitualmente che Cantelmo non riesce a
scegliere fra le tre principesse e che il romanzo si chiude sulla sua
perplessit. Leroe soggiace al fascino di Violante che immagine
non di fecondit creatrice, ma di un Eros perverso, distruttivo e
crudele.
Nonostante le loro velleit attivistiche ed eroiche, i personaggi
dannunziani restano sempre deboli e sconfitti, incapaci di tradurre

le loro aspirazioni in azione. La decadenza e la morte esercitano


unirresistibile attrazione mentre loro dovrebbero essere eroi della
vita e della forza.
anche vero che questo doveva essere solo il primo romanzo verso
il superomismo puro, con il protagonista che avrebbe dovuto
raggiungere le sue mete: ma il fatto che i due romanzi successivi
non siano mai stati scritti significativo.
- Il fuoco
Questo romanzo si propone come manifesto artistico del
superuomo: leroe Stelio Effrena (il nome rimanda allimmagine
delle stelle e allenergia senza freni) medita una grande opera
artistica fusione di poesia, musica, danza che dovr forgiare lo
spirito nazionale della stirpe latina, come aveva fatto Wagner per la
stirpe germanica.
Anche qui agiscono forze avverse personificate in una donna,
Foscarina Perdita (il nome denso di significati: infatti allude sia
alle tenebre che alla perdizione). La donna incarna lattrazione
dannunziana per il disfacimento e la morte. Anche lo scenario, la
decrepita Venezia, contribuisce allimmagine della morte e del
disfacimento. Il romanzo si conclude con il sacrificio di Foscarina
che lascer libero Stelio e si allontaner da lui in modo che
questultimo possa seguire la sua vita. Ma anche qui si non si
assiste alla realizzazione delleroe, che resta una velleit nebulosa.
Come gi le Vergini Delle Rocce, il romanzo doveva proseguire in un
ciclo, quello << del melograno >>, in cui il destino di Stelio
avrebbe dovuto compiersi ma anche qui i romanzi successivi non
furono scritti.
- Forse che s forse che no
Dopo dieci anni durante i quali scrive le Laudi e lopera teatrale,
torna a scrivere lultimo romanzo Forse che s forse che no. Il
protagonista Paolo Tarsis realizza la sua volont eroica nel volo
aereo (1910). DAnnunzio si offre come celebratore di un simbolo
della realt moderna, dinamica e aggressiva: la macchina. Qui la
Nemica sempre una donna sensuale e perversa, Isabella
Inghirami. Quando Paolo sembra soccombere, riesce a trovare
uninaspettata via di liberazione: mentre cerca il suicidio sullaereo,

viene assalito dal desiderio della vita e approda sulle coste della
Sardegna.
- Le nuove forme narrative
I romanzi si allontanano sempre di pi dal naturalismo del Piacere. Il
Trionfo della morte un romanzo psicologico: infatti lintreccio dei
fatti scarno poich tutto avviene dentro la coscienza travagliata
del protagonista. Tale impostazione narrativa richiesta dalla
particolare fisionomia delleroe che nella sua debolezza psicologica
rifiuta il mondo e si richiude gelosamente nel suo io: per questo
inevitabile che la vicenda romanzesca si svolga tutta nella sua
mente. Questa forma narrativa stata adottata perch il
protagonista ancora un esteta inetto, non un forte e reazionario
superuomo. Nello stesso romanzo anche il simbolismo
accentuatissimo: il romanzo si apre con il suicidio che una
prefigurazione di quello finale di Giorgio, la bocca sensuale di
Ippolita paragonata ad un fiore ed allusiva allossessione di
essere distrutto che assilla leroe, mentre lossessione di essere
inghiottito da una forza ostile, che compare spesso, si associa al
terrore della morte. Le vergini delle rocce alternano parti oratorie (in
cui leroe esprime la propria ideologia superomistica) a parti
simboliste, con un simbolismo meno denso che nel romanzo
precedente: vi sono simboli come la villa isolata che immagine di
morte e decadenza, lorrido paesaggio di rocce che si stende
intorno allusivo alle tensioni superomistiche delleroe. Nel Fuoco si
alternano lunghe discussioni del protagonisti circa la nuova arte con
analisi psicologiche del rapporto con Foscarina (episodi anche qui
densi di simboli). Forse che s forse che no riprende canoni pi vicini
al romanzo con un intreccio drammatico fatto di forti conflitti, anche
se comunque fortissima la visione simbolica come ad esempio la
macchina aerea miticamente trasfigurata in unoccasione di
sublimazione superumana.
LA SERA FIESOLANA
Ogni strofa autonoma dalle altre e forma quasi una lirica a s;
tanto che ciascuna recava un titolo particolare. Quello della prima
era La nativit della luna: infatti in essa limmagine centrale

appunto il sorgere della luna che assume il valore arcano di una


teofania, cio di unapparizione della divinit. La luna sempre
stata vista come una divinit nelle religioni primitive ed in quelle
antiche, e DAnnunzio nelle sue opere frequentemente si compiace
di recuperare queste figurazioni mitiche del passato.
Se la luna che nasce ha qualcosa di divino, solo la parola del poeta
pu evocarla. Le sue parole, che risuonano <<fresche>> nel
silenzio della sera, sono come la formula magico- liturgica che
propizia lapparizione della divinit. Ma non viene descritto il
sorgere effettivo della luna: sarebbe un evento troppo concreto e
preciso, che dissiperebbe laura di sospensione magica e arcana. Il
poeta sceglie di evocare lattimo inafferrabile che precede il sorgere
della luna. uno di quei momenti indefiniti ambigui prediletti da
DAnnunzio.
La luna distende dinanzi a s un velo luminoso, e gi in esso la
campagna si sente come sommersa dal gelo notturno, bevendo il
refrigerio atteso prima ancora che la luna compaia.
Simmetricamente rispetto allinizio, in cui una sensazione uditiva si
fonde con una sensazione tattile, anche nellultima parte della
strofa si crea una rete di segrete analogie, fondate sulla sinestesia.
Il tenue velo argenteo irradiato dalla luna, quindi una realt visiva,
assimilato al << notturno gelo>>, dunque a sensazioni tattili. Al
gelo si associa anche unidea di liquidit: la campagna << beve >>
la pace, la luce argentea come un liquido fresco che d refrigerio
alla campagna, riarsa dal sole e assetata.
La complessa rete di immagini allude quindi allazione miracolosa
della luna- divinit: col suo apparire d refrigerio, riporta la vita
dove era laridit. Ma allora risulta un altro legame segreto, tra il
<<gelo >> diffuso dalla luna e la <<freschezza >> delle parole del
poeta. La parola poetica e lapparizione divina sono intimamente
collegate. Le parole hanno le stesse prerogative divine dellentit
mitica che porta il refrigerio e la vita.
Il motivo dellacqua che d refrigerio alla terra riproposto dalla
ripresa inframezzata alle strofe (<< pe tuoi grandi umidi occhi
ove si tace/ lacqua del cielo>>). Anche qui al centro vi una
figurazione mitica, affine alla luna la sera personificata in una
divinit femminile. E numerosi sono i legami tematici con la strofa
precedente. Il << viso di perla >> della sera si presenta come

ripresa in chiave metaforica del motivo della luce lunare e si


armonizza con la tonalit cromatica che ne scaturiva , ovvero il
colore argenteo. Come la luna porta il refrigerio della sua fredda
luce, che assimilata ad una sostanza liquida, cos la sera porta il
refrigerio della pioggia.
Il carattere religioso della figurazione femminile pi che al mito
antico rimanda qui ad una religiosit francescana, come denuncia
leco del Cantico delle creature (<< Laudata sii [] >>). Anche il
<< viso di perla >> della sera pu evocare certe immagini della
Vergine nella pittura duecentesca. DAnnunzio ama molto queste
commistioni di sacro e profano, di sensualit e liturgia, ed ha un
senso estetizzante della religiosit cattolica.
La seconda strofa costruita su procedimenti apparentemente pi
semplici e lineari ma in realt molto elaborati. In primo luogo
prevale la partitura musicale: la parola tende a divenire puro suono,
a dissolversi in musica, grazie alla modulazione degli accenti e delle
rime, alla qualit timbrica dei suoni. Il gioco delle immagini
ripropone la metafora dellacqua gi presente nella precedente
ripresa, la pioggia tiepida di giugno.
La strofa si chiude con un immagine ancora di sapore religioso,
quella degli ulivi, francescanamente chiamati << fratelli >>: si
istituisce qui di nuovo un legame con la trama mitico- religiosa che
percorre la prima strofa e la ripresa. Limmagine degli olivi insiste
anchessa su un gioco analogico ( << i fratelli olivi/ che fan di
santit pallidi i clivi >>): il verde argenteo delle foglie dellolivo d
come una sfumatura di pallore ai clivi; al tempo stesso gli olivi, per
tradizione, sono stati sempre considerati simbolo di umile santit. Il
legame tra le due sfere di immagini dato dal pallore, che da un
lato un dato materiale, riferito al colore, dallaltro si collega
metaforicamente allidea di santit, evocando immagini di
macerazione ascetica.
La seconda ripresa segna il passaggio ad una tematica diversa che
dominer poi nellultima strofa. Il nucleo centrale il profumo della
sera (<< le tue vesti aulenti >>, << il fien che odora >>),
unimmagine quindi pi sensuale e voluttuosa. La tematica della
terza strofa ha il suo centro nel motivo amoroso. La poesia trapassa
da senso di sacralit arcana della prima strofa (la teofania della
luna), alla musicalit languida e misticheggiante della seconda (gli

olivi francescani) ad una sensualit panica e naturalistica, con un


voluto contrasto di toni
Anche qui non manca una sospensione mitico- religiosa. Le fonti <<
eterne>> dei fiumi parlano nel << mistero sacro >> dei monti,
allombra degli << antichi >> rami: c come uneco del culto
antico per le fonti e i boschi, abitati dalle divinit. Ma il messaggio
arcano delle fonti allude ad una forza erotica che pervade la natura
ed in cui luomo si immedesima ( <<reami / damor >>). Sensuale
anche la trasfigurazione delle colline in labbra, chiuse da un
divieto ma ansiose di rivelare il loro segreto, che sar un segreto di
vita piena e gioiosa, di esperienze amorose sublimi, di bellezza
ineffabile e oltreumana: non del tutto assente quindi neppure
nella Sera Fiesolana , ritenuta una delle liriche pi pure di Alcyone,
la sostanza ideologica del superomismo.
IL VERSO TUTTO
Andrea Sperelli, nella sua contemplazione della parola poetica da
buon esteta, intessuto di poesia.
Fa riferimento a Petrarca, un modello di raffinatezza e perfezione
con la sua limpidezza come il resto della poesia classica. Andrea
spiega il godere, il compiacersi di tutti gli artifici . Secondo Sperelli
la poesia tutto, ma allo stesso modo per DAnnunzio poich come
Andrea si specchia nel personaggio di Elena, DAnnunzio si specchia
in lui esprimendo il suo pensiero per bocca del suo personaggio.
Andrea riflette sugli aspetti estetici della poesia e gli risuona nella
mente il verso di un poeta contemporaneo che altro non che
DAnnunzio: qui lautore, per bocca di Andrea, fa unautocitazione,
ovvero << il verso tutto >>, ripresa da una sua opera.
Nei poeti simbolisti vi era lidea della poesia che riesce a scavare e
a giungere alla profondit delle cose, cos anche in DAnnunzio il
verso lunico strumento in grado di fare ci, tutto e il contrario di
tutto e pu far tutto: pu essere pi duro di un marmo e pi
malleabile della cera, duttile. Pu inoltre spiegare il sentimento,
cio lo stato danimo ma anche la sensazione.
Si pu istituire un parallelismo con Michelangelo che affermava che
un blocco di marmo nasconde gi qualcosa che deve essere liberata
lui e che quindi il ruolo dellartista quello di un liberatore e non di
un creatore.

Quando il verso perfetto e folgorante nella sua bellezza pu


giungere allassoluto: quando il verso folgorante, nasconde un
pensiero ben formato che il poeta deve far uscire per farlo restare
nella coscienza delluomo.
D inoltre una definizione dellesteta, cio colui che ha la capacit
di cogliere la raffinatezza e la bellezza assoluta di tutto. Questa la
pagina che meglio esemplifica questo atteggiamento di Sperelli, che
la tipica figura dellesteta per eccellenza, e quindi anche lo stesso
atteggiamento di DAnnunzio.