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Alessandro Pinna III F

Riassunti su Platone

29/04/12

Platone
Riassunti tratti daIl Nuovo Protagonisti e testi della filosofia di Giovanni Fornero e Nicola Abbagnano, pubblicato da Paravia Realizzato da Alessandro Pinna, classe III F

Alessandro Pinna III F

Riassunti su Platone

29/04/12

Indice:
Il platonismo come risposta filosofica a una societ e a una cultura in crisi .................................................. 3 La vita ................................................................................................................................................................ 4 Le opere e le dottrine non scritte ..................................................................................................................... 4 I caratteri della filosofia platonica ................................................................................................................... 5 Socrate e Platone........................................................................................................................................... 5 Mito e filosofia............................................................................................................................................... 5 La dottrina delle idee ........................................................................................................................................ 5 La teoria delle idee e la sua importanza ........................................................................................................ 5 La genesi della teoria delle idee .................................................................................................................... 6 Quali sono le idee .......................................................................................................................................... 6 Il rapporto tra le idee e le cose ...................................................................................................................... 7 Come e dove esistono le idee........................................................................................................................ 7 La conoscenza delle idee ............................................................................................................................... 8 Reminiscenza, verit ed eristica .................................................................................................................... 8 Limmortalit dellanima e il mito di Er ......................................................................................................... 8 La dottrina delle idee come salvezza dal relativismo sofistico .................................................................. 9 La finalit politica della teoria delle idee....................................................................................................... 9 La dottrina dellamore e dellanima ................................................................................................................. 9 Il Simposio ...................................................................................................................................................... 9 Il Fedro ......................................................................................................................................................... 10 Lo stato e il compito del filosofo .................................................................................................................... 10 Lo stato ideale ............................................................................................................................................. 10 La giustizia ................................................................................................................................................... 11 Caratteri e motivazioni delle classi sociali ................................................................................................... 11 Il comunismo platonico ............................................................................................................................ 12 I guardiani sono felici? ................................................................................................................................. 12 Le degenerazioni dello stato ....................................................................................................................... 12 Platone e la democrazia .............................................................................................................................. 12 Chi custodir i custodi? Limportanza delleducazione nella citt platonica............................................... 13 I gradi della conoscenza e delleducazione ................................................................................................. 13 Il mito della caverna .................................................................................................................................... 14 La condanna dellarte imitativa ................................................................................................................... 15 2

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I problemi dellultimo Platone ....................................................................................................................... 16 Il confronto con Parmenide ......................................................................................................................... 16 I generi dellessere e il problema del nulla .................................................................................................. 16 La nozione generale di essere .................................................................................................................. 17 La dialettica.................................................................................................................................................. 17 Il bene per luomo: il Filebo ......................................................................................................................... 18 Il Timeo e la dottrina delle idee-numeri ........................................................................................................ 18 Il mito del demiurgo .................................................................................................................................... 18 La visione matematica delle cose ................................................................................................................ 18 La concezione della storia ........................................................................................................................... 19 Il Timeo nella storia del pensiero filosofico e scientifico ............................................................................. 19

Il platonismo come risposta filosofica a una societ e a una cultura in crisi


Il pensiero di Platone pu essere compreso a pieno solo se inquadrato nel contesto politicoculturale del suo tempo. Si trattava infatti di un periodo di decadimento: let doro di Pericle era finita, Atene era stata sconfitta nella guerra del Peloponneso, e si susseguirono prima il regime aristocratico dei trenta tiranni, poi quello democratico, che tuttavia non riport lo splendore di un tempo e fu responsabile della morte di Socrate; inoltre la filosofia del tempo , con leccezione di Democrito, si limitava alla retorica dei sofisti. Platone identific nella morte di Socrate, che riteneva luomo pi saggio e giusto, il simbolo della crisi e in egli la fonte di ispirazione per uscirne. Platone sentiva il bisogno di una rivoluzione, di instaurare delle stabilit, in contrasto col relativismo dei sofisti, responsabili della crisi intellettuale, che lui riteneva essere alla base di quella sociale. Non solo riforma politica quindi, ma soprattutto filosofica.

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La vita
Platone nacque nel 427 a.c. ad Atene in una famiglia aristocratica. Inizialmente discepolo di Cratilo, seguace di Eraclito, fu discepolo di Socrate a partire dai ventanni, sino alla morte del maestro. Platone voleva dedicarsi alla politica, tuttavia lingiustizia delluccisione di Socrate gli fece rinnegare la politica del tempo: divenne dellidea che lunica via per la giustizia fosse la filosofia. Negli anni successivi alla morte di Socrate si rec prima presso Euclide a Megara, poi in Egitto e a Cirene, tuttavia non abbiamo testimonianze di questi viaggi. In seguito si rec a Siracusa, dove divenne amico di Dione, cognato dellal tempo tiranno Dionigi Il Vecchio, che vedette Platone come schiavo perch sospettato di voler attuare una riforma politica; fu poi riscattato da Anniceride di Cirene, ma una volta scoperta la sua identit i soldi furono rifiutati e utilizzati per fondare la scuola di Platone, lAccademia, organizzata come un tiaso ispirato alle comunit pitagoriche. Alla morte di Dionigi Il Vecchio, Platone fu richiamato da Dione a Siracusa, presso la corte del nuovo tiranno Dionigi Il Giovane, perch fosse consigliere della riforma dello stato; tuttavia gli sforzi del filosofo furono inutili perch Dione fu esiliato a causa di uno scontro con Dionigi; questo richiam pi volte Platone negli anni seguenti ed nel 261 egli accett di tornare per aiutare lancora in esilio Dione, tuttavia non concluse alcun accordo col tiranno e fece ritorn ad Atene, dove insegn fino alla sua morte, avvenuta nel 347 ac.

Le opere e le dottrine non scritte


Platone il primo filosofo di cui conserviamo tutte le opere: lapologia di Socrate, 34 dialoghi e 13 lettere. Il grammatico Trasillo le riun in tetralogie. Egli escluse alcune opere, ritenute spurie, tuttavia oggi si considerano spurie anche altre opere, come lAlcibiade II, lipparco, Gli Amanti, il Teagete e Minosse e si nutrono dubbi anche sullautenticit dellAlcibiade I, lIppia maggiore , il Clitofonte e lEpinomide, ma non da escludere la loro genuinit, ad esempio un tempo le lettere erano considerate spurie, mentre oggi sono ritenute fonti fondamentali per conoscere la figura del filosofo; per determinare lordine cronologico delle opere si tengono in considerazione sopratutto i rimandi ad altri dialoghi. Possiamo dividere la produzione di Platone in tre periodi: scritti giovanili o socratici, scritti della maturit e scritti della vecchiaia. Tenne anche dei corsi intitolati Intorno al bene, in cui sviluppava una sorta di metafisica pitagorica, ma non li mise per iscritto.

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I caratteri della filosofia platonica

Socrate e Platone
La ricerca filosofica di Platone fu sempre fedele agli insegnamenti di Socrate: infatti, seppur le sue teorie non abbiano niente a che fare con quelle del maestro, la sua ricerca pu considerarsi uno sforzo di interpretare la filosofia di Socrate. La fedelt al maestro si riflette anche nellattivit letteraria di Platone, che scrisse in dialoghi, Socrate infatti non scrisse niente poich riteneva la ricerca filosofica come un dialogo, che avviene tappa per tappa, con lo scambio di opinioni; Platone si port dietro tutta la vita la concezione di filosofia come dialogo, infatti la sua ricerca fu un inesauribile sforzo verso una verit che non si pu mai raggiungere.

Mito e filosofia
Caratteristici dellopera letteraria platonica furono anche i miti, racconti di genere fantastico, tramandati o pi spesso inventati da egli stesso, che esponevano concetti filosofici. I motivi che spinsero Platone ad utilizzare questa forma furono due: in primo luogo perch permettevano di esprimere con pi semplicit alcuni concetti, in secondo luogo perch permettono di arrivare dove il ragionamento razionale non pu. Quindi I miti di Platone possono essere letti solo in modo strettamente correlato alla filosofia e permettono di formulare teorie verosimili anche se indimostrabili con i criteri razionali. Se da un lato i miti rendono pi difficile la comprensione della filosofia platonica, essendo talvolta arduo capire dove finisce la filosofia e inizia la fantasia, dallaltro la rendono pi suggestiva e motivo interessante per un vasto pubblico.

La dottrina delle idee

La teoria delle idee e la sua importanza


Nelle opere della sua giovinezza Platone ha pi che altro illustrato e difeso le teorie di Socrate, tuttavia in parte sono filtrate: ad esempio interpretava il metodo delle definizioni come un primo passo verso un sapere assoluto. Nella seconda fase della sua produzione elabora un pensiero proprio e formula la teoria delle idee, che rappresenta lelemento cardine del pensiero platonico maturo, come lo erano i numeri per i pitagorici e lessere per Parmenide.
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La genesi della teoria delle idee


La teoria delle idee ha origine dallapprofondimento del concetto di scienza che Platone riteneva stabile e immutabile, e considerando il pensiero specchio della realt, si chiese quale fosse loggetto della scienza; non potevano essere le cose, perch mutevoli e imperfette come la loro forma di conoscenza: lopinione. Platone dedusse allora che loggetto della scienza fossero le idee, non le rappresentazioni dellintelletto come le intenderemmo noi, ma delle entit perfette e immutabili appartenenti a zona dessere diversa dalla nostra, che chiama metaforicamente Iperuranio (al di l del cielo); inoltre le idee sono strettamente legate alle cose fisiche, che sono copie imperfette delle prime. Platone ritiene che esistano due gradi di conoscenza, opinione e scienza, e due gradi di esistenza, cose e idee, e che lopinione sia una forma di conoscenza imperfetta e mutevole proprio perch suo oggetto sono le idee, e a sua volta la scienza sia una conoscenza perfetta e stabile in quanto suo oggetto sotto le idee.

La filosofia platonica appare sotto alcuni aspetti come una sintesi tra leraclitismo e leleatismo: da Eraclito prende lidea di un mondo fisico mutevole e da Parmenide la concezione di essere perfetto e immutabile (come le idee, seppur queste multiple), come anche il dualismo gnoseologico tra opinione e scienza e il dualismo ontologico tra le cose e lessere. Tuttavia se per Parmenide non c alcuna relazione tra il mondo fisico e lessere, per Platone esiste un rapporto tra cose e idee pur non riuscendo a definirlo con precisione; inoltre a differenza delleleatismo Platone riteneva che il mondo abbia una conoscibilit, nonostante sia imperfetta.

Quali sono le idee


Nella fase matura della sua produzione Platone classifica le idee in idee-valori, principi come possono essere la bellezza o il bene e che formano appunto i valori, e le idee matematiche, entit teoriche dellaritmetica e geometria, che nella realt esistono solo in modo approssimativo. Oltre

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a questi due tipi di idee, a volte Platone parla di idee di cose naturali, come pu essere un animale, e idee di cose artificiali, come ad esempio un letto, ma rimane dubbioso su di esse. Nella vecchiaia rielabora la sua teoria sulla classificazione delle idee e definisce ogni idea come il modello perfetto di un gruppo in cui possiamo identificare con lo stesso nome varie cose. Inoltre esiste anche una gerarchia tra le idee: le idee-valori sono le pi nobili e al vertice c idea del bene, che rappresenta la perfezione massima e di cui quindi le altre idee in quanto perfette sono sue copie. A volte lidea del bene stata identificata con un dio creatore, tuttavia ritenuta una teoria poco probabile in quanto tutte le idee sono eterne e lidea del bene non le crea, ma comunica ad esse la perfezione. Nel pensiero di Platone non stata in effetti rilevata lidea di un dio personale, egli riteneva la divinit una propriet posseduta da varie cose: le idee, lidea del bene, lanima, le stelle, gli astri, ecc. Lunica entit personale che potremmo definire creatrice il demiurgo, che tuttavia Platone considera inferiore alle idee, in quanto si limita a creare delle copie imperfette con la materia.

Il rapporto tra le idee e le cose


Platone sosteneva che lesistenza di uno stretto legame tra le idee e le cose, infatti riteneva le idee criteri di giudizio delle cose- in quanto ogni giudizio e comparazione delle cose, avviene sulla base di unidea, che ne determina la condizione di pensabilit- e causa delle cose, poich ogni cosa esiste come imitazione di essenze archetipe, le idee, determinando la condizione di esistenza degli oggetti. Nel periodo della maturit Platone defin alcuni tipi di relazione tra idee e cose seppur non in modo molto chiaro: mimesi ( le cose imitano le idee), parusia (le idee sono presenti nelle cose), metessi (le cose partecipano delle idee); inoltre nella vecchiaia il filosofo torn sui propri passi cercando di trovare una nuova soluzione al rapporto tra le idee e le cose, ma non raggiunse mai un esito definitivo.

Come e dove esistono le idee


Secondo Platone le idee trascendono il mondo e albergano nellIperuranio, tuttavia non chiaro se queste siano oggetti fisici o concetti mentali. Secondo uninterpretazione letterale liperuranio potrebbe essere paragonato allEmpireo dantesco o al Paradiso cristiano, ma si ritiene questa una concezione troppo legata al mito. Nel novecento alcuni filosofi diedero uninterpretazione kantiana delle idee, considerandole dei modelli di classificazione delle cose, ma pare uninterpretazione troppo moderna. Invece oggi si portati a pensare che le idee siano come gli enti matematici, che continuano ad essere reali oltre la nostra mente, ma sono immutabili e
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irrappresentabili nel mondo fisico nella loro perfezione, in ogni caso non possibile dire con certezza dove Platone ritenesse si trovino le idee, se non in una zona dessere diversa dalle cose.

La conoscenza delle idee


Come conosciamo le idee? Non attraverso i sensi, poich percepiscono solamente limperfetta materia, quindi per mezzo dellintelletto. Platone infatti sosteneva che lanima immortale prima di incarnarsi si trovi nellIperuranio conosca le idee e che la conoscenza terrena di queste derivi dalla loro reminiscenza, che avviene per mezzo delle cose, loro copie imperfette. La gnoseologia Platonica appare quindi una sorta di innatismo, unevoluzione metafisica della teoria di Socrate secondo cui la conoscenza proviene dallinterno di s stessi e non da fonti esterne.

Reminiscenza, verit ed eristica


Per Platone quindi la conoscenza non parte n da una totale verit,n da una totale ignoranza, ma da un ricordo, una pre-conoscenza da cui viene tirata fuori la conoscenza. Chi da uninterpretazione mitica allIperuranio ritiene che Platone credesse veramente nella sosta dellanima nel mondo delle idee; invece chi interpreta idee come modelli di classificazione, ritiene la teoria della reminiscenza unallegoria del fatto che lanimo coglie le idee a prescindere dai sensi.

Limmortalit dellanima e il mito di Er


La teoria della reminiscenza comporta limmortalit dellanima, tema principale del Fedone, lopera pi religiosa di Platone, in cui sono proposte alcune teoria a sostegno di essa; ad esempio la dottrina dei contrari, secondo cui ogni cosa genera il proprio opposto: come dalla vita ha origine la morte e della morte la vita, in quanto lanima vive dopo la morte del corpo. Unaltra teoria a sostegno dellimmortalit dellanima quella della somiglianza: essendo lanima simile alle idee, semplice e indivisibile, non pu essere n creata n distrutta. La terza teoria, della vitalit, sostiene che lanima non pu contenere lidea di morte, poich contiene lidea di vita e partecipa ad essa. Nel Fedone possiamo quindi notare il lato religioso di Platone , coesistente con quello etico-politico. Legato allimmortalit dellanima anche la teoria della scelta del destino, spiegataci nel mito di Er: il guerriero Er tornato in vita, racconta che le anime dopo la morte soggiornano nellIperuranio e decidono il corpo in cui reincarnarsi in base alle esperienze della vita
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passata; ci fatto lesempio di Ulisse, che dopo aver viaggiato per tutta la sua esistenza si privato di ogni ambizione, perci sceglie di condurre una nuova vita pi umile.

La dottrina delle idee come salvezza dal relativismo sofistico


Il cuore della teoria delle idee lopposizione alla relativit dei sofisti per trovare dei concetti stabili ed assoluti. Platone contrast ogni genere di relativit, da quello assoluto di Gorgia, a quello pi moderato di Protagora, che cercava un compromesso in base all utilit, o a quello di Socrate, per il quale la verit la si costruiva attraverso la condivisione di idee; questo implicava anche un superamento dellumanismo, che vedeva luomo come misura della verit, mentre lassolutismo vedeva le idee misura delluomo. Essendo le idee assolute crolla il relativismo sofistico e anche il linguaggio, essendo fondato sulle idee, diviene rivelatore di verit.

La finalit politica della teoria delle idee


Platone riteneva che il relativismo sofistico fosse alla base della crisi politica del suo tempo poich creava un caos di opinioni alla base dei conflitti; pensava quindi che trovando dei concetti assoluti e stabili (le idee) avrebbe fondato una scienza politica universale, che avrebbe assicurato la giustizia dei popoli; inoltre riteneva che ci potesse avvenire solo se la filosofia fosse salita al potere.

La dottrina dellamore e dellanima


Il rapporto tra luomo e le idee per Platone va oltre lintelletto e coinvolge anche le passioni, per cui Platone lo definisce amore (ros). Ad esso dedica due dialoghi: il Simposio, che si concentra prevalentemente sul soggetto dellamore -la bellezza-, e il Fedro, che ha come tema lamore come elevazione dellanima al mondo delle idee.

Il Simposio
Gli interlocutori del Simposio lodano ognuno lamore e ne mostrano alcune caratteristiche, che verranno comprese nel discorso di Socrate: ad esempio Pausania distingue tra leros volgare (dei
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corpi) e celeste (delle anime), Erissimaco lo considera una forza cosmica che conferisce armonia ad ogni cosa, Aristofane ci presenta lamore come senso di insufficienza raccontando il mito dellandrogino, secondo cui uomo e donna si completano ricostruendo lessere primitivo che formavano in principio; infine Socrate mette in rilievo proprio questo aspetto: lamore mancanza, un demone (un essere a met tra un dio e un uomo) e non avendo la saggezza, come gli dei, aspira a possederla, e per via di questa ricerca un filosofo, esattamente come non ha la bellezza, fonte di felicit, e la desidera; la bellezza quindi loggetto dellamore. Esistono gradi differenti di bellezza che luomo pu apprezzare solo con lo sviluppo del proprio animo: prima si ama la bellezza di un bel corpo, a seguire la bellezza del corpo nella sua totalit, la bellezza dellanima, delle leggi, delle scienze, ed infine la bellezza in s, fonte di ogni tipo di bellezza e oggetto della filosofia.

Il Fedro
Lascesa delluomo alla bellezza in s il tema centrale del Fedro. Platone descrive la natura delluomo col mito della biga alata: un auriga guida due cavalli verso liperuranio, uno bianco, che simboleggia la ragione e tende verso le idee, e uno nero, che simboleggia la passione e tende verso la terra; lanima pu contemplare solo per poco le idee, perch spinta verso il basso dal cavallo nero e cadendo si incarna in un uomo. Chi possiede unanima che ha contemplato a lungo liperuranio si dedicher al culto dellamore e della saggezza, a differenza delle anime che hanno visto di meno. Lunica idea visibile alluomo tramite i sensi la bellezza, infatti questa che risveglia il ricordo delle idee e costituisce il mediatore tra luomo e le idee; a determinare il grado di elevazione alla conoscenza delle idee la subordinazione delle passioni alla ragione, che rendono leros dialettica, che allo stesso tempo ricerca dellessere,unione amorosa delle anime nellapprendimento ed arte della retorica, intesa come scienza dellidea. Questa concezione di dialettica diviene tema centrale degli ultimi dialoghi platonici.

Lo stato e il compito del filosofo

Lo stato ideale
Nella Repubblica Platone ripropone tutti i temi e le conclusioni dei suoi precedenti dialoghi e li connette alloggetto principale dellopera, la costruzione di una comunit perfetta, che pu essere tale solo se governata dai filosofi. Tuttavia ci spinse Platone a porsi due quesiti: quale fosse il fine di questa comunit e chi fossero realmente i filosofi.
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La giustizia
Il fine della comunit per Platone la giustizia, fondamentale per costruire e mantenere uno stato, Lo stato dovr essere diviso in tre classi, governanti, guerrieri e cittadini, i primi possiedono la virt della saggezza, i secondi quella del coraggio e i terzi la temperanza; queste virt scaturiscono dallinclinazione del proprio animo, infatti esistono tre parti dellanima: quella razionale, quella irascibile e quella concupiscibile; dalla prima nasce la saggezza, dalla terza la temperanza e dallequilibrio nel lasciare il controllo alla ragione ha origine la temperanza. La giustizia sta proprio nelladempiere allinclinazione del proprio animo compiendo unattivit incline alle proprie virt.

Caratteri e motivazioni delle classi sociali


Platone riteneva che lo stato dovesse per forza essere diviso in classi, perch ci sono compiti diversi che devono essere esercitati da individui diversi. Questa diversit risiede nella preponderanza di una parte dellanima sulle altre, per cui gli individui con una inclinazione razionale saranno portati a governare, quelli prevalentemente aggressivi ad essere guerrieri e quelli maggiormente soggetti alla fisicit e ai desideri del proprio corpo saranno portati ai lavori manuali. Questa divisione non dipende quindi da motivi ereditari- analogamente al mito fenicio delle stirpi, secondo cui nasce con una natura aurea, argentea o bronzea- ed possibile nua certa mobilit sociale, seppur un bambino sviluppa in genere uninclinazione propria a quella della casta dei suoi genitori.

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Il comunismo platonico
Affinch si garantisca la giustizia dello stato le classi superiori non dovranno avere alcun bene personale se non essenziale alla sopravvivenza e vivere in totale comunanza con gli altri. Anche i coniugi dovranno essere in comune e le relazioni che hanno come scopo la prolificazione, scelte in funzione di criteri eugenetici, dovranno essere temporanee: la prole verr separata dai genitori alla nascita e sar anchessa figlia di tutta la comunit. Queste regole non riguarderanno invece la classe cittadina, che possiede il diritto di propriet privata.

I guardiani sono felici?


Ci si potrebbe chiedere se non sia eccessivamente infelice lo stile di vita dei governanti; a proposito Platone sosteneva che la loro giustizia risiedesse proprio nel garantire la giustizia adempiendo al proprio compito e che i filosofi fossero felici di per s grazie alla contemplazione della conoscenza, non avendo i desideri materiali tipici dei cittadini.

Le degenerazioni dello stato


Platone era cosciente che il suo stato fosse unutopia tuttavia lo riteneva utile come modello per migliorare e valutare le alterazioni gli stati. Tra le alterazioni dello stato e di conseguenza del cittadino ne annovera quattro: alla timocrazia, governo basato sullonore, corrisponde luomo ambizioso e amante degli onori, ma diffidente della sapienza; alloligarchia, governo di pochi, corrisponde luomo avido; alla democrazia, governo del popolo, corrispondeva luomo libero e concupiscente; alla tirannide, che riteneva la forma peggiore, corrispondeva luomo schiavo delle proprie passioni.

Platone e la democrazia
Platone voleva costruire una nuova comunit in opposizione alla democrazia ateniese del suo tempo, che riteneva degenerata e manifest aspre critiche nei confronti dei sofisti (alla base della nuova polis) e dei politici democratici come Pericle. Ci va inserito nel contesto del suo tempo, in

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cui era in atto uno scontro tra laristocrazia e il popolo; questo scontro derivava, oltre che da una contrapposizione di interessi delle due classi, anche dallopposizione di differenti concezioni della vita associata e della giustizia. Secondo la concezione aristocratica a decidere le sorti dello stato devono essere i migliori, per virt e natali; secondo la concezione democratica invece questa una possibilit che spetta a tutti. Il pensiero di Platone era senza dubbio pi vicino alla prima concezione. La divisione delle tre classi per Platone non esiste solo in funzione di soddisfare esigenze differenti dello stato, ma anche di creare una rigida divisione gerarchica che impedisca sommovimenti democratici. Per fare ci tuttavia necessario inculcare nella mente delle persone che tra le varie classi ci sia una disuguaglianza naturale che li porti inevitabilmente a compiere attivit differenti. Il filosofo riteneva infatti che uno stato fosse sano quando ognuno compie un mestiere che gli si addice con la convinzione che ci sia fondamentale per il bene della comunit, mentre lo stato fosse sano quando si sovvertono i ruoli e i cittadini pretendono di governare. Ci in contraddizione col principio democratico secondo cui necessaria una gestione comunitaria della cosa pubblica: infatti ci spetta solo ai governanti e i cittadini non esercitano alcun tipo di controllo sulle decisioni della classe superiori. Allopposizione alla democrazie nel pensiero politico di Platone si accompagna uno statalismo esasperato che comprendo ogni minimo aspetto della societ e della vita dellindividuo. Lo stato platonico non comunque assimilabile a quello aristocratico tradizionale in quanto gli aristocratici non sono tali per motivi ereditari o per ricchezza, per le loro virt (la sapienza).

Chi custodir i custodi? Limportanza delleducazione nella citt platonica


Se i cittadini non esercitano alcun tipo di controllo sui governanti, come possibile garantire che questi realizzino il bene dello stato? Platone ritiene che ci non sia un problema in quanto i governanti hanno il controllo di s stessi grazie alla loro natura razionale e alla rigida educazione che viene impartita loro fin dalla tenera et, tanto efficace da renderli custodi ineccepibili. Questa educazione tuttavia non riguarda tutti gli individui, ma solo le classi superiori, in quanto Platone ritiene i cittadini incapaci di ragionare filosoficamente.

I gradi della conoscenza e delleducazione


Platone ritiene che ci che assolutamente , assolutamente conoscibile; ci che assolutamente non , in nessun modo conoscibile, quindi lessere corrisponde alla scienza, il non essere allignoranza e il divenire allopinione. Inoltre definisce due tipi di conoscenza che a loro volta ne comprendono due: la conoscenza sensibile (che rispecchia il mondo mutevole) si divide nellimmaginazione (che ha per oggetto le impressioni superficiali delle cose) e nella credenza (che
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ha per oggetto le cose sensibili per come sono); la conoscenza razionale (che rispecchia le idee) si divide nella ragione matematica (che ha per oggetto le idee matematica) e nellintelligenza filosofica (che tratta le idee-valori). Seppure esalti le discipline scientifiche e matematiche, Platone le ritiene inferiori alla filosofia perch attingono dalla conoscenza sensibile e partono da ipotesi indimostrate, mentre la filosofia non si ferma ad ipotesi e si occupa dei problemi delluomo e della citt, pi concreti di quelli di cui si occupano i matematici. Tuttavia la matematica fondamentale per il passaggio dalla conoscenza sensibile alla conoscenza razionale matematica: infatti grazie ai metodi di misura le conoscenze prima mutevoli e soggettive, diventalo stabili e oggettive. Laritmetica, la geometria, lastronomia e la musica sono le discipline matematiche fondamentali, che costituiscono la propedeutica la filosofia, ovvero preparano il filosofo alla dialettica, la scienza suprema delle idee; infatti descrive in modo molto dettagliato listruzione dei giovani: prima di tutto studieranno la musica e la ginnastica, poi le scienze propedeutiche, e dopo i trentanni dovranno seguire un tirocinio nelle pratiche militari e civili; solo i migliori, raggiunti i cinquantanni potranno governare lo stato

Il mito della caverna


La teoria della conoscenza ha unesemplificazione nel celebre mito della caverna. Esso racconta di un gruppo di schiavi che vivono legati allinterno di una caverna; essi possono vedere solo la parete che li sta di fronte. Dietro di loro cera un muro, sulla quale sommit degli uomini muovono delle statuette; ancora pi indietro c un fuoco che proietta le ombre delle statuette sulla parete della caverna e gli schiavi pensano che quelle ombre siano le cose reali e non hanno idea di cosa ci sia allinfuori della caverna; tra di essi stimato chi riesce a distinguere le ombre meglio degli altri. Quando uno schiavo riesce a slegarsi e ha ad uscire dall antro, accecato dal bagliore del sole, perci pu vedere le cose solo tramite il loro riflesso nellacqua ed osservare le costellazioni di notte; dopo qualche tempo si abitua e pu vedere chiaramente le cose che lo circondano, per cui non ha alcuna voglia di tornare nella caverna, ma ritorna per informare gli altri schiavi di ci che ha visto; tuttavia ora i suoi occhi non vedono pi bene le ombre nelloscurit e sono considerati guasti dagli altri schiavi, che si sentono infastiditi dai suoi tentativi di liberarli per mostrare loro cosa c allesterno, al punto di ucciderlo.

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Il mito profondamente allegorico: la caverna oscura rappresenta il nostro mondo mutevole, le idee sono le statuette; gli schiavi incatenati gli uomini, quello liberato il filosofo, le catene lignoranza e lindole passionale opposta alla razionalit, le ombre delle statuette limpressione superficiale delle cose ovvero il grado conoscitivo dellimmaginazione, la liberazione la ricerca della conoscenza, il fuoco il principio fisico con cui i primi filosofi spiegarono le cose, il riflesso delle cose nellacqua sono le idee matematiche che permettono il passaggio dalla conoscenza sensibile a quella razionale, il sole lidea di bene, la contemplazione delle cose il grado pi alto della conoscenza, lo schiavo che ritorna nella caverna il senso del dovere del filosofo di far partecipi gli altri della sua conoscenza, lo schiavo che non distingue pi le ombre il filosofo che non si affida pi alla conoscenza sensibile, lemarginazione dello schiavo la sorte del filosofo a causa dei pregiudizi degli altri uomini, gli onori di chi distingue bene le ombre corrispondo a quelli che la societ conferisce a chi ha la presunzione di essere sapiente; luccisione dello schiavo liberato rappresenta la morte di Socrate. In questo mito messa in rilievo la finalit politica della filosofia: infatti lo schaivo torna alla caverna per condividere le sue conoscenze, come i filosofi si devono dedicare alla vita umana per garantire la giustizia della comunit.

La condanna dellarte imitativa


Nella Repubblica Platone condanna larte e la esclude dalleducazione dei governanti, i motivi sono vari: in primo luogo Platone pensa che larte matematici, costituisca una forma imperfetta di conoscenza poich riproduce delle cose che a loro volta sono copie di idee; inoltre larte, spesso costituita da immagini, ha un basso valore conoscitivo perch priva di misurazione e razionale e quindi legata alla conoscenza, sensibile - fa eccezione la musica, classificata infatti tra le scienze
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propedeutiche-; infine Platone si oppone allarte perch la ritiene corruttrice: essa rappresenta spesso delle emozioni, mentre i governanti dovrebbero fare unicamente utilizzo della ragione. Questa opposizione allarte non comprende anche i miti che scrisse, perch non rappresentano oggetti sensibile ma ci che va al di l di essi e sono quindi una forma darte assoggettata alla filosofia.

I problemi dellultimo Platone


Nel suoi ultimi dialoghi Platone mette in dubbio molte delle sue dottrine cercando di trovare nuove soluzioni; i principali problemi che affronta riguardano la natura del mondo delle idee (trattato nel Sofista) e il rapporto tra le idee e le cose fisiche (trattato nel Timeo).

Il confronto con Parmenide


Platone muove alcune autocritiche riguardanti la teoria delle idee nei suoi dialoghi per bocca del maestro Parmenide. Innanzitutto si chiede come possa essere ogni idea unica se partecipata da numerosi cose ed presente in esse; inoltre dallidea che comprende una moltitudine di oggetti, scaturir unidea che comprende essa e la moltitudine di oggetti, e a sua volta ci sar unidea che comprende lidea e ci che comprende, e cos via. Il problema fondamentale che si pone platone tuttavia come potesse la moltitudine di idee esistere senza entrare in contrasto con la teoria di Parmenide secondo cui tutto ci che diverso dallessere non essere e non potrebbe quindi esistere unidea diversa da unaltra. Platone non vuole far crollare la sua teoria delle idee e far quindi crollare quella dellessere, commettendo un parmenicidio.

I generi dellessere e il problema del nulla


Per spiegare lesistenza di pi idee e la loro relazione Platone inventa la teoria dei generi sommi, ovvero attributi fondamentali delle idee: lessere, lidentico, il diverso, la quiete e il movimento. Ogni idea , quindi possiede il genere dellessere; identica a s stessa, perci possiede il genere dellidentico; identica a s stessa ma diversa dalle altre perci possiede anche il genere del diverso. Platone giunge alla conclusione lessere di Parmenide sta proprio nel confondere col non essere ci che diverso dallessere, in questo modo possibile la molteplicit idee. Questo principio si applica anche alla verit: gli eristi affermavano che non fosse possibile dire non ci che non vero, perch non , mentre secondo il criterio del diverso ci che non vero diverso dalla
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29/04/12

realt. Gli ultimi due generi sommi sono la quiete e il movimento: unidea pu trovarsi isolata (in quiete) o essere in relazione con altre idee (in movimento).

La nozione generale di essere


Platone da una definizione generale di essere: qualunque cosa si trovi in possesso di una qualsiasi possibilit o di agire o di subire, da parte di qualche altra cosa, anche insignificante, unazione anche minima e anche solo per una volta; una cosa quindi quando entra in una rete di possibili relazioni con altre cose, mentre il nulla, non esiste non potendo entrare in relazione con qualcosaltro. Ci si applica non solo alle idee ma anche alle cose fisiche e mostra che lultima fase del pensiero platonico consista in una generalizzazione rispetto a quello precedente, unantecedente dellontologia aristotelica.

La dialettica
Per Platone la dialettica rappresenta la scienza universale delle idee, che consiste nel determinare quali idee si connettono e quali no, creando una mappa identificazioni e diversificazione con un processo dicotomico, ovvero che divide in due unidea fino a raggiungerne una indivisibile, una definizione specifica; partendo invece da identificazioni differenti si otterranno invece diverse mappe dicotomiche e diverse definizioni, che ci forniranno una maggiore comprensione delidea definita.Ecco un esempio di processo dicotomico tratto dal Sofista, in cui Platone cerca la definizione di sofista in relazione alla caccia:

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La dialettica di Platone rappresenta un precursore della teoria definitoria di Aristotele, tuttavia si differenzia da questa perch parte da identificazioni ipotetiche per constatare se si raggiunge una definizione specifiche e rappresenta una ricerca inesauribile in quanto aperta a nuove definizioni.

Il bene per luomo: il Filebo


Nel Filebo Platone cerca di trovare cosa il bene per luomo. Sostiene che la vita delluomo sia una vita mista , a met tra quella animale e quella divina, tra la ricerca del piacere e lesercizio della ragione, in cui il piacere illimitato e il suo limite stabilito dallintelletto acquistando una misura e diventando quindi un numero, proporzione. La misura allapice della gerarchia dei beni delluomo; ad essa seguono lordine, lintelletto (che artefice della proporzione), la scienza accompagnata dallopinione-che la concretizza rendendola utile alluomo- e per ultimi i piaceri puri, gli unici ammessi a far parte della vita umana e che derivano dalla contemplazione di ci che bello.

Il Timeo e la dottrina delle idee-numeri


Il mito del demiurgo
Nel Timeo Platone spiega meglio il rapporto tra le idee e le cose col mito del demiurgo, in cui tratta anche problema dellorigine delluniverso: racconta che in principio ci fosse solo caos e materia inerme che chiama chra (luogo) oppure necessit; il demiurgo, un essere divino e amante del bene, decide di ordinare la materia basandosi sulle idee delle quali conferisce alle cose una parte della loro perfezione e da quindi unanima al mondo; inoltre genera il tempo, affinch il mutamento rispecchiasse lordine delleternit, scandito dal movimento degli astri. Il demiurgo non quindi creatore della materia, ma il suo plasmatore, e costituisce una sorta di intermediario tra le idee e le cose; limperfezione del nostro mondo dipende proprio dallimperfezione della materia.

La visione matematica delle cose


Nel Timeo Platone si dimostra un avvicinamento al pitagorismo, ritiene infatti che le cose siano costituite da schemi di numeri e che con la matematica sia possibile interpretarle. Secondo una testimonianza di Aristotele questa tendenza pitagorica riguardo alle dottrine non scritte port
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Platone considerare le idee come numeri, tuttavia diversi da quelli matematici. Questo interesse ai problemi naturalistici non deve per essere considerato un avvicinamento ai naturalisti come Democrito, che davano risposte meccaniche alla scienza fisica, mentre Platone cercava cause finali nella natura, con nozioni antropomorfe come lo scopo e il bene.

La concezione della storia


Platone tratta il tema della storia nel Crizia e la ritiene, contrariamente al pensiero di Democrito e dei sofisti, come una regressione dallo splendore di unet primordiale.

Il Timeo nella storia del pensiero filosofico e scientifico


Il Timeo senza dubbio lopera platonico che ha influito maggiormente sul pensiero scientifico e filosofico posteriore. In primis si deve ad esso lottimismo metafisico, ovvero lidea secondo cui luniverso sia amministrato da unintelligenza superiore che agisce con il fine di bene; ci ha segnato profondamente la mentalit comune, rappresentando lo schema con cui i filosofi successivi e lo stesso cristianesimo hanno interpretato la realt. ll Timeo ha costituito una fondamentale testimonianza delle conoscenze scientifiche dellantichit poich contiene nozioni di numerosissime discipline. Inoltre il Timeo ha da alcuni punti di vista favorito -preservando lidea pitagorica di matematica come strumento di interpretazione della natura-, da altri rallentato eliminando le teorie di Democrito e diffondendo uninterpretazione finalista della realt- la nascita della scienza moderna.

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